Parola per giovedì 6 giugno 2002
L'Eterno ha raccolto i riscattati da oriente e da occidente,
da settentrione e da mezzogiorno.
Celebrino l'Eterno per la sua benignità
e per le sue meraviglie in favore dei figli degli uomini.
Salmo 107:3,8
Gesù pregò per i suoi discepoli:
"Padre, io non prego solo per questi,
ma anche per quelli che crederanno in me
per mezzo della loro parola,
affinché siano tutti uno."
Giovanni 17:20-21
Le losungen sono scaricabili in tutte le lingue dal sito www.losung.de
attraverso alcuni programmi gratuiti da installare sul proprio P.C. ; le
meditazioni giornaliere preparate ogni anno dal 1731 dall'Unità dei Fratelli
di Herrnhut (e diffuse in tutto il mondo in circa 1.800.000 copie) sono
disponibili in Italia sul libretto "Un giorno, una parola" edito dalla
Claudiana (Euro 7,23).
L´APPELLO
Che mondo ci aspetta se lo straniero è il nemico
STEVEN SPIELBERG: Penso che la formula del Grande Fratello sia molto
pericolosa. Il fatto di essere guardati, identificati con impronte digitali
ed eventualmente con lo "scanning" degli occhi, che rivela tanto di noi
quanto il Dna, siano tutte invasioni della nostra privacy. Ed è ancora più
pericoloso quando nuove leggi vogliono sapere tutto di noi e vogliono farci
sentire indesiderabili in altri paesi. Come sono sicuro gli stranieri si
sentono quando entrano negli Stati Uniti, anche se lo fanno solo per andare
a Disney World, in Florida. Avere un visto in America è diventato molto
difficile, e questa è una delle conseguenze dell´11 settembre: si ha la
sensazione che il mondo abbia smesso di fidarsi, abbiamo perso la fiducia
reciproca fra esseri umani e questa è la cosa più triste che sia mai
successa. Certo, lo facciamo perché cerchiamo di proteggere noi stessi e la
nostra terra, ma allo stesso tempo insegniamo ai nostri bambini, che sono
molto vulnerabili, ad essere troppo sospettosi. Non sospettosi dell´estraneo
che ti si avvicina per offrirti una caramella, ma di qualcuno solo perché
sembra venire dal Medio Oriente. Questo sì che mi spaventa. Mi ricorda con
orrore i profili razziali che hanno fatto finire migliaia di giapponesi
americani in campi di internamento nel 1941 dopo il bombardamento di Pearl
Harbor. Eppure è quello che sta succedendo adesso agli arabi americani: è
una conseguenza terrorizzante dei tempi in cui viviamo. (Con questa
dichiarazione il regista Steven Spielberg ha aderito all´appello contro
l´obbligo di impronte per gli immigrati extracomunitari che è stato firmato,
fra gli altri, da Gore Vidal, Tahar Ben Jelloun, Susan Sontag, Zubin Mehta,
Antonio Banderas e moltissimi artisti e intellettuali stranieri. Su
"Repubblica.it" l´elenco delle adesioni: più di 4mila persone hanno già
sottoscritto l´appello.)
Lettera inviatatami per conoscenza da Ornella, lettrice cattolica milanese
di O.E., indirizzata al Presidente del Consiglio da parte di Farid Adly, con
invito alla diffusione della stessa; ringrazio Ornella anche per la sua
presentazione e per i grandi apprezzamenti espressi per questa newsletter.
M.B.
:
ANBAMED, notizie dal Mediterraneo
di Farid Adly
via Nettuno, 1 98070 Acquedolci
Tel 0941.730053.
Fax. 0941.730114
Cell. 339.8599708
e-mail: anbamed@...
Obiezione di coscienza contro le impronte digitali
Signor Presidente del Consiglio,
leggo che il Suo governo vuole prendermi le impronte digitali. Non ho
compiuto nel vostro paese nessun crimine. Sono ben 36 anni che vivo e lavoro
in Italia. Sono sposato con una cittadina italiana e sono padre di figli
italiani. Io però ho mantenuto la mia cittadinanza libica. Sono giornalista
e tutti i giorni scrivo di mondo arabo, immigrazione e multiculturalità, in
italiano, e della bell’Italia in arabo.
Questo emendamento approvato dalla Sua maggioranza mi offende e offende
centinaia di migliaia di onesti lavoratori, che sono venuti in Italia per
guadagnarsi il pane quotidiano. A Lei ed ai Suoi alleati di governo, questa
legge serve per dare l’immagine di sicurezza all’opinione pubblica. E’
giusto garantire sicurezza ai cittadini; ma non una parvenza di sicurezza di
carta e per di più immaginaria.
Questa legge, Signor Presidente, creerà più clandestini. Probabilmente è
quello che serve politicamente. Molti dei suoi alleati hanno fatto la loro
fortuna politica sparando slogan razzisti e xenofobi ed hanno bisogno dei
clandestini per continuare ad avere una legittimità politica. I clandestini
non potranno mai scioperare, non chiederanno aumenti salariali, non
alzeranno mai la testa e serviranno per ricattare i lavoratori italiani che
lavorano in nero. Prendere le impronte digitali agli stranieri rafforza nell
’opinione pubblica l’idea “immigrati uguale criminalità”. Anche Lei sa che è
un’uguaglianza falsa e pretestuosa.
All’Italia non serve una legge simile.
L’immagine dell’Italia ne sarà offuscata, paragonabile ad un regime
militarista sudamericano. Una tale discriminazione tra cittadini italiani e
soggiornanti stranieri sarà sottoposta all’attenzione degli organismi
internazionali, dell’ONU e della stessa UE, che operano contro il razzismo e
la xenofobia.
Le impronte digitali si prendono già, in applicazione delle leggi vigenti,
per i clandestini, per chi compie reati e per chi è senza documenti di
identità. Non c’è nessuna giustificazione di sicurezza che impone la presa
delle impronte digitali a tutti gli stranieri richiedenti il permesso di
soggiorno. Se la mia identità è certa da documenti comprovati da
dichiarazioni delle autorità consolari del mio governo a che cosa serve
prendere le mie impronte digitali, visto che non ho compiuto nessun crimine?
E’ una punizione gratuita contro chi proviene da un paese povero del Sud del
Mondo. I suoi ministri, che hanno redatto il testo di legge, hanno capito
che non sarebbe possibile chiedere le impronte ad un militare statunitense
soggiornante in Italia oppure ad un ricco cittadino svizzero o giapponese;
nella versione originale, infatti, non hanno utilizzato il termine
“stranieri dei paesi extra UE”, ma “non appartenenti ai paesi OCSE”. Ecco
una doppia discriminazione che rasenta il razzismo. “Tu straniero bianco e
ricco, non ti prendo le impronte; voi neri, gialli, olivastri e poveri,
avanti, le dieci dita nell’inchiostro!”. No, una discriminazione così non è
ammissibile.
Ma non conviene all’Italia anche per altre ragioni, economiche soprattutto.
Pensi, per esempio, alle complicazioni che incontrerà il lavoro italiano all
’estero. Se la vostra polizia prendesse le impronte digitali ai diplomatici
sauditi o agli uomini d’affari sudafricani, anche quegli Stati, in rispetto
del principio di reciprocità, farebbero altrettanto con i lavoratori e gli
uomini d’affari italiani che operano da loro.
Per tutte queste ragioni, signor Presidente, io non ci sto.
Sono 36 anni che vivo in Italia e non ho mai vissuto un giorno senza
permesso di soggiorno. Ma se questa legge verrà approvata così com’è, io
farò l’obiezione di coscienza. Non darò spontaneamente le mie impronte
digitali quando presenterò la richiesta di rinnovo del permesso di
soggiorno. Sarò catalogato, allora, come clandestino ed i Suoi poliziotti
dovranno venire ad arrestarmi con la forza per prendere le mie impronte
digitali.
Spero che molti altri stranieri faranno altrettanto.
In questo modo avrete tolto molti agenti al loro lavoro, di lotta contro il
crimine, per perseguitare onesti cittadini e non avrete fatto, sicuramente,
un bene per il vostro paese e per la sicurezza dei cittadini.
Cordialmente
Farid Adly
direttore “ANBAMED, notizie dal Mediterraneo”
P.S. Quando verrà emanata la legge che impone le impronte digitali sulla
carta di identità, quindi uguale per tutti, sarò il primo a recarmi negli
uffici comunali.
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IMPRONTE DIGITALI
di Giovanna Pons (NEV)
L'articolo che proponiamo in anteprima sarà pubblicato sul numero del 7
giugno del settimanale evangelico "Riforma": redazione.torino@...
Quando emigrai in Svizzera per lavorare come pastora nella Chiesa evangelica
di lingua italiana di Zurigo, prima di entrare in territorio elvetico,
dovetti scendere alla frontiera di Chiasso per sottopormi a una visita
medica. Mi ritrovai in fila con molti altri miei connazionali che, come me,
seguivano la prassi sancita dalle leggi sulla emigrazione del paese che ci
avrebbe ospitati. Questo per ottenere un permesso di lavoro che, nella
migliore delle ipotesi, sarebbe stato annuale e, eventualmente, rinnovabile.
Provai una sensazione di disagio e di umiliazione, e mi sentii come una
persona oggettivata tra tante altre persone oggettivate. Ma era proprio
necessario che il timbro che testimoniava della visita medica avvenuta fosse
apposto sul nostro passaporto proprio alla frontiera? Non era sufficiente
che tutto ciò avvenisse a viaggio ultimato, là dove il lavoro ci attendeva?
Oggi però mi accorgo che questo lontano ricordo degli Anni 80 si riferisce a
un fatto molto meno umiliante di quanto sta accadendo in questo momento in
Italia con la legge sull'immigrazione. Mi riferisco in particolare all'
emendamento che prevede la schedatura delle impronte digitali per tutti gli
extracomunitari che chiederanno il permesso di soggiorno o un suo rinnovo.
Permesso di soggiorno concesso solo a chi possa dimostrare di avere già un
contratto di lavoro, nonché l'allungamento dei tempi necessari per poter
richiedere la carta di soggiorno.
Gli immigrati arrivano nel nostro paese proprio come noi siamo arrivati
negli Usa o in Francia, Germania, Belgio, Svizzera... per fuggire la fame e
guadagnare il pane per i figli. Alle nostre spalle abbiamo una storia che
dovrebbe renderci più attenti a non ledere la dignità della persona come
invece avviene con l'odioso e ingiustificato emendamento alla Bossi-Fini
approvato alla Camera. L'impronta digitale offende il principio di
uguaglianza, vale a dire uguali diritti pur nella diversità dei soggetti,
diritti di cui parla l'art. 2 della «Dichiarazione universale dei diritti
umani»: «Ognuno può richiamarsi a tutti i diritti e a tutte le libertà
proclamate nella presente Dichiarazione, senza distinzione di razza, di
colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica...», e tra
questi diritti ci sono quelli dell'accoglienza e del lavoro in un paese
straniero.
La paura dell'immigrato fa sì che la legge sull'immigrazione che, mentre
scrivo, è in discussione alla Camera, invece di richiamarsi ai diritti umani
e alla dignità della persona, sancisca una ben diversa e vergognosa idea di
uguaglianza: quella che pone sullo stesso piano il delinquente e la persona
onesta. Tutti gli immigrati extracomunitari potrebbero, dunque, essere
considerati potenziali delinquenti? Da un lato questo è un modo per umiliare
gli onesti lavoratori che, venendo in Italia per migliorare le loro
condizioni e quelle delle loro famiglie, ci portano, con la forza lavoro,
sviluppo e ricchezza. D'altro lato, non si elimina così il problema della
delinquenza perché i disonesti non si arrenderanno di fronte a una legge e
continueranno nell'area dell'irregolarità a sviluppare i loro oscuri
traffici. È urgente riflettere su un'etica che ponga al centro la dignità
dell'essere umano e tenda a evitarne lo sfruttamento economico.
Ds Milano - Rassegna stampa