Per l’amicizia cristiano-ebraica
Orientamenti ecumenici

Salmo della settimana nr. 126
Preghiera per la restaurazione d'Israele
Ed 1; Sl 85; Ap 7:9, ecc.; 2Cr 15:7
Canto dei pellegrinaggi.
Quando il SIGNORE fece tornare i reduci di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora spuntarono sorrisi sulle nostre labbra
e canti di gioia sulle nostre lingue.
Allora si diceva tra le nazioni:
«Il SIGNORE ha fatto cose grandi per loro».
Il SIGNORE ha fatto cose grandi per noi,
e noi siamo nella gioia.
SIGNORE, fa' tornare i nostri deportati,
come torrenti nel deserto del Neghev.
Quelli che seminano con lacrime,
mieteranno con canti di gioia.
Se ne va piangendo
colui che porta il seme da spargere,
ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni.
Orientamenti ecumenici è una newsletter non collegata direttamente a chiese o partiti politici; l’elenco degli iscritti è visionabile dagli aderenti stessi, i quali possono anche corrispondere privatamente fra loro, per il tramite del portale di Yahoo (in chat o tramite e-mail). Il moderatore ha disattivato la funzione di controllo delle iscrizioni alla ML, che rimane pertanto aperta e di fatto pubblica. Chiunque può invitare altre persone ad aderirvi o a ritrasmettere le notizie diffuse senza alcuna preventiva autorizzazione del moderatore ma con la sola indicazione della fonte di provenienza.
Chi non dovesse gradire queste regole può evidentemente annullare la propria iscrizione, seguendo la modalità riportata in ogni parte finale dei messaggi spediti.
Si vuol contrastare in questo modo il ricorso di altre ML a indirizzi elettronici fittizi, allo scopo di evidenziare numeri gonfiati di adesioni, ma anche ad evitare reazioni scomposte da parte di chi non desidera che il proprio nome sia qui evidenziato per altre ragioni.
Internet a mio avviso può essere anche un luogo di trasparenza e non solo una stupida rete digitale, ove ci si nasconde dietro pseudo e contenuti di non senso.
Sulla pubblicità di vini (ed altro) che appare da un po’ di tempo a questa parte sulle pagine web non sono purtroppo in grado di porvi rimedio, perché non dipende dalla mia volontà. Si ricorda solo che l’uso prolungato (oltre all’abuso) dell’alcool è nocivo alla salute non solo fisica.
Si segnala infine che nessun contributo volontario è giunto nel corso del 2002 e che quest’ iniziativa, che costa molto tempo ed anche denaro, è solo il frutto della gratuità evangelica.
Buona settimana.
Maurizio
Dalla ML della chiesa riformata di Grenoble
…Intéressé par les spiritualités non chrétiennes, j'ai été touché par ce texte de Swami Ramdas, et j'avais envie de le partager avec vous. Swami Ramdas est un sage hindou qui a vécu de 1884 à 1963, et qui connaît donc beaucoup d'aspects de notre monde contemporain. Il nous parle de la Bhakti, une des voies d'accomplissement spirituelle proposée au chercheur en Inde.
" Qu'est-ce que la bhakti? C'est un intense désir d'atteindre Dieu. Telle une flamme, la bhakti brûle sans vaciller dans notre coeur jusqu'à ce que nous soyons parvenus à Dieu. Ce désir nous possède d'une telle façon qu'il ne laisse plus en nous qu'une seule ambition : réaliser Dieu. Sans répit cette ardeur nous consume. Tel un feu, une véritable folie de Dieu s'empare de notre esprit; toutes nos énergies mentales et physiques sont exclusivement dirigées vers la possession de Dieu. Quand cette bhakti nous aura amenés en présence du plus cher but de notre vie et de notre lutte, nous aurons trouvé la paix une fois pour toutes, la demeure de la paix et du repos parfaits. Nous aurons alors réalisé la condition dans laquelle il ne nous restera plus de désirs non satisfaits. Nous serons un avec la Vérité suprême, l'existence qui est éternelle joie."
François M.
Si segnala questa settimana un interessante articolo apparso su Reforme francese alla pagina 2 a firma di Luc Beyer De Rike sul “Feuilleton antisémite” diffuso in Egitto, Siria, Irak, Yemen, Qatar, ecc. ecc. Sono poi stati pubblicati i nuovi numeri di Studi Fatti Ricerche e Qol, che contengono come sempre articoli interessanti su ebraismo, cristianesimo e dintorni.
I commenti e le prese di posizione avventista (da AdN)
Tra il dire e il fare
Nell’incalzare continuo delle notizie che si susseguono inesorabilmente, si rischia di perdere il senso delle cose. Ultimamente, nell’arco di quindici giorni, ci è capitato di assistere a due fatti veramente inusuali: giovedì 31 ottobre il papa Giovanni Paolo II ha avuto dal sindaco Veltroni la cittadinanza romana e giovedì 14 novembre è stato ricevuto, con tutti gli onori, a Montecitorio davanti a 800 deputati e senatori riuniti assieme per l’occasione. Pochissime defezioni.
Esattamente l’inverso era accaduto pochi giorni prima quando, nella stessa Camera, si erano ricordate le vittime innocenti del terremoto del Molise: l’aula era quasi vuota perché i deputati erano impegnati altrove.
Che cosa ha portato i parlamentari di destra e di sinistra a rimanere stipati, fermi per due ore senza potersi muovere dall’aula, giovedì 14 novembre? Non sono la coscienza di nessuno, ma sono sicura che essere dalla parte della Chiesa cattolica è considerato un vantaggio. Il potere del Papa non sta tanto in quello che dice o ha detto: tutti si sono precipitati a dire che nessuno osi strumentalizzare le sue parole per i propri fini… È l’autorità che viene conferita al rappresentante della Chiesa cattolica quello che, come cittadina e credente, mi preoccupa.
Enzo Biagi, in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera lo stesso giorno dello storico evento, scrive: “Se Gesù andava incontro ai lebbrosi, non capisco perché il Suo rappresentante debba stare fuori dal Parlamento. … L’Italia è, per definizione e anche nella sostanza, un Paese cattolico. Il Santo Padre va tra gli ‘onorevoli’ (il titolo non indica sempre dei meriti) eletti dai cittadini perché facciano giuste leggi e governino il Paese possibilmente accantonando il loro interesse e i loro affari”. Ognuna di queste frasi, nonostante il rispetto dovuto a questo grande giornalista, potrebbe essere messa in discussione. Anche Biagi talvolta si lascia coinvolgere da certi luoghi comuni.
I rappresentanti eletti dai cittadini italiani, dunque, non sono in grado di fare giuste leggi e governare il Paese senza seguire i propri interessi? Penso che questo sia vero, però so anche che nessuno è perfetto. O forse qualcuno ha il monopolio delle idee su quali siano le leggi giuste e sappia, da solo, governare bene tanto da dover insegnare tutto a tutti?
Mi sembra che anche la Chiesa cattolica abbia i suoi problemi. Non dimentichiamo gli scandali nazionali e internazionali che hanno coinvolto il Vaticano stesso.
Sta di fatto che assistiamo a una corsa sempre più partecipata di politici alla ricerca di una legittimazione da parte del Vaticano. Ma non era quello che accadeva nel Medioevo quando tutti coloro che volevano arrivare o mantenere il potere dovevano ossequiare l’autorità religiosa? Nel 1984, con la revisione del Concordato, si è sancita chiaramente la distinzione fra potere temporale e potere religioso. Lo Stato e la Chiesa sono due entità di pari dignità e valore. Ciascuno per conto suo esercita un potere nel proprio dominio. Quando dialogano debbono essere alla pari, non uno deve legittimare l’altro.
E intanto l’Italia ha perso un’altra opportunità per dimostrare di essere un Paese laico. Certo, il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, ha ribadito il concetto della laicità dello Stato, ma una cosa è il dire e un’altra il fare.
Dora Bognandi
Padova - Le Chiese evangeliche sulla visita del Papa in Parlamento
Le Chiese evangeliche di Padova (Chiesa Battista, Chiesa di Cristo, Chiesa Avventista del 7° giorno, Chiesa Luterana, Chiesa Metodista) il 20 novembre hanno inviato ai giornali la seguente lettera:
Le Chiese evangeliche presenti in Padova ritengono utile al dialogo con i fratelli cattolici le seguenti considerazioni sul recente invito del Pontefice romano al Parlamento italiano.
L’impostazione generale dell’intervento del fratello Giovanni Paolo II è stato recepito con piacere e condiviso dalle Comunità evangeliche di Padova: l’invito ad aiutare i deboli, a usare clemenza con i carcerati, l’insistenza sulla solidarietà come aiuto verso tutti, inclusi gli emigrati e coloro che hanno perso il posto di lavoro, sono elementi di un disegno a cui tutti, uomini e donne di qualsiasi fede, non possono che associarsi.
D’altra parte il discorso del Papa ha lasciato perplessa la maggioranza delle nostre comunità per il suo rifiuto del pluralismo sul piano etico. La polemica col relativismo toglie in concreto ogni spazio alla libertà, la sola in grado di garantire a tutti la possibilità di sentirsi in Italia a casa propria. Il sommesso timore è che le idee - anche quelle espresse dalle nostre comunità – si trovino a essere trattate come non degne di considerazione e di un proprio peso, salvo che rientrino negli schemi della curia vaticana e dei voleri del Papa. Sentir dire da una delle supreme cariche dello Stato che il Papa per i cattolici rappresenta l’erede di Cristo e per i non cattolici l’autorità morale indiscussa, non è per gli Evangelici affermazione accettabile. Un uomo, per quanto alta e potente sia la sua posizione, non sarà mai indiscusso.
Le Chiese evangeliche di Padova ritengono di dover affermare con forza che l’insegnamento morale cattolico non è il solo possibile baluardo alla indifferenza dei più. Anche la morale laica ha una sua valenza e un suo peso specifico. E con essa la morale evangelica, quella israelita, o la musulmana ed altre ancora.
Vi è poi la pretesa che l’Europa sia indotta a iscrivere nella sua Carta il richiamo alle radici cristiane, pretesa che non riteniamo accettabile. In realtà andrebbe fatto riferimento a una ricca pluralità di specifiche componenti che, interagendo, hanno contribuito alla formazione dell’Europa.
Un'ultima considerazione sulla forma, anch’essa non del tutto priva di importanza quando ha luogo nelle aule di uno Stato che si è spogliato di una propria confessione religiosa ed ha abbracciato la laicità. Tanti esponenti di questo nostro Stato hanno reso omaggio al Papa in atteggiamento di genuflessione. Ci saremmo aspettati e avremmo assai apprezzato un cerimoniale più sobrio, impostato laicamente anche nel saluto offerto dai parlamentari, i quali rappresentano tutti i cittadini italiani, atei o religiosi di qualunque fede essi siano. Il Papa sicuramente lo avrebbe accettato come sequela al modello biblico: “Cornelio gli andò incontro, e si gettò ai piedi. Ma Pietro lo rialzò dicendo: ‘Levati, anch'io sono uomo’ (Atti 10:26, trad.TILC).
Analisi del testo “Cristiani ed ebrei oggi” di Rolf Rendtorff – Editrice Claudiana
(questo lavoro di sintesi è pensato per Don Nicola di Milano)
L’autore del libro qui in esame è nato nel 1925 ed è professore emerito di Teologia dell’Antico Testamento ad Heildelberg e membro onorario del Council of the World Union of Jewish Studies di Gerusalemme.
Questo testo pubblicato in Germania nel 1998 ed in Italia l’anno dopo, inizia con la seguente domanda: “E’ possibile un dialogo? Approcci al dialogo cristiano-ebraico dopo la Shoah”.
Questo è l’interrogativo a cui si tentò di rispondere all’Accademia evangelica di Bad Boll nella Germania unificata il 9 novembre 1990, a distanza di 64 anni dalla notte dei cristalli. Notte in cui vennero distrutte circa 7.500 vetrine di negozi ebrei, centinaia di sinagoghe e si contarono circa 100 morti e 30.000 deportati nei lager nazisti. Una domanda che necessita anche di una precisazione: i cristiani non possono utilizzare lo stesso significato semantico attribuito dagli ebrei al termine “Shoah” (letteralmente disastro, catastrofe), poiché si tratta di un crimine di cui sono corresponsabili. E’ proprio questa considerazione, apparentemente solo linguista, che in realtà mette in discussione la nostra stessa attuale identità di cristiani, imponendoci una trasformazione radicale sia in termini personali che delle teologie a cui ci richiamiamo.
La distinzione infatti fra colpevoli e vittime non è stata in Germania dopo la guerra (ma potremmo aggiungere in tutta Europa) una fatto di cui si ebbe coscienza. Anzi! Nella confessione di peccato di Stoccarda dell’ottobre 1945 si parlava in effetti di una “solidarietà nel peccato”, e le personalità di primo piano della chiesa evangelica tedesca si accusano di “non aver confessato più coraggiosamente, pregato più fedelmente, creduto più gioiosamente e amato più ardentemente”. Il punto però è che non venne esplicitato in che cosa consistesse la colpa e in chi furono le vittime dei crimini avvenuti. Mentre molte chiese in occidente accolsero con favore quelle parole solo la chiesa riformata olandese constatò con amarezza: “E’ noto che il nazionalsocialismo, soprattutto con la guerra e con la sua dittatura lesiva di ogni libertà ha causato sofferenze indicibili all’Olanda, e sofferenze ancora maggiori al popolo di Israele, da cui nacque il nostro Salvatore”. Questo si sarebbe dovuto dire ma non fu detto. Né la chiesa evangelica di allora né quella cattolica percepirono infatti questa omissione. Straordinarie furono invece le parole di Reinhold Schneider allorquando affermava che “la chiesa allora avrebbe dovuto porsi da sorella a fianco della sinagoga. Il fatto che ciò non sia accaduto è determinante”.
Solo nell’agosto 1948 ad Amsterdam in occasione della seduta inaugurale del Consiglio Mondiale delle chiese (a cui tra l’altro non partecipavano i cattolici) si affermò che “l’antisemitismo è un peccato contro Dio e contro l’umanità”.
Solo molto più tardi nel tempo vi furono dei tentativi di dialogo in Germania tramite incontri pubblici. Dialoghi avvenuti soprattutto nel contesto del Sinodo della chiesa evangelica tedesca (EKD) e in piccoli circoli anche nel mondo cattolico. Si calcola concretamente che in Germania non più di 400 cristiani pongano al centro della loro identità cristiana i rapporti fra ebraismo e cristianesimo.
Non mancarono in quegli anni del dopoguerra (1948) affermazioni del Consiglio dei fratelli della EKD quali “L’elezione di Israele è (…) passata (…) alla chiesa”, e conseguentemente “l’ebreo” continua ad essere “il fratello che è nell’errore e che tuttavia è destinato ad approdare a Cristo”. Da qui ne deriva il compito della c.d. missione agli ebrei.
Bisognerà aspettare il termine dei lavori del Concilio Vaticano II (ottobre 1965) con la dichiarazione Nostra Aetate per leggere al quarto paragrafo “scrutando il mistero della chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo che lega spiritualmente il popolo del Nuovo Testamento con la stirpe di Abramo”.
Nulla però si disse sul rapporto da costruire fra popolo di Israele e cristiani.
Si fa comunque notare che l’esortazione affinché quanto fu commesso durante la Passione di Gesù non venga “imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi né agli ebrei del nostro tempo” determinò di fatto una revisione positiva della liturgia del venerdì santo.
Sul fronte evangelico il documento più significativo e importante su questi argomenti è invece la dichiarazione del Sinodo della chiesa renana del gennaio 1980, che avremo modo di analizzare la prossima volta.
Dibattito
«Non c¹è soluzione vicina La pace resta un miraggio»
Dibattito sulla crisi, studiosi delle due parti d¹accordo su un punto: a breve termine non c¹è via d¹uscita
MILANO - Per una volta non l¹artificiale «vogliamoci bene» tra pacifisti israeliani e palestinesi, ma il tentativo di mettere sul tavolo le rispettive differenze per spiegarle a un pubblico straniero. Questo il senso del convegno organizzato ieri al Teatro Grassi di Milano dalla Fondazione Corriere della Sera. Moderatore: Moni Ovadia. Un convegno per capire cosa andò male ai negoziati di Camp David nel luglio Duemila. Come mai si passò tanto rapidamente dal processo di pace alla guerra? E poi perché Arafat dette la luce verde al terrorismo? Perché gli israeliani continuarono a costruire colonie nel cuore della Cisgiordania? Sul podio relatori noti per chi si occupa di Medio Oriente. Per la parte israeliana gli storici e commentatori Tom Segev e Benny Morris. Per la palestinese il sociologo Salim Tamari e il parlamentare Nabil Amer. E una platea che ha registrato il tutto esaurito, almeno 600 persone a sedere, più una lunga fila.
Unico punto di accordo: per il momento la pace resta una chimera lontana. «Non esiste una vera soluzione definitiva della questione israelo-palestinese. Questo fu l¹errore dell¹ex premier laburista Ehud Baraq, quando a Camp David cercò di imporre a Arafat la "pace di tutte le paci". Questo conflitto al meglio si può amministrare, ma non risolvere definitivamente», ha spiegato Segev. «Almeno per i prossimi 5 mesi non vedo vie d¹uscita. Gli americani sono impegnati in Iraq. Gli israeliani invece sono assorbiti dalle elezioni del prossimo 28 gennaio», ha aggiunto Amer.
Morris ha accusato con decisione i palestinesi e in generale il mondo arabo di non aver mai abbandonato il vecchio piano di voler «ributtare gli ebrei a mare». «Sono uno di quegli israeliani che nel 1993 si era davvero illuso che si potesse arrivare alla pace», ha esordito per spiegare il suo mutamento da «colomba» a «falco». «Ma poi Arafat rifiutò il 95 per cento della Cisgiordania», ha aggiunto. Tamari ha tra l¹altro ricordato la «provocazione» della visita di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee nel settembre Duemila.
www.corriere.it - Su Corriere Online i video con gli interventi dei protagonisti del convegno
Lorenzo Cremonesi Corriere 23.11.02
Precisazione
Questa ML non ha dato spazio nei giorni scorsi alla notizia della candidatura laburista alle prossime elezioni israeliane: è una forma di “autocensura” (al fine di evitare qualsiasi ingerenza nella politica interna israeliana) che verrà mantenuta per tutta la durata della campagna elettorale in corso, sebbene è opportuno precisare, a scanso di equivoci e fraintendimenti (ad es. della ML “Italian honest reporting”, nella persona intestataria dell’indirizzo elettronico bereny@...), che le mie personali convinzioni (se a qualcuno interessano) sono a favore delle soluzioni di pace espresse proprio da quel partito che governa Haifa, dato al momento per perdente nei sondaggi sul voto.
Questa ML, contrariamente a Ihr, rimane aperta anche al sig. “Bereny”…
M.B.
Comunicati stampa di Amnesty International:
La Sezione Italiana di Amnesty International ha espresso la propria condanna per l'attentato suicida che oggi a Gerusalemme ha causato la morte di almeno 12 persone e il ferimento di oltre 40.
L'attentato, rivendicato dal movimento di resistenza islamica palestinese Hamas, e' avvenuto su un autobus di linea a bordo del quale viaggiava anche una scolaresca.
"Il fatto che tra le vittime vi siano molti studenti che si stavano recando a scuola" ha dichiarato Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International "e' l'ulteriore conferma di quanto denunciato da Amnesty International solo due giorni fa in occasione della Giornata internazionale dell'infanzia: i diritti umani dei minori, nella crisi che e' in atto in Israele, nei Territori Occupati e nelle zone amministrate dall'Autorita' Palestinese, non valgono nulla".
DIRITTO DI ASILO: RISOLTA L'EMERGENZA VISIBILE COME GESTIRE QUELLA INVISIBILE?
Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta' e Medici Senza Frontiere accolgono con soddisfazione la notizia, appena ricevuta dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma, che un riparo adeguato e' stato trovato per i 35 cittadini stranieri provenienti dal Congo, dalla Liberia e dalla Sierra Leone, che da piu' di 20 giorni dormivano sui marciapiedi della Stazione Termini, nonostante fossero titolari di un regolare permesso di soggiorno in quanto richiedenti asilo.
Alle segnalazioni sulla presenza di questo gruppo di cittadini stranieri e' seguita, nella giornata di ieri ed oggi, una mobilitazione di solidarieta'. Rappresentanti di Amnesty International, Consorzio
Italiano di Solidarieta' e Medici Senza Frontiere hanno fornito sacchi a pelo e trascorso la notte insieme ai richiedenti asilo. Durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina, le tre organizzazioni e un rappresentante dei richiedenti asilo hanno denunciato la precarieta' del sistema di accoglienza italiano e ribadito le preoccupazioni sulla perdurante assenza di una legge organica sul diritto di asilo.
"L'emergenza visibile dei 35 cittadini africani e' stata risolta - dichiara Marco Bertotto, Presidente di Amnesty International Italia - ma non e' un caso che in chiusura della conferenza stampa, questa
mattina, siamo stati contattati da altri dieci richiedenti asilo, provenienti dall'Eritrea e dall'Etiopia, con le stesse legittime pretese: un'accoglienza di dignita'. Chi dara' loro una risposta?".
"I 35 cittadini africani portano nel cuore di Roma la disperazione della repressione e degli abusi sui diritti umani, la quotidianita' della violenza legata ai conflitti dimenticati, nei loro paesi di origine. - afferma Nicoletta Dentico, Direttore Generale di Medici Senza Frontiere Italia - Arrivano in Italia e invece di trovare un'accoglienza civile, sono abbandonati all'indifferenza di chi sottovaluta la portata politica del fenomeno, smantellando l'unica iniziativa strutturata di accoglienza: il Programma Nazionale Asilo".
"La Finanziaria in discussione in Parlamento prevede il taglio delle spese degli enti locali, soggetti preposti dalla normativa italiana a farsi carico dell'accoglienza per i richiedenti asilo e per i rifugiati. - conclude Giulio Marcon, Presidente del Consorzio Italiano di Solidarieta' - Togliere fondi per l'accoglienza dei richiedenti asilo e' un chiaro segnale politico che contestiamo profondamente".
Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta' e Medici Senza Frontiere, impegnate nella campagna "Diritto di asilo: una questione di civilta'", continueranno a battersi affinche' l'Italia si doti al piu' presto di una normativa organica su questa materia, allineandosi cosi' agli altri paesi dell'Unione Europea, e predisponga strumenti adeguati per ricevere dignitosamente coloro a cui e' stata riconosciuta la titolarita' del diritto alla fuga.