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#260 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 30 Giu 2003 3:13 pm
Oggetto: Per una società europea laica, per non escludere nessuno
mauriziobenazzi
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"Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica".
La dodicesima Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)
lancia un chiaro messaggio affinchè venga accolta la sfida di una
Europa, anche religiosamente, sempre più "plurale"


Roma, 30 giugno 2003 (NEV-CS27) "Cristiani e musulmani devono
lavorare insieme in una società laica". La dodicesima Assemblea della
Conferenza delle chiese europee (KEK*) lancia un chiaro messaggio
affinchè venga accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente,
sempre più "plurale". Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza
che non trasformi l'Europa in una fortezza politica, culturale e
religiosa. "Nel corso della sua storia, l'Europa ha accolto culture
diverse – sottolinea Jean Arnold De Clermont, presidente della
Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura greca a quella
romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile che oggi non sia
in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l'Islam tra le sue
culture?". Il riferimento al dibattito sulla Costituzione Europea è
evidente. Ne parla esplicitamente Gianni Long, presidente della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "…parlare di
radici cristiane dell'Europa, potrebbe significare escludere chi non
condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un
ben diverso valore riconoscere invece la rilevanza del patrimonio
religioso, quello cristiano in particolare, nella costruzione
dell'Europa. Sarebbe riduttivo e miope non riconoscerlo".

Un importante messaggio è venuto anche dal segretario generale del
Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, Riad Jarjour, che ha
portato all'Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto dell'area, ma ha anche
sottolineato l'urgente bisogno di dialogo tra cristiani e musulmani,
che in varie parti del mondo vivono momenti di conflitto. "Voi dovete
comprendere gli altri, come voi volete essere compresi – ha
sottolineato Jarjour –; c'è una crescente cultura del dialogo che si
è realizzata anche in occasione della recente guerra in Iraq. Il
fatto che le chiese cristiane abbiamo preso posizione contro la
guerra ha facilitato il dialogo tra l'islam e il cristianesimo in
molte parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente".

L'Assemblea è stata anche l'occasione per il vescovo luterano di
Oslo, Gunnar Staalsett, di comunicare che proprio in questi giorni si
svolgerà per la prima volta a Baghdad, in Iraq, un incontro tra
ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante segno di
speranza e dialogo.




(* Del KEK fanno parte le principali chiese protestanti e ortodosse)

#259 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Dom 29 Giu 2003 8:13 pm
Oggetto: La segnalazione del link di Orientamenti ecumenici anche sul tuo sito
mauriziobenazzi
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Salmo della settimana: 36,5-10 tratto dalle Losungen

 

O SIGNORE, la tua benevolenza giunge fino al cielo,

la tua fedeltà fino alle nuvole.

La tua giustizia s'innalza come le montagne più alte,

i tuoi giudizi sono profondi come il grande oceano.

O SIGNORE, tu soccorri uomini e bestie.

O Dio, com'è preziosa la tua benevolenza!

Perciò i figli degli uomini cercano rifugio all'ombra delle tue ali,

si saziano dell'abbondanza della tua casa,

e tu li disseti al torrente delle tue delizie.

Poiché in te è la fonte della vita

e per la tua luce noi vediamo la luce.

Fa' giungere la tua benevolenza a quelli che ti conoscono,

e la tua giustizia ai retti di cuore.

 

 

Su “Yahoo!” c’è un’alternativa alla destrorsa  “Politica cattolici” …oltre 570 iscritti lo testimoniano sostenendo Orientamenti ecumenici

 

ORIENTAMENTI ECUMENICI è infatti “la chiesa degli altri”, la tua chiesa: e’ schierata per il c.d. socialismo religioso, nato nel 1906 dalla rivista “Neue Wege”, e prima ancora nei movimenti francesi, tedeschi del cristianesimo sociale e nel Social Gospel americano del XIX secolo.

Le proposte che vengono qui presentate per la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del creato sono considerate come un segno del Regno di Dio che verrà, il regno escatologico: una promessa concreta in vista della trasformazione del mondo. Ci piace in ogni caso ricordare, come affermava Christoph Blumhardt, che “come socialisti non discutiamo tanto su Dio ma agiamo religiosamente”, innanzitutto contro mammona (l’adorazione del dio denaro) ma anche anticipando il contenuto sostanziale del giudizio di Dio sulla società capitalista nel suo complesso.

 

Siamo poi convinti che Dio e la religione istituzionale sono opposte radicalmente, oggi più che mai: per questo mettiamo l’accento sull’impegno umano non violento e pacifista di ciascuno, nella sequela dell’ebreo risorto Gesù. In questo cammino di ricerca non possiamo evidentemente prescindere da un dialogo schietto ma sereno con l’ebraismo, distinguendo nettamente l’attuale regime israeliano dal suo popolo e dalla sua Fede religiosa, a cui sentiamo di far continuo riferimento teologico, a distanza di oltre 2000 anni di cristianesimo (per molti aspetti da dimenticare, senza alcun dubbio!)

 

Del cristianesimo non religioso di Dietrich Bonhoeffer abbiamo ereditato soprattutto la sua voglia di lottare contro tutte le vecchie e le nuove forme di fascismo: non a caso, nel manifesto del gruppo, appare un riferimento alla Chiesa confessante. L’unica che, assieme ad uno sparuto gruppo di cattolici schierati contro le gerarchie ecclesiastiche, si oppose fin dalla prima ora alla tragedia politica e umana del secolo scorso dell’olocausto. Ma pare che l’attuale orientamento generalizzato delle forze conservatrici e liberali europee voglia riscrivere la storia.

Di questo ne parleremo presto anche a proposito delle commemorazioni (con la presenza religiosa luterana) al cimitero di Costermano (VR) ove sono sepolti non solo soldati tedeschi anche noti criminali di guerra nazisti: faremo di tutto per impedire che questo avvenga quest’anno nel silenzio indifferente dei media … Non esiteremo a scrivere alla Celi-Elki per l’allontanamento immediato della presenza pastorale coinvolta, alle Autorità della Repubblica Federale tedesca per la rimozione dell’attuale Console di Milano, alla contestuale denuncia a tutti gli organismi ecumenici, religiosi e confessionali degli eventi qui descritti e all’indicazione di nomi, cognomi e indirizzi delle persone coinvolte.

Hai insomma già capito che avremo bisogno presto di te, ci contiamo!

Buone vacanze per il momento, sebbene il servizio informativo non cesserà completamente.

 

MB

 

 

 

 

Fra i links no profit di www.aprileperlasinistra.it appare questa segnalazione:

 

Orientamenti ecumenici

http://it.groups.yahoo.com/group/orientamentiecumenici/
categoria: no profit
Newsletter informativa e formativa curata da un evangelico per la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del Creato
segnalato da: Maurizio Benazzi / Fondatore

 

Puoi segnalare liberamente anche tu questo link fra le associazioni ambientaliste e sindacali, i comitati di base, le associazioni per la difesa dei diritti, i partiti democratici e non violenti per il socialismo, ecc… basta inviare una semplice comunicazione per conoscenza al fondatore all’indirizzo mauriziobenazzi@... . Grazie a tutte e a tutti.

 

 

Comunicato stampa di Amnesty International

 

“NUOVA AGENDA DELL’UNIONE EUROPEA PER I DIRITTI UMANI CERCASI”  LE RICHIESTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ALLA PRESIDENZA ITALIANA DELL’UNIONE EUROPEA

 

In occasione del lancio, avvenuto contemporaneamente a Roma, della Valutazione semestrale di Amnesty International sulle politiche dell’Unione Europea in materia di diritti umani (*) l’organizzazione ha affermato che l’Unione Europea non dedica adeguata attenzione ai diritti umani sia al proprio interno che nelle relazioni esterne e ha chiesto al governo italiano di essere protagonista della formulazione di una nuova agenda dell’Unione Europea per i diritti umani.

 

Alla vigilia dell’assunzione, da parte dell’Italia, della presidenza dell’Unione Europea, Amnesty International ha indicato dieci

raccomandazioni sui diritti umani su cui verra’ misurato l’impegno della presidenza italiana.

 

“A giudizio di Amnesty International, l’Unione Europea sta perdendo il controllo dell’agenda globale dei diritti umani e regna al suo interno un opportunismo la cui manifestazione piu’ evidente si rivela su temi quali l’asilo e l’immigrazione” – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione Europea, nel corso di una conferenza stampa svoltasi questa mattina a Roma.

 

“Mentre i leader dell’Unione Europea si riuniscono oggi a Washington per un vertice con gli Stati Uniti, Amnesty International chiede all’Unione Europea di mostrare piu’ coraggio e determinazione di fronte alle sfide poste ai diritti umani, sia all’interno

dell’Unione che nelle sue relazioni esterne”.

 

Tra i principali punti del documento presentato questa mattina da Amnesty International:

 

L’Europa perde il controllo sull’agenda globale per i diritti umani

 

Sicurezza contro diritti umani. L’Unione Europea non ha la capacita’, se non la volonta’, di reagire alle sfide dell’insicurezza e formulare

una risposta coerente nei confronti di coloro che violano i diritti umani col pretesto della “lotta al terrorismo”.

 

Mancanza d’impatto. L’Unione Europea si dimostra silente o profondamente priva di potere su alcune delle piu’ radicate crisi dei

diritti umani del mondo. Amnesty International ritiene che i diritti umani costituiscano l’elemento fondamentale che risulta

costantemente assente nelle risoluzioni dei conflitti. Il documento diffuso oggi descrive i passi che l’Unione Europea dovrebbe

intraprendere riguardo alla situazione in Afghanistan, Bosnia Erzegovina, Colombia, Iraq, Israele / Territori Occupati e Repubblica

Democratica del Congo.

 

Nessuna determinazione in ambito Onu. Nel corso della sessione di quest’anno della Commissione delle Nazioni Unite sui diritti umani,

l’Unione Europea si e’ concentrata su una strategia di contenimento del danno. La Commissione Onu e’ venuta clamorosamente meno al 

proprio compito, ovvero proteggere i diritti umani attraverso il pubblico scrutinio sulle situazioni di grave abuso dei diritti umani.

 

(*) Il documento e’ disponibile in lingua inglese su www.amnesty- eu.org (sezione documenti) e in lingua italiana su

http://www.amnesty.it/campaign/diritti_in_europa

 

 

Cedimento di fronte alle pressioni degli Stati Uniti. La comunita’ internazionale, compresa l’Unione Europea, appare scarsamente in

grado di resistere all’incessante pressione degli Usa per indebolire la Corte penale internazionale e sembra pronta al compromesso anche quando sono in gioco chiare disposizioni del diritto internazionale.

 

“Per quanto riguarda le politiche esterne, l’Unione Europea sta facendo qualcosa al livello di base attraverso il dialogo politico, la

cooperazione e l’assistenza mentre l’impatto al livello piu’ ampio e’ trascurabile e il quadro complessivo rimane decisamente

sconfortante” – ha aggiunto Oosting.

 

I mancati impegni sui diritti umani all’interno dell’Unione Europea

 

Politiche in materia di asilo dominate dal controllo. La prospettiva dei diritti umani non e’ compresa nella visione, a breve termine ed

egoistica, dell’Unione Europea in materia di asilo.

 

Abusi dei diritti umani in Europa. Il piu’ recente Rapporto Annuale di Amnesty International denuncia violazioni dei diritti umani in tredici dei quindici Stati membri dell’Unione Europea, Italia compresa, ma l’Unione Europea rimane in silenzio per quanto riguarda i problemi dei diritti umani in casa propria.

 

“Mentre la proposta di incorporare la Carta dei diritti fondamentali nel nuovo trattato costituzionale viene salutata come uno dei maggiori successi della Convenzione sul futuro dell’Europa, la politica dell’Unione Europea sui diritti umani rimarra’ fondamentalmente compromessa fino a quando essa terra’ gli occhi chiusi sulle violazioni dei diritti umani che avvengono all’interno dei propri confini. E’ necessaria una attribuzione di responsabilita’ giuridica a livello di Unione Europea per affiancare la responsabilita’ primaria degli Stati membri di proteggere i propri cittadini” – ha concluso Oosting.

 

Principali raccomandazioni alla presidenza italiana dell’Unione Europea

 

La Presidenza italiana deve guidare la stesura di una nuova agenda dell’Unione Europea per i diritti umani che dia all’Unione Europea il potere di:

 

- fronteggiare le piu’ difficili crisi dei diritti umani nel mondo;

- non far venir meno la protezione dei diritti umani quando affronta il “terrorismo” e la “immigrazione illegale”;

- creare un meccanismo di verifica relativo al rispetto dei diritti umani all’interno dell’Unione allargata.                                                                                 

 

“L’Italia non si presenta con le carte in regola di fronte a questo importante appuntamento. Anche sotto questo governo, l’Italia

continua a non avere una legge sul reato di tortura e rimane l’unico paese dell’Unione Europea a non avere una legge specifica sul diritto d’asilo. Ci auguriamo che queste lacune vengano colmate in occasione del semestre di presidenza europea” – ha affermato Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

 

A partire dal 1° luglio la Sezione Italiana di Amnesty International promuovera’, nell’ambito della campagna “Diritti in Europa”, un’azione di invio di cartoline in cui si chiede al presidente Silvio Berlusconi, “in qualita’ di Presidente del Consiglio dell’Unione Europea, di agire in prima persona per la stesura di una nuova agenda europea per i diritti umani e di affrontare le gravi crisi dei diritti umani nel mondo, dando il buon esempio all’interno dell’Unione Europea”.

 

Posta ricevuta:

 

Da Antonio Notarangelo - Castrocaro Terme (FC), tel. 393+3369674

 

Ho gradito il contenuto della sua mail e la ringrazio; ma mi tolga una curiosità: come ha fatto ad avere il mio indirizzo di posta elettronica? Ho provato a registrarmi nel Vs sito ma non ce l'ho fatta nel passaggio di registrazione su Yahoo, comunque può inviarmi le VVss news su questo indirizzo di posta elettronica con cui stiamo comunicando. Se avete dei recapiti nella mia zona me li indichi pure. Saluti, Antonio

 

Salve!

Erroneamente mi era giunto un e-mail dal Comitato per il Sì referendario con gli indirizzi elettronici visibili: ho preso la palla al balzo... e ho inserito anche il suo nell'elenco degli iscritti alla newsletter. Purtroppo non conosco l'esatta ubicazione geografica degli aderenti salvo quelli che lo indicano nel profilo di Yahoo.it: possiamo però chiederlo se lo ritiene interessante... Buona settimana

Maurizio

 

 

 


#258 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 25 Giu 2003 8:56 pm
Oggetto: Politiche del Vaticano a nudo...
mauriziobenazzi
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Caro Maurizio

………..

mi chiedo se e come posso fare qualcosa per la tua lista, immagino che una semplice donazione sia il modo piu' facile, franco e diretto: se puoi fornirmi le opportune coordinate bancarie provvedero' di conseguenza.

 

Ti ringrazio per l'inesausto lavoro a favore del diritto, della giustizia e della pace, impegno ormai sempre piu' raro e malvisto in questa Italia di predatori, di forcaioli e di maleducati.

 

Un abbraccio,

Piero

 

Caro Piero,

spero e prego perché la tua vita possa essere più serena.

Se vuoi raccontare le tue esperienze di vita o professionali siamo qui per ascoltare insieme o anche a titolo personale e  riservato... forse aiuta un po' a sentire meno il peso delle difficoltà ma soprattutto servirebbe, ai più giovani e ai giovanissimi (e qui sono iscritti davvero in molti!) per comprendere le alterne vicende della vita e la nostra precarietà umana.

Mi rendo conto che qui però entriamo in un campo di scelte molte personali; se in futuro avrai tempo per diventare co-moderatore sei ovviamente sempre il benvenuto.

 

Fammi sapere notizie sul tuo indirizzo elettronico per evitare il c.d. spam di Yahoo.it

 

Puoi eseguire un bonifico bancario alla Posta sul conto corrente numero

 

30592190

 

Cin:  K

Codice ABI:  07601

CAB:  01600

 

intestato a Maurizio Benazzi

 

Grazie fin da ora anche da parte di chi avrai aiutato materialmente.

 

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Notizie preoccupanti sulla bozza di Costituzione europea in tema di diritti dei lavoratori:

Precari a vita è il modello neoliberista di sottosviluppo a cui saremo tutti destinati?

 

Orientamenti ecumenici ha avuto modo di partecipare al dibattito di ieri alla Casa della Cultura di Milano sul tema dei diritti dei lavoratori; organizzato dal Comitato promotore del recente referendum è stata l’occasione per comprendere innanzitutto come regioni ad alta densità di disoccupazione e precariato (quale ad es. Campania e Sicilia) abbiano dato precise indicazioni tramite il voto, attraverso percentuali “bulgare” (intorno e oltre al 90%) al sì referendario da parte dei partecipanti al voto.

Si è constatato poi con amarezza le testimonianze raccolte da chi, ad es. nella ricca e prosperosa Lombardia (!),  ha ascoltato tanti lavoratori di p.m.i. (piccole e medie imprese) che ammettevano di essere costretti a “restituire” parte del proprio salario ricevuto allo stesso datore di lavoro, in una sorta di “pizzo d’azienda”.  Il nuovo colore dei soldi pare insomma profumare proprio “lumbard”.

 Quello che però qui preme sottolineare è il quadro complessivamente molto preoccupante che emerge da una prima valutazione della bozza di costituzione europea sui temi dei diritti dei lavoratori e più in generale in tema di lavoro.

Particolarmente interessante è stato il contributo della CGIL Lombardia, nella persona di Mario Agostinelli, che tra l’altro ha valorizzato l’apporto delle associazioni non strettamente inquadrabili sotto il profilo partitico e che rappresentano ormai l’onda lunga di un movimento ampio e destinato a pesare in futuro, anche sul piano europeo. 

Questa newsletter intende dedicare alla questione centrale dei diritti e del lavoro un ampio approfondimento fin dai prossimi numeri, grazie proprio all’aiuto di chi è impegnato in un’opera di sensibilizzazione sociale. 

Orientamenti ecumenici esprime - di suo - grandi riserve su certe posizioni del mondo cattolico su questioni importanti quali quelle del lavoro: non comprendiamo francamente, a titolo solo di esempio, la posizione dei Gesuiti sul tema referendario, se non come un palese appoggio alla centralità Vaticana e al potere clericale in Italia, messo in discussione proprio dal quesito referendario; ma non comprendiamo neanche l’articolo di Vittadini, della Compagnia delle Opere, sul quotidiano Il Foglio in tema di etica protestante.

Ci chiediamo quale sia la reale fonte li agita? Il Governo o anche la Confindustria? Forse entrambi?

Qui, comunque, proseguiamo nel nostro impegno, senza curarci troppo delle politiche degli enti satelliti al Vaticano. Non ne vale semplicemente la pena.  Preferiamo semmai, ancora una volta, alle parole vuote e fuori dal mondo, il lavoro come reale e unica vocazione divina, donata agli uomini e alle donne di ogni tempo e orizzonte geografico,  che sappia veramente liberare energie feconde e creative per la gioia del Creatore e il benessere delle Sue creature.

Ci spiace ma non abbiamo proprio il tempo per oziare fra i chiostri dei monasteri, nel raccontare favole alla gente: abbiamo ancora altro e molto da fare…

MB

 

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Notizie da NEV

 

Costituzione Europea e radici cristiane: la formulazione trovata appare la più sobria

di Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)

 

La preparazione di una nuova Costituzione Europea è giunta ad un primo traguardo. La Convenzione europea, presieduta da Giscard d'Estaing, ha concluso i propri lavori e presentato il progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa. Nel secondo semestre dell'anno, sarà una commissione rappresentante dei governi nazionali a rivedere il progetto. Non è quindi sicuro che le formulazioni studiate dalla Convenzione, che rappresentava insieme i governi e i parlamenti nazionali e dell'Unione, siano definitive. Si può però prevedere che meno si cambierà in questa fase, più probabile sarà la rapida approvazione della Costituzione.

 

Esaminando i passi del progetto che riguardano la religione, ci si può dichiarare moderatamente soddisfatti. Negli ultimi mesi erano circolate proposte assai “pericolose”, come quella di includere il cristianesimo tra i valori fondanti d'Europa. Ora, valori "fondanti" come la democrazia e il rispetto dei diritti umani comportano l'esclusione di Stati che non li rispettino. Inserire il cristianesimo tra questi valori avrebbe avuto il paradossale effetto di escludere dall'Europa chiunque non sia cristiano, magari in una specifica accezione confessionale. Caduta per fortuna questa proposta, il dibattito - almeno in Italia - si è incentrato sul preambolo. E' assai dubbio che i preamboli delle Costituzioni servano a qualche cosa. Si è scelto di inserirne uno, in cui è menzionato semplicemente il patrimonio "culturale, religioso e umanistico" dell'Europa. Dire di meno sarebbe stato troppo poco: certo della cultura europea fa parte la religione; ma dire di più (origini ebraico-cristiane, o semplicemente cristiane, o magari di una specifica confessione cristiana) avrebbe significato cacciarsi in una disputa infinita: forse che l'Islam, o la religione degli dei dell'Olimpo e del Walhalla non hanno contribuito alla cultura europea? Se proprio si voleva un preambolo, la formulazione trovata appare la più sobria.

 

Fuori dal preambolo, l'articolo che detta norme concrete sulle relazioni tra Europa e confessioni religiose è l'art. 51. Esso riproduce sostanzialmente due princìpi già esistenti (protocollo al trattato di Amsterdam del 1996): l'Unione rispetta lo statuto nazionale di chiese, associazioni e comunità religiose; e analogamente rispetta lo statuto delle organizzazioni filosofiche e non confessionali. E' una specie di "sussidiarietà" specifica per le confessioni religiose: i rapporti stato-chiese restano a livello nazionale. Sicuramente, è una norma che serve a "coprire" privilegi nazionali; ma garantisce anche da un ipotetico Concordato europeo. Ed è da notare che le associazioni filosofiche (in pratica gli organismi ateistici) sono parificati alle chiese; cosa che, com'è noto, non avviene nel testo italiano sulla libertà religiosa oggi in discussione.

 

L'ultimo comma dell'art. 51 prevede che l'Unione, riconoscendo la loro identità e il loro contributo specifico, "mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare, con tali chiese e organizzazioni". Questa è una norma nuova. Rispecchia per altro il dialogo costante che c'è stato tra chiese e organismi europei in occasione della preparazione della Carta Europea dei diritti fondamentali (2000) e dell'attuale progetto di Costituzione. In quest'ultimo caso, la Conferenza delle chiese europee (KEK) – composta da protestanti ed ortodossi - e la Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) si sono mossi sempre insieme, pur con qualche differenza su questioni specifiche, come quelle relative al preambolo. Il dialogo "regolare" era una richiesta comune; e sarebbe stato illogico che l'Unione Europea, che ha dialoghi regolari con ogni tipo di organizzazione, non lo prevedesse con le chiese. Qualche dubbio resta comunque: il dialogo va bene, ma c'è il rischio che esso si trasformi in qualche nuova forma di connubio tra trono e altare.

 

 

Libertà religiosa: il disegno di legge governativo dall’aula torna in Commissione

Primi commenti dal mondo evangelico italiano al blocco della legge voluto da Bossi

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 - “Esprimo amarezza per un clima politico in cui la cultura illiberale della Lega Nord sembra diventata pensiero unico, riducendo le altre forze politiche al ruolo di marionette. A questo punto è forse meglio che il progetto di legge sulla libertà religiosa sia abbandonato per non trasformarlo in una legge contro la libertà”. Ecco quanto ha affermato Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) all’indomani del rinvio del provvedimento - arrivato in aula il 18 marzo scorso - alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Sebbene godesse dell’appoggio di tutti i gruppi parlamentari, tranne appunto, del Carroccio, il ddl sulla libertà religiosa è stato rinviato alla Commissione dopo aver suscitato forti contrasti ieri in aula a Montecitorio.

Gianni Genre, moderatore della Tavola Valdese (organo esecutivo del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in Italia) preoccupato per l’atteggiamento di chiusura della Lega, così ha espresso il suo rammarico: “Il fatto che la legge sia stata ritirata ci spiace, specialmente per quelle confessioni religiose che in Italia ancora sono senza Intesa. Il rinvio alla Commissione non ci fa pensare nulla di buono sulla possibilità di una rapida approvazione, ma francamente riteniamo molto più grave l’aria che tira dietro alcune posizioni della maggioranza e che crea un clima di mancanza di rispetto per il pluralismo e per la libertà religiosa in questo paese. Nella storia dell’umanità il pieno rispetto della libertà religiosa da parte di un popolo è stato da sempre il segnale di una garanzia delle altre libertà. La libertà religiosa rappresenta la prima libertà di coscienza dell’uomo: in una società dove non viene tutelato il rapporto dell’uomo con Dio, anche le altre libertà sono seriamente a rischio. E’ proprio la libertà religiosa che fa da cartina di tornasole per tutte le altre libertà” ha sottolineato Genre.

Preoccupazione è stata espressa anche da Aldo Casonato, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI): “Il rinvio della legge mette a rischio il riconoscimento delle confessioni religiose da parte dello Stato e incrina il principio, sancito dalla Costituzione, dell’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione. Mentre la Lega esulta per il successo della sua azione, la società civile si interroga sulla salvaguardia di quei diritti da cui discendono la libertà di opinione, quella di stampa, e tutte le altre forme di libera espressione del pensiero”.

Anche l’Unione delle chiese cristiane avventiste (UICCA) esprime preoccupazione per gli ultimi sviluppi relativi al ddl sulla libertà religiosa. “Già il testo emendato, e presentato in aula in marzo, offriva diversi motivi di apprensione – spiega Dora Bognandi, responsabile del Dipartimento per la libertà religiosa della UICCA. - A nostro parere, quel disegno nella sua ultima formulazione era regressivo rispetto alla legge sui culti ammessi del ‘29. Il rinvio alla Commissione lascia prevedere ulteriori limitazioni, ma non si può emanare una legge cosiddetta di ‘libertà’ partendo dal presupposto di frenare l'islam nel nostro paese. Ribadiamo perciò il nostro convincimento che la strada maestra per i rapporti fra Stato e chiese sia quella delle Intese, come prevede la Costituzione, e che una legge di libertà religiosa vada emanata per regolare i rapporti con quelle confessioni che, per motivi vari, non possono stipulare Intese. Chiediamo, quindi, al governo di ritornare al suo disegno di legge originario". (nev/gc)

 

 

Assemblea battista/1. In primo piano i centri istituzionali e la diaconia evangelica

“Proseguire la riflessione sulla diaconia per un rilancio vocazionale delle chiese”

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 – Si è tenuta da venerdì 20 a domenica 22, l’Assemblea generale straordinaria dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), presso il centro “Il Carmelo” di Ciampino (Roma). La diaconia e la politica delle istituzioni, sono stati i temi affrontati durante l’incontro. Pastori e delegati hanno discusso sull’orientamento futuro della diaconia evangelica. La discussione tra i 130 membri dell’Assemblea si è soffermata sul tema dei centri e degli istituti battisti che oggi necessitano di costosi interventi di ristrutturazione: in particolare il Villaggio della Gioventù di Santa Severa (Roma), la Casa di riposo “Villa Grazialma” di Avigliana (To), il Centro evangelico battista di Rocca di Papa (Roma) e l’Istituto “G. B. Taylor” (Roma).

Nella mozione approvata al termine dei lavori si legge: “L’Assemblea, dopo ampio dibattito, ha invitato le chiese a proseguire la riflessione sulla diaconia tenendo conto della nostra reale forza e consistenza numerica nonché il patrimonio di esperienze fin qui accumulato”. E’ stato quindi dato mandato al Comitato Esecutivo di “formulare e avviare a realizzazione, entro fine anno, un piano di ristrutturazione e di gestione proporzionato all’entità del patrimonio dell’UCEBI, fornendo puntuali informazioni alle chiese; di intraprendere sin da ora – prosegue la mozione - le iniziative indispensabili ed inderogabili, alla luce degli aspetti normativi che interessano le nostre istituzioni, per non aggravare la situazione presente e salvaguardare il patrimonio, nel quadro di quanto previsto dal piano decennale e dal programma di risanamento dell’Unione”. Inoltre la mozione votata  sottolinea la possibilità “di dismettere, se necessario, alcune istituzioni, usando il ricavato così ottenuto per adeguare e ristrutturare le altre istituzioni in modo che abbiano piena autosufficienza gestionale e producano reddito spendibile, almeno in parte, per un uso gestionale delle strutture stesse”. La mozione approvata a maggioranza conclude: “L’Assemblea ritiene che il servizio nell’amore sia tra l’altro l’incontro con l’umanità dell’altra persona, la cura delle sue ferite (Luca 10,25 - 37), la comunione con la sua sofferenza (Giovanni 11,1 - 46); afferma che tale servizio, nonostante la limitatezza delle nostre risorse, può avere forte valenza di testimonianza, se vissuto nella visione di una giustizia globale e chiede al Comitato Esecutivo di adoperarsi perché le istituzioni che saranno mantenute si caratterizzino sempre più in senso diaconale, coinvolgendo tutte le chiese in un rilancio vocazionale delle stesse”.

Il presidente dell’UCEBI Aldo Casonato ha sottolineato che: ”Nella mozione finale l’Assemblea ha incaricato il Comitato Esecutivo di esplorare tutte le strade per continuare la testimonianza diaconale battista, privilegiando il mantenimento di un centro di assistenza e di un centro per la formazione e aggregazione dei giovani. Anche se la discussione assembleare si è incentrata maggiormente sugli aspetti gestionali e per così dire ‘tecnici’ riferiti alle nostre istituzioni, va ricordato che è emersa dagli interventi di tutti i partecipanti la grande necessità di perseguire il progetto formativo e di aggregazione di giovani e quadri dell’Unione in un centro a ciò specificamente deputato”. (nev/gmg)

 

 

Assemblea battista/2. Una serie di iniziative a sostegno della pace e della giustizia

“Con la preghiera e la riflessione biblica, favorire una convivenza pacifica fra le fedi”

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 - “Tutte queste iniziative debbono essere sostenute dalla riflessione biblica e dalla preghiera, anche in raccordo e in sintonia con tutte le istanze del mondo cristiano, ebreo, islamico e laico che tendono a favorire una convivenza pacifica fra diverse fedi religiose”. L’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) durante i lavori dell’Assemblea straordinaria ha accolto a maggioranza le mozioni relative all’accoglienza dei minimi (atto 16) e pace e giustizia (atto 17). Dopo la difficile discussione e “l’imbarazzo vissuto relativamente alla discussione sulle istituzioni diaconali”, l’Assemblea ha sottolineato la consapevolezza “che in questo momento, sono in atto numerose e tragiche guerre locali e che operare per la pace e levare la voce contro le guerre, mondiali e locali, è parte integrante della nostra diaconia”. Le proposte divise per punti e indirizzate alle chiese come stimolo per proseguire ed arricchire le proprie attività, si sono soffermate sulla necessità di ”mantenere il simbolo delle bandiere sui balconi; partecipare alle proposte di obiezione fiscale alle spese militari; compiere atti concreti in opposizione alla legge 185, concernente la liberalizzazione del commercio delle armi, approfondendo inoltre, il dialogo con le chiese consorelle della Virginia (USA), per la riflessione sul rapporto tra le chiese e la guerra”. L’Assemblea battista, convinta che non ci possa essere pace senza giustizia, ha invitato le chiese a: “intensificare l’attività diaconale di accoglienza e di integrazione dei fratelli e sorelle provenienti dall’estero nelle comunità dell’UCEBI; attivarsi per il progetto ‘Essere chiesa insieme’ della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), verificando sul proprio territorio la presenza di extracomunitari o immigrati di altra origine ed agendo in concerto nei loro confronti; promuovere iniziative tese a manifestare la netta contrarietà alle gravi conseguenze prodotte dalla legge Bossi-Fini, fino alla disobbedienza civile (ad esempio l’accoglienza degli immigrati irregolari)”. L’ultimo invito dell’Assemblea contenuto nella mozione sull’accoglienza ai minimi conclude: “Al Comitato Esecutivo, alle chiese, ai fratelli e sorelle delle nostre comunità, l’Assemblea chiede di considerare attentamente l’esigenza di un’urgente riconsacrazione al Signore, perché ogni nostro locale di culto e casa privata offra le sue mura per essere istituzione diaconale; ogni famiglia sia luogo di accoglienza ai minimi e le nostre risorse materiali siano in maggior misura offerte come strumenti di questa diaconia di noi tutti al mondo” (nev/gmg)

 

 

Sbarchi di immigrati: “E’ inadeguato parlare di ‘emergenza’ e di ‘clandestini’”

Lo afferma Annemarie Dupré del Servizio rifugiati e migranti della FCEI

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 – “Emergenza clandestini”: da più giorni sui giornali largo spazio è riservato alla tragedia che attualmente si sta consumando sulle coste del Sud Italia e che monopolizza sia l’opinione pubblica che la vita politica del paese. L’Agenzia stampa NEV ha chiesto un parere in merito a Annemarie Dupré, coordinatrice del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nonché moderatore della Commissione per i migranti delle chiese europee (CCME): “Intanto non mi pare corretto tanto allarmismo: è sbagliato parlare di ‘emergenza’ quando il fenomeno degli arrivi via mare – che da sempre aumenta in estate - è presente già da anni non solo sulle coste italiane, ma in varie aree del Mediterraneo: il fenomeno dell’aumento degli sbarchi durante la bella stagione è di per sé perfettamente prevedibile e dovrebbe essere quindi ragionevolmente gestibile. Non è adeguata neanche la definizione di ‘clandestini’, parlerei piuttosto di ‘boat people’ in fuga verso l’Europa e in cerca di protezione come rifugiati. Altri ancora arrivano perché sanno che serve mano d’opera in Italia”. Annemarie Dupré non definirebbe i numeri reali degli arrivi come drammatici, più preoccupante è l’alta perdita umana legata agli sbarchi: “Dobbiamo interrogarci seriamente sulle responsabilità per i numerosi morti e dispersi. Certo, vanno perseguitati quelli che sfruttano la situazione disperata di uomini e donne in fuga, ma ci sono anche concrete responsabilità istituzionali: una eccessiva chiusura delle frontiere non è una soluzione al problema quando manca un decreto dei flussi che rispecchi la reale necessità di mano d’opera in Italia. A nostro parere servono possibilità di ingresso legale per motivo di ricerca di lavoro e una corretta legislazione sull’asilo politico. L’Italia non ha ancora una legge sull’asilo. Per evitare che le persone si mettano in viaggio con mezzi di fortuna e in balia di sfruttatori servono procedure rapide ed efficaci per ottenere un visto d’ingresso regolare per lavoro o per ricerca di lavoro. I richiedenti asilo devono godere di percorsi protetti”, conclude Dupré. Esprime preoccupazione sulle modalità con cui si sta svolgendo in Italia il dibattito politico intorno alla spinosa questione degli sbarchi la pastora Laura Leone, segretaria del SRM: “Negli ultimi mesi l’Italia vive ‘la paura’ dell’immigrato, questa paura purtroppo diventa politica e nessuno Stato può fare la propria politica sulla paura. Non è concepibile che uno Stato, che ha una lunga storia di emigrazione, dimentichi la solidarietà e il diritto alla vita per ogni essere umano”. (nev/gc)

 

 

Norvegia: si apre oggi la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)

Tema dell’incontro: “Gesù Cristo guarisce e riconcilia – la nostra testimonianza in Europa”

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 - Si apre oggi a Trondheim (Norvegia) la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) sul tema “Gesù Cristo guarisce e riconcilia – la nostra testimonianza in Europa”. Più di 700 persone da tutta Europa, fra cui 350 delegati delle 125 chiese membro, si riuniranno fino al prossimo 2 luglio per parlare di pace e riconciliazione, Europa allargata e globalizzazione, sviluppo sostenibile, testimonianza e missione, dialogo interreligioso, bioetica e biotecnologie, ma anche di AIDS e delle sfide della comunicazione (vedi NEV 25/03). Naturalmente verrà esaminato il rapporto sulle attività svolte dalla KEK negli scorsi 6 anni (l’ultima Assemblea risale a luglio del 1997 e si svolse a Graz, in Austria) e si delineeranno le priorità per i sei anni a venire. L’Assemblea, organo decisionale della KEK, eleggerà altresì il nuovo Comitato centrale composto da 40 membri.

Oltre alle riunioni plenarie amministrative sono previsti anche tre dibattiti plenari speciali: il primo verterà sulla “Carta Ecumenica” ed avrà tra i relatori monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), e la vescova luterana tedesca Bärbel Wartenberg-Potter. Gli altri due dibattiti saranno dedicati ai giovani e al futuro dell’Europa. Il culto di chiusura avrà luogo il 2 luglio sulla riva del fiume Nidelven. (nev/gu)

Per ulteriori informazioni www.cecassembly.no, e la Scheda sulla KEK sullo scorso numero .

 

 

Il cardinale Kasper predica in una chiesa metodista di Roma

L'occasione è stata la celebrazione dei trecento anni dalla nascita di John Wesley

 

Roma (NEV), 25 giugno 2003 - È apparso un "normale" culto evangelico ma in realtà è stato un evento importante delle relazioni tra la chiesa cattolica e il metodismo italiano ed internazionale. Domenica 22 giugno, infatti, il predicatore del culto svoltosi nella chiesa metodista di Ponte Sant'Angelo a Roma è stato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

A presiedere il culto è stato il pastore della comunità, Pieter Bouman che, nel dare il benvenuto al cardinale ed agli altri ospiti, ha sottolineato il carattere multietnico della chiesa metodista di Ponte Sant'Angelo che al suo interno raccoglie membri di diverse nazionalità: quasi un ulteriore omaggio allo spirito missionario di Wesley cui si deve la famosa espressione: "la mia parrocchia è il mondo".

Il cardinale Kasper ha ricordato la storia delle relazioni tra la chiesa cattolica e quella metodista nei primi anni di espansione del movimento wesleyano: un esordio difficile segnato da alcuni "riferimenti ostili" al papato ed alla chiesa di Roma, cui corrisposero da parte cattolica "risposte non migliori". Ma "fortunatamente - ha affermato il cardinale – abbiamo cessato di offenderci gli uni con gli altri". Il dialogo cattolico-metodista - ha proseguito - si è sviluppato negli ultimi 36 anni ed ha generato molti frutti. I tempi dell'ostilità sono passati e siamo giunti a riconoscerci come fratelli e sorelle in Cristo". Il cardinale Kasper, riferendosi a un brano dell'epistola di Paolo ai Corinzi, ha quindi richiamato il carattere missionario del metodismo, gli appelli di Wesley ai predicatori itineranti, il servizio ai poveri, quel "patto personale" che impegna tutti i credenti a una fiduciosa e profonda relazione con Dio. A conclusione del culto, è quindi intervenuto il moderatore della Tavola valdese, pastore Gianni Genre, che a sua volta ha sottolineato l'importanza della visita del cardinale a una chiesa metodista fortemente caratterizzata sotto il profilo del pluralismo etnico: "è un’espressione - ha detto – del volto dell'evangelismo nella società italiana di oggi". (nev/gu)

 

(NEV/ENI) – “L’attuale situazione politica nelle nazioni del nostro continente rende ogni africano un potenziale rifugiato”: è l’amara constatazione del vescovo anglicano del Gambia, Tilewa Johnson, rilasciata al termine di una consultazione sul tema dei diritti e della libertà individuale convocata a Nairobi, Kenya, dalla Conferenza delle chiese di tutta l’Africa (CETA). “E’ comprensibile che con tutto quello che succede nel mondo la situazione dei popoli africani passi in secondo piano – è stato rilevato -. Ma chiediamo che almeno le chiese dei continenti più fortunati siano al nostro fianco nella ricerca della pace e della riconciliazione”.

 

(NEV/ADN) – Controammiraglio, capo uscente dei cappellani della Marina USA, il pastore avventista Barry Black dal 15 agosto diventerà il 62° cappellano del Senato degli Stati Uniti. Black batte numerosi record: sarà il primo militare, il primo afroamericano e il primo pastore avventista ad assumere la carica. Secondo il regolamento del Senato, il cappellano è tenuto a far iniziare ogni giorno i lavori senatoriali con una preghiera e a provvedere alla cura spirituale dei senatori, delle loro famiglie, dello staff (oltre seimila persone) nonché a creare gruppi di studio biblico e incontri di preghiera. La carica è stata istituita nel 1789.

 

 (NEV/ENI) – Se un battista nigeriano si sente chiamato a fare il missionario in Inghilterra perché impedirglielo? Da questa riflessione parte la proposta del segretario generale dell’Alleanza battista mondiale (ABM), Denton Lotz, di dar vita a un’agenzia missionaria internazionale che superi il concetto tradizionale che sono le chiese del mondo occidentale ad inviare missionari nei paesi del Terzo Mondo. La proposta verrà presentata in modo articolato alla prossima riunione del Consiglio ABM (Rio de Janeiro, 7-12 luglio). Dell’ABM fanno parte 206 unioni o convenzioni battiste di oltre 200 nazioni, in rappresentanza di 110 milioni di fedeli.

 

(NEV/ENI) – Buon successo a New York alla prima proiezione di un documentario sul teologo Dietrich Bonhoeffer, realizzato dal regista tedesco Martin Doblmeier. “Bonhoeffer”, della durata di 90 minuti, presenta alcuni avvenimenti salienti della sua vita con particolare attenzione alla partecipazione al fallito complotto contro Hitler e alla conseguente detenzione e condanna capitale.

 

(NEV/BT) – E’ il pastore battista ingleseTony Peck il successore di Theo Angelov alla carica di segretario generale della Federazione battista europea (FBE). Il pastore Peck, attualmente direttore del Collegio battista di Bristol, entrerà in carica il prossimo settembre nei nuovi uffici della FBE, presso il Seminario teologico internazionale battista di Praga.

 

(NEV/ENI) – Prestigiosa onorificenza (l’Ordine d’Australia) per il pastore luterano Lance Steicke, uno dei fondatori del Consiglio nazionale delle chiese australiane (NCCA), che dal 1994 riunisce 15 chiese protestanti, anglicane e la chiesa cattolica. Il Consiglio, membro della Conferenza cristiana dell’Asia e consulente del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), è entrato più volte in rotta di collisione con il governo australiano per la sua difesa dei diritti degli aborigeni e dei rifugiati politici.

 

(NEV) – Diretto da Paolo Moretti, il mensile “Il Cristiano” è giunto ormai ai 116 anni di pubblicazione. Nel numero di giugno presenta uno studio biblico sulla Lettera ai Corinzi (R.Diprose), un ritratto di Giosafat (L.Regruto), una biografia di Rosa Madiai (T.P.Rossetti), Bibbia e cultura (D.Valente), notizie, recensioni, “Pagina giovani”, missioni. Il Cristiano, via del Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari (AR).

 

(NEV) – “Siamo ambasciatori per Cristo”: una riflessione del capitano David Cavanagh apre il numero di giugno de “Il grido di guerra”, periodico dell’Esercito della Salvezza in Italia. Nel numero anche uno studio biblico sul Padre Nostro, recensioni, notizie dal mondo e l’inserto “Il Salutista” dedicato ai membri dell’Esercito. Il grido di guerra, via degli Apuli 39, 0185 Roma.

 

 

APPUNTAMENTI

 

ROMA – Venerdì 27, spettacolo teatrale “Il piccolo principe” a cura della Compagnia L’Autobus. Alle 21 nel tempio battista di via del Teatro Valle 27.

 

VENEZIA – Tutti i giovedì pomeriggio dalle 16 alle 18 è possibile visitare la mostra documentaristica “I valdesi: otto secoli di storia”. Al Centro culturale Palazzo Cavagnis, Castello 5170.

 

ROMA – Giovedì 3 luglio, a cura della Facoltà valdese di teologia, concerto del Coro del Firstwald-Gymnasium di Mössingen, Germania. Alle 20,30 nel tempio di piazza Cavour.

 

VENEZIA – Dal 4 al 6 luglio, alla Scuola Grande di San Giovanni evangelista, convegno dell’associazione “Biblia” sul tema “Il Messia tra memoria e attesa”.

 

PIEDICAVALLO (Vercelli) – Domenica 6, a cura del Centro culturale valdese, improvvisazione teatrale del Playback Theatre di Monza sul tema “Essere comunità”. Alle 14,30 nel tempio valdese di via Roma.

 

MEANA DI SUSA (Torino) – Domenica 6, conferenza del pastore Emmanuele Paschetto su “Le origini del battismo moderno”. Alle 17 nel tempio di Campo del Carro.

 

SCOGLITTI (Ragusa) – Dal 6 al 13 luglio, al Centro Adelfia, campo di studio e incontro “Donne in Europa”. Segreteria: 095 511101.

 

ROCCA DI PAPA (Roma) – Dal 10 al 21 luglio, al Centro evangelico battista, campo per ragazzi (14-17 anni) sul tema “Ho un sogno”. Segreteria: 06 9499014.

 

PRALI (Torino) – Dal 13 al 20 luglio, al Centro ecumenico Agape, campo teologico internazionale “Il corpo incarnato”. Segreteria: 0121 807514.

 

VELLETRI (Roma) – Dall’11 al 13 luglio, al Centro Ecumene, campo su “Europa e America: i problemi di un nuovo ordine mondiale. Le politiche e le civiltà”. Segreteria: 06 9633310.

 

TELEVISIONE – Lunedì 30, alle 10 su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" manda in onda la replica del dibattito in studio “La libertà religiosa in Italia”.

 

RADIO – Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, “Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (29 giugno, 6 luglio, pastore Luca Negro), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 


#257 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 25 Giu 2003 6:09 am
Oggetto: Libertà prima di tutto
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Un popolo con la passione della LIBERTA'

«Col nostro genio scientifico e tecnologico abbiamo fatto di questo mondo un villaggio, eppure... non abbiamo messo in opera l'impegno etico per farne una fraternità. In qualche modo dovremo farlo. Dobbiamo tutti imparare a vivere insieme come dei fratelli, o periremo tutti insieme come dei folli. Siamo legati insieme in un unico tessuto dal destino, prigionieri di una rete inestricabile di reciprocità. Tutto Ciò che colpisce direttamente una persona colpisce indirettamente tutti. Per qualche strana ragione, non potrò mai essere quel che dovrei essere finché voi non sarete quel che dovreste essere. E voi non potrete mai essere quel che dovreste essere finché io non sarò quello che dovrei essere. L'universo di Dio è fatto così, e questo è il modo in cui è strutturato» (Martin Luther King 31.1.1968 Ultimo sermone prima di essere assassinato)

 

 

La libertà merita di essere sostenuta anche nel tuo quotidiano

 

Orientamenti ecumenici è una voce libera: aiutala


#256 Da: mauriziobenazzi <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 23 Giu 2003 12:07 pm
Oggetto: Una redazione autonoma del CEVAA
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Per opportuna conoscenza di tutte le lettrici e lettori di O.E.:

---------- Initial Header -----------

From      : mauriziobenazzi@...
To          : cevaa@...
Cc          :
Date      : Mon, 23 Jun 2003 09:31:25 +0200 (MEST)
Subject : Offerta per una postazione redazionale di Orientamenti ecumenici a un
pastore/predicatore


Con la presente si informa dell'opportunità offerta dalla Newsletter
"Orientamenti ecumenici" di una postazione completa di P.C. per un
predicatore/pastore del CEVAA residente in Italia: si richiede la sola
collaborazione a tenerci informati sulle attività del CEVAA in Italia e nel
mondo.
Grazie per l'attenzione.

Un cordiale shalom
Maurizio Benazzi

E-mail mauriziobenazzi@...
http://it.groups.yahoo.com/group/orientamentiecumenici/

------------------------------------------------------------------

Per info sul CEVAA si prega di visitare il sito www.cevaa.org

#255 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 23 Giu 2003 5:31 am
Oggetto: Un grazie a Jean Philippe !
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Per una redazione di OrientamentiEcumenici curata da amici extraeuropei… ti posso donare un monitor 15''

 

Jean Philippe Joliveau

 

 

E tu?  Aiutaci ad aiutare….

 

 

 

 


#254 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Dom 22 Giu 2003 7:36 pm
Oggetto: Aiuta ad aiutare gli altri
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Aiuta Orientamenti ecumenici…

 

“la chiesa degli altri”

 

 

 

 

 

 

 

Puoi eseguire un bonifico bancario alla Posta

sul conto corrente numero

30592190

 

Cin:  K

Codice ABI:  07601

CAB:  01600

 

intestato a Maurizio Benazzi

 


#253 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Dom 22 Giu 2003 3:55 pm
Oggetto: Chiedere perdono oggi e anche domani...
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Oltre l’essere chiesa per gli altri….

 

 

Appello di Orientamenti ecumenici per la presenza silenziosa a Costermano, in Veneto, nel prossimo autunno,

quale giornata straordinaria della memoria delle vittime del nazifascismo.

 

Per adesioni contattare fin da ora mauriziobenazzi@... (fax 0331-548432 cell. 338 1211439)

Con l’occasione verrà redatto anche un documento che verrà inoltrato alla FCEI, all’UCEI e alla CEI

 

 

 

 

 

"Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti" (M.L.King).

 

 

 

 

Campagna di sostegno al MIR

 

Scheda informativa

 

** COS'E' IL M.I.R. **

 

Il M.I.R. (International Fellowship Of  Reconciliation, I.F.O.R., nei paesi anglofoni) si definisce movimento a base spirituale, composto da donne e uomini impegnati nella nonviolenza attiva come stile di vita e mezzo di cambiamento personale, sociale e politico. Essi rifiutano l'uso della violenza nonchè la preparazione e la partecipazione alla guerra sotto qualsiasi forma.

 

 

** IL M.I.R. IN ITALIA **

 

 

Il M.I.R. nasce in Italia nel 1952 per iniziativa di Tullio Vinay e Carlo Lupo (valdesi), Ruth e Mario Tassoni (quaccheri). Si impegna sin dall'inizio per la diffusione della teoria e della prassi della nonviolenza e presto raccoglie adesioni anche tra i cattolici, che attualmente costituiscono la maggioranza degli aderenti.

* Ecumenismo *

Dagli anni '60 a oggi il M.I.R. è attivo a livello nazionale per un ecumenismo di base e per approfondire i fondamenti religiosi della nonviolenza. Ha svolto azione di sensibilizzazione per la Prima Assemblea Ecumenica Europea ("Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato", Basilea 1989), per l'incontro preliminare Assisi 1988, per la Seconda Assemblea Ecumenica Europea (Graz 1997), e per la Diaconia della Pace.

* Obiezione di coscienza *

Il M.I.R. ha sostenuto Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini, primi obiettori cattolici al servizio militare, e si è impegnato per il riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza. Dall'approvazione della legge è convenzionato con il Ministero della Difesa per far espletare agli obiettori il servizio civile nell'attuazione di programmi di formazione alla pace e alla nonviolenza attiva. È stato il movimento che ha avviato per primo in Italia la Campagna di Obiezione di coscienza alle spese Militari (OSM), nata negli anni '80 e tuttora in atto, e si adopera per far conoscere la Difesa Popolate Nonviolenta (DPN) come alternativa alla difesa armata. Attualmente promuove insieme al Movimento Nonviolento e alla Rete di Lilliput la campagna quadro "Scelgo la nonviolenza" per l'obiezione di coscienza  e l'opzione nonviolenta di tutti i/le cittadini/e.

* Educazione alla pace e alla legalità *

Dagli anni '60 il MIR organizza in varie città scuole popolari, scuole di pace e manifestazioni in favore dei baraccati e dei terremotati. Oggi le sedi sono impegnate, in collaborazione con le istituzioni locali e regionali, nella realizzazione di incontri e convegni di formazione e di informazione sulla pace, la nonviolenza, un diverso modello di sviluppo. Agli inizi degli anni '90 ha promosso nel Sud, in collaborazione con la Commissione Francescana Giustizia e Pace, seminari sul tema "nonviolenza e criminalità organizzata" guidati da Jean e Hildegard Goss-Mayr, presidenti onorari internazionali del MIR/IFOR. È tra i movimenti che aderiscono all'associazione nazionale antimafia LIBERA. Attualmente promuove l'attuazione in Italia del "Decennio internazionale per una cultura di pace e della nonviolenza, 2001-2010", proclamato dall'Assemblea Generale ONU. Insieme al Centro Studi Difesa Civile e alla Banca Etica ha lanciato un appello per la creazione in Italia di un Istituto Internazionale per la Pace e la Risoluzione dei Conflitti.

* Antinucleare *

Già contrario alle armi nucleari, all'inizio degli anni '70 il MIR è stato il primo movimento in Italia a schierarsi contro il nucleare civile. Grazie a numerose iniziative e lotte nonviolente contro le centrali nucleari e a favore dell'uso delle energie alternative, si è giunti al referendum del 1987 nel quale l'Italia ha deciso la definitiva uscita dal nucleare.

* Campi estivi *

Il MIR ha avviato da alcuni anni l'organizzazione di campi estivi di formazione alla nonviolenza.

* Iniziative internazionali *

Il MIR ha collaborato e mantiene rapporti di collaborazione con Agimi di Otranto (associazione italo-albanese) per azioni di solidarietà in Albania. Attualmente coordina a livello nazionale la Campagna per una soluzione nonviolenta in Kossovo (Campagna Kossovo) e rappresenta l'IFOR nelle conferenze internazionali ONU sulla criminalità organizzata.

* Collaborazione con altri movimenti *

Il MIR è impegnato nei comitati per la difesa della costituzione (comitati Dossetti), aderisce a campagne e coordinamenti nazionali di associazioni quali Boycott Nestlè, Libera (contro le mafie), Non Uccidere (contro la pena di morte). Collabora con altre associazioni quali Agimi, Beati i Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento, Pax Christi. Sostiene campagne internazionali quali "Stop Essay!" contro gli esperimenti nucleari e aderisce a organismi internazionali quali Church and Peace e Balkan Peace Team.

* Iscrizione *

euro 34 annuali (autoriducibili o aumentabili liberamente) su ccp n. 10667616 intestato a Luciano Benini - Via Belgatto 78 - 61032 FANO (Pesaro). L' iscrizione comprende l'abbonamento alla rivista QUALEVITA.

* Informazione *

Sito Internet: www.peacelink.it/users/mir

 - E-Mail: mir@... Bimestrale QUALEVITA, Via Buon Consiglio 2 - 67030 TORRE DEI NOLFI (L'Aquila). Abbonamento annuo euro 12,91 su ccp n. 10750677. Le Edizioni Qualevita hanno anche un catalogo di libri su tematiche legate alla nonviolenza. Per

informazioni: e-mail: sudest@..., tel.: 349/5843946

 

** Il M.I.R NEL MONDO **

 

 

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, dopo aver partecipato a un convegno ecumenico a Colonia, l'inglese Henry Modgkin e il tedesco F. Siegmund Shultze promettono di non partecipare mai alla guerra. Alla fine dello stesso anno, a Cambridge, 130 persone danno vita al Movimento e, divenuto obbligatorio il servizio militare in Gran Bretagna, nel 1917 più di 600 membri del MIR inglese si dichiarano obiettori di coscienza e vengono messi in prigione. Nel 1919 il Movimento diventa internazionale con la denominazione di Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR) nei paesi latini e di International Fellowship Of Reconciliation (IFOR) nei paesi anglofoni. Si configura come una federazione di gruppi i cui membri operano per la giustizia e la pace, rifiutano l'uso della violenza nonchè la preparazione e la partecipazione alla guerra sotto qualsiasi forma. Si definisce movimento a base spirituale, composto da uomini e donne impegnati nella nonviolenza attiva come stile di vita e mezzo di cambiamento personale sociale e politico.

* Gandhi *

Il MIR/IFOR entra in contatto con Gandhi e i suoi sostenitori fin dalle prime campagne per la liberazione dell'India e sviluppa metodi di nonviolenza attiva per la risoluzione dei conflitti nella ricerca della verita' e nel rispetto dell'avversario.

* Educazione alla pace *

Il movimento ha organizzato e organizza tuttora corsi di formazione alla nonviolenza attiva in ogni parte del mondo, soprattutto nelle aree di tensione e a rischio di conflitto.

* Resistenza nonviolenta *

Sotto la dittatura nazista sono uccisi, perchè dissidenti, il sacerdote cattolico austriaco Max Metiger e l'evangelico tedesco Harman Stocht, tra i fondatori del MIR. Durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata, il pastore Andrè Trocmè e sua moglie Magda, con tutto il loro villaggio, realizzano una resistenza nonviolenta e salvano la vita a migliaia di ebrei e di perseguitati politici. Dopo la seconda guerra mondiale il MIR, grazie anche all'opera instancabile di Jean e Hildegard Goss-Mayr, cerca vie alternative e nonviolente per conseguire la giustizia e la riconciliazione tra tutti i popoli. In America Latina è presente con don Helder Camara e Adolfo Perez Esquivel; negli Stati Uniti con Martin Luther King e Dorothy Day; in Vietman collabora alla resistenza nonviolenta con i monaci buddhisti; in Sudafrica è presente con Albert Luthuli; in Irlanda con Mairead Corrigan. E inoltre in Medio Oriente, Zaire e Africa Sub-sahariana, Filippine, India Bangladesh, Madagascar e, dopo il 1989, anche in molti paesi dell'Europa Orientale.

* MIR/IFOR e Nazioni Unite *

Oggi il Movimento è presente in più di 50 paesi, è Organismo Non Governativo

(ONG) e ha uno stato consultivo permanente presso le Nazioni Unite (ECOSOC) nelle sedi di New York, Ginevra e Vienna.

* Premi Nobel per la Pace *

A membri del MIR/IFOR per otto volte è stato conferito il premio Nobel per la pace: Jane Addams (USA 1931), Emily Green Balch (USA 1946), Albert Luthuli (Sudafrica 1960), Linus Pauling (USA 1962), Martin Luther King (USA 1964), Mairead Corrigan (Irlanda del Nord 1976), Adolfo Perez Esquivel (Argentina 1980), Rigoberta Menchù (Guatemala 1992).

* Segreteria Internazionale *

International Fellowship Of Reconciliation, Spoorstraat 38 - 1815 BK Alkmaar - The Netherlands. E-mail: office@... - Sito WEB: http://www.ifor.org

 

 

 


#252 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Sab 21 Giu 2003 5:41 pm
Oggetto: Io ci vado alla Casa della cultura di Milano martedì prossimo alle h. 21 e tu?
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Invito esteso agli oltre 400 iscritti di O.E., ci cui una buona parte dell’area milanese…

 

 

E DOPO IL REFERENDUM?

 

Vogliamo partire da qui per discutere del risultato elettorale e di come continuare la battaglia per i diritti, insieme con tutti coloro che si sono impegnati per il SI: una riflessione comune a partire da quello che insieme abbiamo costruito per valutare le prospettive di un impegno che non si può considerare esaurito il 16 giugno.

Per questo il Comitato promotore propone una

 

discussione pubblica

con

 

Mario Agostinelli, Pierfranco Arrigoni, Nerina Benuzzi, Marco Bersani,

Felice Besostri, Giacinto Botti, Paolo Cagna Ninchi, Sergio Cusani,

Nicola Delussu, Mario Fezzi, Andrea Fumagalli, Antonio Lareno,

Gianni Meazza, Maria Grazia Meriggi, Nicola Nicolosi, Luigia Pasi,

Emanuele Patti, Giorgio Riolo, Basilio Rizzo, Augusto Rocchi

 

 

 

 

Martedì 24 giugno alle ore 21

presso la Casa della Cultura, in via Borgogna 3, Milano

 

 

 

 

 

 


#251 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Sab 21 Giu 2003 5:16 pm
Oggetto: Appuntamento per il 24 giugno a Roma: si presenta una suora americana ridotta al silenzio dalla Congregazione vaticana per la dottrina della fede
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Carissimo Benazzi,

 

ho visto che hai appena rilanciato la campagna dell'Acigay sul Pacs. Ti chiedo ora di fare altrettanto per la presentazione di questo libro. L'autrice è una coraggiosa suora americana che nel 1999 è stata oggetto di un pesante provvedimento di riduzione al silenzio da parte della Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Con la sua presenza a Roma nei prossimi giorni sfiderà quest'ordine. Ti saluto fraternamente.

 

Andrea Ambrogetti

 

 

Editori Riuniti

 

Roma - martedì 24 giugno 2003 - ore 21.00

Caffè Letterario - Gay Village – via di Monte Testaccio

 

Imma Battaglia, presidente di DiGayProject

Giovanna Melandri, deputata al Parlamento

Maria Bonafede, pastora valdese

 

presentano il libro

 

Jeannine Gramick e Robert Nugent

Anime Gay - Gli omosessuali e la chiesa cattolica

Editori Riuniti, 2003, pp. 284, euro 14

 

sarà presente l’autrice suor Jeannine Gramick

 

con una testimonianza di Vincenzo Fullone

 

informazioni 06-68.89.951

 


#250 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Sab 21 Giu 2003 12:54 am
Oggetto: L'adesione di O.E. alla campagna per il Patto civile di solidarietà - http://www.unpacsavanti.it/
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LA PETIZIONE

Campagna nazionale "UN PACS AVANTI"

 

PETIZIONE NAZIONALE PER L’APPROVAZIONE DI UNA LEGGE SUL PACS – PATTO CIVILE DI SOLIDARIETÀ

Le attuali leggi italiane non permettono a due persone dello stesso sesso di dare una regolamentazione giuridica ai loro rapporti di coppia, neanche se basati su convivenze stabili.
Non è così nel resto d’Europa. Leggi specifiche riconoscono dignità e diritti alle coppie omosessuali in Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo e nelle regioni spagnole di Catalogna, Aragona, N
avarra. La Gran Bretagna, la Svizzera e la Croazia stanno per approvare leggi analoghe su proposta dei rispettivi governi. Il 15 gennaio 2003 il Parlamento europeo ha chiesto per l’ennesima volta agli Stati membri di riconoscere pari diritti alle coppie dello stesso sesso. La Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea vieta qualunque discriminazione motivata dall’orientamento sessuale e riconosce a tutti il diritto a costituire una famiglia. E’ un percorso di libertà in cui l’Italia è rimasta indietro, bloccata da pregiudizi anacronistici.
Il PACS (Patto Civile di Solidarietà) non rivolto solo alle persone omosessuali: è uno strumento a cui possono accedere anche le coppie di sesso diverso che non vogliono contrarre matrimonio ma preferiscono una regolamentazione più snella e leggera per il loro rapporto. Per i gay e le lesbiche rappresenterebbe la prima forma di riconoscimento giuridico delle proprie unioni.

Questa legge non impone nulla alle coppie di fatto che non vogliano darsi alcun vincolo giuridico: il PACS è un’opportunità in più per tutti, non è un obbligo per nessuno. Per le coppie di fatto che intendono rimanere tali ma che hanno un carattere di convivenza stabile la legge prevede alcuni riconoscimenti in più, nel rispetto della volontà della coppia di non darsi nessun vincolo normativo. Assistere il/la propria partner in ospedale, partecipare alle decisioni che riguardano la sua salute e la sua vita, lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui si è condivisa l'esistenza senza le gravose imposizioni fiscali previste per un estraneo sono alcune delle opportunità, oggi negate, che verrebbero introdotte dalla nuova legge.

CON QUESTO APPELLO CHIEDIAMO AL PARLAMENTO ITALIANO DI APPROVARE UNA LEGGE SUL PACS PER RICONOSCERE LA DIGNITÀ DI CHI SI AMA, PER SEGUIRE LA STRADA TRACCIATA DALL’EUROPA, PER DARE NUOVE ALI ALL’AMORE.

Firma anche tu la petizione di UN PACS AVANTI!
Una campagna di libertà, di civiltà, di solidarietà, d'amore
.
Un diritto in più. Per tutti.

 

 

 

 

 

 


#249 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Sab 21 Giu 2003 12:27 am
Oggetto: Info da Glam, Amnesty, Carta e AdN
mauriziobenazzi
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Socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti

 

Grazie alla CGIL per la denuncia fatta al Presidente della Repubblica giovedì pomeriggio! Lo sciacallaggio finanziario del primo Gruppo  industriale torinese ma anche di molte imprese senza scrupolo è aiutato tra l’altro in Lombardia dalla Legge 598 art. 11, per il consolidamento dei debiti a breve in finanziamenti a medio termine al tasso finito del 0,5 per cento. Chi paga sono i contribuenti, con l’approvazione della Lega e dei supporter del “neoliberismo azzurro”.

 

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Ciao Maurizio,

 

Il mio nome è Giovanni Checcucci ho 47 anni ed abito in Provincia di Firenze.

Un saluto a tutti ed un grazie per l'accoglienza.

 

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Care e cari amici,

 

a tre mesi dall'inizio della guerra in Iraq si assiste ad un persistente sfilacciamento dell'avventura anglo-statunitense. Le ostilità militari sono terminate ma quelle non militari continuano; non si capisce bene in mano di chi sia la ricostruzione; negli USA (e in Inghilterra) si comincia ad ammettere che le armi di distruzione di massa sono state una scusa. Ma qui si profilano guai seri, perché nell'ethos politico anglosassone il mentire agli elettori è il primo dei peccati (altrove è il primo dei meriti). E le chiese?

Ho letto un documento che l'Assemblea generale della Chiesa Presbiteriana USA ha inviato alle chiese locali per studio e riflessione. L'ho trovato molto interessante. A prima vista mi è sembrato un po' cerchiobottista nel mettere sullo stesso piano l'opinione di chi ritiene la guerra ingiustificabile e di chi la approva. Ma realisticamente non si può dimenticare che ogni chiesa locale (e non solo negli Stati Uniti) è divisa in opposte posizioni (che spesso si tengono sullo sfondo della vita della chiesa per non sollevare vespai). Ma ad una più attenta considerazione, il documento non è per nulla paritario nelle sue valutazioni. Anzitutto riconosce che il contrasto non è solo tra opposte posizioni a livello locale, ma tra la maggior parte delle chiese (non solo in USA) che hanno raggiunto una posizione critica nei confronti della poitica statunitense "in base a ragioni ben meditate" e una parte dei membri di chiesa che non sono costretti a condividere tali posizioni, ma sono invitati a "prestare rispettosa attenzione ai motivi in base ai quali le chiese sono arrivate a quelle posizioni". Le quali posizioni sono esposte nel documento in modo molto preponderante rispetto alle ragioni di chi ritiene che essere facitori di pace significhi imbracciare le armi in vista di un futuro più stabile. Se le ragioni della "guerra giusta" si rifanno a Confessioni di fede molto datate (16° e 17° secolo), ha grande autorevolezza il richiamo alla Confessione del 1967 (Vietnam!) in cui si afferma che l'identificazione della sovranità di una qualsiasi nazione o di un qualsiasi modo di vivere con la causa di Dio equivale a "negare la sovranità di Cristo". Nel documento vengono richiamate, e messe in questione, le definizioni della "guerra preventiva" e del "dominio a tutto raggio" che hanno come conseguenza la pretesa degli Stati Uniti di poter "intervenire con la forza militare ovunque nel mondo con una forza dominante, in modo unilaterale, con una guerra preventiva per proteggere i propri interessi". Notevoli sono le domande aperte che il documento pone alla discussione delle chiese: Come possono i presbiteriani, insieme agli altri credenti, rispondere alla loro responsabilità di facitori di pace in relazione alla nuova politica degli Stati Uniti? Come può una "superpotenza" mantenere una prospettiva autocritica? Significative sono anche le richieste che l'assemblea di una delle più grandi e autorevoli chiese degli Stati Uniti rivolge al governo del proprio paese: il rispetto delle convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei prigionieri e degli ostaggi di guerra; il riconoscimento delle Nazioni Unite come "l'agente che può essere maggiormente utile per la ricostruzione dell'Iraq"; l'affermazione che le risorse naturali dell'Iraq, petrolio e minerali, appartengono al paese e non devono diventare "una merce di cui possano beneficiare, o di cui si possano avvalere  per un soggiorno prolungato, né un esercito occupante, né un governo straniero interinale e neppure un'amministrazione transitoria sotto l'egida delle Nazioni Unite". Un testo forte, dunque, che trae la sua forza dal suo realismo e insieme dalla volontà di non rinunciare a dire pane al pane: compito delle chiese, in un confronto che andrà avanti negli anni, è "far sì che in questo sviluppo sia preservato nello stesso tempo il rispetto e l'esigenza di andare a fondo nelle cose". Chi vuol leggere il testo completo lo trova nella traduzione italiana nella pagina archivio della Commissione alla voce glam58 ( www.fedevangelica.it/glam/glam03.asp ).

 

CAMBIAMENTO CLIMATICO

 

Ricavo alcune informazioni da un rapporto di David G. Hallman, coordinatore del programma sul Cambiamento Climatico del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Come è noto il protocollo di Kyoto, pur anacquato per i compromessi tesi a farlo digerire ai più, non è ancora entrato in vigore. Con la recente adesione della Svizzera sono 111 le Parti (paesi) che hanno sottoscritto il protocollo che rappresentano il 44,2% delle emissioni dei gas serra (GS) riferite al 1990. Per l'entrata in vigore del protocollo bastavano 55 paesi, ma ci vuole la copertura del 55% delle emissioni. Appare quindi cruciale l'adesione della Russia che ha dato ufficiose assicurazioni. A fine settembre si terrà a Mosca la Conferenza mondiale sul Cambiamento climatico e si suppone che quella sarà la sede per un annuncio formale da parte del presidente Putin. Dopo che il protocollo satrà diventato legge internazionale partirà il programma MOP (Meeting of the Parties, incontro dei paesi aderenti al protocollo di Kyoto) per negoziare la messa in atto del programma previsto. Il segretariato dell'ONU sul Cambiamento climatico incontra difficoltà nel finanziamento del MOP all'interno del più vasto programma della COP (Conferenza delle Parti sul Cambiamento climatico): gli Stati Uniti infatti non solo non aderiscono al protocollo ma non intendono essere coinvolti nel MOP mediante i contributi da loro versati per il programma della COP a cui essi partecipano.

La nona Conferenza (COP9) si terrà a Milano in dicembre. La Glam partecipa, tramite Antonella Visintin, alla preparazione del programma ecumenico promosso dal CEC (che da tempo segue il Cambiamento climatico con un suo staff, vedi il documento "Solidarietà con le vittime del Cambiamento Climatico" tradotto e segnalato a suo tempo in glam21) con cui il CEC parteciperà alla COP9.

Notizie sconfortanti per ciò che riguarda le emissioni di GS. La meta del mantenimento delle emissioni allo stesso livello del 1990 per il 2000 da parte dei paesi sviluppati non è stata raggiunta, anzi. C'era stata una diminuzione del 3% all'inizio, ma ciò era conseguenza del crollo verticale della produzione nei paesi dell'Est, le cui emissioni erano diminuiite del 37%. In realtà le emissioni dei paesi altamente industrializzati sono cresciute dell'8% nel decennio. L'UE nel suo insieme è calata del 3,5% (al suo interno si va da diminuzioni del 19 a aumenti del 35%). Forti aumenti nel paesi altamente industrializzati: Giappone 11, USA 14, Australia 18, Canada 20%. Per il decennio 2000-2010 le previsioni sono pessime: per i paesi altamente industrializzati si potrebbe arrivare ad aumenti anche del 17%. Considerando insieme anche il paesi in transizione (centro e est Europa) che hanno ripreso ad aumentare rispetto alla crisi degli anni 90, si possono prevedere incrementi del 10%.

Ma qualcosa si muove all'interno del mondo occidentale. Piccoli segnali di un disagio che è soffocato dalle grandi multinazionali del petrolio, ma che comincia a farsi sentire. In Canada Kairos Canada, una coalizione ecumenica per la giustizia e l'ecologia, ha proposto una risoluzione, tramite azionisti membri di chiesa, all'assemblea annuale della Imperial Oil (di cui è proprietaria al 70% la EXXon/Mobil USA). La risoluzione chiedeva che la Compagnia preparasse un rapporto sulla sua responsabilità finanziaria in merito al cambiamento climatico e alla necessità della riduzione dei GS. Naturalmente la Exxon/Mobil ha votato contro; ma del restante 30% di azionisti un terzo ha sostenuto la risoluzione di Kairos Canada, un'adesione oltremodo significativa per una proposta che venga bocciata dall'azionista di maggioranza. All'assemblea annuale della stessa Exxon/Mobil, negli Statio Uniti, un significativo 21% ha sostenuto la richiesta che la Compagnia riferisse sulla crescente richiesta di sviluppare fonti rinnovabili di energia; e questo malgrado una pesante campagna promossa dalla Compagnia per persuadere il pubblico e gli azionisti che l'aumento della temperatura a livello planetario non è un problema. Un altro 22% nella stessa assemblea ha sostenuto la richiesta di un rapporto sui rischi e le strategie connesse al cambiamento climatico. Le due richieste erano state proposte da gruppi cattolici e dal Fondo pensionistico dei pompieri di New York. Non sono solo le chiese infatti che si muovono su questo terreno. Diversi Fondi pensionistici hanno evidenziato infatti la responsabilità potenziale delle compagnie connessa alla mancata azione per far fronte al cambiamento climatico e hanno dichiarato che appoggeranno risoluzioni di azionisiti che chiedano rapporti sulle emissioni di GS e piani di azione sul problema del cambiamento climatico. Al di là di questi episodi, comincia a crescere la preoccupazione di governi, grandi managers, investitori internazionali, per il fatto che il cambiamento climatico potrebbe comportare conseguenze negative sullo sviluppo sociale, la crescita economica, il costo delle strutture delle compagnie e le valutazioni sul mercato azionario. Si prevede infatti che le responsabilità finanziarie del cambiamento climatico ricadranno sulle compagnie che trattano i combustibili fossili. Queste compagnie dovranno affrontare alcuni dei seguenti problemi:

- un incremento della pressione tesa a regolamentare più rigidamente le emissioni di GS;

- un abbandono da parte del mercato di carburanti ad alta emissione di GS;

- un danno per l'immagine e il marchio qualora le compagnie siano identificate come elementi frenanti nell'ambito del problema della riduzione delle emissioni.

Il sonno comincia ad essere agitato, ma è pur sempre sonno. Come sarà il risveglio?

 

LA VERGOGNA DI ESSERE ITALIANO

 

Questo è ciò che in questi giorni si prova, maggiormente di prima, di fronte all'impunità per legge del capo del governo. Oltre a provar vergogna cosa possiamo fare? Possiamo partecipare alla campagna di boicottaggio connessa al conflitto di interessi di Berlusconi. Il CoRe (Consumo responsabile) ha lanciato questa campagna di cui hanno parlato alcuni giornali di sinistra, Manifesto, Unità, e riviste come Carta, AltrEconomia, ecc. Si tratta di NON consumare prodotti di aziende che fanno pubblicità sulle reti Mediaset, facendoglielo sapere. Partecipano a questa campagna organizzazioni di consumatori a cui fanno capo 250.000 persone e relative famiglie. Partecipa anche tu: tutte le informazioni collegandosi al sito www.consumoresponsabile.it Per non rendere troppo difficoltoso il boicottaggio l'azione è diretta per ora nei confronti di 5 aziende e relativi marchi:

Gruppo Unilever: Findus, Algida;

Gruppo Ferrero: Ferrero, Kinder;

Gruppo Bolton: Rio mare, Neutro Roberts;

Gruppo Barilla: Barilla, Mulino bianco

Gruppo Nestlé: Nestlé, Motta, Buitoni.

E' poco, ma partecipando ci si sente appena un pochino meno sporchi.

 

SALVIAMO LA PAGINA SULLE RELIGIONI

 

L'Unità pubblica, sempre più saltuariamente, la pagina del giovedì sulle religioni. Un raro caso di pluralismo nel paese in cui gli esperti di religioni si chiamano vaticanisti, una pagina che ha dato spazio a evangelici e ortodossi, ebrei e islamici, con informazioni e interventi diretti. Ora, segnala Paolo Naso, la pagina rischia di essere del tutto soppressa. Che l'Unità sia o meno il nostro giornale, siamo invitati a scrivere al direttore (direttore@...) qualche riga di cortese richiesta perché nel clima sempre più soffocante, questa finestra non sia chiusa privandoci dell'aria fresca che faceva entrare. E' utile mandare la lettera per conoscenza al responsabile della pagina, Roberto Monteforte (r.monteforte@...).

 

Anche volendo, nel periodo estivo non potrei raggiungervi, non avendo con me l'indirizzario.

Buona estate dunque e a risentirci.

Franco Giampiccoli

 

Caro Franco,

nel ringraziarTi per il lavoro fatto quest’anno gli iscritti a questa ML (che sono di numero ben superiori a quelli che si vedono in chiaro su Yahoo.it, per via degli indirizzi elettronici non registrati, al fine di evitare il c.d. spam indesiderato) ti saranno grati se vorrai dedicare a noi ancora 10 minuti, per notiziarci in merito al tuo libro, pubblicato recentemente dalla Claudiana.

Insistiamo perché pensiamo onestamente di non chiedere la luna o il petrolio iracheno.

In ogni caso buone vacanze; qui teniamo comunque aperto per ferie, ma possiamo – per chi lo desidera – sospendere ogni singolo indirizzo, senza annullare l’iscrizione,  dall’invio di messaggi, attivando la funzione operativa di visione degli stessi solo su web.

Il cammino fino ad ora si è mostrato ricco di frutti di primavera. Raccogliamo ovviamente l’appello per l’Unità.

Buona estate !

MB & C.

 

 

 

MYANMAR: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE IL RILASCIO IMMEDIATO DI AUNG SAN SUU KYI

 

Amnesty International ha appreso con preoccupazione la notizia che Aung San Suu Kyi si trova agli arresti nella prigione di Insein, sulla

base della Sezione 10(a) della Legge sulla protezione dello Stato del 1975.

 

Ribadiamo con forza la nostra richiesta alle autorita’ di Myanmar di rilasciare immediatamente e senza condizioni Aung San Suu Kyi” –

ha dichiarato Paolo Pobbiati, coordinatore Myanmar della Sezione Italiana di Amnesty International. “Chiediamo inoltre al Consiglio di

Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc) di rilasciare U Tin Oo, vicepresidente della Lega nazionale per la democrazia e almeno 130

persone che dovrebbero essere a loro volta in stato d’arresto, a seguito degli episodi del 30 maggio, solo a causa delle loro pacifiche

attivita’ politiche”.

 

Nonostante lo Spdc abbia dichiarato che Aung San Suu Kyi e’ trattenuta a tutela della sua incolumita’, la dirigente politica e premio

Nobel per la pace si trova in realta’ agli arresti sulla base di disposizioni che negano i fondamentali diritti umani e la considerano

una minaccia alla sovranita’ e alla sicurezza dello Stato” – ha denunciato Pobbiati.

 

Amnesty International e’ particolarmente preoccupata per il fatto che Aung San Suu Kui si trovi agli arresti sulla base di una legge che

permette fino a un anno di detenzione arbitraria, senza accusa ne’ processo e senza possibilita’ di assistenza legale o di revisione

giudiziaria, sulla base di un’ordinanza del potere esecutivo rinnovabile per un massimo di cinque anni.

 

“Tutti i detenuti, compresa Aung San Suu Kyi, devono avere immediatamente accesso ad avvocati, familiari e cure mediche” – ha

ribadito Pobbiati, il quale ha aggiunto che Amnesty International non si sente affatto rassicurata dalle dichiarazioni delle autorita’, secondo le quali i detenuti saranno rilasciati “al momento opportuno”.

 

 

NUOVO RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULL’IRAQ: I DIRITTI UMANI, ALLA BASE DELLA RICOSTRUZIONE DEL PAESE

 

Amman – Alla vigilia di una importante conferenza del Forum economico mondiale, in cui si discuterà del futuro e della ricostruzione dell’Iraq, Amnesty International ha espresso la propria preoccupazione per l’attuale situazione dei diritti umani nel paese: “Il rispetto per i diritti umani dev’essere la condizione essenziale perché in Iraq vi siano sicurezza, pace e libertà” – si legge in apertura del rapporto.

 

I componenti di una delegazione di Amnesty International di ritorno dall’Iraq hanno riferito che le potenze occupanti – Stati Uniti e Regno

Unito – non stanno adempiendo alle loro responsabilità di assicurare la ìsicurezza e il benessere della popolazione irachena. Inoltre, le potenze occupanti continuano a tenere agli arresti oltre 2000 iracheni presso aeroporti e altri centri di custodia, senza consentire loro di incontrare parenti e avvocati e di contestare sul piano giudiziario la propria detenzione.

 

“La famigerata prigione di Abu Ghraib, centro di tortura e di esecuzioni di massa sotto il regime di Saddam Hussein, rimane ancora tagliata fuori dal mondo esterno. Il 13 giugno i detenuti hanno effettuato una protesta contro la propria detenzione a tempo indeterminato e senza processo. Le truppe delle potenze occupanti hanno reagito uccidendo una persona e ferendone altre sette” – ha dichiarato Abdel Salam Sidahmed, vicedirettore del programma Medio Oriente di Amnesty International, al termine della sua visita in Iraq.

 

Nel suo rapporto, A vantaggio di chi? I diritti umani e il processo di ricostruzione economica in Iraq, Amnesty International afferma che

“l’obiettivo della ricostruzione dev’essere quello di assicurare l’effettiva protezione e realizzazione di tutti i diritti umani per tutti gli iracheni. La ricostruzione avrà successo solo se i diritti umani saranno al centro di questo processo”. Il rapporto rivolge numerose preoccupazioni alle potenze occupanti e alle imprese private che stanno premendo per entrare o investire in Iraq.

 

La risoluzione 1483, adottata il 22 maggio dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha abolito il prolungato regime delle sanzioni e ha stabilito un quadro di riferimento internazionale per il processo di ricostruzione. Tuttavia, il Fondo di sviluppo menzionato nella risoluzione, dove saranno versati i proventi derivanti dalla vendita del petrolio, rimane sotto il chiaro controllo delle potenze occupanti, e persino l’Organismo “indipendente”, che ha il compito di supervisionare le spese del Fondo, non è chiamato direttamente a rispondere a livello internazionale.

 

“Senza un meccanismo di controllo internazionale, non vi è alcuna assicurazione che questi organismi orientino gli sforzi della ricostruzione verso la protezione dei diritti umani o che almeno assicurino che i progetti di sviluppo non finiscano per causare abusi dei diritti umani” – ha dichiarato Umberto Musumeci, responsabile Diritti economici e sociali della Sezione Italiana di Amnesty International.

 

All’interno delle forze della coalizione, prima della guerra, si è parlato a lungo dei diritti umani della popolazione irachena. “Se quelle erano parole sincere, ora gli Stati Uniti e il Regno Unito dovrebbero affermare chiaramente che i progetti riguardanti la protezione dei diritti umani avranno priorità nel processo di ricostruzione” – ha aggiunto Musumeci.

“Le potenze occupanti dovrebbero inoltre impegnarsi a riferire, nei loro rapporti al Consiglio di Sicurezza, sul modo in cui i finanziamenti erogati dal Fondo di sviluppo rafforzeranno la protezione dei diritti umani”.

 

La conferenza del Fondo economico mondiale viene presentata come uno sguardo rivolto al futuro dell’Iraq. “È davvero sconcertante che i diritti umani non siano neanche menzionati nelle otto fitte pagine di agenda dei lavori” – ha lamentato David Petrasek, direttore del programma sulle politiche e sulla valutazione di Amnesty International. “Saremo presenti alla riunione per ribadire che non può esservi alcuna ricostruzione se non sarà basata sul ripristino della legalità, sull’eguaglianza e sul  rispetto di tutti i diritti umani di tutti gli iracheni. Perché la ricostruzione abbia successo, dovrà inoltre esservi giustizia per le centinaia di migliaia di vittime delle passate violazioni dei diritti umani in Iraq”.

 

“La ricostruzione non è solo una mera questione economica” – ha sottolineato Musumeci. “Soprattutto in un contesto di occupazione, il

processo di ricostruzione è destinato ad avere un enorme impatto su aspetti politici e sociali e ovviamente sui diritti umani. Per questo, deve essere assicurata giustizia per i passati abusi ma vi è bisogno di giustizia sociale nel futuro”.

 

Il rapporto di Amnesty International solleva dubbi sulla mancanza di trasparenza nell’assegnazione degli appalti e nel processo di ricostruzione, sottolineando come la mancanza di informazioni stia negando agli iracheni il loro diritto a prendere parte al processo decisionale su importanti questioni, come la ricostruzione del sistema giudiziario, la riorganizzazione delle forze di polizia, il sistema educativo e quello sanitario.

 

L’attuale situazione in Iraq mostra come le potenze occupanti non stiano venendo incontro ai bisogni di sicurezza della popolazione irachena.

Centinaia di migliaia di famiglie stanno lottando per arrivare alla fine della giornata, senza pensione né stipendio. In questa situazione, la gente è sempre più frustrata e non sa a chi rivolgersi per esprimere preoccupazioni e proteste. È quasi impossibile scoprire i nomi dei dirigenti che sono a capo degli uffici governativi, che ruotano in continuazione, e sembra non vi sia alcun sistema di comunicazioni regolari tra l’Ufficio dell’autorità provvisoria della coalizione e la popolazione irachena.

 

“Le potenze occupanti devono prendere un esplicito impegno a coinvolgere gli iracheni nelle decisioni riguardanti la ricostruzione. Gli iracheni stessi, possibilmente attraverso istituzioni rappresentative, dovrebbero prendere decisioni sulla ricostruzione, sugli investimenti esteri e sulla vendita dei beni dello Stato” – ha aggiunto Musumeci. “Anche le donne devono essere coinvolte pienamente nel processo di ricostruzione: è una condizione necessaria per una pacifica ed efficace ricostruzione dell’Iraq”.

 

Il rapporto di Amnesty International rivolge numerose osservazioni alle imprese private e richiama la necessità che il loro comportamento non indebolisca gli sforzi per il ripristino della legalità attraverso incentivi alla corruzione. L’organizzazione per i diritti umani chiede alle imprese di considerare la propria condotta alla luce della nuova serie di principi sui diritti umani, sviluppati dalle Nazioni Unite con speciale riferimento al mondo degli affari, e di evitare quei trasferimenti arbitrari di popolazioni che spesso i progetti relativi a grandi infrastrutture possono provocare. Il rapporto, infine, sollecita le imprese a osservare le norme sulla sicurezza

riconosciute a livello internazionale, con particolare riferimento all’impiego e alla formazione degli addetti alla sicurezza, nonché ad evitare ogni forma di discriminazione nell’assunzione di manodopera irachena.

 

“Se le riforme per proteggere i diritti umani non saranno pienamente integrate nella ricostruzione, sarà stato perpetrato un tradimento ai danni della popolazione irachena” – ha concluso Musumeci.

 

DOMANDA : Cosa fanno le Acli e la Compagnia delle Opere in Iraq?

Ma gli interrogativi aumentano a ben vedere, in relazione soprattutto a seguito di quelle “nuove alleanze” in seno al cattolicesimo nostrano.

 

 

 

VERTICE DI SALONICCO: STUDIO E LETTERA APERTA DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA POLITICA DELL’UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI ASILO

 

 

In occasione del vertice dell’Unione Europea di Salonicco, nel corso del quale verranno valutate le proposte del Regno Unito e della

Commissione Europea per esaminare le richieste di asilo politico al di fuori del territorio comunitario, Amnesty International ha presentato uno studio  di 40 pagine (*) sulle principali questioni legali e politiche connesse a tali proposte, sottolineando come esse siano

“illegali e impraticabili”.

 

Al vertice di Salonicco si decideranno inoltre le future priorita’ deSistema comune europeo in materia di asilo. Per questo motivo,

Amnesty International ha anche diffuso una lettera aperta (*) nella quale critica i Quindici per la mancanza di visione, il pensiero a

breve termine e la strabordante enfasi sul controllo e la repressione che caratterizzano l’atteggiamento dell’Unione Europea in materia di

asilo politico.

 

L’analisi di Amnesty International sulle proposte avanzate da Regno Unito, Commissione Europea e Alto Commissariato delle Nazioni

Unite sui Rifugiati per esaminare in sede extra-territoriale le domande di asilo politico, evidenzia una serie di carenze sul piano

legale e si chiede se davvero queste proposte costituiscano una visione genuina e basata sui principi di divisione degli oneri e delle

responsabilita’. Queste proposte, sottolinea Amnesty International, potrebbero di fatto favorire l’immigrazione illegale piuttosto che

limitarla.

 

Nel suo studio, Amnesty International afferma: “Forse l’aspetto piu’ grave, comune a queste proposte, e’ che non viene presa in considerazione la loro legalita’ rispetto non solo alla Convenzione del 1951 sui rifugiati ma anche ad altri standard del diritto

internazionale in materia di asilo politico”. 

 

“L’analisi di Amnesty International dimostra che e’ giunto davvero il momento, per i leader europei presenti al vertice di Salonicco, di un

fondamentale ripensamento su cosa stanno facendo in tema di asilo politico” – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione Europea. “Invece di una risposta organizzata alle stringenti questioni che determinano l’afflusso dei richiedenti asilo in Europa, gli esponenti politici si aggrappano a soluzioni ad hoc e di corto respiro che vengono approvate frettolosamente senza una adeguata attenzione agli standard internazionali in materia di diritti umani e di rifugiati”.

 

 

 

“Finora, gli sviluppi nella politica comune dell’Unione Europea in materia di asilo politico hanno mostrato una mancanza di pensiero

strategico, un’assenza di prospettive a lungo termine e una dominante enfasi sulla necessita’ di tenere le persone alla larga, anziche’ proteggere quelle piu’ vulnerabili e contribuire a trovare salvezza e soluzioni durature per i rifugiati. Non solo siamo di fronte

a un’enfasi errata, ma questo approccio difensivo che punta tutto sul controllo semplicemente non funziona” – ha aggiunto Oosting.

 

“Speriamo che questo vertice produca una piu’ matura visione per la politica comune europea in materia di asilo rispetto a quanto visto

fino ad ora. Piuttosto che esplorare i modi per rilanciare la palla fuori dall’Europa e verso i paesi piu’ poveri e piu’ vulnerabili, l’Unione

Europea deve accettare la propria responsabilita’ come un attore decisivo nel sistema internazionale di protezione dei rifugiati” – ha

commentato Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

 

Le raccomandazioni di Amnesty International ai capi di Stato e di governo che parteciperanno al vertice di Salonicco sono le seguenti:

- individuare una direzione chiara e inequivoca per lo sviluppo di strategie in tema di protezione piuttosto che consentire che la

preoccupazione per i propri interessi domini il modo in cui rispondere ai movimenti di persone verso l’Europa;

- sviluppare un approccio coerente che assicuri adeguata protezione ai rifugiati e sostegno alle loro esigenze umanitarie anziche’ esplorare i modi per trasferire la responsabilita’ a Stati vulnerabili;

- in particolare, evitare ogni impegno finanziario che permetta l’attuazione di controverse proposte per istituire centri di transito nei

quali prendere in considerazione le domande di asilo politico.

 

(*) Entrambi i testi si trovano su www.amnesty-eu.org

 

 

 

 

 

 

*** Under the Sky ***

 

Sta per esordire Sky Italia, nuovo nome di Stream e Telepiù, le tv a pagamento, che hanno un nuovo padrone: l'imperatore dei media mondiali Rupert Murdoch. Uno al cui confronto Berlusconi sembra un nano. E che infatti già annuncia che 900 posti di lavoro, tra Stream e "indotto", sono in pericolo a Roma. Le nostre pagine di Carta Città raccontano quel che ne pensano i lavoratori, per la gran parte tanto precari che il referendum sull'articolo 18 lo hanno perso prima ancora che si facesse. http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/22/sommario.htm

 

 

 

 

 

Da AdN avventista:

 

Kenya – Iniziative in favore delle giovani masai
Ancora oggi, per molte giovani donne masai, i diritti umani fondamentali continuano a essere messi in ombra dalle credenze e dalle pratiche tradizionali che lasciano molte di loro senza istruzione e costrette a un matrimonio precoce, a volte anche all’età di sette anni.
Questo stile di vita delle giovani ragazze masai ha spinto un gruppo di donne
avventiste del 7° giorno, appartenenti al NewLife Church Women's Ministry di Nairobi, a dare inizio al Centro di riabilitazione e d’istruzione di Kajiado. Inaugurato nel 2000, il centro offre asilo, istruzione e amicizia.
Le ragazze, dai sei ai dodici anni, provengono da situazioni familiari diverse, ma i fattori comuni sono l’estrema povertà e il matrimonio forzato. Alcune di esse hanno subito abusi sessuali.
“Quando arrivano qui, alcune non hanno mai visto un letto. Dobbiamo insegnare loro a rifarsi il letto, a l
avarsi, a vestirsi, perché nelle loro case non usano indumenti o al massimo indossano un lenzuolo”, rivela Jacinta Loki, direttrice del centro.
Oggi, il centro di Kajiado, che all’apertura,
avvenuta nel 2000, ospitava 15 ragazze, ospita 61 giovanette masai che vengono seguite da uno staff composto da quattro insegnanti-tutrici. Buona parte delle ragazze, vittime dei matrimoni precoci, vive proprio nel centro che è diventata la loro nuova casa. Resteranno fino al diploma. Il centro, dove esiste una scuola elementare con un corso di studi di quattro anni, ha bisogno di insegnanti per poter inserire corsi di studi più elevati. Alle ragazze si insegna a leggere, a scrivere e a conoscere Dio; possono giocare nel giardino, cantare e, pian piano, imparano a gioire della ritrovata libertà.
“All’inizio, quando arrivano qui, sono molto timide, perché nella cultura masai la donna non ha diritti. Allora cerchiamo di parlare, di dare loro dei consigli, cerchiamo di socializzare, di giocare, fare qualche l
avoro insieme… Ora sono libere di discutere e di dire tutto quello che vogliono, soprattutto se c’è qualcosa che non va bene. Sono libere. A confronto della loro esperienza precedente a casa, qui sono felici perché sanno che mangeranno tre volte al giorno come ogni altro bambino normale. Poi avranno vestiti e istruzione”, spiega Loki.
È raro che un padre vada a visitare la figlia presso il centro. Nella cultura masai le donne non hanno un gran valore nella società. Diverse madri hanno cercato di riportare le figlie a casa, questo è stato un momento difficile per lo staff. Molte sono però le madri contente di vedere come sono diventate le proprie figlie.
Il centro combatte anche contro le mutilazioni ai genitali femminili (Fgc). Quando una bambina masai compie sette anni viene circoncisa e si ritiene che sia grande abbastanza per il matrimonio. “Per combattere questa pratica cerchiamo di parlare con i genitori delle ragazze e pian piano alcuni di loro hanno cominciato a capire che anche il governo è contrario all’Fgc. La cosa più importante però è istruire le ragazze”, ha aggiunto Loki.
Il Centro di riabilitazione e istruzione di Kajiado riceve contributi individuali, assegnamenti della chiesa e da World Servants International, un’organizzazione cristiana non governativa.
La direttrice aggiunge che l’aiuto maggiore viene dalla chiesa stessa e che ogni ragazza ha nella chiesa una mamma “adottiva”, un membro di chiesa a Karengata o del NewLife Church a Nairobi. Esse visitano le loro “figlie” una volta al mese.
Il centro ha aiutato dozzine di ragazze ed è diventato una fonte di speranza per molte donne masai.
da Ann

 

 

Papua Nuova Guinea – La Chiesa avventista in prima linea per il processo di pace
Un gruppo delle Nazioni Unite (Onu), che si occupa del controllo della pace, ha affidato alla Chiesa Avventista del 7° Giorno il compito di raggiungere i membri delle comunità e dei vari clan che continuano a mostrare ostilità gli uni contro gli altri nonostante la dichiarazione di pace firmata nel gennaio del 1998. I membri di chiesa saranno coinvolti in incontri personali e di gruppo, usando approcci culturali che possano far sviluppare il movimento di pace.
È un’importante responsabilità per la Chiesa, dato che i gruppi Onu di controllo della pace pensano di lasciare l’isola alla fine di luglio, mentre il resto dello staff Onu partirà alla fine dell’anno.
“Ci è stato chiesto di essere in prima linea nel condurre il l
avoro per far progredire il processo di pace”, ha affermato il past. Richard Rikis, presidente della Chiesa nell’isola di Bougainville, situata nel Pacifico del sud e che è dilaniata dalla guerra.
Il conflitto è iniziato alla fine degli anni Ottanta per le rivendicazioni di retribuzione da parte dei proprietari terrieri contro i proprietari della miniera d’oro e di rame di Panguna, ora smantellata. È una delle miniere più grandi del mondo e ha portato grossi profitti a Boungainville, che fa parte della provincia delle Salomons settentrionali della Nuova Guinea.
Uno dei motivi per i quali la Chiesa
avventista è stata scelta sta nel fatto che è l’unica Chiesa a essere stata organizzata durante i dieci anni di guerra civile. La Chiesa ha operato in modo imparziale durante la guerra incontrando entrambe le parti. Il capo dei ribelli, Francis Ona, ha comunicato con i responsabili di chiesa in varie occasioni. “Ona è stato l’uomo che ci ha dato il permesso di andare avanti e aiutare la maggior parte delle persone che vivono nella parte interna dell’isola. Durante l’ultimo incontro, ha ringraziato i membri avventisti che hanno pregato per l’isola durante il conflitto e ha chiesto il loro perdono”, ha affermato Rikis.
All’epoca del conflitto un pastore
avventista e diversi membri hanno perso la vita.
Tanti membri di chiesa
avventisti sono stati coinvolti nel conflitto, soprattutto giovani, molti dei quali sono ritornati in chiesa e lavorano con impegno perché anche gli altri ritornino. Anche alcuni dirigenti, durante il conflitto, hanno lasciato la Chiesa per guidare le truppe nella battaglia. Ora stanno capeggiando una nuova offensiva. “Abbiamo utilizzato alcuni di questi ex capi o, come li chiamiamo noi, ex combattenti. Essi sono nella Chiesa e ora conducono l’opera dei laici all’interno della Chiesa avventista”, afferma ancora Rikis, il quale ha fiducia che gli sforzi della Chiesa avventista aiuteranno a portare la pace nell’isola.
da Ann


 Olanda – Il caffè evangelistico attira i giovani
In un paese dove i metodi evangelistici tradizionali non danno frutto, i dirigenti della chiesa
avventista olandese hanno cercato nuovi modi per raggiungere la società.
Uni&K” (unico) è un caffè evangelistico organizzato dalla chiesa con i giovani di Utrecht
avendo in mente un centro educativo e commerciale. Nel locale si incontrano due piccoli gruppi, viene condotto un servizio di culto settimanale e un servizio di culto mensile il venerdì sera.
Sebbene organizzi le riunioni di culto in maniera diversa, Uni&K affronta le sfide tradizionali.
Il chiesa-caffè ha
avuto inizio in risposta al cambiamento dei bisogni della società post-cristiana avvenuto in tutto il continente; un cambiamento ufficialmente riconosciuto. Secondo il sito internet del Ministero degli Esteri olandese: “L’influenza delle chiese cristiane in Olanda è in declino dagli anni cinquanta. …ne è risultata la secolarizzazione dei protestanti e dei cattolici. La maggioranza della popolazione olandese non appartiene più a nessuna chiesa…”.
In Olanda ci sono 4.352 cristiani
avventisti del 7° giorno e 50 comunità.
da Ann

 

 

 


#248 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Ven 20 Giu 2003 8:39 pm
Oggetto: Alla ricerca delle pecore "nere"....
mauriziobenazzi
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Ultime dal sito ISRAELE.NET

Per tutti coloro che non visitano quotidianamente il sito www.israele.net:

…..

 

A fianco della popolazione iraniana
Da un editoriale del Jerusalem Post
Gli iraniani si stanno battendo per la loro propria liberta'. Ma la posta in gioco della loro battaglia riguarda il mondo intero...
http://www.israele.net/analisi/17063jem.html

 

….

 

……

 

 

 

 

Risposta dalla sardegna dalla signora Alma Cocco [almacocco@...]

 

ATTENTI AI BUONI

 

Cari amici,

dopo mesi di silenzio, vi porgo questa bellissima nota di Mario Giordano scritta in merito ai recenti avvenimenti in Iran. E' una nota che non ha bisogno di alcun commento, ma solo di riflessione, e che vi chiedo di diffondere tra i vostri amici e conoscenti   

A tutti, buone vacanze.

Alma

 

MA I PACIFISTI NON SI VEDONO

di Mario Giordano

 

 

Attenti ai buoni. Attenti a coloro che vi hanno chiesto di esporre la bandiera dellla pace alla finestra. Attenti perché adesso non ve lo chiedono più.

Eppure in Iran si sta giocando una partita che dovrebbe farci saltarte sulle sedie. Migliaia di giovani in piazza che chiedono libertà. E un regime di ayatollah che risponde con le armi. Ragazzi feriti, ragazzi arrestati. Quasi una nuova Tienanmen.

Ragazzi che attraverso le e-mail gridano il loro dolore come Paya, 13 anni, colpito violentemente durante una manifestazione, come Sharokh che racconta di una ragazza picchiata a morte. Ragazzi che chiedono la libertà. Come Yanic, 18 anni: "Lottiamo per il nostro diritto di vivere liberi. Veniteci ad aiutare".

Ma l'appello di Yanic qui in Italia cade nel silenzio. E cadono nel silenzio il sangue di Paya, la violenza sulle ragazze. Cadono nel silenzio le e-mail. Nessun corteo, nessuna indignazione, nessuna bandiera che sventola. Nessun cuore che s'infiamma.

E allora attenti ai buoni. Attenti a coloro che vi hanno dato la bandiera della pace, attenti a quelli che vi hanno venduto la bandiera della pace. Attenti a quelli che vi hanno portato in corteo. Attenti a quelli che vi hanno infiammato i cuori. Attenti a quelli che tanto hanno alzato la voce nei mesi passati gridando contro le ingiustizie. Attenti perché adesso tacciono. E io non rieco a capire perché.

(fonte: Il Giornale, 19 giugno 2003) 

 

 

 

Commento: Si rende noto che la signora Alma Cocco ha abbandonato la lista di O.E. da molte settimane: i suoi pesanti attacchi contro la politica francese al servizio di presunti interessi politici islamici ha ricevuto in questi giorni una secca smentita. Riusciamo forse a immaginare perché scrive così…

 


#247 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Ven 20 Giu 2003 12:00 pm
Oggetto: La pecora "nera" ...
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Campagna di informazione sulle pecore nere evangeliche...

Notizie su Israele


Che cosa c'è che non va nell'ufficio di Primo Ministro d'Israele, che
trasforma impavidi generali in meduse prive di spina dorsale?


Notizie su Israele - 2003

Le notizie provenienti da Israele si fanno sempre più preoccupanti e
purtroppo in Italia l'attenzione è abbastanza scarsa e superficiale.
Le informazioni che compaiono sulla stampa nazionale sono quasi
sempre faziose e certamente non contribuiscono a dare un quadro
realistico della situazione. Senza avere particolari pretese, queste
pagine si propongono di diffondere delle notizie su Israele che
possano essere di stimolo alla riflessione e alla preghiera.



ecc. ecc. ecc.


Per ulteriori informazioni vistare il sito www.ilvangelo.org

.............................................................

19/06/2003- Altre notizie

Appello "in musica" contro l'incivile pratica dell'abbandono estivo
di animali, che nel 2002, secondo le stime della LAV, ha riguardato
100.000 cani e 50.000 gatti: a lanciarlo è Luca Ferrari, nuovo
sensibile interprete della canzone d'autore italiana e da sempre
grande sostenitore della LAV, che questo pomeriggio (ore 18) presenta
a Roma, presso Messaggerie Musicali (Via del Corso 472), il suo nuovo
CD "L'età del vento". All'interno dell'album è contenuto il
brano "Cane di Fiumicino", valorizzato anche da un videoclip,
ispirato proprio dalla storia di un cane abbandonato e adottato dal
cantante. Parte del ricavato della vendita del CD sarà devoluto alla
LAV, a sostegno della campagna contro il randagismo.

All'anteprima del CD di Luca Ferrari, la LAV ha presentato le nuove
campagne stampa contro il randagismo con l'appello rivolto ai
cittadini ad "abbandonare solo la città".

"Gli abbandoni in realtà si verificano tutto l'anno e le punte
massime non si registrano solo in estate, circa il 25%, ma sono
perfino superiori nel periodo di apertura della caccia con oltre il
30% degli abbandoni di cani - ha dichiarato Elisa D'Alessio,
responsabile LAV per il settore Randagismo - i cacciatori "provano i
cani", quindi se non "bravi" li abbandonano dopo le prime giornate di
caccia. Il numero di cani da caccia nei canili e l'aumento di questi
proprio da settembre in poi conferma questa barbara usanza,
soprattutto nel centro Italia. Allarmante il dato sulla mortalità dei
cani abbandonati, che raggiunge l'80%".

La LAV ricorda che il recente Decreto della Presidenza del Consiglio
dei Ministri (DPCM) che ha recepito l'Accordo Stato-Regioni -
proposto dal ministro della Salute Sirchia - sul benessere degli
animali da compagnia (febbraio scorso), invita le Regioni ad
introdurre il microchip come sistema unico per identificare i cani,
con la creazione di una banca dati informatizzata presso il Ministero
della Salute. Ministero della Salute e Regioni entro 120 giorni da
questo Accordo, ora DPCM, devono concordare le modalità tecniche ed
operative di esecuzione del sistema informatico: un importante
impegno in scadenza, a cui la LAV chiede di dare la massima priorità
anche come forma di prevenzione del fenomeno del randagismo.

Il Ministero della Salute in una tabella del 2001, con dati misti
1999/2000, dichiara una popolazione di 816.610 cani randagi e
1.290.692 gatti randagi. Secondo le stime della LAV a livello
nazionale, i cani detenuti in canili di vario genere sono oltre
1.600.000.

Gli abbandoni in autostrada sono meno frequenti di un tempo: nei
primi due anni del 2000 si è registrata, rispetto al decennio
precedente, una diminuzione del 70%. Cani e gatti vengono abbandonati
da altre parti, ad esempio davanti ai canili, nei centri cittadini e
in prossimità dei luoghi di villeggiatura.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione e le normative che
stabiliscono che l'abbandono di un animale è un reato - articolo 727
del Codice Penale di cui è attesa la riforma con il Disegno di legge
n.1930 in Commissione Giustizia del Senato – il fenomeno resta grave
sia per il numero di animali coinvolti e per l'elevata mortalità, sia
perché sul loro abbandono si è innestato un giro d'affari che nel
2002 ha sfiorato i 300 milioni di euro (fonte: Rapporto Zoomafia 2003
della LAV). Alcuni privati, infatti, hanno costruito la loro fortuna
grazie a convenzioni miliardarie con amministrazioni locali
compiacenti, spesso aggiudicate con gare d'appalto al ribasso d'asta,
alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager
dove è impedito l'accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno
mai.

Abbandonate solo la città

Per approfondimenti:
randagismo della sezione Le nostre campagne dal sito www.infolav.org

#246 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 18 Giu 2003 8:06 pm
Oggetto: Il commento del Comitato promotore del referendum: 10.800.000 voti per il SI'
mauriziobenazzi
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REFERENDUM ARTICOLO 18

IL QUORUM NON È STATO RAGGIUNTO – 25,6% – L’86,7% HA VOTATO SI

 

Non è stato raggiunto il quorum per rendere valido il referendum per estendere l’articolo 18 alle imprese sotto i 15 dipendenti. Un risultato reso più negativo dalla bassissima percentuale di partecipazione al voto (25,6%)  e che non si può attribuire solo alla data catastrofica (scuole chiuse, caldo torrido – l’ultimo referendum si votò il 21 maggio), all’oscuramento televisivo (il più massiccio dell’era televisiva), allo schieramento astensionista (da Fassino a Berlusconi, D’Amato, Fini e Bossi) pari a oltre il 90% dello schieramento politico.

Il referendum che doveva essere dei cittadini è rimasto dei partiti e la discussione a cui i cittadini potevano partecipare (attraverso giornali e tv) riguardava esclusivamente problemi di rapporti tra maggioranza e opposizione e tra un pezzo e l’altro dell’opposizione e non il merito della questione posto dal referendum. In questo modo non si è creato un vasto movimento sociale che ne facesse, com’era, una battaglia di giustizia e di uguaglianza, quindi una battaglia di civiltà e insieme un’occasione per fermare la precarizzazione del lavoro e impedire l’attacco all’articolo 18 per chi ce l’ha ancora.

Ma 10.800.000 cittadini hanno votato SI all’estensione dei diritti nel lavoro (l’86,7% del totale dei votanti).

Questo dato è molto importante perché indica prima di tutto che il raggiungimento del quorum avrebbe significato una vittoria certa – come era nel nostro convincimento – e che più di un terzo della popolazione che normalmente va a votare – poco meno dei votanti del centro-sinistra - è a favore dei diritti del lavoro e di una società più giusta.

Occorre tenere fermo questo dato per chi, ora che il referendum è stato rimosso dalla via delle “riforme” del centro-destra, dovrebbe percorrere la via legislativa all’estensione dei diritti.

Ma soprattutto occorre tenere fermo questo dato per chi ha sostenuto la battaglia dei diritti, per chi crede che in questa situazione anche lo strumento del referendum fosse un’occasione per invertire la tendenza a fare della precarietà la condizione normale del lavoro.

A questi cittadini, al significato del loro voto, della loro partecipazione si dovrà pensare quando continuerà in Parlamento l’iter delle deleghe sul lavoro,.

Per loro noi non siamo pentiti di aver promosso il referendum e per loro ci impegniamo a continuare la battaglia per i diritti, insieme con tutti coloro che si sono impegnati per il SI e che ringraziamo tutti per l’impegno profuso e a quali proponiamo di partire da quello che insieme abbiamo costruito per allargarlo, renderlo più forte per ottenere diritti e tutele del lavoro degni di un paese giusto e civile.

 

Paolo Cagna Ninchi, presidente del comitato promotore del referendum sull’articolo 18

 

 

 

 

Con l’occasione si precisa che la futura collaborazione di Giorgio Nobili a O.E. avverrà inizialmente nelle modalità di “partecipante al dibattito”: in altri termini si preferisce non assumere (non da subito perlomeno) il ruolo di co-moderatore.  Orientamenti ecumenici tiene a dire che il ruolo di co-moderatore è, per l’attività di una newsletter, l’unico in grado di offrire la massima garanzia di autonomia e libertà espressiva, senza un “controllo” sul contenuto del messaggio spedito on-line. Non è poco di questi tempi.

Si auspica pertanto che il numero di co-moderatori si allarghi prossimamente in maniera sufficientemente ampia, tale da garantire un pluralismo espressivo e arricchente per tutti. Per questa ragione i numeri saranno firmati in linea di massima da una sola persona, salvo diversa esplicita richiesta.

Sarà in ogni caso sempre aperta la possibilità di candidarsi a co-moderatore da parte dei soggetti interessati a questa funzione, nel rispetto dei contenuti del manifesto del gruppo stesso.  Il gruppo è aperto alla partecipazione anche attiva – è bene ribadirlo - di non credenti e a persone di altre fedi viventi.

Il fatto poi che qui ad es. si parli di tematiche ecclesiali ma anche ad es. della salvaguardia del creato (con articoli tratti da associazioni alle quali aderisco come la LAV, Fare verde, LIPU…) non può essere considerato come una “degradazione” dei contenuti ecclesiali come mi è parso di capire: chi la pensa in questo modo, a mio modo di vedere, ha sbagliato semplicemente ML o non ha letto il manifesto del gruppo. Ospito volentieri qui anche chi non ha nessuna chiesa di riferimento….

 

Si invitano infine i lettori e le lettrici che avessero problemi di ricezione regolare della newsletter a segnalarlo tempestivamente al fondatore. Nell’arco di 24 ore ben14 indirizzi elettronici non risultano più in elenco nonostante ad es. non sia pervenuto alcun messaggio di disdetta di adesione alla ML (settata obbligatoriamente dal sottoscritto nell’uso delle funzioni gestionali della newsletter)

Un cordiale shalom

MB

 

 

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Notizie da NEV

Protestantesimo - ecumenismo - religioni

 

 

ASSEMBLEA STRAORDINARIA BATTISTA, DAL 20 AL 22 GIUGNO A CIAMPINO, ROMA

Per "Riflettere insieme sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica"

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Si apriranno venerdì 20 e si concluderanno domenica 22 giugno i lavori dell'Assemblea generale straordinaria dell' Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), presso il centro "Il Carmelo" a Ciampino, Roma. I temi principali in discussione sono relativi alla diaconia e alla politica delle istituzioni. "Quando le chiese battiste hanno cominciato la loro testimonianza qui in Italia, ormai quasi un secolo e mezzo fa, venne naturale accompagnare la predicazione dell'Evangelo di Gesù Cristo con un servizio a favore dei più disagiati, - ha ricordato all' Agenzia stampa NEV Anna Maffei, vicepresidente dell'UCEBI -. In un paese con un'altissima percentuale di analfabeti si aprirono scuole, e poi orfanotrofi, ambulatori, istituti per anziani. Oggi - prosegue Maffei - sono rimaste patrimonio delle chiese battiste italiane solo alcune istituzioni che però attraversano una crisi (vedi nev 24/03). Tutte hanno, infatti, bisogno di costosi interventi di ristrutturazione. E poi c'è anche una crisi di progettualità. Ecco perché come battisti abbiamo deciso di darci convegno per decidere il da farsi. Pastori e delegati delle chiese discuteranno sull' orientamento futuro della nostra diaconia". L'Assemblea generale biennale, massimo organo delle chiese battiste, è questa volta chiamata a confrontarsi in una sessione straordinaria. "E' vero, - sottolinea Anna Maffei - l'Unione battista italiana si riunisce in assemblea ordinaria ogni due anni per fare il punto della situazione e definire le linee programmatiche generali della propria testimonianza. Quando poi ci sono questioni specifiche da affrontare, il contesto migliore è o il Convegno nazionale o l'Assemblea straordinaria. Abbiamo optato per quest'ultima soluzione per rendere vincolanti le decisioni che saranno prese". (nev/gmg)

 

 

SI APRE TRA UNA SETTIMANA LA XII ASSEMBLEA DELLA CONFERENZA DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)

A Trondheim in Norvegia attese più di 700 persone tra delegati e partecipanti

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Più di 700 persone da tutta Europa, fra cui 350 delegati delle 125 chiese membro, si riuniranno dal prossimo 25 giugno al 2 luglio a Trondheim in Norvegia per la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) sul tema "Gesù Cristo guarisce e riconcilia - la nostra testimonianza in Europa". Il culto di apertura si svolgerà il 26 giugno nella Cattedrale di Trondheim alla presenza del re Harald di Norvegia insieme al primo ministro norvegese Kjell Magne Bondevik. La predicazione sarà a cura del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo. L'introduzione al tema dell'Assemblea sarà affidata nella mattinata del 26 giugno a Kenneth Kaunda, ex presidente della Repubblica dello Zambia. Nei due giorni successivi i lavori saranno scanditi da una quindicina di dibattiti a tema ("hearings"), organizzati in collaborazione con varie organizzazioni che lavorano a stretto contatto con la KEK: gli argomenti spazieranno dalla pace ai processi di riconciliazione, dall'Europa allargata alla globalizzazione, dallo sviluppo sostenibile alla testimonianza e la missione, senza dimenticare il dialogo interreligioso; non mancheranno gli "hearings" sui temi della bioetica e delle biotecnologie, ma anche dell'AIDS e delle sfide della comunicazione. Fra gli oratori degli "hearings" anche le italiane Annemarie Dupré (coordinatrice del Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia - FCEI, e moderatrice della Commissione delle chiese per i migranti in Europa) e Gianna Urizio (redattrice della rubrica televisiva "Protestantesimo" e presidente europea dell'Associazione mondiale per la comunicazione cristiana - WACC). Il 27 e 28 giugno i delegati si riuniranno in quattro gruppi di lavoro per esaminare il rapporto sulle attività svolte dalla KEK negli scorsi 6 anni (l 'ultima Assemblea risale a luglio del 1997 e si svolse a Graz, in Austria, subito dopo la seconda Assemblea ecumenica europea) e per delineare i punti cruciali e le priorità per i sei anni a venire, tenendo anche conto delle proposte emerse dagli "hearings". I gruppi di lavoro avranno come tema: Crescere in solidarietà; Crescere insieme in Europa; Crescere nella testimonianza nella società; Crescere in comunione come chiese. L'Assemblea, organo decisionale della KEK, eleggerà altresì il nuovo Comitato centrale composto da 40 membri. Oltre alle riunioni plenarie amministrative sono previsti anche tre dibattiti plenari speciali: il primo verterà sulla "Carta ecumenica" ed avrà tra i relatori monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), e la vescova luterana tedesca Bärbel Wartenberg-Potter. Gli altri due dibattiti saranno dedicati ai giovani e al futuro dell'Europa. Il culto di chiusura avrà luogo il 2 luglio sulla riva del fiume Nidelven. Predicherà il nuovo arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. (nev/gc) Per ulteriori informazioni vedi il sito ufficiale dell'Assemblea www.cecassembly.no, nonché la scheda sulla Conferenza delle chiese europee in questo numero del NEV.

 

 

I METODISTI HANNO CELEBRATO IERI IL TRICENTENARIO DELLA NASCITA DI JOHN WESLEY

Predicatore itinerante, genitore del grande movimento di risveglio presso le masse proletarie

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Per i circa 70 milioni di evangelici metodisti sparsi per il mondo questo 17 giugno ha ricoperto una particolare

importanza: ieri è stato ricordato il 300esimo anniversario della nascita di John Wesley, padre del metodismo, il grande movimento di risveglio sorto in Inghilterra nel XVIII secolo. Ieri festeggiamenti in tutta l'Inghilterra tra cui una cerimonia ecumenica alla "Lincoln Cathedral" diffusa in diretta su Internet dal sito della BBC. Domenica 22 giugno alle 10.30 nella chiesa metodista di lingua inglese di Ponte Sant'Angelo a Roma è prevista una celebrazione commemorativa

ecumenica: la predicazione è affidata al cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, la liturgia è a cura di Piet Bouman, pastore della comunità. Previste durante l'anno una serie di manifestazioni per celebrare quest' anniversario, tra cui il "Festival metodista per il 300° compleanno di Wesley" promosso dal Consiglio metodista europeo che si terrà a Potsdam

(Germania) dal 30 luglio al 3 agosto 2003, evento che raggrupperà metodisti di tutta Europa (www.emk.de/aktuelles/396_560.htm

). Per ulteriori informazioni sugli eventi legati ai 300 anni di Wesley vedi anche www.wesley2003.org.uk/ . Figlio di un pastore anglicano e di Susanna Annesly, figlia di uno dei maggiori teologi puritani, John Wesley nasce nel 1703 nella casa pastorale di Epworth, nel Lincolnshire. La particolarità di Wesley era quella di rivolgersi alle masse proletarie predicando nelle vie e nelle piazze, ritenendo che fosse il mezzo migliore per raggiungere i diseredati che rimanevano fuori dalla chiesa ufficiale. Per 50 anni Wesley si dedicò alla predicazione itinerante. Il suo famoso detto: "la mia parrocchia è il mondo" non è del tutto ingiustificato se si pensa che predicò 42 mila volte percorrendo più di 322 mila chilometri. Presto la sua azione si estese anche all'America, dove il risveglio si consolidò su linee wesleyane. Il movimento fondato da Wesley, evocando una sorta di laburismo cristiano "ante litteram", ebbe un'enorme successo durante il XIX secolo tra la classe operaia. Il metodismo, sorto poco più di 250 anni fa, si è sviluppato con un ritmo tale da presentarsi oggi come una delle più grandi e diffuse chiese evangeliche. In particolare nei paesi del Sud America, dell'Africa e dell' Asia si è registrata negli anni recenti una vera e propria impennata dei membri delle chiese metodiste. (nev/gc)

 

 

NASCE RAI VATICANO. MA VORREBBE OCCUPARSI DI TUTTE LE RELIGIONI

Venerdì scorso affollata presentazione della nuova struttura radiotelevisiva

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Da RAI Giubileo a RAI Vaticano. Questo il senso della presentazione, avvenuta venerdì 13 giugno, di una nuova struttura produttiva della RAI tesa a ottimizzare l'informazione religiosa. Il parterre era dei più prestigiosi: dal ministro per le telecomunicazioni Maurizio Gasparri alla presidente dell'azienda Lucia Annunziata; insieme a lei il suo collega nel Consiglio d'Amministrazione Giorgio Rumi e il direttore generale Cattaneo. Numerose anche le personalità religiose: Mario Scialoja e Abdullah Redouanne in rappresentanza della Grande moschea della capitale; il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni; significativa anche la presenza ortodossa. Assenti però i rappresentanti di altre comunità di fede, perché non invitati o perplessi rispetto al senso generale dell'iniziativa. Quanto al mondo protestante, Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), purtroppo impossibilitato a partecipare all'incontro, ha risposto all'invito ricevuto esprimendo tuttavia "sorpresa" nel constatare che il nome per ora attribuito alla nuova struttura - RAI Vaticano - limita esplicitamente il suo mandato. "Come evangelici - ha affermato il presidente Long - non vediamo quale possa essere il nostro contributo ed il nostro spazio in una struttura così esclusivamente riferita alla Chiesa cattolica". D'altra parte, rileva ancora il presidente della FCEI - "si dice che obiettivo della struttura è porsi come 'contenitore' dell'informazione religiosa tout court, quindi cattolica ma anche evangelica ed ebraica e, immaginiamo, delle varie comunità di fede. E' un obiettivo che non possiamo che condividere, anche se ci parrebbe utile contribuire a definire le strategie per raggiungerlo". All'incontro era comunque presente il direttore della rubrica televisiva "Protestantesimo" (RAIDUE), Paolo Naso.  Nella stessa linea di Long si è espresso il rabbino capo di Roma, auspicando che la nuova struttura "dedichi all'altra parte del Tevere dove sorge la Sinagoga" la stessa attenzione prestata al Vaticano. Che sul futuro della nuova struttura esistano ipotesi diverse è risultato ben chiaro nel corso della presentazione: nettamente schierata per una evoluzione verso "RAI religioni" la presidente Annunziata; molto impegnato a sottolineare l'importanza della nuova struttura in riferimento alla "identità cattolica dell'Italia" il ministro Gasparri. "Difficile dire, oggi, quale direzione prenderà la nuova struttura. Il nome stabilisce una forte ipoteca, così come l'esclusività di un impegno produttivo esplicitamente proiettato sulla prossima celebrazione dei venticinque anni di pontificato di Giovanni Paolo II e sulla copertura informativa del Conclave. La benedizione alle persone ed alle stanze della struttura, impartita in conclusione dal Segretario di Stato vaticano cardinale Sodano, esprime con chiarezza una ipotesi di lavoro. Non è l'unica ma, oggi, è quella più ovvia e scontata", ha dichiarato Paolo Naso all' agenzia NEV al termine della presentazione. (nev/gu)

 

 

CONSULTA DELLE RELIGIONI DI ROMA: NO AL NUOVO TESTO DI LEGGE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA

"Il progetto presentato alla Camera non garantisce i principi costituzionali di libertà religiosa"

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - "Le diverse comunità di fede aderenti alla Consulta delle religioni nella città di Roma ed istituita presso il Comune della capitale, esprimono viva preoccupazione per il progetto di legge in materia di libertà religiosa giunto all'esame parlamentare nei giorni  scorsi", questo si legge in un comunicato trasmesso il 12 giugno agli organi di informazione. La "Consulta delle religioni" nata nell'ottobre 2002, rappresenta oggi un "Forum" pluralistico e multireligioso inserito nel progetto Roma città della pace. Le comunità religiose aderenti alla Consulta - valdesi, battisti, luterani, Esercito della salvezza, avventisti, pentecostali, "liberi", e anche musulmani, induisti, buddhisti ed ebrei - rilevano come il testo di legge sulla libertà religiosa, giunto in aula parlamentare con numerosi e significativi emendamenti rispetto al progetto governativo presentato il 18 marzo 2002, sia attualmente: ".molto lontano dal garantire i principi costituzionali di libertà religiosa sanciti dagli articoli 3 e 8; tanto più in un paese come l'Italia - prosegue il comunicato - segnato da un pluralismo culturale e religioso sempre più ampio e visibile". Il documento trasmesso dalla consigliera Franca Eckert Coen, delegata del Sindaco alle politiche della multietnicità, ribadisce inoltre che: "del nuovo testo preoccupano, tra l'altro, le norme in materia di certificazione dei ministri di culto, di libertà di affissione e di espressione della propria tradizione, di riconoscimento degli Enti di culto" e ricorda che proprio nello spirito di tutela della libertà e del pluralismo religioso alla base dell'esperienza della Consulta, i suoi membri "auspicano che una legge così importante, ed attesa, dia piena attuazione agli articoli costituzionali". Infine i membri della Consulta, convinti dell'urgenza di porre fine alla legislazione sui "culti ammessi", rivolgono ".un accorato appello alle forze politiche e di governo perché promuovano una legislazione in grado di tutelare il primo e fondamentale diritto di uno Stato liberale e

democratico: quello della libertà di coscienza; la libertà di professare una religione o di non professarne alcuna; la tutela del pluralismo delle culture e delle tradizioni religiose". Il comunicato conclude con l'

affermazione: "E' opportuno che si ritorni al decreto di legge presentato dal Governo", ma indica nella stipula di Intese la strada maestra per regolare i rapporti fra Stato e confessioni religiose, così come previsto dalla Costituzione della Repubblica.  (nev/gmg)

 

 

PER LA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO A ROMA UNA SETTIMANA DI DIBATTITI

L'iniziativa è stata lanciata oggi dal Tavolo cittadino dell'Assessorato alle politiche sociali

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Per la Giornata mondiale del rifugiato, che ricorre il 20 giugno, il "Tavolo cittadino sui richiedenti asilo e  rifugiati" istituito presso l'Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma, ha lanciato oggi una settimana di sensibilizzazione rispetto ai temi dell'immigrazione. Dal 20 al 28 giugno sono previsti nella Capitale una serie di incontri, dibattiti, proiezioni cinematografiche sotto l'insegna

di: "Rifugiati: diritti e dignità". Le organizzazioni a tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo che costituiscono il Tavolo - tra cui il Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) - vogliono così denunciare i disagi e le difficoltà che i richiedenti asilo e rifugiati in Italia devono affrontare quotidianamente, che tra l'altro rappresentano solo lo 0,22% della popolazione totale. "L'attuale momento storico propone una situazione certamente non rosea: le presunte esigenze di sicurezza nazionale fanno ormai passare in secondo piano il rispetto sostanziale dei diritti della persona e delle Convenzioni Internazionali" è stato notato nel corso della la conferenza stampa di oggi, alla quale era presente il presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati

(CIR) Giovanni Conso. "Con questa iniziativa si vuole - tra le altre cose - sottolineare ancora una volta che l'Italia è l'unico paese dell'Unione Europea a non essere dotato di una legge organica sull'asilo - afferma Franca Di Lecce del SRM, e continua - inoltre molte disposizioni introdotte dalla legge Bossi-Fini restringono pesantemente la possibilità per i richiedenti asilo di accedere alla protezione come invece previsto dalla Convezione di Ginevra del '51. Con questa legge il diritto di asilo subisce una sostanziale erosione dei suoi contenuti essenziali". (nev/gmg)

 

 

OSPITALITÀ EUCARISTICA: SOSPESO "A DIVINIS" PRETE COMUNICATOSI ALLA SANTA CENA

Dalla Germania primi commenti degli evangelici: "una tragedia ecumenica"

 

Roma (NEV), 18 giugno 2003 - E' stato sospeso "a divinis" dal suo vescovo Walter Mixa della diocesi di Eichstätt (Germania) Bernhard Kroll, che il 30 maggio - durante un culto nella chiesa evangelica del Gethsemani, situata nel quartiere Prenzlauer Berg Nord di Berlino - aveva accettato di ricevere la comunione nella Santa Cena protestante, infrangendo così il divieto vaticano alla "ospitalità eucaristica" ribadito in aprile dall'enciclica "Ecclesia de Eucharistia". "L'azione del vescovo Mixa è una 'tragedia ecumenica'" ha dichiarato all' Agenzia stampa EPD Margot Kässmann, vescovo della chiesa evangelica luterana della Germania, all'indomani della temporanea sospensione "a divinis" (cioe' la proibizione di celebrare i sacramenti) del prete cattolico. La comunità evangelica di Prenzlauer Berg Nord, la rete ecumenica tedesca "Iniziativa chiesa dal basso" e il movimento di riforma cattolico "Noi siamo chiesa", promotori della celebrazione ecumenica tenutasi a latere del "Kirchentag ecumenico" (28 maggio - 1° giugno 2003), hanno definito la sospensione di Kroll come un'azione disciplinare "ingiustificata" e un "grave affronto" al movimento ecumenico e alla chiesa evangelica. A loro avviso la sanzione inflitta al sacerdote è "sproporzionata" da un punto di vista canonico, teologico e pastorale. Heinz-Otto Seidenschnur, pastore della comunità evangelica della chiesa berlinese dei Gethsemani, da parte sua, ha reso noto che la mailbox della loro comunità sta straripando di dichiarazioni di solidarietà per Kroll. Rischia invece tutt'al più un semplice richiamo il 69enne sacerdote cattolico Gotthold Hasenhüttl, che il 29 maggio, ospite della stessa chiesa del Gethsemani, aveva celebrato una messa (ma con la predicazione di una pastora evangelica), invitando tutti, e quindi anche i protestanti presenti, a ricevere la comunione. Promotori di questa celebrazione aperta alla "ospitalità eucaristica" furono anche qui "Noi siamo chiesa" e "Iniziativa chiesa dal basso", così come la comunità evangelica Prenzlauer Berg Nord.

(nev/gc)

 

(NEV/ENI) - Non si vede come la Liberia possa uscire dall'attuale situazione di tragica anarchia senza l'intervento di una credibile forza di pace esterna. Con questa amara constatazione si apre una lettera del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Konrad Raiser, al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. "Senza l'intervento dell'ONU - prosegue la lettera - non è possibile dar vita ad alcun processo di pacificazione". Analogo appello per un intervento ONU è stato lanciato da Nairobi dalla Conferenza delle chiese di tutta l'Africa (AACC).

 

(NEV) - Come sempre in giugno, le chiese valdesi e metodiste italiane tengono le Conferenze distrettuali delle quattro zone in cui è suddivisa l' Italia. Le Conferenze esaminano l'andamento della vita spirituale e amministrativa delle chiese e delle opere del distretto e vi partecipano oltre ai membri di chiesa anche fedeli delle altre chiese evangeliche del territorio. Il calendario prevede incontri a Villar Perosa (14-15 giugno, I Distretto); Torre Pellice (20-22 giugno, II Distretto); Ecumene (14-15 giugno, III Distretto); Bethel (13-15 giugno, IV Distretto).

 

(NEV/ENI) - Schiacciante maggioranza al Sinodo generale della Chiesa anglicana della Scozia in favore dell'elezione delle donne alla carica di vescovo. Il 12 giugno la votazione ha registrato 118 voti a favore e solo 24 contrari. Nella Comunione anglicana mondiale le donne vescovo sono già presenti negli Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda; in Inghilterra una apposita commissione riferirà sul tema entro il 2005.

 

(NEV) - Rinnovato impegno del Consiglio delle chiese cristiane di Reggio Calabria nell'assistenza agli indigenti e agli immigrati. Oltre ad un previsto convegno regionale sull'immigrazione (Gambarie d'Aspromonte, 20-21 giugno), sono operativi un Banco alimentare, una mensa (a Gallico) e un Ufficio di consulenza legale per migranti e rifugiati politici. Del Consiglio fanno parte le chiese cattolica, avventista, battista, valdese, ortodossa, oltre alla Chiesa cristiana e alla Comunità Risveglio della Chiesa della Riconciliazione.

 

(NEV/ENI) - Inconsueto preludio all'assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) che si apre il 25 giugno a Trondheim, Norvegia. Guidati dal patriarca ortodosso Bartolomeo I (simpaticamente noto come "il patriarca verde" per il suo impegno in difesa dell'ambiente) il 22 giugno un gruppo di delegati, invitati dalla Chiesa luterana norvegese, si imbarcheranno per una crociera di 3 giorni nei fiordi del Mare del Nord per discutere su come le chiese possono partecipare al movimento di lotta contro il progressivo inquinamento degli oceani.

 

(NEV) - "Dove ci porteranno le ricerche scientifiche?": un editoriale di Paolo Tognina apre il numero di giugno di "Voce Evangelica", mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera. In sommario anche articoli su sviluppo solidale, cristiani in Nigeria, Bibbia nel mondo, studi biblici, biotecnologie, testimonianze, notizie e un'ampia sezione dedicata all'attività delle comunità. Voce Evangelica, via Landriani 10, CH 6900 Lugano.

 

(NEV) - "God is marching on" (Dio sta marciando) è il ritornello di un inno che dopo l'11 settembre 2001 viene eseguito in ogni commemorazione e in ogni occasione di riaffermazione dello spirito patriottico degli Stati Uniti. E' la vecchia idea del Dio della guerra che si contrappone al Dio della pace e che ha riproposto alla chiese americane la scelta tra pacifismo e patriottismo. Partendo da una incisiva sintesi storica, "Dio sta marciando" di Massimo Rubboli (Edizioni La Meridiana, pagg. 80, euro 9,00) presenta le varie risposte che le chiese hanno dato alla chiamata alle armi del presidente Bush. Info@...

 

(NEV) - "La luce che guarisce", uno studio biblico di Daniele Calà, apre il numero di giugno de "Il Messaggero avventista", mensile dell'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA), diretto da Dora Bognandi. In sommario articoli su storia della chiesa, società, teologia, testimonianze, approfondimenti biblici, notizie dalle chiese e un inserto in lingua dedicato alle comunità romena, filippina e latinoamericana. Il Messaggero avventista, via Chiantigiana 30, Falciani, 50023 Impruneta, FI.

 

(NEV/ENI) - Agneta Lagercrantz, giornalista del quotidiano svedese Svenska Dagbladet, è la vincitrice del Premio Templeton 2002, attribuito al miglior scrittore europeo di articoli sulla religione. Il premio (5000 franchi

svizzeri) è gestito dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) per conto della Fondazione americana Templeton e viene assegnato "a chi scrive sui media laici europei articoli sulla religione improntati da spirito ecumenico, accuratezza e imparzialità"; nessun giornalista italiano ha mai vinto il "Templeton".

 

(NEV/ADN) - Per l'attuale legge lituana le chiese che chiedono di essere riconosciute dal Parlamento devono essere presenti nel paese da più di 25 anni, avere un numero significativo di fedeli e dare un contributo sociale alla collettività. Già riconosciute sono la chiesa cattolica romana, la chiesa ortodossa, le chiese luterane, riformate, le comunità ebraiche e musulmane. In lista d'attesa (ma con buone prospettive vista la richiesta del governo lituano di entrare a far parte dell'Unione Europea con conseguente adeguamento alla normativa sulla libertà religiosa) sono metodisti, apostolici, pentecostali e avventisti.

 

(NEV/BT) - Secondo una ricerca dell'Università del Wisconsin, USA, è dal lobo pre-frontale sinistro del nostro cervello che provengono le sensazioni di felicità che rallegrano la nostra esistenza quotidiana. Curiosamente, la ricerca si spinge fino ad identificare nella preghiera e nella meditazione alcuni degli stimoli che attivano quella parte del cervello.

 

 

APPUNTAMENTI

 

ROMA - Da venerdì 20 a domenica 22, al Centro Il Carmelo (Ciampino) Assemblea generale straordinaria dell'Unione cristiana evangelica battista d 'Italia (UCEBI).

 

ROMA - Venerdì 20, spettacolo teatrale "Il piccolo principe" con la Compagnia L'Autobus. Alle 21 nel tempio battista di Montesacro, via Antelao 14.

 

PRALI (Torino) - Dal 1° al 10 luglio, al Centro ecumenico Agape, campo di studio per ragazzi dai 14 ai 17 anni "Confusi e felici": dalla confusione può nascere la felicità?. Segreteria: 0121 807514.

 

ROCCA DI PAPA (Roma) - Dal 29 giugno al 9 luglio, al Centro Battista, campo per ragazzi 11-13 anni. "Da Gerusalemme a Gerico": in viaggio verso il nostro prossimo. Segreteria: 06 9499014.

 

VELLETRI (Roma) - Dal 29 giugno al 13 luglio, al Centro Ecumene, "Costruiamo oggi la città di domani", campo di ricerca per ragazzi dai 7 ai 13 anni.

Segreteria: 06 4745537.

 

TRAMONTI (Pordenone) - Dal 22 al 30 giugno, al Centro evangelico ecumenico Luciano Menegon, campo per ragazzi (8-12 anni) "Una settimana sull'arca di Noè". Segreteria: 0427 869087.

 

TELEVISIONE - Domenica 22, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" propone un numero dedicato alla "Libertà religiosa in Italia". Al dibattito in studio partecipano Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Franco Di Maria, Lucia Ricco, Roberto Gritti, Luigi Manconi. Replica lunedì 23 alle 24 sempre su RAIDUE.

 

RADIO - Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda una predicazione (22 giugno, pastore Luca Negro), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 

SCHEDA

 

LA CONFERENZA DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)

 

La Conferenza delle chiese europee (nota in Italia con la sua sigla tedesca KEK, Konferenz Europäischer Kirchen), è l'organizzazione ecumenica regionale che riunisce la gran parte delle chiese protestanti, anglicane, ortodosse e vecchio-cattoliche d'Europa. La KEK è una delle otto organizzazioni ecumeniche regionali che collaborano strettamente con l'organismo ecumenico mondiale, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). Nata negli anni '50, nel clima della "guerra fredda", la KEK ha da sempre la vocazione di "creare ponti": fra est e ovest, fra le chiese di diversa confessione, fra chiese di maggioranza e di minoranza, fra uomini e donne, fra le diverse generazioni. Anche se la Chiesa cattolica non fa parte della KEK, da oltre un quarto di secolo si è sviluppata una intensa collaborazione con l'organismo cattolico europeo, il Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE). Insieme, KEK e CCEE hanno promosso 6 incontri ecumenici europei (il primo a Chantilly, Francia, nel 1978 e l'ultimo a Strasburgo, Francia, nel 2001) e due Assemblee ecumeniche europee (Basilea, Svizzera 1989 su "Pace nella giustizia" e Graz, Austria 1997 sulla riconciliazione). Nel 2001, durante l'incontro ecumenico di Strasburgo, hanno lanciato la "Charta Oecumenica - Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa", documento ampiamente discusso a livello locale e tradotto in trenta lingue. Dopo due riunioni preparatorie avvenute nel 1953 e 1957, la KEK nasce ufficialmente nel 1959 a Nyborg (Danimarca) con la prima Assemblea a cui partecipano i delegati di 40 chiese europee. Attualmente fanno parte della KEK 125 chiese e, come organizzazioni associate, una quarantina di associazioni e organismi ecumenici, fra cui numerosi "Consigli nazionali di chiese". La prossima Assemblea della KEK - la dodicesima, sul tema "Gesù Cristo guarisce e riconcilia - La nostra testimonianza in Europa" - si svolge dal 25 giugno al 2 luglio a Trondheim, in Norvegia. Tra un'Assemblea e l'altra la KEK è governata da un Comitato centrale di 40 persone, che elegge al suo interno un Presidium di 9 persone. Attualmente il presidente della KEK è il Metropolita ortodosso di Svizzera, Jérémie; vicepresidenti sono la pastora Rut Rohrandt (luterana, Germania) e il prof. Jean-Marc Prieur (riformato, Francia). Le attività della KEK si svolgono attraverso una serie di commissioni e gruppi di lavoro, con il supporto di uno staff di circa 20 persone ripartite in tre uffici: Ginevra (Segretariato generale), Bruxelles e Strasburgo (Commissione "Chiesa e società"). A capo dello staff è il Segretario generale, il pastore battista inglese Keith Clements. Le principali aree di attività della KEK sono tre:

-  La commissione "Chiese in dialogo" si occupa del dialogo teologico fra le chiese e di quello interreligioso (in particolare dei rapporti con l'Islam, attraverso il Comitato congiunto KEK-CCEE "Islam in Europa"). Negli anni recenti la Commissione ha promosso ed accompagnato il processo di  "ricezione" della "Charta Oecumenica" nei vari paesi europei, e si è attivata per promuovere la formazione ecumenica nelle facoltà teologiche europee.

-  La commissione "Chiesa e società" prosegue il lavoro della Commissione ecumenica europea per Chiesa e società (EECCS), organismo ecumenico che nel 1999 si è pienamente integrato nella KEK. Compito della Commissione è quello di seguire le attività delle varie istituzioni europee: Unione Europea (Commissione e Parlamento), Consiglio d'Europa, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), Nazioni Unite (relativamente alle questioni europee). Attualmente la commissione lavora attraverso sette gruppi di lavoro: 1) integrazione europea; 2) questioni economiche, ambientali e sociali; 3) diritti umani e libertà religiosa; 4) legislazione comunitaria europea; 5) pace e sicurezza; 6) questioni nord-sud; 7) bioetica. Inoltre la Commissione segue da vicino il processo di allargamento dell'Unione Europea e la "Convenzione sul futuro dell'Europa", che sta preparando proposte per una Costituzione europea.

-  L'ufficio "Chiese in solidarietà" si occupa della solidarietà fra le chiese e dello sviluppo della "diaconia" cristiana (azione sociale delle chiese), promuovendo fra l'altro, in collaborazione con la federazione diaconale "Eurodiaconia" e altre associazioni, il "Forum diaconale europeo", un forum permanente di scambio e riflessione sul senso della diaconia cristiana. Altri settori di lavoro sono l'ufficio per le donne (particolarmente impegnato sul tema della violenza e del "traffico di donne" dai paesi dell' est europeo) e l'ufficio delle comunicazioni (che cura la pagina web della KEK, www.cec-kek.org e pubblica il notiziario trimestrale "KEK Monitor"). Esiste inoltre una stretta collaborazione con la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), la cui integrazione con la KEK è prevista entro il 2005. Per l'Italia sono membro della KEK le chiese battista, luterana, metodist a e valdese. Due evangelici italiani fanno attualmente parte dello staff della

KEK: a Bruxelles Donatella Rostagno, dall'aprile 2003 Segretaria per i diritti umani presso la Commissione chiesa e società, e a Ginevra il pastore Luca Negro, dal 2001 Segretario per le comunicazioni e l'informazione. La pastora valdese Gianna Sciclone è attualmente membro del Comitato centrale della KEK.

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Il punto di vista di Gioele

 

 

 

Oggi pare che un prete non basti più a nessuno.

Prete non è titolo sufficiente.

Occorre un supplemento di... credenziali.

L'accoglienza viene subordinata a un rigoroso controllo dei "documenti".

E "i segni particolari" diventano decisivi, anche se riguardano soltanto la facciata e non il contenuto.

L'abito allora diventa più importante della persona che ci sta sotto. L'adesione ad un gruppo risulta più determinante dell'appartenenza a Cristo...

 

A. Pronzato

 

 

 

E' vero! Purtroppo tutti noi siamo portati a giudicare prima di conoscere, a classificare, etichettare, prima di capire...

E non sono solo i preti, i pastori o i rabbini le vittime dei nostri comportamenti...

 

anche Yeoshua ripeteva come era già stato detto nell'antico testamento, che "l'uomo guarda alle apparenze, mentre D-o guarda al cuore!"

 

Noi siamo uomini e non è nelle nostre capacità guardare al cuore subito, sorvolando sulle apparenze :o)

 

Un buon esercizio è, però quello di sforzarsi il più possibile di non esprimere giudizi su una persona fino a quando non la si è conosciuta e non si è avuto modo di apprezzarla.

 

 A questo proposito volevo raccontarvi una mia esperienza: ero ad un stage di teatro, non conoscevo nessuno.

Proprio una persona (vi capita mai?) di queste, mi risultava antipatica e quasi odiosa soltanto a guardarla, così mi andai a sedere proprio accanto a lei, per scoprire se  lo era veramente o se era solo una suggestione suscitata dal mio vedere le sue...APPARENZE...

 

Dopo appena dieci minuti di conversazione avevo scoperto una delle persone più simpatiche, gentili, amichevoli che io avessi mai incontrato.

 

Non fidatevi di quello che vi suggerisce la vostra "classificazione mentale della persona" in base a sesso, età, vestito, appartenenza a gruppi ecc...

 

andate a conoscere...a toccare con mano..!

 

Gioele Bianchi

                                                                               

 

il Castello di F. Kafka

                                                    

 

                                                                               

 

 

 

Nella storia si contrappone, la debolezza, "la piccolezza" e l'impotenza dell'agrimensore K. e degli abitanti del paese contro l'onnipotenza, la grandezza e la maestosità dei signori, dei padroni del "castello" che agiscono nell'ombra decidendo sulla sorte degli abitanti.

 

 

 

 

Per molti il castello è uno degli attachi più violenti alla sottomissione a ciò che è superiore.

Il libro è stato letto in chiave filosofica, teosofica, teologica ecc...
ma non si è mai riusciti a capire che cosa il grande Kafka abbia voluto comunicare attraverso la strana storia del protagonista, l' agrimensore K.

Caratteristica comune dei libri di Kafka è che tutti i personaggi dei romanzi sono strappati alla loro vita normale e trasportati in un' altra dimensione, dove essi sono costretti a vivere shiacciati dal dolore, dalla cupidigia, dalla freddezza e dall'insoddisfazione.

Il castello si può definire come una serie di fraintendimenti.

Ogni personaggio del libro ne fraintende un altro, questo da il via ad una serie di equivoci che saranno la rovina di K.
Come Kafka sembra voler sottolineare tutti i personaggi del paese sono INSIGNIFICANTI, è un aggettivo,

questo che Franz usa molto spesso, forse perchè lui stesso, vittima di un complesso d'inferiorità si riteneva INSIGNIFICANTE.

Tutto ciò non fa che sottolineare, quanto sono piccoli e inutili i contadini del paese rispetto ai grandi signori, i governanti del castello che non si fanno mai vedere e agiscono nell'ombra, sembrano quasi convinti che senza di loro il paese non potrebbe funzionare...ma si dimenticano che se loro esistono è perchè esiste la popolazione del paese.

E così, K. spende ogni istante della sua vita per cercare di parlare a uno di questi signori, nonostante tutti gli dicano che è impossibile, ma lui, mai convinto cerca sempre il contatto con l'autorità... il romanzo doveva concludersi con la scena di K. sul letto di morte, frustrato, esausto che finalmente, ma troppo tardi viene accolto dagli abitanti del paese.
Questo è quello che Kafka dichiarò (anch'egli in punto di morte) al fedele amico Max Brod, dopo avergli detto di bruciare tutte le sue opere.

E' un grande libro che consiglio a tutti di leggere, con calma rilassati, da soli, magari di sera.
Ricordatevi che basta perdere una parola per non capirci più niente e per perdere tutto il filo della storia.
Kafka è un grande ed è un'altra prova di quanto siamo geniali noi ebrei. :o)))

 

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#245 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 18 Giu 2003 5:57 am
Oggetto: La War News Letter, info da A.I. e rete Perù
mauriziobenazzi
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Parola per mercoledì 18 giugno 2003 :

 

Non accettare nessun regalo;

perché il regalo acceca quelli che ci vedono,

e corrompe le parole dei giusti.

Esodo 23:8

 

L'amore

non si comporta in modo sconveniente,

non cerca il proprio interesse.

1 Corinzi 13:5

(tratta dal sito www.losung.de)

 

 

Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico è lui stesso il nemico

(Bertolt Brecht: “Breviario tedesco” 1937-1938, citato nel periodico della Federconsumatori di Milano e Lombardia)

 

 

 

Siamo in tempi di pace o di guerre? Hai pensato di informarti su quello che non viene detto alla radio e alla televisione in Italia? Ti sei mai chiesto quale può essere la ragione di questo silenzio?

dai ogni tanto un’occhiata a questa newsletter qui di seguito riportata: ti aiuta a capire alcune cose. L’iscrizione a “War News Letter” è gratuita.

 

 

 

WAR NEWS LETTER

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Numero 36/2003 - lunedì 16 giugno

 

 

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In evidenza

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L'aviazione bombarda le FARC: 67 morti

COLOMBIA

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1670

Almeno 67 guerriglieri delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) sarebbero rimasti uccisi in due pesanti bombardamenti effettuati ieri l'altro dall'aviazione governativa in altrettanti distretti del Paese

 

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Riprendono le violenze: 21 morti

ALGERIA

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1667

E' durata solo pochi giorni l'illusione di una tregua nelle regioni settentrionali dell'Algeria: in meno di 24 ore sono rimaste uccise almeno 21 persone nel corso dei rastrellamenti dell'esercito e degli attacchi dei gruppi fondamentalisti.

 

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La forza di pace tra miliziani e bambini soldato

REPUBBLICA DEM. del CONGO

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1665

E' arrivato il giorno del battesimo del fuoco per la forza di pace in Congo: venerdì le truppe francesi sono state schierate alla periferia sud di Bunia per proteggere la popolazione civile dall'ennesimo scontro armato tra i miliziani Lendu e gli Hema

 

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Scontri nel Darfur, attesa per i colloqui in Kenya

SUDAN

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1669

L'SLM/A (Sudan Liberation Movement/Army), il gruppo dei ribelli nordsudanesi del Darfur, annuncia nuovi scontri con le truppe governative nella regione.

 

SUDAN: Aggiornata la scheda conflitto:

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=20

 

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L'esercito scatena la controffensiva

UGANDA

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1666

Non si è fatta attendere la risposta dell'esercito ugandese (UPDF) ai continui attacchi sferrati nelle ultime settimane dai ribelli cristiani del LRA (Lord Resistance Army).

 

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Ancora scontri nel caos di Mogadiscio

SOMALIA

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1659

Ancora scontri tra le milizie dei vari "signori della guerra" nella martoriata Somalia, ormai da anni priva di un vero governo centrale.

 

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Liberati tre osservatori dell'ONU

ABKHAZIA

=> http://www.warnews.it/index.cgi?action=viewnews&id=1668

Sono stati liberati i tre osservatori delle Nazioni Unite rapiti la scorsa settimana nella gola di Kodori, al confine tra Georgia e Abkazia, mentre effettuavano una perlustrazione di routine

 

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Avevo una scatola di colori brillanti, decisi e vivi.

Avevo una scatola di colori

alcuni caldi, altri molto freddi.

 

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.

Non avevo il nero per il pianto degli orfani.

Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.

Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.

 

Ma avevo l'arancio per la gioia della vita

ed il verde per i germogli e i nidi

ed il celeste di chiari cieli splendenti

ed il rosa per i sogni e il riposo.

 

Mi sono seduta e ho dipinto la Pace.

 

Tali Sorek (tredicenne israeliana di Beersheba).

 

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Tutti gli altri articoli in continuo aggiornamento li trovi su

 

=> http://www.warnews.it

 

 

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STORIELLA - LE PIU' BELLE*

 

Rav. Zieberman sta passeggiando quando intravede il suo carissimo amico ebreo e molto religioso entrare nel miglior ristorante della città. Guarda attraverso la vetrina e, non credendo ai suoi occhi, scopre che il suo amico sta mangiando una bella e buona braciola di maiale. Infuriato, entra nel ristorante urlando:

- 'Abramo, cosa stai facendo?'
- Abramo lo guarda e dice: 'Sto mangiando, non si vede?'
- 'Non posso credere, tu, Abramo, il più pio di tutti, mangi questo cibo non kasher, mangi questo cibo senza che venga supervisionato da noi Rabbini!! "
- 'Rabbino Zieberman, mi hai visto nel ristorante?'
- 'Certo'
- 'Mi hai visto ordinare?'
- 'Sicuro!' risponde il rabbino.
- 'Mi hai visto mangiare?'
- 'Certamente, altrimenti perché sarei entrato in questo posto per non ebrei?'
- 'Allora sono a posto, visto che tutto è stato fatto sotto la stretta sorveglianza rabbinica!'

 

 

* Le piu' belle sono le storielle gia' pubblicate in passato da puntoj.

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 Tratta da www.puntoj.com
una storiella ebraica via e-mail!
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A proposito di vacanze degli italiani a buon mercato…

 

AMNESTY INTERNATIONAL ALLA TUNISIA: METTERE FINE AL CICLO DELL’INGIUSTIZIA

 

In un rapporto reso noto oggi, Amnesty International ha chiesto alle autorita’ della Tunisia di porre fine alle diffuse violazioni dei diritti umani e di agire in linea con quanto previsto dalle leggi nazionali e dai trattati internazionali ratificati dal governo.

 

“Siamo preoccupati per le continue violazioni dei diritti umani e per il fatto che il governo tunisino non ha mantenuto la promessa di introdurre migliori standard in materia di diritti umani” – ha dichiarato Concetta Tuccillo, coordinatrice Tunisia della Sezione Italiana di Amnesty International. “Anche se alcune nuove leggi hanno apportato maggiori garanzie per i diritti umani, le forze di sicurezza continuano ad agire violando queste stesse leggi e gli standard del diritto internazionale”.

 

Il rapporto Tunisia: Il ciclo dell’ingiustizia e’ il primo ampio rapporto sul paese dal 1998. Nelle sue pagine, Amnesty International descrive come il ciclo dell’ingiustizia  inizi con l’arresto arbitrario e illegale di reali o presunti oppositori, spesso seguito da periodi di detenzione incommunicado (senza possibilita’ di accesso a parenti o avvocati) che di norma superano il massimo consentito dalla legge tunisina.

 

I detenuti si vedono regolarmente negati controlli medici e rimangono a rischio di tortura, talora per settimane. Viene inoltre loro impedito di contattare i familiari e spesso non sono neanche informati del loro diritto all’assistenza legale. Gli standard fondamentali previsti dai trattati internazionali, compreso il diritto a un giusto processo, vengono deliberatamente ignorati. Le confessioni estorte mediante tortura sono normalmente utilizzate come prove nel corso dei processi.

 

“Nessuna confessione o altra prova ottenute sotto tortura dovranno essere accettate in tribunale. L’indipendenza del potere giudiziario dall’intervento o dalle pressioni  dell’esecutivo dovra’ essere resa assoluta, non solo nelle leggi ma anche nella  pratica” – ha aggiunto Tuccillo. “Le autorita’ dovranno porre fine all’abitudine di processare i civili di fronte a tribunali militari, le cui procedure non rispettano le norme internazionali sul giusto processo. Tutti i prigionieri sottoposti a processo iniquo dovranno essere nuovamente processati”.

 

Le organizzazioni e i difensori dei diritti umani del paese vanno incontro a minacce e intimidazioni. I fascicoli relativi agli imputati vengono confiscati o manomessi. “Gli avvocati non dovranno essere in alcuna maniera minacciati o intimiditi e dovranno essere liberi da interferenze indebite nell’esercizio della loro professione, compreso l’accesso ai loro clienti” – ha sottolineato Tuccillo.

 

Il ciclo dell’ingiustizia continua in prigione, dove nelle celle sovraffollate le malattie si propagano velocemente. I detenuti politici, in particolar modo, vengono frequentemente sottoposti a maltrattamenti, torture e forme di discriminazione. Molti sono tenuti in isolamento da anni e vengono loro negate cure mediche, educazione e lavoro. La lontananza delle prigioni rende difficili le visite dei parenti. Tra i prigionieri segnalati nel rapporto di Amnesty, ve ne sono 103 condannati al termine di giudizi irregolari oltre dieci anni fa, nei processi di massa di Bouchoucha e Bab Saadoun del 1992.

 

“Le autorita’ tunisine dovranno porre fine alla pratica del confino solitario per lunghi periodi di tempo, che puo’ costituire un trattamento crudele, inumano e degradante o anche una forma di tortura” – ha commentato Tuccillo. “I responsabili della tortura e di altri abusi dovranno essere portati di fronte alla giustizia. Solo in questo modo il ciclo dell’ingiustizia potra’ avere fine. Tutti i casi di decesso in carcere e di maltrattamento o tortura dovranno essere soggetti a indagini immediate, complete e imparziali i cui risultati dovranno essere resi pubblici”.

 

La legge del 2001 sull’amministrazione delle carceri, unitamente ad altre misure annunciate nel corso di quest’anno, rappresentano passi positivi. Tuttavia i diritti di tutti i prigionieri, senza eccezione, necessitano di essere protetti nella pratica.

 

Il rapporto di Amnesty International segnala, tra gli altri, il caso di Abdel-Majid Ben Tahar, 42 anni, condannato nel dicembre 1993 a dodici anni e nove mesi di carcere per appartenenza a Ennahda (“Rinascita”), un partito politico non autorizzato. E’ stato rilasciato con la condizionale nell’aprile 2002 per un tumore al cervello dopo aver invano lamentato per un anno di avere forti mal di testa, senza che gli fosse stato mai permesso di vedere un medico. “Nelle settimane seguenti alla mia scarcerazione, la polizia si e’ presentata diverse volte a casa mia. Venivano davanti al mio letto per vedere se ero morto” – ha dichiarato Ben Tahar ad Amnesty International.

 

Il “ciclo dell’ingiustizia” continua anche dopo il rilascio. Gli ex prigionieri vengono sottoposti a vessazioni e nuovi arresti. Centinaia di essi sono costretti a presentarsi a scadenze regolari alle forze di sicurezza e viene loro negato l’accesso a cure mediche, alla ripresa degli studi e al reinserimento nel mondo del lavoro. Spesso vengono sottoposti a retate e accusati di aver violato le disposizioni sulla liberta’

condizionata, di cui peraltro raramente sono messi a conoscenza.

 

“Misure arbitrarie di questo genere sono tollerate o condonate ai piu’ alti livelli dello stato, in un clima generale di impunita’” – ha denunciato Tuccillo. “Le autorita’ dovranno prevedere forme di indennizzo e risarcimento per coloro i cui diritti sono stati violati e dovranno assicurare che la giustizia e il rispetto della legge diventino una realta’ per tutti nel paese”.

 

Da oltre un decennio, le autorita’ tunisine ricorrono alla “sicurezza” come pretesto per limitare i diritti civili e politici. Una vaga definizione di “terrorismo”, prevista dal codice penale, viene utilizzata spesso per ridurre al silenzio coloro che esercitano il proprio

diritto alla liberta’ di espressione e che non hanno fatto ne’ invocato l’uso della violenza.

 

Amnesty International riconosce che i governi hanno il dovere di proteggere i propri cittadini da atti di violenza commessi sul proprio territorio e di portare di fronte alla giustizia gli autori di tali azioni. Tuttavia le indagini, i procedimenti legali e i processi devono essere sempre pienamente in linea con le disposizioni internazionali in materia di diritti umani.

 

“La sicurezza per tutti e l’obbligo di rispettare i diritti umani per tutti possono essere assicurati solo da una equa amministrazione della giustizia” – ha concluso Tuccillo.

 

In un discorso pronunciato il 10 dicembre 2002 per celebrare i successi conseguiti dal governo dal 1987, anno della sua ascesa al potere, il presidente Ben Ali ha affermato che i diritti umani sono tra i valori fondamentali del suo governo. Tuttavia, la distanza tra i principi proclamati dalle autorita’ e la realta’ sperimentata dai cittadini tunisini si va facendo sempre piu’ grande.

 

IRAQ: NON IMPORRE IL RIENTRO OBBLIGATORIO AI  RICHIEDENTI ASILO, CHIEDE AMNESTY INTERNATIONAL

 

Amnesty International si e’ rivolta oggi ai paesi europei che stanno esaminando la possibilita’ di rimpatriare in Iraq i cittadini iracheni le

cui domande di asilo sono state respinte, chiedendo di non porre queste persone in una situazione che e’ lontana dall’essersi stabilizzata. “Potranno volerci mesi, se non anni, prima che la situazione in Iraq diventi sufficientemente stabile e sicura da consentire il rientro in sicurezza e dignita’ dei rifugiati, in un contesto di rispetto dei diritti umani”. L’appello di Amnesty giunge a seguito di una recente riunione tra i ministri degli Interni di Francia, Germania e Regno Unito e l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), convocata per verificare la possibilita’ di far rientrare in Iraq migliaia di richiedenti asilo e rifugiati iracheni.

 

“I governi europei devono rendersi conto che non c’e’ una soluzione rapida per questa situazione di sfollamento di massa e devono aver

ben presenti le violazioni dei diritti umani che hanno ancora luogo nel paese, l’assenza della legalita’ e la palpabile mancanza di protezione per i civili” – ha aggiunto Amnesty. Oltretutto, un rientro non coordinato potrebbe minacciare gli sforzi in atto per la ricostruzione del paese. La delegazione di Amnesty International presente in Iraq ha potuto constatare direttamente come la situazione della legge e dell’ordine non sia stabilizzata.

 

Amnesty International ha inoltre sottolineato come, a diciotto mesi dall’Accordo di Bonn che ha dato vita al governo ad interim in

Afghanistan, l’Unhcr non abbia ancora iniziato a promuovere il ritorno volontario dei rifugiati afgani e come, a quattro anni dalla fine

dell’intervento militare della Nato in Kossovo, gli appartenenti alle minoranze etniche non possano ancora fare ritorno alle proprie terre.

 

“L’occupazione angloamericana di per se’ non garantisce un ritorno sicuro, degno e volontario di tutte le persone che hanno abbandonato le proprie case” – ha dichiarato Amnesty International.  “I paesi ospitanti devono garantire che gli iracheni non torneranno in

circostanze che potrebbero renderli profughi interni o peggio costringerli a una nuova fuga dal paese”.

 

La risoluzione 1483 adottata dal Consiglio di Sicurezza il 22 maggio parla di un rimpatrio sicuro, ordinato e volontario dei profughi

iracheni. Il rappresentante speciale per l’Iraq del Segretario generale delle Nazioni Unite, Sergio Vieira de Mello, ha recentemente ribadito

l’importanza di consentire la stabilizzazione di tutto l’Iraq prima di qualsiasi ritorno e ha chiesto ai governi che ospitano i rifugiati e i richiedenti asilo iracheni di esercitare pazienza.

 

“Francia, Germania e Regno Unito devono contribuire agli sforzi per assicurare stabilita’ e sicurezza in Iraq e questo vale anche per tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. Ogni programma che spinga verso un rientro prematuro rischia di vanificare questi obiettivi” – ha concluso Amnesty International.

 

Ulteriori informazioni

Il 30 maggio l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Ruud Lubbers, ha incontrato a Ginevra i ministri degli Interni di Francia, Germania e Regno Unito. Il britannico Blunkett ha ammonito che il rientro obbligatorio potra’ essere deciso entro l’anno in corso se altri incentivi al ritorno non si mostreranno efficaci. Lubbers ha replicato che l’Unhcr avrebbe fatto una valutazione sull’opportunita’ di una misura del genere entro tre o quattro settimane. Un’altra riunione e’ prevista per la fine di giugno. L’Iraq e’ uno dei paesi di origine del maggior numero di rifugiati al mondo. Si calcola che quasi due milioni di iracheni vivano in esilio e che un altro milione di persone si trovi sfollato all’interno del paese, presso le zone di confine. Solo nel 2002, oltre 50.000 cittadini iracheni hanno chiesto asilo politico nei paesi industrializzati.

 

Domanda agli iscritti di A.I.: come membri di Amnesty International possiamo chiedere al Comitato Nazionale di occuparsi anche dei diritti violati in occidente (europa e nord america per intenderci) ? … Come mai si parla così poco di certi argomenti nei comunicati stampa? Proviamo a porre domande anche al nostro interno…. Grazie fin da ora per chi vorrà intervenire su questi argomenti in futuro.

 

 

 

Da Agnese Cini (biblia@...):

 

IL MESSIA FRA MEMORIA E ATTESA

Convegno internazionale, Venezia 4-6 luglio 2003
 

Che sappiamo del Messia?Quanti sanno che "Cristo

è la traduzione greca della parola ebraica mashiach = "unto"?

Gli ebrei lo aspettano ancora e lo interpretano in vari modi: 

una persona? un'epoca di pace? un impegno umano o un dono divino? 

Un rabbino dell'800 diceva: "Il Messia non è venuto e non verrà, sta venendo".

I cristiani lo identificano con Gesù di Nazaret. 

Ma dove sono oggi i segni della sua presenza? 

È per questo che i cristiani aspettano la sua seconda venuta?

Gli studiosi hanno scoperto le radici del pensiero messianico 

in correnti poco note (Enoch, Qumran): sono solo studi eruditi 

o servono a capire davvero la figura del Messia?

Oggi, il Messia può essere ancora un nome per le nostre speranze?

 

Un gruppo internazionale di esperti (cristiani, ebrei e laici) affronterà questi temi al convegno di Venezia: TI ASPETTIAMO 
Se vuoi saperne di piu' clicca qui


 
 
 

Dal 22 al 30 agosto 2003, a Fognano RV, due seminari estivi sulla giustizia sociale nella Bibbia


(Amos e Lettera di Giacomo). 
Per programma ed eventuale iscrizione clicca qui

 

 

 

 

Da rete Perù:

 

STATO DI EMERGENZA - MANIFESTAZIONE A LIMA

Decine di migliaia di persone hanno dato vita il 3 giugno ad un’ondata di manifestazioni contro la politica economica del governo, nonostante lo stato d’emergenza proclamato la settimana scorsa dal presidente Alejandro Toledo. Solo a Lima sono stati almeno 20mila i peruviani scesi in piazza per partecipare alla mobilitazione convocata dalla Confederazione generale dei lavoratori del Perù (Cgtp), al grido di “Democrazia sì, dittatura no”. Hanno esortato Toledo ha bloccare la militarizzazione del Paese revocando lo stato d’emergenza, ma soprattutto ad accogliere le richieste dei sindacati degli insegnanti, degli agricoltori, dei lavoratori della previdenza sociale e del settore giudiziario che invocano un aumento dei salari. “Restiamo insoddisfatti per l’offerta del governo di concederci cento nuovi soles (circa 28 euro): vogliamo di più” ha ribadito il presidente del Sindacato unitario dei lavoratori dell’educazione (Sutep) Nilver Lopez, assicurando che l’astensione dal lavoro andrà avanti.

 

STATO DI EMERGENZA – VERSO LO SCONTRO

La Confederazione generale dei lavoratori ha indetto una manifestazione nazionale per martedì 3 giugno per la revoca dello stato di emergenza. “Toledo e’ stato eletto per governare democraticamente “ si dice “e non puo’ agire in modo autoritario e repressivo”.

Il presidente del Consiglio dei ministri, Solari ha giudicato tale iniziativa una sfida al governo visto che “durante lo stato di emergenza le riunioni sono proibite” e ha aggiunto che “con questo tipo di atteggiamento la Confederazione ha rotto per lo meno un accordo: quello di tenere la societa’ in pace, tranquillita’ e ordine”. Ha quindi escluso un incontro di mediazione tra Toledo e il sindacato degli insegnanti dicendo che “Toledo ricevera’ con piacere i dirigenti dei maestri dopo la sospensione degli scioperi”.

Da parte sua il ministro per la Difesa Loret de Mola ha dichiarato che non intende lasciare l’incarico, nonostante le richieste avanzate da molti parlamentari, e che continuera’ “fermamente la lotta per ristabilire l’ordine” ribadendo poi che le forze armate non hanno commesso alcun eccesso.

Intanto gli studenti hanno indetto una manifestazione pacifica per mercoledì 4 giugno e le ultime inchieste parlano di un 81% della popolazione contrario alla politica di Toledo.

Il presidente della Regione di Lambayeque, Yehude Simon, ha notato come la dichiarazione dello stato di emergenza abbia incrinato l’immagine del Peru’ all’estero.

Il segretario della Coordinadora per i diritti umani, Francisco Soberon, ha sottolineato che le forze armate non hanno la capacita’ e l’addestramento adatto a controllare le manifestazioni.

La Defensoria del pueblo ha sollecitato la ricerca di una soluzione pacifica alla crisi.

Nei rapporti pubblicati dal Ministero per la salute, intanto e’ risultato che gli unici feriti con armi da fuoco sono i civili e quando, il ministro alla Salute Carbone durante una visita all’ospedale di Barranca, ha provato a sostenere che nessun civile era stato ferito da degli spari, e’ dovuto poi scappare da una porta posteriore per evitare l’assedio dei familiari e dei giornalisti.

Il generale Miyashiro, capo della Dircote (la divisione anti-terrorismo), infine, ha escluso l’esistenza di un legame tra il Sindacato degli insegnanti e Sendero Luminoso. Ha precisato pero’ che ci sono degli infiltrati senderisti nelle manifestazioni, ma che non compiendo alcun atto violento non possono essere arrestati dalla polizia. www.larepublica.com.pe 1 giugno

 

STATO DI EMERGENZA – MASSACRO A BARRANCA

All’indomani dei violenti scontri tra polizia e studenti a Puno, conclusi con l’uccisione di un ragazzo e il ferimento di una sessantina di persone, il presidente della regione di Lima Mufarech ha accusato il governo di aver occultato le prove di un massacro che avrebbe avuto luogo a Barranca mercoledì, primo giorno dello stato di emergenza decretato da Toledo.

Mufarech ha dichiarato alla stampa locale che si sono perse le tracce di sette manifestanti, ricoverati in un ospedale della località (circa 160 chilometri a nordovest della capitale) dopo essere stati feriti da proiettili esplosi dalle forze dell’ ordine. I dimostranti, ha aggiunto Mufarech, erano in gravi condizioni e potrebbero essere morti e i loro corpi volutamente occultati per non scatenare le proteste della popolazione locale. “A Barranca c’è stata una strage: oltre ai sette ‘desaparecidos’ ci sono almeno 18 persone che hanno bisogno di essere operate perché hanno proiettili nello stomaco, nella schiena e nella testa” ha dichiarato il presidente della regione di Lima.

Una denuncia dello stesso tenore è giunta nelle ultime ore anche da Puno. La Federazione nazionale degli studenti del Perù ha dichiarato che sarebbero almeno quattro le vittime degli scontri: “Abbiamo informazioni riguardanti la morte di altri quattro studenti per gli spari dei militari. Da Puno ci hanno assicurato che i soldati hanno ritirato i corpi dei giovani per il timore evidente delle conseguenze del loro gesto”.

 

 

 

 


#244 Da: "Gioele Bianchi" <io_BG@...>
Data: Mar 17 Giu 2003 3:57 pm
Oggetto: Numero di O.E tutto ebraico da Gioele :o)
yo_gurt_el
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BENTORNATI!


Quali sono gli ingredienti che fanno di un uomo un vero essere umano?
Non so rispondere.
Ma la fede può essere un componente in più, il che non guasta.
Ebraismo, Cristianesimo, Islam ecc... sono tutte religioni che fanno
parte di un unico disegno divino. Sono una cifra nascosta nel tappeto
che ci è stato steso d'avanti. Sta a noi decifrarne il
significato, o
vederne solo l'ornamento. Il tappeto è una patria, da ebreo, puoi
averne tante o non averne nessuna.

Miro Silvera


E' questo secondo me l'atteggiamento che dobbiamo avere verso la fede
altrui e verso la nostra stessa fade.
Nessuna religione posside La Verità, ma solo frammenti di essa,
come
ogni istituzione umana anche la religione è imperfetta.
Cari fratelli e sorelle, voglio invitare tutti voi a confidare prima
in D-o e poi nella religione, questo ci renderà uniti anche se
siamo
tanti e divisi... tutti quanti... cattolici, ortodossi, protestanti,
ebrei, mussulmani... tutti figli di D-o

Gioele Bianchi



Un grande saluto a tutti gli iscritti di O.E!
Confido che il gruppo crescerà e che saremo presto in molti a
sperare
in un vero progetto di vera pace ecumenica!

Il mio esordio come co-moderatore è stato pochi giorni fa, ed ecco
il
mio primo articolo, per scriverlo mi sono riferito ad un autore
francese che da molto tempo fa volontariato e ha scritto anche dei
libri molto interessanti:

le vere ricchezze

(...) Mamadou, giovane sengalese disse che il suo villaggio si era
gemellato con una piccola cittadina francese, e che fra i giovani dei
due villaggi era nato uno scambio di visite.
Una volta, mentre  uno dei senegalesi si trovava in Francia, venne
invitato dal padrone della casa in cui era ospitato a raccontare  le
sue impressioni sulla vita dei contadini francesi.
Dopo alcuni preamboli, il giovane senegalese esclamò
-Sai, ti compatisco tanto.
-Mi compatisci? Ma che vuoi dire? Chiese il francese, un po'
indispettito.
-Vedi, rispose il senegalese,
-da noi la vita è fatta di lavoro e di preghiera.
Ma in questi 15 giorni che sono stato a casa tua non ti ho mai visto
pregare. Non sei mai andato in chiesa, anche se ti definisci
cattolico.
-Ma hai  visto la montagna di lavoro da fare?!- Replica l'altro
- E' proprio questo il problema, disse il senegalese,
-Da quando sono qui, non sei mai andato a fare visita ad un parente
o ad un amico, nè hai ricevuto visite da qualcuno di loro.
Tu e tua moglie lavorate, lavorate e lavorate, senza fermarvi mai,
dalla mattina alla sera. Domeniche incluse. A volte prenzi sul
trattore con un panino per far prima.
-Ma tu sai che sono indebitato fino al collo?!. Te l'ho spiegato,
disse umilmente il francese.
-Eccoci al dunque, esclamò il senegalese.
-Se almeno  tu lavorassi per arricchire te stesso...invece lavori per
arricchire le banche.
Poveraccio, non lavori nemmeno per te...
Poi concluse: lo sai che ti dico? Sto meglio a casa mia!
Di ritorno in Senegal il giovane disse a tutti che in Africa si sta
meglio che in Europa.

Pierre Pradervand "Les vrais richesses"

Il commento

Questa storia mette a nudo i limiti di noi occidentali.
Il nostro benessere materiale non vale niente, i media ci dicono che
per stare bene e per essere felici e realizzati dobbiamo
assolutamente AVERE il tal prodotto... , dobbiamo COMPRARE
quello...questo e quest'altro... .
Ma il benessere non è vero benessere se non si ricava piacere dal
lavoro, se non si ha un rapporto di profonda fede in D-o, se non si
hanno: amore, amicizia, saggezza, considerazione e onestà.
il benessere materiale è uno specchio per le allodole, quando si
compra un nuovo prodotto per un attimo ci si sente felici, ma
l'attimo successivo subentra una profonda insoddisfazione perchè
c'è
già un nuovo prodotto sul mercato che noi non abbiamo!
L'uomo non è una macchina, non è un automa...per stare bene
(Bene-
Essere) ha bisogno di affetto, amore e amicizia piuttosto che di
soldi, automobili e televisori...
Dobbiamo imparare dagli africani che sanno cos'è il benessere,
sanno
cosa significa stare bene,
meglio di noi... I
nterrogate qualcuno e chiedetegli cosa gli manca per essere felice,
verosimiomente vi risponderà: una bella macchina nuova, oppure:
una
vincita al lotto, o ancora: l'ultimo telefonino...
Mi sono stupito da linguaggio di una di quelle commesse di questi
centri commerciali...le quali fanno di tutto per conincerti a
comprare cose che spesso non ti servono...
allora, signori, come siete messi a Frigoriferi?
Come siete messi e ventilatori?
Come siete messi a telefonini?
Come siete messi...a tostapani????
Nessuno ti chiede, in questa società:
Come sei messo ad amicizie.
Come sei messo ad affetto?
o anche semplicemente: Come stai?
Fratelli, è un invito: ricercate il vero benessere e le vere
ricchezze prima... (e, per usare un espressione nuovotestamentale) e
le altre cose saranno sopraggiunte!!!
un saluto.

Gioele Bianchi


Spero che questo vi faccia riflettere come ha fatto riflettere me e
che "ci faccia ricercare il vero benessere"

un altro articolo, scusatemi se ho scritto tutto io, spero che non vi
stanchiate SUBITO di me!
so che è un argomento un po' spinoso, ma va affrontato perchè
altrimenti non ne verremo mai fuori...



                       La Croce dimenticata



  L´ambiente nel quale noi giovani passiamo la maggior parte del
nostro tempo è la scuola.
  Più volte abbiamo espresso il desiderio che la scuola pubblica
restasse laica, ma è evidente che il ministero della pubblica
istruzione è troppo occupato in altre faccende per prendere a
cuore i
bisogni di noi studenti.

  L´Italia, come molti paesi europei è stata meta,negli ultimi
decenni
di forti migrazioni, provenienti anche da paesi islamici.

  Nelle nostre scuole c´è un problema urgente che bisogna risolvere
al
più presto ed è quello del crocifisso in classe (sarete anche
stanchi
di sentirne parlare,lo immagino)

  Ho avuto modo di osservare che in diverse scuole della mia
provincia, accanto alla croce sono accostati altri simboli e immagini
che vanno da rappresentazioni di Padre Pio, santi a fotografie del
Papa...
  Ora, mettere di queste cose in una scuola pubblica sarebbe come
mettere foto di Togliatti o falci e martello (che ne so....) in
parrocchia!!
  Questa cosa non va, la scuola pubblica non è frequentata solo da
cristiani (proprio perché si chiama pubblica) ma anche da studenti
di
altre religioni se non (purtroppo! :o) da sempre più atei ed
agnostici...
  Il crocifisso è un simbolo molto profondo, significativo,
rappresentativo di un ideale, di uno stile di vita, oltre che di una
religione...
  il suo posto non è su una parete polverosa.
  La gente che ci passa davanti non lo guarda nemmeno, non pensa che
quel simbolo vuole ricordare una cosa ben più significativa di una
bandierina che gli uomini politici usano per segnare , come dominio
dello stato, le scuole italiane cattoliche.
  Il posto del crocifisso è in una chiesa o in una casa, qui sì
ha un
senso metterlo,
  non a scuola dove diventa così piatto e banale tanto da sembrare
un
offesa a Cristo stesso che è stato veramente crocifisso...
  La croce non è uno scherzo, non è un giocattolo, ma un vero e
potente "nodo al fazzoletto" che dovrebbe ricordare a tutti i
cristiani che D-o ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito
figlio...
  E´ un peccato che un simbolo che ha in sé tutta questa potenza
evocatrice resti appeso in una squallida aula.... INUTILE...non serve
a nessuno lì, tanto più che non è detto che in una classe
siano tutti
cristiani....ANZI!!

  Volevo raccontarvi la protesta tipicamente nonviolenta messa in atto
da un liceo scientifico di Padova:
  Accanto al crocifisso sono stati appesi: la Ohm induista, la ruota
buddista, la croce senza Cristo (per gli evangelici, naturalmente),
la mezzaluna islamica e la stella di Davide (Evvai, arrivano i
nostri :o)
  Così, ogni ragazzo della scuola che aveva una diversa religione
aveva ora la sua rappresentanza in ogni classe, proprio come la hanno
gli studenti cattolici.
  Vi potrei raccontare tante cose... sulle mie esperienze di ebreo in
una scuola pubblica "cattolica" ma per ora mi fermo qui...
  Prima di fare ecumenismo, togliamo tutti i simboli religiosi di
una "maggioranza" dai luoghi pubblici... poi si potrà cominciare a
parlare di ecumenismo, ma fino a quel momento saremo tutti falsi
profeti...

Gioele Bianchi

#243 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 16 Giu 2003 8:57 pm
Oggetto: Vittorie di "Orientamenti ecumenici"
mauriziobenazzi
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ABBIAMO PERSO! UN GRAZIE, COMUNQUE, A TUTTI!!!!!!

 

Abbiamo perso ma, secondo me, e spero anche secondo TUTTI voi, abbiamo fatto una giusta, dura, difficile, pesante battaglia.

Ringrazio, comunque, TUTTI VOI per la disponibilità, la volontà, la fiducia, la resistenza, la caparbietà.

 

Arrivederci alla prossima.

 

Saluti.

Giorgio Nobili

 

 

Caro Giorgio,

diciamo che abbiamo perso bene... se consideriamo che il Presidente degli USA è stato eletto con meno del 19% degli elettori aventi diritto di voto... Siamo migliori quanto meno dei supporter di Bush e senza dollari in tasca…

Vogliamoci bene per volerne a chi ne ha bisogno J

Un caro saluto ma anche un grande grazie per aver accettato la proposta di co-moderatore di O.E., appena rientri dalle meritate vacanze. Saranno anche i lettori a chiederti interventi su questioni quali salvaguardia dei diritti dei consumatori, casi poco noti sui media di ingiustizie sociali, ecc…

Preghiamo ora per te e i tuoi cari.

Ciao

Maurizio

 

Ciao, innanzitutto volevo esprimerti il mio grazie per le parole che mi hai rivolto a proposito della mia collaborazione con "Orientamenti ecumenici" durante questa lunga e difficile campagna per il sì al referendum. Ho SOLO fatto ciò che mi sembrava giusto fare, anche a costo di sembrare un "obsoleto combattente", come d'altronde hanno fatto tanti, tanti altri in questi mesi. Per la breve presentazione, ho 65 anni, sono in pensione da 3 anni dopo quasi 40 anni di lavoro, anche di lavoro nero  e precario. Sono sposato, ho una figlia di 34 anni e una splendida nipotina di 6 anni. Durante tutta la mia vita di lavoro sono stato rappresentante sindacale nelle aziende dove ho lavorato: ho sperimentato la repressione, la discriminazione, le difficoltà di chi manifesta le proprie idee, le difende, le mantiene. Ma ho anche vissuto la solidarietà, la condivisione delle lotte, cercando di rappresentare le persone che mi hanno eletto con onestà e passione, verificando sempre con loro le decisioni, le piattaforme, i risultati (diversamente da molti sindacalisti che hanno come unico referente la propria organizzazione o gli interessi di bottega). Quando ho lasciato il lavoro ho avuto la soddisfazione di ricevere tanti attestati di stima e di affetto, anche da parte di chi mi osteggiava e questo mi ha ripagato di tutte le fatiche, il lavoro, l'impegno, le responsabilità che mi sono assunto, con chi lavorava con me nella RSU, di rappresentare e difendere tutti in una azienda di più di 1000 dipendenti. Tutto qui!

Sarà per me un vero onore poter partecipare ad un dibattito con i tuoi lettori. Attendo tue notizie e grazie ancora.

Giorgio Nobili

 

 

 

 

 

 

Il fondatore di Orientamenti ecumenici saluta e ringrazia anche Gioele Bianchi quale co-moderatore per l’area giovanile, non solo ebraica. La sua attività inizierà fra qualche giorno. Ecco una sua breve autopresentazione.

 

 

Caro Maurizio,

sarei molto felice di dare una mano al gruppo. Dunque abito a Rovigo ma ho abitato per molto tempo a Ferrara. Studio lingue.

I miei autori preferiti sono Oscar Wilde e Franz Kafka

Amo la musica anni '70 in particolare i Led Zeppelin, ma anche Bob Dylan, John Lennon, Pink Floyd, Hendrix, mi piace il Jazz soprattutto il Be-Bop di Charlie Parker, ma anche il cool jazz di Benny Goodman, Il Blues è stata la mia prima passione. Studio percussioni al conservatorio e da 5 anni suono la batteria privatamente. Mi interesso di letteratura, storia, psicologia, filosofia, religione, teatro e CINEMA, sono un grandissimo fan del grande Charles Chaplin che considero uno dei più bravi attori e filosofi del '900. Per ora mi sento preparato ad affrontare argomenti che riguardano la fede, la vita giovanile, ma anche recensioni o esperienze personali.

Gioele Bianchi

 

 

 

Consentitemi infine di salutare un affezionato lettore quale Alberto Rocchini;  è in procinto di ritornare dal suo lungo soggiorno in Inghilterra: ha deciso di rinunciare all’incenso delle liturgie anglicane per rimanere un cristiano e stop.  Mi sembra proprio una bella notizia.

A fine luglio l’appuntamento è fissato alla Malpensa per  festeggiare!

 J

MB

 

 


#242 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Dom 15 Giu 2003 4:48 am
Oggetto: Creare una nuova redazione, a cura di amici non europei
mauriziobenazzi
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Parola per domenica 15 giugno 2003

 

Tu, dunque, torna al tuo Dio,

pratica la misericordia e la giustizia,

e spera sempre nel tuo Dio.

Osea 12:6

 

Se abbiamo il dono dell'esortazione, esortiamo;

chi dà, dia con semplicità;

chi presiede, lo faccia con diligenza;

chi fa opere di misericordia, le faccia con gioia.

Romani 12:8

 

Maestro buono, che hai istruito la tua chiesa con cose nuove e cose antiche, attraverso sapienti che spezzano la Parola ai fratelli, a Te la gloria! Pastore dei pastori , che hai pregato perché chi presiede nella carità, nella fede salda riconfermi i fratelli, a te la nostra lode.

(Comunità di Bose)

 

 

 

 

Si desidera creare una redazione di Orientamenti ecumenici, curata da amici provenienti da paesi extraeuropei: a tal scopo desidero mettere a disposizione un modem, una stampante a colori a getto d´inchiostro, una webcam ed uno scanner usati ma in ottime condizioni...

Si rimane tra l´altro in attesa fiduciosa del dono di un PC usato, possibilmente con video.

Questo consentirà di mantenere la gratuità di questa newsletter anche alla ripresa autunnale.

Un cordiale  shalom

Maurizio

 

PS: coloro che dispongono di un reddito superiore a EUR 1.200 mensili sono invitati a far pervenire una loro gradita  e generosa offerta per la copertura delle spese e degli investimenti effettuati e di quelli qui previsti per il futuro. Grazie.

 

 

 

Posta ricevuta

 

Caro Maurizio,

                    oggi quando mi hai telefonato era appena andato via il medico, per questo non ho telefonato io prima. Purtroppo i problemi di mia suocera si stanno aggravando ogni giorno di più e, anche se adesso abbiamo l'aiuto di una persona, è necessaria la nostra presenza quotidiana. Per questo non solo non mi prendo altri impegni, ma sto lasciandone qualcuno e qualcuno lo riduco. Ti chiedo di non prendertela se non posso accettare di fare il comoderatore di O.E., ma proprio non me la sento di fare poco e male anche questo.

Continuerò a seguire e magari a parteciparvi di tanto in tanto, ma preferisco non avere un impegno che non mi sento di assumermi, almeno per un bel po', e poi chi lo sa?

Ti abbraccio,

Bruno Giaccone

 

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Da Altreconomia (http://www.altreconomia.it/):

Cari amici,

ecco un aggiornamento sulla vicenda dei due frati comboniani incatenati davanti alla Questura di Caserta. Ce lo invia un lettore -che ringraziamo- e noi ve lo giriamo. E' importante soprattutto dove si parla del nuovo numero di fax cui inviare le proteste.

 

Ciao, sono un vostro abbonato di Caserta.

Ho letto con piacere la vostra email nella quale pubblicizzavate la lotta dei frati comboniani. Sto ovviamente frequentando la zona della Questura in questi giorni, sto ovviamente lottando anche io e volevo per questo aggiornarvi sulla situazione. Purtroppo questa mattina - ALLE 4 E MEZZO - i frati, insieme a 3 amici del centro sociale ed un'altra figura ecclesiale, sono stati sgomberati da una ventina di poliziotti, molti vertici Digos con alcun agenti ed il camion dei vigili del fuoco. Ma la lotta continua. Adesso ci siamo spostati di fronte alla vecchia postazione, in piazza Vanvitelli. Inoltre mi preme dirvi anche qualcosa sul nostro vescovo. Questi, da sempre vicino agli eventi di questo genere, sta subendo pressioni personali per l'aver appoggiato questa campagna a favore dei ragazzi immigrati. Infine volevo rendere noto anche a voi quanto e' stato deciso questa mattina dai frati comboniani in merito alle dimostrazioni di solidarieta' provenienti dall'esterno del territorio.

Pare che i numeri della Prefettura e della Questura cui anche voi avete fatto riferimento siano diventati inutilizzabili: non e' ben chiaro se sono stati spenti i fax, se hanno tolto la carta o cos'altro.

Ad ogni modo l'intenzione attuale e' quella di dirottare tali fax di solidarieta' al numero  del servizio immigrazione del ministero degli Interni: 06.47.88.75.31. Grazie dell'aiuto.

 

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Dialogo fra uno zwingliano (mangiatore di carne di maiale il venerdì santo) e un giovane ebreo

 

Salve a tutti, mi è stato chiesto di presentarmi, e dunque, salve a tutti, sono Gioele mio padre e mia madre sono pastori battisti. Io invece sono convertito all' ebraismo. Nella mia famiglia non ci sono scontri e consideriamo la differenza religiosa un arricchimento. Sono molto felice di leggere i vostri bellissimi messaggi. Sono con voi. Ciao Gioele

 

Un grande grazie del messaggio e di essere qui con gli iscritti di O.E.

Spero di leggere anche qualcosa di tuo sul rapporto coi tuoi genitori... direi, se non oso troppo, qualcosa di personale. Finora ho letto poco su casi simili ma ti assicuro che sono molto entusiasta. Conosci il caso del più grande teologo protestante vivente Cox? Ha pubblicato recentemente il libro "Le festività ebraiche" e questa ML si fonda proprio sulle sue indicazioni contenute nel libro "La città secolare". Cox ha tra l´altro adottato la stessa scelta dei tuoi genitori.

Un cordiale shalom. Maurizio

 

 

Caro Maurizio... indovina un po', il bellissimo libro del teologo battista Cox, "un viaggio attraverso le festività ebraiche" l'ho regalato lo scorso 10 marzo a mio padre per il suo compleanno. Gliel'ho regalato, perché, in qualche modo volevo leggerlo anch'io, ad ogni modo l'ho trovato molto bello e ci ho fatto la dedica in ebraico dentro. ciao! Gioele

 

Se i tuoi genitori sono sempre impegnati puoi sempre scrivere tu qui...  c'è infatti sempre posto e la funzione di co-moderatore è attualmente vacante. Pensaci. Ciao

 

PS: Saluti al papà, che ho incontrato ad un Sinodo luterano...

 

 

Caro Maurizio,

Scusa se ti ho scritto con l'altro indirizzo l'altra volta, devo aver fatto un po' di confusione... quello valido è questo con cui ti sto scrivendo.

 

E' necessario dire che io non ho mai rifiutato o criticato Cristo... ma ho criticato e rifiutato il cristianesimo (ma non i cristiani) che secondo me non ha più niente a che vedere con il vero Yeoshua, "un grande profeta ebreo, un mistico eversivo, straordinariamente moderno" un riformatore dell'ebraismo il quale intento non era assolutamente (come alcuni cristiani sostengono) annullare la legge, e neanche completarla (La Torah è stata ""scritta"" da D-o e D-o non fa cose incomplete), nè tantomeno trasformarla.

Al tempo di Gesù si era arrivati al punto da considerare la legge più importante del D-o che l'aveva ""scritta"". Gesù disse che la legge era fatta per servire agli uomini, ma non gli uomini dovevano essere schiavi della legge, poiché il padre vuole il loro bene:

io ne deduco che bisogna osservare la legge ritenendo una gioia il poterla osservare (come dice il salmo 119), un onore e un dono che D-o ci fa.

Yeoshua, da buon ebreo è stato fedele a tutta la legge...MA a messo al primo posto D-o.

Ora il popolo di Israele era stato temuto per 4000 anni dagli altri popoli, perchè aveva la legge...era una qualche cosa che lo identificava come DIVERSO, una cosa di cui andare orgogliosi "io appartengo al popolo di Israele poichè osservo la legge che D-o mi ha dato".

Il D-o degli ebrei e quello dei cristiani è lo stesso, ma gli ebrei hanno degli statuti da rispettare, i cristiani no...

Non sono ancora riuscito a spiegarmi questa cosa... i  cristiani fanno cose da pagani (tipo mangiare carne di maiale) ma si dichiarano credenti in D-o (lo stesso D-o di Israele).

Queste sono cose che i pagani fanno       -i non credenti, gli atei-       non le faceva Gesù, non le facevano gli apostoli, e nessuno dei primi cristiani SOPRATTUTTO Pietro (vedi atti degli apostoli)

Se il D-o è lo stesso e questo stesso D-o ha dato gli stessi comandamenti a cristiani ed ebrei, perchè i cristiani non li rispettano se Cristo stesso li rispettava??

 

Prova a chiedere in giro... quante persone hanno mai immaginato che Cristo è ebreo e che non ha fondato il cristianesimo...quanti hanno mai pensato che Cristo non mangiava carne di maiale o sangue?

Eppure è vero. Sono pochi i Cristiani che hanno studiato a fondo la Torah.

Sembra quasi che il vecchio testamento esista nelle loro Bibbie solo per prendere spazio.

Se vorrai pubblicare qualcosa per il gruppo non c'è problema... forse sarà utile a qualcuno. E poi non c'è niente di personale.

Un saluto a tutti i cristiani (vi voglio bene :o) nonostante tutto :o)

 

ciao

 

Gioele ti vogliamo bene anche noi per quello che sei: possiamo iniziare da qui un dialogo sincero, ascoltandoci con umiltà. Senza ovviamente aver la pretesa di aver detto noi essere umani l´ultima parola anche sull´interpretazione che diamo alla Scrittura. Quest´ultima parola la lasciamo semmai a Lui e al Suo Spirito vivente e vivificante.

Io credo infatti che il Signore ci abbia donato nei tempi moderni anche la secolarizzazione, come processo di liberazione individuale e collettivo (personalmente l´ho sperimentata come tale e la vivo con gioia quotidianamente); ripartiamo in ogni caso dalle dieci Parole di Vita eterna e dalla santificazione per la sola opera dello Spirito del Signore.

La diversità della testimonianza dell´unico D-o riflette semmai, a mio modo di vedere, il Suo essere totalmente altro dai nostri modi di pensarlo, lodarlo e perfino di vivere per Lui, rendendogli la gloria dovuta. E´ forse proprio in questo che consiste la Sua profonda essenza e soprattutto immagino il Suo amore verso ogni creatura.

Avrai modo, se lo gradisci, di leggere anche cosa intendo quando mi qualifico come "sionista". Ha ben poco a che fare con certe affermazioni che appaiono qui in rete in Italia e, in particolar modo, in talune ML  filogovernative .

Ne riparliamo se vuoi.

Un tuo amico Gentile.

 

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Allego un mio articolo a favore del sì, apparso su un quotidiano online di Orvieto. Fausto Cerulli

 

"Capisco che non è molto ortodosso utilizzare un quotidiano online per mandare un messaggio politico, e mi rendo conto che la mia voce è troppo flebile per assumere la parvenza di un messaggio. Ciò premesso, vorrei caldamente invitare i miei non so quanto affezionati lettori ad andare a votare per il referendum sull´art. 18, anche se sarà una giornata di quelle in cui la buonanima Craxi ( a proposito, Stefania Craxi, che ne è della promessa che mi avevi fatto di pagarmi una certa parcella che tuo padre non ha onorato, lui che ha onorato la patria?).

Ritorno a bomba, sperando che il referendum sia davvero una bomba e scoppi nelle mani di quanti, dalla Confindustria ladrona al Berlusconi che basta la parola e al Cofferati che forse spera di avere un sottosegretariato al lavoro...: all´ozio- nella compagine governata si affannano a dire che una vittoria dei sostenitori del sì sarebbe una iattura. Una iattura per chi, signor Padrone?

Racconto un episodio della mia vita professionale. Si rivolse a me una signora che era stata licenziata da un´azienda con meno di quindici dipendenti, e quindi senza causa altra che non fosse la prepotenza della sciura Padrona. ......" (continua)

 

Caro avvocato la regola del non allegare file vale ovviamente anche per Lei... come per tutti. Grazie.

Prometto che se la rispetterà le lascio passare (solo) una volta anche il linguaggio "colorito" che usa... ma forse - mi dia retta - è meglio esprimersi comunque in modo "puritano" . Immagino cosa mi replicherà ma gli aspetti formativi passano anche tramite il linguaggio. Auguri per la sua professione, così come faccio anche tanti auguri al sindacato CGIL, così fortemente contrastato in Italia, ... Il fatto che esista e dia ancora fastidio a molti è anche una garanzia della Sua libertà personale e professionale.

Lei immagino conosca la Storia tedesca prima dell´avvento del regime nazista... ho anche letto poi da qualche parte che nessun ebreo si sarebbe aspettato ad esempio in Germania, a quell´epoca, tutta quella serie di tragici eventi iniziati proprio con la criminalizzazione del sindacato comunista.  Allora tutti hanno taciuto per ragioni presumo d´interesse di bottega.  Ed è stato l´orrore fra gli "altari" tedeschi ma anche italiani, con tanto di benedizioni religiose e pagane (intendo dei Ministri degli Interni e non solo di questi paesi).

Sono preoccupato per l´allarmante situazione della democrazia in Italia ma - a dir il vero - anche in Spagna (pensi alla situazione incresciosa delle minoranze) e nella stessa UE (pensi alle ripetute pressioni diplomatiche e politiche del Vaticano),....

 

E potrei continuare, ma mi fermo qui. E´ meglio.

M.B.

 

 

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Da Stefano, di Amici di Israele di Milano

 

Caro Maurizio:

 

Riporto un articolo apparso sul sito dell'ANSA, riguardante le reazioni israeliane all'attentato terroristico che ieri ha ucciso 16
civili israeliani e ne ha feriti quasi 100.

Vorrei farvi notare in particolare questa frase:

"...due 'Apache' con la stella di D
avide hanno centrato con tre razzi l' auto dove si trovavano due capi militari di Ezzedim el-Qassam, il
braccio armato di Hamas. Morti i due 'terroristi'..."

La parola terroristi e' messa fra virgolette.

Chi uccide civili israeliani non e' considerato un terrorista dall'ansa, ma semplicemente un 'terrorista', per modo di dire...

proporrei inviare una protesta a questo indirizzo: redazione.internet@...

 

 

 

Più che Ansa io debbo fare i conti qui con certi personaggi come questi qui di seguito riportati....

Ciao

 

PS: io scriverei anche a vari giornali per protestare contro l´attuale regime israeliano... mi passi per favore gli indirizzi elettronici?

Scrivi anche tu?

 

"-----Original Message-----
From: Kh
aver Goy [mailto:khavergoy@...]
Sent: Tuesday, June 10, 2003 12:30 AM
To: orientamentiecumenici-owner@yahoogroups.com
Subject: Re: Da trasmettere con urgenza al Presidente del Consiglio in carica, in visita in Medio Oriente

 

AVENDO RICEVUTO QUEST'ULTIMA SCHIFEZZA CHE CIRCOLA SU TUTTE LE ALTRE LISTE ANTISEMITE, NONOSTANTE SIA STATA SMENTITA DALLA FONDAZIONE CITATA, CREDO SIA BENE CHE MI ELIMINI DALLA SUA.. SENZA ALCUNA STIMA E CON IL MASSIMO DISPREZZO,

Agazio Flaviano Fraietta"

 

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Ciao Maurizio,

.....

 

....GAS vuol dire Gruppo di Acquisto Solidale. Guardati queste pagine, come esempio:

http://newpages.inrete.it/cocorico/gas.html

 

Un carissimo saluto

 

Paolo

 

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Mi chiamo Moreno, abito in provincia nel centro Italia.

Cerco di fare attività politica dal mio computer, dopo che dal 1984 ho lasciato il Pci deluso dalla svolta, cosidetta o meglio autodefnita dai protagonisti, migliorista-riformista, che ha portato il maggior partito della sinistra e unico baluardo contro l'illegalità diffusa ad omologarsi, per ragioni dissero pratico-economiche, al sistema liberista di cui tutti ieri siamo stati e oggi e domani siamo e saremo vittime.

 

Pagheremo il conto con sacrifici senpre maggiori e spesso imposti con la forza!

 

Allo scopo di rendere pubbliche esperienze personali, documenti e testimonianze illustri, ignorati dai mass-media ufficiali per ovvi motivi, ho aperto un sito, un blog e due gruppi su yahoo groups, nella speranza di non restare solo in questa battaglie e di riuscire a raccogliere sempre più testimonianze, documenti e consensi tali da permetterci di sostituire la classe politica attuale e cambiare così in meglio la nostra vita!

 

Ciao

Moreno Lupparelli

 

 

www.tuttaunaltrastoria.com

www.bloggers.it/onerom/

http://it.groups.yahoo.com/group/apritegliocchi/

http://it.groups.yahoo.com/group/rivoluzione2000/

 

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Notizie da NEV - Roma

 

(NEV/AFP) - "La nostra chiesa appoggia fermamente la laicità dello Stato, cioè il rispetto degli altri e delle loro opinioni, e l'autonomia della politica". Lo ha affermato domenica scorsa a Bordeaux il pastore Marcel Manoël al termine dei lavori del Sinodo della Chiesa riformata di Francia (ERF), di cui è presidente del Consiglio nazionale. "Ma - ha aggiunto - ciò non significa che la fede debba restare reclusa nella sfera dell'intimo e del privato". L'ERF, 350 mila fedeli, 381 comunità è il ramo principale del protestantesimo francese.

 

MEDIO ORIENTE: NON C'È PACIFICAZIONE SENZA RICONCILIAZIONE

di Paolo Naso (direttore del mensile interreligioso "Confronti")

 

I primi, pesanti ostacoli hanno già ostruito la "road-map" indicata dal presidente Bush come il processo politico negoziale a tappe che dovrebbe condurre ad una stabile pace in Medio Oriente. Gli attacchi di varie formazioni armate palestinesi contro obiettivi militari israeliani e le ultime azioni armate israeliane contro la leadership dell'Intifada, indicano quanto la strada della pace sia difficile e rischiosa. In questi giorni Sharon, Abu Mazen e il presidente Bush stanno già prendendo atto dei limiti della loro iniziativa politica. Il premier israeliano sa di avere una forte opposizione interna, soprattutto da parte di quei settori del movimento dei coloni insediatisi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza che lo hanno sostenuto nel corso della campagna elettorale di tre anni fa. Sharon è politico troppo esperto per non sapere che appena il tema degli "insediamenti" sarà davvero posto sul tavolo negoziale, oltre duecentomila persone grideranno al tradimento e vedranno in lui il nemico. Esattamente come era successo per Rabin, con l'aggravante che se l'ex premier laburista era sospetto sin dalla sua elezione, Sharon tradisce aspettative ed impegni assai precisi. Non è più facile la posizione di Abu Mazen. Il capo del governo dell' Autorità nazionale palestinese è infatti costretto a muoversi in un delicatissimo equilibrio: tra l'impegno a fermare gli attacchi terroristici solennemente assunto al momento della sua nomina da una parte, e la necessità di mantenere un contatto con la maggioranza del popolo palestinese dall'altra. E, in assenza di concreti "dividendi di pace", i palestinesi sembrano oggi assecondare le spinte politiche più radicali. Non è un dato definitivo - non era così nei primi anni dopo gli accordi di Oslo - ma è questa la situazione attuale. Potrà cambiare, ed anche rapidamente, ma l' onere della prova che la pace "paga" più della guerra e del terrore è tutta nelle mani di Abu Mazen. Il terzo attore sulla scena è Bush, oggi determinato a conseguire un risultato concreto in Medio Oriente. Il dopoguerra in Iraq presenta più ombre che luci, più interrogativi che soluzioni, più dubbi che certezze. L' avvio di un processo di pace tra israeliani e palestinesi darebbe legittimità a quell'intervento militare in Iraq che tante critiche ha sollevato nella comunità internazionale. Ma intanto, sul campo, continuano a contarsi morti e feriti. La situazione mediorientale è così difficile che ogni ipotesi di pace, anche la più fragile, deve essere accolta con speranza e fiducia. La "road-map" solleva giustamente molti interrogativi preliminari eppure, dopo tre anni di sangue, è l'unica ipotesi realistica sul tappeto. Non va criticata, va valorizzata in tutte le sue potenzialità; non va liquidata solo perché il suo principale sponsor è un presidente che ha appena concluso una guerra; al contrario va utilizzata per dimostrare - anche a quel presidente - che il tempo del negoziato non è mai perso. Diplomazie e dirigenze politiche al lavoro, dunque. Ma non solo loro. Il rischio è che, di nuovo, si raggiunga un accordo di vertice, trascurando l' importanza dei processi dal basso, nel cuore della società civile israeliana e palestinese. In questo campo, quello della costruzione di un processo di pace parallelo fondato sull'incontro tra "gente comune", le chiese possono fare molto. È questa la loro vocazione prima e naturale: essere testimoni della speranza della pace e della riconciliazione. Dovrebbe essere questo il loro approccio ai problemi del Medio Oriente. Fa riflettere, invece, che spesso si pongano soprattutto il problema del loro ruolo politico nel processo di pace o del riconoscimento di specifiche garanzie per la comunità cristiana o i luoghi santi di quella regione. Più che una vocazione questa sembra una tentazione: guardare a se stessi e alla propria tradizione piuttosto che al prossimo israeliano e palestinese, cercare riconoscimenti e statuti speciali piuttosto che accettare con fiducia la sfida della convivenza in un nuovo Medio Oriente. La vocazione cristiana suggerisce un'altra strada: quella di costruire canali di dialogo, di sostenere le esperienze di incontro e di riavvicinamento tra popoli e religioni diverse; di testimoniare, in sintesi, che non c'è pacificazione senza riconciliazione.

 

 

ASSEMBLEA STRAORDINARIA BATTISTA, DAL 20 AL 22 GIUGNO A CIAMPINO, ROMA

Casonato: "Riflettere con estrema attenzione sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica"

 

Roma (NEV), 11 giugno 2003 - Si svolge dal 20 al 22 giugno a Ciampino (Roma), presso il Centro Il Carmelo, l'Assemblea generale straordinaria dell 'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI). I temi principali in discussione sono relativi alla diaconia e alla politica delle istituzioni. L 'Assemblea straordinaria è stata convocata dal presidente dell'UCEBI Aldo Casonato, in seguito  all'intenso dibattito scaturito nell'ultima Assemblea generale del 2002. L'Assemblea dava mandato, tramite la mozione sulla diaconia (Atto 38) al Comitato Esecutivo di: "Monitorare le iniziative locali di diaconia leggera e le attività delle istituzioni medesime, per studiarne eventuali possibili prospettive". Nella lettera di convocazione per l'Assemblea, il presidente dell'UCEBI Aldo Casonato scrive: ".. ricordo che lo scopo fondamentale di questa nostra Assemblea è di riflettere con estrema attenzione sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica e sui modi in cui essa è, o dovrebbe essere vissuta, dalle nostre chiese e dall' Unione nel suo insieme". L'Assemblea generale biennale, massimo organo deliberativo dell'UCEBI, composta dai delegati delle chiese e dai pastori con cura di comunità, aveva deliberato nell'incontro del 2002, e proprio con l'atto 38, una convocazione straordinaria per l'anno 2003. Le chiese battiste italiane, circa 20.000 fedeli in un centinaio di comunità in tutta Italia, si preparano in questa occasione ad assumere decisioni importanti per le proprie Opere diaconali ed Istituti. Alcuni centri istituzionali oggetto di discussione dell'Assemblea saranno: il Villaggio della Gioventù di Santa Severa (Roma); la Casa di riposo "Villa Grazialma" di Avigliana (TO); il Centro evangelico battista di Rocca di Papa (Roma) e l'Istituto "G. B. Taylor" (Roma). Il presidente Casonato nella convocazione sottolinea: "Solo con il profondo e reale coinvolgimento di tutte le istanze della nostra Unione in ogni aspetto della vita e del funzionamento della stessa potremo guardare con serenità, con fiducia, ma anche con realismo il nostro futuro". Il movimento battista nato agli inizi del '600 in Inghilterra, si radicò in Italia nel 1863, quando i pastori battisti inglesi James Wall e Edward Clarke fecero un viaggio nel nostro paese per intraprendere un'opera missionaria. Nel 1901 fu fondata a Roma la prima Facoltà teologica battista. Attualmente l'UCEBI è membro costituente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); a livello internazionale fa parte della Conferenza delle chiese europee (KEK), del Consiglio ecumenico delle chiese

(CEC) e dell'Alleanza battista mondiale (ABM). (nev/gmg)

 

 

IL SEGRETARIO GENERALE DEL CEC, KONRAD RAISER, SI ESPRIME SULLA "ROAD-MAP"

"Il piano di pace è lungi dall'essere una soluzione ideale, apre tuttavia una finestra"

 

Roma (NEV), 11 giugno 2003 - "Alcuni dettagli della 'road-map' sono insoddisfacenti e la stessa è lungi dall'essere una soluzione ideale" ha dichiarato la settimana scorsa dal suo quartier generale a Ginevra Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), riferendosi alla situazione mediorientale. Raiser ha così commentato a caldo il piano di pace avanzato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia, in consultazione con israeliani e palestinesi, piano teso alla creazione di due stati indipendenti. In una intervista rilasciata il 4 giugno Raiser però ha sottolineato il carattere positivo di una tale iniziativa: "Seppure vi siano elementi discutibili nella proposta americana, essa offre una nuova opportunità aprendo una finestra per una soluzione che contempli la possibilità di avere due stati". Raiser si è detto però scettico rispetto ad alcuni aspetti, come i confini, lo status di Gerusalemme, gli insediamenti ebraici, e non ultimo quello dei profughi palestinesi. Raiser ha commentato: "Se questo piano porterà le due parti in causa da una mutua distruzione ad un cammino di mutuo beneficio è ancora tutto da verificare". Nella stessa intervista il segretario generale del CEC si è espresso anche sulla situazione in Iraq e sul recente conflitto, che continua a definire "immorale" e "illegale". "La guerra in Iraq non ha prodotto un cambio di regime" ha affermato Raiser, "ma la demolizione di un regime senza prospettiva costruttiva e sostenibile". Rifiutando l'idea che le iniziative delle chiese cristiane nel mondo contro la guerra siano state irrilevanti, Raiser si è detto convinto che "l'unanimità e la protesta delle chiese hanno incrementato la voce delle stesse, nonché la loro posizione morale nella società. Questo mi sembra più importante del potere istituzionale". Il CEC è un organismo ecumenico con sede a Ginevra (Svizzera) che raggruppa 342 chiese di tutto il mondo di svariate confessioni cristiane, tranne la cattolica (www.wcc-coe.org). (nev/gc)

 

 

FRANCIA: PROTESTANTI E ORTODOSSI INCONTRANO ESPONENTI DEL GOVERNO CHIRAC

All'ordine del giorno l'Iraq e il conflitto israelo-palestinese

 

Roma (NEV), 11 giungo 2003 - Rappresentanti di varie chiese protestanti e ortodosse francesi hanno incontrato lo scorso 6 giugno a Parigi esponenti del governo francese: il segretario generale del Ministero per gli Affari Esteri Colin de Verdières, nonché René Roudaut, consigliere per gli affari religiosi dello stesso Ministero, per confrontarsi sulla situazione in Iraq, ma anche su quella mediorientale. Presenti anche rappresentanti del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), tra cui Peter Weiderud, direttore della Commissione delle chiese per gli affari internazionali, e Salpy Eskidjian, membro della stessa commissione del CEC. Durante l'incontro si è discusso del come rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite ed il rispetto del diritto internazionale in Iraq all'indomani della guerra, ma anche della "road-map", il piano di pace avanzato da Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia. Promotore del meeting è stato il pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia (FPF) che ha

affermato: "Non siamo stati capaci di farci sentire di più per frenare la guerra in Iraq. Senza dubbio ci sarebbe stato da fare di più e soprattutto prima". Sul fronte del conflitto israelo-palestinese Peter Weiderud ha espresso a de Verdières la sua aspettativa di un forte impegno da parte della Francia e dell'Unione Europea in riferimento ad alcuni punti cruciali che hanno implicazioni internazionali e che non dovrebbero essere lasciati alla discrezione delle due parti chiamate direttamente in causa. Weiderud ha avanzato l'esempio dello status di Gerusalemme, luogo sacro per ben tre religioni mondiali, e centrale sia per gli israeliani che per i palestinesi. Durante l'incontro Eskidjian ha valutato favorevolmente l'iniziativa di cercare pacificamente una soluzione al conflitto mediorientale, ma ha tuttavia notato una scarsa attenzione per i temi legati ai diritti umani e alle leggi umanitarie internazionali. De Clermont ha ribadito la necessità per le chiese di continuare nel loro impegno di collaborazione con i governi e le altre istanze della società civile per rafforzarne i rispettivi ruoli in un mondo multipolare. Il presidente dell'FPF si è augurato che in seno alle chiese si sviluppi una riflessione teologica più approfondita sul binomio "bene" e "male", come anche sulla nozione di "ingerenza". (nev/gc)

 

 

UN OSSERVATORIO CONTRO LA DISCRIMINAZIONE

Si è costituito a Roma presso il Campidoglio

 

Roma (NEV), 11 giugno 2003 - La presentazione è avvenuta il 4 giugno nella sede istituzionale del Consiglio Comunale di Roma, in Campidoglio, alla presenza del suo presidente on. Giuseppe Mannino. "Obiettivo dell' Osservatorio è monitorare la discriminazione nei confronti dei cittadini immigrati nei servizi comunali - ha affermato la consigliera Franca Eckert Coen, delegata del Sindaco per le politiche della multietnicità -. E noi sappiamo bene che la discriminazione può assumere forme diverse, anche sottili ma non per questo meno gravi e intollerabili". L'Osservatorio intende operare in un ampio raggio d'azione, sia pure limitato all'offerta dei servizi comunali: dalle scuole materne alle strutture socio sanitarie, dai centri d'incontro ai cimiteri. La realizzazione dell'Osservatorio è stata affidata all'Istituto psicoanalitico per le Ricerche Sociali, diretto dal dr. Raffaele Bracalenti. Il Comune ha comunque nominato un Comitato scientifico per la verifica delle procedure di raccolta dei dati e per la loro valutazione: oltre a diversi studiosi europei ne fanno parte, tra gli altri, l'economista Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, lo psicanalista David Meghnagi, la sociologa Maria Immacolata Macioti, il giornalista Paolo Naso. "Questo osservatorio - ha affermato quest'ultimo - è insieme una prova ed una sfida: la prova che esiste un problema di 'discriminazioni' nel funzionamento della macchina dei servizi di un grande comune come quello della capitale; la sfida che, grazie al monitoraggio ed alla concertazione con le organizzazioni degli immigrati, sarà possibile migliorare la qualità della convivenza nella nostra città. Per parte mia - ha ancora affermato Naso, direttore della rivista 'Confronti ' e della rubrica televisiva 'Protestantesimo' (RAIDUE) - intendo offrire le mie competenze e conoscenze per individuare forme di discriminazioni nell' ambito di un diritto fondamentale della persona: quello a professare liberamente la propria fede". (nev/gu)

 

(NEV) - Nell'ambito della riunione del Consiglio dei saggi dell'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (UCOII) tenutosi a Bologna domenica 8 giugno, è intervenuto il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il giurista Gianni Long. Tema dell' incontro era il disegno di legge sulla "libertà religiosa" attualmente in discussione alla Camera. Long ha esposto in occasione dell'incontro la posizione della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) a riguardo ed ha informato i saggi musulmani sulle iniziative prese in merito; in particolare ha presentato la lettera inviata lo scorso 28 maggio al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (vedi NEV 23/03).

 

(NEV/BT) - "Porterà il disastro": è il commento di un gruppo di leader religiosi protestanti conservatori, espresso in una lettera aperta indirizzata al presidente George W.Bush. La lettera, che ha come primo firmatario il pastore battista Jerry Falwell, specifica che il processo di pace innescato dal governo USA per risolvere la crisi israelo-palestinese "è una indebita pressione su Israele e che le impone di rimanere passiva di fronte agli attacchi terroristici ai suoi cittadini".

 

Orientamenti ecumenici pubblica notizie in merito a questo genere di prese di posizione non per solidarietà verso il mondo evangelico americano ma SEMMAI ai fini della pubblica denuncia dello stesso!  L´amicizia col mondo battista in Italia è fuori discussione sebbene si registra che il notiziario filogovernativo israeliano sul sito "Il Vangelo", sia redatto proprio da un anziano pastore battista, di cui francamente ignora la sua eventuale adesione all´UCEBI. Si ricorda, in ogni caso, ai lettori e alle lettrici di O.E. che ogni singola comunità battista è responsabile della propria linea teologica (e quindi  anche politica).

MB

 

(NEV/RFP) - Elezioni democratiche, un governo nazionale iracheno, e una legge che protegga la libertà religiosa. Lo hanno chiesto venti leader di tutte le religioni presenti in Iraq, convocati ad Amman, Giordania, dalla Conferenza mondiale per le religioni e la pace (WCRP), la più grande organizzazione mondiale che si occupa di libertà religiosa. La dichiarazione, diffusa il 28 maggio, è stata firmata da leader sunniti, sciiti e cristiani.

 

(NEV) - Il Premio internazionale Paolo VI è attribuito ogni cinque anni ad una personalità o ad una istituzione che abbia contribuito in modo rilevante alla cultura di ispirazione religiosa. Quest'anno è stato scelto l'ambito degli studi filosofici e a larga maggioranza il Premio è stato assegnato al filosofo francese Paul Ricoeur. Di confessione riformata, impegnato nello studio del rapporto tra Bibbia e filosofia, attivo nel movimento ecumenico, Ricoeur riceverà il Premio (100 mila euro) il 5 luglio in Vaticano.

 

Il sig. Marco Coradin delle Acli invece di divertirsi ad inviare un virus in un suo recente messaggio, avrebbe fatto bene a spedire la recensione del libro di Ricoeur, richiesta nelle scorse settimane. La sua iscrizione ad O.E. viene disattivata d´ufficio.

 

 

(NEV/ENI) - L'AIDS può essere tenuto sotto controllo e in molti casi può essere prevenuto, ma, specialmente nei paesi africani, la mancanza di fondi per una lotta efficace è drammatica. E' l'appello lanciato al G8 dall'Alleanza ecumenica (EAA), un'organizzazione internazionale con sede a Ginevra attiva nella lotta all'AIDS, di cui fanno parte la chiesa cattolica e oltre 85 chiese nazionali protestanti e ortodosse. La richiesta è che i governi provvedano al più presto a rendere disponibile il miliardo e mezzo di dollari già promesso al Fondo Globale anti AIDS.

 

(NEV/ENI) - Reazioni a livello internazionale per la benedizione di una coppia omosessuale nella chiesa anglicana di Vancouver, Canada. Autorizzata dal vescovo Michael Ingham alla comunità che l'aveva espressamente richiesta, la cerimonia è stata definita "oltre i confini dell'insegnamento della chiesa" dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams; ha causato la rottura dei rapporti con la Chiesa anglicana della Nigeria (la più grande "provincia" anglicana) e ha fatto dichiarare ai vescovi anglicani di Kenya, India del Sud, Nuova Guinea e Sudamerica: "Ora la Comunione anglicana dovrà decidere se restare una vera Comunione o disintegrarsi in una federazione di chiese che decidono ognuna per sé".

 

(NEV) - Cerimonia significativa sabato 14 giugno a Bossey, Ginevra, dove nello storico castello del '700 l'Istituto Ecumenico festeggia i suoi primi 50 anni di attività e contemporaneamente la fine dei lavori di restauro e di ammodernamento, Parte integrante dell'attività del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), l'Istituto ecumenico di Bossey in 50 anni di corsi e di seminari ha contribuito a formare leader di tutte le confessioni, impegnati nel processo di riconoscimento e di riconciliazione tra le fedi e le culture.

 

(NEV) - A Sarrebourg, Francia, sabato 14 si aprono i lavori del Sinodo annuale della Chiesa riformata di Alsazia e Lorena (ERAL), presieduti dal presidente, pastore Jean-Paul Humbert. Al centro del dibattito sinodale sarà il "Manifesto per una chiesa unita": il progressivo avvicinamento tra riformati e luterani della regione.

 

(NEV) - Per la prima volta negli USA una confessione religiosa, la Chiesa Episcopale dello stato del New Hampshire, ha eletto un vescovo dichiaratamente omosessuale. La scelta del reverendo Gene Robinson, 56 anni, deve essere adesso confermata dal Congresso nazionale della Chiesa Episcopale, che fa parte della Comunione anglicana mondiale. E' atteso un vivace dibattito, giacchè per la Chiesa anglicana l'omosessualità è "incompatibile con le Sacre Scritture".

 

(NEV) - Le caratteristiche della realtà valdese odierna a partire dall'identità, dalla storia e dalla geografia dei valdesi fin dal Medioevo; l'adesione alla Riforma protestante, il periodo delle persecuzioni, il riconoscimento dei diritti civili, riattraversandone idealmente i luoghi privilegiati in Italia e nel mondo. "I valdesi: identità e storia" di Giorgio Tourn (Editrice Claudiana, pagg. 94, euro 4,00) è il terzo numero della nuova collana divulgativa "Le Spighe" e ben si presta ad una prima conoscenza di questa antica minoranza religiosa delle Valli valdesi del Piemonte.

 

(NEV) - In uscita il numero di giugno del mensile "Confronti", diretto da Paolo Naso, rivista di fede, politica, vita quotidiana, edito dalla cooperativa Com- Nuovi Tempi. Tra i servizi del nuovo numero segnaliamo: "Eucaristia, un'enciclica che divide", con commenti di Paolo Ricca, Piero Coda e Giovanni Franzoni. Medio Oriente: "La Road map, strada della pace?" con le firme di David Gabrielli, Sami Basha e Giorgio Gomel. Islam: "Un consiglio dei musulmani di Francia". Ebraismo: "Jules Isaac, una vita per il dialogo". I Sikh: "la religione delle cinque 'K'". Inoltre rubriche di libri, musica, cinema, opinioni, letteratura. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma, programmi@....

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

ROCCA DI PAPA (Roma) - Dal 15 al 26 giugno, al Centro evangelico battista, campo per ragazzi dai 6 ai 10 anni "Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore". Segreteria: 06 9499014.

 

SALERNO - Martedì 17, appuntamento conclusivo del ciclo di incontri ecumenici sulla Carta Ecumenica. Alle 19,30, con il pastore Sergio Manna nel tempio metodista di via Manzella 27.

 

VENEZIA - Ogni giovedì dalle 16 alle 18 è possibile visitare la mostra documentaristica "I valdesi, otto secoli di storia". Al Centro culturale Palazzo Cavagnis, Castello 5170.

 

TELEVISIONE - Lunedì 16, alle 10 su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" propone la replica del programma con servizi sul recente Kirchentag di Berlino e "Vecchie miniere e zuppa valdese": il futuro della memoria.

 

RADIO - Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda una predicazione (15 giugno, pastora Lidia Maggi), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

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Cerco lavoro....

 

Ti spedisco questa email nella speranza che qualcuno si interessi alla mia situazione. Sono un espertissimo programmatore Internet e, per ragioni che non so, non riesco a trovare lavoro. Ho spedito un mucchio di richieste ma senza successo. Chiedo aiuto con questa mail a trovare lavoro.

Sperando in un favorevole riscontro, porgo distinti saluti.

Gabriele Avosani

Via Giuseppe Bertani, 8 46100 Mantova

casa 0376/324592    avosani.gabriele@...

 

 

 

 

Gabriele Avosani

 

Dati personali  

Data di nascita         : 04 gennaio 1973

Luogo di nascita      : Mantova

Residenza                 : Mantova, via G. Bertani 8 

Istruzione                 : Maturità tecnico commerciale conseguita nel 1992 presso l'istituto A.Volta con esito di 40/60

 

Precedenti occupazioni

 

1993-1994                                          FUTURA sas                                                           Viadana(Mn)

Elaborazione grafica di modelli 3d di case in costruzione o progettazione con 3D Studio.

 

1995-1996                                          SNAM/Olivetti                                                      Milano

Gestione di sistema informatico SNAM spa per conto Olivetti. Oltre 100 unità in rete X.400 con sistemi Win 3.1 e Unix SVR3. Manutenzione ordinaria e straordinaria intero sistema con debug e programmazione in C.

 

1997-1998                                          Teleservice srl                                                         Milano

Programmazione in Modula 2 su Windows 9x/NT. Applicazioni Computer Telephony Integration di schede telefoniche ISDN con router telefonici gestiti da server Windows. Creazione di Call Center integrati con servizi telefonici 144.

 

1999-2000                                          SIEI      Peterlongo                                                 Milano

Webmaster di sito aziendale con linguaggi HTML, Java,Javascript, ASP.

 

2000-2001                                          Infomedia                                                               Milano

Webmaster e creatore/sviluppatore di due siti Internet di network monitoring con accesso ristretto e con tecnologie client/server.Programmazione in PERL,HTML,Javascript.

 

2001-2002                                          Unicredito                                                              Milano

Programmatore C, PHP, Phyton di gestore WEB Based di analisi finanziarie e revisione società di gestione titoli. Server Linux, Sun Solaris.

 

Sviluppo personale: Programmazione in PERL, HTML, Javascript e C per realizzazione di due siti Internet con interazione utenti. Interfaccia WEB con connessioni al server, connessioni TCP/IP e supervisione network realizzato con PERL.

 

Linguaggi conosciuti

 C, C++, SQL,PHP, Delphi, Perl, Pascal, Modula 2, HTML, Javascript, ASP, Java,JSP, Shell programming (bash, tcsh, ksh).  

 

Sistemi conosciuti

Windows 98/2000,NT 4.0, Linux, Unix ( Sun, SysVR3/4,BSD,OSF)  

 

Pubblicazioni

Collaborazione con diverse riviste del settore informatico: Dev, Login,Computer Programming, Inter.net

 

 

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L' anima gemella - di Sergio Rubini

 

recensione di Riccardo Migliore

 

SCHEDA TECNICA:

scritto da: Sergio Rubini e Domenico Starnone

regia di: Sergio Rubini

interpreti: Valentina Cervi (Teresa); Violante Placido (Maddalena); Michele Venitucci (Tonino); Sergio Rubini (Angelantonio) una produzione: Vittorio Cecchi Gori Italia, 2002

durata: 1h 44'

 

SINOSSI:

In un paesino del Salento s' intrecciano le vicende di due giovani donne, le cugine Teresa e Maddalena, divise da un comune amore per Tonino. Il giovne era stato spinto da pressioni familiari e ambientali a sposare la spigolosa Teresa, ma al momento del sì cambia idea e scappa con Maddalena. Teresa arriva al limite dell' alienazione e grazie alla madre si rivolge alla vecchia madre del barbiere, esperta in stregoneria. La donna si rifiuta di aiutarla, trasformandola in Maddalena, così, fiutando l' odore del denaro facile, ci pensa il singolare barbiere Angelantonio (Rubini). Il barbiere trasforma Teresa in Maddalena e infine, per salvare la vita a Tonino che altrimenti verrebbe giustiziato dai fratelli di Teresa, Maddalena (quella vera) decide di farsi trasformare nella cugina, di modo da poter mettere le cose apposto in casa "sua" in favore dell' amato.

Infine, nonostante l' inganno, Tonino sceglierà nuovamente la dolce Maddalena (pur nelle sembianze di Teresa) abbandonando Teresa (nelle vesti di Maddalena) per la seconda volta.          

 

COMMENTO TECNICO:

Il processo comunicativo è costituito da una fase di percezione e una di realizzazione, che si possono anche chiamare decodifica e codifica psicologica. Il mittente per trasmettere una propria interpretazione (decodifica) della realtà ad un destinatario, la deve codificare, vale a dire dargli una forma, un linguaggio, che racchiuda un senso, in modo che chi riceve il messaggio possa a sua volta interpretarlo tramite una decodifica che implica una ricezione ed una "valutazione" non solo psicologica ma anche sensoriale.

La fiaba è sicuramente un mezzo di grande efficacia per trasmettere messaggi, sensazioni e riflessioni di grande profondità pur non perdendosi in complessi intellettualismi. Il risultato è che una fiaba ha la facoltà di essere al temopo stesso diretta e di sviluppare nel destinatario tutto un processo di decodifica psicologica ma soprattutto sensoriale di grande impatto, vale a dire che un linguaggio fiabesco dà degli input che poi lascia percepire al destinatario con grande libertà "creativa", lasciandolo interpretare, ma soprattutto sentire delle emozioni.

Tutti i film danno delle emozioni, certo, ma i film strutturati in maniera favolistica hanno la grande responsabilità di lasciare un qualcosa a fermentare negli spettatori. Questo qualcosa rappresenta la chiusura del cerchio del processo comunicativo, e in una favola più che in ogni altro "genere", il cerchio si chiude più tardi, lasciando spazio al ricevente non solo di interpretare, ma anche di vivere certe emozioni. Ciò avviene a maggior ragione in un film come questo in cui l' aspetto fiabesco è inteligentemente unito a quello della tragedia shakespeariana, che a modo suo rappresenta un altro genere per eccellenza che permette al destinatario di sentire, vivere le situazioni narrate e il loro seguito (la loro assimilazione psicologico-sensoriale). Questo si spiega semplicemente col fatto che entrambi questi "generi" di rappresentazione partono dall' essenza delle cose, quindi su una base solida e profonda. In "l'anima gemella" le basi sono costituite, come in ogni fiaba, dal dualismo tra bene e male, qui intesi e rappresentati come semplice genuinità, bellezza da una parte, e superficialità, volgarità dall' altra. L' identità è il centro concettuale intorno al quale viene sviluppata l' intera vicenda, e il continuo rimando tra Maddalena e Teresa è un modo di affrontarne il tema in modo molto semplice e schematico.

Il contesto scenico, con un sud e una Puglia parzialmente caricaturale e parzialmente surreale, è dovuto a mio avviso al bisogno di creare un palcoscenico adatto ad una   fiaba costruita nella realtà odierna, in cui la lotta tra superficialità e profondità è costante, e purtroppo tende dalla parte dell' apparenza. Questo spiegherebbe necessità e urgenza di un film come questo, le sue motivazioni concettuali. La grandezza di questo film sta nel fatto di come riesca a parlare di tematiche di grandissimo spessore morale tenendo costantemente in mano le redini relative all' attenzione dello spettatore divertendolo e trasportandolo in una storia d' amore in cui questo sentimento è riportato al suo valore infinito. Amore inteso come sacrificio, rinuncia, fare scelte infelici per sé "solo" a favore della persona amata, non l' amore delle belle parole. L' invidia, l' isterismo, l' egoismo che caratterizzano Teresa coprono in realtà una sua insoddisfazione verso se stessa, una non accettazione di sé che finisce per portarla a desiderare di diventare come Maddalena, purtroppo per lei solo fisicamente, perchè l' amore vero è così cieco da non limitarsi all' apparenza, tanto che il conteso Tonino alla fine accetta Teresa (in realtà Maddalena), trovando (percependo) in lei "qualcosa di familiare".

Il resto è un' ottima farcitura: dalle sfumature pulp ad un grottesco caricare i riferimenti al "pugliesismo" spesso culminante nel comico, fino a giungere a momenti al limite del surreale sottolineate dagli accenti sonori da film western scritti da Pino Donaggio, che ricordano a tratti quelli di Neil Young in Dead man di Jim Jarmusch, senza dubbio un' altro tipo di "fiaba".

Una  miscela che data la chiarezza del materiale concettuale di base e la sua forza morale, non risulta come un "minestrone" fastidioso, ma anzi come una forma eclettica di unire linguaggi differenti in maniera giustificata, fluida e scorrevole, dando ritmo alla storia. L' unica pecca è a volte il soffermarsi troppo su alcuni momenti che potrebbero essere sintetizzati, ma un' altra qualità fondamentale di questo film è quella di lasciare ad intendere una grande voglia di comunicare, un divertirsi a "girare" che non tutte le pellicole lasciano trasparire. Di conseguenza l' aver calcato la mano ricamando alcuni momenti può essere giustificato senza troppi problemi.

La qualità del film di Rubini, la sua fantasia e originalità, oltre alla già citata capacità di unire linguaggi completamente diversi in un continuum fluido e scorrevole ha inoltre la grande virtù di sollevare il livello del cinema italiano, peccato che all' estero non riderebbero come noi su certi momenti di autoironia che Rubini propone caricando il pugliese medio e creando appositamente delle "macchiette" finalizzate a dare ritmo e movimento, oltre che a contornare il film; in ogni modo le fiabe, proprio per le loro peculiarità analizzate in precedenza, non hanno confini e i loro messaggi possono varcare senza problemi i confini geografici e culturali.

Sugli attori un elogio all' interpretazione delle due "alter ego", le quali, nonostante l' inizio non troppo convincente di "Teresa" si sono trovate a loro agio nel giungere a scambiarsi i ruoli con grande persuasione e capacità interpretativa, di sicuro aiutate da una direzione impeccabile da parte di Rubini. Bravo anche l'oggetto del desiderio delle due donne, "Tonino", che emana grande ingenuità, spontaneità, riportando il personaggio persino ad una condizione infantile.  

Da menzionare anche, per la grande capacità di adattarsi ad una mutevolezza linguistica come quella scelta da Rubini il direttore della fotografia, Paolo Carnera.

Film da non perdere, almeno in videocassetta!

 

Rinnovo l' invito a tutti ad esprimere pareri, opinioni e commenti tecnici o meno sul film in questione, segue il mio indirizzo e-mail..

 

Riccardo MIgliore

(tanech77@...)    

 


#241 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Ven 13 Giu 2003 12:25 pm
Oggetto: Un appello per il SI' ai referendum
mauriziobenazzi
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REFERENDUM ARTICOLO 18: APPELLO PER IL SI'

Il 15 e 16 giugno 2003 i cittadini italiani saranno chiamati ad
esprimersi sul referendum che abroga parti rilevanti dell'articolo 18
(relativo a Reintegrazione nel posto di lavoro, Legge n. 300/70
Statuto dei Lavoratori) per estendere a tutti i lavoratori e le
lavoratrici dipendenti la tutela contro il licenziamento arbitrario.

La libertà incontrollata di licenziamento ha ricadute sostanziali su
diritti fondamentali: la libertà di pensiero, di espressione, di
adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni altra
forma di tutela e su ogni altro diritto di fonte contrattuale e
legale.

Una questione che riguarda sicurezza, libertà e dignità nel lavoro e
caratterizza modi e qualità della convivenza civile, poiché
riconoscere il diritto dell'altro è il fondamento di una convivenza
pacifica e questo vale nei rapporti tra individui, tra parti sociali,
tra nazioni.

Nell'attuale quadro politico-parlamentare il referendum è l'unico
strumento possibile per difendere i diritti del lavoro e anche per
sostenere concretamente una proposta di legge che estenda tutele e
diritti a tutti i lavoratori, contrastando la precarietà, la piaga
del lavoro nero, la perdita di competitività, l'arretratezza del
nostro sistema produttivo.

Aderendo a questo appello affermiamo di considerare l'articolo 18 un
principio applicativo della nostra Costituzione. Costituzione che
all'articolo 1 recita:

L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.

E all'articolo 3:

È compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine
economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Estendere l'articolo 18 vuol dire rendere effettivi la nostra
Costituzione e l'articolo 30 della Carta europea dei diritti
fondamentali (Ogni lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni
licenziamento ingiustificato).

Estendere l'articolo 18 a tutte e a tutti vuol dire rendere effettiva
la condizione di cittadinanza delle lavoratrici e dei lavoratori
secondo i principi di giustizia e di universalità, di libertà e di
uguaglianza, fondamento della nostra idea di società


Su questo si chiede un giudizio ai cittadini italiani,
indipendentemente dalla loro collocazione politica: il referendum
pone una questione di merito e non di schieramento.

Con questo spirito sosteniamo il SI' al referendum sull'articolo 18;
ci rivolgiamo a tutti i soggetti politici e sociali mobilitati per la
difesa e l'estensione dei diritti nel lavoro e nella società, alle
associazioni, a lavoratrici e lavoratori, alle personalità del mondo
della cultura, della giustizia, dell'impegno sociale e civile, ai
cittadini per costruire una società fondata sulla giustizia e non
sull'arbitrio.

Questione che riguarda tutti, e perciò è a tutti che ci rivolgiamo.

Tom Benetollo, ARCI

Linda Bimbi, Fondazione Internazionale Lelio Basso

don Albino Bizzotto, Beati costruttori di pace

Giulietto Chiesa, giornalista

don Luigi Ciotti, Gruppo Abele

Sergio Cusani, associazione Liberi

don Antonio Dell'Olio, Pax Cristi

Dario Fo, premio Nobel

Francuccio Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Giulio Marcon, ICS

Moni Ovadia, attore

Franca Rame, attrice

Raffaele Salinari K., Terres des Hommes

Fabio Salviato, Banca Popolare Etica

Gino Strada, Emergency

Gianni Tognoni, Tribunale dei Popoli

Alex Zanotelli, missionario

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La sinistra che ha ancora qualosa da dire....

Siamo un gruppo di dirigenti diessini che fanno parte della direzione
del partito di Roma e della Regione e intendiamo portare un nostro
contributo ad un dibattito che chiarisca le ragioni di chi sostiene
la necessità di partecipare al voto e di esprimersi per il sì, fuori
da logiche di schieramenti che poco interessano i cittadini che
guardano alla concretezza delle cose .

In primo luogo rivolgiamo un invito ad andare a votare. Nella storia
della sinistra si é sempre combattuto l'astensionismo e ciò vale
ancor più quando ci sono in gioco istituti di democrazia diretta che
esprimono la volontà popolare . Invitare all'astensionismo significa
imboccare una strada pericolosa, aprendo un varco al disimpegno dei
cittadini proprio quando si richiede la loro massima partecipazione
per garantire libertà e diritti. C'è un ampio schieramento di forze
politiche e sociali che si batte per la difesa e il mantenimento
dell'articolo 18 ma si dividono sulla posizione da assumere . A noi
pare incontestabile il fatto che se vincono i sì si creano condizioni
più favorevoli alla lotta contro l'attacco ai diritti dei lavoratori
portato avanti dal governo e dalla maggioranza di centrodestra . La
terza ragione é che se vincono i sì la battaglia per le riforme
legislative sostenute dalla campagna di firme, più di cinque milioni,
promossa dalla Cgil, le iniziative parlamentari del centrosinistra
per il lavoro, diventa più credibile. E' impensabile infatti che
senza lo sviluppo di un grande movimento si possa portare avanti una
battaglia nelle aule di un Parlamento in cui il centrodestra gode di
una vasta maggioranza La quarta ragione è che se vincono i sì si
rafforzano le lotte per garantire i diritti per tutti quei lavoratori
del precario e del sommerso, giovani in particolare, privi di ogni
tutela. La quinta ragione é che la sicurezza dei diritti sul posto di
lavoro, il rispetto della professionalità e della dignità del
lavoratore, sono presupposti essenziali per l'affermarsi e per lo
sviluppo dell'impresa, qualsiasi sia il numero dei dipendenti. Anche
di questo ha bisogno l'economia del nostro paese. Anche di questo ha
bisogno una società più giusta che deve avere il lavoro come suo
fondamento.



Pino Galeota, Luisa Laurelli, Maurizio Bartolucci, Silvana Pisa,
Stefano Bianchi, Vittorio Parola, Adriano Labucci, Giancarlo
Bozzetto, Marco Di Luccio, Teti Croce, Giorgio Mele, Mario De
Carolis, Mario De Luca, Alessia Marri, Franco Ottaviano, Alessandro
Cardulli, Massimo Cervellini, Valentina Rinaldi, Giovanni Vigilante,
Massimo Marzullo, Mimma Miani, Alessandro Bongarzone, Andrea
Malpassi, Ilaria Perrelli, Stefano Veglianti, Massimo Deminicis,
Paolo Petri, Elio Matarazzo, Eugenio Bellomo, Marco Picozza, Tonino
Tosto, Carlo Quintozzi, Aldo Carra, Mario Olmeda, Ugo Balsametti.



Lunedì 9 giugno dalle ore 18,00 e fino a sera tarda, presso il
Barcone "Vacanze Romane" in Lungotevere Mellini (angolo Ponte Cavour)

INCONTRO PUBBLICO

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L´appello della Fiom per il referendum

La segreteria nazionale della Fiom-Cgil ha lanciato oggi un appello
per un'ampia partecipazione e un voto favorevole al referendum
sull'articolo 18 del 15 e 16 giugno prossimi. Ne pubblichiamo qui di
seguito il testo integrale.

La segreteria nazionale della Fiom rivolge un appello a tutte le
metalmeccaniche e a tutti i metalmeccanici perché il 15 e il 16
giugno vadano a votare e votino Sì al referendum per l'estensione a
tutte e a tutti dell'articolo 18.
Questo referendum si è sempre più rivelato come uno strumento di
valore eccezionale per difendere i diritti del lavoro e per fermare
l'offensiva contro di essi. La difesa contro il licenziamento
ingiusto e la reintegra nel posto di lavoro dopo una sentenza
favorevole del giudice costituiscono elementi fondamentali dei
diritti e della dignità dei lavoratori e delle persone. Il lavoratore
minacciato permanentemente dal licenziamento non è libero, non può
esercitare appieno i suoi diritti e le sue rivendicazioni, deve
spesso subire soprusi e ingiustizie. I giovani, in particolare, sono
oggi sottoposti a questa condizione di precarietà permanente ed è per
questo che il referendum si rivolge soprattutto a loro.
Non è vero che l'estensione dei diritti rappresenti un danno per
l'economia. L'economia italiana è in crisi e in difficoltà proprio
perché i salari sono troppo bassi e la precarietà del lavoro troppo
estesa. E incertezza e preoccupazioni sul futuro sono dominanti. La
crescita dei diritti del lavoro, e in particolare l'affermazione
della pari dignità di tutti i lavoratori di fronte a un licenziamento
ingiusto, rappresentano un atto di speranza e di fiducia nel futuro e
un serio investimento per il miglioramento dell'economia nel nostro
Paese. Le piccole imprese che rispettano i diritti e che applicano i
contratti non hanno nulla da temere dall'estensione dell'articolo 18:
esse lo applicano già nei fatti. Quanto alle altre, quelle che usano
la minaccia del licenziamento per prevaricare i diritti del lavoro, è
giusto che abbiano una regola e un freno.
L'estensione dell'articolo 18 è un atto di giustizia e, oggi, è anche
un atto di necessità. Con i decreti attuativi della legge 30 e con la
legge 848/bis, che giace in Parlamento in attesa di conoscere il
responso del referendum, il Governo si prepara a mettere in
discussione l'articolo 18 anche per chi già ne è tutelato. Ormai è
chiaro che, senza la sua estensione, questo stesso diritto, un po'
alla volta, verrà meno.
La Fiom fa appello a tutte le metalmeccaniche e a tutti i
metalmeccanici per un impegno straordinario volto a ottenere una
grande partecipazione al voto. In questi giorni bisogna coinvolgere
tutte le cittadine e tutti i cittadini affinché vadano a votare.
Ognuno può impegnarsi per conquistare un voto, per ridurre
l'astensione. Questo è un referendum giusto e le forze governative e
della Confindustria che, dopo aver dichiarato il loro No, ora fanno
campagna per l'astensione lo sanno bene.
Chiamiamo tutti i cittadini a pronunciarsi per un diritto del lavoro
che riguarda tutti. Questo referendum è una grande occasione: l'atto
del voto non costa molto e può dare un risultato di grandissimo
valore. Perdere il diritto al voto, invece, può essere un danno
gravissimo, come ben sanno le metalmeccaniche e i metalmeccanici a
cui non è ancora concesso di votare su accordi che li riguardano.
Per questo la Fiom fa appello ai metalmeccanici, ai lavoratori, ai
pensionati, a tutti i cittadini affinché il 15 e il 16 giugno vadano
a votare e votino Sì per la difesa e per l'estensione dei diritti e
della libertà del lavoro.

A cura della componente politica dei Democratici di sinistra
Socialismo 2000

http://www.socialismo2000.it


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Articolo 18

L'appello al sì di giuristi, docenti universitari, avvocati

IL 15-16 GIUGNO: VOTIAMO SI


- Votare SI al referendum del 15 giugno sull'estensione dell'Art.18
significa, in un momento di pericoloso restringimento degli spazi di
democrazia, salvaguardare anzitutto uno strumento prezioso ed unico
di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica che
l'astensione dal voto inevitabilmente svaluterebbe.

- Votare SI significa dare a tutti i lavoratori, anche a quelli delle
imprese con meno di 16 dipendenti, un indispensabile strumento di
tutela per rivendicare, senza tema di rappresaglia, il rispetto di
eque e legali condizioni di lavoro ed assicurare loro l'effettivo
esercizio dei diritti sindacali.

- Significa, ancora, ricondurre il nostro ordinamento legislativo ad
un criterio di coerenza perché il principio già vigente, per cui un
licenziamento deve sempre fondarsi su una causa giustificativa, deve
implicare la lineare conseguenza dell'annullamento del licenziamento
stesso ove quella causa non sussista.

- Significa rifiutare l'idea che la reintegrazione nel posto di
lavoro sia considerata, nelle imprese con meno di 16 addetti, una
misura sproporzionata e non, invece, un'opportunità di consolidamento
e ampliamento delle garanzie del lavoratore. Infatti, l'art. 18
rappresenta un forte elemento di dissuasione nei confronti di
comportamenti prevaricanti del datore (già ora la reintegra nel posto
di lavoro opera anche nelle piccole aziende in caso di licenziamento
dovuto a discriminazioni politiche, sindacali, sessuali, religiose o
razziali). Ciò non toglie tuttavia che, se il licenziamento sia
veramente dovuto a ragioni economiche o ad un comportamento
illegittimo del lavoratore, la cessazione del rapporto avvenga senza
alcun pregiudizio per l'impresa.

- Significa negare in radice il luogo comune secondo cui l'articolo
18 costituisce una remora all'assunzione di nuovi lavoratori. Il vero
è che le imprese, piccole o grandi che siano, assumono personale solo
se ne hanno bisogno per la loro attività economica. Altre sono le
ragioni di politica economica e industriale per le quali
l'occupazione ristagna: su di esse, se mai, dovrebbe svolgersi un
serio confronto scientifico e politico.

- Significa respingere i rinnovati attacchi portati dal Governo di
centro- destra, con la Legge n.30/2003 e con il disegno di legge
n.848 bis, alle garanzie già esistenti (non solo all'articolo 18) e
così evitare la complessiva frammentazione e precarizzazione
dell'intero mondo del lavoro.

- Significa infine aprire la via e dare un forte impulso ai progetti
di riforma, già predisposti dalle forze progressiste. Infatti, il
successo del referendum renderebbe inutili i peggioramenti di
istituti (quali il trasferimento d'azienda) previsti dalla legge n.
30/2003 al fine di eludere le garanzie dell'articolo 18 per le
imprese con più di 15 addetti. Il successo del referendum renderebbe
altresì impraticabile il progetto di manomissione contenuto nel
disegno di legge n. 848-bis che prevede che non siano soggette alla
tutela dell'articolo 18 le imprese di nuova costituzione o che
oltrepassino con nuove assunzioni la soglia dei 15 dipendenti.
Risulterebbe quindi aperta la strada affinché il Parlamento
predisponga nuovi disposti legislativi per recepire il risultato
referendario in un quadro complessivo che preveda una nuova ed
organica regolazione di tutti i rapporti di lavoro fondata
sull'universalità e l'eguaglianza dei diritti fondamentali del lavoro.



Giorgio Ghezzi Università di Bologna,Piergiovanni Alleva Università
di Ancona, Maria Vittoria Ballestrero Università di Genova, Lorenzo
Gaeta Università di Siena,G.Mario Garofalo Università di Bari, Gianni
Loy Università di Cagliari, Fabio Mazziotti Di Celso Università di
Napoli, Luigi Menghini Università di Trieste, Stefania Scarponi
Università di Trento, Bruno Veneziani Università di Bari, Lorenzo
Zoppoli Università di Napoli, Cristina Alessi Università di Brescia,
Andrea Allamprese Università Politecnica delle Marche, Amos Andreoni
Università di Roma "La Sapienza", Marco Barbieri Università di
Foggia, Vincenzo Bavaro Università di Bari, Olivia Bonardi Università
di Milano Stefano Calandro Università di Bologna, Claudia Claudi
Università di Bari, Antonio Di Stasi Università Politecnica delle
Marche,Fausta Guarriello Università di Pescara, Lorenzo Fassina
ufficio legale Inca, Andrea Lassandari Università di Bologna, Carmen
La Macchia Università di Messina, Antonio Loffredo Università di
Siena, Corrado Mauceri Ufficio legale Cgil scuola, Giovanni Naccari
Ufficio giuridico Cgil, Giovanni Orlandini Università di Siena,
Alessandra Raffi Università di Milano, Maria Lucia Rollo Università
di Bari, Sergio Aquilino foro di Savona, Filippo Aiello foro di Roma,
Franco Boldrini foro di Ancona, Sergio Bonetto foro di Torino,
Giovanna Buttazzo foro di Bologna, Domenico Carpagnano foro di
Barletta, Etelina Carri foro di Reggio Emilia, Michele De Felice foro
di Salerno, Giovanna Fava foro di Reggio Emilia, Francesca Ferretti
foro di Bologna, Antonella Gavaudan foro di Bologna, Alberto Ghidoni
foro di Milano, Ennio Gorrasi foro di Milano, Bruno Laudi foro di
Bologna, Enzo Martino foro di Torino, Mauro Mazzi foro di Savona,
Mariagrazia Napoli foro di Torino, Alberto Piccinini foro di Bologna,
Eliana Pinotti foro Savona,Guido Reni foro di Bologna, Giorgio Sacco
foro di Bologna, Giovanni Sozzi foro di Milano, Massimo Vaggi foro di
Bologna, Vincenzo Varcasia foro di Castrovillari, Fortunato Vitale
foro di Roma, Claudio Zaza foro di Roma.

-------------------------------------------------

Articolo 18 / L'attivo nazionale di Roma

Andrea Camilleri: "Utile e importante un sì per le riforme"
Quello che segue è il messaggio che lo scrittore Andrea Camilleri ha
inviato al segretario generale della Cgil in occasione dell'attivo
nazionale del 9 giugno

"Carissimo Guglielmo,
è con piacere che faccio anche mie le ragioni della partecipazione e
dell'impegno della Cgil per il sì al prossimo referendum sull'art.
18 .
"Da militante politico e sindacale, certo non più giovanissimo, anche
io credo che un sì per le riforme e per i diritti sia utile e
importante, soprattutto in questo momento, tanto drammatico per
milioni di lavoratori che stanno subendo l'arroganza di una destra
prepotente e autoritaria.
"Giungano a te e alle compagne e agli amici della Cgil i miei più
affettuosi saluti".

Andrea Camilleri


Altri appelli (come quello della CGIL, di singoli esponenti del
cattolicesimo "non allineato" alla campagna di silenzio e
disinformazione in atto, dei vari comitati di sostegno locale, ecc.)
sono disponibili in rete sul sito www.lagiustacausa.it

----------------------------------------------

Si ringrazia sentitamente Giorgio Nobili per la grande collaborazione
con "Orientamenti ecumenici" in occasione di questa battaglia
referendaria... alla prossima dunque!



Non ci arrendiamo in ogni caso... E' bene che lo sappiano fin da ora!

Maurizio Benazzi

#240 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Gio 12 Giu 2003 6:17 pm
Oggetto: Messaggio postato da Federico Zanda in favore del Sì referendario
mauriziobenazzi
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Articolo 18 e società dei diritti

 

 

La nostra partecipazione in senso positivo al referendum sulla estensione dell'art. 18 è in una linea di coerenza col nostro costante impegno per l'affermazione della società dei diritti.

 

In sintonia con le donne e gli uomini che animano i nuovi movimenti siamo convinti che diritti sociali e diritti umani insieme si tengono o insieme cadono. Non si può dire ad esempio a un essere umano "tu hai inalienabile diritto all'integrità fisica" e insieme sostenere, se necessario anche con la guerra, un ordine mondiale che priva quello stesso essere umano dei mezzi essenziali alla sopravvivenza: cibo, medicine, lavoro, informazioni, ecc.

 

I diritti, inoltre, anche quelli sociali o sono di tutti o non sono di nessuno. Finché un solo essere umano non ha lavoro o non ha cibo o non ha ciò che gli assicura identità, sicurezza, dignità e vita, i diritti di tutti gli altri, di tutti noi, non sono più veri diritti ma sostanziali privilegi.

 

Siamo ben consapevoli del fatto che le pratiche politiche richiedono mediazioni fra questi principi di alto valore etico universale e la realtà concreta sempre parziale e contraddittoria. Gli stessi movimenti si trovano immersi nelle contraddizioni e nella necessità di andare per piccoli passi. Siamo però anche consapevoli che la globalizzazione liberista tenta di annientare con mezzi potentissimi e perfino col terrore e con la guerra la cultura etica della solidarietà e dei diritti sociali, in quanto considera tale cultura e le pratiche conseguenti come ostacolo al libero svilupparsi del mercato, come un gravissimo attentato allo sviluppo e alla libertà. Per i poteri che sostengono e propagano la cultura liberista, la centralità del lavoro è una bestemmia e lo stato sociale è la cura pietosa che può incancrenire la piaga. Solo l'interesse privato, mediato dal mercato, ha in sé la capacità di condurre l'umanità verso un progressivo allargamento dell'onda della ricchezza, fino a raggiungere tutti gli uomini e debellare infine la povertà. Tutto il resto è aleatorio e affidato al giudizio di opportunità del luogo e del momento. E' talmente decisiva l'affermazione del libero mercato a livello planetario che per il nobile scopo tutti i mezzi sono leciti, compresa la guerra. Il liberismo è ormai un assoluto. Non è più un sistema economico e politico parziale con cui negoziare mediazioni possibili. E il danaro è un dio che esige sacrifici e sottomissione incondizionata.

 

Le necessarie mediazioni politiche e i piccoli passi possibili rischiano continuamente di essere rimangiati dalla potenza del liberismo. Ciò che si ottiene sul piano politico o economico si rischia di pagarlo con involuzioni e arretramenti sul piano delle consapevolezze. E' perciò sempre necessario, secondo noi, mantenere alta la tensione verso l'obbiettivo della generalizzazione e universalizzazione dei diritti sociali. Insieme alle mediazioni politiche sono sempre indispensabili campagne culturali. Il ritrarsi dalla partecipazione positiva al referendum dà alla gente un preciso segnale: il liberismo ha vinto, il liberismo domina il mondo, il liberismo vuole mano libera nel mercato del lavoro, e noi dobbiamo piegarci alle condizioni imposte dal vincitore.

 

Qualunque sia il giudizio che si può dare sul merito del referendum e sul percorso politico che ne ha accompagnato la promozione, e può essere davvero un giudizio negativo, ormai è una battaglia di cultura votare SI'. E' un modo per tenere teso l'arcobaleno e diffondere un messaggio di speranza: la resistenza è ancora possibile, la società dei diritti è una stella fissa nella notte fonda della prepotenza senza limiti, dell'illegalità che si fa ordine mondiale, del dominio che vuole i nostri corpi, le nostre intelligenze e i nostri sentimenti.

 

Luigi Ciotti; Enzo Mazzi; Giovanni Franzoni; Arturo Paoli; Andrea Gallo; Vitaliano Della Sala; Alex Zanotelli; Sergio Tanzarella; Ettore Masina; Marcello Vigli; Pasquale Colella; Lidia Menapace; Erika Tomassone; Vittorio Bellavite; Antonio Parisella; Peppino Coscione; Maria Caterina Cifatte Alessandro Santoro; Sergio Gomiti; Giovanni Avena, Eletta Cucuzza, Ludovica Eugenio, Claudia Fanti, Valerio Gigante, Luca Kocci, Laura Leonori, Francesca Nava, Marco Zerbino (Adista); Cristiano Bumbaca; Leda Giacomelli; Laura Forgione; Vittoria Ravano; Mario Mencaraglia; Benedetto Di Sillico; Mauro Gozzio; Bernard Byzek, Mauro Castagnaro, Linda Di Ianni.

 

Giugno 2003

 

 

Vittorio Bellavite

Via Vallazze 95 20131 Milano

Tel.022664753 oppure 0270602370

fax 0270606152

 

-------------------------------------

 

Si raccomanda a tutti di evitare per il futuro di postare messaggi con allegati.

 (Diversamente verranno purtroppo cestinati automaticamente). Grazie per la collaborazione.

 

-----------------------

 

 

 


#239 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Gio 12 Giu 2003 5:26 pm
Oggetto: La buona notizia è che domenica e lunedì puoi esprimere un voto libero in favore del diritto al lavoro... contiamo anche su di te!
mauriziobenazzi
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Vuoi partecipare alla battaglia referendaria?
Leggi subito i documenti qui sotto.

·  CARTELLINI per i Rappresentanti del Comitato da portare al seggio Vai QUI

asinistrarossoPer poter votare occorre avere la Tessera Elettorale
Ricordatelo a TUTTI.
Chi l'ha smarrita può ottenerne un duplicato dall'Ufficio Elettorale del proprio Comune

Per firmare l'appello contro l'oscuramento del referendum da parte dei media vai QUI.

Volantone: "7 sì per rispondere a 7 bugie" Leggi il documento qui

MANIFESTI PER IL SÌ.
Scarica il documento in formato PDF qui

Alcune immagini sul referendum: 4 create da Sergio Omassi e Roberto Dalla bernardina, 1 da questo sito. Scaricale qui (formato .zip)

Appello del Comitato promotore

Volantone per far conoscere il referendum

Volantino Articolo 18, un referendum di tutti

 

Per iscriverti alla mailing list La Giusta Causa
fai clic QUI

·  COMUNICATI del Comitato promotore Elezioni amministrative e data del referendum

·  bigliaProcedure, domande, moduli

Atto di delega (da spedire entro il 12.5.2003) per richiedere spazi di propaganda referendum. Scarica il documento in formato zip qui

Procedure per la propaganda. Cosa fare entro il 12 maggio?

Domanda concessione di occupazione di suolo pubblico per il referendum

Atto costitutivo Comitato Regionale per il

·  Se vuoi avere maggiori informazioni fai clic qui

·  Visita anche il sito del Comitato per le libertà e i diritti sociali

Campagna di sottoscrizione

Banca Popolare Commercio&Industria Agenzia di Milano Porta Ticinese
C/C 721/1/124 Coordinate bancarie:
ABI 05048
CAB 0163F
Intestato a:
COMITATO LA GIUSTA CAUSA STESSO LAVORO STESSI DIRITTI

Comitato promotore nazionale La Giusta Causa: Stesso Lavoro, Stessi Diritti
Piazza Grandi 19
20129 Milano
Telefono: 02/71092869
Fax 02/70003528 email: lagiustacausa@...

Presidente del Comitato Paolo Cagna Ninchi
c.so di P.ta Ticinese 48 20123 Milano
Tel-fax +39.02.58101910
Cell. +39.339.1170311
Sede legale Avv. Piero Panici - via Otranto 18, 00192 Roma
Telefono: 06-3722785
Fax 06-37514608

Top Sites Net 100

 

 

 

PACEsi al referendum

 

Per la bandiera 15-16 giugno vai a qui

 

Vota SÍ al Referendumart18 © Claudio Valdimare

 

 

VIOLAZIONE DELLA LEGGE CHE ASSEGNA SPAZI PER L'AFFISSIONE DI MANIFESTI PER LA CAMPAGNA REFERENDARIA

 

Il Comitato milanese per il SI' al referendum sull'articolo 18 denuncia la gravissima violazione della legge che assegna spazi pubblici per l'affissione di manifesti in occasione di campagne referendarie da parte del partito di ALLEANZA NAZIONALE che si è permesso di coprire totalmente con manifesti pubblicitari della festa del tricolore che si terrà all'Arena di Milano gran parte di detti spazi nella città di Milano, legittimamente occupati dal Comitato promotore del referendum e dalle forze politiche e sindacali ad esso collegate. Sono già stati fatti due esposti alla vigilanza pubblica e ai consiglieri comunali, cui seguirà denuncia alla Magistratura. Chiediamo a tutta la stampa democratica di segnalare l'accaduto ai cittadini, e agli stessi di segnalare al Comitato (335/6859660 - 339/2248095) l'ubicazione di tabelloni per l'affissione referendaria sui quali verifichino la presenza di detti manifesti. Per ulteriori precisazioni contattare Franco Calamida, portavoce del Comitato milanese 335/6859660

 

N.B. SE AVVENGONO ANALOGHE SITUAZIONI ANCHE NEL VOSTRO TERRITORIO, DENUNCIATELI CON FORZA ALLA VIGILANZA URBANA, AI CONSIGLIERI COMUNALI E ALLA MAGISTRATURA.

 

 

Saluti.

Giorgio Nobili

 


#238 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mar 10 Giu 2003 5:03 am
Oggetto: Corsi di ebraico (Milano 2003-2004): collaborazione concreta e positiva fra cattolici e protestanti
mauriziobenazzi
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 Sei pregato di far circolare questa comunicazioni a tutte le amiche e gli amici di tua conoscenza, grazie.

 

 

libreria claudiana
via F. Sforza, 12/a 20122 Milano – tel e fax 02-76021518
e-mail: libclaud@... – sito internet: www.claudiana.it/milano

in collaborazione con il Centro Culturale Protestante

e il gruppo teshuvà di Milano
 
(promosso dalla Commissione diocesana per l'ecumenismo e il dialogo della Diocesi)

propone

da ottobre 2003 a maggio 2004

 

Lunedì

dalle 18,30 alle 20,00

CORSO DI EBRAICO BIBLICO

Per principianti 

Docente: Sara Ferrari

 

 

 

 

 

 

Martedì

dalle 17,00 alle 18,30

APPROFONDIMENTO GRAMMATICALE

Attraverso letture moderne, bibliche, liturgiche

 

 

 

 

dalle 19,00 alle 20,30

INTRODUZIONE ALL’EBRAICO MODERNO

Storia della lingua e grammatica di base 

Docente: Elena Bartolini

 

 

 

 

 

 

Mercoledì

dalle 18,30 alle 20,00

SEMINARIO DI LETTURA DI TESTI IN EBRAICO

È necessario essere già in gradi di leggere un testo ebraico ed è previsto un test d’ingresso

 

 

 

 

 

Docente: Claudia Rosenzweig

 

 

 

 

 

 

Giovedì

dalle 17,30 alle 19,00

LETTURE MODERNE E MIDRASHICHE

È necessaria una buona conoscenza dell’ebraico moderno

 

 

 

 

dalle 19,30 alle 21,00

EBRAICO MODERNO

Secondo livello per chi ha già conoscenze di base 

Docente: Cesare Ragazzi

                           I corsi saranno attivati solo se raggiungeranno il numero di almeno 15 iscritti

Il costo di ogni corso è di euro 220,00

Iscrizioni presso la Libreria Claudiana

 

Per informazioni:

 

Ecumenismo e dialogo

Arcidiocesi di Milano

piazza Fontana, 2 - 20122 Milano

tel. 02.8556355 - fax 02.8556357

e-mail: ecumenismo@...

 


#237 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 11 Giu 2003 5:09 am
Oggetto: SOS dal Medio Oriente
mauriziobenazzi
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Orientamenti ecumenici chiede alle proprie lettrici e lettori di contattare telefonicamente il 338-1211439 dopo le ore 18.30 per offrire la propria collaborazione come  co-moderatrice e/o co-moderatore della ML. Particolarmente gradita è l’iscrizione ad associazioni non confessionali umanitarie per la difesa dei diritti umani, per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato.

Con l’occasione si informa che su O.E. è possibile anche proporre ricerche di lavoro o annunci personali,  la costituzione e/o la promozione di gruppi di acquisto solidale, iniziative politiche e non di collettivi studenteschi, sindacati e associazioni di consumatori, libero spazio per predicatori e pastori di provenienza originaria non europea,…

Un sincero grazie fin da ora per l’attenzione che vorrete riservare alla proposta.

 

-------------------------------------------------------------

 

 

 

[actionforpeace-palestina-israele] Digest Number 183

 

ISRAELE ED I TERRITORI OCCUPATI

 

Associazioni dei diritti internazionali denunciano un aumento delle vessazioni sugli osservatori (Copenaghen, Ginevra, Londra, New York, Parigi 27 maggio 2003)

 

Amnesty International, il Network Euro-Mediteraneo per i Diritti Umani (EMNHR), l'Osservatorio dei Diritti Umani (HRW), la Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ), la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) e l'Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) sono profondamente preoccupati per l'intensificazione delle restrizioni israeliane contro i diritti umani ed i lavoratori umanitari.

 

Il 21 maggio il Ministro degli Affari Esteri israeliano Silvan Shalom ha detto che "la maggior parte degli uffici dei diritti umani nella West Bank e nella Striscia di Gaza danno rifugio ai terroristi palestinesi". Questo commento non ha alcuna base, e costituisce un'ulteriore minaccia al lavoro delle organizzazioni indipendenti ed ai lavoratori per la difesa dei diritti umani nei Territori Occupati Palestinesi. "Temiamo che tali accuse infondate siano tese ad intimidire i difensori locali ed internazionali dei diritti umani, e ad impedire loro di portare avanti il lavoro quotidiano" hanno detto le organizzazioni.

 

Le organizzazioni palestinesi ed israeliane per i diritti umani da tempo subiscono per le paralizzanti restrizioni di libertà di movimento. I ricercatori conducono il loro lavoro in situazione di notevole pericolo personale, e molti hanno subito intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità e dell'esercito israeliano nell'adempimento del proprio lavoro.

 

"Alla luce dei commenti del Ministro temiamo che tali intimidazioni e vessazioni aumenteranno ulteriormente. Recentemente sono fortemente aumentate le minacce alla sicurezza personale e le restrizioni nei riguardi degli attivisti dei diritti umani locali ed internazionali, dei lavoratori umanitari e dei pacifisti" hanno detto le organizzazioni.

 

Solo durante quest'anno, l'esercito israeliano ha ucciso una pacifista straniera, Rachel Corrie, e ne ha gravemente feriti altri due, Tom Hurndall e Brian Avery. Anche un giornalista straniero, James Miller, è stato ucciso dai soldati israeliani. Un'indagine militare sull'omicidio di Rachel Corrie non ha riscontrato infrazioni, sebbene i risultati non siano stati resi pubblici. Non è dato sapere se si sia investigato sugli altri casi: certamente nessun risultato su questi omicidi o ferimenti è stato reso noto, né alcuna azione giudiziaria è stata intrapresa.

 

Allo stesso tempo sempre più lavoratori internazionali per i diritti umani e pacifisti vengono arrestati e minacciati di espulsione della autorità israeliane. Almeno due sono stati espulsi dal paese nelle recenti settimane e molti altri stanno affrontando ordini di espulsione. Ad almeno 6 lavoratori umanitari stranieri è stato rifiutato l'ingresso in Israele, e crescenti restrizioni vengono imposte al movimento ed alle attività di quelli già presenti nel paese.

 

Desta particolare preoccupazione la decisione delle autorità israeliane del 9 maggio, di condizionare l'entrata di stranieri nella Striscia di Gaza alla loro sottoscrizione di un "atto scritto di rinuncia" che cerca di assolvere Israele dalla responsabilità per la morte o il ferimento causati dai soldati israeliani.

 

Tra le altre cose, questo "atto" stabilisce che chi entra nella Striscia di Gaza "accetta che il governo dello stato di Israele ed i suo organi con possono essere ritenuti responsabili per la morte, il ferimento e/o il danneggiamento/perdita di proprietà che si potrebbero verificare durante attività militari".

 

La Striscia di Gaza è stata successivamente chiusa e rimane inaccessibile agli stranierei, ad eccezione dei diplomatici e di lavoratori selezionati per il soccorso di emergenza.

 

Queste restrizioni al movimento ed alle attività delle organizzazioni internazionali dei dritti umani, dei lavoratori umanitari, dei pacifisti, dei giornalisti e di altri, sono intese a ridurre la verifica indipendente sulla situazione dei diritti umani nei Territori Occupati Palestinesi.

 

"Tali restrizioni al monitoraggio internazionale sulle gravi violazioni ai diritti umani può solo aggravare l'attuale atmosfera di impunità"

 

Le organizzazioni invitano il Ministro degli Esteri Silvan Shalom e le autorità israeliane a:

 

 

  a.. ritirare pubblicamente le accuse infondate fatte dal Ministro Shalom il 21 maggio 2003;

 

 

  b.. mettere fine alle vessazioni, intimidazioni, minacce, ed attacchi deliberati contro i difensori dei diritti umani

 

 

  c.. cessare gli arresti arbitrari dei difensori dei diritti umani e dei cittadini stranieri. Coloro che vengono arrestati dovrebbero essere imputati di un reato criminale riconosciuto, basato su una prova concreta e pubblica

 

 

  d.. attenersi alle disposizioni della Dichiarazione della Protezione dei Difensori dei Diritti Umani adottata il 9 dicembre 1998 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ed in particolare al suo articolo 1, che afferma che "Tutti hanno il diritto, individualmente o in associazione ad altri, di promuovere e lottare per la protezione e l'attuazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale ed internazionale"

 

 

  e.. eliminare immediatamente le restrizioni all'accesso imposto nella Striscia di Gaza e facilitare il lavoro per lo sviluppo, l'aiuto umanitario ed il monitoraggio dei diritti umani, dando pieno accesso e senza limiti a tutti; e

 

 

  f.. di conformarsi alla legge internazionale sui diritti umani ed alla legge umanitaria in tutte le azioni ed assicurare che tutti gli omicidi e le altre violazioni vengano investigate a fondo ed in modo indipendente.

 

Contatti

Amnesty International (AI): +44 207 413 55 11

Euro-Mediterranean Network for Human Rights (EMNHR): + 45 32 69 89 11

Human Rights Watch (HRW): +1 212 290 47 00

International Commission of Jurists (ICJ): +41 22 97 938 00

International Federation for Human Rights (FIDH): +33 1 43 55 25 18

World Organisation against Torture (OMCT): +41 22 809 49 39

 

(traduzione a cura di Giovanna)

 


#236 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 9 Giu 2003 6:00 pm
Oggetto: Da trasmettere con urgenza al Presidente del Consiglio in carica, in visita in Medio Oriente
mauriziobenazzi
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La M.L. d'amicizia cristiano-ebraica "Orientamenti ecumenici" intende
esprimere la propria solidarietà all'Autorità palestinese e alle
associazioni democratiche e non violente ad essa collegate, di fronte a
certe affermazioni sconcertanti dell'attuale Presidente del Consiglio
italiano.

Preghiamo per la Pace in tutto il Medio Oriente, che non è - a ben
vedere - solo una questione di cartine stradali...
Un cordiale shalom
MB

-----Original Message-----
From: actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com
[mailto:actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com]
Sent: Tuesday, May 27, 2003 11:21 PM
To: actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com
Subject: [actionforpeace-palestina-israele] Digest Number 179


Argomenti in questa selezione:

       1. sommario della wexner analysis sulle priorità della
comunicazione israeliana nel 2003
            Da: "alfredo tradardi" <a.tradardi@...>


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Messaggio: 1
      Data: Tue, 27 May 2003 10:53:36 +0100
        Da: "alfredo tradardi" <a.tradardi@...>
   Oggetto: sommario della wexner analysis sulle priorità della
comunicazione israeliana nel 2003

Invio il sommario di uno studio affidato dalla wexner foundation, una
organizzazione ebrea americana che ha come obiettivo il rafforzamento
della leadership ebrea negli USA e in Israele
(www..wexnerfoundation.org), alla The Luntz research companies
(www.luntz.org) e apparso  in inglese sul sito www.adc.org della
American-Arab Anti-Discrimination Committee..

...chi desidera il testo integrale, che è meglio inviare in attach, mi
mandi una richiesta via email.

la traduzione è stata effettuata da alessandra fava che ringrazio.
la revisione è stata effettuata da alfredo tradardi.

alfredo





WEXNER ANALYSIS:

le priorità della comunicazione israeliana nel 2003



SOMMARIO



Il mondo è cambiato. Parole, argomenti e messaggi a favore di Israele
ora devono contenere e comprendere la nuova realtà del mondo dopo
Saddam.



In passato, abbiamo dovuto tenere un profilo più basso a favore di
Israele per la paura che il popolo americano potesse incolpare Israele
per quello che succedeva nel resto del Medio Oriente. Ora invece è
giunto il momento di collegare il successo americano nel combattere il
terrorismo e i dittatori da una posizione di forza, con gli sforzi in
corso in Israele per sradicare il terrorismo dentro e fuori i suoi
confini. In questa nuova situazione, c'è molto da guadagnare
allineandosi con l'America e niente da perdere. Con tutto
l'antiamericanismo che c'è nel mondo, proteste e dimostrazioni, noi
stiamo cercando alleati che condividano il nostro impegno per la
sicurezza e la fine del terrorismo e siamo preparati a dirlo. Israele è
proprio un alleato di questo tipo.



IL PROSSIMO PASSO



Il fatto che Israele sia rimasto relativamente silenzioso nei tre mesi
prima della guerra e nelle tre settimane della guerra stessa, è stata
assolutamente la strategia corretta - e secondo tutti i sondaggi
effettuati, ha funzionato. Ma ora che il conflitto sta finendo, è tempo
che Israele prepari la sua "road map" per il futuro che include un
sostegno incondizionato all'America e un impegno incondizionato alla
guerra in corso contro il terrorismo.



Le percezioni di Israele e del conflitto israelo-palestinese è stata
completamente deformata e oscurata dalla guerra in Iraq. Certo visioni
di parte ancora esistono (i politici di sinistra restano il vostro
problema) insieme alle lamentele sulla mano pesante di Israele.

I sostenitori di Israele hanno due settimane per mettere ordine nei loro
messaggi prima che l'attenzione mondiale torni alla cosidetta "road map"
e a come "risolvere" al meglio il conflitto israelo-palestinese.
Sviluppare questo messaggio è lo scopo di questo memo.



Nota dell'autore:  Questo non è un documento di politica. E' solamente
un manuale di comunicazione. E come tutti i memo che curiamo, abbiamo
usato la stessa metodologia scientica per isolare specifiche parole,
frasi, argomenti e messaggi che siano in risonanza con almeno il 70 %
degli americani. Ci  saranno sicuramente persone, specie quelle di
sinistra, che non saranno d'accordo quali che siano i termini usati, ma
il linguaggio che segue vi aiutare ad assicurvi il sostegno di un'ampia
maggioranza degli americani.

Queste raccomandazioni sono basate su due sessioni di "test telefonici"
fatte a Chicago e Los Angeles, durante i primi dieci giorni della
guerra, per la Fondazione Wexner.




Conclusioni essenziali


             Questo documento è piuttosto lungo perché non si riesce a
comunicare tutto quello che è necessario con una sola e semplice frase
ad effetto. Sì, noi abbiamo fornito queste nelle pagine che seguono, ma
abbiamo utilizzato lo spazio necessario per spiegare perché il
linguaggio è così importante e il contesto nel quale è necessario che
sia utilizzato. Se leggete solamente le prossime due pagine, queste sono
le conclusioni chiave:





1)         L'Iraq altera tutto. Saddam è la vostra migliore difesa,
anche se è morto.  La visione del mondo americana è completamente
dominata dagli sviluppi della questione irachena. Questa è un'occasione
unica per gli israeliani per mandare un messaggio di sostegno e unità,
in una fase di grande ansietà internazionale e di opposizione dei nostri
"alleati" europei. Per un anno - un INTERO ANNO - dovrete evocare il
nome di Saddam Hussein e come Israele ha sempre sostenuto gli sforzi
americani per liberare il mondo e il popolo irakeno da questo spietato
dittatore. Saddam resterà un potente simbolo del terrore per gli
Americani per molti anni. Una espressione filoisraeliana di solidarietà
con il popolo americano nel loro sforzo vittorioso di cacciare Saddam
sarà molto apprezzata.



2)         Persistete nel messaggio ma non usate due volte le stesse
parole.  Lo abbiamo visto nel passato ma mai così chiaramente come in
questo periodo. Gli americani guardano con molta attenzione agli
sviluppi internazionali e sono particolarmente sensibili a ogni tipo di
dogma apparente o presentazioni a scatola chiusa. Se vi sentono ripetere
le stesse esatte parole più volte, non si fideranno del vostro
messaggio. Se i vostri portavoce non sono capaci di trovare modi diversi
per esprimere gli stessi principi,  allontanateli.





3)         NON AIUTA se elogiate il presidente Bush. Se volete
identificarvi e allinearvi con l'America, basta che lo diciate. Non
usate Bush come sinonimo per gli Usa. Nonostante la distruzione del
regime di Saddam e la reazione positiva degli iracheni, circa il 20 %
degli americani è contro la guerra. Sono per lo più democratici. Quindi
restano metà dei democratici che sono a favore della guerra anche se non
tengono per Bush. Quindi vi contrapponete senza necessità a quest'ultima
metà ogni volta che elogiate il Presidente. Non lo fate.





4)                  Trasmettere sensibilità e senso dei valori è un
must.  La maggior parte delle frasi ad effetto più efficaci sono quelle
che parlano di figli, famiglia e valori democratici. Non dite solo che
Israele è moralmente allineata con gli Usa. Ditelo con le vostre parole.
La componente dei bambini è molto importante. E' fondamentale che voi
parlate "del giorno, non lontano, in cui i bambini palestinesi e
israeliani giocheranno insieme sotto gli sguardi di approvazione dei
loro genitori".







5)                  SECURITY vende.  La sicurezza è diventata il
principio chiave fondamentale di ogni americano. La sicurezza è il
contesto nel quale potete spiegare la necessità israeliana di prestiti
garantiti e di aiuti militari, e perché Israele non può rinunciare a un
metro quadrato  di terra. Gli insediamenti sono il nostro tallone
d'Achille e la migliore risposta (che è ancora abbastanza debole) è la
necessità di sicurezza che porta a creare queste zone cuscinetto.



6)         Il linguaggio di questo documento funziona, ma funziona
ancora meglio se lo accompagnate con passione e compassione.  Troppi
sostenitori di Israele parlano con rabbia e gridano quando si
confrontano con gli oppositori. Chi vi ascolta accetterà molto meglio le
vostre idee se gli piace il modo in cui le esprimete. Benediranno queste
parole ma le accetteranno veramente solo se accettano voi.





7)         Trovatevi una donna bella e brava come portavoce.  Secondo i
nostri test, le donne sono più credibili degli uomini. E se la donna ha
dei figli, ancora meglio.





8)         Legate la liberazione dell'Iraq con la condizione difficile
del popolo palestinese.  Gli argomenti più efficaci sono quelli che
stabiliscono un legame tra il dirittto degli iracheni alla libertà con
quello dei palestinesi ad essere governati da chi veramente li
rappresenta. Se esprimete il vostro interesse per la situazione pesante
dei palestinesi e come è iniquo, ingiusto e immorale che siano costretti
ad accettare leader che rubano e uccidono in loro nome, avrete costruito
una credibilità per il vostro sostegno al palestinese comune, togliendo
invece credibilità alla loro leadership.





9)                  Un po' di umiltà porta lontano.   Lo avete visto con
i vostri occhi. Avete bisogno di parlare in continuazione della vostra
comprensione "della situazione pesante dei palestinesi" e del vostro
impegno ad aiutarli. Sì, questo "È" un  doppio standard (anche se
nessuno si aspetta niente di pro-israeliano dai palestinesi) ma è
proprio così che vanno le cose. Umiltà è una pillola amara da ingoiare,
ma vi vaccinerà dalle critiche di non aver fatto abbastanza per la pace.
Ammettete gli errori, ma poi mostrate come Israele è un partner che
lavora indefessamente per la pace.





10)              Naturalmente le domande retoriche funzionano sempre.
Fate domande che abbiano una sola risposta. Avrete sicuramente successo.
E' importante che la vostra comunicazione contenga domande retoriche,
che è il modo in cui gli Ebrei parlano meglio.



11)       Mahmoud Abbas è ancora un punto interrogativo, ma lasciatelo
fare.  Adesso avete solo da perdere attaccandolo. Nello stesso tempo non
merita nemmeno elogi. Parlate delle vostre speranze per il futuro, ma
sottolineate i punti che vi aspettate realizzi: la fine delle violenze,
il riconoscimento di Israele , le riforme del suo governo, etc





alfredo tradardi
via giovanni xxiii n. 21
10010 mercenasco (to)
italy
+39 0125 710411
+39 347 2745166
a.tradardi@...


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio e quelle
improprie di commento personale del mittente]

#235 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 9 Giu 2003 12:06 pm
Oggetto: Un ringraziamento ad Eva !
mauriziobenazzi
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In Svizzera i lavoratori e le lavoratrici festeggiano anche di lunedì
la Pentecoste...

La nostra amica Eva di Friburgo fa sapere a tutte e a tutti noi che
la sua gamba sta guarendo progressivamente grazie alle nostre belle
preghiere: ha donato 200 Franchi Svizzeri per Orientamenti ecumenici.

Siamo, tra l'altro, in paziente attesa nell'intervento scritto -
molto atteso - del rev. George G. Ennin di Mezzani Superiore in
provincia di Parma (che ha partecipato anche al culto televisivo RAI
di ieri mattina): confidiamo che l'amico Davide Giannoni dia la
necessaria priorità anche alla nostra richiesta e il dovuto spazio
informativo dell'evento anche sul suo sito web, di cui si da costante
risalto anche qui (nel forum degli asini ;-)).

Si informano infine i residenti in Lombardia che la chiusura della
campagna "diritti per tutti", in favore del sì referendario, avverrà
in piazza Duomo venerdì prossimo alle ore 18.00. Ci contiamo molto
sulla tua presenza.

Un cordiale shalom!

Maurizio

#234 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Dom 8 Giu 2003 10:18 am
Oggetto: Una protesta ai giornali di "Orientamenti ecumenici"
mauriziobenazzi
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Gli iscritti a Orientamenti ecumenici scrivono al Corriere della sera, alla Stampa, a Repubblica e in RAI

 

 

 

APPELLO dei/ai CITTADINI

 

IL 15 e 16 Giugno saremo chiamati a votare per il referendum sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Votando SI estenderemo il diritto a non essere licenziati senza una giusta causa anche nelle imprese con meno di sedici dipendenti. E' un diritto fondamentale che riguarda milioni di lavoratori che, ad oggi, ne sono esclusi.

 

Perché il referendum sia valido è necessario che si rechi alle urne il 50% più uno degli elettori.

Per impedire che i cittadini possano esprimersi su una questione così importante le forze che si oppongono al SI, governo e Confindustria in testa, hanno fatto calare una cappa di silenzio sul referendum del 15 e 16 giugno. Quasi tutti i giornali e le TV si sono prontamente accodati, tanto che si può parlare di un vero e proprio scippo ai nostri danni. Si tratta di una grave ed aperta violazione dei nostri diritti, come cittadini e come elettori.

Per far vincere il SI dobbiamo far sapere ai tanti cittadini che ancora non sono stati informati che il 15 e il 16 giugno saranno chiamati a votare per questo referendum. Per questo ciascuno di noi è invitato a inoltrare questa e-mail a tutti gli indirizzi della rubrica personale, invitando i destinatari a fare altrettanto.

 

Diamo la vittoria ai si per rafforzare anche le battaglie sociali per la difesa delle pensioni, per il salario minimo di sussistenza ai disoccupati e contro lo smantellamento della sanità pubblica. Oggi viviamo in una società di incertezza e di paura per il futuro; ai giovani vengono offerte solo occasioni di lavoro precarie e sottopagate. Pensiamo che solo il rafforzamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori può contribuire a costruire una società più giusta e più civile, includendo in essa ogni credo religioso e non, etnia, orientamento sessuale... Sappiamo che purtroppo la realtà presenta migliaia di casi di abusi e ingiustizie di ogni genere: non per questo smettiamo di rinunciare a sperare in una visione più umana e vera di questo mondo.

 

Ti preghiamo anche di firmare il nostro appello on-line all'indirizzo

http://www.lagiustacausa.it/petizione

 

E' importante raggiungere un alto numero di firme, per ottenere una maggiore attenzione da parte dei mass media.

 

Ti invitiamo inoltre a far spedire un'e-mail agli indirizzi di importanti organi di informazione che riportiamo in basso, invitandoli a dare un maggiore spazio ad un tema così importante e delicato e che riguarda così da vicino la vita di milioni di persone che lavorano.

 

Grazie per il tuo aiuto

Anche da parte del Comitato Promotore - Comitato per il SI

 

Per maggiori informazioni visita il nostro sito www.lagiustacausa.it e segui la campagna "Diritti per tutti" di Orientamenti ecumenici sul portale di Yahoo.it

 

 

Invita ad inviare un un'e-mail di protesta a:

 

La Repubblica    larepubblica@...

La Stampa                    lettere@...

Il Corriere della Sera      cdrcorriere@...

RAI TV                                      rai-tv@...

 

Ricordati infine che non riceverai alcun certificato elettorale per votare poiché devi recarti al voto con la tua tessera elettorale con un semplice documento d´identità. Se voti per la prima vota o se hai smarrito la tessera richiedi subito al Comune ove risiedi un certificato sostitutivo. Ci contiamo anche sul tuo voto personale!

 

 

 

-------------------------------------------------------------------

 

Si invitano tutte le lettrici e i lettori di O.E. a non inviare file allegati ai moderatori Maurizio e Bruno (Jean ha preferito al momento rinunciare a questo ruolo): il servizio di diffusione di notizie e informazioni di carattere ecumenico si fonda sul presupposto della gratuità e della ricerca della verità: non siamo pertanto vigilantes della correttezza informatica dei nostri interlocutori sui loro files allegati (stamani mi risultano sul PC ben tre nuovi virus di cui uno giunto, pare, anche da una lettrice evangelicale finlandese residente in inghilterra... forse filo Bush o pro governativa inglese) e nemmeno - a scanso di equivoci - segretari di chiunque.

Le attività previste per gli iscritti alla newsletter (cambiamento indirizzo, annullamento adesione, disponibilità di lettura solo su web, ...)

sono infatti da esercitare in piena e totale autonomia sul portale di Yahoo!.

I moderatori dovrebbero limitarsi a invitare e/o aggiungere solo gli iscritti in linea di massima (tutti hanno attivato tra l´altro attivato in Yahoo.it la funzione di invito di terzi)

Si constata purtroppo che nel solo anno 2003 sono state spese dal fondatore oltre EUR 1.300, per la sostituzione dell´hardware danneggiato,

e sono stati ricevuti, fino ad oggi,  EUR 50 quale contributo personale di Piero V. a O.E.

  Grazie per l´attenzione e, per favore, fate una scansione del Vs. P.C. con antivirus aggiornato a ieri,

sebbene tutte le e-mail in partenza sono controllate.

 

---------------------------------------------------------------

  

 

Dal sito Traduttori per la Pace

 

Dal Digest numero 253 sulle buone notizie e non da Amnesty International

 

DATA=28 maggio 2003 LINK=http://www.lemonde.fr/article/0,5987,3220--321909-,00.html

TRADUTTRICE=Giulia Castorani / Traduttori per la Pace

TITOLO= Amnesty International teme il sacrificio delle libertà in nome della sicurezza AUTORE=Jean-Pierre Langellier(corrispondente di Le Monde a Londra) SOTTOTITOLO= Nel rapporto annuale, vero e proprio atlante della repressione mondiale, l'organizzazione mette in epigrafe le derive della lotta contro il terrorismo.

 

 

TESTO

Quando si parla di diritti umani le buone notizie sono rare, e quindi preziose. Sono state tutte debitamente elencate in un allegato del rapporto annuale di Amnesty International, presentato mercoledì mattina dal segretario generale dell'organizzazione, Irene Khan, durante una conferenza stampa.

Eccone alcune, raccolte nei diversi continenti. In Etiopia nel maggio del 2002 è stato liberato Taye Wolde-Semayat, segretario generale dell'associazione degli insegnanti ed ex-professore di scienze politiche. Prigioniero d'opinione, era detenuto da sei anni. Nella Guinea equatoriale nell'ottobre scorso Fabian Nsué Nguema Obono è stato rilasciato, dopo aver subito torture che gli hanno spezzato i polsi.

 

Sono stati liberati anche il dissidente cinese Xu Wenli, che soffre di epatite, il poeta siriano Faraj Ahmad Birqdar, e il giornalista liberiano Hassan Bility. Tutti hanno raccontato quanto le campagne condotte in tutto il mondo in loro favore, soprattutto da parte di Amnesty, abbiano alimentato il loro coraggio e confortato il loro morale. Il deputato bielorusso Andreï Klimov quando ha lasciato, nel marzo del 2002, la colonia di lavoro in cui aveva passato quattro anni, aveva in mano un sacco pieno delle lettere di sostegno che aveva ricevuto dall'estero.

 

L'entrata in vigore dello statuto di Roma della Corte penale internazionale è un'altra buona notizia, che Amnesty considera "una tappa decisiva nella lunga lotta ingaggiata per deferire alla giustizia i colpevoli dei crimini più odiosi : il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra". La più celebre ed influente organizzazione di difesa dei diritti umani da sempre milita contro l'impunità, fedele al suo motto : "Scrivere contro l'oblio".

 

 

Per il resto il rapporto 2003 di Amnesty International, come tutti i precedenti, somiglia ad un vero e proprio inventario mondiale delle repressioni di ogni tipo, commesse da autorità legali o da gruppi armati : esecuzioni extragiudiziali e "omicidi illegali" censiti in 42 paesi, "sparizioni" di persone avvenute in 33 paesi, torture e maltrattamenti perpetrati in 106 paesi, detenzione di prigionieri d'opinione, arresti ed imprigionamenti senza capi d'accusa né processi, condanne a morte, seguite o no da esecuzione, rapimenti, attentati-suicidi.

 

Situazioni critiche

"La sicurezza.per chi?" chiede Irene Khan nell'epigrafe della prefazione del rapporto. Quest'anno Amnesty intensifica una campagna lanciata sulla scia degli attentati dell'11 settembre, incentrata su due temi : sicurezza e "terrorismo". L'organizzazione utilizza tale termine solo tra virgolette perché, a suo parere, sfugge a qualsiasi definizione giuridica internazionale precisa. Secondo Amnesty il bisogno di sicurezza ha portato molti stati a sacrificare i diritti umani.

 

"L'hanno che si è appena concluso, scrive Irene Khan, non ha fatto che confermare i nostri timori di fronte a questa campagna di sicurezza che si è estesa sempre di più, un po' ovunque nel mondo. Alcuni governi hanno deliberatamente scelto di ignorare o addirittura di minacciare il sistema di sicurezza rappresentato dal diritto internazionale, un sistema che avevano elaborato insieme. Non sempre il risultato della restrizione delle libertà è il miglioramento della sicurezza. I governi non hanno il diritto di rispondere al terrore con il terrore."

 

A questo riguardo, Amnesty cita due esempi, legati allo stesso conflitto : il campo X-ray, nella base americana di Guantanamo a Cuba, dove 600 persone catturate durante la guerra contro i talebani sono ancora in attesa di essere incriminati e non hanno il diritto di contattare un avvocato, e la prigione di Bagram, in Afghanistan, un paese in cui il sistema penitenziario dev'essere interamente ricostruito.

 

Tra le altre regioni del mondo in cui la situazione è particolarmente critica, Amnesty cita la Colombia, dove la guerra civile non fa che aggravarsi, la Russia, in cui l'organizzazione ha lanciato la campagna "Giustizia per tutti", che si occupa della situazione della Cecenia, e infine l'Africa dei Grandi Laghi, dove crimine e impunità regnano ancora sovrani.

 

Nel settembre 2002, in visita in Burundi, Irene Khan ha incontrato Claudine, una bambina di sei anni miracolosamente scampata dieci giorni prima ad un massacro in cui l'esercito aveva ucciso 170 persone. La bambina non ricordava più il suo cognome, ma aveva impresso nella memoria il ricordo del massacro, durante il quale tutti i suoi parenti erano stati uccisi a colpi di baionetta. Ferita, era fuggita strisciando fra le gambe dei soldati.

 

 

------------------------------------------------------

 

 

 

Una "condizione" con ebraistica di Raffaele, suggerita da Orientamenti ecumenici: si invitano in particolar modo (e quanto meno i pastori protestanti) ad iscriversi e a aggiornarsi sugli aspetti linguistici. Il libro di riferimento è reperibile in Claudiana. Sul penultimo numero di Gioventù evangelica apparso "Giudaica". Appena possibile speriamo di metterlo on line anche qui. Tra le altre notizie fornite da Raffaele segnaliamo che è stato aperto tra un nuovo portale ebraico in inglese al seguente sito:  http://www.nextbook.org./

 

 

 

Un'altra delle mie pseudo-newsletter si chiama

 

Liang_ISBN_3447040823

 

e vi sto archiviando la traduzione parziale di questo libro:

 

Takamitsu Muraoka

Modern Hebrew for Biblical Scholars

An Annotated Crestomathy with an Outline Grammar and a Glossary Wiesbaden Harassowitz 1998 ISBN 3-447-04082-3

 

L'idea mi è venuta perché un signore mi ha proposto di parlare delle differenze tra l'Ebraico Biblico e l'Ebraico Contemporaneo. Non potendo ritenermi un esperto in materia, ho pensato di cavarmi d'impaccio traducendo le prime 30 pagine del volume suddetto, che spiegano appunto queste differenze.

 

L'indice della traduzione è:

 

§0 - Introduzione: le componenti dell'Ebraico moderno

 

§1 - La scrittura piena

 

§2 - La scrittura delle parole e dei nomi stranieri

 

§3 - L'attuale pronunzia israeliana

 

§4 - Il pronome

§4.1 - I pronomi personali indipendenti

§4.2 - I pronomi suffisso

§4.3 - I pronomi dimostrativi

§4.4 - Il pronome relativo

§4.5 - I pronomi riflessivi

§4.6 - Il pronome possessivo enfatico

§4.7 - Il pronome interrogativo e l'avverbio

§4.8 - Il pronome indefinito

§4.9 - Il pronome di riferimento generale

§4.10 - Il pronome comparativo

§4.11 - Espressioni di reciprocità

 

§5 - Il nome

§5.1 - La formazione del plurale

§5.2 - I sostituti dello stato costrutto

§5.3 - La formazione dei nomi

 

§6 - L'aggettivo

§6.1 - La derivazione

§6.2 - La comparazione

 

§7 - Il verbo

§7.1 - Le radici verbali secondarie ed i verbi di origine straniera §7.2 - Le coniugazioni (binyanim) §7.3 - I tempi §7.4 - L'uso di pronomi con i verbi finiti §7.5 - Il plurale femminile di seconda e terza persona §7.6 - Il soggetto indefinito §7.7 - L'imperfetto in luogo dell'imperativo §7.8 - I verbi composti §7.9 - Il nome verbale §7.10 - I verbi deboli §7.11 - Il passivo

 

§8 - L'avverbio

 

§9 - Le preposizioni

§9.1 - La molteplicità delle preposizioni

§9.2 - _eth_ ed _'im_

§9.3 - _min_ e _me-_

§9.4 - _ke-_ e _kemo_

 

§10 - La frase nominale e la copula

 

§11 - L'espressione dell'oggetto

 

§12 - L'ordine delle parole

 

§13 - La sintassi dell'infinito

 

§14 - La sintassi del nome verbale

 

§15 - Le espressioni modali

 

§16 - Le proposizioni relative

 

§17 - Le frasi composte

 

§18 - Le proposizioni circostanziali

 

§19 - Le proposizioni condizionali

 

§20 - La consecutio temporum

 

§21 - Riempitivi

 

§22 - Marcatori del discorso

 

§23 - Abbreviazioni

 

§24 - Opere di riferimento

 

§25 - Ulteriore bibliografia

 

Chi volesse ricevere la traduzione via via che viene compiuta può iscriversi o cliccando su:

 

http://groups.yahoo.com/group/Liang_ISBN_3447040823/join?referer=1

 

o mandando una mail vuota a:

 

Liang_ISBN_3447040823-subscribe@yahoogroups.com

 

Altrimenti può comunque leggerne i paragrafi cliccando qui:

 

http://groups.yahoo.com/group/Liang_ISBN_3447040823/messages

 

Buona lettura.

 

 

 

 


#233 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Sab 7 Giu 2003 10:05 am
Oggetto: Ospitalità ecumenica
mauriziobenazzi
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Chi desiderasse nei prossimi mesi ricevere gratuitamente i messaggi della comunità di base di Pinerolo è pregato di inviare esplicita richiesta a info@...

Un grazie all’amico Paolo per la sua preziosa attività informativa.

Maurizio

 

-----Original Message-----
From: Associazione Viottoli - Comunità cristiana di base di Pinerolo(To) [mailto:info@...]
Sent: Wednesday, June 04, 2003 3:48 PM
To: Undisclosed-Recipient:;
Subject: Foglio di comunità n.6/03

 

Cari amici e care amiche,

 

in allegato alla presente potete leggere il Foglio di Comunità, foglio mensile di informazione e collegamento della comunità cristiana di base di Pinerolo.

 

Nel numero di GIUGNO:

 

- gli appuntamenti e le notizie della vita comunitaria

 

- Convivere nella diversità di Nicole Adam Cogliati

- Chi ha paura dei cattolici no global? di Enzo Mazzi

- Il più amato da Dio di Luigi De Paoli

- Intervista al teologo Xabier Pikaza (da ADISTA n° 29)

- Questo mondo non è in vendita (CAMPAGNA WTO)

Ed ora? Lettera aperta al movimento pacifista di Enrico Euli

- Dal Vangelo secondo George di Ralph Della Cava

 

Foglio della cdb di Piossasco

 

- i commenti alla lettura biblica liturgica domenicale di maggio (pubblicati settimanalmente sul nostro sito)

 

 

 

 

Grazie per la vostra attenzione. Buona lettura.

 

Cordiali saluti


Paolo Sales 

 


Associazione Viottoli - Comunità cristiana di base

c.so Torino 288  10064 Pinerolo (To) -- tel. 0121322339 - 0121500820 -- fax 01214431148

info@... -- http://www.viottoli.it



#232 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Gio 5 Giu 2003 9:11 pm
Oggetto: Fra la veglia di Pentecoste di Milano e le lettere ricevute
mauriziobenazzi
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 Orientamenti ecumenici non esprime preferenze partitiche in occasioni di elezioni ma, in occasione delle imminenti regionali friulane, solidarizza col candidato valdese alla carica della Presidenza della regione di fronte a spropositati attacchi, di tipo etico e confessionale, provenienti dall’organo di informazione di Forza Italia.  Si invitano pertanto gli evangelici simpatizzanti di forze governative a riflettere seriamente e, se è il caso, a cambiare la propria scelta di voto, proprio in quella regione, al fine di dare un chiaro segnale di dissenso a certe metodologie che appaiono più di regime che di dialettica e confronto democratico. Troppi silenzi inoltre abbiamo ascoltato intorno a quanto qui denunciato da parte sia di altre aree confessionali che dallo stesso ebraismo italiano e dintorni.

 

Orientamenti ecumenici è una voce controcorrente per dire quello che pensi ….

 

 

Parola per venerdì 6 giugno 2003

 

Tu hai fatto l'uomo dominare

sulle opere delle tue mani,

hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.

Salmo 8:6

 

Spunto di riflessione

 

Dammi coraggio
Signore, dammi
coraggio per vivere.
Un coraggio gioioso, Signore.
Permettimi di sorridere anche quando il cuore trema.
Permetti che i segni di un sorriso
intorno ai miei occhi
lascino traccia sulle mie guance.

Signore, dammi coraggio per vivere.
Un coraggio che viene
dalla certezza del tuo perdono
.
Coraggio per affrontare me stesso.
Coraggio per essere testimone di te
di fronte a chi mi minaccia
.
Coraggio nel sapere che tu mi accogli. Sempre.

Signore, dammi coraggio per vivere.
Un coraggio nelle ore vuote di senso.
Un coraggio di sfidare la violenza dei potenti.
Il coraggio della fede in chi sa rovesciare i troni,
riempire di beni gli affamati
e rimandare a mani vuote i ricchi.
Il coraggio della giustizia e della pace.

Signore, donami coraggio per vivere
se i sentimenti spariscono.
E se perderò qualcosa o qualcuno
fa’ che non perda me stesso.
Permettimi di rimanere stretto a te
sapendo che tu ci sei, che sei vivo
e che mi accompagni
tutti i giorni della mia vita. Amen!
da Riforma 9/5/03

 

Leggi la Bibbia diventerai un genio ;-)

 


Un curioso studio statistico sull’origine delle personalità eccezionali asserisce che un quinto sono orfani di padre, uno su sei ha studiato poco e il 5% è figlio di pastore protestante.


Come nascono i geni? In quali condizioni e in quali situazioni appaiono le personalità eccezionali, capaci di influenzare il destino dei loro simili? A una simile domanda ha cercato di dare una risposta scientifica Claude Thélot, presidente dell’Haut Conseil de l’évaluation de l’école; il risultato delle sue riflessioni è apparso in un libro pubblicato da Seuil: «L’Origine des génies». L’umanità ha sempre sognato di trovare il metodo giusto per produrre un’élite di cervelloni, se non proprio dei geni. Con il feroce umorismo che lo distinse, Georges Bernard Shaw mise in guardia i suoi contemporanei: non basta incrociare un premio Nobel con una seducente attricetta per ottenere un individuo bello e intelligente; la natura potrebbe vendicarsi di tanta ingenuità dando vita ad una progenitura brutta e stupida. […] Il primo dato messo in evidenza in questo interessante studio è inconfutabile: i geni sono sempre stati rarissimi. Secondo l’autore, ogni secolo non ne produce più di tre ogni dieci milioni di abitanti. Il calcolo è presto fatto. Dal XV secolo ad oggi Thélot ha passato al setaccio le personalità eccezionali che in Europa e in America si sono distinte in campi diversi come la filosofia, la letteratura, le arti, le scienze e «l’azione». In tutto ha catalogato 350 «creatori» sui quali non è possibile, secondo lui, alcuna contestazione in quanto dotati delle qualità indispensabili del genio: creatività, accanimento, intuizione folgorante. Leonardo da Vinci, Shakespeare, Gutenberg, Wagner, Darwin, Laplace, Einstein […]. Thélot ha poi analizzato con la lente della sociologia le personalità da lui sistemate nel Pantheon dell’eccezionalità intellettuale. Emergono una serie di interessanti informazioni. Se un genio su due è frutto di un ambiente ricco e colto, come Voltaire, Proust, Tolstoj (il che non ci coglie di sorpresa), ben uno ogni 4 esce da un ambiente popolare. Si tratta per lo più di artisti e inventori, probabilmente frutto dell’incontro fortunato tra una personalità originale e gli opportuni stimoli culturali. Insomma, anche in questo caso non esiste determinismo: tutto è possibile, o quasi. L’autore cita alcuni esempi, tra cui quello del grande architetto e scultore brasiliano Aleijadinho (1738-1814), figlio di un architetto portoghese e di una schiava nera, e quello del musicista Georges Bizet, il cui padre era un parrucchiere e la madre una signora di una famiglia importante. Un genio su sei ha usufruito solo di un’istruzione elementare; ma in ogni caso è più facile trovare creatori autodidatti nel campo letterario che in quello scientifico. L’analisi sociologica di Thélot si è spinta fino ad esaminare la composizione della famiglia degli eletti, da cui trae conclusioni sorprendenti: tra i letterati molti sono gli orfani di padre (22% circa), quindi l’assenza del padre sembra favorire il bernoccolo letterario. Non solo: i geni, dice l’autore, sono spesso figli di pastori protestanti (il 5%), un fatto che non può essere casuale. Hobbes, Nietzsche, Martin Luther King, Albert Schweitzer, Euler, MacLaurin, Abel… Quale la ragione? L’autore non ha dubbi: l’importanza attribuita alla Bibbia. «Tranne che per le arti e la musica, non solo la lettura è fonda mentale, ma spiega spesso la genialità»

.
da Avvenire 4/5/03

 

 

Anche questo mese  O.E. sostiene i lettori e le lettrici del foglio della comunità cristiana di base di Pinerolo (TO) mediante la diffusione, nel prossimo numero, dei files integrali ricevuti; si ringrazia Paolo Sales per il servizio fornito anche a questa newsletter elettronica: non ci dimentichiamo di Voi!

 

 

Pace con Dio

pace fra le creature

Veglia Ecumenica

di Pentecoste

 

sabato 7 giugno 2003

 

In cammino verso Pentecoste

 

Ore 20.00

Ritrovo e preghiera allo Spirito in tre differenti Chiese di Milano:

 

Parrocchia S. Maria del Carmine

piazza del Carmine, 2

 

Chiesa Copta Ortodossa

Via Senato, 4

 

Chiesa Evangelica Valdese

Via Francesco Sforza, 12

 

Itinerari convergenti nel Duomo di Milano a partire dalle tre diverse Chiese.

Invochiamo lo Spirito sul mondo

 

Ore 21.00

Nel Duomo di Milano.

L’Arcivescovo Card. Dionigi Tettamanzi

accoglie rappresentanti di Chiese Cristiane e di Comunità etniche.

 

Veglia di Preghiera

 

Rendiamo grazie a Dio per la bontà della Creazione.

Chiediamo perdono per il peccato della divisione.

Lodiamo il Signore per il dono dello Spirito Santo.

 

I popoli cantano per la pace

 

Ore 22.00:

In Piazza Duomo.

Festa con cori di diverse tradizioni

culturali e confessionali.

 

La Veglia ecumenica è promossa dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano con la collaborazione di:

Agesci

Centro ecumenico europeo per la pace

Comunità filippina presso S. Maria del Carmine

Comunità di S. Egidio

Federazione giovanile evangelica italiana

Federazione oratori milanesi

Gruppo giovani ortodossi

Giovani del movimento dei focolari

Rinnovamento nello Spirito

Segretariato attività ecumeniche

Servizi per l’ecumenismo e il dialogo e per la pastorale

dei migranti dell’Arcidiocesi di Milano

Per informazioni: tel. 02 8556 303 - 02 8556 337

 

 

 

Informazioni da NEV

 

Il presidente della FCEI scrive al presidente del Consiglio Berlusconi

L’ultimo progetto di legge sulla libertà religiosa: “E’ peggiore della legislazione del 1929-1930”

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 - In una lettera al presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), prof. Gianni Long, esprime una serie di critiche sul testo di legge in materia di libertà religiosa che in questi giorni è giunto all’esame parlamentare.

Long, scrivendo a nome delle chiese evangeliche italiane – quindi anche di quelle che non aderiscono alla FCEI, come le Assemblee di Dio in Italia (ADI) o l’Unione delle chiese cristiane avventiste (UICCA) – ricorda al presidente Berlusconi che le chiese evangeliche italiane restano persuase che in materia di libertà religiosa “la via più rispettosa del dettato costituzionale sia quella della stipula di nuove intese, riducendo sempre più l’area delle cosiddette ‘confessioni senza intesa’. Tuttavia queste chiese – prosegue il presidente della FCEI - hanno sempre collaborato lealmente con gli organismi governativi e parlamentari per l’individuazione di una normativa idonea a regolare le diverse situazioni nel rispetto dei principi costituzionali.  In questo senso il disegno di legge presentato dal Suo Governo il 18 marzo 2002 appariva idoneo a risolvere in modo positivo il problema”.

Del tutto diverso è invece il giudizio degli evangelici italiani sul testo giunto alla Camera nei giorni scorsi: “I numerosi emendamenti approvati in Commissione hanno completamente snaturato il testo che oggi sembra tale da non garantire la libertà e la chiarezza delle disposizioni normative” scrive Long, temendo che le norme in discussione possano produrre delle “discriminazioni” nei confronti di chi non ha una fede religiosa; così come desta molte perplessità il meccanismo di riconoscimento delle “guide spirituali” sulle quali il Ministro dell’Interno avrebbe una sorta di controllo. “Era molto più chiaro ed efficace il disegno di legge governativo – scrive Long - che affidava alle confessioni con personalità giuridica, oltre che a quelle con intese, la certificazione dei propri ministri, lasciando l’approvazione ministeriale per i ministri di confessioni prive di personalità giuridica”.

Perplessità vengono avanzate anche relativamente alle norme in materia di celebrazioni di matrimoni e di manifestazione del pensiero mediante affissioni nei luoghi di culto. A questo riguardo il presidente della FCEI giudica del tutto tautologica la norma secondo cui “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere sottoposta unicamente alle restrizioni previste dalla legge e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o degli altrui diritti e libertà fondamentali”. Questa formulazione, “piuttosto oscura, rischia di configurare forme di censura preventiva”.

Molto negativo il giudizio del presidente della FCEI riguardo alle norme per il riconoscimento giuridico: il progetto in discussione prevede che possa essere garantito solo alle confessioni ed agli enti esponenziali che le rappresentano, escludendo così associazioni e fondazioni che hanno fine di religione o culto.  Seguono quindi alcuni rilievi in materia di iscrizione dei ministri di culto al Fondo speciale di Previdenza.

In conclusione, scrive Long “l’insieme del progetto, così come modificato, sembra dare l’impressione che la libertà, e in primo luogo quella religiosa, sia vista come un pericolo da scongiurare. Ben comprendiamo le preoccupazioni sollevate dal terrorismo internazionale o da degenerazioni di movimenti pseudo-religiosi. Ma certo la libertà di tutti, minoranze e maggioranze, è un bene che deve essere perseguito da tutti. Il testo come oggi configurato sembra delineare un passo indietro anche rispetto alla situazione esistente. E’ meglio la legislazione del 1929-30, così come modificata e interpretata negli ultimi decenni, di una normativa confusa e che rischia di porsi in contrasto con la Costituzione, con i documenti internazionali ed europei sui diritti fondamentali e con la nobile tradizione di libertà religiosa che ha caratterizzato la recente storia italiana”. Da qui una richiesta molto precisa al presidente Berlusconi: “intervenga” affinché il testo sia “approvato nella sua originaria formulazione”. (nev/gu)

(In documentazione il testo integrale della lettera)

 

 

Kirchentag/1. Concluso a Berlino il primo “Kirchentag” ecumenico della storia

Più di 200 mila protestanti e cattolici hanno partecipato all’avvenimento

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 - Chiusura in grande stile per il primo “Kirchentag” (giornata della chiesa) ecumenico (KTE) della storia. Una cerimonia religiosa sul palco installato davanti il Reichstag berlinese ha posto la parola fine a questo evento unico (si è parlato della possibilità di organizzarne un secondo), lanciando una prospettiva che ora sta alle chiese e al popolo ecumenico dei laici, raccogliere. 

Manfred Kock, presidente della Chiesa evangelica tedesca (EKD), e il cardinale Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, hanno predicato a voci alterne sul Salmo 67: “Ti lodino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti lodino!” nel quadro di una celebrazione liturgica condotta a più voci dai più autorevoli rappresentanti delle chiese cristiane in Germania. “L’ecumenismo marca qui in Germania un'altra pietra miliare del suo cammino. Quello che è stato fatto qui non si potrà cancellare”, ha detto Kock, durante la cerimonia di chiusura, riferendosi anche alla firma della “Carta Ecumenica” (vedi notizia successiva).

Bilancio più che positivo per la manifestazione: i 200 mila protestanti e cattolici (la cifra è accurata perché chi si iscrive e partecipa deve pagare un modesto contributo che copre le spese della mastodontica organizzazione) hanno vissuto insieme una full immersion di incontri, dibattiti, feste. Si era partiti 5 giorni prima con un culto comune davanti alla porta di Brandeburgo, per gettarsi poi in un programma di più di 3200 eventi, incontri, riunioni di preghiera, studi biblici. Una kermesse cui hanno partecipato anche il cancelliere Schröder, il Dalai Lama, 5000 stranieri e i rappresentanti del mondo ebraico ed islamico. Nell’enorme “agorà”, centinaia di stand dei gruppi laici e religiosi. Il dibattito teologico ha richiamato molti giovani, il 40% dei partecipanti con meno di 30 anni.

“Ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle ce ci dividono” hanno tenuto a sottolineare Elisabeth Raiser, presidente evangelica del KTE e Joachim Meyer, presidente cattolico.

Il tutto molto “religiously correct”, le voci fuori dal coro - ce ne sono state - sono state tenute a bada, magari ospitati, ma in tono minore e senza il marchio KTE. Tra di loro, Hans Küng, controverso teologo cattolico, è stato tuttavia festeggiato come una pop star. Non meno di 3000 persone si erano raccolte per ascoltarlo e altrettante sono rimaste fuori. “C’è una discrepanza dolorosa tra le istituzioni ecclesiastiche e la realtà della chiesa” ha notato il 75enne teologo.

Una Santa Cena protestante aperta a tutti è stata organizzata nella chiesa ugonotta più antica di Berlino sita sulla Gendarmen Marktplatz: un migliaio di protestanti e cattolici hanno condiviso il pane e il vino. Il culto è stato celebrato in tre lingue (francese, tedesco e italiano). Per la parte italiana il pastore valdese Giuseppe Platone ha ribadito l’esistenza di differenze e ostacoli che, pur frapponendosi nel cammino verso l’unità dei cristiani, costituiscono una ricchezza sulla quale strutturare il futuro lavoro comune.

Domenica mattina, durante la cerimonia di chiusura, scandita da ritmi televisivi, ma da una intensa partecipazione emotiva, l’eucaristia è stata sostituita da un gesto simbolico: i fedeli, provvisti di ciotole piene d’acqua, hanno segnato una croce sulla fronte gli uni degli altri. Non ancora l’intercomunione, ma un gesto di fratellanza impegnativo e per molti emozionante. (nev/pel)

 

 

Kirchentag/2. Firmata da 16 chiese cristiane tedesche la “Carta Ecumenica”

In occasione del “Kirchentag “ecumenico tutti riuniti in una solenne cerimonia

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 – La “Carta Ecumenica” è stata firmata e varata a Berlino il 30 maggio scorso da tutte le chiese tedesche in occasione del primo “Kirchentag” ecumenico (28 maggio – 1 giugno). Tra i firmatari del documento rappresentanti di tutte le tradizioni cristiane presenti in Germania: ortodossi (etiopi, armeni-apostoloci, copti, siri di Antiochia), cattolici, protestanti (luterani, riformati, metodisti, Esercito della salvezza e chiese libere, ecc.), mennoniti, anglicani e vecchio-cattolici. Il documento tradotto in 30 lingue e lanciato nell’aprile del 2001 a Strasburgo (Francia) dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE), descrive i fondamentali doveri e diritti ecumenici tracciando delle linee-guida per la crescita della cooperazione tra le chiese in Europa. Firmando ora questo documento, che in altri paesi d’Europa è ancora in via di approvazione, i cristiani tedeschi si impegnano insieme al dialogo e alla collaborazione.

Durante la solenne cerimonia, alla quale ha partecipato un migliaio di persone, hanno preso la parola i presidenti della KEK e del CCEE, rispettivamente il metropolita Geremia (Svizzera) e il vescovo Amedée Grab di Coira (Svizzera). Ha partecipato alla cerimonia di Berlino anche il segretario generale della KEK, il pastore battista Keith Clements, per il quale questa celebrazione rappresenta una pietra miliare nella recente storia della “Carta” dal suo concepimento ad oggi. Clements si è augurato che la firma apposta al documento possa dare un nuovo impulso alle grandi sfide oggi esistenti tra i cristiani, inclusa quella dell’intercomunione. (nev/gc)

 

 

Ospitalità eucaristica: una chiesa protestante di Berlino ospita i cattolici disubbidienti

A latere del “Kirchentag” ecumenico si è celebrata l’intercomunione

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 - Bernhard Kroll e Gotthold Hasenhüttl sono i due sacerdoti cattolici che - in occasione del primo “Kirchentag” ecumenico (KTE) della storia, tenutosi a Berlino (Germania) dal 28 maggio al 1° giugno - hanno infranto la dottrina cattolica circa l’impossibilità dell’intercomunione. Rischiando grosso i due preti dissidenti hanno sfidato il divieto papale dell’ospitalità eucaristica tra cattolici e protestanti recentemente ribadito nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”.

Seppure auspicata da più parti, al primo grande raduno ecumenico tedesco non era prevista dal programma ufficiale nessuna celebrazione di intercomunione tra cattolici e protestanti. Dopo la pubblicazione dell’enciclica papale gli organizzatori hanno preferito rinunciarci.

A latere del "Kirchentag" – quindi non nell’ambito del programma ufficiale – lo scorso giovedì sera nella chiesa evangelica dei Gethsemani situata nel quartiere Prenzlauer Berg Nord, il 69enne sacerdote cattolico Gotthold Hasenhüttl, professore emerito di teologia sistematica, ha presieduto insieme alla pastora luterana Brigitte Enzer-Probst la cerimonia ecumenica secondo il rito cattolico. In una chiesa gremita – più di 2500 i partecipanti - Hasenhüttl ha invitato i non-cattolici a prendere il pane e il vino dell’eucarestia cattolica. Al termine della celebrazione organizzata dalla comunità evangelica Prenzlauer Berg Nord di Berlino, dai cattolici di “Wir sind Kirche” (Noi siamo chiesa) e dall’”Iniziative Kirche von unten” (Iniziativa chiesa dal basso), Hasenhüttl ha dichiarato all’Agenzia ecumenica ENI: ”Spero che quello che abbiamo vissuto stasera si possa ripetere sempre più spesso”. Più difficile la situazione del prete cattolico Bernhard Kroll che sabato sera, nella stessa chiesa protestante di Berlino, ha accettato di ricevere durante il culto ecumenico la “Cena del Signore” infrangendo il divieto della chiesa cattolica: ai cattolici è infatti vietato prendere il pane e il vino della “Cena” evangelica. Il 42enne sacerdote della diocesi di Eichstätt ha affrontato consapevolmente il rischio della sospensione: “I tempi sono maturi per fare questo passo”, ha dichiarato lunedì scorso alla “Süddeutsche Zeitung”, sottolineando come nella sua parrocchia l’ospitalità eucaristica sia la prassi ai matrimoni, ai battesimi, ai funerali. Per Kroll l’eucarestia è un segno di unità in un mondo lacerato e ingiusto, non è ammissibile che cristiani si escludano a vicenda, ha sostenuto. (nev/gc)

 

 

Messaggio dei presidenti del CEC alle chiese: “Una guida è giunta a noi”

Pentecoste 2003: ”Lo Spirito Santo è il nostro aiuto, la nostra guida, quando siamo afflitti”

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 – Lo Spirito Santo come guida e consolazione quando siamo afflitti: nel tradizionale messaggio di Pentecoste dei presidenti del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) c’è quest’anno il richiamo alla forza dello Spirito come guida nel momento del bisogno. Si legge nel testo: “Il termine greco utilizzato da Giovanni per descrivere lo Spirito Santo è ‘Parakletos’, che significa avvocato, consigliere, consolatore e difensore. Lo Spirito è la nostra guida, la nostra consolazione quando siamo nell’afflizione”. Ribadita nel messaggio la forza dello Spirito Santo per tutto il mondo: “Annunciando la sua partenza, Gesù fa la promessa che un avvocato, lo Spirito Santo, sarà inviato per agire come guida, per insegnare che il mondo ha fondamentalmente torto sulla sua concezione di peccato e di giustizia (…) Gesù dice chiaramente ai suoi discepoli che lo Spirito non rimpiazzerà mai la sua opera e la sua persona, ma continuerà a trasmettere ai credenti la ricchezza della benedizione dell’attività di Dio che i primi discepoli hanno conosciuto in Cristo, che li ha guidati – e che ci guida oggi – nell’interezza della verità”. Rinnovato anche quest’anno nel messaggio un riferimento all’iniziativa: “Decennio contro la violenza” che il CEC ha lanciato nel 2001 e da quella data celebrato in tutto il mondo: “Per noi credenti la Pentecoste è il giorno in cui celebriamo lo Spirito Santo, la guida che Gesù ha promesso ai suoi discepoli, guida di verità e giustizia”. Il messaggio dei presidenti del CEC conclude: “Lo Spirito Santo, la guida, ci dona la possibilità di amare colui che è diverso da noi per riunirci in una sola famiglia, nella ricchezza della diversità. Siamo chiamati dalla grazia di Dio a parlare con una sola voce e a servire con un solo cuore agendo nell’unità”. La tradizione del messaggio di Pentecoste alle chiese risale agli anni ‘50: viene redatto dagli 8 presidenti del CEC, che rappresentano le regioni del mondo in cui il Consiglio ecumenico è presente. (nev/gmg)

 

 

Grecia: quale ruolo per gli ortodossi nel Consiglio ecumenico delle chiese?

Per rispondere a questa domanda, riunita a Salonicco la Commissione speciale del CEC

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 - Quali modalità di partecipazione per gli ortodossi in seno al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)? Questa la domanda alla quale tenterà di dare una risposta il Comitato direttivo della Commissione speciale del CEC che si occupa di valorizzare la componente ortodossa dell’autorevole organismo ecumenico internazionale con sede a Ginevra.

Dal 4 al 7 giugno i 14 membri del Comitato direttivo della “Commissione speciale sulla partecipazione degli ortodossi al CEC” – sette ortodossi e sette rappresentanti di altre chiese membro - si riuniranno a Salonicco (Grecia) dove, 5 anni fa, per la prima volta furono pubblicamente espressi i malumori degli ortodossi nei confronti del CEC.

Nell’agosto dello scorso anno la Commissione speciale - creata dopo l’ultima Assemblea del CEC (Harare, Zimbawe, 1998) per rispondere ad alcune richieste specifiche degli ortodossi - aveva sottoposto al Comitato del CEC una serie di raccomandazioni con l’intento di migliorare la partecipazione degli ortodossi al Consiglio ecumenico; l’incontro previsto per i prossimi giorni è ora teso ad esaminare la reale efficacia di queste raccomandazioni.

Il Comitato direttivo della Commissione speciale valuterà i progressi ottenuti e proporrà delle misure per conseguire meglio alcuni obiettivi: meccanismo del processo decisionale attraverso il consenso; ridefinizione della veste di membro del CEC e del sistema di rappresentanza; proposta di massima per la preghiera comune; studio sulle fondamentali differenze che si manifestano tra le concezioni che le chiese ortodosse e le chiese sorte dalla Riforma hanno di loro stesse. La Commissione speciale cercherà di capire se con queste raccomandazioni sarà possibile ovviare alle preoccupazioni espresse da tempo dagli ortodossi. Secondo Konrad Raiser,  segretario generale del CEC, la messa in pratica di queste raccomandazioni può realisticamente favorire “un cambiamento della nostra cultura istituzionale,  un allargamento del tavolo ecumenico, un rafforzamento del rapporto tra le varie chiese cristiane, ed infine, un rinnovamento della loro testimonianza e del loro ministero”.

L’incontro del Comitato direttivo della Commissione speciale è stato preceduto da un simposio internazionale sul tema “La teologia ortodossa e il futuro del dialogo ecumenico: prospettive e problemi”, organizzato dall’Università “Aristotele” della Scuola di teologia di Salonicco, sotto l’egida di Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia.  (nev/gc)

 

 

CEC: ma a nome di chi parla il G-8?

 

Roma (NEV), 4 giugno 2003 – Durante il summit del G-8 a Evian, Francia (1-3 giugno), a 40 chilometri di distanza, a Ginevra, Svizzera, nella sede del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), si è tenuto un incontro di leader religiosi del mondo “per sottolineare che si può dissentire pacificamente da quanto stabiliscono i leader delle otto nazioni più industrializzate del mondo”.  Convocato dal CEC, dalla Federazione luterana mondiale (FLM), dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dall’Alleanza riformata mondiale (ARM), l’incontro è stato coordinato dal direttore del Dipartimento del CEC per l’economia e la giustizia, Rogate Mshana. “Noi pensiamo che il G-8 sia un gruppo illegittimo, non eletto dai popoli, che vuole governare il mondo – è stato il duro commento di Mshana -. Ci chiediamo a quale titolo prenda decisioni che coinvolgono tutto il mondo”. Un documento sul ruolo dei credenti nel quadro dei temi affrontati dal G-8 (globalizzazione, sicurezza, democrazia, lotta all’Aids) verrà successivamente diffuso alle chiese. (nev/gu)

 

 

TELEGRAFO

 

(NEV/ENI) -Si riuniscono domani a Parigi leader religiosi francesi con il Dipartimento per gli affari internazionali del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC-CCIA) per esaminare gli sviluppi della situazione in Medio Oriente. Alla riunione, coordinata dal pastore Jean Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante francese, partecipano leader cattolici, battisti, anglicani, luterani, pentecostali e riformati per "riflettere sul ruolo delle chiese nella regione, per riconfermare l'importanza del ruolo delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nel rapporto tra i popoli". Al termine dei lavori i partecipanti saranno ricevuti dal Ministro degli Esteri francese.

 

(NEV/ENI) - "L'islam sarà la religione ufficiale dello Stato; le altre religioni monoteistiche saranno rispettate": così è scritto all'articolo 6 della bozza di Costituzione preparata dall'Autorità Palestinese; articolo che ha subito suscitato la preoccupazione dei leader cristiani palestinesi. L'arcivescovo anglicano di Gerusalemme, Riah Abu Al-Assal, ha rilevato che, pur essendo la maggioranza dei palestinesi di religione musulmana, una costituzione veramente democratica non può contemplare l'esistenza di una "religione di Stato".

 

(NEV) - "Non dobbiamo pensare che noi cristiani siamo i luogotenenti di Cristo, che la Chiesa possa sostituirlo; la chiesa può solo riconoscere la Sua Parola, vivendo sotto la sua benedizione e il suo sguardo favorevole". Così ha ricordato la pastora Maria Bonafede, vicemoderatore della Tavola valdese, nel corso di una riunione ecumenica in preparazione della Pentecoste che ha visto riuniti a Roma nella chiesa luterana leader religiosi della capitale. Erano presenti anglicani, luterani, riformati, ortodossi e cattolici, tra i quali monsignor Rino Fisichella, presidente della Commissione diocesana per l'ecumenismo.

 

(NEV/ICP) - "Non possiamo essere chiesa se non affrontiamo seriamente i problemi economici, sociali e politici che i nostri popoli subiscono quotidianamente". Così ha commentato chiudendo i lavori dell'ottava Assemblea del Consiglio delle chiese metodiste dell'America Latina e dei Caraibi (CIEMAL, San Paolo, Brasile, 17-22 maggio) il vescovo metodista argentino Aldo Etchegoyen, segretario generale dell'organizzazione. Il leader metodista ha esortato le chiese del continente a proseguire con fermezza nel cammino di testimonianza a fianco dei popoli latinoamericani alla ricerca della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato.

 

(NEV) – “E' opportuno che la scuola pubblica offra a tutti gli allievi gli elementi critici di lettura del fatto religioso nella pluralità delle sue manifestazioni affinchè imparino a rispettare le diversità religiose in un orizzonte di pacificazione sociale". Così è scritto in una dichiarazione ufficiale del Sinodo della Chiesa evangelica riformata nel Ticino (CERT). Inoltre, prosegue il documento, è necessario che venga garantita "la reale e piena laicità di tale insegnamento e che lo Stato si assuma la scelta dei docenti, la loro formazione e la vigilanza didattica sui programmi e sulla loro applicazione".

 

(NEV) - Il "Premio Crotone Storia e Memoria" è stato assegnato, significativamente il 2 giugno, al volume dello storico metodista Giorgio Spini "La strada della Liberazione", edito dalla Claudiana. Una ricostruzione per tappe che, dagli anni della formazione religiosa e civile nella famiglia fiorentina divenuta protestante durante il Risorgimento, attraversa fasi cruciali della vita straordinaria di Spini: gli anni universitari e le prime esperienze culturali e politiche, l'arruolamento nell'esercito, l'adesione al Partito d'Azione, il passaggio delle linee del Fronte dopo l'8 settembre, la partecipazione alla guerra di Liberazione nell'ottava Armata britannica, la fine del conflitto in Italia e il ritorno alla vita civile. Editrice Claudiana, via Principe Tommaso 1, 10125 Torino.

 

(NEV) - Accogliere ed esaminare i risultati della critica biblica moderna, lasciando l'ultima parola al testo nella forma in cui è arrivato fino a noi, nel rispetto degli autori biblici. E' la formula adottata da Rolf Rendtorff anche nel secondo volume di "Teologia dell'Antico Testamento" (Editrice Claudiana, pagg. 110, euro 10) in cui affronta lo sviluppo tematico, ossia i temi principali, delle varie parti dell'Antico Testamento, cercando di trarne un'immagine complessiva. Conclude il volume un'ampia sezione dedicata allo studio del rapporto fra le teologie ebraica e cristiana della Bibbia. Rendtorff è professore emerito di teologia dell'Antico Testamento all'Università di Heidelberg.

 

(NEV) - Una raccolta di documenti delle chiese protestanti sulla guerra in Iraq e uno studio biblico di Cristina Arcidiacono ("La strada interrotta") aprono il numero 183 di "Gioventù Evangelica", rivista trimestrale della Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI), diretta da Giorgio Guelmani e Michele Rostan. In sommario anche un saggio di Giacomo Marramao ("Il ritorno del sacro e le sue ambivalenze"), articoli di Francesca Spano ("Waldensian Heritage"), Erika Tomassone ("Chiese cristiane e Costituzione europea"), Sabina Baral ("La crisi come spazio di crescita e riflessione"); inoltre: appuntamenti, lettere, dibattito e l'inserto "Theologica" a cura della Libreria Claudiana di Milano. Gioventù Evangelica, via Porro Lambertenghi 28, 20159 Milano.

 

(NEV/PE) - Grandi festeggiamenti anche in Argentina per ricordare il 300° anniversario della nascita di Giovanni Wesley, fondatore del movimento metodista (28 giugno 1703).Particolarmente rilevante il culto del 28 giugno a Buenos Aires che vedrà riuniti metodisti, riformati, pentecostali ed Esercito della Salvezza per "ringraziare il Signore della testimonianza resa da Wesley nella storia del cristianesimo".

 

(NEV/BIP) - Maratona biblica a Strasburgo, Francia, a cura della Chiesa mennonita che in sette giorni, circa 100 ore, dalle 6 alle 22, ha coordinato oltre cento fedeli che hanno letto ad alta voce tutta la Bibbia. "Un'occasione per riscoprire capitoli dimenticati o mal compresi - ha commentato il pastore Michel Sommer -. La Bibbia non finisce mai di stupirci con il suo universo affascinante, al tempo stesso così lontano e così vicino ai nostri problemi quotidiani".

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

SAN MAURO TORINESE (Torino) - Venerdì 6, dalle 13 alle 21, mostra sul movimento valdese e alle 21 conferenza del pastore Giuseppe Platone su "Una minoranza cristiana chiamata 'valdesi'". Nella sala conferenze del Comune.

 

SAN GIACOMO SCHIAVONI (Campobasso) - Sabato 7, incontro su "La grande sete", con la pastora Laura Leone, i giornalisti Davide Rosso e Chiara Santomiero. Alle 17 nel tempio valdese, via Frentana 56.

 

ROMA - Sabato 7, spettacolo teatrale "Il piccolo principe" della Compagnia L'Autobus. Alle 21 nel tempio battista di Centocelle, via delle Spighe 8.

 

TORINO - Da lunedì 9 a giovedì 12, a cura del Centro di documentazione su cinema e televisione a carattere religioso "Ecumenica", proiezioni di film, documentari e video "Guardare oltre". Tutti i pomeriggi con ingresso libero in via Verdi 18.

 

TELEVISIONE - Domenica 8, alle 10 su RAIDUE, culto di Pentecoste dalla chiesa metodista di Bologna con la predicazione del pastore Massimo Aquilante. Alle 24 circa, sempre su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" presenta un servizio sul Kirchentag ecumenico di Berlino e "Vecchie miniere e zuppa valdese: il futuro della memoria".

 

RADIO – Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, “Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (8 giugno, pastora Lidia Maggi), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 

DOCUMENTAZIONE

 

LETTERA A SILVIO BERLUSCONI SULLA LEGGE SULLA LIBERTA' RELIGIOSA

 

Il 30 maggio Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha scritto una lettera al presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, esprimendo una serie di critiche sul testo di legge in materia di libertà religiosa che in questi giorni è giunto all’esame parlamentare. Long scrive come presidente della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato  (CCERS). Riproduciamo il testo integrale della lettera che è stata inviata anche a tutti i capigruppo parlamentari della Camera e al relatore della legge, on. Sandro Bondi (FI).

 

Onorevole Presidente del Consiglio,

Le scrivo per incarico della Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato. La Commissione riunisce le Chiese che fanno parte della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e le altre Chiese evangeliche italiane. Tra le prime, tre hanno i loro rapporti con lo Stato regolati per legge sulla base di intese, ai sensi dell’art. 8 della Costituzione (Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione cristiana evangelica battista d’Italia). Tra quelle che non fanno parte della FCEI, due sono le confessioni con intesa (Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno e Assemblee di Dio in Italia). Tra le Chiese senza intesa che fanno parte della Commissione, alcune hanno personalità giuridica, altre no. La Commissione rappresenta quindi le diverse tipologie di confessioni religiose previste dall’ordinamento giuridico italiano.

 

Tutte queste Chiese si sono trovate concordi nel formulare le osservazioni che seguono a proposito del disegno di legge sulla libertà religiosa di prossima discussione presso l’Assemblea della Camera dei deputati (Camera n. 2531 e collegati).

 

L’idea di un disegno di legge “generale” di riforma della legislazione sui “culti ammessi” del 1929-30 non nasce dalle Chiese evangeliche, persuase che la via più rispettosa del dettato costituzionale sia quella della stipula di nuove intese, riducendo sempre più l’area delle cosiddette “confessioni senza intesa”. Tuttavia queste Chiese hanno sempre collaborato lealmente con gli organismi governativi e parlamentari per l’individuazione di una normativa idonea a regolare le diverse situazioni nel rispetto dei principi costituzionali.

 

In questo senso il disegno di legge presentato dal Suo Governo il 18 marzo 2002 appariva idoneo a risolvere in modo positivo il problema. Nonostante qualche osservazione di dettaglio, esso era pienamente rispettoso della libertà religiosa e offriva soluzioni tecnicamente pregevoli per le diverse situazioni. Vi era quindi la speranza che esso potesse percorrere rapidamente il proprio iter parlamentare.

 

Del tutto diverso è il giudizio sul testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali e oggi all’esame dell’Assemblea della Camera dei deputati. I numerosi emendamenti approvati in Commissione hanno completamente snaturato il testo che oggi sembra tale da non garantire la libertà e la chiarezza delle disposizioni normative.

 

Non è qui possibile enumerare tutti i problemi sollevati  dal testo all’esame della Camera dei deputati. Mi limito ad enumerare i più evidenti, restando a disposizione per un esame più analitico del testo.

 

Art. 2. Nel testo approvato scompare, rispetto a quello governativo, la menzione della credenza che nei trattati internazionali indica la libertà di non credere. Ciò potrebbe configurare una discriminazione, tanto più che all’art. 3 si dice che nessuno può essere discriminato o soggetto a costrizioni in ragione della propria fede religiosa. Ciò significa forse che può essere discriminato per non avere una fede religiosa?

 

Art. 10. Il concetto di guida spirituale non appare chiaro. Le intese vigenti con confessioni evangeliche e anche quelle firmate con altre confessioni introducono chiari criteri di equivalenza tra il concetto legislativo di ministro di culto e quelli propri delle diverse confessioni. E’ meglio quindi attenersi al concetto tradizionale di ministro di culto; ma senza che esso venga imposto alle diverse confessioni da un organo statale, come prevede il successivo comma 2. Il Ministro dell’interno dovrebbe diventare una sorta di super-teologo, stabilendo chi sono i ministri di culto sulla base della natura e delle tradizioni delle singole confessioni religiose! Era molto più chiaro ed efficace il disegno di legge governativo, che affidava alle confessioni con personalità giuridica, oltre che a quelle con intese, la certificazione dei propri ministri, lasciando l’approvazione ministeriale per i ministri di confessioni prive di personalità giuridica.

 

Art. 11. Attualmente esistono due forme di matrimonio “religioso con effetti civili”: nel matrimonio cattolico e in quello ebraico il celebrante legge, nel corso del rito, gli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi; in quello celebrato dalle cinque confessioni evangeliche con intesa, tale lettura avviene in precedenza, da parte dell’ufficiale di stato civile al momento delle pubblicazioni. Il disegno di legge governativo prevedeva che quest’ultima procedura fosse seguita anche dalle confessioni senza intesa. Il legislatore può ovviamente modificare questa scelta, prevedendo che si segua il modello cattolico ed ebraico. Il testo dell’art. 11 prevede però un terzo “rito”, in cui la lettura degli articoli avviene due volte. Ne risulta una notevole complicazione delle forme di matrimonio (e delle possibili cause di nullità): sarebbe meglio scegliere una delle due forme esistenti. Analogamente, per motivi di chiarezza, nella riformulazione del codice civile (in particolare art. 83) sarebbe bene menzionare le intese esistenti. Tale menzione, probabilmente superfluo nel progetto di legge (dove già figura all’art. 41) non sarebbe invece inutile nel codice civile, dove le intese non sono altrove menzionate.

 

Art. 13. E’ stata introdotta la precisazione che le affissioni e le pubblicazioni nei luoghi di culto sono libere purché il loro contenuto non contrasti con le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 3, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 dicembre 1966, ratificato ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881. In proposito va osservato che un richiamo alle modalità di esercizio della libertà religiosa come previsto dalle convenzioni internazionali (v. art. 2 del progetto) non è inopportuno. Il puntuale richiamo dei limiti di tale libertà in quasi tutti gli articoli sembra invece, più che avere un concreto contenuto normativo, volere qualificare il progetto come “Norme sui limiti alla libertà religiosa”, il che è discutibile. In particolare l’art. 13 richiama una norma il cui contenuto è il seguente: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere sottoposta unicamente alle restrizioni previste dalla legge e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o degli altrui diritti e libertà fondamentali”. In sostanza la precisazione introdotta nell’art. 13 si risolve in una tautologia: la legge afferma che le affissioni e le pubblicazioni sono libere, purché non contrarie alla legge. E tuttavia la formulazione dell’articolo, piuttosto oscura, rischia di configurare forme di censura preventiva. Sarebbe meglio allora chiarire nel testo legislativo quali restrizioni possano essere apportate alla libertà religiosa, nello spirito dell’art. 18 del Patto e delle molte disposizioni internazionali analoghe (si veda il quasi identico art. 9 comma 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo). Analoghe osservazioni possono essere formulate per l’art. 11, di cui è comunque apprezzabile il richiamo al rispetto dei diritti e delle libertà delle altre confessioni religiose.

 

Art. 24. Il disegno di legge governativo prevedeva che associazioni e fondazioni con finalità di religione o di culto (diverse dalle confessioni religiose o enti esponenziali previsti dagli articoli 15-21) potessero ottenere il riconoscimento della personalità giuridica con le norme relative alle persone giuridiche private. Il testo approvato dalla Commissione capovolge il concetto, prevedendo che esse ottengano la personalità giuridica con le modalità – ben più complesse – previste per le confessioni o enti esponenziali. La procedura aggravata trova giustificazione per queste ultime, che vengono ad esercitare un ruolo particolare, tra cui la possibile stipula di una intesa con lo Stato. Ma per le semplici associazioni e fondazioni che hanno fine di religione e di culto, magari congiuntamente ad altri fini, una speciale procedura per ottenere capacità giuridica pare contrastare direttamente con l’art. 20 della Costituzione che vieta appunto questa diversificazione:”Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”.

 

Ar. 27. Viene introdotto l’obbligo di iscrizione al Fondo speciale di Previdenza per tutti i ministri di culto. Sin dagli anni ’70 tale iscrizione era negoziata da ciascuna confessione religiosa con le cosiddette “piccole intese”. Desta sorpresa l’abolizione di un antichissimo strumento bilaterale. Tanto più che esistono confessioni religiose che non si avvalgono di ministri “professionisti”, retribuiti dalla confessione. Anzi, talora ciò è proprio escluso dalle caratteristiche della confessione. L’obbligo di iscrizione al Fondo speciale per chi non vive della “professione” di ministro di culto, ed è verosimilmente iscritto ad altra forma di assicurazione sociale obbligatoria, viola la libertà religiosa; e soprattutto configura uno speciale gravame fiscale imposto solo sull’attività religiosa, in contrasto con il citato art. 20 della Costituzione.

 

Art. 31. Il nuovo comma 3 di questo articolo è una ulteriore prova della volontà di limitare le libertà previste dalla Costituzione, introducendo un limite al contenuto delle intese. Ma qui la norma sembra addirittura presupporre che, oltre alla confessione interessata, anche il Governo e il Parlamento della Repubblica abbiano intenzione di approvare disposizioni contrarie all’ordinamento giuridico italiano, ovvero lesive dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali. Fortunatamente l’ordinamento giuridico italiano prevede rimedi a tali violazioni, senza che sia necessario ribadirli in una legge ordinaria.

 

Ma, oltre a queste e altre osservazioni “tecniche”, le confessioni religiose di minoranza rappresentate dalla Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato, rilevano che l’insieme del progetto, così come modificato, sembra dare l’impressione che la libertà, e in primo luogo quella religiosa, sia vista come un pericolo da scongiurare. Ben comprendiamo le preoccupazioni sollevate dal terrorismo internazionale o da degenerazioni di movimenti pseudo-religiosi. Ma certo la libertà di tutti, le minoranze e le stesse maggioranze, è un bene che deve essere perseguito da tutti.

 

Il testo come oggi configurato sembra configurare un passo indietro anche rispetto alla situazione esistente. E’ meglio la legislazione del 1929-30, così come modificata e interpretata negli ultimi decenni, di una normativa confusa e che rischia di porsi in contrasto con la Costituzione, con i documenti internazionali ed europei sui diritti fondamentali e con la nobile tradizione di libertà religiosa che ha caratterizzato la recente storia italiana.

 

Onorevole Presidente del Consiglio, desidero ribadirle il pieno apprezzamento per il disegno di legge da Lei presentato e chiedere il Suo intervento affinché esso possa essere approvato nella sua originaria formulazione. La ringrazio per la Sua attenzione e Le porgo i migliori saluti.

 

 

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Posta ricevuta

 

 

Caro Maurizio

solo oggi sono rientrato in internet anche se non mi hanno messo ancora la ADSL ALICE così se vuoi conoscermi meglio ci sono mie testimonianze nei miei gruppi MSN "comunione evangelica nella malattia", "preghiera intercessione evangelica o "nel mio sito in EVANGITALIA "evangelici e malattia"

http://it.geocities.com/barnyroby

fraterni saluti da

Barnabè Roberto

 

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Caro Maurizio,

 

con la tua ultima mail del 3.6.03 mi è pervenuto lo studio di André Thomas-Brès, tratto da: La foi donnée aux saints une fois pour toutes, sui doni dello Spirito Santo.

 

Lo studio fa diverse affermazioni sulle quali vale la pena di fare qualche osservazione. Per brevità ne scelgo soltanto due.

 

Ecco la prima: “È evidente che possono essere ricevuti [si parla dei doni dello Spirito] soltanto da credenti battezzati nello Spirito Santo”.

 

Osservazione: Nella dottrina pentecostale sono battezzati nello Spirito coloro che parlano in lingue. Se dunque non si parla in lingue, non si riceve nemmeno uno dei nove doni di cui in 1 Cor 12, cioè parola di sapienza, parola di conoscenza, fede, potenza di operare guarigioni,  operar miracoli, profezia,  discernimento degli spiriti,  diversità di lingue, interpretazione delle lingue.

 

Se la chiesa cattolica dice che solo lei, grazie alla successione apostolica e al ministero papale, ha la pienezza dei mezzi di grazia e può chiamarsi chiesa, mentre noi, al massimo, possiamo chiamarci comunità ecclesiali, lo studio di André Thomas-Brès ci dice che, se non parliamo in lingue, siamo proprio a terra quanto a doni dello Spirito.

 

Ecco la seconda affermazione, a proposito del dono della fede: “Bisogna distinguere la fede carisma, da quella che possiede ogni cristiano, senza la quale non si potrebbe essere salvato, né piacere a Dio (cfr.Ebrei 11:6)”.

 

Osservazione: Non c’è dubbio che questa distinzione è del tutto arbitraria ed è funzionale soltanto al discorso che sta tanto a cuore all’autore. Egli non può dire che nel corso della storia non ci siano state persone credenti, ma si permette di dire che la loro fede non era quella che si può chiamare “dono dello Spirito”, perché non parlavano in lingue.


Se queste affermazioni nascono come esercizio del dono di discernimento degli spiriti, c’è da preoccuparsi. Preoccuparsi per chi le fa e per chi viene definito privo di doni dello Spirito.

 

Fraterni saluti

Salvatore Rapisarda

 

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Non credo, fratello Maurizio, che questi brani riguardo i doni dello Spirito siano ecumenici, ma sono una propaganda del movimento pentecostale,

e contiene fra l'altro molti errori. Uno dei più eclantanti è l'affermazione (blasfema) che i doni delle lingue cessarono del tutto all'inizio del IV d.C..

Attento fratello Maurizio, non si possono mettere in rete certe bestemmie, facendole passare per verità.

Lo Spirito Santo non ha mai abbandonato la sua Chiesa, MAI neppure un giorno. I pentecostali, chi sono e da dove vengono?

 

Pace

Salvatore

cristianicattolici@...

 

 

 

Mi scusi ma mi domando io da dove venga Lei… i pentecostali (che qui di spazio non ne hanno avuto poi molto, a dir il vero, pur essendo il principale gruppo evangelico in Italia…) se lo riterranno, in futuro, potranno esprimere liberamente il loro contributo positivo sui temi della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato: aiuti Lei semmai anche gli altri a comprendere, senza usare possibilmente terminologie di scomuniche romane che la stragrande maggioranza degli iscritti non gradisce proprio. Temo che sia proprio il concetto di chiesa a  necessitare da parte sua dei necessari chiarimenti. Io ritengo che la chiesa cattolica (universale per intenderci) sia quella riformata, e  considero ad es. quella di Roma l’espressione di una  chiesa locale. Lei forse pensa e intende il contrario…. Come vede il nostro punto di vista è assai  differente ma in ogni caso gradisco ospirarla senza affermare per questo che i cattolici che intervengono su O.E. stiano facendo propaganda… abbia pazienza ma in Italia manca solo il crocefisso negli ascensori. E non è detto…magari alla prossima pubblicità dell’otto per mille vedremo che le attività caritative sono quelle del prete che sale in ascensore i piani alti di un business center della CdO….per iniziative umanitarie e non in Iraq (quanto meno sarebbe più verosimile come comunicazione).

Debbo dirle altrettanto onestamente che sono più vicino - sui temi della giustizia, pace e salvaguardia del creato -  al nostro lettore cattolico Federico Zanda piuttosto che al Pastore riformato Castellina (abbastanza noto in rete) e che ho ben poco a che spartire con l’Alleanza Evangelica Italiana, la Casa della Bibbi (a cui preferisco la Claudiana), ecc.. Anzi nulla o quasi. Pensi un po’,,,,

 

Shalom

Maurizio

 

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Estratto da :

TEMPI DI FRATERNITA’ – nel numero di giugno-luglio2003

EDITORIALE: La domanda

"Sovente capita di assistere a dei dibattiti televisivi in cui si parla di guerra, di pace, di povertà, di ambiente, di globalizzazione, terzo mondo e via discorrendo – ci dice il nostro Giorgio Bianchi - Si ascolta uno, si ascolta l’altro, si ascoltano dotti pareri, ognuno dei partecipanti esprime un’opinione, un giudizio, ognuno ha delle spiegazioni da dare e milioni di telespettatori ascoltano, cercano di farsi un’opinione, un’idea che in qualche modo spieghi, giustifichi quello che sta accadendo. Dopo di che ognuno reagisce a suo modo.

C’è chi pensa che vada bene così, chi si indigna, chi si rassegna, chi sbadiglia, chi dice "perbacco!!!" e spegne la televisione per andare a dormire, ma l’atteggiamento generale è da spettatori passivi.

Credo che sia questa una delle cause perché le società stiano andando alla deriva, perché l’ingiustizia dilaghi, perché le guerre, l’odio, il razzismo, l’arroganza di pochi potenti determinino le vicende del mondo. Stiamo diventando sempre più spettatori passivi di quanto ci propinano i mezzi di informazione, spettatori impotenti e questo non contribuisce certo a far cambiare le cose. (…)". A questo clima di oggi mancano molte domande perché "sorgono dall’inquietudine profonda che nasce di fronte al malessere crescente. – ricorda Bianchi - Perché manca il lavoro? Perché arrivano moltitudini di immigrati? Perché l’impero vuole che inquietano, che ci tolgono il sonno, ma che ci fanno approdare ad una maggiore consapevolezza. Troveremo risposte a queste domande? (…)"

SPECIALE CONCILIO VATICANO II^

Gabriella Caramore - Paolo De Benedetti

Cultura laica e cultura religiosa alla luce del concilio Vaticano II

Che cosa ha significato il Concilio Vaticano II nella cultura del Novecento come cambiamento di immagini stagionate, fatte di luoghi comuni provocati dalla Chiesa stessa? Il concilio ha cambiato il modo di pensare la chiesa, ma anche il modo che la chiesa aveva di pensare. E’ uno dei quesiti posti durante un dibattito svoltosi ad Asti (Centro Giovani Comunale) il 28 aprile 2003 nell’ambito del "progetto Zakhor" "Ricordare il concilio Ecumenico Vaticano II". In questo numero proponiamo ai lettori la prima parte della trascrizione della serata.

Incontro nazionale dei preti operai e dei loro amici - Viareggio 2-4 maggio 2003

I preti operai, in questa occasione, hanno dato una rilettura meditata dei propri percorsi di vita, non tanto per fare un ennesimo amarcord, quanto per arrivare a dire a se stessi ed agli altri il punto in cui si è arrivati, la prospettiva nella quale ora ci si pone.

"Il prete operaio - afferma Arturo Paoli - anche se ha perduto il luogo privilegiato in cui è nato, la fabbrica, non deve tornare ad essere un separato, un sacro, ma, pur mantenendo la sua

specificità sacerdotale, deve essere nel mondo e con gli ultimi del mondo".

L’incontro di Viareggio è stato un’occasione propizia per valutare la sostanza buona che ha retto nei lunghi anni d’esperienza e la paglia che inevitabilmente si è lasciata lungo il cammino, per una trasmissione di valori alle generazioni future. 

 

Per tutto il 2003 pubblicheremo mese per mese il

CALENDARIO DELLA PACE 2003

Nevè Shalom - Waahat as-Salaam

 

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Da ADN (avventisti):

 

Livorno - Programma Respira Libero
È cominciato lunedì 12 maggio, nella sala della seconda circoscrizione comunale e con il patrocinio del comune di Livorno, il programma Respira Libero.
Il piccolo gruppo che si è disintossicato dalla nicotina ora segue, nella sala dell’Associazione Vita e Salute in piazza del Luogo Pio 11, gli incontri sul NewStart per scoprire un nuovo stile di vita.
I conduttori del programma, Pier Luigi Banti, naturopata che insegna gli aspetti fisiologici del programma, e Michele Abiusi, pastore
avventista che conduce la riflessione sugli aspetti psicologici, sono felici perché il 100% dei partecipanti (sono stati nominati i magnifici sette) ha smesso di fumare e ora il numero dei partecipanti agli incontri del lunedì sera, ore 21, sono più che raddoppiati grazie alla partecipazione di coniugi, amici, ecc.
Il programma prevede ancora 4 incontri fino al 26 giugno sui seguenti argomenti:
- Acqua e argilloterapia
- Stress
- Aria ed esercizio fisico
- La fede
Gli incontri riprenderanno poi in autunno su altre tematiche che potranno aggiungere vita ai nostri anni.
Michele Abiusi


 Gli avventisti sostengono la giornata mondiale contro il fumo
La Chiesa Avventista del 7° Giorno ha
partecipato alla giornata mondiale contro il fumo tenutasi il 31 maggio. Questa giornata, voluta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha lo scopo di richiamare l’attenzione sulle conseguenze che l’uso del tabacco ha sulla salute pubblica.
L’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra), la branca umanitaria della Chiesa, ha incoraggiato le comunità
avventiste a collaborare per promuovere i programmi antitabacco.
Attualmente, nel mondo, Adra ha in corso diversi programmi per combattere il fumo. Il mese scorso, in Mongolia, il direttore Adra ha parlato dei pericoli del tabacco al parlamento del paese.
In Cambogia, Adra è la prima e unica organizzazione non governativa ad
aver iniziato programmi per smettere di fumare. Nel 2001, Adra Cambogia ha aiutato più di 3.500 persone a capire gli effetti nocivi del tabacco.
In Marocco, i programmi di educazione contro il fumo sono rivolti agli studenti dagli otto ai dodici anni, l’età in cui la maggior parte dei fumatori fa uso, per la prima volta, del tabacco. I piani di 5 giorni per smettere di fumare sono stati trasmessi da radio e televisione nazionali marocchine.
Ogni anno il tabacco uccide 3,5 milioni di persone, secondo le statistiche dell’Oms. In altre parole, ogni giorno 10.000 persone muoiono nel mondo a causa del tabacco. Un milione di decessi
avvengono nei paesi sviluppati, in molti dei quali la gente è incoraggiata all’uso dal basso costo delle sigarette.
Anche la Commissione Internazionale per la Prevenzione della Tossicodipendenza, un’organizzazione sponsorizzata dalla Chiesa
avventista, ha partecipato a questa giornata tramite le sue sezioni nazionali.
Per
avere maggiori informazioni circa le attività contro il tabacco promosse da Adra, visitate il sito web www.adra.org.
da Ann

 

Corea del Nord – Ristrutturazione di un ospedale
Due reparti dell’ospedale pediatrico di Sariwon, situato nella provincia nord Hwanghae, della Repubblica popolare di Corea, saranno ristrutturati dall’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra). Il progetto, sovvenzionato da Adra International con 27.000 dollari, permetterà di
avere camere più calde, acqua corrente, la riduzione della quantità di carbone usato per il riscaldamento e reparti liberi dall’umidità e quindi più sani.
L’ospedale pediatrico di Sariwon è uno dei due ospedali della regione che servono un’utenza di 1,6 milioni di persone.
“La mancanza di acqua corrente, le porte e finestre fatiscenti, i soffitti umidi e cadenti, muri e tetto non isolati e il riscaldamento insufficiente durante la stagione fredda rendono la degenza dei pazienti altamente rischiosa”, ha affermato Marcel Wagner, direttore Adra-Corea del Nord e ha aggiunto che, in inverno, la temperatura nella regione può scendere fino a -30°.
Adra sta anche contribuendo alla costruzione di un nuovo reparto di chirurgia che sarà completato a luglio di quest’anno.
È dal 1995 che Adra ha iniziato progetti e attività in Corea del Nord come la distribuzione di alimenti, medicine e semi. Ha anche introdotto l’uso di cucine a energia solare in alcune parti del paese in cui elettricità e gas non erano di facile disponibilità. Dal 2002 ha messo in funzione un forno che produce 50.000 forme di pane per sei giorni la settimana, pane che è poi distribuito a 25.000 bambini a Pyongyang. Altri 32.300 bambini nel nord del paese ricevono una miscela di latte di riso prodotto da Adra in cooperazione con il World Food Programme.
Adra News

 

 

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Da Maria Antonietta su Adista nr. 41

 

I poveri,memoria di Dio.

 

 

E’ stato a Roma Gustavo Gutierrez,iniziatore della Teologia della liberazione; egli ha tenuto una conferenza nella quale ha ribadito il ruolo dei poveri nella azione di tutte le chiese cristiane.

Nel Deuteronomio è scritto,ha sottolineato Gutierrez,”non ci saranno poveri tra di noi” il che impegna i cristiani ad adoperarsi per la liberazione dalla povertà.

Non si può separare l’annuncio evangelico dalla scelta dei poveri, che è la scelta fatta da Gesù.

Quando Gesù dice”fate questo in memoria di me” non si riferisce solo all’ultima cena,comprende in questa memoria anche la vita,gli atti,gli insegnamenti, la morte e la resurrezione.

Oggi abbiamo una nuova percezione della povertà,che è stata per lungo tempo una realtà inesorabile.Ora la povertà non è più considerata un destino,ma una condizione,una ingiustizia con cause sociali e culturali precise che vanno superate,perché la povertà vuol dire morte.

Essere cristiano vuol dire essere testimone della resurrezione,del ritorno alla vita,e se la povertà è morte,allora tentare di superarla è agire secondo la volontà di Dio.La lotta per la giustizia è parte intrinseca della evangelizzazione.

Ma non va dimenticato che la denuncia dell’ingiustizia dell’ordine economico e sociale deve accompagnarsi all’annuncio della speranza,all’approfondimento del collegamento tra Regno di Dio e storia umana.

 

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Caro fratello, cara sorella in Cristo da oggi la Circolare di giugno della nostra comunità è consultabile direttamente online.

L'inno del mese, in RealAudio, è Here I am Lord.

Che il Signore ti benedica e arrivederci a presto

 

 

CHIESA EVANGELICA Valdese di Brescia

Una comunità cristiana giovane, accogliente, internazionale

www.protestanti-brescia.it [sito rinnovato e ampliato]

 

METHODIST-PRESBYTERIAN Church in Brescia

A young international congregation with a varied range of activities

www.protestanti-brescia.it [new website]

 

 

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Non so che dire di me; ricevo la lettera circolare (o come vuoi chiamarla) da circa un mese, ma il tempo è scarso e vi do solo una occhiata; è troppo "ricca".....!  Faccio parte di Amnesty International e delle END (Equipe Notre Dame).

 

Vivo a Brembate di Sopra (vicino a Bergamo).

 

Cordialmente

 

Flaminio  Maffettini

 

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Il Pastore Enrico sarà lieto di inviare a quanti ne fanno richiesta il notiziario della Chiesa Cristiana Evangelica Internazionale di Rapallo. Scrivere a enricoreato@...

 

www.peacelink.it/amici/chevangelicarapallo

 

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Dal sito di ebraistica

 

Chi ha:

 

- Adobe Acrobat Reader

 

- Una buona conoscenza dell'Ebraico

 

potrà trovare di enorme interesse questo sito:

 

http://www.hebrewbooks.org/index.asp

 

che offre la digitalizzazione (o meglio, la scannerizzazione :-((( ) di numerosi libri e riviste ebraiche edite negli USA del 20° Secolo EV.