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Dossier: diverse decine di vittime della pena di morte in Palestina   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #122 di 289 |
Orientamenti ecumenici

per l'amicizia ebraico-cristiana


Salmo della settimana nr. 50
I sacrifici che Dio gradisce
Is 1:2, 10-20; 1S 15:22; Gr 7:21-23; Mi 6:1-8
Salmo di Asaf.

Il Potente, Dio, il SIGNORE, ha parlato e ha convocato la terra
da oriente a occidente.
Da Sion, perfetta in bellezza,
Dio è apparso nel suo fulgore.
Il nostro Dio viene e non se ne starà in silenzio;
lo precede un fuoco divorante,
intorno a lui infuria la tempesta.
Egli chiama gli alti cieli
e la terra per assistere al giudizio del suo popolo:
«Radunatemi», dice, «i miei fedeli
che hanno fatto con me un patto mediante il sacrificio».
I cieli proclameranno la sua giustizia,
perché Dio stesso sta per giudicare. [Pausa]
«Ascolta, popolo mio, e io parlerò;
ascolta, Israele, e io testimonierò contro di te.
Io sono Dio, il tuo Dio.
Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non esigo tori dalla tua casa,
né capri dai tuoi ovili.
Sono mie infatti tutte le bestie della foresta,
mio è il bestiame che sta sui monti a migliaia.
Conosco tutti gli uccelli dei monti,
e quel che si muove per la campagna è a mia disposizione.
Se avessi fame, non lo direi a te,
perché mio è il mondo, con tutto quel che contiene.
Mangio forse carne di tori,
o bevo forse sangue di capri?
Come sacrificio offri a Dio il ringraziamento,
e mantieni le promesse fatte al SIGNORE;
poi invocami nel giorno della sventura;
io ti salverò, e tu mi glorificherai».
Ma Dio dice all'empio:
«Perché vai elencando le mie leggi
e hai sempre sulle labbra il mio patto,
tu che detesti la disciplina
e ti getti dietro alle spalle le mie parole?
Se vedi un ladro, ti diletti della sua compagnia,
e ti fai compagno degli adùlteri.
Abbandoni la tua bocca al male,
e la tua lingua trama inganni.
Ti siedi e parli contro tuo fratello,
diffami il figlio di tua madre.
Hai fatto queste cose, io ho taciuto,
e tu hai pensato che io fossi come te;
ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi.
Capite questo, voi che dimenticate Dio,
perché io non vi laceri e nessuno vi liberi.
Chi mi offre come sacrificio il ringraziamento, mi glorifica,
e a chi regola bene il suo comportamento,
io farò vedere la salvezza di Dio».

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Macchie indelebili
Stralcio di un articolo pubblicato dal Corriere delle Alpi

...Ci vorrebbero volumi interi per raccontare la lunga storia
dell'antisemitismo. Ma certamente è opportuno dire che la «macchia
indelebile» non è solo un affare di Casa Savoia. Una macchia, ad esempio,
nella storia del Nord Est. Come non dimenticare che la prima deportazione di
ebrei dall'Italia (sia pure occupata) subito dopo l'8 settembre 1943 avvenne
proprio a Merano, dove la comunità israelitica aveva prosperato per molti
decenni dando un contributo essenziale allo sviluppo della città?
Un'altra considerazione va fatta. L'antisemitismo contemporaneo nasce
concretamente e prende forma di pari passo con i nazionalismi. I sovrani
illuminati di fine Settecento avevano posto fine a secoli di discriminazione
istituzionalizzata e gli ebrei, liberi dai tradizionali vincoli, avevano
così potuto inserirsi nel tessuto sociale. Molti di loro si erano fatti
strada suscitando le invidie dei loro concittadini. Soprattutto nell'area
germanica si era fatto strada il folle mito della razza e gli ebrei, al pari
di altri, furono accusati di fiaccarne la purezza. Conosciamo tutti
l'epilogo di quell'avventura, «macchia indelebile» della storia europea. Ma
dopo che è stato tolto, oltre cinquant'anni fa, il velo su Auschwitz come
mai non è scomparsa per sempre ogni forma di razzismo e di nazionalismo?
E ancora: sarebbe logico che l'antisemitismo fosse stato solo patrimonio di
nazisti e nazionalisti. Purtroppo non è così. Persino la Chiesa (intende
cattolica, nota di Maurizio Benazzi) ed i movimenti di ispirazione cristiana
non sono senza macchia. Non erano rari, nei discorsi dei militanti
cristiano-sociali a cavallo tra Ottocento e Novecento, gli accenti
antiebraici. Ispirandosi alle parole del carismatico sindaco di Vienna Karl
Lueger, ammirato anche da Hitler, si usava la parola «ebreo» come un'offesa
per gli avversari politici, si proclamava la necessità di «liberare le
classi operaie dallo strozzinaggio giudaico», si definivano gli ebrei come
«strozzini, sfruttatori, e parassiti» intenti a lavorare «pei loro avari
interessi» e si invitava al boicottaggio dei loro negozi. Tutto questo
avveniva non solo a Vienna, in Polonia o in Russia, ma anche tra le strade
delle nostre città, dove furono pronunciate le frasi virgolettate.
Scriveva un giornale cattolico diocesano del Nord Est: «Che un antisemitismo
ragionevole, rispettoso delle leggi della giustizia cristiana, sia nei
nostri giorni addirittura un dovere di ogni cattolico, nessuno potrebbe
seriamente metterlo più in dubbio». Se quell'antisemitismo cattolico ha
avuto essenzialmente ragioni religiose e politico-sociali, non fu certo
esente da connotazioni razziste e, soprattutto, contribuì fatalmente a
creare un clima in cui il razzismo biologico poté prosperare fino ad
arrivare ad attuare quasi indisturbato la sua soluzione finale. Per il ruolo
che le si riconosce la Chiesa cattolica è portatrice di una grave
responsabilità storica. A differenza di molti altri però, ad onor del vero,
essa ha saputo, nel corso del Novecento, soprattutto a partire dal Concilio
Vaticano II (anni Sessanta), porsi in modo critico di fronte a questo
aspetto del proprio passato, manifestando un fino ad allora inedito rispetto
fraterno verso il popolo ebraico e la sua religione e chiedendo a più
riprese perdono ai «fratelli maggiori».
Nell'aderire all'iniziativa «Per non dimenticare», per la costruzione di una
lapide commemorativa per il cimitero ebraico di Bolzano, dove finirono anche
molti veneti, il vescovo Wilhelm Egger è stato chiaro quando ha detto: «E'
sempre necessario tornare a riflettere sul fatto che anche la nostra chiesa
cattolica è corresponsabile della storia di dolore del popolo ebraico nel
secolo passato». Inoltre: «E' importante che noi cristiani ci ricordiamo
sempre delle radici ebraiche della chiesa». E' l'invito esplicito e
coraggioso a superare ogni razzismo. La nostra storia non sarebbe pensabile
senza il popolo ebraico, benefico «segno di contraddizione». Da: Corriere
delle Alpi 14.11.02

Martedì 26 novembre 2002 - Milano

Cerimonia di premiazione del 4° concorso per tesi di laurea
sulla Shoah e la sua unicità

In memoria dei bambini vittime della Shoah

Interverranno:

Liliana Segre, sopravvissuta
Susanna Mantovani, Preside della Facoltà di Scienza della Formazione

Aula IV, Palazzo U6 dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca Piazza
Ateneo Nuovo, 1 - Milano - Ore 15:30

L´ARMA DELLA VIOLENZA AL POSTO DELLA POLITICA

GERUSALEMME

L'ORRORE per la «strage della notte del sabato» fa il paio con quello
che abbiamo visto la settimana scorso al kibbutz Metzer: là una mamma uccisa
premeditatamente con i suoi piccoli, in casa; qui dodici morti e decine di
feriti tra gente che torna dalla preghiera al tempio. Due attacchi che hanno
precedenti per crudeltà solo nella strage di ragazzi alla discoteca
Dolphinarium a Tel Aviv, e nel massacro della festa di Pasqua a Natanya.
La rivendicazione da parte della Jihad Islamica, l'organizzazione che
agisce in collegamento con gli Hezbollah, sostenuti dalla Siria e dall'Iran,
è gravissima perché la Jihad non è un'organizzazione autonoma palestinese,
ma è legata a forze destabilizzanti per tutta l'area. Si tratta di un
attacco strategico teso a travolgere definitivamente la zona; che ha
dispiegato una grande potenza di fuoco; che tende a creare una situazione
estrema che toglie ogni forza al sia pur debole e poco chiaro accordo del
Cairo che proponeva un cessate il fuoco di Hamas e Fatah; che giuoca sul
rapporto fra insediamenti e Israele creando un nesso di sangue che impedisce
la trattativa; che spinge il governo a qualche azione che lo metta in rotta
di collisione con gli Usa nel momento in cui è all'orizzonte la guerra con
l'Iraq; che giuoca sulle prossime elezioni, spingendo l'elettorato verso la
destra più decisa, così da mettere Autonomia e Israele su una rotta di
collisione senza ritorno. E, soprattutto, che di nuovo distrugge famiglie e
vite innocenti. Nessuno merita queste orribili scelte del terrorismo: certo
non le povere vittime, certo non i palestinesi che hanno dato molti segni di
non poterne più delle scelte estreme delle organizzazioni terroriste. Queste
scene mettono in forse il futuro non solo del Medio Oriente, proponendo di
nuovo alle molte forze del terrore nel mondo l'arma della violenza come
promessa di vittoria, la barbarie al posto della politica.
( Fiamma Nirenstein La Stampa 16.11.02)



PRODI: SI A ISRAELE NELLA UE E IN TEMPI BREVI

Romano Prodi ha questa sera dichiarato alla agenzia di stampa svedese
Swedish News Agency di essere favorevole all'ingresso di Israele e Marocco
nella Unione europea. La notizia è rimbalzata con evidenza nei siti dei
giornali israeliani. Nei giorni scorsi la proposta era stata avanzata in una
telefonata anche da Benjamin Netanyahu, ministro degli Esteri israeliano,
con Silvio Berlusconi.

Yasha Reibman, membro dell'assemblea internazionale dei parlamentari ebrei e
consigliere regionale radicale, ha detto:
"Bravo Prodi! Sosteniamo con forza la proposta di Romano Prodi: Israele deve
diventare il confine della Unione europea, che non deve essere una mera
unione geografica, ma un'unione di democrazie. La proposta ora non deve
restare sulla carta, deve essere realizzata in tempi brevi, quali la
drammatica situazione mediorientale impone.
Israele è oggi purtroppo la sola democrazia del Medio Oriente. Dobbiamo
promuovere allora, anche tramite l'ingresso della democrazia israeliana
nella Ue, un processo di israelizzazione del Medio Oriente e conquistare
nuovi diritti e libertà per gli uomini e le donne di quella regione. Le
parole del presidente Prodi sono anche un riconoscimento della battaglia che
fin dalla fine degli anni 80 il Partito Radicale Trasnazionale ha promosso
con forza in ogni sede e istituzione. Nel 2002 il PRT ha organizzato anche
un convegno su questo tema a Bruxelles. Prima dell'estate, Marco Pannella si
era recato in Israele per incontrare i principali esponenti politici
israeliani e coinvolgerli su questa iniziativa.
L'assemblea internazionale dei parlamentari ebrei ha inoltre fatto propria
questa proposta nella riunione di gennaio 2002". Per informazioni: 349
6069958

Sondaggio del Palestinian Center for Public Opinion: "Piu' di meta' dei
palestinesi vuole che l'intifada continui e il 45,3% appoggia la
continuazione degli attentati suicidi, ma solo il 18,1% pensa che l'intifada
portera' alla nascita di uno stato palestinese nei territori di Cisgiordania
e Gaza". Vedi anche: "I successi dell'intifada"
<http://www.israele.net/analisi/22102grd.html>


Orientamenti ecumenici si sente di condividere una parte significativa e
sostanziale del comunicato stampa emesso dalla Federazione delle
Associazioni Italia-Israele dopo la strage alle tombe dei Patriarchi, che si
riporta qui di seguito nei passi di maggiore interesse:

"... Le vittime civili sono generalmente definite coloni (quasi, con ciò a
giustificare in termini militari, l'attacco nei loro confronti), ma va
rammentato che Hebron è uno dei pochi casi sui quali l'Autorità Palestinese
e il governo israeliano hanno raggiunto, cinque anni fa, un accordo
definitivo e permanente, in forza del quale la città è stata
restituita all'Autonomia Palestinese, ad eccezione di una piccola enclave
assegnata si ripete, in via permanente e definitiva ad Israele. La
situazione di Hebron, quindi, è completamente diversa da quella delle
colonie contestate in Cisgiordania e a Gaza (sulle quali, com'è noto,
sussiste una differenza di vedute tra le stesse forze politiche e
nell'opinione pubblica israeliana), trattandosi, nel primo caso, di
territorio incontestabilmente e legittimamente, da ogni punto di vista,
sotto sovranità israeliana, che tale resterà per sempre, in forza
dell'accordo sottoscritto da Arafat e dall'allora premier Netanyeahu. Gli
assassini che hanno sparato contro i fedeli hanno quindi dimostrato di non
rispettare nessun accordo di pace, neanche se sottoscritto dalle loro stesse
autorità. ...

2) La scelta di uccidere fedeli al ritorno dalla preghiera è
particolarmente abietta, ma non è nuova: i terroristi sembrano cercare il
massimo della turpitudine morale senza alcun timore si badi che ciò faccia
loro perdere consensi, in patria o all'estero...


NOTIZIE DA ENI - GINEVRA
France: les Eglises demandent une politique européenne de l'immigration afin
de régler la question des demandeurs d'asile
Paris, le 15 novembre (ENI) - Une centaine de migrants clandestins ont été
évacués à l'aube, le 14 novembre, par la police d'une église de Calais (Nord
de la France) où ils avaient trouvé refuge après la fermeture du centre de
Sangatte. Depuis le début de l'été, la question des demandeurs d'asile et
des sans-papiers est sous les feux de l'actualité en France, amenant les
responsables religieux à prendre position.

La crise des marchés financiers oblige des Eglises à réduire leurs
programmes
Londres, le 15 novembre (ENI) - La chute des marchés financiers a mis les
Eglises et leurs associations dans une situation difficile à plusieurs
égards, car elle provoque la baisse des revenus des investissements et la
prudence des donateurs, et entraîne aussi des coupes dans les programmes
sociaux.

Le vice-président appelle à la réconciliation de tous les Nigérians
Gboko, Nigéria, le 14 novembre (ENI) - Lors d'un service commémoratif
marquant l'anniversaire du massacre de centaines de civils du groupe
ethnique Tiv par des soldats dans l'Etat de Benue, responsables religieux et
politiques se sont félicités des efforts en faveur de la réconciliation et
ont réclamé la fin des conflits ethniques au Nigéria.

Un nouveau Conseil interreligieux se félicite de l'initiative de l'ONU et
demande à l'Irak de s'y conformer
Genève, le 13 novembre (ENI) - Lors d'une rencontre inaugurale d'une
nouvelle organisation interreligieuse tenue à Oslo le 12 novembre, les
responsables religieux, venus de toute l'Europe, ont exhorté l'Irak à
accepter le retour des inspecteurs des Nations Unies et se sont félicités de
la démarche de l'organisation internationale après l'adoption à l'unanimité
par le Conseil de sécurité de la résolution relative au désarmement de
l'Irak.

Un prêtre anglican canadien démissionne pour protester contre la bénédiction
des unions homosexuelles
Vancouver, Canada, le 13 novembre (ENI) - Un prêtre canadien opposé à la
bénédiction d'unions homosexuelles - approuvée par son évêque - a
démissionné de sa paroisse en Colombie-Britannique, et quittera le Canada
l'an prochain pour la Suisse où il exercera son ministère dans une paroisse
réformée.

France: les Eglises catholique et protestantes s'interrogent sur leurs
relations avec l'Etat
Paris, le 12 novembre (ENI) - A l'approche du centenaire de la loi de 1905
qui organise, en France, le régime des cultes, les relations entre les
Eglises et l'Etat font, à nouveau, l'objet de réflexion. Toutefois, les
Eglises protestantes et catholique divergent sur cette question. Côté
protestant, on estime que la loi de 1905 doit évoluer. L'Eglise catholique
affirme, quant à elle, qu'aucun "toilettage" ne s'impose.

Les Eglises polonaises vont collaborer et ouvrir des centres pour chômeurs

Varsovie, le 12 novembre (ENI) - Les Eglises minoritaires de Pologne vont
ouvrir des centres en collaboration avec la Conférence des évêques
catholique romains afin d'aider le nombre croissant de chômeurs dans le
pays. "Le chômage est un grand problème ici, et nous ne pouvons pas rester
inactifs", a déclaré l'archevêque orthodoxe Jeremiasz Anchimiuk, président
du Conseil oecuménique polonais, qui regroupe sept Eglises minoritaires.

Une année après la chute des Talibans, la vigilance est toujours une
priorité en Afghanistan
Kaboul, le 6 novembre (ENI) - Tout en se félicitant des avancées sociales et
politiques réalisées en Afghanistan l'an dernier, plusieurs militants des
droits de la personne de ce pays déclarent qu'une grande vigilance - et le
soutien international - sont nécessaires pour protéger les droits dans ce
qui reste un environnement peu sûr et parfois hostile. Malgré cela, lors
d'interviews effectuées un an après la campagne conduite par les Etats-Unis
et la chute du régime taliban, plusieurs militants reconnaissent que les
changements survenus en Afghanistan ne devraient pas être minimisés.

Dans l'Etat indien du Rajasthan, la minorité chrétienne "vit dans la
terreur"
New Delhi, le 6 novembre (ENI) - Plusieurs organisations indiennes ont
demandé à la Commission nationale des droits de la personne de l'Inde (NHRC)
de prendre des mesures urgentes pour la protection des chrétiens dans l'Etat
du Rajasthan. "Il y a eu violation des droits de la communauté [chrétienne].
Les chrétiens sont contraints de vivre dans la terreur", déplore Kavita
Srivastava, secrétaire général de la branche du Rajasthan de l'Union pour
les libertés civiques, qui a interpellé la NHRC au nom de la communauté
chrétienne.

Da AdN
L'impegno avventista contro il fumo
La denuncia del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sui danni
provocati dal fumo e il suo invito ad approvare una legge che lo vieti nei
luoghi pubblici ha portato i media a occuparsi questa settimana del
problema. I dati sono estremamente allarmanti e dimostrano che l'Italia è
uno dei paesi occidentali a più alta concentrazione di fumatori: quasi il
25% dei cittadini italiani. Di questi, circa un milione e seicentomila sono
giovani. Inoltre, per il fumo passivo è a rischio più di un italiano su
quattro (oltre 15 milioni, cioè il 26,5%). Secondo l'Osservatorio del fumo
dell'Istituto Superiore di Sanità, il 30% delle morti per tumore in Italia è
causato proprio dal fumo. Nel 2000 sono state 81 mila le morti per tumore
riconducibili al tabacco.
Finora, poco è stato fatto per promuovere uno stile di vita più sano da
questo punto di vista; al contrario, vi è una pubblicità indiretta molto
nociva. Il Corriere della Sera dell'11 novembre riporta: "Una ricerca
condotta dall'Istituto Superiore di Sanità su cinque reti nazionali (tre Rai
e due Mediaset) ha rilevato che ogni ventisei minuti sono trasmesse scene
con personaggi intenti ad aspirare sigarette. Nei programmi giovanili la
frequenza aumenta: un'immagine ogni sette minuti".
I mezzi per combattere la tossicodipendenza da fumo non mancano; tra questi
il "Piano dei cinque giorni per smettere di fumare", come è stato affermato
dalla rivista Viversani e belli del 1° novembre in un articolo a cura del
dott. Bruno Rimoldi, ex direttore del mensile Vita e Salute
<http://www.edizioniadv.net>, organo dell'omonima Lega. L'attuale direttore
di Vita e Salute, il dott. Ennio Battista, commentando i dati, così si
esprime: "Accolgo positivamente la presa di posizione del presidente Ciampi
per un tema su cui non si è ancora detto abbastanza. Nonostante infatti le
iniziative degli anni Settanta e Ottanta sulle campagne antifumo, gli ultimi
tempi hanno visto spostare l'attenzione dei media su altre situazioni
emergenti, come l'Aids - non certo da sottovalutare - ma che non possono
essere considerate più importanti della piaga del fumo".
La Lega Vita e Salute Onlus, la cui nascita è stata promossa dalla Chiesa
Cristiana Avventista del Settimo Giorno, è un'associazione mondiale di
volontariato di utilità sociale senza scopo di lucro, avente come obiettivo
la promozione dei principi di una vita sana e conforme alla natura, in vista
di una migliore salute fisica, mentale e spirituale.
In Italia appare per la prima volta nel 1973 nelle città di Torino, Firenze,
Roma e Palermo, con l'introduzione delle prime terapie di gruppo per
smettere di fumare note come il "Piano dei 5 giorni" che solo in Canada e
Stati Uniti hanno segnato un record di partecipazione con oltre 15 milioni
di fumatori. In Italia vi hanno preso parte più di cinquantamila corsisti
che hanno smesso di fumare grazie a questo metodo. I risultati sono stati
verificati dal Centro Oncologico di Aviano (PN). Inoltre, il corso, tenuto
anche nell'ambito di strutture ospedaliere, è stato liberamente copiato e
adattato anche da altre associazioni e istituzioni sia private sia
pubbliche.
Dora Bognandi
NdR - Clicca qui <http://www.avventisti.it/salute/testfumo.htm> per un Test
Predittivo di Successo per Smettere di Fumare
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Approfondimenti
a cura di Maria Antonietta


Verso Gerusalemme

Cari amici,
leggeremo insieme"Verso Gerusalemme",una raccolta di scritti del Cardinale
Martini che ci illumina sulla sua scelta di ritirarsi in quella città.
All'inizio è posto un testo molto recente(18 giugno 2002),che però va letto
per primo perché riassume ed illustra il sentire profondo del Cardinale.
Dice Martini:
"Sento per me estremamente vere le parole di Paolo"E ora, avvinto dallo
Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà".Nessuno
sa che cosa può accadere a Gerusalemme, dove avvengono tante cose dolorose e
strazianti.Forse per questo lo Spirito ci spinge là, per condividere la
sorte di quella gente, per pregare con loro e per loro.Chi va a Gerusalemme
non fa conto di ciò che può accadere ma vuole compiere la corsa,vuole
rendere testimonianza alla grazia di Dio e sa che chi perde la sua vita la
troverà; si affida quindi alle parole di Gesù nel Vangelo.
Vorrei che le mie parole di commiato fossero:"La vostra gioia sia
perfetta".Gioia perfetta non vuol dire non condividere il dolore per
l'ingiustizia o per la fame nel mondo,questa gioia non disdegna di piegarsi
sulle sofferenze proprie e altrui,perché ne abbiamo scoperto il segreto,
quello di aver toccato il Verbo della vita che risana ogni esperienza di
sofferenza, di malattia, di povertà, di ingiustizia, di morte.Ma noi siamo
davvero consapevoli di essere privilegiati perché conosciamo il disegno di
amore del Padre?Come viviamo tale coscienza di essere scelti e amati?
Riprendendo ancora le parole di Paolo "Vi affido al Signore e alla parola
della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità con
tutti i santificati".Affido a Dio tutte le generazioni, soprattutto dei
giovani,tutte le intenzioni di malati, di sofferenti,di parenti, di amici,
di figli, di fratelli, di genitori che ognuno porta nel proprio
cuore.Ricordiamoci infine,come esorta Paolo,di soccorrere i deboli,
facendolo sempre gratuitamente e con gioia. La gioia perfetta si vive nel
dare più ancora che nel ricevere, è la gioia che non ci verrà mai tolta
perché è un anticipo della vita eterna."

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CUBA: NONOSTANTE ALCUNI RILASCI, LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE E' ANCORA
SOTTOPOSTA A LIMITAZIONI

Amnesty International ha denunciato oggi che alcune persone che esprimono
posizioni critiche nei confronti
del governo cubano continuano a subire vessazioni e arresti per
l'espressione non violenta delle proprie opinioni politiche.
Pur apprezzando il recente rilascio dell'ex prigioniero politico Oscar Elias
Biscet, che l'organizzazione
aveva adottato come prigioniero di coscienza, in un nuovo rapporto
pubblicato oggi Amnesty International
segnala diversi casi di persone imprigionate in relazione alle loro
attivita' politiche.
Due di loro, Leonardo Bruzón Avila e Carlos Alberto Dominguez González, sono
considerati da Amnesty International prigionieri di coscienza, detenuti solo
per l'esercizio non violento del loro diritto alla liberta' di riunione e di
espressione. Entrambi sono stati arrestati il 23 febbraio di quest'anno e da
allora sono detenuti senza processo.
"La liberta' e' il prezzo che questi due uomini sono costretti a pagare per
l'esercizio dei loro diritti fondamentali" - ha affermato Amnesty
International. "Per questo, devono essere rilasciati immediatamente e senza
condizioni".
Leonardo Bruzón sarebbe stato arrestato per impedirgli di prendere parte a
iniziative della dissidenza. Le sue condizioni di salute si sono deteriorate
a seguito di uno sciopero della fame da lui effettuato per protestare contro
la detenzione e che ha determinato il suo ricovero in ospedale. Il motivo
dell'arresto di Carlos Alberto Dominguez González non e' chiaro, anche se
nei giorni precedenti egli aveva partecipato a messe cattoliche a sostegno
dei
prigionieri politici.
Il rapporto di Amnesty International illustra diversi casi di persone
arrestate in tutta evidenza a causa del loro coinvolgimento in attivita'
pacifiche della dissidenza: tra queste, Emilio Leyva Pérez e Lázaro Miguel
Rodríguez Capote, a loro volta agli arresti senza processo da febbraio.
Inoltre, l'organizzazione sta rivedendo i casi di numerosi dissidenti
arrestati all'indomani del 27 febbraio, quando un gruppo di giovani cubani
entro' con un autobus all'interno dell'ambasciata del Messico a L'Avana, con
l'apparente obiettivo di lasciare Cuba.
Questi dissidenti sono ancora in attesa di ricevere una incriminazione
formale.
Il rapporto Cuba: nuovi prigionieri di coscienza e possibili prigionieri di
coscienza e' disponibile a questo indirizzo:
www.web.amnesty.org/ai.nsf/recent/amr250082002

EGITTO: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE DI PORRE FINE ALLE TORTURE SISTEMATICHE


Chiunque sia posto in stato di detenzione in Egitto e' a rischio di tortura,
ha denunciato oggi Amnesty International lanciando un proprio rapporto
intitolato Egitto: nessuna protezione - le torture sistematiche
continuano.
Le prove raccolte negli anni da Amnesty International mostrano come la
tortura - nonostante sia vietata dalle leggi nazionali e dal diritto
internazionale - resti diffusa e sistematica nel paese. Il rapporto presenta
denunce di torture o maltrattamenti provenienti da tutti i settori della
societa' e riguardanti bambini, donne, attivisti politici, persone arrestate
nell'ambito di indagini penali o trattenute senza essere accusate di uno
specifico reato. Alcune vittime di tortura sono particolarmente vulnerabili,
come i rifugiati e le persone detenute a causa dell'orientamento sessuale.
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, un organismo di esperti
indipendenti, durante la sua 29a sessione in corso oggi e domani a Ginevra,
esaminera' il rapporto periodico del governo egiziano. Ad ottobre il
Comitato delle Nazioni Unite sui diritti umani, un altro organismo di
esperti indipendenti, aveva analizzato l'osservanza, da parte dell'Egitto,
degli obblighi stabiliti dalla Convenzione internazionale sui diritti civili
e politici. Il Comitato aveva notato con preoccupazione "la persistenza di
trattamenti crudeli, inumani e degradanti ad opera degli organi dello Stato
incaricati dell'applicazione della legge e in particolare dei servizi di
sicurezza, il cui ricorso a tali
pratiche sembra essere sistematico".
Amnesty International continua a ricevere numerose denunce di tortura da
persone accusate di far parte di
organizzazioni politiche, compresi da un lato gli organismi non governativi
e dall'altro i gruppi armati.
Nella stragrande maggioranza dei casi le torture hanno avuto luogo mentre i
detenuti si trovavano negli uffici dei Servizi per la sicurezza dello stato,
senza poter comunicare con familiari o avvocati.
...In particolare, Amnesty International chiede alle autorita' egiziane di
avviare indagini tempestive, esaurienti ed imparziali su tutte le denunce di
tortura; assicurare che tutti i responsabili di casi di tortura o
maltrattamenti siano sottoposti a giustizia; abolire la detenzione senza
contatti con familiari o avvocati; rafforzare le garanzie per le persone in
stato di detenzione; risarcire e riabilitare le vittime di tortura;
assicurare che sia le leggi che le pratiche siano pienamente conformi agli
obblighi internazionali assunti dall'Egitto in materia di diritti umani.


LIBERI! LIBERI!
Francia, blitz ecologico: liberati 10 mila visoni

PARIGI - Caccia al visone per decine di gendarmi, pompieri e abitanti di
Tressange, in Mosella, alla ricerca di circa 10mila preziosi animaletti,
condannati a morte, che un gruppo di ecologisti ha liberato durante la notte
aprendo le loro gabbie. Almeno una decina di persone secondo la polizia ha
partecipato all¹operazione aprendo una ad una circa tremila gabbie,
contenenti ciascuna tre-quattro visoni. Il blitz è stato annunciato con una
telefonata anonima all'agenzia France Presse a Parigi, ma nel frattempo
l'allarme era stato lanciato da un abitante di Tressange, che è stato
svegliato da uno strano grattare alla porta: era un visone.
Messaggero12.11.02


Dossier informativo
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

LA PENA DI MORTE IN PALESTINA
Di Valentina Piattelli
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Reintrodotta nel 1994, la pena capitale ha già fatto decine di vittime.
Molti sono stati condannati per "collabora-zionismo", ma forse erano solo
oppositori politici.
Soltanto nel 1996, 12 condanne a morte
Le condanne arrivano dopo processi farsa, a porte chiuse, condotti da
tribunali spesso militari. Dopo l'occupazione del 1967, l'esercito
israeliano emanò un'ordinanza con cui aboliva la pena di morte, prevista
dalla legge giordana ed egiziana.
Nel 1994, con la creazione dell'Autorità Palestinese, gli israeliani
manifestarono il loro timore per una possibile reintroduzione della pena di
morte pretendendo, con l'Accordo di Gerico, che la pena capitale non fosse
applicabile ai sospetti estradati da Israele verso l'Autorità Palestinese.
La pena di morte effettivamente è stata reintrodotta in Palestina quello
stesso anno.
La prima persona ad essere condannata a morte è stata Tha'er Mahmoud Faris,
fucilato nel maggio del 1995, dopo essere stato condannato da una corte
militare sulla base della "Legge della Rivoluzione Palestinese", approvata
dall'Olp nel 1974.
Possono condannare a morte, oltre ai tribunali militari, anche le Corti di
Sicurezza di Stato istituite nel 1995. Queste corti - che lavorano a porte
chiuse e per le cui sentenze non c'è diritto d'appello
- sono state aspramente criticate da Amnesty International perché non
seguono le procedure legali basilari, violando i diritti dell'accusato.
Ad esempio Rajeh Huliel Ali Abu-Sitta è stato processato a porte chiuse
subito dopo il suo arresto, alle tre di notte, e condannato a morte in 15
minuti. Inoltre Abu-Sitta ha affermato di essere stato
picchiato fra il momento dell'arresto e il processo. La famiglia ha saputo
dai giornali dell'arresto e della condanna morte del loro congiunto.
L'applicazione della pena di morte è stata subito massiccia: soltanto nel
1996 vi sono state 12 condanne a morte.
Nel 2001 vi sono state due esecuzioni e 12 condanne a morte, tutte dopo
processi iniqui e sommari. La maggior parte dei condannati erano stati
accusati di tradimento o "collaborazionismo" con le autorità israeliane.

Esecuzioni di 'collaborazionisti'

Ultimamente la maggior parte dei condannati sono accusati di
"collaborazionismo" con Israele.
Il 13 gennaio 2001, Allan Bani Odeh è stato fucilato nella pubblica piazza
di Nablus, in Cisgiordania, davanti a migliaia di palestinesi che gridavano
"Dio è grande". Lo stesso giorno, Majdi Mikkawi è stato fucilato presso la
stazione centrale della polizia di Gaza. Entrambi erano stati condannati a
morte perché ritenuti colpevoli di aver fornito a Israele informazioni che
avevano portato all'uccisione di attivisti palestinesi. Il leader
palestinese Yasser Arafat aveva ratificato le condanne a morte emesse 2
giorni prima da tribunali per la sicurezza dello stato. Secondo il
Palestinian Human Rights Monitor Group (Phrmg), un'organizzazione
palestinese per la difesa dei diritti umani, "Alan Bani Odeh è stato
fucilato il 13 gennaio 2001 dopo un processo durato appena tre ore; i suoi
avvocati, designati d'ufficio, avevano avuto quindici minuti per prendere
conoscenza degli incartamenti".
Nel marzo del 2002 una troupe della BBC ha incontrato le famiglie delle due
vittime; secondo i giornalisti entrambi gli assassinati avevano un passato
di oppositori dell'Autorità Palestinese ed entrambi avevano criticato
apertamente Arafat.
Secondo l'associazione pacifista Betselem sono decine le persone uccise
sommariamente o condannate a morte per "collaborazionismo".
Sotto questo termine vi sono i comportamenti più vari: dal non partecipare a
scioperi generali al compiere azioni "immorali", quali la prostituzione e il
consumo di droghe.

Esecuzioni sommarie e linciaggi

A volte le prigioni vengono assaltate e i detenuti uccisi a furor di popolo,
oppure gruppi politici armati commettono esecuzioni sommarie.
Nell'agosto del 2002 Ikhlas Yasin Khouli, palestinese, vedova e con sette
figli, è stata fucilata, senza processo, a Tulkarem dalle Brigate martiri
Al-Aqsa per "collaborazionismo con Israele".
L'esecuzione e la confessione della donna sono state trasmesse dalla
televisione palestinese. "Non collaborate con Israele", sono state le ultime
parole di Ikhlas Khouki, prima di essere trascinata nelle strade di Tulkarem
e fucilata.
In seguito il figlio diciassettenne Bakir Khouli, anche lui in attesa di
esecuzione, ha fatto sapere a giornalisti della Bbc: "Mi hanno torturato
finché ho inventato una confessione che incolpava mia madre".
L'anno precedente era stato ucciso il padre di questa famiglia, sempre per
"collaborazionismo". Un mese dopo la zia, anche la nipote della donna, di
soli diciassette anni, è stata giustiziata sommariamente dopo essere stata
condotta in un terreno incolto.
La figlia adolescente Nadjla ha detto a "Le Monde" di non essere affatto
convinta della colpevolezza della madre: "Stavamo tutto il tempo assieme; so
di lei vita morte e miracoli. Non vedo quando possa aver fatto la spia per
gli israeliani". Così racconta l'esecuzione: "E' venuto un impiegato del
comune a comunicarmi la morte di mia madre. Era stata prelevata il giorno
prima. Dopo averla uccisa, hanno abbandonato il suo corpo per la strada. E'
stato durante il coprifuoco imposto dall'esercito israeliano. Ho saputo in
seguito che un'ambulanza palestinese si era fermata accanto a lei, ma i
barellieri non hanno voluto trasportarla all'obitorio perché era una
collaborazionista. E' questa l'immagine che mi fa più male".
Talvolta le prigioni palestinesi vengono assaltate da gruppi armati che si
impossessano dei presunti "collaboratori" per linciarli.
L'ultimo caso è avvenuto nella primavera scorsa a Tulkarem, quando otto
prigionieri sono stati prelevati dalle celle e uccisi. I loro corpi sono
rimasti esposti in una via del centro per molte ore.
Sono una cinquantina le vittime di queste esecuzioni sommarie dall'inizio
della seconda Intifada. Un numero finora inferiore rispetto alla prima
Intifada (1987-1993), quando furono ben 1200 i presunti collaborazionisti
giustiziati sommariamente
Secondo il Phrmg: "L'utilizzo da parte degli occupanti di persone dei
territori occupati per ottenere informazioni è contrario alla convenzione di
Ginevra". Secondo l'esercito israeliano, circa l'80% degli attacchi contro
gli israeliani viene sventato grazie a informazioni fornite da palestinesi.


L'ultimo condannato è un attivista per i diritti umani

Khaidar Ghanem lavorava per l'organizzazione pacifista Betselem Nelle
ultime settimane vi è stata un'ondata di condanne a morte di presunti
"collaborazionisti". A metà ottobre Walid Mahdiya e Amin Khafalah sono stati
condannati a morte per "collaborazionismo".
Qualche giorno fa è toccato a Khaidar Ghanem, un ricercatore
dell'associazione pacifista israeliana Betselem. Khaidar Ghanem, un
attivista per i diritti umani, aveva ottenuto il permesso dei Servizi di
Sicurezza Generali palestinesi per poter lavorare per Betselem,
un'associazione pacifista israeliana.
Ciononostante il suo lavoro per Betselem era il principale capo di accusa.
Dopo un processo farsa durato appena due ore e mezza e basato soltanto sulla
sua confessione, è stata pronunciata la sentenza accolta con un fragoroso
applauso dal pubblico.
Un agente dei Servizi di Sicurezza Preventiva coinvolto negli interrogatori
di Ghanem aveva detto ai tre giudici che l'accusato aveva aperto un ufficio
stampa a Rafah che forniva informazioni ai servizi segreti israeliani.
Secondo la corte Ghanem avrebbe aiutato Israele ad uccidere quattro
attivisti di Fatah a Rafah. Ghanem si era dichiarato colpevole di
"collaborazionismo", ma aveva negato il coinvolgimento negli omicidi.
È il quarto palestinese ad essere condannato a morte nelle ultime settimane.
Fonti di Betselem hanno detto a "The Jerusalem Post" che l'Autorità
Palestinese non era contenta del lavoro di Ghanem perché "aveva cominciato a
fare troppe domande che imbarazzavano gli agenti dell'Autorità Palestinese".






Dom 17 Nov 2002 8:44 pm

mauriziobenazzi
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