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Martin Luther King: l'uomo dei diritti civili   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #279 di 289 |

THE OCCUPATION  IS THE "INFRASTRUCTURE OF TERRORISM". IT MUST BE DESTROYED.

 

(L'OCCUPAZIONE E' "L'INFRASTRUTTURA DEL TERRORISMO". DEVE ESSERE DISTRUTTA)

 

 

Inserto pubblicitario di Gush Shalom su Ha'aretz, del 1 Agosto 2003

 

 

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In questo numero, a cura di Giele Bianchi (bianchigioele@...), potete leggere:

  • Un ricordo del sermone “I Have a dream”
  • Appunti di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti (tante belle foto a disposizione per chi Le richiede!)
  • Il miracolo della riconciliazione: la storia di Giacobbe e Esaù
  • Il comunicato di Amnesty International sugli sviluppi positivi della situazione argentina

 

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Quarant'anni fa, il 28 agosto del 1963, il pastore battista Martin Luther King pronunciò il suo discorso più famoso: I have a dream. La cornice di quell'evento, che raccolse oltre duecentomila persone, fu il Lincoln Memorial a Washington, un luogo altamente simbolico per la comunità afroamericana.  Gioele e Maurizio lo vogliono ricordare così nonostante quella società che sognava non abbia ancor oggi sradicato i germi della segregazione razziale, dell’odio e della violenza: per circa un mese riprenderemo i suoi principali sermoni riguardanti la battaglia contro la guerra in Vietnam, le lotte sociali in favore dei poveri, degli operai e per una ridistribuzione radicale del potere politico ed economico (31/5/67) ma anche sul senso della vita e dell’esortazione all’impegno di ciascuno di noi verso la giustizia.

E’, se volete, il nostro modo di pregare insieme e di tenere viva la Sua speranza che è anche la nostra.

 

I have a dream"

(di Martin Luter King)

 

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:

"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".

 

 

 

 

 

Martin Luther King
(1929 - 1968)

"Ci troviamo ora di fronte al fatto che domani è già oggi..."

"La speranza spetta a noi, e per quanto potremmo desiderare altrimenti, dobbiamo scegliere in questo momento cruciale della storia umana."

"La vera scelta non e' tra nonviolenza e violenza ma tra nonviolenza e non esistenza... Se non riusciremo a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti".

 

 

MARTIN LUTHER KING

CHI E’?

 

Nasceva ad Atlanta il 15 gennaio del '29, nel cuore dell'America nera. L'uomo "del sogno", della libertà e della giustizia ancora oggi rappresenta un modello e non solo per i neri americani.

Ma chi era davvero il reverendo King e quale è stata la sua battaglia. Quale l'eredità lasciata agli afroamericani di oggi.

La grande storia di una delle icone più famose degli anni Sessanta.

 

·         Pastore battista e uomo politico, principale sostenitore e guida della protesta non violenta dei neri d’America contro la segregazione razziale

·         Nel 1947, ordinato pastore, comincia la sua sfida alla segregazione in Alabama;

·         nel 1955 guida il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery protestando per l’arresto di Rosa Parks;

·         in carcere

·         intensifica la sua campagna per i diritti civili (iscrizione dei neri nelle liste elettorali, abolizione della segregazione razziale, migliorare la qualità dell’istruzione)

·         e nel 1963 la marcia a Birmingham (Alabama);

·         in carcere

·         si reca in India per conoscere l’ambiente, la cultura e il messaggio del Mahatma Gandhi ed approfondire la conoscenza del "satyagraha" : il principio della lotta nonviolenta sostenuto da Gandhi

·         29 agosto 1963

·         a Washington la grande marcia pacifista - 250.000 persone - conclusa con il celebre discorso :“I have a dream…” 

·         viene messo in carcere, e più volte minacciato

“…La conseguenza della nonviolenza è la creazione di una comunione di amore, mentre la conseguenza della violenza è un tragico risentimento”

scrive nelle sue lettere

·         le minacce, le bombe e le ritorsioni del Ku Klux Klan;

·         sostegno e aiuto del Presidente Kennedy;

·         nel 1964 approvazione del Civil Rights Bill (abolizione della segregazione nei servizi pubblici e nelle scuole);

“…La violenza ci riporta indietro di 10 anni. Ci fa perdere ciò che abbiamo conquistato”

“… È necessario condividere la sorte dei fratelli più poveri perché la lotta abbia successo”

scrive negli articoli che pubblica sul N.Y.T

·         nel 1964 a Oslo riceve il premio Nobel per la pace;

·         nel 1965 è a Los Angeles dove molti neri, esasperati dai continui attacchi, rispondono con la violenza e si oppone alla frange più violenta del suo movimento;

·         si trasferisce con la moglie e i figli in un quartiere povero di Chicago;

·         il 4 aprile del 1968 viene assassinato a Memphis, nel Tennessee

 

Chi fu dalla sua parte?

 

Lo sostenne il presidente Kennedy e il reverendo Jesse Jackson.

Molti artisti e musicisti (Louis Armstrong, Bessie Smith, Duke Ellington e altri grandi jazzisti e cantanti della musica nera più importante: il blues.)

Tutti i giovani pacifisti Hippie e Beat di San Francisco lo sostennero, fra i quali v’erano anche i fondatori del movimento Beat-nick: Kerouak e Ginsberg . I cantanti Joan Baez e Bob Dylan, marciarono sovente a fianco a Martin in tutti i movimenti e le manifestazioni da lui organizzati.

Fu contrastato dal Black Panther Party e dal suo maggior esponente Stokely Carmichael, ma soprattutto dagli ambienti conservatori e ai gruppi collegati al KKK.

 

“Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi.

Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora.

Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’amore è il più potere più duraturo che vi sia al mondo”.

 M. L. KING , La forza di amare

 

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Appunti di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti

 

Approfondimento sul simbolo avventista – Per ulteriori informazioni su questa confessione cristiana consultare il sito www.avventisti.it

 

logo avventista

La Bibbia Aperta
La Bibbia aperta rappresenta il fondamento biblico della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno


 

 

La Croce
Il simbolo della Croce rappresenta l'Evangelo e il sacrificio di Cristo come tema centrale della nostra fede.

La Fiamma
La Fiamma è il simbolo dello Spirito Santo e rappresenta anche tre angeli che annunciano il messaggio al mondo

 

 

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Di ritorno dal campeggio scout esploratori avventista 2003 svoltosi in Basilicata nel Parco di Gallipoli-Cognato, frazione di Accettura in provincia di Matera, voglio rendervi partecipi di questa fantastica esperienza che mi ha arricchito e stimolato.

 

Da dove cominciare? Dylan Dog direbbe: Dall’inizio è un buon punto…

Dunque, dato che vengo dal Nord ho dovuto aggregarmi al gruppo Nord- Centro che si era organizzato a viaggiare in Pullman.

 

Dopo la prima notte passata tutti insieme nella sala della chiesa avventista di via porta Lame di Bologna, ci siamo messi in viaggio, direzione: Profondo Sud. “La Terronia” come la chiamavano alcuni giovani Milanesi era stata scelta per ospitare più di 100 Ragazzi da tutt’Italia.

 

Dopo uno stancante viaggio di ben 10 ore e mezzo abbiamo iniziato a montare le tende nei luoghi alti del parco della Forestale che ci era stato concesso, appunto dal corpo Forestale dello Stato.

 

La parte Spirituale aveva due responsabili: Daniele Calà e Gabriele Ciantia, il secondo venne poi promosso anche a Stacca Zecche Capo, visto che i feroci insettini abbondavano nei pressi delle nostre tende.

 

Dopo aver montato le tende è avvenuto il primo incontro ravvicinato di terzo tipo tra settentrionali e meridionali.

All’inizio è stato uno shock, soprattutto per i “nordici” venire in contatto con i rappresentanti dell’ “Altra Italia” rappresentata nel campeggio da un nutrito gruppo di Siciliani, Calabresi, Pugliesi, Napoletani, Potentini e la sezione speciale di Altamura ;o) (famoso gruppo indipendentista Pugliese!)

I rapporti si sono normalizzati stando insieme e sono nate poi anche grandi amicizie e persino…amori!

 

Ci siamo poi organizzati, come d’abitudine in pattuglie, ogni pattuglia ha eletto il proprio capopattuglia e vice-capopattuglia, quindi gli animatori hanno diviso i lavori giornalieri assegnati ad ogni pattuglia tra i quali figuravano gli odiatissimi: pulitura servizi igenici e lavaggio pentole.

 

Eccoci qua dunque, al primo fuoco da campo la sera dell’arrivo abbiamo diviso le 15 serate che ci attendevano: una serata organizzata dalle ragazze, una serata dei ragazzi, una serata libera dove ognuno poteva portare una canzone o una scenetta e una serata a tema organizzata dalle varie pattuglie, in più, gli animatori ci avevano promesso alcune (sgradevoli) sorprese.

 

Erano in programma: un gioco notturno, una piccola escursione della durata di un giorno a pattuglie con Azimut (ovvero l’angolo che si forma fra i 90 gradi della bussola e un altro punto della stessa. Ogni pattuglia aveva un azimut da seguire che doveva condurre ad un punto stabilito dove ci doveva attendere il furgoncino per riportarci a casa, peccato che mia pattuglia sia andata 4 chilometri più avanti!),

un’escursione tutti insieme di 3 giorni con bivacco nel bosco, le classi progressive per conseguire i distintivi e i gradi, due serate specialissime al venerdì sera prima dell’inizio del Santo Sabato, una visita in paese e infine, la 24 di Accettura (si tratta appunto dei una colossale gara della durata di 24 ore nostop anche di notte, ci si ferma solo per mangiare, nella quale le pattuglie devono affrontare prove di ogni tipo, dal ponte tibetano sugli alberi al centrare con la gomma di un’auto un ceppo in terra  senza perdere l’equilibrio al tiro a segno sulla faccia del capopattuglia con una spugna bagnata e via così…)

 

Il primo Sabato passato insieme era stato organizzato con una cena spirituale molto bella e veramente un momento fantastico in comunione con D-o.

Il secondo Sabato la cena era invece improntata al servizio e quindi tutta la serata girò intorno a questo tema molto particolare.

Il giorno cha salimmo (a piedi naturalmente…10 km) su in paese trovammo un sorprendente allaccio alla civiltà di cui molti sentivano la mancanza.

Alcuni di noi si imbatterono in strani personaggi, come lo scemo del villaggio che faceva i versi degli animali e il soldatino sulla piazza buia del paese, lo spacciatore di hashish, il carabiniere ubriaco (che secondo alcuni doveva ammanettarsi e chiudersi in galera…)

E altra bella gente.

 

L’escursione che fra l’altro cadeva proprio il giorno del mio compleanno (bel regalo, davvero) fu un ‘autentica batosta, soprattutto la notte passata all’aperto, sì sotto le stelle come dissero gli animatori, ma soprattutto anche SOPRA LE PIETRE! Quando ci svegliammo ognuno sentì il bisogno di un grosso cerotto 2 m per 2 per avvolgervisi completamente dentro.

 

Ad ogni modo, il giorno di questo campeggio che non dimenticherò mai

è proprio l’ultimo, il giorno della cerimonia d’investitura,quando si consegnano i gradi e i distintivi conseguiti.

Dissero che per la cerimonia di investitura avrebbero chiamato il TIR dell’acqua, “così vi investe a tutti quanti…!!” Gridavano quei simpaticoni degli animatori.

 

Dopo una particolare cerimonia di Unzione dove ogni campista veniva appunto unto e l’animatore pregava per lui, ecco che venivano decretati i vincitori della 24 ore di Accettura, e i migliori campisti.

C’era una medaglia ricordo del campo per ognuno e un particolare dono per i vincitori (ovvero la mia pattuglia).

 

Dopo la consegna dei distintivi rapidamente indirizzi e numeri di telefono dei campisti sono stati scambiati come un fiume in piena fra i vari ragazzi e poi la partenza…

 

Il pullman allagato di lacrime ed ecco quello che mi rimane di questo campo: una medaglia, una montagna di indirizzi e numeri di telefono e dei ricordi meravigliosi nella mia mente che non verranno mai cancellati.

 

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Il miracolo della Riconciliazione di Giacobbe con Esaù

 

Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve.

Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e infine Rachele e Giuseppe.

Egli stesso passò davanti a loro, e si inchinò fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato a suo fratello.

Ed Esaù gli corse incontro, l'abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.

Poi Esaù, alzando gli occhi, vide le donne e i bambini, e disse: «Chi sono questi che hai con te?» Giacobbe rispose: «Sono i figli che Dio si è compiaciuto di dare al tuo servo».

Allora le serve si avvicinarono con i loro figli e si inchinarono.

Si avvicinarono anche Lea e i suoi figli e si inchinarono. Poi si avvicinarono Giuseppe e Rachele e s'inchinarono.

Allora Esaù disse: «Che ne vuoi fare di tutta quella schiera che ho incontrato?» Giacobbe rispose: «È per trovare grazia agli occhi del mio signore».

Ed Esaù: «Io ho molta roba, fratello mio; tieni per te ciò che è tuo».

Ma Giacobbe disse: «No, ti prego, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, accetta il dono dalla mia mano, perché io ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio, e tu mi hai fatto buona accoglienza.

Ti prego, accetta il mio dono che ti è stato presentato, perché Dio è stato molto buono con me, e io ho di tutto». E tanto insistette, che Esaù l'accettò.

Poi Esaù disse: «Partiamo, incamminiamoci, io andrò davanti a te».

Giacobbe rispose: «Il mio signore sa che i bambini sono in tenera età e che ho con me delle pecore e delle vacche che allattano; se si forzasse la loro andatura anche per un giorno solo, le bestie morirebbero.

Passi dunque il mio signore davanti al suo servo; e io me ne verrò pian piano, al passo del bestiame che mi precederà, e al passo dei bambini, finché arrivi presso al mio signore, a Seir».

Esaù disse: «Permetti almeno che io lasci con te un po' della gente che ho con me». Ma Giacobbe rispose: «E perché questo? Basta che io trovi grazia agli occhi del mio signore».

Così Esaù, in quel giorno stesso, rifece il cammino verso Seir.

 

 

Questo capitolo della Genesi è spesso trascurato, si ricorda, quasi di più quando Giacobbe rubò la primogenitura e la benedizione a suo fratello (suscitando più avanti la sua ira) piuttosto che il momento in cui i due fratelli finalmente si riconciliano.

Il capitolo inizia con “Giacobbe alzò gli occhi”, difatti egli non ha neanche il tempo di respirare dalla notte precedente quando aveva lottato con l’angelo a Penuel che subito si presenta Esaù. Inaspettatamente, Giacobbe è preso alla sprovvista, allora si affretta subito a dividere i suoi fjgli e le sue mogli in modo che potessero fuggire se Esaù avesse attaccato con i sui 400 uomini.

Allora Giacobbe si fa avanti per ricevere il fratello, da solo.

Esaù, come sappiamo aveva venduto la sua primogenitura a Giacobbe.

Nell’Antico Testamento essere primogenito comportava una serie di privilegi non indifferenti, primo fra tutti l’eredità: la parte più grande delle ricchezze del padre spettava al primo figlio, il primogenito doveva poi continuare la stirpe della famiglia e divenire il capo della tribù alla morte del padre, oltre a tutto questo, Esaù era anche il prediletto di Isacco suo padre.

Dopo che tutte queste cose sono passate in mano sua, Giacobbe ,il secondogenito, non si accontenta e strappa ad Esaù anche la benedizione di Isacco, ricevendola al posto suo.

Esaù aveva tutte le ragioni di essere arrabbiato tanto che la Bibbia ci dice in Genesi capitolo 27 versetto 41:

Esaù odiava Giacobbe, a causa della benedizione datagli da suo padre, e disse in cuor suo:  

«I giorni del lutto di mio padre si avvicinano, allora ucciderò mio fratello Giacobbe».

Quindi che cosa tratteneva Esaù, ora che loro padre era morto, dall’uccidere Giacobbe?

Aveva aspettato per anni quel momento, aveva affilato la sua spada attendendo il giorno in cui avrebbe potuto avere la vendetta su suo fratello.

Quel giorno era arrivato, Esaù si mette in marcia da Canaan con quattrocento uomini, probabilmente guerrieri scelti, a cavallo.

Che esagerazione!! 400 guerrieri a cavallo contro un uomo solo, (poiché i figli di Giacobbe erano troppo giovani per combattere)

Immagino la scena, Esaù arriva in testa ai suoi guerrieri armato fino ai denti, indossando la sua migliore corazza, sopra il suo cavallo.

Dall’altra parte, Giacobbe in testa alla sua famiglia, armato solo di un bastone, il suo gregge di pecore e montoni con i bambini e le donne dietro di lui, probabilmente molto impauriti alla vista di Esaù e del suo piccolo esercito.

Giacobbe si prostra a terra e si inchina sette volte davanti ad Esaù, in un segno di grande rispetto ed ossequio.

Ed eccoci al momento chiave… che cosa farà Esaù?

Giacobbe probabilmente si aspettava che suo fratello si lanciasse prima su di lui e poi, seguito dai suoi uomini, sul resto della sua famiglia facendo una strage e placando così la sua sete di vendetta.

La vendetta, ecco, era con questo sentimento in cuore che Esaù aveva covato per più di 15 anni un odio violento e profondo nei confronti di suo fratello. Seppure fosse passato così tanto tempo da quando Isacco aveva benedetto Giacobbe al suo posto, lui non aveva dimenticato il torto subito, la vendetta può consumare un uomo, ed è il caso di Esaù che per 15 anni non aveva pensato ad altro ad eccezione del giorno in cui avrebbe ucciso suo fratello.

Le guerre nascono e continuano proprio perché alla base di esse c’è la voglia di vendetta, ad ogni torto subito si risponde con un torto ancora maggiore, occhio per occhio, dente per dente, e così non si finisce più, l’odio produce odio ancora più violento, fino a quando uno dei due contendenti non ha il coraggio di mettere da parte il suo orgoglio e di porgere l’altra guancia senza restituire LO SCHIAFFO.

E’ quello che ora sta facendo Giacobbe, si inchina ben sette volte, mostrando così che vuole fare il primo passo verso la riconciliazione. Nella nostra vita di oggi vale lo stesso discorso, prendiamo ad esempio un litigio.

Ho sentito storie pazzesche di figli che non vedono la madre da 10 anni perché hanno litigato con lei quando erano giovani.

Di amici che non hanno contatti da anni perché uno di loro ha soffiato la fidanzata all’altro, ecc… . Cose incredibili che pure sono possibili, noi uomini ne siamo capaci, il nostro orgoglio è molto forte, difficile da piegare, è duro sia ammettere il proprio sbaglio ma è ancor più duro perdonare lo sbaglio dell’ altro, Giacobbe ed Esaù questo lo sapevano molto bene, Esaù non era proprio capace di perdonare suo fratello, e a sua volta, Giacobbe non riusciva a chiedere perdono a Esaù.

Qualcuno penserà,”Ma perché, invece di fuggire da Labano, Giacobbe non ha chiesto subito scusa a Esaù evitando così tutti questi problemi?”

E’ facile pensare questo, è molto più difficile farlo.

Sono sicuro che vi è capitato almeno una volta di subire un torto e poi di ricevere delle scuse, avete accettato subito le scuse? Avete subito detto la frase: “Va bene, ti perdono” in modo veramente sincero?

O avete accettato le scuse mugolando qualcosa mentre invece ancora, nel vostro cuore non avevate dimenticato l’offesa e un barlume di orgogli brillava ancora nei vostri occhi?

E’ tanto difficile perdonare quanto domandare perdono, e la nostra vita di uomini e donne ci vede talvolta in uno o talvolta nell’altro ruolo.

Esaù scende da cavallo e invece di attaccare Giacobbe lo abbraccia lo bacia e tutti e due piangono commossi, ci stupisce di questo testo la rapidità del mutare dei sentimenti di Esaù: un attimo prima cavalca fiero con mano alla spada pronto ad attaccare e un attimo dopo corre da Giacobbe in lacrime e gli getta le braccia al collo. Com’è possibile che da un momento all’altro avvenga una così radicale trasformazione nell’animo di Esaù?

La risposta è che è entrato in gioco un sentimento chiamato amore che ha avuto la meglio sulla vendetta.

Parliamo sempre di miracoli, ma che cosa intendiamo per miracolo? Pensiamo subito ad apparizioni, moltiplicazioni di pani e pesci, ciechi che vedono e sordi che odono, storpi che camminano e malati che guariscono… tutte cose grandiose che manifestano il potere di Dio, ma,

non è forse un miracolo abbastanza grande che un uomo che prima voleva uccidere su fratello, gli getti, poi, le braccia al collo piangendo e baciandolo?

Io dico che questo è uno dei più grandi miracoli che Dio possa fare nella vita di qualcuno.

Giacobbe continua a chiamare suo fratello con toni ossequiosi, lo chiama Signore e chiama sé stesso “servo di Esaù”.

La Bibbia ci dice che Giacobbe vide il volto di suo fratello come il volto di un Dio, qui troviamo una strana allusione al fatto precedente la riconciliazione dei due fratelli, e cioè la lotta di Giacobbe con l’angelo di Dio avvenuta la notte precedente a Penuel.

Al termine di questa lotta l’autore ci fa capire che tutto nella vita di Giacobbe da quel momento cambierà completamente, a partire dal nome stesso di Gacobbe…non più Giacobbe, ma Israele che significa: colui che ha lottato contro Dio e…ha vinto!

Nella vita di Giacobbe cambia proprio tutto, anche i rapporti con suo fratello!!

Giacobbe però, a quanto pare non è ancora tanto sicuro che suo fratello lo abbia perdonato e così gli offre una parte del suo bestiame quasi a voler ostinatamente riparare il danno subito da Esaù.

Esaù rifiuta, ma Giacobbe insiste tanto che alla fine è costretto ad accettare poi, guarda la famiglia di Giacobbe e si rallegra delle benedizioni ricevute da suo fratello, allora li invita tutti quanti a Canaan a vivere con lui , ma Giacobbe sa che l’Eterno lo ha designato per un’altra strada e i due fratelli si incamminano per direzioni opposte.

Pensate solo a quanto sarebbe stato penoso per i due fratelli mettere fine all’offesa stando separati per tutta la vita, senza parlarsi, né guardarsi in faccia (proprio come i figli, le madri e gli amici di cui ho parlato prima)

Mentre invece, in questo modo, la pace nel cuore di Giacobbe ed Esaù è ristabilita e la loro vita è stata come ricostruita su fondamenta più salde, ora che questo è riparato potranno ricominciare da dove avevano interrotto.

 

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ARGENTINA: PIU' VICINA LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI ABUSI DEI DIRITTI UMANI,

DICHIARA AMNESTY INTERNATIONAL

 

Amnesty International accoglie con favore i recenti sviluppi relativi alle violazioni dei diritti umani commesse in Argentina durante la dittatura militare che governo' il paese dal 1976 al 1983.

 

Il 12 agosto la Camera dei Deputati argentina ha dichiarato nulle e vuote le leggi del punto finale e dell'obbedienza dovuta. Tali leggi, note anche come leggi di amnistia, incompatibili con gli obblighi internazionali dell'Argentina di indagare, processare e punire gli autori dei crimini contro l'umanita' commessi durante il periodo del governo militare, sono state per anni un ostacolo alla verita' e alla giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani.

 

 "L'Argentina ha compiuto un passo avanti per porre fine agli effetti deleteri delle leggi di amnistia, per dare alle vittime ed alle loro famiglie la giusta opportunita' di ottenere verita' e giustizia" ha dichiarato Amnesty International.

 

L'organizzazione si augura che la decisione della Camera dei Deputati sia approvata in breve tempo dal Senato affinche' diventi parte del diritto argentino.

 

Amnesty International ha apprezzato i recenti pronunciamenti di alcuni giudici argentini nel considerare le leggi di amnistia nulle, vuote e incostituzionali. Queste decisioni hanno aperto la strada ad una effettiva praticabilita' della giustizia in Argentina, tuttavia, sono in attesa di un pronunciamento definitivo da parte della Corte Suprema.

 

L'organizzazione saluta con favore anche la decisione del Presidente argentino Ne'stor Kirchner di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla non applicabilita' di leggi di prescrizione a crimini di guerra e crimini contro l'umanita' e la presentazione al Congresso di un disegno di legge per rendere la Convenzione costituzionale.

 

"Si tratta di segnali positivi da parte del nuovo esecutivo argentino, permettono che la lotta contro l'impunita' dia risultati sempre piu' concreti" ha affermato Daniele Demarie, coordinatore per l'Argentina della Sezione Italiana di Amnesty International. "Occorre costruire su queste basi il rispetto dei diritti umani e la pratica della giustizia, perche' la societa' argentina possa misurarsi con il proprio passato e riconciliare una frattura che oggi e' ben lungi dall'essere sanata". "Gli attivisti di Amnesty International", ha aggiunto Demarie "che per anni hanno sostenuto la lotta contro l'impunita' in Argentina, anche in collaborazione con altre organizzazioni non governative e chiedendo alle autorita' di rendere nulle le leggi di amnistia, continueranno la pressione internazionale, affinche' l'abolizione di tali leggi sia definitiva ed abbia una efficacia concreta".

 



Lun 18 Ago 2003 6:06 pm

mauriziobenazzi
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THE OCCUPATION IS THE "INFRASTRUCTURE OF TERRORISM". IT MUST BE DESTROYED. (L'OCCUPAZIONE E' "L'INFRASTRUTTURA DEL TERRORISMO". DEVE ESSERE DISTRUTTA) Inserto...
Benazzi Maurizio
mauriziobenazzi
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18 Ago 2003
6:08 pm
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