17 febbraio: la festa per la
libertà e la pace in Italia e non solo… Dalle lettere patenti di Carlo
Alberto ad oggi
Informazioni di base tratte
dal sito www.chiesavaldese.org
….Perché oltre a definirsi
evangeliche, queste chiese si dicono valdesi?
VALDO (da cui valdese) è un mercante di Lione, di poco anteriore a
san Francesco (XII-XIII sec.) che decise, al termine di una profonda crisi
spirituale, di vivere l'esperienza degli apostoli al seguito di Cristo. Di
conseguenza vende i suoi beni e si consacra alla predicazione del Vangelo. Nel
prendere questa decisione egli non intendeva ribellarsi alla Chiesa, pensava
anzi di collaborare al suo rinnovamento seguendo l'esempio degli apostoli; fu
invece scomunicato insieme ai suoi seguaci.
Il movimento valdese, detto "dei poveri", di Lione in Francia e di
Lombardia in Italia, si estese in Europa, raccogliendo consensi fra il popolo.
Come tutti i movimenti detti "ereticali" é oggetto di
repressione e persecuzioni da parte dei poteri civili e religiosi. Malgrado
questa situazione di difficoltà e la caccia dell'Inquisizione mantiene la sua
coerenza e si espande in tutta l'Europa medievale. Le zone in cui i valdesi si
impiantarono con maggior consistenza furono le Alpi Cozie, la Provenza, la
Calabria e la Germania meridionale. I loro predicatori
itineranti erano detti barba (in dialetto "zio", nel senso di persona
di riguardo) da cui barbetti, appellativo popolare
con cui vennero designati sino in tempi recenti in
Piemonte.
La
testimonianza del movimento mantenutasi coerente attraverso i secoli dal XII al
XVI era centrata su due aspetti del messaggio cristiano: la fedeltà al Vangelo
e la povertà della Chiesa. La Chiesa cristiana, dissero i valdesi, si richiama
a Gesù: ne deve perciò prendere alla lettera gli
insegnamenti rinunciando perciò al potere politico, all'uso della forza ed alle
alleanze con le potenze del mondo.
Quando sorse in Europa la Riforma protestante i valdesi vi
aderirono nel 1532, organizzandosi in comunità alternative a quella di Roma,
con predicatori locali per il culto e la celebrazione dei sacramenti.
La presenza protestante toccò in quel periodo molte altre città del Piemonte e
d'Italia ed il cattolicesimo mantenne il suo predominio assoluto grazie solo
all'azione della Controriforma e all'appoggio dei principi.
Per un complesso di circostanze favorevoli i valdesi riuscirono ad ottenere il
riconoscimento della loro religione in un'area ben definita delle Alpi Cozie.
Questo nucleo di poche migliaia di protestanti costituì per quasi tre secoli un
avamposto del protestantesimo europeo.
I sovrani di Francia e Piemonte non abbandonarono però il progetto
di riconquistarle alla fede cattolica. Momenti particolarmente tragici si ebbero
nel 1655 quando il massacro conosciuto come le Pasque piemontesi sollevò
l'indignata protesta dell'Europa e l'intervento dell'Inghilterra di Cromwell. Altro momento tragico si ebbe nel 1685, quando
Luigi XIV re di Francia vietò ai protestanti la professione della loro
religione e anche le chiese valdesi del Piemonte furono distrutte. Solo poche
migliaia di superstiti si salvarono in Svizzera, rientrando dopo tre anni con
una memorabile marcia conosciuta come il Glorioso Rimpatrio.
Per tutto il XVIII secolo però i valdesi vissero ancora emarginati
e oggetto di una legislazione discriminatoria che ne faceva dei cittadini di
seconda categoria chiusi nel loro territorio all'incirca come gli ebrei nel
ghetto.
Dovettero attendere il 17 febbraio 1848 per vedere riconosciuti i loro diritti
civili e politici dalle Lettere Patenti di Carlo Alberto.
I loro diritti civili e politici vennero riconosciuti
dall'editto promulgato da Carlo Alberto il 17 febbraio 1848 (in ricordo del
quale i valdesi festeggiano a tutt'oggi quella data),
ma la religione cattolica restava religione dello Stato e di conseguenza i
principi moderni della separazione della Chiesa dallo Stato e della libertà
religiosa non vennero attuati; né la chiesa cattolica né la società italiana
erano pronte ad accoglierre queste istanze del mondo
moderno.
I valdesi si impegnarono invece attivamente nella difesa di questi principi,
dal Risorgimento alla Resistenza, convinti della loro importanza per il
rinnovamento politico e sociale del paese.
Con il 1848 e l'inizio del Risorgimento i valdesi non furono più i
soli evangelici presenti in Italia. Gruppi di esuli politici in Piemonte e di
ritorno dall'Europa diedero vita ad una chiesa libera italiana, altri accolsero
invece la predicazione di missionari giunti dal mondo anglosassone esponenti
delle chiese metodiste e battiste.
Per
esprimere questo impegno nella vita sociale della nazione sia i valdesi che gli
evangelici usarono il termine "evangelizzazione". Parlando di
"evangelizzare" l'Italia essi non intendevano fondare una nuova
religione, ma, come Valdo, rendere attuale il messaggio dell'Evangelo:
diffondere la Bibbia, stimolando la riflessione teologica per un rinnovamento
della fede cristiana. Questa opera di testimonianza fu effettuata a livello di
predicazione con l'apertura di sale di conferenze e di locali di culto, ma si
espresse anche nel campo dell'assistenza e con particolare impegno in quello dell'educazione.
Venne creata una diffusa rete di scuole elementari e
si può dire che ogni comunità evangelica ebbe una sede scolastica; il maestro
insieme al venditore di Bibbie fu il personaggio tipico dell'evangelismo
italiano. Ed accanto alle scuole, convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato,
altrettanto intenso fu l'impegno nel campo sanitario ed assistenziale con
fondazioni di ospedali, ricoveri per anziani, asili.
Domenica 16 febbraio
2003
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alle ore 20,30
presso il tempio della
chiesa evangelica metodista
di S. Marzano O.
ricorderemo il
155°
anniversario
dell’emancipazione dei valdesi
e ci riuniremo in preghiera, ancora una volta per la difesa dei
diritti umani e per la
PACE
Invitiamo tutte
le amiche e gli amici
e tutti coloro che
vogliono la pace
a partecipare