Parola per lunedì 10 giugno 2002
Mi ricorderò del patto
stabilito con te nei giorni della tua giovinezza
e stabilirò con te un patto eterno.
Ezechiele 16:60
Voi tutti siete figli di Dio
per mezzo della fede in Cristo Gesù.
Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo,
vi siete rivestiti di Cristo.
Galati 3:26-27
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Associazione "31 Ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli
evangelici italiani"
Sezione Lombardia
Sabato 15 giugno 2002 dalle ore 15.00 - alle 17.00
Convegno
Laicità nella scuola
l'impegno della "31 Ottobre"
31 Ottobre, perché?
Elena Bein Ricco
"Le religioni nella storia": la proposta della 31 Ottobre
Luciano Zappella
Politiche scolastiche e laicità. Le questioni aperte.
Emilio Florio
Dibattito
la sede del convegno è presso la Chiesa Metodista
via Porro Lambertenghi 28 Milano
L'Associazione è promossa dagli evangelici italiani per difendere il
carattere laico dello Stato e per sostenere i valori del pluralismo
culturale e ideologico in una società sempre più multiculturale e
multireligiosa.
Il protestantesimo ha sempre sostenuto l'importanza della scuola,
dell'istruzione e la diffusione della cultura per la formazione di una
coscienza libera, critica e responsabile di ogni cittadino.
L'Associazione è aperta a tutti coloro che ne condividono gli obiettivi e le
finalità.
Perché "31 Ottobre"? È la data di inizio della Riforma Protestante (31
ottobre 1517) che ha coinciso con il giorno in cui si è costituita a Roma
l'Associazione (31 ottobre 1999).
Sede: Associazione 31 Ottobre 00184 Roma via Firenze 38 -
www.progettovesuvio.it/associazione31ottobre
<http://www.progettovesuvio.it/associazione31ottobre>
Per ulteriori informazioni telefonare o scrivere:
Graziella Gandolfo - telefono 029624441 - gc.grifo@...
<mailto:gc.grifo@...>
Dodi Eynard - telefono 0266100651 - berney@...
<mailto:berney@...>
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A proposito del referendum svizzero sulla questione dell'aborto si riportano
alcune pagine del sito del comitato promotore:
http://www.svss-uspda.ch/it/testimonianze.htm
L'Unione svizzera per decriminalizzare l'aborto (USPDA) è un'associazione
politicamente neutrale
Votazione federale del 2 giugno 2002
La soluzione dei termini approvata !
Con una maggioranza del 72,2 percento, la soluzione dei termini è stata
approvata dal popolo svizzero. Finalmente, entro le prime 12 settimane, la
decisione e la responsabilità di un'interruzione di gravidanza spettano alla
donna o alla coppia. Il consiglio federale determinerà la data dell'entrata
in vigore della nuova legislazione.
L'iniziativa estremista "per madre e bambino" che voleva vietare l'aborto in
modo quasi assoluto, è stata respinta con il 81,7 percento dei voti.
Si può essere cristiani e votare a favore della soluzione dei termini?
Questa domanda etica fondamentale è stata soggetto della conferenza del
celebre teologo cattolico Stephan H. Pfürtner, professore à Marburgalla
presenza di 150 persone. Questa conferenza è stata organizzata dalla
Federazione svizzera delle donne protestanti (FSFP) e dall'unione svizzera
per la decriminalizzazione dell'aborto (USPDA); ha avuto luogo a Berna
giovedì 31 gennaio all'Hotel Alfa.
Una donna confrontata con una gravidanza indesiderata si ritrova con un
conflitto di coscienza, la sua dignità umana esige che non sia trattata come
oggetto alla mercé di terze persone, bensì che la sua autonomia decisionale
sia riconosciuta. E' questo un comandamento fondamentale dell'etica sociale
cristiana, spiega il professor Pfürtner. E' necessario non eludere la
straordinaria varietà di punti di vista e nemmeno perdere di vista la
simbiosi tra donna incinta e in bambino in divenire. Il diventare persona è
un percorso. Pfürtner chiama dei terribili banalizzatori coloro che
difendono la tesi secondo la quale l'embrione è persona dall'inizio, e che
assimilano l'aborto ad un omicidio.
Per una decisione di coscienza autonoma.
Una tavola rotonda animata dal giornalista Roland Jeanneret è stata il
seguito della conferenza che ha visto la partecipazione delle signore
Beatrice Acklin-Zimmermann, docente all'università di Friborgo, Ursula
Angst-Vonwiller, co-presidente della Federazione svizzera delle donne
protestanti, Judit L. Pòk, medico all'Ospedale universitario di Zurigo e
membro della Commissione nazionale di etica; era inoltre relatore il pastore
Markus Sahli, della Federazione delle Chiese protestanti della Svizzera.
Le interlocutrici e gli interlocutori erano unanimi nel considerare come
primario il rispetto dell'autonomia morale e della responsabilità personale
della donna. Non è eticamente accettabile che una terza persona possa
decidere per la donna direttamente coinvolta. La società deve adempiere al
suo dovere di proteggere la vita instaurando una politica a favore della
famiglia e non criminalizzando le donne che si trovano in una situazione
difficile.
FALSO: "l'embrione ha diritto alla vita"
Né la Costituzione, né le leggi svizzere, né le convenzioni
internazionali conferiscono all'embrione il diritto alla vita. "La dottrina
riconosce diritti fondamentali soltanto agli esseri umani già nati"
(Messaggio del Consiglio federale sulla revisione della Costituzione
federale, 1996).
L'articolo 31 del codice civile svizzero dice: "La personalità
comincia con la nascita compiuta del bambino vivente."
I diritti fondamentali della donna
La decisione di avere o no un bambino è una delle decisioni con le
conseguenze più pesanti nell'insieme della vita di una donna. L'interdizione
all'aborto significa una costrizione alla maternità. Viola tutta una serie
di diritti della donna e lede all'essenza stessa delle sue libertà
fondamentali:
* il suo diritto alla vita, alla salute e all'integrità fisica,
* la sua libertà di coscienza, la sua autonomia morale e il suo
diritto di prendere liberamente le sue decisioni,
* il suo diritto a una maternità scelta liberamente, diritto
fondamentale riconosciuto a livello mondiale.
"L'obbligo di partorire è inaccettabile dal punto di vista etico"
(Andrea Arz de Falco, teologa cattolica, in "Pfarrblatt" della chiesa
cattolica del Cantone di Zurigo, 25.06.95).
La valutazione dei valori
Nella nostra società non vi è alcun consenso sull'importanza da accordare
alla vita embrionale se confrontata ad altri valori come la salute fisica e
psichica, il benessere sociale, lo sviluppo della personalità o il diritto
della donna all'autodeterminazione. In una democrazia pluralista, vi è
un'unica soluzione a questo dilemma: la tolleranza e il rispetto della
libertà di coscienza.
Per una vera protezione della vita
Proteggere la vita non può significare proteggere l'embrione a qualsiasi
costo. Significa:
* proteggere le aspirazioni e le prospettive di vita delle donne;
* prevenire le gravidanze indesiderate e favorire la possibilità che
ogni bambino sia desiderato;
* creare le condizioni, con una politica sociale, per favorire una
maternità responsabile e consapevole e il benessere complessivo della
famiglia.
Vietare il ricorso all'aborto non è un mezzo adeguato di protezione della
vita. Piuttosto, le leggi restrittive spingono le donne nell'illegalità,
mettendo a repentaglio la loro salute e la loro vita
Questions éthiques de l'avortement
Que dit la Bible ?
La réponse à cette question est claire et nette : rien. Si les milieux
conservateurs prétendent fonder leur refus du régime du délai sur le message
chrétien, ils ne peuvent en aucun cas s'appuyer sur la Bible.
Les adversaires du régime du délai se réfèrent volontiers à la Bible.
Pourtant, ni dans l'Ancien ni dans le Nouveau Testament, il n'est fait
mention de l'avortement. Par-ci par-là, dans l'Ancien Testament, de nombreux
délits sont cités et la manière dont ils doivent être punis est décrite en
détail. Au sujet de l'avortement, pas un mot.
Ceci est particulièrement étonnant, car l'avortement était connu au temps de
la Bible et il était mentionné dans les lois des peuples voisins des Hébreux
(Assyriens, Sumériens). John Swomley, Dr en théologie, l'explique par le
fait qu'une plus grande importance était accordée à la femme chez les
hébreux que chez leurs voisins.
(Voir à ce sujet le site internet de la Religous Coalition for Reproductive
Rights: www.rcrc.org/)
Tu ne tueras point
Le 5e commandement de l'Ancien Testament est le plus fréquemment cité. Ce
commandement n'a pourtant pas valeur absolue. Dans d'autres passages de la
Bible, l'homicide est même ordonné à plusieurs reprises. Pour des
comportements plutôt anodins selon notre point de vue actuel, Dieu prescrit
la peine de mort : "Celui qui maudira son père et sa mère sera puni de
mort." (Ex 21 : 17). Celui qui aura exercé le sacerdoce sans autorisation
sera puni de mort (Nb 3:10), de même que celui qui aura blasphémé (Lv
24:16). Dieu accepte les sacrifices humains (Jg 11 : 29-40). Il ordonne de
tuer les femmes, les enfants et les nourrissons des ennemis du peuple
d'Israël (1 S 15 : 3).
Le foetus n'est pas une personne humaine
Outre le fait que l'avortement n'est mentionné nulle part dans la Bible, il
n'y a pas davantage de référence qui mettrait la vie intra-utérine sur le
même pied que celle d'un homme ou d'une femme. Par conséquent, on ne saurait
affirmer que le 5e commandement concerne l'avortement. C'est plutôt le
contraire.
Selon la Bible, la notion de personne humaine est subordonnée à la
respiration, respectivement à l'existence de l'esprit ou de l'âme :
"L'Éternel Dieu forma l'homme de la poussière de la terre, il souffla dans
ses narines un souffle de vie et l'homme devint un être vivant (Gn 2:7). "Et
l'esprit entra en eux, et ils reprirent vie" (Ez 37:10). "C'est l'esprit qui
vivifie; la chair ne sert de rien" (Jn 6:63). "Et ce que tu sèmes, ce n'est
pas le corps qui naîtra; c'est un simple grain, [...]. Le corps est semé
corps animal, il ressuscite corps spirituel. S'il y a un corps animal, il y
a aussi un corps spirituel. [...] Mais ce qui est spirituel n'est pas le
premier, c'est ce qui est animal; ce qui est spirituel vient ensuite" (1Co
15:37, 44, 46). Le "grain" n'est pas encore doué d'esprit, il n'est pas
encore une personne possédant une âme.
Le fait que la Bible n'assimile pas le foetus à une personne humaine
apparaît dans le seul passage qui peut être évoqué dans le contexte de
l'avortement. Il s'agit d'une fausse-couche provoquée accidentellement : "Si
des hommes, en se battant, bousculent une femme enceinte et que celle-ci
avorte mais sans autre accident, le coupable paiera l'indemnité imposée par
le maître de la femme, il paiera selon la décision des arbitres. Mais s'il y
a accident, tu donneras vie pour vie, oeil pour oeil, dent pour dent" (Ex
21:22-25). La perte du foetus équivaut, pour le mari, à un dommage matériel
dont il est indemnisé. L'homicide par imprudence de la femme enceinte, en
revanche, est sanctionné de la peine capitale.
Qualité de vie
En de nombreux passages de la Bible, il apparaît qu'il vaudrait mieux ne pas
être né que de vivre dans le chagrin, le malheur ou l'oppression (Ec 4:2-3).
De même Ec 6:3-5 "Quand un homme aurait cent fils, vivrait un grand nombre
d'années, et que les jours de ses années se multiplieraient, si son âme ne
s'est point rassasiée de bonheur, [...] je dis qu'un avorton est plus
heureux que lui. Car il est venu en vain, [...] il n'a point vu".
Ou encore Jb 10:18-19 : "Oh! Pourquoi m'as-tu fait sortir du sein ? J'aurais
péri alors : nul oeil ne m'aurait vu, je serais comme n'ayant pas été, du
ventre on m'aurait porté à la tombe".
Transposés en nos temps actuels, ces passages pourraient justifier les
indications psychosociales de l'interruption de grossesse.
Dieu créateur
Les tenants de l'interdiction de l'avortement s'appuient volontiers sur des
versets de la Bible dans lesquels Dieu est évoqué dans le contexte de la vie
avant la naissance : "C'est toi qui m'as tissé dans le sein de ma mère" (Ps
139:13). Dieu dit au Prophète Jérémie : "Avant que je t'eusse formé dans le
ventre de ta mère, je te connaissais" (Jr 1:5).
Or ces versets n'évoquent rien d'autre qu'un Dieu considéré comme
tout-puissant, omniscient et créateur de la vie, qui connaît les Hommes
avant même qu'ils ne soient (avant même leur conception !), qui connaît les
paroles avant qu'elles ne soient dites et les événements avant qu'ils ne se
produisent. Mais on ne peut en déduire aucune règle morale concernant le
statut de l'embryon et l'avortement.
Il est significatif que nous ne commémorions pas le jour où l'Ange annonça à
Marie qu'elle deviendrait enceinte, mais le jour de la naissance de Jésus.
"On appelle Noël la nuit de la naissance de Jésus Christ, où IL EST DEVENU
HOMME" (Kurt Koch, évêque de Bâle, dans "Der Bund" du 24.12.96). Le fait de
devenir Homme coïncide donc avec la naissance.
Il faut d'ailleurs noter que Marie a accepté explicitement sa grossesse !
Une nouvelle vie est un don de Dieu, une bénédiction qui ne saurait être
imposée.
L'Homme, être responsable
Moins encore dans le Nouveau Testament que dans l'Ancien on ne trouve de
textes ayant trait à l'avortement. En revanche, on y trouve des phrases de
Jésus telles que : "Que celui de vous qui est sans péché jette le premier la
pierre contre elle" (Jn 8:7). Et plus loin : " A vous aussi, les légistes,
malheur, parce que vous chargez les gens de fardeaux impossibles à porter et
vous-mêmes ne touchez pas à ces fardeaux d'un seul de vos doigts !" (Lc
1:46).
La revendication d'une loi qui punisse l'avortement ne peut donc trouver sa
source dans la Bible. Bien au contraire, ce qui se dégage du message
biblique, c'est la liberté, pour chacun-e de décider de façon autonome et
selon sa propre conscience. "Dieu créa l'homme à son image" (Gn 1:26-28).
"L'Éternel Dieu dit: Voici, l'homme est devenu comme l'un de nous, pour la
connaissance du bien et du mal" (Gn 3:22). L'homme a été créé libre et
responsable, capable et obligé de trancher les questions éthiques, en toute
connaissance de cause et en toute responsabilité.
Testimonianze - Opinioni
"Diventare madre è una responsabilità enorme, una scommessa grandiosa, non
può essere un caso, un incidente, un obbligo". Lidia Ravera, Corriere della
Sera, 14.1.2000
"Siamo individui maturi, non bambini irresponsabili bisognosi di ordini".
Adriana Valerio, teologa cattolica
"Essere madre è un grande compito e non deve essere un 'gestino', bensì una
scelta. Accettiamo dunque che sia la donna, con tutto il carico di
sofferenza che questo comporta, a decidere se diventare madre oppure no".
Mariella Salati, giornalista
Laura
A 14 anni ho scritto per la scuola la mia prima ricerca sull'aborto, a 17 ho
presentato il tema durante le lezioni di diritto, a 19 sono rimasta incinta
e ho vissuto in prima persona l'esperienza dell'IVG, tenendo tutto nascosto
ai miei genitori e ai miei familiari e combattendo una battaglia che è
durata dei mesi per farmi rimborsare dalla mia cassa malati la fattura
dell'intervento di fr. 800.-- e le altre per la perizia psichiatrica e le
varie visite ginecologiche.
I miei genitori non sanno nulla ancora oggi. Non sono contrari all'aborto,
ma io non sono riuscita a dirglielo e questo a volte mi crea alcuni
problemi. Ho letto diversi libri sull'argomento e ho seguito 2 mie amiche
che hanno abortito di recente.
Ho vissuto in prima persona l'umiliazione della perizia medica che è stata
effettuata da una psicologa che mi ha trattata molto male. Sapevo che se lei
non avesse dato il suo consenso, avrei potuto rivolgermi a qualcun altro, ma
è stata veramente una brutta esperienza.
Non avevo voglia di parlarne con degli estranei. Volevo passare quel poco
tempo che mi rimaneva con il mio bambino, parlargli, spiegargli la
situazione, sentirlo crescere e non avevo nessuna voglia di dover
giustificare la mia scelta. Sapevo che era la cosa giusta, per quanto mi
faceva stare male, e non sentivo il bisogno di sentire l'opinione di altre
persone.
Il mio ragazzo, con il quale sto tuttora, non voleva influenzarmi e quindi
non diceva molto, forse è solo da lui che avrei voluto sentire qualche
parola in più, ma anche per lui non era una situazione facile.
Sono passati quasi 2 anni e mezzo, adesso sto per compiere 22 anni. Lavoro
come redattrice, studio all'Università alla facoltà di Lettere moderne e dò
lezioni di pianoforte a 6 bambini. La mia vita è ricca di impegni.
Francesco
Mi chiamo Francesco, ho 33 anni e sono di Treviso. Vi scrivo per segnalarvi
un episodio raccontato dal quotidiano "Il Gazzettino" di sabato 5 agosto
2000.
"Voleva quella figlia, la quarta; ma quando un'ecografia, il 31 maggio, le
rivelò che il feto aveva una serie di malformazioni al cuore e tra la parte
destra e quella sinistra del corpo, decise di abortire. I tre mesi per
l'interruzione volontaria di gravidanza erano trascorsi e quella terapeutica
è possibile soltanto in caso di gravissime malformazioni, ma Patrizia
soffriva di un grave stato depressivo. L'aborto era ancora possibile, ma le
rimanevano pochi giorni.
Cominciò così l'odissea della donna, sempre accompagnata dal convivente, nel
reparto di Ginecologia dell'ospedale di Treviso, un'odissea raccontata in un
lungo esposto presentato alla Procura della Repubblica di Treviso. Patrizia
sarebbe stata abbandonata, senza assistenza medica o infermieristica (a
parte l'anestesia per la morfina). "Una dottoressa mi disse che avevo
diritto a un letto, all'interruzione volontaria di gravidanza e
all'assistenza post-parto ma non a una presenza medica e ostetrica durante
il parto perchè tutti, medici e ostetrici, erano obiettori di coscienza.
Drammatico il racconto del travaglio, durato fino alla mattina del giorno
dopo, e dello stato di prostrazione in cui si trovò Patrizia: "I minuti
passarono e mia figlia rimase per quasi 15 minuti a letto con me. Finalmente
fece la sua comparsa un'infermiera a tagliare il cordone ombelicale. Ora è
tutto finito. Resta intorno a me solamente un gran vuoto".
Sarà la Procura a decidere se quello dei medici dell'ospedale di Treviso è
stato un comportamento che ha rilievi penali, saranno l'indagine interna
dell'ospedale e la coscienza di ciascuno a decidere come deve comportarsi un
medico quando si trovi di fronte a scelte drammatiche come quelle di un
aborto alla 23esima settimana".
Fin qui il fatto di cronaca. Ora mi sorgono spontanei alcuni interrogativi:
perchè una donna che decide legittimamente di abortire è ancora considerata
una strega da mandare al rogo? Perchè i fautori della crociata
anti-abortista usano toni dai quali sembra che le donne si "divertano" ad
abortire?
Lasciare una paziente sola per tutto quel tempo non si scontra con la
deontologia professionale? E più demagogico difendere le ragioni di una
ragazza che sceglie l'aborto oppure costruire "cimiteri" per feti mai nati o
promuovere la proiezione nelle scuole di filmati come "L'urlo del silenzio",
vera forma di terrorismo psicologico?
Certo io sono un uomo e come tale forse non posso comprendere appieno una
situazione del genere, ma ciononostante ritengo che anche gli uomini abbiano
il dovere morale di prendere posizione su un argomento così importante e
delicato.
Io sono credente e fino a qualche tempo fa non avrei mai scritto una
siffatta lettera, perchè stavo dall'altra parte della barricata.
Io ero un antiabortista nemmeno tanto tiepido, uno di quelli che pensava che
se anche una muore di aborto clandestino chi se ne importa, tanto sta
facendo qualcosa di sbagliato, è come il ladro che per fuggire via dalla
casa che sta svaligiando cade, batte la testa e muore. Poi, complici i non
pochi fatti di cronaca, ho rivisto nettamente il mio pensiero ed oggi sono
serenamente e convintamente abortista.
A tal proposito vorrei illustrare cosa intendo, quando dico che sono
abortista:
* Essere abortista non significa bramare l'interruzione di gravidanza
per ogni donna incinta: non c'è alcuna morbosità in questa posizione, ma
solo un'attenta riflessione ad uno scottante problema;
Essere abortista non vuol dire odiare i bambini, ma anzi preoccuparsi che
essi vengano al mondo totalmente desiderati, sicuri di trovare un ambiente
che li accolga e li ami;
* Essere abortista non significa essere ateo o miscredente; significa
piuttosto avere il massimo rispetto per colei a cui è stata demandata la
trasmissione della vita, considerandola come persona e non come mero
contenitore biologico;
* Essere abortista non significa essere portatore di una cultura della
morte, ma al contrario battersi contro chi non si cura in alcun modo delle
scelte e del destino cui vanno incontro troppe donne a causa di persistenti
pregiudizi;
* Essere abortista significa battersi perchè l'aborto divenga
finalmente libero, depenalizzato e gratuito, per coloro le quali non hanno i
mezzi di sussistenza e parimenti combattere aspramente contro chi se ne
approfitta e richiede cifre astronomiche a delle donne disperate per quello
che dovrebbe essere un loro diritto garantito e che per troppe di loro si
risolve con la morte: i più accaniti antiabortisti sono senz'altro i
migliori alleati di questa gentaglia!
* Essere abortista significa avere il massimo rispetto della donna,
della sua volontà e della sua sensibilità. Significa aiutarla, starle
vicino, non abbandonarla a se stessa anche quando si sarebbe preferita
un'altra soluzione: non si deve dimenticare che molte donne probabilmente
non ricorrerebbero all'IVG se non venissero lasciate sole dai loro compagni,
mariti, fidanzati e che l'intervento sarebbe meno traumatico con una persona
di fiducia vicino.
* Essere abortista non significa sparare ai medici obiettori di
coscienza, nè mettere a soqquadro i loro ambulatori, bensì rispettare la
posizione di chi magari è meno tollerante nei nostri confronti.
* Essere abortista significa saper riconoscere la differenza tra un
feto e un bambino, cioè una persona.
* Essere abortista vuol dire auspicare una coscienza nuova, più
libera, più umana, lottando per sconfiggere i numerosi pregiudizi che ancora
affliggono la società civile.
* Essere abortista non significa a dispetto dei termini essere
estremista.
Non credo sia etico costringere le donne a partorire, credo lo sia molto di
più riconoscere che in ogni caso l'ultima decisione spetta sempre a loro.
La strada della depenalizzazione dell'aborto è lunga e difficile, ma va
percorsa fino in fondo; è per questi motivi che io, oggi abortista convinto,
vi ho inviato questa lettera insieme alla mia firma di sostegno, nella
speranza che altre coscienze si aprano in tal senso.