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NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo - ecumenismo - religioni
12 febbraio 2003
settimanale - anno XXIV - numero 7
* EDITORIALE: Laicità, non laicismo, di Giorgio Bouchard
* La "Settimana della libertà" dedicata all'Europa
* Ecumenismo/1. A Viterbo un convegno sulle "Beatitudini"
* Ecumenismo/2. Genre: Una sfida aperta per tutti i cristiani
* A Roma una delegazione ecumenica americana per una missione di pace
* La FCEI devolve fondi alle zone terremotate
* Il Sinodo della Chiesa valdese del Rio de la Plata
* Semi di pace: Educatori di pace israeliani e palestinesi a confronto
* TELEGRAFO: Notizie in breve
* APPUNTAMENTI
* DOCUMENTAZIONE: Le chiese e la guerra
* ANTEPRIMA: I cristiani e la guerra
EDITORIALE
LAICITÀ, NON LAICISMO
di Giorgio Bouchard *
Molti di noi hanno la sensazione di rivivere il luglio 1914: una grande
nazione cristiana sta per scatenare una guerra dalle conseguenze
imprevedibili; alcuni uomini di stato europei tentano di impedire la
catastrofe; ma a differenza del 1914 i credenti, tutti uniti, pregano
per la
pace: nelle chiese, nelle case, nel segreto delle coscienze.
La vecchia Europa ha dunque ritrovato la sua anima? E questa è dunque
un'
anima cristiana?
E' quello che pensano alcuni responsabili delle chiese e dei "partiti
cristiani": sarà bene, essi dicono, che la Carta Costituzionale europea
metta in debita luce le "radici cristiane" del nostro continente, ed
invochi
esplicitamente il nome di Dio.
Ci sia permesso esprimerci in modo nettamente contrario a questa idea:
il
nome di Dio è cosa troppo sacra per essere inserito in un documento
legislativo. Per Dio noi siamo disposti a vivere e a morire: ma proprio
per
questo, non abbiamo alcun diritto di trasformare la nostra testimonianza
in
una imposizione. La nostra fede in Dio (e, per molti, in Cristo e nello
Spirito) ci spinge semmai a batterci per la libertà: la libertà di
tutti,
ebrei, musulmani, buddhisti, atei; e anche per la nostra.
Da questo punto di vista, la "Carta di Nizza", su cui si fonda il
processo
costituente europeo, è abbastanza difettosa: essa garantisce, sì, la
libertà
di coscienza e di religione, di culto e di insegnamento (art. 10 e 21),
ma
non riconosce espressamente alle comunità religiose la piena libertà
organizzativa riconosciuta a sindacati e partiti (art. 12). Se ci si
ferma
lì, la religione verrà ridotta a mero fatto privato, come il gioco dei
tarocchi: essa ha invece un ineliminabile carattere pubblico, come la
politica, la scienza, la cultura.
Il processo europeo è dunque minacciato da una tendenza laicista (prova
ne
siano le norme contro le "sette" approvate dal Parlamento francese):
anche
contro questa tendenza ci sia permesso elevare la nostra più ferma
protesta.
La libertà religiosa è la madre di tutte le libertà: intaccata quella,
presto o tardi anche le altre cadranno.
Nella nostra testimonianza, siamo certi dell'aiuto di Dio: lo diremo sui
giornali, alla radio, alla televisione. Ma non intendiamo scriverlo su
di un
pezzo di carta da mettere ai voti in un'Assemblea costituente, sia pure
in
un momento in cui l'Europa, dell'aiuto di Dio ha veramente bisogno.
* pastore valdese, già presidente della Federazione delle chiese
evangeliche
in Italia
DEDICATO ALL'EUROPA L'ANNIVERSARIO DELLA CONCESSIONE DEI DIRITTI CIVILI
AI
VALDESI
Per la "Settimana della libertà" appuntamenti in molte città italiane
intorno al 17 febbraio
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Mentre l'Unione Europea si appresta a
varare
la sua Carta costituzionale, proprio l'Europa è al centro della
riflessione
proposta dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e
dall'
Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA)
in
occasione della "Settimana della libertà", annualmente celebrata intorno
al
17 febbraio.
Il tema della Settimana è infatti "I protestanti e l'Europa". In questi
giorni gli evangelici italiani ricordano il 17 febbraio del 1848 quando
re
Carlo Alberto concesse i diritti civili alla minoranza valdese e,
successivamente, a quella ebraica. Nelle Valli valdesi del pinerolese,
la
sera del 16 febbraio saranno accesi i tradizionali falò. "Quella
primavera
di libertà di 155 anni fa fu certamente un evento di respiro europeo -
ha
dichiarato all'agenzia NEV il pastore Giuseppe Platone, coordinatore
della
Commissione per la settimana della libertà -. Senza il peso e il
prestigio
dell'Europa protestante il re non avrebbe mai concesso quello straccio
di
libertà".
Dal 14 al 18 febbraio sono previsti appuntamenti in numerose città
italiane,
tra gli altri ricordiamo quello del 15 a Milano, alle 17, presso la
libreria
Claudiana: il professore Fulvio Ferrario affronta il tema "Senso e
vocazione
della testimonianza protestante"; a Bergamo, sempre il 15 alle 17, nella
sala conferenze del Teatro Donizetti, il pastore Eugenio Bernardini farà
una
riflessione su "Il contributo dei protestanti alla costruzione
dell'Europa".
Sempre nella giornata del 15 a Torino alle 17, nel tempio valdese, il
pastore Giuseppe Platone introduce il tema "I protestanti e l'Europa";
intervengono tra gli altri Giorgio Bouchard, Giuseppe De Meo,
Jean-Jaques
Peyronel e mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle
Conferenze episcopali d'Europa. Lo stesso giorno a Genova, alle 14,30
nella
Chiesa valdese, conferenza di Giorgio Girardet sul tema "La Chiesa
valdese
nel III millennio". Il 17 a Torino, nella Chiesa avventista alle 20,45,
dibattito sul tema "Avventisti, battisti, valdesi e la libertà religiosa
in
Italia". Il 16 a Firenze, presso Casa Cares (Reggello), alle 17 l'on.
Valdo
Spini parla su "La democrazia implica voci diverse". Il 18 a Roma,
presso il
tempio valdese di piazza Cavour alle 18, Carlo Papini parla sul tema
"Novità
del valdismo medioevale". Il 18, nella chiesa valdese di Reggio Calabria
alle 18.30, seminario tenuto dal pastore J. Hansen dal titolo "Superare
il
conflitto".
Come ogni anno la FCEI ha approntato con la UICCA un volume dedicato al
tema
della Settimana, quest'anno con il titolo "I protestanti e l'Europa"
(vedi
NEV 3/03). Per le ordinazioni rivolgersi a: Settimana della libertà, c/o
Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06-4820503, fax 06-4827901,
e-mail: redazione@.... Il testo è anche reperibile presso le
librerie Claudiana di Torre Pellice, Torino, Milano, Firenze e Roma.
(nev/gmg)
ECUMENISMO/1. A VITERBO UN CONVEGNO SULLE "BEATITUDINI"
Prosegue la collaborazione tra CEI, FCEI e Sacra Arcidiocesi ortodossa
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Organizzato dalla Commissione per l'
ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (CEI),
dalla
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Sacra
arcidiocesi ortodossa d'Italia si è svolto a Viterbo, dal 6 all'8
febbraio,
presso il Teatro S.Leonardo un convegno ecumenico sulle Beatitudini.
Questo
convegno segue a distanza di quasi quattro anni un primo incontro
analogo,
tenutosi a Perugia sul "Padre Nostro", che portò alla redazione di una
nuova
versione in lingua italiana della preghiera insegnata da Gesù ai
discepoli,
proposta poi come elemento comune a tutti i cristiani d'Italia.
Il convegno, presieduto dai tre responsabili degli organismi che lo
hanno
organizzato: mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia, Gianni
Long,
presidente della FCEI e il metropolita Gennadios Zervos, è iniziato con
due
relazioni anomale in quanto affidate a non esperti del settore: il
sociologo
Giuseppe De Rita del CENSIS, un laico, ed il rabbino Giuseppe Laras,
evidentemente un non cristiano. I loro interventi si sono rivelati
ricchi di
riflessioni e suggestioni importanti per il proseguio dei lavori. Si
sono
quindi alternati specialisti delle tre confessioni cristiane: i
cattolici
Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e Giovanni Boggio dell'Istituto
filosofico-teologico viterbese, Yann Redalié ed Ermanno Genre della
Facoltà
valdese di teologia di Roma, Yoannis Foundulis dell'Università di
Salonicco
e Nilos Vatopedinos del monastero di S.Elia (RC). Hanno tirato le
conclusioni Luigi Accattoli, giornalista e, in una tavola rotonda, padre
Tecle Vetrali, la pastora Maria Bonafede e il decano ortodosso padre
Trajan
Valdman. L'itinerario dei lavori è partito dall'analisi puntuale e
approfondita del testo biblico ed ha seguito il cammino delle
Beatitudini
nella storia della chiesa, nel culto, fino ad arrivare alla valutazione
dell
'impatto che esse hanno per la chiesa di oggi e che potrebbero avere per
il
mondo contemporaneo.
Il Convegno, cui hanno preso parte oltre 130 persone provenienti da
tutt'
Italia, con un forte numero di laici, si è concluso con la lettura di
tre
mozioni che sono andate agli atti senza essere discusse e votate per
mancanza di tempo. In esse si invitano le chiese ad operare nello
spirito
delle Beatitudini per la riconciliazione delle memorie e dei linguaggi,
a
migliorare i rapporti reciproci, ad aprirsi alla molteplicità etnica,
culturale e religiosa, a impegnarsi fortemente per la pace in umiltà,
libertà, povertà e carità. (nev/ep)
ECUMENISMO/2. LEGGERE E PRATICARE LE BEATITUDINI
Ermanno Genre: "Una sfida aperta per tutti i cristiani"
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Al secondo convegno ecumenico sul tema
"Le
Beatitudini evangeliche oggi" (Viterbo 6-8 febbraio), il dibattito si è
incentrato sulla urgente necessità di avviare un grande processo di
riconciliazione nell'attuale società offesa da troppe violenze.
Ricordando
la parola della legge di Dio "Tu, uomo, non uccidere", e quella di Gesù
"Beato chi si adopera per la pace", è stato rivolto l'invito ad
adoperarsi
contro ogni violenza. Inoltre, riflettendo sull'urgente necessità di
accelerare il processo di riconciliazione tra le diverse chiese in
obbedienza al comandamento di Gesù "Che siano una cosa sola perché il
mondo
creda", è stato confermato l'impegno ad operare per la "riconciliazione
delle memorie e dei linguaggi", e per improntare i rapporti tra le
chiese
"nello spirito di unità ed umiltà di cuore".
"Ancora oggi le Beatitudini sono una sfida aperta davanti a tutti i
cristiani e a tutte le chiese - ha dichiarato all'Agenzia NEV Ermanno
Genre,
decano della Facoltà valdese di teologia -. Sono parole che, come
ricordava
Bonhoeffer, possono essere capite soltanto lungo il cammino della
sequela.
Le Beatitudini hanno significato soltanto per una Chiesa che è in
marcia,
cioè una Chiesa che fa suo l'impegno a favore dei poveri, della
giustizia,
della pace e cerca e si batte per trovare delle soluzioni concrete. L'
incontro di Viterbo - secondo il prof. Genre - ha anche messo in luce
diversità di approcci e di letture fra ortodossi, cattolici e
protestanti: i
primi interessati soprattutto alla relazione liturgica delle
Beatitudini,
gli altri alla loro operatività sociale e politica". Conclude Genre:
"Come
mettere oggi in relazione queste diverse realtà che non possono né
devono
proseguire separatamente? Le diversità confessionali hanno ciascuna la
loro
ricchezza ed oggi hanno delle buone possibilità di incontrarsi anziché
scontrarsi come nel passato. Leonard Ragaz scriveva nel 1945: 'perdonare
è
beatitudine'. Aveva ragione". (nev/gmg)
PREVISTA A ROMA UNA DELEGAZIONE ECUMENICA AMERICANA PER UNA MISSIONE DI
PACE
Il 26 e 27 febbraio rappresentanti di chiese USA incontreranno leader
politici e religiosi
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - E' attesa a Roma il 26 e il 27 febbraio
una
delegazione ecumenica degli Stati Uniti per promuovere la pace nel
mondo. L'
iniziativa è del Consiglio delle Chiese cristiane degli Stati Uniti
(NCCCUSA) che è il più rappresentativo organismo ecumenico degli USA: vi
aderiscono infatti circa 40 denominazioni in rappresentanza di oltre 50
milioni di cristiani protestanti ed ortodossi.
Dopo una serie di visite in altre capitali europee la delegazione - in
questi giorni impegnata presso alcuni parlamenti ed governi europei a
Berlino, Parigi, Mosca, e Londra - giungerà a fine febbraio anche a
Roma,
dove si incontrerà con esponenti del governo italiano e con
rappresentanti
di varie chiese italiane. Qui si unirà alla delegazione del NCCCUSA
anche un
rappresentate della Conferenza episcopale degli USA. Partner nella
visita
romana della delegazione ecumenica, le cui chiese di appartenenza sono
impegnate su vari fronti nella ricerca di una soluzione pacifica del
conflitto iracheno, sarà la Federazione delle chiese evangeliche in
Italia.
La delegazione sarà composta dalla pastora presbiteriana Eileen W.
Lindner,
vicesegretaria nazionale del NCCCUSA; da S.E. William Boyd Grove,
vescovo
della Chiesa metodista unita degli USA; dal past. Tyrone Pitts,
segretario
generale della Progressive National Baptist Convention; sarà noto a
giorni
il nome del delegato della Conferenza episcopale degli Usa. Sono
previsti
inoltre un incontro in Vaticano e una cerimonia ecumenica da tenersi
presso
la chiesa battista di Roma di via del Teatro Valle. Giovedì 27, alle
11,30,
nei locali della chiesa metodista in via Firenze 38 i membri della
delegazione ecumenica terranno una conferenza stampa. (nev/gc)
LA FEDERAZIONE DELLE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA DEVOLVE FONDI ALLE
ZONE
TERREMOTATE
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Il Consiglio della Federazione delle
chiese
evangeliche in Italia (FCEI) - riunitosi il 3 e il 4 febbraio - rende
noto
che durante i lavori ha deliberato la devoluzione di fondi raccolti per
sottoscrizione alle zone terremotate del Molise e dell'Umbria. Al Comune
di
Nocera Umbra è stata versata la somma di euro 62.000 per la
ricostruzione
della scuola materna ed elementare di Gaifana. Il Consiglio, constatato
che
sono pervenuti per la sottoscrizione destinata al Molise circa euro
12.000,
e verificate le richieste delle chiese interessate, ha altresì
deliberato di
assegnarne la metà al XII Circuito delle Chiese evangeliche valdesi e
metodiste per interventi di piccola diaconia, e l'altra metà all'Unione
delle chiese evangeliche battiste in Italia (UCEBI) per le esigenze
delle
chiese battiste della zona. Inoltre, il Consiglio - in attesa della
chiusura
della raccolta di fondi per l'Afganistan - ha effettuato un primo
versamento
di euro 10.000 a favore del "Fondo Emergency Assistance" del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC), destinato appunto alla ricostruzione in
Afganistan. (nev/gu)
IL SINODO DELLA CHIESA VALDESE DEL RIO DE LA PLATA RIUNITO DALL'1 AL 5
FEBBRAIO
Tra i temi affrontati quello della guerra in Iraq e la bioetica
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Si è tenuto dall'1 al 5 febbraio a Playa
Fomento in Uruguay il Sinodo della chiesa valdese del Rio de la Plata,
che
insieme alla Chiesa valdese italiana costituisce un'unica realtà
ecclesiastica, con identico ordinamento ma con due sessioni sinodali
distinte (la sessione europea del Sinodo si svolge ogni anno a fine
agosto a
Torre Pellice, TO) e due escutivi (la "Mesa Valdense" del Rio de la
Plata e
la "Tavola valdese" da noi).
Tra i temi affrontati quest'anno quello della minaccia di guerra in
Iraq, e
quello di una proposta di legge, che attualmente in Uruguay è dibattuta
in
Parlamento, sulla "difesa della salute umana riproduttiva". In un
documento
intitolato "No alla guerra" Il Sinodo della chiesa valdese dell'Uruguay
e
dell'Argentina ha espresso la sua preoccupazione per la situazione
mondiale
venutasi a creare dopo l'11 settembre. "Molti paesi, specialmente arabi,
che
sono accusati di fomentare il terrorismo e di minacciare la pace nel
mondo -
dice il documento - sono stati e sono tuttora armati da coloro che oggi
si
vogliono proporre come giudici e padroni al di sopra di qualsiasi
organismo
internazionale". In solidarietà con i cristiani e i non cristiani, che
sia
in oriente che in occidente stanno lavorando per la pace, il Sinodo non
accetta "il meccanismo della guerra come strumento valido per risolvere
i
conflitti e ancor meno per costruire un cammino di pace e di
convivenza".
Sul fronte della bioetica, invece, il Sinodo "esorta le chiese ad
informarsi
sulla questione della salute riproduttiva creando spazi di riflessione e
di
dibattito, e ad assumere delle posizioni ferme conservando l'apertura
necessaria per il dialogo", nutrendosi della "lettura biblica nella
quale
sappiamo di non trovare regole, norme, né leggi prestabilite, bensì l'
annuncio che Dio fa suo il dolore degli uomini, con la promessa che "la
legge che vale è quella dell'amore". Al termine dei lavori è stata
eletta la
nuova "Mesa Valdense", organo esecutivo tra un sinodo e l'altro:
moderatore
è il pastore Hugo Armand Pilon; membri il pastore Sergio Bertnat, Alma
Malan, Alberto Zinder e Noris Artur. (nev/gc)
"NON LASCIATECI SOLI". EDUCATORI DI PACE ISRAELIANI E PALESTINESI A
CONFRONTO
Roma (NEV), 12 febbraio 2003 - Su invito della rivista "Confronti", dal
2 al
12 febbraio una delegazione di educatori israeliani e palestinesi ha
soggiornato in Italia e nella Svizzera italiana partecipando a oltre
venti
incontri pubblici sulla situazione mediorientale e sull'impegno delle
forze
di pace. Il progetto, denominato "Semi di pace" e sostenuto
finanziariamente
dall'8 per mille della Chiesa valdese, è giunto alla sua quinta
edizione. Il
programma realizzato nei giorni scorsi ha visto una serie di incontri
con
tutta la delegazione a Roma in Campidoglio e presso l'Università
Pontificia
Gregoriana, e ad Albano Laziale. Successivamente, suddivisi in tre
coppie
composte da un israeliano e da un palestinese, hanno partecipato a
incontri
in varie città italiane: Ostia (Roma), Piombino (Li), Città di Castello
(Pg), Carpi (Mo), Bergamo, Como, Milano. Infine la delegazione si è
ricongiunta per un giro conclusivo di incontri a Lugano.
I componenti della delegazione israeliana erano: Elon Portugaly,
ricercatore
e attivista di Peace Now; Yael Artzi, dell'Associazione dei parenti
delle
vittime del conflitto, e Yehuda Stolov, rabbino e responsabile della
Interfaith Encounter Association, un gruppo di dialogo interreligioso
che
opera in tutto il Medio oriente. Tra i palestinesi: Mostafa Qossoqsi,
psicologo specializzato sui temi dei traumi da guerra; Ghazi Brigieth,
attivo in una associazione di parenti delle vittime, e Ghassan Manasra,
riconosciuto leader della comunità islamica sufi.
"Dovunque le delegazioni sono state accolte con grande calore e
partecipazione; gli incontri sono sempre stati molto affollati, sia che
si
svolgessero presso centri culturali o associazioni per la pace o
comunità
religiose - ha dichiarato all'Agenzia NEV Lucia Cuocci, coordinatrice
del
progetto per conto di "Confronti". - Del resto quest'anno abbiamo avuto
adesioni molto significative come quelle dell'Unicef Italia, del Comune
di
Roma, dell'Università cattolica e dell'Ufficio ecumenismo e dialogo
dell'Arcidiocesi di Milano. Abbiamo stimato che solo a Milano la
partecipazione agli incontri fosse di circa mille persone in prevalenza
giovani. E' un segno di speranza, soprattutto per i membri della
delegazione".
Molti i temi affrontati nel corso dei vari incontri. Soprattutto però,
sia
gli israeliani che i palestinesi, hanno insistito sul tema del sostegno
internazionale. "Non lasciateci soli - ha ripetuto Mostafa Qossoqsi -.
Da
soli non ce la possiamo fare ad abbattere il muro d'odio sempre più alto
che
divide i nostri due popoli. Abbiamo bisogno di altri soggetti che ci
aiutino
a scoprire le strade del dialogo e della cooperazione per la pace". "In
questa linea - gli ha fatto eco Elon Portugaly - occorre che la comunità
internazionale e quanti vogliono affermare sia la sicurezza di Israele,
che
i diritti dei palestinesi allarghino il loro cuore a tutti e due i
popoli".
Ma è davvero possibile che israeliani e palestinesi percorrano insieme
strade di dialogo e riconciliazione? "Certo che è possibile. Se lo
abbiamo
fatto io e Ghazi - ha risposto Yael Artzi - che con i nostri lutti
abbiamo
pagato il prezzo più alto a questa guerra, lo può fare chiunque altro".
(nev/gu)
TELEGRAFO
(NEV) - "Rifiutiamo il concetto di guerra preventiva e denunciamo i
motivi
geopolitici ed economici che stanno alla base dell'iniziativa bellica
statunitense. Auspichiamo che i credenti di tutte le fedi si impegnino
nel
contrastare i fondamentalismi attivi nelle rispettive organizzazioni
religiose". Dando seguito a queste affermazioni contenute in un atto
approvato nell'ultima riunione del suo Consiglio (Milano 3-4 febbraio),
la
Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha aderito alla
manifestazione nazionale per la pace che si terrà a Roma il 15 febbraio
specificando che "sarà presente con un proprio striscione e una
rappresentanza di diverse chiese evangeliche italiane".
(NEV/ENI) - Ferma protesta del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)
dopo
le violenze che hanno impedito una celebrazione ecumenica nella chiesa
battista di Tbilisi (Georgia) durante la recente Settimana di preghiera
per
l'unità dei cristiani. Una folla di estremisti guidati dall'ex sacerdote
ortodosso Basil Mkalavishvili ha attaccato i partecipanti alla riunione,
senza alcuna reazione da parte della polizia. "Non è il primo attacco
che le
minoranze religiose subiscono in Georgia - scrive il CEC al presidente
georgiano Schevardnadze -. Riteniamo che questo tipo di violenza macchi
la
reputazione democratica del suo paese e chiediamo che vengano prese
adeguate
misure contro chi si oppone al dialogo tra le comunità religiose della
Georgia".
(NEV/ADN) - L'uso crescente di bambini soldato nei combattimenti è stato
denunciato da una delegazione della Chiesa avventista nel corso di un'
audizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Già nel 2000
un
documento avventista aveva denunciato lo sfruttamento e la vulnerabilità
dei
bambini nei conflitti armati. "Come organizzazione cristiana consacrata
ai
valori della tolleranza, dell'amore e della non violenza - ha dichiarato
il
vicepresidente della Chiesa avventista a livello mondiale, Ted Wilson -
ci
opponiamo all'utilizzo dei bambini come soldati: una politica che
distrugge
la loro innocenza e nega loro una vera infanzia".
(NEV) - "Esponiamo la bandiera della pace dal balcone di casa nostra,
dalla
finestra dell'ufficio, finchè non sarà scongiurata la minaccia della
guerra"
. E' l'invito della Chiesa battista di Napoli, in appoggio alla campagna
di
Pax Christi, "per non vivere questi momenti in triste solitudine, per
fare
qualcosa di non violento nei confronti di quest'altra assurda guerra,
per
farne un'occasione di discussione in famiglia, con i nostri figli, con i
vicini.".
(NEV) - L'Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle
chiese
evangeliche in Italia (UVI-FCEI), invita i giovani e le giovani a
svolgere
un servizio di volontariato sociale all'estero nel quadro di un
programma
finanziato dall'Unione Europea. I progetti (aperti a candidati tra i 18
e i
25 anni) inizieranno in settembre ed avranno una durata di 10-11 mesi;
domande entro il 28 febbraio. Per ulteriori informazioni tel. 06
4825120;
volontariato@...
(NEV) - "Pace e guerra", un'intervista a Gino Strada; i giovani tra
religione, politica e impegno; "Il musulmano che fa comodo"; i mormoni,
una
religione che cresce: sono alcuni dei temi affrontati nel numero di
febbraio
di "Confronti", mensile di fede, politica e vita quotidiana edito dalla
Cooperativa Com-Nuovi Tempi, diretto da Paolo Naso. Nel numero anche
servizi
su clonazione, ebraismo, cultura, ecumenismo, Medio Oriente; rubriche di
opinioni, cinema, musica, libri. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma.
(NEV) - Una introduzione, chiara e accurata, alla tradizione spirituale
cristiana: protestante, cattolica e ortodossa. E' l'ultima opera di
Alister
McGrath, storico e teologo della Riforma protestante, che studia il
rapporto
tra teologia e spiritualità analizzando fondamenti teologici, immagini
bibliche, volti, luoghi e spazi. Il volume ("Spiritualità cristiana",
Editrice Claudiana, pagg. 264, euro 24) comprende anche un glossario,
un'
appendice sui siti Internet di interesse e una bibliografia di
approfondimento.
(NEV) - Aperto da un editoriale ("Minoranza") del direttore Paolo
Moretti,
il mensile "Il Cristiano", pubblicazione dell'Associazione stampa e
pubblicazioni evangeliche (ASPE), ha in sommario studi biblici, notizie
dalle chiese, la sezione "Bibbia e cultura", un saggio di Ezio Coscia su
"L'
aspetto umano di Gesù". Il Cristiano, via del Campo della Fiera 16,
Anghiari
(AR).
(NEV/PV) - Una edizione di tutta la Bibbia in portoghese per non
vedenti. L'
ha prodotta la Società Biblica del Brasile realizzando un singolare
primato:
i 66 libri della Scrittura tradotti nel linguaggio Braille hanno
prodotto 38
volumi formato 26x33 centimetri, che posti uno sull'altro raggiungono i
due
metri di altezza.
APPUNTAMENTI
16-23 febbraio: Settimana della libertà. Per la fitta agenda di
appuntamenti
previsti in numerose città italiane, vedi la notizia in questo numero
del
NEV.
GENOVA - Giovedì 13, per il ciclo del Segretariato attività ecumeniche
"Profeti del nostro tempo", incontro con il teologo valdese Fulvio
Ferrario
sul pensiero di Dietrich Bonhoeffer. Alle 17,30 a Palazzo Ducale.
TORINO - Giovedì 13, a cura del Centro evangelico di cultura, tavola
rotonda
su "Dalla Parola alle parole: interpretazione della verità o verità
delle
interpretazioni?". Alle 20,45 a Casa Valdese, corso Vittorio Emanuele
23,
con Gianni Vattimo, Claudio Ciancio, Donatella Di Cesare.
PADOVA - Venerdì 14, nella chiesa metodista di corso Milano 6. alle
20,30,
conferenza del prof. Daniele Garrone su "Le radici della inimicizia
ebraico-cristiana".
CAMPOBASSO - Sabato 15, conferenza del pastore Antonio Mucciardi su
"Idee,
personaggi e fermenti religiosi nella cultura e nella fede nel reame di
Napoli tra il '500 e il 1800. Alle 18,30 nel tempio valdese, traversa
via
Cavour 40.
MILANO - Domenica 16, concerto della Corale evangelica valdese nel
quadro
delle iniziative per ricordare il 50° anniversario della dedicazione del
tempio di Milano. Alle 15,30 in via Sforza 12a.
BARI - Lunedì 17, incontro con il pastore Alfredo Berlendis sul testo
del
teologo Giovanni Miegge "Per una fede". Alle 18,30 nel tempio valdese di
corso Vittorio Emanuele 138.
MILANO - Lunedì 17, per il ciclo del Segretariato attività ecumeniche
sull'
iniziazione cristiana nelle diverse tradizioni, incontro con il
reverendo
anglicano Gordon Reid. Alle 18,15 in piazza San Fedele 4.
MILANO - Mercoledì 19, primo incontro del ciclo di studio "Pregare con i
Salmi", a cura del Centro culturale protestante, condotto dalla pastora
Anne
Zell. Alle 18 in via Sforza 12 a.
ROMA - Mercoledì 19, per i pomeriggi culturali dell'attività femminile
della
chiesa metodista, Fulvio Rocco e Marco Davite presentano i primi 30 anni
di
trasmissioni della rubrica televisiva "Protestantesimo". Alle 16,15 in
via
Firenze 38.
TELEVISIONE - Domenica 16, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica
"Protestantesimo" presenta un incontro con lo storico Giorgio Spini: "La
strada della Liberazione" e un servizio sul recente convegno ecumenico
dedicato alle Beatitudini. Replica lunedì 17 alle 24 sempre su RAIDUE.
RADIO - Ogni domenica mattina alle 7.30 su RAI Radiouno, "Culto
Evangelico"
manda in onda una predicazione (16 febbraio, pastore Raffaele Volpe),
notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
DOCUMENTAZIONE
LE CHIESE E LA GUERRA
Nelle ultime settimane gli appelli contro la minaccia di una guerra in
Iraq
si vanno moltiplicando. Prese di posizione ed azioni da parte delle
chiese
locali, ma anche da parte di organismi ecumenici ed interreligiosi a
livello
nazionale e mondiale, giungono da ogni continente. Anche il Consiglio
della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia si è espressa in un atto
del
4 febbraio contro un attacco militare in Iraq (vedi NEV 6/03). Qui di
seguito alcune delle dichiarazioni diffuse da organismi protestanti ed
ecumenici tra i più significativi.
Uno degli appelli più autorevoli è quello firmato a Berlino il 5
febbraio da
21 rappresentanti di chiese protestanti ed ortodosse d'Europa, del Medio
Oriente e degli Stati Uniti (vedi NEV 6/03). Il documento intitolato
"Leader
di chiese insieme contro la guerra in Iraq" si trova sul sito
http://www2.wcc-coe.org/PressReleases_en.nsf/index/pu-02-03.html. L'11
febbraio la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, nella
persona
del suo presidente Gianni Long, ha anch'essa sottoscritto il testo.
Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) con sede a Ginevra da tempo si
esprime contro una soluzione militare in Iraq. Ricordiamo per esempio la
lettera del suo segretario generale Konrad Raiser ai membri del
Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite dello scorso 15 ottobre. Altri documenti
del
CEC sono raccolti sul sito
http://www.wcc-coe.org/wcc/what/international/iraq.html
Il Comitato congiunto del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa
(CCEE) e della Conferenza delle chiese europee (KEK) riunitosi a
Bucarest
dal 30 gennaio al 2 febbraio, nella sua dichiarazione di fine lavori ha
espressamente sottolineato come "i responsabili politici hanno il serio
obbligo di proteggere il bene comune globale contro qualunque minaccia
alla
pace". (http://www.ccee.ch/italiano/stampa/jk2003fine.htm).
E' dell'11 dicembre scorso il lancio della campagna "Sicurezza per l'
America: vincere senza la guerra" da parte di un'ampia coalizione di
leader
religiosi e della società civile degli Stati Uniti. Il no alla guerra è
una
delle priorità del Consiglio delle chiese cristiane americane (NCCCUSA)
e
del suo segretario generale Bob Edgar che ha rilasciato tutta una serie
di
dichiarazioni consultabili sul sito www.ncccusa.org/news
E' del 30 gennaio una lettera aperta indirizzata al presidente Bush
nella
quale i rappresentanti di 11 denominazioni ortodosse e protestanti
americane
chiedono un incontro faccia a faccia. I firmatari - tra cui una ventina
di
vescovi della Chiesa Metodista Unita cui Bush è membro - hanno espresso
la
loro grande preoccupazione rispetto ad un eventuale attacco da parte
degli
Stati Uniti contro l'Iraq. Allarmati di fronte alla escalation
dell'attività
militare americana i leader cristiani chiedono che sia data loro una
"opportunità pastorale" per portare di persona il loro messaggio al
presidente (www.ncccusa.org/news/03news4.html).
Numerosi appelli giungono anche dalla Gran Bretagna. Risale al 13
settembre
una lettera aperta al Primo Ministro Tony Blair da parte del moderatore
e
del segretario generale della United Reformed Church (URC), nella quale
un
eventuale attacco contro l'Iraq viene definito come ingiustificato e
immorale. Il 29 gennaio - con una mozione inviata a Blair e
all'Ambasciatore
degli Stati Uniti - la URC è tornata ad esprimere la sua grande
preoccupazione rispetto ai preparativi militari nella regione del Golfo
(http://www.urc.org.uk/iraq/statement_02.htm).
Il 5 febbraio hanno scritto al Presidente Bush e al Primo Ministro Blair
il
moderatore della Chiesa di Scozia e quello della Chiesa presbiteriana
degli
Stati Uniti chiedendo loro di continuare nella ricerca di soluzioni
pacifiche per la crisi internazionale.
(http://www.churchofscotland.org.uk/news/pm001.htm)
Anche l'Esercito della Salvezza del Regno Unito e della Repubblica
d'Irlanda
ha rilasciato una dichiarazione nella quale invita i leader politici ad
agire solo attraverso le Nazioni Unite. Ricorda altresì che in seno alle
comunità musulmane del paese, ma anche in seno alla minoranza cristiana
nei
paesi islamici, è particolarmente accentuata la paura di rappresaglie da
parte di estremisti
(http://www.salvationarmy.org.uk/documents/Iraq.html).
Il Consiglio delle Chiese del Canada il 20 dicembre in una lettera al
Primo
Ministro Jean Chrétien, ricorda che le chiese canadesi continuano a
monitorare la situazione in Iraq in modo da poter proporre alternative
alla
guerra, e che pregano per i leader politici perché sia dato loro il
giusto
coraggio e la saggezza per trovare il cammino che porta alla pace
(www.ploughshares.ca/CONTENT/BUILD%20PEACE/IraqLetterKairosCCCPPDec02.ht
ml).
E' del 24 gennaio una presa di posizione del Consiglio della Chiesa
evangelica tedesca (EKD) la quale rifiuta per motivi etici e di diritto
internazionale un attacco militare contro l'Iraq. "Un attacco ora contro
il
regime di Saddam Hussein annienterebbe ogni tentativo da parte delle
Nazioni
Unite di far valere la propria risoluzione in Iraq". La EKD è convinta
che
"l'obiettivo da seguire ogni politica - anche nel caso del conflitto
iracheno - sia quello della ricerca della pace giusta, e non della
guerra
giusta. E' per questa pace giusta che pregano i cristiani nel mondo"
(http://www.ekd.de/presse/397_pm17_2003_rat_irakkonflikt.html).
E' del 23 gennaio un appello alla preghiera per la pace da parte del
Consiglio delle chiese cristiane di Francia di cui fanno parte la
Conferenza
episcopale, l'Assemblea dei vescovi ortodossi e la Federazione delle
chiese
protestanti. L'autorevole organismo ecumenico invita nella sua
dichiarazione
tutti i cristiani "a pregare perché lo Spirito Santo illumini i
responsabili
delle nazioni, allontanandoli dalle soluzioni illusorie tramite la
violenza
e perché susciti in loro la volontà di risolvere i conflitti nel
rispetto
del diritto e della giustizia".
E' del 27 gennaio una lettera indirizzata al Presidente Jacques Chirac
da
parte del Consiglio nazionale della Chiesa riformata di Francia nella
quale
gli si chiede di fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per evitare
un
attacco militare contro l'Iraq. Sempre in Francia il 15 gennaio una
quindicina di organismi cristiani - tra cui la CIMADE, il MIR, Pax
Christi -
hanno lanciato un appello ecumenico intitolato "Cristiani, dite no alla
guerra". Risale invece al 13 ottobre la dichiarazione espressa dal
Consiglio
della Federazione protestante di Francia, nella quale si rifiuta l'idea
di
un attacco militare unilaterale degli Stati Uniti contro l'Iraq. "Una
nuova
guerra non farebbe altro che ampliare ulteriormente la catastrofe
umanitaria, aumentando il rischio di destabilizzazione di tutto il Medio
Oriente facendo di Saddam Hussein un simbolo di collegamento per tutto
il
mondo arabo" (i documenti sono sul sito http://www.protestants.org/
nella
sezione dedicata al conflitto in Iraq).
Il 23 gennaio la Federazione protestante svizzera ha diffuso un
documento
nel quale rifiuta il concetto di "guerra preventiva"
(http://www.sek-feps.ch/fr/communiques/details.php?id=176).
Il 21 gennaio la giunta direttiva del Consiglio delle chiese
latino-americane (CLAI) in una dichiarazione ricorda ai governi
statunitense
e britannico l'importanza del rispetto del diritto internazionale. Per
il
CLAI la minaccia di questa guerra è "basata sulla superbia della forza e
del
potere, il cui fine ultimo non è altro che l'aspirazione del controllo
di
importanti risorse naturali". Al governo di Bagdad invece il CLAI chiede
di
collaborare "genuinamente" con gli ispettori delle Nazioni Unite per
arrivare ad uno smantellamento totale degli arsenali, mentre alle
Nazioni
Unite chiede di sforzarsi incessantemente perché al popolo iracheno
vengano
riconosciuti i diritti umani in un ambiente di sicurezza e pace
(www.icpress.org).
In conclusione del Sinodo valdese del Rio de la Plata, tenutosi dal 1 al
5
febbraio, la Chiesa valdese dell'Uruguay e dell'Argentina ha prodotto un
documento intitolato "No alla guerra", nel quale si può leggere tra le
altre
cose: "Come cristiani non accettiamo il meccanismo della guerra come
strumento valido per risolvere i conflitti" (noticias@...).
Per ulteriori approfondimenti consigliamo la visita del sito:
http://www.wcc-coe.org/wcc/behindthenews/text20.html
ANTEPRIMA
I CRISTIANI E LA GUERRA
di Fulvio Ferrario
L'articolo che presentiamo in anteprima sarà pubblicato sul numero del
14
febbraio del settimanale evangelico "Riforma"
(redazione.torino@...).
L'autore è docente alla Facoltà valdese di teologia di Roma.
La storia cristiana conosce due atteggiamenti nei confronti della
guerra. Il
primo è il pacifismo radicale, che volentieri si richiama a Gesù e alla
sua
nonviolenza: il cristiano non porta la spada, non presta servizio
militare,
è soldato di Cristo e quindi non può esserlo di Cesare. Le comunità
cristiane dei primi secoli hanno vissuto con intensità la tensione tra
la
cittadinanza del Regno e quella terrena, tensione che spesso si è
configurata come un'alternativa. Quando il cristianesimo è diventato la
religione egemone le cose sono cambiate. Non è necessario né
intelligente
demonizzare il cosiddetto "cristianesimo costantiniano",
contrapponendolo
banalmente a quello "profetico" dei secoli precedenti. C'è stata fede e
obbedienza anche nella chiesa costantiniana. In essa, però, la
testimonianza
doveva coniugarsi con la responsabilità di organizzare la società,
dunque
anche di gestire i conflitti.
In questo contesto si sviluppa la dottrina della "guerra giusta": la
guerra
è un male comunque ma esistono, nel mondo dominato dal peccato, casi nei
quali la tragedia va affrontata per difendere valori di inestimabile
importanza. La dottrina della guerra giusta impone alla coscienza
cristiana
un discernimento inevitabilmente politico, che vincola però anche la
fede
nella responsabilità: quando Karl Barth afferma che chi combatte contro
Hitler combatte anche per la chiesa di Gesù, l'affermazione teologica
presuppone un'analisi anche politica dell'hitlerismo. Pacifismo radicale
e
dottrina della guerra giusta si confrontano tuttora vivacemente nelle
chiese, di solito con insufficiente comprensione reciproca. Il dibattito
sulla "questione Iraq" dovrebbe tuttavia unire le ragioni degli uni e
degli
altri, per motivi che sono in prima battuta politici, ma che assumono
poi
rilevanza etica e alla fine anche di fede. Ne enumero alcuni.
L'idea di una guerra preventiva, le cui conseguenze, per l'Iraq e per il
mondo, sono considerate imponderabili proprio da molti militari, è
ripugnante. Il nemico da battere, cioè il terrorismo, risulterebbe, a
giudizio dei più, rafforzato da un intervento militare. Le ragioni vere
della guerra risiedono nell'esigenza Usa di ridefinire gli equilibri
geopolitici del Medio Oriente attraverso una spregiudicata politica
imperiale: e chi crede di cavarsela accusando questa analisi di
"antiamericanismo" è in malafede. L'ONU risulta umiliata: proprio la
"seconda risoluzione" invocata per "legittimare" l'intervento
costituirebbe
ormai una ratifica servile di decisioni già prese in altra sede. La
sudditanza di alcuni paesi europei, tra i quali il nostro, nei confronti
dell'interventismo americano ha vanificato una possibile occasione per
l'
Europa di svolgere un ruolo equilibratore.
Tutto ciò rende improponibile un paragone con il primo intervento nel
Golfo,
per tacere di quello nei Balcani: entrambi discutibili finché si vuole,
ma
di natura assai diversa. Saddam Hussein è un criminale, questo lo
sappiamo
tutti, come lo sa chi a suo tempo lo ha sostenuto in funzione anti-Iran.
Il
mondo bombardato che vuole Bush, però, è più simile a quello di Saddam
di
quanto non lo sia l'attuale. Per questo, chi combatterà questa guerra
combatterà anche, magari non contro la chiesa, ma certo contro la causa
di
Gesù Cristo.
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