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Dossier informativo sul pluralismo religioso   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #132 di 289 |
Quest’anno per Natale regalati un mondo nuovo: aderisci ad Amnesty
International come socio attivo e partecipa alle campagne per la difesa dei
diritti umani e contro la pena di morte… c’è bisogno di persone che si diano
da fare con fax, e-mail, incontri di educazione nelle scuole, ecc. C’è
bisogno insomma di te! Che cosa aspetti? Contatta il gruppo a te più vicino
visitando il sito italiano.



Orientamenti ecumenici

Per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato







Da benigne potenze miracolosamente protetti, aspettiamo consolati quello che
verrà. Dio è con noi la sera e la mattina, e certamente ogni giorno nuovo.

(Dietrich Bonhoeffer)





Cristiani e ebrei oggi

Analisi del testo di Rolf Rendtorff – Claudiana editrice



(Terza parte)



Il sinodo regionale della chiesa evangelico-luterana della Baviera il 23
aprile 1997 approvava il seguente documento, in riferimento alla costruzione
di un nuovo rapporto fra ebrei e cristiani:

“Cristiani ed ebrei hanno nella loro fede radici comuni. A lungo noi
cristiani lo abbiamo dimenticato e abbiamo messo in evidenza soltanto le
differenze rispetto agli ebrei. Così abbiamo compreso sempre meno le radici
della nostra fede cristiana. Grazie alla ricerca storica e teologica, negli
anni passati, abbiamo aperti gli occhi sugli elementi di vincolo, e di
comunione nella Bibbia e nella fede di cristiani ed ebrei. In questa presa
di coscienza vi è per noi l’opportunità di comprendere meglio la nostra fede
cristiana e di avviarci a un nuovo rapporto di comunione fra cristiani e
ebrei. Si tratta ora di scoprire gli elementi comuni e quelli propri, di
verificare la validità di ciò che ci separa e di incontrarci su nuove basi.
In questo modo cristiani ed ebrei, dopo una secolare storia di alienazione,
potranno inaugurare un nuovo rapporto, che permetta tolleranza, comprensione
e rispetto reciproco”.



Fu un segnale di svolta assai importante che viene approfondito nei
dettagli.



L’autore riguardo alla successione della storia della salvezza (in cui l’
ebraismo precede il cristianesimo) ricorda che tale successione è voluta da
Dio. Infatti al principio della storia di Dio con l’umanità vi è l’elezione
di Abramo, in cui Dio, tra tutti i popoli della terra, si è scelto un uomo e
per suo tramite un popolo. Solo grazie a questo popolo, ai suoi profeti e
alle sue Scritture, il resto dell’umanità è venuto a conoscenza delle
esperienze e cognizioni fondamentali su Dio, sul suo rapporto con gli uomini
e sul rapporto degli uomini con lui. Solo su questo fondamento, e cioè: solo
sulla sequela di Israele, gli altri popoli entreranno, e anche noi entreremo
nella storia di Dio con l’umanità.



Nel racconto del primo discorso di Dio ad Abramo in Genesi 12, Dio dice “In
te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (o come si suggerisce in
altre traduzioni : in te si benediranno reciprocamente…). Israele è dunque
“luce delle nazioni”, così che la salvezza di Dio giunga “fino alle
estremità della terra”, come affermava il profeta Isaia in 49,6.

Nella storia della nascita di Gesù nel Vangelo di Luca è detto che il
vecchio Simeone, quando nel tempio prese in braccio il bambino Gesù, citò
proprio questi versetti:



Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo

Secondo la tua parola;

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

che hai preparata dinanzi a tutti i popoli

per essere luce da illuminare le genti

e gloria del tuo popolo Israele.



Ci rendiamo conto che senza l’attesa di Israele, il nuovo testamento sarebbe
stato del tutto incomprensibile oltre che indicibile. Pensiamo poi al fatto
che i dieci comandamenti sono contenuti solo nell’antico testamento, ove
costituiscono il fulcro della Rivelazione della Torah sul Sinai. Essi sono
il fondamento dell’etica (delle etiche è più corretto affermare)
cristiana/e.

Lo stesso comandamento cristiano dell’amore del prossimo si trova nell’A.T.
(ma sarebbe meglio cancellare questa pessima espressione cristiana e parlare
semplicemente di Scrittura ebraica), al centro del terzo libro di Mosè, il
libro del levitico, che a tanti cristiani appare così particolarmente
“giudaico”.

E’ Gesù che collega questo comandamento di levitico 19 con la principale
confessione di fede ebraica tratta dal Deuteronomio 6,4 ss:

“Ascolta Israele: il SIGNORE, nostro Dio, è l’unico Signore: Ama dunque il
SIGNORE Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la
mente tua, e con tutta la forza tua. Il secondo è questo: Ama il tuo
prossimo come te stesso. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di
questi”



Gesù mostra che il comandamento dell’amore del prossimo è il fulcro della
fede e della professione ebraica.

A chi sostiene che il Dio dell’ebraismo è un Dio di vendetta Paolo, il
rabbino Paolo, nella lettera ai Romani riprende i cristiani e li esorta a
vivere in pace gli uni con gli altri “Non fate le vostre vendette, miei
cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto “A me la
vendetta: io darò la retribuzione”, dice il SIGNORE, citando Deuteronomio
32,35. Il nocciolo è che non bisogna vendicarsi da soli, ma lasciare a Dio
la retribuzione e Paolo riesce in questo intento solo citando la Bibbia di
Israele. La bibbia sua e di tutti i cristiani di allora. E ancora oggi
continuiamo ad attingere ad essa quale fonte inesauribile di speranza per
tutti i popoli.





Dall'Associazione Italia-Israele:



LUNEDI' 23 DICEMBRE ALLE ORE 11,00 PRESSO LA SALA DEL CARROCCIO IN
CAMPIDOGLIO, ROMA,



all'incontro con i rappresentanti dell¹Associazione dei Familiari delle
Vittime Israelo-Palestinesi ³Parents¹ Circle", alla presenza del Sindaco di
Roma Walter Veltroni.



Parents¹ Circle è un¹associazione non-profit, fondata nel 1995 da Yizhak
Frankental, a seguito del rapimento e dell¹uccisione di suo figlio Arik, da
parte di Hamas, nel 1994.

Parents¹ Circle rappresenta un gruppo di genitori di famiglie che hanno
perso i loro cari a seguito del conflitto Israelo-Palestinese.



Parents¹ Circle ha promosso il Forum per la Pace dei Familiari delle vittime
Israelo-Palestinesi, che raggruppa oltre 200 famiglie israeliane e oltre 190
famiglie palestinesi.

Tutte le famiglie hanno accettato i principi e gli obiettivi del Forum e
Yitzhak Frankental come Presidente.



I principi del Forum



Preferire la pace ed il negoziato quali strumenti per conseguire le
legittime aspirazioni degli Israeliani e dei Palestinesi.

Promuovere la dignità degli individui, la loro libertà, il loro benessere,
la loro sicurezza e la loro prosperità, prima di altri valori, quale quello
territoriale.

Lottare per la riconciliazione e per una pace durevole tra Israeliani e
Palestinesi.





L'incontro rientra fra le iniziative dell'Ufficio per la Pace a Gerusalemme
del Comune di Roma, che ha deciso di sostenere la campagna di informazione e
sensibilizzazione ³Hello, Shalom ­ Stop shooting, start talking² promossa
dal Forum per la Pace del Parents¹ Circle.





Preghiera d’ intercessione per Daniela e Karl

Si tratta di una coppia interconfessionale, lei italiana cattolica e lui
tedesco riformato, che abitano da molti anni in Ticino ed hanno due figli
stupendi. Da molti mesi a questa parte vi è purtroppo un’oggettiva
difficoltà a trovare lavoro anche in Svizzera. Ho promesso a Lei, quale
sincero augurio di Natale, che li avremmo aiutati con una preghiera.
Ricordatevene stasera, grazie a tutte e a tutti.







Pubblicità sulla newsletter Gratis.it



Giovedì 19 dicembre più di 33.000 lettori della newsletter Gratis.it
riceveranno il seguente messaggio:



Orientamenti ecumenici: ML di amicizia ebraico-cristiana

http://it.groups.yahoo.com/group/orientamentiecumenici/



Orientamenti ecumenici dal 1999 è una ML di amicizia ebraico-cristiana
interdenominazionale. Diffonde una newsletter elettronica informativa e
formativa gratuita, inviata a cristiani in dialogo di diverse chiese,
appartenenti a diverse nazionalità, che hanno in comune il desiderio di
camminare insieme sui difficili sentieri dell'ecumenismo. Nella prospettiva
del sacerdozio universale dei credenti ci si interroga tra l'altro su come
vivere la Fede e promuovere la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del
creato. La newsletter non è finanziata da chiese o partiti politici ed è
aperta a interventi scritti dall'ebraismo; è richiedibile sul sito o a
mauriziobenazzi@...



Il costo dell’operazione per questo genere di propaganda è di circa 120
Euro. Ti sarei grato se volessi comunicarmi la tua disponibilità per
accollarti una quota parte di spesa.

Un cordiale shalom.

Maurizio Benazzi





Nasce “libera uscita”

Associazione che mira a legalizzare l’eutanasia. Visita il sito
www.liberauscita.it

“Nessuno può essere costretto a vivere la morte”

Indro Montanelli





PLURALISMO RELIGIOSO E MASS MEDIA/1. DIALOGO E CONFLITTO DOPO L'11 SETTEMBRE

Dal 9 all'11 dicembre un convegno promosso dalla Federazione delle chiese
evangeliche



Roma (NEV), 12 dicembre 2002 - Sul tema "Pluralismo religioso e mass media"
si sono confrontati dal 9 all'11 dicembre giornalisti ed operatori dell'
informazione religiosa, durante un convegno promosso a Roma dalla
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) in collaborazione con

altre istituzioni e testate giornalistiche: la Facoltà valdese di teologia
di Roma, il Corso di laurea in Scienze storico-religiose dell'Università La
Sapienza, la Facoltà di Scienze della Comunicazione della medesima
università e le riviste "Jesus" e "Confronti". Il convegno, realizzato con
il contributo della Commissione europea, ha proposto un ampio ventaglio di
interventi dall'Italia e dall'estero (circa una ventina i relatori),
preceduti da un pomeriggio dedicato alla visita di alcune realtà religiose
radicate a Roma e in Italia: dal tempio valdese di piazza Cavour, dove i
partecipanti sono stati accolti dalla pastora Maria Bonafede che ha
illustrato i capisaldi della storia valdese, alla Grande Moschea, inaugurata
nel 1995, all'Istituto buddista Samantabhadra, che aderisce all'Unione

buddista italiana e a cui fanno capo 400 fedeli a Roma, alla Chiesa
ortodossa etiope sita in via Cavour: antica chiesa cristiana, fondata nel
400, 10.000 membri a Roma, 30.000 in Italia. La prima giornata del convegno
si è configurata quindi come un piccolo itinerario di visita e conoscenza di

alcune significative tradizioni religiose profondamente radicate nel nostro
paese.

Sul tema "Le religioni nei media. Dialogo e conflitto dopo l'11 settembre"
alcuni ospiti italiani ed internazionali hanno aperto la seconda giornata
del convegno: di fronte ai nuovi conflitti - anche simbolici – innescati
dagli attentati dell'11 settembre, la dimensione religiosa assume un peso

che sarebbe ingenuo ignorare. Per Gianna Urizio, regista della rubrica
"Protestantesimo" (RAI DUE) e presidente europea dell'Associazione mondiale
per la comunicazione cristiana (WACC), in questo contesto i media stanno
agendo su un doppio binario: da un lato valorizzano luoghi e momenti di
dialogo (fra culture, fra religioni ecc.), ma anche, in modo subliminale,
favoriscono una rappresentazione negativa dell'altro, a volte attraverso il
linguaggio non verbale e altamente simbolico delle immagini: è ciò che
avviene ad esempio, in modo tipico, nel caso degli immigrati di fede
musulmana. Proprio la forza determinante del simbolo, nella rappresentazione
mediatica dell'altro (con la sua cultura e religione), è stata sottolineata
anche da Randy Nailor, canadese, segretario generale della WACC, che ha
offerto una panoramica della "geografia del pluralismo religioso" in molte
aree del mondo (dalla Malesia al Messico al Canada all'Italia, alla Gran

Bretagna) e delle derive fondamentaliste connesse alla tragedia dell'11
settembre. "Riconoscere dignità all'altro - ha detto a conclusone del suo
intervento -, prendere tempo per creare spazi per ascoltarsi reciprocamente:
sono questi alcuni dei presupposti per mettere in atto una comunicazione che
crei comunità, partecipazione, che liberi e sostenga le diverse culture e
sappia essere profetica".

Il giornalista e pastore protestante Jean Luc Mouton, caporedattore della
sezione politica de "La Croix" (giornale cattolico francese), ha offerto una
originale lettura della situazione europea e in particolare di quella della
Francia: paese dove, nonostante la radicata tradizione laica e una realtà

religiosa e culturale plurale, non sembra esserci in questo momento una
lucida visione e rappresentazione pluralistica da parte dei media.

Significativo il dibattito attuale sulla possibilità di introdurre nelle
scuole pubbliche un insegnamento religioso in chiave laica e non
confessionale (è dei mesi scorsi la discussione sul "Dossier Debray" sull'
insegnamento della religione). La discussione resta segnata, secondo Mouton,
dal fatto che l'idea stessa di laicità in Francia si sviluppa in modo
conflittuale (la netta separazione fra Stato e chiesa nasce come uno
strappo) e ancora oggi si esplica come contrapposizione fra due fronti
(laici e "clericali") che non giova alla creazione di un vero contesto

pluralistico.

L'intervento del pastore Luca Negro, segretario per le comunicazioni della
Conferenza delle chiese europee (KEK) ha aperto una finestra sul lavoro
degli organismi ecumenici internazionali. Già dal 1985 la KEK ha dato vita
al comitato "Islam in Europa", insieme al Consiglio delle conferenze
episcopali in Europa (CCEE), guardando con preoccupazione al dilagare di
forme di "islamofobia", causate spesso da una scorretta informazione da
parte dei media. "Proprio l'11 settembre - ha detto Negro - ha aperto un
rinnovato interesse per un dialogo vero, in cui vengano valorizzate come

ricchezza le reciproche differenze". Nel dialogo fra religioni bisogna fare
uso del verso "coniugare": nel suo duplice senso di "far coesistere" e di
"articolare", così come si coniuga un verbo, in tutte le sue forme. Solo
così si potrà perseguire l'idea di "unità nella diversità". (lnev/ln)





PLURALISMO RELIGIOSO E MASS MEDIA/2. NECESSARIA UN'OPERA DI
"ALFABETIZZAZIONE RELIGIOSA"

Un denso confronto ha mostrato carenze strutturali del sistema dell'
informazione religiosa in Italia



Roma (NEV), 12 dicembre 2002 - In Italia mancano le parole per rappresentare
adeguatamente la complessità religiosa del paese: a partire da questa
ipotesi si sono confrontati alcuni operatori dell'informazione religiosa
nazionale in una tavola rotonda (il 10 dicembre) nell'ambito del Convegno
promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) dal 9
all'11 dicembre sul tema "Pluralismo religioso e mass media". Esiste un
sistema dell'informazione religiosa "chiuso e controllato dai 'palazzi' – è
stato detto durante la discussione - che non riesce a dare conto né della
complessità del cattolicesimo, come religione maggioritaria in Italia, né

tanto meno dell'arcipelago delle altre confessioni presenti nel paese".

Eppure, ha sottolineato Roberto Monteforte dell'Unità, "nel paese esiste una
forte domanda di conoscenza del fatto religioso". Da qui l'esigenza di
"creare spazi laici dove le confessioni possano raccontarsi liberamente per
tessere reti di dialogo". "Senza sottovalutare un altro compito
fondamentale - ha detto Gabriella Caramore che da dieci anni cura per
Radiorai la rubrica "Uomini e profeti" -: il compito di alfabetizzazione
religiosa, laddove spesso l'informazione religiosa è approssimativa, a volte
decontestualizzata se non superficiale".

Una densa tavola rotonda su "L'ago nel pagliaio. Il pluralismo religioso nel
sistema dell'informazione" ha concluso la seconda giornata di convegno. Si
sono confrontati giornalisti, docenti universitari, informatori religiosi,
intrecciando diverse letture sulla situazione italiana. Il religioso sarebbe
rappresentato, dai media italiani, in modo distaccato, a volte ironico e
relativistico, è l'opinione di Sandro Magister dell'Espresso; una lettura
problematica anche quella offerta da Magdi Allam, de "La Repubblica", che ha
spiegato come in Italia si faccia fatica a definire, ad esempio, la
pluralità dell'Islam, o ad identificare correttamente i soggetti religiosi

diversi di cui si parla, dando per scontato che l'Italia abbia una identità
religiosa e culturale monolitica, a rischio di contaminazione. Bisogna
"rivisitare il concetto stesso di identità - ha detto Allam -: essa si
permea delle novità, è intrinsecamente flessibile e plurale, è aperta al
cambiamento". Fra gli altri sono intervenuti Giancarlo Zizola (Il Sole 24
ore), Alberto Abruzzese (Facoltà di Scienze della Comunicazione, La
Sapienza), Luigi Manconi e il presidente della FCEI, Gianni Long. (nev/ln)





PLURALISMO RELIGIOSO E MASS MEDIA/3. COME COSTRUIRE IL PLURALISMO RELIGIOSO
IN ITALIA

Formazione e informazione in chiave laica sono le premesse per un autentico
pluralismo



Roma (NEV), 12 dicembre 2002 - La costruzione del pluralismo si realizza
attraverso gli strumenti della formazione e dell'informazione all'interno di
una dimensione autenticamente laica: questa la convinzione dei partecipanti
all'ultima tavola rotonda tenutasi ieri 11 dicembre alla Facoltà di Lettere
e Filosofia dell'Università "La Sapienza" nell'ambito del convegno promosso
dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) sul tema
"Pluralismo religioso e mass media". Dopo due intense giornate di conoscenza
e analisi del sistema dell'informazione religiosa in Italia e in Europa, si
è voluto aggiungere, nella giornata conclusiva di questo convegno, un
tassello di non piccola portata, come ha detto Rosanna Ciappa, presidente
dell'Associazione "31 ottobre" e moderatrice dell'incontro: quello cioè
della formazione. In che misura i sistemi formativi, la scuola,

l'università, assumono e fanno propria la dimensione del pluralismo
religioso? A questa domanda hanno cercato di rispondere due autorevoli
esponenti del mondo accademico: Maria Immacolata Macioti, per lunghi anni
docente di Sociologia della Religione all'Università "La Sapienza" e ora

impegnata nella realizzazione di master post-laurea sul tema "Rifugiati e
immigrati", e Gaetano Lettieri, docente di Storia del Cristianesimo
nell'omonima università e responsabile del Corso di laurea triennale in
Scienze storico-religiose, indirizzo di assoluta novità nel panorama
universitario italiano. Tutti e due hanno illustrato le difficoltà
incontrate nel cercare di imporre un approccio laico a tematiche religiose.

Hanno altresì espresso perplessità rispetto al nuovo ordinamento che vincola
i destini dei corsi di laurea e dei master al numero degli iscritti.
"L'approccio economicistico della riforma - ha detto Lettieri – non
favorisce l'espansione di piccole realtà pionieristiche".

Sul versante dell'informazione sono intervenuti Zouhir Louassini di Raimed e
Raffaele Luise di Radiorai. Per Luise c'è da registrare una carenza
culturale da parte dei media molto grave in fatto di religioni; anche
Louassini sottolinea la necessità di una informazione più corretta e più

articolata, laddove lo stesso linguaggio che si adopera diventa
fondamentale. L'informazione non può prescindere dalla formazione, ha detto
Luise, e ritiene che: "Il giornalista deve imparare a raccontare tutta la
complessità del reale che gli sta davanti. L'informatore religioso dovrebbe

sapere che il pluralismo religioso conduce a tre traguardi: aiuta i credenti
delle diverse fedi a purificare la propria; supporta il percorso lungo e
difficile della riconciliazione delle differenze; si rivela, infine, parte
integrante di quel dialogo delle civiltà che è la conditio sine qua non
della pace e di futuro". (nev/gc)





Approfondimento librario a cura di Maria Antonietta

Verso Gerusalemme /5





Continuiamo nella lettura del libro del cardinale Martini; in questa parte l
’autore prosegue nelle riflessioni suscitategli dalle visite in Terra Santa.

“Luca racconta che in vista di Gerusalemme Gesù pianse dicendo:”Se avessi
compreso anche tu,in questo giorno, la via della pace!”. Gesù piange sul
peccato del mondo, su un peccato collettivo,sulle radici profonde del male.
Sono crimini collettivi quelli in cui gruppi, categorie,classi storiche
diventano dinamismi di peccato e straziano l’umanità:odi etnici,odi
razziali, odi politici (le grandi dittature con i loro misfatti), odi
sociali e di classe (le rivoluzioni con tutte le loro carneficine), le forme
di pregiudizio organizzato e le stesse organizzazioni a delinquere, cioè le
molteplici strutture, aperte o subdole, di peccato.

Ecco il male che Gesù vede contemplando la città e, in essa, tutte le nostre
città. I crimini razionalizzati, che Gesù contempla, sono i più terribili,
sono i crimini collettivi assurti a dottrina: quelle ideologie,quelle
filosofie,quella degradazione delle religioni, i filoni culturali di ogni
tipo, che chiamano bene il male e lo giustificano. In particolare mi sembra
che Gesù sia colpito dalle aberrazioni religiose, quando cioè la religione
scambia il bene con il male e il male con il bene, così che un sistema
religioso finisce con il diventare complice di un sistema di male e di
peccato. Gesù è schiacciato da tale groviglio, la sua passione è proprio il
suo essere schiacciato dal groviglio di mali religiosi e mali politici
razionalizzati, variamente coalizzati.

Il pianto è un insieme di conoscenza autentica e di compassione,di
condivisione,di presa su di sé.

Questo è dunque il vero guado della vita di fronte al male, alle
disillusioni,ai castelli in aria che sfumano e crollano:la presa su di sé
del peccato del mondo, il mettersi insieme all’Agnello di Dio che,avendo
preso su di sé il male del mondo,diviene l’Agnello vittorioso sulla croce.

Nella basilica del Santo Sepolcro i luoghi sono evocativi solo fino a un
certo punto: hanno una loro confusione, una loro distrazione, un loro
sovrapporsi di voci.Occorre perciò un salto di fede, una grazia di fede che
soltanto il Signore può concedere. Dobbiamo dunque chiedere a Dio il dono
della apertura della mente,il passaggio da uno sguardo puramente esteriore
dei fatti lieti e dei fatti dolorosi o crudeli (come quello del supplizio di
un uomo fino alla morte) all’apertura degli occhi, leggendo nel Crocifisso
trafitto il compimento delle Scritture e il centro della storia.

L’apertura della mente non è un dono semplicemente intellettuale, bensì
sapienziale; è l’apertura degli occhi accecati, lo scioglimento del cuore
indurito, dono che è frutto della grazia del Crocifisso e dello Spirito
effuso dal suo cuore su di noi.”



AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: DUE CONDANNE A MORTE IN TIBET PER MOTIVI
POLITICI



Amnesty International ha appreso con preoccupazione la notizia della
recente condanna a morte di due tibetani, Tenzin Delek Rinpoche' e Lobsang
Dhondup, accusati di essere implicati in una

serie di attentati avvenuti nella regione del Sichuan tra il 2001 e il 2002
che hanno provocato una vittima ed il ferimento di alcune altre persone.



La condanna e' arrivata al termine di un processo molto lontano dagli
standard internazionali di equita' e correttezza; dal momento dell'arresto,
avvenuto in aprile, i due imputati sono stati costretti a trascorrere lunghi
periodi senza poter vedere familiari o avvocati ed hanno subito torture e
maltrattamenti. Secondo fonti cinesi, la prova della loro colpevolezza si
baserebbe unicamente sul ritrovamento, sul luogo di una delle esplosioni,
di alcuni volantini attribuiti ai due

imputati.



Tenzin Delek Rinpoche' e Lobsang Dhondup erano nel mirino delle autorita'
gia' da diversi anni per le loro attivita' pacifiche a favore
dell'indipendenza del Tibet. Amnesty International teme che la condanna a
morte sia stata determinata da queste ultime piuttosto che da un loro
effettivo coinvolgimento negli attentati.



"Si tratta di un episodio molto inquietante" - ha commentato Paolo Pobbiati,
del Coordinamento Estremo Oriente di Amnesty Italia - "perche' erano anni
che non si aveva notizia di condanne a morte per reati connessi con
attivita' politiche nella regione tibetana. Temiamo possa essere un segnale
dell'intenzione delle autorita' cinesi di estendere l'utilizzo della pena di
morte ad accuse legate ad attivita' separatiste o contro la sicurezza
nazionale, come gia' avvenuto negli ultimi mesi nella regione del Xinjiang,
il Turkestan cinese".



Mentre la condanna di Tenzin Delek Rinpoche' e' stata sospesa per due anni,
quella di Lobsang Dhondup rischia di venire eseguita da un momento
all'altro. Amnesty International chiede che sia

immediatamente sospesa e che il processo venga nuovamente celebrato. Questo
episodio getta un'ombra sulle speranze alimentate dalla recente liberazione
di alcuni detenuti tibetani in

carcere per reati di opinione, fra i quali Tanka Jigme Sangpo, Ngawang
Choephel e Ngawang Sangdrol.



La pena di morte in Cina e' applicata per ben 68 reati ed e' utilizzata in
maniera massiccia ed arbitraria, in particolare dal lancio della campagna
anti-crimine "Colpire duro" dell'aprile 2001. Molti imputati sono stati
condannati dopo processi sommari per reati come l'evasione fiscale, il
traffico di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. Nel 2001 si
e' avuta notizia di piu' di 4000 condanne a morte e di 2500 esecuzioni.



"Il sistema giudiziario cinese non fa alcuna distinzione tra reati di
opinione e reati violenti" - ha commentato Pobbiati. "La Cina sta portando
avanti la sua particolare lotta contro il terrorismo e la

criminalita' colpendo senza distinzioni anche dissidenti ed attivisti che
adottano strumenti di lotta non violenti. A questo va aggiunto che il
sistema e' sottoposto a forti ingerenze politiche e non da'

garanzie anche minime ai diritti degli imputati: i processi sono solamente
una ratifica di sentenze decise in altra sede. In questo contesto
l'applicazione della pena di morte non fa che aggravare

enormemente il quadro di una situazione gia' di per se' drammatica".



Dalla rete Glam:



LASCIATE CHE GLI ISPETTORI FACCIANO IL LORO LAVORO



Con questo titolo è comparsa sul New York Times dell'8 dicembre una
pubblicità recante la firma di circa 100.000 sottoscrittori che chiedono al
presidente Bush di rispettare il lavoro degli ispettori in Iraq e di
attenersi alla propria affermazione che la guerra è la risorsa estrema.
L'appello è stato lanciato da Eli Pariser e dalla sua organizzazione
pacifista MoveOn, Andiamo avanti. Vale la pena sostenere queto sforzo
interno agli Stati Uniti che vede lucidamente ciò che probabilmente ci
attende ma non rinuncia ad alzare la voce a favore della pace. Di seguito
riporto la richesta, nella forma di una lettera, "Firma con me", che
purtroppo per mancanza di tempo non posso tradurre dall'inglese. Per dare la
propria adesione collegarsi con il sito dal nome programmatico:
www.moveon.org/winwithoutwar/ (vincere senza guerra).



Subject: Ask Bush to Let the Inspections Work

Please join me in signing an online petition asking President Bush to let
the weapons inspections work, rather than rushing to war.

Inspections in Iraq have started. Most of us breathed a sigh of relief.
Unfortunately, it's become clear that the ultra-hawks in the Bush
administration -- Cheney, Wolfowitz, Perle -- will not take yes for an
answer. While the rest of the world thinks Iraq has backed down, these men
are beginning a massive public relations blitz for war.

With the possibility of a peaceful resolution to this crisis at hand, we
cannot allow a few men to push the world to war. Send a message to
President Bush to let the inspections work at:

http://www.moveon.org/winwithoutwar/

MoveOn.org will compile our messages and present them to the
administration, including Secretary of State Powell, and to U.N.
Secretary General Kofi Annan.

The good news is that the ultra-hawks face some serious opposition.
Secretary of State Colin Powell and other members of the Bush Administration
are willing to give diplomacy a chance, and the State Department's
interpretation of the U.N. resolution is a lot more reasonable than the
White House's interpretation.

Unless wiser heads prevail, this is what we should expect:
(1) starting December 8th, members of the Bush Administration will claim
that Iraq is in material breach of the U.N. resolution, citing supposed
omissions in the coming multi-hundred page report, based on undisclosed
intelligence;

(2) soon thereafter some "hot" incident, like anti-aircraft fire on U.S.
patrols in the no-fly zone, will be used to solidify public support for war,
and finally

(3) the bombing campaign will begin.

This could all begin before Christmas -- another wonderful gift to the world
from the Bush administration.


President Bush has agreed that war should be the very last resort. Let's
hold him and his Administration to those words:

Please join me and sign on today. We must support policy makers who will
oppose these few extremists in the Bush White House who have been looking
for an excuse for war from the very beginning.











Dom 15 Dic 2002 6:31 pm

mauriziobenazzi
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Quest’anno per Natale regalati un mondo nuovo: aderisci ad Amnesty International come socio attivo e partecipa alle campagne per la difesa dei diritti umani...
Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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15 Dic 2002
6:34 pm
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