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In sostegno di Greenpeace per la salvaguardia del creato   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #55 di 289 |
Parola per venerdì 17 maggio 2002

Nella mia prosperità dicevo:
"Non sarò mai smosso."
Ma tu nascondesti la tua faccia,
e io rimasi smarrito.
Salmo 30:6-7

All'ora nona Gesù gridò a gran voce:
"Eloì, Eloì, lammà sabactanì?"
Che tradotto vuol dire:
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"
Marco 15:34

Dove sei, mio Dio? Ti cerco con dubbio crescente, ma le mie grida si
sperdono per stanze vuote. Togli la notte dai miei occhi, così che io ti
riconosca e la mia angoscia svanisca.
(Sabine Naegeli)


IMMIGRAZIONE. FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche): IL DDL BOSSI-FINI
RENDERÀ PIÙ DIFFICILE L'INGRESSO AI RIFUGIATI
A. Dupré (SRM - Servizio Rifugianti e Migranti): una legge che non è in
grado di realizzare i suoi stessi obiettivi

Roma (NEV), 15 maggio 2002 - Mentre la Camera dei Deputati riprende la
discussione sul disegno di legge Bossi-Fini sull'immigrazione, la
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ribadisce forti
perplessità sull'impianto della legge, che "non rispetta i diritti umanitari
dei rifugiati e dei migranti". Una mozione approvata dal Comitato generale
della FCEI - l'organismo di controllo tra una Assemblea e l'altra -, esprime
"viva preoccupazione per le gravi conseguenze del disegno di legge
Bossi-Fini, che renderà più difficile l'accesso nel Paese di rifugiati, in
un momento in cui vi sono nel mondo molti focolai di guerre e di
intolleranza religiosa, politica ed etnica". Cosa non meno grave, per il
Comitato generale FCEI, è il fatto che tale disegno di legge, che non
rispetta i diritti dei migranti, "non potrà in alcun modo raggiungere gli
obiettivi che si prefigge". E' la stessa opinione di Annemarie Dupré,
coordinatrice del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della FCEI, che in
queste settimane sta promuovendo un'ampia campagna di "sensibilizzazione e
corretta informazione" sul tema: "Questo disegno di legge ha due obiettivi
principali: combattere l'ingresso irregolare e dare più sicurezza alla
società italiana. Ci sembra però che nella sua articolazione contraddica i
suoi stessi obiettivi. In primo luogo perché non è credibile che si combatta
l'immigrazione irregolare accrescendo le misure restrittive. Si dovrebbe
piuttosto dare maggiori alternative legali. Inoltre, non si può ignorare che
più ci saranno fasce di popolazione irregolari - e quindi messe ai margini
della legalità - e più aumenterà la tensione sociale: è evidente - conclude
Dupré - che dove c'è difficoltà nell'inserimento, aumentano i fenomeni di
tensione sociale". Queste ed altre argomentazioni sono state portate dal SRM
- insieme ad altre associazioni laiche e cristiane che lavorano sui temi
dell'immigrazione - ad un recente incontro con alcuni esponenti dell'
opposizione (Turco, Leoni, Boato). In quell'occasione, informa la
coordinatrice del SRM, si è discusso dell'opportunità di dar luogo ad un
confronto permanente sulla politica generale in tema di immigrazione e
asilo, non vincolato alle esigenze dei lavori parlamentari. Un ultimo
elemento gravemente contraddittorio del disegno di legge, spiega infine
Dupré, è che non valuta in modo corretto il rapporto benefici-costi:
militarizzare le frontiere, attuare centinaia di espulsioni, gestire i
centri di permanenza temporanea, sono tutti provvedimenti con altissimi
costi (economici ma non solo); mentre i benefici sono tutti da verificare.
(nev/lni)
--------------

Per la salvaguardia del creato:
l'appello di Greenpeace: un'associazione da sostenere col tuo contributo
finanziario e non solo

CONTRO I MERCANTI DEL LEGNO
Giù le mani dalle foreste
Campagne di informazione. Ma anche azioni per impedire il taglio degli
alberi nelle aree pluviali

In Russia, in Finlandia, in Cina. ancora: in Olanda, Francia e Svizzera ma
anche negli Stati Uniti, in Brasile e in Canada. E in Italia, nei porti di
Salerno e Ravenna: anche qui gli attivisti di Greenpeace si sono incatenati
ai tronchi degli alberi provenienti da una delle ultime foreste del bacino
del Congo, impedendo le operazioni di scarico dalla nave Prousse. Ma è
soltanto l'ultima di una serie di azioni che, nelle prossime settimane,
vedranno impegnati gli ambientalisti nella guerra aperta alle società del
legname.

Gli scontri vanno avanti da alcuni anni e, ormai, si è arrivati alla resa
dei conti. Le scaramucce erano tornate alla ribalta alla fine del 1997,
quando Julia Butterfly Hill, una bionda ragazza californiana, si arrampicò
su una sequoia millenaria, Luna, per salvarla dalle motoseghe. Julia visse
sull'albero per 738 giorni e ne scese soltanto alla fine del 1999, dopo che
arrivò la rinuncia ad abbattere l'albero e tutte le sequoie dell'area. Oggi
la Butterfly ha 26 anni, non sale più sugli alberi ma gira per il mondo come
ambasciatrice delle foreste, ha scritto un libro e ha un sito Internet. Ma
la "sporca guerra" continua in ogni angolo del pianeta.

Lo scontro si concentra in sei grandi aree pluviali. In Africa, nell'area
limitrofa al bacino del Congo e dei Grandi laghi; nell'America del Nord con
la Columbia Britannica; nell'America del Sud con l'Amazzonia. E infine, in
Asia, con le foreste del Borneo, della Carelia e della Siberia.
Quest'ultima, in particolare, è grande come gli Stati Uniti e ospita un
quarto delle riserve mondiali di legname: il doppio di quelle amazzoniche.
Una enorme ricchezza a cielo aperto, pronta a essere trasformata in pasta
per la fabbricazione di carta igienica, pannolini, giornali, involucri e
contenitori per alimenti, esplosivi, detersivi, guide telefoniche, solette
per scarpe, filtri per sigarette, mobili da giardino e saune.

A sentire gli ecologisti, le multinazionali del legname sono pronte a
metterci le mani. «Società come le canadesi Mac Millan Bloedel, Interfor e
Western Forest Products», dicono gli ecoguerrieri, «o come la giapponese
Eidai o la francese Eldorado non avrebbero alcun scrupolo. Problemi non se
li farebbero neanche la malese Wtk, la svizzera Precious Woods, la tedesca
Westag&Getalit e le statunitensi, Nevada Manhattan e Janus International».
Gli ambientalisti sono pronti a vendere cara la propria pelle e quella delle
foreste. In Thailandia, in Messico, in Camerum e in Cambogia. Ma anche nella
Guyana, in Papua Nuova Guinea, in Honduras e in Brasile. «Oggi sulla Terra»,
si legge nell'ultimo rapporto di Greenpeace che ha lanciato una nuova
campagna di denuncia, «è presente solo il 2 per cento delle foreste
originarie e ogni due secondi viene distrutta un'area grande quanto un campo
di pallone. Se scomparissero anche queste ultime aree saremmo tutti
spacciati». Compresi i taglialegna. Nel 1992, la Conferenza sull'ambiente di
Rio de Janeiro aveva stabilito misure più rigide per proteggere gli ultimi
polmoni verdi. Ma, nel 1996, gli otto paesi più ricchi del Pianeta, insieme
a quelli della Ue, hanno continuato a importare il 74 per cento della
produzione mondiale di legno. Circa 280 milioni di metri cubi sui 376 che
vengono lavorati ogni anno in tutto il mondo. Nel 1998, a Birmingham, gli
stessi paesi importatori hanno approvato un programma comune per la
salvaguardia delle foreste. Ma poco è cambiato: Greenpeace e Rainforest
Action Network, Earth First e Friends of the Earth hanno messo in campo
migliaia di attivisti che rappresentano una spina nel fianco delle imprese
del legname. Si definiscono i guardiani della foresta: sono gli angeli
custodi degli alberi millenari che, come nelle società più antiche degli
indios americani e dei pigmei africani, difendevano e custodivano i segreti
delle foreste. E per ostacolare bulldozer e tagliaboschi, gli
anarco-ambientalisti di Earth First hanno adottato precise strategie da
combattimento.

Una, molto di moda tra gli attivisti d'oltreoceano, è quella di costruire,
sugli alberi ai lati opposti delle strade d'accesso alle foreste, strutture
triangolari con tubi d'acciaio a cui si incatenano i polsi per ostacolare il
passaggio di bulldozer e camion. «In questo modo», dicono, «per passare
devono tirarci giù insieme ai tubi d'acciaio». Un'altra strategia
anti-bulldozer molto usata è quella della "caccia al topo". Il gatto è
chiaramente il taglialegna il quale, infastidito dai sabotaggi del
topo-ambientalista, lo rincorre per tutto il bosco fino a quando non lo
cattura.

Con la speranza che arrivi in tempo la polizia forestale. E infine, si
ricorre anche alle classiche barricate costruite con tutto ciò che può
impedire ai fuoristrada dei taglialegna di passarci sopra. Frigoriferi,
lavatrici, massi e macchine vengono ammassati in modo da chiudere le strade
d'accesso alla foresta. Ogni azione viene studiata e pianificata nel
dettaglio. Prima di qualsiasi operazione gli attivisti di Earth First
osservano il terreno dello scontro, con tanto di videocamere, segnalano le
vie di fuga con le mountain-bikes, contano il numero di operai che lavorano
abitualmente sul posto e delimitano la zona di appostamento e accampamento.
Gli attivisti del Rainforest Action Network, invece, hanno sviluppato un
manuale con 198 tecniche di sabotaggio. C'è ne è per tutti i gusti: dai
sit-in alle marce nonviolente davanti agli ingressi delle società del legno;
dai picchetti nei cantieri alle azioni di sabotaggio passivo con
incatenamenti intorno ai tronchi degli alberi. Greenpeace, invece, continua
a muoversi tra cielo e mare e se la prende in particolare con le navi
dirette in Giappone. Lo scorso anno, diverse azioni si sono svolte nei porti
giapponesi. A Okinawa, durante i lavori del G8, otto ambientalisti, a bordo
di due gommoni, cercarono di raggiungere la costa per consegnare ai potenti
del Pianeta i tronchi di quercia e frassino sradicati dai boschi russi di
Primorsky.

Non c'è più tempo da perdere, avvertono i guardiani degli alberi. Il summit
mondiale delle foreste, previsto ad aprile all'Aja, in Olanda, rappresenta
l'ultima opportunità per salvare le aree pluviali.
-------------

TORINO. UNA LAPIDE PER RICORDARE LE PERSECUZIONI DEI VALDESI
Sarà posta il 18 maggio al Mastio della Cittadella

Roma (NEV), 15 maggio 2002 - "Duecento valdesi, con i loro pastori,
soffersero fra queste mura una crudele e tragica prigionia, a causa della
loro fede. 1686-1687": la città di Torino intende ricordare una delle pagine
più dolorose della storia del popolo valdese ponendo una lapide al Mastio
della Cittadella, il 18 maggio, per celebrare la memoria dei valdesi che lì
furono imprigionati, fra il 1686 e il 1687, a causa del loro credo.
La cerimonia si svolge alle 11,30 all'ingresso del Mastio (attualmente sede
del Museo storico nazionale dell'artiglieria) in corso Galileo Ferraris,
angolo via Cernaia. Intervengono il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino,
il presidente del Consiglio comunale, Mauro Marino, il pastore valdese
Giuseppe Platone, lo storico Carlo Papini, che rievocherà l'evento, una
delle pagine più tragiche delle persecuzioni contro i valdesi. "In una
Italia troppo spesso smemorata della propria storia, intendiamo ricordare
questa dura pagina del popolo valdese, che causò la morte di moltissime
persone per denutrizione, epidemie, mancanza di cure", spiega il pastore
della Chiesa valdese di Torino Giuseppe Platone. "Accogliamo con grande
gioia l'iniziativa del Comune di Torino - prosegue -: se vogliamo costruire
in Italia una cultura autenticamente nonviolenta, dobbiamo prima di tutto
lavorare insieme per la riconciliazione delle memorie". E' il terzo segno
che negli ultimi anni il Comune di Torino ha posto nella città per ricordare
momenti della storia valdese: nel '99 fu intitolata una strada cittadina
alle Pasque Piemontesi (il massacro dei valdesi del 1655) e lo scorso anno
fu dedicata una targa alla figura del pastore Goffredo Varaglia, arso sul
rogo in piazza Castello nel 1558. (nev/lni)


"SOLO IL SOFFIO DELLO SPIRITO PUÒ SCONFIGGERE LA VIOLENZA CHE DOMINA LE
NOSTRE VITE"
Pentecoste 2002: Messaggio alle chiese da parte dei presidenti del Consiglio
ecumenico

Roma (NEV), 15 maggio 2002 - Solo il "soffio impetuoso" del vento di
Pentecoste può sconfiggere la violenza che domina nelle nostre vite e nel
mondo: nel tradizionale Messaggio di Pentecoste dei presidenti del Consiglio
ecumenico delle chiese CEC (o meglio KEK) c'è quest'anno un forte
riferimento al "brutale irrompere della violenza, della sofferenza e del
terrorismo nel mondo".
"Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che
soffia.": le Sacre scritture descrivono in parole semplici l'evento della
prima Pentecoste nella vita della Chiesa di Cristo, affermano nel loro
messaggio i presidenti del CEC. Il vento della Pentecoste, che soffia
impetuoso e "violento", prosegue il messaggio, provoca effetti contrari a
quelli che siamo abituati a sperimentare ogni giorno: "Di solito la violenza
inattesa entra nelle nostre vite nel modo più distruttivo: attraverso la
brutalità, il terrorismo, l'oppressione delle coscienze, la violenza fisica
contro i bambini, l'umiliazione della dignità delle persone". Invece il
"soffio impetuoso" e "violento" dello Spirito Santo si differenzia
profondamente dalla violenza aggressiva: "non è distruttivo né violento e
onora l'immagine di Dio nell'essere umano. E' 'violento' nel senso che
contiene lo Spirito di Dio, uno Spirito che conferisce entusiasmo, comunica
gioia e coraggio, offre nuove prospettive e forza". Il messaggio di quest'
anno si situa nel contesto del Decennio contro la violenza che il CEC ha
lanciato nel 2001 e che sta celebrando in tutto il mondo. "Intendiamo
comprendere meglio - affermano ancora i presidenti del CEC - che cosa
significhi nella nostra vita la presenza dello Spirito Santo. (.) Solo
l'impetuoso soffio del 'Paracleto', del Consolatore, può superare il male e
la
violenza che irrompono nelle nostre vite e nel mondo". La tradizione del
Messaggio di Pentecoste alle chiese risale agli anni 50: esso viene
elaborato dagli otto presidenti del CEC, che rappresentano le regioni del
mondo in cui il Consiglio ecumenico è presente. (nev/lni)


IL 19 MAGGIO SU RAIDUE: CULTO EVANGELICO DI PENTECOSTE DALLA CHIESA BATTISTA
DI FIRENZE

Roma (NEV), 15 maggio 2002 - Andrà in onda su RAIDUE il 19 maggio alle 10
dalla Chiesa battista di Firenze un Culto evangelico di Pentecoste: "Manderò
il mio spirito su ogni persona" è il versetto scelto come filo conduttore
per la predicazione. Il culto, durante il quale saranno celebrati alcuni
battesimi, sarà condotto dal pastore della chiesa battista Raffaele Volpe;
la predicazione sarà tenuta dalla pastora della chiesa valdese Gianna
Sciclone, mentre il pastore Bruno Rostagno (Chiesa metodista) e la pastora
Susan Melad (Comunità evangelica filippina) amministreranno il momento
liturgico della Cena del Signore: un culto interdenominazionale, dunque, a
cui prenderà parte anche il Florence Gospel Choir diretto dal maestro
Nehemiah Brown. (nev/gc)


75° ANNIVERSARIO DELLA COMMISSIONE FEDE E COSTITUZIONE DEL CONSIGLIO
ECUMENICO
Le celebrazioni si svolgeranno a Losanna il prossimo 25 agosto

Roma (NEV), 15 maggio 2002 - Il primo incontro della Commissione Fede e
Costituzione (Faith and Order) del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), a
Losanna il 3 agosto del 1927, esprimeva grandi aspettative e speranze. I
partecipanti ritenevano prioritario l'obiettivo dell'unità visibile delle
chiese. "La celebrazione del 75° anniversario di quel primo incontro, che si
terrà a Losanna il 25 agosto di quest'anno, offre l'opportunità di
richiamare le chiese ancora una volta all'obiettivo dell'unità visibile",
afferma il direttore della Commissione Fede e Costituzione, il pastore Alan
Falconer. L'incontro del 1927 si svolgeva in un periodo storico in cui
ancora fresche erano le ferite della prima guerra mondiale. "Nel 2002, in un
mondo ancora profondamente diviso - afferma ancora Falconer -, l'appello all
'unità assume un'urgenza perfino maggiore, se la chiesa saprà farsi
promotrice di un'alternativa di riconciliazione fra i popoli e con Dio". Nei
suoi 75 anni di vita Fede e Costituzione ha incoraggiato e promosso la
ricerca dell'unità a svariati livelli. Per le chiese locali, la Commissione
produce materiali per il culto e le celebrazioni ecumeniche; produce inoltre
il materiale per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che si
svolge ogni anno a gennaio. Fede e Costituzione ha poi il compito di
facilitare lo scambio di informazioni e materiale fra chiese che
concretamente sono sulla strada per l'unità.
Le celebrazioni per il 75° anniversario si terranno a Losanna il 25 agosto
prossimo; fra i numerosi partecipanti, anche una significativa delegazione
della Chiesa cattolica: "Fin dal 1968 - spiega Falconer - la Chiesa
cattolica è membro a pieno titolo della Commissione Fede e Costituzione. Ma
rappresentanti cattolici avevano già partecipato a due precedenti conferenze
mondiali della Commissione del CEC (nel 1952 e nel 1963). La partecipazione
cattolica è stata fin da allora intensa e ricca di importanti contributi".
La celebrazione dell'anniversario si concluderà presso la cattedrale di
Losanna, con una predicazione dell'arcivescovo Anastasio di Tirana, Durazzo
e tutta l'Albania. (nev/lni)

(NEV/ENI) - In passato abbiamo stigmatizzato e discriminato le persone
colpite dal virus HIV; ce ne pentiamo e chiediamo al Signore di perdonare
questo nostro peccato. Così dice una dichiarazione rilasciata a Nairobi al
termine di una consultazione organizzata dalla Federazione luterana mondiale
(FLM) che ha visto riuniti leader e responsabili delle chiese luterane
africane dal 1° al 6 maggio. Per passare dalle parole ai fatti, la FLM ha
lanciato una campagna mondiale di sensibilizzazione ai problemi legati alla
diffusione dell'AIDS: prevenzione, ricerca di fondi per cure mediche e
soprattutto "uno sforzo per rompere l'ipocrita cortina di silenzio che
circonda questa terribile malattia".

(NEV) - Notizie, analisi e testimonianze da e su il Medio Oriente nel numero
di maggio di "Confronti", mensile di fede, politica e vita quotidiana, edito
dalla Cooperativa Com-Nuovi Tempi e diretto da Paolo Naso. In sommario anche
servizi su religioni, letteratura, Islam, ebraismo, pluralismo; notizie su
immigrazione, diritti umani, risorse, dialogo, Balcani, Francia; rubriche di
opinioni, musica e cinema. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma.

(NEV/BT) - Le chiese cristiane (cattolica e protestanti di varie
denominazioni) del Sudan meridionale sono tra le chiese che hanno il più
alto tasso di espansione che si registra nel mondo. Lo ha dichiarato il
segretario esecutivo del Consiglio delle chiese del Sudan, pastore Harun
Ruun, che, pur dichiarando di non poter fornire cifre esatte, si è detto
certo che nella regione il 70% della popolazione è ormai cristiana.

(NEV) - Nell'attuale scenario della cristianità, il movimento evangelicale
si distingue per coefficiente di crescita e sempre più per una concezione
religiosa con una propria fisionomia. "Trascurarlo o sottovalutarlo sarebbe
una grave ingenuità": è la tesi di "Il movimento evangelicale" (Pietro
Bolognesi, Leonardo De Chirico, Editrice Queriniana, pagg. 102, Euro 7,50),
che propone una sorta di "carta d'identità" del movimento che permette di
coglierne i lineamenti salienti. I due autori sono rispettivamente
presidente e direttore aggiunto dell'Istituto di formazione evangelica e
documentazione (IFED) di Padova.

Les admirateurs de Gaudi, que certains appellent l'architecte de Dieu,
espèrent qu'il sera béatifié
Oxford, le 15 mai (ENI) - Alors que la ville de Barcelone célèbre le 150e
anniversaire de la naissance de l'architecte visionnaire Antonio Gaudi, dont
les oeuvres peu conformistes ont laissé leur empreinte sur la ville, un
grand nombre de ses admirateurs espèrent que ce célèbre artiste sera
béatifié par l'Eglise catholique romaine.

Une difficile mission de médiation est confiée aux évêques catholiques
congolais
Brazzaville, le 15 mai (ENI) - Un communiqué de presse daté du 30 avril
dernier a officiellement confirmé la mission de médiation confiée par le
président de la République du Congo à la Conférence épiscopale du pays afin
de trouver une solution pacifique à la guerre qui oppose, depuis deux mois,
l'armée aux rebelles "Ninjas" du pasteur "Ntumi". (Les "Ninjas" sont des
miliciens proches de l'ex-premier ministre Bernard Kolélas, entrés en
rébellion contre le pouvoir).

L'Eglise unie du Canada entreprend une restructuration majeure
Montréal, le 16 mai (ENI) - Pour la première fois, l'une des Eglises
protestantes du Canada, un pays très majoritairement anglophone, accorde à
son secteur francophone une totale gestion de ses divers ministères, de ses
besoins et de sa mission. L'Eglise unie, la principale dénomination
protestante du Canada, avec quelque 4 000 lieux de culte et 2 500 paroisses,
regroupera alors tous les ministères en français. Cette décision fait partie
d'une restructuration administrative majeure mise en place lors de la
réunion d'avril de l'exécutif du Conseil général de l'Eglise unie.


Gio 16 Mag 2002 7:57 pm

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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16 Mag 2002
7:56 pm
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