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Riflessioni sul raduno per Israele   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #131 di 289 |

Orientamenti ecumenici

Alla ricerca di strade da percorrere insieme

 

 

Salmo della settimana: nr.85

 

Preghiera per la salvezza d'Israele

Ed 1-3; Sl 126

Al direttore del coro. Salmo dei figli di Core.

 

O SIGNORE, tu sei stato propizio alla tua terra,

hai ricondotto Giacobbe dalla deportazione.

Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,

hai cancellato tutti i suoi peccati. [Pausa]

 

Hai placato il tuo sdegno,

hai desistito dalla tua ira ardente.

Ristoraci, o Dio della nostra salvezza,

fa' cessare la tua indignazione contro di noi.

Sarai adirato con noi per sempre?

Prolungherai la tua ira d'età in età?

Non tornerai forse a darci la vita,

perché il tuo popolo possa gioire in te?

Mostraci la tua bontà, SIGNORE,

e concedici la tua salvezza.

 

Io ascolterò quel che dirà Dio, il SIGNORE:

egli parlerà di pace al suo popolo e ai suoi fedeli,

purché non ritornino ad agire da stolti!

Certo, la sua salvezza è vicina a quelli che lo temono,

perché la gloria abiti nel nostro paese.

La bontà e la verità si sono incontrate,

la giustizia e la pace si sono baciate.

La verità germoglia dalla terra

e la giustizia guarda dal cielo.

Anche il SIGNORE elargirà ogni bene

e la nostra terra produrrà il suo frutto.

La giustizia camminerà davanti a lui,

e seguirà la via dei suoi passi.

 

Signore, perdona alla tua chiesa la sua ricchezza in mezzo ai poveri, il suo timore davanti agli ingiusti, la sua ignavia davanti agli oppressi.

(Consiglio ecumenico delle chiese)

 

 

Ma che genere di amore è?

Appunti dal raduno per Israele di Loreto del 6-7-8 dicembre 2002

 

Il primo intervento ufficiale della Conferenza raduno per Israele del 7 dicembre è curato dal un insegnante, Mark Surey, ebreo convertitosi al movimento cristiano-messianico nonché pastore battista; la traduzione fornita era dall’inglese. Dopo essersi presentato come un figlio di genitori hippies, studente modello di un campus cattolico (ci cui si vanta per le solide basi religiose acquisite all’epoca), ex militante del movimento giovanile marxista, ecc. ecc. prende spunto da un versetto del libro dei Proverbi per confutare l’intero libro della Genesi. Ci informa che così come Gesù non è nato il 25 dicembre e non esiste il babbo natale (sigh),  lui ha desunto – ovviamente da un solo versetto della bibbia! -  che la Creazione è frutto dell’opera del Messia, individuato prima della creazione come un’ entità sapienziale onnipotente. 

Poco importa se la dottrina trinitaria scompare improvvisamente dallo scenario teologico cristiano,  nessuno pare infatti preoccuparsene o solo semplicemente accorgersene a Loreto. Al termine dell’intervento c’è addirittura chi parla dal microfono di illuminanti riflessioni, senza rendersi conto che la critica evangelical alla teologia liberale protestante (accusata di poca aderenza al testo biblico) si ritorceva contro gli stessi organizzatori del raduno. Sembrava infatti di ascoltare le parole del teologo nazista Vischer scritte nel 1934, in cui si negava l’esistenza del Dio creatore dell’Antico Testamento…

Il clima di confusione e sbandamento teologico si è inoltre accentuato coll’intervento del neopresidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, che, rivolgendosi polemicamente agli evangelici della FCEI, affermava che la Bibbia è la Parola di Dio! Ma quale è la Parola di Dio, mi domandavo io, visto che in quella circostanza emergeva chiaramente un’interpretazione biblica che di fatto negava l’esistenza stessa del Dio d’Israele.  Non è un caso se durante il dibattito serale ci si poneva perfino l’interrogativo se gli ebrei avessero un Dio e se – per caso – non finissero all’inferno visto che non riconoscevano in Gesù, il Messia. Guarda caso chi si interrogava su questi quesiti – sia pur in modo retorico - era il nipote di un importante ecclesiastico cattolico-romano, che durante il regime fascista perseguitava gli ebrei… “eredità di famiglia” potremmo dire.

La questione del mancato riconoscimento del Messia da parte degli ebrei è riemersa poi col successivo intervento del rev. Glashouwer, riformato olandese e presidente del ministerio “Friends for Israel” (pare riconosciuto anche dal governo israeliano!) il quale spiegava le vicissitudini anche più recenti del popolo ebraico coll’indurimento del loro cuore di fronte al Messia Gesù. Questo pastore non si ricorda probabilmente del racconto dei discepoli di Emmaus in Luca 24, ove quei discepoli di Gesù affermano “Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele”, attendendosi un Messia politico. E’ infatti solo il Risorto che spiegherà a loro che l’idea di Messia che avevano era sbagliata,  proponendogli la visione invece del Messia sofferente.

Come dire, se altri ebrei, che per di più non facevano parte della ristretta cerchia dei discepoli di Gesù, aspettavano anch’essi un simile Messia politico, pronti a riconoscere Gesù come tale, se avesse sgominato gli occupanti romani, li si dovrebbe forse rimproverare, se - dopo la morte in croce di Gesù - ritennero che quell’attesa messianica fosse fallita, proprio come i discepoli sulla via di Emmaus? Il riconoscere Gesù quale Messia è - in ultima analisi - una confessione post-pasquale della comunità cristiana e tale questione non rientra a ben vedere con gli ebrei, che non fanno parte di questa comunità.

Quello che è stato sconcertante ascoltare è la “solidarietà” di quest’associazione verso migliaia di ebrei della ex Unione sovietica: si offre loro un viaggio di solo andata in Israele (talvolta anche in navi cargo) in modo da “accelerare” il compimento degli ultimi tempi e portare Israele alla conversione cristiana definitiva: vi assicuro che la reazione avuta all’ascolto di quelle parole allucinanti  è stata di abbandonare l’aula. Pare - tra l’altro - che si intenda aprire una rappresentanza di “Friends for Israel” anche in Italia.

Era questo l’amore di cui sapevano parlare questi “fratelli” verso Israele? Possibile che il più importante e autorevole giornale israeliano come Ha-aretz, dia spazio a quest’associazione, senza rendersi conto delle finalità in realtà ben poco amichevoli? E’ informato inoltre il rabbino di Ancona circa i contenuti della predicazione di questi personaggi, che ha ricevuto in visita in Sinagoga il giorno successivo? Domande che forse rimarranno in  sospeso ma su cui è bene iniziare ad aprire una seria riflessione all’interno dell’intero mondo evangelico. Con urgenza!

C’è un tentativo - nemmeno troppo velato - di stravolgere la successione (storica e pratica direi) della storia della salvezza, in cui l’ebraismo precede il cristianesimo. Desidero ricordare che fu proprio l’apostolo Paolo che nella sua lettera ai Romani (11,16-18) paragonò il popolo ebraico ad un ulivo: “Se la radice è santa anche i rami sono santi”. Al lettore cristiano egli dice: “Tu che eri ulivo selvatico, sei stato innestato nell’ulivo e sei diventato partecipe della radice e della linfa dell’ulivo. Dunque non insuperbirti contro gli altri rami. Ma se ti insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te”.

Il falso biblicismo sbandierato da certi gruppi testimonia non solo un uso strumentale della Scrittura ma nega agli ebrei stessi la pretesa - del tutto legittima - di decidere in modo autonomo sul loro rapporto con questa Scrittura. Considerazione ovvia ma non scontata in moltissimi ambienti cristiani.

L’amore verso Israele urlato da questi gruppi appare allora per quello che è: solo una dichiarata simpatia politica nei confronti della destra politica e conservatrice di quel paese. Ma mi domando che genere di amore è?

E’ come se dichiarassi l’amore ad una persona, a cui nego la sua stessa identità.

Pleonastico forse precisare che il mattino dopo ero in partenza col primo treno per Milano.

 

Maurizio Benazzi

 

 

 

ROMA - Domenica 15, per il ciclo "Leggere la Bibbia oggi" a cura dell' Amicizia ebraico-cristiana, tavola rotonda con Paolo Ricca, Lea Sestrieri e Carlo Buzzetti. Alle 17 in via Pietro Cossa 40.

 

ROMA - Domenica 15, a cura del Segretariato attività ecumeniche, tavola rotonda su "Pluralismo religioso e convivenza multiculturale", con Amza Boccolini, Paolo Naso, Brunetto Salvarani. Alle 16 in via Don Orione 8.

 

ROMA - Martedì 17, presentazione del libro dello storico protestante Giorgio Spini "La strada della Liberazione". Alle 18 nell'aula magna della Facoltà valdese di teologia, via Pietro Cossa 40, con l'autore, Valdo Spini, Giorgio Ruffolo, Rosario Villari, Maria Bonafede e il presidente della Camera Pierferdinando Casini.

 

TELEVISIONE - Lunedì 16, alle 9,30 su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" manda in onda la replica del programma dedicato al tema dell'eutanasia: una riflessione etica sull'accanimento terapeutico, le terapie palliative e la possibilità di una legge in materia in Italia.

 

RADIO - Ogni domenica mattina, alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda una predicazione (15 dicembre, pastore Giuseppe Platone), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 

 

OCCHI DI GERUSALEMME

 

Mostra organizzata dal Comune di Roma dal 17 dicembre 2002 al 12 gennaio 2003

 

presso il Museo di Roma in Trastevere - Piazza S. Egidio, 1/b

 

Orario 9-18

 

Ingresso libero

 

INAUGURAZIONE:  Lunedi' 16 dicembre ore 12,30 - Ingresso Libero

 

 

 

 

 

CHE FINE HA FATTO LA FAMIGLIA AL-SAKHRI?

AMNESTY INTERNATIONAL, CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA' E  MEDICI SENZA FRONTIERE DENUNCIANO IL RIMPATRIO FORZATO DA MALPENSA DI UNA FAMIGLIA SIRIANA. "SONO SCOMPARSI E RISCHIANO LA  TORTURA".

 

Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta' e Medici senza Frontiere esprimono preoccupazione per la mancanza di sviluppi in relazione alla vicenda di una famiglia siriana, rimpatriata dalle autorita' italiane il 28 novembre, e di cui si e' persa ogni traccia. Il caso e' stato segnalato con urgenza al ministero degli Affari Esteri e a quello dell'Interno.

 

Muhammad Sa'id al-Sakhri, un ex oppositore politico del governo di Damasco, sua  moglie Maysun Lababidi e i loro quattro figli di eta' compresa tra 2 e 11 anni, sono arrivati all'aeroporto milanese di Malpensa il 23 novembre, provenienti da Baghdad - dove la coppia aveva vissuto in esilio per 11 anni - via Amman. All'arrivo in Italia  hanno presentato domanda di asilo. Le autorita' italiane hanno respinto la richiesta di asilo in modo del tutto sommario e, il 28 novembre, li hanno costretti a rimpatriare in Siria. Da allora non si hanno piu' loro notizie. Si teme che possano trovarsi in stato di detenzione in uno dei centri d'interrogatorio dei servizi segreti siriani, a Damasco, dove la tortura e' praticata regolarmente.

 

Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta' e Medici senza Frontiere,  impegnate nella campagna "Diritto di asilo: una questione di civilta'", sottolineano che l'Italia e' uno Stato parte della Convenzione relativa allo status dei rifugiati e della Convenzione contro la tortura e gli altri trattamenti o pene crudeli, inumani e degradanti, che proibiscono espressamente il rimpatrio forzato in circostanze del  genere.

 

Il rimpatrio forzato in Siria della famiglia al-Sakhri, senza un esame della richiesta di protezione nell'ambito di una procedura d'asilo equa, completa e soddisfacente,  rappresenta una violazione dei principio di non respingimento, vincolante per tutti gli Stati, che proibisce il rimpatrio forzato di una persona in un paese nel quale la sua vita o la sua liberta' sarebbero in pericolo.

 

Le tre associazioni sollecitano ulteriormente le autorita' italiane affinche'  intraprendano con la massima urgenza tutti i passi necessari per assicurare l'incolumita' e il pieno rispetto dei diritti di Muhammad Sa'id al-Sakhri e della sua famiglia e rinnovano la richiesta al Governo e al Parlamento di adoperarsi per dotare l'Italia di una legge specifica sul diritto di asilo, armonizzandosi alle altre normative europee.

 

 

Il commento avventista (da AdN):

Tano Grasso commenta la morte del giudice Caponnetto


… se ne è andato, quasi in punta di piedi, un uomo veramente grande della nostra nazione. Si tratta del giudice Antonino Caponnetto che è stato oggetto di grande ammirazione da parte nostra e anche di tanti italiani. Era un grande, perché, nei momenti più difficili della lotta alla mafia, ha chiesto di essere trasferito da Firenze a Palermo dove rimase cinque anni. Lì ha organizzato il lavoro mettendo in piedi, dopo l’assassinio di Rocco Chinnici, il pool antimafia di Falcone e Borsellino che istruì il primo maxiprocesso e dimostrò che la mafia si può combattere e anche sconfiggere. Ma lì accompagnò anche i corpi dei suoi due amici straziati dalle bombe. Le migliaia di persone giunte a Firenze per i suoi funerali testimoniano che la gente, quella per cui aveva operato, ha capito il suo esempio di onestà e coerenza. Aveva creduto nella giustizia, nei valori, nell’educazione.
Non c’era nessun esponente del governo al suo funerale, nemmeno un sottosegretario, e questo ha fatto amareggiare tanti, perché l’impegno civile di Caponnetto avrebbe meritato molta più riconoscenza e visibilità.
Il dott. Tano Grasso, consulente dei Comuni di Roma e Napoli per la lotta contro il racket e l’usura, con il quale la Chiesa avventista collabora attraverso la Fondazione Adventum, commentando la morte del giudice, in un’esclusiva intervista telefonica a noi concessa, così si esprime:
“Caponnetto è il simbolo della riscossa dell’Italia umiliata dalla mafia. Fu conosciuto dal grande pubblico nel ’92, dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio. Lo abbiamo visto durante i funerali portare le bare e confortare gli amici e i parenti. In quel momento il paese era in ginocchio, da un lato si addensavano le nubi di tangentopoli che rivelavano un sistema di corruzione capillare e diffuso: le indagini di “Mani pulite” facevano scoprire un paese privo di classe dirigente. Dal lato opposto dell’Italia, a Palermo, la mafia compiva quelle due terribili stragi il 23 maggio e il 19 luglio. Dopo quest’ultimo fatto, piangendo l’amico Borsellino, Caponnetto, davanti al palazzo di giustizia di Palermo, pronunciò quella frase terribile che arrivò all’ora di pranzo nelle case degli italiani: “È finita!”. Com’era possibile resistere a un attacco così violento, così impensabile, così inaudito come quello compiuto con quei due terribili gesti?! Com’era possibile pensare di ripartire?! Tutto sembrava crollare, ma proprio Caponnetto, con la sua vita di ogni giorno, da quel momento capovolse il senso di quella terribile affermazione e, proprio con lui, rinasce la speranza degli italiani, la possibilità di ripartire nel nome di Giovanni e Paolo. Caponnetto è colui che ridà credibilità allo Stato. Gira, giorno dopo giorno, le scuole d’Italia, parla agli studenti, spiega ai ragazzi che cosa è la mafia, racconta la sua esperienza, quella dei suoi amici, indica la via della legalità, della responsabilità personale. Gira l’Italia e ridà speranza a questo Paese. Se ne va dieci anni dopo, in un momento in cui forse, mai come oggi, sarebbe stato necessario avere un Caponnetto accanto, in un momento in cui la mafia è forte e comanda sul territorio mentre, dall’altro lato, da parte dello Stato, prevale indifferenza, stanchezza, sottovalutazione. Ma perché lo Stato non deve impegnare nulla in questo smemorato Paese? Addio, Nino, e grazie sempre”.


Dora Bognandi


 

Polonia – Pastore avventista prosciolto dopo 48 anni


È trascorso circa metà secolo dall’arresto e dalla condanna a un anno e mezzo di reclusione del pastore avventista Konrad Janyszka, a opera del regime stalinista, per crimini “contro lo Stato”, e finalmente la Corte Suprema polacca, dopo tre anni di riesame, ha annullato la sentenza emessa nel 1954.
Il past. Janyszka era stato accusato: di “diffondere false informazioni” che, secondo quanto è addotto come pretesto, miravano a “minare in maniera significativa gli interessi dello Stato polacco”; di proiezione pubblica di diapositive, che dovevano essere tutelate dalla censura statale e di possedere pubblicazioni usate dal clero avventista di nascosto dalle autorità statali. Konrad Janyszka, che oggi ha 79 anni e una salute che risente ancora di quel periodo di prigionia, dopo aver appreso la decisione della corte, si è inginocchiato e ha ringraziato Dio perché giustizia è stata fatta. Fu arrestato il 3 luglio del 1953, due settimane dopo la nascita della seconda figlia, non poté ricevere lettere dalla famiglia che ebbe il permesso di fargli visita una sola volta, gli fu proibito di tenere la Bibbia e fu continuamente ridicolizzato per l’osservanza del sabato. Quando arrivò in prigione, la prima cosa che fece fu quella di digiunare. “Pregai il Signore di sostenermi. E così è stato. Mi è stato sempre vicino e mi ha aiutato a sopportare tutto”, ha affermato Konrad Janyszka.
Janyszka fu rilasciato il 3 gennaio del 1955. Andrzej Sicinski, portavoce della Chiesa avventista polacca, riferisce che la Corte Suprema ha preso in considerazione la richiesta di annullamento del giudizio del 1954 e ha decretato che la sentenza rappresentava una palese violazione della legge da parte delle autorità del tempo.
La corte ha poi sentenziato che Janyszka aveva agito entro i parametri dei diritti garantiti per il libero esercizio della religione e della propria fede.
La traversia di Janyszka non fu un caso isolato di dura restrizione in quegli anni di comunismo polacco. Tutte le Chiese ne soffrirono le conseguenze, anche la Chiesa cattolica. Nel 1953 fu arrestato pure il cardinale cattolico Wyszynski. La repressione spinse le Chiese a operare di nascosto. L’anziano pastore avventista ricorda che sei mesi prima di essere rilasciato, fu informato che altri tre pastori avventisti erano stati arrestati, e si rese allora conto che non stavano combattendo solo contro di lui, ma contro l’intera Chiesa, contro la Chiesa di Cristo.


L’annullamento della corte è una delle tante riparazioni a favore dei gruppi religiosi da parte dello Stato polacco dopo la caduta del comunismo.


da Ann

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Da NEV - Roma

 

(NEV/MP) - Si è costituito ad Oslo, Norvegia, il Consiglio europeo dei leader religiosi. Nato su proposta della Conferenza mondiale delle religioni per la pace (WCRP), ne fanno parte 30 membri: cinque per ciascuna tradizione cristiana e religione (ortodossi, anglicani e protestanti, cattolici, musulmani, ebrei) ed un rappresentante per ognuna delle nuove presenze religiose in Europa (induismo, buddismo, baha'ì, sikh)."Come leader religiosi europei - si legge nella dichiarazione costitutiva - ci impegniamo a lavorare insieme per porre fine ai conflitti, per riaffermare la nostra

condanna del terrorismo, promuovere la giustizia e la convivenza pacifica fra i diversi popoli, religioni e tradizioni presenti in Europa".

 

 

CHIESE PROTESTANTI ED ORTODOSSE DISCUTONO DI ECCLESIOLOGIA

Consultazione promossa dalla Conferenza delle chiese europee e dalla Concordia di Leuenberg

 

Roma (NEV), 12 dicembre 2002 - Una consultazione sull'ecclesiologia (la branca della teologia che si occupa della natura e della costituzione della chiesa) si è svolta dal 28 novembre al 1° dicembre all'Accademia ortodossa di Creta (Grecia), sponsorizzata dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dalla Concordia di Leuenberg. Hanno preso parte all'incontro vescovi e teologi di chiese ortodosse, luterane, riformate ed unite appartenenti alla Concordia.

"Questa consultazione sull'ecclesiologia - affermano i partecipanti nel comunicato stampa conclusivo - è stata particolarmente significativa anche perché questi problemi non hanno mai ricevuto sufficiente attenzione in precedenti dialoghi fra la Chiesa ortodossa e le chiese della Riforma. La consultazione ha inteso anche offrire un contributo importante per la reciproca comprensione fra le chiese mentre l'Europa diventa sempre più unita". I partecipanti hanno preso in esame un documento della Concordia di Leuenberg del 1994, "La Chiesa di Gesù Cristo". Dalla discussione è emerso che mentre alcune questioni sono condivisibili fra protestanti ed ortodossi,

altre hanno bisogno di ulteriori chiarimenti o sono comunque oggetto di controversie. Fra le posizioni condivise c'è senz'altro il fondamento trinitario della Chiesa e il suo carattere apostolico. I partecipanti hanno anche affermato che superare le reciproche condanne dottrinali è un prerequisito indispensabile per l'unità della chiesa. "La questione dell' ecclesiologia - afferma Viorel Ionita della KEK - è uno dei punti centrali per il movimento ecumenico oggi. Solo chiarificando la reciproca comprensione dell'essere chiesa e riconoscendo le altre chiese come vere chiese in Gesù Cristo, le comunità cristiane potranno superare ogni forma di confessionalismo. La consultazione di Creta è stata un passo in questa direzione". Per il segretario generale della KEK, il pastore Keith Clements, che ha anche partecipato alla consultazione, questo appuntamento è stato "l' inizio di un nuovo ed incoraggiante viaggio per il dialogo fra protestanti ed ortodossi". (nev/gu)

 

(NEV/ENI) - 80 mila profughi e un numero imprecisato di morti è il tragico bilancio di uno strano conflitto in atto nella regione dai labili confini tra Kenya e Uganda. La violenza, ormai endemica, è generata dal sistematico e reciproco furto di bestiame che le etnie interessate praticano da oltre 10

anni. Un tentativo per risolvere il conflitto è stato ora messo a punto congiuntamente dal Consiglio nazionale delle chiese del Kenya e dal Consiglio unito delle chiese dell'Uganda che hanno varato un piano annuale di distribuzione di cibo e medicinali come primo passo verso la pacificazione della regione.

 

(NEV/EP) - "Nel nostro quotidiano lavoro pastorale siamo chiamati a confrontarci non solo con il Dio della chiesa ma anche con il Dio del mondo" : con questa affermazione è stata aperta martedì scorso a Buenos Aires la "Giornata del Movimento ecumenico per i diritti umani". Significativa per il contesto in cui si è svolta la Giornata, è la dichiarazione che "le chiese ritengono che la salvaguardia dei diritti umani è parte integrante del messaggio dell'Evangelo che chiama alla difesa della dignità degli ultimi del mondo".

 

PER UNA INFORMAZIONE RELIGIOSA AL PLURALE

di Gianni Long * (NEV)

 

Dal 9 all'11 dicembre si è svolto a Roma un Convegno sul tema "Pluralismo religioso e mass media - L'Italia e l'Europa" , promosso dal Servizio stampa radio e televisione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Il presidente FCEI Gianni Long offre una valutazione dell'incontro, che ha visto un denso confronto fra giornalisti, intellettuali, docenti universitari, sulla necessità di "dare visibilità al mosaico di tradizioni religiose" presenti nel paese.

 

Non è semplice per una minoranza religiosa misurarsi con il tema del pluralismo nel sistema dell'informazione. Da una parte, infatti, come evangelici ci sentiamo spinti ad assumere toni polemici, necessariamente tesi a denunciare l'omologazione alla voce della maggioranza confessionale di questo paese. E non è un rischio teorico. Basta sfogliare i giornali e guardare con occhio vigile la programmazione televisiva per verificare che l'informazione religiosa sostanzialmente coincide con quella cattolica la quale, a sua volta, coincide con quella vaticana. Insomma per la massima parte dei media italiani parlare di fede e di religione equivale a parlare del papa. Se questa valutazione fosse vera fino in fondo e senza eccezione, lo spazio di comunicazione che si apre alle confessioni di fede non cattoliche, sarebbe davvero poca cosa. Il Convegno promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, in gran parte ha confermato questa ipotesi. Dati alla mano risulta vero che il sistema della comunicazione religiosa in Italia è ancora centrato sul vertice della Chiesa di Roma, incapace di cogliere due dati pure assolutamente evidenti: da una parte l'articolazione interna al mondo cattolico e la crescita di fermenti e spinte assai distanti dalla strategia ufficiale e di vertice; dall'altra il crescente pluralismo religioso che si esprime anche all'interno della società italiana. I tempi dell'Italia naturalmente "cattolica" sono insomma finiti sia perché il cattolicesimo si esprime in forme differenziate e talvolta divaricate tra loro; sia perché l'Italia appare un paese in gran parte secolarizzato; sia perché è sempre più visibile la presenza di diverse comunità di fede, musulmani ed ebrei, evangelici ed ortodossi, induisti e buddisti. Insomma un mosaico sempre più visibile di tradizioni religiose, di forme di spiritualità e di luoghi di culto. Il fatto che ancora non vi sia un pieno riconoscimento giuridico di questa pluralità - né attraverso lo strumento delle intese né per mezzo di una legge organica sulla libertà di culto - non è una scusante, semmai un'aggravante per un sistema politico disattento ed incapace di cogliere questa rilevante novità culturale della società italiana, resa ancora più evidente dal quadro europeo.

Ma parlando di pluralismo nel sistema dell'informazione, insieme al rischio della polemica - pure necessaria - vi è quello del pessimismo, di una visione tutta in negativo, incapace di cogliere quei segnali che pure si esprimono sia nella società italiana che nello specifico campo dei media. Il Convegno è stato promosso, oltre che dalla FCEI, da due istituzioni accademiche - il Corso di laurea in Scienze storico religiose e la Facoltà di Sociologia della "Sapienza " di Roma e dalle testate "Confronti" e  "Jesus"; al convegno, inoltre - tre giorni di confronto intenso e serrato - hanno partecipato oltre cento persone e oltre venti qualificati relatori, in massima parte non evangelici. Sono segni di un interesse non superficiale, di una attenzione nuova che si esprime sia nel campo culturale ed accademico che in quello della comunicazione di massa. Di fronte a questi dati il bicchiere non è solo "mezzo vuoto": rileviamo infatti degli elementi di novità che si esprimono nello spazio al pluralismo confessionale offerto da alcuni organi di stampa, in una evoluzione dell'informazione religiosa e nelle attenzioni ecumeniche e interreligiose della stessa stampa cattolica. Un dato ancora più significativo quando si consideri che il convegno è stato sostenuto dalla Commissione europea.

Insomma siamo di fronte a un quadro in chiaroscuro, nel quale antichi ritardi culturali e politici della società italiana, incapace di cogliere tutte le implicazioni di un quadro religioso sempre più complesso e pluralista, si confondono con nuove aperture e alcune coraggiose innovazioni anche nel campo della comunicazione di massa.

Questo il convegno ci ha detto, invitandoci ed essere vigili ed a richiamare con forza principi di laicità e pluralismo; ma ci ha anche confermato che non siamo all'anno zero e che, tanto più in un quadro sempre più globale ed europeo, c'è spazio per un'informazione religiosa al plurale. Un'opportunità ed una sfida al tempo stesso.

 

* Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Da ENI – Ginevra:

 

L'Alliance oecuménique "agir ensemble" lance une campagne pour changer les règles commerciales 

Genève, le 13 décembre (ENI) - L'Alliance oecuménique "agir ensemble", qui représente des centaines de milliers de chrétiens dans le monde, vient de lancer une campagne de trois ans en faveur de pratiques commerciales "justes" et des droits de la personne. La campagne lancée sur le thème "le commerce doit servir les personnes et non les asservir" vise à assurer que les droits de l'homme et la protection de l'environnement sont des critères essentiels dans les ententes commerciales et les accords économiques.

 

Les Eglises canadiennes se félicitent du refus de la Cour suprême d'accorder un brevet pour une souris génétiquement modifiée 

Vancouver, le 12 décembre (ENI) - La Cour suprême du Canada a pris une décision historique en refusant à l'université américaine de Harvard l'obtention d'un brevet pour une souris génétiquement modifiée à des fins de recherche médicale. Le jugement, qui met fin à une bataille juridique de 17 ans, est une victoire pour les Eglises qui ont toujours soutenu que breveter la souris revenait à transformer des êtres vivants en propriété intellectuelle.

 

Les Eglises hongroises critiquent un projet visant à libéraliser la législation sur les stupéfiants 

Varsovie, le 12 décembre (ENI) - Les responsables d'Eglise de Hongrie ont condamné le projet du gouvernement de ne plus infliger d'amendes pour la possession de petites quantités de cannabis et d'autres drogues "douces". Le projet de loi a été soumis une première fois au Parlement à la fin novembre et il devrait être de nouveau débattu au début de l'an prochain.

 

Da Adistanews:

 

LE NOTIZIE IN CHIARO:

-          Troppo "disordinati" per essere ordinati. Mai pii preti gay

Leggi qui: www.adista.it/numeri/adista02/adi89/adi89-preti_gay.htm

 

 

- Parere della Congregazione per il Culto Divino sull'ordinazione delle persone omosessuali

-          Questo si che è "fumo di Satana" - di Gianni Geraci

 

-          I vescovi spagnoli condannano il nazionalismo. Ma solo quello basco

Leggi qui: www.adista.it/numeri/adista02/adi89/adi89-vescovispa.htm

 

 

 



Sab 14 Dic 2002 4:03 pm

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
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