Parola per
venerdì 11 luglio 2003
Quando dovrai attraversare le acque,
io sarò con te;
quando attraverserai i fiumi,
essi non ti sommergeranno;
quando camminerai nel fuoco
non sarai bruciato e la fiamma non ti
consumerà.
Isaia 43:2
Se Dio è per noi
chi sarà contro di noi?
Romani 8:31
Anche se non riusciamo
ad entrare nella terra promessa, è meglio morire nel deserto che ritornare in
Egitto!
(da “Detti inediti dei Padri del deserto”)

NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo -
ecumenismo - religioni
INTERVISTA
Imparare le religioni come si
impara una lingua straniera
Intervista a Paul Ricoeur, filosofo
protestante francese
a cura di Gaëlle Courtens
Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Paul Ricoeur è riconosciuto come uno dei più importanti filosofi
del nostro tempo. L’Agenzia stampa NEV lo ha
incontrato venerdì 4 luglio in occasione della conferenza stampa per il
conferimento del Premio Paolo VI a lui destinato. Su disposizione di Ricoeur, l'Istituto Paolo VI di Brescia devolverà la somma
del Premio (100mila euro) alla “Fondation John Bost”, opera caritativo-assistenziale francese creata nel 1848
dall’omonimo pastore protestante e che accoglie oltre un migliaio di
persone portatrici di handicap fisici e mentali (www.johnbost.org). Il Premio -
che ogni 5 anni viene attribuito a personalità
distintesi nella teologia, nell’ecumenismo, nella promozione dei diritti
umani - è stato consegnato a Paul Ricoeur
da Papa Giovanni Paolo II il 5 luglio in Vaticano.
Nei mesi scorsi, in occasione della guerra in Iraq, quella che poteva
essere compresa come una crociata della cristianità contro l’islam non ha prodotto quello scontro tra civiltà che tanto
si temeva. Anzi, gran parte del mondo arabo è stato
riconoscente alle chiese cristiane che tanto si sono impegnate per la pace.
Come arginare il pericolo dello “scontro tra civiltà”?
Innanzitutto
va detto che il conflitto tra civiltà vede sempre implicato il nome di Dio, e
non solo da parte musulmana, ma anche da parte
cristiano-americana. Vi è un primo passo obbligatorio da compiere per le
confessioni cristiane che è quello di dissociare pienamente il nome di Dio
dalla politica, in particolare se è una politica militare. Mi rendo conto che
non è un lavoro facile, a monte c’è senza dubbio
da fare una autocritica nella coscienza cristiana su tutto ciò che implica
l’esclusione, essendo l’esclusione un elemento di violenza.
In particolare ritengo
che dobbiamo andare alla ricerca di un “faccia a faccia” con il
mondo musulmano che rappresenta una cultura di una grande
rilevanza, ma che si è venuta a spegnere dalla fine del Medioevo e che oggi fa
molta fatica a ricostituirsi essendo lei stessa presa nella morsa della
violenza. Non dimentichiamoci che anche l’Europa nasce sulle rovine delle
guerre di religione. Abbiamo alle spalle una storia di violenze.
Come sviluppare nell’Europa del futuro (che tra poco sarà
composta da 25 membri) una laicità che sia rispettosa
del pluralismo religioso?
Non mi pare che nessuno dei paesi membro o candidati dell’Unione Europea
eserciti una pressione religiosa, o postuli un ateismo di Stato. Bisogna stare
attenti alla parola laicità: è un termine molto francese, che non viene recepito o compreso nello stesso modo in altre lingue.
Esistono dei paesi
perfettamente democratici dove ancora esiste una religione di Stato, e non è
solo il caso del cattolicesimo, ma anche del protestantesimo: si pensi alla
Svezia per esempio, dove fino al 2000 la Chiesa luterana era chiesa di Stato, o
alla Chiesa d’Inghilterra che ha per capo la regina.
Parimenti lo status, per
esempio, della neutralità della scuola non viene
vissuto nella stessa maniera nei diversi paesi. Bisogna dunque ammettere che la
parola “laicità” non è univoca. Prende dei significati abbastanza
differenti nei vari paesi europei, a seconda che lo si
interpreti in modo negativo (laddove lo Stato non riconosce nessuna religione e
non sovvenziona nessun culto come nel caso francese), o positivo. Il concetto
di laicità può essere compreso anche come un atteggiamento di tolleranza attiva
nella discussione pubblica, e quindi distinguerei la laicità di Stato dalla
laicità della società civile, e in questo caso parlerei di una laicità positiva che non impone il silenzio su tutto quello che
tocca il religioso.
Qual
è il ruolo delle religioni nella soluzione pacifica dei conflitti?
In primo luogo le
religioni devono ritrovare il proprio messaggio di pace, senza però dimenticare
di fare prima l'autocritica delle proprie tradizioni di violenza.
Insisto
molto sul concetto dell'autocritica: praticare l’autocritica deve
interessare in primo luogo noi stessi: solo facendo un lavoro su di noi
capiremo dove abbiamo generato esclusione e quindi violenza.
Per ritrovare il cammino del dialogo bisogna che ognuno porti da un lato la
propria convinzione, ma dall’altro anche la sua autocritica.
Il pluralismo religioso è
un fatto dal quale non si può prescindere: è un dato antropologico. Ci sono
lingue, culture, religioni: non è pensabile immaginare uno stato delle cose in
cui esista una sola religione.
Dialogare
diventa una necessità da cui non si può prescindere?
Vorrei soffermarmi qui
sul concetto della “traduzione”: i messaggi fondamentali delle
diverse religioni sono come dei grandi testi che vanno
interpretati e tradotti. Se c'è una lezione da trarre dalla esperienza
della traduzione è la seguente: è sempre a partire da una lingua di
appartenenza che si traduce da una lingua straniera, il rapporto tra
l’appartenenza e l’estraneo è assolutamente strutturale; non siamo
tuttavia senza mezzi per ottemperare a ciò: abbiamo appunto la traduzione. In
questo contesto mi piace evocare
“l’ospitalità del linguaggio”. Sul piano delle diverse
religioni è proprio una cosa del genere che dovremmo imparare a praticare: così
come ogni essere umano è in grado di imparare una lingua straniera, così può
imparare a conoscere una credenza diversa dalla sua. Ognuno di noi ha la
capacità di imparare un'altra lingua e di considerare la propria lingua come
una tra tante: direi che dovremmo fare la stessa cosa sul piano religioso.
Durante il conflitto iracheno spesso si è parlato del linguaggio pseudo-evangelico del presidente George
W. Bush. L’abuso del
linguaggio religioso a suo avviso non è pericoloso?
Che la cultura staunitense abbia un rapporto totalmente diverso con il
religioso rispetto a noi europei è un dato di fatto.
Non bisogna mai dimenticare che noi ci rifacciamo da una parte alle guerre di
religione, dall’altra all’età dei lumi che si può dire
“anti-religiosa”.
Su questi due punti
l’America differisce in origine. I primi coloni americani erano degli
esiliati delle nostre guerre di religione che hanno
fondato su un consenso religioso la loro società in terra straniera. Quel
marchio religioso - sotto forma di una religione civica a
colorazione cristiana – è sempre rimasto. Purtroppo ne è scaturita la semplificazione culturale da parte di
forme di fondamentalismo americano, e questo ha
generato nello stesso tempo una incapacità di comprensione di tutte le
differenze.
Che
il nome di Dio sia legato, direi organicamente, alla cultura americana è un
dato di fatto. Il nome di Dio è nella dichiarazione stessa della Costituzione.
Gli americani sono così. Dal canto nostro però non abbiamo né gli strumenti né
il diritto di considerare la nostra versione di laicità come universale. Questa
è un’idea che dobbiamo abbandonare.
La gestione degli ospedali valdesi del Piemonte passa interamente alla Regione
La Tavola Valdese
manifestando la sua disponibilità esprime tuttavia grande
sofferenza
Roma (NEV), 9 luglio
2003 - Dopo il Sinodo straordinario delle chiese valdesi e metodiste del marzo
scorso, convocato per esaminare la situazione finanziaria degli ospedali
valdesi del Piemonte (che aveva affidato mandato alla Tavola Valdese, suo
organo esecutivo, “di perseguire il risanamento finanziario ed
economico” degli ospedali di Pomaretto, Torre Pellice e Torino), il pastore Gianni Genre,
moderatore della Tavola Valdese, ha diffuso il seguente comunicato.
“Lunedì 30
giugno la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato con apposita
delibera il trasferimento degli ospedali valdesi di Torre Pellice,
Pomaretto e Torino gestiti dalla Commissione Istituti
Ospitalieri Valdesi (CIOV), con il correlativo carico
di tutte le passività derivanti dalla loro gestione, alla Regione Piemonte. La
Tavola valdese ha manifestato la propria disponibilità a tale soluzione con grande sofferenza ma anche con la consapevolezza di dovere
giungere ad una soluzione. Questo tenendo conto congiuntamente:
della disperata situazione economico-finanziaria degli ospedali, già largamente
esposta al Sinodo 2002 ed al Sinodo straordinario del marzo 2003, non
risolvibile in via ordinaria e fortemente condizionante per la vita della
chiesa tutta; dell’esigenza di garantire alle popolazioni interessate la
continuità dell’assistenza ospedaliera nelle forme del servizio pubblico,
senza dover essere costretti a vendere a privati; della volontà di non mettere
a rischio il posto di lavoro di oltre 500 dipendenti. Pertanto, dopo
l’eccezionale lavoro del Comitato CIOV che ha esplorato tutte le
possibili soluzioni per salvaguardare gli ospedali e dopo che le lunghe
trattative instaurate tra il Comitato CIOV, la Tavola valdese e il Governo
Regionale non avevano portato a risultati concreti, la Tavola Valdese ha deciso
di rispondere positivamente alla proposta della Regione Piemonte”. (nev/gu)
Trondheim/1.
Conclusa la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) L’Assemblea
ha sottolineato la necessità di rafforzare la voce dei
cristiani in Europa
Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Con la predicazione dell’arcivescovo
di Canterbury, Rowan Williams, si è conclusa il 2 luglio a Trondheim
(Norvegia) con un culto solenne sulla riva del fiume Nidelven
la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK). Per una settimana
più di 800 persone provenienti da tutta Europa - delegati delle 125 chiese
membro della KEK, protestanti, anglicani e ortodossi, nonché
rappresentanti delle organizzazioni associate – si sono confrontati sul
tema “Gesù Cristo guarisce e riconcilia –
la nostra testimonianza in Europa”. Vastissima l’area dei temi
affrontanti durante i lavori dell’Assemblea che si riunisce ogni sei anni, e che ha il compito – per il periodo che
separa un’Assemblea dall’altra - di formulare delle direttive alle
sue chiese membro, alle organizzazioni associate, nonché alle commissioni e ai
comitati della KEK.
Tutti
d’accordo sul fatto che le chiese in Europa devono affrontare la sfida
della secolarizzazione in atto nelle società d’Europa.
“Se da una parte la secolarizzazione apatica
costituisce un problema - si legge in un comunicato stampa della KEK –
non va neanche sottovalutato il crescente bisogno di valori ed esperienze
spirituali. La voce dei cristiani va dunque rafforzata nel Continente”.
L’Assemblea ha a questo scopo approvato un piano per il futuro e che si
rivolge sia alla KEK in qualità di organizzazione
facente parte del mondo ecumenico più vasto, sia ad ogni singola chiesa membro.
Molta
importanza viene data alla prosecuzione della
cooperazione teologica tra le varie confessioni rappresentate nella KEK, con
particolare riguardo ai rapporti tra le chiese ortodosse e le altre chiese
membro; è stata sottolineata l’importanza della cooperazione instauratasi
tra la KEK e il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE);
l’Assemblea ha altresì auspicato un rapido accoglimento della
“Carta Ecumenica”, nonché la prosecuzione del dialogo
interreligioso e in particolare con l’Islam. In agenda
anche la preparazione di una terza Assemblea ecumenica europea in
collaborazione con la Chiesa cattolica romana (sulla falsariga delle
Assemblee di Basilea del 1989 e di Graz del 1997).
Tra
le raccomandazioni espresse dall’Assemblea e dirette alle chiese e alle
organizzazioni associate della KEK, quelle riguardanti l’impegno
per la pace, la giustizia e la riconciliazione come via per la guarigione. In
particolare l’Assemblea ha espresso apprezzamento per la bozza della
Costituzione Europea presentata dalla Convenzione sul futuro dell’Europa
guidata da Valéry Giscard
d’Estaing, e varata di recente a Salonicco.
“Si tratta di un importante risultato, un tentativo di dare alla Unione Europea una griglia di valori e obiettivi comuni
tra cui la libertà, la giustizia, la pace, la solidarietà e la partecipazione
civile” si legge in un comunicato. Particolare apprezzamento è stato
espresso per l’articolo 51 della bozza, laddove è detto che le
istituzioni europee manterranno con le chiese europee, con le altre religioni,
ma anche con le organizzazioni filosofiche e non-confessionali, un dialogo
“aperto, trasparente e continuo”.
Nonostante alcuni delegati si
siano espressi a favore di un chiaro riferimento nella Costituzione Europea al
“contributo cristiano”, altri hanno ritenuto sufficiente
l’attuale formula del preambolo riferita al patrimonio
“religioso” tout-court.
L’Assemblea non ha ritenuto necessario prendere alcuna posizione
ufficiale in merito a questa disputa, ma ha tuttavia sottolineato
che “nello spirito della ‘Carta Ecumenica’,
siamo convinti che il patrimonio spirituale della cristianità costituisce una
fonte di ispirazione e di arricchimento per l’Europa”.
Ospite
d’onore dell’Assemblea e primo relatore è stato il primo presidente
e fondatore della Repubblica dello Zambia, Kenneth Kaunda, che ha rivolto un appello alle chiese a lavorare
per la riconciliazione tra il Nord e il Sud del mondo. Ha sottolineato
l’importanza che l’Europa ha nel prendere coscienza delle sue
responsabilità nei confronti dei principali problemi che l’umanità deve
affrontare. In questo contesto – ha affermato Kaunda - ”le chiese hanno una particolare
responsabilità” .
Nel
nuovo Comitato esecutivo, che consta di 40 membri, è stata eletta la pastora
della chiesa metodista di Villa San Sebastiano (AQ) Birgit
Wolter. A designare il prossimo presidente KEK sarà
il neoeletto Comitato esecutivo in occasione del suo
primo incontro, previsto per il prossimo dicembre. (nev/gc)
Trondheim/2. Il tema delle migrazioni tra i più sentiti
all’Assemblea KEK
Maggiore collaborazione
tra KEK e Commissione delle chiese per i migranti in Europa
Roma (NEV), 9 luglio 2003
- Migrazioni, minoranze etniche e religiose, rifugiati, razzismo e
discriminazione: ecco i temi senz’altro più gettonati della XII Assemblea
della Conferenza delle chiese europee (KEK) svoltasi
dal 28 giugno al 2 luglio a Trondheim (Norvegia).
Tutti hanno concordato sulla necessità da parte delle chiese di impegnarsi per
la solidarietà nei confronti degli sradicati nelle nostre società.
L’Assemblea ha riconosciuto che sempre più numerose sono le persone
vittime delle trasformazioni economiche, sociali e politiche
dell’Europa. Nel suo sermone di chiusura l’arcivescovo
anglicano Rowan Williams ha voluto
ritornare sull’importanza di questi argomenti: “Quando altre
persone si rivolgono a noi per chiederci aiuto, cibo, acqua e libertà, non
mettiamo in pericolo soltanto la loro vita se ci disimpegniamo, ma anche la
nostra”.
L’Assemblea
ha dato inoltre la sua approvazione ad una dichiarazione delle Nazioni Unite dello
scorso 1 luglio sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e i
membri delle loro famiglie. I partecipanti all’Assemblea KEK hanno
lanciato un appello a tutti i governi d’Europa per ratificare questa
convenzione ONU, che “garantisce uno standard di base necessario per la
protezione dei diritti umani dei lavoratori migranti con o senza
documenti”.
L’Assemblea KEK,
riconoscendo che le migrazioni sono una realtà paneuropea che sfida le società,
le istituzioni politiche e le chiese, ha votato all’unanimità una mozione
per rafforzare i rapporti di collaborazione tra la Commissione delle chiese per
i Migranti in Europa (CCME), con sede a Bruxelles, e la KEK. Si pensa di
arrivare gradualmente ad una integrazione della CCME
nella KEK. La CCME, di cui è moderatore l’italiana Annemarie
Dupré, fu fondata nel 1964; tra i suoi settori
d’interesse: l’asilo, la migrazione irregolare, il traffico di esseri umani, razzismo e xenofobia; tra gli obiettivi
quello di sensibilizzare le chiese e le società europee su questi temi. “Le migrazioni e tutti gli argomenti
legati ad esse stanno diventando un tema centrale per
tutti i paesi europei – ha dichiarato il pastore battista Keith Clements, segretario
generale della KEK – la necessità per le chiese di essere delle chiese
per lo straniero, il più debole, e per coloro i cui diritti sono a rischio, è
più che evidente.” (nev/gc)
Trondheim/3.
Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica
La XII
Assemblea della KEK lancia un chiaro messaggio a favore del dialogo
Roma (NEV), 9
luglio 2003 - ”Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una
società laica”. La XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee
(KEK) lancia un chiaro messaggio affinché venga
accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente, sempre più
”plurale”. Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza che non trasformi l’Europa in una fortezza politica, culturale
e religiosa. ”Nel corso della sua storia, l’Europa ha accolto
culture diverse – sottolinea Jean
Arnold De Clermont,
presidente della Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura
greca a quella romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile
che oggi non sia in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l’Islam
tra le sue culture?”. Il riferimento al dibattito sulla
Costituzione Europea è evidente. Ne ha parlato esplicitamente Gianni Long,
presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI):
”…parlare di radici cristiane dell’Europa, potrebbe
significare escludere chi non condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un ben diverso valore riconoscere invece
la rilevanza del patrimonio religioso, quello
cristiano in particolare, nella costruzione dell’Europa. Sarebbe
riduttivo e miope non riconoscerlo”.
Un importante
messaggio è venuto anche dal segretario generale del Consiglio delle Chiese del
Medio Oriente (MECC) Riad Jarjour,
che ha portato all’Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto nell’area, ma ha anche sottolineato l’urgente bisogno di dialogo tra
cristiani e musulmani, che in varie parti del mondo vivono momenti di tensione.
”Voi dovete comprendere gli altri, come voi volete essere compresi
– ha sottolineato Jarjour
–; c’è una crescente cultura del dialogo che si è realizzata anche
in occasione della recente guerra in Iraq. Il fatto che le chiese cristiane
abbiano preso posizione contro la guerra ha facilitato
il dialogo tra l’islam e il cristianesimo in molte parti del mondo, in
particolare nel Medio Oriente”.
L’Assemblea
è stata anche l’occasione per il vescovo luterano di Oslo,
Gunnar Staalsett, di
comunicare che proprio in questi giorni si svolgerà per la prima volta a
Baghdad, in Iraq, un incontro tra ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante
segno di speranza e dialogo.
Dialogo ed
incontro, sono dunque le due parole chiave che emergono dalla dodicesima
Assemblea della Conferenza delle chiese europee, e che vengono
utilizzate anche nei confronti dell’Islam. Ma quali sono i luoghi di questo incontro e dialogo? Alcuni dei presenti sottolineano l’importanza dell’incontro sul
piano della vita quotidiana, del buon vicinato; altri ritengono più importante
concentrarsi sul dialogo teologico, sullo studio della Bibbia e del Corano. Ma sarà forse proprio la condivisione della vita quotidiana
che faciliterà il dialogo teologico. (nev/gu)
Lanciato un appello al dialogo tra cristiani e musulmani
Cristiani di tutte le
confessioni: “Lo scontro di civiltà aleggia sulla scena
geopolitica”
Roma (NEV), 9 luglio 2003 –
“E’ troppo alto il muro che separa il Nord dal Sud del
Mediterraneo, l’Occidente dall’Oriente, il mondo cristiano da
quello dell’islam. Come tante volte nei mesi scorsi hanno affermato i
massimi esponenti del mondo cattolico, di quello protestante ed ortodosso,
abbiamo corso il rischio che l’attacco militare contro l’Iraq apparisse una crociata della cristianità contro
l’islam”. Così esordisce l’Appello firmato da cristiani di
tutte le confessioni impegnati nel dialogo interreligioso, oltre che da prestigiosi intellettuali e studiosi di fama internazionale.
L’Appello è stato inviato a tutti gli organi di stampa nazionale, in
previsione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico fissata per il
21 novembre 2003. “Siamo convinti che, proprio grazie alle iniziative
delle chiese cristiane, spesso in comunione tra esse
ed in spirito ecumenico, questo pericolo sia stato evitato - prosegue il
comunicato – tuttavia, siamo consapevoli che l’incubo dello scontro
tra civiltà aleggi ancora sulla scena geopolitica”. Tra
i firmatari dell’Appello
segnaliamo tra gli altri: Brunetto Salvarani,
coordinatore degli Incontri cristiano-musulmani di Modena e Paolo Naso,
direttore del mensile “Confronti” (promotori
dell’iniziativa); Stefano Allievi, sociologo; Dora Bognandi,
Dipartimento libertà religiosa dell’Unione cristiana chiese avventiste
(UICCA); Annemarie Duprè,
Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in
Italia (SRM-FCEI); Ermanno Genre, decano della
Facoltà valdese di teologia di Roma; Dan Madigan, Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigi Manconi, sociologo; don Carlo Molari, teologo cattolico;
padre Alex Zanotelli,
missionario comboniano; monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e presidente nazionale di
Pax Christi; Lidia Maggi,
pastora battista. (UCEBI).
Nell’Appello
si ribadisce l’invito al dialogo tra le due
comunità di fede, dialogo che: “ …pur essendo ormai avviato ed
avendo già prodotto alcuni frutti, è ancora ad uno stadio iniziale”.
L’Appello conclude con l’invito rivolto a
tutte le comunità cristiane e a quelle islamiche a “promuovere ancora più
numerose iniziative di incontro e dialogo nella data del 21 novembre 2003,
ultimo venerdì del mese di Ramadan dell’anno islamico 1424 dell’Egira”.
Per sostenere le attività e le iniziative di comunità, gruppi, istituti, enti
locali, associazioni che vogliano partecipare a questa
iniziativa, sono stati creati alcuni centri di coordinamento e di servizio
presso le riviste: “Confronti”:
www.confronti.net
; “Tempi di Fraternità”: www.tempidifraternita.it; “Il
Dialogo”: www.ildialogo.it. (nev/gmg)
(NEV/ENI) – Significativamente
riunito a Torre Pellice (TO), nelle Valli valdesi, il
Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale (ARM) ha
iniziato i suoi lavori lunedì scorso (si concluderà il
15 luglio) ascoltando l’appello del pastore metodista sudafricano Sol Jacob che ha chiesto all’ARM di continuare a
sostenere il suo popolo “nella lotta contro i residui di razzismo e di
discriminazione che, pur dopo l’abolizione della segregazione razziale,
continuano ad affliggere la nostra società”. L’ARM riunisce oltre
75 milioni di fedeli delle chiese congregazionaliste,
presbiteriane, riformate e unite che si rifanno alla Riforma del
XVI secolo: 214 chiese in 106 paesi di tutti i continenti.
(NEV/ENI) – Problemi per la prossima Assemblea generale della Federazione luterana mondiale
(FLM). Per motivi prevalentemente politici
i rappresentanti di 11 paesi dell’Africa e dell’Asia non hanno
avuto il visto d’ingresso in Canada, dove l’Assemblea aprirà i suoi
lavori a Winnipeg (21-31 luglio), nonostante i
pressanti appelli al governo del segretario generale dell’FLM,
Ishmael Noko. “Per
chiese come le nostre che si battono per l’eguaglianza fra il Nord e il
Sud del mondo – ha dichiarato Noko –
l’assenza dei delegati asiatici e africani è una catastrofe irreparabile
che peserà negativamente sui lavori dell’Assemblea”.
(NEV/ICP) – L’ora
di religione
nelle scuole pubbliche spagnole è diventata
obbligatoria, suscitando le proteste delle minoranze religiose e delle
organizzazioni laiche. Secondo Pedro Tarquis, portavoce della Federazione delle entità religiose
evangeliche della Spagna (FEREDE),
l’insegnamento della religione è un diritto e un dovere delle famiglie e
non può essere imposto per legge nelle scuole pubbliche. Secondo la FEREDE, è
una grossa anomalia che un insegnamento confessionale influisca
sulla votazione finale degli alunni e possa risultare decisivo per
l’accesso degli studenti all’Università.
(NEV) – “Il Comitato di presidenza del Consiglio
delle chiese cristiane di Milano esprime la convinzione che la
coscienza cristiana non può non restare profondamente turbata dal progressivo
decadimento e imbarbarimento della vita civile nel nostro paese”: così
inizia un comunicato diffuso la settimana scorsa dall’organismo che
riunisce la chiesa cattolica, le chiese protestanti e le comunità ortodosse
milanesi. Rilevando il pericolo di derive antidemocratiche e antisociali,
“le comunità ecclesiali non possono tacere il proprio dissenso nei
confronti di dichiarazioni e comportamenti da parte di alcuni
opinion leader e di politici chiamati a governare emergenze difficili nelle
quali, come nel caso dell’immigrazione, sono in gioco dignità e diritti
della persona umana”.
(NEV/ENI)
– “Per il bene dell’unità della Chiesa”: così Jeffrey John, recentemente
nominato vescovo anglicano di Reading, Inghilterra,
ha motivato la sua richiesta alla regina, capo della Chiesa anglicana, di poter
rifiutare l’incarico. John, apertamente omosessuale, convive da 27 anni con un partner e
il suo caso aveva portato la Chiesa anglicana
sull’orlo dello scisma, con oltre il 40% dei membri del Sinodo anglicano
contrario alla sua nomina. Rowan Williams,
arcivescovo di Canterbury e leader della Comunione anglicana, ha comunque sottolineato che il “caso John”
non pone fine al dibattito sull’omosessualità nella chiesa e ha
preannunciato per la fine dell’anno un documento-guida per approfondire
lo studio del problema.
(NEV) – L’Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla
Commissione Europea il progetto per l’accoglienza di un volontario/a
presso l’International Centre
di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 – 31 maggio 2004.
L’ICB è un centro culturale impegnato nella promozione
della pace attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale,
situato nel centro della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.
(NEV/ICP) – Piena luce sugli anni del
golpe (1973) e maggior attenzione ai diritti umani: lo hanno chiesto al
presidente del Cile, Ricardo Lagos, dirigenti del Comitato delle
organizzazioni evangeliche cilene (COE), nel corso di un incontro la settimana scorsa a
Santiago. Secondo il COE, in Cile non ci sarà riappacificazione se il governo
non riuscirà ad ottenere dalle Forze Armate la verità sulla sorte dei tanti
“desaparecidos” in quel tragico periodo.
Il COE rappresenta la maggior parte delle chiese protestanti del paese, secondo
stime ufficiali circa il 16% della popolazione cilena.
(NEV) – “Le chiese della Riforma funzionano senza papa,
costituendo una radicale alternativa ecclesiale al
cattolicesimo romano”: lo spiega bene il volumetto
di Franco Giampiccoli “Una chiesa
senza papa” (Editrice Claudiana, pagg. 107, euro 4), quarto
volume della nuova serie divulgativa “Le Spighe”. Con una esauriente panoramica sulle chiese protestanti in
Italia, i loro rapporti con la società, le altre chiese e lo Stato italiano, il
volume spiega come da questa impostazione ecclesiologica
abbia tratto ispirazione la moderna forma laica e democratica di organizzazione
della società.
(NEV) –
“Miteinander-Insieme”, pubblicazione in italiano e
tedesco della Chiesa luterana in Italia, nel terzo numero dell’anno
pubblica un ampio resoconto dei lavori del recente Sinodo (Brescia 24-27
aprile), un incontro con il monaco evangelico Davide Zummo,
notizie dalle comunità, un ricordo di Hanna Franzoi e una riflessione di Ugo
Albano sulle coppie interconfessionali. Miteinander-Insieme,
via Toscana 7, 00187 Roma.
(NEV) – “Migrazioni-Migrations”
è una rivista in italiano e in inglese pubblicata a cura
dell’Associazione siciliana emigrati e famiglie, organizzazione sorta per
iniziativa della Chiesa metodista di Palermo, attiva nel campo
dell’emigrazione e dell’immigrazione. Nel numero di giugno, aperto
da una meditazione del pastore Luca Anziani, articoli sull’asilo
politico, gli immigrati a Pachino, i sudanesi a Palermo, disposizioni e leggi.
Migrazioni, via Noce 135, 90135 Palermo.
APPUNTAMENTI
TORINO
– Venerdì 11, per il ciclo “Musica e preghiera”, concerto a
quattro mani degli organisti tedeschi Iris e Carsten Lenz e meditazione biblica del pastore
Giuseppe Platone. Alle 21 nel tempio valdese di corso
Vittorio Emanuele 23.
PRALI (Torino) –
Dal 17 al 20 luglio al Centro ecumenico di Agape,
campo di incontro e studio su “Incanto e disincanto: le passioni e il
senso della vita nell’età adulta”. Segreteria: 0121 807514.
ROCCA
DI PAPA (Roma) – Dal 22 luglio al 2 agosto, al Centro evangelico
battista, campo per giovani sulla figura del mediatore culturale.
Segreteria: 06 9499014.
VELLETRI (Roma) –
Dal 15 al 31 luglio, al Centro Ecumene, campo per giovani dai 14 anni
“Giustizia di genere”: differenze sociali e culturali fra uomini e
donne. Segreteria: 06 9633310.
TELEVISIONE –
Domenica 20, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica “Protestantesimo” manda in onda un numero con servizi sulla recente assemblea
della Conferenza delle chiese europee, sul significato del battesimo per i
protestanti e sull’opera teatrale “Maria
Maddalena”. Replica lunedì 21 alle 10, sempre su RAIDUE.
RADIO –
Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno,
“Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (13 e 20 luglio,
pastore Emmanuele Paschetto), notizie dal mondo
evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.