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Speciale Sinodo Valdese   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #89 di 289 |
Orientamenti ecumenici: per il sacerdozio universale dei credenti

Parola per mercoledì 28 agosto 2002:
Fa' risplendere, per amore del Signore,
il tuo volto sul tuo santuario che è desolato.
Daniele 9:17

Anche voi, come pietre viventi,
siete edificati per essere una casa spirituale,
un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali,
graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.
1 Pietro 2:5

Noi crediamo in Cristo, nato e presente nella storia umana: per questo
crediamo nella chiesa,
non torre chiusa ma centro irradiante di verità e di giustizia
(Carlo Lupo)

Carissima/o,

la rivista Missione Oggi ha lanciato dal suo sito internet un appello a
tutti i cittadini e alle associazioni per inviare lettere ed e-mail al
Presidente della Repubblica chiedendogli di respingere, qualora confermata,
la nomina del produttore d'armi Ugo Gussalli Beretta ad ambasciatore negli
Usa.

Il quotidiano BRESCIA OGGI (19 luglio 2002) e il settimanale PANORAMA (1
agosto 2002) riportano la notizia che il Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi intenderebbe nominare Ugo Gussalli Beretta ambasciatore negli
USA.

Ugo Gussalli Beretta non solo non fa parte del "corpo diplomatico" italiano,
ma è presidente della Beretta Holding spa, un'industria produttrice di armi
con sede a Gardone Val Trompia (BS) che controlla varie industrie
produttrici di armi (pistole, revolver, mitragliette, fucili di precisione)
in diversi paesi del mondo e con una rete di vendita in moltissimi stati dal
Bangladesh al Libano, dalla Giordania al Pakistan, dal Cile al Perù al
SudAfrica, per citarne solo alcuni.

Ti chiedo pertanto di:

1: Firmare l'appello (lo trovi con tutta la documentazione) al sito:
www.saveriani.bs.it

2. Spedire questa mail ai tuoi amici chiedendo loro di diffonderla
Puoi trovare tutte le informazioni sull'appello e sul comunicato stampa al
sito di Missione Oggi:
www.saveriani.bs.it

Ciao e... passa parola. Grazie!
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Nuovo articolo nella sezione Chiesa dell'Espresso online:

Israele. Il papa dice e il patriarca fa
<http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,36648,00.html>
Passo doppio di Giovanni Paolo II e dell'arcivescovo cattolico di
Gerusalemme. Entrambi sbilanciati dalla parte araba
di Sandro Magister

Buona lettura!
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APPELLO
Cari amici,
l'ultimo giorno di luglio, manifestando a Roma di fronte al Senato contro
l'ignobile progetto di legge Cirami, Nanni Moretti ha lanciato, a nome dei
tanti movimenti spontanei l" presenti (e nella certezza di interpretare la
volonta' di tutte le associazioni, girotondi, club, che si stanno
moltiplicando in ogni angolo del paese), l'idea di una grande manifestazione
nazionale, per bloccare questa legge che fa a pezzo lo Stato di diritto e
per unire la societa' civile tutta in difesa del bene primo e irrinunciabile
di una civile convivenza: la legge eguale per tutti. Abbiamo fissato
l'apppuntamento a Roma, sabato 14 settembre, con l'impegno un po' folle di
ritrovarci in centomila. Obiettivo un po' folle, data la nostra condizione
di "forza" assolutamente non organizzata, ma obiettivo assolutamente
necessario perche' la sacrosanta indignazione di tanti cittadini riesca a
pesare, a contare, a decidere in questa fase, cruciale per il futuro della
democrazia italiana, della vita pubblica.

Si tratta di realizzare quasi tre volte il Palavobis. E di farlo negli
ultimi giorni delle vacanze estive e nei primi del rientro. E' un impegno
enorme, una scommessa che fa paura, ma anche un dovere a cui non possiamo
sottrarci. E "noi" vuol dire esattamente ciascuno di noi, chi era li'
davanti al Senato, e chi avrebbe voluto esserci, e chi e' ormai consapevole
che su questa legge si gioca un momento essenziale per chiunque - di
sinistra, di centro, di destra - non intenda precipitare in una "legalita'"
che legalizza l'illegale, non intenda tornare alla "giustizia" su misura,
garanzia di impunita' per gli "eccellenti" e a tolleranza zero per chi non
ha santi in paradiso. Peggio, addirittura, di una "giustizia di classe": una
giustizia di tipo feudale. L'organizzazione di questa manifestazione siamo
solo noi, esattamente come per il Palavobis. Ecco perche' e' necessario che
ciascuno cominci a muoversi, a impegnarsi, a lavorare, gia' in questi
giorni, in questo enorme sforzo collettivo di auto-organizzazione: facendosi
promotore di
un pullman, prenotandolo e diffondendo la notizia dando la disponibilita'
per eventuali posti in auto facendosi aiutare dalle Camere del Lavoro per
organizzare treni speciali (e pullman) utilizzando le rubriche delle lettere
nei quotidiani per promuovere la manifestazione utilizzando allo stesso
scopo le radio locali rivolgendosi a tutti i luoghi dove vi possano essere
gruppi organizzati di cittadini democratici, dalla Lega ambiente all'Arci,
dal sindacato alle parrocchie, e naturalmente dai partiti alle loro sezioni
giovanili, per lavorare insieme all'obbiettivo di portare a Roma decine e
decine di migliaia di persone anche dai luoghi piu' lontani del paese e
naturalmente utilizzando telefono, e-mail, "messaggini", per quel tam tam
personale che sara' essenziale per la riuscita del 14 settembre e preparando
ciascuno le bandiere del proprio circolo, o i cartelli con gli slogan, o le
caricature e i pupazzi e scambiandosi via internet tutti i suggerimenti
utili.

Cercheremo di comunicare al piu' presto l'elenco costantemente aggiornato
delle tantissime personalita' del mondo culturale, artistico e scientifico
che si stanno mobilitando con noi. E, ovviamente, tutte le indicazioni
organizzative e logistiche piu' precise (orari della manifestazione,
modalita', luoghi di Roma), appena saranno disponibili. Ma e' essenziale,
prima di ogni altra cosa, che gia' da oggi ciascuno faccia circolare il piu'
largamente possibile questo appello, e cominci gia' ad organizzzare, per
quello che puo', la manifestazione. Davanti al Senato abbiamo gridato che
l'impegno civile non va in vacanza. Anche durante questi giorni di vacanza,
che auguro siano per tutti le piu' felici, possiamo tener fede a quel
proposito.

Un carissimo saluto e a prestissimo
Paolo Flores d'Arcais

I M P O R T A N T E!!!
FATE CIRCOLARE IL PIU' POSSIBILE QUESTA E-MAIL!
INVIATELA VIA POSTA ELETTRONICA, STAMPATELA, FAXATELA E DISTRUBUITELA A
PARENTI, AMICI E CONOSCENTI.
------------------------------------------


Speciale Sinodo Valdese:
La rassegna stampa qui presentata è oggettivamente povera di articoli:
qualche decina di righe trasmesse dal televideo RAI nazionale domenica e
lunedì, pochi articoli su alcune testate e un gran silenzio generalizzato
sui media italiani. Ma forse anche il silenzio ha le sue parole intrise di
significato quale indifferenza, superficialità e molto spesso ignoranza. Non
è purtroppo infatti solo servilismo o conformismo quello dimostrato dai mass
media anche recentemente - tra l'altro - su posizioni in materia di
controriforma della scuola, di eutanasia (in particolare la più totale
disinformazione sulla recente legge olandese) e di tentativi di revisione
della Legge 194...
Anche questo fa parte del vivere in un paese come l'Italia, in cui come
cittadini e laici ci si sente più stranieri che italiani.
Forse tutto ciò fa parte dell'apporto di ricchezza culturale e di libertà
autenticamente cristiana che il protestantesimo contemporaneo dona a quella
che un tempo fu la terra dei papi, che macellò (fisicamente) ogni diversità
religiosa. Oggi del resto le chiese protestanti non rappresentano che circa
50.000 aderenti, a cui devono aggiungersi 400.000 membri dei movimenti
pentecostali e evangelicals (che sono fioriti rigogliosamente in
quest'ultimo secolo trascorso). Forse qualcuno sorriderà della eseguità
delle cifre qui esposte ma considerando la storia di violenza, di
repressione e di censura (dal periodo fascista a quello democristiano e
post) si tratta di un segno della reale benevolenza di Dio.
Il fatto poi di vivere in pieno regime culturale politico e economico, pone
con urgenza la necessità di una testimonianza che, senza confondersi con
l'attività partitica, sappia esprimere chiare opzioni politiche. Perché
altrimenti l'unica politica che verrà fatta fra le chiese sarà solo quella
di Rimini decisa da Comunione e Liberazione, col suo progetto dirigista,
conservatore e filoclericale.
Il Sinodo valdese è il tentativo di rispondere alle sfide del nostro tempo
(compresa quella ecumenica) affermando il proprio diritto alla diversità
evangelica nel paese in cui anche gli starnuti del pontefice romano sono
riportate con dovizia di particolari (fazzolettini di carta compresi).
Di seguito alla rassegna stampa vengono riportati poi alcuni articoli
recenti pubblicati sul sito www.chiesavaldese.org che testimoniano, a mio
modo di vedere, quello che non potrete leggere da nessun altra parte. I
media non hanno la libertà di farlo e nemmeno il coraggio.
Ben ritrovate/i!
Maurizio Benazzi

La stampa
TEMI AL CENTRO DEL VERTICE SUDAFRICANO DISCUSSI DALL´ASSEMBLEA Torre Pellice
guarda a Johannesburg Dal Sinodo un codice di comportamento per le
multinazionali
Le grandi scelte che coinvolgono l'ambiente devono garantire un bene globale
per l'umanità, salvaguardare il creato e non favorire gli interessi
economici di minoranze privilegiate. Su questo principio si sono concentrati
ieri i lavori del Sinodo valdese di Torre Pellice, che in relazione al
vertice sull'ambiente di Johannesburg ha approvato una mozione di supporto
ad un codice di condotta vincolante per le multinazionali. Una giornata ieri
tutta dedicata alle risorse ambientali e al debito estero, infatti alle 21
il moderatore delle Chiese Valdesi di Rio de la Plata Hugon Armand Pilon ha
illustrato la grave situazione di povertà che sta attraversando il suo
popolo. «E' necessario lavorare per imporre delle limitazioni alla
globalizzazione incontrollata dei mercati», ha affermato Franco Giampiccoli,
coordinatore della commissione globalizzazione e ambiente, sottolineando
l'importanza di raggiungere accordi sull'acqua, l'aria, l'energia, la
salute, l'agricoltura, la biodiversità. «In questo senso il vertice di
Johannesburg costituisce un test fondamentale per indagare sulle possibilità
di una gestione in senso democratico dell'insieme delle risorse economiche -
ha aggiunto Debora Spini, membro della commissione della Federazione delle
Chiese Evangeliche in Italia - una gestione politica e quindi democratica
della globalizzazione dovrebbe non solo andare nella direzione dei codici di
autoregolazione delle multinazionali, ma anche in modo più radicale verso la
ridefinizione di un adeguato quadro normativo, con leggi e strutture in
grado di mettere a freno gli effetti deleteri di un'economia incontrollata».
I membri del Sinodo guardano con estrema attenzione e preoccupazione ai
problemi che hanno investito il Sud America. «Vi sono dei quesiti ai quali è
difficile dare una risposta - ha sottolineato il moderatore della tavola
valdese Gianni Genre - paesi come l'Argentina da sempre sono considerati
luoghi ricchi sia dal punto di vista delle risorse minerarie che per quelle
legate all'agricoltura. Questa profonda crisi coinvolge le nostre chiese».
Gino Lusso, membro della commissione di controllo dell'operato della Tavola
Valdese ha aggiunto: «Il gravissimo crack finanziario che si è verificato
quest'anno in Argentina e che ha avuto profonde ripercussioni in tutta
l'area del Rio de la Plata deve farci riflettere non solo sulle conseguenze
della globalizzazione economica, ma anche sulla responsabilità che hanno le
classi dirigenti del paese». La giornata di oggi invece sarà incentrata
sull'argomento che più ha caratterizzato l'assemblea delle chiese di
quest'anno: il problema economico che ha coinvolto i tre ospedali valdesi
che stanno attraversando un periodo di crisi ed il cui deficit si aggira
intorno ai 30 milioni di euro. E' prevista la presenza, ma solo come
ascoltatori, di un nutrito gruppo di dipendenti degli ospedali.
Da Repubblica: Il Sinodo
I Valdesi: "No allo sfruttamento della terra"
"Fermare lo sfruttamento della terra": dopo l'appello pronunciato da
Giovanni Paolo II, anche le chiese valdesi e metodiste si rivolgono ai
potenti di Johannesburg esprimendo «pieno appoggio nei confronti degli
sforzi che il vertice mondiale in corso in Sudafrica saprà realizzare per
garantire lo sviluppo sostenibile del Pianeta». E' questo il tema affrontato
ieri dai 180 delegati del Sinodo valdesemetodista, l'annuale assemblea
generale che da domenica e fino a venerdì discuterà dell'attuale situazione
mondiale, dei problemi economici, sociali ed ambientali della Terra. «Da
anni - spiega il pastore valdese Franco Giampiccoli, coordinatore della
Commissione globalizzazione - i fedeli protestanti sono impegnati sui temi
dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile. Per questo motivo abbiamo deciso
di approvare una mozione che afferma, ancora una volta, la necessità di
porre dei limiti alla globalizzazione incontrollata dei mercati». Un
obiettivo che il Sinodo propone di perseguire attraverso l'adozione di «un
codice di condotta che obblighi le multinazionali ad esercitare le proprie
attività in modo tale da non pregiudicare la sicurezza, la libertà e la
dignità umana».
Da Liberazione:
...
Domanda invece una «globalizzazione democratica» il Sinodo delle chiese
valdesi e metodiste che è riunito proprio in questi giorni a Torre Pellice.
L'assemblea si rivolge al governo italiano perché sostenga a Johannesburg
l'adozione di un «codice vincolante» di comportamento per le multinazionali.
La Costituzione del nostro Paese - osservano i pastori - afferma
l'iniziativa economica privata ma pone come limite «l'utilità sociale». A
sostegno della richiesta si è pronunciata l'intera commissione
"globalizzazione e ambiente" della Federazione evangelica italiana, che alla
vigilia del vertice ha incontrato l'ambasciatore Arduino Fornara.

Le posizioni valdesi:
PROTESTANTI E LA SANTIFICAZIONE DI PADRE PIO
di Gino Conte
Penso che eravamo tanti, e credo non soltanto protestanti, evangelici nei
giorni scorsi, a sentirci una volta ancora "lo spirito inacerbirsi dentro
nel vedere la città piena di idolatria" (cfr. Atti 17,16). Non per
paragonarci a Paolo...; abbiamo la nostra dose personale di idolatrie di cui
sempre pentirci; comunque, a lui capitava nella Atene pagana, a noi davanti
alla Roma "cristiana", con sontuoso annesso provinciale a San Giovanni
Rotondo.
Io penso che i cosiddetti "santi" issati sugli altari a furor di popolo o di
papa sarebbero i primi a rifiutarsi o a voler scendere da quella impropria,
anzi peccaminosa postura. La responsabilità è di chi compie questo errore,
questa colpa madornale, quando l'interessato o l'interessata non può più
opporsi né difendersi; colpa che ha tre aspetti: 1) attribuire la "santità"
ai meriti di qualcuno anziché alla sovrana grazia della vocazione; sappiamo
tutti benissimo che l'appellativo, e dunque la vocazione, di santi nel Nuovo
Testamento sono attribuiti a tutti i credenti e a ciascuno di loro; non ci
sono cristiani di qualità diversa, perché è il Signore che, chiamandoli, dà
e chiede loro questa qualità (I Pietro 1, 15-16, riprendendo un ordine
reiterato nel Levitico: 11, 44 s., ecc.), in pratica questo impegno, questo
amore che risponda al suo divino impegno per noi, all'amore con cui lui ci
ama; 2) "elevare qualcuno agli onori dell'altare" (è realismo, non metafora)
vuol dire concretamente proporre al "popolo" e comunque ribadire
"teologicamente (!) la sua idolatria: invitare alla fede-fiducia verso una
persona umana, proporla alla preghiera e all'intercessione, dimenticando e
rifiutando la lezione del Battista: (Giovanni 3, 30): tutto quello che si
attribuisce all'uomo, lo si toglie a Cristo, e non c'è cavillo che tenga; 3)
là chiesa, il; "magistero" che pretende di "valutare" sub specie
aeternitatis una vita umana, di promuoverla alla gloria, si arroga
empiamente, un giudizio che spetta a Dio soltanto.
Poi c'è anche tutto l'ambiguo business, la paccottiglia del mercato e
l'ambiguo itlizzo mediatico, la figura controversa (così a lungo, anche in
sede cattolica), i "miracoli"... Ma credo che l'inacerbirsi dentro vada
all'empietà, al magistero anti-cristo a cui ho accennato. Nei giorni scorsi,
e particolarmente domenica 16 (giorno del Signore o di "san Pio"?) mentre
strepitavano le proclamazioni ieratiche solenni e le vociferazioni popolari
festaiole,
pensavo alle frenetiche e vane invocazioni dei profeti di Baal: "Baal,
rispondici!", "ma non si udì né voce né risposta" (I Re 18, 26ss.). Baal è
il silenzio, il nulla, l'illusione; e lo è Pio da Pietralcina che, come a
tutti noi accadrà, si dissolve nella sua polvere, in attesa della "beata
(questa sì) risurrezione", suggello del vivere per grazia.
Questa è stata la proclamazione solenne del papa, da contestare punto per
punto: "Ad onore della Santa Trinità [davvero?], per l'esaltazione della
fede cattolica [questo sì, almeno per la maggioranza cattolica: ma che fede
è?]" e rigettando così sullo sfondo il "solo Cristo"?], con l'autorità del
nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo [autorità che
no è in alcun modo fondata sulla parola di Cristo, sulla testimonianza
biblica e che perciò tanta parte della chiesa di Cristo contesta è rifiuta],
dopo avere lungamente riflettuto, invocato più volte l'aiuto divino [non
ogni spirito è da Dio] e ascoltato il parere di molti nostri fratelli
nell'Episcopato [non di tutti dunque, e non in un Sinodo di popolo],
dichiariamo e definiamo Santo il beato Padre Pio da Pietralcina e lo
iscriviamo nell'Albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa [quando
Roma avrà l'onestà e l'umiltà di precisare e limitare sempre: Chiesa
cattolica apostolica romana?] egli sia devotamente onorato fra i Santi":
proclamazione inframmezzata da applausi vibranti nella piazza San Pietro
delle grandi occasioni.
Ho un sogno ecumenico: che ci sia oggi, in una situazione ben più grave di
allora, un soprassalto di coscienza e di aperta contestazione come quello
che da Antiochia aveva opposto Paolo a Pietro: "Gli resistei in faccia,
perché era da condannare" (Galati 2, 11 ss.). Nel variopinto e "buono" mondo
dei rapporti "ecumenici" c'è qualcuno che, con l'inerme ma recisa autorità
evangelica, biblica, al "pietro" di turno, tanto più alla sua 465a recidiva,
oppone il "Non ti è lecito" del Battista e gli "resiste in faccia, perché è
da condannare"? Dopo tutto, anche se Luca tace lo scandalo, negli Atti
Pietro sembra avere capito... Ma questo è un sogno; altra è l'"ecumenica",
sorridente realtà.
L'EUTANASIA IN OLANDA
di Alberto Taccia
Bene ha fatto la Claudiana <http://www.claudiana.it> a pubblicare il testo
della legge olandese modificativa di alcuni articoli del Codice penale in
riferimento all'"interruzione della vita su richiesta e dell'assistenza al
suicidio"1. Legge esaltata e auspicata da alcuni come segno di civile
progresso e da altri esecrata e respinta come segno di incivile regresso.
Una legge rigorosa
Intanto, al di là delle diatribe ideologiche, la conoscenza del testo della
legge contribuisce a valutare positivamente la cautela e il grande senso di
umana responsabilità che stanno alla sua base. Le rigorose condizioni poste
per la sua applicazione consistono innanzitutto nel rispetto della volontà
del paziente che deve essere più volte espressa in modo inequivocabile; in
seguito deve risultare con altrettanta chiarezza la situazione di sofferenza
insopportabile e senza prospettive di miglioramento. Il medico, accertate
queste condizioni e dopo essersi confrontato con colleghi indipendenti,
potrà agire applicando i più rigorosi criteri di diligenza, prudenza e
perizia. Il testo della legge è integrato da risposte a ben 18 domande che
possono essere formulate in relazione alla delicatezza della problematica
affrontata. Inoltre il libro è corredato da documenti della Chiesa
evangelica d'Olanda, della Chiesa valdese e da puntuali commenti dei pastori
Ricca, E. Genre e Becchino.
Lo scrupolo con cui la legge viene applicata si può desumere dall'elevato
numero di richieste di eutanasia non accolte e dal relativamente basso
numero di situazioni in cui la legge può trovare legittima applicazione. Il
punto di partenza è che il paziente non gode del diritto di eutanasia e che
il medico non è obbligato a praticarla. L'eutanasia non dovrà mai diventare
un intervento di routine, ma riguardare "casi limite" per i quali possa
essere dimostrata l'inefficacia di ogni altro intervento.
Un discorso favorevole all'approvazione di una tale legge non può tuttavia
non tener conto di alcuni elementi problematici. Alcuni sono segnalati dalla
nota psicologa e psicoterapeuta francese Marie De Hennezel, ben conosciuta
anche da noi per la pubblicazione del libro La mort intime, poco
correttamente tradotto "La morte amica"2, in cui descrive le sue toccanti
esperienze nella pratica dell'accompagnamento dei morenti esercitata
nell'unità di cure palliative all'Ospedale universitario di Parigi. In un
secondi libro dal titolo significativo Nous ne nous sommes pas dit au
revoir, anche in questo caso banalmente tradotto in "La dolce morte"3, viene
affrontato con serenità e umanità il problema dell'eutanasia.
Eutanasia di fatto
Con esplicito riferimento alla situazione olandese l'autrice documenta come,
a dispetto della legge, sia elevato il numero non registrato di casi in cui
l'eutanasia viene praticata senza l'esplicita manifestazione di volontà da
parte del paziente. Questa viene a volte "presunta" a causa del fatto che il
soggetto non è più in grado di esprimerla, oppure non viene richiesta
ritenendo sufficiente lo stato terminale del malato, spesso con l'assenso
della famiglia, impreparata a veder soffrire il proprio congiunto e
l'approvazione del medico che tende a considerare positivamente la rapida
soluzione di un problema che rischia di prolungarsi oltre il previsto.
Viene così meno il rispetto dell'autodeterminazione del soggetto
considerato, secondo la legge, elemento primario per la legittima
applicazione della procedura di eutanasia. Le percentuali riguardanti questo
fenomeno sembrano così alte al punto di determinare il sorgere di una
associazione di matrice protestante composta da circa 60.000 persone le
quali richiedono esplicitamente di non subire interventi di eutanasia senza
il loro consenso nella fase terminale della vita. Viene inoltre rilevato il
rischio che l'eutanasia legalmente autorizzata diventi una scorciatoia che
risparmi al medico di ricercare con maggiore impegno soluzioni alternative e
alle famiglie un lungo periodo di faticosa assistenza.
La legge olandese prevede casi di obiezione di coscienza da parte di medici
e infermieri. Questa situazione rischia di causare difficoltà nel rapporto
con pazienti eventualmente disposti a richiedere interventi di eutanasia.
Una legge analoga che fosse approvata nel nostro paese vedrebbe,
presumibilmente, un alto numero di obiettori di coscienza, ciò che
metterebbe in difficoltà medici "con licenza di uccidere", i quali
vedrebbero guardati con qualche sospetto da parte di degenti. Eppure
l'eutanasia, in circostanze di grave necessità nelle quali la morte può
essere considerata condizione migliore di una vita non più sopportabile, non
può essere del tutto esclusa anche se, come osserva un medico citato da
Hennezel, deve rimanere una "trasgressione". Il medico che la compie in
stato di grave necessità non deve cercare una copertura giuridica che
rischia di innescare una serie di interventi discutibili ai limiti della
legge, ma autodenunciarsi alla magistratura.
Un primario dell'unità di cure palliative afferma che su 15.000 degenti
ricoverati dall'apertura dell'unità nel 1987, solo 15 di essi hanno
mantenuto la richiesta di eutanasia. Le cure palliative non si propongono il
caso limite della soppressione della vita ma, rispettando il diritto di
morire, tendono a rimuovere ogni ostacolo che inutilmente ritardi un
processo di morte che invece deve essere gradualmente assecondato e favorito
fino all'estinzione finale. Il metodo sta nell'applicazione di una
astensione terapeutica per quel che concerne cure attive di mantenimento e
nell'accentuazione della somministrazione di analgesici, provvedendo nel
contempo al contenimento di sintomi negativi a livello fisico e assicurando
adeguato sostegno psicologico e affettivo, in ambiente familiare, da parte
di parenti o persone preparate.
L'aspetto spirituale
L'aspetto spirituale può diventare rilevante in una relazione d'aiuto che
non può esaurirsi in un unico incontro, ma che deve essere in grado di
riaffermare gli elementi della fiducia, della salvezza, della grazia, del
perdono e della riconciliazione che non coincidono più con la guarigione, ma
ritrovano la pienezza del loro senso nella prospettiva della fede.
Il problema di fondo su cui la comunità dei credenti deve misurarsi (si
veda4) non sta tanto negli aspetti clinici, per quanto importanti, né sugli
aspetti giuridici nella contrapposizione a favore o contro. una legge, ma
sulla riconsiderazione globale del senso della vita e della morte.
_______________________
(1) Eutanasia. La legge olandese e commenti, a c. di Paolo Ricca. Torino,
Claudiana, 2002.
(2) MARIE DE HENNEZEL: La morte amica. Lezioni di vita da chi sta per
morire. Mi, Rizzoli, 1996.
(3) id., La dolce morte, il diritto di morire con dignità. Sonzogno, 2002
(sullo stesso tema: G. Dworkin, R. Frey, S. Bok, Eutanasia e suicidio
assistito, pro e contro. Ed. di Comunità, 2001).
(4) Bioetica <../documenti/bioetica.html>, aborto <../documenti/ivg.html>,
eutanasia <../documenti/eutanasia.html>, a c. di Gruppo di lavoro sui
problemi etici posti dalla scienza nominato dalla Tavola valdese nel 1992,
Torino, Claudiana, 1998. Il testo riguardante l'eutanasia è riportato per
intero sul libro di cui alla nota n. 1.

GLI UNICI A POTERSI DIRE LAICI
di Paolo Gay

Quant'è difficile parlare di laicità in Italia! I motivi sono molti. In
primo luogo, la sostanziale assenza oggi di una "classe intellettuale" che
abbia colto l'eredità di pensiero di maestri diversi tra loro ma presenti in
modo autorevole nel loro tempo come interlocutori di un pensiero "non laico"
(penso a Benedetto Croce, a Piero Calamandrei, a Lelio Basso).
In secondo luogo, l'influenza della cultura di matrice cattolica su molti
aspetti della vita sociale nel nostro paese, e che hanno determinato scelte
orientate secondo quel pensiero anche nelle chiese che si richiamano alla
Riforma del XVI secolo: penso al matrimonio "religioso" a cui vengono
riconosciuti effetti civili, confondendo piani, diritti e responsabilità
delle persone di fronte allo stato e alla chiesa, come pure dello stato e
della chiesa stessi in quanto istituzioni; oppure alla velleità di
classificare come "ecclesiastici" enti patrimoniali per il solo fatto che
fanno capo a una chiesa, dimenticandosi che questa è costituita non da muri,
bilanci o rapporti di lavoro, ma da "due o tre persone riunite nel nome di
Cristo", persone che poi ben possono avvalersi di muri, bilanci o rapporti
di lavoro per rendere testimonianza, ma lasciando al Signore di giudicare se
con questi strumenti hanno assolto al mandato, senza arrogarsi a priori la
pretesa di farlo con l'indicazione che l'ente che gestisce muri, bilanci e
rapporti di lavoro è "ecclesiastico".
Parlare di laicità è difficile, ma constato che qualcosa si muove. Alcuni
esempi: il dibattito organizzato dalla Chiesa valdese di Torre Pellice per i
150 anni del tempio, il seminario a Torino dei "Cristiano sociali", alcuni
recenti libri, come quello di Gian Enrico Rusconi, e un altro di vari autori
che reagiscono al primo. Mi amareggia un po' però non trovare in questi
libri nessun accenno ai protestanti italiani come interlocutori, ma solo la
ricerca di un confronto con i cattolici; forse però se nessuno ci presta
attenzione, è colpa nostra per non aver saputo "stare" nel dibattito, forse
non abbiamo (più?) nulla da dire di significativo. La nostra attenzione è
stata troppo concentrata sulla "ricerca delle radici" per compattare truppe
militanti che stanno riducendosi? Siamo stati eccessivamente distratti dalla
gestione di muri, bilanci e rapporti di lavoro cosa che ci ha fatto forse
perdere un po' di vista il mandato affidatoci come discepoli della Parola? E
quindi non mi stupisco che sia un cattolico, Vittorio Morero, persona di cui
conosco l'attenzione verso il mondo protestante, a reagire al libro di
Rusconi con una riflessione sul pensiero del teologo protestante Bonhoeffer
nella lettera scritta da Tegel il 16 luglio 1944 "dobbiamo vivere nel mondo
"etsi deus non daretur"".
Ma confesso che avrei voluto leggere una riflessione sul tema di uno dei
professori della Facoltà valdese di teologia. Sono pensieri in libertà dopo
aver sentito i sen. Mancino e Pianella, il prof. Maselli, ma anche il prof.
Giorgio Peyrot (è vero prof. Peyrot, noi siamo a pieno titolo cittadini e
credenti in questo paese, e non possiamo accettare la concezione che ci è
imposta del termine "laico" dalla cultura cattolica per cui laico è il "non
prete" ma forse solo noi siamo ancora in grado di concepire un significato
diverso e ricordare ai nostri pastori che anch'essi sono "laici", e in
quanto cittadini, credenti e laici possiamo provare a riscoprire nei termini
del XXI secolo le riflessioni dei confessanti di Barmen del '34, le "tesi
teologiche" di Giovanni Miegge al Ciabas nel settembre '43, l'art. 13 del
Sinodo del '43: con questo spirito potremo lottare ancora per uno Stato
"laico", e quindi continuare a firmare nella casella "stato" per la scelta
della destinazione dell'8%o), senza dimenticare le osservazioni del past.
Paolo Ribet (le cui impressioni tratte dal Sinodo della Church of Scotland
mi confermano che una qualche forma di realizzazione delle idee di
separazione Chiesa-Stato di Vinet è ancora possibile anche nel XXI secolo).

QUALE LIBERTA' RELIGIOSA?
di Domenico Maselli
L'evangelismo italiano, fin dalle gloriose giornate del Ciabàs del 1943, in
cui i nostri maggiori si chiesero quale Italia avrebbero voluto dopo la
tragedia del fascismo, ha posto come suo punto d'onore subito dopo
l'evangelizzazione la difesa della libertà di tutti gli italiani. Riteniamo
pertanto sia un dovere informare i nostri lettori sul dibattito in corso
nella Commissione affari costituzionali della Camera in relazione al
progetto di legge relativo alla libertà religiosa e all'abrogazione delle
leggi fasciste sui culti ammessi (vedi inserto di Riforma del 17 maggio
scorso). Utilizzeremo come fonte il sommario contenuto giornalmente nel
Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari che costituisce
l'unico resoconto ufficiale delle sedute.
Il dibattito è stato introdotto il 5 giugno dalla relazione dell'on. Sandro
Bondi, di Forza Italia, che ha ricordato il valore che assume nella nostra
società la libertà religiosa, affermata tra l'altro dalla nostra
Costituzione e dalle varie dichiarazioni internazionali dei diritti
dell'uomo. Bondi ha ribadito che la via prevista dall'art. 8 della Carta
costituzionale è quella delle Intese. La legge in oggetto si rende
necessaria, però, in primo luogo per abrogare le disposizioni legislative
emanate dal fascismo e tuttora parzialmente in vigore per i culti
acattolici. Non potrebbe bastare una semplice abrogazione perché si
creerebbe una discriminazione tra la Chiesa cattolica, che gode di un
concordato con lo Stato, le confessioni religiose con Intese e quelle che
per ragioni diverse non le hanno ancora, o che mancano di alcuni presupposti
per averle o che, per motivi ideologici, non desiderano stipularle. Ha messo
anche in luce che il governo ha utilizzato nella presentazione della sua
proposta il lavoro svolto nella Commissione affari costituzionali della
precedente legislatura. Dopo questa ottima partenza la discussione è
proseguita nei giorni seguenti con gli interventi pienamente favorevoli
degli onorevoli Spini, Sabatini e Montecchi (Ds) Meccanico (Margherita) e
Boato (Verdi).
Le prime note discordanti si sono avute il 18 giugno, con la presa di
posizione dell'on. Dussin (Lega Nord) che ha espresso dubbi sulla
possibilità di riconoscere le comunità islamiche e ha affermato che esistono
in Italia problemi ben più importanti della libertà religiosa: era solo
l'apertura delle ostilità. Il giorno dopo, l'on. Bricolo (Lega Nord), pur
dichiarando di condividere il principio della libertà religiosa, sottoponeva
molti articoli del disegno di legge a una forte critica per giungere infine
a considerarlo pericoloso per la sicurezza del paese e inopportuno
nell'attuale situazione internazionale, specialmente con riferimento
all'Islam. Gli sfuggiva totalmente che il concedere ai cittadini italiani di
religione islamica e ai residenti regolari diritti di carattere spirituale
diminuisce il terreno di cultura dei fondamentalisti e permette un maggior
controllo del territorio. Non a caso Bush ha partecipato, dopo l'11
settembre, a riunioni in moschea ed esponenti islamici erano presenti alla
grande funzione interreligiosa alla Casa Bianca. D'altra parte, per il
riconoscimento giuridico, la legge prevede controlli puntuali e
approfonditi.
In alcune critiche dell'on. Bricolo vi erano profondi difetti di
informazione. Egli attribuiva, per esempio, il fatto che non si leggano le
norme di legge durante il matrimonio, a una richiesta islamica, mentre tutti
sanno che questa prassi è presente già nell'Intesa con la Tavola valdese del
1984. I concetti espressi dovevano essere così duri che il relatore ha
manifestato "disagio per i giudizi unilaterali espressi nel suo intervento
dal deputato Bricolo" e ha riaffermato, inoltre, l'intento di attuare i
principi fondamentali di libertà previsti dalla Costituzione che affondano
le loro radici nella cultura europea e italiana. In seguito a questi
interventi, il giorno 20, la Commissione ha preso la decisione di avere
audizioni di specialisti e il parere delle stesse confessioni religiose. Su
richiesta dell'on. Bielli il presidente Bruno ha dichiarato che si sarebbe
evitata una dilatazione dei tempi previsti svolgendo le audizioni nell'arco
di una stessa giornata.
Oltre alle prese di posizione degli esponenti della Lega, suscitano
perplessità due discorsi di membri di An, come Roberto Menia e Riccardo
Migliori, pronunciati il 27 giugno. In particolare, il primo chiedeva una
reciprocità con i paesi islamici, che può essere desiderata ma non posta in
una legge che riconosce ai propri cittadini i diritti inalienabili previsti
dalla Carta dell'Onu; il secondo ha posto in rilievo la posizione della
Chiesa cattolica come prevista dall'art. 7 della Costituzione temendo che i
"progetti di legge siano interpretati come volti a tutelare un cultura
minoritaria antagonista rispetto a quella cattolica".
Sembra molto strano che in un momento in cui si fa un grande parlare delle
religioni come strumenti di pace si possa poi temere un antagonismo tra le
varie confessioni, senza pensare che la libertà consiste proprio nel poter
esprimere compiutamente se stessi nel rispetto degli altri e nella ricerca
di un dialogo pacifico e costruttivo. Il dibattito sta continuando e si
attendono gli interventi delle forze politiche che non si sono ancora
espresse. Si spera che la discussione generale possa esaurirsi entro il mese
di luglio e che in settembre si possano svolgere le audizioni previste.
Frattanto, il 19 luglio, la Commissione della presidenza del Consiglio
esaminerà le cinque Intese in discussione per predisporne, lo auspichiamo,
la sigla.






Mar 27 Ago 2002 7:28 pm

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
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