Dobbiamo diventare disponibili a
lasciarci interrompere da Dio.
Dio continuerà a contrastare ogni giorno
i nostri progetti e i nostri percorsi,
mandando sulla nostra strada persone con
le loro pretese e le loro richieste.
Molti cercano un orecchio che li ascolti
e non lo trovano fra i cristiani,
perché questi parlano anche là dove
dovrebbero stare a sentire.
Chi non è capace di stare ad ascoltare a
lungo e con pazienza
parlerà sempre a vanvera all’altro
e alla fine non si accorgerà neanche più di lui.
Guarda le persone negli occhi, allora
saprai come la pensano.
Stai attento a come ridono le persone.
Fai attenzione al modo in cui parlano
dei loro genitori. Ascolta come parlano di Dio.
Il mistero più grande per noi non è l’uomo
più distante , quanto invece il più vicino
(Dietrich Bonhoeffer - Il prossimo
– Da “Libertà di vivere”, Gribaudi)

“Queste sono le parole”
(Un dizionario della vita spirituale ebraica,
Arthur Green, Giuntina, pagg. 336, Euro 15)
Immahòt
Le quattro
matriarche (immahòt) del popolo ebraico sono Sara, Rebecca, Lea e Rachele. A
lungo trascurate dal linguaggio religioso dell’ebraismo, orientato in maniera
predominante in senso maschilista, le immahòt sono state rivendicate come
modelli di ruolo e figure simboliche dalle nuove generazioni di donne ebree.
Una grande varietà di qualità è stata loro attribuita, attraverso letture
attente e re-interpretazioni dei racconti biblici in cui esse hanno un posto
preminente.
L’attaccamento
alle immahòt non è, tuttavia, cosa
totalmente nuova. Ci sono spesso riferimenti alle quattro matriarche nella
letteratura ebraica femminile come la Tzena Urena, una parafrasi yiddish della
Bibbia, popolare nell’Europa orientale, e le Techinnòt (preghiere di
supplica che invocano direttamente l’intervento divino nella vita
quotidiana: sono espressioni appassionate e spontanee messe per iscritto che si
contrappongono spontaneamente alla solennità della liturgia).
La tomba di
Rachele a Betlemme (Gn 35,19; le altre tre immahòt sono sepolte nella grotta di
Machpelàh, a Hebron, insieme ai loro mariti) è un luogo di devozione speciale
per le donne. Esse vanno spesso a pregare là, nel caso di problemi di
fertilità, identificandosi con la Madre Rachele, il cui grembo fu serrato nei
primi anni del suo matrimonio. Questi pellegrinaggi costituiscono una parte
importante della cultura religiosa femminile in alcune comunità sefardite.
La recente
indagine femminista ha cercato di aggiungere altre importanti figure femminili,
di antica memoria ebraica, alla lista delle immahòt. Vengono immediatamente
alla mente figure bibliche come Miriam, Debora, Rut ed Ester. Alcuni circoli
stanno tentando di riabilitare il ricordo di donne che la Scrittura sembra
trattare ingiustamente, perché i racconti che li riguardano furono scritti da
un punto di vista maschile. Eva, Hagàr e Vashtì sono tra queste figure.

Posta ricevuta
Gentile
signor Maurizio,
la
ringrazio dell'e-mail, quanto vorrei che ci fosse più dialogo,vivo in
Israele dal 1965 in questo momento esattamente da più di due anni,vivo il
quotidiano in piena tensione ed i motivi si sanno. Le guerre di religione sono
terribili, la chiesa ci ha messo 2000 anni a riconoscere il popolo ebraico dopo
tante persecuzioni che poi ancora devo capire il perché? La propaganda
antisemita e' stato il motivo scatenante della persecuzione del popolo ebraico
nella notte dei tempi,ma l'olocausto e' l'immane tragedia dalla quale
anche la mia famiglia di Roma ne ha pagato dolorose conseguenze. Penso da
questi motivi scaturisca la nostra rabbia e determinazione di vivere mai più
discriminazioni, il chiedere tolleranza, ora c'e' una nazione alla faccia di
chi non ci accetta. Terrorismo guerre, inflazione, boicottaggio dal mondo,nulla
ci farà retrocedere dalla volontà di esistere,ci siamo! Vorrei la pace ma
penso che e' molto lontana e allora ..............avanti e coraggio! La
saluto in fede Mirella C.
----------------
Grazie per il vostro sostegno. Clara, Ness
Ziona Israele

La recensione
Fiamma Nirenstein, L’abbandono – Come
l’Occidente ha tradito gli ebrei, RCS libri, pagg. 591
Fiamma
Nirenstein, è editorialista e inviata con sede a Gerusalemme per “La
Stampa” e collabora con “Panorama”, seguendo in presa diretta
gli avvenimenti israeliani. Ha pubblicato “Il razzista democratico
(Mondatori 1992), Israele, una pace in guerra (Il Mulino, 1996), Come le cinque
dita di una mano (Rizzoli 1998) e Un solo Dio, tre verità (Mondatori 2001).
In questo libro, insieme
pamphlet e cronaca in diretta, la giornalista racconta con sofferta
partecipazione
le origini e gli ultimi
sviluppi del conflitto tra israeliani e palestinesi, e vede risorgere –
nei luoghi comuni, nelle semplificazioni, nei preconcetti con i quali la stampa
affondano la questione mediorientale – la piaga antica e terribile
dell’antisemitismo, inconscio, dissimulato o esplicito.
Quando si nega la
legittimità storica dello Stato d’Israele, quando si paragona il sionismo
al razzismo o addirittura al nazismo (come è avvenuto nella recente conferenza
dell’ONU a Durban), quando si accettano, senza replicare, ignobili
menzogne propagandistiche (gli israeliani regalano caramelle avvelenate ai
bambini palestinesi inquinano gli acquedotti, contaminano
l’aria e la terra con sostanze radioattive), si costruiscono le basi per
una nuova esplosione di antisemitismo, che come primo obiettivo la
cancellazione dello Stato ebraico. Per questo agli occhi dell’autrice la
nuova intifada è un’attacco diretto, alimentato dal fondamentalismo
islamico, contro Israele.
E come dimostra il dilagare
degli attentati suicidi – che hanno insanguinato Tel Aviv e Gerusalemme
ben prima di rivelarsi dall’11 settembre 2001, una minacci per
l’intera umanità – quell’attacco è rivolto contro la civiltà
occidentale, che ha in Israele, unica democrazia nel Medio Oriente, il suo
baluardo.
Di questo l’opinione
pubblica occidentale (e in particolare europea) sembra non rendersi conto; e
Fiamma Nirenstein – attraverso le sue riflessioni e il diario di dieci
anni che hanno visto la gloria e il fallimento del processo di pace –
intende scuoterla: “Se l’Occidente non si sveglia, Israele e gli
ebrei rischiano la vita”, perché senza l’Occidente Israele è un
condannato a morte che rinvia l’esecuzione con continui negoziati.
L’abbandono è un
libro aspro… Inizia con una frase di Martin Luther King del 1971:
“…Ti
dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente
“antisionista” . E io dico, lascia che la verità risuoni alta dalle
montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio:
quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa è la verità di
Dio… Tutti gli uomini di buona volontà esulteranno nel compimento della
promessa di Dio, che il suo popolo sarebbe ritornato nella gioia per
ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo è il sionismo, niente
di più e niente di meno. … E cos’è l’antisionismo?E’
negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente
per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni
del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto
che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo…
Lascia
che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno
attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo. …”
Dovrebbe essere spedito in
dono ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane del Medio oriente e
al suo presidente presbiteriano (una vergogna doppia per chi scrive), che hanno
pubblicato recentemente un documento fortemente antiebraico (fonte: ultimo
numero di NEV)… ma mi fermo qui per amore dell’Evangelo.

La giornata della memoria
Moshe' Bejski è il nome che piu' risplende in questi giorni per la giornata
della memoria!
Infatti Milano ha dedicato la giornata della memoria proprio a lui con due
iniziative molto interessanti.
La prima, riportata sul Corriere della Sera, e' la nascita del Giardino dei
Giusti a Milano sul piccolo Monte Stella dove il 24 gennaio prossimo verranno
piantati tre alberi per ricordare i Giusti!.
''Giusto
e' chi non essendo ebreo ha rischiato la vita per salvare un ebreo'',
e' la frase principale del regolamento della commissione dei Giusti di Yad
Vashem, il museo dell'olocausto di Gerusalemme, che decide chi siano i giusti.
L'obiettivo Milanese e'
quello di estendere il concetto di Giusto ai tanti genocidi del 900 (I gulag,
la pulizia etnica nella ex Jugoslavia, la tragedia degli armeni e dei Curdi)
Il primo albero milanese sara' dedicato proprio a Moshe' Bejski. Gli altri due
alberi saranno piantati in onore di Pietro Kuciukian che ha creato il giardino
di Yerevan per ricordare i Giusti ''Armeni'' e a Svetlana Broz che sta creando
il giardino a Sarajevo!
La seconda iniziativa milanese riguarda la presentazione del Libro di Gabriele
Nissim dedicato a Moshe' Bejski
dal titolo: ''Il tribunale del Bene''.
Interverranno Giuseppe Laras
Rabbino Capo di Milano, Lucien Lazare membro
della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, Gabriele Nissim autore del libro il Tribunale del Bene e Moshe Bejski
presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem.
La presentazione avrà luogo presso il Palazzo reale di Milano il Lunedi' 27 alle ore 18.30!
--------------------------------------------------------------------------------
Ringraziamento: si ringrazia le
ML cattoliche di Pax Christi giovani e Giovani delle Acli per l’ospitalità concessa recentemente a O.E.; mi sono poi pervenute notizie di adesioni alla
campagna di sostegno per la rivista Shalom della Comunità ebraica di Roma.
-------------------------------------------------------------
Tratto
dalla ML di Pax Christi giovani:
La Lega invoca l'apartheid:
«Extracomunitari e italiani in vagoni separati»
di Giocondo Busico
Un salto indietro nel passato, quello che
molti vorrebbero dimenticare. A quel passato chiamato apartheid che non
costituisce un caposaldo di nessuna società civile. Per la Lega si,
evidentemente ed ecco perché Erminio Boso,
consigliere provinciale leghista a Trento, in un’interrogazione al
presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, ha
chiesto che vengano istituiti vagoni separati sui treni dei pendolari.
Per Boso, che ha presentato addirittura una interpellanza in
consiglio e ora dice di ricevere il plauso dagli stessi immigrati, «in Italia
ormai se non fai proposte provocatorie non ottieni nulla. E allora mi sono
detto: lo Stato vuole questo letamaio? Se lo tenga, ma almeno faccia in modo
che i padani e i bianchi che lavorano onestamente possano avere il loro posto
in treno la mattina. L'unico modo è quello di fare carrozze separate».
Il treno della
discordia che creerebbe troppi problemi ai lavoratori bianchi, è quello regionale
che da Verona va a Bolzano. Già, perché come spiega l'autore
dell'interpellanza, «i lavoratori bianchi la mattina non riescono nemmeno a
trovare un posto a sedere». È il treno delle 7.45, «completamente invaso da
extracomunitari che nessuno controlla. Ho ricevuto oltre 350 lamentele da parte
di pendolari che ogni mattina si ritrovano davanti la stessa scena: immigrati
sbracati sui sedili e che per di più si tolgono le scarpe. Ma credono di essere
in una moschea? Evidentemente sanno di essere intoccabili, ma la gente che ha
tante ore di lavoro davanti ha diritto a sedersi in santa pace sul treno».
Pronta la replica
del senatore dei Comunisti Italiani, Gianfranco Pagliarulo.
«Nulla sui motivi reali dei disagi attuali dei pendolari in treno, che si stanno
aggravando dopo i tagli al trasporto pubblico decisi dal suo governo Berlusconi - dice il senatore - Il modello di Boso, di Bossi, di Borghezio è
perciò quello dell'apartheid in Sud Africa, quando sui mezzi pubblici era
vietato l'accesso ai cittadini di colore».
«Boso ci conferma così la natura della legge, e cioè una
legge di polizia, e la natura della Lega – aggiunge il senatore - e cioè
un partito razzista. Boso chiede di 'fare rispettare
i normali comportamenti civili agli extracomunitari. È troppo chiedergli di
girare il messaggio agli amici di Borghezio, e cioè
ai teppisti di Forza Nuova?».
Magistratura democratica Antigone
MIGRANTI E CRIMINALITA’
Norme, fatti, retoriche della criminalizzazione delle migrazioni
Roma,
20 gennaio 2003 - ore 15.30
Fondazione
Lelio Basso – Via della Dogana Vecchia, 5 (Senato)
Interventi
Angelo Caputo
Luigi Ferrajoli
Giuseppe Cascini
Salvatore Palidda
Stefano Anastasia
Dibattito
Conclusioni
Giovanni Palombarini
Rabbi Mosheh incontra rabbi Ytzchaq e gli sussurra nel’orecchio:
-
Ytzchaq,
devo dirti una cosa: io sono il Messia!
-
Tu sei pazzo, chi ti ha detto
questo?
-
Me lo ha detto Dio!
-
Io non ti ho detto niente.
-
Buongiorno, carissimo come stai?
-
Così così.
Dio è morto, Freud è morto, Marx è morto e
anch’io non mi sento molto bene.
Al telefono:
-
Ciao, mamma? Come va?
-
Bene, molto bene, figlio mio.
-
Oh scusi signora, ho sbagliato
numero.