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Il punto di vista delle donne ebree   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #141 di 289 |

Dobbiamo diventare disponibili a lasciarci interrompere da Dio.

Dio continuerà a contrastare ogni giorno i nostri progetti e i nostri percorsi,

mandando sulla nostra strada persone con le loro pretese e le loro richieste.

Molti cercano un orecchio che li ascolti e non lo trovano fra i cristiani,

perché questi parlano anche là dove dovrebbero stare a sentire.

Chi non è capace di stare ad ascoltare a lungo e con pazienza

parlerà sempre a vanvera all’altro e alla fine non si accorgerà neanche più di lui.

Guarda le persone negli occhi, allora saprai come la pensano.

Stai attento a come ridono le persone.

Fai attenzione al modo in cui parlano dei loro genitori. Ascolta come parlano di Dio.

Il mistero più grande per noi non è l’uomo più distante , quanto invece il più vicino

(Dietrich Bonhoeffer - Il prossimo – Da “Libertà di vivere”, Gribaudi)

Orientamenti ecumenici

 

 

 

 

“Queste sono le parole”

(Un dizionario della vita spirituale ebraica, Arthur Green, Giuntina, pagg. 336, Euro 15)

Immahòt

Le quattro matriarche (immahòt) del popolo ebraico sono Sara, Rebecca, Lea e Rachele. A lungo trascurate dal linguaggio religioso dell’ebraismo, orientato in maniera predominante in senso maschilista, le immahòt sono state rivendicate come modelli di ruolo e figure simboliche dalle nuove generazioni di donne ebree. Una grande varietà di qualità è stata loro attribuita, attraverso letture attente e re-interpretazioni dei racconti biblici in cui esse hanno un posto preminente.

L’attaccamento alle immahòt  non è, tuttavia, cosa totalmente nuova. Ci sono spesso riferimenti alle quattro matriarche nella letteratura ebraica femminile come la Tzena Urena, una parafrasi yiddish della Bibbia, popolare nell’Europa orientale, e le Techinnòt (preghiere di supplica che invocano direttamente l’intervento divino nella vita quotidiana: sono espressioni appassionate e spontanee messe per iscritto che si contrappongono spontaneamente alla solennità della liturgia).

La tomba di Rachele a Betlemme (Gn 35,19; le altre tre immahòt sono sepolte nella grotta di Machpelàh, a Hebron, insieme ai loro mariti) è un luogo di devozione speciale per le donne. Esse vanno spesso a pregare là, nel caso di problemi di fertilità, identificandosi con la Madre Rachele, il cui grembo fu serrato nei primi anni del suo matrimonio. Questi pellegrinaggi costituiscono una parte importante della cultura religiosa femminile in alcune comunità sefardite.

La recente indagine femminista ha cercato di aggiungere altre importanti figure femminili, di antica memoria ebraica, alla lista delle immahòt. Vengono immediatamente alla mente figure bibliche come Miriam, Debora, Rut ed Ester. Alcuni circoli stanno tentando di riabilitare il ricordo di donne che la Scrittura sembra trattare ingiustamente, perché i racconti che li riguardano furono scritti da un punto di vista maschile. Eva, Hagàr e Vashtì sono tra queste figure.

 

 

Posta ricevuta

 

Gentile signor Maurizio,

la ringrazio dell'e-mail, quanto vorrei che ci fosse più dialogo,vivo in  Israele dal 1965 in questo momento esattamente da più di due anni,vivo il quotidiano in piena tensione ed i motivi si sanno. Le guerre di religione sono terribili, la chiesa ci ha messo 2000 anni a riconoscere il popolo ebraico dopo tante persecuzioni che poi ancora devo capire il perché?  La propaganda antisemita e' stato il motivo scatenante della persecuzione del popolo ebraico nella notte dei tempi,ma l'olocausto e'  l'immane tragedia dalla quale anche la mia famiglia di Roma ne ha pagato dolorose conseguenze. Penso da questi motivi scaturisca la nostra rabbia e determinazione di vivere mai più discriminazioni, il chiedere tolleranza, ora c'e' una nazione alla faccia di chi non ci accetta. Terrorismo guerre, inflazione, boicottaggio dal mondo,nulla ci farà retrocedere dalla volontà di esistere,ci siamo!  Vorrei la pace ma penso che e' molto lontana e allora ..............avanti e coraggio!  La saluto in fede     Mirella C.

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Grazie per il vostro sostegno. Clara, Ness Ziona Israele

 

 

 

La recensione

Fiamma Nirenstein, L’abbandono – Come l’Occidente ha tradito gli ebrei, RCS libri, pagg. 591

 

Fiamma Nirenstein, è editorialista e inviata con sede a Gerusalemme per “La Stampa” e collabora con “Panorama”, seguendo in presa diretta gli avvenimenti israeliani. Ha pubblicato “Il razzista democratico (Mondatori 1992), Israele, una pace in guerra (Il Mulino, 1996), Come le cinque dita di una mano (Rizzoli 1998) e Un solo Dio, tre verità (Mondatori 2001).

 

In questo libro, insieme pamphlet e cronaca in diretta, la giornalista racconta con sofferta partecipazione

le origini e gli ultimi sviluppi del conflitto tra israeliani e palestinesi, e vede risorgere – nei luoghi comuni, nelle semplificazioni, nei preconcetti con i quali la stampa affondano la questione mediorientale – la piaga antica e terribile dell’antisemitismo, inconscio, dissimulato o esplicito.

Quando si nega la legittimità storica dello Stato d’Israele, quando si paragona il sionismo al razzismo o addirittura al nazismo (come è avvenuto nella recente conferenza dell’ONU a Durban), quando si accettano, senza replicare, ignobili menzogne propagandistiche (gli israeliani regalano caramelle avvelenate ai bambini palestinesi inquinano gli acquedotti, contaminano l’aria e la terra con sostanze radioattive), si costruiscono le basi per una nuova esplosione di antisemitismo, che come primo obiettivo la cancellazione dello Stato ebraico. Per questo agli occhi dell’autrice la nuova intifada è un’attacco diretto, alimentato dal fondamentalismo islamico, contro Israele.

E come dimostra il dilagare degli attentati suicidi – che hanno insanguinato Tel Aviv e Gerusalemme ben prima di rivelarsi dall’11 settembre 2001, una minacci per l’intera umanità – quell’attacco è rivolto contro la civiltà occidentale, che ha in Israele, unica democrazia nel Medio Oriente, il suo baluardo.

Di questo l’opinione pubblica occidentale (e in particolare europea) sembra non rendersi conto; e Fiamma Nirenstein – attraverso le sue riflessioni e il diario di dieci anni che hanno visto la gloria e il fallimento del processo di pace – intende scuoterla: “Se l’Occidente non si sveglia, Israele e gli ebrei rischiano la vita”, perché senza l’Occidente Israele è un condannato a morte che rinvia l’esecuzione con continui negoziati.

L’abbandono è un libro aspro… Inizia con una frase di Martin Luther King del 1971:

“…Ti dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente “antisionista” . E io dico, lascia che la verità risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa è la verità di Dio… Tutti gli uomini di buona volontà esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo è il sionismo, niente di più e niente di meno. … E cos’è l’antisionismo?E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo…

Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo. …”

 

Dovrebbe essere spedito in dono ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane del Medio oriente e al suo presidente presbiteriano (una vergogna doppia per chi scrive), che hanno pubblicato recentemente un documento fortemente antiebraico (fonte: ultimo numero di NEV)… ma mi fermo qui per amore dell’Evangelo.

 

La giornata della memoria

 
Moshe' Bejski è il nome che piu' risplende in questi giorni per la giornata della memoria!
Infatti Milano ha dedicato la giornata della memoria proprio a lui con due iniziative molto interessanti.

La prima, riportata sul Corriere della Sera, e' la nascita del Giardino dei Giusti a Milano sul piccolo Monte Stella dove il 24 gennaio prossimo verranno piantati tre alberi per ricordare i Giusti!.

 
''Giusto e' chi non essendo ebreo ha rischiato la vita per salvare un ebreo'', e' la frase principale del regolamento della commissione dei Giusti di Yad Vashem, il museo dell'olocausto di Gerusalemme, che decide chi siano i giusti.

 

L'obiettivo Milanese e' quello di estendere il concetto di Giusto ai tanti genocidi del 900 (I gulag, la pulizia etnica nella ex Jugoslavia, la tragedia degli armeni e dei Curdi)


Il primo albero milanese sara' dedicato proprio a Moshe' Bejski. Gli altri due alberi saranno piantati in onore di Pietro Kuciukian che ha creato il giardino di Yerevan per ricordare i Giusti ''Armeni'' e a Svetlana Broz che sta creando il giardino a Sarajevo!


La seconda iniziativa milanese riguarda la presentazione del Libro di Gabriele Nissim dedicato a Moshe' Bejski dal titolo: ''Il tribunale del Bene''.


Interverranno Giuseppe Laras Rabbino Capo di Milano, Lucien Lazare membro della Commissione dei Giusti di Yad Vashem, Gabriele Nissim autore del libro il Tribunale del Bene e Moshe Bejski presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem.


La presentazione avrà luogo presso il Palazzo reale di Milano il Lunedi' 27 alle ore 18.30!

 

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Ringraziamento: si ringrazia le ML cattoliche di Pax Christi giovani e Giovani delle Acli per l’ospitalità concessa recentemente a O.E.; mi sono poi pervenute notizie di adesioni alla campagna di sostegno per la rivista Shalom della Comunità ebraica di Roma.

 

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Tratto dalla ML di Pax Christi giovani:

 

La Lega invoca l'apartheid: «Extracomunitari e italiani in vagoni separati»

di Giocondo Busico

 

 Un salto indietro nel passato, quello che molti vorrebbero dimenticare. A quel passato chiamato apartheid che non costituisce un caposaldo di nessuna società civile. Per la Lega si, evidentemente ed ecco perché Erminio Boso, consigliere provinciale leghista a Trento, in un’interrogazione al presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, ha chiesto che vengano istituiti vagoni separati sui treni dei pendolari.

 

Per Boso, che ha presentato addirittura una interpellanza in consiglio e ora dice di ricevere il plauso dagli stessi immigrati, «in Italia ormai se non fai proposte provocatorie non ottieni nulla. E allora mi sono detto: lo Stato vuole questo letamaio? Se lo tenga, ma almeno faccia in modo che i padani e i bianchi che lavorano onestamente possano avere il loro posto in treno la mattina. L'unico modo è quello di fare carrozze separate».

 

Il treno della discordia che creerebbe troppi problemi ai lavoratori bianchi, è quello regionale che da Verona va a Bolzano. Già, perché come spiega l'autore dell'interpellanza, «i lavoratori bianchi la mattina non riescono nemmeno a trovare un posto a sedere». È il treno delle 7.45, «completamente invaso da extracomunitari che nessuno controlla. Ho ricevuto oltre 350 lamentele da parte di pendolari che ogni mattina si ritrovano davanti la stessa scena: immigrati sbracati sui sedili e che per di più si tolgono le scarpe. Ma credono di essere in una moschea? Evidentemente sanno di essere intoccabili, ma la gente che ha tante ore di lavoro davanti ha diritto a sedersi in santa pace sul treno».

 

Pronta la replica del senatore dei Comunisti Italiani, Gianfranco Pagliarulo. «Nulla sui motivi reali dei disagi attuali dei pendolari in treno, che si stanno aggravando dopo i tagli al trasporto pubblico decisi dal suo governo Berlusconi - dice il senatore - Il modello di Boso, di Bossi, di Borghezio è perciò quello dell'apartheid in Sud Africa, quando sui mezzi pubblici era vietato l'accesso ai cittadini di colore».

 

«Boso ci conferma così la natura della legge, e cioè una legge di polizia, e la natura della Lega – aggiunge il senatore - e cioè un partito razzista. Boso chiede di 'fare rispettare i normali comportamenti civili agli extracomunitari. È troppo chiedergli di girare il messaggio agli amici di Borghezio, e cioè ai teppisti di Forza Nuova?».

 

 

 

Magistratura democratica                                                                                                                           Antigone

 

  

                   MIGRANTI E CRIMINALITA’

                 Norme, fatti, retoriche della criminalizzazione delle migrazioni

 

 

Roma, 20 gennaio 2003 - ore 15.30

Fondazione Lelio Basso – Via della Dogana Vecchia, 5 (Senato)

 

 

 

 

                                                                  Interventi

 

Angelo Caputo

Luigi Ferrajoli
Giuseppe Cascini
Salvatore Palidda
Stefano Anastasia

 

 

                                                                    Dibattito

 

 

Conclusioni

                                                                            Giovanni Palombarini
 
 

 Rabbi Mosheh incontra rabbi Ytzchaq e gli sussurra nel’orecchio:

-         Ytzchaq, devo dirti una cosa: io sono il Messia!

-         Tu sei pazzo, chi ti ha detto questo?

-         Me lo ha detto Dio!

-         Io non ti ho detto niente.

 

 

-         Buongiorno, carissimo come stai?

-         Così così. Dio è morto, Freud è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento molto bene.

 

 

Al telefono:

-         Ciao, mamma? Come va?

-         Bene, molto bene, figlio mio.

-         Oh scusi signora, ho sbagliato numero.

 

 

 

 



Dom 19 Gen 2003 2:30 pm

mauriziobenazzi
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Inoltra Messaggio #141 di 289 |
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Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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19 Gen 2003
2:37 pm
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