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Prospettiva pentecostale: i doni dello Spirito Santo   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #229 di 289 |

Si trasmette il contributo che Alfonso Paciello ha messo on line mesi fa sulla ML  “Cristiani evangelici pentecostali” di Yahoo.it: è un aiuto alla comprensione del movimento pentecostale mondiale, che si sta affermando in molte aree geografiche del mondo come la principale confessione cristiana, sebbene le caratteristiche del movimento in Italia, potremmo dire, siano assai diverse da quelle ad esempio in Brasile… 

Con la speranza che questo movimento sia di stimolo alla crescita spirituale anche delle c.d. chiese storiche ma anche un aiuto alle A.D.I. stesse , alle altre singole chiese e alle federazioni di chiese pentecostali al loro sereno confronto con la secolarizzazione (che non è necessariamente un demone, anzi..), il progresso (diritti civili, di emancipazione femminile e delle diversità sessuali), della scienza e della cultura umana… aspettiamo con impazienza in ciascuno di noi la brezza dello Spirito del Signore, affinché possiamo gioire, in parte già qui ed ora, della vita eterna promessa, senza nessuna fuga dalla nostra dimensione di cittadini di questo mondo

Vieni Consolatore, vieni anche su di noi…

MB

 

I DONI DELLO SPIRITO SANTO

Spett
ava al Movimento Pentecostale, suscitato da Dio nei primi anni del XX secolo, il compito di riportare alla luce la verità sul battesimo e sui doni dello Spirito Santo

Affrontiamo un soggetto ancora oggi ignorato da una moltitudine di credenti evangelici, benché rappresenti l'oggetto di un insegnamento ben preciso della Parola di Dio. Si tratta dei doni riportati dall'Apostolo Paolo nella sua Prima Epistola ai Corinzi e che appaiono come risultato dall'opera della Terza Persona della Trinità, nei credenti battezzati nello Spirito Santo. "Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito, a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d'operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingua. E ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a cia-scuno in particolare come Egli vuole (I Cor. 12:8-11). Sulla base del testo citato, si può stabilire la seguente lista dei doni dello Spirito Santo:

1. Il dono (o parola) di sapienza;

2. Il dono (o parola) di conoscenza;

3. Il dono di fede;

4. Il dono (o potenza) delle guarigioni;

5. Il dono di operar miracoli;

6. Il dono di profezia;

7. Il dono dal discernimento degli spiriti;

8. Il dono della diversità delle lingue (o facoltà di esprimersi in lingue non conosciute);

9
. Il dono di interpretazione delle lingue.


Si tratta di nove doni, chiamati talvolta "carismi". Quest'ultimo termine è la traduzione in italiano della parola greca, il cui significato originario indica "l'atto di dare con grazia, senza merito, di offrire un regalo". In seguito, è stato utilizzato per indicare le stesse cose donate, in altre parole, i doni offerti.
Viene impiegato dai teologi per indicare i doni accordati dallo Spirito Santo.Per rendere esattamente il significato del testo, però, sarebbe opportuno utilizzare la seguente definizione: "Doni attribuiti per grazia". Si tratta infatti di puri e semplici regali.
Non ricompensano per un merito acquisito, ma procedono unicamente dalla grazia divina. Non bisogna mai perdere di vista questo aspetto dei carismi. È evidente che possono essere ricevuti soltanto da credenti battezzati nello Spirito Santo. Perciò, quando nella Chiesa delle origini il numero dei credenti che
avevano realizzato questa esperienza è diminuito o addirittura scomparso, contemporaneamente sono spariti anche i carismi. La Storia del Cristianesimo mostra come la loro scomparsa sia stata progressiva. Negli scritti dei cosiddetti Padri della Chiesa troviamo delle chiare indicazioni che dimostrano come la manifestazione dei doni dello Spirito Santo sia definitivamente cessata intorno all'inizio del IV secolo d. C..
Certamente, vi sono stati in tutte le epoche dei credenti che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito Santo, ma la storia ufficiale li ha del tutto ignorati o ne ha parlato con disprezzo, riportando soltanto le calunnie degli
avversari, al punto che non si sa quasi nulla di certo intorno a ciò che realmente li concerne. Spettava al Movimento Pentecostale, suscitato da Dio nei primi anni del XX secolo, il compito di riportare alla luce la verità sul battesimo e sui doni dello Spirito Santo. Immediatamente, si è manifestata l'opposizione della maggioranza delle chiese isti-tuzionalizzate.
Numerosi teologi anno asserito che queste manifestazioni erano state accordate soltanto alla Chiesa del primo secolo. Questi studiosi citano frequentemente il testo: "Quanto alle profezie, esse verranno abolite, quanto  alle lingue esse cesseranno …" (I Cor. 13:8), asserendo che l'Apostolo Paolo sia stato il primo ad affermare che le profezie e le lingue sarebbero cessate. Costoro, però, ignorano la parte finale del versetto che afferma: "… quanto alla conoscenza, essa verrà abolita" (I Cor. 13:8). Occorre quindi chiedersi: è scomparsa la conoscenza? Possiamo concludere che oggi non conosciamo proprio  nulla delle cose di Dio? È evidente che la conoscenza esiste ancora. Leggendo il seguito del brano biblico citato, ci si rende conto che Paolo parla del tempo relativo alla seconda venuta del Signore, quando non vi sarà più bisogno dei doni spirituali, perché il ministerio dello Spirito Santo nella Chiesa si concluderà! "Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno
come anche sono stato appieno conosciuto" (I Cor.
13:12). Perciò, contrariamente a ciò che alcuni pretendono di dimostrare, l'Apostolo Paolo non ha mai sostenuto che le lingue e le profezie sarebbero cessate prima del ritorno del Signore. Si afferma altresì che i doni spirituali sono scomparsi perché non erano più necessari. Quando i Vangeli e le Epistole degli Apostoli sono stati raccolti a costituire il Nuovo Testamento, la chiesa non
avrebbe più avuto bisogno di profeti, ormai possedeva la Parola scritta, fissata una volta per tutte e, di conseguenza, il ruolo della profezia si era esaurito.
Ragionare così significa non riconoscere la vera natura dei doni dello Spirito Santo. Il Nuovo Testamento ci mostra che la Chiesa delle origini, aspettando di possedere le Scritture come fondamento della dottrina, faceva appello unicamente all'autorità dell'Antico Testamento, cioè agli scritti propri del popolo giudeo e mai a quella dei suoi profeti. Il giorno della Pentecoste, Pietro giustificò ciò che accadeva in questi termini: "Ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele …" (Atti 2:16). D
avanti all'assemblea degli anziani riuniti a Gerusalemme, Giacomo spiegava così la sua  attitudine nei confronti dei pagani convertiti: "Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primariamente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. E con ciò s'accordano le parole dei profeti, siccome è scritto: `Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piè, affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui sono note ab Eterno" (Atti 15:14-18). Così, Giacomo intendeva fondare sugli insegnamenti dei profeti dell'Antico Testamento, l'attitudine della Chiesa rispetto ai pagani convertiti.
Allo stesso modo, l'insegnamento dottrinale di Paolo poggi
ava sugl'insegnamenti dell'Antico Testamento: "Ed egli da mane a sera esponeva loro le cose, testimoniando del Regno di Dio e persuadendoli di quel che concerne Gesù, con la legge di Mosè e coi profeti" (Atti 28:23). È chiaro quindi che nella Chiesa delle origini, il carisma di profezia non è mai stato impiegato per fissare princìpi dottrinali.
Ha conservato nel tempo tutt'altro scopo, come vedremo successivamente. Qualcuno spesso afferma che se i doni spirituali
fossero stati veramente necessari, non sarebbero scomparsi, in quanto Dio non l'
avrebbe permesso. In che modo, però, avrebbero potuto continuare a manifestarsi, se la chiesa si allontanava dalla semplicità della fede? Si è voluto perseguire, sempre di più, un cristianesimo razionale, in cui si pretendeva di poter spiegare tutto con la logica umana. Fin da allora i doni spirituali erano considerati tra le "manifestazioni sospette", a causa del loro carattere soprannaturale. Aggiungiamo che tra coloro che li respingono, si annoverano cristiani veramente consacrati. Spesso,  sono trattenuti da false concezioni nate da una paura esagerata dell'avversario e delle sue contraffazioni. Non si può negare, infatti, che queste esistano, ma ciò non giustifica in nessun modo il rigetto di ciò che è autentico. Nessuno ha mai rifiutato di servirsi della moneta corrente, perché esiste quella falsa. La possibilità delle contraffazioni sataniche deve stimolarci alla prudenza. È importante essere bene informati sulla vera natura dei doni spirituali, i loro reali obiettivi, i limiti nei quali devono essere esercitati.
Quando è così, non possono che adempiere magnificamente lo scopo per cui sono distribuiti, che è quello di rivelare la presenza e l'opera di Dio in seno alla Sua Chiesa. Dopo queste considerazioni di ordine generale, studieremo singolarmente i doni dello Spirito Santo, secondo gli insegnamenti della Parola di Dio.

1. Il dono (o parola) di sapienza

Lo troviamo manifestato parecchie volte nel ministerio di Gesù, in particolare nella Sua ben nota risposta agli Erodiani: "Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel ch'è di Dio" (Matt. 22:21). Questo dono rappresenta l'oggetto di una promessa precisa di Gesù: "Mettetevi dunque in cuore di non premeditare come rispondere a vostra difesa, perché, io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri
avversari non potranno contrastare né contraddire" (Luca 21:4-15) Lo vediamo, inoltre, all'opera in Stefano: "Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, e de' Cirenei, e degli Alessandrini, e di quei di Cilicia e d'Asia, si levarono a disputare con Stefano, e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava" (Atti 6:9, 10). Questa saggezza non è in alcun modo da confondere con quella umana, anche se sviluppata al suo più alto livello. Si tratta di un intervento istantaneo dello Spirito Santo, proprio come appare evidente dal testo citato in precedenza (cfr. Luca 21:14, 15). Questo carisma può essere pienamente manifestato anche per mezzo di qualcuno che non necessariamente possiede una grande saggezza. Bisogna anche essere coscienti che questo dono non si riproduce mai in modo continuo, per cui se un credente un giorno ha ricevuto dallo Spirito Santo una
parola di sapienza, non bisognerà oramai per forza di cose considerare come "ispirate" tutte quelle che da ora in poi usciranno dalla sua bocca. Il dono interviene quando le circostanze lo esigono e lo Spirito Santo lo ritiene utile e necessario. È opportuno che il credente coltivi un'attitudine di umiltà e sappia elevare il suo cuore verso Dio. Allora potrà essergli data la parola giusta da parte di Dio, che s'imporrà a tutti, anche ai nemici.

Parte seconda

 

I DONI DELLO SPIRITO SANTO

Numerose sono le testimonianze di credenti i quali, per mezzo del dono di profezia, hanno ricevuto esortazione e consolazione, che
hanno rinnovato la loro vita interiore e hanno comunicato loro nuove forze spirituali

2. Il dono della parola di conoscenza

Questo dono consiste nel ricevere la conoscenza di cose e fatti, che sfuggono alla nostra vista e che non potremo mai conoscere al di
fuori di un'estemporanea e divina illuminazione. Alcune persone possiedono una spiccata intuizione naturale, ma nel caso del carisma
si tratta di un atto dello Spirito Santo, che illumina riguardo ad
avvenimenti e sentimenti nascosti. Le considerazioni esposte a
proposito del carisma della parola di sapienza, sono valide altresì per il carisma di conoscenza. Infatti, anche questo dono si manifesta
in circostanze particolari, in caso di necessità e mai in maniera permanente. Sarebbe molto pericoloso immaginare che possa
manifestarsi regolarmente, perché non è il credente che dispone del dono, ma è lo Spirito Santo che utilizza il credente, servendosene
soltanto quando lo ritiene opportuno. Alcuni ritengono che il dono della parola di conoscenza si applichi, prima di tutto, alle cose
spirituali e che sia utile a svelare le verità più profonde della Parola di Dio. È necessario distinguere tra il dono della parola di
conoscenza e l'illuminazione dello Spirito Santo.

- Il primo in quanto carisma è estemporaneo e limitato ad alcuni credenti.

- Il secondo è progressivo ed esteso a tutti i credenti.

È incontestabile che, dopo il battesimo nello Spirito Santo, i discepoli hanno ricevuto una maggiore illuminazione sulle Sacre
Scritture, intorno a ciò che fino ad allora era rimasto nascosto. Avevano scoperto tutto ciò che concerne Gesù, ma ora una luce nuova è
stata proiettata sulla Parola di Dio. Crediamo che questi due aspetti non si escludano in alcun modo, l'uno e l'altro possono realizzarsi
in maniera complementare nell'esperienza cristiana.

3. Il dono della fede

Bisogna distinguere la fede carisma, da quella che possiede ogni cristiano, senza la quale non si potrebbe essere salvato, né piacere
a Dio (cfr.Ebrei 11:6). Si tratta della fede portata ad un livello ancora più elevato, una fede di una qualità e di una potenza speciali, al fine di far fronte anche alle difficoltà più grandi; è quella fede a proposito della quale è detto che è in grado di trasportare le montagne (cfr. Matt. 17:20), benché la sua grandezza sia paragonabile a quella di un granello di senape. Questo dono è accordato ai credenti posti di fronte ad ostacoli umanamente insuperabili. È capace di infondere certezza di liberazione, quando, invece, tutto sembra perduto. È la stessa fede che faceva cantare Paolo e Sila nella prigione di Filippi, perché attendevano il soccorso del Signore (Atti 16:25). È ancora la stessa fede che infondeva nel cuore di Paolo la certezza che nessuno sarebbe perito nel naufragio che lo
aveva colto durante il suo ultimo viaggio missionario (Atti 27:23-26).

4. Il dono delle guarigioni

La natura di questo carisma comprende immediatamente. Bisogna, però, evitare il pericolo di vedervi un potere illimitato capace di guarire tutti i malati. Il Signore stesso non ha guarito che un solo malato presso la piscina di Betesda, il paralitico che non
aveva alcuno che venisse in suo aiuto (cfr. Giov. 5:2-9). Quando è detto che Gesù guariva tutti i malati, il contesto mostra che questa affermazione si applica ad un tempo e ad un momento determinati. Si può così notare che il malato, seduto alla "Porta detta Bella" del Tempio, non era
stato guarito, benché il Signore fosse spesso passato d
avanti a lui (cfr. Atti 3.2). La scomparsa totale della malattia annullerebbe peri-
colosamente gli effetti dell'errore, pur lasciando sussistere le cause, indebolendo inevitabilmente lo stimolo al r
avvedimento. Nelle
attuali condizioni dell'umanità, lo scopo di questo dono non può essere quello di guarire tutti i malati, ma di manifestare ai non
credenti la potenza di Dio, così come il Suo amore. Può essere considerato come un arricchimento del ministerio dell'evangelista e
non pensiamo che debba esserne separato. Infatti, un "ministerio di guarigione" non può normalmente essere esercitato al di fuori della
predicazione dell'Evangelo.

5. Il dono di potenza di operar miracoli

Rappresenta l'oggetto di una mer
avigliosa promessa di Gesù: "In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere
che fo io; e ne farà di maggiori" (Giov. 14:12). Troviamo degli esempi nel libro degli Atti: il ritorno in vita di Tabita per mezzo
di Pietro (Atti 9:36-42), e di Eutico, per mezzo di Paolo (Atti 20:7-12). Si legge così: "E Iddio faceva de' miracoli straordinari per le
mani di Paolo; al punto che si port
avano sui malati degli asciugatoi e de' grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si
partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano" (Atti 19:11, 12). Per quanto riguarda l'applicazione degli asciugatoi e dei
grembiuli sui malati, che alcuni vorrebbero stabilire come metodo ai nostri giorni, si deve notare che non è in alcuna occasione affermato
che Paolo abbia mai raccomandato questa pratica. Essa era stata spontaneamente adotta-ta dai singoli individui. Ebbe luogo ad Efeso,
in un dato momento, ma non la si può riprodurre in un altro momento o in altri luoghi. Si obietterà: "Intanto Dio ha benedetto quei malati e li ha guariti!". Senza dubbio, Egli ha visto in queste persone uno slancio di fede e, nella Sua grazia, ha risposto. Ciò non vuol dire, però, in alcun modo, che Egli abbia approvato il metodo adottato. Sarebbe pericoloso imitare un gesto suscettibile di degenerare in
pratica superstiziosa. Non si fonda una pratica su di un solo episodio, soprattutto quando il testo non contiene un comandamento,
un principio universale, ma una semplice constatazione.

6. Il dono di profezia

È noto che il significato del termine "profezia", vuol dire letteralmente: "Parlare al posto di qualcuno; essere incaricato di
comunicare un messaggio", naturalmente la Fonte del messaggio è Dio. L'apostolo Paolo definisce il ruolo del credente usato da Dio con il carisma di profezia: "Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione" (ICor.
14:3). Il dono di profezia viene così chiaramente definito. È molto differente dal ministerio esercitato dai profeti dell'Antico
Testamento e non lo si può collocare allo stesso livello. Non si tratta di istruire, di comunicare delle rivelazioni relative alle vie
di Dio, ai Suoi piani, ma semplicemente di edificare, di consolare e di esortare. L'Apostolo Paolo rivolge in proposito un'importantissima
raccomandazione, che è pericoloso dimenticare: "Parlino due o tre profeti e gli altri giudichino" (I Cor. 14:29). Se si tratta di "giudicare" o esaminare, allora il carisma di profezia non è infallibile. Nella Bibbia non viene mai rivolta un'esortazione a giudicare ciò che gli scrittori sacri hanno lasciato per ispirazione dello Spirito Santo. La loro ispirazione era definitiva, totale e pone gli scritti biblici al di sopra di ogni contestazione. Non è lo stesso per il dono di cui stiamo parlando. Tutt
avia, alcuni vogliono trovare in questo dono delle direttive assolute per la vita delle chiese e per quella dei singoli credenti, pertanto si ubbidisce alle istruzioni fornite tramite l'esercizio del carisma di profezia.
Questo modo di fare contraddice l'insegnamento impartito dall'apostolo Paolo, perché attribuisce alla profezia un valore di guida assoluta. Alcuni gruppi di credenti sono andati incontro alla rovina nel tentativo di utilizzare la profezia, come mezzo per
ottenere rivelazioni su argomenti per i quali la Parola di Dio non fornisce specifiche indicazioni. Si è voluta soddisfare una vana
curiosità, aggiungendo alla Sacra Scrittura ciò che essa non dice. Si è dimenticato il monito di Apocalisse capitolo 22, versetti 18 e 19,
che assegna gr
avi flagelli a chi pretende di aggiungere o togliere a ciò che è stato rivelato. "Giudicare la profezia" significa, a
ragione, controllare che non contenga nulla in contrasto con la Parola di Dio. Questa è la ragione per cui è saggio esercitare il
dono di profezia nell'assemblea (cfr. ICor. 14:26) alla presenza di credenti, che possiedono una sufficiente conoscenza delle Scritture,
in modo da poter discernere quello che non è in armonia con la Parola di Dio. Dopo queste indispensabili esortazioni possiamo affermare con forza che il carisma di profezia, esercitato con saggezza e in conformità alle raccomandazioni della Scrittura, è una mer
avigliosa sorgente di benedizione per la comunità. Esso conferma la presenza di Dio in mezzo ai Suoi, quando sono riuniti insieme nel Suo nome. Ogni messaggio profetico edifica insieme dei credenti riuniti, ma, molto spesso, si rivolge in modo particolare ad un'anima, alla quale è indirizzato in modo speciale, in quanto risponde esattamente alle necessità del momento. Numerose sono le testimonianze di credenti i quali, per mezzo del dono di profezia, hanno ricevuto esortazione e consolazione, che hanno rinnovato la loro vita interiore e hanno comunicato loro nuove forze spirituali. Concludendo, le manifestazioni profetiche attribuiscono al culto cristiano una visitazione soprannaturale e rinnovano nei credenti la certezza che Dio è realmente presente e che il Suo Spirito è all'opera.

7. Il dono di discernimento

Il termine "discernimento" deriva dal greco e significa "vedere attr
averso", cioè distinguere una cosa, al di là di ciò che la nasconde. Discernere gli spiriti significa vedere al di là delle apparenze esteriori di una persona, individuando lo spirito da cui è animata. Evidentemente ci si riferisce a spiriti di diversa natura, perché se qualcuno è animato dallo Spirito Santo non c'è bisogno di un dono particolare per accorgersene, si avverte immediatamente. Spesso, alcuni immaginano di avere il dono di discernimento degli
spiriti, perché possiedono un certo grado di intuizione naturale. Il dono è tutt'altra cosa, esso non è naturale, ma soprannaturale,
perché procede dallo Spirito Santo.

 

Parte terza

 

DONI DELLO SPIRITO SANTO

I carismi non sono a nostra disposizione, ma dipendono dallo Spirito Santo, che ne è l’unico Possessore

8. Il dono delle lingue

Questo dono ha sollevato, e continua ancora a generare, discussioni ed opposizioni. L’insegnamento impartito dall’Apostolo Paolo, nella sua prima epistola ai Corinzi (capitoli 12 e 14), dimostra che il segno delle lingue, che accompagna sempre il battesimo nello Spirito Santo, si distingue dal carisma, che è suscettibile di interpretazione. Gli avversari del parlare in lingue invocano spesso l’autorità di Paolo secondo cui, affermano, egli amava pronunciare alcune parole in lingua conosciuta, piuttosto che lunghi discorsi in altre lingue. È vero, infatti, che Paolo ha scritto: "Ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (ICor. 14:19). Ma per comprendere il pensiero dell’Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, bisogna leggere tutto il passo: "Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (I Cor. 14:18, 19).Paolo aggiunge che durante il culto preferisce astenersi dal parlare in lingue e ne fornisce la ragione. Se nessuno comprende ciò che dice, nessuno è edificato, a meno che non si trovi qualcuno che interpreti. Il ragionamento di Paolo è logico: "Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, perché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo,tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato"(I Cor. 14:13-17). Siamo incoraggiati così a distinguere tra due specie di parlare in lingue: quello che riceve ogni credente al momento del battesimo nello Spirito Santo e la facoltà di dare un messaggio in lingue rivolto per lo Spirito Santo a tutta l’assemblea o ad un individuo in particolare. Il primo è il segno iniziale del battesimo nello Spirito Santo. La lingua è un piccolo membro indisciplinato, quello che resiste più a lungo all’azione dello Spirito Santo. Quando si lascia afferrare e muovere dal Signore, si ha la prova che il battesimo è divenuto un fatto realmente adempiuto.Il secondo genere di parlare in lingue è un messaggio destinato all’edificazione della chiesa. È a questo proposito che Paolo scrive: "Parlan tutti in altre lingue?" (I Cor.12:30). L’interrogazione equivale ad una negazione, in altre parole bisognerebbe tradurre (e il contesto lo prova): "Non tutti parlano in lingue". Quest’affermazione non è in oppo-sizione con il fatto che ogni cristiano battezzato nello Spirito Santo parli in lingue. Ripetiamo,vi sono due maniere di parlare in lingue, e non bisogna confonderle: quella in cui il credente edifica se stesso e quello in cui comunica un messaggio alla chiesa. Quest’ultimo costituisce un dono che, come tutti gli altri, è accordato dallo Spirito Santo a chi Egli vuole e "secondo l’utilità comune".Sarebbe perfettamente inutile che tutti possedessero questo dono, poiché non potreb-bero esercitarlo che raramente, soprattutto tenendo conto delle raccomandazioni dell’apostolo Paolo: "Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più a farlo; e l’uno dopo l’altro, e uno interpreti. E se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a sé stessi e a Dio" (I Cor. 14:27, 28).

9. Il dono d’interpretazione delle lingue

È il complemento necessario del dono delle lingue e consiste nel darne l’interpretazione. Non si tratta in alcun modo di una traduzione.L’intelligenza è passiva, essa è soddisfatta per il semplice fatto che lo Spirito Santo interviene con una distribuzione del carisma e riceve da parte dello Spirito di Dio il significato del messaggio comunicato in altre lingue. Essa riceve dunque la capacità di afferrare, nello stesso tempo, il senso del messaggio e la sua corretta interpretazione. La ragione umana fa fatica ad accettare quest’opera soprannaturale, infatti hacercato nel tempo ma inutilmente tutte le possibili spiegazioni. Nel credente, però,la fede è fortificata. Quando questo dono, unito al precedente,è correttamente esercitato, contribuisce a creare nella chiesa la certezza che Dio è presente e che parla secondo le necessità del mo-mento. La mancanza di ricerca dei tre doni (di profezia, del parlare in altre lingue e d’in-terpretazione), è una delle causa di indebolimento della vita spirituale delle chiese. La loro rivalutazione, con la nascita del Movimento Pentecostale, deve essere considerata come una sorgente di benedizione. Concluderemo fornendo alcune raccomandazioni valide per tutti i doni e, particolarmente, per quelli analizzati per ultimi. I carismi non sono a nostra disposizione, ma dipendono dallo Spirito Santo, che ne è l’unico Possessore. L’Apostolo Paolo ha scritto: "Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune" (I Cor. 12:7).Bisogna guardarsi dal credere che ci appartengano e che possiamo usarli a nostro piacimento. Dobbiamo mantenerci a disposizione dello Spirito di Dio, perché Egli possa manifestarli in noi quando e come vuole. Lo Spirito Santo non sopprime la personalità umana. Ci si stupisce talvolta di riconoscere, in alcune profezie o interpretazioni, dei modi di esprimersi abituali alla per-sona che li esercita. Dio comunica il Suo pensiero all’uomo, che lo esprime con le parole che fanno parte del suo vocabolario e nelle forme che gli sono più familiari. I doni spirituali, soprattutto gli ultimi, devono essere soggetti ad un opportuno controllo. Bisogna sempre ricordare la raccomandazione delle Scritture: "Parlino due o tre profeti e gli altri giudichino" (I Cor. 14:29). Quando si dimentica questa regola, le deviazioni non mancano mai di prodursi. Perciò, essi non devono essere esercitati in piccole riunioni private, al di fuori delle riunioni stabilite nella chiesa locale. Detto questo, però, non resta meno vero che i doni, correttamente impiegati, trasmettono maggiore slancio spirituale alla comunità in cui si manifestano.




André Thomas-Brès

Tratto da: "La foi donnée aux saints une fois pour toutes"



Da"Cristiani Oggi"  pubblicati nel 2003



Mar 3 Giu 2003 7:28 pm

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
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