Parola per mercoledì 17 luglio 2002
DIO disse a Mosè:
"IO SONO COLUI CHE SONO."
Esodo 3:14
"Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine,"
dice il Signore,
"che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente."
Apocalisse 1:8
Eternità: io mi domando come, senza perdere la ragione, ho potuto articolare
tante volte questa parola.
(E.M. Cioran)
Si riporta la denuncia di un Pastore metodista, nostro lettore, a cui va la
nostra piena solidarietà e le nostre preghiere di sostegno alla sua Comunità
Bruno Giaccone - pastore evangelico
Bricco Tampone, 176 - 14020 Serravalle d'Asti - Tel. 0141-294184
Chiesa Evangelica Metodista
Via dei Caduti, 25 - 14050 S. Marzano Oliveto (AT) - Tel. 0141-856130
E. mail: brunogiaccone@... <mailto:brunogiaccone@...>
Asti, 10 luglio 2002
Al Signor Prefetto
P.za V. Alfieri, 3
14100 ASTI
e p.c.
Al Presidente dell'O.P.C.E.M.I.
al Moderatore della Tavola Valdese
loro sedi
Signor Prefetto,
con la presente la porto a conoscenza di un episodio che ha molto
impressionato i membri della chiesa di cui sono pastore, soprattutto gli
anziani: domenica 23 giugno scorso, verso la fine del culto, nel tempio di
S. Marzano Oliveto sono entrati due carabinieri, uno in divisa e uno in
borghese. I nostri culti sono aperti a tutti, ma in questo caso era evidente
che la presenza dei due agenti non era dovuta neanche ad una legittima
curiosità.
Io ero assente ed ero sostituito da un predicatore locale. Gli agenti si
sono rivolti al predicatore chiedendo di me, poi, su indicazione del
predicatore, hanno parlato con il Presidente del Consiglio di Chiesa.
Accampando motivi di protezione antiterroristica, hanno cominciato a fare
domande del tipo "quanti siete" ecc.
Non è la prima volta che accade, anche se in precedenza si limitavano a
telefonarmi. In questa occasione molti si sono ricordati delle leggi del '29
-30 e dei tempi difficili per le chiese di minoranza protrattesi purtroppo
anche diversi anni dopo la liberazione dal nazifascismo.
Ho fatto presente questi fatti ad un suo rappresentante (di cui non conosco
il nome perché non si è presentato) durante la riunione del Consiglio
Territoriale per l'Immigrazione, manifestandogli tutto il nostro disappunto
per un'azione che non ha nessuna giustificazione e che non riteniamo
legittima, ma ne ho ricevuto una risposta evasiva, superficiale, con tono
sufficiente.
Chiedo a lei una risposta più plausibile e di provvedere affinché non
abbiano a ripetersi situazioni come questa che, tra l'altro, non fanno fare
una bella figura alle Istituzioni democratiche che abbiamo sempre sostenuto
e difeso.
Cordialmente
past. Bruno Giaccone
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IL CORAGGIO DELLA VERITA' DI UN INFERMIERE
Sì quella verità che molti cristiani hanno invece lasciato addormentare
nella propria coscienza: del resto è "così confortante" un Dio o peggio una
religione camomilla, serva di qualunque potere, anche quello che non
rispetta i diritti umani (si pensi alle esperienze in Cile o Argentina). Se
si sfogliano le pagine di Avvenire (organo ufficiale della Conferenza
Episcopale Italiana) di un anno fa vengono i brividi: tante lettere di
giovani cattolici che gridavano allo scandalo per i comportamenti degenerati
anche da parte delle forze di polizia in occasione delle manifestazioni di
Genova. Ma le censure allora operate (NON SOLO DA QUEL QUOTIDIANO, ben
inteso) tentarono di occultare le pesanti responsabilità delle Istituzioni
in quell'occasione. Ma anche a seguito della denuncia di Amnesty
International di queste ore, sul mancato rispetto dei diritti umani a Genova
lo scorso anno, si stanno aprendo scorci di verità. ...quella che è mancata
alla maggioranza dei cristiani. Ma sono cristiani poi?
A quest'infermiere è stato "consigliato" di non ritornare al suo lavoro ed è
stato già minacciato... forse anche tu puoi fare qualcosa per lui: ricordalo
innanzitutto nella tua preghiera d'intercessione!
Shalom
Maurizio
Crudi particolari nel racconto di un infermiere bolognese che ha trovato il
coraggio di rompere il patto di omertà
Dai verbali emergono le responsabilità di medici e sanitari per gli abusi
nel centro di detenzione
"Quella dottoressa kapò"
Le violenze e le umiliazioni nella caserma Bolzaneto
CARLO BONINI MASSIMO CALANDRI
da Repubblica <http://www.repubblica.it> - 16 luglio 2002
GENOVA - Vive da qualche parte in città. Prigioniera del ricordo, inseguita
dalla paura che sia rimasto poco tempo al suo anonimato. Il suo avvocato
ripete a Repubblica che non ha nessuna intenzione di parlare. «Tantomeno a
dei giornalisti». Ma sa bene che prima o poi dovrà farlo con i pubblici
ministeri che da dodici mesi stanno pazientemente dando un volto alle
spaventose ombre della caserma di Bolzaneto. E che ormai sanno. E´ una donna
di 44 anni. Un medico generico, con studi a Genova e in Lombardia e una
collaborazione mai interrotta con l´Amministrazione penitenziaria, la cui
storia aggiunge ora alla vergogna di quei giorni del luglio scorso una nuova
nota di umiliante sopraffazione. Di lei oggi si sa per il racconto che ai
pubblici ministeri ha consegnato in questi mesi una delle sue asserite
vittime, un ragazzo. Precipitato con altre decine di fermati nelle gabbie
del disonore, là su, in quel buco nero sulla collina che chiamavano «centro
di detenzione temporanea».
Spogliarsi a comando di fronte ad un estraneo in divisa, segnati dalle
ecchimosi e dal sangue delle percosse, dalla sporcizia e il sudore di una
fuga finita sull´asfalto, non è semplice. Farlo da detenuti di fronte a un
medico non del proprio sesso lo è ancora di meno. A Bolzaneto accadeva anche
questo, per l´umiliazione di tutti e l´eccitazione greve dei presenti. Le
donne di fronte agli uomini: i due medici di turno, infermieri o agenti di
custodia che fossero. Gli uomini di fronte a lei, la donna medico che ora
vive nascosta, e ad una sua collega. Racconta il ragazzo ai magistrati: «Mi
disse di spogliarmi e, nudo, le rimasi davanti per parecchi minuti. In
silenzio. Prese a scrutarmi e quindi si rivolse al suo collega, un uomo:
"Quasi, quasi, questo comunista me lo farei". E lui di rimando: "Guarda che
i comunisti sono tutti froci". Un infermiere che assisteva alla scena li
interruppe: "Se non sono froci, come minimo hanno la sifilide"».
[* * *]
Omissioni - Per le violenze di Bolzaneto qualcuno pagherà. Presto. Forse
prima di altri. E non solo "quella" donna, quel "medico", che ai pochi cui
si è confidata ha consegnato un unico ossessivo ricordo di chi ebbe a
sfilarle di fronte: «Le decine di piercing spesso saldati nelle parti intime
e comunque sempre estratti con le pinze». Nonostante il silenzio che ha
avvolto l´istruttoria, quasi fosse un accidente minore dei giorni di Genova
e l´ostentata omertà degli apparati che ne ha minato e ne mina ancora il
cammino, la Procura ha già pronta una prima consistente serie di avvisi di
garanzia, che, verosimilmente, raggiungeranno i loro destinatari quando
Genova avrà consumato questa settimana di ricordo e di lutto. Dodici i nomi
già identificati e iscritti nel registro degli indagati. I tre responsabili
della «gestione dei fermati», dunque delle pratiche di identificazione,
fotosegnalazione, visite mediche e avvio alle carceri: un maresciallo della
polizia penitenziaria e due funzionari di polizia (il vice questore
Alessandro Perugini e una donna, il vicequestore Anna Poggi di Torino).
Quindi, la catena gerarchica che a loro faceva capo: due ufficiali della
polizia penitenziaria responsabili del contingente delle guardie carcerarie;
due tenenti dei carabinieri; cinque ispettori di polizia.
Nessuno di loro usò violenza ai fermati. Ma nessuno di loro - argomenta la
pubblica accusa - la impedì, pur avendone la piena percezione. Pur sapendo
che in quelle gabbie si stava consumando l´intero campionario
dell´umiliazione e a pieno regime la fabbrica dei falsi produceva verbali
posticci da estorcere alla volontà piegata dei fermati. La circostanza non
chiude evidentemente il circuito delle responsabilità. Lo sa la Procura di
Genova, lo sanno le circa 360 parti lese. E dunque: chi allora quella
violenza non solo non la impedì ma la usò nelle sue inesauribili varianti?
[* * *]
Infermieri - Per molti mesi, un solo nome ha ballato nel registro degli
indagati. Il dottor Giacomo Toccafondi, medico chirurgo in tuta mimetica
della polizia penitenziaria, la cui storia e responsabilità vennero
sottratte agli occhi della pubblica opinione da un accidente del destino.
Che lo sorprese indagato nel salire i gradini della Procura l´11 settembre
2001, mentre il mondo guardava all´orrore del martedì di sangue del
Pentagono e delle Torri Gemelle.
Epperò, sei mesi di ricognizioni fotografiche su parvenze di foto-tessera e
istantanee sbiadite dal tempo, dolosamente consegnate alla Procura dagli
apparati perché capaci di grippare anche il più vivido dei ricordi sugli
uomini in servizio a Bolzaneto, un qualche risultato lo hanno prodotto. In
un estenuante pellegrinaggio di parti lese, che ha portato i pubblici
ministeri anche in Germania e Inghilterra, dodici tra agenti di polizia e
guardie carcerarie sono stati identificati con relativa certezza. Non più
ombre nelle gabbie, pugni anonimi in guanti di pelle, ma persone in carne ed
ossa. Sommati ai 12 responsabili temporanei della struttura già indagati
fanno salire la contabilità dell´istruttoria a ventiquattro nomi. Abbastanza
per isolare una parte almeno di una catena di violenze protrattasi 76 ore e
forse azzardare, presto, una prima serie di riconoscimenti personali. Ma
anche per rendere merito a chi per primo, spontaneamente, ebbe il coraggio
di denunciare la vergogna dall´interno, rompendo il patto omertoso dei
violenti e pagandone il prezzo.
A un infermiere bolognese dell´amministrazione penitenziaria. Marco Poggi.
In servizio distaccato alla caserma di Bolzaneto dalle ore 20 del 20 luglio
alla sera del 22.
Da allora, la sua vita non è più la stessa. A cinquant´anni è diventato «un
infame» per aver semplicemente assolto al suo dovere e non aver smarrito la
coscienza di uomo. Colleghi abituati a voltarsi dall´altra parte non gli
perdonano quel sussulto di dignità che, in lacrime, lo ha spinto a firmare
un verbale di «spontanee dichiarazioni» che ha trasformato le denunce di
ragazzi e ragazze cui pochi intendevano credere in «verità» istruttorie. Che
ha consentito alla Procura di individuare con assoluta certezza almeno due
responsabili delle violenze: il chirurgo Giacomo Toccafondi e un agente di
polizia penitenziaria. Dal luglio scorso, Poggi, formalmente "in
aspettativa", non ha più potuto mettere piede in carcere. I superiori gli
consigliano di «cambiare aria». Qualcuno lo ha avvertito: «Non vorrei dover
essere io, un giorno, a farti in galera la visita medica del "nuovo
giunto"». Isolata, in Parlamento, si è levata qualche giorno fa la richiesta
del senatore dei Ds Aleandro Longhi di riconoscergli la medaglia al valore
civile. Lo stesso Parlamento nei cui archivi - con protocollo
2001/0036164/GEN/COM Camera dei deputati - l´inedito verbale di Poggi, così
come reso ai pm genovesi, è stato riservatamente acquisito per poi essere
rapidamente dimenticato.
[* * *]
Il verbale - Racconta Poggi: «I gabbioni erano nove e quando i fermati erano
ritenuti idonei ad esservi collocati venivano dichiarati, con eufemismo,
"abili e arruolati". (...) Ovunque sostassero all´interno della struttura -
gabbione o corridoio - venivano posizionati in piedi, con le gambe
divaricate, le mani larghe e la testa appoggiati al muro. Non dovevano
muoversi, né parlare e così spesso dovevano rimanere per molte ore. Chi
parlava o si muoveva veniva percosso». Nell´infermeria, il "medico" pensava
a dare il resto: «Alcuni detenuti, che non sapevano come fare la flessione
di routine prevista dalla perquisizione di primo ingresso in carcere,
venivano presi a pugni e calci dagli agenti di polizia penitenziaria. Ho
visto il medico in tuta mimetica (Toccafondi), anfibi e maglietta blu,
togliere un piercing dal naso di una persona, far allargare le gambe di
alcuni detenuti con piccoli calci alle caviglie e dare un ceffone. Al
contrario di come espressamente previsto dall´Amministrazione a nessuno
veniva chiesto come si fossero provocate ferite ed escoriazioni e non
venivano neppure redatti referti medici. Venivano fatte considerazioni ad
alta voce, come "Sei un brigatista", "te lo do io Che Guevara..."».
Fuori dall´infermeria ognuno si sentiva in dovere di abbandonarsi al peggio.
Ancora dal verbale: «Sia la sera del 20 che nella notte tra il 20 e il 21
luglio ho visto poliziotti e agenti di polizia penitenziaria (sia del Gom
che del nucleo traduzioni) picchiare con violenza e ripetutamente i detenuti
presenti. Con calci, pugni, schiaffi, testate contro il muro. Intorno alle
15.30 del 22, ho visto trascinare un detenuto in bagno da quattro agenti di
polizia penitenziaria. Gli dicevano: "Devi pisciare, vero? Hai detto che
devi pisciare, vero? Poi, una volta arrivati nell´androne, ho sentito che lo
sottoponevano ad un vero e proprio pestaggio. Ho visto distruggere un
cellulare con il tallone di un anfibio, e un agente della polizia di stato
che, approfittando della finestra aperta, faceva sentire in un gabbione la
suoneria del suo telefonino che suonava Faccetta nera». Naturalmente,
l´Inferno aveva i suoi gironi e guai a finire nel più basso: «Alcuni
ragazzi, venivano battezzati benzinai per l´odore di benzina che facevano, e
ricevevano un trattamento "speciale". Ancora più violento...».
[* * *]
Il ministro e i carabinieri - Di quel che accadde nei gabbioni, il ministro
di Grazia e giustizia Claudio Castelli - è noto - non ebbe percezione. O
almeno così dichiarò di fronte alla commissione di inchiesta parlamentare,
ricostruendo la sua visita a Bolzaneto nella notte tra il sabato 21 e la
domenica 22 luglio. Trenta minuti, tra l´una e trenta e le due del mattino.
Due passi all´interno della «sola struttura di pertinenza della polizia
penitenziaria», sufficienti a concludere che tutto si svolgeva secondo
regola («Ho visto alcune persone in piedi con le gambe allargate e la faccia
contro il muro e quando chiesi spiegazioni mi dissero che serviva ad
impedire che i fermati dessero fastidio a una ragazza. Ma non ho assistito a
pestaggi o scene di violenza»).
Una spiegazione che ha ritagliato alla testimonianza del ministro una
posizione defilata nell´economia dell´inchiesta della Procura e che anche
l´Arma ha provato a spendere, ma con scarsa fortuna.
A stare ai piani della vigilia, a Bolzaneto i carabinieri non dovrebbero
proprio esserci. Perché hanno la loro di caserma (Forte san Giuliano) cui
badare. Ma all´alba del 21 luglio, dopo la morte di Giuliani e l´immediata
decisione di cancellare la presenza di quelle divise dalla piazza, l´allora
questore Colucci decide di prelevarne due unità in piazza Fontane Marose per
spedirle di rinforzo sulla collina dove ormai gira a pieno regime la
fabbrica della violenza. La Procura ha accertato che sono trenta militari
ausiliari del "Battaglione Sardegna" agli ordini di due tenenti di
complemento (ora indagati, come detto). Restano a Bolzaneto dalle 7 del
mattino alle 22 di sera del 21 luglio, di piantone a più "camere di
sicurezza" dove una cinquantina di fermati vengono prelevati uno alla volta
per essere "visitati" e fotosegnalati. Nella loro relazione - acquisita dai
pubblici ministeri - i due tenenti scrivono: «...nulla si rileva in ordine a
presunti maltrattamenti nelle camere di sicurezza a noi affidate». E´ una
clausola di stile che dice una mezza verità. O almeno così ritiene la
Procura. Perché se è vero che in quelle camere di sicurezza violenze sui
singoli non ve ne furono, è altrettanto vero che soltanto un sordo o un
cieco avrebbe potuto ignorare o quantomeno non notare neppure per un istante
quale scempio si consumava all´interno di quel complesso che chiamavano
carcere. Un fatto è certo: l´esperienza deve aver segnato quei trenta
carabinieri che «nulla videro o sentirono». Non uno di loro (tenenti
compresi), oggi, è ancora nell´Arma.
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Notizie da ENI
Les anglicans et les méthodistes anglais progressent sur la voie de l'unité
Londres, le 9 juillet (ENI) - Avec l'acceptation, par leurs instances
dirigeantes, d'un rapport proposant une Alliance entre les deux Eglises, les
anglicans et les méthodistes d'Angleterre ont effectué une nouvelle étape
sur la voie de l'unité. Chacune des deux Eglises a accepté à une majorité
écrasante de transmettre le rapport à sa base afin d'obtenir ses réactions
avant de le soumettre de nouveau devant les instances nationales l'an
prochain.
L'Eglise orthodoxe russe présente une liste pour étayer ses accusations de
"prosélytisme" à l'encontre de l'Eglise catholique
Moscou, le 10 juillet (ENI) - L'Eglise orthodoxe a présenté ce qu'elle
considère comme une preuve pour étayer ses accusations de prosélytisme à
l'encontre de l'Eglise catholique romaine en Russie. Le Patriarcat de Moscou
de l'Eglise orthodoxe russe a adressé au Vatican une lettre présentant sa
définition du prosélytisme et dressant la liste de cas considérés comme des
tentatives de convertir de membres de l'Eglise orthodoxe
Une délégation de la Fédération protestante de France se rend à la
communauté de Taizé
Paris le 11 juillet (ENI) - Une délégation de la Fédération protestante de
France (FPF) a rendu visite, la semaine dernière, à la communauté
oecuménique de Taizé, implantée en Bourgogne, et qui accueille chaque année
plus de cent mille jeunes venus du monde entier. La dernière visite d'un
président en exercice de la FPF, effectuée par Jacques Stewart, remontait à
1989.
Les évêques du Congo proposent une loi pour la gestion transparente et
équitable des revenus pétroliers
Brazzaville, le 16 juillet (ENI) - Les évêques catholiques de la République
du Congo ont demandé que "le pétrole soit un combustible, non pour la mort,
la dette, la malédiction, la violence, la dictature, la guerre civile, mais
pour le progrès et le bien-être des populations congolaises". Tel est
l'appel lancé le 11 juillet dernier dans une déclaration publiée à l'issue
de la session de la Conférence épiscopale du Congo sur le thème "Le pétrole
et la mission de l'Eglise au Congo"
Les Eglises des Philippines réclament l'abolition de la peine de mort
Manille, le 15 juillet (ENI) - Les Eglises ainsi que plusieurs associations
de défense des droits aux Philippines ont demandé l'abolition de la peine de
mort dans le pays, en soulignant que la peine capitale n'est qu'une "astuce"
immorale, motivée par des raisons politiques. "En préférant des solutions
rapides et superficielles à la tâche difficile mais importante qui consiste
à renforcer les organismes d'application de la loi, la présidente [Gloria]
Arroyo se révèle une fois de plus une politicienne accomplie qui n'a pas le
moindre scrupule à sacrifier l'intégrité morale sur l'autel du pragmatisme",
a déclaré la Coalition contre la peine de mort, lors d'une conférence de
presse tenue le 11 juillet.
Des chrétiens pakistanais dénoncent la loi sur le blasphème
New Delhi, le12 juillet (ENI) - Pour des responsables d'Eglise, la sentence
de mort prononcée contre un Pakistanais le 29 juin n'est que le dernier
exemple de la nature "arbitraire" des lois sur le blasphème de ce pays.
Abdullah Ashiq Kingri Masih, issu d'une famille chrétienne, a été inculpé de
blasphème par un tribunal de Faisalabad. Il est accusé d'avoir diffamé le
prophète Mohammed, acte passible de la peine de mort selon le code pénal
pakistanais. Abdullah Kingri Masih a interjeté appel de la sentence auprès
de la Haute Cour.
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Si segnala un nuovo articolo nella sezione Chiesa dell'Espresso online:
Cirillo: "Ecco le prove che il papa invade la Russia"
<http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,35828,00.html>
Il patriarcato di Mosca mette le carte in tavola. Con nomi, fatti,
circostanze accusa i cattolici di strappargli i fedeli. Kasper replica:
"Discutiamo".
di Sandro Magister
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Una petizione da sottoscrivere
Ricordo che il dossier prodotto dalla Commissione glam "Acqua, dono e
responsabilità" è disponibile presso le Librerie Claudiana di Torino, Torre
Pellice, Milano, Firenze e Roma o ordinabile direttamente alla Federazione
fcei@... <mailto:fcei@...>.
Sul sito www.greencrossitalia.it <http://www.greencrossitalia.it> è
possibile sottoscrivere una petizione per accelerare la creazione di una
convenzione quadro sulla condivisione e l'uso dell'acqua, che sancisca
diritti e responsabilità dei soggetti implicati nella gestione di questa
preziosa risorsa.
Pastore Franco Gianpiccoli
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Approfondimenti da Amnesty International
E' legge la "Bossi-Fini".
Ancora una volta l'Italia ignora i propri obblighi internazionali
Roma, 11 luglio 2002 - Con l'approvazione odierna da parte
del Senato, sono legge le disposizioni in materia di diritto di asilo
(DDL 795 B., noto come "disegno di legge Bossi-Fini"), ancora una
volta l'Italia ignora i propri obblighi internazionali in materia e perde
l'ennesima occasione per mettersi al pari degli altri paesi europei,
dotati di una legge specifica sul diritto di asilo.
Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta'
(ICS) e Medici Senza Frontiere (MSF), ricordando che rifugiato e'
colui che e' costretto a fuggire da persecuzioni, violazioni dei diritti
umani e guerre, condannano le disposizioni approvate al Senato.
Secondo le tre organizzazioni, anche se immigrazione e diritto di
asilo possono risultare temi contigui, in realta' rispondono a ragioni e
dinamiche non sovrapponibili in quanto il diritto di asilo e' sancito
nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (art. 14). Sarebbe un
grave errore politico mescolare e accorpare le due problematiche: e'
facile prevedere che la confusione del legislatore in materia
comportera' serie difficolta' attuative.
"Il testo ignora del tutto che i rifugiati scappano da
situazioni
atroci, di persecuzione e di tortura, e sono costretti dalle circostanze
a fuggire dalla propria terra e ad entrare, con mezzi di fortuna, nel
paese in cui chiedono asilo", afferma Nicoletta Dentico, Direttore
generale di MSF.
Per questa ragione Amnesty International, Consorzio Italiano
di Solidarieta' e Medici Senza Frontiere si oppongono al
trattenimento generalizzato dei richiedenti asilo cosi' come disposto
dall'art. 32 del DDl 795 B. approvato oggi al Senato.
Per Giulio Marcon, Presidente di ICS, il funzionamento delle
commissioni territoriali, organi preposti a decidere del destino dei
richiedenti asilo, dovrebbe rispondere a parametri di indipendenza
dal potere esecutivo, competenza in materia di diritti umani e diritto
internazionale e trasparenza. "Il testo approvato - conclude Marcon -
non garantisce in alcun modo il rispetto di tali parametri".
"L'aspetto piu' grave della nuova legge - secondo Marco
Bertotto, Presidente di Amnesty International Italia - e' la norma che
prevede l'espulsione immediata del richiedente asilo nel momento in
cui la commissione territoriale gli negasse il riconoscimento dello
status, impedendo alla persona di esercitare un effettivo diritto alla
difesa".
Amnesty International, Consorzio Italiano di Solidarieta' e
Medici Senza Frontiere chiedono al Governo e al Parlamento di
adoperarsi per dotare l'Italia di una legge specifica sul diritto di asilo,
armonizzandosi alle altre normative europee.
La campagna "Diritto di asilo, una questione di civilta'" ha il suo sito
web ufficiale all'indirizzo: www.dirittoasilo.it
Per ulteriori informazioni: ICS, tel. 040.3479336; Medici Senza
Frontiere, tel. 06.4486921; Amnesty International, tel. 06.4490224
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Quello che non viene detto alla televisione.... Le angherie del potere
(Di Visentin Antonella)
il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di
stipendio per i parlamentari pari a circa 2.200.000 lire al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei
verbali ufficiali.
STIPENDIO 37.086.079 AL MESE
STIPENDIO BASE 19.325.396 al mese
PORTABORSE 7.804.232 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO 5.621.690 al mese
TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per
2.850milioni di lire)
...si intascano uno stipendio, hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in
parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni
INDENNITA'DI CARICA (da 650.000 circa a 12.500.000)
200.000.000circa li incassano con il rimborso spese elettorali (in
violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), 50.000.000 ogni anno
ciascuno e fondano un giornaletto. (Es: la sig.ra Pivetti, l'auto blu ed
una scorta sempre a suo servizio)
La classe politica ha causato un danno al paese di 2 MILIONI E 446 MILA
MILIARDI.
La sola camera dei deputati costa al cittadino 4.289.968 AL MINUTO
Far circolare.......stiamo promovendo un referendum per l'abolizione dei
privilegi di tutti i parlamentari.......... queste informazioni possono
essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia
rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani