Per
l’amicizia ebraico - cristiana
Orientamenti
ecumenici

Riflessioni di Ernesto Balducci, profeta dei tempi che verranno…
(tratta dall’ultimo numero della rivista Confronti):
“Il 5 febbraio 1943, nelle acque della Groenlandia, la Dolcester,
colpita da un siluro tedesco, stava per affondare. Chi non aveva un salvagente
era perduto. Nella lotta selvaggia per la vita – racconta un testimone –
quattro uomini rimasero calmi e consapevoli, quattro cappellani militari: un
rabbino, un sacerdote cattolico e due pastori evangelici. Si erano legati l’uno
all’altro per non cadere dalla coperta viscida e già fortemente inclinata.
Tutti e quattro avevano già ricevuto la loro cintura di salvataggio, ma
ciascuno aveva offerto la propria ad un uomo dell’equipaggio. Allorché la
Dorcester s’impennò, prima di
calare definitivamente a picco tra i flutti, si videro i quattro per l’ultima
volta. Stavano ritti e immobili, tenendosi per man, addossati contro il parapetto: pregavano”. Ernesto Calducci di questo episodio
storico ha fatto una parabola: “Che senso avrebbe che, mentre il naviglio va a
fondo, le religioni continuassero a discutere fra di loro per rivendicare il
titolo della universalità?Se davvero vogliamo rendere onore a Dio, si liberino
della cintura di salvataggio e accettino il rischio comune. Come dire: muoiano
al proprio passato e dimostrino coi fatti che a generarle è stato non il timore
ma l’amore”
Sono graditi
per i prossimi mesi su Orientamenti ecumenici alcune sintesi ragionate dei
testi di Balducci, Turoldo, Tillich, Arendt, Hammarskjold, Hillesum e Padri del
deserto…
Si prega
pertanto di dare la propria disponibilità gratuita per questo tipo di lavoro da
condividere con gli altri. Ti ringrazio anticipatamente per la sensibilità e la
disponibilità che anche tu vorrai manifestare concretamente a questo proposito.
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Ribelli per amore !
Mentre il Vescovo di Firenze in un’intervista alla radiogiornale RAI
precisava - prima delle manifestazioni dei giorni scorsi - che la chiesa
cattolica-romana non partecipava alle iniziative del Forum Sociale Europeo,
pare che molti “disobbedienti” cattolici vi abbiano invece preso parte (con
l’aggravante di incontrarsi anche con evangelici!…); su alcune mailing list (es. Giovani delle Acli)
alcuni partecipanti si lamentano in queste ore delle numerose assenze dei
dirigenti delle associazioni confessionali. Si riporta in ogni caso - qui di
seguito - il comunicato stampa emesso da Lilliput sugli arresti di esponenti
locali dei Social Forum.
La reazione della rete cattolica Lilliput agli arresti del 15 novembre 2002
Rete Lilliput esprime solidarietà
alle persone arrestate stanotte nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla
magistratura sul movimento nel sud Italia. Riccardo Troisi, del gruppo di
lavoro del Forum Sociale Europeo, esprimendo fiducia nei magistrati sostiene
che "la magistratura deve spiegare con chiarezza agli interessati e
all'opinione pubblica quali elementi ha in possesso per accusare le persone
arrestate di atti così gravi. E' necessaria un'operazione di trasparenza che
sollevi ogni dubbio sui tentativi di criminalizzare il movimento."
Continua Troisi. "Il movimento nella sua pluralità e unitarietà è chiamato
all'ennesimo atto di responsabilità. Come nelle settimane precedenti il Forum
di Firenze la Rete Lilliput invita tutti coloro che credono che un mondo
diverso sia possibile di scendere in piazza, nelle strade, nei luoghi di
lavoro, tra le persone per spiegare ed illustrare le ragioni di un movimento
che lotta pacificamente e con il metodo della nonviolenza per elaborare delle
alternative al neoliberismo che sfrutta gran parte dell'umanità a vantaggio di
pochi. Il movimento è forte, compatto nella sua diversità, che anzi rappresenta
proprio la maggiore ricchezza di questa esperienza."
Per Enrico Pezza, coordinatore dei lillipuziani al Forum Europeo "il
successo del Forum di Firenze è un successo di tutte le anime variegate della
società civile che hanno lavorato in questi mesi per la costruzione di un
movimento che possa allargare le sue prospettive di rinnovamento della società.
Non accetteremo nessuna provocazione proveniente da chi tenterà di distruggere
lo "spirito di Firenze" dal quale è nato un nuovo modo di fare
politica dal basso, propositivo e pieno di risorse ineguagliabili per il nostro
paese."
Rete Lilliput sarà presente nei presidi organizzati in tutto il paese
Dalla
rete evangelica Glam:
GLOBALIZZARE LA SOLIDARIETÀ, NON L'IMPOVERIMENTO
di Franco Giampiccoli (NEV)
Il Forum sociale europeo di Firenze ha visto una
grandissima varietà di idee, proposte, analisi, che si può ricondurre ad alcuni
filoni unitari: innanzitutto il rifiuto del neoliberismo, di una economia
sfrenata, incontrollata, che rende i ricchi sempre più ricchi, che rende i
poveri sempre più poveri, che aumenta il divario fra il Nord e il Sud. L'altro
filone di consenso è il no alla guerra: in tutti i casi, con l'ONU o senza
l'ONU, questo movimento dice basta alle guerre; siamo stanchi di un mondo che
vive sulle guerre. All'interno di questa varietà di posizioni - e questa è una
novità - vi è stato un ruolo delle chiese all'interno del Forum. Per la prima
volta (a Porto Alegre è stato notato che non c'erano le chiese e non c 'era una
voce delle religioni) ci sono stati seminari organizzati da movimenti
ecclesiali cattolici, a cui ha partecipato anche la Federazione delle chiese
evangeliche in Italia, che aveva aderito al Forum. Si è trattato di seminari
che hanno proposto una riflessione sul ruolo delle chiese nella costruzione
della nuova Europa e sul dialogo interreligioso fra cristianesimo, islam ed
ebraismo.
Il Forum sociale europeo si è concluso senza le violenze
temute e forse da qualcuno sperate. Questa assenza di violenza finalmente dà la
possibilità di ascoltare i contenuti di questo evento e di non sommergerli
invece con tutte le preoccupazioni e i commenti su episodi di violenza. E' ora
che i partiti politici e i sindacati diano ascolto alla proposta che viene da
questo evento e che potremmo riassumere con la frase: globalizzazione della
solidarietà e non globalizzazione dell'impoverimento.
Quale è il ruolo che le chiese possono giocare nella
costruzione dell'Europa? Direi che il filo conduttore è questo: le chiese non
si affannino a cercare una menzione della tradizione cristiana nella scrittura
della Costituzione Europea; pensino piuttosto a predicare e a vivere uno stile
di vita diverso che sia in accordo con la critica, che dobbiamo fare, ad un
mondo che sempre di più segue Mammona invece che seguire Dio.
Questo editoriale del pastore valdese Franco Giampiccoli,
coordinatore della Commissione Globalizzazione e ambiente della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia, è andato in onda per la rubrica televisiva
"Protestantesimo" (RAIDUE) domenica 10 novembre.
IL MOVIMENTO CRISTIANO STUDENTI PREOCCUPATO PER LE CONSEGUENZE DELLA
GUERRA
Un attacco militare produrrebbe ulteriori sofferenze per la
popolazione
Roma
(NEV), 13 novembre 2002 - Una guerra all'Iraq distruggerebbe la vita civile,
aumentando la sofferenza della popolazione irachena: il Movimento cristiano
studenti/Europa - organismo ecumenico giovanile che raggruppa movimenti
nazionali in più di 100 paesi nel mondo, di cui 24 in Europa – nei giorni
scorsi ha diffuso un documento sull'eventuale attacco a Bagdad da parte degli
Stati Uniti. L'azione militare, si legge nel testo, "demolirebbe le
infrastrutture, riducendo il paese, già provato a causa delle sanzioni
economiche degli ultimi dieci anni, a livelli 'preindustriali'". Il
Movimento cristiano studenti sostiene inoltre che la "guerra al terrorismo"
debba
inquadrarsi nell'ambito di tribunali internazionali, processando individui e
gruppi paramilitari e non muovendo guerra contro le nazioni.
Il
regime di Saddam Hussein, è ancora l'opinione dei responsabili del Movimento
cristiano studenti, "ha perpetrato nei confronti del proprio popolo
numerose atrocità; inoltre ha rifiutato ripetutamente di sottostare alle
decisioni del Consiglio di sicurezza ONU. Pur riconoscendo questi
fatti,
noi reputiamo che una guerra contro l'Iraq (che necessariamente significa una
guerra contro il popolo iracheno) non sia uno strumento accettabile di politica
internazionale. In linea con una dichiarazione del Consiglio ecumenico delle
chiese (CEC) noi crediamo che nessuna nazione possa muovere azioni unilaterali
che portino alla devastazione di un'altra nazione e all'indiscriminata
sofferenza della sua popolazione". (nev/gu)
KEK: RAFFORZARE IL RUOLO DI MEDIAZIONE IN SITUAZIONI DI CONFLITTO FRA
CHIESE E STATI
Lo chiede una Consultazione su "Chiese di maggioranza e di
minoranza in Europa"
Roma (NEV), 13 novembre 2002 - La Conferenza delle chiese
europee (KEK) dovrebbe giocare un ruolo più forte di mediazione nelle
situazioni di conflitto fra le varie denominazioni cristiane e nei loro
rapporti con i relativi governi: lo chiedono i partecipanti ad una
consultazione promossa dalla stessa KEK sul tema della libertà religiosa (vedi
NEV del 6 novembre) che si è tenuta a Vienna dal 6 al 10 novembre. "La
domanda di fondo – spiega Ruediger Noll, direttore della Commissione Chiesa e
società della KEK – è che cosa possano fare le organizzazioni ecumeniche nel
caso in cui si verifichino conflitti all'interno della stessa 'famiglia'
cristiana". In particolare dopo la fine del comunismo, spiega ancora il
responsabile della KEK, anche fra le chiese cristiane si sono aperte alcune
ferite. Team di mediazione promossi dalla KEK sono intervenuti con successo in
dispute fra comunità ortodosse e cattoliche in Slovacchia, così come fra le
chiese battiste e l'ex stato sovietico della Georgia. La raccomandazione emersa
alla consultazione di Vienna - che costituisce una novità - è che la KEK possa
intervenire nel ruolo di mediatore anche nel caso in cui la richiesta provenga
da una sola delle parti in causa. "Così facendo la KEK potrebbe diventare
ancora di più uno strumento importante di mediazione dei conflitti di natura
religiosa o ecclesiastica. Spero che la prossima Assemblea generale (che si
terrà a giugno 2003 in Norvegia) voglia fare propria questa
raccomandazione", aggiunge Noll.
La consultazione della KEK, che ha messo a tema la
questione delle chiese di maggioranza e di minoranza in Europa, ha visto la
partecipazione di 70 persone da 30 paesi, in rappresentanza di tutte le
confessioni cristiane. A partire da alcuni casi specifici (Austria, Russia,
Francia, paesi del Nord Europa), la Consultazione ha sviluppato una discussione
vivace sui prerequisiti e sulle forme concrete di rapporto - sotto il profilo
legislativo - fra chiese di maggioranza e di minoranza e rispettivi governi in
Europa. I partecipanti hanno sottolineato l'importanza degli accordi sui
diritti umani: la base per qualsiasi tipo di relazione chiesa-stato. Le
comunità di fede devono avere il diritto di praticare la loro confessione, in
accordo con l'articolo 9 della Convenzione europea sui diritti umani.
Ogni tentativo da parte dello
stato di interferire nelle questioni interne di una comunità religiosa - è
stato ricordato - rappresenta una violazione dei diritti umani. (nev/md)
Invito
Incontro aperto con l'Ambasciatore d'Israele
Comunità
Ebraica di Roma
Ufficio
Giovani
Centro
di Cultura Ebraica
Movimenti
Giovanili Ebraici
Domenica
24 novembre 2002
l'Ambasciatore
d'Israele S. E. Ehud Gol incontra il pubblico
Roma-Gerusalemme:
le relazioni migliorano?
ore
17.30 Presso la scuola elementare ebraica "V. Polacco" - Lungotevere
Sanzio, 14
Discorso del Papa a Montecitorio. Il
presidente della Federazione delle chiese evangeliche: condivisibili le
affermazioni su solidarietà e accoglienza delle diversità; perplessità sul
"fastoso cerimoniale".
Roma, 14 novembre 2002 (NEV-CS46) - Un intervento
largamente condivisibile; eppure restano perplessità sul "fastoso
cerimoniale" con esponenti dello Stato prostrati di fronte ad un
rappresentante religioso: è il commento del presidente della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (FCEI), Gianni Long, a conclusione del discorso
tenuto oggi da Giovanni Paolo II a Montecitorio.
"L'intervento del pontefice Giovanni Paolo II non ha
destato sorprese - spiega Long -, toccando i temi che già erano stati contemplati
nelle previsioni della vigilia. Molte delle affermazioni papali appaiono
largamente condivisibili. Così l'invito a valorizzare le differenze di
opinione, in una società che sarebbe impoverita da forzate uniformità; così
l'invito alla solidarietà, al di là delle differenze anche territoriali, ed a
vincere la povertà che affligge tante famiglie italiane e di immigrati nel
nostro paese".
"Qualche perplessità suscita invece - aggiunge Long -
l'evocazione del rischio di una alleanza tra democrazia e relativismo morale,
già richiamato nell'enciclica Veritatis Splendor : nella democrazia ciascuno
può difendere le proprie concezioni morali; è semmai la mancanza di libertà che
invita al
relativismo della paura. Ma soprattutto restano perplessità
sul fastoso cerimoniale, con tanti esponenti dello Stato italiano prostrati di
fronte al rappresentante di una - seppur maggioritaria ed autorevole –
confessione religiosa. Non sembra proprio che la laicità dello Stato sia più un
valore
riconosciuto, come garanzia dell'eguaglianza dei
cittadini".
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Democrazia sotto tutela. La
svolta a ritroso di Giovanni Paolo II di Sandro Magister –
Espresso on line |
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(NEV/ENI) - E' grave la crisi economica in Polonia, dove il
tasso di disoccupazione sfiora il 19%, di fronte ad una media europea del 7,7%.
Ma le difficoltà possono essere affrontate vantaggiosamente con la
cooperazione: è la posizione del Consiglio ecumenico della Polonia che in
accordo con la Conferenza episcopale nazionale ha lanciato un ampio progetto di
intervento che prevede la creazione di "Centri ecumenici di assistenza ai
disoccupati". "Un ecumenismo pratico - è stato detto - che rende
unitaria la posizione delle chiese di fronte a questa grave crisi".
(NEV/WCCI)
- Ingiustizia sociale, povertà, analfabetismo e una troppo rapida crescita
della popolazione sono le cause principali dei gravi episodi di intolleranza
religiosa che in questi ultimi mesi hanno colpito i cristiani del Pakistan. E'
la diagnosi di una delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) che dal
2 al 9 novembre ha compiuto una visita pastorale nel paese, incontrando leader
religiosi, autorità laiche, esponenti politici e responsabili di organizzazioni
non governative sia cristiane che musulmane.
(NEV/PE) - Repressiva e di parte è stata definita la nuova
legge, presentata alla firma del Presidente, che dovrebbe regolare le attività
religiose in Bielorussia. Secondo il portavoce dell'Unione delle chiese
battiste, Oksama Rachkovskaya, la legge restringerebbe fortemente il campo di
azione di tutte le confessioni religiose di minoranza a favore della Chiesa
ortodossa, a cui viene riconosciuto "un ruolo storico sia culturale che
spirituale".
(NEV)
- "L'agenda del nuovo papa. Dai cinque continenti ipotesi sul dopo
Wojtyla" (a cura di Luigi De Paoli e Luigi Sandri, Editori Riuniti, pagg.
292, Euro 16): dieci teologi e teologhe di Europa, Asia, Africa, Australia ed
Americhe esprimono il loro punto di vista sulle questioni che dovrà affrontare
il successore di Giovanni Paolo II. Tra essi Emilio Castro, pastore metodista
uruguayano, dal 1985 al '92 segretario generale del Consiglio ecumenico delle
chiese, che afferma: "Non è questione che Roma inviti le altre Chiese ad
esprimere pareri sulla possibile riforma del
papato,
mentre mantiene un atteggiamento per cui 'so già quale è la risposta' e può
giudicare dopo se questa o quell'opinione sia sufficientemente cattolico-romana
o no per essere accettata".
Dal Corriere del 14.11.2002:
KABUL, NOVEMBRE 2002
Kabul un anno dopo, film proibiti e studenti in rivolta
Difficile la rinascita. Pochi aiuti per la ricostruzione. Più donne a
viso scoperto, ma in tv è obbligatorio il velo
DAL NOSTRO INVIATO
KABUL - Nel pensionato centrale dell'università di Kabul, ieri sembrava
un normale giorno di Ramadan. A mezzogiorno gli studenti hanno fatto la coda
alla mensa per la loro razione di riso e shurba, la zuppa.
Riempivano le scodelle, ma non mangiavano. Solo alle 5, quando i muezzin
hanno visto il sole tramontare, hanno rotto il digiuno del mese sacro ai
musulmani. Al di là del bancone della mensa ci sono enormi pentoloni fumanti
appoggiati per terra, ma i frigoriferi, i forni, i fornelli sono scardinati,
rotti, arrugginiti. Il pasto quotidiano (unico) per i tremila studenti del
pensionato viene cotto in cortile, sotto un tetto nero di fuliggine, su fuochi
di legna, con calderoni che non è possibile
lavare se non con la cenere delle braci, sul fango. Da qui,
dal Lailia Markazi, pensionato centrale, è partito il corteo di protesta di
lunedì, corteo interrotto dagli spari ad altezza uomo della polizia. Due
studenti sono stati uccisi, una ventina feriti.
Il governo ha parlato di manifestazione sobillata da «elementi di Al
Qaeda infiltratisi nell'università». Ma basta guardare la «cucina» del
pensionato per capire che non è vero. Faizi studia per diventare medico. Dice:
«Viviamo in condizioni inaccettabili. Lunedì non c'era elettricità, non c'era
acqua e 300 studenti erano rimasti senza zuppa. Chiedevamo solo il minimo per
vivere. Non il riscaldamento, ma almeno l'acqua. E' stata una protesta
spontanea. Hanno speso 300 mila dollari per ristrutturare questo ostello. Ma
dove sono finiti? Solo una mano di vernice e un impianto elettrico che già
perde pezzi».
Due studenti morti sono un nulla in una città disperata come Kabul.
Eppure in questo fatterello di cronaca sembra essere condensato un anno di
«rinascita» dal medioevo talebano. La corruzione: come sono stati spesi i 300
mila dollari donati dall'estero? La violenza: qualunque sia lo
scontro oggi in Afghanistan la colpa è sempre e solo di Al
Qaeda. E spesso non è affatto vero. La povertà: la «cucina» che pare uscita da
un film sui cavernicoli è solo una frazione del disastro che è l'Afghanistan.
Basta girare la testa per vedere bambini dormire tra le rovine, protetti da un
telo di cotone. La discriminazione: gli studenti di Kabul, 3 mila in un ostello
costruito per 1.200, dormono senza riscaldamento e si lavano in bagni dove
l'acqua sporca non scorre mai via dal pavimento. Eppure sono dei privilegiati.
Le loro coetanee, le studentesse, non hanno questo pensionato
per poter frequentare l'università. «Un passo per volta -
si consola Hamina, aspirante avvocato -. L¹anno scorso non potevamo neppure
entrare nella facoltà».
GLI AIUTI - Per il primo
anno dopo i bombardamenti Usa, la comunità internazionale aveva promesso
all'Afghanistan 1,8 miliardi di dollari. Ad agosto ne era arrivato il 50%.
Mancano dati più recenti e la percentuale sarà salita un po', ma il problema,
concordano tutti gli operatori, non è nella cifra, ma nell'uso. Quasi nulla è
andato alla ricostruzione, praticamente tutto all'assistenza umanitaria. Era
necessario, si difendono i funzionari Onu. Forse. Forse è stato addirittura
meglio così. «I governi - spiegano i diplomatici occidentali - hanno paura di
trasferire
qui fondi perché non c'è modo di controllarne l'uso». Non
esistono sistemi di contabilità accettabili. E i potenti mangiano la fetta più
grossa.
I SIGNORI DELLA GUERRA - A un anno dalla conquista di Kabul, il governo
centrale non controlla affatto tutto il territorio. Il Corriere è a conoscenza
di un accordo siglato la scorsa settimana, ma ancora segreto, tra il governo di
Kabul e il signore del Nord, generale Dostum, per la creazione di un esercito
nazionale. Gli Usa sarebbero pronti a sborsare cifre colossali per
l¹addestramento. Ma siamo ancora alla fiera delle intenzioni. Per di più
l¹accordo non comprenderebbe le aree pashtun al confine con il Pakistan dove è
sempre più forte il sentimento anti americano.
LE DONNE - Non c¹è dubbio: oggi a Kabul ci sono molte donne senza burqa,
come ci sono uomini senza barba e senza turbante. Eppure il
mese scorso nella cittadina di Maidan, a nemmeno due ore di
auto dalla capitale, quattro scuole femminili sono state bruciate, le
insegnanti minacciate e le ragazzine bloccate per strada. «Colpa di Al Qaeda»
ha tuonato come al solito il governo. Il nuovo direttore di Tele-Kabul, Mohamed
Izaq, censura regolarmente i film indiani in programmazione:
niente cantanti donne, niente scene di ballo, niente (figurarsi) baci. Izaq era
un fedelissimo dello scomparso comandante Ahmed Shah Massud, ma questo non lo
esime dall¹obbligare le giornaliste a indossare un velo che nasconda
completamente i capelli. Non ha mai rivolto la parola alle
sue dipendenti. E quando gli passano davanti è come se non le vedesse.
GLI INFEDELI - La presenza internazionale ha trasformato Kabul. Migliaia
di dollari vanno ogni mese in affitti di case, interpreti e autisti degli
operatori internazionali affluiti in massa. Prima di spendere sui progetti, Onu
e Organizzazioni non governative spendono per mantenere se
stesse e una città che manca di qualunque infrastruttura è
estremamente costosa. Questa economia artificiale è comunque servita a far
ripartire la città. Diverso il discorso dei militari. Isaf, la missione che
vede gli italiani impegnati sul campo, è bene accetta. La caccia ai resti di Al
Qaeda
condotta per il momento soprattutto dagli americani ha
visto negli ultimi mesi una caduta verticale di simpatia. Troppi «danni
collaterali», troppi errori di mira e di valutazione. Le forze speciali che
viaggiavano in pattuglie quasi invisibili hanno lasciato il terreno ai
battaglioni che si
muovono come elefanti in una cristalleria. Il bombardamento
di una festa di matrimonio è stato un episodio, ma l¹arresto dei maschi di un
villaggio sospetto è diventato quasi la regola. Scomparsi gli uomini anche solo
per un¹ora il villaggio è morto. I predoni fanno razzia di tutto. E la colpa è
degli infedeli.
PASSI AVANTI - In questi 12 mesi ha piovuto un po¹ di più che nei
quattro anni passati. Non basta per dichiarare finita la siccità, ma aiuta. Con
più acqua il milione di profughi rientrato potrebbe sperare di ricominciare a
vivere senza elemosinare il pane dall¹Onu. La pioggia non è
merito dei bombardamenti americani. Il ritorno dei profughi
sì.
La destabilizzazione del Paese non sembra interessare più alcuna potenza
mondiale. E¹ la prima volta che accade da decenni. Pare che anche Osama Bin
Laden guardi altrove. E¹ possibile quindi che le truppe fondamentaliste e filo
talebane ancora molto forti al confine pachistano non
trovino finanziatori. Senza stipendio i soldati di
qualunque fede abbandonano i fucili. Due lampi di speranza per un Paese
costretto a navigare a vista. Uno. Il responsabile degli attacchi alle scuole
femminili di Maidan è stato arrestato. Non c¹entrava Al Qaeda, era il vice
governatore della provincia. Due. Ieri sera nel pensionato dell¹Università di
Kabul c¹era sia l¹elettricità sia l¹acqua. Sarà poco, ma in Afghanistan è già
un lusso.
Andrea Nicastro
L´INTELLETTUALE
CONDANNATO IN IRAN PER «INSULTI ALL´ISLAM»
Aghajari: sono pronto a morire
TEHERAN. «Sono pronto a morire». L'affermazione dell'intellettuale
riformista iraniano Hashem Aghajari, condannato a morte per insulti all'Islam,
è destinata a infiammare ancora di più le proteste contro il verdetto che da
cinque giorni si susseguono nelle Università e in Parlamento. Per la prima
volta, ieri anche il presidente della Repubblica Mohammad Khatami, iniziatore
del movimento riformista, ha preso posizione, schierandosi con parole
equilibrate contro la sentenza ma invitando allo stesso tempo gli studenti alla
prudenza. Quanto al duro monito lanciato tre
giorni
fa dalla Guida suprema, l´ayatollah Ali Khamenei, riguardo ai contrasti tra
istituzioni riformiste e conservatrici, il Presidente ha detto: «Consideriamo
sempre i consigli della Guida come nostre politiche generali». Circa duemila
studenti si sono ieri riuniti ieri a Teheran per
manifestare
il loro sostegno ad Aghajari.
Ansa La Stampa 14.11.02