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Il testo della Charta Oecumenica   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #94 di 289 |
Orientamenti ecumenici
Parola per martedì 10 settembre 2002

L'Eterno li aveva colmati di gioia.
Esdra 6:22

Siate allegri nella speranza,
costanti nell'afflizione,
perseveranti nella preghiera.
Romani 12:12

"Dio è il mio Dio" non significa forse che Egli non sopporta confronti, che
in ogni avvenimento, in ogni gioia, di fronte a tutto ciò che potrai
apparentemente preferirgli, davanti a ogni sorriso di innocente e ad ogni
disperazione di ribelle... tutte le particelle del mio essere, tutte le mie
ossa dicono: "Signore, chi è simile a te"?
(Leletta d'Isola)

Proposta di preghiera e meditazione tratta da "Un giorno, una parola -
Letture bibliche quotidiane per il 2002 " Edito dalla Claudiana di Torino.
Le sole letture sono scaricabili gratuitamente con un programma in decine di
lingue al sito www.losung.de



Agenda tratta dal sito dell'UCEBI (Unione delle Chiese Evangeliche Battiste
in Italia):
SETTEMBRE
10-16, Sarajevo, Consultazione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e
della Conferenza delle chiese europee (KEK) sul tema: "L'Islam in Europa".
14-16, Santa Severa (Roma), convegno nazionale dell'Unione cristiana
evangelica battista d'Italia (UCEBI).
22-23 Forum della cultura, organizzato dal Centro culturale valdese di Torre
Pellice (TO).

OTTOBRE
4-7, Palermo, Istituto valdese La Noce, Presidium della Conferenza delle
chiese europee.
10-11, Italia- consultazione annua delle Federazioni protestanti dei paesi
latini d'Europa.
18-21, Palermo, Istituto valdese La Noce, incontro della Commissione sulla
tratta delle donne, Conferenza delle chiese europee.


Libri on-line sul sito della Claudiana all'indirizzo www.claudiana.it
In questa sezione sono disponibili, oltre alla versione più aggiornata del
nostro catalogo generale IN FORMATO PDF, alcuni testi che mettiamo a
disposizione dei nostri visitatori in formato RTF (visualizzabile con tutti
programmi di elaborazione testi, anche su Mac).
Cristiani secondo l'Evangelo
di Giorgio Girardet
Testo integrale in formato rtf (100K)

Protestanti e cattolici: le differenze
di Giorgio Girardet
Testo integrale in formato pdf (85K)

--------------------------
Film da vedere: "Magdalene" del regista scozzese Peter Mullan
"Quand'ero ragazzo vidi 'La battaglia di Algeri' dI Pontecorvo. Avere lo
stesso premio di quel film è un grande onore", ha detto Mullan ricevendo il
Leone d'Oro, elegante nel suo kilt da sera.
"Il mio film non riguarda solo la chiesa cattolica ma tutte le oppressioni
nei confronti delle donne, di tutti i fondamentalismi", ha aggiunto il
regista. "Spero che le ragazze vadano a vederlo, si rendano conto che la
cosa più imporante è di liberarsi e cominciare a lottare".
(Reuters Italia)
---------------------------
Approfondimenti: LA «CHARTA OECUMENICA»


Introduzione

La Charta oecumenica è stata firmata a Strasburgo il 22 aprile scorso, nel
corso di un incontro ecumenico che ha riunito responsabili di chiese e di
organizzazioni giovanili di tutta Europa. Ho partecipato a questo incontro e
ho molto apprezzato l'ecumenismo europeo: in effetti il clima ecumenico di
molti paesi europei è più avanzato di quello italiano. Non è un caso che il
testo base della Charta oecumenica sia stato redatto in tedesco. La Germania
e la Svizzera (dove hanno sede sia la Kek sia il Consiglio delle conferenze
episcopali cattoliche) sono il centro dell'ecumenismo europeo, paesi in cui
non esistono maggioranze religiose ma dove tutte le chiese sono minoranze,
più o meno consistenti.
Ciò spinge a confrontarsi continuamente con l'altro a tutti i livelli. I
paesi dove esiste una confessione dominante (cattolica al Sud, protestante
al Nord, ortodossa all'Est) sono molto meno interessati all'incontro di
persone, ma semmai ad una "diplomazia" di alti vertici delle chiese.
Strasburgo non è stato un incontro di massa, come Basilea o Graz, è stata
un'occasione per incontrare molte figure autorevoli del cristianesimo
europeo (in particolare dell'episcopato cattolico, data la coincidenza con
la riunione plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali). Ma la
presenza di un buon numero di giovani ha un po' sconvolto lo schema
"verticistico". Anche i giovani erano espressione di organizzazioni
ecclesiastiche ma la loro presenza a tutti i tavoli di discussione non ha
permesso un sistema di bilanciamenti che talora congela gli incontri
ecumenici.
La Charta oecumenica è un documento certamente positivo. Si tratta del
frutto di compromessi tra posizioni diverse; ma credo che rinviarlo ancora,
in attesa del meglio, avrebbe significato confessare che le tre grandi
"famiglie" cristiane europee non hanno nulla da dire insieme. Invece con la
Charta oecumenica hanno detto una serie di cose importantissime: hanno
riconosciuto insieme il diritto di libertà religiosa dei singoli e delle
altre confessioni, anche delle cosiddette "sette"; hanno insieme ripudiato
il nazionalismo e il razzismo; hanno insieme riconosciuto che uno speciale
rapporto comunitario li lega agli ebrei e contemporaneamente hanno "aperto"
all'Islam. Si tratta di affermazioni fondamentali; e a Strasburgo ho potuto
verificare che talune di queste affermazioni sono tutt'altro che pacifiche
all'interno di molte chiese. Per cui la Charta oecumenica è una grande sfida
per il futuro e non solo la registrazione di cose su cui l'accordo c'è da
tempo.
L'Italia è certo uno di quei paesi in cui l'ecumenismo non è l'interesse
fondamentale delle chiese. La Chiesa cattolica, ce lo siamo sentiti ribadire
anche in coincidenza con l'incontro di Strasburgo, continua a ritenere di
rappresentare tutto il cristianesimo italiano e che quindi il dialogo con le
altre chiese cristiane conti poco. Le altre chiese cristiane italiane hanno
un naturale atteggiamento difensivo: è importante non "appiattirsi" sulla
chiesa maggioritaria. Io spero che la Carta ecumenica possa importare in
Italia un clima più europeo. L'Europa unita non ha una religione dominante:
è in questo senso come la Svizzera o la Germania. Credo che parlare in tutte
le sedi della Carta ecumenica possa essere un buon contributo al dialogo tra
le chiese italiane, ma anche a rendere più europei tutti i nostri
concittadini, anche quelli che non si riconoscono in nessuna chiesa
cristiana.

Gianni Long
presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia





"Gloria al Padre, al Figlio, ed allo Spirito Santo!".

In quanto Conferenza delle Chiese europee (KEK) e Consiglio delle Conferenze
episcopali europee (Ccee) siamo fermamente determinati, nello spirito del
messaggio scaturito dalle due Assemblee ecumeniche europee di Basilea 1989 e
di Graz 1997, a mantenere e a sviluppare ulteriormente la comunione che è
cresciuta tra noi. Ringraziamo il nostro Dio Trinità che, mediante lo
Spirito Santo, conduce i nostri passi verso una comunione sempre più
intensa.
Si sono già affermate svariate forme di collaborazione ecumenica, ma fedeli
alla preghiera di Cristo: "Tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in
me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, affinché il mondo creda
che tu mi hai inviato" (Giov. 17, 21), non possiamo ritenerci appagati
dell'attuale stato di cose. Coscienti della nostra colpa e pronti alla
conversione dobbiamo impegnarci a superare le divisioni che esistono ancora
tra noi, in modo da annunciare insieme, in modo credibile, il messaggio del
Vangelo tra i popoli.
Nel comune ascolto della parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura e
chiamati a confessare la nostra fede comune e parimenti ad agire insieme in
conformità alla verità che abbiamo riconosciuto, noi vogliamo rendere
testimonianza dell'amore e della speranza per tutti gli esseri umani.
Nel nostro continente europeo, dall'Atlantico agli Urali, da Capo Nord al
Mediterraneo, oggi più che mai caratterizzato da un pluralismo culturale,
noi vogliamo impegnarci con il Vangelo per la dignità della persona umana,
creata a immagine di Dio, e contribuire insieme come chiese alla
riconciliazione dei popoli e delle culture.
In tal senso accogliamo questa Charta come impegno comune al dialogo e alla
collaborazione. Essa descrive fondamentali compiti ecumenici e ne fa
derivare una serie di linee guida e di impegni. Essa deve promuovere, a
tutti i livelli della vita delle chiese, una cultura ecumenica del dialogo e
della collaborazione e creare a tal fine un criterio vincolante. Essa non
riveste tuttavia alcun carattere dogmatico-magisteriale o
giuridico-ecclesiale. La sua normatività consiste piuttosto
nell'autobbligazione da parte delle chiese e delle organizzazioni ecumeniche
europee. Queste possono, sulla base di questo testo, formulare nel loro
contesto proprie integrazioni e orientamenti comuni che tengano
concretamente conto delle proprie specifiche sfide e dei doveri che ne
scaturiscono.

I
Crediamo "La chiesa una, santa, cattolica e apostolica"

"Cercate di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della
pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale
siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una
sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra
di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti" (Ef. 4, 3-6)

1 - Chiamati insieme all'unità della fede

In conformità al Vangelo di Gesù Cristo, come ci è testimoniato nella Sacra
Scrittura ed è formulato nella Confessione ecumenica di fede di
Nicea-Costantinopoli (381), crediamo al Dio Trinità: Padre, Figlio e Spirito
Santo.
Dal momento che, con questo Credo, professiamo la Chiesa "una, santa,
cattolica e apostolica", il nostro ineludibile compito ecumenico consiste
nel rendere visibile questa unità, che è sempre dono di Dio.
Differenze essenziali sul piano della fede impediscono ancora l'unità
visibile. Sussistono concezioni differenti soprattutto a proposito della
Chiesa e della sua unità, dei sacramenti e dei ministeri. Non ci è concesso
rassegnarci a questa situazione. Gesù Cristo ci ha rivelato sulla croce il
suo amore e il segreto della riconciliazione: alla sua sequela vogliamo fare
tutto il possibile per superare i problemi e gli ostacoli, che ancora
dividono le chiese.

Ci impegniamo

- a seguire l'esortazione apostolica all'unità dell'epistola agli Efesini
(Ef 4, 3-6) e a impegnarci con perseveranza a raggiungere una comprensione
comune del messaggio salvifico di Cristo contenuto nel Vangelo;
- a operare, nella forza dello Spirito Santo, per l'unità visibile della
chiesa di Gesù Cristo nell'unica fede, che trova la sua espressione nel
reciproco riconoscimento del battesimo e nella condivisione eucaristica,
nonché nella testimonianza e nel servizio comune.

II
In cammino verso l'unità visibile delle Chiese in Europa

"Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni
per gli altri" (Giov. 13, 35)

2 - Annunciare insieme il Vangelo

Il compito più importante delle chiese in Europa è quello di annunciare
insieme il Vangelo attraverso la parola e l'azione, per la salvezza di tutti
gli esseri umani. Di fronte alla multiforme mancanza di riferimenti,
all'allontanamento dai valori cristiani, ma anche alla variegata ricerca di
senso, le cristiane e i cristiani sono particolarmente sollecitati a
testimoniare la propria fede. A tal fine occorrono, al livello locale delle
comunità, un accresciuto impegno e uno scambio di esperienze sul piano della
catechesi e della pastorale. Al tempo stesso è importante che l'intero
popolo di Dio si impegni a diffondere insieme l'Evangelo all'interno dello
spazio pubblico della società, e a conferirgli valore e credibilità anche
attraverso l'impegno sociale e l'assunzione di responsabilità nel politico.

Ci impegniamo

- a far conoscere alle altre chiese le nostre iniziative per
l'evangelizzazione e a raggiungere intese in proposito, per evitare in tal
modo una dannosa concorrenza ed il pericolo di nuove divisioni;
- a riconoscere che ogni essere umano può scegliere, liberamente e secondo
coscienza, la propria appartenenza religiosa ed ecclesiale. Nessuno può
essere indotto alla conversione attraverso pressioni morali o incentivi
materiali. Al tempo stesso a nessuno può essere impedita una conversione che
sia conseguenza di una libera scelta.

3 - Andare l'uno incontro all'altro

Nello spirito del Vangelo dobbiamo rielaborare insieme la storia delle
chiese cristiane, che è caratterizzata oltre che da molte buone esperienze,
anche da divisioni, inimicizie e addirittura da scontri bellici. La colpa
umana, la mancanza di amore, e la frequente strumentalizzazione della fede e
delle chiese in vista di interessi politici hanno gravemente nuociuto alla
credibilità della testimonianza cristiana.
L'ecumenismo, per le cristiane e i cristiani, inizia pertanto con il
rinnovamento dei cuori e con la disponibilità alla penitenza e alla
conversione. Constatiamo che la riconciliazione è già cresciuta nell'ambito
del movimento ecumenico.
È importante riconoscere i doni spirituali delle diverse tradizioni
cristiane, imparare gli uni dagli altri e accogliere i doni gli uni degli
altri. Per un ulteriore sviluppo dell'ecumenismo è particolarmente
auspicabile coinvolgere le esperienze e le aspettative dei giovani e
promuovere con forza la loro partecipazione e collaborazione.

Ci impegniamo

- a superare l'autosufficienza e a mettere da parte i pregiudizi, a
ricercare l'incontro reciproco e ad essere gli uni per gli altri;
- a promuovere l'apertura ecumenica e la collaborazione nel campo
dell'educazione cristiana, nella formazione teologica iniziale e permanente,
come pure nell'ambito della ricerca.

4 - Operare insieme

L'ecumenismo si esprime già in molteplici forme di azione comune. Numerose
cristiane e cristiani di chiese differenti vivono e operano insieme, come
amici, vicini, sul lavoro e nell'ambito della propria famiglia. In
particolare, le coppie interconfessionali devono essere aiutate a vivere
l'ecumenismo nel quotidiano.
Raccomandiamo di creare e di sostenere a livello locale, regionale,
nazionale e internazionale organismi finalizzati alla cooperazione ecumenica
a carattere bilaterale e multilaterale.
A livello europeo è necessario rafforzare la collaborazione tra la
Conferenza delle Chiese europee (Kek) e il Consiglio delle Conferenze
episcopali europee (Ccee) e realizzare ulteriori assemblee ecumeniche
europee.
In caso di conflitti tra chiese occorre avviare e sostenere sforzi di
mediazione e di pace.

Ci impegniamo

- a operare insieme, a tutti i livelli della vita ecclesiale, laddove ne
esistano i presupposti e ciò non sia impedito da motivi di fede o da
finalità di maggiore importanza;
- a difendere i diritti delle minoranze e ad aiutare a sgombrare il campo da
equivoci e pregiudizi tra le chiese maggioritarie e minoritarie nei nostri
paesi.

5 - Pregare insieme

L'ecumenismo vive del fatto che noi ascoltiamo insieme la parola di Dio e
lasciamo che lo Spirito Santo operi in noi e attraverso di noi. In forza
della grazia in tal modo ricevuta esistono oggi molteplici sforzi,
attraverso preghiere e celebrazioni, tesi ad approfondire la comunione
spirituale tra le chiese, e a pregare per l'unità visibile della chiesa di
Cristo. Un segno particolarmente doloroso della divisione ancora esistente
tra molte chiese cristiane è la mancanza della condivisione eucaristica.
In alcune chiese esistono riserve rispetto alla preghiera ecumenica in
comune. Tuttavia, numerose celebrazioni ecumeniche, canti e preghiere
comuni, in particolare il Padre Nostro, caratterizzano la nostra
spiritualità cristiana.

Ci impegniamo

- a pregare gli uni per gli altri e per l'unità dei cristiani;
- a imparare a conoscere e ad apprezzare le celebrazioni e le altre forme di
vita spirituale delle altre chiese;
- a muoverci in direzione dell'obbiettivo della condivisione eucaristica.

6 - Proseguire i dialoghi

La nostra comune appartenenza fondata in Cristo ha un significato più
fondamentale delle nostre differenze in campo teologico ed etico. Esiste una
pluralità che è dono e arricchimento, ma esistono anche contrasti sulla
dottrina, sulle questioni etiche e sulle norme di diritto ecclesiastico che
hanno invece condotto a rotture tra le chiese; un ruolo decisivo in tal
senso è stato spesso giocato anche da specifiche circostanze storiche e da
differenti tradizioni culturali.
Al fine di approfondire la comunione ecumenica, occorre assolutamente
proseguire negli sforzi tesi al raggiungimento di un consenso di fede. Senza
unità nella fede non esiste piena comunione ecclesiale. Non c'è alcuna
alternativa al dialogo.

Ci impegniamo

- a proseguire coscienziosamente e con intensità il dialogo tra le nostre
chiese ai diversi livelli ecclesiali e a verificare quali risultati del
dialogo possano e debbano essere dichiarati in forma vincolante dalle
autorità ecclesiastiche.
- a ricercare il dialogo sui temi controversi, in particolare su questioni
di fede e di etica sulle quali incombe il rischio della divisione, e a
dibattere insieme tali problemi alla luce del Vangelo.

III
La nostra comune responsabilità in Europa

"Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,
9)

7 - Contribuire a plasmare l'Europa

Nel corso dei secoli si è sviluppata un'Europa caratterizzata sul piano
religioso e culturale prevalentemente dal cristianesimo. Nel contempo, a
causa delle deficienze dei cristiani, si è diffuso molto male in Europa e al
di là dei suoi confini. Confessiamo la nostra corresponsabilità in tale
colpa e ne chiediamo perdono a Dio e alle persone.
La nostra fede ci aiuta a imparare dal passato e a impegnarci affinché la
fede cristiana e l'amore del prossimo irraggino speranza per la morale e
l'etica, per l'educazione e la cultura, per la politica e l'economia in
Europa e nel mondo intero.
Le chiese promuovono una unificazione del continente europeo. Non si può
raggiungere l'unità in forma duratura senza valori comuni. Siamo persuasi
che l'eredità spirituale del cristianesimo rappresenti una forza ispiratrice
arricchente l'Europa. Sul fondamento della nostra fede cristiana ci
impegniamo per un'Europa umana e sociale, in cui si facciano valere i
diritti umani e i valori basilari della pace, della giustizia, della
libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà.
Insistiamo sul rispetto per la vita, sul valore del matrimonio e della
famiglia, sull'opzione prioritaria per i poveri, sulla disponibilità al
perdono e in ogni caso sulla misericordia.
In quanto chiese e comunità internazionali dobbiamo contrastare il pericolo
che l'Europa si sviluppi in un Ovest integrato e un Est disintegrato. Anche
il divario Nord-Sud deve essere tenuto in conto. Occorre nel contempo
evitare ogni forma di eurocentrismo e rafforzare la responsabilità
dell'Europa nei confronti dell'intera umanità, in particolare verso i poveri
di tutto il mondo.

Ci impegniamo

- a intenderci tra noi sui contenuti e gli obbiettivi della nostra
responsabilità sociale e a sostenere il più possibile insieme le istanze e
la concezione delle chiese di fronte alle istituzioni civili europee;
- a difendere i valori fondamentali contro tutti gli attacchi;
- a resistere a ogni tentativo di strumentalizzare la religione e la chiesa
a fini etnici o nazionalistici.

8 - Riconciliare popoli e culture

Noi consideriamo come una ricchezza dell'Europa la molteplicità delle
tradizioni regionali, nazionali, culturali e religiose. Di fronte ai
numerosi conflitti è compito delle chiese assumersi congiuntamente il
servizio della riconciliazione anche per i popoli e le culture. Sappiamo che
la pace tra le chiese costituisce a tal fine un presupposto altrettanto
importante.
I nostri sforzi comuni sono diretti alla valutazione e alla risoluzione dei
problemi politici e sociali nello spirito del Vangelo. Dal momento che noi
valorizziamo la persona e la dignità di ognuno in quanto immagine di Dio, ci
impegniamo per l'assoluta eguaglianza di valore di ogni essere umano.
In quanto chiese vogliamo promuovere insieme il processo di
democratizzazione in Europa. Ci impegniamo per un ordine pacifico, fondato
sulla soluzione non violenta dei conflitti. Condanniamo pertanto ogni forma
di violenza contro gli esseri umani, soprattutto contro le donne ed i
bambini.
Riconciliazione significa promuovere la giustizia sociale all'interno di un
popolo e tra tutti i popoli e in particolare superare l'abisso che separa il
ricco dal povero, come pure la disoccupazione. Vogliamo contribuire insieme
affinché venga concessa una accoglienza umana e dignitosa a donne e uomini
migranti, ai profughi e a chi cerca asilo in Europa.

Ci impegniamo

- a contrastare ogni forma di nazionalismo che conduca all'oppressione di
altri popoli e di minoranze nazionali e a ricercare una soluzione
nonviolenta dei conflitti;
- a migliorare e a rafforzare la condizione e la parità di diritti delle
donne in tutte le sfere della vita e a promuovere la giusta comunione tra
donne e uomini in seno alla chiesa e alla società.

9 - Salvaguardare il creato

Credendo all'amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il dono del
creato, il valore e la bellezza della natura. Guardiamo tuttavia con
apprensione al fatto che i beni della terra vengono sfruttati senza tener
conto del loro valore intrinseco, senza considerazione per la loro
limitatezza e senza riguardo per il bene delle generazioni future.
Vogliamo impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di vita
per l'intero creato. Consci della nostra responsabilità di fronte a Dio,
dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per
determinare ciò che è illecito sul piano etico, anche se è realizzabile
sotto il profilo scientifico e tecnologico. In ogni caso la dignità unica di
ogni essere umano deve avere il primato nei confronti di ciò che è
tecnicamente realizzabile.
Raccomandiamo l'istituzione da parte delle chiese europee di una giornata
ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato.

Ci impegniamo

- a sviluppare ulteriormente uno stile di vita nel quale, in
contrapposizione al dominio della logica economica e alla costrizione al
consumo, accordiamo valore a una qualità di vita responsabile e sostenibile;
- a sostenere le organizzazioni ambientali delle chiese e le reti ecumeniche
che si assumono una responsabilità per la salvaguardia della creazione.

10 - Approfondire la comunione con l'ebraismo

Una speciale comunione ci lega al popolo di Israele, con il quale Dio ha
stipulato una eterna alleanza. Sappiamo nella fede che le nostre sorelle e i
nostri fratelli ebrei "sono amati [da Dio], a causa dei Padri, perché i doni
e la chiamata di Dio sono irrevocabili!" (Rom. 11, 28-29). Essi posseggono
"l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le
promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne..." (Rom.
9, 4-5).
Noi deploriamo e condanniamo tutte le manifestazioni di antisemitismo, i
"pogrom", le persecuzioni. Per l'antigiudaismo in ambito cristiano chiediamo
a Dio il perdono e alle nostre sorelle e ai nostri fratelli ebrei il dono
della riconciliazione.
È urgente e necessario far prendere coscienza, nell'annuncio e
nell'insegnamento, nella dottrina e nella vita delle nostre chiese, del
profondo legame esistente tra la fede cristiana e l'ebraismo e sostenere la
collaborazione tra cristiani ed ebrei.

Ci impegniamo

- a contrastare tutte le forme di antisemitismo e antigiudaismo nella chiesa
e nella società;
- a cercare e intensificare a tutti i livelli il dialogo con le nostre
sorelle e i nostri fratelli ebrei.

11 - Curare le relazioni con l'Islam

Da secoli i musulmani vivono in Europa. In alcuni paesi essi rappresentano
forti minoranze. Per questo motivo ci sono stati e ci sono molti contatti
positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani ma anche, da
entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che risalgono a dolorose
esperienze vissute nel corso della storia e nel recente passato.
Vogliamo intensificare a tutti i livelli l'incontro tra cristiani e
musulmani e il dialogo cristiano-islamico. Raccomandiamo in particolare di
riflettere insieme sul tema della fede nel Dio unico e di chiarire la
comprensione dei diritti umani.

Ci impegniamo

- a incontrare i musulmani con un atteggiamento di stima;
- a operare insieme ai musulmani su temi di comune interesse.

12 - L'incontro con altre religioni e visioni del mondo

La pluralità di convinzioni religiose, di visioni del mondo e di forme di
vita è divenuta un tratto caratterizzante la cultura europea. Si diffondono
religioni orientali e nuove comunità religiose, suscitando anche l'interesse
di molti cristiani. Ci sono inoltre sempre più uomini e donne che rigettano
la fede cristiana, si rapportano ad essa con indifferenza o seguono altre
visioni del mondo.
Vogliamo prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte, e
sforzarci di instaurare un confronto leale. Occorre in proposito discernere
le comunità con le quali si devono ricercare dialoghi ed incontri da quelle
di fronte alle quali, in un'ottica cristiana, occorre invece cautelarsi.

Ci impegniamo

- a riconoscere la libertà religiosa e di coscienza delle persone e delle
comunità e a fare in modo che esse, individualmente e comunitariamente, in
privato e in pubblico, possano praticare la propria religione o visione del
mondo, nel rispetto del diritto vigente;
- a essere aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà, a
perseguire con esse scopi comuni e a testimoniare loro la fede cristiana.

*

Gesù Cristo, Signore della Chiesa "una", è la nostra più grande speranza di
riconciliazione e di pace.
Nel suo nome vogliamo proseguire in Europa il nostro cammino insieme. Dio ci
assista con il suo Santo Spirito!

*

"Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché
abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo" (Rom. 15, 13)

*

In qualità di presidenti della Conferenze delle chiese europee (KEK) e del
Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) noi raccomandiamo
questa Charta oecumenica quale testo base per tutte le chiese e Conferenze
episcopali d'Europa affinché venga recepita e adeguata allo specifico
contesto di ciascuna di esse.

Con questa raccomandazione sottoscriviamo la Charta oecumenica nel contesto
dell'Incontro ecumenico europeo, che si svolge la prima domenica dopo la
Pasqua comune dell'anno 2001.

Strasburgo, 22 aprile 2001




Metropolita Jérémie
presidente Kek
(Conferenza delle chiese d'Europa) card. Miloslav Vlk
presidente Ccee
(Consiglio delle Conferenze
episcopali d'Europa)

Notizie da ENI - Ginevra
Publication prochaine aux Etats-Unis d'un ouvrage sur l'histoire du
luthéranisme
New York, le 6 septembre (ENI) - Pour l'auteur de ce qui est considéré comme
la première histoire du luthéranisme mondial en un volume, le mouvement
luthérien peut affronter l'avenir avec optimisme parce que l'esprit de
réforme est au coeur de ses convictions et parce qu'il sa façon bien à lui
"de voir l'avenir". "Nous sommes des pèlerins, des gens tournés vers
l'avenir. Voilà pourquoi nous pouvons affronter le présent", déclare Eric
Gritsch, un historien de la Réforme et professeur honoraire au séminaire
luthérien de Gettysburg en Pennsylvanie depuis plus de 30 ans. Son ouvrage,
A History of Lutheranism, doit être publié prochainement par Fortress Press,
maison d'édition religieuse basée dans le Minnesota.

Des chrétiens en Inde rejettent les accusations selon lesquelles ils
auraient converti des sikhs en leur promettant des avantages sur le plan
social
New-Delhi, le 9 septembre (ENI) - Des responsables d'Eglises en Inde ont
rejeté des accusations selon lesquelles des chrétiens auraient procédé à des
conversions en promettant des avantages sur le plan social. Ces accusations
ont été lancées par un responsable sikh, après que plus d'une vingtaine de
sikhs se soient récemment convertis au christianisme.


Lun 9 Set 2002 6:18 pm

mauriziobenazzi
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Maurizio Benazzi
mauriziobenazzi
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9 Set 2002
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