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Il richiamo a Dio nell'Europa di domani   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #64 di 289 |
Orientamenti ecumenici: per la pace la giustizia e la salvaguardia del
creato
La principale newsletter elettronica ecumenica in Italia

Posta arrivata:

A nome d'Israele desideriamo ringraziarLa per le calde parole di
solidarieta' inviateci.
L'amicizia che Lei come altri ci ha dimostrato ci conforta nella fiducia che
prima o poi anche la nostra regione possa conoscere pace e benessere a
vantaggio di tutti i popoli che la vivono
Un caro shalom
Ambasciata d'Israele
http://roma.mfa.gov.il


> -----Original Message-----
> From: Maurizio Benazzi [mailto:mauriziobenazzi@...]
> Sent: Sunday, April 14, 2002 12:34 AM
> To: italemb@...; info-coor
> Cc: presidenza.repubblica@...
> Subject: RE: Solidariet? a Israele
>
>
> Come cittadino italiano esprimo la mia solidarietà alle vittime del
> terrorismo in Israele e auspico una via politica e umanitaria per la
> soluzione del conflitto in corso.
> Un cordiale Shalom
>
> Maurizio Benazzi


IL RICHIAMO AL NOME DI DIO
di Daniele Garrone

Presentiamo in anteprima un editoriale che è stato pubblicato sul n. del 31
maggio del settimanale evangelico "Riforma". L'autore è docente di Antico
Testamento alla Facoltà valdese di teologia di Roma. Riforma:
redazione.torino@...

Il 22 maggio è stato reso noto a Bruxelles un documento dei vescovi
cattolici europei su «Il futuro dell'Europa, impegno politico, valori e
religione» contenente le proposte che essi avanzano per il nuovo Trattato
dell'Unione, la futura Costituzione europea, e di questi temi si è occupata
anche la Conferenza episcopale italiana (CEI) nella sua XLIX assemblea, da
poco conclusasi. I vescovi cattolici premono, in particolare, perché il
Trattato contenga un «richiamo a Dio e al Trascendente» e menzioni
esplicitamente le chiese e le comunità religiose e fornisca la possibilità
di un dialogo strutturato tra esse e le istituzioni europee, riconoscendo
così il carattere decisivo che esse hanno avuto e hanno nella costruzione
dell'identità europea. Insomma, per i vescovi la libertà religiosa non
dovrebbe essere solo affermata nel quadro dei diritti inalienabili della
persona e su di essi fondata (come nella Carta di Nizza, artt. 10 e 21), ma
dovrebbe implicare anche il riconoscimento e la valorizzazione delle
istituzioni religiose.
L'impressione (ma dovremo seguire con attenzione tutto il processo) è che i
vescovi auspichino anche per l'Europa una soluzione «italiana», cercando
cioè di coniugare democrazia e laicità con la garanzia di riconoscimenti
pubblici alle comunità religiose come istituzioni. La laicità della Carta di
Nizza, a cui viene rimproverato da parte cattolica di voler relegare la
religione nell'ambito del privato, sembra essere l'ostacolo da superare. In
ogni caso, i lavori della Convenzione europea sono un banco di prova per l'
interazione delle diverse concezioni della laicità presenti in Europa e dei
vari modi di concepire la presenza nella società moderna di religioni e
confessioni. È chiaro che sono in gioco questioni importanti e che proprio
il nuovo contesto europeo farà apparire molti nodi in modo diverso da quello
a cui siamo abituati in Italia: per noi, minoranza evangelica, significherà
anche confrontarci con posizioni protestanti diverse dalle nostre e
riprendere i temi della laicità, della democrazia e della modernità alla
luce di questo dibattito costituzionale europeo, sia per ricevere nuovi
stimoli sia per contribuire con la elaborazione legata al nostro contesto e
alla nostra storia.
Un punto controverso è quello di un esplicito «richiamo a Dio e al
Trascendente». La Carta di Nizza ne è priva, come del resto la Costituzione
italiana, e diversamente dalla Dichiarazione di indipendenza americana del
1776. Bene hanno fatto, secondo me, gli estensori della Carta di Nizza, a
omettere questo rimando, e bene sarà se si riuscirà a respingere l'idea di
introdurlo nel Trattato. Vi è innanzitutto una motivazione storica e
politica. L'Europa moderna è nata sullo sfondo delle guerre di religione,
dopo le crociate e l'antigiudaismo. Il ricorso al nome di Dio è stato un
fattore di divisione e di conflitto ed è servito a legittimare una pretesa
di assolutezza a questa o quella verità. Proprio la rinuncia al richiamo a
Dio in ambito politico ha consentito, in questa situazione, di creare uno
spazio in cui tutti avessero piena e indiscussa cittadinanza. Fare oggi
«come in America», dove la situazione fu radicalmente diversa, sarebbe come
cancellare questa storia sofferta e, soprattutto, dimenticare le ragioni
profonde che stanno alla base del consenso su una visione laica della
politica che fondano l'Europa moderna e i suoi stati. La preoccupazione del
papa e dei vescovi è che non ci sia più posto per Dio nell'Europa di domani.
Eppure dovremmo essere proprio noi credenti a sapere che il «posto per Dio»
non è quello che gli assicureremmo introducendo il suo nome in un patto che
deve avere l'assenso unanime di tutti i cittadini europei, che credano in
lui o meno e comunque ne concepiscano la presenza nella storia. Il «posto»
pubblico di Dio è solo quello della fede di chi lo riconosce e della vita di
chi lo vuole servire. Questo non vuole affatto dire che il discorso su Dio
sia irrilevante. Vuol solo dire che chi lo fa, lo fa «senza rete», senza
tutele, in una piazza per la quale egli chiede, come tutti, solo libertà per
tutti. Su questa piazza, quello su Dio compare come uno dei discorsi che
argomentano e dialogano. Non una targa col suo nome sulla piazza, ma questi
discorsi tra gli altri sono il vero «richiamo a Dio».

BOSSI-FINI: LA PROVOCAZIONE DI LEGAMBIENTE Prendere le impronte digitali? "A
tutti o nessuno",
dice l'associazione, che invita a mandare adesioni per il cambiamento
dell'articolo approvato alla Camera
http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=18798


Perchè i telegiornali italiani non ne parlano?

INCIDENTI LAVORO: RAPPORTO OIL, OGNI ANNO 2 MILIONI VITTIME
12MILA SONO BAMBINI, CANCRO UCCIDE 640MILA LAVORATORI

Sono due milioni le persone che ogni anno muoiono nel mondo vittime di
incidenti sul lavoro o per malattie professionali. Il dato si evince da un
rapporto presentato dall'Organizzazione mondiale del lavoro (Oil), alla
vigilia di un congresso sulle conseguenze degli incidenti sul lavoro che si
è tenuto a Vienna dal 26 al 31 maggio.
Secondo il rapporto dell'Oil, ogni anno 270 milioni di persone subiscono un
infortunio sul lavoro, e 160 milioni di
lavoratori contraggono una malattia professionale. Sul lavoro si muore
soprattutto di cancro (640mila morti all'anno, il 32% dei decessi), per
malattie all'apparato circolatorio (23%), in incidenti (19%) e per aver
contratto malattie contagiose (17%),
L'amianto da solo, si legge ancora nel documento, causa ogni anno 100 mila
morti.
Impressionante il dato relativo ai bambini: secondo l'Oil, ogni anno ne
muoiono sul lavoro ben 12 mila.
Il bilancio delle vittime e' piu' grave nei paesi in via di sviluppo, ma
l'Oil rileva che in generale e' carente in tutto il
mondo l'informazione sulle precauzioni da adottare sul lavoro per evitare di
contrarre malattie o di rimanere vittime di infortuni.
Enorme il costo economico degli incidenti sul lavoro: secondo lo studio, le
indennita' versate alle vittime sono pari ogni anno al 4 per cento del
prodotto interno lordo mondiale. Una cifra spropositata - senza considerare
la sofferenza umana - e superiore al valore di tutti gli aiuti umanitari
concessi ogni anno ai paesi in via di sviluppo. Secondo il direttore
generale dell'Oil, Juan Somavia, ''il mondo ha il dovere morale di agire'',
anche in considerazione del fatto che l'80 per cento degli infortuni sul
lavoro potrebbe essere evitato grazie ad una
maggiore prevenzione e a una maggiore informazione tra i lavoratori.

LIBRI DA LEGGERE:

CELIBATO OBBLIGATORIO SOLO DAL MEDIOEVO

Francesco Quaranta, Preti sposati nel Medioevo. Cinque apologie
pp. 148 - EUR 10,32

Lungi dal rappresentare un aspetto originario del sacerdozio cristiano, il
celibato ecclesiastico esiste solo dalla seconda metà dell'undicesimo
secolo, e limitatamente all'area occidentale della cristianità.
I cinque testi medievali greci e latini, qui tradotti per la prima volta in
italiano, esprimono con vivacità e vigore la lucida opposizione
all'affermarsi della nuova disciplina.
Il libro illustra le fasi della lunghissima incubazione che portò
all'obbligatorietà del celibato sacerdotale - spesso considerato alla
stregua di un dato di natura - fino a mettere in luce come il divieto
dell'ordinazione degli uomini sposati si sia affermato in seguito al
convergere dell'ideologia antisessuale e di quella antimatrimoniale.
Pur non trattando d'attualità, lo studio di Quaranta induce a mettere in
discussione la legittimità e l'utilità dell'obbligo del celibato per i
ministri della chiesa cattolica.

* Dai preti sposati ai sacerdoti celibi: la nascita
medievale dell'obbligo del sacerdozio celibe
* Il convergere dell'ideologia antisessuale e
antimatrimoniale nella disciplina del celibato ecclesiastico obbligatorio



Sab 1 Giu 2002 9:06 am

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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1 Giu 2002
9:03 am
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