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Il Sinodo Valdese oscurato dalla Stampa, dalle radio e televisioni i   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #282 di 289 |

La scorsa domenica è stata caratterizzata dal consueto oscuramento del Sinodo Valdese di Torre Pellice: in compenso per la settima domenica consecutiva RAI, Fininvest e la stampa italiana non hanno dimenticato di riportare le parole e gli starnuti di Giovanni Paolo II sulla Bozza di Costituzione Europea: anche questo fa parte del regime religioso imperante in Italia ed anche per questo noi continuiamo a dare notizia di quest´evento come ogni anno - per quanto ci è possibile fare - su quest´ umile foglio, sotto forma di newsletter elettronica....

Il Signore voglia garantire un soffio di vento del Suo Spirito Santo in questa lunga estate calda e per certi versi soffocante!

MB

 

Dal sito ufficiale della Chiesa evangelica Valdese - www.chiesavaldese.org

 

 

 

Domenica 24 agosto si apre a Torre Pellice l'annuale sinodo delle chiese valdesi e metodiste d'Italia. Vi partecipano i deputati delle diverse chiese locali e i ministri di culto in attività, le sedute si concludono venerdì 29 con la nomina del consiglio direttivo (detto Tavola) presieduto dal moderatore. Durante il culto di apertura verranno consacrati ( l'equivalente di "ordinati") due nuovi pastori; Milena Martinat e Pawel Gajewski.
Le sedute del sinodo sono precedute da incontri del Corpo pastorale, cioè dall'insieme dei ministri di culto, per prendere decisioni riguardo alle nuove liturgie, alla pastorale dei giovani, all'insegnamento e per esaminare in una seduta pubblica i due candidati alla consacrazione che dovranno motivare la loro scelta di impegno pastorale.
I temi che saranno dibattuti nel corso delle sedute sono quest'anno particolarmente importanti.
Vi è anzitutto il problema della cessione alla Regione Piemonte dei tre ospedali dell'area delle Valli valdesi: Torre Pellice, Pomaretto e Torino. Sin qui di proprietà della Chiesa valdese e amministrati dal Sinodo nel quadro del piano di sanità pubblica, per una serie di ritardi nei rimborsi e per il nuovo orientamento della sanità nel nostro paese si sono trovati gravati di un forte deficit così da dover essere dismessi. Si tratta di una decisione dolorosa perché rappresentavano un forte presenza di diaconia, ovvero di intervento assistenziale. La decisione presa lascia però aperto l'interrogativo: come può una comunità cristiana dare un suo apporto e una parola valida nella società moderna con i suoi squilibri di benessere e l'accrescersi di bisogni.
Questo stesso interrogativo si ripropone in termini analoghi in una situazione lontana geograficamente ma molto vicina alla sensibilità delle chiese valdesi: la crisi economica di Argentina e Uruguay dove i valdesi hanno forti comunità; verrà discusso un piano di intervento a favore dell'opera che le chiese di quest'area stanno attuando per fare fronte alle urgenze alimentari specie per i minori.
Di carattere più interno sono le proposte di riorganizzazione della comunità con una distribuzione diversa dei pastori e un maggiore inserimento a livello decisionale dei membri delle chiese. La tradizione evangelica è da sempre caratterizzata dal fatto che i ministri di culto non sono sacerdoti perciò la responsabilità della vita religiosa della comunità non compete loro in modo prioritario ma deve essere distribuita a tutti i fedeli; si tratta di dare a questo principio fondamentale dell'ecclesiologia protestante una forma corrispondente ai tempi.
Come in ogni sessione sinodale saranno naturalmente esaminati i diversi settori di attività: la stampa ( giornali, casa editrice, librerie), la cultura (centri di cultura e Facoltà di teologia), l'amministrazione del fondo 8 per mille, l'assistenza, i centri di formazione ecc.

 

 

La Casa valdese

 

 

I TEMI PRINCIPALI

Intervista al Moderatore

 

 

 

IL PROSSIMO SINODO: OSPEDALI, MA NON SOLO

di Alberto Corsani

Ci avviamo verso il Sinodo successivo alla cessione degli ospedali valdesi di Torino, Torre Pellice e Pomaretto Non poteva che partire da qui il colloquio con il moderatore della Tavola valdese Gianni Genre alla vigilia di questa sessione: si parlerà ancora della vicenda, e in che termini?

"Ne parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la chiesa discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato. La mia impressione è comunque che l'ampia maggioranza dei membri delle nostre chiese abbia capito il senso dell'operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa sia stata. Come membri della Tavola valdese siamo convinti che non c'erano alternative: la Chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità. Le banche ci avevano avvertito in modo inequivocabile.

Dobbiamo purtroppo riconoscere di non avere, oggi, le forze che vengono richieste a chi gestisca un'azienda complessa come quella ospedaliera. D'altronde, purtroppo, un ridimensionamento, più o meno profondo, del Welfare State è all'ordine del giorno e non solo in Italia (lo fa un governo di centro-destra in Francia e uno di centro-sinistra in Germania). Ho parlato, pochi giorni or sono, con un nostro attento amico della chiesa della Westfalia, Ulrich Moeller: mi ha comunicato la chiusura per bancarotta, appena avvenuta, di uno dei loro ospedali. E la loro chiesa regionale conta più di tre milioni di membri...".

Un'altra questione su cui la Tavola ha lavorato nel corso dell'anno è quella del campo di lavoro, della sua riorganizzazione e degli strumenti che si possono attivare per favorire l'attività pastorale: che cosa c'è in cantiere?
"Abbiamo cercato e cerchiamo di rispondere al mandato del Sinodo 2002 in merito alla riorganizzazione del campo di lavoro: abbiamo dovuto concentrarci sui modi di preparare i candidati, sull'economia delle famiglie monoreddito, sulla mappatura delle sedi pastorali. Si tratta di trovare le risorse per consentire a studenti in teologia, candidati e pastori di avere sostegni ed essere seguiti nei periodi della loro formazione e del loro servizio. Sono già stati sperimentati degli incontri di "supervisione", curati dalla pastora Mirella Abate e da alcuni suoi colleghi, articolati in opzioni di una settimana o di sei settimane (tre cicli di due settimane l'uno), in cui insieme si procede a un'analisi profonda del proprio lavoro pastorale. Per mantenere e rendere ancora più intenso questo lavoro di sostegno servono risorse, ma è un'operazione necessaria, sia per chi vive e lavora in situazioni di diaspora, lontano dai contatti con il colleghi, sia per chi, nelle chiese-popolo delle Valli o nelle grandi città, si trova a dover fronteggiare sollecitazioni di ogni tipo. Per queste iniziative è indispensabile anche un maggior ruolo della segreteria del Corpo pastorale e anche della Commissione permanente della formazione pastorale. Per questo tipo di lavoro non è poi mancato, né credo mancherà in futuro, l'aiuto di altre chiese sorelle, alle prese anch'esse con problemi di secolarizzazione delle società in cui operano. In Germania le chiese perdono 100.000 membri all'anno, persone che richiedono la cancellazione per non dover pagare le "tasse ecclesiastiche". Si richiede dunque alle chiese di riscoprire il senso della propria vocazione".

Che cosa si può dire invece dei rapporti con lo Stato?
"I segnali non sono incoraggianti. Riguardo all'aggiornamento dell'Intesa, che dovrebbe concretizzare la decisione sinodale del 2001 sull'accettazione delle "quote inespresse" dell'otto per mille, tutto è fermo: il governo non intende procedere all'aggiornamento della nostra Intesa finché non siano varate le Intese con altre confessioni religiose tuttora giacenti; questo ci penalizza e non di poco. In fase di stallo è anche la legge sulla libertà religiosa, e forse è un bene, visto come il testo è stato modificato in corso d'opera: esso rischiava di diventare un provvedimento "contro" la libertà religiosa, uno strumento di controllo da parte delle autorità; ci preoccupa il clima che si sta creando, poiché, per noi, una democrazia si valuta proprio dal modo in cui tratta le minoranze".

Qual è lo stato, invece, del processo di collaborazione BMV e dell'ecumenismo intraprotestante?
"Viviamo tuttora una fase che definirei di assestamento. La collaborazione territoriale, che aveva subito un momento di difficoltà a Campobasso, sta funzionando bene nelle altre sedi ed è stata avviata a Bari dove un pastore valdese cura anche la comunità battista. In altre situazioni stiamo studiando il da farsi, anche se a volte le comunità locali non "hanno il passo" che potremmo augurarci. Registro comunque un buon grado di ascolto reciproco fra i tre esecutivi, in un anno che è stato particolarmente difficile per tutti. Certo, permangono alcuni nodi teologici, su tutti quello del battesimo, che vanno mantenuti aperti. Anche la convocazione congiunta di una futura Assemblea/Sinodo non è vincolata alla scadenza dei fatidici cinque anni: ci dovremo convocare, prima o dopo i cinque anni, quando riterremo di poter fare insieme dei passi avanti. A novembre avremo poi, a Torre Pellice, l'Assemblea della FCEI, anch'essa in una fase di riorganizzazione interna, da cui dipenderà un nuovo assetto dei "servizi", in particolare il Servizio rifugiati e migranti. Con l'Unione delle chiese avventiste c'è collaborazione, ma non dei decisi passi in avanti, mentre un buon dialogo è quello con le chiese pentecostali libere. Pastori e teologi della nostra chiesa sono invitati, per esempio a Gela, che è, per la presenza pentecostale, la città percentualmente e sorprendentemente "più protestante" d'Italia".

E per quanto riguarda il rapporto con il cattolicesimo?
"Segnalerei una questione su tutte, forse l'unica che è veramente un'urgenza etica e spirituale: quella dell'ospitalità eucaristica, in special modo dopo la chiusura rappresentata dall'ultima enciclica papale: dobbiamo avere il coraggio dell'amore, che è più grande della speranza e della fede, come ce lo richiede l'apostolo Paolo, anche là dove le questioni dogmatiche non siano risolte. Bisogna, anzi, lavorare e osare proprio in senso contrario a quello dell'enciclica".

Il discorso va quasi spontaneamente ad appuntarsi sul nostro ruolo in questa società in rapida - e confusa - evoluzione: che cosa possiamo dire ai nostri contemporanei che vivono nell'incertezza spirituale e, in molti casi, nella precarietà materiale?
"Abbiamo parlato troppo poco, in questi ultimi tempi, di spiritualità. Dio sembra ritirarsi dai nostri pensieri, salvo poi riaffacciarsi, ma in forme che non ci convincono, attraverso una religiosità "fai da te". Dobbiamo trovare un linguaggio nuovo per dire al mondo che cosa significa "appartenere a Dio": molte delle attuali proposte religiose sembrano indicare la via per conquistare Dio, mentre per noi si tratta di lasciarsi scegliere da lui. Dobbiamo ritrovare un nuovo senso della "pietà" a livello personale, famigliare e comunitario, e questo, si badi bene, non è in contraddizione con la vocazione diaconale: anzi, bisogna ricordare che proprio la stagione del Pietismo coincise con il varo di molte, grandi iniziative di opere diaconali. Si tratta di riuscire, in casa, nelle chiese, sui luoghi di lavoro, a lasciar trasparire il "Cristo che vive in noi" di cui parlava l'Apostolo. Una bella sfida in questo senso è rappresentata dalla presenza di fratelli e sorelle stranieri nelle nostre chiese, in vista dell'integrazione e non solo dell'accoglienza: si tratta di crescere insieme. È fondamentale il ricompattamento di una dimensione comunitaria dove si possano temperare le alternanze dei momenti di forza e di debolezza che ciascuno di noi vive a seconda dei periodi. Insomma, in una fase in cui i valori - tutti i valori - sembrano tramontare di fronte all'invito a comportarsi "da furbi" per imporsi nella società, dobbiamo dire delle parole forti a livello etico, sulle nostre scelte personali, familiari, collettive, nel privato come nella società. Se nel mondo ogni sette secondi - come dicono le statistiche - muore un bambino a causa della denutrizione, non possiamo restare indifferenti; se nel solo 2001, per sottoalimentazione vi sono stati quasi tanti morti come in tutta la seconda guerra mondiale, dobbiamo reagire. Non possiamo stare zitti di fronte a questo "ordine omicida", perché questa è la vera bestemmia contro lo Spirito Santo; la sola che, ci insegna la Scrittura, non sarà perdonata ".

 

 

Dalla pagina 13 de "Il Manifesto - cultura" del 24 agosto 2003

 

Parlamento valdese in seduta comune
Si apre, oggi, il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, principali appuntamento del protestantesimo italiano
L'altra chiesa Centottanta tra pastori e laici affronteranno, in cinque giorni che si prevedono densi di discussione i temi più svariati. Dalla povertà alla guerra

FEDERICA TOURN
TORRE PELLICE (TO)


«Ama il tuo Dio, ama il tuo prossimo»: il comandamento indicato da Gesù allo scriba che gliene chiede conto, è il centro del sermone che il pastore Giuseppe Platone terrà questo pomeriggio durante il culto di inaugurazione del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. Andare fino in fondo all'esperienza di questo amore, concreto, attivo, anche conflittuale: l'esortazione introduce uno dei principali appuntamenti del protestantesimo italiano, l'assemblea decisionale che vede riuniti 180 membri fra pastori e laici e che si concluderà venerdì 29 agosto con l'elezione dell'esecutivo, la Tavola valdese, presieduta dal moderatore. Tra i numerosi ospiti italiani e stranieri, mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia e presidente della commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo, Setri Nyomi, segretario generale dell'Alleanza riformata mondiale e Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia. Durante il culto saranno consacrati due nuovi pastori: anzi, una pastora, Milena Martinat, e un pastore, Pawel Gajewski. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, qui è originale non la presenza di una donna in questo ruolo - nella chiesa valdese succede dagli anni `60 - ma il percorso di fede di un polacco cattolico, che inizia dal seminario in Polonia per approdare alle chiese battiste e infine all'attuale ministero nel cuore delle valli valdesi, passando per il dissenso cattolico in Germania e in Italia. Cinque giorni densi di discussioni, di ordini del giorno, di votazioni: questo è il Sinodo, il massimo organo decisionale di questa chiesa «parlamentare». Un Sinodo che quest'anno apre i suoi lavori consapevole di essere di fronte a un travaglio identitario che non può essere ignorato. La recente cessione alla Regione Piemonte dei tre ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto - fino a pochi mesi fa di proprietà della chiesa valdese e amministrati dal Sinodo nel quadro della sanità pubblica - ha infatti segnato profondamente le comunità locali, che si sono sentite defraudate di una fondamentale presenza nel campo dell'attività assistenziale. «La chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità», ha dichiarato il moderatore Gianni Genre. Di fronte a un deficit insostenibile, un ridimensionamento è stato indispensabile ma adesso che è venuto a mancare un importante punto di riferimento, si tratta di interrogarsi sul cambiamento e su quali forme debba prendere la testimonianza dell'evangelo. «Amare significa anche rendersi conto del senso del nostro limite umano, storico, esistenziale - ha detto il pastore Platone - la regola a cui vogliamo attenerci è la sobrietà».

Sobrietà come singoli e come chiese: è il richiamo che i protestanti fanno, in primo luogo a se stessi, in una società precaria, asservita al profitto, che consuma senza criterio e distrugge l'ambiente. Uno degli argomenti in calendario sarà proprio la questione della povertà nel mondo: «Non si può tacere di fronte alla quotidiana tragedia delle morti per fame: nel 2001 la sottoalimentazione ha causato quasi lo stesso numero di vittime della seconda guerra mondiale - ha ricordato il moderatore - la vera bestemmia che non sarà perdonata è la nostra indifferenza». Dal mondo all'Italia: si parlerà della crisi mediorientale, della guerra in Iraq, ma anche di immigrazione, di libertà religiosa e di rapporti con il cattolicesimo. Il rapporto con la chiesa di Roma non è infatti stato certamente agevolato dalla recente enciclica papale Ecclesia de eucharistia, che si rifà al Concilio di Trento e vieta ogni forma di concelebrazione, assestando così un colpo al complesso cammino ecumenico delle due confessioni cristiane.

Si discuterà anche un piano di intervento a favore delle chiese valdesi dell'Argentina e dell'Uruguay, strette dalla crisi economica e, riguardo ai temi «interni», saranno esaminate come di consueto le varie attività, dalla stampa ai centri di cultura, dalla facoltà di teologia all'amministrazione dell'otto per mille, di cui le chiese valdesi e metodiste si avvalgono dal 1993.

Si avverte in generale un chiaro bisogno di ribadire parole forti a livello etico, unite a una costante ricerca teologica, in una chiesa che cerca di comunicare con chiarezza la propria fede, soprattutto in un momento di confusione spirituale segnato da molte proposte di religione «fai da te». Riaffermazione di un cristianesimo che affonda saldamente le radici nella riforma protestante, ma anche apertura all'ascolto del mondo di oggi. È una sfida resa concreta e visibile dalla presenza di tanti stranieri fra i membri di chiesa, portatori di culture, sensibilità e modi diversi di vivere l'adesione a quella parola d'amore che resta l'unico comandamento.

 

 

 

 

Da "L´eco del Chisone" del 25 agosto 2003

 

Si apre il Culto alle ore 15,30 a Torre Pellice
Domenica il Sinodo della diaconia
Chiese valdesi e metodiste s'interrogano

Si svolgerà dal 24 al 29 agosto, a Torre Pellice, il Sinodo annuale delle Chiese valdesi e metodiste a cui partecipano 180 membri con diritto di voto (pastori e "laici" in numero uguale), più numerosi ospiti e osservatori dall´Italia e dall´estero. L´assise costituisce il massimo organo di queste due denominazioni evangeliche, che insieme contano circa 35mila fedeli. Il Sinodo si aprirà il pomeriggio di domenica 24 agosto, alle 15,30, con un Culto presieduto dal pastore Giuseppe Platone durante il quale saranno consacrati al ministero pastorale Pawel Gajewski e Milena Martinat. Tra gli ospiti, in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (Cei), ci sarà mons. Giuseppe Chiaretti, presidente della Commissione Cei per l´ecumenismo e il dialogo; Setri Nyomi, segretario generale dell´Alleanza riformata mondiale; Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia.

Fra i temi all´ordine del giorno proposti per la discussione del Sinodo la "diaconia" delle Chiese valdesi e metodiste, ma anche la riorganizzazione della formazione e dell´attività pastorale. Non mancano preoccupazioni sul versante generale della società italiana (Stato sociale, immigrazione, libertà religiosa) e degli scenari internazionali (Iraq, crisi mediorientale, globalizzazione, ecc.). In primo piano, comunque, ci sarà senz´altro la vicenda legata alla cessione degli ospedali valdesi alla Regione Piemonte; decisione sofferta, ma necessaria. «Ne parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la Chiesa discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato - spiega il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese -. La mia impressione è comunque che l´ampia maggioranza dei membri delle nostre Chiese abbia capito il senso dell´operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa sia stata».

Da l´Eco del Chisone - on line

Al Sinodo da fratelli

Domenica 24 agosto inizia il Sinodo della Chiesa valdese metodista. È un momento molto importante per la vita di questi nostri fratelli e sorelle.
Voglio assicurare che la Chiesa cattolica è presente, non solo nella persona del vescovo presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, mons. G. Chiaretti, ma anche la Diocesi si sente vicina con la preghiera e l'attenzione ai temi che vengono trattati.
Abbiamo tutti seguito il cammino delle trattative per il passaggio degli ospedali valdesi alla Regione: una decisione sofferta, ma presa con determinazione e lucidità. Anche per i cattolici questa scelta ha causato dolore, tanta è la stima che circonda queste strutture per la qualità e l'utilità dei servizi da esse prestati.
Nulla viene a caso nella vita delle comunità e nella storia. Questa vicenda è da leggere come un appello di Dio ai credenti.
Ho apprezzato quanto ha scritto il prof. Paolo Ricca su "Riforma" del 18 luglio: «Una cosa però sappiamo da sempre ed è bene, mi pare, richiamarla oggi alla memoria di noi tutti: e cioè che l'essenziale della vocazione della Chiesa è l'annuncio dell'Evangelo ad ogni creatura e l'edificazione di comunità cristiane che siano effettivamente corpo di Cristo, cioè assemblee che Cristo governa e sulle quali regna rendendole strumenti della sua azione nel mondo, in cui lo Spirito soffia, dando vita a una nuova umanità, o quanto meno a un abbozzo, una traccia, di nuova umanità».
Diaconia e annuncio sono inseparabili. Ma oggi, si impone una verifica circa l'incisività della predicazione e la validità di certe forme di diaconia.
Siamo uniti nella comune responsabilità di dire Cristo a questa nostra società secolarizzata e di accompagnare questo annuncio da gesti che esprimano l'amore preferenziale per i poveri.
Mi pare importante che insieme ci aiutiamo a leggere i segni dei tempi; insieme cerchiamo forme e modi per realizzare la diaconia come risposta alle povertà di oggi (un esempio concreto è stato il convegno "Anziani e territorio" organizzato tra il Primo distretto della Chiesa valdese e la Diocesi di Pinerolo); insieme troviamo forme nuove per una testimonianza credibile del Vangelo.
Invito i cattolici a partecipare, nella preghiera, al Culto di apertura del Sinodo. La presenza, anche fisica, esprime tante cose: che ci stimiamo, ci apprezziamo e sinceramente tendiamo a quel bene inestimabile che è l'Unità, per cui Gesù ha pregato e ha voluto come segno «perché il mondo creda».

+ Pier Giorgio Debernardi, vescovo

 

Da "Alto Adige"

Dialogo con ebrei e islamici
Sinodo Valdese: la globalizzazione lascia la povertà


TORINO. Il dialogo fra le tre grandi religioni monoteiste è il filo conduttore del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si è aperto a Torre Pellice dove ieri sono stati criticati gli effetti negativi della globalizzazione. Nel tempio del centro montano, un'ebrea e un musulmano hanno letto brani della Torah e del Corano. Il pastore valdese di Torino Giuseppe Platone ha detto che la chiesa deve "riformarsi, ripensarsi, ridarsi una forma nuova per essere più incisiva e presente", e si è soffermato sulla necessità di sviluppare uno stile di vita improntato "alla responsabilità verso gli altri e verso l' ambiente in cui viviamo". "La globalizzazione è selettiva e non ha pietà di nessuno", ha detto Platone puntando il dito contro l'ingordigia del profitto, la ricchezza che prospera sulla povertà, la tendenza a deprezzare i valori della spiritualità.

 

Rimaniamo in attesa della corrispondenza diretta anche di Michela Bellino e di quanto vorranno liberamente notiziarci in merito

 



Lun 25 Ago 2003 4:36 pm

mauriziobenazzi
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Benazzi Maurizio
mauriziobenazzi
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