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La Gerusalemme vista poche ore prima dell'ennesimo massacro di innoc   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #123 di 289 |

   Per l’amicizia cristiano-ebraica

Orientamenti ecumenici 

 

 

 

2° salmo della settimana: nr. 143

Preghiera di liberazione

2S 15:25-31; Sl 142; 25

Salmo di Davide.

 

SIGNORE, ascolta la mia preghiera, porgi orecchio alle mie suppliche;

nella tua fedeltà e nella tua giustizia, rispondimi,

e non chiamare in giudizio il tuo servo,

perché nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te.

Poiché il nemico perseguita l'anima mia;

egli calpesta al suolo la mia vita;

mi fa abitare in luoghi tenebrosi

come coloro che son morti già da lungo tempo.

Il mio spirito è abbattuto in me,

il mio cuore è tutto smarrito dentro di me.

Ricordo i giorni antichi;

medito su tutte le tue azioni;

rifletto sull'opera delle tue mani.Tendo le mani verso di te;

l'anima mia, come arida terra, è assetata di te. [Pausa]

 

Affrèttati a rispondermi, SIGNORE;

lo spirito mio viene meno;

non nascondermi il tuo volto,

perché io non diventi simile a quelli che scendono nella tomba.

Al mattino fammi udire la tua bontà,

perché in te confido;

fammi conoscere la via da seguire,

poiché io elevo l'anima mia a te.

Liberami dai miei nemici, SIGNORE;

io cerco rifugio in te.

 

Insegnami a far la tua volontà,

poiché tu sei il mio Dio,

il tuo spirito benevolo mi guidi in terra piana.

SIGNORE, fammi vivere per amor del tuo nome;

nella tua giustizia libera l'anima mia dalla tribolazione!

Nella tua bontà distruggi i miei nemici,

fa' perire tutti quelli che opprimono l'anima mia,

perché io sono tuo servo.

 

 

 

Un grande grazie alla nostra lettrice Grazia B. che ha dato la sua disponibilità per la lettura di un testo di spiritualità ebraica e a Maria Antonietta C. che mantiene il suo impegno  amicale con questa newsletter.  Mi aspetto ulteriori e preziose collaborazioni anche da parte Tua: non esitare quindi a dare la tua disponibilità personale per la lettura di un testo.

Si segnala infine la recente adesione a questa ML del mensile svizzero “Voce evangelica” oltre a diverse adesioni personali di nuovi amici ebrei. Benvenuti!

 

 

…La Gerusalemme qualche ora prima  dell’ennesimo massacro di innocenti di ieri

 

Tratto da KESHER Le newsletter di Morasha.it
Yomàn Israèl (Diario israeliano) ospita Francesco Spagnolo

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Nel presentare, come ogni mercoledì su Radiotre alle ore 22:55 circa, la Scorza d'arancia, questa sera non mi reco tanto lontano da casa. Anzi, giro intorno agli isolati del quartiere dove sono venuto ad abitare. Infatti, pensando alle primarie dei partiti in corsa per le elezioni che si terranno a gennaio, immaginavo che la densità di differenti origini, opinioni, modi di vivere, sia la caratteristica non solo di Israele tutta - e questo rende spesso improponibile un governo che non sia di coalizione, che cerchi di abbozzare una precaria "unità nazionale" almeno in momenti di crisi - ma anche quasi d'ogni sua singola parte, distinguendo non solo una città da un'altra, ma giù giù scendendo sino ai quartieri e le strade...

Gerusalemme è una città nettamente divisa in quartieri. E' anche, propriamente, una "città divisa", punto. Tra "Gerusalemme est" (indicativamente, la parte araba), e "Gerusalemme ovest" (indicativamente la parte ebraica", corre una strada oggi chiamata anonimamente "Strada n. 1": è la via che conduce alla Porta di Damasco della Città Vecchia. E anche la città vecchia è divisa, da un quartiere cristiano (a nord ovest), un quartiere musulmano (a nord est), un quartiere armeno (a sud ovest) e un quartiere ebraico. Di tutti, quello ebraico - che si affaccia sul Muro del Pianto, che si affaccia sulla Via Dolorosa, che si affaccia su… - è quello più "nuovo", o rinnovato, dopo le devastazioni precedenti alla guerra "dei sei giorni". L'estrema contiguità fra i quartieri fa sì che le divisioni topografiche non siano così rigorosamente rispettate da un punto di vista etnico e religioso. I cristiani, soprattutto, abitano sia la parte orientale che quella occidentale della città, e oltre ai luoghi santi possiedono diverse istituzioni di assistenza e di studio un po' ovunque. Qui, presenza significa un po' "conquista", anche se non necessariamente armata, né violenta, e allora questa presenza è attestazione di una volontà tenace tanto quanto quella di arabi ed ebrei in varie zone della città, a macchia di leopardo. Vivendo qui, girando a piedi, in autobus, in macchina, quando si legge sui giornali l'espressione "soluzione negoziale sullo status di Gerusalemme", la cosa provoca un sorriso. Amarognolo.

Vari i quartieri di Gerusalemme ovest dove avrei potuto cercare domicilio per quest'anno: il residenziale e universitario Bet Hakerem, l'antico e caratteristico Nachlaot, quartiere degli artisti, l'aristocratica Rehavia, le zone "trendy" intorno alla Colonia tedesca, il bellissimo Yemin Moshe, ristrutturato nel 19 secolo da Moses Montefiore sotto la Cittadella di Davide, l'industriale, più economico ed emarginato Talpiot, la lontana Gilo, presa di mira dalle fucilate sparate dal vicino villaggio arabo di Bet Jalla...

Mi sono ritrovato invece in un quartiere con due nomi: Musrara, in arabo, e Morasha in ebraico. In realtà, quasi tutti lo chiamano, comunque, Musrara -- che è il suo nome originario. In tutta la città, gli stili architettonici si mischiano, dalle antiche case arabe e armene sino a quelle costruite dagli inglesi in epoca coloniale, per arrivare poi al razionalismo degli architetti ebrei tedeschi transfughi del Bauhaus, sino alle più pragmatiche costruzioni popolari degli anni '60 e '70, o ai mastodontici alberghi costruiti per il Giubileo che qui portò migliaia di turisti, e chiusi subito dopo per la guerra che li tiene lontani.

Musrara, tutto fatto di antiche case arabe, e di costruzioni popolari, simili ad alveari squadrati, è situato praticamente sulla "Linea verde", ovvero sulla divisione rimasta in vigore sino al giugno del 1967. Siamo a pochi passi dalla città vecchia, e dall'altra parte della "Strada n. 1" si cammina, in due minuti due, a Gerusalemme est. Sino al 1967, "l'altra parte della strada" voleva dire Giordania, inaccessibile agli ebrei (che non potevano andare nella città vecchia, per intenderci) e qui era un luogo di confine, di briganti e contrabbandieri, di malavita e sotterfugi notturni. Nessuno voleva viverci, e ci sono venuti a stare gli ebrei immigrati dal Marocco. Popolazione numerosa, quella marocchina, diversa per l'aspetto, l'accento, il cibo, le credenze popolari. Minoranza riottosa, fiera delle proprie tradizioni e offesa nel sentirsi marginalizzata da un establishment israeliano tradizionalmente europeo. Nei decenni, la sua importanza politica è cresciuta sia nella creazione, proprio in questo quartiere, di un movimento chiamato né più né meno che "Pantere nere" - rivendicatori, violenti e disperati, della dignità "sefardita" (degli ebrei dei paesi arabi), poi tutti in un modo o nell'altro assorbiti in incarichi governativi che alcuni rivestono ancora oggi - sia in quanto tradizionale bacino elettorale della destra israeliana, a cominciare dal Menachem Begin negli anni '70.

Ma non vi preoccupate, da quartiere impoverito, marginale e riottoso, Musrara è diventato un dei luoghi più chiaramente in evoluzione di tutta la città. Il suo carattere di confine giova agli abitanti, anche se non manca di consolidare vecchi conflitti e crearne di nuovi. Innanzitutto, è ancora un quartiere "misto", ovvero esiste una Musrara araba, proprio sul crinale della Linea verde. Poi, è rimasto tradizionalmente marocchino, e dovreste sentire i profumi, di couscous e di "chamim", che escono dalla cucina delle mie vicine di casa alla vigilia dello shabbat e delle feste. Nel tempo, l'amministrazione municipale ha finanziato la ristrutturazione dei vecchi edifici, e ora vi abitano diversi artisti (fra cui non pochi musicisti), c'è una scuola di musica "orientale", ovvero araba, persiana e indiana, che sta proprio davanti alla finestra da dove vi scrivo, e una di fotografia. Ci sono asili, scuole, un campetto sportivo. Ci sono almeno due "yeshivot", scuole talmudiche piene di giovani (sia seri studiosi sefarditi, che chassidim che vengono dal vicino quartiere di Mea Shearim, che ex-hippies americani...), rumorose e un po' aliene rispetto al tutto, tranne quando gli allievi si sfidano a calcio il giovedì e noi tutti andiamo a guardare questi ragazzi atletici con kippah (copricapo) e tzitzit (frange rituali) che sporgono saltellanti da sotto le maglie delle squadre italiane. C'è anche un convento di suore salesiane, con tutte le scritte in italiano all'ingresso, e che sta proprio accanto a una delle scuole talmudiche di cui sopra...

Infine, Musrara è diventato luogo di residenza di diversi corrispondenti per la stampa estera: The Guardian, Los Angeles Times, e anche qualche italiano. Tutti giornalisti spesso assai avversi alla politica di Israele, che però si guardano bene dal risiedere oltre la Linea verde... Certo, per chi racconta la guerra, qui si è proprio a due passi da tutto, praticamente a Gerusalemme est, vicini alla Orient House e ai luoghi dei conflitti, eppure protetti dalla melting pot israeliana, società variegata e riottosa quanto si vuole (gli insulti tra ebrei e arabi, e tra ashkenaziti e sefarditi, non si sprecano nemmeno in queste stradine), ma più aperta, più vicina all'occidente, e più servita di infrastrutture, di tutto il resto del mondo che la circonda.

Cari saluti,
Francesco Spagnolo


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SCORZA D'ARANCIA
Controcronache da Gerusalemme

Ogni mercoledì, ore 22:55 circa, a Radiotre Suite

Radiotre Suite
mailto:radio3-suite@...
Tel. 063242841

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Libri – Approfondimenti a cura di Maria Antonietta

Verso Gerusalemme,

 

Fatiche e gioie di un vescovo nel cammino verso la città

 

Parla il Cardinale Martini:

“Come vive un vescovo le maledizioni e le benedizioni nel cammino verso la città?

Poiché sono nato in città,la città non mi ha mai fatto paura.Però ricordo una volta,ormai vescovo, in cui ho provato un sentimento di disagio.Era sera, tornavo a casa in macchina e vedevo le case venirmi come addosso,e in ogni casa tanti pesi da portare:litigi,frustrazioni,problemi, malattie, morti. Tutto questo mi dava un peso che mi schiacciava,avvertivo la città come una grande macchina di cui abbiamo perso le chiavi, un colosso che opera per conto suo, con le sue leggi intrinseche, spietate, in qualche modo insuperabili.

Penso che tale sentimento fosse anche degli autori biblici, a proposito di città come Babele, Sodoma, Gerico. Eppure, nella Scrittura c’è anche un’altra storia della città, quella che mi ha permesso fino ad ora di vivere con speranza in mezzo alle maledizioni, alle sofferenze, ai crucci,ai pesi della città..Infatti, a partire dall’uscita di Abramo dalla sua città,emerge nella Bibbia una dinamica contrapposta a quella di Babilonia, Sodoma e Gerico. Emerge, come dinamismo immesso nel cuore della storia e capace di farla progredire, quello di un’altra città,Gerusalemme. La meta del cammino umano non è né un giardino né la campagna,per quanto fertile e attraente, ma la città,una città in cui sono chiamati ad abitare tutti i popoli della terra. Una città ideale,splendente, luminosa, accogliente, aperta, capace di ospitalità, dove si attua finalmente il sogno millenario della umanità:lo shalom,la pace.

Per superare le maledizioni e le fatiche della città e per leggere dentro di essa la presenza di non poche benedizioni e gioie sincere,occorre avere davanti agli occhi se non una città ideale,almeno un ideale di città, nella quale ci siano spazi per l’azione dello Spirito.Spazi di silenzio e di ascolto ma anche spazi per il dialogo,in cui la gente si possa ritrovare per capirsi e scambiarsi i doni intellettuali e morali di cui nessuno è privo.Inoltre ci vogliono vie percorribili in tutti i sensi, cioè tutte quelle reti di relazioni che, se autentiche e profonde, raggiungono persone diverse per cultura,razza e confessione religiosa. Ancora: ci vogliono spazi per l’intercessione e l’ospitalità. Ospitalità a Dio e allo straniero sono realtà misteriosamente connesse lungo tutta la Scrittura e sono l’aspetto esteriore di quell’intercessione che presenta a Dio con amicizia ogni popolo della terra e si pone in mezzo ai contendenti per renderli meno ostili e, se possibile, amici.

E’ difficile vivere nella città, ma possiamo aiutarci l’un l’altro per camminare verso un ideale di città nel quale è bello vivere nell’attesa della Gerusalemme che viene.

 

 

Dal sito del WWF:

spain_galicia.gif

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Circa 240 tonnellate di di olio combustile pesante fuoriuscite dalla petroliera Prestige sono state rimosse lungo le coste spagnole, mentre oltre 120 sono state sversate in mare, formando 11-12 “strisce” che stanno tutte viaggiando in direzioni diverse. Una si trova a 2 miglia dalla costa, la seconda a 40 miglia mentre altre si stanno spostando a 130 miglia dalla costa nord-occidentale della Spagna. Tutto dipenderà dalla direzione che il vento prenderà nei prossimi giorni, ma già si teme che una di queste striscie raggiungerà di nuovo la Galizia durante il weekend aggiungendo altro inquinamento a quello che ha già invaso circa 300 chilometri di costa.


Oltre agli ingenti danni alla pesca, unica fonte di reddito per il 60% della popolazione locale, a forte rischio è proprio uno dei Santuari più importanti della costa spagnola, il Parco Marino delle Isole Atlantiche (Cíes, Ons, Sálvora e Cortegada), il primo della Galizia, istituito appena cinque mesi fa per la sua straordinaria ricchezza di fauna marina e terrestre. In una delle 4 isole, Cies, c’è anche la più grande colonia spagnola di gabbiano reale nordico.

 
Una Task Force del WWF sta lottando insieme alle altre squadre di volontari presenti sul luogo per recuperare le centinaia di uccelli marini colpiti dalla marea nera. 250 già gli esemplari raccolti, tra cui sule, marangoni dal ciuffo, varie specie di gabbiani. Tra gli esperti del WWF c’è anche una squadra altamente specializzata in interventi di questo tipo denominata “Operativo Ergos” con un’esperienza di lotta all’inquinamento e recupero della fauna fatta nel Golfo Persico, in Patagonia, in Galizia e nelle Isole Canarie. La squadra del WWF sta anche affiancando le autorità nelle operazioni di contenimento della marea nera.

 
“La presenza di volontari estremamente specializzati in questo momento è determinante per svolgere al meglio le operazioni di soccorso – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia – Un bellissimo segnale ci arriva anche dai cittadini italiani che a decine stanno già chiamando il WWF per offrirsi volontari, desiderosi di prestare aiuto alle squadre della Galizia”. Alle eventuali proposte, via telefono o e-mail, il WWF chiede di allegare i propri recapiti, le proprie specializzazioni e la disponibilità a coprire le spese del proprio viaggio

 

 

Notizie da ENI Ginevra

La libération d'un évêque colombien est accueillie avec joie, mais les perspectives de paix restent minces  

New York, le 21 novembre (ENI) - L'enlèvement, puis la libération d'un évêque colombien,  font de nouveau converger l'attention internationale sur la détérioration de la situation dans ce pays. L'évêque Jorge Enrique Jimenez Carvajal, de la ville de Zipaquira, et le prêtre Desiderio Orjuela ont été enlevés le 11 novembre par des inconnus, dans une zone rurale,  non loin de la capitale Bogota. Les deux hommes ont été libérés le 15 novembre par les forces colombiennes

 

Les Eglises indiennes font campagne contre le travail des enfants 

New Delhi, le 21 novembre (ENI) - Les responsables protestants et orthodoxes de l'Inde se sont associés à des organisations non gouvernementales (ONG) pour tenter de sensibiliser la population au grave problème du travail des enfants, question  trop longtemps négligée pas les Eglises, estiment-ils.

 

L'Eglise catholique, en France, part à la rencontre des artistes contemporains 

Paris, le 20 novembre (ENI) -  Avec la collaboration de l'historien d'art et galeriste américain Gilbert Brownstone, l'Eglise catholique mène, en France, une expérience originale de dialogue avec les artistes contemporains. Sur le thème "La chair et Dieu", le comité Arts cultures et foi, un service de l'Eglise, a publié  un livre (L'Eglise et l'art d'avant-garde, de la provocation au dialogue - La Chair et Dieu", Gilbert Brownstone et Monseigneur Albert Rouet, Albin Michel, 19 euros) et mis au point une galerie virtuelle sur internet présentant des *uvres d'avant-garde (http://arts-cultures.cef.fr), tandis que des rencontres et expositions ont lieu dans les régions. 

 

Un archevêque zimbabwéen demande aux Eglises sud-africaines d'exercer des pressions sur le président Mugabe  

Harare, le 20 novembre (ENI) - L'archevêque Pius Ncube, responsable de l'Eglise catholique romaine à Bulawayo, dans la province du Matabélé, a appelé les Eglises de l'Afrique du Sud à prier pour le changement au Zimbabwe et à exercer des pressions sur le président zimbabwéen, Robert Mugabe, pour qu'il cesse de s'en prendre à ses opposants.

 

L'Eglise catholique demande au gouvernement australien une exception pour des demandeurs d'asile timorais  

Sydney, le 19 novembre (ENI) - L'Eglise catholique australienne a demandé au gouvernement australien d'assouplir sa politique sur l'asile en faisant une exception pour les 1 800 Timorais, détenteurs de visas temporaires, qui avaient fui leur pays occupé par l'Indonésie.

 

Les chrétiens célèbrent leur unité et l'anniversaire de l'arrivée de saint Thomas en Inde 

New Delhi, le 19 novembre (ENI) - Trois grandes organisations chrétiennes indiennes se sont associées pour marquer l'unité chrétienne à Delhi ce dernier week-end, alors qu'à 3 000 kilomètres de la capitale, des chrétiens célébraient l'anniversaire de l'arrivée, il y a deux millénaires, du christianisme en Inde.

 

Da l’Espresso  on line:


In Argentina si muore di fame. Ma non di solo pane vive l’uomo
Alla loro nazione prostrata i vescovi non offrono ricette economiche, ma il Catechismo della fede cattolica. E Ratzinger dà loro ragione. Con un pensiero al conclave

 

 

Info da cliccare:


 
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Fédération Protestante de France : Dimanche 17 novembre, journée des Chrétiens persécutés dans le monde.
Un cri d'alarme vient d'être lancé par l'Union des libertés civiques en Inde pour dénoncer les persécutions ...
[Tout l'article] 3 réactions Source: News PressCliquez pour donner votre réaction Réagir

 

 


Les pasteurs anglicans interdits de jeans et de t-shirts.
L'Eglise anglicane a rejeté des propositions de sa frange libérale, qui souhaitait que les pasteurs puissent ...
[Tout l'article] 21 réactions Source: ReutersCliquez pour donner votre réaction Réagir

 

 

 

 

 

 

Da Nev - Roma

CHIESE CRISTIANE IN IRAQ: "PREGATE PER NOI E PER TUTTA LA POPOLAZIONE"

Il 22 novembre un appello dei cristiani per una giornata di preghiera per la pace

 

Roma (NEV), 20 novembre 2002 - Il vescovo iracheno Shlemon Warduni ha una sola risposta per chi gli chiede che cosa si possa fare per sostenere il popolo iracheno: "Pregate per noi". Di fronte alla possibilità di un'azione militare contro l'Iraq, i cristiani presenti nel paese lanciano un appello

per una preghiera di pace, il prossimo 22 novembre. Il vescovo Warduni, intervistato dall'agenzia ecumenica ENI, si augura che tutte le chiese e comunità di fede vorranno partecipare alla giornata convocata dalla sua chiesa, che segue l'antico rito caldeo, ma è unita con la Chiesa di Roma.

In Iraq ci sono 650.000 cristiani, meno del 3% della popolazione, in maggioranza musulmana. Il 70% dei cristiani iracheni sono appunto cattolici di rito caldeo. I cristiani presenti nel paese sono profondamente preoccupati per l'eventualità della guerra. Secondo l'arcivescovo ortodosso Gregorius Saleba di Mosul (Nord Iraq), "come cristiani siamo costantemente in pericolo"; appellandosi alle altre chiese cristiane presenti nel paese, egli aggiunge che bisognerà essere pronti a qualsiasi situazione di emergenza che si presenti nelle prossime settimane. Se inizia una guerra – è l'opinione del pastore Haitham Al Jazrawi, della Chiesa evangelica presbiteriana di Kirkuk, a nord del paese - cristiani e musulmani condivideranno la stessa sorte. "Come cristiani - afferma - non siamo separati dalla popolazione irachena. Qui l'Occidente rischia di distruggere tutto". Le relazioni fra cristiani e musulmani nel paese, per altro, vengono descritte in modo estremamente positivo. Chiese e moschee nelle città spesso si trovano nella stessa zona e non mancano reciproche visite fra le diverse comunità di fede.

Negli ultimi mesi vari organismi ecclesiastici ed ecumenici hanno unito le loro voci per condan-nare un'eventuale "guerra preventiva" all'Iraq. Fra questi, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e il Consiglio delle chiese cristiane del Medio Oriente (MECC), che di recente hanno concen-trato i loro interventi soprattutto sulla necessità di interrompere le sanzioni economiche che da più di un decennio devastano l'economia irachena. (nev/gu)

 

(NEV/BT) - Una conversione in massa dall'induismo al cristianesimo di decine di migliaia di Dalit (la casta indiana degli "intoccabili") entro la fine di dicembre. Lo annuncia il settimanale inglese "Baptist Times", spiegando che i leader Dalit intendono così protestare contro il sistema socio-religioso indù che per secoli li ha relegati senza speranze alla base del sistema sociale indiano.

 

GIORNATA DI DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO: IL 29 NOVEMBRE CHIESE E MOSCHEE

APERTE

L'adesione dell'Unione delle comunità islamiche (UCOII); iniziative locali in molte città italiane

 

Roma (NEV), 20 novembre 2002 - Manca poco più di una settimana al 29 novembre, ultimo venerdì del mese del Ramadan islamico, data scelta per celebrare la prima Giornata ecumenica per il dialogo cristiano-islamico. Fra i primi firmatari dell'Appello per l'istituzione della Giornata, il

presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Gianni Long. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le adesioni all' iniziativa, che vedrà in molte città italiane incontri interreligiosi per favorire la conoscenza e il dialogo fra cristianesimo e islam. Fra le importanti adesioni giunte negli ultimi giorni, quella dell'Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia (UCOII), che fra l'altro invita esplicitamente le comunità ad essa aderenti a farsi promotrici dell' iniziativa "moschee aperte": aprire le moschee nell'ultimo venerdì del digiuno per il Ramadan a tutti i cristiani che siano interessati a condividere momenti di spiritualità e "rompere insieme il digiuno". …

 

(NEV/ENI) - Per la prima volta le tre principali organizzazioni cristiane dell'India (il Consiglio nazionale delle chiese, la Chiesa cattolica e l'Alleanza evangelica) hanno organizzato insieme il "Festival cristiano" che si tiene annualmente a Dehli. un evento particolarmente significativo quest'

anno, che ha voluto ricordare l'arrivo in India di S.Tommaso avvenuto secondo la tradizione 1950 anni fa.

 

(NEV) - 115 anni di pubblicazioni per "Il Cristiano", mensile di edificazione e informazione, pubblicato dall'Associazione stampa pubblicazioni evangeliche (ASPE) e diretto da Paolo Moretti, che nel numero di novembre presenta studi biblici (R.McAtee, E.Coscia, R.Diprose), dialogo

con i lettori, Bibbia e cultura (D.Valente), testimonianze, una "Finestra su Israele" (A.Hornkohl) e notizie dalle chiese. Il Cristiano, via del Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari (AR).

 

(NEV/ME) - Aiutare chi non si trova a suo agio in una chiesa ma è cosciente della propria spiritualità: è l'obiettivo del nuovo sito Internet inglese www.church.co.uk : una "chiesa virtuale" rivolta in particolare ai giovani che vogliono approfondire il proprio rapporto con la Parola del Signore, informarsi e parlarne con altri coetanei di tutto il mondo.

 

(NEV/BT) - Non è ancora stato trasmesso ma è già motivo di grande dibattito (e di dure critiche) il documentario televisivo della BBC inglese "Mosè", che con grande uso di elaborazioni computerizzate spiega che il famoso episodio biblico del passaggio del Mar Rosso è stato in realtà dovuto alle conseguenze di una enorme eruzione vulcanica avvenuta sull'isola greca di Santorini nel 1500 a.C. Mobilitati tutti gli specialisti dell'Antico Testamento che contestano la datazione dell'episodio.

 

Per gentile concessione gratuita di ProtestInfo

 

Le rabbin Josy Eisenberg à Lausanne :
« Aucune religion n'a de vérité supérieure à imposer aux autres »
(12.11.2002)

Les religions, fauteuses de troubles et porteuses d'intolérance ? Producteur, réalisateur, scénariste - il a cosigné le film Les Aventures de Rabbi Jacob - et écrivain, le rabbin Josy Eisenberg a passé en revue hier soir à Lausanne les rapports qu'entretiennent les trois monothéismes à l'altérité et à la violence.

Invité par la Commission de coordination « Eglises et Judaïsme » créée en 1990 par l'Eglise réformée, l'Eglise catholique vaudoise et la Communauté israélite de Lausanne, cet orthodoxe atypique, adepte d'une foi moderne, a rappelé le problématique partage des origines entre les trois religions. « Quand trois enfants ont le même père, qui est l'enfant préféré ? » Ce partage difficile entre les trois monothéismes se réclamant du Dieu d'Abraham a entraîné tout au long de l'histoire des violences et des atrocités perpétrées au nom de Dieu, que les dérives islamistes ont cruellement ravivées aujourd'hui.
Josy Eisenberg a rappelé que chaque religion nouvellement apparue a cherché à imposer sa vérité et à prendre la place de celle qui la précédait. La première conquête de la Terre promise s'est faite comme toute guerre de conquête dans la violence et les massacres, au nom d'une injonction comminatoire qu'on trouve dans le texte biblique : « S'ils refusent de se soumettre, passez tous les mâles au fil de l'épée ». Ces concepts étaient, dans la Bible, strictement limités dans l'espace et le temps. Si par la suite, cette ardeur guerrière s'est apaisée, les imprécations contre les païens ne manquent pas dans la Torah et le Talmud.

Dialectique manichéenne
Si le Nouveau Testament se présente comme un évangile d'amour, il ne manque pas lui aussi d'imprécations et de menaces contre les impies menacés de brûler en enfer, qui ont inspiré tour à tour les croisades, l'inquisition, les guerres de religions. C'est ainsi que le christianisme organisé a maudit les tenants de la première religion pour n'avoir pas reconnu Jésus. Une dialectique manichéenne des deux premières religions a opposé le Dieu de Jésus au Dieu d'Israël. Le Coran n'est pas en reste, mélangeant subtilement tolérance et exécration. Une bonne partie des sourates vouent aux gémonies les païens, qualifiés d'infidèles, d'hypocrites et de corrompus, termes qui, de temps à autre, désignent également juifs et chrétiens,coupables, à leurs yeux, de n'avoir pas reconnu Mahomet.
Les religions abrahamiques portent en elles le virus de la haine d'autrui, estime le conférencier, qui couvre un large spectre d'effets pervers, depuis l'exécration jusqu'au massacre en passant par le mépris, l'exclusion, la diabolisation et la mise en place de boucs émissaires, censés canaliser toute violence.

Imprécations coraniques
Josy Eisenberg replace les imprécations coraniques dans leur contexte de guerre militaire et spirituelle menée par Mahomet pour imposer sa vision du monothéisme aux tribus païennes puis aux peuples du Livre qui ne voulaient pas se soumettre.
« On n'aime pas reconnaître ses dettes », constate l'orateur, qui souligne qu'il est urgent d'apprendre à partager les origines et le même Père, et de reconnaître les apports de chaque religion à la civilisation contemporaine. Pour Josy Eisenberg, ill est capital de communiquer, de dialoguer et d'accepter le pluralisme religieux, indispensable facteur de paix, dont le monde a bien besoin.

« Aucune religion n'a une vérité supérieure à imposer aux autres. » conclut-il après avoir rappelé qu'il n'y a pas, dans le judaïsme, de terre sainte, mais de terre de sainteté. Ce qui change toute la perspective.
(3720 signes)
(ProtestInfo/Nicole Métral)        

 

Dal sito www.evangelici.net:

 

16-Nov | Oltre 350 chiese obbligate a chiudere in Vietnam
Sab, 16 Nov 2002 alle 16:17.27

Verona (Porte Aperte) - E' attualmente in corso un'ondata di persecuzioni contro i cristiani delle tribù montane vietnamite. Dozzine di pastori sono stati arrestati o "spariti" e 354 chiese sono state chiuse nella sola provincia di Dak Lak (Vietnam centrale).

Dei rapporti, che ci sono pervenuti recentemente, confermano che dalla fine di settembre, 354 delle 412 chiese della provincia di Dak Lak, sono state chiuse. A metà ottobre si contavano circa 50 pastori ed anziani arrestati o scomparsi. Un cristiano della tribù Hmong di 36 anni è morto in seguito alle percosse ricevute dalla polizia. Si può facilmente prevedere che le 58 chiese ancora aperte saranno molto presto costrette a chiudere i battenti.

A febbraio del 2001, diverse migliaia di componenti delle tribù montane, manifestarono contro la confisca illegale delle loro terre a favore dei coloni vietnamiti. Chiedevano anche di poter vivere liberamente la loro fede. Molti dovettero fuggire nella foresta o rifugiarsi in Cambogia.

Dal 1975, non si era vista una persecuzione così violenta in Vietnam. Allora le chiese furono chiuse ed i loro pastori inviati nei campi di rieducazione per diversi anni.

08-Nov | Perù: Altri cristiani innocenti usciti di prigione
Ven, 8 Nov 2002 alle 15:45.02

Diciassette, fra uomini e donne, ingiustamente imprigionati in Perù sotto false accuse di terrorismo, hanno recuperato la libertà fra il 12 ed il 13 ottobre. Fra loro ci sono i tre evangelici: Darwin Julian Aquino Ortiz, Wilbert Apaza Vargas e Niger Gonzales Guerra. Il condono presidenziale accordato da Alejandro Toledo ha permesso il loro rilascio. Un quarto evangelico innocente, David Martin Espinoza Monge, era stato rilasciato dal carcere Castro Castro di Lima il 3 ottobre. Il fratello Espinoza ha ottenuto la libertà grazie a benefici legali accordati ai prigionieri che hanno scontato la metà della loro pena, dimostrando di tenere una buona condotta. Dei collaboratori di "Pace e Speranza" una associazione attiva nel fornire aiuto legale ai prigionieri falsamente accusati e detenuti nelle carceri del Perù, hanno fattivamente contribuito alla loro liberazione.

Wuille Ruiz, è un avvocato che collabora con Pace e Speranza, ha passato anch'egli alcuni anni in prigione senza alcuna colpa, a causa di false accuse. Commentando la liberazione di questi fratelli ha commentato: "Diamo grazie al Dio della vita e della giustizia per aver permesso la liberazione di questi fratelli. Noi continueremo a pregare e a lavorare in rappresentanza di questi cittadini, specialmente per i cristiani evangelici che si sentono ingiustamente condannati per crimini che non hanno mai commesso."

 

 

COLOMBIA: Le chiese accusate di riciclaggio di denaro
Dom, 3 Nov 2002 alle 19:43.11

Verona (Porte Aperte) I media nazionali colombiani hanno riportato, in alcuni articoli, che il ministro degli Interni Fernando Londoño stava avviando indagini per accertare che le congregazioni protestanti nel paese siano coinvolte nel riciclaggio di denaro, proveniente da traffici di stupefacenti. L'articolo citava anche il fatto che le investigazioni avrebbero potuto portare alla chiusura delle chiese. In rispostaa queste illazioni, Hector Pardo, presidente del Concilio Evangelico in Colombia (CEDECOL) ha inviato a Londoño una lettera nella quale ha offerto piena collaborazione nelle indagini.
Il ministro Londoño, che ha incontrato Pardo e nove altri rappresentanti del CEDECOL, ha detto loro che ai rapporti, sul lavaggio del denaro sporco, è stata data una esagerata risonanza dalla stampa.
Inoltre ha rassicurato i leader evangelici che le chiese che risulteranno non coinvolte in queste accuse, non dovranno temere alcuna restrizione dal governo.
"Prendo la sua parola come garanzia" ha detto il pastore Pardo alla fine del colloquio. "Lui è convinto che le chiese evangeliche sono chiese serie e non sono coinvolte nel riciclaggio di denaro sporco." Comunque altri leader hanno espresso dubbi sulle reali intenzioni del ministro. "Il governo sta facendo passi per minare la base morale dalle chiese," ha affermato Ricardo Esquivia, della Commissione dei Diritti Umani della CEDECOL.

 

India: Legge contro l'evangelizzazione
Sab, 26 Ott 2002 alle 11:27.33

Verona (Porte Aperte) Il governo di Tamil Nadu, lo stato indiano più conosciuto per le evangelizzazioni che vi svolgono i cristiani evangelici, ha emesso una legge contro le conversioni forzate.
Il divieto di "Conversioni forzate" promulgato dal governatore dello



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Gio 21 Nov 2002 9:29 pm

mauriziobenazzi
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Per l’amicizia cristiano-ebraica Orientamenti ecumenici 2° salmo della settimana: nr. 143 Preghiera di liberazione 2S 15:25-31; Sl 142; 25 Salmo di Davide. ...
Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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21 Nov 2002
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