L’etica del rispetto della vita non ammette che esistano uomini condannati o favoriti perché liberi dalla responsabilità della dedizione che, in quanto uomini devono ad altri uomini. Vuole che tutti siamo, in qualche modo o per qualche cosa, esseri umani per altri esseri umani. A chi, per professione, non gli è consentito di prodigarsi come uomo per altri uomini e che non ha d’altronde nulla da poter donare, suggerisce di sacrificare un po’ del proprio tempo libero, anche se ne dispone di pochissimo.
Createvi un’attività secondaria – dice loro – non importante, magari segreta. Aprite gli occhi e cercate dove vi sia un uomo, un’opera dedicata agli uomini, che necessiti di un po’ di tempo, di un po’ di amorevolezza, di un po’ di partecipazione, di un po’ di compagnia, di un po’ di lavoro. Forse è un solitario, un amareggiato, un ammalato, un disabile, la persona per la quale tu puoi essere qualcosa. Forse un vecchio o un bambino. Oppure un’opera buona ha bisogno di volontari che possano sacrificare un pomeriggio libero od offrirsi per dei turni… Non lasciarti trattenere dal pensiero di dover aspettare o di dover fare esperienza. Sii preparato ad incontrare delusioni.
Ma non lasciarti sfuggire un secondo lavoro
nel quale ti offri come essere umano ad altri esseri umani.
( da “Cultura e etica” di Albert Schweitzer)
Orientamenti ecumenici

Versetto del mese, tratto dalle losungen: Dio disse: Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra (Genesi 9,13)
Salmo di capodanno nr. 8
Gloria di Dio nella creazione
Sl 19:1-6; Eb 2:6-10; Sl 113
Al direttore del coro. Sulla Ghittea. Salmo di Davide.
O SIGNORE, Signore nostro,
quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
Tu hai posto la tua maestà nei cieli.
Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici,
per ridurre al silenzio l'avversario e il vendicatore.
Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai disposte,
che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi?
Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?
Eppure tu l'hai fatto solo di poco inferiore a Dio,
e l'hai coronato di gloria e d'onore.
Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani,
hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi:
pecore e buoi tutti quanti
e anche le bestie selvatiche della campagna;
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
tutto quel che percorre i sentieri dei mari.
O SIGNORE, Signore nostro,
quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
Tempo di bilanci per O.E. e tanti auguri a Voi e a Mitzna
134 messaggi spediti nel 2002, 184 iscritte/i alla Mailing List, un’ amicizia con l’Associazione Italia Israele di Roma, messaggi di ringraziamento dall’Ambasciata d’Israele per la chiara posizione antiterrorismo, salmi e varie preghiere, diversi libri e meditazioni lette insieme, molte notizie e alcune prese di posizione coraggiose… questo è stato il successo di Orientamenti ecumenici, la newsletter ecumenica più diffusa sul web italiano e non solo… grazie anche a Te!
Nel 2003 O.E. uscirà di norma il sabato sera: ci saranno meno notizie dal mondo burocratico e spesso noioso delle chiese e maggiore spazio alla spiritualità ebraica e cristiana.
Come al solito Orientamenti ecumenici cerca e incoraggia collaboratrici e collaboratori per le attività di redazione.
A proposito ringrazio e contraccambio per i tanti auguri ricevuti e, consentitemi di farli anche al leader dell’opposizione israeliana Mitzna: forse non vincerà le elezioni ma potrà comunque condizionare in futuro la politica, rinnovandola! Lo speriamo vivamente tutti.
(M.B.)
E continua il massacro di cristiani in Asia…
Pakistan: attentato contro una chiesa, 3 morti
Ultimo aggiornamento 25 dicembre 2002, 19:57 ora italiana (18:57 GMT) - Da CNN News
ISLAMABAD (CNN) -- Sono almeno tre i morti (tre ragazzine) e dieci i feriti di un attentato dinamitardo compiuto mercoledì in Pakistan, nella provincia del Punjab.
Obiettivo dell'attacco - compiuto da un paio di uomini armati di bombe a mano - e' stata una chiesa protestante (presbiteriana) in cui si stava svolgendo il culto di Natale.
Finora l'attentato, di cui al momento non si conoscono maggiori dettagli, non e' stato rivendicato anche se le autorità locali sospettano di qualche gruppo di estremisti islamici operante nella zona. (ipotesi confermata successivamente dalla rivendicazione)
Da l’Espresso on line: Un ebreo di spicco, vivente, Amitai Etzioni*, pubblica sulla rivista “Jewish World Review” un articolo controcorrente sulle uccisioni di tanti cristiani, oggi, ad opera di musulmani.
Etzioni denuncia che tali uccisioni non soltanto sono colpevolmente trascurate dai media occidentali, ma soprattutto restano non capite e non dette nel loro vero movente:
«I media quasi mai mettono in luce che i cristiani sono uccisi, spesso nelle loro chiese, in vari paesi con maggioranze o governi musulmani, non perché sono occidentali o americani (molti non sono né gli uni né gli altri), ma proprio perché sono cristiani».
Etzioni elenca i luoghi in cui negli ultimi anni migliaia di cristiani sono stati uccisi da musulmani e fa notare che nell’islam moderno «il rispetto per la cristianità è virtualmente assente». Quello che una volta era chiamato, al pari degli ebrei, il «popolo del libro», oggi è semplicemente chiamato «l’infedele».
Più avanti, Etzioni ricorda che in una conferenza tenuta la scorsa primavera in Iran da studiosi musulmani riformisti per contrastare la tesi di Samuel Huntington secondo la quale le civiltà occidentale ed islamica sono destinate a scontrarsi, si alzò in effetti un imam sudafricano, Ebrahim Moose, a perorare una liberalizzazione dell’islam, compreso il riconoscimento della piena dignità e umanità dei non credenti in Allah. Ma la sua voce è rimasta isolatissima.
L’ascendente dei terroristi su larghi strati delle popolazioni musulmane deriva proprio dal fatto che essi «attaccano gli infedeli» in quanto tali, continua Etzioni. Che così conclude:
«È vero che altre religioni sono passate per fasi violente e intolleranti. Ed è possibile che una interpretazione moderata dell’islam predomini di nuovo. Ma rimarremo incapaci di riconoscere e di sostenere questo sviluppo se rifiutiamo di capire che la violenza che oggi esplode in molte parti del mondo islamico è diretta non semplicemente contro la potenza politica ed economica dell’Occidente ma anche contro la sua tradizione ebraico-cristiana. Quando cristiani ed ebrei non saranno più marchiati come Kuffr, infedeli, allora sapremo di aver cambiato era».
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Ecco il link all’articolo di Amitai Etzioni, uscito sulla “Jewish World Review” del 12 novembre 2002:
> Killing Christians: The underreported story of Islamist violence around the world http://jewishworldreview.com/1102/etzioni.html
*Amitai Etzioni insegna alla George Washington University, ha presieduto l’American Sociological Association ed è stato consulente della Casa Bianca durante la presidenza di Bill Clinton. Dirige “The Responsive Community”, la rivista del movimento “communitarian”, di cui è il massimo teorico.
Politiche di sostegno alla famiglia
Il Vaticano chiede all’Italia di fare quello che in S.Pietro non fanno…
Il papa e il card. Ruini (presidente della CEI) hanno lanciato anche in queste ore l’appello all’Italia per attuare politiche in favore della famiglia; ma hanno un singolare modo di trattare l’argomento: ai preti regolarmente sposati di rito orientale, della diocesi di Lungro e Piana degli Albanesi, non vengono riconosciuti gli assegni famigliari per moglie e figli e neanche un euro in più di stipendio per le esigenze del nucleo famigliare.
Inutile poi precisare che non è prevista alcuna reversibilità della pensione …
In compenso pare che - dopo talune sollecitazioni dei preti interessati - ci si appresti a stipulare polizze private di assicurazione.
Le vecchie e nuove crociate integraliste: “Mai preti gay!”
Così si esprimeva qualche giorno fa la newsletter ecumenica di Reteblu, (di area cattolica): vi è però un piccolo problema… come mai decine di preti omosessuali dichiarati sono costantemente presenti on-line nelle ML e nelle chat gay del portale di Yahoo? Alcuni di loro sono i moderatori dei gruppi stessi.
Ovviamente Reteblu non fa alcun cenno a noti preti-filosofi omosessuali, con tanto di parrocchia assegnata. Diciamo che non vede e non sente…
Mi chiedo solo come sia possibile che - di fronte all’orientamento sessuale delle persone - si innalzino ancora assurdi pregiudizi del passato, assumendo tra l’altro comportamenti di sfacciata ipocrisia.
E’ evidente che la questione della sessualità è un tabù non risolto nell’ambito cattolico; chissà se quando ci sarà un papa donna le cose potranno cambiare. I lettori cattolici omosessuali qui iscritti – se lo ritengono – possono utilizzare uno spazio autogestito per la controinformazione del caso.
Articolo da leggere:
“Gesù tra giudaismi e cristologie” del prof. Paolo De Benedetti (cattolico) tratto su Gioventù evangelica nr 174. Per richiedere il numero della rivista: scrivere a giorguel@... oppure telefonare al 02-26823445
“…Il rapporto cristiano ebraico forse non si riduce a parlare di Gesù. Il Dio di Gesù è il Dio di Mosé. … Ebraismo e cristianesimo non sono una stessa religione ma neanche due. E’ Dio che ha voluto questa dialettica. E’ Dio che ha voluto questa pluralità. Perché Dio è ebreo e a Dio piace non tanto la confusione quanto la divergenza, piacciono le differenze, i contrasti e le domande senza risposta. Del resto non è un caso che anche Paolo nella Lettera ai Romani 11,28-36 quando prevede il momento finale dell’unione non dice che gli ebrei diventeranno cristiani. Dice che tutto Israele sarà salvato. E allora, se Dio vuole, forse sarà il momento in cui anche i cristiani staranno zitti.”
Nello stesso numero di Gioventù evangelica si può leggere anche un interessante articolo del prof. Fulvio Ferrario, evangelico, dal titolo: “L’ebraicità di Gesù nella teologia cristiana”
…“Il commentario al Nuovo Testamento sulla base del Talmud e del Midrash” di H.L. Strack e P. Billebeck (disponibile solo in tedesco) raccoglie i passi della tradizione del Talmud e del Midrash che trattano i temi paralleli del Nuovo Testamento e li mette a confronto con esso. Anche una sola pagina dell’opera è impressionante leggerla, perché dimostra quanto sia difficile individuare un detto di Gesù che non abbia paralleli nella tradizione rabbinica. Per es. la frase di Gesù: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Ebbene, la lettura di Billerbeck fa passare la voglia di continuare ad affermare “Solo Gesù ha detto”. …”
Approfondimenti
Cristiani ed ebrei oggi – Rolf Rendtorff - Claudiana – Pagg. 141 - Euro 9,81
Quarta sezione
L’autore si sofferma sul fatto che quello che i cristiani chiamano Antico Testamento è innanzitutto la Scrittura degli ebrei e che la comunità cristiana delle origini viveva esclusivamente con e della Scrittura. La dignità di Sacra Scrittura non è del resto mai stata messa in discussione, salvo che nel periodo di Marcione - II sec. - e in quello dei teologi nazisti.
Si osserva poi che l’uso delle cosiddette citazioni di adempimento (in funzione di distinzione o contrapposizione fra ebraismo e cristianesimo), come “Tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le Scritture dei profeti” (MT 26,56) sono motivate solitamente da un giudizio preliminare (pregiudizio) sull’antitesi fra ebraismo e cristianesimo.
In realtà solo quando noi cristiani dichiareremo la nostra origine ebraica, potremo trovare un rapporto fondato e sensato con l’Antico Testamento (A.T.). Spesso infatti l’A. T. viene letto “ingenuamente” (ma anche assai spesso pericolosamente) come precursore del N.T.; in particolare quando vengono riferite a Cristo determinate promesse e profezie della Scrittura. In questi passi gli ebrei di solito non vengono affatto presi in considerazione, né in positivo né in negativo. L’A.T. è semplicemente un libro cristiano, negando così la stessa esistenza del popolo ebraico e dell’ebraismo.
Dovremmo invece dimenticarci che il Nuovo Testamento sia un testo di dogmatica e che gli facciamo violenza allorquando lo interpretiamo alla luce della dogmatica stessa. Dal N.T. semmai apprendiamo molte cose sulla nascita e sullo sviluppo del cristianesimo nel e dall’ebraismo.
Se l’interpretazione cristiana dell’Antico Testamento è infatti “vera” dovrebbe essere riconosciuta tale da tutti . Altrimenti potrebbero sorgere dei dubbi sulla sua verità, mettendo in discussione tra l’altro la potenza “politica” della chiesa stessa.
Possiamo dire che il deficit culturale e teologico cristiano consista oggi proprio nell’ignorare gli ebrei o peggio nel combattere aggressivamente l’interpretazione ebraica dell’A.T., incapacità di un dialogo aperto e senza pregiudiziali. I cristiani accampano infatti la pretesa che solo essi possano stabilire i criteri della rilevanza e della validità delle asserzioni veterotestamentarie. Il che è una palese assurdità.
Occorre recuperare semmai la Scrittura ebraica e riconoscere che ad es. le nozioni espresse nella Genesi sono fondamentali su Dio come creatore del mondo, sul mondo stesso nelle sue strutture creazionali, e sul genere umano, sulla sua posizione nei confronti di Dio e sulla sua posizione nel mondo…
Le vicende dell’Eden mostrano poi come non viviamo in una creazione imperturbata e serena ma in un mondo di turbamenti e tensioni, di sofferenze e dolori, su cui incombe costantemente la morte, in cui l’essere umano ritorna alla polvere da cui è stato inizialmente tratto.
E nonostante il peccato sia rimasto anche dopo le vicende di Noè, il mondo continua comunque ad esistere per Grazia di Dio in una grandiosa visione del mondo, che concerne e include tutta l’umanità, ebrei, cristiani e pagani. Qui le interpretazioni cristologiche non hanno senso così come Israele non esisteva ancora all’epoca, se non in talune genealogie.
Pensiamo poi a Giobbe (che israelita non era, poiché veniva da Uz in Oriente), che rappresenta l’essere umano esemplare, con le sue vicende esistenziali, le sue sofferenze e la sua concezione della realtà di Dio, con la sua fede, potremmo semplicemente dire.
E parlando di Scrittura perché non citare il salmo 103 sulla infinita Grazia di Dio? E Isaia 54,10?…
Anche se i monti si allontanassero
e i colli fossero rimossi,
l'amore mio non si allontanerà da te,
né il mio patto di pace sarà rimosso»,
dice il SIGNORE, che ha pietà di te.
(continua)
Posta ricevuta:
L’ossimoro del patriarca latino
In uno dei momenti più sacri della liturgia cattolica, la Messa di mezzanotte della Natività, Michel Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme, pronuncia un’omelia che puntualmente si trasforma in un’accusa contro Israele e l'occupazione dei Territori. Il linguaggio del patriarca latino è aggressivo verso gli israeliani: «Il sangue scorre nelle vostre strade e nelle vostre città, ma la chiave per risolvere questo conflitto è nelle vostre mani», e ancora: «Avete oppresso il popolo palestinese ma non avete ancora conquistato la Pace». Un discorso che legittima il terrorismo palestinese, al culmine del quale Michel Sabbah pronuncia un ossimoro di “grande” efficacia mediatica.
Rivolto ad una sedia vuota, drappeggiata da una kefiah palestinese, sulla quale un cartello recitava a grosse lettere: “Sua Eccellenza Yasser Arafat, presidente dello Stato palestinese”, Sabbah ha detto: «Vorremmo che tu fossi con noi questa sera, e preghiamo perché Dio ti dia saggezza e forza anche sotto assedio per continuare la tua missione verso Pace e Giustizia». Ora, dire che Yasser Arafat persegue una missione verso Pace e Giustizia è un ossimoro: suggerisce infatti una opposizione binaria tra il codice della menzogna e quello della verità. Un discorso che genera ulteriore conflitto tra due sistemi opposti, ciascuno dei quali è dallo scontro stesso portato a radicalizzare le proprie posizioni: quella israeliana di consolidare la propria sicurezza contro quella palestinese di distruggere lo Stato degli ebrei, al quale lo sceicco Yassin, leader di Hamas, dà al massimo altri 25 anni di vita.
Gli assunti di base del patriarca latino sono incompatibili con la società civile e democratica, con la tradizione cristiana, con la realtà storica, giuridica e politica, e dimostrano l'incompatibilità del personaggio con un ambiente caratterizzato da un conflitto dove nessuno può affermarsi pienamente sull’altro, cosicché ciascuno rischia di rimanere come sospeso, incatenato ad uno scontro infinito con l’altro. Una situazione, questa, che disturba ormai lo sviluppo dell’intero bacino mediterraneo, ed ha ragione il Presidente Ciampi a chiedere con forza: «L’Intifada deve cessare!». È evidente che la chiave, qui, è appunto l’idea di coesistenza, di interazione costruttiva, altro che Intifada, caro Michel Sabbah. L’avremmo apprezzata di più se avesse insistito su entrambe le parti in lotta, ma come avrebbe potuto, visto che non lo capisce nemmeno?
Allora auguriamo a Michel Sabbah, patriarca latino, che Dio gli dia la saggezza necessaria per comprendere quanto male ha fatto, sta facendo e farà con le sue parole sia agli israeliani, sia ai palestinesi, sia ai suoi correligionari... e anche a quel bambino ebreo di nome Gesù, che afferma di adorare come Dio, al quale dovrebbe rivolgere le sue preghiere in forma esclusiva, specie nella Santa Notte di Natale, piuttosto che augurarsi di celebrare la Sua nascita alla presenza di un terrorista conclamato, la cui "missione" non sono la Pace e la Giustizia, ma la guerra e la distruzione di Israele e del suo popolo. E Michel Sabbah lo sa bene, il che mi fa ancora più male, come cristiano...
Firmato: carmine.monaco@...
News
Attualità - Elezioni in Israele: la chance insperata dei laburisti
Israele, i brogli alle primarie fanno perdere voti al Likud
GERUSALEMME
Fino a pochi giorni fa rassegnati a una sonora sconfitta alle prossime elezioni i Laburisti israeliani cominciano ora a pensare che vi sia una Divina Provvidenza che vede e forse provvede a loro favore. L’aiuto della Divina Provvidenza è giunto nel modo più inaspettato: esponenti del Likud, il partito del premier Ariel Sharon, sconfitti nelle elezioni interne per la nomina dei candidati alla Knesset, hanno svelato che dietro la vittoria dei loro rivali vi sarebbe un traffico in apparenza molto ampio e sistematico di bustarelle e di altri favori. Su scala finora però molto limitata, anche in seno ai Laburisti è emerso il sospetto di brogli elettorali in alcuni casi. Le ripercussioni di queste rivelazioni, ingigantite dalla campagna elettorale in atto, non si sono fatte attendere: un nuovo sondaggio demoscopico, secondo il quotidiano Haaretz, ha indicato che circa il 15% dei potenziali elettori del Likud stanno ora riconsiderando la loro decisione di voto e potrebbero votare per i Laburisti o per Shinui, il partito di centro anticlericale ora all’opposizione che sta emergendo come la terza formazione del Paese nella prossima legislatura. Si tratta di una travaso di voti che rischia di far perdere diversi seggi al Likud che sperava di più che raddoppiare il numero di deputati alla Knesset (ora ne ha 19). Il più recente sondaggio di Haaretz indicava ieri che il Likud potrebbe ora ottenere 35 seggi, invece di 41 appena una decina di giorni fa, mentre i laburisti salirebbero da 20 a 23 seggi. Sono in apparenza questi cambiamenti in atto a ridare fiato alle speranze dei Laburisti, anche se nessuno di loro davvero pensa che sia possibile travolgere il Likud. Il calcolo dei Laburisti è piuttosto un altro: col ritorno nelle prossime elezioni al vecchio sistema elettorale e la fine dell’elezione diretta del premier, il compito di formare il Governo non andrà più necessariamente al partito più grande ma a quello che dimostrerà di poter formare una coalizione di Governo maggioritaria. Il leader laburista Amram Mitzna - se questa tendenza in atto dovesse continuare - spera evidentemente di poter costituire un blocco di partiti tale da impedire al Likud la costituzione di un Governo, riaprendo perciò una serie di giochi che, per quanto improbabili, potrebbero rimescolare le carte e portare a un Governo di unità nazionale a direzione laburista. Giornale di Brescia 20.12.02
RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA NIGERIA: L'OPERATO DELLE FORZE DI SICUREZZA, UNA GRAVE MINACCIA PER I DIRITTI UMANI
Nei tre anni successivi al ritorno del governo civile in Nigeria, l'operato delle forze di sicurezza nella repressione della criminalità in aumento e dei conflitti intercomunali ha provocato la morte di migliaia di persone. In molte occasioni, questa violenza è apparsa priva di ogni controllo e tollerata, se non apertamente sostenuta, dal governo.
In un rapporto reso noto oggi, Amnesty International denuncia che "nell'ambito della loro attività ordinaria, la polizia federale e le forze armate si rendono responsabili di numerose violazioni dei diritti umani quali esecuzioni extragiudiziali, uccisioni in custodia, torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti ai danni di presunti criminali".
Amnesty International è a conoscenza di molti casi di persone decedute dopo essere state torturate nelle stazioni di polizia. Questa nega ogni responsabilità, sostenendo che i decessi si verificano durante tentativi di fuga. Le vittime vengono etichettate come rapinatori a mano armata onde esporle al disprezzo dell'opinione pubblica e giustificare l'assenza di provvedimenti da parte dei superiori.
Le esecuzioni extragiudiziali sono invece spesso legate ad operazioni delle unità speciali incaricate di pattugliare le strade per contrastare le rapine a mano armata, la violenza e le attività illegali delle stesse forze di polizia (come i posti di blocco non autorizzati, per estorcere denaro ai cittadini). In un contesto di generale allarme per la criminalità, i difetti del sistema legale nigeriano consentono alla polizia di sospettare chiunque di rapina a mano armata o di omicidio senza alcuna prova, ottenendo in questo modo la sua permanenza in detenzione preventiva per anni.
"Gli scarsi risultati ottenuti nella repressione del crimine, le costanti denunce di violazioni dei diritti umani e il senso di sfiducia che la polizia ispira tra i cittadini hanno favorito la nascita, a livello tanto statale quanto locale, di gruppi di vigilantes i quali compiono regolarmente esecuzioni sommarie e arresti illegali ed infliggono torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti ai danni di presunti criminali" aggiunge Amnesty International.
La violenza intercomunale, probabilmente la piu' grave fonte di violazioni dei diritti umani in Nigeria, ha causato oltre 5000 morti negli ultimi tre anni e rimane a sua volta un fenomeno difficile da affrontare. In diversi casi il governo ha inviato l'esercito per favorire la cessazione di questi conflitti, ma in due circostanze l'intervento dei militari ha comportato un uso eccessivo della forza ed il ricorso ad esecuzioni extragiudiziali: nel novembre 1999 a Odi (Stato di Bayelsa), i soldati hanno vendicato l'uccisione di 12 poliziotti assassinando oltre 250 persone, mentre in alcuni villaggi dello Stato di Benue, nell'ottobre 2001, hanno risposto all'uccisione di 19 colleghi uccidendo 200 persone. Il presidente Obasanjo, nel marzo 2001, ha dichiarato di non avere "alcuna scusa da presentare" per la distruzione della città di Odi.
"L'uccisione di poliziotti e soldati è un grave crimine e i responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia. Ma nulla può giustificare il disprezzo nei confronti della vita umana mostrato dalle forze armate in queste due occasioni" commenta l'organizzazione.Amnesty International chiede al governo federale di assicurare che coloro che hanno il compito di far rispettare la legge non ricorrano alla tortura, non sottopongano i detenuti a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, non compiano esecuzioni extragiudiziali e non facciano un uso eccessivo della forza letale. L'organizzazione chiede inoltre un'inchiesta per individuare i militari responsabili delle uccisioni di massa avvenute a Odi e nello Stato di Benue.