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L'uccisione del giornalista della Reuter in Iraq: quello che i media   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #281 di 289 |

Avviso: ci è giunta notizia che Yahoo Italia inizierà a cancellare dal
nostro archivio, a partire dal prossimo 17 settembre, tutti i files
allegati (contenenti soprattutto fotografie). Quest'ultime potranno in
futuro essere ancora inviate tramite posta elettronica ma non saranno
salvate negli archivi stessi; chi volesse fare una copia di tutti i
messaggi è invitato a farlo entro tale data. E' molto gradita la
trasmissione degli stessi ai co-moderatori.

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Mi è stato recentemente segnalato questo articolo:

http://members.aon.at/hpkr/kawther/K20030819A.html

E' una testimonianza di un collega di Mazen Dana, il cameraman
palestinese della REUTERS assassinato pochi giorni fa.

Traduzione a cura di Michela Bellino




Vita quotidiana
di Kawther Salam

Il mistero delle fosse comuni nel deserto iracheno


19-20 agosto, 2003


E' possibile che il Pentagono abbia ordinato l'uccisione di un
giornalista
per impedire che venisse scoperta la sepoltura di massa di soldati
americani
e mercenari dall'esercito americano, nei deserti intorno a Baghdad?

Cosa si nasconde dietro all'uccisione a Baghdad del mio collega ed
amico,
il cameraman palestinese della Reuter, Mazen Dana? Il Pentagono ha
veramente
paura che i mezzi di informazione raccontino al pubblico americano cosa
sta effettivamente succedendo in Iraq? Uccidendo i giornalisti in Iraq,
i criminali del Pentagono vogliono forse tenere nascosti i crimini che
commessi contro i propri soldati? Se così è, allora questa si può
definire
organizzazione terroristica.

Le truppe statunitensi si sono chiaramente sentite minacciate e in un
grande
pericolo, a causa della ricerca del cameraman palestinese della Reuters,
che stava investigando sulle sepolture in massa di mercenari USA in
fosse
comuni nelle strisce desertiche fuori Baghdad, sepolture che erano
ovviamente state autorizzate dai comandanti dell?esercito americano.

L'investigazione di Mazen iniziò quando si accorse che le truppe
statunitensi stavano seppellendo nel deserto corpi umani avvolti nel
nylon. Inizialmente pensava che fossero corpi iracheni. Prese a studiare
le operazioni delle truppe USA, osservando diverse unità americane e
carceri militari, cercando di scoprire da dove arrivavano i corpi e se
erano iracheni oppure no.
Alla fine trovò una risposta, un mercenario dell'esercito americano gli
rivelò che i corpi sepolti non erano iracheni, ma mercenari americani a
cui era stata promessa la green card e la cittadinanza statunitense, in
cambio del servizio nelle forze armate. Inoltre, sempre da questa fonte,
seppe che molti dei corpi sepolti erano di americani uccisi in
combattimento.
Mazen era riuscito a filmare le operazioni dell' esercito americano, e
le
loro fosse comuni segrete. Aveva una grande esperienza come giornalista
in zone di conflitto e in situazioni di pericolo. Nella nostra città,
Hebron, aveva descritto le unità israeliane Duvdevan, che sono
essenzialmente le squadre della morte? dell?esercito israeliano, che
normalmente non possono essere filmate.
Quando capì che cosa gli Americani stavano facendo nel deserto, mantenne
il segreto. Ma le unità dell'intelligence dell'esercito americano
avranno
temuto che Mazen potesse rivelare la notizia delle sepolture segrete,
esponendo il Pentagono e il suo esercito al pericolo di un grande
scandalo.
L'esercito USA si vanta di rimpatriare sempre le proprie salme; la
società
americana si sarebbe sicuramente indispettita se l'esercito avesse
mancato
di rispetto ai propri combattenti, nonostante molti di loro fossero
mercenari.
Questa vicenda avrebbe anche potuto spingere gli stranieri a pensarci
due
volte prima di arruolarsi come mercenari nell'esercito americano.
Negli ultimi giorni, Mazen si era accorto che l'esercito americano li
stava
osservando. Dieci giorni prima della sua morte, aveva telefonato alla
sua
famiglia a Hebron dicendo che sentiva la sua vita in pericolo a causa di
questa vicenda, e promise che sarebbe tornado a casa non appena avesse
concluso la ricerca. Domenica 17 agosto 2003, a mezzogiorno, in una
bella giornata di sole, Mazen Dana è stato assassinato dall'esercito
Americano fuori dalla prigione di Abu Ghraib, dove gli era stato prima
dato il permesso di filmare.


Secondo il mio collega, Nael al-Shyoukhi, che era con Dana quando fu
assassinato, il personale dell'esercito americano della prigione
conosceva il gruppo che stava facendo le riprese. Al-Shyoukhi diceva che
avevano chiesto il permesso di intervistare un ufficiale, ma gli era
stato negato. I soldati avevano controllato i loro documenti di identità
ed erano a conoscenza della loro missione e delle loro intenzioni.


Nael Al-Shyoukhi ha detto "dopo aver filmato siamo andati in auto per
andare
via, quando si è avvicinato un convoglio guidato da un carro armato e
Mazen
è uscito di nuovo dalla macchina per filmare. Io l'ho seguito e Mazen ha
percorso tre o quattro metri. Ci potevano vedere chiaramente. Il soldato
sul carro armato ha fatto fuoco su di noi. Io mi sono gettato a terra.
Ho
sentito Mazen. L'ho visto urlare e toccarsi il petto con la mano coperta
di sangue".

La spiegazione del Pentagono: gli ufficiali americani dicono che le
truppe
hanno scambiato la telecamera di Mazen per una lanciagranate a
propulsione
(RGP). Questa è chiaramente una menzogna a cui nessuno, nemmeno la
persona
più ingenua, crederà mai. Come si spiega che le truppe americane
posseggono
le armi con i sensori tecnologicamente più avanzati, ma non sono in
grado
di distinguere una videocamera da un lanciagranate a 50 metri di
distanza
in pieno giorno? Le truppe statunitensi hanno imparato a mentire dai
loro
amici delle Forze Armate Israeliane? Questo assassinio era premeditato
dalle
truppe americane per tenere la gente all'oscuro le loro attività
criminali,
che Mazen aveva scoperto e avrebbe reso pubbliche.

Quando ho ricevuto la notizia di Mazen Dana, ho pensato che ci fosse in
qualche modo lo zampino dell'esercito israeliano. Mazen Dana aveva
creato
difficoltà all?occupazione israeliana non poche volte.
Le forze di occupazione israeliane avevano mirato su Dana più volte
durante
questa Intifada, anche prima del periodo "pacifico". Le forze armate
israeliane gli avevano sparato una volta nel 1998 a Hebron, insieme al
suo collega Nael Al-Shyioukhi. Mazen Dana aveva denunciato i quotidiani
crimini di assassini e stragi collettive a Hebron e nei Territori
Occupati. Gli avevano sparato di nuovo nel 2001. Gli israeliani
evidentemente auspicavano che non tornasse a Hebron dall'Iraq.
Tutti i Palestinesi sanno che il pentagono e il Ministero della Difesa
Israeliano collaborano strettamente.
Forse non ce ne accorgiamo, ma i soldati dell?esercito israeliano che ci
uccidono usano pallottole americane, granate americane, razzi e missili
americani, aeroplani e elicotteri militari americani. Gli USA forniscono
continuamente Israele di armi e equipaggiamento di sterminio
altissimamente
sviluppati, del valore di 2 miliardi di dollari all'anno. Israele riceve
un supporto militare dagli USA più elevato di qualsiasi altro paese.
Un quarto del bilancio dello stato ebraico è fornito direttamente dagli
Stati uniti.
I soldati americani hanno anche istruito quelli Israeliani a fare
incursioni
nel campo profughi di Jenin e in altre città, hanno insegnato loro ad
uccidere, assassinare, scovare i "ricercati", hanno insegnato loro le
cosiddette "tecniche anti-insurrezione". Hanno anche proposto al
Ministro dell'Autorità Palestinese Muhammad Dahlan di istruire le sue
forze a fare lo stesso. Così in breve tempo potrebbero essere le forze
dell'Autorità Palestinese anziché quelle israeliane, a trovare e
uccidere i Palestinesi ricercati. (senza alcun processo ovviamente, nota
di MB).
Quando telefonai a Hebron per fare le condoglianze alla famiglia di
Mazen
Dana e per informarmi sulle circostanze della sua morte, mi parlarono
della
sua ricerca in Iraq sulle sepolture segrete dei soldati americani nelle
fosse comuni nel deserto. Questo mi fece preoccupare per l'altro mio
collega, Nael Al-Shyioukhi, che era ancora in Iraq. Per questo ho
preferito non raccontare questa storia fino a che lui non fosse tornato
a casa al sicuro a Hebron.

Mazen Dana teneva corsi di letteratura inglese all'Università di Hebron.
Quando studiava all'Università era un membro del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina. Per queste ragioni era tormentato e preso
di
mira dalle forze dell'occupazione israeliana, anche dopo aver
abbandonato
il suo attivismo politico.
Durante la prima Intifada avevo lavorato con lui per un breve periodo,
come
corrispondente per la Radio Voice of Palestine, a Gerusalemme. Poi avevo
continuato a lavorare con il quotidiano Al Fajir, e Dana aveva poi
lavorato
con altre agenzie di informazione. Fu indagato più volte per conto
dell'amministrazione civile Israeliana ad Hebron. Diventò un attivista
per la pace dopo la firma dell'Accordo di Oslo del 1993, quindi divenne
membro dell'Ala di Pace di Al Fatah. Lavorava da dieci anni come
cameraman per la Reuters, per testimoniare il conflitto a Hebron, la sua
città. Mazen Dana e Nael Al-Shyoukhi lavoravano insieme da otto anni
quando Mazen è statgo ucciso, domenica scorsa.

Le unità dell'intelligence dell'occupazione israeliana avevano
continuato
a considerare Mazen Dana come un membro del partito del Fronte Popolare,
anche se aveva interrotto le attività con loro, e non gli concedevano la
tessera della Stampa del Governo Israeliano, né il permesso di
raggiungere
l'ufficio della Reuters a Gerusalemme.



Dana fu attaccato più volte da coloni e soldati israeliani a Hebron. Nel
Maggio del 2000, Dana fu ferito alla gamba con una pallottola rivestita
di gomma mentre filmava giovani palestinesi che lanciavano pietre verso
l'area H2 di Hebron, sotto il controllo Israeliano. Dana fu arrestato
centinaia di volte. Nel 1997 Dana fu arrestato perché stava filmando i
soldati delle Forze Armate Israeliane che stavano arrestando me durante
un incidente sul confine del ponte Halhol, qui i soldati israeliani
avevano causato la morte di un bimbo di 9 anni, perché gli avevano
impedito di raggiungere l'ospedale a Hebron durante un coprifuoco
imposto sulla città, in periodo di pace.
Nel 2002 Dana aveva fondato la "Casa del Giornalista" ad Hebron,
nonostante
gli attacchi quotidiani e le continue minacce di arresto rivolte
dall'esercito israeliano a tutti i giornalisti di Hebron.

L'ultima volta che incontrai il mio collega Mazen Dana fu alla fine di
maggio 2002, nella casa del nostro college Hossam Abu Allan, un
fotografo
dell'Agence France-Presse (AFP) che era stato arrestato ed imprigionato
dall'esercito israeliano per cinque mesi senza un'accusa e senza un
processo.

La stessa notte, alle 22:30, Mazen mi accompagnò con la sua jeep al
monte
di "Al-Beweareh" per filmare carri armati delle Forze Armate Israeliane,
54 carri armati stavano arrivando a Hebron sulla Strada n.60 perché
l'esercito si stava preparando per rioccupare la città di Hebron, l'area
H1, normalmente cotto il controllo dell'Autorità Palestinese.

Mazen Dana aveva un?enorme esperienza come cameraman televisivo, e
conosceva
le avversità e le dure condizioni del lavoro di giornalista sotto
occupazione
militare. A Hebron ha lasciato sua moglie e quattro figli splendidi. Ha
lasciato anche una coraggiosa esperienza giornalistica storica e
un?eredità
per tanti giornalisti, dopo di lui.
Per la maggior parte della gente, la sua morte non è che un ulteriore
segno
del vile comportamento criminale della banda che ha il potere al
Pentagono.


A noi che lo conoscevamo e che abbiamo lavorato con lui, mancherà
tantissimo, stimato collega, amico, membro della famiglia e della
comunità.








Ven 22 Ago 2003 12:19 pm

mauriziobenazzi
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Inoltra Messaggio #281 di 289 |
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Benazzi Maurizio
mauriziobenazzi
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12:28 pm
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