"Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica".
La dodicesima Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)
lancia un chiaro messaggio affinchè venga accolta la sfida di una
Europa, anche religiosamente, sempre più "plurale"
Roma, 30 giugno 2003 (NEV-CS27) "Cristiani e musulmani devono
lavorare insieme in una società laica". La dodicesima Assemblea della
Conferenza delle chiese europee (KEK*) lancia un chiaro messaggio
affinchè venga accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente,
sempre più "plurale". Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza
che non trasformi l'Europa in una fortezza politica, culturale e
religiosa. "Nel corso della sua storia, l'Europa ha accolto culture
diverse – sottolinea Jean Arnold De Clermont, presidente della
Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura greca a quella
romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile che oggi non sia
in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l'Islam tra le sue
culture?". Il riferimento al dibattito sulla Costituzione Europea è
evidente. Ne parla esplicitamente Gianni Long, presidente della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "…parlare di
radici cristiane dell'Europa, potrebbe significare escludere chi non
condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un
ben diverso valore riconoscere invece la rilevanza del patrimonio
religioso, quello cristiano in particolare, nella costruzione
dell'Europa. Sarebbe riduttivo e miope non riconoscerlo".
Un importante messaggio è venuto anche dal segretario generale del
Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, Riad Jarjour, che ha
portato all'Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto dell'area, ma ha anche
sottolineato l'urgente bisogno di dialogo tra cristiani e musulmani,
che in varie parti del mondo vivono momenti di conflitto. "Voi dovete
comprendere gli altri, come voi volete essere compresi – ha
sottolineato Jarjour –; c'è una crescente cultura del dialogo che si
è realizzata anche in occasione della recente guerra in Iraq. Il
fatto che le chiese cristiane abbiamo preso posizione contro la
guerra ha facilitato il dialogo tra l'islam e il cristianesimo in
molte parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente".
L'Assemblea è stata anche l'occasione per il vescovo luterano di
Oslo, Gunnar Staalsett, di comunicare che proprio in questi giorni si
svolgerà per la prima volta a Baghdad, in Iraq, un incontro tra
ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante segno di
speranza e dialogo.
(* Del KEK fanno parte le principali chiese protestanti e ortodosse)
Salmo della settimana:
36,5-10 tratto dalle Losungen
O SIGNORE, la tua benevolenza giunge fino al cielo,
la tua fedeltà fino alle nuvole.
La tua giustizia s'innalza come le montagne più alte,
i tuoi giudizi sono profondi come il grande oceano.
O SIGNORE, tu soccorri uomini e bestie.
O Dio, com'è preziosa la tua benevolenza!
Perciò i figli degli uomini cercano rifugio all'ombra
delle tue ali,
si saziano dell'abbondanza della tua casa,
e tu li disseti al torrente delle tue delizie.
Poiché in te è la fonte della vita
e per la tua luce noi vediamo la luce.
Fa' giungere la tua benevolenza a quelli che ti
conoscono,
e la tua giustizia ai retti di cuore.
Su
“Yahoo!” c’è un’alternativa
alla destrorsa“Politica
cattolici” …oltre 570 iscritti lo testimoniano sostenendo
Orientamenti ecumenici
ORIENTAMENTI
ECUMENICI è infatti “la chiesa degli
altri”, la tua chiesa: e’ schierata per il c.d. socialismo
religioso, nato nel 1906 dalla rivista “Neue Wege”, e prima ancora
nei movimenti francesi, tedeschi del cristianesimo sociale e nel Social Gospel
americano del XIX secolo.
Le proposte che vengono qui presentate per la Pace, la Giustizia e la
salvaguardia del creato sono considerate come un segno del Regno di Dio che verrà, il regno escatologico: una promessa concreta
in vista della trasformazione del mondo. Ci piace in ogni caso ricordare, come
affermava Christoph Blumhardt, che “come socialisti non discutiamo tanto
su Dio ma agiamo religiosamente”, innanzitutto contro mammona
(l’adorazione del dio denaro) ma anche anticipando il contenuto
sostanziale del giudizio di Dio sulla società capitalista nel suo complesso.
Siamo poi
convinti che Dio e la religione istituzionale sono opposte
radicalmente, oggi più che mai: per questo mettiamo l’accento
sull’impegno umano non violento e pacifista di ciascuno, nella sequela
dell’ebreo risorto Gesù. In questo cammino di ricerca non possiamo
evidentemente prescindere da un dialogo schietto ma sereno con
l’ebraismo, distinguendo nettamente l’attuale regime israeliano dal
suo popolo e dalla sua Fede religiosa, a cui sentiamo di far continuo
riferimento teologico, a distanza di oltre 2000 anni di cristianesimo (per
molti aspetti da dimenticare, senza alcun dubbio!)
Del cristianesimo
non religioso di Dietrich Bonhoeffer abbiamo ereditato soprattutto la sua
voglia di lottare contro tutte le vecchie e le nuove forme di fascismo: non a
caso, nel manifesto del gruppo, appare un riferimento alla Chiesa confessante. L’unica che, assieme ad uno sparuto gruppo di cattolici
schierati contro le gerarchie ecclesiastiche, si oppose fin dalla prima ora
alla tragedia politica e umana del secolo scorso dell’olocausto. Ma pare che l’attuale orientamento generalizzato delle
forze conservatrici e liberali europee voglia riscrivere la storia.
Di questo ne parleremo presto anche a proposito delle
commemorazioni (con la presenza religiosa luterana) al cimitero di Costermano
(VR) ove sono sepolti non solo soldati tedeschi anche noti criminali di guerra
nazisti: faremo di tutto per impedire che questo avvenga
quest’anno nel silenzio indifferente dei media … Non esiteremo a
scrivere alla Celi-Elki per l’allontanamento immediato della presenza
pastorale coinvolta, alle Autorità della Repubblica Federale tedesca per la
rimozione dell’attuale Console di Milano, alla contestuale denuncia a
tutti gli organismi ecumenici, religiosi e confessionali degli eventi qui
descritti e all’indicazione di nomi, cognomi e indirizzi delle persone
coinvolte.
Hai insomma già
capito che avremo bisogno presto di te, ci contiamo!
Buone vacanze per
il momento, sebbene il servizio informativo non cesserà completamente.
http://it.groups.yahoo.com/group/orientamentiecumenici/
categoria: no profit Newsletter informativa e formativa curata
da un evangelico per la Pace, la Giustizia e la salvaguardia
del Creato
segnalato da: Maurizio
Benazzi / Fondatore
Puoi segnalare
liberamente anche tu questo link fra le associazioni ambientaliste e sindacali,
i comitati di base, le associazioni per la difesa dei diritti, i partiti
democratici e non violenti per il socialismo, ecc… basta inviare una
semplice comunicazione per conoscenza al fondatore all’indirizzo mauriziobenazzi@... . Grazie a tutte e a tutti.
Comunicato stampa di Amnesty
International
“NUOVA AGENDA
DELL’UNIONE EUROPEA PER I DIRITTI UMANI CERCASI”LE RICHIESTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ALLA
PRESIDENZA ITALIANA DELL’UNIONE EUROPEA
In occasione del lancio, avvenuto contemporaneamente
a Roma, della Valutazione semestrale di Amnesty
International sulle politiche dell’Unione Europea in materia di diritti
umani (*) l’organizzazione ha affermato che l’Unione Europea non
dedica adeguata attenzione ai diritti umani sia al proprio interno che nelle
relazioni esterne e ha chiesto al governo italiano di essere protagonista della
formulazione di una nuova agenda dell’Unione Europea per i diritti umani.
Alla vigilia dell’assunzione, da
parte dell’Italia, della presidenza dell’Unione Europea, Amnesty
International ha indicato dieci
raccomandazioni sui diritti umani su cui verra’ misurato l’impegno
della presidenza italiana.
“A giudizio di Amnesty
International, l’Unione Europea sta perdendo il controllo
dell’agenda globale dei diritti umani e regna al suo interno un
opportunismo la cui manifestazione piu’ evidente si rivela su temi quali
l’asilo e l’immigrazione” – ha dichiarato Dick Oosting,
direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione
Europea, nel corso di una conferenza stampa svoltasi questa mattina a Roma.
“Mentre i leader dell’Unione
Europea si riuniscono oggi a Washington per un vertice con gli Stati Uniti,
Amnesty International chiede all’Unione Europea di mostrare piu’ coraggio e determinazione di fronte alle sfide
poste ai diritti umani, sia all’interno
dell’Unione che nelle sue relazioni esterne”.
Tra i principali punti del documento
presentato questa mattina da Amnesty International:
L’Europa perde il controllo
sull’agenda globale per i diritti umani
Sicurezza contro diritti umani.
L’Unione Europea non ha la capacita’, se non la volonta’, di
reagire alle sfide dell’insicurezza e formulare
una risposta coerente nei confronti di coloro che violano i diritti
umani col pretesto della “lotta al terrorismo”.
Mancanza d’impatto. L’Unione
Europea si dimostra silente o profondamente priva di potere su alcune delle
piu’ radicate crisi dei
diritti umani del mondo. Amnesty International ritiene che i diritti
umani costituiscano l’elemento fondamentale che risulta
costantemente assente nelle risoluzioni dei conflitti. Il documento diffuso
oggi descrive i passi che l’Unione Europea dovrebbe
intraprendere riguardo alla situazione in Afghanistan, Bosnia Erzegovina,
Colombia, Iraq, Israele / Territori Occupati e Repubblica
Democratica del Congo.
Nessuna determinazione in ambito Onu. Nel corso della sessione di quest’anno della Commissione
delle Nazioni Unite sui diritti umani,
l’Unione Europea si e’ concentrata su una strategia di
contenimento del danno. La Commissione Onu e’
venuta clamorosamente meno al
proprio compito, ovvero proteggere i diritti umani attraverso il
pubblico scrutinio sulle situazioni di grave abuso
dei diritti umani.
(*) Il documento e’ disponibile in
lingua inglese su www.amnesty- eu.org (sezione
documenti) e in lingua italiana su
Cedimento di fronte alle pressioni degli
Stati Uniti. La comunita’ internazionale,
compresa l’Unione Europea, appare scarsamente in
grado di resistere all’incessante pressione degli Usa per
indebolire la Corte penale internazionale e sembra pronta al compromesso anche
quando sono in gioco chiare disposizioni del diritto internazionale.
“Per quanto riguarda le politiche
esterne, l’Unione Europea sta facendo qualcosa al livello di base attraverso il
dialogo politico, la
cooperazione e l’assistenza mentre l’impatto al livello
piu’ ampio e’ trascurabile e il quadro complessivo rimane
decisamente
sconfortante” – ha aggiunto Oosting.
I mancati impegni sui diritti umani
all’interno dell’Unione Europea
Politiche in materia di asilo
dominate dal controllo. La prospettiva dei diritti umani non e’ compresa
nella visione, a breve termine ed
egoistica, dell’Unione Europea in materia di asilo.
Abusi dei diritti umani in Europa. Il
piu’ recente Rapporto Annuale di Amnesty
International denuncia violazioni dei diritti umani in tredici dei quindici
Stati membri dell’Unione Europea, Italia compresa, ma l’Unione
Europea rimane in silenzio per quanto riguarda i problemi dei diritti umani in
casa propria.
“Mentre la proposta di incorporare la
Carta dei diritti fondamentali nel nuovo trattato costituzionale viene salutata come uno dei maggiori successi della
Convenzione sul futuro dell’Europa, la politica dell’Unione Europea
sui diritti umani rimarra’ fondamentalmente
compromessa fino a quando essa terra’ gli occhi
chiusi sulle violazioni dei diritti umani che avvengono
all’interno dei propri confini. E’ necessaria una
attribuzione di responsabilita’
giuridica a livello di Unione Europea per affiancare la responsabilita’
primaria degli Stati membri di proteggere i propri cittadini” – ha
concluso Oosting.
Principali raccomandazioni alla presidenza
italiana dell’Unione Europea
La Presidenza italiana deve guidare la
stesura di una nuova agenda dell’Unione Europea per i diritti umani che dia all’Unione Europea il potere di:
- fronteggiare le
piu’ difficili crisi dei diritti umani nel mondo;
- non far venir meno la
protezione dei diritti umani quando affronta il “terrorismo” e la
“immigrazione illegale”;
- creare un meccanismo di
verifica relativo al rispetto dei diritti umani
all’interno dell’Unione allargata.
“L’Italia non si presenta con
le carte in regola di fronte a questo importante
appuntamento. Anche sotto questo governo,
l’Italia
continua a non avere una legge sul reato di tortura e rimane l’unico paese
dell’Unione Europea a non avere una
legge specifica sul diritto d’asilo. Ci auguriamo che queste lacune vengano colmate in occasione del semestre di presidenza
europea” – ha affermato Marco Bertotto,
presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.
A partire dal 1° luglio la Sezione Italiana
di Amnesty International promuovera’,
nell’ambito della campagna “Diritti in Europa”,
un’azione di invio di cartoline in cui si chiede al presidente Silvio Berlusconi, “in qualita’
di Presidente del Consiglio dell’Unione Europea, di agire in prima
persona per la stesura di una nuova agenda europea per i diritti umani e di
affrontare le gravi crisi dei diritti umani nel mondo, dando il buon esempio
all’interno dell’Unione Europea”.
Posta ricevuta:
Da Antonio Notarangelo - Castrocaro Terme (FC), tel. 393+3369674
Ho gradito il contenuto della
sua mail e la ringrazio; ma mi tolga una curiosità: come ha fatto ad avere il
mio indirizzo di posta elettronica? Ho provato a registrarmi nel Vs sito ma non ce l'ho fatta nel
passaggio di registrazione su Yahoo, comunque può inviarmi le VVss news su questo indirizzo di posta elettronica con cui
stiamo comunicando. Se avete dei recapiti nella mia zona me li
indichi pure. Saluti, Antonio
Salve!
Erroneamente mi
era giunto un e-mail dal Comitato per il Sì referendario con gli indirizzi
elettronici visibili: ho preso la palla al balzo... e ho inserito anche il suo
nell'elenco degli iscritti alla newsletter. Purtroppo non conosco l'esatta
ubicazione geografica degli aderenti salvo quelli che lo indicano nel profilo
di Yahoo.it: possiamo però chiederlo se lo ritiene interessante... Buona settimana
mi chiedo se e come posso fare qualcosa per la tua lista, immagino
che una semplice donazione sia il modo piu' facile, franco e diretto: se puoi
fornirmi le opportune coordinate bancarie provvedero' di conseguenza.
Ti ringrazio per l'inesausto lavoro a favore del
diritto, della giustizia e della pace, impegno ormai sempre piu' raro e
malvisto in questa Italia di predatori, di forcaioli e
di maleducati.
Un abbraccio,
Piero
Caro
Piero,
spero e prego perché la tua vita possa essere più
serena.
Se vuoi raccontare le tue esperienze di vita o
professionali siamo qui per ascoltare insieme o anche a titolo personale eriservato... forse aiuta un po' a sentire
meno il peso delle difficoltà ma soprattutto servirebbe, ai più giovani e ai
giovanissimi (e qui sono iscritti davvero in molti!) per comprendere le
alterne vicende della vita e la nostra precarietà umana.
Mi
rendo conto che qui però entriamo in un campo di scelte molte personali; se in
futuro avrai tempo per diventare
co-moderatore sei ovviamente sempre il benvenuto.
Fammi
sapere notizie sul tuo indirizzo elettronico per evitare il c.d. spam di Yahoo.it
Puoi
eseguire un bonifico bancario alla Posta sul conto corrente numero
30592190
Cin:K
Codice
ABI:07601
CAB:01600
intestato a Maurizio Benazzi
Grazie
fin da ora anche da parte di chi avrai aiutato materialmente.
Notizie
preoccupanti sulla bozza di Costituzione europea in tema di diritti dei lavoratori:
Precari a
vita è il modello neoliberista di sottosviluppo a cui saremo tutti destinati?
Orientamenti ecumenici haavuto
modo di partecipare al dibattito di ieri alla Casa della Cultura di Milano sul
tema dei diritti dei lavoratori;
organizzato dal Comitato promotore del recente referendum è stata
l’occasione per comprendere innanzitutto come regioni ad alta densità di
disoccupazione e precariato (quale ad es. Campania e Sicilia) abbiano dato
precise indicazioni tramite il voto, attraverso
percentuali “bulgare” (intorno e oltre al 90%) al sì referendario
da parte dei partecipanti al voto.
Si è constatato poi
con amarezza le testimonianze raccolte da chi, ad es. nella ricca e prosperosa
Lombardia (!),ha ascoltato tanti lavoratori
di p.m.i. (piccole e medie imprese) che ammettevano di essere costretti a
“restituire” parte del proprio salario ricevuto allo stesso datore
di lavoro,
in una sorta di “pizzo d’azienda”.Il nuovo colore dei soldi pare insomma
profumare proprio “lumbard”.
Quello che però qui preme sottolineare
è il quadro complessivamente molto preoccupante che emerge da una prima
valutazione della bozza di costituzione europea sui temi dei diritti dei lavoratori
e più in generale in tema di lavoro.
Particolarmente interessante è stato il
contributo della CGIL Lombardia, nella persona di Mario Agostinelli, che tra
l’altro ha valorizzato l’apporto delle associazioni non
strettamente inquadrabili sotto il profilo partitico e
che rappresentano ormai l’onda lunga di un movimento ampio e destinato a
pesare in futuro, anche sul piano europeo.
Questa newsletter intende dedicare alla
questione centrale dei diritti e del lavoro
un ampio approfondimento fin dai prossimi numeri, grazie proprio
all’aiuto di chi è impegnato in un’opera di sensibilizzazione
sociale.
Orientamenti ecumenici esprime- di suo - grandi riserve su certe
posizioni del mondo cattolico su questioni importanti quali quelle del lavoro:
non comprendiamo francamente, a titolo solo di esempio, la posizione dei
Gesuiti sul tema referendario, se non come un palese appoggio alla centralità
Vaticana e al potere clericale in Italia, messo in discussione proprio dal
quesito referendario; ma non comprendiamo neanche l’articolo di
Vittadini, della Compagnia delle Opere, sul quotidiano Il Foglio in tema di
etica protestante.
Ci chiediamo quale sia
la reale fonte li agita? Il Governo o anche la Confindustria? Forse entrambi?
Qui,comunque,
proseguiamo nel nostro impegno, senza curarci troppo delle politiche degli enti
satelliti al Vaticano. Non ne vale semplicemente la pena.Preferiamo semmai, ancora una volta, alle
parole vuote e fuori dal mondo, il lavoro
come reale e unica vocazione divina, donata agli uomini e alle donne di ogni
tempo e orizzonte geografico,che sappia
veramente liberare energie feconde e creative per la gioia del Creatore e il
benessere delle Sue creature.
Ci spiace ma non abbiamo proprio il tempo
per oziare fra i chiostri dei monasteri, nel raccontare favole
alla gente: abbiamo ancora altro e molto da fare…
Costituzione Europea e radici cristiane: la
formulazione trovata appare la più sobria
diGianni Long, presidente della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)
La preparazione di una nuova Costituzione Europea è giunta ad un primo
traguardo. La Convenzione europea, presieduta da Giscard d'Estaing, ha concluso i propri lavori
e presentato il progetto di Trattato che istituisce una
Costituzione per l'Europa. Nel secondo semestre dell'anno, sarà una
commissione rappresentante dei governi nazionali a rivedere il progetto. Non è
quindi sicuro che le formulazioni studiate dalla Convenzione, che rappresentava
insieme i governi e i parlamenti nazionali e dell'Unione, siano
definitive. Si può però prevedere che meno si cambierà in questa fase, più
probabile sarà la rapida approvazione della Costituzione.
Esaminando i passi del progetto che
riguardano la religione, ci si può dichiarare moderatamente soddisfatti. Negli
ultimi mesi erano circolate proposte assai “pericolose”, come
quella di includere il cristianesimo tra i valori fondanti d'Europa. Ora,
valori "fondanti" come la democrazia e il rispetto dei diritti umani
comportano l'esclusione di Stati che non li rispettino.
Inserire il cristianesimo tra questi valori avrebbe
avuto il paradossale effetto di escludere
dall'Europa chiunque non sia cristiano, magari in una specifica accezione confessionale.
Caduta per fortuna questa proposta, il dibattito - almeno in Italia - si è
incentrato sul preambolo. E' assai dubbio che i preamboli delle Costituzioni
servano a qualche cosa. Si è scelto di inserirne uno, in cui è menzionato
semplicemente il patrimonio "culturale, religioso e umanistico"
dell'Europa. Dire di meno sarebbe stato troppo poco: certo della cultura
europea fa parte la religione; ma dire di più (origini ebraico-cristiane, o
semplicemente cristiane, o magari di una specifica confessione cristiana) avrebbe
significato cacciarsi in una disputa infinita: forse che l'Islam, o la
religione degli dei dell'Olimpo e del Walhalla non
hanno contribuito alla cultura europea? Se proprio si
voleva un preambolo, la formulazione trovata appare la più sobria.
Fuori dal preambolo, l'articolo
che detta norme concrete sulle relazioni tra Europa e confessioni religiose è
l'art. 51. Esso riproduce sostanzialmente due princìpi già esistenti
(protocollo al trattato di Amsterdam del 1996):
l'Unione rispetta lo statuto nazionale di chiese, associazioni e comunità
religiose; e analogamente rispetta lo statuto delle organizzazioni filosofiche
e non confessionali. E' una specie di "sussidiarietà" specifica per
le confessioni religiose: i rapporti stato-chiese restano a livello nazionale.
Sicuramente, è una norma che serve a "coprire" privilegi nazionali;
ma garantisce anche da un ipotetico Concordato europeo. Ed è da notare che le associazioni filosofiche (in pratica gli organismi ateistici) sono
parificati alle chiese; cosa che, com'è noto, non avviene
nel testo italiano sulla libertà religiosa oggi in discussione.
L'ultimo comma dell'art. 51 prevede che l'Unione, riconoscendo la loro
identità e il loro contributo specifico, "mantiene un dialogo aperto,
trasparente e regolare, con tali chiese e organizzazioni". Questa è una
norma nuova. Rispecchia per altro il dialogo costante che c'è stato tra chiese
e organismi europei in occasione della preparazione della Carta Europea dei diritti fondamentali (2000) e dell'attuale progetto di
Costituzione. In quest'ultimo caso, la Conferenza delle chiese europee (KEK)
– composta da protestanti ed ortodossi - e la
Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE) si sono mossi
sempre insieme, pur con qualche differenza su questioni specifiche, come quelle
relative al preambolo. Il dialogo "regolare" era una richiesta
comune; e sarebbe stato illogico che l'Unione Europea, che ha dialoghi regolari
con ogni tipo di organizzazione, non lo prevedesse con
le chiese. Qualche dubbio resta comunque: il dialogo va bene, ma c'è il rischio che esso si
trasformi in qualche nuova forma di connubio tra trono e altare.
Libertà religiosa: il disegno
di legge governativo dall’aula torna in Commissione
Primi commenti dal mondo evangelico italiano al blocco della legge
voluto da Bossi
Roma (NEV), 25 giugno 2003 -
“Esprimo amarezza per un clima politico in cui la cultura illiberale
della Lega Nord sembra diventata pensiero unico, riducendo le altre forze
politiche al ruolo di marionette. A questo punto è forse meglio che il progetto
di legge sulla libertà religiosa sia abbandonato per non trasformarlo in una
legge contro la libertà”. Ecco quanto ha affermato Gianni
Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)
all’indomani del rinvio del provvedimento - arrivato in aula il 18 marzo
scorso - alla Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Sebbene godesse dell’appoggio di tutti i gruppi
parlamentari, tranne appunto, del Carroccio, il ddl sulla libertà religiosa è
stato rinviato alla Commissione dopo aver
suscitato forti contrasti ieri in aula a Montecitorio.
Gianni Genre, moderatore della Tavola Valdese (organo
esecutivo del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in Italia) preoccupato
per l’atteggiamento di chiusura della Lega, così ha espresso il suo
rammarico: “Il fatto che la legge sia stata ritirata ci spiace,
specialmente per quelle confessioni religiose che in Italia ancora sono senza Intesa. Il rinvio alla Commissione non ci fa
pensare nulla di buono sulla possibilità di una rapida approvazione, ma
francamente riteniamo molto più grave l’aria che tira
dietro alcune posizioni della maggioranza e che crea un clima di mancanza di
rispetto per il pluralismo e per la libertà religiosa in questo paese. Nella
storia dell’umanità il pieno rispetto della libertà religiosa da parte di
un popolo è stato da sempre il segnale di una garanzia delle altre libertà. La
libertà religiosa rappresenta la prima libertà di coscienza dell’uomo: in
una società dove non viene tutelato il rapporto
dell’uomo con Dio, anche le altre libertà sono seriamente a rischio.
E’ proprio la libertà religiosa che fa da cartina di tornasole per tutte
le altre libertà” ha sottolineato Genre.
Preoccupazione è stata espressa anche da Aldo
Casonato, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista
d’Italia (UCEBI): “Il rinvio della legge mette a rischio il
riconoscimento delle confessioni religiose da parte dello Stato e incrina il
principio, sancito dalla Costituzione, dell’uguaglianza di tutti i
cittadini senza distinzione di religione. Mentre la Lega esulta per il successo
della sua azione, la società civile si interroga sulla
salvaguardia di quei diritti da cui discendono la libertà di opinione, quella
di stampa, e tutte le altre forme di libera espressione del pensiero”.
Anche l’Unione delle chiese cristiane avventiste (UICCA) esprime preoccupazione per gli ultimi
sviluppi relativi al ddl sulla libertà religiosa.
“Già il testo emendato, e presentato in aula in marzo, offriva diversi
motivi di apprensione – spiega Dora Bognandi,
responsabile del Dipartimento per la libertà religiosa della UICCA. - A nostro
parere, quel disegno nella sua ultima formulazione era regressivo rispetto alla
legge sui culti ammessi del ‘29. Il rinvio alla Commissione lascia
prevedere ulteriori limitazioni, ma non si può emanare
una legge cosiddetta di ‘libertà’ partendo dal presupposto di
frenare l'islam nel nostro paese. Ribadiamo perciò il
nostro convincimento che la strada maestra per i rapporti fra Stato e chiese
sia quella delle Intese, come prevede la Costituzione, e che una legge di
libertà religiosa vada emanata per regolare i rapporti con quelle confessioni
che, per motivi vari, non possono stipulare Intese. Chiediamo, quindi, al
governo di ritornare al suo disegno di legge originario". (nev/gc)
Assemblea battista/1. In primo piano i centri
istituzionali e la diaconia evangelica
“Proseguire la
riflessione sulla diaconia per un rilancio vocazionale delle chiese”
Roma (NEV), 25 giugno 2003
– Si è tenuta da venerdì 20 a domenica 22, l’Assemblea generale
straordinaria dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia
(UCEBI), presso il centro “Il Carmelo” di Ciampino (Roma). La
diaconia e la politica delle istituzioni, sono stati i temi affrontati durante
l’incontro. Pastori e delegati hanno discusso sull’orientamento
futuro della diaconia evangelica. La discussione tra i 130 membri
dell’Assemblea si è soffermata sul tema dei centri e degli istituti
battisti che oggi necessitano di costosi interventi di
ristrutturazione: in particolare il Villaggio della Gioventù di Santa Severa
(Roma), la Casa di riposo “Villa Grazialma” di Avigliana (To), il
Centro evangelico battista di Rocca di Papa (Roma) e l’Istituto “G.
B. Taylor” (Roma).
Nella mozione approvata al
termine dei lavori si legge: “L’Assemblea, dopo ampio
dibattito, ha invitato le chiese a proseguire la riflessione sulla diaconia
tenendo conto della nostra reale forza e consistenza numerica nonché il patrimonio di esperienze fin qui
accumulato”. E’ stato quindi dato mandato al Comitato Esecutivo di
“formulare e avviare a realizzazione, entro fine anno, un piano di
ristrutturazione e di gestione proporzionato all’entità del patrimonio
dell’UCEBI, fornendo puntuali informazioni alle chiese; di intraprendere
sin da ora – prosegue la mozione - le iniziative indispensabili ed
inderogabili, alla luce degli aspetti normativi che interessano le nostre
istituzioni, per non aggravare la situazione presente e salvaguardare il patrimonio, nel quadro di quanto previsto dal piano decennale e dal
programma di risanamento dell’Unione”. Inoltre la mozione
votatasottolinea
la possibilità “di dismettere, se necessario, alcune istituzioni, usando
il ricavato così ottenuto per adeguare e ristrutturare le altre
istituzioni in modo che abbiano piena autosufficienza gestionale e producano
reddito spendibile, almeno in parte, per un uso gestionale delle strutture
stesse”. La mozione approvata a maggioranza conclude:
“L’Assemblea ritiene che il servizio nell’amore sia tra
l’altro l’incontro con l’umanità dell’altra persona, la
cura delle sue ferite (Luca 10,25 - 37), la comunione con la sua sofferenza
(Giovanni 11,1 - 46); afferma che tale servizio, nonostante la limitatezza
delle nostre risorse, può avere forte valenza di testimonianza, se vissuto nella
visione di una giustizia globale e chiede al Comitato Esecutivo di adoperarsi
perché le istituzioni che saranno mantenute si caratterizzino sempre più in
senso diaconale, coinvolgendo tutte le chiese in un rilancio vocazionale delle
stesse”.
Il presidente dell’UCEBI
Aldo Casonato ha sottolineato che: ”Nella
mozione finale l’Assemblea ha incaricato il Comitato Esecutivo di
esplorare tutte le strade per continuare la testimonianza diaconale battista,
privilegiando il mantenimento di un centro di assistenza e di un centro per la
formazione e aggregazione dei giovani. Anche se la discussione assembleare si è incentrata maggiormente sugli aspetti
gestionali e per così dire ‘tecnici’ riferiti alle nostre
istituzioni, va ricordato che è emersa dagli interventi di tutti i partecipanti
la grande necessità di perseguire il progetto formativo e di aggregazione di
giovani e quadri dell’Unione in un centro a ciò specificamente
deputato”. (nev/gmg)
Assemblea battista/2. Una serie di iniziative
a sostegno della pace e della giustizia
“Con la preghiera e la riflessione biblica, favorire una convivenza
pacifica fra le fedi”
Roma (NEV), 25 giugno 2003 - “Tutte queste iniziative debbono essere sostenute dalla riflessione biblica e dalla
preghiera, anche in raccordo e in sintonia con tutte le istanze del mondo
cristiano, ebreo, islamico e laico che tendono a favorire
una convivenza pacifica fra diverse fedi religiose”. L’Unione
cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI) durante i lavori
dell’Assemblea straordinaria ha accolto a
maggioranza le mozioni relative all’accoglienza dei minimi (atto 16) e
pace e giustizia (atto 17). Dopo la difficile discussione e
“l’imbarazzo vissuto relativamente alla
discussione sulle istituzioni diaconali”, l’Assemblea ha
sottolineato la consapevolezza “che in questo momento, sono in atto
numerose e tragiche guerre locali e che operare per la pace e levare la voce
contro le guerre, mondiali e locali, è parte integrante della nostra
diaconia”. Le proposte divise per punti e
indirizzate alle chiese come stimolo per proseguire ed arricchire le proprie
attività, si sono soffermate sulla necessità di ”mantenere il simbolo
delle bandiere sui balconi; partecipare alle proposte di obiezione fiscale alle
spese militari; compiere atti concreti in opposizione alla legge 185,
concernente la liberalizzazione del commercio delle armi, approfondendo
inoltre, il dialogo con le chiese consorelle della Virginia (USA), per la
riflessione sul rapporto tra le chiese e la guerra”. L’Assemblea battista,
convinta che non ci possa essere pace senza giustizia, ha invitato le chiese a:
“intensificare l’attività diaconale di
accoglienza e di integrazione dei fratelli e sorelle provenienti
dall’estero nelle comunità dell’UCEBI; attivarsi per il progetto
‘Essere chiesa insieme’ della Federazione delle chiese evangeliche
in Italia (FCEI), verificando sul proprio territorio la presenza di
extracomunitari o immigrati di altra origine ed agendo in concerto nei loro
confronti; promuovere iniziative tese a manifestare la netta contrarietà alle
gravi conseguenze prodotte dalla legge
Bossi-Fini, fino alla disobbedienza civile (ad esempio l’accoglienza
degli immigrati irregolari)”. L’ultimo invito dell’Assemblea
contenuto nella mozione sull’accoglienza ai minimi conclude:
“Al Comitato Esecutivo, alle chiese, ai fratelli e sorelle delle nostre
comunità, l’Assemblea chiede di considerare attentamente l’esigenza
di un’urgente riconsacrazione al Signore, perché ogni nostro locale di
culto e casa privata offra le sue mura per essere istituzione diaconale; ogni
famiglia sia luogo di accoglienza ai minimi e le nostre risorse materiali siano
in maggior misura offerte come strumenti di questa diaconia di noi tutti al
mondo” (nev/gmg)
Sbarchi di immigrati:
“E’ inadeguato parlare di ‘emergenza’ e di
‘clandestini’”
Lo afferma Annemarie Dupré del Servizio rifugiati e
migranti della FCEI
Roma (NEV), 25 giugno 2003 – “Emergenza
clandestini”: da più giorni sui giornali largo spazio è riservato alla
tragedia che attualmente si sta consumando sulle coste
del Sud Italia e che monopolizza sia l’opinione pubblica che la vita
politica del paese. L’Agenzia stampa NEV ha chiesto un parere in merito a Annemarie Dupré, coordinatrice del Servizio rifugiati e
migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),
nonché moderatore della Commissione per i migranti delle chiese europee (CCME):
“Intanto non mi pare corretto tanto allarmismo: è sbagliato parlare di
‘emergenza’ quando il fenomeno degli arrivi via mare – che da
sempre aumenta in estate - è presente già da anni non solo sulle coste
italiane, ma in varie aree del Mediterraneo: il fenomeno dell’aumento
degli sbarchi durante la bella stagione è di per sé perfettamente prevedibile e
dovrebbe essere quindi ragionevolmente gestibile. Non è
adeguata neanche la definizione di ‘clandestini’, parlerei
piuttosto di ‘boat people’ in fuga verso l’Europa e in cerca
di protezione come rifugiati. Altri ancora arrivano perché sanno che serve mano
d’opera in Italia”. Annemarie Dupré non definirebbe i numeri reali
degli arrivi come drammatici, più preoccupante è
l’alta perdita umana legata agli sbarchi: “Dobbiamo interrogarci
seriamente sulle responsabilità per i numerosi morti e dispersi. Certo, vanno
perseguitati quelli che sfruttano la situazione disperata
di uomini e donne in fuga, ma ci sono anche concrete responsabilità
istituzionali: una eccessiva chiusura delle frontiere non è una soluzione al
problema quando manca un decreto dei flussi che rispecchi la reale necessità di
mano d’opera in Italia. A nostro parere servono possibilità di ingresso legale per motivo di ricerca di lavoro e una corretta legislazione sull’asilo
politico. L’Italia non ha ancora una legge sull’asilo. Per evitare
che le persone si mettano in viaggio con mezzi di
fortuna e in balia di sfruttatori servono procedure rapide ed efficaci per
ottenere un visto d’ingresso regolare per lavoro o per ricerca di lavoro. I richiedenti asilo
devono godere di percorsi protetti”, conclude Dupré. Esprime
preoccupazione sulle modalità con cui si sta svolgendo
in Italia il dibattito politico intorno alla spinosa questione degli sbarchi la
pastora Laura Leone, segretaria del SRM: “Negli ultimi mesi
l’Italia vive ‘la paura’ dell’immigrato, questa paura
purtroppo diventa politica e nessuno Stato può fare la propria politica sulla
paura. Non è concepibile che uno Stato, che ha una lunga storia di emigrazione, dimentichi la solidarietà e il diritto alla
vita per ogni essere umano”. (nev/gc)
Norvegia: si apre oggi la XII
Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)
Tema dell’incontro: “Gesù Cristo guarisce e riconcilia
– la nostra testimonianza in Europa”
Roma (NEV), 25 giugno 2003 - Si apre oggi a Trondheim (Norvegia) la XII
Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) sul tema “Gesù
Cristo guarisce e riconcilia – la nostra testimonianza in Europa”.
Più di 700 persone da tutta Europa, fra cui 350 delegati delle 125 chiese
membro, si riuniranno fino al prossimo 2 luglio per parlare di pace e riconciliazione,
Europa allargata e globalizzazione, sviluppo sostenibile, testimonianza e
missione, dialogo interreligioso, bioetica e biotecnologie, ma anche di AIDS e delle sfide della comunicazione (vedi NEV 25/03). Naturalmente verrà
esaminato il rapporto sulle attività svolte dalla KEK negli scorsi 6 anni
(l’ultima Assemblea risale a luglio del 1997 e si svolse a Graz, in
Austria) e si delineeranno le priorità per i sei anni a venire.
L’Assemblea, organo decisionale della KEK, eleggerà altresì il nuovo
Comitato centrale composto da 40 membri.
Oltre alle riunioni plenarie amministrative sono previsti anche tre dibattiti plenari
speciali: il primo verterà sulla “Carta Ecumenica” ed avrà tra i
relatori monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle
Conferenze episcopali europee (CCEE), e la vescova luterana tedesca Bärbel
Wartenberg-Potter. Gli altri due dibattiti saranno dedicati ai giovani e al
futuro dell’Europa. Il culto di chiusura avrà luogo il
2 luglio sulla riva del fiume Nidelven. (nev/gu)
Per ulteriori informazioni
www.cecassembly.no,
e la Scheda sulla KEK sullo scorso numero .
Il cardinale Kasper predica in
una chiesa metodista di Roma
L'occasione è stata la celebrazione dei trecento anni dalla nascita di
John Wesley
Roma (NEV), 25 giugno 2003 - È
apparso un "normale" culto evangelico ma in realtà è stato un evento
importante delle relazioni tra la chiesa cattolica e il metodismo italiano ed
internazionale. Domenica 22 giugno, infatti, il predicatore del culto svoltosi nella chiesa metodista di Ponte Sant'Angelo a Roma
è stato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani.
A presiedere il culto è stato il pastore della comunità, Pieter Bouman
che, nel dare il benvenuto al cardinale ed agli altri ospiti, ha sottolineato il carattere multietnico della chiesa metodista
di Ponte Sant'Angelo che al suo interno raccoglie membri di diverse
nazionalità: quasi un ulteriore omaggio allo spirito missionario di Wesley cui
si deve la famosa espressione: "la mia parrocchia è il mondo".
Il cardinale Kasper ha ricordato la storia delle relazioni tra la
chiesa cattolica e quella metodista nei primi anni di espansione
del movimento wesleyano: un esordio difficile segnato da alcuni
"riferimenti ostili" al papato ed alla chiesa di Roma, cui
corrisposero da parte cattolica "risposte non migliori". Ma "fortunatamente - ha affermato il cardinale –
abbiamo cessato di offenderci gli uni con gli altri". Il dialogo
cattolico-metodista - ha proseguito - si è sviluppato negli ultimi 36 anni ed
ha generato molti frutti. I tempi dell'ostilità sono passati e siamo giunti a
riconoscerci come fratelli e sorelle in Cristo". Il cardinale Kasper,
riferendosi a un brano dell'epistola di Paolo ai
Corinzi, ha quindi richiamato il carattere missionario del metodismo, gli
appelli di Wesley ai predicatori itineranti, il servizio ai poveri, quel
"patto personale" che impegna tutti i credenti a una fiduciosa e profonda
relazione con Dio. A conclusione del culto, è quindi intervenuto il moderatore
della Tavola valdese, pastore Gianni
Genre, che a sua volta ha sottolineato l'importanza
della visita del cardinale a una chiesa metodista fortemente caratterizzata
sotto il profilo del pluralismo etnico: "è un’espressione - ha detto
– del volto dell'evangelismo nella società italiana di oggi". (nev/gu)
(NEV/ENI) – “L’attuale situazione politica nelle
nazioni del nostro continente rende ogni africano un potenziale
rifugiato”: è l’amara constatazione del vescovo anglicano del
Gambia, Tilewa Johnson, rilasciata al termine di una consultazione sul tema dei
diritti e della libertà individuale convocata a Nairobi, Kenya, dalla Conferenza
delle chiese di tutta l’Africa (CETA). “E’ comprensibile
che con tutto quello che succede nel mondo la situazione dei popoli africani
passi in secondo piano – è stato rilevato -. Ma chiediamo che almeno le chiese dei continenti più
fortunati siano al nostro fianco nella ricerca della pace e della riconciliazione”.
(NEV/ADN) – Controammiraglio, capo uscente
dei cappellani della Marina USA, il pastore avventista Barry Black dal
15 agosto diventerà il 62° cappellano del Senato
degli Stati Uniti. Black batte numerosi record: sarà il primo militare, il
primo afroamericano e il primo pastore avventista ad assumere la
carica. Secondo il regolamento del Senato, il cappellano è tenuto a far
iniziare ogni giorno i lavori senatoriali con una preghiera e a provvedere alla cura spirituale
dei senatori, delle loro famiglie, dello staff (oltre seimila persone) nonché a creare gruppi di studio biblico e incontri di
preghiera. La carica è stata istituita nel 1789.
(NEV/ENI) – Se un battista
nigeriano si sente chiamato a fare il missionario in Inghilterra perché
impedirglielo? Da questa riflessione parte la proposta del segretario generale
dell’Alleanza battista mondiale (ABM), Denton Lotz, di dar vita a un’agenzia missionaria internazionale che superi il
concetto tradizionale che sono le chiese del mondo occidentale ad inviare
missionari nei paesi del Terzo Mondo. La proposta verrà
presentata in modo articolato alla prossima riunione del Consiglio ABM (Rio de
Janeiro, 7-12 luglio). Dell’ABM fanno parte 206 unioni o convenzioni
battiste di oltre 200 nazioni, in rappresentanza di 110 milioni di fedeli.
(NEV/ENI) – Buon successo a New York alla
prima proiezione di un documentario sul teologo Dietrich Bonhoeffer,
realizzato dal regista tedesco Martin
Doblmeier. “Bonhoeffer”, della durata di 90 minuti, presenta alcuni
avvenimenti salienti della sua vita con particolare attenzione alla
partecipazione al fallito complotto contro Hitler e alla conseguente detenzione
e condanna capitale.
(NEV/BT) – E’ il
pastore battista ingleseTony Peck il successore di
Theo Angelov alla carica di segretario generale della Federazione battista
europea (FBE). Il pastore Peck, attualmente direttore del Collegio battista di Bristol,
entrerà in carica il prossimo settembre nei nuovi uffici della FBE, presso il
Seminario teologico internazionale battista di Praga.
(NEV/ENI) – Prestigiosa
onorificenza (l’Ordine d’Australia) per il pastore luterano Lance
Steicke, uno dei fondatori del Consiglio nazionale delle chiese australiane
(NCCA), che dal 1994 riunisce 15 chiese protestanti, anglicane e la chiesa cattolica.
Il Consiglio, membro della Conferenza cristiana dell’Asia e consulente
del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), è entrato più volte in rotta di
collisione con il governo australiano per la sua difesa dei diritti degli
aborigeni e dei rifugiati politici.
(NEV) – Diretto
da Paolo Moretti, il mensile “Il Cristiano” è giunto ormai ai 116 anni di pubblicazione. Nel
numero di giugno presenta uno studio biblico sulla Lettera ai Corinzi
(R.Diprose), un ritratto di Giosafat (L.Regruto), una biografia di Rosa Madiai
(T.P.Rossetti), Bibbia e cultura (D.Valente), notizie, recensioni,
“Pagina giovani”, missioni. Il Cristiano, via del
Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari (AR).
(NEV) – “Siamo ambasciatori per Cristo”: una
riflessione del capitano David Cavanagh
apre il numero di giugno de “Il grido di guerra”, periodico
dell’Esercito della Salvezza in Italia. Nel numero
anche uno studio biblico sul Padre Nostro, recensioni, notizie dal mondo e
l’inserto “Il Salutista” dedicato ai membri dell’Esercito.
Il grido di guerra, via degli Apuli 39, 0185 Roma.
APPUNTAMENTI
ROMA – Venerdì 27, spettacolo teatrale “Il
piccolo principe” a cura della Compagnia L’Autobus.
Alle 21 nel tempio battista di via del Teatro Valle 27.
VENEZIA – Tutti i giovedì
pomeriggio dalle 16 alle 18 è possibile visitare la mostra documentaristica
“I valdesi: otto secoli di storia”. Al Centro culturale Palazzo Cavagnis,
Castello 5170.
ROMA – Giovedì 3 luglio, a cura della Facoltà
valdese di teologia, concerto del Coro del Firstwald-Gymnasium di Mössingen,
Germania. Alle 20,30 nel tempio di piazza
Cavour.
VENEZIA – Dal 4 al 6 luglio, alla Scuola Grande
di San Giovanni evangelista, convegno dell’associazione
“Biblia” sul tema “Il Messia tra memoria
e attesa”.
PIEDICAVALLO (Vercelli) – Domenica 6, a cura del
Centro culturale valdese, improvvisazione teatrale del Playback Theatre di
Monza sul tema “Essere comunità”. Alle 14,30
nel tempio valdese di via Roma.
MEANA DI SUSA (Torino) – Domenica 6, conferenza
del pastore Emmanuele Paschetto su “Le origini del battismo
moderno”. Alle 17 nel tempio di Campo del Carro.
SCOGLITTI (Ragusa) – Dal 6 al 13 luglio, al Centro Adelfia, campo
di studio e incontro “Donne in Europa”. Segreteria: 095 511101.
ROCCA DI PAPA (Roma) – Dal 10 al 21 luglio, al Centro evangelico
battista, campo per ragazzi (14-17 anni) sul tema “Ho un sogno”.
Segreteria: 06 9499014.
PRALI (Torino) – Dal 13 al 20 luglio, al Centro
ecumenico Agape, campo teologico internazionale “Il corpo
incarnato”. Segreteria: 0121 807514.
VELLETRI (Roma) – Dall’11 al 13 luglio, al
Centro Ecumene, campo su “Europa e America: i problemi di un nuovo ordine
mondiale. Le politiche e le civiltà”. Segreteria: 06
9633310.
TELEVISIONE – Lunedì 30, alle 10 su RAIDUE, la rubrica
"Protestantesimo" manda in onda la replica del dibattito in studio
“La libertà religiosa in Italia”.
RADIO – Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI
Radiouno, “Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (29
giugno, 6 luglio, pastore Luca Negro), notizie dal mondo evangelico,
appuntamenti e commenti di attualità.
«Col nostro genio
scientifico e tecnologico abbiamo fatto di questo mondo un villaggio, eppure...
non abbiamo messo in opera l'impegno etico per farne una fraternità. In qualche
modo dovremo farlo. Dobbiamo tutti imparare a vivere insieme come dei fratelli,
o periremo tutti insieme come dei folli. Siamo legati insieme in un unico
tessuto dal destino, prigionieri di una rete inestricabile di reciprocità.
Tutto Ciò che colpisce direttamente una persona colpisce indirettamente tutti.
Per qualche strana ragione, non potrò mai essere quel che dovrei essere finché
voi non sarete quel che dovreste essere. E voi non potrete mai essere quel che
dovreste essere finché io non sarò quello che dovrei essere. L'universo di Dio
è fatto così, e questo è il modo in cui è strutturato» (Martin Luther King
31.1.1968 Ultimo sermone prima di essere assassinato)
La
libertà merita di essere sostenuta anche nel tuo quotidiano
Per opportuna conoscenza di tutte le lettrici e lettori di O.E.:
---------- Initial Header -----------
From : mauriziobenazzi@...
To : cevaa@...
Cc :
Date : Mon, 23 Jun 2003 09:31:25 +0200 (MEST)
Subject : Offerta per una postazione redazionale di Orientamenti ecumenici a un
pastore/predicatore
Con la presente si informa dell'opportunità offerta dalla Newsletter
"Orientamenti ecumenici" di una postazione completa di P.C. per un
predicatore/pastore del CEVAA residente in Italia: si richiede la sola
collaborazione a tenerci informati sulle attività del CEVAA in Italia e nel
mondo.
Grazie per l'attenzione.
Un cordiale shalom
Maurizio Benazzi
E-mail mauriziobenazzi@...http://it.groups.yahoo.com/group/orientamentiecumenici/
------------------------------------------------------------------
Per info sul CEVAA si prega di visitare il sito www.cevaa.org
Appello di Orientamenti ecumenici per la presenza silenziosa a Costermano, in Veneto, nel prossimo autunno,
quale giornata
straordinaria della memoria delle vittime del nazifascismo.
Per adesioni contattare fin da ora mauriziobenazzi@... (fax
0331-548432 cell. 338 1211439)
Con l’occasione verrà redatto anche un documento che verrà inoltrato alla
FCEI, all’UCEI e alla CEI
"Non ho
paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti" (M.L.King).
Campagna di sostegno al MIR
Scheda
informativa
** COS'E' IL M.I.R. **
Il M.I.R.
(International Fellowship OfReconciliation, I.F.O.R.,
nei paesi anglofoni) si definisce movimento a base
spirituale, composto da donne e uomini impegnati nella nonviolenza attiva come
stile di vita e mezzo di cambiamento personale, sociale e politico. Essi
rifiutano l'uso della violenza nonchè la preparazione
e la partecipazione alla guerra sotto qualsiasi forma.
** IL M.I.R. IN ITALIA **
Il M.I.R.
nasce in Italia nel 1952 per iniziativa di Tullio Vinay
e Carlo Lupo (valdesi), Ruth e Mario Tassoni
(quaccheri). Si impegna sin dall'inizio per la
diffusione della teoria e della prassi della nonviolenza e presto raccoglie
adesioni anche tra i cattolici, che attualmente costituiscono la maggioranza
degli aderenti.
*
Ecumenismo *
Dagli
anni '60 a oggi il M.I.R. è attivo a livello nazionale
per un ecumenismo di base e per approfondire i fondamenti religiosi della
nonviolenza. Ha svolto azione di sensibilizzazione per la Prima Assemblea
Ecumenica Europea ("Giustizia, Pace e Salvaguardia
del Creato", Basilea 1989), per l'incontro preliminare Assisi 1988, per la
Seconda Assemblea Ecumenica Europea (Graz 1997), e per la Diaconia della Pace.
*
Obiezione di coscienza *
Il M.I.R.
ha sostenuto Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini, primi obiettori cattolici al servizio militare, e
si è impegnato per il riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza.
Dall'approvazione della legge è convenzionato con il Ministero della Difesa per
far espletare agli obiettori il servizio civile
nell'attuazione di programmi di formazione alla pace e alla nonviolenza attiva.
È stato il movimento che ha avviato per
primo in Italia la Campagna di Obiezione di coscienza
alle spese Militari (OSM), nata negli anni '80 e tuttora in atto, e si adopera
per far conoscere la Difesa Popolate Nonviolenta (DPN) come alternativa alla
difesa armata. Attualmente promuove insieme al Movimento
Nonviolento e alla Rete di Lilliput la campagna
quadro "Scelgo la nonviolenza" per l'obiezione di coscienzae l'opzione nonviolenta di tutti i/le
cittadini/e.
*
Educazione alla pace e alla legalità *
Dagli
anni '60 il MIR organizza in varie città scuole popolari, scuole di pace e
manifestazioni in favore dei baraccati e dei terremotati. Oggi le sedi sono
impegnate, in collaborazione con le istituzioni locali e regionali, nella
realizzazione di incontri e convegni di formazione e
di informazione sulla pace, la nonviolenza, un diverso modello di sviluppo.
Agli inizi degli anni '90 ha promosso nel Sud, in collaborazione con la
Commissione Francescana Giustizia e Pace, seminari sul tema "nonviolenza e
criminalità organizzata" guidati da Jean e HildegardGoss-Mayr, presidenti
onorari internazionali del MIR/IFOR. È tra i movimenti che aderiscono
all'associazione nazionale antimafia LIBERA. Attualmente
promuove l'attuazione in Italia del "Decennio internazionale per una
cultura di pace e della nonviolenza, 2001-2010", proclamato dall'Assemblea
Generale ONU. Insieme al Centro Studi Difesa Civile e alla Banca Etica ha
lanciato un appello per la creazione in Italia di un Istituto Internazionale
per la Pace e la Risoluzione dei Conflitti.
*
Antinucleare *
Già
contrario alle armi nucleari, all'inizio degli anni '70 il MIR è stato il primo
movimento in Italia a schierarsi contro il nucleare civile. Grazie a numerose
iniziative e lotte nonviolente contro le centrali nucleari e a favore
dell'uso delle energie alternative, si è giunti al referendum del 1987 nel
quale l'Italia ha deciso la definitiva uscita dal nucleare.
* Campi
estivi *
Il MIR ha
avviato da alcuni anni l'organizzazione di campi estivi di
formazione alla nonviolenza.
*
Iniziative internazionali *
Il MIR ha
collaborato e mantiene rapporti di collaborazione con Agimidi Otranto (associazione italo-albanese)
per azioni di solidarietà in Albania. Attualmente
coordina a livello nazionale la Campagna per una soluzione nonviolenta in Kossovo (Campagna Kossovo) e rappresenta
l'IFOR nelle conferenze internazionali ONU sulla criminalità organizzata.
*
Collaborazione con altri movimenti *
Il MIR è
impegnato nei comitati per la difesa della costituzione (comitati Dossetti), aderisce a campagne e coordinamenti nazionali di associazioni quali BoycottNestlè, Libera (contro le mafie), Non Uccidere (contro la
pena di morte). Collabora con altre associazioni quali Agimi,
Beati i Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento, Pax Christi. Sostiene
campagne internazionali quali "Stop Essay!"
contro gli esperimenti nucleari e aderisce a organismi
internazionali quali Church and Peace
e BalkanPeace Team.
*
Iscrizione *
euro 34 annuali (autoriducibili o
aumentabili liberamente) su ccp n. 10667616 intestato
a Luciano Benini - Via Belgatto
78 - 61032 FANO (Pesaro). L' iscrizione comprende l'abbonamento alla rivista
QUALEVITA.
*
Informazione *
Sito
Internet: www.peacelink.it/users/mir
- E-Mail: mir@...
Bimestrale QUALEVITA, Via Buon Consiglio 2 - 67030 TORRE DEI NOLFI (L'Aquila).
Abbonamento annuo euro 12,91 su ccp
n. 10750677. Le Edizioni Qualevita hanno anche un
catalogo di libri su tematiche legate alla
nonviolenza. Per
Invito esteso agli oltre 400 iscritti di O.E., ci cui una buona parte dell’area milanese…
E DOPO IL REFERENDUM?
…Vogliamo
partire da qui per discutere del risultato elettorale e di come continuare la
battaglia per i diritti, insieme con tutti coloro che
si sono impegnati per il SI: una riflessione comune a partire da quello che
insieme abbiamo costruito per valutare le prospettive di un impegno che non si
può considerare esaurito il 16 giugno.
Per questo il
Comitato promotore propone una
discussione pubblica
con
Mario Agostinelli, Pierfranco Arrigoni, Nerina Benuzzi, Marco Bersani,
Felice Besostri, Giacinto Botti, Paolo Cagna
Ninchi, Sergio Cusani,
Nicola Delussu, Mario Fezzi, Andrea
Fumagalli, Antonio Lareno,
Gianni Meazza, Maria Grazia Meriggi, Nicola Nicolosi, Luigia Pasi,
Emanuele Patti, Giorgio Riolo, Basilio Rizzo,
Augusto Rocchi
Martedì 24 giugno alle
ore 21
presso la Casa della Cultura, in via Borgogna
3, Milano
ho visto che hai appena rilanciato la
campagna dell'Acigay sul Pacs. Ti chiedo ora di fare altrettanto per la
presentazione di questo libro. L'autrice è una coraggiosa suora americana che
nel 1999 è stata oggetto di un pesante provvedimento di riduzione al silenzio
da parte della Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Con la sua
presenza a Roma nei prossimi giorni sfiderà quest'ordine. Ti saluto
fraternamente.
Andrea Ambrogetti
Editori Riuniti
Roma - martedì 24 giugno 2003 - ore 21.00
Caffè Letterario - Gay Village – via di Monte Testaccio
PETIZIONE NAZIONALE PER L’APPROVAZIONE DI UNA
LEGGE SUL PACS – PATTO CIVILE DI SOLIDARIETÀ
Le attuali leggi italiane non permettono a
due persone dello stesso sesso di dare una regolamentazione
giuridica ai loro rapporti di coppia, neanche se basati su convivenze
stabili.
Non è così nel resto d’Europa. Leggi specifiche riconoscono dignità
e diritti alle coppie omosessuali in Francia, Germania, Olanda, Belgio,
Portogallo Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo e
nelle regioni spagnole di Catalogna, Aragona, Navarra. La Gran Bretagna, la Svizzera e la Croazia stanno
per approvare leggi analoghe su proposta dei
rispettivi governi. Il 15 gennaio 2003 il Parlamento europeo ha chiesto
per l’ennesima volta agli Stati membri di riconoscere pari diritti
alle coppie dello stesso sesso. La Carta dei Diritti fondamentali
dell’Unione Europea vieta qualunque discriminazione motivata
dall’orientamento sessuale e riconosce a tutti il
diritto a costituire una famiglia. E’ un percorso di libertà
in cui l’Italia è rimasta indietro, bloccata da pregiudizi
anacronistici.
Il PACS (Patto Civile di Solidarietà) non rivolto solo alle persone
omosessuali: è uno strumento a cui possono accedere
anche le coppie di sesso diverso che non vogliono contrarre matrimonio ma
preferiscono una regolamentazione più snella e leggera per il loro
rapporto. Per i gay e le lesbiche rappresenterebbe
la prima forma di riconoscimento giuridico delle proprie unioni.
Questa legge non impone nulla alle coppie
di fatto che non vogliano darsi alcun vincolo giuridico: il PACS è
un’opportunità in più per tutti, non è un obbligo per nessuno. Per
le coppie di fatto che intendono rimanere tali ma che hanno un carattere
di convivenza stabile la legge prevede alcuni
riconoscimenti in più, nel rispetto della volontà della coppia di non darsi
nessun vincolo normativo. Assistere il/la propria partner in ospedale,
partecipare alle decisioni che riguardano la sua salute e la sua vita,
lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui si è
condivisa l'esistenza senza le gravose imposizioni fiscali previste
per un estraneo sono alcune delle opportunità, oggi negate, che
verrebbero introdotte dalla nuova legge.
CON QUESTO APPELLO
CHIEDIAMO AL PARLAMENTO ITALIANO DI APPROVARE UNA LEGGE SUL PACS PER
RICONOSCERE LA DIGNITÀ DI CHI SI AMA, PER SEGUIRE LA STRADA TRACCIATA
DALL’EUROPA, PER DARE NUOVE ALI ALL’AMORE.
Firma anche tu la petizione di UN PACS AVANTI! Una campagna di
libertà, di civiltà, di solidarietà, d'amore. Un diritto in
più. Per tutti.
Socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti
Grazie alla CGIL per la
denuncia fatta al Presidente della Repubblica giovedì pomeriggio! Lo sciacallaggio finanziario del primo Gruppoindustriale torinese ma anche di molte
imprese senza scrupolo è aiutato tra l’altro in Lombardia dalla Legge 598
art. 11, per il consolidamento dei debiti a breve in finanziamenti a medio
termine al tasso finito del 0,5 per cento. Chi paga sono
i contribuenti, con l’approvazione della Lega e dei supporter del “neoliberismo
azzurro”.
a tre mesi dall'inizio della guerra in Iraq si assiste ad un persistente
sfilacciamento dell'avventura anglo-statunitense. Le ostilità militari sono
terminate ma quelle non militari continuano; non si capisce bene in mano di chi
sia la ricostruzione; negli USA (e in Inghilterra) si comincia ad ammettere che
le armi di distruzione di massa sono state una scusa.Ma
qui si profilano guai seri, perché nell'ethos politico anglosassone il mentire
agli elettori è il primo dei peccati (altrove è il primo dei meriti). E le chiese?
Ho letto un
documento che l'Assemblea generale della Chiesa Presbiteriana USA ha inviato
alle chiese locali per studio e riflessione. L'ho trovato molto interessante. A
prima vista mi è sembrato un po' cerchiobottista nel
mettere sullo stesso piano l'opinione di chi ritiene la guerra ingiustificabile
e di chi la approva. Ma realisticamente non si può
dimenticare che ogni chiesa locale (e non solo negli Stati Uniti) è divisa in
opposte posizioni (che spesso si tengono sullo sfondo della vita della chiesa
per non sollevare vespai). Ma ad una più attenta
considerazione, il documento non è per nulla paritario nelle sue valutazioni.
Anzitutto riconosce che il contrasto non è solo tra opposte posizioni a livello
locale, ma tra la maggior parte delle chiese (non solo in USA) che hanno
raggiunto una posizione critica nei confronti della poitica
statunitense "in base a ragioni ben
meditate" e una parte dei membri di chiesa che non sono costretti a condividere
tali posizioni, ma sono invitati a "prestare rispettosa attenzione ai
motivi in base ai quali le chiese sono arrivate a quelle posizioni". Le
quali posizioni sono esposte nel documento in modo
molto preponderante rispetto alle ragioni di chi ritiene che essere facitori di pace significhi imbracciare le armi in vista di
un futuro più stabile. Se le ragioni della "guerra giusta" si rifanno
a Confessioni di fede molto datate (16° e 17° secolo), ha grande
autorevolezza il richiamo alla Confessione del 1967 (Vietnam!) in cui si
afferma che l'identificazione della sovranità di una qualsiasi nazione o di un
qualsiasi modo di vivere con la causa di Dio equivale a "negare la
sovranità di Cristo". Nel documento vengono
richiamate, e messe in questione, le definizioni della "guerra
preventiva" e del "dominio a tutto raggio" che hanno come
conseguenza la pretesa degli Stati Uniti di poter "intervenire con la
forza militare ovunque nel mondo con una forza dominante, in modo unilaterale,
con una guerra preventiva per proteggere i propri interessi". Notevoli
sono le domande aperte che il documento pone alla discussione delle chiese:
Come possono i presbiteriani, insieme agli altri credenti, rispondere alla loro
responsabilità di facitori di pace in
relazione alla nuova politica degli Stati Uniti? Come può una
"superpotenza" mantenere una prospettiva autocritica? Significative sono anche le richieste che l'assemblea di una
delle più grandi e autorevoli chiese degli Stati Uniti rivolge al governo
del proprio paese: il rispetto delle convenzioni internazionali che tutelano i
diritti dei prigionieri e degli ostaggi di guerra; il riconoscimento delle
Nazioni Unite come "l'agente che può essere maggiormente utile per la
ricostruzione dell'Iraq"; l'affermazione che le risorse naturali
dell'Iraq, petrolio e minerali, appartengono al paese e non devono diventare
"una merce di cui possano beneficiare, o di cui si possano avvalere per
un soggiorno prolungato, né un esercito occupante, né un governo straniero
interinale e neppure un'amministrazione transitoria sotto l'egida delle Nazioni
Unite". Un testo forte, dunque, che trae la sua forza dal suo realismo e
insieme dalla volontà di non rinunciare a dire pane al pane: compito delle
chiese, in un confronto che andrà avanti negli anni,
è "far sì che in questo sviluppo sia preservato nello stesso tempo il
rispetto e l'esigenza di andare a fondo nelle cose". Chi vuol leggere il
testo completo lo trova nella traduzione italiana
nella pagina archivio della Commissione alla voce glam58 (www.fedevangelica.it/glam/glam03.asp ).
CAMBIAMENTO
CLIMATICO
Ricavo alcune
informazioni da un rapporto di David G. Hallman,
coordinatore del programma sul Cambiamento Climatico del Consiglio Ecumenico
delle Chiese.
Come
è noto il protocollo di Kyoto,
pur anacquato per i compromessi tesi a farlo digerire
ai più, non è ancora entrato in vigore. Con la recente adesione della Svizzera
sono 111 le Parti (paesi) che hanno sottoscritto il protocollo che rappresentano il 44,2% delle emissioni dei gas serra (GS)
riferite al 1990. Per l'entrata in vigore del protocollo bastavano 55 paesi, ma
ci vuole la copertura del 55% delle emissioni. Appare
quindi cruciale l'adesione della Russia che ha dato ufficiose assicurazioni. A
fine settembre si terrà a Mosca la Conferenza mondiale sul Cambiamento
climatico e si suppone che quella sarà la sede per un
annuncio formale da parte del presidente Putin. Dopo che il protocollo satrà diventato
legge internazionale partirà il programma MOP (Meeting of the Parties, incontro dei paesi aderenti al protocollo di Kyoto) per negoziare la messa in atto del programma
previsto. Il segretariato dell'ONU sul Cambiamento climatico incontra
difficoltà nel finanziamento del MOP all'interno del più vasto programma della
COP (Conferenza delle Parti sul Cambiamento climatico): gli Stati Uniti infatti non solo non aderiscono al protocollo ma non
intendono essere coinvolti nel MOP mediante i contributi da loro versati per il
programma della COP a cui essi partecipano.
La nona
Conferenza (COP9) si terrà a Milano in dicembre. La Glam partecipa, tramite
Antonella Visintin, alla preparazione del programma
ecumenico promosso dal CEC (che da tempo segue il
Cambiamento climatico con un suo staff, vedi il documento "Solidarietà con
le vittime del Cambiamento Climatico" tradotto e segnalato a suo tempo
in glam21) con cui il CEC
parteciperà alla COP9.
Notizie
sconfortanti per ciò che riguarda le emissioni di GS. La meta del mantenimento delle emissioni allo stesso livello del 1990 per il 2000 da parte dei paesi sviluppati non
è stata raggiunta, anzi. C'era stata una diminuzione del 3% all'inizio, ma ciò
era conseguenza del crollo verticale della produzione nei paesi dell'Est, le cui emissioni erano diminuiite
del 37%. In realtà le emissioni dei paesi altamente
industrializzati sono cresciute dell'8% nel decennio. L'UE nel suo insieme è
calata del 3,5% (al suo interno si va da diminuzioni del 19 a
aumenti del 35%). Forti aumenti nel paesi altamente industrializzati:
Giappone 11, USA 14, Australia 18, Canada 20%. Per il decennio 2000-2010 le previsioni sono pessime: per i paesi altamente
industrializzati si potrebbe arrivare ad aumenti anche del 17%. Considerando
insieme anche il paesi in transizione (centro e est
Europa) che hanno ripreso ad aumentare rispetto alla crisi degli anni 90, si
possono prevedere incrementi del 10%.
Ma qualcosa si muove all'interno del mondo occidentale. Piccoli
segnali di un disagio che è soffocato dalle grandi multinazionali del petrolio,
ma che comincia a farsi sentire. In Canada Kairos
Canada, una coalizione ecumenica per la giustizia e
l'ecologia, ha proposto una risoluzione, tramite azionisti membri di chiesa,
all'assemblea annuale della Imperial Oil (di cui è
proprietaria al 70% la EXXon/Mobil
USA). La risoluzione chiedeva che la Compagnia preparasse un rapporto sulla sua
responsabilità finanziaria in merito al cambiamento climatico e alla necessità
della riduzione dei GS. Naturalmente la Exxon/Mobil ha votato contro; ma
del restante 30% di azionisti un terzo ha sostenuto la risoluzione di Kairos Canada, un'adesione oltremodo significativa per una
proposta che venga bocciata dall'azionista di maggioranza. All'assemblea
annuale della stessa Exxon/Mobil,
negli Statio Uniti, un
significativo 21% ha sostenuto la richiesta che la Compagnia riferisse sulla
crescente richiesta di sviluppare fonti rinnovabili di energia; e questo
malgrado una pesante campagna promossa dalla Compagnia per persuadere il
pubblico e gli azionisti che l'aumento della temperatura a livello planetario
non è un problema. Un altro 22% nella stessa assemblea ha sostenuto la
richiesta di un rapporto sui rischi e le strategie connesse al cambiamento
climatico. Le due richieste erano state proposte da gruppi cattolici e dal
Fondo pensionistico dei pompieri di New York. Non sono
solo le chiese infatti che si muovono su questo
terreno. Diversi Fondi pensionistici hanno evidenziato
infatti la responsabilità potenziale delle compagnie connessa alla mancata
azione per far fronte al cambiamento climatico e hanno dichiarato che
appoggeranno risoluzioni di azionisiti che chiedano
rapporti sulle emissioni di GS e piani di azione sul problema del cambiamento
climatico. Al di là di questi episodi, comincia a
crescere la preoccupazione di governi, grandi managers,
investitori internazionali, per il fatto che il cambiamento climatico potrebbe
comportare conseguenze negative sullo sviluppo sociale, la crescita economica,
il costo delle strutture delle compagnie e le valutazioni sul mercato
azionario. Si prevede infatti che le responsabilità
finanziarie del cambiamento climatico ricadranno sulle compagnie che trattano i
combustibili fossili. Queste compagnie dovranno affrontare alcuni dei seguenti
problemi:
-
un incremento della pressione tesa a regolamentare più rigidamente le emissioni
di GS;
-
un abbandono da parte del mercato di carburanti ad alta emissione di GS;
- un danno per
l'immagine e il marchio qualora le compagnie siano identificate
come elementi frenanti nell'ambito del problema della riduzione delle emissioni.
Il sonno comincia
ad essere agitato, ma è pur sempre sonno. Come sarà il risveglio?
LA VERGOGNA DI
ESSERE ITALIANO
Questo è ciò che
in questi giorni si prova, maggiormente di prima, di
fronte all'impunità per legge del capo del governo. Oltre a provar vergogna
cosa possiamo fare? Possiamo partecipare alla campagna di boicottaggio connessa
al conflitto di interessi di Berlusconi.
Il CoRe (Consumo responsabile) ha lanciato questa campagna di cui hanno parlato
alcuni giornali di sinistra, Manifesto, Unità, e
riviste come Carta, AltrEconomia, ecc. Si tratta di
NON consumare prodotti di aziende che fanno pubblicità sulle reti Mediaset, facendoglielo sapere. Partecipano a questa
campagna organizzazioni di consumatori a cui fanno capo 250.000 persone e
relative famiglie. Partecipa anche tu: tutte le informazioni collegandosi al
sito www.consumoresponsabile.it Per
non rendere troppo difficoltoso il boicottaggio l'azione
è diretta per ora nei confronti di 5 aziende e relativi marchi:
Gruppo Unilever: Findus, Algida;
Gruppo Ferrero: Ferrero, Kinder;
Gruppo Bolton: Rio mare, Neutro Roberts;
Gruppo Barilla: Barilla, Mulino bianco
Gruppo Nestlé: Nestlé, Motta, Buitoni.
E' poco, ma
partecipando ci si sente appena un pochino meno sporchi.
SALVIAMO LA
PAGINA SULLE RELIGIONI
L'Unità
pubblica, sempre più saltuariamente, la pagina del giovedì sulle religioni. Un raro caso di pluralismo nel paese in cui gli esperti di religioni
si chiamano vaticanisti, una pagina che ha dato spazio a
evangelici e ortodossi, ebrei e islamici, con informazioni e interventi
diretti. Ora, segnala Paolo Naso, la pagina rischia di essere del tutto
soppressa. Che l'Unità sia o meno il nostro giornale,
siamo invitati a scrivere al direttore (direttore@...)
qualche riga di cortese richiesta perché nel clima sempre più soffocante,
questa finestra non sia chiusa privandoci dell'aria fresca che faceva entrare.
E' utile mandare la lettera per conoscenza al responsabile della pagina,
Roberto Monteforte (r.monteforte@...).
Anche volendo, nel periodo estivo non potrei raggiungervi, non avendo con me
l'indirizzario.
Buona
estate dunque e a risentirci.
Franco Giampiccoli
Caro Franco,
nel ringraziarTi
per il lavoro fatto quest’anno
gli iscritti a questa ML (che sono di numero ben superiori a quelli che si vedono
in chiaro su Yahoo.it, per via degli indirizzi elettronici non registrati, al
fine di evitare il c.d. spam indesiderato) ti saranno
grati se vorrai dedicare a noi ancora 10 minuti, per notiziarci
in merito al tuo libro, pubblicato recentemente dalla Claudiana.
Insistiamo perché pensiamo onestamente di non chiedere la luna o il
petrolio iracheno.
In ogni caso buone vacanze; qui teniamo comunque
aperto per ferie, ma possiamo – per chi lo desidera – sospendere
ogni singolo indirizzo, senza annullare l’iscrizione, dall’invio di messaggi, attivando la
funzione operativa di visione degli stessi solo su web.
Il cammino fino ad ora si è mostrato ricco di frutti di primavera. Raccogliamo ovviamente l’appello
per l’Unità.
Buona estate
!
MB & C.
MYANMAR: AMNESTY
INTERNATIONAL CHIEDE IL RILASCIO IMMEDIATO DI AUNG SAN SUU KYI
Amnesty International ha appreso con
preoccupazione la notizia che Aung San SuuKyi si trova agli arresti
nella prigione di Insein,
sulla
base della Sezione 10(a) della Legge sulla protezione dello Stato
del 1975.
“Ribadiamo
con forza la nostra richiesta alle autorita’ di
Myanmar di rilasciare immediatamente e senza
condizioni Aung San SuuKyi” –
ha dichiarato Paolo Pobbiati, coordinatore Myanmar
della Sezione Italiana di Amnesty International. “Chiediamo inoltre al
Consiglio di
Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc) di rilasciare U Tin Oo, vicepresidente della Lega nazionale per la democrazia e
almeno 130
persone che dovrebbero essere a loro volta in stato d’arresto, a seguito
degli episodi del 30 maggio, solo a causa delle loro pacifiche
attivita’ politiche”.
“Nonostante
lo Spdc abbia dichiarato che Aung
San SuuKyi e’ trattenuta
a tutela della sua incolumita’, la dirigente
politica e premio
Nobel per la pace si trova in realta’ agli arresti sulla base di
disposizioni che negano i fondamentali diritti umani e la considerano
una minaccia alla sovranita’ e alla
sicurezza dello Stato” – ha denunciato Pobbiati.
Amnesty International e’
particolarmente preoccupata per il fatto cheAung San SuuKui
si trovi agli arresti sulla base di una legge che
permette fino a un anno di detenzione arbitraria, senza accusa ne’
processo e senza possibilita’ di assistenza
legale o di revisione
giudiziaria, sulla base di un’ordinanza del potere esecutivo rinnovabile
per un massimo di cinque anni.
“Tutti i detenuti, compresa Aung San SuuKyi,
devono avere immediatamente accesso ad avvocati,
familiari e cure mediche” – ha
ribadito Pobbiati, il quale ha aggiunto che Amnesty International non si
sente affatto rassicurata dalle dichiarazioni delle autorita’,
secondo le quali i detenuti saranno rilasciati “al momento
opportuno”.
NUOVO
RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULL’IRAQ: I DIRITTI UMANI, ALLA BASE
DELLA RICOSTRUZIONE DEL PAESE
Amman – Alla vigilia di una importante conferenza del Forum economico mondiale, in
cui si discuterà del futuro e della ricostruzione dell’Iraq, Amnesty
International ha espresso la propria preoccupazione per l’attuale situazione
dei diritti umani nel paese: “Il rispetto per i diritti umani dev’essere la condizione essenziale perché in Iraq vi
siano sicurezza, pace e libertà” – si legge in apertura del
rapporto.
I componenti di
una delegazione di Amnesty International di ritorno dall’Iraq hanno
riferito che le potenze occupanti – Stati Uniti e Regno
Unito – non stanno adempiendo
alle loro responsabilità di assicurare la ìsicurezza
e il benessere della popolazione irachena. Inoltre, le potenze occupanti
continuano a tenere agli arresti oltre 2000 iracheni presso aeroporti e altri
centri di custodia, senza consentire loro di incontrare parenti e avvocati e
di contestare sul piano giudiziario la propria detenzione.
“La famigerata prigione di AbuGhraib,
centro di tortura e di esecuzioni di massa sotto il regime di SaddamHussein, rimane ancora
tagliata fuori dal mondo esterno. Il 13 giugno i detenuti hanno effettuato una protesta contro la propria detenzione a tempo
indeterminato e senza processo. Le truppe delle potenze occupanti hanno reagito
uccidendo una persona e ferendone altre sette” – ha dichiarato AbdelSalamSidahmed,
vicedirettore del programma Medio Oriente di Amnesty
International, al termine della sua visita in Iraq.
Nel suo rapporto, A vantaggio di chi? I
diritti umani e il processo di ricostruzione economica in Iraq, Amnesty
International afferma che
“l’obiettivo
della ricostruzione dev’essere quello di
assicurare l’effettiva protezione e realizzazione di tutti i diritti
umani per tutti gli
iracheni. La ricostruzione avrà successo solo se
i diritti umani saranno al centro di questo processo”. Il rapporto
rivolge numerose preoccupazioni alle potenze occupanti e alle imprese private
che stanno premendo per entrare o investire in Iraq.
La risoluzione 1483, adottata il 22 maggio
dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha abolito il prolungato regime
delle sanzioni e ha stabilito un quadro di riferimento internazionale per il
processo di ricostruzione. Tuttavia, il
Fondo di sviluppo menzionato nella risoluzione, dove saranno versati
i proventi derivanti dalla vendita del petrolio, rimane sotto il chiaro controllo
delle potenze occupanti, e persino l’Organismo
“indipendente”, che ha il compito di supervisionare le spese del
Fondo, non è chiamato direttamente a rispondere a livello internazionale.
“Senza un meccanismo di controllo
internazionale, non vi è alcuna assicurazione che
questi organismi orientino gli sforzi della ricostruzione verso la protezione
dei diritti umani o che almeno assicurino che i progetti di sviluppo non
finiscano per causare abusi dei diritti umani” – ha dichiarato
Umberto Musumeci, responsabile Diritti economici e
sociali della Sezione Italiana di Amnesty International.
All’interno delle forze della coalizione, prima della guerra, si è parlato a lungo dei
diritti umani della popolazione irachena. “Se quelle erano parole sincere,
ora gli Stati Uniti e il Regno Unito dovrebbero affermare chiaramente che i
progetti riguardanti la protezione dei diritti umani avranno
priorità nel processo di ricostruzione” – ha aggiunto Musumeci.
“Le potenze occupanti dovrebbero
inoltre impegnarsi a riferire, nei loro rapporti al Consiglio di Sicurezza, sul
modo in cui i finanziamenti erogati dal Fondo di sviluppo rafforzeranno la
protezione dei diritti umani”.
La conferenza del Fondo economico mondiale viene presentata come uno sguardo rivolto al futuro
dell’Iraq. “È davvero
sconcertante che i diritti umani non siano neanche menzionati nelle otto fitte
pagine di agenda dei lavori”
– ha lamentato David Petrasek, direttore del programma
sulle politiche e sulla valutazione di Amnesty International. “Saremo
presenti alla riunione per ribadire che non può
esservi alcuna ricostruzione se non sarà basata sul ripristino della legalità,
sull’eguaglianza e sulrispetto di
tutti i diritti umani di tutti gli iracheni. Perché la ricostruzione abbia successo, dovrà inoltre esservi giustizia per le
centinaia di migliaia di vittime delle passate violazioni dei diritti umani in
Iraq”.
“La ricostruzione
non è solo una mera questione economica” – ha sottolineato Musumeci. “Soprattutto in un contesto
di occupazione, il
processo di ricostruzione è destinato ad avere un
enorme impatto su aspetti politici e sociali e ovviamente sui diritti umani.
Per questo, deve essere assicurata giustizia per i passati abusi ma vi è
bisogno di giustizia sociale nel futuro”.
Il rapporto di Amnesty
International solleva dubbi sulla mancanza di trasparenza
nell’assegnazione degli appalti e nel processo di ricostruzione, sottolineando
come la mancanza di informazioni stia negando agli iracheni il loro diritto a
prendere parte al processo decisionale su importanti questioni, come la
ricostruzione del sistema giudiziario, la riorganizzazione delle forze di
polizia, il sistema educativo e quello sanitario.
L’attuale situazione in Iraq mostra come le potenze occupanti non stiano venendo incontro
ai bisogni di sicurezza della popolazione irachena.
Centinaia di migliaia di famiglie stanno
lottando per arrivare alla fine della giornata, senza pensione né stipendio. In
questa situazione, la gente è sempre più frustrata e non sa a chi rivolgersi
per esprimere preoccupazioni e proteste. È quasi impossibile scoprire i nomi
dei dirigenti che sono a capo degli uffici governativi, che ruotano in
continuazione, e sembra non vi sia alcun sistema di comunicazioni regolari tra
l’Ufficio dell’autorità provvisoria della coalizione
e la popolazione irachena.
“Le potenze occupanti devono prendere
un esplicito impegno a coinvolgere gli iracheni nelle decisioni riguardanti la
ricostruzione. Gli iracheni stessi, possibilmente attraverso
istituzioni rappresentative, dovrebbero prendere decisioni
sulla ricostruzione, sugli investimenti esteri e sulla vendita dei beni dello
Stato” – ha aggiunto Musumeci.
“Anche le donne devono essere coinvolte
pienamente nel processo di ricostruzione: è una condizione necessaria per una
pacifica ed efficace ricostruzione dell’Iraq”.
Il rapporto di Amnesty
International rivolge numerose osservazioni alle imprese private e richiama la
necessità che il loro comportamento non indebolisca gli sforzi per il
ripristino della legalità attraverso
incentivi alla corruzione. L’organizzazione per i diritti umani chiede
alle imprese di considerare la propria condotta alla luce della nuova serie di
principi sui diritti umani, sviluppati dalle Nazioni Unite con speciale
riferimento al mondo degli affari, e di evitare quei trasferimenti arbitrari di
popolazioni che spesso i progetti relativi a grandi
infrastrutture possono provocare. Il rapporto, infine, sollecita le imprese a osservare le norme sulla sicurezza
riconosciute a livello internazionale, con particolare riferimento
all’impiego e alla formazione degli addetti alla sicurezza, nonché ad
evitare ogni forma di discriminazione nell’assunzione di manodopera
irachena.
“Se le riforme per proteggere i
diritti umani non saranno pienamente integrate nella ricostruzione, sarà stato
perpetrato un tradimento ai danni della popolazione irachena” – ha conclusoMusumeci.
DOMANDA : Cosa fanno le Acli
e la Compagnia delle Opere in Iraq?
Ma gli
interrogativi aumentano a ben vedere, in relazione soprattutto a seguito di quelle
“nuove alleanze” in seno al cattolicesimo nostrano.
VERTICE
DI SALONICCO: STUDIO E LETTERA APERTA DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA POLITICA
DELL’UNIONE EUROPEA IN MATERIA DI ASILO
In occasione del vertice dell’Unione
Europea di Salonicco, nel corso del quale verranno
valutate le proposte del Regno Unito e della
Commissione Europea per esaminare le
richieste di asilo politico al di fuori del territorio
comunitario, Amnesty International ha presentato uno studiodi 40 pagine (*) sulle principali questioni
legali e politiche connesse a tali proposte, sottolineando come esse siano
“illegali e impraticabili”.
Al vertice di Salonicco si decideranno
inoltre le future priorita’deSistema comune europeo in materia di asilo. Per
questo motivo,
Amnesty International ha anche diffuso una
lettera aperta (*) nella quale critica i Quindici per la mancanza di visione,
il pensiero a
breve termine e la strabordante enfasi sul
controllo e la repressione che caratterizzano l’atteggiamento
dell’Unione Europea in materia di
asilo politico.
L’analisi di Amnesty
International sulle proposte avanzate da
Regno Unito, Commissione Europea e Alto Commissariato delle Nazioni
Unite sui Rifugiati per esaminare in sede
extra-territoriale le domande di asilo politico,
evidenzia una serie di carenze sul piano
legale e si chiede se davvero
queste proposte costituiscano una visione genuina e basata sui principi di
divisione degli oneri e delle
responsabilita’. Queste proposte, sottolinea Amnesty
International, potrebbero di fatto favorire
l’immigrazione illegale piuttosto che
limitarla.
Nel suo studio, Amnesty International
afferma: “Forse l’aspetto piu’ grave, comune
a queste proposte, e’ che non viene presa in considerazione la loro legalita’ rispetto non solo alla Convenzione del 1951
sui rifugiati ma anche ad altri standard del diritto
internazionale in materia di asilo politico”.
“L’analisi di
Amnesty International dimostra che e’ giunto davvero il momento,
per i leader europei presenti al vertice di Salonicco, di un
fondamentale ripensamento su cosa stanno facendo in tema di asilo politico”
– ha dichiarato DickOosting,
direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione
Europea. “Invece di una risposta organizzata alle stringenti questioni
che determinano l’afflusso dei richiedenti asilo
in Europa, gli esponenti politici si aggrappano a soluzioni ad hoc e di corto
respiro che vengono approvate frettolosamente senza una adeguata attenzione
agli standard internazionali in materia di diritti umani e di rifugiati”.
“Finora, gli sviluppi nella politica
comune dell’Unione Europea in materia di asilo
politico hanno mostrato una mancanza di pensiero
strategico, un’assenza di prospettive a lungo termine e una dominante
enfasi sulla necessita’ di tenere le persone
alla larga, anziche’ proteggere quelle
piu’ vulnerabili e contribuire a trovare salvezza e soluzioni durature
per i rifugiati. Non solo siamo di fronte
a un’enfasi errata, ma questo approccio difensivo che punta
tutto sul controllo semplicemente non funziona” – ha aggiunto Oosting.
“Speriamo che questo vertice produca
una piu’ matura visione per la politica comune europea in materia di asilo rispetto a quanto visto
fino ad ora. Piuttosto che esplorare i modi per rilanciare la palla fuori dall’Europa e verso i paesi piu’ poveri e
piu’ vulnerabili, l’Unione
Europea deve accettare la
propria responsabilita’ come un attore decisivo
nel sistema internazionale di protezione dei rifugiati” – ha
commentato Marco Bertotto, presidente della
Sezione Italiana di Amnesty International.
Le raccomandazioni di Amnesty
International ai capi di Stato e di governo che parteciperanno al vertice di
Salonicco sono le seguenti:
- individuare
una direzione chiara e inequivoca per lo sviluppo di strategie
in tema di protezione piuttosto che consentire che la
preoccupazione per i propri interessi domini il modo in cui rispondere ai
movimenti di persone verso l’Europa;
- sviluppare un approccio coerente che
assicuri adeguata protezione ai rifugiati e sostegno alle loro esigenze
umanitarie anziche’ esplorare i modi per
trasferire la responsabilita’ a Stati
vulnerabili;
- in particolare, evitare ogni impegno
finanziario che permetta l’attuazione di controverse proposte per
istituire centri di transito nei
quali prendere in considerazione le domande di asilo politico.
Sta per esordire Sky Italia, nuovo nome di Stream
e Telepiù, le tv a pagamento, che hanno un nuovo
padrone: l'imperatore dei media mondiali RupertMurdoch. Uno al cui confrontoBerlusconi sembra un
nano. E che infatti già annuncia che 900 posti di lavoro, tra Stream e
"indotto", sono in pericolo a Roma. Le nostre pagine di Carta Città
raccontano quel che ne pensano i lavoratori, per la gran parte tanto precari che il
referendum sull'articolo 18 lo hanno perso prima
ancora che si facesse. http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/22/sommario.htm
Da AdNavventista:
Kenya –
Iniziative in favore delle giovani masai
Ancora oggi, per molte giovani donne masai, i diritti
umani fondamentali continuano a essere messi in ombra
dalle credenze e dalle pratiche tradizionali che lasciano molte di loro senza
istruzione e costrette a un matrimonio precoce, a volte anche all’età di
sette anni.
Questo stile di vita delle giovani ragazze masai ha
spinto un gruppo di donne avventiste del 7° giorno, appartenenti al NewLifeChurchWomen'sMinistry di Nairobi, a dare
inizio al Centro di riabilitazione e d’istruzione di Kajiado.
Inaugurato nel 2000, il centro offre asilo, istruzione e amicizia.
Le ragazze, dai sei ai dodici anni, provengono da situazioni familiari diverse,
ma i fattori comuni sono l’estrema povertà e il matrimonio forzato.
Alcune di esse hanno subito abusi sessuali.
“Quando arrivano qui, alcune non hanno mai visto un letto. Dobbiamo
insegnare loro a rifarsi il letto, a lavarsi,
a vestirsi, perché nelle loro case non usano indumenti o al massimo indossano
un lenzuolo”, rivela JacintaLoki, direttrice del centro.
Oggi, il centro di Kajiado, che all’apertura, avvenuta
nel 2000, ospitava 15 ragazze, ospita 61 giovanette masai
che vengono seguite da uno staff composto da quattro
insegnanti-tutrici. Buona parte delle ragazze, vittime dei
matrimoni precoci, vive proprio nel centro che è diventata la loro nuova casa.
Resteranno fino al diploma. Il centro, dove esiste una scuola elementare con un
corso di studi di quattro anni, ha bisogno di insegnanti
per poter inserire corsi di studi più elevati. Alle ragazze si
insegna a leggere, a scrivere e a conoscere Dio; possono giocare nel
giardino, cantare e, pian piano, imparano a gioire della ritrovata libertà.
“All’inizio, quando arrivano qui, sono
molto timide, perché nella cultura masai la donna non
ha diritti. Allora cerchiamo di parlare, di dare loro dei consigli, cerchiamo
di socializzare, di giocare, fare qualche lavoro
insieme… Ora sono libere di discutere e di dire tutto quello che
vogliono, soprattutto se c’è qualcosa che non va bene. Sono libere. A
confronto della loro esperienza precedente a casa, qui sono felici perché sanno
che mangeranno tre volte al giorno come ogni altro
bambino normale. Poi avranno vestiti e istruzione”, spiegaLoki.
È raro che un padre vada a visitare la figlia presso il centro. Nella cultura masai le donne non hanno un gran valore nella società.
Diverse madri hanno cercato di riportare le figlie a casa,
questo è stato un momento difficile per lo staff. Molte sono però le
madri contente di vedere come sono diventate le proprie figlie.
Il centro combatte anche contro le mutilazioni ai genitali femminili (Fgc). Quando una bambina masai
compie sette anni viene circoncisa e si ritiene che
sia grande abbastanza per il matrimonio. “Per combattere questa pratica
cerchiamo di parlare con i genitori delle ragazze e pian piano alcuni di loro
hanno cominciato a capire che anche il governo è contrario all’Fgc. La cosa più importante però è istruire le
ragazze”, ha aggiunto Loki.
Il Centro di riabilitazione e istruzione di Kajiadoriceve contributi individuali, assegnamenti della chiesa e
da World Servants International,
un’organizzazione cristiana non governativa.
La direttrice aggiunge che l’aiuto maggiore viene dalla chiesa stessa e
che ogni ragazza ha nella chiesa una mamma “adottiva”, un membro di
chiesa a Karengata o del NewLifeChurch a Nairobi. Esse visitano le loro
“figlie” una volta al mese.
Il centro ha aiutato dozzine di ragazze ed è diventato una fonte di speranza
per molte donne masai. da Ann
Papua Nuova
Guinea – La Chiesa avventista in prima linea per il processo di pace
Un gruppo delle Nazioni Unite (Onu), che si occupa
del controllo della pace, ha affidato alla Chiesa Avventista del 7° Giorno il
compito di raggiungere i membri delle comunità e dei vari clan che continuano
a mostrare ostilità gli uni contro gli altri nonostante la dichiarazione di
pace firmata nel gennaio del 1998. I membri di chiesa saranno coinvolti in
incontri personali e di gruppo, usando approcci culturali che possano far sviluppare il movimento di pace.
È un’importante responsabilità per la Chiesa, dato
che i gruppi Onu di controllo della pace
pensano di lasciare l’isola alla fine di luglio, mentre il resto dello
staff Onu partirà alla fine dell’anno.
“Ci è stato chiesto di essere in prima linea nel condurre il lavoro
per far progredire il processo di pace”, ha affermato il past. RichardRikis, presidente della Chiesa nell’isola di Bougainville, situata nel Pacifico del sud e che è
dilaniata dalla guerra.
Il conflitto è iniziato alla fine degli anni Ottanta per le rivendicazioni di
retribuzione da parte dei proprietari terrieri contro i proprietari della
miniera d’oro e di rame di Panguna, ora
smantellata. È una delle miniere più grandi del mondo e ha portato grossi
profitti a Boungainville, che fa parte della
provincia delle Salomons settentrionali della Nuova
Guinea.
Uno dei motivi per i quali la Chiesa avventista
è stata scelta sta nel fatto che è l’unica Chiesa a
essere stata organizzata durante i dieci anni di guerra civile. La Chiesa ha
operato in modo imparziale durante la guerra incontrando entrambe le parti.
Il capo dei ribelli, FrancisOna,
ha comunicato con i responsabili di chiesa in varie occasioni. “Ona è stato l’uomo che ci ha dato il permesso di
andare avanti e aiutare la maggior parte delle persone che vivono nella
parte interna dell’isola. Durante l’ultimo incontro, ha
ringraziato i membri avventisti che hanno pregato per l’isola durante il
conflitto e ha chiesto il loro perdono”, ha affermato Rikis.
All’epoca del conflitto un pastore avventista
e diversi membri hanno perso la vita.
Tanti membri di chiesa avventisti sono stati coinvolti nel conflitto, soprattutto
giovani, molti dei quali sono ritornati in chiesa e lavorano
con impegno perché anche gli altri ritornino. Anche
alcuni dirigenti, durante il conflitto, hanno lasciato la Chiesa per guidare
le truppe nella battaglia. Ora stanno capeggiando una nuova offensiva.
“Abbiamo utilizzato alcuni di questi ex capi o, come li chiamiamo noi,
ex combattenti. Essi sono nella Chiesa e ora conducono l’opera dei
laici all’interno della Chiesa avventista”,
afferma ancora Rikis, il quale ha fiducia che gli
sforzi della Chiesa avventista aiuteranno a portare la pace nell’isola. da Ann
Olanda – Il caffè evangelistico
attira i giovani
In un paese dove i metodi evangelistici
tradizionali non danno frutto, i dirigenti della chiesa avventista
olandese hanno cercato nuovi modi per raggiungere la
società.
“Uni&K” (unico) è un caffè evangelistico organizzato dalla chiesa con i giovani di
Utrecht avendo in mente un centro educativo e commerciale. Nel locale si incontrano due piccoli gruppi, viene condotto un
servizio di culto settimanale e un servizio di culto mensile il venerdì sera. Sebbene organizzi le riunioni di culto in maniera
diversa, Uni&K affronta le sfide tradizionali. Il chiesa-caffè ha avuto
inizio in risposta al cambiamento dei bisogni della società post-cristiana avvenuto
in tutto il continente; un cambiamento ufficialmente riconosciuto. Secondo il
sito internet del Ministero degli Esteri olandese: “L’influenza
delle chiese cristiane in Olanda è in declino dagli anni cinquanta. …ne è risultata la secolarizzazione dei protestanti e dei
cattolici. La maggioranza della popolazione olandese non appartiene più a
nessuna chiesa…”.
In Olanda ci sono 4.352 cristiani avventisti
del 7° giorno e 50 comunità. da Ann
Per tutti coloro
che non visitano quotidianamente il sito www.israele.net:
…..
A fianco della popolazione iraniana Da
un editoriale del Jerusalem Post
Gli iraniani si stanno battendo per la loro propria liberta'. Ma la posta in gioco della loro battaglia riguarda il mondo
intero... http://www.israele.net/analisi/17063jem.html
…….
……
Risposta dalla sardegna dalla signora Alma Cocco [almacocco@...]
ATTENTI AI BUONI
Cari amici,
dopo mesi di
silenzio, vi porgo questa bellissima nota di Mario
Giordano scritta in merito ai recenti avvenimenti in Iran. E' una nota che
non ha bisogno di alcun commento, ma solo di
riflessione, e che vi chiedo di diffondere tra i vostri amici e conoscenti
A tutti, buone vacanze.
Alma
MA I PACIFISTI NON SI VEDONO
di Mario Giordano
Attenti ai buoni. Attenti a coloro che vi
hanno chiesto di esporre la bandiera dellla pace alla finestra. Attenti
perché adesso non ve lo chiedono più.
Eppure in Iran si sta giocando una partita
che dovrebbe farci saltarte sulle sedie. Migliaia di giovani
in piazza che chiedono libertà. E un regime di ayatollah
che risponde con le armi. Ragazzi feriti, ragazzi arrestati. Quasi una nuova
Tienanmen.
Ragazzi che attraverso le e-mail
gridano il loro dolore come Paya, 13 anni, colpito violentemente durante una
manifestazione, come Sharokh che racconta di una ragazza picchiata a morte. Ragazzi che
chiedono la libertà. Come Yanic, 18 anni: "Lottiamo per il
nostro diritto di vivere liberi. Veniteci ad aiutare".
Ma l'appello di Yanic qui in Italia
cade nel silenzio. E cadono nel silenzio il sangue di
Paya, la violenza sulle ragazze. Cadono nel silenzio le e-mail. Nessun corteo, nessuna indignazione, nessuna bandiera che sventola. Nessun
cuore che s'infiamma.
E allora attenti ai buoni. Attenti a coloro che vi hanno dato la bandiera della pace, attenti
a quelli che vi hanno venduto la bandiera della pace. Attenti
a quelli che vi hanno portato in corteo. Attenti a
quelli che vi hanno infiammato i cuori. Attenti a
quelli che tanto hanno alzato la voce nei mesi passati gridando contro le
ingiustizie. Attenti perché adesso tacciono. E io non rieco a capire perché.
(fonte:
Il Giornale, 19 giugno 2003)
Commento: Si rende noto che la signora Alma
Cocco ha abbandonato la lista di O.E. da molte
settimane: i suoi pesanti attacchi contro la politica francese al servizio di
presunti interessi politici islamici ha ricevuto in questi giorni una secca
smentita. Riusciamo forse a immaginare perché scrive
così…
Campagna di informazione sulle pecore nere evangeliche...
Notizie su Israele
Che cosa c'è che non va nell'ufficio di Primo Ministro d'Israele, che
trasforma impavidi generali in meduse prive di spina dorsale?
Notizie su Israele - 2003
Le notizie provenienti da Israele si fanno sempre più preoccupanti e
purtroppo in Italia l'attenzione è abbastanza scarsa e superficiale.
Le informazioni che compaiono sulla stampa nazionale sono quasi
sempre faziose e certamente non contribuiscono a dare un quadro
realistico della situazione. Senza avere particolari pretese, queste
pagine si propongono di diffondere delle notizie su Israele che
possano essere di stimolo alla riflessione e alla preghiera.
ecc. ecc. ecc.
Per ulteriori informazioni vistare il sito www.ilvangelo.org
.............................................................
19/06/2003- Altre notizie
Appello "in musica" contro l'incivile pratica dell'abbandono estivo
di animali, che nel 2002, secondo le stime della LAV, ha riguardato
100.000 cani e 50.000 gatti: a lanciarlo è Luca Ferrari, nuovo
sensibile interprete della canzone d'autore italiana e da sempre
grande sostenitore della LAV, che questo pomeriggio (ore 18) presenta
a Roma, presso Messaggerie Musicali (Via del Corso 472), il suo nuovo
CD "L'età del vento". All'interno dell'album è contenuto il
brano "Cane di Fiumicino", valorizzato anche da un videoclip,
ispirato proprio dalla storia di un cane abbandonato e adottato dal
cantante. Parte del ricavato della vendita del CD sarà devoluto alla
LAV, a sostegno della campagna contro il randagismo.
All'anteprima del CD di Luca Ferrari, la LAV ha presentato le nuove
campagne stampa contro il randagismo con l'appello rivolto ai
cittadini ad "abbandonare solo la città".
"Gli abbandoni in realtà si verificano tutto l'anno e le punte
massime non si registrano solo in estate, circa il 25%, ma sono
perfino superiori nel periodo di apertura della caccia con oltre il
30% degli abbandoni di cani - ha dichiarato Elisa D'Alessio,
responsabile LAV per il settore Randagismo - i cacciatori "provano i
cani", quindi se non "bravi" li abbandonano dopo le prime giornate di
caccia. Il numero di cani da caccia nei canili e l'aumento di questi
proprio da settembre in poi conferma questa barbara usanza,
soprattutto nel centro Italia. Allarmante il dato sulla mortalità dei
cani abbandonati, che raggiunge l'80%".
La LAV ricorda che il recente Decreto della Presidenza del Consiglio
dei Ministri (DPCM) che ha recepito l'Accordo Stato-Regioni -
proposto dal ministro della Salute Sirchia - sul benessere degli
animali da compagnia (febbraio scorso), invita le Regioni ad
introdurre il microchip come sistema unico per identificare i cani,
con la creazione di una banca dati informatizzata presso il Ministero
della Salute. Ministero della Salute e Regioni entro 120 giorni da
questo Accordo, ora DPCM, devono concordare le modalità tecniche ed
operative di esecuzione del sistema informatico: un importante
impegno in scadenza, a cui la LAV chiede di dare la massima priorità
anche come forma di prevenzione del fenomeno del randagismo.
Il Ministero della Salute in una tabella del 2001, con dati misti
1999/2000, dichiara una popolazione di 816.610 cani randagi e
1.290.692 gatti randagi. Secondo le stime della LAV a livello
nazionale, i cani detenuti in canili di vario genere sono oltre
1.600.000.
Gli abbandoni in autostrada sono meno frequenti di un tempo: nei
primi due anni del 2000 si è registrata, rispetto al decennio
precedente, una diminuzione del 70%. Cani e gatti vengono abbandonati
da altre parti, ad esempio davanti ai canili, nei centri cittadini e
in prossimità dei luoghi di villeggiatura.
Nonostante le campagne di sensibilizzazione e le normative che
stabiliscono che l'abbandono di un animale è un reato - articolo 727
del Codice Penale di cui è attesa la riforma con il Disegno di legge
n.1930 in Commissione Giustizia del Senato – il fenomeno resta grave
sia per il numero di animali coinvolti e per l'elevata mortalità, sia
perché sul loro abbandono si è innestato un giro d'affari che nel
2002 ha sfiorato i 300 milioni di euro (fonte: Rapporto Zoomafia 2003
della LAV). Alcuni privati, infatti, hanno costruito la loro fortuna
grazie a convenzioni miliardarie con amministrazioni locali
compiacenti, spesso aggiudicate con gare d'appalto al ribasso d'asta,
alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager
dove è impedito l'accesso a chiunque e da dove i cani non usciranno
mai.
Abbandonate solo la città
Per approfondimenti:
randagismo della sezione Le nostre campagne dal sito www.infolav.org
IL QUORUM NON È
STATO RAGGIUNTO – 25,6% – L’86,7% HA VOTATO SI
Non è
stato raggiunto il quorum per rendere valido il referendum per estendere
l’articolo 18 alle imprese sotto i 15 dipendenti. Un risultato reso più
negativo dalla bassissima percentuale di partecipazione al voto (25,6%)e che non si può attribuire solo alla data
catastrofica (scuole chiuse, caldo torrido – l’ultimo referendum si
votò il 21 maggio), all’oscuramento televisivo (il più massiccio
dell’era televisiva), allo schieramento astensionista (da Fassino a
Berlusconi, D’Amato, Fini e Bossi) pari a oltre
il 90% dello schieramento politico.
Il
referendum che doveva essere dei cittadini è rimasto dei
partiti e la discussione a cui i cittadini potevano partecipare
(attraverso giornali e tv) riguardava esclusivamente problemi di rapporti tra
maggioranza e opposizione e tra un pezzo e l’altro dell’opposizione
e non il merito della questione posto dal referendum. In questo modo non si è
creato un vasto movimento sociale che ne facesse, com’era, una battaglia
di giustizia e di uguaglianza, quindi una battaglia di
civiltà e insieme un’occasione per fermare la precarizzazione del lavoro e impedire l’attacco all’articolo 18 per
chi ce l’ha ancora.
Ma 10.800.000 cittadini hanno votato SI
all’estensione dei diritti nel lavoro (l’86,7% del totale dei
votanti).
Questo
dato è molto importante perché indica prima di tutto che il raggiungimento del
quorum avrebbe significato una vittoria certa – come era
nel nostro convincimento – e che più di un terzo della popolazione che
normalmente va a votare – poco meno dei votanti del centro-sinistra - è a
favore dei diritti del lavoro e di una società più giusta.
Occorre
tenere fermo questo dato per chi, ora che il referendum è stato rimosso dalla
via delle “riforme” del centro-destra, dovrebbe
percorrere la via legislativa all’estensione dei diritti.
Ma soprattutto occorre tenere fermo questo dato per
chi ha sostenuto la battaglia dei diritti, per chi crede che in questa
situazione anche lo strumento del referendum fosse un’occasione per
invertire la tendenza a fare della precarietà la condizione normale del lavoro.
A questi
cittadini, al significato del loro voto, della loro partecipazione si dovrà
pensare quando continuerà in Parlamento l’iter delle deleghe sul lavoro,.
Per loro
noi non siamo pentiti di aver promosso il referendum e per loro ci impegniamo a continuare la battaglia per i diritti,
insieme con tutti coloro che si sono impegnati per il SI e che ringraziamo
tutti per l’impegno profuso e a quali proponiamo di partire da quello che
insieme abbiamo costruito per allargarlo, renderlo più forte per ottenere
diritti e tutele del lavoro degni di un paese giusto e civile.
Paolo
Cagna Ninchi, presidente del comitato promotore del referendum
sull’articolo 18
Con
l’occasione si precisa che la futura collaborazione di Giorgio Nobili a O.E. avverrà inizialmente nelle modalità di
“partecipante al dibattito”: in altri termini si preferisce non
assumere (non da subito perlomeno) il ruolo di co-moderatore.Orientamenti ecumenici tiene
a dire che il ruolo di
co-moderatore è, per l’attività di una newsletter, l’unico in grado
di offrire la massima garanzia di autonomia e libertà espressiva, senza un
“controllo” sul contenuto del messaggio spedito on-line. Non è poco
di questi tempi.
Si auspica
pertanto che il numero di co-moderatori si allarghi prossimamente in maniera
sufficientemente ampia, tale da garantire un pluralismo espressivo e
arricchente per tutti. Per questa ragione i numeri saranno firmati in linea di
massima da una sola persona, salvo diversa esplicita richiesta.
Sarà in
ogni caso sempre aperta la possibilità di candidarsi a co-moderatore da parte
dei soggetti interessati a questa funzione, nel rispetto dei contenuti del
manifesto del gruppo stesso.Il gruppo è aperto alla partecipazione anche
attiva – è bene ribadirlo - di non credenti e a
persone di altre fedi viventi.
Il fatto
poi che qui ad es. si parli di tematiche ecclesiali ma
anche ad es. della salvaguardia del creato (con articoli tratti da associazioni
alle quali aderisco come la LAV, Fare verde, LIPU…) non può essere
considerato come una “degradazione” dei contenuti ecclesiali come
mi è parso di capire: chi la pensa in questo modo, a mio modo di vedere, ha
sbagliato semplicemente ML o non ha letto il manifesto del gruppo. Ospito
volentieri qui anche chi non ha nessuna chiesa di riferimento….
Si invitano infine i lettori e le lettrici che avessero
problemi di ricezione regolare della newsletter a segnalarlo tempestivamente al
fondatore. Nell’arco di 24 ore ben14 indirizzi elettronici non risultano più in elenco nonostante ad es. non sia pervenuto
alcun messaggio di disdetta di adesione alla ML (settata obbligatoriamente dal
sottoscritto nell’uso delle funzioni gestionali della newsletter)
ASSEMBLEA STRAORDINARIA BATTISTA,
DAL 20 AL 22 GIUGNO A CIAMPINO, ROMA
Per "Riflettere insieme
sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica"
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - Si apriranno venerdì 20 e si concluderanno
domenica 22 giugno i lavori dell'Assemblea generale straordinaria dell' Unione
cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), presso il centro "Il
Carmelo" a Ciampino, Roma. I temi principali in discussione sono relativi alla diaconia e alla politica delle
istituzioni. "Quando le chiese battiste hanno cominciato la loro
testimonianza qui in Italia, ormai quasi un secolo e mezzo fa, venne naturale
accompagnare la predicazione dell'Evangelo di Gesù Cristo con un servizio a
favore dei più disagiati, - ha ricordato all' Agenzia
stampa NEV Anna Maffei, vicepresidente dell'UCEBI -. In un paese con
un'altissima percentuale di analfabeti si aprirono
scuole, e poi orfanotrofi, ambulatori, istituti per anziani. Oggi - prosegue
Maffei - sono rimaste patrimonio delle chiese battiste
italiane solo alcune istituzioni che però attraversano una crisi (vedi nev
24/03). Tutte hanno, infatti, bisogno di costosi interventi di
ristrutturazione. E poi c'è anche una crisi di progettualità.
Ecco perché come battisti abbiamo deciso di darci
convegno per decidere il da farsi. Pastori e delegati delle chiese discuteranno
sull' orientamento futuro della nostra diaconia".
L'Assemblea generale biennale, massimo organo delle chiese battiste, è questa
volta chiamata a confrontarsi in una sessione straordinaria. "E' vero, - sottolinea Anna Maffei - l'Unione battista italiana si
riunisce in assemblea ordinaria ogni due anni per fare il punto della
situazione e definire le linee programmatiche generali della propria
testimonianza. Quando poi ci sono questioni specifiche da affrontare, il contesto migliore è o il Convegno nazionale o l'Assemblea
straordinaria. Abbiamo optato per quest'ultima
soluzione per rendere vincolanti le decisioni che saranno prese".
(nev/gmg)
SI APRE TRA UNA SETTIMANA LA XII
ASSEMBLEA DELLA CONFERENZA DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)
A Trondheim in Norvegia attese
più di 700 persone tra delegati e partecipanti
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - Più di 700 persone da tutta Europa, fra cui 350
delegati delle 125 chiese membro, si riuniranno dal prossimo 25 giugno
al 2 luglio a Trondheim in Norvegia per la XII Assemblea della Conferenza delle
chiese europee (KEK) sul tema "Gesù Cristo guarisce e riconcilia - la
nostra testimonianza in Europa". Il culto di apertura
si svolgerà il 26 giugno nella Cattedrale di Trondheim alla presenza del re
Harald di Norvegia insieme al primo ministro norvegese Kjell Magne Bondevik. La
predicazione sarà a cura del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo.
L'introduzione al tema dell'Assemblea sarà affidata nella mattinata del 26
giugno a Kenneth Kaunda, ex presidente della Repubblica dello Zambia. Nei due
giorni successivi i lavori saranno scanditi da una quindicina di dibattiti a
tema ("hearings"), organizzati in collaborazione con varie
organizzazioni che lavorano a stretto contatto con la KEK: gli argomenti
spazieranno dalla pace ai processi di riconciliazione, dall'Europa allargata
alla globalizzazione, dallo sviluppo sostenibile alla testimonianza e la
missione, senza dimenticare il dialogo interreligioso; non mancheranno gli
"hearings" sui temi della bioetica e delle biotecnologie, ma anche
dell'AIDS e delle sfide della comunicazione. Fra gli oratori
degli "hearings" anche le italiane Annemarie Dupré (coordinatrice del
Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche
in Italia - FCEI, e moderatrice della Commissione delle chiese per i migranti
in Europa) e Gianna Urizio (redattrice della rubrica televisiva
"Protestantesimo" e presidente europea dell'Associazione mondiale per
la comunicazione cristiana - WACC). Il 27 e 28 giugno i delegati si riuniranno
in quattro gruppi di lavoro per esaminare il rapporto sulle attività svolte
dalla KEK negli scorsi 6 anni (l 'ultima Assemblea
risale a luglio del 1997 e si svolse a Graz, in Austria, subito dopo la seconda
Assemblea ecumenica europea) e per delineare i punti cruciali e le priorità per
i sei anni a venire, tenendo anche conto delle proposte emerse dagli
"hearings". I gruppi di lavoro avranno come tema:
Crescere in solidarietà; Crescere insieme in Europa; Crescere nella
testimonianza nella società; Crescere in comunione come chiese. L'Assemblea,
organo decisionale della KEK, eleggerà altresì il nuovo Comitato centrale
composto da 40 membri. Oltre alle riunioni plenarie amministrative sono previsti anche tre dibattiti plenari
speciali: il primo verterà sulla "Carta ecumenica" ed avrà tra i
relatori monsignor Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle
Conferenze episcopali europee (CCEE), e la vescova luterana tedesca Bärbel
Wartenberg-Potter. Gli altri due dibattiti saranno dedicati ai giovani e al
futuro dell'Europa. Il culto di chiusura avrà luogo il 2 luglio sulla riva del
fiume Nidelven. Predicherà il nuovo arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams.
(nev/gc) Per ulteriori informazioni vedi il sito
ufficiale dell'Assemblea www.cecassembly.no,
nonché la scheda sulla Conferenza delle chiese europee in questo numero del
NEV.
I METODISTI HANNO CELEBRATO IERI
IL TRICENTENARIO DELLA NASCITA DI JOHN WESLEY
Predicatore itinerante, genitore
del grande movimento di risveglio presso le masse
proletarie
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - Per i circa 70 milioni di evangelici
metodisti sparsi per il mondo questo 17 giugno ha ricoperto una particolare
importanza: ieri è stato ricordato il 300esimo anniversario
della nascita di John Wesley, padre del metodismo, il grande movimento di
risveglio sorto in Inghilterra nel XVIII secolo. Ieri
festeggiamenti in tutta l'Inghilterra tra cui una cerimonia ecumenica alla
"Lincoln Cathedral" diffusa in diretta su Internet dal sito della
BBC. Domenica 22 giugno alle 10.30 nella chiesa metodista di lingua inglese di
Ponte Sant'Angelo a Roma è prevista una celebrazione commemorativa
ecumenica: la predicazione è affidata al cardinale Walter
Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei
cristiani, la liturgia è a cura di Piet Bouman, pastore della comunità.
Previste durante l'anno una serie di manifestazioni per celebrare quest' anniversario, tra cui il "Festival metodista per
il 300° compleanno di Wesley" promosso dal Consiglio metodista europeo che
si terrà a Potsdam
(Germania) dal 30
luglio al 3 agosto 2003, evento che raggrupperà metodisti di tutta Europa (www.emk.de/aktuelles/396_560.htm
). Per ulteriori
informazioni sugli eventi legati ai 300 anni di Wesley vedi anche www.wesley2003.org.uk/ . Figlio di un pastore
anglicano e di Susanna Annesly, figlia di uno dei maggiori teologi puritani,
John Wesley nasce nel 1703 nella casa pastorale di Epworth,
nel Lincolnshire. La particolarità di Wesley era quella di rivolgersi alle
masse proletarie predicando nelle vie e nelle piazze, ritenendo che fosse il
mezzo migliore per raggiungere i diseredati che rimanevano fuori
dalla chiesa ufficiale. Per 50 anni Wesley si dedicò alla predicazione
itinerante. Il suo famoso detto: "la mia
parrocchia è il mondo" non è del tutto ingiustificato se si pensa che
predicò 42 mila volte percorrendo più di 322 mila chilometri. Presto la sua
azione si estese anche all'America, dove il risveglio si consolidò su linee
wesleyane. Il movimento fondato da Wesley, evocando una sorta di laburismo
cristiano "ante litteram", ebbe un'enorme successo
durante il XIX secolo tra la classe operaia. Il metodismo, sorto poco più di
250 anni fa, si è sviluppato con un ritmo tale da presentarsi oggi come una
delle più grandi e diffuse chiese evangeliche. In particolare nei paesi del Sud
America, dell'Africa e dell' Asia si è registrata
negli anni recenti una vera e propria impennata dei membri delle chiese
metodiste. (nev/gc)
NASCE RAI
VATICANO. MA VORREBBE OCCUPARSI DI TUTTE LE
RELIGIONI
Venerdì scorso affollata
presentazione della nuova struttura radiotelevisiva
Roma (NEV), 18 giugno 2003 - Da
RAI Giubileo a RAI Vaticano. Questo il senso della presentazione, avvenuta
venerdì 13 giugno, di una nuova struttura produttiva della RAI tesa a ottimizzare l'informazione religiosa. Il parterre era dei
più prestigiosi: dal ministro per le telecomunicazioni
Maurizio Gasparri alla presidente dell'azienda Lucia Annunziata; insieme a lei
il suo collega nel Consiglio d'Amministrazione Giorgio Rumi e il direttore
generale Cattaneo. Numerose anche le personalità religiose: Mario Scialoja e
Abdullah Redouanne in rappresentanza della Grande
moschea della capitale; il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni;
significativa anche la presenza ortodossa. Assenti però i rappresentanti di altre comunità di fede, perché non invitati o perplessi
rispetto al senso generale dell'iniziativa. Quanto al mondo protestante, Gianni
Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI),
purtroppo impossibilitato a partecipare all'incontro, ha risposto all'invito
ricevuto esprimendo tuttavia "sorpresa" nel constatare
che il nome per ora attribuito alla nuova struttura - RAI Vaticano - limita
esplicitamente il suo mandato. "Come evangelici -
ha affermato il presidente Long - non vediamo quale possa essere il nostro
contributo ed il nostro spazio in una struttura così esclusivamente riferita
alla Chiesa cattolica". D'altra parte, rileva ancora il presidente della
FCEI - "si dice che obiettivo della struttura è porsi come 'contenitore'
dell'informazione religiosa tout court, quindi cattolica ma anche evangelica ed
ebraica e, immaginiamo, delle varie comunità di fede. E' un obiettivo che non possiamo che condividere, anche se ci parrebbe utile
contribuire a definire le strategie per raggiungerlo". All'incontro era comunque presente il direttore della rubrica televisiva
"Protestantesimo" (RAIDUE), Paolo Naso.Nella stessa linea di Long si è espresso il
rabbino capo di Roma, auspicando che la nuova struttura "dedichi all'altra
parte del Tevere dove sorge la Sinagoga" la stessa attenzione prestata al
Vaticano. Che sul futuro della nuova struttura esistano
ipotesi diverse è risultato ben chiaro nel corso della presentazione:
nettamente schierata per una evoluzione verso "RAI religioni" la
presidente Annunziata; molto impegnato a sottolineare l'importanza della nuova
struttura in riferimento alla "identità cattolica dell'Italia" il
ministro Gasparri. "Difficile dire, oggi, quale direzione prenderà la
nuova struttura. Il nome stabilisce una forte ipoteca, così come l'esclusività di un impegno produttivo esplicitamente
proiettato sulla prossima celebrazione dei venticinque anni di pontificato di
Giovanni Paolo II e sulla copertura informativa del Conclave. La benedizione
alle persone ed alle stanze della struttura, impartita in conclusione dal
Segretario di Stato vaticano cardinale Sodano, esprime con chiarezza una ipotesi di lavoro. Non è l'unica ma, oggi, è quella più
ovvia e scontata", ha dichiarato Paolo Naso all' agenzia
NEV al termine della presentazione. (nev/gu)
CONSULTA
DELLE RELIGIONI DI ROMA: NO AL NUOVO TESTO DI LEGGE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA
"Il progetto presentato alla
Camera non garantisce i principi costituzionali di libertà religiosa"
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - "Le diverse comunità di fede aderenti alla Consulta delle
religioni nella città di Roma ed istituita presso il Comune della capitale,
esprimono viva preoccupazione per il progetto di legge in materia di libertà
religiosa giunto all'esame parlamentare nei giorniscorsi", questo si legge in un
comunicato trasmesso il 12 giugno agli organi di informazione.
La "Consulta delle religioni" nata nell'ottobre 2002, rappresenta
oggi un "Forum" pluralistico e multireligioso inserito nel progetto
Roma città della pace. Le comunità religiose aderenti alla Consulta - valdesi,
battisti, luterani, Esercito della salvezza, avventisti, pentecostali,
"liberi", e anche musulmani, induisti, buddhisti ed ebrei - rilevano
come il testo di legge sulla libertà religiosa, giunto in aula parlamentare con
numerosi e significativi emendamenti rispetto al
progetto governativo presentato il 18 marzo 2002, sia attualmente: ".molto lontano dal garantire i principi costituzionali di
libertà religiosa sanciti dagli articoli 3 e 8; tanto più in un paese come
l'Italia - prosegue il comunicato - segnato da un pluralismo culturale e
religioso sempre più ampio e visibile". Il documento trasmesso dalla
consigliera Franca Eckert Coen, delegata del Sindaco alle politiche della
multietnicità, ribadisce inoltre che: "del nuovo
testo preoccupano, tra l'altro, le norme in materia di certificazione dei
ministri di culto, di libertà di affissione e di espressione della propria
tradizione, di riconoscimento degli Enti di culto" e ricorda che proprio
nello spirito di tutela della libertà e del pluralismo religioso alla base
dell'esperienza della Consulta, i suoi membri "auspicano che una legge
così importante, ed attesa, dia piena attuazione agli articoli
costituzionali". Infine i membri della Consulta, convinti dell'urgenza di
porre fine alla legislazione sui "culti ammessi", rivolgono ".un
accorato appello alle forze politiche e di governo perché promuovano una
legislazione in grado di tutelare il primo e fondamentale diritto di uno Stato
liberale e
democratico: quello della libertà di coscienza; la libertà di
professare una religione o di non professarne alcuna; la tutela del pluralismo
delle culture e delle tradizioni religiose". Il comunicato conclude con l'
affermazione: "E' opportuno che si ritorni al decreto di
legge presentato dal Governo", ma indica nella stipula di Intese la strada
maestra per regolare i rapporti fra Stato e confessioni religiose, così come
previsto dalla Costituzione della Repubblica.(nev/gmg)
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL
RIFUGIATO A ROMA UNA SETTIMANA DI DIBATTITI
L'iniziativa è stata lanciata
oggi dal Tavolo cittadino dell'Assessorato alle politiche sociali
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - Per la Giornata mondiale del rifugiato, che ricorre il 20 giugno,
il "Tavolo cittadino sui richiedenti asilo erifugiati" istituito presso
l'Assessorato alle politiche sociali del Comune di Roma, ha lanciato oggi una
settimana di sensibilizzazione rispetto ai temi dell'immigrazione. Dal 20 al 28
giugno sono previsti nella Capitale una serie di incontri,
dibattiti, proiezioni cinematografiche sotto l'insegna
di:
"Rifugiati: diritti e dignità". Le organizzazioni a tutela dei
rifugiati e dei richiedenti asilo che costituiscono il
Tavolo - tra cui il Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (FCEI) - vogliono così denunciare i disagi e le
difficoltà che i richiedenti asilo e rifugiati in Italia devono affrontare
quotidianamente, che tra l'altro rappresentano solo lo 0,22% della popolazione
totale. "L'attuale momento storico propone una situazione certamente non rosea:
le presunte esigenze di sicurezza nazionale fanno ormai passare in secondo
piano il rispetto sostanziale dei diritti della persona e delle Convenzioni
Internazionali" è stato notato nel corso della la conferenza stampa di oggi, alla quale era presente il presidente del Consiglio
Italiano per i Rifugiati
(CIR) Giovanni
Conso. "Con questa iniziativa si vuole - tra le
altre cose - sottolineare ancora una volta che l'Italia è l'unico paese
dell'Unione Europea a non essere dotato di una legge organica sull'asilo -
afferma Franca Di Lecce del SRM, e continua - inoltre molte disposizioni
introdotte dalla legge Bossi-Fini restringono pesantemente la possibilità per i
richiedenti asilo di accedere alla protezione come invece previsto dalla
Convezione di Ginevra del '51. Con questa legge il diritto di
asilo subisce una sostanziale erosione dei suoi contenuti
essenziali". (nev/gmg)
OSPITALITÀ EUCARISTICA: SOSPESO
"A DIVINIS" PRETE COMUNICATOSI ALLA SANTA CENA
Dalla
Germania primi commenti
degli evangelici: "una tragedia ecumenica"
Roma (NEV), 18
giugno 2003 - E' stato sospeso "a divinis" dal suo vescovo Walter
Mixa della diocesi di Eichstätt (Germania) Bernhard
Kroll, che il 30 maggio - durante un culto nella chiesa evangelica del
Gethsemani, situata nel quartiere Prenzlauer Berg Nord di Berlino - aveva
accettato di ricevere la comunione nella Santa Cena protestante, infrangendo
così il divieto vaticano alla "ospitalità eucaristica" ribadito in
aprile dall'enciclica "Ecclesia de Eucharistia". "L'azione del
vescovo Mixa è una 'tragedia ecumenica'" ha dichiarato all'
Agenzia stampa EPD Margot Kässmann, vescovo della chiesa evangelica
luterana della Germania, all'indomani della temporanea sospensione "a
divinis" (cioe' la proibizione di celebrare i sacramenti) del prete
cattolico. La comunità evangelica di Prenzlauer Berg Nord, la rete ecumenica
tedesca "Iniziativa chiesa dal basso" e il movimento di riforma
cattolico "Noi siamo chiesa", promotori
della celebrazione ecumenica tenutasi a latere del "Kirchentag ecumenico"
(28 maggio - 1° giugno 2003), hanno definito la sospensione di Kroll come
un'azione disciplinare "ingiustificata" e un "grave
affronto" al movimento ecumenico e alla chiesa evangelica. A loro avviso
la sanzione inflitta al sacerdote è "sproporzionata" da un punto di
vista canonico, teologico e pastorale. Heinz-Otto Seidenschnur, pastore della
comunità evangelica della chiesa berlinese dei
Gethsemani, da parte sua, ha reso noto che la mailbox della loro comunità sta
straripando di dichiarazioni di solidarietà per Kroll. Rischia invece tutt'al
più un semplice richiamo il 69enne sacerdote cattolico
Gotthold Hasenhüttl, che il 29 maggio, ospite della stessa chiesa del
Gethsemani, aveva celebrato una messa (ma con la predicazione di una pastora
evangelica), invitando tutti, e quindi anche i protestanti presenti, a ricevere
la comunione. Promotori di questa celebrazione aperta alla "ospitalità
eucaristica" furono anche qui "Noi siamo chiesa"
e "Iniziativa chiesa dal basso", così come la comunità evangelica Prenzlauer
Berg Nord.
(nev/gc)
(NEV/ENI) - Non
si vede come la Liberia possa uscire dall'attuale
situazione di tragica anarchia senza l'intervento di una credibile forza di
pace esterna. Con questa amara constatazione si apre
una lettera del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC),
pastore Konrad Raiser, al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan.
"Senza l'intervento dell'ONU - prosegue la lettera - non è possibile dar
vita ad alcun processo di pacificazione". Analogo appello per un
intervento ONU è stato lanciato da Nairobi dalla Conferenza delle chiese di
tutta l'Africa (AACC).
(NEV) - Come
sempre in giugno, le chiese valdesi e metodiste italiane tengono le Conferenze
distrettuali delle quattro zone in cui è suddivisa l' Italia.
Le Conferenze esaminano l'andamento della vita spirituale e amministrativa
delle chiese e delle opere del distretto e vi partecipano oltre ai membri di
chiesa anche fedeli delle altre chiese evangeliche del territorio. Il
calendario prevede incontri a Villar Perosa (14-15 giugno, I
Distretto); Torre Pellice (20-22 giugno, II Distretto); Ecumene (14-15
giugno, III Distretto); Bethel (13-15 giugno, IV Distretto).
(NEV/ENI) - Schiacciante maggioranza al Sinodo generale della Chiesa
anglicana della Scozia in favore dell'elezione delle donne alla carica di vescovo. Il 12 giugno la votazione
ha registrato 118 voti a favore e solo 24 contrari. Nella Comunione anglicana
mondiale le donne vescovo sono già presenti negli Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda; in Inghilterra una apposita commissione
riferirà sul tema entro il 2005.
(NEV) - Rinnovato impegno del Consiglio delle chiese cristiane di Reggio
Calabria nell'assistenza agli indigenti e agli immigrati. Oltre ad un
previsto convegno regionale sull'immigrazione (Gambarie d'Aspromonte, 20-21
giugno), sono operativi un Banco alimentare, una mensa (a Gallico) e un Ufficio
di consulenza legale per migranti e rifugiati politici. Del Consiglio
fanno parte le chiese cattolica, avventista, battista, valdese, ortodossa,
oltre alla Chiesa cristiana e alla Comunità Risveglio della Chiesa della
Riconciliazione.
(NEV/ENI) - Inconsueto preludio all'assemblea della Conferenza delle
chiese europee (KEK) che si apre il 25 giugno a Trondheim, Norvegia. Guidati dal patriarca ortodosso
Bartolomeo I (simpaticamente noto come "il patriarca verde" per il
suo impegno in difesa dell'ambiente) il 22 giugno un gruppo di delegati,
invitati dalla Chiesa luterana norvegese, si imbarcheranno
per una crociera di 3 giorni nei fiordi del Mare del Nord per discutere su come
le chiese possono partecipare al movimento di lotta contro il progressivo
inquinamento degli oceani.
(NEV) -
"Dove ci porteranno le ricerche scientifiche?": un editoriale di
Paolo Tognina apre il numero di giugno di "Voce Evangelica", mensile
della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua
italiana in Svizzera. In sommario anche articoli su sviluppo
solidale, cristiani in Nigeria, Bibbia nel mondo, studi biblici, biotecnologie,
testimonianze, notizie e un'ampia sezione dedicata all'attività delle
comunità. Voce Evangelica, via Landriani 10, CH 6900
Lugano.
(NEV) - "God
is marching on" (Dio sta marciando) è il ritornello di un inno che dopo
l'11 settembre 2001 viene eseguito in ogni
commemorazione e in ogni occasione di riaffermazione dello spirito patriottico
degli Stati Uniti. E' la vecchia idea del Dio della guerra che si contrappone
al Dio della pace e che ha riproposto alla chiese
americane la scelta tra pacifismo e patriottismo. Partendo da una incisiva sintesi storica, "Dio sta marciando"
di Massimo Rubboli (Edizioni La Meridiana, pagg. 80, euro 9,00) presenta le
varie risposte che le chiese hanno dato alla chiamata alle armi del presidente
Bush. Info@...
(NEV) - "La
luce che guarisce", uno studio biblico di Daniele Calà, apre il numero di
giugno de "Il Messaggero avventista", mensile dell'Unione italiana
delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA), diretto da Dora
Bognandi. In sommario articoli su storia della chiesa, società, teologia, testimonianze,
approfondimenti biblici, notizie dalle chiese e un inserto in lingua dedicato alle comunità romena, filippina e latinoamericana. Il
Messaggero avventista, via Chiantigiana 30, Falciani,
50023 Impruneta, FI.
(NEV/ENI) -
Agneta Lagercrantz, giornalista del quotidiano svedese Svenska Dagbladet, è la
vincitrice del Premio Templeton 2002, attribuito al miglior scrittore europeo di articoli sulla religione. Il premio (5000 franchi
svizzeri) è gestito dalla Conferenza delle chiese europee
(KEK) per conto della Fondazione americana Templeton e viene assegnato "a
chi scrive sui media laici europei articoli sulla religione improntati da
spirito ecumenico, accuratezza e imparzialità"; nessun giornalista
italiano ha mai vinto il "Templeton".
(NEV/ADN) - Per
l'attuale legge lituana le chiese che chiedono di
essere riconosciute dal Parlamento devono essere presenti nel paese da più di
25 anni, avere un numero significativo di fedeli e dare un contributo sociale
alla collettività. Già riconosciute sono la chiesa cattolica romana, la chiesa
ortodossa, le chiese luterane, riformate, le comunità ebraiche e musulmane. In
lista d'attesa (ma con buone prospettive vista la richiesta del governo lituano
di entrare a far parte dell'Unione Europea con conseguente adeguamento alla
normativa sulla libertà religiosa) sono metodisti, apostolici, pentecostali e
avventisti.
(NEV/BT) -
Secondo una ricerca dell'Università del Wisconsin, USA, è dal lobo pre-frontale
sinistro del nostro cervello che provengono le
sensazioni di felicità che rallegrano la nostra esistenza quotidiana.
Curiosamente, la ricerca si spinge fino ad identificare nella preghiera e nella
meditazione alcuni degli stimoli che attivano quella parte del cervello.
APPUNTAMENTI
ROMA - Da venerdì 20 a domenica 22,
al Centro Il Carmelo (Ciampino) Assemblea generale straordinaria dell'Unione
cristiana evangelica battista d 'Italia (UCEBI).
ROMA - Venerdì 20, spettacolo
teatrale "Il piccolo principe" con la Compagnia L'Autobus.
Alle 21 nel tempio battista di Montesacro, via Antelao
14.
PRALI (Torino) - Dal 1° al 10
luglio, al Centro ecumenico Agape, campo di studio per ragazzi dai 14 ai 17
anni "Confusi e felici": dalla confusione può nascere la felicità?.
Segreteria: 0121 807514.
ROCCA
DI PAPA (Roma) - Dal 29 giugno al 9 luglio, al Centro Battista, campo per
ragazzi 11-13 anni. "Da
Gerusalemme a Gerico": in viaggio verso il nostro prossimo. Segreteria: 06
9499014.
VELLETRI (Roma) - Dal 29 giugno
al 13 luglio, al Centro Ecumene, "Costruiamo oggi la città di domani",
campo di ricerca per ragazzi dai 7 ai 13 anni.
Segreteria: 06 4745537.
TRAMONTI
(Pordenone) - Dal 22 al 30 giugno, al Centro evangelico ecumenico Luciano
Menegon, campo per ragazzi (8-12 anni) "Una settimana sull'arca di Noè". Segreteria:
0427 869087.
TELEVISIONE - Domenica 22, alle
24 circa su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" propone
un numero dedicato alla "Libertà religiosa in Italia". Al dibattito
in studio partecipano Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia, Franco Di Maria, Lucia Ricco, Roberto Gritti, Luigi
Manconi. Replica lunedì 23 alle 24 sempre su RAIDUE.
RADIO - Ogni domenica mattina
alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda una
predicazione (22 giugno, pastore Luca Negro), notizie dal mondo evangelico,
appuntamenti e commenti di attualità.
SCHEDA
LA CONFERENZA
DELLE CHIESE EUROPEE (KEK)
La Conferenza
delle chiese europee (nota in Italia con la sua sigla tedesca KEK, Konferenz
Europäischer Kirchen), è l'organizzazione ecumenica regionale che riunisce la gran parte delle chiese protestanti, anglicane, ortodosse e
vecchio-cattoliche d'Europa. La KEK è una delle otto organizzazioni
ecumeniche regionali che collaborano strettamente con l'organismo ecumenico
mondiale, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC). Nata negli anni '50, nel
clima della "guerra fredda", la KEK ha da sempre la vocazione di
"creare ponti": fra est e ovest, fra le chiese di diversa
confessione, fra chiese di maggioranza e di minoranza, fra uomini e donne, fra
le diverse generazioni. Anche se la Chiesa cattolica non fa parte della KEK, da
oltre un quarto di secolo si è sviluppata una intensa
collaborazione con l'organismo cattolico europeo, il Consiglio delle conferenze
episcopali europee (CCEE). Insieme, KEK e CCEE hanno promosso 6 incontri
ecumenici europei (il primo a Chantilly, Francia, nel 1978 e l'ultimo a
Strasburgo, Francia, nel 2001) e due Assemblee ecumeniche europee (Basilea,
Svizzera 1989 su "Pace nella giustizia" e Graz, Austria 1997 sulla riconciliazione).
Nel 2001, durante l'incontro ecumenico di Strasburgo, hanno lanciato la
"Charta Oecumenica - Linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa", documento ampiamente discusso a
livello locale e tradotto in trenta lingue. Dopo due riunioni preparatorie
avvenute nel 1953 e 1957, la KEK nasce ufficialmente nel 1959 a Nyborg
(Danimarca) con la prima Assemblea a cui partecipano i delegati di 40 chiese
europee. Attualmente fanno parte della KEK 125 chiese
e, come organizzazioni associate, una quarantina di associazioni e organismi
ecumenici, fra cui numerosi "Consigli nazionali di chiese". La
prossima Assemblea della KEK - la dodicesima, sul tema "Gesù Cristo
guarisce e riconcilia - La nostra testimonianza in Europa" - si svolge dal
25 giugno al 2 luglio a Trondheim, in Norvegia. Tra un'Assemblea e l'altra la
KEK è governata da un Comitato centrale di 40 persone, che elegge al suo
interno un Presidium di 9 persone. Attualmente il
presidente della KEK è il Metropolita ortodosso di Svizzera, Jérémie;
vicepresidenti sono la pastora Rut Rohrandt (luterana, Germania) e il prof.
Jean-Marc Prieur (riformato, Francia). Le attività della KEK si svolgono
attraverso una serie di commissioni e gruppi di lavoro, con il supporto di uno
staff di circa 20 persone ripartite in tre uffici: Ginevra (Segretariato
generale), Bruxelles e Strasburgo (Commissione "Chiesa e società"). A
capo dello staff è il Segretario generale, il pastore battista inglese Keith
Clements. Le principali aree di attività della KEK sono
tre:
-La commissione "Chiese in dialogo"
si occupa del dialogo teologico fra le chiese e di quello interreligioso (in
particolare dei rapporti con l'Islam, attraverso il Comitato congiunto KEK-CCEE
"Islam in Europa"). Negli anni recenti la Commissione ha promosso ed
accompagnato il processo di"ricezione" della "Charta Oecumenica" nei vari paesi
europei, e si è attivata per promuovere la formazione ecumenica nelle facoltà
teologiche europee.
-La commissione "Chiesa e società"
prosegue il lavoro della Commissione ecumenica europea per Chiesa e società
(EECCS), organismo ecumenico che nel 1999 si è pienamente integrato nella KEK.
Compito della Commissione è quello di seguire le attività delle varie
istituzioni europee: Unione Europea (Commissione e Parlamento), Consiglio
d'Europa, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE),
Nazioni Unite (relativamente alle questioni europee). Attualmente la commissione lavora attraverso sette gruppi di
lavoro: 1) integrazione europea; 2) questioni economiche, ambientali e sociali;
3) diritti umani e libertà religiosa; 4) legislazione comunitaria europea; 5)
pace e sicurezza; 6) questioni nord-sud; 7) bioetica. Inoltre la Commissione
segue da vicino il processo di allargamento
dell'Unione Europea e la "Convenzione sul futuro dell'Europa", che
sta preparando proposte per una Costituzione europea.
-L'ufficio "Chiese in solidarietà"
si occupa della solidarietà fra le chiese e dello sviluppo della
"diaconia" cristiana (azione sociale delle chiese), promuovendo fra
l'altro, in collaborazione con la federazione diaconale
"Eurodiaconia" e altre associazioni, il "Forum diaconale
europeo", un forum permanente di scambio e riflessione sul senso della
diaconia cristiana. Altri settori di lavoro sono l'ufficio per le donne
(particolarmente impegnato sul tema della violenza e del "traffico di
donne" dai paesi dell' est europeo) e l'ufficio
delle comunicazioni (che cura la pagina web della KEK, www.cec-kek.org
e pubblica il notiziario trimestrale "KEK Monitor"). Esiste inoltre
una stretta collaborazione con la Commissione delle chiese per i migranti in
Europa (CCME), la cui integrazione con la KEK è prevista entro il 2005. Per l'Italia
sono membro della KEK le chiese battista, luterana, metodist a
e valdese. Due evangelici italiani fanno attualmente
parte dello staff della
KEK: a Bruxelles Donatella Rostagno, dall'aprile 2003 Segretaria per i
diritti umani presso la Commissione chiesa e società, e a Ginevra il pastore Luca Negro, dal 2001
Segretario per le comunicazioni e l'informazione. La pastora valdese Gianna
Sciclone è attualmente membro del Comitato centrale
della KEK.
L'accoglienza viene
subordinata a un rigoroso controllo dei "documenti".
E "i segni particolari" diventano decisivi, anche se riguardano
soltanto la facciata e non il contenuto.
L'abito allora diventa più importante della persona
che ci sta sotto. L'adesione ad un gruppo risulta
più determinante dell'appartenenza a Cristo...
A. Pronzato
E' vero! Purtroppo tutti noi siamo portati a giudicare prima di
conoscere, a classificare, etichettare, prima di capire...
E non sono solo i preti, i pastori o i rabbini le
vittime dei nostri comportamenti...
anche
Yeoshua ripeteva come era già stato detto nell'antico testamento, che
"l'uomo guarda alle apparenze, mentre D-o guarda al cuore!"
Noi siamo uomini e non è nelle nostre capacità guardare al cuore
subito, sorvolando sulle apparenze :o)
Un buon esercizio è, però quello di sforzarsi il più possibile di
non esprimere giudizi su una persona fino a quando non la si
è conosciuta e non si è avuto modo di apprezzarla.
A questo proposito volevo raccontarvi una mia esperienza: ero
ad un stage di teatro, non conoscevo nessuno.
Proprio una persona (vi capita mai?) di queste, mi risultava antipatica e quasi odiosa soltanto a guardarla,
così mi andai a sedere proprio accanto a lei, per scoprire se lo era
veramente o se era solo una suggestione suscitata dal mio vedere le
sue...APPARENZE...
Dopo appena dieci minuti di conversazione avevo scoperto una delle
persone più simpatiche, gentili, amichevoli che io avessi mai incontrato.
Non fidatevi di quello che vi suggerisce la vostra
"classificazione mentale della persona" in base a
sesso, età, vestito, appartenenza a gruppi ecc...
andate a
conoscere...a toccare con mano..!
Gioele Bianchi
il Castello di F. Kafka
Nella
storia si contrappone, la debolezza, "la piccolezza" e l'impotenza
dell'agrimensore K. e degli abitanti del paese contro l'onnipotenza, la
grandezza e la maestosità dei signori, dei padroni del "castello" che
agiscono nell'ombra decidendo sulla sorte degli abitanti.
Per molti il castello è uno
degli attachi più violenti alla sottomissione a ciò che è superiore.
Il libro è stato letto in
chiave filosofica, teosofica, teologica ecc... ma
non si è mai riusciti a capire che cosa il grande
Kafka abbia voluto comunicare attraverso la strana storia del
protagonista, l' agrimensore K.
Caratteristica comune dei
libri di Kafka è che tutti i personaggi dei romanzi sono strappati alla loro vita normale e trasportati in un' altra
dimensione, dove essi sono costretti a vivere shiacciati dal dolore, dalla cupidigia,
dalla freddezza e dall'insoddisfazione.
Il castello si può definire
come una serie di fraintendimenti.
Ogni personaggio del libro
ne fraintende un altro, questo da il via ad una serie
di equivoci che saranno la rovina di K. Come
Kafka sembra voler sottolineare tutti i personaggi del
paese sono INSIGNIFICANTI, è un aggettivo,
questo che Franz usa
molto spesso, forse perchè lui stesso, vittima di un complesso d'inferiorità si
riteneva INSIGNIFICANTE.
Tutto ciò non fa che sottolineare, quanto sono piccoli e inutili i contadini del
paese rispetto ai grandi signori, i governanti del castello che non si fanno
mai vedere e agiscono nell'ombra, sembrano quasi convinti che senza di loro il
paese non potrebbe funzionare...ma si dimenticano che se loro esistono è perchè
esiste la popolazione del paese.
E così, K. spende ogni
istante della sua vita per cercare di parlare a uno di
questi signori, nonostante tutti gli dicano che è impossibile, ma lui, mai
convinto cerca sempre il contatto con l'autorità... il romanzo doveva
concludersi con la scena di K. sul letto di morte, frustrato, esausto che
finalmente, ma troppo tardi viene accolto dagli abitanti del paese. Questo
è quello che Kafka dichiarò (anch'egli in punto di morte) al fedele amico Max
Brod, dopo avergli detto di bruciare tutte le sue opere.
E' un grande libro che consiglio a tutti di leggere, con calma
rilassati, da soli, magari di sera. Ricordatevi
che basta perdere una parola per non capirci più niente e per perdere tutto il
filo della storia. Kafka
è un grande ed è un'altra prova di quanto siamo geniali noi ebrei. :o)))
Al momento di marciare
molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico
(Bertolt Brecht: “Breviario tedesco”
1937-1938, citato nel periodico della Federconsumatori di Milano e Lombardia)
Siamo in tempi di
pace o di guerre? Hai pensato di informarti su quello che non viene detto alla radio e alla televisione in Italia? Ti sei
mai chiesto quale può essere la ragione di questo silenzio?
…dai ogni tanto un’occhiata a questa newsletter qui di
seguito riportata: ti aiuta a capire alcune cose. L’iscrizione a “War
News Letter” è gratuita.
Almeno 67 guerriglieri delle Forze Armate
Rivoluzionarie della Colombia (FARC) sarebbero rimasti uccisi in due pesanti
bombardamenti effettuati ieri l'altro dall'aviazione governativa in altrettanti
distretti del Paese
E' durata solo pochi giorni l'illusione di
una tregua nelle regioni settentrionali dell'Algeria: in meno di 24 ore sono
rimaste uccise almeno 21 persone nel corso dei rastrellamenti dell'esercito e
degli attacchi dei gruppi fondamentalisti.
E' arrivato il giorno del battesimo del
fuoco per la forza di pace in Congo: venerdì le truppe francesi sono state
schierate alla periferia sud di Bunia per proteggere la popolazione civile
dall'ennesimo scontro armato tra i miliziani Lendu e gli Hema
-----------------------------
Scontri nel Darfur, attesa per i colloqui
in Kenya
L'SLM/A (Sudan Liberation Movement/Army), il gruppo dei ribelli
nordsudanesi del Darfur, annuncia nuovi scontri con le truppe governative nella
regione.
Non si è fatta attendere la risposta
dell'esercito ugandese (UPDF) ai continui attacchi sferrati nelle ultime
settimane dai ribelli cristiani del LRA (Lord Resistance Army).
Sono stati liberati i tre osservatori delle
Nazioni Unite rapiti la scorsa settimana nella gola di Kodori, al confine tra
Georgia e Abkazia, mentre effettuavano una
perlustrazione di routine
-----------------------------
Avevo una scatola di colori brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola di colori
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.
Ma avevo l'arancio per la gioia della vita
ed il verde per i germogli e i nidi
ed il celeste di chiari cieli
splendenti
ed il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la Pace.
Tali Sorek (tredicenne israeliana di Beersheba).
-----------------------------
Tutti
gli altri articoli in continuo aggiornamento li trovi
su
Rav. Zieberman sta passeggiando quando intravede il
suo carissimo amico ebreo e molto religioso entrare nel miglior
ristorante della città. Guarda attraverso la vetrina e, non credendo ai
suoi occhi, scopre che il suo amico sta mangiando una bella e buona braciola
di maiale. Infuriato, entra nel ristorante urlando:
- 'Abramo, cosa stai
facendo?'
- Abramo lo guarda e dice: 'Sto mangiando, non si vede?'
- 'Non posso credere, tu, Abramo, il più pio di tutti, mangi questo cibo non
kasher, mangi questo cibo senza che venga supervisionato da noi Rabbini!!
"
- 'Rabbino Zieberman, mi hai visto nel
ristorante?'
- 'Certo'
- 'Mi hai visto ordinare?'
- 'Sicuro!' risponde il rabbino.
- 'Mi hai visto mangiare?'
- 'Certamente, altrimenti perché sarei entrato in questo posto per non ebrei?'
- 'Allora sono a posto, visto che tutto è stato fatto sotto la stretta
sorveglianza rabbinica!'
* Le piu' belle sono le
storielle gia' pubblicate in passato da puntoj.
_____________________ Tratta da www.puntoj.com
una storiella ebraica via e-mail! _______________________
A proposito di vacanze degli italiani a
buon mercato…
AMNESTY INTERNATIONAL ALLA
TUNISIA: METTERE FINE AL CICLO DELL’INGIUSTIZIA
In un rapporto reso noto oggi, Amnesty
International ha chiesto alle autorita’ della Tunisia di porre fine alle
diffuse violazioni dei diritti umani e di agire in linea con quanto previsto
dalle leggi nazionali e dai trattati internazionali ratificati dal governo.
“Siamo preoccupati per le continue
violazioni dei diritti umani e per il fatto che il governo
tunisino non ha mantenuto la promessa di introdurre migliori standard in materia
di diritti umani” – ha dichiarato Concetta Tuccillo, coordinatrice
Tunisia della Sezione Italiana di Amnesty International. “Anche se alcune nuove leggi hanno apportato maggiori
garanzie per i diritti umani, le forze di sicurezza continuano ad agire
violando queste stesse leggi e gli standard del diritto internazionale”.
Il rapporto Tunisia: Il ciclo
dell’ingiustizia e’ il primo ampio rapporto sul paese dal 1998.
Nelle sue pagine, Amnesty International descrive come il ciclo
dell’ingiustizia inizi con
l’arresto arbitrario e illegale di reali o presunti oppositori, spesso
seguito da periodi di detenzione incommunicado (senza possibilita’ di accesso a parenti o avvocati) che di norma superano il
massimo consentito dalla legge tunisina.
I detenuti si vedono regolarmente negati
controlli medici e rimangono a rischio di tortura, talora per settimane. Viene
inoltre loro impedito di contattare i familiari e spesso
non sono neanche informati del loro diritto all’assistenza legale. Gli
standard fondamentali previsti dai trattati internazionali, compreso il diritto
a un giusto processo, vengono deliberatamente
ignorati. Le confessioni estorte mediante tortura sono normalmente utilizzate
come prove nel corso dei processi.
“Nessuna confessione o altra prova
ottenute sotto tortura dovranno essere accettate in
tribunale. L’indipendenza del potere giudiziario dall’intervento o
dalle pressioni dell’esecutivo
dovra’ essere resa assoluta, non solo nelle leggi ma anche nella pratica” – ha aggiunto Tuccillo.
“Le autorita’ dovranno porre fine all’abitudine di processare
i civili di fronte a tribunali militari, le cui procedure non rispettano le
norme internazionali sul giusto processo. Tutti i prigionieri sottoposti a
processo iniquo dovranno essere nuovamente processati”.
Le organizzazioni e i difensori dei diritti
umani del paese vanno incontro a minacce e intimidazioni. I fascicoli relativi agli imputati vengono confiscati o manomessi.
“Gli avvocati non dovranno essere in alcuna maniera minacciati o
intimiditi e dovranno essere liberi da interferenze indebite
nell’esercizio della loro professione, compreso l’accesso ai loro
clienti” – ha sottolineato Tuccillo.
Il ciclo
dell’ingiustizia continua in prigione, dove nelle celle sovraffollate le
malattie si propagano velocemente. I
detenuti politici, in particolar modo, vengono frequentemente
sottoposti a maltrattamenti, torture e forme di discriminazione. Molti sono
tenuti in isolamento da anni e vengono loro negate
cure mediche, educazione e lavoro. La lontananza delle prigioni rende difficili
le visite dei parenti. Tra i prigionieri segnalati nel rapporto di Amnesty, ve ne sono 103 condannati al termine di giudizi irregolari
oltre dieci anni fa, nei processi di massa di Bouchoucha e Bab Saadoun del 1992.
“Le autorita’
tunisine dovranno porre fine alla pratica del confino solitario per lunghi periodi
di tempo, che puo’ costituire un trattamento crudele, inumano e
degradante o anche una forma di tortura” – ha commentato Tuccillo. “I responsabili della tortura e di altri abusi dovranno essere portati di fronte alla
giustizia. Solo in questo modo il ciclo dell’ingiustizia potra’avere
fine. Tutti i casi di decesso in carcere e di maltrattamento o tortura dovranno essere soggetti a indagini immediate, complete e imparziali
i cui risultati dovranno essere resi pubblici”.
La legge del 2001
sull’amministrazione delle carceri, unitamente ad altre misure annunciate
nel corso di quest’anno, rappresentano
passi positivi. Tuttavia i diritti di tutti i prigionieri, senza eccezione, necessitano di essere protetti nella pratica.
Il rapporto di Amnesty
International segnala, tra gli altri, il caso di Abdel-Majid
Ben Tahar, 42 anni, condannato nel dicembre 1993 a
dodici anni e nove mesi di carcere per appartenenza a Ennahda
(“Rinascita”), un partito politico non autorizzato. E’ stato rilasciato
con la condizionale nell’aprile 2002 per un tumore al cervello dopo aver invano
lamentato per un anno di avere forti mal di testa, senza che gli fosse stato
mai permesso di vedere un medico. “Nelle settimane seguenti alla mia
scarcerazione, la polizia si e’ presentata diverse volte a casa mia.
Venivano davanti al mio letto per vedere se ero morto” – ha
dichiarato Ben Tahar ad Amnesty International.
Il “ciclo
dell’ingiustizia” continua anche dopo il rilascio. Gli ex
prigionieri vengono sottoposti a vessazioni e nuovi
arresti. Centinaia di essi sono costretti a
presentarsi a scadenze regolari alle forze di sicurezza e viene loro negato
l’accesso a cure mediche, alla ripresa degli studi e al reinserimento nel
mondo del lavoro. Spesso vengono sottoposti a retate e
accusati di aver violato le disposizioni sulla liberta’
condizionata, di cui peraltro raramente sono messi a conoscenza.
“Misure arbitrarie di questo genere
sono tollerate o condonate ai piu’ alti livelli dello stato, in un clima
generale di impunita’”
– ha denunciato Tuccillo. “Le autorita’ dovranno prevedere forme di
indennizzo e risarcimento per coloro i cui diritti sono stati violati e
dovranno assicurare che la giustizia e il rispetto della legge diventino una realta’ per tutti nel paese”.
Da oltre un decennio, le autorita’ tunisine ricorrono alla
“sicurezza” come pretesto per limitare i diritti civili e politici.
Una vaga definizione di “terrorismo”, prevista dal codice penale, viene utilizzata spesso per ridurre al silenzio coloro che
esercitano il proprio
diritto alla liberta’ di espressione e
che non hanno fatto ne’ invocato l’uso della violenza.
Amnesty International riconosce che i
governi hanno il dovere di proteggere i propri cittadini da atti di violenza
commessi sul proprio territorio e di portare di fronte alla giustizia gli
autori di tali azioni. Tuttavia le indagini, i procedimenti legali e i processi
devono essere sempre pienamente in linea con le disposizioni internazionali in materia
di diritti umani.
“La sicurezza per tutti e
l’obbligo di rispettare i diritti umani per tutti possono essere assicurati
solo da una equa amministrazione della giustizia”
– ha concluso Tuccillo.
In un discorso pronunciato il 10 dicembre
2002 per celebrare i successi conseguiti dal governo dal 1987, anno della sua
ascesa al potere, il presidente Ben Ali ha affermato
che i diritti umani sono tra i valori fondamentali del suo governo. Tuttavia,
la distanza tra i principi proclamati dalle autorita’
e la realta’ sperimentata dai cittadini tunisini
si va facendo sempre piu’ grande.
IRAQ: NON IMPORRE IL
RIENTRO OBBLIGATORIO AI RICHIEDENTI ASILO, CHIEDE AMNESTY
INTERNATIONAL
Amnesty International si e’ rivolta
oggi ai paesi europei che stanno esaminando la possibilita’ di rimpatriare in Iraq i cittadini
iracheni le
cui domande di asilo sono state respinte, chiedendo di non porre queste
persone in una situazione che e’ lontana dall’essersi stabilizzata.
“Potranno volerci mesi, se non anni, prima che
la situazione in Iraq diventi sufficientemente stabile e sicura da consentire
il rientro in sicurezza e dignita’ dei
rifugiati, in un contesto di rispetto dei diritti umani”. L’appello
di Amnesty giunge a seguito di una recente riunione
tra i ministri degli Interni di Francia, Germania e Regno Unito e l’Alto
Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), convocata per verificare la possibilita’
di far rientrare in Iraq migliaia di richiedenti asilo e rifugiati iracheni.
“I governi europei devono rendersi
conto che non c’e’ una soluzione rapida per questa situazione di
sfollamento di massa e devono aver
ben presenti le violazioni dei diritti umani che hanno ancora luogo
nel paese, l’assenza della legalita’ e la
palpabile mancanza di protezione per i civili” – ha aggiunto
Amnesty. Oltretutto, un rientro non coordinato potrebbe minacciare gli sforzi
in atto per la ricostruzione del paese. La delegazione di Amnesty
International presente in Iraq ha potuto constatare direttamente come la
situazione della legge e dell’ordine non sia stabilizzata.
Amnesty International ha inoltre sottolineato come, a diciotto mesi dall’Accordo di
Bonn che ha dato vita al governo ad interim in
Afghanistan, l’Unhcr
non abbia ancora iniziato a promuovere il ritorno volontario dei rifugiati
afgani e come, a quattro anni dalla fine
dell’intervento militare della Nato in Kossovo,
gli appartenenti alle minoranze etniche non possano ancora fare ritorno alle
proprie terre.
“L’occupazione angloamericanadi perse’ non garantisce un ritorno sicuro, degno e
volontario di tutte le persone che hanno abbandonato le proprie case”
– ha dichiarato Amnesty International. “I paesi ospitanti devono garantire che
gli iracheni non torneranno in
circostanze che potrebbero renderli profughi interni o peggio costringerli
a una nuova fuga dal paese”.
La risoluzione 1483 adottata dal Consiglio
di Sicurezza il 22 maggio parla di un rimpatrio sicuro, ordinato e volontario
dei profughi
iracheni. Il rappresentante speciale per
l’Iraq del Segretario generale delle Nazioni Unite, Sergio Vieira de Mello, ha recentemente ribadito
l’importanza di consentire la stabilizzazione di tutto
l’Iraq prima di qualsiasi ritorno e ha chiesto ai governi che ospitano i
rifugiati e i richiedenti asilo iracheni di esercitare pazienza.
“Francia, Germania e Regno Unito devono contribuire agli sforzi per assicurare stabilita’ e sicurezza in Iraq e questo vale anche
per tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite. Ogni programma che spinga verso un rientro prematuro rischia di vanificare
questi obiettivi” – ha concluso Amnesty International.
Ulteriori informazioni
Il 30 maggio l’Alto commissario delle
Nazioni Unite per i rifugiati, RuudLubbers, ha incontrato a Ginevra i ministri degli Interni
di Francia, Germania e Regno Unito. Il britannico Blunkett
ha ammonito che il rientro obbligatorio potra’
essere deciso entro l’anno in corso se altri incentivi al ritorno non si
mostreranno efficaci. Lubbers ha replicato che
l’Unhcr avrebbe fatto una valutazione sull’opportunita’ di una misura del
genere entro tre o quattro settimane. Un’altra riunione e’
prevista per la fine di giugno. L’Iraq e’ uno dei paesi di origine del maggior numero di rifugiati al mondo. Si calcola
che quasi due milioni di iracheni vivano in esilio e
che un altro milione di persone si trovi sfollato all’interno del paese,
presso le zone di confine. Solo nel 2002, oltre 50.000 cittadini iracheni hanno
chiesto asilo politico nei paesi industrializzati.
Domanda
agli iscritti di A.I.: come membri
di Amnesty International possiamo chiedere al Comitato Nazionale di occuparsi
anche dei diritti violati in occidente (europa e nord
america per intenderci) ? … Come mai si parla così poco di certi
argomenti nei comunicati stampa? Proviamo a porre domande anche al nostro
interno…. Grazie fin da ora per chi vorrà
intervenire su questi argomenti in futuro.
Da Agnese Cini
(biblia@...):
IL
MESSIA FRA MEMORIA E ATTESA
Convegno
internazionale, Venezia 4-6 luglio 2003
Che sappiamo del Messia?Quanti
sanno che "Cristo"
è la traduzione greca
della parola ebraica mashiach =
"unto"?
Gli ebrei
lo aspettano ancora e lo interpretano in vari modi:
una persona? un'epoca di pace? un impegno
umano o un dono divino?
Un
rabbino dell'800 diceva: "Il Messia non è
venuto e non verrà, sta venendo".
I cristiani
lo identificano con Gesù di Nazaret.
Ma dove sono oggi i segni
della sua presenza?
È per questo che
i cristiani aspettano la sua seconda venuta?
Gli studiosi
hanno scoperto le radici del pensiero messianico
in correnti poco note
(Enoch, Qumran): sono solo studi eruditi
o servono a capire davvero
la figura del Messia?
Oggi, il
Messia può essere ancora un nome per le nostre speranze?
Un gruppo internazionale di
esperti (cristiani, ebrei e laici) affronterà questi temi al convegno
di Venezia: TI
ASPETTIAMO Se vuoi saperne di piu' clicca
qui
Dal 22 al
30 agosto 2003, a Fognano RV, due seminari estivi sulla giustizia sociale nella
Bibbia
(Amos e Lettera di Giacomo). Per programma ed
eventuale iscrizione clicca qui
Da rete Perù:
STATO DI EMERGENZA - MANIFESTAZIONE A LIMA
Decine
di migliaia di persone hanno dato vita il 3 giugno ad un’ondata di
manifestazioni contro la politica economica del governo, nonostante lo stato
d’emergenza proclamato la settimana scorsa dal presidente Alejandro
Toledo. Solo a Lima sono stati almeno 20mila i peruviani scesi in piazza per
partecipare alla mobilitazione convocata dalla Confederazione generale dei
lavoratori del Perù (Cgtp), al grido di “Democrazia sì, dittatura
no”. Hanno esortato Toledo ha bloccare la militarizzazione del Paese
revocando lo stato d’emergenza, ma soprattutto ad accogliere le richieste
dei sindacati degli insegnanti, degli agricoltori, dei lavoratori della
previdenza sociale e del settore giudiziario che invocano
un aumento dei salari. “Restiamo insoddisfatti per l’offerta del
governo di concederci cento nuovi soles (circa 28 euro): vogliamo di più”
ha ribadito il presidente del Sindacato unitario dei
lavoratori dell’educazione (Sutep) Nilver Lopez, assicurando che
l’astensione dal lavoro andrà avanti.
STATO DI EMERGENZA – VERSO
LO SCONTRO
La Confederazione generale dei
lavoratori ha indetto una manifestazione nazionale per martedì 3 giugno per la
revoca dello stato di emergenza. “Toledo
e’ stato eletto per governare democraticamente “ si dice “e
non puo’ agire in modo autoritario e repressivo”.
Il presidente del Consiglio dei
ministri, Solari ha giudicato tale iniziativa una sfida al governo visto che
“durante lo stato di emergenza le riunioni sono
proibite” e ha aggiunto che “con questo tipo di atteggiamento la
Confederazione ha rotto per lo meno un accordo: quello di tenere la
societa’ in pace, tranquillita’ e ordine”. Ha quindi escluso
un incontro di mediazione tra Toledo e il sindacato degli insegnanti dicendo
che “Toledo ricevera’ con piacere i dirigenti dei maestri dopo la
sospensione degli scioperi”.
Da parte sua il ministro per la Difesa
Loret de Mola ha dichiarato che non intende lasciare l’incarico,
nonostante le richieste avanzate da molti parlamentari, e che continuera’
“fermamente la lotta per ristabilire l’ordine” ribadendo poi che le forze armate non hanno commesso alcun
eccesso.
Intanto gli studenti hanno indetto una
manifestazione pacifica per mercoledì 4 giugno e le ultime inchieste parlano di
un 81% della popolazione contrario alla politica di
Toledo.
Il presidente della Regione di
Lambayeque, Yehude Simon, ha notato come la dichiarazione dello stato di emergenza abbia incrinato l’immagine del
Peru’ all’estero.
Il segretario della Coordinadora per i
diritti umani, Francisco Soberon, ha sottolineato che
le forze armate non hanno la capacita’ e l’addestramento adatto a
controllare le manifestazioni.
La Defensoria del pueblo ha
sollecitato la ricerca di una soluzione pacifica alla crisi.
Nei rapporti pubblicati dal Ministero
per la salute, intanto e’ risultato che gli
unici feriti con armi da fuoco sono i civili e quando, il ministro alla Salute
Carbone durante una visita all’ospedale di Barranca, ha provato a
sostenere che nessun civile era stato ferito da degli spari, e’ dovuto
poi scappare da una porta posteriore per evitare l’assedio dei familiari
e dei giornalisti.
Il generale Miyashiro, capo della
Dircote (la divisione anti-terrorismo), infine, ha escluso l’esistenza di
un legame tra il Sindacato degli insegnanti e Sendero Luminoso. Ha precisato
pero’ che ci sono degli infiltrati senderisti nelle manifestazioni, ma
che non compiendo alcun atto violento non possono essere arrestati dalla
polizia. www.larepublica.com.pe 1 giugno
STATO DI EMERGENZA – MASSACRO A BARRANCA
All’indomani
dei violenti scontri tra polizia e studenti a Puno, conclusi con
l’uccisione di un ragazzo e il ferimento di una sessantina di persone, il
presidente della regione di Lima Mufarech ha accusato il governo di aver
occultato le prove di un massacro che avrebbe avuto luogo a Barranca mercoledì,
primo giorno dello stato di emergenza decretato da
Toledo.
Mufarech
ha dichiarato alla stampa locale che si sono perse le
tracce di sette manifestanti, ricoverati in un ospedale della località (circa
160 chilometri a nordovest della capitale) dopo essere stati feriti da
proiettili esplosi dalle forze dell’ ordine. I dimostranti, ha aggiunto
Mufarech, erano in gravi condizioni e potrebbero
essere morti e i loro corpi volutamente occultati per non scatenare le proteste
della popolazione locale. “A Barranca c’è stata una strage: oltre
ai sette ‘desaparecidos’ ci sono almeno 18 persone che hanno
bisogno di essere operate perché hanno proiettili nello stomaco, nella schiena
e nella testa” ha dichiarato il presidente della regione di Lima.
Una
denuncia dello stesso tenore è giunta nelle ultime ore anche da Puno. La
Federazione nazionale degli studenti del Perù ha dichiarato che sarebbero
almeno quattro le vittime degli scontri: “Abbiamo informazioni
riguardanti la morte di altri quattro studenti per gli
spari dei militari. Da Puno ci hanno assicurato che i soldati hanno ritirato i
corpi dei giovani per il timore evidente delle conseguenze del loro
gesto”.
BENTORNATI!
Quali sono gli ingredienti che fanno di un uomo un vero essere umano?
Non so rispondere.
Ma la fede può essere un componente in più, il che non guasta.
Ebraismo, Cristianesimo, Islam ecc... sono tutte religioni che fanno
parte di un unico disegno divino. Sono una cifra nascosta nel tappeto
che ci è stato steso d'avanti. Sta a noi decifrarne il
significato, o
vederne solo l'ornamento. Il tappeto è una patria, da ebreo, puoi
averne tante o non averne nessuna.
Miro Silvera
E' questo secondo me l'atteggiamento che dobbiamo avere verso la fede
altrui e verso la nostra stessa fade.
Nessuna religione posside La Verità, ma solo frammenti di essa,
come
ogni istituzione umana anche la religione è imperfetta.
Cari fratelli e sorelle, voglio invitare tutti voi a confidare prima
in D-o e poi nella religione, questo ci renderà uniti anche se
siamo
tanti e divisi... tutti quanti... cattolici, ortodossi, protestanti,
ebrei, mussulmani... tutti figli di D-o
Gioele Bianchi
Un grande saluto a tutti gli iscritti di O.E!
Confido che il gruppo crescerà e che saremo presto in molti a
sperare
in un vero progetto di vera pace ecumenica!
Il mio esordio come co-moderatore è stato pochi giorni fa, ed ecco
il
mio primo articolo, per scriverlo mi sono riferito ad un autore
francese che da molto tempo fa volontariato e ha scritto anche dei
libri molto interessanti:
le vere ricchezze
(...) Mamadou, giovane sengalese disse che il suo villaggio si era
gemellato con una piccola cittadina francese, e che fra i giovani dei
due villaggi era nato uno scambio di visite.
Una volta, mentre uno dei senegalesi si trovava in Francia, venne
invitato dal padrone della casa in cui era ospitato a raccontare le
sue impressioni sulla vita dei contadini francesi.
Dopo alcuni preamboli, il giovane senegalese esclamò
-Sai, ti compatisco tanto.
-Mi compatisci? Ma che vuoi dire? Chiese il francese, un po'
indispettito.
-Vedi, rispose il senegalese,
-da noi la vita è fatta di lavoro e di preghiera.
Ma in questi 15 giorni che sono stato a casa tua non ti ho mai visto
pregare. Non sei mai andato in chiesa, anche se ti definisci
cattolico.
-Ma hai visto la montagna di lavoro da fare?!- Replica l'altro
- E' proprio questo il problema, disse il senegalese,
-Da quando sono qui, non sei mai andato a fare visita ad un parente
o ad un amico, nè hai ricevuto visite da qualcuno di loro.
Tu e tua moglie lavorate, lavorate e lavorate, senza fermarvi mai,
dalla mattina alla sera. Domeniche incluse. A volte prenzi sul
trattore con un panino per far prima.
-Ma tu sai che sono indebitato fino al collo?!. Te l'ho spiegato,
disse umilmente il francese.
-Eccoci al dunque, esclamò il senegalese.
-Se almeno tu lavorassi per arricchire te stesso...invece lavori per
arricchire le banche.
Poveraccio, non lavori nemmeno per te...
Poi concluse: lo sai che ti dico? Sto meglio a casa mia!
Di ritorno in Senegal il giovane disse a tutti che in Africa si sta
meglio che in Europa.
Pierre Pradervand "Les vrais richesses"
Il commento
Questa storia mette a nudo i limiti di noi occidentali.
Il nostro benessere materiale non vale niente, i media ci dicono che
per stare bene e per essere felici e realizzati dobbiamo
assolutamente AVERE il tal prodotto... , dobbiamo COMPRARE
quello...questo e quest'altro... .
Ma il benessere non è vero benessere se non si ricava piacere dal
lavoro, se non si ha un rapporto di profonda fede in D-o, se non si
hanno: amore, amicizia, saggezza, considerazione e onestà.
il benessere materiale è uno specchio per le allodole, quando si
compra un nuovo prodotto per un attimo ci si sente felici, ma
l'attimo successivo subentra una profonda insoddisfazione perchè
c'è
già un nuovo prodotto sul mercato che noi non abbiamo!
L'uomo non è una macchina, non è un automa...per stare bene
(Bene-
Essere) ha bisogno di affetto, amore e amicizia piuttosto che di
soldi, automobili e televisori...
Dobbiamo imparare dagli africani che sanno cos'è il benessere,
sanno
cosa significa stare bene,
meglio di noi... I
nterrogate qualcuno e chiedetegli cosa gli manca per essere felice,
verosimiomente vi risponderà: una bella macchina nuova, oppure:
una
vincita al lotto, o ancora: l'ultimo telefonino...
Mi sono stupito da linguaggio di una di quelle commesse di questi
centri commerciali...le quali fanno di tutto per conincerti a
comprare cose che spesso non ti servono...
allora, signori, come siete messi a Frigoriferi?
Come siete messi e ventilatori?
Come siete messi a telefonini?
Come siete messi...a tostapani????
Nessuno ti chiede, in questa società:
Come sei messo ad amicizie.
Come sei messo ad affetto?
o anche semplicemente: Come stai?
Fratelli, è un invito: ricercate il vero benessere e le vere
ricchezze prima... (e, per usare un espressione nuovotestamentale) e
le altre cose saranno sopraggiunte!!!
un saluto.
Gioele Bianchi
Spero che questo vi faccia riflettere come ha fatto riflettere me e
che "ci faccia ricercare il vero benessere"
un altro articolo, scusatemi se ho scritto tutto io, spero che non vi
stanchiate SUBITO di me!
so che è un argomento un po' spinoso, ma va affrontato perchè
altrimenti non ne verremo mai fuori...
La Croce dimenticata
L´ambiente nel quale noi giovani passiamo la maggior parte del
nostro tempo è la scuola.
Più volte abbiamo espresso il desiderio che la scuola pubblica
restasse laica, ma è evidente che il ministero della pubblica
istruzione è troppo occupato in altre faccende per prendere a
cuore i
bisogni di noi studenti.
L´Italia, come molti paesi europei è stata meta,negli ultimi
decenni
di forti migrazioni, provenienti anche da paesi islamici.
Nelle nostre scuole c´è un problema urgente che bisogna risolvere
al
più presto ed è quello del crocifisso in classe (sarete anche
stanchi
di sentirne parlare,lo immagino)
Ho avuto modo di osservare che in diverse scuole della mia
provincia, accanto alla croce sono accostati altri simboli e immagini
che vanno da rappresentazioni di Padre Pio, santi a fotografie del
Papa...
Ora, mettere di queste cose in una scuola pubblica sarebbe come
mettere foto di Togliatti o falci e martello (che ne so....) in
parrocchia!!
Questa cosa non va, la scuola pubblica non è frequentata solo da
cristiani (proprio perché si chiama pubblica) ma anche da studenti
di
altre religioni se non (purtroppo! :o) da sempre più atei ed
agnostici...
Il crocifisso è un simbolo molto profondo, significativo,
rappresentativo di un ideale, di uno stile di vita, oltre che di una
religione...
il suo posto non è su una parete polverosa.
La gente che ci passa davanti non lo guarda nemmeno, non pensa che
quel simbolo vuole ricordare una cosa ben più significativa di una
bandierina che gli uomini politici usano per segnare , come dominio
dello stato, le scuole italiane cattoliche.
Il posto del crocifisso è in una chiesa o in una casa, qui sì
ha un
senso metterlo,
non a scuola dove diventa così piatto e banale tanto da sembrare
un
offesa a Cristo stesso che è stato veramente crocifisso...
La croce non è uno scherzo, non è un giocattolo, ma un vero e
potente "nodo al fazzoletto" che dovrebbe ricordare a tutti i
cristiani che D-o ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito
figlio...
E´ un peccato che un simbolo che ha in sé tutta questa potenza
evocatrice resti appeso in una squallida aula.... INUTILE...non serve
a nessuno lì, tanto più che non è detto che in una classe
siano tutti
cristiani....ANZI!!
Volevo raccontarvi la protesta tipicamente nonviolenta messa in atto
da un liceo scientifico di Padova:
Accanto al crocifisso sono stati appesi: la Ohm induista, la ruota
buddista, la croce senza Cristo (per gli evangelici, naturalmente),
la mezzaluna islamica e la stella di Davide (Evvai, arrivano i
nostri :o)
Così, ogni ragazzo della scuola che aveva una diversa religione
aveva ora la sua rappresentanza in ogni classe, proprio come la hanno
gli studenti cattolici.
Vi potrei raccontare tante cose... sulle mie esperienze di ebreo in
una scuola pubblica "cattolica" ma per ora mi fermo qui...
Prima di fare ecumenismo, togliamo tutti i simboli religiosi di
una "maggioranza" dai luoghi pubblici... poi si potrà cominciare a
parlare di ecumenismo, ma fino a quel momento saremo tutti falsi
profeti...
Gioele Bianchi
Abbiamo perso ma, secondo me, e spero anche
secondo TUTTI voi, abbiamo fatto una giusta, dura, difficile, pesante
battaglia.
Ringrazio, comunque,
TUTTI VOI per la disponibilità, la volontà, la fiducia, la resistenza, la
caparbietà.
Arrivederci alla prossima.
Saluti.
Giorgio Nobili
Caro
Giorgio,
diciamo che abbiamo perso bene... se consideriamo che il
Presidente degli USA è stato eletto con meno del 19% degli elettori aventi
diritto di voto... Siamo migliori quanto meno dei supporter di Bush e senza dollari
in tasca…
Vogliamoci
bene per volerne a chi ne ha bisogno J
Un
caro saluto ma anche un grande grazie per aver
accettato la proposta di co-moderatore di O.E., appena rientri dalle meritate vacanze.
Saranno anche i lettori a chiederti interventi su questioni quali salvaguardia dei diritti dei consumatori, casi poco noti sui
media di ingiustizie sociali, ecc…
Preghiamo
ora per te e i tuoi cari.
Ciao
Maurizio
Ciao, innanzitutto volevo esprimerti il mio
grazie per le parole che mi hai rivolto a proposito
della mia collaborazione con "Orientamenti ecumenici" durante questa
lunga e difficile campagna per il sì al referendum. Ho SOLO fatto ciò che mi
sembrava giusto fare, anche a costo di sembrare un "obsoleto
combattente", come d'altronde hanno fatto tanti, tanti altri in questi
mesi. Per la breve presentazione, ho 65 anni, sono in pensione da 3 anni dopo
quasi 40 anni di lavoro, anche di lavoro neroe precario. Sono sposato, ho una figlia di 34
anni e una splendida nipotina di 6 anni. Durante tutta la mia vita di lavoro sono stato rappresentante sindacale nelle aziende dove ho
lavorato: ho sperimentato la repressione, la discriminazione, le difficoltà di
chi manifesta le proprie idee, le difende, le mantiene. Ma
ho anche vissuto la solidarietà, la condivisione delle lotte, cercando di
rappresentare le persone che mi hanno eletto con onestà e passione, verificando
sempre con loro le decisioni, le piattaforme, i risultati (diversamente da
molti sindacalisti che hanno come unico referente la propria organizzazione o
gli interessi di bottega). Quando ho lasciato il lavoro ho avuto la
soddisfazione di ricevere tanti attestati di stima e di affetto,
anche da parte di chi mi osteggiava e questo mi ha ripagato di tutte le
fatiche, il lavoro, l'impegno, le responsabilità che mi sono assunto, con chi
lavorava con me nella RSU, di rappresentare e difendere tutti in una azienda di
più di 1000 dipendenti. Tutto qui!
Sarà per me un
vero onore poter partecipare ad un dibattito con i tuoi lettori. Attendo tue
notizie e grazie ancora.
Giorgio
Nobili
Il
fondatore di Orientamenti ecumenici saluta e ringrazia
anche Gioele Bianchi quale co-moderatore per l’area giovanile, non solo
ebraica. La sua attività inizierà fra qualche giorno. Ecco una sua breve
autopresentazione.
Caro Maurizio,
sarei molto felice di dare una mano al gruppo. Dunque
abito a Rovigo ma ho abitato per molto tempo a Ferrara. Studio lingue.
I miei autori preferiti sono Oscar Wilde e
Franz Kafka
Amo la musica anni '70 in particolare i Led
Zeppelin, ma anche Bob Dylan, John Lennon, Pink Floyd, Hendrix, mi piace il Jazz soprattutto il Be-Bop di Charlie Parker, ma anche il
cool jazz di Benny Goodman, Il Blues è stata la mia prima passione. Studio
percussioni al conservatorio e da 5 anni suono la batteria privatamente. Mi interesso di letteratura, storia, psicologia, filosofia,
religione, teatro e CINEMA, sono un grandissimo fan del grande Charles Chaplin
che considero uno dei più bravi attori e filosofi del '900. Per ora mi sento
preparato ad affrontare argomenti che riguardano la fede, la vita giovanile, ma
anche recensioni o esperienze personali.
Gioele
Bianchi
Consentitemi infine di salutare un affezionato
lettore quale Alberto Rocchini; è in
procinto di ritornare dal suo lungo soggiorno in Inghilterra: ha deciso di
rinunciare all’incenso delle liturgie anglicane per rimanere un cristiano
e stop. Mi sembra proprio una bella
notizia.
A fine luglio l’appuntamento è fissato alla
Malpensa per festeggiare!
chi fa opere di
misericordia, le faccia con gioia.
Romani 12:8
Maestro
buono, che hai istruito la tua chiesa con cose nuove e cose antiche, attraverso sapienti che spezzano la Parola ai fratelli, a Te
la gloria! Pastore dei pastori , che hai pregato perché chi presiede nella
carità, nella fede salda riconfermi i fratelli, a te la nostra lode.
(Comunità
di Bose)
Si desidera
creare una redazione di Orientamenti ecumenici, curata da amici provenienti da
paesi extraeuropei: a tal scopo desidero mettere a disposizione un modem, una
stampante a colori a getto d´inchiostro, una webcam ed uno scanner usati ma in
ottime condizioni...
Si rimane tra
l´altro in attesa fiduciosa del dono di un PC usato, possibilmente con video.
Questo consentirà
di mantenere la gratuità di questa newsletter anche alla ripresa autunnale.
Un cordialeshalom
Maurizio
PS: coloro che
dispongono di un reddito superiore a EUR 1.200 mensili sono invitati a far
pervenire una loro graditae generosa
offerta per la copertura delle spese e degli investimenti effettuati e di
quelli qui previsti per il futuro. Grazie.
Posta ricevuta
Caro Maurizio,
oggi quando mi hai telefonato era appena andato via il medico, per questo non
ho telefonato io prima. Purtroppo i problemi di mia suocera si stanno aggravando
ogni giorno di più e, anche se adesso abbiamo l'aiuto di una persona, è
necessaria la nostra presenza quotidiana. Per questo non solo non mi prendo
altri impegni, ma sto lasciandone qualcuno e qualcuno lo riduco. Ti chiedo di
non prendertela se non posso accettare di fare il comoderatore di O.E., ma
proprio non me la sento di fare poco e male anche questo.
Continuerò a
seguire e magari a parteciparvi di tanto in tanto, ma preferisco non avere un
impegno che non mi sento di assumermi, almeno per un bel po', e poi chi lo sa?
ecco un aggiornamento sulla vicenda dei due
frati comboniani incatenati davanti alla
Questura di Caserta. Ce lo invia un lettore -che ringraziamo- e noi ve lo
giriamo. E' importante soprattutto dove si parla del nuovo numero di fax cui
inviare le proteste.
Ciao, sono un vostro abbonato di Caserta.
Ho letto con piacere la vostra email nella
quale pubblicizzavate la lotta dei frati comboniani. Sto ovviamente frequentando
la zona della Questura in questi giorni, sto ovviamente lottando anche io e
volevo per questo aggiornarvi sulla situazione. Purtroppo questa mattina - ALLE
4 E MEZZO - i frati, insieme a 3 amici del centro sociale ed un'altra figura
ecclesiale, sono stati sgomberati da una ventina di poliziotti, molti vertici
Digos con alcun agenti ed il camion dei vigili del fuoco. Ma la lotta continua.
Adesso ci siamo spostati di fronte alla vecchia postazione, in piazza
Vanvitelli. Inoltre mi preme dirvi anche qualcosa sul nostro vescovo. Questi,
da sempre vicino agli eventi di questo genere, sta subendo pressioni personali
per l'aver appoggiato questa campagna a favore dei
ragazzi immigrati. Infine volevo rendere noto anche a voi quanto e' stato
deciso questa mattina dai frati comboniani in merito alle dimostrazioni di
solidarieta' provenienti dall'esterno del territorio.
Pare che i numeri della Prefettura e della
Questura cui anche voi avete fatto riferimento siano diventati inutilizzabili: non e' ben
chiaro se sono stati spenti i fax, se hanno tolto la carta o cos'altro.
Ad ogni modo l'intenzione attuale e' quella
di dirottare tali fax di solidarieta' al numerodel servizio immigrazione del ministero degli Interni: 06.47.88.75.31.
Grazie dell'aiuto.
-------------------------------------------------
Dialogo fra uno zwingliano (mangiatore di
carne di maiale il venerdì santo) e un giovane ebreo
Salve a tutti, mi è stato chiesto di
presentarmi, e dunque, salve a tutti, sono Gioele mio padre e mia madre sono
pastori battisti. Io invece sono convertito all' ebraismo. Nella mia famiglia
non ci sono scontri e consideriamo la differenza religiosa un arricchimento.
Sono molto felice di leggere i vostri bellissimi messaggi. Sono con voi. Ciao
Gioele
Un grande grazie
del messaggio e di essere qui con gli iscritti di O.E.
Spero di leggere
anche qualcosa di tuo sul rapporto coi tuoi genitori... direi, se non oso
troppo, qualcosa di personale. Finora ho letto poco su casi simili ma ti
assicuro che sono molto entusiasta. Conosci il caso del più grande teologo
protestante vivente Cox? Ha pubblicato recentemente il libro "Le festività
ebraiche" e questa ML si fonda proprio
sulle sue indicazioni contenute nel libro "La città secolare". Cox ha
tra l´altro adottato la stessa scelta dei tuoi genitori.
Un cordiale
shalom. Maurizio
Caro Maurizio... indovina un po', il
bellissimo libro del teologo battista Cox, "un viaggio attraverso le
festività ebraiche" l'ho regalato lo scorso 10 marzo a mio padre per il
suo compleanno. Gliel'ho regalato, perché, in qualche modo volevo leggerlo
anch'io, ad ogni modo l'ho trovato molto bello e ci ho fatto la dedica in
ebraico dentro. ciao! Gioele
Se i tuoi genitori
sono sempre impegnati puoi sempre scrivere tu qui...c'è infatti sempre posto e la funzione di
co-moderatore è attualmente vacante. Pensaci. Ciao
PS: Saluti al
papà, che ho incontrato ad un Sinodo luterano...
Caro Maurizio,
Scusa se ti ho
scritto con l'altro indirizzo l'altra volta, devo aver fatto un po'
di confusione... quello valido è questo con cui ti sto scrivendo.
E' necessario
dire che io non ho mai rifiutato o criticato Cristo... ma ho criticato e
rifiutato il cristianesimo (ma non i cristiani) che secondo me non ha più
niente a che vedere con il vero Yeoshua, "un grande profeta ebreo, un
mistico eversivo, straordinariamente moderno" un riformatore dell'ebraismo
il quale intento non era assolutamente (come alcuni cristiani sostengono)
annullare la legge, e neanche completarla (La Torah è stata
""scritta"" da D-o e D-o non fa cose incomplete), nè
tantomeno trasformarla.
Al tempo di Gesù
si era arrivati al punto da considerare la legge più importante del D-o che l'aveva
""scritta"".Gesù disse che la
legge era fatta per servire agli uomini, ma non gli uomini dovevano essere schiavi della legge,
poiché il padre vuole il loro bene:
io ne deduco che
bisogna osservare la legge ritenendo una gioia il poterla osservare (come dice
il salmo 119), un onore e un dono che D-o ci fa.
Yeoshua, da buon
ebreo è stato fedele a tutta la legge...MA a messo al primo posto D-o.
Ora il popolo di
Israele era stato temuto per 4000 anni dagli altri popoli, perchè aveva la
legge...era una qualche cosa che lo identificava come DIVERSO,
una cosa di cui andare orgogliosi "io appartengo al popolo di Israele poichè
osservo la legge che D-o mi ha dato".
Il D-o degli
ebrei e quello dei cristiani è lo stesso, ma gli ebrei hanno degli statuti da
rispettare, i cristiani no...
Non sono ancora
riuscito a spiegarmi questa cosa... i cristiani fanno cose da pagani
(tipo mangiare carne di maiale) ma si dichiarano credenti in D-o (lo
stesso D-o di Israele).
Queste sono cose
che i pagani fanno -i non credenti, gli
atei- non le faceva Gesù, non le facevano
gli apostoli, e nessuno dei primi cristiani SOPRATTUTTO Pietro (vedi atti degli
apostoli)
Se il D-o è lo
stesso e questo stesso D-o ha dato gli stessi comandamenti a cristiani ed
ebrei, perchè i cristiani non li rispettano se Cristo stesso li rispettava??
Prova a chiedere in giro... quante persone
hanno mai immaginato che Cristo è ebreo e che non ha fondato il
cristianesimo...quanti hanno mai pensato che Cristo non mangiava carne di maiale
o sangue?
Eppure è vero. Sono pochi i Cristiani che
hanno studiato a fondo la Torah.
Sembra quasi che il vecchio testamento
esista nelle loro Bibbie solo per prendere spazio.
Se vorrai pubblicare qualcosa per il gruppo
non c'è problema... forse sarà utile a qualcuno. E poi non c'è niente di
personale.
Un saluto a tutti i cristiani (vi voglio
bene :o) nonostante tutto :o)
ciao
Gioele ti
vogliamo bene anche noi per quello che sei: possiamo iniziare da qui un dialogo
sincero, ascoltandoci con umiltà. Senza ovviamente aver la pretesa di aver detto noi essere umani l´ultima
parola anche sull´interpretazione che diamo alla Scrittura. Quest´ultima parola
la lasciamo semmai a Lui e al Suo Spirito vivente e vivificante.
Io credo infatti
che il Signore ci abbia donato nei tempi moderni anche la secolarizzazione,
come processo di liberazione individuale e collettivo (personalmente l´ho
sperimentata come tale e la vivo con gioia quotidianamente); ripartiamo in ogni
caso dalle dieci Parole di Vita eterna e dalla santificazione per la sola opera
dello Spirito del Signore.
La diversità
della testimonianza dell´unico D-o riflette semmai, a mio modo di vedere, il
Suo essere totalmente altro dai nostri modi di pensarlo, lodarlo e perfino di
vivere per Lui, rendendogli la gloria dovuta. E´ forse proprio in questo che
consiste la Sua profonda essenza e soprattutto immagino il Suo amore verso ogni
creatura.
Avrai modo, se lo
gradisci, di leggere anche cosa intendo quando mi qualifico come "sionista". Ha
ben poco a che fare con certe affermazioni che appaiono qui in rete in Italia
e, in particolar modo, in talune MLfilogovernative
.
Allego un mio
articolo a favore del sì, apparso su un quotidiano online di Orvieto. Fausto Cerulli
"Capisco che non è molto ortodosso
utilizzare un quotidiano online per mandare un messaggio politico, e mi rendo
conto che la mia voce è troppo flebile per assumere la parvenza di un
messaggio. Ciò premesso, vorrei caldamente invitare i miei non so quanto
affezionati lettori ad andare a votare per il referendum sull´art. 18, anche se
sarà una giornata di quelle in cui la buonanima Craxi ( a proposito, Stefania
Craxi, che ne è della promessa che mi avevi fatto di
pagarmi una certa parcella che tuo padre non ha onorato, lui che ha onorato la
patria?).
Ritorno a bomba, sperando che il referendum
sia davvero una bomba e
scoppi nelle mani di quanti, dalla Confindustria ladrona al Berlusconi che
basta la parola e al Cofferati che forse spera di avere un
sottosegretariato al lavoro...: all´ozio-
nella compagine governata si affannano a dire che una vittoria dei sostenitori
del sì sarebbe una iattura. Una iattura per chi, signor Padrone?
Racconto un episodio della mia vita
professionale. Si rivolse a me una signora che era stata licenziata da
un´azienda con meno di quindici dipendenti, e quindi senza causa altra che non
fosse la prepotenza della sciura Padrona. ......" (continua)
Caro avvocato la regola del non allegare file vale ovviamente anche
per Lei... come per tutti. Grazie.
Prometto che se la rispetterà le lascio passare (solo) una volta
anche il linguaggio "colorito" che usa... ma forse - mi dia retta - è meglio
esprimersi comunque in modo "puritano" . Immagino cosa mi replicherà ma gli
aspetti formativi passano anche tramite il linguaggio. Auguri per la sua
professione, così come faccio anche tanti auguri al sindacato CGIL, così
fortemente contrastato in Italia, ... Il fatto che esista e dia ancora fastidio a
molti è anche una garanzia della Sua libertà personale e professionale.
Lei immagino conosca la Storia tedesca prima dell´avvento del regime nazista... ho anche letto
poi da qualche parte che nessun ebreo si sarebbe aspettato ad esempio in
Germania, a quell´epoca, tutta quella serie di tragici eventi iniziati proprio
con la criminalizzazione del sindacato comunista.Allora tutti hanno taciuto per ragioni
presumo d´interesse di bottega.Ed è
stato l´orrore fra gli "altari" tedeschi ma anche italiani, con tanto di
benedizioni religiose e pagane (intendo dei Ministri degli Interni e non solo di
questi paesi).
Sono preoccupato per l´allarmante situazione della democrazia in
Italia ma - a dir il vero - anche in Spagna (pensi alla situazione incresciosa
delle minoranze) e nella stessa UE (pensi alle ripetute pressioni diplomatiche
e politiche del Vaticano),....
E potrei continuare, ma mi fermo qui. E´ meglio.
M.B.
------------------------------------------
Da Stefano, di Amici di Israele di Milano
Caro Maurizio:
Riporto
un articolo apparso sul sito dell'ANSA, riguardante le reazioni israeliane
all'attentato terroristico che ieri ha ucciso 16
civili israeliani e ne ha feriti quasi 100.
Vorrei farvi notare in particolare questa frase:
"...due 'Apache' con la stella di Davide hanno
centrato con tre razzi l' auto dove si trovavano due
capi militari di Ezzedim el-Qassam, il
braccio armato di Hamas. Morti i due 'terroristi'..."
La parola terroristi e' messa fra virgolette.
Chi uccide civili israeliani non e' considerato un terrorista dall'ansa, ma
semplicemente un 'terrorista', per modo di dire...
proporrei inviare una protesta a questo indirizzo:
redazione.internet@...
Più che Ansa io debbo fare i conti qui con certi personaggi come
questi qui di seguito riportati....
Ciao
PS: io scriverei anche a vari giornali per protestare contro
l´attuale regime israeliano... mi passi per favore gli indirizzi elettronici?
Scrivi anche tu?
"-----Original
Message----- From: Khaver Goy
[mailto:khavergoy@...] Sent: Tuesday, June 10, 2003 12:30
AM To:
orientamentiecumenici-owner@yahoogroups.com Subject: Re: Da trasmettere con
urgenza al Presidente del Consiglio in carica, in visita in Medio Oriente
AVENDO RICEVUTO
QUEST'ULTIMA SCHIFEZZA CHE CIRCOLA SU TUTTE LE ALTRE LISTE ANTISEMITE,
NONOSTANTE SIA STATA SMENTITA DALLA FONDAZIONE CITATA, CREDO SIA BENE CHE MI
ELIMINI DALLA SUA..SENZA ALCUNA
STIMA E CON IL MASSIMO DISPREZZO,
Mi chiamo Moreno,
abito in provincia nel centro Italia.
Cerco di fare
attività politica dal mio computer, dopo che dal 1984 ho lasciato il Pci deluso
dalla svolta, cosidetta o meglio autodefnita dai protagonisti,
migliorista-riformista, che ha portato il maggior partito della sinistra e
unico baluardo contro l'illegalità diffusa ad omologarsi, per ragioni dissero
pratico-economiche, al sistema liberista di cui tutti ieri siamo stati e oggi e
domani siamo e saremo vittime.
Pagheremo il
conto con sacrifici senpre maggiori e spesso imposti con la forza!
Allo scopo di
rendere pubbliche esperienze personali, documenti e testimonianze illustri,
ignorati dai mass-media ufficiali per ovvi motivi, ho aperto un sito, un blog e
due gruppi su yahoo groups, nella speranza di non restare solo in questa
battaglie e di riuscire a raccogliere sempre più testimonianze, documenti e
consensi tali da permetterci di sostituire la classe politica attuale e
cambiare così in meglio la nostra vita!
(NEV/AFP) - "La nostra chiesa appoggia fermamente la laicità dello Stato, cioè
il rispetto degli altri e delle loro opinioni, e l'autonomia della
politica". Lo ha affermato domenica scorsa a Bordeaux il
pastore Marcel Manoël al termine dei lavori del
Sinodo della Chiesa riformata di Francia (ERF), di cui è presidente del
Consiglio nazionale. "Ma - ha aggiunto - ciò non significa che la fede
debba restare reclusa nella sfera dell'intimo e del privato". L'ERF, 350
mila fedeli, 381 comunità è il ramo principale del protestantesimo francese.
MEDIO ORIENTE: NON C'È
PACIFICAZIONE SENZA RICONCILIAZIONE
di Paolo Naso (direttore del mensile
interreligioso "Confronti")
I primi, pesanti ostacoli hanno già
ostruito la "road-map" indicata dal presidente Bush come il processo
politico negoziale a tappe che dovrebbe condurre ad una stabile pace in Medio
Oriente. Gli attacchi di varie formazioni armate palestinesi contro obiettivi
militari israeliani e le ultime azioni armate israeliane contro la leadership
dell'Intifada, indicano quanto la strada della pace sia difficile e rischiosa.
In questi giorni Sharon, Abu Mazen e il presidente Bush stanno già prendendo
atto dei limiti della loro iniziativa politica. Il premier israeliano sa di avere una
forte opposizione interna, soprattutto da parte di quei settori del movimento
dei coloni insediatisi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza che lo hanno
sostenuto nel corso della campagna elettorale di tre anni fa. Sharon è politico
troppo esperto per non sapere che appena il tema degli "insediamenti"
sarà davvero posto sul tavolo
negoziale, oltre duecentomila persone grideranno al tradimento e vedranno in
lui il nemico. Esattamente come era successo per Rabin, con l'aggravante che
se l'ex premier laburista era sospetto sin dalla sua elezione, Sharon tradisce
aspettative ed impegni assai precisi. Non è più facile la posizione di Abu
Mazen. Il capo del governo dell' Autorità nazionale palestinese è infatti
costretto a muoversi in un delicatissimo equilibrio: tra l'impegno a fermare
gli attacchi terroristici solennemente assunto al momento della sua nomina da
una parte, e la necessità di mantenere un contatto con la maggioranza del
popolo palestinese dall'altra. E, in assenza di concreti "dividendi di
pace", i palestinesi sembrano oggi assecondare le spinte politiche più
radicali. Non è un dato definitivo - non era così nei primi anni dopo gli
accordi di Oslo - ma è questa la situazione attuale. Potrà cambiare, ed anche
rapidamente, ma l' onere della prova che la pace "paga" più della
guerra e del terrore è tutta nelle mani di Abu Mazen. Il terzo attore sulla
scena è Bush, oggi determinato a conseguire un risultato concreto in Medio
Oriente. Il dopoguerra in Iraq presenta più ombre che luci, più interrogativi
che soluzioni, più dubbi che certezze. L' avvio di un
processo di pace tra israeliani e palestinesi darebbe legittimità a quell'intervento
militare in Iraq che tante critiche ha sollevato nella comunità internazionale.
Ma intanto, sul campo, continuano a contarsi morti e feriti. La situazione
mediorientale è così difficile che ogni ipotesi di pace, anche la più fragile,
deve essere accolta con speranza e fiducia. La "road-map" solleva
giustamente molti interrogativi preliminari eppure, dopo tre anni di sangue, è
l'unica ipotesi realistica sul tappeto. Non va criticata, va valorizzata in
tutte le sue potenzialità; non va liquidata solo perché il suo principale
sponsor è un presidente che ha appena concluso una guerra; al contrario va
utilizzata per dimostrare - anche a quel presidente - che il tempo del
negoziato non è mai perso. Diplomazie e dirigenze politiche al lavoro,
dunque. Ma non solo loro. Il rischio è che, di nuovo, si raggiunga un accordo
di vertice, trascurando l' importanza dei processi dal basso, nel cuore della
società civile israeliana e palestinese. In questo campo, quello della
costruzione di un processo di pace parallelo fondato sull'incontro tra
"gente comune", le chiese possono fare molto. È questa la loro
vocazione prima e naturale: essere testimoni della speranza della pace e della
riconciliazione. Dovrebbe essere questo il loro approccio ai problemi del Medio
Oriente. Fa riflettere, invece, che spesso si pongano soprattutto il problema
del loro ruolo politico nel processo di pace o del riconoscimento di specifiche
garanzie per la comunità cristiana o i luoghi santi di quella regione. Più che
una vocazione questa sembra una tentazione: guardare a se stessi e alla propria
tradizione piuttosto che al prossimo israeliano e palestinese, cercare
riconoscimenti e statuti speciali piuttosto che accettare con fiducia la sfida
della convivenza in un nuovo Medio Oriente. La vocazione cristiana suggerisce
un'altra strada: quella di costruire canali di dialogo, di sostenere le
esperienze di incontro e di riavvicinamento
tra popoli e religioni diverse; di testimoniare, in sintesi, che non c'è
pacificazione senza riconciliazione.
ASSEMBLEA STRAORDINARIA
BATTISTA, DAL 20 AL 22 GIUGNO A CIAMPINO, ROMA
Casonato: "Riflettere con estrema
attenzione sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica"
Roma (NEV), 11 giugno 2003 - Si svolge dal
20 al 22 giugno a Ciampino (Roma), presso il Centro Il Carmelo, l'Assemblea
generale straordinaria dell 'Unione cristiana evangelica battista d'Italia
(UCEBI). I temi principali in discussione sono relativi alla diaconia e alla
politica delle istituzioni. L 'Assemblea straordinaria è stata convocata dal
presidente dell'UCEBI Aldo Casonato, in seguitoall'intenso dibattito scaturito nell'ultima Assemblea generale del 2002.
L'Assemblea dava mandato, tramite la mozione sulla diaconia (Atto 38) al
Comitato Esecutivo di: "Monitorare le iniziative locali di diaconia
leggera e le attività delle istituzioni medesime, per studiarne eventuali
possibili prospettive". Nella lettera di convocazione per l'Assemblea, il
presidente dell'UCEBI Aldo Casonato scrive: ".. ricordo che lo scopo
fondamentale di questa nostra Assemblea è di riflettere con estrema attenzione
sulle ragioni profonde di una diaconia evangelica e sui modi in cui essa è, o
dovrebbe essere vissuta, dalle nostre chiese e dall' Unione nel suo
insieme". L'Assemblea generale biennale, massimo organo deliberativo
dell'UCEBI, composta dai delegati delle chiese e dai pastori con cura di
comunità, aveva deliberato nell'incontro del 2002, e proprio con l'atto 38,
una convocazione straordinaria per l'anno 2003. Le chiese battiste italiane,
circa 20.000 fedeli in un centinaio di comunità in tutta Italia, si preparano
in questa occasione ad assumere decisioni importanti per le proprie Opere
diaconali ed Istituti. Alcuni centri istituzionali oggetto di discussione
dell'Assemblea saranno: il Villaggio della Gioventù di Santa Severa (Roma); la
Casa di riposo "Villa Grazialma" di Avigliana (TO); il Centro
evangelico battista di Rocca di Papa (Roma) e l'Istituto "G. B.
Taylor" (Roma). Il presidente Casonato nella convocazione sottolinea: "Solo
con il profondo e reale coinvolgimento di tutte le istanze della nostra Unione
in ogni aspetto della vita e del funzionamento della stessa potremo guardare
con serenità, con fiducia, ma anche con realismo il nostro futuro". Il
movimento battista nato agli inizi del '600 in Inghilterra, si radicò in Italia
nel 1863, quando i pastori battisti inglesi James Wall e Edward Clarke fecero
un viaggio nel nostro paese per intraprendere un'opera missionaria. Nel 1901 fu
fondata a Roma la prima Facoltà teologica battista. Attualmente l'UCEBI è
membro costituente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI);
a livello internazionale fa parte della Conferenza delle chiese europee (KEK),
del Consiglio ecumenico delle chiese
(CEC) e dell'Alleanza battista mondiale
(ABM). (nev/gmg)
IL SEGRETARIO GENERALE DEL
CEC, KONRAD RAISER, SI ESPRIME SULLA "ROAD-MAP"
"Il piano di pace è lungi dall'essere
una soluzione ideale, apre tuttavia una
finestra"
Roma (NEV), 11 giugno 2003 - "Alcuni
dettagli della 'road-map' sono insoddisfacenti e la stessa è lungi dall'essere
una soluzione ideale" ha dichiarato la settimana scorsa dal suo quartier
generale a Ginevra Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio ecumenico
delle chiese (CEC), riferendosi alla situazione mediorientale. Raiser ha così
commentato a caldo il piano di pace avanzato da
Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia, in consultazione con
israeliani e palestinesi, piano teso alla creazione di due stati indipendenti.
In una intervista rilasciata il 4 giugno Raiser però ha sottolineato il
carattere positivo di una tale iniziativa: "Seppure vi siano elementi
discutibili nella proposta americana, essa offre una nuova opportunità aprendo
una finestra per una soluzione che contempli la possibilità di avere due
stati". Raiser si è detto però scettico rispetto ad alcuni aspetti, come i
confini, lo status di Gerusalemme, gli insediamenti ebraici, e non ultimo
quello dei profughi palestinesi. Raiser ha commentato: "Se questo piano
porterà le due parti in causa da una mutua distruzione ad un cammino di mutuo
beneficio è ancora tutto da verificare". Nella stessa intervista il
segretario generale del CEC si è espresso anche sulla situazione in Iraq e sul
recente conflitto, che continua a definire "immorale" e "illegale".
"La guerra in Iraq non ha prodotto un cambio di regime" ha affermato
Raiser, "ma la demolizione di un regime senza prospettiva costruttiva e
sostenibile". Rifiutando l'idea che le iniziative delle chiese cristiane
nel mondo contro la guerra siano state irrilevanti, Raiser si è detto convinto
che "l'unanimità e la protesta delle chiese hanno incrementato la voce
delle stesse, nonché la loro posizione morale nella società. Questo mi sembra
più importante del potere istituzionale". Il CEC è un organismo ecumenico
con sede a Ginevra (Svizzera) che raggruppa 342 chiese di tutto il mondo di
svariate confessioni cristiane, tranne la cattolica (www.wcc-coe.org).
(nev/gc)
FRANCIA: PROTESTANTI E
ORTODOSSI INCONTRANO ESPONENTI DEL GOVERNO CHIRAC
All'ordine del giorno l'Iraq e il conflitto
israelo-palestinese
Roma (NEV), 11 giungo 2003 - Rappresentanti
di varie chiese protestanti e ortodosse francesi hanno incontrato lo scorso 6
giugno a Parigi esponenti del governo francese: il segretario generale del
Ministero per gli Affari Esteri Colin de Verdières, nonché René Roudaut,
consigliere per gli affari religiosi dello stesso Ministero, per confrontarsi
sulla situazione in Iraq, ma anche su quella mediorientale. Presenti anche
rappresentanti del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), tra cui Peter
Weiderud, direttore della Commissione delle chiese per gli affari
internazionali, e Salpy Eskidjian, membro della stessa commissione del CEC.
Durante l'incontro si è discusso del come rafforzare il ruolo delle Nazioni
Unite ed il rispetto del diritto internazionale in Iraq all'indomani della
guerra, ma anche della "road-map", il piano di pace avanzato da
Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Europea e Russia. Promotore del meeting è
stato il pastore Jean-Arnold de Clermont, presidente della Federazione
protestante di Francia (FPF) che ha
affermato: "Non siamo stati capaci di
farci sentire di più per frenare la guerra in Iraq. Senza dubbio ci sarebbe
stato da fare di più e soprattutto prima". Sul fronte del conflitto
israelo-palestinese Peter Weiderud ha espresso a de Verdières la sua
aspettativa di un forte impegno da parte della Francia e dell'Unione Europea in
riferimento ad alcuni punti cruciali che hanno implicazioni internazionali e
che non dovrebbero essere lasciati alla discrezione delle due parti chiamate
direttamente in causa. Weiderud ha avanzato l'esempio dello status di
Gerusalemme, luogo sacro per ben tre religioni mondiali, e centrale sia per gli
israeliani che per i palestinesi. Durante l'incontro Eskidjian ha valutato
favorevolmente l'iniziativa di cercare pacificamente una soluzione al conflitto
mediorientale, ma ha tuttavia notato una scarsa attenzione per i temi legati ai
diritti umani e alle leggi umanitarie internazionali. De Clermont ha ribadito
la necessità per le chiese di continuare nel loro impegno di collaborazione con
i governi e le altre istanze della società civile per rafforzarne i rispettivi
ruoli in un mondo multipolare. Il presidente dell'FPF si è augurato che in seno
alle chiese si sviluppi una riflessione teologica più approfondita sul binomio
"bene" e "male", come anche sulla nozione di
"ingerenza". (nev/gc)
UN OSSERVATORIO CONTRO LA
DISCRIMINAZIONE
Si è costituito a Roma presso il
Campidoglio
Roma (NEV), 11 giugno 2003 - La presentazione
è avvenuta il 4 giugno nella sede istituzionale del Consiglio Comunale di Roma,
in Campidoglio, alla presenza del suo presidente on. Giuseppe Mannino.
"Obiettivo dell' Osservatorio è monitorare la discriminazione nei
confronti dei cittadini immigrati nei servizi comunali - ha affermato la
consigliera Franca Eckert Coen, delegata del Sindaco per le politiche della
multietnicità -. E noi sappiamo bene che la discriminazione può assumere forme
diverse, anche sottili ma non per questo meno gravi e intollerabili".
L'Osservatorio intende operare in un ampio raggio d'azione, sia pure limitato
all'offerta dei servizi comunali: dalle scuole materne alle strutture socio
sanitarie, dai centri d'incontro ai cimiteri. La realizzazione dell'Osservatorio
è stata affidata all'Istituto psicoanalitico per le Ricerche Sociali, diretto
dal dr. Raffaele Bracalenti. Il Comune ha comunque nominato un Comitato
scientifico per la verifica delle procedure di raccolta dei dati e per la loro
valutazione: oltre a diversi studiosi europei ne fanno parte, tra gli altri,
l'economista Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, lo psicanalista David Meghnagi,
la sociologa Maria Immacolata Macioti, il giornalista Paolo Naso. "Questo
osservatorio - ha affermato quest'ultimo - è insieme una prova ed una sfida: la
prova che esiste un problema di 'discriminazioni' nel funzionamento della
macchina dei servizi di un grande comune come quello della capitale; la sfida
che, grazie al monitoraggio ed alla concertazione con le organizzazioni degli immigrati,
sarà possibile migliorare la qualità della convivenza nella nostra città. Per
parte mia - ha ancora affermato Naso, direttore della rivista 'Confronti ' e
della rubrica televisiva 'Protestantesimo' (RAIDUE) - intendo offrire le mie
competenze e conoscenze per individuare forme di discriminazioni nell' ambito
di un diritto fondamentale della persona: quello a professare liberamente la
propria fede". (nev/gu)
(NEV) - Nell'ambito della riunione del
Consiglio dei saggi dell'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in
Italia (UCOII) tenutosi a Bologna domenica 8 giugno, è intervenuto il
presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il
giurista Gianni Long. Tema dell' incontro era il disegno di legge sulla
"libertà religiosa" attualmente in discussione alla Camera. Long ha
esposto in occasione dell'incontro la posizione della Commissione delle chiese
evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) a riguardo ed ha informato i
saggi musulmani sulle iniziative prese in merito; in particolare ha presentato
la lettera inviata lo scorso 28 maggio al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi (vedi NEV 23/03).
(NEV/BT) - "Porterà il disastro": è il commento di un gruppo di
leader religiosi protestanti conservatori, espresso in una lettera aperta
indirizzata al presidente George W.Bush. La lettera, che ha come primo
firmatario il pastore battista Jerry Falwell, specifica che il processo di pace
innescato dal governo USA per risolvere la crisi israelo-palestinese "è
una indebita pressione su Israele e che le impone di rimanere passiva di fronte
agli attacchi terroristici ai suoi cittadini".
Orientamenti ecumenici
pubblica notizie in merito a questo genere di prese di posizione non per
solidarietà verso il mondo evangelico americano ma SEMMAI ai fini della
pubblica denuncia dello stesso!L´amicizia col mondo battista in Italia è fuori discussione sebbene si
registra che il notiziario filogovernativo israeliano sul sito "Il Vangelo",
sia redatto proprio da un anziano pastore battista, di cui francamente ignora
la sua eventuale adesione all´UCEBI. Si ricorda, in ogni caso, ai lettori e
alle lettrici di O.E. che ogni singola comunità battista è responsabile della
propria linea teologica (e quindianche
politica).
MB
(NEV/RFP) - Elezioni democratiche, un governo nazionale iracheno, e una legge che
protegga la libertà religiosa. Lo hanno chiesto venti leader di
tutte le religioni presenti in Iraq, convocati ad Amman, Giordania, dalla
Conferenza mondiale per le religioni e la pace (WCRP), la più grande
organizzazione mondiale che si occupa di libertà religiosa. La dichiarazione,
diffusa il 28 maggio, è stata firmata da leader sunniti, sciiti e cristiani.
(NEV) - Il
Premio internazionale Paolo VI è attribuito ogni cinque anni ad una personalità
o ad una istituzione che abbia contribuito in modo rilevante alla cultura di
ispirazione religiosa. Quest'anno è stato scelto l'ambito degli studi
filosofici e a larga maggioranza il Premio è
stato assegnato al filosofo francese Paul Ricoeur. Di confessione riformata,
impegnato nello studio del rapporto tra Bibbia e filosofia, attivo nel
movimento ecumenico, Ricoeur riceverà il Premio (100 mila euro) il 5 luglio in
Vaticano.
Il sig. Marco Coradin
delle Acli invece di divertirsi ad inviare un virus
in un suo recente messaggio, avrebbe fatto bene a spedire la recensione del
libro di Ricoeur, richiesta nelle scorse settimane.
La sua iscrizione ad O.E. viene disattivata d´ufficio.
(NEV/ENI) - L'AIDS può essere tenuto sotto
controllo e in molti casi può essere prevenuto, ma, specialmente nei paesi
africani, la mancanza di fondi per una lotta efficace è drammatica. E'
l'appello lanciato al G8 dall'Alleanza ecumenica (EAA), un'organizzazione
internazionale con sede a Ginevra attiva nella lotta all'AIDS, di cui fanno
parte la chiesa cattolica e oltre 85 chiese nazionali protestanti e ortodosse.
La richiesta è che i governi provvedano al più presto a rendere disponibile il
miliardo e mezzo di dollari già promesso al Fondo Globale anti AIDS.
(NEV/ENI) - Reazioni a livello internazionale per la benedizione di una coppia
omosessuale nella chiesa anglicana di Vancouver, Canada. Autorizzata
dal vescovo Michael Ingham alla comunità che l'aveva
espressamente richiesta, la cerimonia è stata definita "oltre i confini
dell'insegnamento della chiesa" dall'arcivescovo di Canterbury, Rowan
Williams; ha causato la rottura dei rapporti con la Chiesa anglicana della
Nigeria (la più grande "provincia" anglicana) e ha fatto dichiarare
ai vescovi anglicani di Kenya, India del Sud, Nuova Guinea e Sudamerica:
"Ora la Comunione anglicana dovrà decidere se restare una vera Comunione o
disintegrarsi in una federazione di chiese che decidono ognuna per sé".
(NEV) - Cerimonia significativa sabato 14
giugno a Bossey, Ginevra, dove nello storico castello del '700 l'Istituto
Ecumenico festeggia i suoi primi 50 anni di attività e contemporaneamente la
fine dei lavori di restauro e di ammodernamento, Parte integrante
dell'attività del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), l'Istituto ecumenico
di Bossey in 50 anni di corsi e di seminari ha contribuito a formare leader di
tutte le confessioni, impegnati nel processo di riconoscimento e di
riconciliazione tra le fedi e le culture.
(NEV) - A Sarrebourg, Francia, sabato 14 si
aprono i lavori del Sinodo annuale della Chiesa riformata di Alsazia e
Lorena (ERAL), presieduti dal presidente, pastore Jean-Paul Humbert. Al centro
del dibattito sinodale sarà il "Manifesto per una chiesa unita": il
progressivo avvicinamento tra riformati e luterani della regione.
(NEV) - Per la prima volta negli USA una
confessione religiosa, la Chiesa Episcopale
dello stato del New Hampshire, ha eletto un vescovo dichiaratamente omosessuale.
La scelta del reverendo Gene Robinson, 56 anni, deve essere adesso confermata
dal Congresso nazionale della Chiesa Episcopale, che fa parte della Comunione
anglicana mondiale. E' atteso un vivace dibattito, giacchè per la Chiesa
anglicana l'omosessualità è "incompatibile con le Sacre Scritture".
(NEV) - Le caratteristiche della realtà
valdese odierna a partire dall'identità, dalla storia e dalla geografia dei
valdesi fin dal Medioevo; l'adesione alla Riforma protestante, il periodo delle
persecuzioni, il riconoscimento dei diritti civili, riattraversandone
idealmente i luoghi privilegiati in Italia e nel mondo. "I valdesi:
identità e storia" di Giorgio Tourn (Editrice Claudiana, pagg. 94, euro
4,00) è il terzo numero della nuova collana divulgativa "Le Spighe" e
ben si presta ad una prima conoscenza di questa antica minoranza religiosa
delle Valli valdesi del Piemonte.
(NEV) - In uscita il numero di giugno del
mensile "Confronti", diretto da Paolo Naso, rivista di fede,
politica, vita quotidiana, edito dalla cooperativa Com- Nuovi Tempi. Tra i
servizi del nuovo numero segnaliamo: "Eucaristia, un'enciclica che
divide", con commenti di Paolo Ricca, Piero Coda e Giovanni Franzoni.
Medio Oriente: "La Road map, strada della pace?" con le firme di David
Gabrielli, Sami Basha e Giorgio Gomel. Islam: "Un consiglio dei musulmani
di Francia". Ebraismo: "Jules Isaac, una vita per il dialogo". I
Sikh: "la religione delle cinque 'K'". Inoltre rubriche di libri,
musica, cinema, opinioni, letteratura. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma,
programmi@....
APPUNTAMENTI
ROCCA DI PAPA (Roma) - Dal 15 al 26 giugno,
al Centro evangelico battista, campo per ragazzi dai 6 ai 10 anni "Farai
ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore". Segreteria: 06 9499014.
SALERNO - Martedì 17, appuntamento
conclusivo del ciclo di incontri ecumenici sulla Carta Ecumenica. Alle 19,30,
con il pastore Sergio Manna nel tempio metodista di via Manzella 27.
VENEZIA - Ogni giovedì dalle 16 alle 18 è
possibile visitare la mostra documentaristica "I valdesi, otto secoli di
storia". Al Centro culturale Palazzo Cavagnis,
Castello 5170.
TELEVISIONE - Lunedì 16, alle 10 su RAIDUE,
la rubrica "Protestantesimo" propone la replica del programma con
servizi sul recente Kirchentag di Berlino e "Vecchie miniere e zuppa
valdese": il futuro della memoria.
RADIO - Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno,
"Culto Evangelico" manda in onda una predicazione (15 giugno, pastora
Lidia Maggi), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di
attualità.
Ti spedisco questa email nella speranza che
qualcuno si interessi alla mia situazione. Sono un espertissimo programmatore
Internet e, per ragioni che non so, non riesco a trovare lavoro. Ho
spedito un mucchio di richieste ma senza successo. Chiedo aiuto con questa mail
a trovare lavoro.
Sperando in un favorevole
riscontro, porgo distinti saluti.
Gabriele Avosani
Via Giuseppe Bertani, 8 46100 Mantova
casa 0376/324592avosani.gabriele@...
Gabriele Avosani
Dati personali
Data di nascita: 04 gennaio 1973
Luogo di nascita: Mantova
Residenza:
Mantova, via G. Bertani 8
Istruzione:
Maturità tecnico commerciale conseguita nel 1992 presso l'istituto A.Volta con
esito di 40/60
Precedenti occupazioni
1993-1994 FUTURA
sasViadana(Mn)
Elaborazione grafica di modelli 3d di case
in costruzione o progettazione con 3D Studio.
1995-1996SNAM/OlivettiMilano
Gestione di sistema informatico SNAM spa
per conto Olivetti. Oltre 100 unità in rete X.400 con sistemi Win 3.1 e Unix
SVR3. Manutenzione ordinaria e straordinaria intero sistema con debug e
programmazione in C.
1997-1998 Teleservice
srl Milano
Programmazione in Modula 2 su Windows
9x/NT. Applicazioni Computer Telephony Integration di schede telefoniche ISDN
con router telefonici gestiti da server Windows. Creazione di Call Center
integrati con servizi telefonici 144.
1999-2000
SIEI Peterlongo Milano
Webmaster di sito aziendale con linguaggi
HTML, Java,Javascript, ASP.
2000-2001
InfomediaMilano
Webmaster e creatore/sviluppatore di due
siti Internet di network monitoring con accesso ristretto e con tecnologie
client/server.Programmazione in PERL,HTML,Javascript.
2001-2002
UnicreditoMilano
Programmatore C, PHP, Phyton di gestore WEB
Based di analisi finanziarie e revisione società di gestione titoli. Server
Linux, Sun Solaris.
Sviluppo personale: Programmazione in PERL,
HTML, Javascript e C per realizzazione di due siti Internet con
interazione utenti. Interfaccia WEB con connessioni al server, connessioni
TCP/IP e supervisione network realizzato con PERL.
In un paesino del Salento s' intrecciano le
vicende di due giovani donne, le cugine Teresa e Maddalena, divise da un comune
amore per Tonino. Il giovne era stato spinto da pressioni familiari e
ambientali a sposare la spigolosa Teresa, ma al momento del sì cambia idea e
scappa con Maddalena. Teresa arriva al limite dell' alienazione e grazie alla
madre si rivolge alla vecchia madre del barbiere, esperta in stregoneria. La
donna si rifiuta di aiutarla, trasformandola in Maddalena, così, fiutando l'
odore del denaro facile, ci pensa il singolare barbiere Angelantonio (Rubini).
Il barbiere trasforma Teresa in Maddalena e infine, per salvare la vita a
Tonino che altrimenti verrebbe giustiziato dai fratelli di Teresa, Maddalena
(quella vera) decide di farsi trasformare nella cugina, di modo da poter
mettere le cose apposto in casa "sua" in favore dell'
amato.
Infine, nonostante l' inganno, Tonino
sceglierà nuovamente la dolce Maddalena (pur nelle sembianze di Teresa)
abbandonando Teresa (nelle vesti di Maddalena) per la seconda volta.
COMMENTO TECNICO:
Il processo comunicativo è costituito da
una fase di percezione e una di realizzazione, che si possono anche chiamare
decodifica e codifica psicologica. Il mittente per trasmettere una propria
interpretazione (decodifica) della realtà ad un destinatario, la deve
codificare, vale a dire dargli una forma, un linguaggio, che racchiuda un
senso, in modo che chi riceve il messaggio possa a sua volta interpretarlo
tramite una decodifica che implica una ricezione ed una "valutazione"
non solo psicologica ma anche sensoriale.
La fiaba è sicuramente un mezzo di grande
efficacia per trasmettere messaggi, sensazioni e riflessioni di grande
profondità pur non perdendosi in complessi intellettualismi. Il risultato è che
una fiaba ha la facoltà di essere al temopo stesso diretta e di sviluppare nel
destinatario tutto un processo di decodifica psicologica ma soprattutto
sensoriale di grande impatto, vale a dire che un linguaggio fiabesco dà degli
input che poi lascia percepire al destinatario con grande libertà
"creativa", lasciandolo interpretare, ma soprattutto sentire delle
emozioni.
Tutti i film danno delle emozioni, certo,
ma i film strutturati in maniera favolistica
hanno la grande responsabilità di lasciare un qualcosa a fermentare negli
spettatori. Questo qualcosa rappresenta la chiusura del cerchio del processo
comunicativo, e in una favola più che in ogni altro "genere", il cerchio si
chiude più tardi, lasciando spazio al ricevente non solo di interpretare, ma
anche di vivere certe emozioni. Ciò avviene a
maggior ragione in un film come questo in cui l' aspetto fiabesco è inteligentemente
unito a quello della tragedia shakespeariana, che a modo suo rappresenta un
altro genere per eccellenza che permette al destinatario di sentire, vivere le
situazioni narrate e il loro seguito (la loro assimilazione
psicologico-sensoriale). Questo si spiega semplicemente col fatto che entrambi
questi "generi" di rappresentazione partono dall' essenza delle cose,
quindi su una base solida e profonda. In "l'anima gemella" le basi
sono costituite, come in ogni fiaba, dal dualismo tra bene e male, qui intesi e
rappresentati come semplice genuinità, bellezza da una parte, e superficialità,
volgarità dall' altra. L' identità è il centro concettuale intorno al quale
viene sviluppata l' intera vicenda, e il continuo rimando tra Maddalena e
Teresa è un modo di affrontarne il tema in modo molto semplice e schematico.
Il contesto scenico, con un sud e una
Puglia parzialmente caricaturale e parzialmente surreale, è dovuto a mio avviso al
bisogno di creare un palcoscenico adatto ad unafiaba costruita nella realtà odierna, in cui
la lotta tra superficialità e profondità è costante, e purtroppo tende dalla
parte dell' apparenza. Questo spiegherebbe necessità e urgenza di un film come
questo, le sue motivazioni concettuali. La grandezza di questo film sta nel
fatto di come riesca a parlare di tematiche di grandissimo spessore morale
tenendo costantemente in mano le redini relative all' attenzione dello
spettatore divertendolo e trasportandolo in una storia d' amore in cui questo
sentimento è riportato al suo valore infinito. Amore inteso come sacrificio,
rinuncia, fare scelte infelici per sé "solo" a favore della
persona amata, non l' amore delle belle parole. L' invidia, l' isterismo, l'
egoismo che caratterizzano Teresa coprono in realtà una sua insoddisfazione
verso se stessa, una non accettazione di sé che finisce per portarla a
desiderare di diventare come Maddalena, purtroppo per lei solo fisicamente,
perchè l' amore vero è così cieco da non limitarsi all' apparenza, tanto che il
conteso Tonino alla fine accetta Teresa (in realtà Maddalena), trovando
(percependo) in lei "qualcosa di familiare".
Il resto è un' ottima farcitura: dalle
sfumature pulp ad un grottesco caricare i riferimenti al
"pugliesismo" spesso culminante nel comico, fino a giungere a momenti
al limite del surreale sottolineate dagli accenti sonori da film western
scritti da Pino Donaggio, che ricordano a tratti quelli di Neil Young in Dead
man di Jim Jarmusch, senza dubbio un' altro tipo di "fiaba".
Unamiscela che data la chiarezza del materiale concettuale di base e la sua
forza morale, non risulta come un "minestrone" fastidioso, ma anzi
come una forma eclettica di unire linguaggi differenti in maniera giustificata,
fluida e scorrevole, dando ritmo alla storia. L' unica pecca è a volte il
soffermarsi troppo su alcuni momenti che potrebbero essere sintetizzati, ma un'
altra qualità fondamentale di questo film è quella di lasciare ad intendere una
grande voglia di comunicare, un divertirsi a "girare" che non tutte
le pellicole lasciano trasparire. Di conseguenza l' aver
calcato la mano ricamando alcuni momenti può essere giustificato senza troppi
problemi.
La qualità del film di Rubini, la sua
fantasia e originalità, oltre alla già citata capacità di unire linguaggi
completamente diversi in un continuum fluido e scorrevole ha inoltre la grande
virtù di sollevare il livello del cinema italiano, peccato che all' estero non
riderebbero come noi su certi momenti di autoironia che Rubini propone
caricando il pugliese medio e creando appositamente delle "macchiette"
finalizzate a dare ritmo e movimento, oltre che a contornare il film; in ogni
modo le fiabe, proprio per le loro peculiarità analizzate in precedenza, non
hanno confini e i loro messaggi possono varcare senza problemi i confini
geografici e culturali.
Sugli attori un elogio all' interpretazione
delle due "alter ego", le quali, nonostante l' inizio non troppo
convincente di "Teresa" si sono trovate a loro agio nel giungere a
scambiarsi i ruoli con grande persuasione e capacità interpretativa, di sicuro
aiutate da una direzione impeccabile da parte di Rubini. Bravo anche
l'oggetto del desiderio delle due donne, "Tonino", che emana grande
ingenuità, spontaneità, riportando il personaggio persino ad una condizione
infantile.
Da menzionare anche, per la grande capacità
di adattarsi ad una mutevolezza linguistica come quella scelta da Rubini il
direttore della fotografia, Paolo Carnera.
Film da non perdere, almeno in
videocassetta!
Rinnovo l' invito a tutti ad esprimere
pareri, opinioni e commenti tecnici o meno sul film in questione, segue il mio
indirizzo e-mail..
REFERENDUM ARTICOLO 18: APPELLO PER IL SI'
Il 15 e 16 giugno 2003 i cittadini italiani saranno chiamati ad
esprimersi sul referendum che abroga parti rilevanti dell'articolo 18
(relativo a Reintegrazione nel posto di lavoro, Legge n. 300/70
Statuto dei Lavoratori) per estendere a tutti i lavoratori e le
lavoratrici dipendenti la tutela contro il licenziamento arbitrario.
La libertà incontrollata di licenziamento ha ricadute sostanziali su
diritti fondamentali: la libertà di pensiero, di espressione, di
adesione a partiti politici, a formazioni sindacali, su ogni altra
forma di tutela e su ogni altro diritto di fonte contrattuale e
legale.
Una questione che riguarda sicurezza, libertà e dignità nel lavoro e
caratterizza modi e qualità della convivenza civile, poiché
riconoscere il diritto dell'altro è il fondamento di una convivenza
pacifica e questo vale nei rapporti tra individui, tra parti sociali,
tra nazioni.
Nell'attuale quadro politico-parlamentare il referendum è l'unico
strumento possibile per difendere i diritti del lavoro e anche per
sostenere concretamente una proposta di legge che estenda tutele e
diritti a tutti i lavoratori, contrastando la precarietà, la piaga
del lavoro nero, la perdita di competitività, l'arretratezza del
nostro sistema produttivo.
Aderendo a questo appello affermiamo di considerare l'articolo 18 un
principio applicativo della nostra Costituzione. Costituzione che
all'articolo 1 recita:
L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.
E all'articolo 3:
È compito della Repubblica rimuovere tutti gli ostacoli di ordine
economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Estendere l'articolo 18 vuol dire rendere effettivi la nostra
Costituzione e l'articolo 30 della Carta europea dei diritti
fondamentali (Ogni lavoratore ha diritto alla tutela contro ogni
licenziamento ingiustificato).
Estendere l'articolo 18 a tutte e a tutti vuol dire rendere effettiva
la condizione di cittadinanza delle lavoratrici e dei lavoratori
secondo i principi di giustizia e di universalità, di libertà e di
uguaglianza, fondamento della nostra idea di società
Su questo si chiede un giudizio ai cittadini italiani,
indipendentemente dalla loro collocazione politica: il referendum
pone una questione di merito e non di schieramento.
Con questo spirito sosteniamo il SI' al referendum sull'articolo 18;
ci rivolgiamo a tutti i soggetti politici e sociali mobilitati per la
difesa e l'estensione dei diritti nel lavoro e nella società, alle
associazioni, a lavoratrici e lavoratori, alle personalità del mondo
della cultura, della giustizia, dell'impegno sociale e civile, ai
cittadini per costruire una società fondata sulla giustizia e non
sull'arbitrio.
Questione che riguarda tutti, e perciò è a tutti che ci rivolgiamo.
Tom Benetollo, ARCI
Linda Bimbi, Fondazione Internazionale Lelio Basso
don Albino Bizzotto, Beati costruttori di pace
Giulietto Chiesa, giornalista
don Luigi Ciotti, Gruppo Abele
Sergio Cusani, associazione Liberi
don Antonio Dell'Olio, Pax Cristi
Dario Fo, premio Nobel
Francuccio Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Giulio Marcon, ICS
Moni Ovadia, attore
Franca Rame, attrice
Raffaele Salinari K., Terres des Hommes
Fabio Salviato, Banca Popolare Etica
Gino Strada, Emergency
Gianni Tognoni, Tribunale dei Popoli
Alex Zanotelli, missionario
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La sinistra che ha ancora qualosa da dire....
Siamo un gruppo di dirigenti diessini che fanno parte della direzione
del partito di Roma e della Regione e intendiamo portare un nostro
contributo ad un dibattito che chiarisca le ragioni di chi sostiene
la necessità di partecipare al voto e di esprimersi per il sì, fuori
da logiche di schieramenti che poco interessano i cittadini che
guardano alla concretezza delle cose .
In primo luogo rivolgiamo un invito ad andare a votare. Nella storia
della sinistra si é sempre combattuto l'astensionismo e ciò vale
ancor più quando ci sono in gioco istituti di democrazia diretta che
esprimono la volontà popolare . Invitare all'astensionismo significa
imboccare una strada pericolosa, aprendo un varco al disimpegno dei
cittadini proprio quando si richiede la loro massima partecipazione
per garantire libertà e diritti. C'è un ampio schieramento di forze
politiche e sociali che si batte per la difesa e il mantenimento
dell'articolo 18 ma si dividono sulla posizione da assumere . A noi
pare incontestabile il fatto che se vincono i sì si creano condizioni
più favorevoli alla lotta contro l'attacco ai diritti dei lavoratori
portato avanti dal governo e dalla maggioranza di centrodestra . La
terza ragione é che se vincono i sì la battaglia per le riforme
legislative sostenute dalla campagna di firme, più di cinque milioni,
promossa dalla Cgil, le iniziative parlamentari del centrosinistra
per il lavoro, diventa più credibile. E' impensabile infatti che
senza lo sviluppo di un grande movimento si possa portare avanti una
battaglia nelle aule di un Parlamento in cui il centrodestra gode di
una vasta maggioranza La quarta ragione è che se vincono i sì si
rafforzano le lotte per garantire i diritti per tutti quei lavoratori
del precario e del sommerso, giovani in particolare, privi di ogni
tutela. La quinta ragione é che la sicurezza dei diritti sul posto di
lavoro, il rispetto della professionalità e della dignità del
lavoratore, sono presupposti essenziali per l'affermarsi e per lo
sviluppo dell'impresa, qualsiasi sia il numero dei dipendenti. Anche
di questo ha bisogno l'economia del nostro paese. Anche di questo ha
bisogno una società più giusta che deve avere il lavoro come suo
fondamento.
Pino Galeota, Luisa Laurelli, Maurizio Bartolucci, Silvana Pisa,
Stefano Bianchi, Vittorio Parola, Adriano Labucci, Giancarlo
Bozzetto, Marco Di Luccio, Teti Croce, Giorgio Mele, Mario De
Carolis, Mario De Luca, Alessia Marri, Franco Ottaviano, Alessandro
Cardulli, Massimo Cervellini, Valentina Rinaldi, Giovanni Vigilante,
Massimo Marzullo, Mimma Miani, Alessandro Bongarzone, Andrea
Malpassi, Ilaria Perrelli, Stefano Veglianti, Massimo Deminicis,
Paolo Petri, Elio Matarazzo, Eugenio Bellomo, Marco Picozza, Tonino
Tosto, Carlo Quintozzi, Aldo Carra, Mario Olmeda, Ugo Balsametti.
Lunedì 9 giugno dalle ore 18,00 e fino a sera tarda, presso il
Barcone "Vacanze Romane" in Lungotevere Mellini (angolo Ponte Cavour)
INCONTRO PUBBLICO
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L´appello della Fiom per il referendum
La segreteria nazionale della Fiom-Cgil ha lanciato oggi un appello
per un'ampia partecipazione e un voto favorevole al referendum
sull'articolo 18 del 15 e 16 giugno prossimi. Ne pubblichiamo qui di
seguito il testo integrale.
La segreteria nazionale della Fiom rivolge un appello a tutte le
metalmeccaniche e a tutti i metalmeccanici perché il 15 e il 16
giugno vadano a votare e votino Sì al referendum per l'estensione a
tutte e a tutti dell'articolo 18.
Questo referendum si è sempre più rivelato come uno strumento di
valore eccezionale per difendere i diritti del lavoro e per fermare
l'offensiva contro di essi. La difesa contro il licenziamento
ingiusto e la reintegra nel posto di lavoro dopo una sentenza
favorevole del giudice costituiscono elementi fondamentali dei
diritti e della dignità dei lavoratori e delle persone. Il lavoratore
minacciato permanentemente dal licenziamento non è libero, non può
esercitare appieno i suoi diritti e le sue rivendicazioni, deve
spesso subire soprusi e ingiustizie. I giovani, in particolare, sono
oggi sottoposti a questa condizione di precarietà permanente ed è per
questo che il referendum si rivolge soprattutto a loro.
Non è vero che l'estensione dei diritti rappresenti un danno per
l'economia. L'economia italiana è in crisi e in difficoltà proprio
perché i salari sono troppo bassi e la precarietà del lavoro troppo
estesa. E incertezza e preoccupazioni sul futuro sono dominanti. La
crescita dei diritti del lavoro, e in particolare l'affermazione
della pari dignità di tutti i lavoratori di fronte a un licenziamento
ingiusto, rappresentano un atto di speranza e di fiducia nel futuro e
un serio investimento per il miglioramento dell'economia nel nostro
Paese. Le piccole imprese che rispettano i diritti e che applicano i
contratti non hanno nulla da temere dall'estensione dell'articolo 18:
esse lo applicano già nei fatti. Quanto alle altre, quelle che usano
la minaccia del licenziamento per prevaricare i diritti del lavoro, è
giusto che abbiano una regola e un freno.
L'estensione dell'articolo 18 è un atto di giustizia e, oggi, è anche
un atto di necessità. Con i decreti attuativi della legge 30 e con la
legge 848/bis, che giace in Parlamento in attesa di conoscere il
responso del referendum, il Governo si prepara a mettere in
discussione l'articolo 18 anche per chi già ne è tutelato. Ormai è
chiaro che, senza la sua estensione, questo stesso diritto, un po'
alla volta, verrà meno.
La Fiom fa appello a tutte le metalmeccaniche e a tutti i
metalmeccanici per un impegno straordinario volto a ottenere una
grande partecipazione al voto. In questi giorni bisogna coinvolgere
tutte le cittadine e tutti i cittadini affinché vadano a votare.
Ognuno può impegnarsi per conquistare un voto, per ridurre
l'astensione. Questo è un referendum giusto e le forze governative e
della Confindustria che, dopo aver dichiarato il loro No, ora fanno
campagna per l'astensione lo sanno bene.
Chiamiamo tutti i cittadini a pronunciarsi per un diritto del lavoro
che riguarda tutti. Questo referendum è una grande occasione: l'atto
del voto non costa molto e può dare un risultato di grandissimo
valore. Perdere il diritto al voto, invece, può essere un danno
gravissimo, come ben sanno le metalmeccaniche e i metalmeccanici a
cui non è ancora concesso di votare su accordi che li riguardano.
Per questo la Fiom fa appello ai metalmeccanici, ai lavoratori, ai
pensionati, a tutti i cittadini affinché il 15 e il 16 giugno vadano
a votare e votino Sì per la difesa e per l'estensione dei diritti e
della libertà del lavoro.
A cura della componente politica dei Democratici di sinistra
Socialismo 2000
http://www.socialismo2000.it
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Articolo 18
L'appello al sì di giuristi, docenti universitari, avvocati
IL 15-16 GIUGNO: VOTIAMO SI
- Votare SI al referendum del 15 giugno sull'estensione dell'Art.18
significa, in un momento di pericoloso restringimento degli spazi di
democrazia, salvaguardare anzitutto uno strumento prezioso ed unico
di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica che
l'astensione dal voto inevitabilmente svaluterebbe.
- Votare SI significa dare a tutti i lavoratori, anche a quelli delle
imprese con meno di 16 dipendenti, un indispensabile strumento di
tutela per rivendicare, senza tema di rappresaglia, il rispetto di
eque e legali condizioni di lavoro ed assicurare loro l'effettivo
esercizio dei diritti sindacali.
- Significa, ancora, ricondurre il nostro ordinamento legislativo ad
un criterio di coerenza perché il principio già vigente, per cui un
licenziamento deve sempre fondarsi su una causa giustificativa, deve
implicare la lineare conseguenza dell'annullamento del licenziamento
stesso ove quella causa non sussista.
- Significa rifiutare l'idea che la reintegrazione nel posto di
lavoro sia considerata, nelle imprese con meno di 16 addetti, una
misura sproporzionata e non, invece, un'opportunità di consolidamento
e ampliamento delle garanzie del lavoratore. Infatti, l'art. 18
rappresenta un forte elemento di dissuasione nei confronti di
comportamenti prevaricanti del datore (già ora la reintegra nel posto
di lavoro opera anche nelle piccole aziende in caso di licenziamento
dovuto a discriminazioni politiche, sindacali, sessuali, religiose o
razziali). Ciò non toglie tuttavia che, se il licenziamento sia
veramente dovuto a ragioni economiche o ad un comportamento
illegittimo del lavoratore, la cessazione del rapporto avvenga senza
alcun pregiudizio per l'impresa.
- Significa negare in radice il luogo comune secondo cui l'articolo
18 costituisce una remora all'assunzione di nuovi lavoratori. Il vero
è che le imprese, piccole o grandi che siano, assumono personale solo
se ne hanno bisogno per la loro attività economica. Altre sono le
ragioni di politica economica e industriale per le quali
l'occupazione ristagna: su di esse, se mai, dovrebbe svolgersi un
serio confronto scientifico e politico.
- Significa respingere i rinnovati attacchi portati dal Governo di
centro- destra, con la Legge n.30/2003 e con il disegno di legge
n.848 bis, alle garanzie già esistenti (non solo all'articolo 18) e
così evitare la complessiva frammentazione e precarizzazione
dell'intero mondo del lavoro.
- Significa infine aprire la via e dare un forte impulso ai progetti
di riforma, già predisposti dalle forze progressiste. Infatti, il
successo del referendum renderebbe inutili i peggioramenti di
istituti (quali il trasferimento d'azienda) previsti dalla legge n.
30/2003 al fine di eludere le garanzie dell'articolo 18 per le
imprese con più di 15 addetti. Il successo del referendum renderebbe
altresì impraticabile il progetto di manomissione contenuto nel
disegno di legge n. 848-bis che prevede che non siano soggette alla
tutela dell'articolo 18 le imprese di nuova costituzione o che
oltrepassino con nuove assunzioni la soglia dei 15 dipendenti.
Risulterebbe quindi aperta la strada affinché il Parlamento
predisponga nuovi disposti legislativi per recepire il risultato
referendario in un quadro complessivo che preveda una nuova ed
organica regolazione di tutti i rapporti di lavoro fondata
sull'universalità e l'eguaglianza dei diritti fondamentali del lavoro.
Giorgio Ghezzi Università di Bologna,Piergiovanni Alleva Università
di Ancona, Maria Vittoria Ballestrero Università di Genova, Lorenzo
Gaeta Università di Siena,G.Mario Garofalo Università di Bari, Gianni
Loy Università di Cagliari, Fabio Mazziotti Di Celso Università di
Napoli, Luigi Menghini Università di Trieste, Stefania Scarponi
Università di Trento, Bruno Veneziani Università di Bari, Lorenzo
Zoppoli Università di Napoli, Cristina Alessi Università di Brescia,
Andrea Allamprese Università Politecnica delle Marche, Amos Andreoni
Università di Roma "La Sapienza", Marco Barbieri Università di
Foggia, Vincenzo Bavaro Università di Bari, Olivia Bonardi Università
di Milano Stefano Calandro Università di Bologna, Claudia Claudi
Università di Bari, Antonio Di Stasi Università Politecnica delle
Marche,Fausta Guarriello Università di Pescara, Lorenzo Fassina
ufficio legale Inca, Andrea Lassandari Università di Bologna, Carmen
La Macchia Università di Messina, Antonio Loffredo Università di
Siena, Corrado Mauceri Ufficio legale Cgil scuola, Giovanni Naccari
Ufficio giuridico Cgil, Giovanni Orlandini Università di Siena,
Alessandra Raffi Università di Milano, Maria Lucia Rollo Università
di Bari, Sergio Aquilino foro di Savona, Filippo Aiello foro di Roma,
Franco Boldrini foro di Ancona, Sergio Bonetto foro di Torino,
Giovanna Buttazzo foro di Bologna, Domenico Carpagnano foro di
Barletta, Etelina Carri foro di Reggio Emilia, Michele De Felice foro
di Salerno, Giovanna Fava foro di Reggio Emilia, Francesca Ferretti
foro di Bologna, Antonella Gavaudan foro di Bologna, Alberto Ghidoni
foro di Milano, Ennio Gorrasi foro di Milano, Bruno Laudi foro di
Bologna, Enzo Martino foro di Torino, Mauro Mazzi foro di Savona,
Mariagrazia Napoli foro di Torino, Alberto Piccinini foro di Bologna,
Eliana Pinotti foro Savona,Guido Reni foro di Bologna, Giorgio Sacco
foro di Bologna, Giovanni Sozzi foro di Milano, Massimo Vaggi foro di
Bologna, Vincenzo Varcasia foro di Castrovillari, Fortunato Vitale
foro di Roma, Claudio Zaza foro di Roma.
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Articolo 18 / L'attivo nazionale di Roma
Andrea Camilleri: "Utile e importante un sì per le riforme"
Quello che segue è il messaggio che lo scrittore Andrea Camilleri ha
inviato al segretario generale della Cgil in occasione dell'attivo
nazionale del 9 giugno
"Carissimo Guglielmo,
è con piacere che faccio anche mie le ragioni della partecipazione e
dell'impegno della Cgil per il sì al prossimo referendum sull'art.
18 .
"Da militante politico e sindacale, certo non più giovanissimo, anche
io credo che un sì per le riforme e per i diritti sia utile e
importante, soprattutto in questo momento, tanto drammatico per
milioni di lavoratori che stanno subendo l'arroganza di una destra
prepotente e autoritaria.
"Giungano a te e alle compagne e agli amici della Cgil i miei più
affettuosi saluti".
Andrea Camilleri
Altri appelli (come quello della CGIL, di singoli esponenti del
cattolicesimo "non allineato" alla campagna di silenzio e
disinformazione in atto, dei vari comitati di sostegno locale, ecc.)
sono disponibili in rete sul sito www.lagiustacausa.it
----------------------------------------------
Si ringrazia sentitamente Giorgio Nobili per la grande collaborazione
con "Orientamenti ecumenici" in occasione di questa battaglia
referendaria... alla prossima dunque!
Non ci arrendiamo in ogni caso... E' bene che lo sappiano fin da ora!
Maurizio Benazzi
La nostra partecipazione in senso positivo al referendum sulla estensione dell'art. 18 è in
una linea di coerenza col nostro costante impegno per l'affermazione della
società dei diritti.
In sintonia con le donne e gli uomini che
animano i nuovi movimenti siamo convinti che diritti
sociali e diritti umani insieme si tengono o insieme cadono. Non si può dire ad
esempio a un essere umano "tu hai inalienabile
diritto all'integrità fisica" e insieme sostenere, se necessario anche con
la guerra, un ordine mondiale che priva quello stesso essere umano dei mezzi
essenziali alla sopravvivenza: cibo, medicine, lavoro,
informazioni, ecc.
I diritti, inoltre, anche quelli sociali o
sono di tutti o non sono di nessuno. Finché un solo
essere umano non ha lavoro o non ha cibo o non ha ciò che gli assicura identità,
sicurezza, dignità e vita, i diritti di tutti gli altri, di tutti noi, non sono
più veri diritti ma sostanziali privilegi.
Siamo ben consapevoli del fatto che le
pratiche politiche richiedono mediazioni fra questi principi di
alto valore etico universale e la realtà concreta sempre parziale e
contraddittoria. Gli stessi movimenti si trovano immersi nelle contraddizioni e
nella necessità di andare per piccoli passi. Siamo però anche consapevoli che
la globalizzazione liberista tenta di annientare con
mezzi potentissimi e perfino col terrore e con la guerra la cultura etica della
solidarietà e dei diritti sociali, in quanto considera
tale cultura e le pratiche conseguenti come ostacolo al libero svilupparsi del
mercato, come un gravissimo attentato allo sviluppo e alla libertà. Per i poteri che
sostengono e propagano la cultura liberista, la centralità del lavoro è una
bestemmia e lo stato sociale è la cura pietosa che può incancrenire la piaga.
Solo l'interesse privato, mediato dal mercato, ha in sé la capacità di condurre
l'umanità verso un progressivo allargamento dell'onda della ricchezza, fino a
raggiungere tutti gli uomini e debellare infine la povertà. Tutto il resto è
aleatorio e affidato al giudizio di opportunità del
luogo e del momento. E' talmente decisiva l'affermazione del libero mercato a
livello planetario che per il nobile scopo tutti i
mezzi sono leciti, compresa la guerra. Il liberismo è ormai un assoluto. Non è
più un sistema economico e politico parziale con cui negoziare mediazioni
possibili. E il danaro è un dio che esige sacrifici e
sottomissione incondizionata.
Le necessarie mediazioni politiche e i
piccoli passi possibili rischiano continuamente di essere rimangiati dalla
potenza del liberismo. Ciò che si ottiene sul piano politico o economico si rischia di pagarlo con involuzioni e
arretramenti sul piano delle consapevolezze. E' perciò sempre necessario,
secondo noi, mantenere alta la tensione verso l'obbiettivo
della generalizzazione e universalizzazione dei
diritti sociali. Insieme alle mediazioni politiche sono sempre indispensabili
campagne culturali. Il ritrarsi dalla partecipazione positiva
al referendum dà alla gente un preciso segnale: il liberismo ha vinto, il
liberismo domina il mondo, il liberismo vuole mano libera nel mercato del lavoro, e
noi dobbiamo piegarci alle condizioni imposte dal vincitore.
Qualunque sia il
giudizio che si può dare sul merito del referendum e sul percorso politico che
ne ha accompagnato la promozione, e può essere davvero un
giudizio negativo, ormai è una battaglia di cultura votare SI'.
E' un modo per tenere teso l'arcobaleno e diffondere un messaggio di speranza:
la resistenza è ancora possibile, la società dei diritti è una stella fissa
nella notte fonda della prepotenza senza limiti, dell'illegalità che si fa
ordine mondiale, del dominio che vuole i nostri corpi, le nostre intelligenze e
i nostri sentimenti.
Luigi Ciotti; Enzo Mazzi; Giovanni Franzoni;
Arturo Paoli; Andrea Gallo; Vitaliano Della Sala; AlexZanotelli; SergioTanzarella;
Ettore Masina; Marcello Vigli; Pasquale Colella; Lidia Menapace; Erika Tomassone; Vittorio Bellavite; Antonio Parisella;
Peppino Coscione; Maria Caterina Cifatte
Alessandro Santoro; Sergio Gomiti; Giovanni Avena, Eletta Cucuzza,
Ludovica Eugenio, Claudia Fanti, Valerio Gigante, Luca Kocci,
Laura Leonori, Francesca Nava, Marco Zerbino (Adista);
Cristiano Bumbaca; Leda Giacomelli;
Laura Forgione; Vittoria Ravano; Mario Mencaraglia;
Benedetto Di Sillico; Mauro Gozzio;
BernardByzek, Mauro Castagnaro, Linda Di Ianni.
Giugno 2003
Vittorio Bellavite
Via Vallazze 95
20131 Milano
Tel.022664753
oppure 0270602370
fax 0270606152
-------------------------------------
Si raccomanda a tutti di evitare per il
futuro di postare messaggi con allegati.
(Diversamente
verranno purtroppo cestinati automaticamente). Grazie
per la collaborazione.
·CARTELLINI
per i Rappresentanti del Comitato da portare al seggio VaiQUI
Per poter votare occorre avere la Tessera Elettorale Ricordatelo a TUTTI.
Chi l'ha smarrita può ottenerne un duplicato dall'Ufficio Elettorale del
proprio Comune
Per
firmare l'appello contro l'oscuramento del referendum da parte dei media vai QUI.
Volantone:
"7 sì per rispondere a 7
bugie" Leggi il documento qui
MANIFESTI
PER IL SÌ. Scarica il documento in formato PDFqui
Alcune immagini sul
referendum: 4
create da SergioOmassi e Roberto Dalla bernardina, 1 da questo sito. Scaricalequi (formato .zip)
VIOLAZIONE DELLA LEGGE CHE ASSEGNA SPAZI PER
L'AFFISSIONE DI MANIFESTI PER LA CAMPAGNA REFERENDARIA
Il
Comitato milanese per il SI' al referendum
sull'articolo 18 denuncia la gravissima
violazione della legge che assegna spazi pubblici per l'affissione di
manifesti in occasione di campagne referendarie da parte del partito di ALLEANZA NAZIONALE che si è permesso di coprire
totalmente con manifesti pubblicitari della festa del tricolore che si terrà
all'Arena di Milano gran parte di detti spazi nella città di Milano,
legittimamente occupati dal Comitato promotore del referendum e dalle forze
politiche e sindacali ad esso collegate. Sono già stati fatti due esposti alla
vigilanza pubblica e ai consiglieri comunali, cui seguirà denuncia alla
Magistratura. Chiediamo a tutta la stampa democratica di segnalare l'accaduto
ai cittadini, e agli stessi di segnalare al Comitato (335/6859660 -
339/2248095) l'ubicazione di tabelloni per l'affissione referendaria sui quali
verifichino la presenza di detti manifesti. Per ulteriori precisazioni contattare Franco Calamida, portavoce
del Comitato milanese 335/6859660
N.B.
SE AVVENGONO ANALOGHE SITUAZIONI ANCHE NEL VOSTRO TERRITORIO, DENUNCIATELI CON
FORZA ALLA VIGILANZA URBANA, AI CONSIGLIERI COMUNALI E ALLA MAGISTRATURA.
Orientamenti ecumenici chiede alle proprie lettrici e lettori di contattare
telefonicamente il 338-1211439 dopo le ore 18.30 per offrire la propria
collaborazione comeco-moderatrice e/o co-moderatore
della ML. Particolarmente gradita è l’iscrizione ad associazioni non
confessionali umanitarie per la difesa dei diritti umani, per la pace, la
giustizia e la salvaguardia del creato.
Con l’occasione si informa che su O.E. è possibile anche proporre ricerche
di lavoro o annunci personali, la costituzione e/o la promozione di gruppi di
acquisto solidale, iniziative politiche e non di collettivi studenteschi,
sindacati e associazioni di consumatori, libero spazio per predicatori e
pastori di provenienza originaria non europea,…
Un
sincero grazie fin da ora per l’attenzione che vorrete riservare alla
proposta.
[actionforpeace-palestina-israele] Digest
Number 183
ISRAELE ED I TERRITORI OCCUPATI
Associazioni dei diritti internazionali
denunciano un aumento delle vessazioni sugli osservatori (Copenaghen, Ginevra,
Londra, New York, Parigi 27 maggio 2003)
Amnesty International, il Network
Euro-Mediteraneo per i Diritti Umani (EMNHR), l'Osservatorio dei Diritti Umani
(HRW), la Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ), la Federazione
Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) e l'Organizzazione Mondiale Contro la
Tortura (OMCT) sono profondamente preoccupati per l'intensificazione delle
restrizioni israeliane contro i diritti umani ed i lavoratori
umanitari.
Il 21 maggio il Ministro degli Affari
Esteri israeliano Silvan Shalom ha detto che "la maggior parte degli
uffici dei diritti umani nella West Bank e nella
Striscia di Gaza danno rifugio ai terroristi palestinesi". Questo commento
non ha alcuna base, e costituisce un'ulteriore
minaccia al lavoro delle organizzazioni indipendenti ed ai lavoratori
per la difesa dei diritti umani nei Territori Occupati Palestinesi.
"Temiamo che tali accuse infondate siano tese ad intimidire i difensori
locali ed internazionali dei diritti umani, e ad impedire loro di portare avanti il lavoro
quotidiano" hanno detto le organizzazioni.
Le organizzazioni palestinesi ed israeliane
per i diritti umani da tempo subiscono per le
paralizzanti restrizioni di libertà di movimento. I ricercatori conducono il
loro lavoro in situazione di notevole pericolo personale, e molti hanno
subito intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità e dell'esercito
israeliano nell'adempimento del proprio lavoro.
"Alla luce dei commenti del Ministro
temiamo che tali intimidazioni e vessazioni aumenteranno ulteriormente.
Recentemente sono fortemente aumentate le minacce alla sicurezza personale e le
restrizioni nei riguardi degli attivisti dei diritti umani locali ed
internazionali, dei lavoratori umanitari e dei pacifisti" hanno detto le
organizzazioni.
Solo durante quest'anno, l'esercito
israeliano ha ucciso una pacifista straniera, Rachel Corrie, e ne ha gravemente
feriti altri due, Tom Hurndall e Brian Avery. Anche un
giornalista straniero, James Miller, è stato ucciso dai soldati israeliani.
Un'indagine militare sull'omicidio di Rachel Corrie non ha riscontrato
infrazioni, sebbene i risultati non siano stati resi
pubblici. Non è dato sapere se si sia investigato sugli altri casi: certamente
nessun risultato su questi omicidi o ferimenti è stato
reso noto, né alcuna azione giudiziaria è stata intrapresa.
Allo stesso tempo sempre più lavoratori
internazionali per i diritti umani e pacifisti vengono
arrestati e minacciati di espulsione della autorità israeliane. Almeno due sono
stati espulsi dal paese nelle recenti settimane e molti altri stanno
affrontando ordini di espulsione. Ad almeno 6 lavoratori
umanitari stranieri è stato rifiutato l'ingresso in
Israele, e crescenti restrizioni vengono imposte al movimento ed alle attività
di quelli già presenti nel paese.
Desta particolare preoccupazione la
decisione delle autorità israeliane del 9 maggio, di condizionare l'entrata di
stranieri nella Striscia di Gaza alla loro sottoscrizione di un "atto
scritto di rinuncia" che cerca di assolvere Israele dalla responsabilità
per la morte o il ferimento causati dai soldati israeliani.
Tra le altre cose, questo "atto"
stabilisce che chi entra nella Striscia di Gaza "accetta che il governo
dello stato di Israele ed i suo organi con possono essere
ritenuti responsabili per la morte, il ferimento e/o il danneggiamento/perdita
di proprietà che si potrebbero verificare durante attività militari".
La Striscia di Gaza è stata successivamente chiusa e rimane inaccessibile agli
stranierei, ad eccezione dei diplomatici e di lavoratori
selezionati per il soccorso di emergenza.
Queste restrizioni al movimento ed alle
attività delle organizzazioni internazionali dei dritti umani, dei lavoratori
umanitari, dei pacifisti, dei giornalisti e di altri, sono intese a ridurre la
verifica indipendente sulla situazione dei diritti umani nei Territori Occupati
Palestinesi.
"Tali restrizioni al monitoraggio
internazionale sulle gravi violazioni ai diritti umani può solo aggravare
l'attuale atmosfera di impunità"
Le organizzazioni invitano il Ministro
degli Esteri Silvan Shalom e le autorità israeliane a:
a..
ritirare pubblicamente le accuse infondate fatte dal Ministro Shalom il 21
maggio 2003;
b..
mettere fine alle vessazioni, intimidazioni, minacce, ed attacchi deliberati
contro i difensori dei diritti umani
c..
cessare gli arresti arbitrari dei difensori dei diritti umani e dei cittadini
stranieri. Coloro che vengono arrestati dovrebbero
essere imputati di un reato criminale riconosciuto, basato su una prova
concreta e pubblica
d..
attenersi alle disposizioni della Dichiarazione della Protezione dei Difensori
dei Diritti Umani adottata il 9 dicembre 1998 dall'Assemblea Generale delle
Nazioni Unite, ed in particolare al suo articolo 1, che afferma che "Tutti
hanno il diritto, individualmente o in associazione ad altri, di promuovere e
lottare per la protezione e l'attuazione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali a livello nazionale ed internazionale"
e.. eliminare immediatamente le restrizioni all'accesso
imposto nella Striscia di Gaza e facilitare il lavoro per
lo sviluppo, l'aiuto umanitario ed il monitoraggio dei diritti umani, dando
pieno accesso e senza limiti a tutti; e
f..
di conformarsi alla legge internazionale sui diritti umani ed alla legge
umanitaria in tutte le azioni ed assicurare che tutti gli omicidi e le altre
violazioni vengano investigate a fondo ed in modo indipendente.
Contatti
Amnesty
International (AI): +44 207 413 55 11
Euro-Mediterranean
Network for Human Rights (EMNHR): + 45 32 69 89 11
Human
Rights Watch (HRW): +1 212 290 47 00
International
Commission of Jurists (ICJ): +41 22 97 938 00
International
Federation for Human Rights (FIDH): +33 1 43 55 25 18
World
Organisation against Torture (OMCT): +41 22 809 49 39
La M.L. d'amicizia cristiano-ebraica "Orientamenti ecumenici" intende
esprimere la propria solidarietà all'Autorità palestinese e alle
associazioni democratiche e non violente ad essa collegate, di fronte a
certe affermazioni sconcertanti dell'attuale Presidente del Consiglio
italiano.
Preghiamo per la Pace in tutto il Medio Oriente, che non è - a ben
vedere - solo una questione di cartine stradali...
Un cordiale shalom
MB
-----Original Message-----
From: actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com
[mailto:actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com]
Sent: Tuesday, May 27, 2003 11:21 PM
To: actionforpeace-palestina-israele@yahoogroups.com
Subject: [actionforpeace-palestina-israele] Digest Number 179
Argomenti in questa selezione:
1. sommario della wexner analysis sulle priorità della
comunicazione israeliana nel 2003
Da: "alfredo tradardi" <a.tradardi@...>
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Messaggio: 1
Data: Tue, 27 May 2003 10:53:36 +0100
Da: "alfredo tradardi" <a.tradardi@...>
Oggetto: sommario della wexner analysis sulle priorità della
comunicazione israeliana nel 2003
Invio il sommario di uno studio affidato dalla wexner foundation, una
organizzazione ebrea americana che ha come obiettivo il rafforzamento
della leadership ebrea negli USA e in Israele
(www..wexnerfoundation.org), alla The Luntz research companies
(www.luntz.org) e apparso in inglese sul sito www.adc.org della
American-Arab Anti-Discrimination Committee..
...chi desidera il testo integrale, che è meglio inviare in attach, mi
mandi una richiesta via email.
la traduzione è stata effettuata da alessandra fava che ringrazio.
la revisione è stata effettuata da alfredo tradardi.
alfredo
WEXNER ANALYSIS:
le priorità della comunicazione israeliana nel 2003
SOMMARIO
Il mondo è cambiato. Parole, argomenti e messaggi a favore di Israele
ora devono contenere e comprendere la nuova realtà del mondo dopo
Saddam.
In passato, abbiamo dovuto tenere un profilo più basso a favore di
Israele per la paura che il popolo americano potesse incolpare Israele
per quello che succedeva nel resto del Medio Oriente. Ora invece è
giunto il momento di collegare il successo americano nel combattere il
terrorismo e i dittatori da una posizione di forza, con gli sforzi in
corso in Israele per sradicare il terrorismo dentro e fuori i suoi
confini. In questa nuova situazione, c'è molto da guadagnare
allineandosi con l'America e niente da perdere. Con tutto
l'antiamericanismo che c'è nel mondo, proteste e dimostrazioni, noi
stiamo cercando alleati che condividano il nostro impegno per la
sicurezza e la fine del terrorismo e siamo preparati a dirlo. Israele è
proprio un alleato di questo tipo.
IL PROSSIMO PASSO
Il fatto che Israele sia rimasto relativamente silenzioso nei tre mesi
prima della guerra e nelle tre settimane della guerra stessa, è stata
assolutamente la strategia corretta - e secondo tutti i sondaggi
effettuati, ha funzionato. Ma ora che il conflitto sta finendo, è tempo
che Israele prepari la sua "road map" per il futuro che include un
sostegno incondizionato all'America e un impegno incondizionato alla
guerra in corso contro il terrorismo.
Le percezioni di Israele e del conflitto israelo-palestinese è stata
completamente deformata e oscurata dalla guerra in Iraq. Certo visioni
di parte ancora esistono (i politici di sinistra restano il vostro
problema) insieme alle lamentele sulla mano pesante di Israele.
I sostenitori di Israele hanno due settimane per mettere ordine nei loro
messaggi prima che l'attenzione mondiale torni alla cosidetta "road map"
e a come "risolvere" al meglio il conflitto israelo-palestinese.
Sviluppare questo messaggio è lo scopo di questo memo.
Nota dell'autore: Questo non è un documento di politica. E' solamente
un manuale di comunicazione. E come tutti i memo che curiamo, abbiamo
usato la stessa metodologia scientica per isolare specifiche parole,
frasi, argomenti e messaggi che siano in risonanza con almeno il 70 %
degli americani. Ci saranno sicuramente persone, specie quelle di
sinistra, che non saranno d'accordo quali che siano i termini usati, ma
il linguaggio che segue vi aiutare ad assicurvi il sostegno di un'ampia
maggioranza degli americani.
Queste raccomandazioni sono basate su due sessioni di "test telefonici"
fatte a Chicago e Los Angeles, durante i primi dieci giorni della
guerra, per la Fondazione Wexner.
Conclusioni essenziali
Questo documento è piuttosto lungo perché non si riesce a
comunicare tutto quello che è necessario con una sola e semplice frase
ad effetto. Sì, noi abbiamo fornito queste nelle pagine che seguono, ma
abbiamo utilizzato lo spazio necessario per spiegare perché il
linguaggio è così importante e il contesto nel quale è necessario che
sia utilizzato. Se leggete solamente le prossime due pagine, queste sono
le conclusioni chiave:
1) L'Iraq altera tutto. Saddam è la vostra migliore difesa,
anche se è morto. La visione del mondo americana è completamente
dominata dagli sviluppi della questione irachena. Questa è un'occasione
unica per gli israeliani per mandare un messaggio di sostegno e unità,
in una fase di grande ansietà internazionale e di opposizione dei nostri
"alleati" europei. Per un anno - un INTERO ANNO - dovrete evocare il
nome di Saddam Hussein e come Israele ha sempre sostenuto gli sforzi
americani per liberare il mondo e il popolo irakeno da questo spietato
dittatore. Saddam resterà un potente simbolo del terrore per gli
Americani per molti anni. Una espressione filoisraeliana di solidarietà
con il popolo americano nel loro sforzo vittorioso di cacciare Saddam
sarà molto apprezzata.
2) Persistete nel messaggio ma non usate due volte le stesse
parole. Lo abbiamo visto nel passato ma mai così chiaramente come in
questo periodo. Gli americani guardano con molta attenzione agli
sviluppi internazionali e sono particolarmente sensibili a ogni tipo di
dogma apparente o presentazioni a scatola chiusa. Se vi sentono ripetere
le stesse esatte parole più volte, non si fideranno del vostro
messaggio. Se i vostri portavoce non sono capaci di trovare modi diversi
per esprimere gli stessi principi, allontanateli.
3) NON AIUTA se elogiate il presidente Bush. Se volete
identificarvi e allinearvi con l'America, basta che lo diciate. Non
usate Bush come sinonimo per gli Usa. Nonostante la distruzione del
regime di Saddam e la reazione positiva degli iracheni, circa il 20 %
degli americani è contro la guerra. Sono per lo più democratici. Quindi
restano metà dei democratici che sono a favore della guerra anche se non
tengono per Bush. Quindi vi contrapponete senza necessità a quest'ultima
metà ogni volta che elogiate il Presidente. Non lo fate.
4) Trasmettere sensibilità e senso dei valori è un
must. La maggior parte delle frasi ad effetto più efficaci sono quelle
che parlano di figli, famiglia e valori democratici. Non dite solo che
Israele è moralmente allineata con gli Usa. Ditelo con le vostre parole.
La componente dei bambini è molto importante. E' fondamentale che voi
parlate "del giorno, non lontano, in cui i bambini palestinesi e
israeliani giocheranno insieme sotto gli sguardi di approvazione dei
loro genitori".
5) SECURITY vende. La sicurezza è diventata il
principio chiave fondamentale di ogni americano. La sicurezza è il
contesto nel quale potete spiegare la necessità israeliana di prestiti
garantiti e di aiuti militari, e perché Israele non può rinunciare a un
metro quadrato di terra. Gli insediamenti sono il nostro tallone
d'Achille e la migliore risposta (che è ancora abbastanza debole) è la
necessità di sicurezza che porta a creare queste zone cuscinetto.
6) Il linguaggio di questo documento funziona, ma funziona
ancora meglio se lo accompagnate con passione e compassione. Troppi
sostenitori di Israele parlano con rabbia e gridano quando si
confrontano con gli oppositori. Chi vi ascolta accetterà molto meglio le
vostre idee se gli piace il modo in cui le esprimete. Benediranno queste
parole ma le accetteranno veramente solo se accettano voi.
7) Trovatevi una donna bella e brava come portavoce. Secondo i
nostri test, le donne sono più credibili degli uomini. E se la donna ha
dei figli, ancora meglio.
8) Legate la liberazione dell'Iraq con la condizione difficile
del popolo palestinese. Gli argomenti più efficaci sono quelli che
stabiliscono un legame tra il dirittto degli iracheni alla libertà con
quello dei palestinesi ad essere governati da chi veramente li
rappresenta. Se esprimete il vostro interesse per la situazione pesante
dei palestinesi e come è iniquo, ingiusto e immorale che siano costretti
ad accettare leader che rubano e uccidono in loro nome, avrete costruito
una credibilità per il vostro sostegno al palestinese comune, togliendo
invece credibilità alla loro leadership.
9) Un po' di umiltà porta lontano. Lo avete visto con
i vostri occhi. Avete bisogno di parlare in continuazione della vostra
comprensione "della situazione pesante dei palestinesi" e del vostro
impegno ad aiutarli. Sì, questo "È" un doppio standard (anche se
nessuno si aspetta niente di pro-israeliano dai palestinesi) ma è
proprio così che vanno le cose. Umiltà è una pillola amara da ingoiare,
ma vi vaccinerà dalle critiche di non aver fatto abbastanza per la pace.
Ammettete gli errori, ma poi mostrate come Israele è un partner che
lavora indefessamente per la pace.
10) Naturalmente le domande retoriche funzionano sempre.
Fate domande che abbiano una sola risposta. Avrete sicuramente successo.
E' importante che la vostra comunicazione contenga domande retoriche,
che è il modo in cui gli Ebrei parlano meglio.
11) Mahmoud Abbas è ancora un punto interrogativo, ma lasciatelo
fare. Adesso avete solo da perdere attaccandolo. Nello stesso tempo non
merita nemmeno elogi. Parlate delle vostre speranze per il futuro, ma
sottolineate i punti che vi aspettate realizzi: la fine delle violenze,
il riconoscimento di Israele , le riforme del suo governo, etc
alfredo tradardi
via giovanni xxiii n. 21
10010 mercenasco (to)
italy
+39 0125 710411
+39 347 2745166
a.tradardi@...
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio e quelle
improprie di commento personale del mittente]
In Svizzera i lavoratori e le lavoratrici festeggiano anche di lunedì
la Pentecoste...
La nostra amica Eva di Friburgo fa sapere a tutte e a tutti noi che
la sua gamba sta guarendo progressivamente grazie alle nostre belle
preghiere: ha donato 200 Franchi Svizzeri per Orientamenti ecumenici.
Siamo, tra l'altro, in paziente attesa nell'intervento scritto -
molto atteso - del rev. George G. Ennin di Mezzani Superiore in
provincia di Parma (che ha partecipato anche al culto televisivo RAI
di ieri mattina): confidiamo che l'amico Davide Giannoni dia la
necessaria priorità anche alla nostra richiesta e il dovuto spazio
informativo dell'evento anche sul suo sito web, di cui si da costante
risalto anche qui (nel forum degli asini ;-)).
Si informano infine i residenti in Lombardia che la chiusura della
campagna "diritti per tutti", in favore del sì referendario, avverrà
in piazza Duomo venerdì prossimo alle ore 18.00. Ci contiamo molto
sulla tua presenza.
Un cordiale shalom!
Maurizio
Gli iscritti a Orientamenti
ecumenici scrivono al Corriere della sera, alla Stampa, a Repubblica e in RAI
APPELLO dei/ai CITTADINI
IL 15 e 16 Giugno saremo
chiamati a votare per il referendum sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Votando
SI estenderemo il diritto a non essere licenziati senza una giusta causa anche
nelle imprese con meno di sedici dipendenti. E' un diritto fondamentale che
riguarda milioni di lavoratori che, ad oggi, ne sono esclusi.
Perché
il referendum sia valido è necessario che si rechi alle urne il 50% più uno
degli elettori.
Per
impedire che i cittadini possano esprimersi su una questione così importante le
forze che si oppongono al SI, governo e Confindustria
in testa, hanno fatto calare una cappa di silenzio sul referendum del 15 e 16
giugno. Quasi tutti i giornali e le TV si sono prontamente accodati, tanto che
si può parlare di un vero e proprio scippo ai nostri danni. Si tratta di una grave ed aperta violazione dei nostri diritti, come cittadini e
come elettori.
Per far vincere il SI dobbiamo far sapere ai
tanti cittadini che ancora non sono stati informati che il 15 e il 16 giugno saranno chiamati a votare per questo referendum. Per questo
ciascuno di noi è invitato a inoltrare questa e-mail a
tutti gli indirizzi della rubrica personale, invitando i destinatari a fare
altrettanto.
Diamo la vittoria ai si
per rafforzare anche le battaglie sociali per la difesa delle pensioni, per il
salario minimo di sussistenza ai disoccupati e contro lo smantellamento della
sanità pubblica. Oggi viviamo in una società di incertezza
e di paura per il futuro; ai giovani vengono offerte solo occasioni di lavoro
precarie e sottopagate. Pensiamo che solo il rafforzamento dei diritti delle lavoratrici
e dei lavoratori
può contribuire a costruire una società più giusta e
più civile, includendo in essa ogni credo religioso e non, etnia, orientamento
sessuale... Sappiamo che purtroppo la realtà presenta migliaia di casi di abusi
e ingiustizie di ogni genere: non per questo smettiamo di rinunciare a sperare
in una visione più umana e vera di questo mondo.
Ti preghiamo anche di firmare il nostro
appello on-line all'indirizzo
E' importante raggiungere un alto numero di
firme, per ottenere una maggiore attenzione da parte dei mass media.
Ti invitiamo
inoltre a far spedire un'e-mail agli indirizzi di importanti organi di
informazione che riportiamo in basso, invitandoli a dare un maggiore spazio ad
un tema così importante e delicato e che riguarda così da vicino la vita di
milioni di persone che lavorano.
Grazie per il tuo aiuto
Anche da parte del Comitato Promotore -
Comitato per il SI
Per maggiori informazioni visita il nostro
sito www.lagiustacausa.it e segui la
campagna "Diritti per tutti" di Orientamenti ecumenici
sul portale di Yahoo.it
Invita ad inviare un un'e-mail di protesta
a:
La Repubblicalarepubblica@...
La Stampalettere@...
Il Corriere della Seracdrcorriere@...
RAI TVrai-tv@...
Ricordati infine che non
riceverai alcun certificato elettorale per votare poiché devi recarti al voto
con la tua tessera elettorale con un semplice documento d´identità.
Se voti per la prima vota o se hai smarrito la tessera
richiedi subito al Comune ove risiedi un certificato sostitutivo. Ci contiamo
anche sul tuo voto personale!
Si invitano tutte le
lettrici e i lettori di O.E. a non inviare file allegati ai moderatori Maurizio
e Bruno (Jean ha preferito al momento rinunciare a
questo ruolo): il servizio di diffusione di notizie e informazioni di carattere
ecumenico si fonda sul presupposto della gratuità e della ricerca della verità:
non siamo pertanto vigilantes della correttezza informatica dei nostri
interlocutori sui loro files allegati (stamani mi
risultano sul PC ben tre nuovi virus di cui uno giunto, pare, anche da una
lettrice evangelicale finlandese residente in inghilterra... forse filo Bush o pro governativa inglese) e
nemmeno - a scanso di equivoci - segretari di chiunque.
Le attività previste per gli iscritti alla
newsletter (cambiamento indirizzo, annullamento adesione, disponibilità di
lettura solo su web, ...)
sono infatti da
esercitare in piena e totale autonomia sul portale di Yahoo!.
I moderatori dovrebbero limitarsi a invitare e/o aggiungere solo gli iscritti in linea di
massima (tutti hanno attivato tra l´altro attivato in Yahoo.it la funzione di
invito di terzi)
Si constata purtroppo che nel
solo anno 2003 sono state spese dal fondatore oltre EUR 1.300, per la sostituzione
dell´hardware danneggiato,
e sono stati ricevuti,
fino ad oggi, EUR 50 quale contributo personale
di Piero V. a O.E.
Grazie per l´attenzione e, per
favore, fate una scansione del Vs. P.C. con antivirus
aggiornato a ieri,
sebbene tutte le e-mail in partenza sono controllate.
Dal Digest numero 253 sulle buone
notizie e non da Amnesty International
DATA=28 maggio 2003 LINK=http://www.lemonde.fr/article/0,5987,3220--321909-,00.html
TRADUTTRICE=GiuliaCastorani / Traduttori per la Pace
TITOLO= Amnesty International teme il sacrificio delle libertà in nome
della sicurezza AUTORE=Jean-Pierre Langellier(corrispondente
di Le Monde a Londra) SOTTOTITOLO=
Nel rapporto annuale, vero e proprio atlante della repressione mondiale,
l'organizzazione mette in epigrafe le derive della lotta contro il terrorismo.
TESTO
Quando si parla di diritti
umani le buone notizie sono rare, e quindi preziose. Sono state tutte
debitamente elencate in un allegato del rapporto annuale di Amnesty
International, presentato mercoledì mattina dal segretario generale
dell'organizzazione, Irene Khan, durante una conferenza stampa.
Eccone alcune, raccolte nei diversi continenti. In Etiopia nel maggio
del 2002 è stato liberato TayeWolde-Semayat,
segretario generale dell'associazione degli insegnanti ed ex-professore di
scienze politiche. Prigioniero d'opinione, era detenuto da sei anni. Nella
Guinea equatoriale nell'ottobre scorso FabianNsuéNguemaObono
è stato rilasciato, dopo aver subito torture che gli hanno spezzato i polsi.
Sono stati liberati anche il dissidente
cinese XuWenli, che soffre
di epatite, il poeta siriano FarajAhmadBirqdar, e il
giornalista liberiano HassanBility.
Tutti hanno raccontato quanto le campagne condotte in tutto il mondo in loro favore,
soprattutto da parte di Amnesty, abbiano alimentato il
loro coraggio e confortato il loro morale. Il deputato bielorussoAndreïKlimov quando ha
lasciato, nel marzo del 2002, la colonia di lavoro in
cui aveva passato quattro anni, aveva in
mano un sacco pieno delle lettere di sostegno che aveva
ricevuto dall'estero.
L'entrata in vigore dello statuto di Roma
della Corte penale internazionale è un'altra buona notizia, che Amnesty
considera "una tappa decisiva nella lunga lotta ingaggiata per deferire
alla giustizia i colpevoli dei crimini più odiosi : il
genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra". La più celebre
ed influente organizzazione di difesa dei diritti umani da sempre milita contro
l'impunità, fedele al suo motto : "Scrivere
contro l'oblio".
Per il resto il
rapporto 2003 di Amnesty International, come tutti i precedenti, somiglia ad un
vero e proprio inventario mondiale delle repressioni di ogni tipo, commesse da
autorità legali o da gruppi armati : esecuzioni extragiudiziali e "omicidi
illegali" censiti in 42 paesi, "sparizioni" di persone avvenute in
33 paesi, torture e maltrattamenti perpetrati in 106 paesi, detenzione di
prigionieri d'opinione, arresti ed imprigionamenti senza capi d'accusa né
processi, condanne a morte, seguite o no da esecuzione, rapimenti,
attentati-suicidi.
Situazioni critiche
"La sicurezza.per chi?" chiede Irene Khan
nell'epigrafe della prefazione del rapporto. Quest'anno
Amnesty intensifica una campagna lanciata sulla scia degli attentati dell'11
settembre, incentrata su due temi : sicurezza e
"terrorismo". L'organizzazione utilizza tale termine solo tra
virgolette perché, a suo parere, sfugge a qualsiasi definizione giuridica
internazionale precisa. Secondo Amnesty il bisogno di sicurezza ha portato
molti stati a sacrificare i diritti umani.
"L'hanno che si è appena concluso, scrive Irene Khan, non ha fatto che confermare i
nostri timori di fronte a questa campagna di sicurezza che si è estesa sempre
di più, un po' ovunque nel mondo. Alcuni governi hanno deliberatamente scelto
di ignorare o addirittura di minacciare il sistema di sicurezza rappresentato
dal diritto internazionale, un sistema che avevano
elaborato insieme. Non sempre il risultato della restrizione delle libertà è il
miglioramento della sicurezza. I governi non hanno il diritto di rispondere al
terrore con il terrore."
A questo riguardo, Amnesty cita due esempi,
legati allo stesso conflitto : il campo X-ray, nella base americana di Guantanamo a Cuba, dove 600
persone catturate durante la guerra contro i talebani
sono ancora in attesa di essere incriminati e non hanno il diritto di
contattare un avvocato, e la prigione di Bagram, in
Afghanistan, un paese in cui il sistema penitenziario dev'essere
interamente ricostruito.
Tra le altre regioni del mondo in cui la
situazione è particolarmente critica, Amnesty cita la Colombia, dove la guerra
civile non fa che aggravarsi, la Russia, in cui l'organizzazione ha lanciato la campagna
"Giustizia per tutti", che si occupa della situazione della Cecenia, e infine l'Africa dei Grandi Laghi, dove crimine e
impunità regnano ancora sovrani.
Nel settembre 2002, in visita in Burundi,
Irene Khan ha incontrato Claudine, una bambina di sei
anni miracolosamente scampata dieci giorni prima ad un massacro in cui
l'esercito aveva ucciso 170 persone. La bambina non ricordava più il
suo cognome, ma aveva impresso nella memoria il ricordo del massacro, durante il
quale tutti i suoi parenti erano stati uccisi a colpi di baionetta. Ferita, era
fuggita strisciando fra le gambe dei soldati.
Una "condizione" con ebraistica di Raffaele, suggerita da Orientamenti
ecumenici: si invitano in particolar modo (e quanto
meno i pastori protestanti) ad iscriversi e a aggiornarsi sugli aspetti
linguistici. Il libro di riferimento è reperibile in Claudiana. Sul penultimo numero di Gioventù evangelica apparso "Giudaica".
Appena possibile speriamo di metterlo on line anche qui.
Tra le altre notizie fornite da Raffaele segnaliamo che è stato
aperto tra un nuovo portale ebraico in inglese al seguente sito: http://www.nextbook.org./
Un'altra delle mie pseudo-newsletter si chiama
Liang_ISBN_3447040823
e vi sto archiviando la traduzione parziale di questo libro:
Takamitsu
Muraoka
Modern
Hebrew for Biblical Scholars
An
Annotated Crestomathy with an Outline Grammar and a
Glossary Wiesbaden Harassowitz 1998 ISBN
3-447-04082-3
L'idea mi è venuta perché un signore mi ha
proposto di parlare delle differenze tra l'Ebraico Biblico e l'Ebraico
Contemporaneo. Non potendo ritenermi un esperto in materia, ho pensato di cavarmi
d'impaccio traducendo le prime 30 pagine del volume suddetto, che spiegano appunto queste differenze.
L'indice della traduzione è:
§0 - Introduzione: le componenti
dell'Ebraico moderno
§1 - La scrittura piena
§2 - La scrittura delle parole e dei nomi stranieri
§3 - L'attuale pronunzia israeliana
§4 - Il pronome
§4.1 - I pronomi personali indipendenti
§4.2 - I pronomi suffisso
§4.3 - I pronomi dimostrativi
§4.4 - Il pronome relativo
§4.5 - I pronomi riflessivi
§4.6 - Il pronome possessivo enfatico
§4.7 - Il pronome interrogativo e l'avverbio
§4.8 - Il pronome indefinito
§4.9 - Il pronome di riferimento generale
§4.10 - Il pronome comparativo
§4.11 - Espressioni di reciprocità
§5 - Il nome
§5.1 - La formazione del plurale
§5.2 - I sostituti dello stato costrutto
§5.3 - La formazione dei nomi
§6 - L'aggettivo
§6.1 - La derivazione
§6.2 - La comparazione
§7 - Il verbo
§7.1 - Le radici verbali secondarie ed i
verbi di origine straniera §7.2 - Le coniugazioni (binyanim) §7.3 - I tempi §7.4 - L'uso di pronomi con i
verbi finiti §7.5 - Il plurale femminile di seconda e terza persona §7.6 - Il
soggetto indefinito §7.7 - L'imperfetto in luogo dell'imperativo §7.8 - I verbi
composti §7.9 - Il nome verbale §7.10 - I verbi deboli §7.11 - Il passivo
§8 - L'avverbio
§9 - Le preposizioni
§9.1 - La molteplicità delle preposizioni
§9.2 -
_eth_ ed _'im_
§9.3 -
_min_ e _me-_
§9.4 - _ke-_ e _kemo_
§10 - La frase nominale e la copula
§11 - L'espressione dell'oggetto
§12 - L'ordine delle parole
§13 - La sintassi dell'infinito
§14 - La sintassi del nome verbale
§15 - Le espressioni modali
§16 - Le proposizioni relative
§17 - Le frasi composte
§18 - Le proposizioni circostanziali
§19 - Le proposizioni condizionali
§20 - La consecutio temporum
§21 - Riempitivi
§22 - Marcatori del discorso
§23 - Abbreviazioni
§24 - Opere di riferimento
§25 - Ulteriore
bibliografia
Chi volesse
ricevere la traduzione via via che viene compiuta può
iscriversi o cliccando su:
Chi desiderasse nei prossimi mesi ricevere gratuitamente i
messaggi della comunità di base di Pinerolo è pregato
di inviare esplicita richiesta a info@...
Un
grazie all’amico Paolo per la sua preziosa attività informativa.
Maurizio
-----Original
Message----- From: Associazione Viottoli -
Comunità cristiana di base di Pinerolo(To) [mailto:info@...] Sent: Wednesday, June 04, 2003
3:48 PM To: Undisclosed-Recipient:; Subject: Foglio di comunità n.6/03
Cari amici e care amiche,
in
allegato alla presente potete leggere il Foglio di Comunità, foglio
mensile di informazione e collegamento della comunità cristiana di base di
Pinerolo.
Nel numero di GIUGNO:
- gli appuntamenti e le notizie della vita comunitaria
- Convivere nella diversità di Nicole
Adam Cogliati
- Chi ha paura dei cattolici no global? di Enzo Mazzi
- Il più amato da Dio di Luigi De
Paoli
- Intervista al teologo Xabier Pikaza (da
ADISTA n° 29)
- Questo mondo non è in vendita (CAMPAGNA
WTO)
- Ed ora? Lettera aperta al
movimento pacifista di Enrico
Euli
- Dal Vangelo secondo George di Ralph
Della Cava
- Foglio della cdb di Piossasco
- i commenti alla lettura biblica
liturgica domenicale di maggio (pubblicati
settimanalmente sul nostro sito)
Grazie
per la vostra attenzione. Buona lettura.
Cordiali saluti
Paolo Sales
Associazione Viottoli - Comunità cristiana di base
Orientamenti ecumenici non esprime
preferenze partitiche in occasioni di elezioni ma, in occasione delle imminenti
regionali friulane, solidarizza col candidato valdese alla carica della
Presidenza della regione di fronte a spropositati attacchi, di tipo etico e
confessionale, provenienti dall’organo di informazione di Forza
Italia.Si invitano
pertanto gli evangelici simpatizzanti di forze governative a riflettere
seriamente e, se è il caso, a cambiare la propria scelta di voto, proprio in
quella regione, al fine di dare un chiaro segnale di dissenso a certe
metodologie che appaiono più di regime che di dialettica e confronto
democratico. Troppi silenzi inoltre abbiamo ascoltato intorno a quanto qui
denunciato da parte sia di altre aree confessionali
che dallo stesso ebraismo italiano e dintorni.
Orientamenti ecumenici è una voce controcorrente per dire quello che pensi ….
Parola
per venerdì 6 giugno 2003
Tu hai fatto l'uomo
dominare
sulle opere delle tue mani,
hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.
Salmo 8:6
Spunto di
riflessione
Dammi coraggio
Signore, dammi coraggio per
vivere.
Un coraggio gioioso, Signore.
Permettimi di sorridere anche quando il cuore trema.
Permetti che i segni di un sorriso
intorno ai miei occhi
lascino traccia sulle mie guance.
Signore,
dammi coraggio per vivere. Un coraggio che viene
dalla certezza del tuo perdono.
Coraggio per affrontare me stesso. Coraggio per essere testimone di te
di fronte a chi mi minaccia. Coraggio nel sapere che tu mi accogli. Sempre.
Signore,
dammi coraggio per vivere. Un coraggio nelle ore vuote di senso.
Un coraggio di sfidare la violenza dei potenti.
Il coraggio della fede in chi sa rovesciare i troni,
riempire di beni gli affamati
e rimandare a mani vuote i ricchi.
Il coraggio della giustizia e della pace.
Signore,
donami coraggio per vivere
se i sentimenti spariscono.
E se perderò qualcosa o qualcuno fa’ che non perda me stesso.
Permettimi di rimanere stretto a te
sapendo che tu ci sei, che sei vivo
e che mi accompagni
tutti i giorni della mia vita. Amen! da Riforma 9/5/03
Leggi la Bibbia diventerai un
genio ;-)
Un curioso studio
statistico sull’origine delle personalità eccezionali asserisce che un quinto
sono orfani di padre, uno su sei ha studiato poco e il
5% è figlio di pastore protestante.
Come nascono i geni?
In quali condizioni e in quali situazioni appaiono le personalità eccezionali,
capaci di influenzare il destino dei loro simili? A
una simile domanda ha cercato di dare una risposta scientifica ClaudeThélot, presidente
dell’HautConseil de
l’évaluation de l’école;
il risultato delle sue riflessioni è apparso in un libro pubblicato da Seuil: «L’Origine desgénies». L’umanità ha sempre sognato di trovare il
metodo giusto per produrre un’élite di cervelloni, se non proprio dei
geni. Con il feroce umorismo che lo distinse, GeorgesBernardShaw mise in
guardia i suoi contemporanei: non basta incrociare un premio Nobel con una
seducente attricetta per ottenere un individuo bello e intelligente; la natura
potrebbe vendicarsi di tanta ingenuità dando vita ad una progenitura
brutta e stupida. […] Il primo dato messo in evidenza in questo interessante studio è inconfutabile: i geni sono
sempre stati rarissimi. Secondo l’autore, ogni secolo non ne produce più
di tre ogni dieci milioni di abitanti. Il calcolo è
presto fatto. Dal XV secolo ad oggi Thélot ha passato al setaccio le personalità eccezionali
che in Europa e in America si sono distinte in campi diversi come la filosofia,
la letteratura, le arti, le scienze e «l’azione». In tutto ha catalogato
350 «creatori» sui quali non è possibile, secondo lui, alcuna contestazione in quanto dotati delle qualità indispensabili del genio:
creatività, accanimento, intuizione folgorante. Leonardo da Vinci, Shakespeare, Gutenberg, Wagner,
Darwin, Laplace, Einstein
[…]. Thélot ha poi analizzato con la lente
della sociologia le personalità da lui sistemate nel Pantheon
dell’eccezionalità intellettuale. Emergono una serie di
interessanti informazioni. Se un genio su due è frutto di un ambiente
ricco e colto, come Voltaire, Proust, Tolstoj (il che non ci coglie di sorpresa), ben uno ogni 4 esce da un ambiente popolare. Si tratta per lo
più di artisti e inventori, probabilmente frutto
dell’incontro fortunato tra una personalità originale e gli opportuni
stimoli culturali. Insomma, anche in questo caso non esiste determinismo: tutto
è possibile, o quasi. L’autore cita alcuni esempi, tra cui quello del
grande architetto e scultore brasiliano Aleijadinho
(1738-1814), figlio di un architetto portoghese e di una schiava nera, e quello del musicista GeorgesBizet, il cui padre era un parrucchiere e la madre una signora di una famiglia importante. Un genio su
sei ha usufruito solo di un’istruzione elementare; ma in ogni caso è più
facile trovare creatori autodidatti nel campo letterario che in quello
scientifico. L’analisi sociologica di Thélot si
è spinta fino ad esaminare la composizione della famiglia degli eletti, da cui
trae conclusioni sorprendenti: tra i letterati molti sono gli orfani di padre
(22% circa), quindi l’assenza del padre sembra favorire il bernoccolo letterario. Non solo: i geni, dice
l’autore, sono spesso figli di pastori
protestanti (il 5%), un fatto che non può essere casuale. Hobbes, Nietzsche,
Martin Luther King, Albert Schweitzer, Euler, MacLaurin, Abel… Quale la ragione? L’autore non ha dubbi:
l’importanza attribuita alla Bibbia. «Tranne che per le arti e la musica,
non solo la lettura è fonda mentale, ma spiega spesso la genialità»
. da Avvenire 4/5/03
Anche questo
meseO.E. sostiene i lettori e le
lettrici del foglio della comunità cristiana di base di Pinerolo
(TO) mediante la diffusione, nel prossimo numero, dei files
integrali ricevuti; si ringrazia Paolo Sales per il
servizio fornito anche a questa newsletter elettronica: non ci dimentichiamo di
Voi!
Pace con
Dio
pace
fra le creature
Veglia
Ecumenica
di
Pentecoste
sabato
7 giugno 2003
In cammino
verso Pentecoste
Ore 20.00
Ritrovo e preghiera allo
Spirito in tre differenti Chiese di Milano:
Parrocchia
S. Maria del Carmine
piazza
del Carmine, 2
Chiesa Copta Ortodossa
Via
Senato, 4
Chiesa
Evangelica Valdese
Via
Francesco Sforza, 12
Itinerari convergenti nel Duomo
di Milano a partire dalle tre diverse Chiese.
Invochiamo
lo Spirito sul mondo
Ore 21.00
Nel Duomo di Milano.
L’Arcivescovo Card.
Dionigi Tettamanzi
accoglie rappresentanti di
Chiese Cristiane e di Comunità etniche.
Veglia di Preghiera
Rendiamo grazie a Dio per
la bontà della Creazione.
Chiediamo perdono per il
peccato della divisione.
Lodiamo il Signore per il
dono dello Spirito Santo.
I popoli
cantano per la pace
Ore 22.00:
In Piazza Duomo.
Festa con cori di diverse
tradizioni
culturali e confessionali.
La Veglia
ecumenica è promossa dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano con la
collaborazione di:
Agesci
Centro
ecumenico europeo per la pace
Comunità
filippina presso S. Maria del Carmine
Comunità
di S. Egidio
Federazione
giovanile evangelica italiana
Federazione
oratori milanesi
Gruppo
giovani ortodossi
Giovani
del movimento dei focolari
Rinnovamento
nello Spirito
Segretariato
attività ecumeniche
Servizi
per l’ecumenismo e il dialogo e per la pastorale
dei
migranti dell’Arcidiocesi di Milano
Per
informazioni: tel. 02 8556 303 - 02 8556 337
Informazioni da NEV
Il
presidente della FCEI scrive al presidente del Consiglio Berlusconi
L’ultimo progetto di
legge sulla libertà religiosa: “E’ peggiore della legislazione del
1929-1930”
Roma (NEV),
4 giugno 2003 - In una lettera al presidente del Consiglio, on.
Silvio Berlusconi, il presidente della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), prof. Gianni
Long, esprime una serie di critiche sul testo di legge in materia di libertà
religiosa che in questi giorni è giunto
all’esame parlamentare.
Long, scrivendo a nome delle chiese evangeliche
italiane – quindi anche di quelle che non aderiscono alla FCEI, come le Assemblee
di Dio in Italia (ADI) o l’Unione delle chiese cristiane avventiste
(UICCA) – ricorda al presidente Berlusconi che
le chiese evangeliche italiane restano persuase che in materia di libertà
religiosa “la via più rispettosa del dettato costituzionale sia quella
della stipula di nuove intese, riducendo sempre più l’area delle
cosiddette ‘confessioni senza intesa’.
Tuttavia queste chiese – prosegue il presidente della FCEI - hanno sempre
collaborato lealmente con gli organismi governativi e parlamentari per
l’individuazione di una normativa idonea a regolare le diverse situazioni
nel rispetto dei principi costituzionali.In questo senso il disegno di legge presentato dal Suo Governo il 18
marzo 2002 appariva idoneo a risolvere in modo positivo
il problema”.
Del tutto diverso è invece
il giudizio degli evangelici italiani sul testo giunto alla Camera nei giorni
scorsi: “I numerosi emendamenti approvati in Commissione hanno
completamente snaturato il testo che oggi sembra tale da non garantire la
libertà e la chiarezza delle disposizioni normative” scrive Long, temendo
che le norme in discussione possano produrre delle
“discriminazioni” nei confronti di chi non ha una fede religiosa;
così come desta molte perplessità il meccanismo di riconoscimento delle “guide
spirituali” sulle quali il Ministro dell’Interno avrebbe una sorta di
controllo. “Era molto più chiaro ed efficace il disegno di legge
governativo – scrive Long - che affidava alle confessioni
con personalità giuridica, oltre che a quelle con intese, la certificazione dei
propri ministri, lasciando l’approvazione ministeriale per i ministri di
confessioni prive di personalità giuridica”.
Perplessità vengonoavanzate anche
relativamente alle norme in materia di celebrazioni di matrimoni e di manifestazione
del pensiero mediante affissioni nei luoghi di culto. A questo riguardo il presidente della FCEI giudica del tutto tautologica la
norma secondo cui “La libertà di manifestare la propria religione o il
proprio credo può essere sottoposta unicamente alle restrizioni previste dalla
legge e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica,
dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o
degli altrui diritti e libertà fondamentali”. Questa formulazione, “piuttosto
oscura, rischia di configurare forme di censura preventiva”.
Molto negativo il giudizio del presidente della FCEI riguardo alle norme
per il riconoscimento giuridico: il progetto in discussione prevede che possa
essere garantito solo alle confessioni ed agli enti esponenziali che le
rappresentano, escludendo così associazioni e fondazioni che hanno fine di
religione o culto.Seguono quindi alcuni
rilievi in materia di iscrizione dei ministri di culto
al Fondo speciale di Previdenza.
In conclusione, scrive Long
“l’insieme del progetto, così come modificato, sembra dare
l’impressione che la libertà, e in primo luogo quella religiosa, sia
vista come un pericolo da scongiurare. Ben
comprendiamo le preoccupazioni sollevate dal terrorismo internazionale o da
degenerazioni di movimenti pseudo-religiosi. Ma certo
la libertà di tutti, minoranze e maggioranze, è un
bene che deve essere perseguito da tutti. Il testo come oggi configurato sembra
delineare un passo indietro anche rispetto alla
situazione esistente. E’ meglio la legislazione del 1929-30, così come
modificata e interpretata negli ultimi decenni, di una normativa confusa e che
rischia di porsi in contrasto con la Costituzione, con i documenti
internazionali ed europei sui diritti fondamentali e con la nobile tradizione
di libertà religiosa che ha caratterizzato la recente storia italiana”.
Da qui una richiesta molto precisa al presidente Berlusconi:
“intervenga” affinché il testo sia
“approvato nella sua originaria formulazione”. (nev/gu)
(In documentazione il testo integrale
della lettera)
Kirchentag/1.
Concluso a Berlino il primo “Kirchentag”
ecumenico della storia
Più di 200
mila protestanti e cattolici hanno partecipato all’avvenimento
Roma (NEV), 4 giugno 2003 -
Chiusura in grande stile per il primo “Kirchentag” (giornata della chiesa) ecumenico (KTE)
della storia. Una cerimonia religiosa sul palco installato davanti il Reichstag berlinese ha posto la parola fine a questo evento unico (si è parlato della possibilità di
organizzarne un secondo), lanciando una prospettiva che ora sta alle chiese e
al popolo ecumenico dei laici, raccogliere.
ManfredKock, presidente della Chiesa evangelica tedesca (EKD), e
il cardinale Karl Lehmann, presidente della
Conferenza episcopale tedesca, hanno predicato a voci alterne sul Salmo 67:
“Ti lodino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti lodino!” nel quadro di una celebrazione liturgica condotta a più voci
dai più autorevoli rappresentanti delle chiese cristiane in Germania.
“L’ecumenismo marca qui in Germania un'altra pietra miliare del suo
cammino. Quello che è stato fatto qui non si potrà
cancellare”, ha detto Kock, durante la
cerimonia di chiusura, riferendosi anche alla firma della “Carta
Ecumenica” (vedi notizia successiva).
Bilancio più che positivo per la manifestazione: i 200 mila protestanti e
cattolici (la cifra è accurata perché chi si iscrive e partecipa deve pagare un
modesto contributo che copre le spese della mastodontica organizzazione) hanno
vissuto insieme una full immersion
di incontri, dibattiti, feste. Si era partiti 5 giorni prima con un culto
comune davanti alla porta di
Brandeburgo, per gettarsi poi in un programma di più
di 3200 eventi, incontri, riunioni di preghiera, studi biblici. Una kermesse
cui hanno partecipato anche il cancelliere Schröder, il Dalai Lama, 5000
stranieri e i rappresentanti del mondo ebraico ed islamico. Nell’enorme
“agorà”, centinaia di stand dei gruppi laici e religiosi. Il
dibattito teologico ha richiamato molti giovani, il 40% dei partecipanti con
meno di 30 anni.
“Ci sono molte più
cose che ci uniscono di quelle ce ci dividono” hanno tenuto a sottolineare Elisabeth Raiser,
presidente evangelica del KTE e JoachimMeyer, presidente cattolico.
Il tutto molto “religiouslycorrect”, le
voci fuori dal coro - ce ne sono state - sono state
tenute a bada, magari ospitati, ma in tono minore e senza il marchio KTE. Tra di loro, HansKüng, controverso teologo cattolico, è stato tuttavia festeggiato
come una pop star. Non meno di 3000 persone si erano raccolte per ascoltarlo e
altrettante sono rimaste fuori. “C’è una discrepanza dolorosa tra le istituzioni ecclesiastiche e la
realtà della chiesa” ha notato il 75enne teologo.
Una Santa Cena protestante
aperta a tutti è stata organizzata nella chiesa ugonotta più antica di Berlino
sita sulla GendarmenMarktplatz:
un migliaio di protestanti e cattolici hanno condiviso il pane e il vino. Il
culto è stato celebrato in tre lingue (francese, tedesco e italiano). Per la
parte italiana il pastore valdese Giuseppe Platone ha
ribadito l’esistenza di differenze e ostacoli che, pur frapponendosi nel
cammino verso l’unità dei cristiani, costituiscono una ricchezza sulla
quale strutturare il futuro lavoro comune.
Domenica mattina, durante
la cerimonia di chiusura, scandita da ritmi televisivi, ma da una intensa partecipazione emotiva, l’eucaristia è
stata sostituita da un gesto simbolico: i fedeli, provvisti di ciotole piene
d’acqua, hanno segnato una croce sulla fronte gli uni degli altri. Non
ancora l’intercomunione, ma un gesto di fratellanza impegnativo e per molti emozionante. (nev/pel)
Kirchentag/2.
Firmata da 16 chiese cristiane tedesche la “Carta
Ecumenica”
In occasione del “Kirchentag “ecumenico tutti riuniti in una solenne
cerimonia
Roma (NEV), 4 giugno 2003 –
La “Carta Ecumenica” è stata firmata e varata a Berlino il 30
maggio scorso da tutte le chiese tedesche in occasione del primo “Kirchentag” ecumenico (28 maggio – 1 giugno).
Tra i firmatari del documento rappresentanti di tutte le tradizioni cristiane
presenti in Germania: ortodossi (etiopi, armeni-apostoloci,
copti, siri di Antiochia), cattolici, protestanti (luterani, riformati,
metodisti, Esercito della salvezza e chiese libere, ecc.), mennoniti,
anglicani e vecchio-cattolici. Il documento tradotto in 30 lingue e lanciato
nell’aprile del 2001 a Strasburgo (Francia) dalla Conferenza delle chiese
europee (KEK) e dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa
(CCEE), descrive i fondamentali doveri e diritti ecumenici tracciando delle
linee-guida per la crescita della cooperazione tra le chiese in Europa.
Firmando ora questo documento, che in altri paesi d’Europa è ancora in
via di approvazione, i cristiani tedeschi si impegnano
insieme al dialogo e alla collaborazione.
Durante la solenne
cerimonia, alla quale ha partecipato un migliaio di persone, hanno
preso la parola i presidenti della KEK e del CCEE, rispettivamente il
metropolita Geremia (Svizzera) e il vescovo AmedéeGrab di Coira (Svizzera). Ha
partecipato alla cerimonia di Berlino anche il segretario generale della KEK,
il pastore battista KeithClements,
per il quale questa celebrazione rappresenta una pietra miliare nella recente
storia della “Carta” dal suo concepimento ad oggi. Clements si è augurato che la firma apposta al documento possa dare un nuovo impulso alle grandi sfide oggi esistenti
tra i cristiani, inclusa quella dell’intercomunione. (nev/gc)
Ospitalità eucaristica: una
chiesa protestante di Berlino ospita i cattolici disubbidienti
A latere del “Kirchentag”
ecumenico si è celebrata l’intercomunione
Roma (NEV), 4 giugno 2003 - BernhardKroll e GottholdHasenhüttl sono i due
sacerdoti cattolici che - in occasione del primo “Kirchentag”
ecumenico (KTE) della storia, tenutosi a Berlino (Germania) dal 28 maggio al 1°
giugno - hanno infranto la dottrina cattolica circa l’impossibilità
dell’intercomunione. Rischiando grosso i due preti dissidenti hanno
sfidato il divieto papale dell’ospitalità
eucaristica tra cattolici e protestanti recentemente ribadito
nell’enciclica “Ecclesia de Eucharistia”.
Seppure auspicata da più parti, al primo grande raduno ecumenico tedesco non era prevista dal
programma ufficiale nessuna celebrazione di intercomunione tra cattolici e
protestanti. Dopo la pubblicazione dell’enciclica papale
gli organizzatori hanno preferito rinunciarci.
A latere del "Kirchentag"
– quindi non nell’ambito del programma ufficiale – lo scorso
giovedì sera nella chiesa evangelica dei Gethsemani
situata nel quartiere PrenzlauerBerg
Nord, il 69enne sacerdote cattolico GottholdHasenhüttl, professore emerito di teologia sistematica, ha
presieduto insieme alla pastora luterana Brigitte Enzer-Probst
la cerimonia ecumenica secondo il rito cattolico. In una chiesa gremita –
più di 2500 i partecipanti - Hasenhüttl ha invitato i
non-cattolici a prendere il pane e il vino dell’eucarestia
cattolica. Al termine della celebrazione organizzata dalla comunità evangelica PrenzlauerBerg Nord di Berlino,
dai cattolici di “WirsindKirche” (Noi siamo chiesa)
e dall’”Iniziative Kirchevonunten” (Iniziativa
chiesa dal basso), Hasenhüttl ha dichiarato
all’Agenzia ecumenica ENI: ”Spero che quello che abbiamo vissuto
stasera si possa ripetere sempre più spesso”. Più difficile la situazione
del prete cattolico BernhardKroll
che sabato sera, nella stessa chiesa protestante di Berlino, ha accettato di
ricevere durante il culto ecumenico la “Cena del Signore”
infrangendo il divieto della chiesa cattolica: ai cattolici è
infatti vietato prendere il pane e il vino della “Cena”
evangelica. Il 42enne sacerdote della diocesi di Eichstätt ha affrontato consapevolmente il rischio della
sospensione: “I tempi sono maturi per fare questo passo”, ha
dichiarato lunedì scorso alla “SüddeutscheZeitung”, sottolineando come nella sua parrocchia
l’ospitalità eucaristica sia la prassi ai matrimoni, ai battesimi, ai
funerali. Per Kroll l’eucarestia
è un segno di unità in un mondo lacerato e ingiusto,
non è ammissibile che cristiani si escludano a vicenda, ha sostenuto. (nev/gc)
Messaggio dei presidenti
del CEC alle chiese: “Una guida è giunta a noi”
Pentecoste
2003: ”Lo Spirito Santo è il nostro aiuto, la nostra guida,
quando siamo afflitti”
Roma (NEV),
4 giugno 2003 – Lo Spirito Santo come guida e consolazione quando siamo
afflitti: nel tradizionale messaggio di Pentecoste dei presidenti del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC) c’è quest’anno
il richiamo alla forza dello Spirito come guida nel momento del bisogno. Si legge nel
testo: “Il termine greco utilizzato da Giovanni per descrivere lo Spirito
Santo è ‘Parakletos’, che significa avvocato,
consigliere, consolatore e difensore. Lo Spirito è la nostra guida, la nostra
consolazione quando siamo nell’afflizione”. Ribadita
nel messaggio la forza dello Spirito Santo per tutto il mondo:
“Annunciando la sua partenza, Gesù fa la promessa che un avvocato, lo Spirito
Santo, sarà inviato per agire come guida, per insegnare che il mondo ha
fondamentalmente torto sulla sua concezione di peccato e di giustizia (…)
Gesù dice chiaramente ai suoi discepoli che lo Spirito non rimpiazzerà mai la
sua opera e la sua persona, ma continuerà a trasmettere ai credenti la
ricchezza della benedizione dell’attività di Dio che i primi discepoli
hanno conosciuto in Cristo, che li ha guidati – e che ci guida oggi
– nell’interezza della verità”. Rinnovato anche quest’anno nel messaggio un riferimento
all’iniziativa: “Decennio contro la violenza” che il CEC ha
lanciato nel 2001 e da quella data celebrato in tutto
il mondo: “Per noi credenti la Pentecoste è il giorno in cui celebriamo
lo Spirito Santo, la guida che Gesù ha promesso ai suoi discepoli, guida di
verità e giustizia”. Il messaggio dei presidenti del CEC conclude: “Lo Spirito Santo, la guida, ci dona la
possibilità di amare colui che è diverso da noi per riunirci in una sola
famiglia, nella ricchezza della diversità. Siamo chiamati dalla grazia di Dio a
parlare con una sola voce e a servire con un solo cuore agendo
nell’unità”. La tradizione del messaggio di Pentecoste alle chiese
risale agli anni ‘50: viene redatto dagli 8
presidenti del CEC, che rappresentano le regioni del mondo in cui il Consiglio
ecumenico è presente. (nev/gmg)
Grecia: quale ruolo per gli
ortodossi nel Consiglio ecumenico delle chiese?
Per rispondere a questa
domanda, riunita a Salonicco la Commissione speciale del CEC
Roma (NEV), 4 giugno 2003 -
Quali modalità di partecipazione per gli ortodossi in
seno al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC)? Questa la domanda alla quale
tenterà di dare una risposta il Comitato direttivo della Commissione speciale
del CEC che si occupa di valorizzare la componente
ortodossa dell’autorevole organismo ecumenico internazionale con sede a
Ginevra.
Dal 4 al 7 giugno i 14
membri del Comitato direttivo della “Commissione speciale sulla
partecipazione degli ortodossi al CEC” – sette ortodossi e sette
rappresentanti di altre chiese membro - si riuniranno
a Salonicco (Grecia) dove, 5 anni fa, per la prima volta furono pubblicamente
espressi i malumori degli ortodossi nei confronti del CEC.
Nell’agosto dello
scorso anno la Commissione speciale - creata dopo l’ultima Assemblea del
CEC (Harare, Zimbawe, 1998)
per rispondere ad alcune richieste specifiche degli ortodossi - aveva sottoposto al
Comitato del CEC una serie di raccomandazioni con l’intento di migliorare
la partecipazione degli ortodossi al Consiglio ecumenico; l’incontro
previsto per i prossimi giorni è ora teso ad esaminare la reale efficacia di
queste raccomandazioni.
Il Comitato direttivo della
Commissione speciale valuterà i progressi ottenuti e proporrà delle misure per conseguire
meglio alcuni obiettivi: meccanismo del processo decisionale attraverso
il consenso; ridefinizione della veste di membro del
CEC e del sistema di rappresentanza; proposta di massima per la preghiera
comune; studio sulle fondamentali differenze che si manifestano tra le
concezioni che le chiese ortodosse e le chiese sorte dalla Riforma hanno di
loro stesse. La Commissione speciale cercherà di capire
se con queste raccomandazioni sarà possibile ovviare alle preoccupazioni
espresse da tempo dagli ortodossi. Secondo KonradRaiser,segretario generale del CEC, la messa in
pratica di queste raccomandazioni può realisticamente favorire “un
cambiamento della nostra cultura istituzionale,un allargamento del tavolo ecumenico, un
rafforzamento del rapporto tra le varie chiese cristiane, ed infine, un
rinnovamento della loro testimonianza e del loro ministero”.
L’incontro del
Comitato direttivo della Commissione speciale è stato preceduto da un simposio
internazionale sul tema “La teologia ortodossa e il futuro del dialogo
ecumenico: prospettive e problemi”, organizzato dall’Università
“Aristotele” della Scuola di teologia di Salonicco, sotto
l’egida di Sua Beatitudine Christodoulos,
arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia.(nev/gc)
CEC: ma a nome di chi parla il G-8?
Roma (NEV), 4
giugno 2003 – Durante il summit del G-8 aEvian, Francia (1-3 giugno), a 40 chilometri di distanza, a
Ginevra, Svizzera, nella sede del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), si è
tenuto un incontro di leader religiosi del mondo “per sottolineare che si
può dissentire pacificamente da quanto stabiliscono i leader delle otto nazioni
più industrializzate del mondo”.Convocato dal CEC, dalla Federazione luterana mondiale (FLM), dalla
Conferenza delle chiese europee (KEK) e dall’Alleanza riformata mondiale
(ARM), l’incontro è stato coordinato dal direttore del Dipartimento del
CEC per l’economia e la giustizia, Rogate Mshana.
“Noi pensiamo che il G-8 sia un gruppo illegittimo, non eletto dai
popoli, che vuole governare il mondo – è stato
il duro commento di Mshana -. Ci chiediamo a quale
titolo prenda decisioni che coinvolgono tutto il
mondo”. Un documento sul ruolo dei credenti nel quadro
dei temi affrontati dal G-8 (globalizzazione,
sicurezza, democrazia, lotta all’Aids) verrà successivamente diffuso alle
chiese. (nev/gu)
TELEGRAFO
(NEV/ENI) -Si
riuniscono domani a Parigi leader religiosi francesi con il Dipartimento per
gli affari internazionali del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC-CCIA) per
esaminare gli sviluppi della situazione in Medio Oriente. Alla riunione,
coordinata dal pastore JeanArnold
de Clermont, presidente della Federazione protestante
francese, partecipano leader cattolici, battisti, anglicani, luterani,
pentecostali e riformati per "riflettere sul ruolo delle chiese nella
regione, per riconfermare l'importanza del ruolo delle Nazioni Unite e del
diritto internazionale nel rapporto tra i popoli". Al termine dei lavori i partecipanti
saranno ricevuti dal Ministro degli Esteri francese.
(NEV/ENI)
- "L'islam sarà la religione ufficiale dello Stato; le altre religioni
monoteistiche saranno rispettate": così è scritto all'articolo 6 della
bozza di Costituzione preparata dall'Autorità Palestinese; articolo che
ha subito suscitato la preoccupazione dei leader cristiani palestinesi. L'arcivescovo
anglicano di Gerusalemme, RiahAbuAl-Assal, ha rilevato che, pur essendo la maggioranza
dei palestinesi di religione musulmana, una costituzione veramente democratica
non può contemplare l'esistenza di una "religione di Stato".
(NEV)
- "Non dobbiamo pensare che noi cristiani siamo i luogotenenti di Cristo,
che la Chiesa possa sostituirlo; la chiesa può solo riconoscere la Sua Parola,
vivendo sotto la sua benedizione e il suo sguardo favorevole".
Così ha ricordato la pastora Maria Bonafede, vicemoderatore
della Tavola
valdese, nel corso di una riunione ecumenica in preparazione della Pentecoste
che ha visto riuniti a Roma nella chiesa luterana leader
religiosi della capitale. Erano presenti anglicani, luterani, riformati,
ortodossi e cattolici, tra i quali monsignor Rino Fisichella,
presidente della Commissione diocesana per l'ecumenismo.
(NEV/ICP) - "Non
possiamo essere chiesa se non affrontiamo seriamente i problemi economici,
sociali e politici che i nostri popoli subiscono quotidianamente". Così ha
commentato chiudendo i lavori dell'ottava Assemblea del Consiglio
delle chiese metodiste dell'America Latina e dei Caraibi (CIEMAL, San Paolo, Brasile, 17-22 maggio) il
vescovo metodista argentino Aldo Etchegoyen,
segretario generale dell'organizzazione. Il leader metodista ha esortato le
chiese del continente a proseguire con fermezza nel cammino di testimonianza a
fianco dei popoli latinoamericani alla ricerca della pace, della giustizia e
della salvaguardia del creato.
(NEV)
– “E' opportuno che la scuola pubblica offra a tutti gli allievi gli elementi critici di lettura del fatto
religioso nella pluralità delle sue manifestazioni affinchè
imparino a rispettare le diversità religiose in un orizzonte di pacificazione
sociale". Così è scritto in una dichiarazione ufficiale del Sinodo della
Chiesa evangelica riformata nel Ticino (CERT). Inoltre, prosegue il documento,
è necessario che venga garantita "la reale e
piena laicità di tale insegnamento e che lo Stato si assuma la scelta dei
docenti, la loro formazione e la vigilanza didattica sui programmi e sulla loro
applicazione".
(NEV) - Il "Premio
Crotone Storia e Memoria" è stato assegnato, significativamente il 2
giugno, al volume dello storico metodista Giorgio Spini
"La strada della Liberazione", edito dalla Claudiana. Una ricostruzione per tappe che, dagli anni della formazione
religiosa e civile nella famiglia fiorentina divenuta protestante durante il
Risorgimento, attraversa
fasi cruciali della vita straordinaria di Spini: gli anni universitari e le
prime esperienze culturali e politiche, l'arruolamento nell'esercito,
l'adesione al Partito d'Azione, il passaggio delle linee del Fronte dopo l'8
settembre, la partecipazione alla guerra di Liberazione nell'ottava
Armata britannica, la fine del conflitto in Italia e il ritorno alla vita
civile. Editrice Claudiana, via Principe
Tommaso 1, 10125 Torino.
(NEV)
- Accogliere ed esaminare i risultati della critica biblica moderna, lasciando
l'ultima parola al testo nella forma in cui è arrivato fino a noi, nel rispetto
degli autori biblici. E' la formula adottata da RolfRendtorff anche nel secondo
volume di "Teologia dell'Antico Testamento" (Editrice
Claudiana, pagg. 110, euro 10) in cui affronta lo sviluppo tematico,
ossia i temi principali, delle varie parti dell'Antico Testamento, cercando di
trarne un'immagine complessiva. Conclude il volume
un'ampia sezione dedicata allo studio del rapporto fra le teologie ebraica e
cristiana della Bibbia. Rendtorff è professore
emerito di teologia dell'Antico Testamento all'Università diHeidelberg.
(NEV) - Una raccolta
di documenti delle chiese protestanti sulla guerra in Iraq e uno studio biblico
di Cristina Arcidiacono ("La strada interrotta") aprono il numero 183
di "Gioventù Evangelica", rivista trimestrale della
Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI), diretta da Giorgio Guelmani e Michele Rostan. In sommario anche un saggio di
Giacomo Marramao ("Il ritorno del sacro e le sue
ambivalenze"), articoli di Francesca Spano
("WaldensianHeritage"),
Erika Tomassone ("Chiese cristiane e
Costituzione europea"), Sabina Baral ("La
crisi come spazio di crescita e riflessione"); inoltre: appuntamenti,
lettere, dibattito e l'inserto "Theologica"
a cura della Libreria Claudiana di Milano. Gioventù Evangelica, via Porro Lambertenghi 28, 20159
Milano.
(NEV/PE)
- Grandi festeggiamenti anche in Argentina per ricordare il 300° anniversario
della nascita di Giovanni Wesley, fondatore
del movimento metodista (28 giugno 1703).Particolarmente
rilevante il culto del 28 giugno a Buenos Aires che vedrà riuniti metodisti,
riformati, pentecostali ed Esercito della Salvezza per "ringraziare il
Signore della testimonianza resa da Wesley nella
storia del cristianesimo".
(NEV/BIP)
- Maratona biblica a Strasburgo, Francia, a cura della Chiesa mennonita che in sette giorni, circa 100 ore, dalle 6
alle 22, ha coordinato oltre cento fedeli che hanno letto ad alta voce tutta la
Bibbia. "Un'occasione per riscoprire capitoli dimenticati o mal compresi -
ha commentato il pastore MichelSommer
-. La Bibbia non finisce mai di stupirci con il suo universo affascinante, al
tempo stesso così lontano e così vicino ai nostri problemi quotidiani".
APPUNTAMENTI
SAN MAURO TORINESE (Torino)
- Venerdì 6, dalle 13 alle 21, mostra sul movimento valdese e alle 21
conferenza del pastore Giuseppe Platone su "Una minoranza cristiana
chiamata 'valdesi'". Nella sala conferenze del Comune.
SAN GIACOMO SCHIAVONI
(Campobasso) - Sabato 7, incontro su "La grande
sete", con la pastora Laura Leone, i giornalisti Davide Rosso e Chiara
Santomiero. Alle 17 nel tempio valdese, viaFrentana 56.
ROMA - Sabato 7, spettacolo
teatrale "Il piccolo principe" della Compagnia L'Autobus. Alle 21 nel
tempio battista di Centocelle, via delle Spighe 8.
TORINO - Da lunedì 9 a giovedì 12, a cura del Centro di
documentazione su cinema e televisione a carattere religioso
"Ecumenica", proiezioni
di film, documentari e video "Guardare oltre". Tutti i pomeriggi con
ingresso libero in via Verdi 18.
TELEVISIONE - Domenica 8,
alle 10 su RAIDUE, culto di Pentecoste dalla chiesa metodista di Bologna con la
predicazione del pastore Massimo Aquilante. Alle 24 circa, sempre su RAIDUE,
la rubrica "Protestantesimo" presenta un servizio sul Kirchentag ecumenico di Berlino e "Vecchie miniere e
zuppa valdese: il futuro della memoria".
RADIO
– Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno,
“Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (8 giugno,
pastora Lidia Maggi), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
DOCUMENTAZIONE
LETTERA A SILVIO BERLUSCONI SULLA LEGGE SULLA LIBERTA' RELIGIOSA
Il 30 maggio Gianni Long, presidente della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha scritto una lettera al presidente
del Consiglio, on. Silvio Berlusconi,
esprimendo una serie di critiche sul testo di legge in materia di libertà
religiosa che in questi giorni è giunto
all’esame parlamentare. Long scrive come presidente della Commissione delle
chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato(CCERS). Riproduciamo il testo integrale della lettera che è stata inviata anche a tutti i capigruppo parlamentari della
Camera e al relatore della legge, on. Sandro Bondi (FI).
Onorevole
Presidente del Consiglio,
Le scrivo per incarico della Commissione delle Chiese evangeliche per i
rapporti con lo Stato. La Commissione riunisce le Chiese che fanno parte della
Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e le altre Chiese evangeliche
italiane. Tra le prime, tre hanno i loro rapporti con lo Stato regolati per
legge sulla base di intese, ai sensi dell’art. 8
della Costituzione (Chiese rappresentate dalla Tavola
valdese, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione cristiana evangelica
battista d’Italia). Tra quelle che non fanno parte della FCEI, due sono
le confessioni con intesa (Unione italiana delle chiese cristiane avventiste
del 7° giorno e Assemblee di Dio in Italia). Tra le Chiese senza intesa che
fanno parte della Commissione, alcune hanno personalità giuridica, altre no. La Commissione rappresenta quindi le diverse tipologie
di confessioni religiose previste dall’ordinamento giuridico italiano.
Tutte queste Chiese si sono
trovate concordi nel formulare le osservazioni che seguono a proposito del
disegno di legge sulla libertà religiosa di prossima
discussione presso l’Assemblea della Camera dei deputati (Camera n. 2531
e collegati).
L’idea di un disegno
di legge “generale” di riforma della legislazione sui “culti
ammessi” del 1929-30 non nasce dalle Chiese evangeliche, persuase che la
via più rispettosa del dettato costituzionale sia
quella della stipula di nuove intese, riducendo sempre più l’area delle
cosiddette “confessioni senza intesa”. Tuttavia queste Chiese
hanno sempre collaborato lealmente con gli organismi governativi e parlamentari
per l’individuazione di una normativa idonea a regolare le diverse
situazioni nel rispetto dei principi costituzionali.
In questo senso il disegno
di legge presentato dal Suo Governo il 18 marzo 2002 appariva idoneo a
risolvere in modo positivo il problema. Nonostante qualche osservazione di dettaglio, esso era
pienamente rispettoso della libertà religiosa e offriva soluzioni tecnicamente
pregevoli per le diverse situazioni. Vi era quindi la speranza che esso potesse
percorrere rapidamente il proprio iter
parlamentare.
Del tutto diverso è il
giudizio sul testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali e oggi
all’esame dell’Assemblea della Camera dei
deputati. I numerosi emendamenti approvati in Commissione hanno completamente
snaturato il testo che oggi sembra tale da non garantire la libertà e la
chiarezza delle disposizioni normative.
Non è qui possibile
enumerare tutti i problemi sollevatidal
testo all’esame della Camera dei deputati. Mi limito ad enumerare i più
evidenti, restando a disposizione per un esame più analitico del testo.
Art. 2. Nel testo
approvato scompare, rispetto a quello governativo, la menzione della credenza che nei trattati internazionali indica la libertà di
non credere. Ciò potrebbe configurare una discriminazione, tanto più che
all’art. 3 si dice che nessuno può essere
discriminato o soggetto a costrizioni in ragione della propria fede religiosa.
Ciò significa forse che può essere discriminato per non avere una fede
religiosa?
Art. 10. Il concetto
di guida spirituale non appare chiaro. Le
intese vigenti con confessioni evangeliche e anche quelle firmate con altre
confessioni introducono chiari criteri di equivalenza
tra il concetto legislativo di ministro di culto
e quelli propri delle diverse confessioni. E’ meglio quindi attenersi al
concetto tradizionale di ministro di culto; ma senza che esso venga imposto alle diverse confessioni da un organo statale,
come prevede il successivo comma 2. Il Ministro dell’interno dovrebbe
diventare una sorta di super-teologo, stabilendo chi sono i ministri di culto
sulla base della natura e delle tradizioni delle singole
confessioni religiose! Era molto più chiaro ed efficace il disegno
di legge governativo, che affidava alle confessioni
con personalità giuridica, oltre che a quelle con intese, la certificazione dei
propri ministri, lasciando l’approvazione ministeriale per i ministri di
confessioni prive di personalità giuridica.
Art. 11. Attualmente esistono due forme di matrimonio
“religioso con effetti civili”: nel matrimonio cattolico e in
quello ebraico il celebrante legge, nel corso del rito, gli articoli del codice
civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi; in quello celebrato dalle
cinque confessioni evangeliche con intesa, tale lettura avviene in
precedenza, da parte dell’ufficiale di stato civile al momento delle
pubblicazioni. Il disegno di legge governativo prevedeva che quest’ultima procedura fosse seguita anche dalle
confessioni senza intesa. Il legislatore può ovviamente modificare questa
scelta, prevedendo che si segua il modello cattolico ed ebraico. Il testo
dell’art. 11 prevede però un terzo “rito”, in cui la lettura
degli articoli avviene due volte.
Ne risulta una notevole complicazione delle forme di
matrimonio (e delle possibili cause di nullità): sarebbe meglio scegliere una
delle due forme esistenti. Analogamente, per motivi di chiarezza, nella
riformulazione del codice civile (in particolare art. 83) sarebbe bene
menzionare le intese esistenti. Tale menzione, probabilmente
superfluo nel progetto di legge (dove già figura all’art. 41) non sarebbe
invece inutile nel codice civile, dove le intese non sono altrove
menzionate.
Art. 13. E’
stata introdotta la precisazione che le affissioni e le pubblicazioni nei
luoghi di culto sono libere purché il loro contenuto
non contrasti con le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 3, del
Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,
adottato a New York il 19 dicembre 1966, ratificato ai sensi della legge
25 ottobre 1977, n. 881. In proposito va osservato che un richiamo
alle modalità di esercizio della libertà religiosa
come previsto dalle convenzioni internazionali (v. art. 2 del progetto) non è
inopportuno. Il puntuale richiamo dei limiti di tale libertà
in quasi tutti gli articoli sembra invece, più che avere
un concreto contenuto normativo, volere qualificare il progetto come
“Norme sui limiti alla libertà religiosa”, il che è discutibile. In particolare
l’art. 13 richiama una norma il cui contenuto è il seguente: “La
libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere sottoposta unicamente alle restrizioni previste dalla legge
e che siano necessarie per la tutela della sicurezza pubblica,
dell’ordine pubblico e della sanità pubblica, della morale pubblica o
degli altrui diritti e libertà fondamentali”. In sostanza la precisazione
introdotta nell’art. 13 si risolve in una tautologia: la legge afferma
che le affissioni e le pubblicazioni sono libere, purché non contrarie alla
legge. E tuttavia la formulazione
dell’articolo, piuttosto oscura, rischia di configurare forme di censura
preventiva. Sarebbe meglio allora chiarire nel testo legislativo quali restrizioni
possano essere apportate alla libertà religiosa, nello
spirito dell’art. 18 del Patto e delle molte disposizioni internazionali
analoghe (si veda il quasi identico art. 9 comma 2 della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo). Analoghe osservazioni possono essere formulate
per l’art. 11, di cui è comunque apprezzabile il
richiamo al rispetto dei diritti e delle libertà delle altre
confessioni religiose.
Art. 24. Il disegno di
legge governativo prevedeva che associazioni e fondazioni con finalità di religione
o di culto (diverse dalle confessioni religiose o enti esponenziali previsti
dagli articoli 15-21) potessero ottenere il riconoscimento della personalità
giuridica con le norme relative alle persone
giuridiche private. Il testo approvato dalla Commissione capovolge il concetto,
prevedendo che esse ottengano la personalità giuridica con le modalità – ben più complesse – previste per le
confessioni o enti esponenziali. La procedura aggravata trova
giustificazione per queste ultime, che vengono ad esercitare un ruolo
particolare, tra cui la possibile stipula di una
intesa con lo Stato. Ma per le semplici associazioni e fondazioni che hanno
fine di religione e di culto, magari congiuntamente ad altri fini, una speciale
procedura per ottenere capacità giuridica pare contrastare direttamente con
l’art. 20 della Costituzione che vieta appunto questa diversificazione:”Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o
di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami
fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”.
Ar. 27. Viene introdotto l’obbligo di iscrizione al Fondo
speciale di Previdenza per tutti i ministri di culto. Sin dagli anni ’70
tale iscrizione era negoziata da ciascuna confessione religiosa con le
cosiddette “piccole intese”. Desta sorpresa
l’abolizione di un antichissimo strumento bilaterale. Tanto più che esistono confessioni religiose che non si avvalgono
di ministri “professionisti”, retribuiti dalla confessione. Anzi, talora ciò
è proprio escluso dalle caratteristiche della confessione. L’obbligo di iscrizione al Fondo speciale per chi non vive della
“professione” di ministro di culto, ed è verosimilmente iscritto ad
altra forma di assicurazione sociale obbligatoria, viola la libertà religiosa;
e soprattutto configura uno speciale gravame fiscale
imposto solo sull’attività religiosa, in contrasto con il citato art. 20
della Costituzione.
Art. 31. Il nuovo
comma 3 di questo articolo è una ulteriore prova della
volontà di limitare le libertà previste dalla Costituzione, introducendo un
limite al contenuto delle intese. Ma qui la norma
sembra addirittura presupporre che, oltre alla confessione interessata, anche
il Governo e il Parlamento della Repubblica abbiano intenzione di approvare disposizioni contrarie all’ordinamento giuridico italiano, ovvero
lesive dei diritti fondamentali della persona garantiti dalla Costituzione e
dalle convenzioni internazionali. Fortunatamente l’ordinamento
giuridico italiano prevede rimedi a tali violazioni, senza che sia necessario ribadirli in una legge ordinaria.
Ma, oltre a queste e altre
osservazioni “tecniche”, le confessioni religiose di minoranza
rappresentate dalla Commissione delle Chiese evangeliche per i rapporti con lo
Stato, rilevano che l’insieme del progetto, così come modificato, sembra
dare l’impressione che la libertà, e in primo luogo quella religiosa, sia
vista come un pericolo da scongiurare. Ben
comprendiamo le preoccupazioni sollevate dal terrorismo internazionale o da
degenerazioni di movimenti pseudo-religiosi. Ma certo
la libertà di tutti, le minoranze e le stesse
maggioranze, è un bene che deve essere perseguito da tutti.
Il testo come oggi
configurato sembra configurare un passo indietro anche rispetto alla situazione
esistente. E’ meglio la legislazione del 1929-30, così come modificata e
interpretata negli ultimi decenni, di una normativa confusa e che rischia di
porsi in contrasto con la Costituzione, con i documenti internazionali ed
europei sui diritti fondamentali e con la nobile tradizione di libertà
religiosa che ha caratterizzato la recente storia italiana.
Onorevole Presidente del
Consiglio, desidero ribadirle il pieno apprezzamento
per il disegno di legge da Lei presentato e chiedere il Suo intervento affinché
esso possa essere approvato nella sua originaria formulazione. La ringrazio per
la Sua attenzione e Le porgo i migliori saluti.
……………………………………..
Posta ricevuta
Caro Maurizio
solo oggi sono rientrato in internet anche se non mi hanno messo
ancora la ADSL ALICE così se vuoi conoscermi meglio ci sono mie testimonianze
nei miei gruppi MSN "comunione evangelica nella malattia",
"preghiera intercessione evangelica o "nel mio sito in EVANGITALIA
"evangelici e malattia"
con la tua ultima mail del 3.6.03 mi è pervenuto lo studio di AndréThomas-Brès, tratto da: La foidonnéeauxsaints une fois pour toutes, sui doni dello Spirito Santo.
Lo studio fa diverse affermazioni sulle
quali vale la pena di fare qualche osservazione. Per brevità ne scelgo soltanto
due.
Ecco la prima: “È evidente che possono essere ricevuti [si parla dei doni dello Spirito] soltanto da credenti battezzati nello Spirito Santo”.
Osservazione: Nella dottrina pentecostale
sono battezzati nello Spirito coloro che parlano in lingue. Se dunque non si
parla in lingue, non si riceve nemmeno uno dei nove doni di cui in 1 Cor 12, cioè parola di sapienza, parola di conoscenza, fede, potenza
di operare guarigioni,operar miracoli,
profezia,discernimento degli
spiriti,diversità di lingue,
interpretazione delle lingue.
Se la
chiesa cattolica dice che solo lei, grazie alla successione apostolica e al
ministero papale, ha la pienezza dei mezzi di grazia e
può chiamarsi chiesa, mentre noi, al massimo, possiamo chiamarci comunità
ecclesiali, lo studio di AndréThomas-Brès ci dice che, se non parliamo in lingue, siamo
proprio a terra quanto a doni dello Spirito.
Ecco la seconda
affermazione, a proposito del dono della fede: “Bisogna distinguere la fede carisma, da quella che
possiede ogni cristiano, senza la quale non si potrebbe essere salvato, né
piacere a Dio (cfr.Ebrei
11:6)”.
Osservazione: Non c’è dubbio che
questa distinzione è del tutto arbitraria ed è
funzionale soltanto al discorso che sta tanto a cuore all’autore. Egli
non può dire che nel corso della storia non ci siano state persone credenti, ma
si permette di dire che la loro fede non era quella che si può chiamare
“dono dello Spirito”, perché non parlavano in lingue.
Se queste
affermazioni nascono come esercizio del dono di discernimento degli spiriti,
c’è da preoccuparsi. Preoccuparsi per chi le fa e per chi viene definito privo di doni dello Spirito.
Fraterni saluti
Salvatore Rapisarda
………………………………
Non credo,
fratello Maurizio, che questi brani riguardo i doni dello
Spirito siano ecumenici, ma sono una propaganda del movimento pentecostale,
e contiene fra l'altro molti errori. Uno dei più eclantanti
è l'affermazione (blasfema) che i doni delle lingue cessarono del tutto
all'inizio del IV d.C..
Attento fratello
Maurizio, non si possono mettere in rete certe bestemmie, facendole passare per
verità.
Lo Spirito Santo
non ha mai abbandonato la sua Chiesa, MAI neppure un giorno. I pentecostali,
chi sono e da dove vengono?
Mi
scusi ma mi domando io da dove venga Lei… i
pentecostali (che qui di spazio non ne hanno avuto poi molto, a dir il vero, pur essendo il
principale gruppo evangelico in Italia…) se lo riterranno, in futuro,
potranno esprimere liberamente il loro contributo positivo sui temi della pace,
della giustizia e della salvaguardia del creato: aiuti Lei semmai anche gli
altri a comprendere, senza usare possibilmente terminologie di scomuniche
romane che la stragrande maggioranza degli iscritti non gradisce proprio. Temo
che sia proprio il concetto di chiesa anecessitare da parte sua dei necessari chiarimenti. Io
ritengo che la chiesa cattolica (universale per intenderci) sia quella
riformata, econsidero ad es. quella di
Roma l’espressione di unachiesa
locale. Lei forse pensa e intende il contrario…. Come vede il nostro
punto di vista è assaidifferente ma in
ogni caso gradisco ospirarla senza affermare per
questo che i cattolici che intervengono su O.E. stiano
facendo propaganda… abbia pazienza ma in Italia manca solo il crocefisso
negli ascensori. E non è detto…magari alla
prossima pubblicità dell’otto per mille vedremo che le attività
caritative sono quelle del prete che sale in ascensore i piani alti di un
business center della CdO….per
iniziative umanitarie e non in Iraq (quanto meno sarebbe più verosimile come
comunicazione).
Debbo
dirle altrettanto onestamente che sono più vicino - sui temi della giustizia,
pace e salvaguardia del creato -al
nostro lettore cattolico Federico Zanda piuttosto che al Pastore riformato Castellina (abbastanza noto in rete) e che ho ben poco a
che spartire con l’Alleanza Evangelica Italiana, la Casa della Bibbi (a cui preferisco la Claudiana), ecc.. Anzi nulla o
quasi. Pensi un po’,,,,
Shalom
Maurizio
…………………………………….………………
Estratto da :
TEMPI DI
FRATERNITA’ – nel numero di giugno-luglio2003
EDITORIALE: La domanda
"Sovente capita di assistere a
dei dibattiti televisivi in cui si parla di guerra, di pace, di povertà, di ambiente, di globalizzazione,
terzo mondo e via discorrendo – ci dice il nostro Giorgio Bianchi - Si
ascolta uno, si ascolta l’altro, si ascoltano dotti pareri, ognuno dei
partecipanti esprime un’opinione, un giudizio, ognuno ha delle
spiegazioni da dare e milioni di telespettatori ascoltano, cercano di farsi
un’opinione, un’idea che in qualche modo spieghi, giustifichi
quello che sta accadendo. Dopo di che ognuno reagisce a suo modo.
C’è chi pensa che vada bene
così, chi si indigna, chi si rassegna, chi sbadiglia,
chi dice "perbacco!!!" e spegne la televisione per andare a dormire,
ma l’atteggiamento generale è da spettatori passivi.
Credo che sia questa
una delle cause perché le società stiano andando alla deriva, perché
l’ingiustizia dilaghi, perché le guerre, l’odio, il razzismo,
l’arroganza di pochi potenti determinino le vicende del mondo. Stiamo
diventando sempre più spettatori passivi di quanto ci propinano i mezzi di informazione, spettatori impotenti e questo non
contribuisce certo a far cambiare le cose. (…)". A questo clima di oggi mancano molte domande perché "sorgono
dall’inquietudine profonda che nasce di fronte al malessere crescente.
– ricorda Bianchi - Perché manca il lavoro? Perché
arrivano moltitudini di immigrati? Perché
l’impero vuole che inquietano, che ci tolgono il sonno, ma che ci fanno
approdare ad una maggiore consapevolezza. Troveremo risposte a queste
domande? (…)"
SPECIALE CONCILIO VATICANO II^
GabriellaCaramore - Paolo De Benedetti
Cultura laica e cultura religiosa
alla luce del concilio Vaticano II
Che cosa ha significato il Concilio
Vaticano II nella cultura del Novecento come cambiamento di immagini
stagionate, fatte di luoghi comuni provocati dalla Chiesa stessa? Il concilio
ha cambiato il modo di pensare la chiesa, ma anche il modo che la chiesa aveva di pensare.
E’ uno dei quesiti posti durante un dibattito svoltosi
ad Asti (Centro Giovani Comunale) il 28 aprile 2003 nell’ambito del
"progetto Zakhor" "Ricordare il
concilio Ecumenico Vaticano II". In questo numero proponiamo ai lettori la
prima parte della trascrizione della serata.
Incontro nazionale dei preti operai e dei loro amici - Viareggio 2-4 maggio 2003
I preti operai, in questa occasione, hanno dato una rilettura meditata dei
propri percorsi di vita, non tanto per fare un ennesimo amarcord, quanto per
arrivare a dire a se stessi ed agli altri il punto in cui si è arrivati, la
prospettiva nella quale ora ci si pone.
"Il prete operaio - afferma
Arturo Paoli - anche se ha perduto il luogo
privilegiato in cui è nato, la fabbrica, non deve tornare ad essere un
separato, un sacro, ma, pur mantenendo la sua
specificità sacerdotale, deve essere nel mondo e con gli ultimi del mondo".
L’incontro di Viareggio è
stato un’occasione propizia per valutare la sostanza buona che ha retto
nei lunghi anni d’esperienza e la paglia che inevitabilmente si è
lasciata lungo il cammino, per una trasmissione di valori alle generazioni
future.
Per
tutto il 2003 pubblicheremo mese per mese il
CALENDARIO DELLA PACE 2003
Nevè Shalom - Waahatas-Salaam
…………………………………………………….
Da ADN (avventisti):
Livorno - Programma Respira Libero
È cominciato lunedì 12 maggio, nella sala della seconda circoscrizione
comunale e con il patrocinio del comune di Livorno,
il programma Respira
Libero.
Il piccolo gruppo che si è disintossicato dalla nicotina ora segue, nella
sala dell’Associazione Vita e Salute in piazza del Luogo Pio 11, gli
incontri sul NewStart
per scoprire un nuovo stile di vita.
I conduttori del programma, Pier Luigi Banti, naturopata che insegna gli aspetti fisiologici del
programma, e Michele Abiusi, pastore avventista
che conduce la riflessione sugli aspetti psicologici, sono felici perché il
100% dei partecipanti (sono stati nominati i magnifici sette)
ha smesso di fumare e ora il numero dei partecipanti agli incontri del lunedì
sera, ore 21, sono più che raddoppiati grazie alla
partecipazione di coniugi, amici, ecc.
Il programma prevede ancora 4 incontri fino al 26 giugno sui seguenti
argomenti:
- Acqua e argilloterapia
- Stress
- Aria ed esercizio fisico
- La fede
Gli incontri riprenderanno poi in autunno su altre tematiche
che potranno aggiungere
vita ai nostri anni. Michele
Abiusi
Gli avventisti sostengono la giornata mondiale
contro il fumo
La Chiesa Avventista del 7° Giorno ha partecipato alla giornata mondiale contro il fumo tenutasi il
31 maggio. Questa giornata, voluta dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (Oms), ha lo scopo di richiamare
l’attenzione sulle conseguenze che l’uso del tabacco ha sulla
salute pubblica.
L’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra),
la branca umanitaria della Chiesa, ha incoraggiato le comunità avventiste
a collaborare per promuovere i programmi antitabacco. Attualmente, nel mondo, Adra
ha in corso diversi programmi per combattere il fumo. Il mese scorso, in
Mongolia, il direttore Adra ha parlato dei pericoli
del tabacco al parlamento del paese.
In Cambogia, Adra è la prima e unica organizzazione
non governativa ad aver iniziato programmi per smettere di fumare. Nel 2001, Adra Cambogia ha aiutato più di 3.500 persone a capire
gli effetti nocivi del tabacco.
In Marocco, i programmi di educazione contro il fumo
sono rivolti agli studenti dagli otto ai dodici anni, l’età in cui la
maggior parte dei fumatori fa uso, per la prima volta, del tabacco. I piani
di 5 giorni per smettere di fumare sono stati trasmessi da radio e
televisione nazionali marocchine.
Ogni anno il tabacco uccide 3,5 milioni di persone, secondo le statistiche
dell’Oms. In altre parole, ogni giorno 10.000
persone muoiono nel mondo a causa del tabacco. Un milione di decessi avvengono nei paesi sviluppati, in molti dei quali la gente è
incoraggiata all’uso dal basso costo delle sigarette. Anche la Commissione Internazionale per la
Prevenzione della Tossicodipendenza, un’organizzazione sponsorizzata
dalla Chiesa avventista, ha partecipato a questa giornata tramite le sue
sezioni nazionali.
Per avere maggiori informazioni circa le attività contro il tabacco
promosse da Adra, visitate il sito web www.adra.org.
da Ann
Corea del
Nord – Ristrutturazione di un ospedale
Due reparti dell’ospedale pediatrico di Sariwon,
situato nella provincia nord Hwanghae, della
Repubblica popolare di Corea, saranno ristrutturati dall’Agenzia
Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra). Il
progetto, sovvenzionato da Adra International con
27.000 dollari, permetterà di avere
camere più calde, acqua corrente, la riduzione della quantità di carbone
usato per il riscaldamento e reparti liberi dall’umidità e quindi più
sani.
L’ospedale pediatrico di Sariwon è uno dei
due ospedali della regione che servono un’utenza di 1,6 milioni di
persone.
“La mancanza di acqua corrente, le porte e
finestre fatiscenti, i soffitti umidi e cadenti, muri e tetto non isolati e
il riscaldamento insufficiente durante la stagione fredda rendono la degenza
dei pazienti altamente rischiosa”, ha affermato Marcel
Wagner, direttore Adra-Corea del Nord e ha aggiunto
che, in inverno, la temperatura nella regione può scendere fino a -30°. Adra sta anche contribuendo alla costruzione di un
nuovo reparto di chirurgia che sarà completato a luglio di quest’anno.
È dal 1995 che Adra ha iniziato progetti e attività
in Corea del Nord come la distribuzione di alimenti,
medicine e semi. Ha anche introdotto l’uso di cucine a
energia solare in alcune parti del paese in cui elettricità e gas non erano
di facile disponibilità. Dal 2002 ha messo in funzione un forno che produce
50.000 forme di pane per sei giorni la settimana, pane che è poi distribuito
a 25.000 bambini a Pyongyang. Altri 32.300 bambini
nel nord del paese ricevono una miscela di latte di riso prodotto da Adra in cooperazione con il World Food Programme. AdraNews
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Da Maria Antonietta su Adista nr. 41
I poveri,memoria di Dio.
E’ stato a Roma Gustavo Gutierrez,iniziatore della Teologia
della liberazione; egli ha tenuto una conferenza nella quale ha ribadito il
ruolo dei poveri nella azione di tutte le chiese cristiane.
Nel Deuteronomio è
scritto,ha sottolineato Gutierrez,”non
ci saranno poveri tra di noi” il che impegna i cristiani ad adoperarsi
per la liberazione dalla povertà.
Non si può separare l’annuncio
evangelico dalla scelta dei poveri, che è la scelta
fatta da Gesù.
Quando Gesù dice”fate questo in
memoria di me” non si riferisce solo
all’ultima cena,comprende in questa memoria anche la vita,gli atti,gli
insegnamenti, la morte e la resurrezione.
Oggi abbiamo una nuova percezione della
povertà,che è stata per lungo tempo una realtà
inesorabile.Ora la povertà non è più considerata un
destino,ma una condizione,una ingiustizia con cause
sociali e culturali precise che vanno superate,perché la povertà vuol dire
morte.
Essere cristiano vuol dire essere testimone
della resurrezione,del ritorno alla vita,e se la
povertà è morte,allora tentare di superarla è agire secondo la volontà di Dio.La lotta per la giustizia è parte intrinseca della evangelizzazione.
Ma non va dimenticato che la denuncia
dell’ingiustizia dell’ordine economico e sociale deve accompagnarsi
all’annuncio della speranza,all’approfondimento
del collegamento tra Regno di Dio e storia umana.
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Caro fratello, cara sorella in Cristoda oggi la Circolare di giugno della nostra comunitàè consultabile
direttamente online.
Non so che dire di me; ricevo la lettera circolare
(o come vuoi chiamarla) da circa un mese, ma il tempo è scarso e vi do solo una occhiata; è troppo "ricca".....!Faccio parte di Amnesty
International e delle END (Equipe Notre Dame).
Vivo a Brembate di
Sopra (vicino a Bergamo).
Cordialmente
FlaminioMaffettini
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Il Pastore Enrico sarà lieto di inviare a
quanti ne fanno richiesta il notiziario della Chiesa Cristiana Evangelica
Internazionale di Rapallo. Scrivere a
enricoreato@...