Si trasmette il contributo che Alfonso Paciello ha messo on line mesi fa sulla ML “Cristiani evangelici
pentecostali” di Yahoo.it: è un aiuto alla comprensione del movimento
pentecostale mondiale, che si sta affermando in molte aree geografiche del
mondo come la principale confessione cristiana, sebbene le caratteristiche del
movimento in Italia, potremmo dire, siano assai
diverse da quelle ad esempio in Brasile…
Con la speranza che questo movimento sia
di stimolo alla crescita spirituale anche delle c.d. chiese storiche ma anche
un aiuto alle A.D.I. stesse , alle altre singole
chiese e alle federazioni di chiese pentecostali al loro sereno confronto con
la secolarizzazione (che non è necessariamente un demone, anzi..), il progresso
(diritti civili, di emancipazione femminile e delle diversità sessuali), della
scienza e della cultura umana… aspettiamo con impazienza in ciascuno di
noi la brezza dello Spirito del Signore, affinché possiamo gioire, in parte già
qui ed ora, della vita eterna promessa, senza nessuna fuga dalla nostra
dimensione di cittadini di questo mondo
Vieni
Consolatore, vieni anche su di noi…
MB
I DONI DELLO SPIRITO SANTO
Spett
Affrontiamo un soggetto
ancora oggi ignorato da una moltitudine di credenti evangelici, benché
rappresenti l'oggetto di un insegnamento ben preciso della Parola di Dio. Si
tratta dei doni riportati dall'Apostolo Paolo nella sua Prima Epistola ai
Corinzi e che appaiono come risultato dall'opera della
Terza Persona della Trinità, nei credenti battezzati nello Spirito Santo.
"Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola
di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito, a
un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni,
per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d'operar miracoli; a un
altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro,
diversità di lingua. E ad un altro, la interpretazione
delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'uno e medesimo Spirito,
distribuendo i suoi doni a cia-scuno in particolare come Egli vuole (I Cor. 12:8-11). Sulla base del testo citato, si può stabilire la
seguente lista dei doni dello Spirito Santo:
1. Il dono (o parola) di
sapienza;
2. Il dono (o parola) di
conoscenza;
3. Il dono di fede;
4. Il dono (o potenza)
delle guarigioni;
5. Il dono di operar
miracoli;
6. Il dono di profezia;
7. Il dono dal
discernimento degli spiriti;
8. Il
dono della diversità delle lingue (o facoltà di esprimersi in lingue non
conosciute);
9. Il dono di interpretazione delle lingue.
Si tratta di nove doni,
chiamati talvolta "carismi". Quest'ultimo termine è la traduzione in
italiano della parola greca, il cui significato originario indica "l'atto
di dare con grazia, senza merito, di offrire un regalo". In seguito, è
stato utilizzato per indicare le stesse cose donate, in altre parole, i doni
offerti.
Viene impiegato dai teologi per indicare i doni
accordati dallo Spirito Santo.Per rendere esattamente il significato del testo,
però, sarebbe opportuno utilizzare la seguente definizione: "Doni
attribuiti per grazia". Si tratta infatti di puri
e semplici regali.
Non ricompensano per un
merito acquisito, ma procedono unicamente dalla grazia divina. Non bisogna mai
perdere di vista questo aspetto dei carismi. È
evidente che possono essere ricevuti soltanto da credenti battezzati nello
Spirito Santo. Perciò, quando nella Chiesa delle origini il numero dei credenti
che
Certamente, vi sono stati
in tutte le epoche dei credenti che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito
Santo, ma la storia ufficiale li ha del tutto ignorati o ne ha parlato con
disprezzo, riportando soltanto le calunnie degli
Numerosi teologi
anno asserito che queste manifestazioni erano state accordate soltanto alla
Chiesa del primo secolo.
Questi studiosi citano frequentemente il testo: "Quanto alle profezie,
esse verranno abolite, quanto alle lingue esse
cesseranno …" (I Cor. 13:8), asserendo che
l'Apostolo Paolo sia stato il primo ad affermare che le profezie e le lingue
sarebbero cessate. Costoro, però, ignorano la parte finale del versetto che
afferma: "… quanto alla conoscenza, essa verrà
abolita" (I Cor. 13:8). Occorre quindi chiedersi:
è scomparsa la conoscenza? Possiamo concludere che
oggi non conosciamo proprio nulla delle cose di Dio? È evidente che la
conoscenza esiste ancora. Leggendo il seguito del brano biblico citato, ci si
rende conto che Paolo parla del tempo relativo alla
seconda venuta del Signore, quando non vi sarà più bisogno dei doni spirituali,
perché il ministerio dello Spirito Santo nella Chiesa si concluderà! "Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma
allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò
appieno
come anche sono stato appieno conosciuto" (I Cor. 13:12). Perciò, contrariamente a ciò
che alcuni pretendono di dimostrare, l'Apostolo Paolo non ha mai sostenuto che
le lingue e le profezie sarebbero cessate prima del ritorno del Signore. Si
afferma altresì che i doni spirituali sono scomparsi perché non erano più
necessari. Quando i Vangeli e le Epistole degli Apostoli sono stati raccolti a
costituire il Nuovo Testamento, la chiesa non
Ragionare così significa
non riconoscere la vera natura dei doni dello Spirito Santo. Il Nuovo
Testamento ci mostra che la Chiesa delle origini, aspettando di possedere le
Scritture come fondamento della dottrina, faceva appello unicamente
all'autorità dell'Antico Testamento, cioè agli scritti
propri del popolo giudeo e mai a quella dei suoi profeti. Il giorno della
Pentecoste, Pietro giustificò ciò che accadeva in questi termini: "Ma
questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele …" (Atti 2:16). D
Allo stesso modo, l'insegnamento dottrinale di Paolo poggi
Ha conservato nel tempo tutt'altro scopo, come vedremo successivamente.
Qualcuno spesso afferma che se i doni spirituali
fossero stati veramente necessari, non sarebbero
scomparsi, in quanto Dio non l'
Quando è così, non
possono che adempiere magnificamente lo scopo per cui
sono distribuiti, che è quello di rivelare la presenza e l'opera di Dio in seno
alla Sua Chiesa. Dopo queste considerazioni di ordine
generale, studieremo singolarmente i doni dello Spirito Santo, secondo gli
insegnamenti della Parola di Dio.
1. Il dono (o parola) di
sapienza
Lo troviamo manifestato
parecchie volte nel ministerio di Gesù, in particolare
nella Sua ben nota risposta agli Erodiani:
"Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel ch'è di
Dio" (Matt. 22:21).
Questo dono rappresenta l'oggetto di una promessa precisa di Gesù:
"Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra
difesa, perché, io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri
parola di sapienza, non
bisognerà oramai per forza di cose considerare come "ispirate" tutte
quelle che da ora in poi usciranno dalla sua bocca. Il dono interviene quando
le circostanze lo esigono e lo Spirito Santo lo ritiene utile e necessario. È
opportuno che il credente coltivi un'attitudine di umiltà
e sappia elevare il suo cuore verso Dio. Allora potrà essergli data la parola
giusta da parte di Dio, che s'imporrà a tutti, anche ai nemici.
Parte seconda
I DONI DELLO SPIRITO SANTO
Numerose
sono le testimonianze di credenti i quali, per mezzo
del dono di profezia, hanno ricevuto esortazione e consolazione, che
hanno rinnovato la loro vita interiore e hanno comunicato loro nuove forze
spirituali
2. Il dono della parola di conoscenza
Questo dono consiste nel ricevere la conoscenza di cose e fatti, che sfuggono
alla nostra vista e che non potremo mai conoscere al di
fuori di un'estemporanea e divina illuminazione. Alcune persone possiedono una
spiccata intuizione naturale, ma nel caso del carisma
si tratta di un atto dello Spirito Santo, che illumina riguardo ad
proposito del carisma della parola di sapienza, sono
valide altresì per il carisma di conoscenza. Infatti,
anche questo dono si manifesta
in circostanze particolari, in caso di necessità e mai in maniera permanente.
Sarebbe molto pericoloso immaginare che possa
manifestarsi regolarmente, perché non è il credente che dispone
del dono, ma è lo Spirito Santo che utilizza il credente, servendosene
soltanto quando lo ritiene opportuno. Alcuni ritengono che il dono della parola
di conoscenza si applichi, prima di tutto, alle cose
spirituali e che sia utile a svelare le verità più profonde della Parola di
Dio. È necessario distinguere tra il dono della parola di
conoscenza e l'illuminazione dello Spirito Santo.
- Il primo in quanto carisma è estemporaneo e limitato
ad alcuni credenti.
- Il secondo è progressivo ed esteso a tutti i credenti.
È incontestabile che, dopo il battesimo nello Spirito Santo, i discepoli hanno
ricevuto una maggiore illuminazione sulle Sacre
Scritture, intorno a ciò che fino ad allora era rimasto nascosto. Avevano
scoperto tutto ciò che concerne Gesù, ma ora una luce nuova è
stata proiettata sulla Parola di Dio. Crediamo che questi due aspetti non si
escludano in alcun modo, l'uno e l'altro possono realizzarsi
in maniera complementare nell'esperienza cristiana.
3. Il dono della fede
Bisogna distinguere la fede carisma, da quella che possiede ogni cristiano,
senza la quale non si potrebbe essere salvato, né piacere
a Dio (cfr.Ebrei 11:6). Si
tratta della fede portata ad un livello ancora più elevato, una fede di una
qualità e di una potenza speciali, al fine di far fronte anche alle difficoltà
più grandi; è quella fede a proposito della quale è
detto che è in grado di trasportare le montagne (cfr.
Matt. 17:20), benché la sua
grandezza sia paragonabile a quella di un granello di senape. Questo dono è
accordato ai credenti posti di fronte ad ostacoli umanamente insuperabili. È capace di infondere certezza di liberazione, quando, invece,
tutto sembra perduto. È la stessa fede che faceva cantare Paolo e Sila
nella prigione di Filippi, perché attendevano il
soccorso del Signore (Atti 16:25). È ancora la stessa
fede che infondeva nel cuore di Paolo la certezza che nessuno sarebbe perito
nel naufragio che lo
4. Il dono delle guarigioni
La natura di questo carisma comprende immediatamente. Bisogna, però, evitare il
pericolo di vedervi un potere illimitato capace di guarire tutti i malati. Il
Signore stesso non ha guarito che un solo malato presso la piscina di Betesda, il paralitico che non
stato guarito, benché il Signore fosse spesso passato d
colosamente gli effetti dell'errore, pur lasciando
sussistere le cause, indebolendo inevitabilmente lo stimolo al r
attuali condizioni dell'umanità, lo scopo di questo dono non può essere quello
di guarire tutti i malati, ma di manifestare ai non
credenti la potenza di Dio, così come il Suo amore.
Può essere considerato come un arricchimento del ministerio
dell'evangelista e
non pensiamo che debba esserne separato. Infatti, un "ministerio
di guarigione" non può normalmente essere esercitato al di fuori della
predicazione dell'Evangelo.
5. Il dono di potenza di operar miracoli
Rappresenta l'oggetto di una mer
che fo io; e ne farà di maggiori" (Giov. 14:12). Troviamo degli esempi nel libro degli Atti:
il ritorno in vita di Tabita per mezzo
di Pietro (Atti 9:36-42), e di Eutico,
per mezzo di Paolo (Atti 20:7-12). Si legge così: "E Iddio faceva de' miracoli
straordinari per le
mani di Paolo; al punto che si port
partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano" (Atti 19:11, 12).
Per quanto riguarda l'applicazione degli asciugatoi e dei
grembiuli sui malati, che alcuni vorrebbero stabilire come metodo ai nostri
giorni, si deve notare che non è in alcuna occasione
affermato
che Paolo abbia mai raccomandato questa pratica. Essa era stata spontaneamente
adotta-ta dai singoli individui. Ebbe luogo ad Efeso,
in un dato momento, ma non la si può riprodurre in un
altro momento o in altri luoghi. Si obietterà: "Intanto Dio ha benedetto
quei malati e li ha guariti!". Senza dubbio, Egli ha
visto in queste persone uno slancio di fede e, nella Sua grazia, ha
risposto. Ciò non vuol dire, però, in alcun modo, che Egli abbia
approvato il metodo adottato. Sarebbe pericoloso imitare un gesto
suscettibile di degenerare in
pratica superstiziosa. Non si fonda una pratica su di un solo episodio,
soprattutto quando il testo non contiene un comandamento,
un principio universale, ma una semplice constatazione.
6. Il dono di profezia
È noto che il significato del termine "profezia", vuol dire
letteralmente: "Parlare al posto di qualcuno; essere incaricato di
comunicare un messaggio", naturalmente la Fonte del
messaggio è Dio. L'apostolo Paolo definisce il ruolo del credente usato
da Dio con il carisma di profezia: "Chi profetizza, invece, parla agli
uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e
di consolazione" (ICor.
14:3). Il dono di profezia viene così chiaramente
definito. È molto differente dal ministerio
esercitato dai profeti dell'Antico
Testamento e non lo si può collocare allo stesso
livello. Non si tratta di istruire, di comunicare delle rivelazioni relative alle vie
di Dio, ai Suoi piani, ma semplicemente di edificare, di consolare e di
esortare. L'Apostolo Paolo rivolge in proposito un'importantissima
raccomandazione, che è pericoloso dimenticare:
"Parlino due o tre profeti e gli altri giudichino" (I Cor. 14:29). Se si tratta di
"giudicare" o esaminare, allora il carisma di profezia non è
infallibile. Nella Bibbia non viene mai rivolta
un'esortazione a giudicare ciò che gli scrittori sacri hanno lasciato per
ispirazione dello Spirito Santo. La loro ispirazione era definitiva, totale e
pone gli scritti biblici al di sopra di ogni
contestazione. Non è lo stesso per il dono di cui stiamo
parlando. Tutt
Questo modo di fare contraddice l'insegnamento impartito dall'apostolo Paolo,
perché attribuisce alla profezia un valore di guida assoluta. Alcuni gruppi di
credenti sono andati incontro alla rovina nel tentativo di utilizzare la
profezia, come mezzo per
ottenere rivelazioni su argomenti per i quali la
Parola di Dio non fornisce specifiche indicazioni. Si è voluta soddisfare una
vana
curiosità, aggiungendo alla Sacra Scrittura ciò che essa non dice. Si è
dimenticato il monito di Apocalisse capitolo 22,
versetti 18 e 19,
che assegna gr
ragione, controllare che non contenga nulla in contrasto con la Parola di Dio.
Questa è la ragione per cui è saggio esercitare il
dono di profezia nell'assemblea (cfr. ICor. 14:26) alla presenza di
credenti, che possiedono una sufficiente conoscenza delle Scritture,
in modo da poter discernere quello che non è in armonia con la Parola di Dio.
Dopo queste indispensabili esortazioni possiamo
affermare con forza che il carisma di profezia, esercitato con saggezza e in
conformità alle raccomandazioni della Scrittura, è una mer
7. Il dono di discernimento
Il termine "discernimento" deriva dal greco e significa "vedere
attr
spiriti, perché possiedono un certo grado di intuizione
naturale. Il dono è tutt'altra cosa, esso non è
naturale, ma soprannaturale,
perché procede dallo Spirito Santo.
Parte terza
DONI DELLO SPIRITO SANTO
I carismi non sono a
nostra disposizione, ma dipendono dallo Spirito Santo, che ne
è l’unico Possessore
8. Il dono delle lingue
Questo dono ha sollevato, e continua
ancora a generare, discussioni ed opposizioni. L’insegnamento impartito
dall’Apostolo Paolo, nella sua prima epistola ai Corinzi (capitoli 12 e
14), dimostra che il segno delle lingue, che accompagna sempre il battesimo
nello Spirito Santo, si distingue dal carisma, che è suscettibile di interpretazione. Gli
9. Il dono
d’interpretazione delle lingue
È il complemento
necessario del dono delle lingue e consiste nel darne l’interpretazione.
Non si tratta in alcun modo di una traduzione.L’intelligenza
è passiva, essa è soddisfatta per il semplice fatto che lo Spirito Santo
interviene con una distribuzione del carisma e riceve da parte dello Spirito di
Dio il significato del messaggio comunicato in altre
lingue. Essa riceve dunque la capacità di afferrare, nello stesso tempo, il
senso del messaggio e la sua corretta interpretazione. La ragione umana fa
fatica ad accettare quest’opera soprannaturale,
infatti hacercato nel tempo
ma inutilmente tutte le possibili spiegazioni. Nel credente, però,la fede è fortificata. Quando questo dono, unito al
precedente,è correttamente esercitato, contribuisce a
creare nella chiesa la certezza che Dio è presente e che parla secondo le
necessità del mo-mento. La mancanza di ricerca dei tre doni (di profezia, del
parlare in altre lingue e d’in-terpretazione), è una delle
causa di indebolimento della vita spirituale delle chiese. La loro
rivalutazione, con la nascita del Movimento Pentecostale, deve essere
considerata come una sorgente di benedizione. Concluderemo
fornendo alcune raccomandazioni valide per tutti i doni e, particolarmente, per
quelli analizzati per ultimi. I carismi non sono a nostra disposizione, ma
dipendono dallo Spirito Santo, che ne è l’unico
Possessore. L’Apostolo Paolo ha scritto: "Or a ciascuno è data la
manifestazione dello Spirito per l’utile comune" (I Cor. 12:7).Bisogna guardarsi dal credere che ci appartengano e che
possiamo usarli a nostro piacimento. Dobbiamo mantenerci a disposizione dello
Spirito di Dio, perché Egli possa manifestarli in noi quando e come
vuole. Lo Spirito Santo non
sopprime la personalità umana. Ci si stupisce talvolta di riconoscere, in
alcune profezie o interpretazioni, dei modi di esprimersi abituali alla
per-sona che li esercita. Dio comunica il Suo pensiero all’uomo, che lo
esprime con le parole che fanno parte del suo vocabolario e nelle forme che gli
sono più familiari. I doni spirituali, soprattutto gli ultimi, devono essere
soggetti ad un opportuno controllo. Bisogna sempre ricordare la raccomandazione
delle Scritture: "Parlino due o tre profeti e gli altri giudichino"
(I Cor. 14:29). Quando si
dimentica questa regola, le deviazioni non mancano mai di prodursi. Perciò, essi non devono essere esercitati in piccole
riunioni private, al di fuori delle riunioni stabilite nella chiesa locale.
Detto questo, però, non resta meno vero che i doni,
correttamente impiegati, trasmettono maggiore slancio spirituale alla comunità
in cui si manifestano.
André Thomas-Brès
Tratto da: "La foi
donnée aux saints une fois pour toutes"
Da"Cristiani Oggi" pubblicati nel 2003