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#260 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Lun 30 Giu 2003 3:13 pm
Oggetto: Per una società europea laica, per non escludere nessuno
mauriziobenazzi
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"Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica".
La dodicesima Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)
lancia un chiaro messaggio affinchè venga accolta la sfida di una
Europa, anche religiosamente, sempre più "plurale"


Roma, 30 giugno 2003 (NEV-CS27) "Cristiani e musulmani devono
lavorare insieme in una società laica". La dodicesima Assemblea della
Conferenza delle chiese europee (KEK*) lancia un chiaro messaggio
affinchè venga accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente,
sempre più "plurale". Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza
che non trasformi l'Europa in una fortezza politica, culturale e
religiosa. "Nel corso della sua storia, l'Europa ha accolto culture
diverse – sottolinea Jean Arnold De Clermont, presidente della
Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura greca a quella
romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile che oggi non sia
in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l'Islam tra le sue
culture?". Il riferimento al dibattito sulla Costituzione Europea è
evidente. Ne parla esplicitamente Gianni Long, presidente della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "…parlare di
radici cristiane dell'Europa, potrebbe significare escludere chi non
condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un
ben diverso valore riconoscere invece la rilevanza del patrimonio
religioso, quello cristiano in particolare, nella costruzione
dell'Europa. Sarebbe riduttivo e miope non riconoscerlo".

Un importante messaggio è venuto anche dal segretario generale del
Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, Riad Jarjour, che ha
portato all'Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto dell'area, ma ha anche
sottolineato l'urgente bisogno di dialogo tra cristiani e musulmani,
che in varie parti del mondo vivono momenti di conflitto. "Voi dovete
comprendere gli altri, come voi volete essere compresi – ha
sottolineato Jarjour –; c'è una crescente cultura del dialogo che si
è realizzata anche in occasione della recente guerra in Iraq. Il
fatto che le chiese cristiane abbiamo preso posizione contro la
guerra ha facilitato il dialogo tra l'islam e il cristianesimo in
molte parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente".

L'Assemblea è stata anche l'occasione per il vescovo luterano di
Oslo, Gunnar Staalsett, di comunicare che proprio in questi giorni si
svolgerà per la prima volta a Baghdad, in Iraq, un incontro tra
ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante segno di
speranza e dialogo.




(* Del KEK fanno parte le principali chiese protestanti e ortodosse)

#261 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Mer 2 Lu 2003 12:07 pm
Oggetto: Incoraggiare il dialogo - Incontri nel Ticino (Svizzera) e a Torino
mauriziobenazzi
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La gratitudine è la virtù dei credenti
E' un principio di ciascuna fede
E il Messaggero di Dio disse;

"Chi non esprime gratitudine alla gente non è grato a Dio"

Grazie

Grazie alla cita di Lugano e ad  Sabrina Antorini-Massa ,
Caoordinatrice Dicastero Integrazione e differenza culturali della
Citta` di Lugano .

Grazie onorevole Alex Pedrazzini ex consigliere di Stato e deputato
in Gran gia membro della Commissione Federale contro il razzismo e
della commissione Federale per i rifugiati.
Grazie pastore Giuseppe La Torre dalla Chiesa Evangelica riformata
del Mendrisiotto.
Grazie Hamza Roberto Piccardo , segretario dell`Unione delle Comunità
e Organizzazione Islamica in Italia.

Grazie a tutti i partecipanti che erano presenti a testimoniare di
essere insieme a noi nel nostro cammino di pace per un'integrazione
corretta.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato alla tavola rotonda di
venerdì 27.06.2003

"incontro di civiltà".

Grazie a tutti quelli che hanno fatto uno sforzo affinché un incontro
di questo tipo abbia successo.

La verità è che siamo convinti che il dialogo è l'unica via davanti
l'umanità da percorrere per superare questo momento, e come posiamo
non esserlo se la nostra fede ce lo propone nel Corano e nella
tradizione profetica, come possiamo negare gli obiettivi Divini della
nostra propria esistenza come "reciproca conoscenza e pacifica
convivenza".

Siamo consapevoli delle difficoltà che si trovano nel nostro cammino,
ma siamo determinati a superarle assieme a tutti quelli che ci
tendono la mano, tutti quelli che hanno scelto il dialogo per il
nostro comune futuro.

Crediamo che i cammini di pace svolti a Chiasso e Lugano e gli
incontri di Festate di Chiasso e quello di Poestate di Lugano, e
l'incontro di civiltà a Lugano sono solo l'inizio, sono solo tappe,
fermate, passi in un cammino comune per la nostra reciproca
conoscenza e pacifica convivenza .

Tuttavia, ci ha disturbato molte assenza ,e la mancata presenza anche
di una semplice lettera di coraggio  per uno sforzo che non può che
favorire il dialogo e l'integrazione positiva dei musulmani nel
tessuto sociale nel cantone Ticino.

Vogliamo credere che questi assenza  erano solo un caso! e che nel
futuro Tutti , non ci escludano dai loro piani di
lavoro "personalmente non lo credo, conoscendo personalmente tanti
fra di loro"  .ma come posso spiegare tutto ciò a molti di noi che si
danno da fare e spesso si trovano davanti a muri di indifferenza e
paura.

Spero che si tratti solo di una tappa mancata, e che in futuro ci
siano lavori in comune per il bene del nostro amato Cantone, e per la
nostra amata Svizzera.

Comunità Islamica
Hassan El Araby
islamsf@...
islamsf2@...
0041792301355

----------------------------------------

Si è alla ricerca di una nuova collocazione della Ml di "Orientamenti
ecumenici": il rapporto di insoddisfazione con il portale di "Yahoo!"
è tale che non ci consente di gestire con efficienza la newsletter.
Troppi infatti sono i disservizi: pubblicità indesiderata nelle
caselle elettroniche e sulle pagine del gruppo, la sparizione di
diverse decine di indirizzi elettronici senza formale disdetta al
gruppo, la mancata gestione in autonomia del formato delle
comunicazioni per le attività dei co-moderatori, l'inesistenza di un
antivirus anche per la posta in arrivo alla newsletter, ecc. Chiunque
abbia sperimentato altri portali (non necessariamente in lingua
italiana)che presentano requisiti di affidabilità è pregato di
segnalarlo con cortese sollecitudine, onde migliorare il servizio
complessivo a beneficio di tutti.

-----------------------------------------

La posta ricevuta:

Gentile Maurizio Benazzi,

Le invio in allegato la traccia dell'intervento che ho tenuto alla
recente Fiera del Libro a Torino.

Per ciò che concerne il cammino comune fra Protestanti e Bahà'ì, esso-
  almeno in Italia- si è estrinsecato all'interno dei vari gruppi
interreligiosi, in special modo nell'organismo "Consulta delle
Religioni" del Comune di Roma.
Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore informazione

Lucia Ricco
Direttore Ufficio Relazioni Esterne

Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá'í d'Italia
Via Stoppani, 10
00197 Roma
tel. 06 8079647
fax 06 8070184
website www.bahai.it
email segreteria@...




AI CAPI RELIGIOSI DEL MONDO
Torino, 18 maggio 2003 Fiera del Libro




Il Messaggio "Ai Capi religiosi del mondo" indirizzato dalla Casa
Universale di Giustizia, suprema istituzione consultiva che da Haifa
in Terra Santa governa la comunità bahá'í, un messaggio  indirizzato
ai Leader spirituali del pianeta, è stato presentato alla recente
edizione della Fiera del Libro di Torino, edito dalla Casa Editrice
Bahá'í.
	 Il messaggio, consegnato ai Leader religiosi del pianeta,
offre l'opportunità di intraprendere un decisivo passo in avanti nel
dialogo fra le religioni, indicando una strada verso l'eliminazione
del pregiudizio religioso. Se i due processi dell'integrazione
razziale e dell'emancipazione delle donne hanno compiuto grandi
progressi nell'eliminazione del pregiudizio razziale e di quello di
genere, "l'ipotesi che le grandi religioni del mondo siano tutte
egualmente valide per natura e per origine è [ancora] caparbiamente
ostacolata da antiquati modelli settari di pensiero". Di fatto la
maggior parte dei Capi religiosi resta trincerata su posizioni
esclusiviste. In altre parole essi insegnano che la propria religione
è l'unica vera e che le altre sono nell'errore.




Nel migliore dei casi, ossia nella visione inclusivista, i Capi
religiosi insegnano che le altre religioni sono espressioni umane e
minori della Verità spirituale assoluta e definitiva insegnata dalla
propria. Le conseguenze di queste posizioni sono state e sono tuttora
disastrose, perché la religione non solo "resta un elemento
inestinguibile della coscienza umana", ma "è altresì capace di
influenzare profondamente la struttura dei rapporti sociali".
	 È questa la sfida lanciata dalla Casa Universale di
Giustizia. Riconoscendo che, guidate da una "intuitiva consapevolezza
scaturita da una crescente esperienza dell'altro e da un'incipiente
accettazione dell'unità dell'umana famiglia" "un numero crescente di
persone sta arrivando a capire che la verità sulla quale tutte le
religioni sono fondate è essenzialmente una", essa raccomanda,
soprattutto a quei Capi religiosi "dai quali tuttora le masse della
popolazione della terra si aspettano una guida", "la rinuncia a tutte
quelle pretese di esclusività o finalità che, avviluppando nelle loro
radici la vita dello spirito, sono state il più importante singolo
fattore nel soffocare impulsi all'unità e nel promuovere odio e
violenza".
	 Sono troppo gravi i pericoli creati dal fondamentalismo e dal
fanatismo religiosi per permettere che qualsiasi considerazione di
parte impedisca alle religioni di conseguire questo importante
traguardo di unità, un'unità che darà alla loro voce a favore della
pace e dell'armonia fra i popoli una nuova e necessaria autorevolezza
e che farà sì "che il discorso interreligioso contribuisca
significativamente alla guarigione dei mali che affliggono un'umanità
disperata".





È ora che le religioni affermino apertamente quello che molti ormai
pensano: "Dio è uno e… al di là di ogni diversità di espressione
culturale o interpretazione umana, anche la religione è una". Il
riconoscimento di questa unità è fondamentale, perché, come ha
scritto Bahá'u'lláh, il Fondatore della Fede bahá'í: "Il benessere,
la pace e la sicurezza dell'umanità saranno irraggiungibili, a meno
che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita".
	 Consapevoli del crescente pericolo cui l'intera umanità è
esposta dal dilagare del fanatismo e del terrorismo, consapevoli che
la religione –qualunque essa sia- ha la capacità di toccare le radici
delle motivazioni, consapevoli altresì che è nelle mani dei governi
la possibilità di accelerare il processo di pace nel mondo, i Bahá'í,
presenti e attivi da oltre un secolo nella Repubblica Italiana, hanno
presentato tale messaggio anche al Presidente del Consiglio dei
Ministri affinché per Suo tramite questa Repubblica, nello spirito di
libertà e di tolleranza che le hanno permesso di nascere e
prosperare, voglia – in tutte le sedi nelle quali si parla e si
parlerà di pacifica convivenza delle religioni – svolgere la sua
parte per ottenere che le religioni accelerino il processo del loro
reciproco avvicinamento.
	 La pubblicazione di tale messaggio sottolinea la fiducia dei
Bahà'ì italiani nei confronti dei cittadini del nostro paese e nella
loro capacità di lavorare perché il dialogo e l'avvicinamento tra
culture e religioni diverse possa essere fonte di arricchimento e di
convivenza pacifica.

#262 Da: "Maurizio Benazzi" <mauriziobenazzi@...>
Data: Ven 4 Lu 2003 3:09 pm
Oggetto: Il manifesto aggiornato di Orientamenti ecumenici
mauriziobenazzi
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NO ALLA GUERRA - NO WAR! Cristiani e non per il socialismo non
violento e democratico.
Questa è una ML di amicizia ebraico-cristiana interdenominazionale,
ispirata alla figura di L. Ragaz.
E' gradita una breve autopresentazione all'atto dell'iscrizione. E'
una newsletter elettronica informativa e formativa gratuita, inviata
a ebrei e a cristiani in dialogo, di diverse chiese e appartenenti a
diverse nazionalità: hanno in comune il desiderio di camminare
insieme sui difficili sentieri dell' ecumenismo . Nella prospettiva
del sacerdozio universale dei credenti ci si interroga tra l'altro su
come vivere la Fede e promuovere la Pace, la Giustizia e la
salvaguardia del creato.
E' aperta al dialogo e al confronto con le altre fedi viventi e con i
non credenti. Orientamenti ecumenici è stata fondata nel 1999: non è
finanziata da chiese o partiti politici ed è aperta a interventi
scritti dall' ebraismo. Appaiono articoli anche in lingua francese e
inglese oltre a comunicati stampa di varie associazioni no profit.
Per la chiesa confessante facciamo memoria oggi di questo scritto:

"Fare e osare non qualunque cosa, ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile, ma afferrare arditi il reale;
non della fuga dei pensieri, ma nell'azione soltanto è la libertà.
L'obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie,
La libertà osa agire, e rimette a Dio il giudizio
su ciò che è bene e male.
L'obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L'obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perché.
L'obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell'obbedienza l'uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l'uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe, l'obbedienza è
libertà."
(Dietrich Bonhoeffer)

#263 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Mar 8 Lu 2003 10:08 pm
Oggetto: Segnalazioni varie dei lettori e delle lettrici
mauriziobenazzi
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SERVIRE

 

Circa due settimane fa, mi sono “arruolato” tra le file dei volontari staffisti per andare a lavorare al centro ecumenico Luciano Menegon  durante il campo cadetti 2003. E’ stata un ottima esperienza, per me la seconda, stavolta non più in cucina,ma nei servizi generali.

Tutti noi appartenenti alla squadra dello staff, a nostro tempo avevamo tutti partecipato ai passati campi cadetti e ad alcuni campi giovani, più recentemente.

Mi è capitato molte volte di pensare che il servizio è una mansione umile, e il fatto stesso di servire qualcuno ti porta inevitabilmente in una posizione, oserei dire, “subordinata”, è difficile accettarlo per me che sono una persona piuttosto, ahimè, orgogliosa.

Allo stesso tempo, però servire ti rende eccezionalmente forte e potente. La Torah ci insegna che servire un Re per avere qualcosa da lui è molto meglio che, violentemente, pretenderla.

E, anche Gesù ci ricorda che il vero forte è colui che serve, è il motivo per cui in molti canti cristiani si definisce Cristo “Re servitore”.

Perché il vero Re è quello che serve (come Davide).

Ricordo che quando partecipavo ai campeggi da campista, mi svegliavo la mattina, scendevo per fare colazione e trovavo magicamente tutto apparecchiato, e pensavo che le tazzine e i piatti fossero “caduti dal cielo”, non pesavo, certo che un servitore avesse disposto 40 piatti, 40 tazze, 40 cucchiaini 40 tovaglioli e 40 coltelli, e tutte le brocche di latte, caffè, la marmellata ecc… la notte prima, mentre io dormivo.

E lo stesso atteggiamento ho notato, giustamente, nei campisti di quest’anno.

Il lavoro del servitore non è mai rispettato e non gli è mai attribuito il suo giusto valore, è spesso, addirittura disprezzato. Ecco che, però se i servitori si ritirano, tutti si accorgono che il loro lavoro volontario (fra parentesi!) è indispensabile!

Si potrebbe fare questo tipo di esperimento, un giorno i campisti scendono e non trovano  apparecchiato, non trovano i pavimenti spazzati, non trovano i bagni puliti, trovano tutti i sacchi della spazzatura ammassati, “migliaia” di lavatrici da fare, le camere sporche, i piatti del giorno prima non lavati e altre cose del genere…

Ma il servitore nella sua obbligata “inferiorità” sa che è inutile aspettare un grazie da qualcuno, che servire è la cosa più nobile che si possa fare, il servitore sa che il suo lavoro vale, e che un giorno (come è successo a me) qualcuno si accorgerà della sua esistenza e del suo lavoro.

Sarebbe molto buono che ognuno dei campisti facesse, almeno una volta nella vita un campo lavoro, per rendersi conto di quanta fatica c’è dietro l’organizzazione di un buon campeggio.

Abbiamo esempi di grandi servitori in tutta la Bibbia, alcuni sono servi di D-o, come Sansone, consacrato all’ Eterno, altri sono stati servi di uomini come Giuseppe, altri ancora hanno servito Re, (come Davide con Saul), uno solo ha servito l’umanità intera (Gesù).

Tutti questi servitori sono stati premiati, Sansone, ha avuto infine il perdono di D-o e ha ottenuto la sua vendetta sui filistei che era infondo l’unica cosa che desiderava (dopo Dalila :o)

Giuseppe servì Potifar e il Faraone e D-o lo premiò facendolo diventare la persona più potente d’ Egitto dopo il Faraone stesso. Davide servì il suo Re Saul, suonando la sua cetra e cantando quando Saul era tormentato, e come tutti sanno, Davide diventò Re di Israele ed ebbe una grande discendenza.

Gesù ha servito tutti per tutta la vita, senza mai peccare di arroganza d’orgoglio o di presunzione, D-o premiò la sua umiltà innalzandolo al di sopra di tutti, rendendolo il Re che Israele attendeva.

Tutti dobbiamo imparare a servire, perché imparando a servire gli uomini, possiamo servire meglio D-o.

La vita del servitore non è facile e non manca certo di delusioni, amarezze o di dolori, ma, colui che serve si porta al sicuro tra le braccia di D-o ed egli non dovrà avere paura di nulla perché il Signore lo proteggerà, come protesse tutti quelli che lo servirono fedelmente.

 

Gioele Bianchi

Co-moderatore giovanile di O.E.

 

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Potete visitare il nuovo sito dell'Associazione TERRA DI DANZA con i nuovi programmi per l'anno 2003/2004
http://www.terradidanza.it/

Buona estate a tutti!

 

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A cura di Salvatore Rapisarda [sdmrapis@...]:

 

Attenzione !  le categorie a rischio sono legate "alla religione, alle convinzioni personali, all’handicap, all’età o all’orientamento sessuale".

 

tratto da: L'UNITA'

 

 

03.07.2003
Adesso è possibile licenziare una persona perché omosessuale
di Massimo Solani

 «Faccio un esempio: se lei mi chiede se un maestro omosessuale può fare il maestro, la mia risposta è “no”». A parlare così era il non ancora vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini durante la puntata del Maurizio Costanzo Show dell’8 aprile del 1998. E a poco più di cinque anni di di distanza quelle parole sono diventate legge. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha approvato ieri il decreto legislativo per l’applicazione della direttiva europea (la 2000/78) contro le discriminazioni sui luoghi di lavoro. Una norma, quella europea, che era stata studiata per evitare che sui luoghi di lavoro fossero messi in atto comportamenti discriminatori «basati su religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali».

Peccato però che il governo, nell’approvazione del decreto legislativo, abbia inserito una indicazione che di fatto stravolge l’intenzione della direttiva europea lasciando campo aperto ad interpretazioni quanto meno sospette. «Non costituiscono atti di discriminazione - si legge all’articolo 3 comma 3 del decreto - quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all’handicap, all’età o all’orientamento sessuale di una persona, qualora si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa o che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’attività lavorativa». Una formulazione volutamente «fumosa», che a ben vedere non tutela assolutamente nessuno sul luogo di lavoro e che difficilmente potrebbe essere utile ad evitare discriminazioni.

Fatta la legge, insomma, trovato l’inganno. E da quanto trapelato a Palazzo Chigi, sembra che sia stato proprio il ministro del Welfare Roberto Maroni, e la Lega tutta con lui, ad aver voluto l’aggiunta del comma in questione. Una presa di posizione che avrebbe irritato non poco anche il ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo, che ha dovuto capitolare però davanti alle insistenze «celoduriste» del Carroccio

Il decreto concepito in questa maniera, ha quindi denunciato l’Arcigay, «stravolge in maniera sostanziale lo spirito della direttiva comunitaria, introducendo in modo palesemente anticostituzionale, l’ipotesi di licenziamento sulla base dell’orientamento sessuale». Una aggiunta al testo originario della direttiva che ha gravemente allarmato l’associazione omosessuale che ha deciso di indire una manifestazione di protesta per domani sotto Palazzo Chigi, nel giorno del Gay Pride capitolino. «Secondo questo assurdo testo - ha commentato infatti il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice - un gay potrà essere licenziato se considerato non adatto a svolgere un lavoro a causa della sua omosessualità. Un provvedimento degno dell’Iran di Khamenei, lontano anni luce dalla volontà del legislatore europeo».

Una indignazione che non riesce a nascondere nemmeno Franco Grillini, deputato Dei Democratici di Sinistra. «D’ora in avanti per un datore di lavoro sarà possibile discriminare per omosessualità, per religione, per handicap - ha commentato - Si tratta di un fatto di gravità inaudita tanto più se si considera che l’Italia sta guidando il semestre europeo, di un’Europa, dove undici paesi su quindici hanno una legislazione che tutela le persone omosessuali dalle discriminazioni sui luoghi di lavoro e, persino, riconosce i diritti delle coppie omosessuali. Ancora una volta - ha concluso il parlamentare - questa maggioranza di centrodestra si dimostra radicalmente insensibile alle istanze delle minoranze sociali promuovendo una legislazione discriminatoria totalmente fuori dal quadro giuridico europeo».

Così come concepita però, la norma non prepara il campo soltanto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, ma lascia rischiosamente poco tutelate tutte le categorie di lavoratori e soprattutto i disabili. Una condizione contro cui hanno espresso un giudizio fortemente negativo anche Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds e Elena Cordoni, capogruppo Ds in Commissione Lavoro alla Camera. «Noi riteniamo che le scelte del governo non vadano nella direzione prevista dalla direttiva - hanno spiegato in un comunicato - ma in quella opposta: anziché tutelare i lavoratori dalle discriminazioni per motivi di religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento sessuale, la formulazione prevista introduce un concetto di deroga al principio antidiscriminatorio qualora si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa. Una scelta - hanno concluso - che rappresenta un nuovo attacco ai diritti che pone anche un problema di legittimità costituzionale».

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Da Associazione Viottoli - Comunità cristiana di base di Pinerolo(To)

 

Per richieste del bollettino scrivere a : info@...

 

 

Nel numero di LUGLIO – AGOSTO del foglio potete leggere:

 

- gli appuntamenti e le notizie della vita comunitaria

 

- Collegamento nazionale cdb di Olbia di Franco Picotto

- Semi di cambiamento di Beppe Pavan

- Solidarietà a Padre Carini e a mons. Jeffrey John

- IIa giornata nazionale del dialogo cristianoislamico

- Noi Siamo Chiesa e l'8 per mille 2003 di Noi Siamo Chiesa Italia

- Peccato non è di p. Gareth Moore

- "Fame zero" - il programma brasiliano contro la fame di Giobbe Gentili e don Tino Treccani

- Gabbia birmana di Juan Carlos Galindo

- Donne islamiche e occidentali discutono in rete di nonviolenza e libertà di Monica Lanfranco

- Convenzionali o di distruzione di massa, le armi uccidono i civili di Chantal Bismith e Patrick Barrot

 

- i commenti alla lettura biblica liturgica domenicale di giugno (pubblicati settimanalmente sul nostro sito)

 


#264 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Ven 11 Lu 2003 2:05 pm
Oggetto: Intervista da Nev di Paul Ricoer
mauriziobenazzi
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Parola per venerdì 11 luglio 2003

 

Quando dovrai attraversare le acque,

io sarò con te;

quando attraverserai i fiumi,

essi non ti sommergeranno;

quando camminerai nel fuoco

non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà.

Isaia 43:2

 

Se Dio è per noi

chi sarà contro di noi?

Romani 8:31

 

 

Anche se non riusciamo ad entrare nella terra promessa, è meglio morire nel deserto che ritornare in Egitto!

(da “Detti inediti dei Padri del deserto”)

 

 

 

 

 

 

NEV - NOTIZIE EVANGELICHE

protestantesimo - ecumenismo - religioni

 

 

 

INTERVISTA

 

Imparare le religioni come si impara una lingua straniera

Intervista a Paul Ricoeur, filosofo protestante francese

a cura di Gaëlle Courtens

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Paul Ricoeur è riconosciuto come uno dei più importanti filosofi del nostro tempo. L’Agenzia stampa NEV lo ha incontrato venerdì 4 luglio in occasione della conferenza stampa per il conferimento del Premio Paolo VI a lui destinato. Su disposizione di Ricoeur, l'Istituto Paolo VI di Brescia devolverà la somma del Premio (100mila euro) alla “Fondation John Bost”, opera caritativo-assistenziale francese creata nel 1848 dall’omonimo pastore protestante e che accoglie oltre un migliaio di persone portatrici di handicap fisici e mentali (www.johnbost.org). Il Premio - che ogni 5 anni viene attribuito a personalità distintesi nella teologia, nell’ecumenismo, nella promozione dei diritti umani - è stato consegnato a Paul Ricoeur da Papa Giovanni Paolo II il 5 luglio in Vaticano.

 

Nei mesi scorsi, in occasione della guerra in Iraq, quella che poteva essere compresa come una crociata della cristianità contro l’islam non ha prodotto quello scontro tra civiltà che tanto si temeva. Anzi, gran parte del mondo arabo è stato riconoscente alle chiese cristiane che tanto si sono impegnate per la pace. Come arginare il pericolo dello “scontro tra civiltà”?

Innanzitutto va detto che il conflitto tra civiltà vede sempre implicato il nome di Dio, e non solo da parte musulmana, ma anche da parte cristiano-americana. Vi è un primo passo obbligatorio da compiere per le confessioni cristiane che è quello di dissociare pienamente il nome di Dio dalla politica, in particolare se è una politica militare. Mi rendo conto che non è un lavoro facile, a monte c’è senza dubbio da fare una autocritica nella coscienza cristiana su tutto ciò che implica l’esclusione, essendo l’esclusione un elemento di violenza.

In particolare ritengo che dobbiamo andare alla ricerca di un “faccia a faccia” con il mondo musulmano che rappresenta una cultura di una grande rilevanza, ma che si è venuta a spegnere dalla fine del Medioevo e che oggi fa molta fatica a ricostituirsi essendo lei stessa presa nella morsa della violenza. Non dimentichiamoci che anche l’Europa nasce sulle rovine delle guerre di religione. Abbiamo alle spalle una storia di violenze.

 

Come sviluppare nell’Europa del futuro (che tra poco sarà composta da 25 membri) una laicità che sia rispettosa del pluralismo religioso?

Non mi pare che nessuno dei paesi membro o candidati dell’Unione Europea eserciti una pressione religiosa, o postuli un ateismo di Stato. Bisogna stare attenti alla parola laicità: è un termine molto francese, che non viene recepito o compreso nello stesso modo in altre lingue.

Esistono dei paesi perfettamente democratici dove ancora esiste una religione di Stato, e non è solo il caso del cattolicesimo, ma anche del protestantesimo: si pensi alla Svezia per esempio, dove fino al 2000 la Chiesa luterana era chiesa di Stato, o alla Chiesa d’Inghilterra che ha per capo la regina.

Parimenti lo status, per esempio, della neutralità della scuola non viene vissuto nella stessa maniera nei diversi paesi. Bisogna dunque ammettere che la parola “laicità” non è univoca. Prende dei significati abbastanza differenti nei vari paesi europei, a seconda che lo si interpreti in modo negativo (laddove lo Stato non riconosce nessuna religione e non sovvenziona nessun culto come nel caso francese), o positivo. Il concetto di laicità può essere compreso anche come un atteggiamento di tolleranza attiva nella discussione pubblica, e quindi distinguerei la laicità di Stato dalla laicità della società civile, e in questo caso parlerei di una laicità positiva che non impone il silenzio su tutto quello che tocca il religioso.

 

Qual è il ruolo delle religioni nella soluzione pacifica dei conflitti?

In primo luogo le religioni devono ritrovare il proprio messaggio di pace, senza però dimenticare di fare prima l'autocritica delle proprie tradizioni di violenza.

Insisto molto sul concetto dell'autocritica: praticare l’autocritica deve interessare in primo luogo noi stessi: solo facendo un lavoro su di noi capiremo dove abbiamo generato esclusione e quindi violenza. Per ritrovare il cammino del dialogo bisogna che ognuno porti da un lato la propria convinzione, ma dall’altro anche la sua autocritica.

Il pluralismo religioso è un fatto dal quale non si può prescindere: è un dato antropologico. Ci sono lingue, culture, religioni: non è pensabile immaginare uno stato delle cose in cui esista una sola religione.

 

Dialogare diventa una necessità da cui non si può prescindere?

Vorrei soffermarmi qui sul concetto della “traduzione”: i messaggi fondamentali delle diverse religioni sono come dei grandi testi che vanno interpretati e tradotti. Se c'è una lezione da trarre dalla esperienza della traduzione è la seguente: è sempre a partire da una lingua di appartenenza che si traduce da una lingua straniera, il rapporto tra l’appartenenza e l’estraneo è assolutamente strutturale; non siamo tuttavia senza mezzi per ottemperare a ciò: abbiamo appunto la traduzione. In questo contesto mi piace evocare “l’ospitalità del linguaggio”. Sul piano delle diverse religioni è proprio una cosa del genere che dovremmo imparare a praticare: così come ogni essere umano è in grado di imparare una lingua straniera, così può imparare a conoscere una credenza diversa dalla sua. Ognuno di noi ha la capacità di imparare un'altra lingua e di considerare la propria lingua come una tra tante: direi che dovremmo fare la stessa cosa sul piano religioso.

 

Durante il conflitto iracheno spesso si è parlato del linguaggio pseudo-evangelico del presidente George W. Bush. L’abuso del linguaggio religioso a suo avviso non è pericoloso?

Che la cultura staunitense abbia un rapporto totalmente diverso con il religioso rispetto a noi europei è un dato di fatto. Non bisogna mai dimenticare che noi ci rifacciamo da una parte alle guerre di religione, dall’altra all’età dei lumi che si può dire “anti-religiosa”.

Su questi due punti l’America differisce in origine. I primi coloni americani erano degli esiliati delle nostre guerre di religione che hanno fondato su un consenso religioso la loro società in terra straniera. Quel marchio religioso - sotto forma di una religione civica a colorazione cristiana – è sempre rimasto. Purtroppo ne è scaturita la semplificazione culturale da parte di forme di fondamentalismo americano, e questo ha generato nello stesso tempo una incapacità di comprensione di tutte le differenze.

Che il nome di Dio sia legato, direi organicamente, alla cultura americana è un dato di fatto. Il nome di Dio è nella dichiarazione stessa della Costituzione. Gli americani sono così. Dal canto nostro però non abbiamo né gli strumenti né il diritto di considerare la nostra versione di laicità come universale. Questa è un’idea che dobbiamo abbandonare.

 

 

La gestione degli ospedali valdesi del Piemonte passa interamente alla Regione

La Tavola Valdese manifestando la sua disponibilità esprime tuttavia grande sofferenza

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Dopo il Sinodo straordinario delle chiese valdesi e metodiste del marzo scorso, convocato per esaminare la situazione finanziaria degli ospedali valdesi del Piemonte (che aveva affidato mandato alla Tavola Valdese, suo organo esecutivo, “di perseguire il risanamento finanziario ed economico” degli ospedali di Pomaretto, Torre Pellice e Torino), il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola Valdese, ha diffuso il seguente comunicato.

“Lunedì 30 giugno la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato con apposita delibera il trasferimento degli ospedali valdesi di Torre Pellice, Pomaretto e Torino gestiti dalla Commissione Istituti Ospitalieri Valdesi (CIOV), con il correlativo carico di tutte le passività derivanti dalla loro gestione, alla Regione Piemonte. La Tavola valdese ha manifestato la propria disponibilità a tale soluzione con grande sofferenza ma anche con la consapevolezza di dovere giungere ad una soluzione. Questo tenendo conto congiuntamente: della disperata situazione economico-finanziaria degli ospedali, già largamente esposta al Sinodo 2002 ed al Sinodo straordinario del marzo 2003, non risolvibile in via ordinaria e fortemente condizionante per la vita della chiesa tutta; dell’esigenza di garantire alle popolazioni interessate la continuità dell’assistenza ospedaliera nelle forme del servizio pubblico, senza dover essere costretti a vendere a privati; della volontà di non mettere a rischio il posto di lavoro di oltre 500 dipendenti. Pertanto, dopo l’eccezionale lavoro del Comitato CIOV che ha esplorato tutte le possibili soluzioni per salvaguardare gli ospedali e dopo che le lunghe trattative instaurate tra il Comitato CIOV, la Tavola valdese e il Governo Regionale non avevano portato a risultati concreti, la Tavola Valdese ha deciso di rispondere positivamente alla proposta della Regione Piemonte”. (nev/gu)

 

 

Trondheim/1. Conclusa la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) L’Assemblea ha sottolineato la necessità di rafforzare la voce dei cristiani in Europa

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Con la predicazione dell’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, si è conclusa il 2 luglio a Trondheim (Norvegia) con un culto solenne sulla riva del fiume Nidelven la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK). Per una settimana più di 800 persone provenienti da tutta Europa - delegati delle 125 chiese membro della KEK, protestanti, anglicani e ortodossi, nonché rappresentanti delle organizzazioni associate – si sono confrontati sul tema “Gesù Cristo guarisce e riconcilia – la nostra testimonianza in Europa”. Vastissima l’area dei temi affrontanti durante i lavori dell’Assemblea che si riunisce ogni sei anni, e che ha il compito – per il periodo che separa un’Assemblea dall’altra - di formulare delle direttive alle sue chiese membro, alle organizzazioni associate, nonché alle commissioni e ai comitati della KEK.

Tutti d’accordo sul fatto che le chiese in Europa devono affrontare la sfida della secolarizzazione in atto nelle società d’Europa. “Se da una parte la secolarizzazione apatica costituisce un problema - si legge in un comunicato stampa della KEK – non va neanche sottovalutato il crescente bisogno di valori ed esperienze spirituali. La voce dei cristiani va dunque rafforzata nel Continente”. L’Assemblea ha a questo scopo approvato un piano per il futuro e che si rivolge sia alla KEK in qualità di organizzazione facente parte del mondo ecumenico più vasto, sia ad ogni singola chiesa membro.

Molta importanza viene data alla prosecuzione della cooperazione teologica tra le varie confessioni rappresentate nella KEK, con particolare riguardo ai rapporti tra le chiese ortodosse e le altre chiese membro; è stata sottolineata l’importanza della cooperazione instauratasi tra la KEK e il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE); l’Assemblea ha altresì auspicato un rapido accoglimento della “Carta Ecumenica”, nonché la prosecuzione del dialogo interreligioso e in particolare con l’Islam. In agenda anche la preparazione di una terza Assemblea ecumenica europea in collaborazione con la Chiesa cattolica romana (sulla falsariga delle Assemblee di Basilea del 1989 e di Graz del 1997).

Tra le raccomandazioni espresse dall’Assemblea e dirette alle chiese e alle organizzazioni associate della KEK, quelle riguardanti l’impegno per la pace, la giustizia e la riconciliazione come via per la guarigione. In particolare l’Assemblea ha espresso apprezzamento per la bozza della Costituzione Europea presentata dalla Convenzione sul futuro dell’Europa guidata da Valéry Giscard d’Estaing, e varata di recente a Salonicco. “Si tratta di un importante risultato, un tentativo di dare alla Unione Europea una griglia di valori e obiettivi comuni tra cui la libertà, la giustizia, la pace, la solidarietà e la partecipazione civile” si legge in un comunicato. Particolare apprezzamento è stato espresso per l’articolo 51 della bozza, laddove è detto che le istituzioni europee manterranno con le chiese europee, con le altre religioni, ma anche con le organizzazioni filosofiche e non-confessionali, un dialogo “aperto, trasparente e continuo”.

Nonostante alcuni delegati si siano espressi a favore di un chiaro riferimento nella Costituzione Europea al “contributo cristiano”, altri hanno ritenuto sufficiente l’attuale formula del preambolo riferita al patrimonio “religioso” tout-court. L’Assemblea non ha ritenuto necessario prendere alcuna posizione ufficiale in merito a questa disputa, ma ha tuttavia sottolineato che “nello spirito della ‘Carta Ecumenica’, siamo convinti che il patrimonio spirituale della cristianità costituisce una fonte di ispirazione e di arricchimento per l’Europa”.

Ospite d’onore dell’Assemblea e primo relatore è stato il primo presidente e fondatore della Repubblica dello Zambia, Kenneth Kaunda, che ha rivolto un appello alle chiese a lavorare per la riconciliazione tra il Nord e il Sud del mondo. Ha sottolineato l’importanza che l’Europa ha nel prendere coscienza delle sue responsabilità nei confronti dei principali problemi che l’umanità deve affrontare. In questo contesto – ha affermato Kaunda - ”le chiese hanno una particolare responsabilità” .

Nel nuovo Comitato esecutivo, che consta di 40 membri, è stata eletta la pastora della chiesa metodista di Villa San Sebastiano (AQ) Birgit Wolter. A designare il prossimo presidente KEK sarà il neoeletto Comitato esecutivo in occasione del suo primo incontro, previsto per il prossimo dicembre. (nev/gc)

 

 

Trondheim/2. Il tema delle migrazioni tra i più sentiti all’Assemblea KEK

Maggiore collaborazione tra KEK e Commissione delle chiese per i migranti in Europa

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Migrazioni, minoranze etniche e religiose, rifugiati, razzismo e discriminazione: ecco i temi senz’altro più gettonati della XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) svoltasi dal 28 giugno al 2 luglio a Trondheim (Norvegia). Tutti hanno concordato sulla necessità da parte delle chiese di impegnarsi per la solidarietà nei confronti degli sradicati nelle nostre società. L’Assemblea ha riconosciuto che sempre più numerose sono le persone vittime delle trasformazioni economiche, sociali e politiche dell’Europa. Nel suo sermone di chiusura l’arcivescovo anglicano Rowan Williams ha voluto ritornare sull’importanza di questi argomenti: “Quando altre persone si rivolgono a noi per chiederci aiuto, cibo, acqua e libertà, non mettiamo in pericolo soltanto la loro vita se ci disimpegniamo, ma anche la nostra”.

L’Assemblea ha dato inoltre la sua approvazione ad una dichiarazione delle Nazioni Unite dello scorso 1 luglio sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie. I partecipanti all’Assemblea KEK hanno lanciato un appello a tutti i governi d’Europa per ratificare questa convenzione ONU, che “garantisce uno standard di base necessario per la protezione dei diritti umani dei lavoratori migranti con o senza documenti”.

L’Assemblea KEK, riconoscendo che le migrazioni sono una realtà paneuropea che sfida le società, le istituzioni politiche e le chiese, ha votato all’unanimità una mozione per rafforzare i rapporti di collaborazione tra la Commissione delle chiese per i Migranti in Europa (CCME), con sede a Bruxelles, e la KEK. Si pensa di arrivare gradualmente ad una integrazione della CCME nella KEK. La CCME, di cui è moderatore l’italiana Annemarie Dupré, fu fondata nel 1964; tra i suoi settori d’interesse: l’asilo, la migrazione irregolare, il traffico di esseri umani, razzismo e xenofobia; tra gli obiettivi quello di sensibilizzare le chiese e le società europee su questi temi.  “Le migrazioni e tutti gli argomenti legati ad esse stanno diventando un tema centrale per tutti i paesi europei – ha dichiarato il pastore battista Keith Clements, segretario generale della KEK – la necessità per le chiese di essere delle chiese per lo straniero, il più debole, e per coloro i cui diritti sono a rischio, è più che evidente.” (nev/gc)

 

 

Trondheim/3. Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica

La XII Assemblea della KEK lancia un chiaro messaggio a favore del dialogo

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 - ”Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica”. La XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) lancia un chiaro messaggio affinché venga accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente, sempre più ”plurale”. Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza che non trasformi l’Europa in una fortezza politica, culturale e religiosa. ”Nel corso della sua storia, l’Europa ha accolto culture diverse – sottolinea Jean Arnold De Clermont, presidente della Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura greca a quella romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile che oggi non sia in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l’Islam tra le sue culture?”. Il riferimento al dibattito sulla Costituzione Europea è evidente. Ne ha parlato esplicitamente Gianni Long, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): ”…parlare di radici cristiane dell’Europa, potrebbe significare escludere chi non condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un ben diverso valore riconoscere invece la rilevanza del patrimonio religioso, quello cristiano in particolare, nella costruzione dell’Europa. Sarebbe riduttivo e miope non riconoscerlo”.

Un importante messaggio è venuto anche dal segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente (MECC) Riad Jarjour, che ha portato all’Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio Oriente per la situazione di forte conflitto nell’area, ma ha anche sottolineato l’urgente bisogno di dialogo tra cristiani e musulmani, che in varie parti del mondo vivono momenti di tensione. ”Voi dovete comprendere gli altri, come voi volete essere compresi – ha sottolineato Jarjour –; c’è una crescente cultura del dialogo che si è realizzata anche in occasione della recente guerra in Iraq. Il fatto che le chiese cristiane abbiano preso posizione contro la guerra ha facilitato il dialogo tra l’islam e il cristianesimo in molte parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente”.

L’Assemblea è stata anche l’occasione per il vescovo luterano di Oslo, Gunnar Staalsett, di comunicare che proprio in questi giorni si svolgerà per la prima volta a Baghdad, in Iraq, un incontro tra ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante segno di speranza e dialogo.

Dialogo ed incontro, sono dunque le due parole chiave che emergono dalla dodicesima Assemblea della Conferenza delle chiese europee, e che vengono utilizzate anche nei confronti dell’Islam. Ma quali sono i luoghi di questo incontro e dialogo? Alcuni dei presenti sottolineano l’importanza dell’incontro sul piano della vita quotidiana, del buon vicinato; altri ritengono più importante concentrarsi sul dialogo teologico, sullo studio della Bibbia e del Corano. Ma sarà forse proprio la condivisione della vita quotidiana che faciliterà il dialogo teologico. (nev/gu)

 

 

Lanciato un appello al dialogo tra cristiani e musulmani

Cristiani di tutte le confessioni: “Lo scontro di civiltà aleggia sulla scena geopolitica”

 

Roma (NEV), 9 luglio 2003 – “E’ troppo alto il muro che separa il Nord dal Sud del Mediterraneo, l’Occidente dall’Oriente, il mondo cristiano da quello dell’islam. Come tante volte nei mesi scorsi hanno affermato i massimi esponenti del mondo cattolico, di quello protestante ed ortodosso, abbiamo corso il rischio che l’attacco militare contro l’Iraq apparisse una crociata della cristianità contro l’islam”. Così esordisce l’Appello firmato da cristiani di tutte le confessioni impegnati nel dialogo interreligioso, oltre che da prestigiosi intellettuali e studiosi di fama internazionale. L’Appello è stato inviato a tutti gli organi di stampa nazionale, in previsione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico fissata per il 21 novembre 2003. “Siamo convinti che, proprio grazie alle iniziative delle chiese cristiane, spesso in comunione tra esse ed in spirito ecumenico, questo pericolo sia stato evitato - prosegue il comunicato – tuttavia, siamo consapevoli che l’incubo dello scontro tra civiltà aleggi ancora sulla scena geopolitica”. Tra i  firmatari dell’Appello segnaliamo tra gli altri: Brunetto Salvarani, coordinatore degli Incontri cristiano-musulmani di Modena e Paolo Naso, direttore del mensile “Confronti” (promotori dell’iniziativa); Stefano Allievi, sociologo; Dora Bognandi, Dipartimento libertà religiosa dell’Unione cristiana chiese avventiste (UICCA); Annemarie Duprè, Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (SRM-FCEI); Ermanno Genre, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma; Dan Madigan, Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigi Manconi, sociologo; don Carlo Molari, teologo cattolico; padre Alex Zanotelli, missionario comboniano; monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e presidente nazionale di Pax Christi; Lidia Maggi, pastora battista. (UCEBI).

Nell’Appello si ribadisce l’invito al dialogo tra le due comunità di fede, dialogo che: “ …pur essendo ormai avviato ed avendo già prodotto alcuni frutti, è ancora ad uno stadio iniziale”. L’Appello conclude con l’invito rivolto a tutte le comunità cristiane e a quelle islamiche a “promuovere ancora più numerose iniziative di incontro e dialogo nella data del 21 novembre 2003, ultimo venerdì del mese di Ramadan dell’anno islamico 1424 dell’Egira”. Per sostenere le attività e le iniziative di comunità, gruppi, istituti, enti locali, associazioni che vogliano partecipare a questa iniziativa, sono stati creati alcuni centri di coordinamento e di servizio presso le riviste: “Confronti”: www.confronti.net ; “Tempi di Fraternità”: www.tempidifraternita.it; “Il Dialogo”: www.ildialogo.it. (nev/gmg)

 

(NEV/ENI) – Significativamente riunito a Torre Pellice (TO), nelle Valli valdesi, il Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale (ARM) ha iniziato i suoi lavori lunedì scorso (si concluderà il 15 luglio) ascoltando l’appello del pastore metodista sudafricano Sol Jacob che ha chiesto all’ARM di continuare a sostenere il suo popolo “nella lotta contro i residui di razzismo e di discriminazione che, pur dopo l’abolizione della segregazione razziale, continuano ad affliggere la nostra società”. L’ARM riunisce oltre 75 milioni di fedeli delle chiese congregazionaliste, presbiteriane, riformate e unite che si rifanno alla Riforma del XVI secolo: 214 chiese in 106 paesi di tutti i continenti.

 

(NEV/ENI) – Problemi per la prossima Assemblea generale della Federazione luterana mondiale (FLM). Per motivi prevalentemente politici i rappresentanti di 11 paesi dell’Africa e dell’Asia non hanno avuto il visto d’ingresso in Canada, dove l’Assemblea aprirà i suoi lavori a Winnipeg (21-31 luglio), nonostante i pressanti appelli al governo del segretario generale dell’FLM, Ishmael Noko. “Per chiese come le nostre che si battono per l’eguaglianza fra il Nord e il Sud del mondo – ha dichiarato Noko – l’assenza dei delegati asiatici e africani è una catastrofe irreparabile che peserà negativamente sui lavori dell’Assemblea”.

 

(NEV/ICP) – L’ora di religione nelle scuole pubbliche spagnole è diventata obbligatoria, suscitando le proteste delle minoranze religiose e delle organizzazioni laiche. Secondo Pedro Tarquis, portavoce della Federazione delle entità religiose evangeliche della Spagna (FEREDE), l’insegnamento della religione è un diritto e un dovere delle famiglie e non può essere imposto per legge nelle scuole pubbliche. Secondo la FEREDE, è una grossa anomalia che un insegnamento confessionale influisca sulla votazione finale degli alunni e possa risultare decisivo per l’accesso degli studenti all’Università.

 

(NEV) – “Il Comitato di presidenza del Consiglio delle chiese cristiane di Milano esprime la convinzione che la coscienza cristiana non può non restare profondamente turbata dal progressivo decadimento e imbarbarimento della vita civile nel nostro paese”: così inizia un comunicato diffuso la settimana scorsa dall’organismo che riunisce la chiesa cattolica, le chiese protestanti e le comunità ortodosse milanesi. Rilevando il pericolo di derive antidemocratiche e antisociali, “le comunità ecclesiali non possono tacere il proprio dissenso nei confronti di dichiarazioni e comportamenti da parte di alcuni opinion leader e di politici chiamati a governare emergenze difficili nelle quali, come nel caso dell’immigrazione, sono in gioco dignità e diritti della persona umana”.

 

(NEV/ENI) – “Per il bene dell’unità della Chiesa”: così Jeffrey John, recentemente nominato vescovo anglicano di Reading, Inghilterra, ha motivato la sua richiesta alla regina, capo della Chiesa anglicana, di poter rifiutare l’incarico. John, apertamente omosessuale, convive da 27 anni con un partner e il suo caso aveva portato la Chiesa anglicana sull’orlo dello scisma, con oltre il 40% dei membri del Sinodo anglicano contrario alla sua nomina. Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e leader della Comunione anglicana, ha comunque sottolineato che il “caso John” non pone fine al dibattito sull’omosessualità nella chiesa e ha preannunciato per la fine dell’anno un documento-guida per approfondire lo studio del problema.

 

(NEV) – L’Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla Commissione Europea il progetto per l’accoglienza di un volontario/a presso l’International Centre di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 – 31 maggio 2004. L’ICB è un centro culturale impegnato nella promozione della pace attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale, situato nel centro della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.

 

(NEV/ICP) – Piena luce sugli anni del golpe (1973) e maggior attenzione ai diritti umani: lo hanno chiesto al presidente del Cile, Ricardo Lagos, dirigenti del Comitato delle organizzazioni evangeliche cilene (COE), nel corso di un incontro la settimana scorsa a Santiago. Secondo il COE, in Cile non ci sarà riappacificazione se il governo non riuscirà ad ottenere dalle Forze Armate la verità sulla sorte dei tanti “desaparecidos” in quel tragico periodo. Il COE rappresenta la maggior parte delle chiese protestanti del paese, secondo stime ufficiali circa il 16% della popolazione cilena.

 

(NEV) – “Le chiese della Riforma funzionano senza papa, costituendo una radicale alternativa ecclesiale al cattolicesimo romano”: lo spiega bene il volumetto di Franco GiampiccoliUna chiesa senza papa” (Editrice Claudiana, pagg. 107, euro 4), quarto volume della nuova serie divulgativa “Le Spighe”. Con una esauriente panoramica sulle chiese protestanti in Italia, i loro rapporti con la società, le altre chiese e lo Stato italiano, il volume spiega come da questa impostazione ecclesiologica abbia tratto ispirazione la moderna forma laica e democratica di organizzazione della società.

 

(NEV) – “Miteinander-Insieme”, pubblicazione in italiano e tedesco della Chiesa luterana in Italia, nel terzo numero dell’anno pubblica un ampio resoconto dei lavori del recente Sinodo (Brescia 24-27 aprile), un incontro con il monaco evangelico Davide Zummo, notizie dalle comunità, un ricordo di Hanna Franzoi e una riflessione di Ugo Albano sulle coppie interconfessionali. Miteinander-Insieme, via Toscana 7, 00187 Roma.

 

(NEV) – “Migrazioni-Migrations” è una rivista in italiano e in inglese pubblicata a cura dell’Associazione siciliana emigrati e famiglie, organizzazione sorta per iniziativa della Chiesa metodista di Palermo, attiva nel campo dell’emigrazione e dell’immigrazione. Nel numero di giugno, aperto da una meditazione del pastore Luca Anziani, articoli sull’asilo politico, gli immigrati a Pachino, i sudanesi a Palermo, disposizioni e leggi. Migrazioni, via Noce 135, 90135 Palermo.

 

 

 

 

APPUNTAMENTI

 

TORINO – Venerdì 11, per il ciclo “Musica e preghiera”, concerto a quattro mani degli organisti tedeschi Iris e Carsten Lenz e meditazione biblica del pastore Giuseppe Platone. Alle 21 nel tempio valdese di corso Vittorio Emanuele 23.

 

PRALI (Torino) – Dal 17 al 20 luglio al Centro ecumenico di Agape, campo di incontro e studio su “Incanto e disincanto: le passioni e il senso della vita nell’età adulta”. Segreteria: 0121 807514.

 

ROCCA DI PAPA (Roma) – Dal 22 luglio al 2 agosto, al Centro evangelico battista, campo per giovani sulla figura del mediatore culturale. Segreteria: 06 9499014.

 

VELLETRI (Roma) – Dal 15 al 31 luglio, al Centro Ecumene, campo per giovani dai 14 anni “Giustizia di genere”: differenze sociali e culturali fra uomini e donne. Segreteria: 06 9633310.

 

TELEVISIONE – Domenica 20, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica “Protestantesimo” manda in onda un numero con servizi sulla recente assemblea della Conferenza delle chiese europee, sul significato del battesimo per i protestanti e sull’opera teatrale “Maria Maddalena”. Replica lunedì 21 alle 10, sempre su RAIDUE.

 

RADIO – Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, “Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (13 e 20 luglio, pastore Emmanuele Paschetto), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 

 

 

 


#265 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Ven 11 Lu 2003 2:37 pm
Oggetto: Scrivi quello che pensi sulle manifestazioni studentesche represse dal regime iraniano direttamente al Consolato di Milano, con una e-mail a consolato@...
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Nell'ottica di offrire un migliore servizio ai cittadini  Italiani ed  Iraniani, il Consolato Generale della Repubblica Islamica dell'Iran in Milano ha realizzato questo sito, in collaborazione con "www.Persia.it".  Queste pagine sono state concepite per semplificare  e velocizzare alcuni dei servizi prestati dal Consolato e  per  dare  maggiori informazioni agli utenti  sia  in lingua  Persiana che Italiana.

Milano - Piazza Diaz 6 •  20123  TEL. 02/860646 -FAX.02/72001189

 

 

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Orari di apertura: da Lunedì al Venerdì dalle 9.00 alle 13.00   

 


#266 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Mar 15 Lu 2003 1:33 pm
Oggetto: Come sempre....
mauriziobenazzi
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La destra e gli ebrei. Proprio come una volta…


Succede anche questo, in pieno 2003. Si va ad assistere alla
presentazione di un saggio che si presume avere un interesse
storico, "La destra e gli ebrei", e si sente affermare dai
presentatori che "le leggi razziali in Italia non sono esistite
davvero. Una formalità scritta e mai applicata, ecco tutto." Gli
occhi dei presenti, molti dei quali ebrei romani, si incrociano con
un misto di esterrefazione ed imbarazzo.

Responsabile di queste dichiarazioni è Pasquale Squitieri, regista,
ex deputato di Alleanza Nazionale, classe 1938, lo stesso anno delle
leggi razziali. Una passione per la storia, con qualche simpatia poco
velata per quella del fascismo. Nella sua carriera di regista –
definito discontinuo con una qualche predilezione per il melodramma –
ha firmato nel 1984 un film dedicato alla giovane amante di Benito
Mussolini, giustiziata nell'aprile del 1945. Con "Claretta",
presentato al Festival di Venezia, si attira subito le critiche di
chi ravvisa nelle sue riprese una lettura troppo compassionevole nei
confronti della vita del duce. "Le leggi razziali? Chi ne parla e le
giudica sicuramente non le ha mai lette. Se un ebreo era di
nazionalità italiana non poteva essere perseguitato e molti ebrei
venivano proprio in Italia per questo". Con questa affermazione
Pasquale Squitieri, apre una rovente polemica che diventa uno
squarcio durante la presentazione del libro di Gianni Scipione Rossi
dal titolo "La destra e gli ebrei". L'autore preferisce non
intervenire, si ritira in silenzio dietro il bancone sul quale le
copie esposte del suo saggio vengono ora guardate con sospetto.

In platea, inorriditi, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni e
il presidente della comunità ebraica romana Leone
Paserman. "L'accusa – prosegue Squitieri - a noi italiani di essere
antisemiti non la sopporto. Il più grande antisemita era Dante. Come
ha dimostrato il film di Polanski, 'Il pianista' esisteva anche una
polizia ebraica".

"Vergogna", grida una donna, seduta in quinta fila. Ci sono parenti
di ex deportati, in sala. Brusio e agitazione attraversano la platea,
si tratta di persone che nella vita ne hanno mandate giù tante,
vorrebbero intervenire. Ma la replica è affidata a Leone
Paserman. "Sono sconcertato. Nel 2003 si sperava di non dover sentire
queste cose. Le leggi razziali escludevano gli italiani dagli uffici
postali, dalle scuole, i funzionari pubblici dall'insegnamento. Non è
violenza fisica, ma una gran persecuzione. Le leggi razziali non sono
state accolte con indifferenza, ma con acquiescenza. Inorridisco
quando sento parlare di ebrei collaborazionisti con la polizia
tedesca. Su persone ridotte a livello subumano che lottano per la
loro esistenza è difficile esprimere un giudizio e aspettarsi che si
comportino come gente normale. Respingo nella maniera più totale e
ferma quanto è stato detto".

Quando il pubblico si aspetta una risposta da Squitieri rimane però
deluso. Il regista vicino ad An, nel frattempo, ha guadagnato
l'uscita e lasciato la sala in fretta e furia.

Aldo Torchiaro
Roma 9/7/2003
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Dalla newsletter di www.morasha.it

#267 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Mer 16 Lu 2003 9:45 pm
Oggetto: La legge dello scandalo di questa calda estate 2003
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PERCHE´ NON SEI STATO COME MOSE´?

 

 

Chi di noi non ha mai desiderato una volta nella vita di possedere... la devozione del Re David... o la caparbia di Mosè, o la saggezza di Salomone, o ancora... l´umiltà di Gesù, o la fede di Daniele, l´intelligenza e il coraggio di Paolo, la devozione di Pietro, l´equità e la giustizia di Debora, la bellezza di Ester, l´obbedienza al volere di D-o di Geremia o la forza e la combattività di Giosuè?

 

Dice una vecchia storiella ebraica: Rabbi Yehuda era da tutta la vita ossessionato dal giorno in cui sarebbe comparso davanti a D-o, pensava che sarebbe stato rimproverato duramente... che D-o gli avrebbe detto:

 

Yehuda, è possibile..! Perché non sei stato come Mosè?! Oppure:.. Perchè non sei stato come il Re David?!

 

E allora Rabbi Yehuda si sforzava in tutti i modi per avere la fermezza di Mosè e l´equità di David.

 

Un giorno egli morì e andò al cospetto del "Ribbono shel Olomo" che gli si presentò come un D-o gentilissimo, cordiale, buono e assolutamente diverso da come il Rabbi se l´era immaginato... Allora D-o lo fece accomodare, con un gran sorriso e poi gli disse:

 

mmh... Yehuda... ma perché non sei stato Yehuda?!!?

 

Anche io in certi momenti vorrei essere come David, che si alzava nel cuore della notte per pregare il Signore, o come Mosè che confidò fino all´ultimo nell´Onnipotente.  Ma ho capito che non sono e non sarò mai come il "Malkè David" E che devo costruire la mia vita giorno per giorno con quello che Il Signore mi ha dato, con i doni che mi ha concesso, senza voler assomigliare a tutti i costi a questo o a quest´altro...

 

D-o ci ha creati tutti diversi, e questo è un bene... che cosa se ne sarebbe fatto Il Signore di schiere di Mosè o di milioni di David?? :o)

 

Come vuole insegnare la parabola dei talenti, ognuno di noi ha una qualità, un dono che D-o ci ha concesso, è nostro dovere mettere a frutto questo dono per "dare una mano" al regno di D-o! E la cosa bella è che ognuno di noi ha un dono diverso, ciascuno di noi può insomma offrire qualcosa e stavolta non conta niente se siamo cattolici, protestanti, ebrei o mussulmani... a tutti noi D-o ha fatto un regalo, proprio come fece quando donò la saggezza al Re Salomone. Immagino il Regno di D-o come una fabbrica dal socialismo dal volto umano, dove ognuno svolge un diverso compito, e nessuno ritiene il suo lavoro più importante di quello dell´altro... come in realtà avviene oggi.

Una fabbrica in cui si considerano tutte le mansioni indispensabili e ugualmente di valore. E´ così che dovrebbe essere anche la nostra chiesa o il nostro tempio... come dice Gesu’, come un corpo. Ed è così che vorrei che fossero le tre piu’ grandi religioni monoteiste: Islam, Cristianesimo ed Ebraismo: come parti di uno stesso corpo che cooperano per svolgere movimenti armonici.

 

Ma forse lo sono già agli occhi di D-o! I nostri occhi in effetti sono limitati…

 

Dovremmo tutti essere noi stessi, accontentandoci e rallegrandoci di quello che D-o ci ha donato...non pretendere di più ma semmai chiederlo in preghiera! Che il Signore vi benedica tutti e che vi faccia mettere a frutto il vostro dono!

 

Gioele & C.

(ossia con un piccolissimo contributo di Maurizio)

 

Sameach shabbath gam lekhà! = felice sabato anche a te!

 

 

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Un commento sul disegno di Legge approvato dalla Camera dei Deputati per gli insegnanti di religione

 

Alziamo le nostre bandiere della laicità perché é il momento di dialogare a muso duro …

 

Si rimane oggettivamente sconcertati nel leggere il  testo di legge contenete le norme sullo stato giuridico degli insegnati di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado (che riguarda circa 13.000 docenti), approvato ieri dal Parlamento.

 

E’ un ritorno al passato oscurantista e clericale, che immaginavo solo un lontano ricordo del passato, per lo meno fino a non molto tempo fa. Ma i tempi sono veramente cambiati e occorre prenderne atto con estremo realismo, assumendo tutte le necessarie contromisure del caso. Non è del resto un mistero per nessuno che il prossimo obiettivo della compagine governativa, schierata col Cupolone romano, sia tra l’altro l’attacco alla Legge 194 e piu’ in generale alle conquiste sociali e femministe degli anni ’70.

 

Siamo di fronte,  per essere piu’ espliciti, a un prezzo che il Governo di centro-destra sta pagando alle gerarchie ecclesiastiche cattoliche-romane, per l’incondizionato appoggio della Chiesa di Karol Woitila alle scelte neoliberiste e conservatrici del regime di Berlusconi in questi ultimi anni.

 

La copertura finanziaria di quest’operazione ammonta, secondo una stima de Il Sole 24 ore di oggi 16 luglio (pagina 26), a circa 7,4 milioni di Euro per il 2003 e a quasi 19,3 milioni di Euro dal 2004!

 

Niente male come favore di cortesia corrisposto dopo le ultime campagne politiche ma anche referendarie. Teniamo poi presente che il sig. Formigoni si ricandiderà il prossimo anno…

 

Pensate che si sono perfino utilizzati i giardini delle Facoltà Teologiche per “appoggiare” i manifesti pubblicitari de “Il Giornale” … Niente è stato trascurato da tempo: anche le nuove leve religiose e laiche hanno infatti avuto il necessario indottrinamento del caso. Il vecchio è presentato ovunque come il nuovo.

Ma la sfortuna vuole che qualche protestante frequenti da sempre anche gli ambienti cattolici… e curiosi un po’ dappertutto, ponendosi delle domande. Va perfino a sentire le omelie cattoliche per capire che aria tira…

 

Ci appaiono oggi estremamente chiari i toni, fortemente polemici, usati dalle ACLI, dai Gesuiti, e dalla Compagnia delle Opere (solo per fare alcuni esempi) durante la recente campagna referendaria sull’articolo 18.. E pensare che il sig. Vittadini, Presidente della CdO, si affanna a dire nella mia citta’ natale di Busto Arsizio (VA), ma anche sulle colonne del giornale di Forza Italia, che “lui non fa politica” e che è semmai interessato alle questioni dell’estetica (…i soliti comunisti trinariciuti si domandano ovviamente se i soldi in Euro abbiano effettivamente un bel colore… e danno in parte ragione a questo buon uomo, un po’ disordinato e senza ancora la patente di guida).

 

Da fonti giornalistiche bene informate pare inoltre che in autunno si organizzera’  anche un formale concorso per titoli ed esami per queste cattedre, ma si sa già in anticipo che cio’ che conterà sara’  l’accertamento dell’idoneita’ disciplinare a cura della Diocesi, ossia in ultima istanza del Vescovo. Immaginiamo fin da ora cosa accadra’ dalle parti di Bologna o di Como, in applicazione dell’articolo 9 di questa scellerata e incostituzionale Legge di regime.

 

Siamo di fronte ad uno scandalo, che va ben oltre i confini confessionali e che riguarda noi tutti, come cittadini ma anche come discepoli del Risorto.

 

Orientamenti ecumenici non è mai intervenuta in questi anni su questioni interne della chiesa di  Roma, quale le squallide vicende di Padre Milingo, gli abusi pedofili del clero non solo americano, le speculazioni finanziarie e non su santi e madonnine piangenti varie, il pesante clima contro le Associazioni e i gruppi di base, di cui sono stato peraltro vittima, come ex cattolico, nel lontano 1996, ecc. ecc.

 

Credo però che sia venuto il tempo di riflettere seriamente su quali iniziative intraprendere come protestanti (e non solo) nell’ambito delle Assemblee ecumeniche e/o degli incontri religiosi  in Italia, ove vi sia anche la partecipazione della componente della Chiesa cattolica; occorre piu’ precisamente pensare ad una risposta molto seria a queste minacce della libertà religiosa in Italia. Ovviamente nella libertà dello Spirito…e dei suoi doni dati a ciascuno/a.

 

Quello che appare certo a noi “acattolici” (come “loro” ci amano definire) fin da ora è che non staremo in silenzio. A ben vedere, si tratta di una messa in discussione non solo dei nostri principi cristiani essenziali che riguardano le nostre ragioni profonde di coscienza ma anche dei nostri soldi di contribuenti evangelici, ebrei, non credenti, anglicani, ortodossi e di altre fedi viventi. Per non parlare poi della concezione di Stato, in cui stentiamo ormai a riconoscerci con fiducia.

 

Mi aspetto infine come valdese, proprio su questo tema, che la mia chiesa non mi deluda, …altrimenti dovrei rimettermi in cammino, per nuovi sentieri, in cerca forse di un luogo e di un tempo che semplicemente in Italia non esistono altrove. E questo, comunque lo si veda, è veramente tragico.

 

Scusate la schiettezza, ma questa è proprio una delle peggiori estati che io ricordi nella mia vita di quarantenne e di cristiano. La temperatura è veramente elevata…

 

Maurizio Benazzi

 

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Intervento inviato a Orientamenti ecumenici, quale firmataria dell’appello contro la guerra  del Consiglio Ecumenico  Mondiale delle Chiese

 

Cari amici,

cordiali ringraziamenti dal Concilio Mondiale delle Chiese!



 E’ passato un po’ di tempo da quando avete aggiunto la vostra firma in favore della campagna del Concilio Mondiale delle Chiese ( WCC) contro un invasione delle forze armate degli USA in Iraq e in favore di una risoluzione pacifica a quel conflitto.


Quando le azioni militari in Iraq furono dichiarate ufficialmente concluse, quelli come voi e noi che si erano opposti all’invasione militare hanno dovuto affrontare la valutazione di media e militari che l’ operazione è stata “un successo”.



Nell’ intervista che vi abbiamo spedito, il segretario generale del WCC, il Reverendo Dr Konrad Raiser risponde alle dure questioni pose da quelli che parteciparono attivamente al movimento in favore della pace.

Speriamo che voi la possiate trovare una stimolante lettura che essa vi possa rafforzare nella convinzione che, come disse il Dr. Raiser il 20 Marzo quando l’invasione cominciò: "Le guerre non possono essere vinte, solo la pace può esserlo”.

 

 "La posizione delle chiese contro la Guerra ha incrementato la loro morale correttezza nella società” - Intervista al Rev. Konrad Kaiser

(Traduzione a cura di Gioele Bianchi)

Domanda: Come segretario generale del WCC lei, definì subito la Guerra come immorale, illegale e male informata. Poi la guerra fu rapida e fu presentata come un successo con minime perdite. Gli iracheni sembravano gioire per la liberazione da un brutale dittatore. Ora, moltissime persone si stanno chiedendo se il WCC ammetterà che il suo atteggiamento nei confronti della guerra era sbagliato.


Risposta: … Il successo militare non stabilisce la legittimità morale. Secondo il criterio dell’etica classica riguardo la guerra e la pace, questa guerra ha tutte le caratteristiche per essere definita immorale. Era un attacco preventivo. Nessuno, neppure l’Amministrazione degli Stati Uniti, nega che la guerra ha violato (di fatto) le norme esistenti del diritto Internazionale, a cominciare dalla carta delle Nazioni Unite e includendo anche le Convenzioni di Ginevra; essa deve essere pertanto classificata come “illegale”. Questo lascia aperta poi la questione della correttezza politica dell’ uso della forza militare contro quello stato.

La ragione  principale adottata è quella di imputazione per il possesso di armi di distruzione di massa e il fatto che l’Iraq fosse pronto a usarle, creando conseguentemente un’imminente minaccia alla pace mondiale e alla sicurezza degli Stati Uniti. Fino a questo momento non sono state trovate tali armi e anche se esistessero, comunque, non sono state mai usate. Dunque, l’accusa di minaccia alla sicurezza dei cittadini americani, è infondata. Così, il maggiore successo di questa guerra è stato di invalidare la sua ufficiale  e presunta giustificazione.

In fin dei conti io resto convinto che diverrà chiaro che la guerra non ha risolto alcuno dei problemi politici che sono stati menzionati come obbiettivi ed ha creato semmai una situazione caotica, per la quale non è in vista alcuna soluzione.

 

Domanda: Sebbene ci siano state naturalmente, delle vittime civili, sembra che questa stima sia stata più bassa rispetto a ciò che ci si aspettava e “la catastrofe umanitaria” preannunciata dal WCC e altri, non è accaduta. E sicuramente non c’è stato un grande spostamento di profughi dall’Iraq, come  quello del quale lei ci aveva avvertito nel suo discorso. Organizzazioni come il WCC hanno forse esagerato nei loro ammonimenti riguardo le conseguenze della guerra? 

Risposta: Naturalmente ci rallegra che, dai dati disponibili,  la distruzione causata dalla guerra sia stata più limitata del previsto. Però, siamo anche consapevoli che le forze della coalizione e i mezzi di comunicazioni di massa hanno finito per proiettare un immagine di guerra “pulita” , nella quale le vittime civili erano quasi invisibili. In ogni caso, dato l’assoluto valore di ogni vita umana agli occhi di D-o, noi crediamo che, qualsiasi guerra è una tragedia umana che non può essere sottoposta a una valutazione numerica. Per di più una delle insinuazioni delle guerre tecnologiche che colpiscono sia civili che militari, è che gli effetti distruttivi e gli incidenti si manifesteranno solo a lungo termine.

Quanti saranno i civili innocenti che continueranno a morire a causa delle bombe a grappolo inesplose e delle mine sparse sul territorio, o gli effetti delle munizioni all’uranio rinforzato, senza contare le migliaia di piccole armi disperse tra la popolazione durante la guerra che continueranno il loro lavoro di morte. Quanti bambini moriranno a causa della distruzione dei sistemi idrici? Mentre, comincerà presto la ricostruzione materiale, il recupero psicologico e sociale impiegherà più tempo, senza contare la perdita dello straordinario patrimonio culturale dell’ Iraq.

E’ diventato evidente riconoscere, come dimostrano alcuni recenti cambiamenti nella struttura direttiva degli Stati Uniti , che le amministrazioni militari sono divenute incapaci, impreparate a fronteggiare la valanga di critiche provenienti dai giornali contro la guerra .

Domanda: Il WCC ha protestato contro le azioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati, ma molte persone si domandano, con le Nazioni Unite che sono diventate così inefficaci, quali reali alternative ci sono per combattere I dittatori o le serie violazioni dei diritti umani come quelle perpetrate in Iraq per decenni.

 Risposta Nessuno dei recenti interventi militari contro regimi dittatoriali e contro situazioni di gravi violazioni dei diritti umani ha portato a effettive soluzioni. C’è, all’inizio una parvenza che il problema sia stato risolto, ma in realtà gli interventi militari non vanno mai alla radice della cause e lasciano la maggior parte dei problemi irrisolti. La guerra in Iraq non ha prodotto un cambiamento di regime, ma una demolizione di un regime senza un costruttivo e stabile cambiamento. Le Nazioni Unite potrebbero essere molto più efficaci se, governi come quello degli U.S.A le permettessero di fortificarsi per usare liberamente i suoi strumenti politici .

 In più, il voler rivendicare i diritti umani da parte degli U.S.A, è invalidato dalla selettività del loro intervento. In passato, il governo degli Stati Uniti ha, per esempio supportato, finanziato e rafforzato Osama Bin Laden e la sua organizzazione, ma anche il regime stesso di Saddam Hussain. 

Domanda:Lei ha criticato il governo degli Stai Uniti prima e anche durante questa conversazione. Il WCC ha un atteggiamento anti-americano, come pensano alcune persone?

Risposta: Il WCC non è nè pro nè anti nessun governo. Il Concilio ha sempre cercato di difendere la giustizia, il rispetto dei diritti umani, la legge e ha cercato di dare una risposta pacifica a utti I conflitti. Le chiese hanno una responsabilità morale e devono essere in grado di parlare fuori, contro un modo di pensare che  contro gli insegnamenti di Cristo. 

In ogni caso, le posizioni del WCC sono state con quelle dei nostri membri di chiesa negli U.S.A che hanno costantemente criticato la posizione del loro governo riguardo l’Iraq, come fecero le chiese della Gran Bretagna. Il comitato esecutivo del WCC ha elogiato il coraggioso atteggiamento di entrambi i gruppi di chiese. Essi hanno fronteggiato, come anche noi abbiamo fatto, ogni genere di critica che sostituisce quasi sempre il vero volto del potente.

 

Domanda: Immediatamente dopo la fine della Guerra, una persona ci ha scritto chiedendo se lei, personalmente, sarebbe stato abbastanza coraggioso da andare a Baghdad e spiegare la posizione del WCC alla gente che stava soffrendo sotto il regime di Saddam prima della guerra. L’avrebbe fatto?

 

Risposta: Se ci fosse stato un invito dalle chiese Cristiane o anche dalla comunità Musulmana di venire in Iraq a spiegare la posizione presa del WCC sarei stato pronto ad andare. La posizione del WCC fu comunicata alle chiese del Medio Oriente tanto bene tanto quanto le chiese in Iraq dall’inizio alla fine della crisi, in inglese e in arabo. Esse non si erano mantenute  isolato dalle altre chiese, al contrario, si era formata una collaborazione e una consultazione con il Concilio delle Chiese del Medio Oriente. Da così lontano, tutti i commenti  e le lettere ricevute dall’ Iraq e dagli altri paesi dell’area dimostrano che la posizine del WCC fu sempre ben capita e apprezzata.

 

Domanda: Riguardo le relazioni fra cristiani dell’occidente e musulmani del Medio Oriente, la precedente affermazione del WCC avvertiva che la guerra mirava a destabilizzare la regione Mediorientale. Ma ora c’è una Road Map per portare la pace fra israeliani e palestinesi, e molte persone pensano che la dura azione in Iraq possa servire come deterrente per dittatori e terroristi. Qual è la sua opinione?

 

Risposta: La "road map" è seriamente carente in dettagli ed è lontana da essere ideale. Ci sono molti vaghi e disturbanti elementi. Comunque la road map provvede almeno in piccolissima parte ad aprire una finestra di opportunità per una soluzione “a due stati”. In particolar modo, mette bene in chiaro che la risoluzione del conflitto sarà basata sulle risoluzioni ONU 224 e 338. L’attuazione di queste risoluzioni potrebbe significare la fine dell’occupazione israeliana, che iniziò nel 1967 e lascerà emergere un indipendente, democratico e vitale stato Palestinese, che vivrebbe accanto a Israele (in pace, ma anche in sicurezza) e agli altri suoi vicini… 

Come il processo di pace di Oslo, menziona che i palestinesi e gli israeliani dovranno negoziare lo status permanente della questione dei confini, di Gerusalemme, dei rifugiati, degli insediamenti ecc.., ma la "road map" non fa quasi menzione di questi problemi dall’inizio alla fine del processo di pace.

…Sicuramente la guerra in Iraq non ha reso la regione più stabile, ma ha introdotto nuovi fattori di incertezza.

C’è un’intuizione da parte del mondo musulmano riguardo la guerra: essa è stata una parte di una lunga strategia per portare l’oriente più vicino agli interessi dell’occidente


Domanda:  L’enorme movimento contro la Guerra non poteva impedirla e la maggior parte di questo movimento era composto dalle chiese. Alcune persone hanno visto questo come un’indicazione che l’istituzione delle chiese nella nostra società è irrilevante e inefficace. Qual è la sua valutazione?

Risposta: Se le chiese nella loro partecipazione al movimento anti-guerra avessero adottato lo stesso criterio di giudizio di quello usato dai governanti, i loro interventi sarebbero potuti considerarsi vani, perchè non potevano cambiare la determinazione degli U.S.A. ad andare in guerra. Comunque la protesta della chiese non era focalizzata ai breve termine per impedire questa guerra, bensì nella questione di non accettare l’uso della guerra e della violenza come normale strumento del potere politico.

 Le chiese non erano state e non sono al primo posto riguardo una pragmatica efficace, ma erano mosse da motivazioni di fede  e di testimonianza e da convinzioni etiche fondamentali  anche se le loro battaglie in un primo tempo sembravano essere state perse.  L’unanimità delle proteste delle chiese ha tutta via rafforzato la loro voce e ha aumentato il loro ruolo sociale.  Questo è più importante del loro potere istituzionale


Domanda: Con il WCC, insieme alle altre chiese del mondo, tutti sono stati coinvolti a pregare per la pace. In realtà queste preghiere non sono state esaudite. Cosa crede che sia il potere della preghiera?

Risposta: La preghiera è il primo esempio di metterci in contatto con D-o perchè si prenda cura del nostro cuore e della nostra mente . Sappiamo che il nostro volere è diverso da quello di D-o e che lui può rispondere alle nostre preghiere in modi inaspettati.

 


#268 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Gio 17 Lu 2003 6:30 pm
Oggetto: Presidente Ciampi non firmi: 518 persone Le chiedono di rifiutare il Suo avvallo al DL del 3/7/03
mauriziobenazzi
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Salmo della settimana: nr. 22, 23-27°

( tratto dalle Losungen )

 

O voi che temete il SIGNORE, lodatelo!

Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo,

temetelo voi tutti, stirpe d'Israele!

 

Poiché non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione del sofferente,

non gli ha nascosto il suo volto;

ma quando quello ha gridato a lui, egli l'ha esaudito.

 

Tu sei l'argomento della mia lode nella grande assemblea;

io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.

 

Gli umili mangeranno e saranno saziati;

quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno;

il loro cuore vivrà in eterno.

 

Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui;

 

 

Si chiede a tutte le lettrici e lettori svizzeri, tedeschi, francesi di O.E. di segnalare alle organizzazioni per i diritti umani e per la difesa dei diritti civili dei propri paesi di appartenenza il testo di legge integrale qui sotto riportato.

Grazie fin d’ora per la fattiva collaborazione.

Maurizio

 

Salmo della settimana: nr. 22,23-27°

 

 

O voi che temete il SIGNORE, lodatelo!

Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo,

temetelo voi tutti, stirpe d'Israele!

 

Poiché non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione del sofferente,

non gli ha nascosto il suo volto;

ma quando quello ha gridato a lui, egli l'ha esaudito.

 

Tu sei l'argomento della mia lode nella grande assemblea;

io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.

 

Gli umili mangeranno e saranno saziati;

quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno;

il loro cuore vivrà in eterno.

 

Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui

 

 

(tratto dalle Losungen)

 

 

Ecco il decreto che attende di essere firmato dal presidente Ciampi (attenzione all'art. 3,3).

 

(Segnalazione di Salvatore Rapisarda, battista)

 

 

Decreto Legislativo

Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro
(Definitivamente approvato dal Consiglio dei Ministri del 3 luglio 2003 - In attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale - Testo non ufficiale)

http://www.gazzettaufficiale.it/guri/elenco?service=0

Articolo 1


(Oggetto) 

1. Il presente decreto reca le disposizioni relative all'attuazione della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall'età e dall'orientamento sessuale, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro, disponendo le misure necessarie affinché tali fattori non siano causa di discriminazione, in un'ottica che tenga conto anche del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini.

Articolo 2
(Nozione di discriminazione) 

1.      Ai fini del presente decreto e salvo quanto disposto dall'articolo 3, commi da 3 a 6, per principio di parità di trattamento si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell'età o dell'orientamento sessuale. Tale principio comporta che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta, così come di seguito definite:

2.       a) discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga;
b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare età o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone.
2. È fatto salvo il disposto dell'articolo 43, commi 1 e 2 del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
3. Sono, altresì, considerate come discriminazioni, ai sensi del comma 1, anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per uno dei motivi di cui all'articolo 1, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di un persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo.
4. L'ordine di discriminare persone a causa della religione, delle convinzioni personali, dell'handicap, dell'età o delle tendenze sessuali è considerata una discriminazione ai sensi del comma l.

Articolo 3
(Ambito di applicazione)

l. Il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale secondo le forme previste dall'articolo 4, con specifico riferimento alle seguenti aree: 
a) accesso all'occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione;
b) occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento;
c) accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali; 
d) affiliazione e attività nell'ambito di organizzazioni di lavoratori, di datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali e prestazioni erogate dalle medesime organizzazioni.
2. La disciplina di cui al presente decreto fa salve tutte le disposizioni vigenti in materia di:
a) condizioni di ingresso, soggiorno ed accesso all'occupazione, all'assistenza e alla previdenza dei cittadini dei Paesi terzi e degli apolidi nel territorio dello Stato;
b) sicurezza e protezione sociale; 
c) sicurezza pubblica, tutela dell'ordine pubblico, prevenzione dei reati e tutela della salute;
d) stato civile e prestazioni che ne derivano; 
e) forze armate, limitatamente ai fattori di età e di handicap.
3. Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare.
4. Sono, comunque, fatte salve le disposizioni che prevedono accertamenti di idoneità al lavoro per quanto riguarda la necessità di una idoneità ad uno specifico lavoro e le disposizioni che prevedono la possibilità di trattamenti differenziati in merito agli adolescenti, ai giovani, ai lavoratori anziani e ai lavoratori con persone a carico, dettati dalla particolare natura del rapporto e dalle legittime finalità di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale.
5. Non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 le differenze di trattamento basate sulla professione di una determinata religione o di determinate convinzioni personali che siano praticate nell'ambito di enti religiosi o altre organizzazioni pubbliche o private, qualora tale religione o tali convinzioni personali, per la natura delle attività professionali svolte da detti enti o organizzazioni o per il contesto in cui esse sono espletate, costituiscano requisito essenziale, legittimo e giustificato ai fini dello svolgimento delle medesime attività.
6. Non costituiscono, comunque, atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento che, pur risultando indirettamente discriminatorie, siano giustificate oggettivamente da finalità legittime perseguite attraverso mezzi appropriati e necessari. In particolare, resta ferma la legittimità di atti diretti all'esclusione dallo svolgimento di attività lavorativa che riguardi la cura, l'assistenza, l'istruzione e l'educazione di soggetti minorenni nei confronti di coloro che siano stati condannati in via definitiva per reati che concernono la libertà sessuale dei minori e la pornografia minorile.

Articolo 4
(Tutela giurisdizionale dei diritti) 

l. All'articolo 15, comma 2, della legge 20 maggio 1970, n. 300, dopo la parola «sesso» sono aggiunte le seguenti: «, di handicap, di età o basata sull'orientamento sessuale o sulle convinzioni personali».
2. La tutela giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti di cui all'articolo 2 si svolge nelle forme previste dall'articolo 44, commi da 1 a 6, 8 e 11, del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
3. Chi intende agire in giudizio per il riconoscimento della sussistenza di una delle discriminazioni di cui all'articolo 2 e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti collettivi, può promuovere il tentativo di conciliazione ai sensi dell'articolo 410 del codice di procedura civile o, nell'ipotesi di rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche, ai sensi dell'articolo 66 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche tramite le rappresentanze locali di cui all'articolo 5.
4. Il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, può dedurre in giudizio, anche sulla base di dati statistici, elementi di fatto, in termini gravi, precisi e concordanti, che il giudice valuta ai sensi dell'articolo 2729, primo comma, del codice civile.
5. Con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno anche non patrimoniale, ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell'atto discriminatorio, ove ancora sussistente, nonché la rimozione degli effetti. Al fine di impedirne la ripetizione, il giudice può ordinare, entro il termine fissato nel provvedimento, un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.
6. Il giudice tiene conto, ai fini della liquidazione del danno di cui al comma 5, che l'atto o comportamento discriminatorio costituiscono ritorsione ad una precedente azione giudiziale ovvero ingiusta reazione ad una precedente attività del soggetto leso volta ad ottenere il rispetto del principio della parità di trattamento.
7. Il giudice può ordinare la pubblicazione delle sentenza di cui ai commi 5 e 6, a spese del convenuto, per una sola volta su un quotidiano di tiratura nazionale.
8. Resta salva la giurisdizione del giudice amministrativo per il personale di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Articolo 5
(Legittimazione ad agire) 

1. Le rappresentanze locali delle organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative a livello nazionale, in forza di delega, rilasciata per atto pubblico o scrittura privata autenticata, a pena di nullità, sono legittimate ad agire ai sensi dell'articolo 4, in nome e per conto o a sostegno del soggetto passivo della discriminazione, contro la persona fisica o giuridica cui è riferibile il comportamento o l'atto discriminatorio 

.
2. Le rappresentanze locali dì cui al comma 1 sono, altresì, legittimate ad agire nei casi di discriminazione collettiva, qualora non siano individuabili in modo diretto e immediato le persone lese dalla discriminazione.

Articolo 6
(Relazione) 

l. Entro il 2 dicembre 2005 e successivamente ogni cinque anni, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali trasmette alla Commissione europea una relazione contenente le informazioni relative all'applicazione del presente decreto.

Articolo 7
(Copertura finanziaria) 

1. Dall'attuazione del presente decreto non derivano oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato

 

 

 


 

Notizie da Adn (Avventisti)

 

 Lanciato un appello al dialogo tra cristiani e musulmani Cristiani di tutte le confessioni: “Lo scontro di civiltà aleggia sulla scena geopolitica”


“È troppo alto il muro che separa il Nord dal Sud del Mediterraneo, l’occidente dall’oriente, il mondo cristiano da quello dell’islam. Come tante volte nei mesi scorsi hanno affermato i massimi esponenti del mondo cattolico, di quello protestante e ortodosso, abbiamo corso il rischio che l’attacco militare contro l’Iraq apparisse una crociata della cristianità contro l’islam”. Così esordisce l’Appello firmato da cristiani di tutte le confessioni impegnati nel dialogo interreligioso, oltre che da prestigiosi intellettuali e studiosi di fama internazionale.
L’Appello è stato inviato a tutti gli organi di stampa nazionale, in previsione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico fissata per il 21 novembre 2003. “Siamo convinti che, proprio grazie alle iniziative delle Chiese cristiane, spesso in comunione tra esse e in spirito ecumenico, questo pericolo sia stato evitato - prosegue il comunicato - tuttavia, siamo consapevoli che l’incubo dello scontro tra civiltà aleggi ancora sulla scena geopolitica”.
Tra i firmatari dell’Appello segnaliamo tra gli altri: Brunetto Salvarani, coordinatore degli Incontri cristiano-musulmani di Modena, e Paolo Naso, direttore del mensile Confronti (promotori dell’iniziativa); Stefano Allievi, sociologo; Dora Bognandi, Dipartimento libertà religiosa dell’Unione cristiana chiese avventiste (Uicca); Annemarie Duprè, Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Srm-Fcei); Ermanno Genre, decano della facoltà valdese di teologia di Roma; Dan Madigan, Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigi Manconi, sociologo; don Carlo Molari, teologo cattolico; padre Alex Zanotelli, missionario comboniano; monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e presidente nazionale di Pax Christi; Lidia Maggi, pastora battista (Ucebi).
Nell’Appello si ribadisce l’invito al dialogo tra le due comunità di fede, dialogo che: “pur essendo ormai avviato e avendo già prodotto alcuni frutti, è ancora a uno stadio iniziale”. L’Appello conclude con l’invito rivolto a tutte le comunità cristiane e a quelle islamiche a “promuovere ancora più numerose iniziative di incontro e dialogo nella data del 21 novembre 2003, ultimo venerdì del mese di Ramadan dell’anno islamico 1424 dell’Egira”.
da Nev 9/07/03

 

 

 

Da Amnesty International

 

IRAN: ATTIVISTI STUDENTESCHI E MANIFESTANTI DEVONO ESSERE TRATTATI SECONDO GLI STANDARD INTERNAZIONALI SUI DIRITTI UMANI, CHIEDE AMNESTY INTERNATIONAL

 

Amnesty International e' preoccupata per gli arresti, avvenuti nei giorni scorsi, dei leader studenteschi Reza Ameri Nassab, Ali' Moghtadari e Arash Hashemi, presi di mira unicamente per l'espressione pacifica delle loro opinioni politiche. Tutti e tre sono stati arrestati dopo aver preso parte ad una conferenza stampa pubblica tenutasi presso gli uffici di Daftar-e Tahkim-e Vahdat (Ufficio per il consolidamento dell'unita' o OCU) in occasione dell'anniversario delle manifestazioni studentesche del 18 Tir (9 luglio 1999), nel corso della quale avevano criticato le restrizioni alla liberta' di espressione e associazione in Iran. Sono stati spinti a terra, fatti salire su tre diversi veicoli e portati verso una destinazione sconosciuta. Si e' appreso che Ali' Moghtadari e' stato poi rilasciato la sera stessa.

 

Tali arresti s'inseriscono nel quadro delle violazioni dei diritti umani relative alle proteste e le manifestazioni studentesche successive alle dimostrazioni del 18 Tir. Dall'11 giugno sono stati arrestati 4000 manifestanti, circa 2000 dei quali restano detenuti senza accusa ne' processo. Ad almeno 65 persone e' stato detto di essere state incriminate, sebbene le accuse non siano state rese pubbliche. Molti di questi detenuti sembrano essere stati presi di mira per aver manifestato pacificamente. Amnesty International li considera prigionieri di coscienza e chiede il loro immediato e incondizionato rilascio. L'organizzazione chiede inoltre che ogni persona arrestata per un crimine riconoscibile abbia diritto ad un processo equo.

 

Le autorita' devono adottare tutte le misure necessarie per assicurare che gli attivisti studenteschi e i manifestanti pacifici siano trattati secondo gli standard internazionali sui diritti umani.

 

Ulteriori informazioni

A seguito delle manifestazioni studentesche del luglio 1999 a Teheran, Ahmad Batebi, Abbas Deldar, Javid Tehrani, Mehrdad Lohrasebi, Akbar e Manuchehr Mohammadi e altri studenti dimostranti sono stati arrestati arbitrariamente. Decine di essi hanno subi'to tortura e maltrattamenti in detenzione incommunicado e, come il leader studentesco Ali' Afshari, sono stati incarcerati al termine di un processo palesemente iniquo. Nei giorni

scorsi, Ahmad Batebi e Manuchehr Mohammadi sono stati rilasciati dalla prigione di Evin e trasferiti in localita' ignota.

L'11 giugno circa 80 studenti, alloggiati presso le residenze studentesche nell'area di Amir Abad a Teheran, hanno manifestato pacificamente contro le proposte relative alla privatizzazione delle universita' iraniane, temendo per il conseguente aumento delle tasse scolastiche. Ad essi si sono aggiunti dei residenti locali e la manifestazione, secondo quanto riferito, si e' ingrandita divenendo sempre piu' politicizzata. Gruppi organizzati in borghese, i lebas shakhsi-ha (noti in Iran come i poliziotti in borghese), hanno cominciato ad attaccare i manifestanti e la polizia e' intervenuta per porre fine agli scontri. Con l'intensificarsi delle proteste per tutta la notte, sono state dispiegate unita' delle Forze Speciali (Nirou-ye Vijeh) al fine di disperdere i manifestanti.

Tuttavia, secondo quanto riferito, le Forze Speciali hanno permesso che alcuni lebas shakhsi-ha attaccassero i dimostranti pacifici e che in alcuni casi si facesse ricorso un uso eccessivo della forza per porre fine alle proteste.

 

Amnesty International ha ripetutamente chiesto alle autorita' di occuparsi delle violazioni dei diritti umani compiute nei confronti dei manifestanti, ma non ha ancora ricevuto alcuna risposta.

 

Per ulteriori informazioni e' possibile consultare:

- la dichiarazione pubblica del 14 luglio 1999 Iran: le autorita' devono garantire i diritti fondamentali (AI INDEX: MDE 13/18/99; News Service: 134/99):

http://web.amnesty.org/library/Index/ENGMDE130181999?open&of=ENG-IRN

     -    l'appello di Amnesty International in favore di Ahmad Batebi:

http://web.amnesty.org/web/content.nsf/pages/gbr_iran

- il rapporto Iran: un sistema legale che fallisce nella protezione della

liberta' di espressione e associazione  (AI Index MDE 13/045/2001):

- http://web.amnesty.org/web/content.nsf/pages/gbr_iran_freedom

Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:

Amnesty International - Ufficio stampa Tel. 06 4490224 ? 348 6974361,

e-mail: press@...

 

IRAN: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE UN’INCHIESTA

INDIPENDENTE SULLA MORTE DELLA FOTOGIORNALISTA

ZAHRA KAZEMI

 

 

Amnesty International si e’ unita agli appelli della Commissione islamica per i diritti umani dell’Iran e di altri organismi internazionali per i diritti umani affinche’ sia avviata un’inchiesta indipendente sulla morte della 54enne fotogiornalista Zahra Kazemi, avvenuta il 12 luglio.

 

“L’Iran e’ obbligato, in base al diritto internazionale, ad aprire un’inchiesta giudiziaria imparziale e indipendente per determinare le cause della morte di Zahra Kazemi”, ha dichiarato Massimo Cipolla, coordinatore Iran della Sezione Italiana di Amnesty International.

“Tale inchiesta dovra’ inoltre chiarire se, come indicano alcune fonti,  Zahra Kazemi sia stata sottoposta a maltrattamenti e torture durante il periodo di custodia”.

 

Zahra Kazemi, di doppia cittadinanza canadese e iraniana, e’ deceduta il 12 luglio all’ospedale Baghiyetollah di Tehran, dove era sorvegliata a vista. Era stata arrestata per aver fotografato alcune persone che protestavano per la detenzione dei propri familiari

all’esterno della prigione di Evin, nella zona settentrionale della capitale.

 

 Amnesty International registra da anni casi di maltrattamenti e torture durante la detenzione in Iran. L’organizzazione ha accolto favorevolmente le notizie secondo cui il presidente Mohammad Khatami avrebbe ordinato ad alcuni ministeri di aprire un’inchiesta sulla morte di Zahra Kazemi.

 

“Le autorita’ iraniane devono adottare misure concrete per porre fine a tutte le forme di maltrattamento nel paese, come ad esempio accedere alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti” – ha aggiunto Cipolla. “Solo una inchiesta immediata, esauriente, indipendente e imparziale potra’ fare gli interessi della giustizia”.

 

 

 

 

Posta ricevuta

 

 

Caro fratello,

leggo ciò che mi hai inviato e ne traggo notizie interessanti. Mi viene chiesta una breve presentazione del gruppo. Penso di scrivere in merito e di inviarti quanto richiesto, ma dovrai avere un po' di pazienza. Sicuramente l'argomento di base è il carcere, i detenuti e le detenute, i diritti spesso violati ma anche il percorso difficile e per nulla scontato del ravvedimento. L'ottica sarà evangelica, ovviamente, ma la mia convinzione è che nessuno debba essere escluso o non invitato a dare un'opinione ed anche un contributo nell'aiuto agli ultimi, veramente ultimi, coloro che hanno violato sia la Legge di Dio che la legge degli uomini. Ma di questo parleremo.... Il Paese di Nod (Gen, 4,16) è un piccolissimo contributo cartaceo e informatico (e-mail) per parlare di chi non vogliamo neppure ricordare. Ora ti saluto e ci risentiremo.

Viviana

Il Paese di Nod - Milano

 

Sono diverse le e-mail di autopresentazione che sono giunte in queste ultime settimane:

ci si scusa con le persone interessate se in questi mesi estivi dobbiamo necessariamente contenere questo spazio. A settembre, se i messaggi verranno ripresentati, avranno la dovuta evidenziazione!

 

Segnalazioni librarie:

 

Communio sanctorum. La Chiesa come comunione dei santi
Morcelliana
12,50 Euro

 

Personaggi biblici nell'esegesi ebraica
Perani Mauro, La Giuntina
12,00 Euro

 

 

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Da Carta

 

Dalla parte degli iracheni

 

E finalmente i grandi media si sono resi conto che qualcosa, nella "liberazione" dell'Iraq, non ha funzionato, e adesso gridano tutti alla "guerriglia". Noi già in maggio, all'indomani della caduta delle statue, dedicammo due copertine all'"Iraq free" e alle sue trappole. E non molliamo la presa: nel nuovo numero del settimanale, un bellissimo reportage di Fernando Evangelista, brasiliano del mensile Caros Amigos, e le foto altrettanto belle di Matt Corner, che lo accompagnava, sulla guerra che non finisce (è infinita, infatti) vista dalla parte degli iracheni, della gente comune, dei palestinesi profughi da decenni, di quelli che hanno recuperato contenitori in una fabbrica abbandonata per tenerci acqua e cibo, e nessuno li aveva avvertiti che quei bidoni avevano contenuto uranio. Nel sito, la delegazione di pacifisti italiani che si trova in Iraq per stabilire rapporti con la società civile irachena. http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/25/sommario.htm

http://www.carta.org/agenzia/notmov030708/030708pacifisti.htm

 

 

 

Notizie dalla LAV – Lega anti vivisezione

 

 

Ministero dell'Ambiente: no al riconoscimento della LAV come associazione di protezione Ambientale.

Negato alla LAV il riconoscimento come associazione di protezione Ambientale da parte del Ministro dell'Ambiente che, secondo la legge n. 349 del 1986, è deputato a riconoscere le "Associazioni di protezione ambientale". Grazie a questo riconoscimento, le associazioni possono usufruire di una serie di prerogative giuridiche importanti: impugnare presso le autorità giudiziarie atti e provvedimenti della Pubblica Amministrazione contrari alla tutela dell'ambiente e degli animali, nominare propri rappresentati presso comitati, consigli ed altri organi pubblici, istituire proprie guardie ambientali volontarie, ecc.

La LAV aveva iniziato nel 1998 quella che sarebbe  diventata una battaglia per il riconoscimento dello status di "Associazione di protezione Ambientale". Dopo varie richieste rimaste inascoltate, finalmente il TAR del Lazio, con sentenza n. 5267 del 2002, ordina al Ministero di definire e concludere il procedimento di riconoscimento della LAV entro 90 giorni. Il Ministero continua a rimanere inadempiente e la LAV lo diffida altre due volte, nel settembre 2002 e nel marzo 2003, ad osservare l'ordine del TAR. Il 13 maggio scorso il ministro Matteoli scrive alla LAV allegando il suo Decreto con cui respinge la richiesta! Motivazione: per il Ministro la LAV non merita il riconoscimento perché si occupa prioritariamente <<dell'affermazione di quelli che sono definiti "diritti degli animali">> e non di ambiente. Questo mentre la Ekoclub, nota per essere sostanzialmente una diramazione della Federcaccia, ha ottenuto e mantenuto il riconoscimento! La LAV, naturalmente, presenterà un nuovo ricorso al TAR Lazio.

Sostieni la LAV in questo difficile riconoscimento: invia al ministro Matteoli il messaggio seguente!

 

APPELLO AL MINISTRO DELL'AMBIENTE


Egregio Ministro Matteoli,

le chiedo di revocare il Suo decreto n.233/SvS/DEC/2003 con cui ha recentemente respinto la richiesta della LAV-Lega Anti Vivisezione di ottenere l'importante riconoscimento di "Associazione di protezione ambientale".

Affermare che la LAV, Ente Morale, Associazione di Volontariato riconosciuta anche nei settori "Ambiente" da Regioni, Onlus, una delle principali voci in difesa degli animali e del loro ambiente, non meriti questo riconoscimento perché si occupa prioritariamente <<dell'affermazione di quelli che sono definiti "diritti degli animali">>, significa dare alla materia ambientale un'interpretazione parziale che non corrisponde affatto alla realtà.

Gli animali sono infatti parte integrante e preziosa dell'Ambiente e la LAV da 26 anni è impegnata, con migliaia di attivisti in tutta Italia, nella difesa dei diritti degli animali e dell'ambiente ed in materie proprie del Suo dicastero: zoo, animali selvatici ed esotici, specie animali in via d'estinzione, attività venatoria, parchi, regolarmente chiamata peraltro da Uffici del Suo Ministero come interlocutrice.

Grazie per l'attenzione che vorrà dedicare al mio appello. In attesa di positivo riscontro, porgo cordiali saluti.

 

Nome e Cognome

Firma

 

Ministro Altero Matteoli

Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio

Via Cristoforo Colombo, 44

00147 ROMA

Fax 06.57288513

segreteria.ministro@...



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CITAZIONE

 

L'immaginazione e' molto piu' importante della conoscenza.

La conoscenza e' limitata, l'immaginazione abbraccia il mondo.

 

Albert Einstein

 

 

Per visualizzare i libri Di albert Einstein o che trattano l'argomento ''Einstein'' clicca su:

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_____________________
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una storiella ebraica via e-mail!

 


#269 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Ven 18 Lu 2003 5:59 am
Oggetto: Buone notizie dalla LAV e il commento politico di "socialismo 2000"
mauriziobenazzi
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STORICA LEGGE CONTRO IL MALTRATTAMENTO DI ANIMALI APPROVATA DAL SENATO: RECLUSIONE FINO A TRE ANNI E MULTE FINO A 160.000 EURO.

 

 

FINALMENTE UN NUOVO CODICE PENALE PER MILIONI DI ANIMALI GARANTIRA' GIUSTIZIA E RISPETTO ANCHE IN TEMA DI ABBANDONO DI CANI E GATTI, DOPING AI CAVALLI, COMBATTIMENTI E CORSE CLANDESTINE, FESTE E SAGRE, COMMERCIO DI PELLI DI CANI E GATTI.
ORA MANCA SOLO IL TERZO ED ULTIMO SI' DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.

"Sarà vita dura per chi usa violenza e crudeltà contro gli animali, un passo storico in avanti che non permetterà più a chi impiega cani per i combattimenti o tortura gatti o droga cavalli di farla franca e che, dopo il voto finale che la Camera potrà dare entro qualche giorno, porterà davvero l'Italia allo stesso livello degli altri Paesi proprio nel periodo di Presidenza dell'Unione Europea. Una vera e propria promozione degli animali nella serie A della considerazione giuridica".

E' il commento di Gianluca Felicetti, responsabile Rapporti Istituzionali della LAV, all'odierna approvazione all'unanimità in sede deliberante, da parte della Commissione Giustizia del Senato, del Disegno di Legge trasmesso sei mesi fa all'unanimità dall'Aula della Camera contro il maltrattamento degli animali: si prevedono sanzioni fino a tre anni di reclusione o multe da 3.000 a 160.000 euro con aumento della metà della pena per chi causa la morte al di fuori dei casi previsti da leggi speciali.

L'incremento delle sanzioni contro l'abbandono di animali domestici, il divieto di doping ai cavalli, lo stop a sagre paesane con sevizie o strazio ad oche o maiali, la repressione delle organizzazioni mafiose dedite alle scommesse su competizioni clandestine (sarà punito anche chi punterà pur non essendo presente alle lotte), la creazione di un coordinamento tra le Forze dell'Ordine per l'applicazione delle norme, l'affidamento degli animali confiscati alle associazioni animaliste ed il riconoscimento di queste ultime come portatrici di finalità di tutela degli interessi lesi, sono altri punti fondamentali del Testo che al Senato ha visto apportare delle modifiche sia in positivo che in negativo rispetto a quanto approvato precedentemente dalla Camera.

"La conferma dell'istituzione di un apposito titolo nel Codice penale, l'elevazione da contravvenzione a delitto dell'ormai superato ed anacronistico articolo 727 che eviterà prescrizioni ed oblazioni, l'adeguamento della normativa alla Giurisprudenza che già da qualche anno aveva iniziato a sanzionare le condotte contrarie agli animali in quanto lesive di diritti di esseri senzienti e non più come reato contro la morale umana, sono un grande avanzamento che prende atto di quello culturale già presente da decenni nell'opinione pubblica. Siamo certi che l'applicazione della nuova norma supererà anche alcuni punti che noi avremmo scritto in maniera migliore ma considerando che in genere da anni si depenalizzano le norme, dopo la mobilitazione degli scorsi mesi dobbiamo ringraziare i senatori di tutti gli schieramenti che, unendo i loro undici disegni di legge sottoscritti da ben 221 colleghi, la maggioranza assoluta di Palazzo Madama, hanno saputo costruire un percorso comune contro-corrente, favorito dal lavoro del relatore Zancan e dei presidenti Caruso e Centaro".

"Stiamo per rendere finalmente giustizia alle migliaia di animali che in questi anni sono stati torturati e massacrati senza che la loro sofferenza avesse un effettivo valore per la legge - ha concluso il presidente della LAV Adolfo Sansolini - le innumerevoli iniziative organizzate dalla nostra associazione per una nuova legge stanno finalmente trovando una risposta adeguata che chiediamo venga ratificata in tempi brevissimi dalla Camera dei Deputati e quindi rivolgiamo un appello al Presidente Casini ed al Presidente della Commissione, Pecorella, per una rapida calendarizzazione del testo approvato dal Senato".

Altre notizie LAV su www.infolav.org

la versione integrale del testo approvato al Senato: Disegno di Legge 

 

 

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Il commento politico di “Socialismo 2000”

 

 

A due anni dalle elezioni politiche si è aperta una fase nuova nel Paese. Si sono create le precondizioni per costruire un'ampia coalizione democratica che possa organizzare l'opposizione politica e sociale e battere la destra nella sfida per il governo del Paese.

 

Molti sono però ancora i problemi e non semplice è il cammino da percorrere. Sta cambiando l'Italia, deve cambiare la politica a sinistra.

 

Per discutere la nuova fase, le compagne e i compagni di "Socialismo 2000" hanno predisposto una piattaforma politica e programmatica da sottoporre a tutto il partito, consapevoli che non sono giuste forzature organizzative rispetto al confronto politico e programmatico.

 

Lunedì scorso, in una riunione ristretta, una parte del "correntone" ha ritenuto non necessario il dibattito di merito e ha proceduto a frettolose soluzioni organizzative. Non abbiamo condiviso e non condividiamo questa strada.

 

Dopo la rottura verificatasi nella minoranza, occorre evitare di disperdere il patrimonio di energie e di risorse mobilitatosi nel biennio che abbiamo alle spalle.

 

Siamo convinti che era e rimane giusta la nostra proposta - respinta nella riunione del coordinamento dell'area "per tornare a vincere" - di convocare i delegati al Congresso di Pesaro, per discutere di politica prima, e di questioni organizzative poi.

 

Poche decine di persone non possono decidere per tutti.

 

La prospettiva che indichiamo ora è di lavorare, sulla base di una seria piattaforma politica e programmatica, per costruire un'autentica posizione di sinistra all'interno dei DS, che assuma come punti di riferimento il tema della rappresentanza politica del lavoro, la maggiore attenzione alle questioni sociali a partire dalle difficoltà crescenti in cui versano i ceti popolari e, sul piano istituzionale, un progetto di democrazia davvero alternativo al presidenzialismo berlusconiano.

 

Una sinistra che si riconosca pienamente nel campo del socialismo europeo e che si schieri con le componenti che, nel dibattito in corso in tutta Europa, difendono la coerenza con la tradizione socialista, e affermano l'esigenza di contrastare la globalizzazione neoliberista con nuove politiche europee di sviluppo e di pace.

 

E ciò sulla base di un pensiero critico che vede le profonde contraddizioni e le ingiustizie che un capitalismo sfrenato determina sul pianeta e nelle nostre stesse nazioni industriali avanzate.

 

Riteniamo essenziale operare per costruire in tempi brevi la grande coalizione democratica, necessaria per battere Berlusconi, alla quale concorrano con pari dignità e pari responsabilità tutte le forze di opposizione, e che muova dall'unità delle forze di sinistra. Bisogna andare con chiarezza e senza ambiguità oltre la formula dell'Ulivo.

Il dibattito all'interno dei DS deve superare le contrapposizioni personalistiche che hanno troppo pesato nell'ultimo anno, e affrontare le questioni di merito, politiche e programmatiche. Riconosciamo alla segreteria del partito una positiva capacità di azione politica, ma riteniamo che la logica moderata che ha caratterizzato la piattaforma di Pesaro non è affatto superata.

 

Lo confermano la scelta astensionista nel referendum sull'articolo 18, e l'impianto del documento programmatico presentato alla Conferenza di Milano, sul quale abbiamo espresso il nostro dissenso, formalizzato con due documenti alternativi, sul lavoro e sulle istituzioni.

 

Del merito, e non di organigrammi, vogliamo continuare a discutere. La nostra è una scelta unitaria rispetto al nostro partito, alla sinistra italiana e a tutte le opposizioni. All'unità del partito teniamo molto, ma nella chiarezza che muove dal riconoscimento delle diversità di posizioni politiche e programmatiche.

 

E' questo, e non l'annacquamento improduttivo delle differenze, il vero modo per dare un contributo all'obiettivo comune di tornare a vincere.

     

P.S. - Chi è interessato a conoscere integralmente la proposta di piattaforma politica e programmatica formulata da Socialismo 2000 può collegarsi al sito www.socialismo2000.it  scrivere all'indirizzo di posta elettronica dsperilsi@... oppure telefonare al numero 0667063639.

 

Roma, 15 luglio 2003

 

 

 

 


#270 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Dom 20 Lu 2003 7:44 pm
Oggetto: La vergogna di Guantanamo, il razzismo islamofobico e la situazione dei prigionieri incarcerati in Israele
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Orientamenti ecumenici: un vento di spiritualità oltre i confini della/e religioni

 

La preghiera non pretende mai indumenti particolari

La preghiera non dipende da nessun luogo in particolare

La preghiera non richiede una particolare dote retorica

La preghiera non desta l’orgoglio

La preghiera non provoca l’applauso

La preghiera non si può spiegare

La preghiera nasce nella temporaneità e coglie l’eternità

La preghiera fortifica i deboli ed indebolisce i forti

 

 

Dalle notizie principali della CNN Italia di domenica 20/7/03 sulla base di Guantanamo:

“Secondo quanto riportato in un comunicato del Dipartimento della Difesa statunitense, i 27 detenuti sono già stati fatti ripartire per la base aerea di Bagram, in Afghanistan, dove da lì potranno raggiungere le loro case

Il comunicato spiega anche le ragioni del loro rilascio "la leadership del Dipartimento della Difesa, in accordo con altri funzionari del governo statunitense, ha deciso che questi detenuti non costituiscono una minaccia alla sicurezza americana di conseguenza non è più richiesta da parte degli Stati uniti la loro detenzione"….

E’ naturale domandarsi se ci troviamo di fronte alla pura barbarie giuridica o ad uno Stato garante ancora del Diritto… quello con la lettera iniziale maiuscola, per intenderci!

SU WWW.AMNESTY.IT UN APPELLO PER SEI DETENUTI DI  GUANTANAMO BAY

 

La Sezione Italiana di Amnesty International ha lanciato un appello, indirizzato al presidente degli USA George W. Bush, affinché i sei detenuti di Guantanamo Bay per i quali è previsto l’avvio di un procedimento ai sensi dell’Ordine militare del 13 novembre 2001, siano sottoposti a procedure eque e in linea col diritto internazionale.

 

Moazzam Begg, Feroz Ali Abbasi, David Hicks e altri tre detenuti le cui generalità non sono state rese note, rischiano di essere processati di fronte a una commissione militare, che ha il potere di condannarli a morte senza il diritto di ricorrere in appello.

 

Amnesty International ritiene che l’Ordine militare debba essere revocato immediatamente e che qualsiasi processo celebrato di fronte a una commissione militare violi gli standard internazionali in materia di diritti umani.

 

Più di 650 persone, di 40 paesi diversi, sono detenute a Guantanamo Bay senza accusa né processo. Molte di esse si

trovano da oltre un anno in condizioni che possono definirsi crudeli, inumane e degradanti. Non hanno accesso ad avvocati né alle famiglie, sono continuamente sottoposte a interrogatori e tenute in piccole celle anche per 24 ore al giorno. Alcune hanno più volte tentato il suicidio.

 

L’appello di Amnesty International può essere sottoscritto on-line all’indirizzo www.amnesty.it/primopiano/usa_guantanamo_bay/

 

 

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L'islamofobia corre in rete

Presentata a Parigi un'ampia inchiesta sui siti internet contro i musulmani


E' nata una nuova estrema destra che ha scelto Internet come proprio spazio d'azione e il razzismo anti-musulmano come cemento ideologico, anche al di là delle specifiche appartenenze politiche. Questo il senso complessivo dell'ampio rapporto, oltre 180 pagine, che il Mrap, il Movimento contro il Razzismo e per l'Amicizia tra i Popoli, una delle maggiori associazioni antirazziste transalpine, ha presentato in questi giorni a Parigi.
Due anni d'inchiesta, decine di siti monitorati, oltre 450000 messaggi analizzati, un vasto repertorio dell'odio preso in esame, che comprende, come spiegano gli esponenti del Mrap, «insulti razziali, minacce di morte e ogni genere di diffamazione all'indirizzo di privati cittadini, giornalisti, personalità della politica o ingiurie e minacce contro i luoghi di culto musulmani».

Nel clima di isteria anti-immigrati degli ultimi anni, nelle recenti polemiche sull'uso del "velo islamico" da parte delle studentesse musulmane, nel continuo accento posto dai media sulla presunta deriva comunitarista a cui la Francia si starebbe preparando riconoscendo autonomia e rappresentanza istituzionale ai propri cittadini di fede musulmana, emerge ora la drammatica realtà di un razzismo che popola sempre più spesso anche la rete. «Gli autori di atti e discorsi razzisti hanno beneficiato fino ad ora della più totale impunità. Abbiamo allertato la polizia, presentato denunce circostanziate, contattato il ministero dell'Interno, quello della
Giustizia, diversi parlamentari... Non ci è arrivata nessuna risposta. Oggi, con questo rapporto, intendiamo lanciare l'allarme - spiega Mouloud Aounit, segretario generale del Mrap, che aggiunge - Su questo tema bisogna che emerga una chiara volontà politica, bisogna dotarsi di mezzi legali perché questa gente non possa più nuocere. Se il Mrap è riuscito a raccogliere tutte queste informazioni, credo dovrebbero riuscirci anche le forze dell'ordine...».

L'associazione antirazzista non intende però limitare in alcun modo l'uso della rete come strumento di comunicazione libero e aperto. Chiarissime da questo punto di vista le parole di Aounit. «Internet è uno strumento di comunicazione formidabile e non ritengo in alcun modo che sia auspicabile una qualche forma di limite alla libertà d'espressione. Solo che non ritengo che il razzismo possa essere considerato un'opinione: si tratta di un reato che deve essere colpito in quanto tale. La libertà di espressione deve passare necessariamente per il rispetto della uguale dignità di ciascun individuo».

Ciò che più preme, specie in questa fase, al Mrap, è far comprendere come l'odio contro i musulmani, una vera e propria islamofobia, stia emergendo in Francia come una dimensione specifica del nuovo razzismo. «Il razzismo è unico ed indivisibile - sottolinea infatti ancora il responsabile dell'associazione - Noi combattiamo ad esempio con la più grande determinazione tutte le manifestazioni antisemite, ma bisogna tener presente come ormai esista anche una vera islamofobia e questo nostro rapporto ha voluto provarne l'esistenza e misurarne la diffusione in internet».

Ciò che emerge dal rapporto è infatti la diffusione sempre più articolata di un odio che individua nei musulmani il proprio nemico. Un razzismo organizzato che appare quasi come uno specchio deformato e mostruoso della Repubblica che ha fatto fino ad anni recenti dell'integrazione continua dei nuovi venuti una delle proprie principali caratteristiche. Per "lanciare" Sos-Racaille (Sos-Feccia), un sito razzista che, è bene ricordarlo per misurare l'estensione del fenomeno, ha ricevuto fino a pochi mesi fa tra i cinque e i seimila contatti quotidiani, in rete erano apparsi messaggi di questo tipo: «Cosa pensate dell'idea di ribattezzare Sos-Racisme con il nome
di Sos-Racaille, visto che questa organizzazione di merda non difende che la racaille? Lanciamo un concorso per la migliore pagina web del genere. Deve rappresentare simbolicamente la Francia, il popolo francese e l'invasione maghrebina per quello che è veramente, vale a dire con il suo contorno di crimini e di delitti».

Ad ospitare anche questi siti razzisti, assieme a quelli dei gruppi neonazisti già fuorilegge in Francia, sono server registrati oltre
Atlantico, dove le leggi in materia sono decisamente più blande, o in paesi come Panama. E' in particolare Liberty-web ad ospitare decine di questi siti dell'odio animati dai razzisti francesi. Questo il tono dell'appello lanciato dagli animatori di questa vera rete di copertura legale all'indirizzo degli estremisti transalpini: «Nella repubblica islamica di Francia la resistenza si organizza. Le autorità tentano disperatamente di far tacere l'opposizione nazionale che tenta di opporsi al rischio che il futuro del paese passi per l'islamizzazione forzata. Liberty-web offre perciò uno spazio di libertà sulla rete. Se avete un sito che rientra nella nostra linea "politica" potete contattarci, potremo offrirvi ospitalità in rete».

Ma accanto a questa situazione già preoccupante, l'inchiesta del Mrap ha messo in luce anche un'altro aspetto della diffusione dell'islamofobia in rete. Vale a dire i contatti, certo limitati ma non per questo meno inquietanti, che sono intercorsi tra alcuni siti dell'estrema destra ebraica, legati alla destra nazionalista e religiosa di Israele e impegnati a sostenerne la politica militarista e repressiva del governo Sharon contro la popolazione palestinese, e quelli animati dai gruppi neonazisti. Una sorta di alleanza contro  natura, con scambio di messaggi ma anche con l'utilizzo di server comuni, in nome del comune nemico: gli arabi e imusulmani. Una serie di contatti, già emersi alcuni mesi fa, che sarebbero oggi terminati ma che continuano a destare profonda inquietudine. «Non si possono trovare parole abbastanza dure per condannare questi appelli all'odio. Conosciamo l'esistenza di questi siti davvero insopportabili – è stato il commento di Haim Musicant, direttore del Crif, il Conseil Représentatif des Institutions Juives de France - ma dobbiamo ribadire in ogni caso come si tratti di singoli individui che non rappresentano in alcun modo le istituzioni della comunità ebraica. Contro il razzismo la vigilanza deve restare molto alta in tutti gli ambienti».

Guido Caldiron

 

PS: Questo articolo appare oggi in moltissimi newsgroup italiani: lo si riporta per l’inquietante scenario che si sta delineando nei regimi, non solo europei, governati da regimi neoliberisti e conservatori.  In Italia sorprende come nelle diverse comunità virtuali filoisraeliane della rete nessuna (o quasi) abbia mai puntato il dito contro la politica degli omidici c.d. “preventivi e mirati” operati del governo di quel paese.  La pace la si ottiene combattendo il terrorismo con la politica della legalità e del rispetto delle Convenzioni internazionali. Chi si pone al di fuori di esse non può che essere chiamato paladino della Pace o peggio essere paragonato a Rabin… (si veda a tal proposito l’ultimo numero di NES): ci troviamo di fronte semmai a forme di terrorismo di Stato. O. E. condivide senza riserva alcuna alla campagna di Gush Shalom per la liberazione immediata di tutti i prigionieri palestinesi, non colpevoli di crimini di sangue contro la popolazione israeliana.

 

Quello che segue è invece un articolo scritto dall'israeliano Ury Avnery nei giorni successivi il roccambolesco smantellamento dell'avamposto israeliano di Mitzpe Yitzhak, articolo diffuso in inglese tramite la mailing di Gush Shalom.
 

URY AVNERY: giornalista, scrittore, attivista per la pace.
Nato in Germania nel 1923 emigra in Palestina nel 1933. È stato membro della Knesset tra il 1965 e il 1981. Fondatore, tra l'altro, del
Movimento Indipendente per la Pace "Gush-Shalom".

www.gush-shalom.org


www.avnery-news.co.il




21 giugno 2003

Il miglior Show della Città

Il più dotato dei registi non avrebbe potuto fare di meglio. È stato uno Show perfetto.
I telespettatori di tutto il mondo hanno visto sui loro schermi eroici soldati israeliani combattere contro i coloni fanatici. Primi
piani: visi contratti dalla rabbia, un soldato in barella, una giovane donna che piange disperata, bambini in lacrime, ragazzi che
imperversano infuriati, masse di persone che lottano tra loro. Una battaglia per la vita o la morte.
Non c'è ombra di dubbio: Ariel Sharon sta conducendo un'eroica lotta contro i coloni per tener fede alla sua promessa di rimuovere gli
avamposti "abusivi" compresi quelli abitati. Il vecchio guerriero sta di nuovo affrontando un nemico determinato. Senza batter ciglio. La conclusione è lapalissiana, in Israele come nel resto del Mondo:  se per evacuare un insignificante avamposto abitato da al massimo una
dozzina di persone è necessario uno scontro così duro, come ci si può aspettare che Sharon smantelli 90 avamposti come promesso nella Road Map? Se le cose si presentano così complicate per rimuovere qualche tenda e una piccola casa in pietra, come ci si può soltanto sognare di evacuare le vere colonie, dove vivono dozzine, centinaia o addirittura migliaia di famiglie?
Ciò deve aver impressionato George Bush e la sua gente. Purtroppo non ha impressionato me; Mi ha fatto sorridere. Negli ultimi anni ho assistito a dozzine di scontri con i militari.
So come sono veramente. L'esercito israeliano ha già demolito migliaia di case palestinesi
nei Territori Occupati. La cosa funziona così: al mattino presto  centinaia di soldati circondano la zona. Dopo di loro arrivano i
blindati e i bulldozer e inizia l'operazione. Quando la disperazione porta gli abitanti della casa a resistere i soldati li prendono a bastonate, lanciano candelotti lacrimogeni, sparano proiettili  ricoperti di gomma e, se la resistenza si fa più forte, anche con proiettili veri. Gli anziani vengono gettati a terra, le donne trascinate via, i giovani ammanettati e messi faccia al muro.
In pochi minuti tutto è finito. Va bene, si potrebbe dire, questo succede agli arabi, non si comportano così con gli ebrei...
Sbagliato, si comportano così anche con gli ebrei, dipende da chi sono. Io per, esempio, sono un ebreo. Sono stato attaccato cinque volte con i lacrimogeni finora, una volta erano gas speciali e per alcuni istanti credetti di morire soffocato.
Durante uno degli assedi a Ramallah decidemmo di portare cibo alla città assediata. Eravamo circa tremila pacifisti israeliani, sia
ebrei che arabi. Al check point di A-Ram, a nord di Gerusalemme, una schiera di poliziotti e militari ci fermò. Ci fu uno scambio di
insulti e un sacco di urla. Improvvisamente ci siamo trovati sotto una pioggia di candelotti lacrimogeni, le persone si sono disperse
nel panico tossendo e soffocando, alcuni sono stati calpestati da chi fuggiva, uno del nostro gruppo, un 82enne ebreo abitante di un
Kibbutz, è stato ferito.
Ho visto manifestazioni in cui sono stati sparati proiettili ricoperti di gomma contro cittadini israeliani (in genere arabi). Una
volta mi sono trovato nei locali di una scuola saturi di gas irritanti a Um-al Fahem in Israele.
Se l'esercito avesse veramente voluto evacuare l'avamposto di Mitpe-Yitzhar in modo rapido ed efficiente avrebbe usato i lacrimogeni. L'intera faccenda si sarebbe risolta in pochi minuti, ma in questo modo non ci sarebbero state scene drammatiche alla TV e George W. avrebbe chiesto al suo amico Arik "Hey, perché non la fai finita con tutti gli avamposti in una settimana?"
In altre parole è stato uno spettacolo per la TV ben allestito. Alcuni giorni prima i capi dei coloni si erano incontrati con Ariel
Sharon. Alla fine dei colloqui, volgendosi alle telecamere, ostentavano facce scure, ma chiunque conosca questa gente si potrebbe
accorgere, guardando quei volti alla TV, che non c'erano in gioco forti emozioni.
Naturalmente "Yesha rabbis", un gruppo di funzionari politici barbuti (ortodossi n.d.t.), ha esortato i soldati a non obbedire agli
ordini e ha invocato il Signore e il Messia in loro aiuto, ma anche loro mancavano di autentica passione.
Come mai? Perché tutti loro sapevano che era stato tutto concordato in anticipo. I comandanti militari e i capi dei coloni, amici e colleghi
di vecchia data, si erano incontrati e avevano deciso cosa sarebbe successo e soprattutto cosa non sarebbe successo: nessun attacco
improvviso, nessuno sforzo per impedire che migliaia di ragazzi raggiungessero il luogo dello scontro con largo anticipo, nessun uso
di bastoni, idranti, gas lacrimogeni, proiettili ricoperti di gomma,  o altro che non fossero le mani nude. I soldati non avrebbero
indossato elmetti e non sarebbero stati equipaggiati con scudi. I coloni avrebbero gridato e spintonato, ma non avrebbero colpito i
soldati sul serio. L'intero spettacolo sarebbe stato meno violento di una normale zuffa fra Hooligan inglesi, ma sarebbe apparso in TV come una battaglia disperata tra forze titaniche.
Ariel Sharon ha una discreta esperienza in questo genere di cose. Una dozzina d'anni fa orchestrò uno spettacolo simile quando, dopo il
trattato di pace con l'Egitto, gli fu ordinato dal primo ministro Menahem Begin di evacuare la città di Yamit nel nord del Sinai. A
quei tempi Ariel Sharon era ministro della difesa. E chi era uno dei leader della disperata resistenza? Tsachi Hanegbi, oggi ministro
della polizia.
Tutto l'establishment ha cooperato questa settimana per la riuscita del grande show. I media hanno dedicato ampi spazi alla "battaglia".
Decine di coloni sono stati invitati presso gli studi televisivi a parlare senza fine, mentre da quanto ho visto io non un solo
attivista del campo per la pace è stato chiamato ai microfoni. Anche i tribunali hanno fatto la loro parte: i pochi coloni arrestati
per aver resistito violentemente all'esercito sono stati mandati a casa dopo un paio di giorni. I giudici, che non dimostrano alcuna
clemenza quando arabi compaiono loro di fronte, hanno trattato i coloni fanatici come fossero figlioli disobbedienti.
L'intera commedia sarebbe potuta anche essere divertente se non riguardasse una questione molto seria. Un "avamposto" si presenta
come un innocente gruppetto di roulotte sulla cima di una collina dimenticata da Dio, ma è ben lontano dall'essere innocuo. È il
sintomo di un cancro che cresce, non a caso Ariel Sharon - lo stesso Ariel Sharon - esortò qualche anno fa i coloni a prendere il
controllo di tutte le colline di "Giudea e Samaria".
La malattia manifesta a questo modo: un gruppo di attaccabrighe occupa la cima di una collina a qualche chilometro da un insediamento
già costruito e ci piazza una roulotte. Dopo qualche tempo l'avamposto assomiglia ancora a un gruppetto di roulotte, poi vengono portati un generatore di corrente e una torre per l'acqua. A questo punto fanno la loro apparizione le donne e i bambini e viene costruito un recinto, poi alcune unità dell'esercito vengono inviate a difesa dei coloni. I militari dichiarano che, per ragioni di sicurezza, ai palestinesi è vietato avvicinarsi, per evitare che possano spiare e preparare un attacco. La zona di sicurezza diventa sempre più grande e gli abitanti dei vicini villaggi palestinesi non possono più raggiungere i loro frutteti e i loro campi, se qualcuno ci prova rischia di farsi sparare addosso. Tutti i coloni hanno un'arma e non hanno niente da temere dalla legge se la usano contro
un arabo sospetto. Tutti gli arabi sono sospetti, ovviamente.
Si dà il caso che io abbia avuto a che fare con Mitzpe Yitzhak, proprio l'"avamposto" comparso nello Show di questa settimana. Alcuni
mesi fa fummo chiamati dagli abitanti del villaggio palestinese di Habala affinché li aiutassimo a raccogliere le olive in un oliveto
vicino a quell' "avamposto". Quando gli addetti alla raccolta arrivarono in prossimità dell'avamposto, i coloni aprirono il fuoco.
Un israeliano del nostro gruppo fu ferito da un proiettile che rimbalzò ai suoi piedi.
Gli avamposti "illegali" sono stati in realtà installati in modo sistematico, con l'aiuto dell'esercito e secondo i suoi piani. Quando in una regione gli avamposti si moltiplicano, i villaggi palestinesi restano strangolati in mezzo a loro e la vita diventa un inferno.
Chiaramente la speranza dei coloni e degli ufficiali dell'esercito è  che alla fine i palestinesi si rassegnino e gli lascino campo libero. Sharon evacuerà davvero avamposti a dozzine? Naturalmente tutto  dipende dal suo amico George W. Se si realizzerà l'" Hudna" (tregua)
tra l'Autorità Palestinese e Hamas, Bush potrebbe forse esercitare forti pressioni su Sharon. Ieri, durante la mia visita a Yasser  Arafat, l'ho trovato cautamente ottimista, ma ha anche detto che rimangono meno di quattro mesi di tempo per riuscire a smuovere la situazione: a partire da novembre il presidente degli Stati Uniti d'America sarà troppo occupato a farsi rieleggere.
Ciò significa che Sharon non ha altro da fare che produrre ancora qualche spettacolo di questo genere per la TV, poi lui e i coloni
avranno di nuovo mano libera.

 

 

 

 


Inserto di Gush Shalom, Ha'aretz, July 4, 2003

 

 

IL PRIMO PASSO



7000 prigionieri e detenuti riempiono oggi le prigioni di Israele.



Ognuno di loro ha una famiglia numerosa, un clan (hamula) esteso e molti
vicini, conoscenti e amici. In tutto, decine di migliaia.



Ogni prigioniero rilasciato può diventare un ambasciatore di pace.



Il rilascio dei prigionieri è il passo più significativo che noi possiamo fare
per aumentare le forze per la pace.



------------------------

 

 

Inserto  di Gush Shalom su Ha'aretz, July 11, 2003




Our generation has seen many wars.



La nostra generazione ha visto molte guerre.



All of us have blood on our hands.



Tutti noi abbiamo le mani macchiate di sangue.



Only peace will end the bloodshed.



Solo la pace può mettere fine allo spargimento di sangue



The first step towards peace is the release of the prisoners.



Il primo passo verso la pace è la liberazione dei prigionieri.

 

 

 

 

Posta ricevuta:

 

Caro Maurizio,

mi chiamo Alessia, ho 32 anni, una figlia di quattro e un meraviglioso compagno che si chiama Alfonso. Faccio ricerca sociale, ma soprattutto faccio parte dell'Associazione Senzaconfine da circa tredici anni, ci occupiamo di diritti di migranti e profughi. Una persona che mi ha insegnato tante cose e mi ha sempre dato molto, chiedendomi anche molto impegno, è stato e continua ad essere anche dopo la sua scomparsa Dino Frisullo. Proprio con la sua attitudine a cercare punti d'incontro i più larghi ed "ecumenici" possibili, tenendo nonstante ciò alla propria identità, di persona che senza prevaricazioni ha cercato di battersi per la giustizia sociale e la libertà, ma si accontentava anche di sporcarsi le mani per cercare di spostare qualche piccola cosa nell'oggi, più che preservare una "purezza" astratta. Scusa la confusione. Mi ha incuriosito il nome di questa lista, mi è sembrato interessante e mi sono iscritta. Grazie e a risentirci Alessia

 

Abbiamo sentito parlare del forte impegno di Dino e della sua lotta instancabile in favore dei più deboli: speriamo di vederti presto qui come collaboratrice di O.E. in favore dei più deboli e dei più piccoli.  L’opzione scelta da queste pagine è quella del non violenza. Questa è la nostra vera rivoluzione. Come cristiano ho proprio questo imperativo da seguire!  

Conosco comunque evangelici (evangelicals in particolare e tieni presente che sono la maggioranza in Italia) che plaudono e giustificano la guerra e la violenza degli Stati, in particolare quella americana: sappi che non mi identifico in nulla con loro. Questo te lo dico per trasparenza. Ma altrettanto francamente ti dico che anch’io avrei partecipato alla lotta di liberazione dal nazifascismo, se fossi nato negli anni venti. Non avrei indossato o usato un’arma ma avrei aiutato in altri modi i partigiani. Il Padreterno so che farebbe bene il suo lavoro: non solo perdona ma non appoggia mai l’empio. La mia “purezza” non è tanto pura ….  Sono solo un piccolo uomo.

Ciao a presto


#271 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Dom 20 Lu 2003 9:50 pm
Oggetto: Liberate i prigionieri in Israele
mauriziobenazzi
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1 [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15]

 

Name

Sentenced

Days

Jail

Expected release

Reason

 

2002-12-09

28

4

2003-01-06

 

 

2002-12-23

14

6

2003-01-06

 

HILLEL GORAL

2002-12-10

42

4

2003-01-21

Total

 

2002-12-12

28

4

2003-01-09

 

Alon Ben Ezer

2003-02-03

28

6

2003-03-03

OT

Shimri Tzameret

2003-01-27

10

4

2003-02-06

Total

 

2002-12-13

28

6

2003-01-10

 

 

2002-12-26

14

6

2003-01-09

 

 

2002-12-08

35

-

2003-01-12

 

YONI YEHEZKEL

2003-03-02

28

4

2003-03-30

Total

DAVID ZONSHIENE

2002-12-30

18

6

2003-01-17

Occupied Territories

Haggai Matar

2002-10-23

0

-

2002-10-23

Total - in detention during court martial

Rabia Jihad Saad

2003-02-28

0

4

2003-02-28

Druze not willing to fight fellow Palestinians

NIKOLAI SUSENKO

2002-12-23

28

6

2003-01-20

Occupied Territories

 

2000-10-01

28

-

2000-10-28

 

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#272 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Lun 21 Lu 2003 10:06 pm
Oggetto: L'iniziativa referendaria dell'Italia dei valori
mauriziobenazzi
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Per un errore tecnico inspiegabile la pagina “Liberate i prigionieri in Israele” inviata ieri a “Yahoo!” non risultava leggibile: essa è tratta dal sito pacifista israeliano Yesh-gvul, di cui riportiamo qui di seguito il link per una rapida e piu’ immediata consultazione:

 

http://www.yesh-gvul.org/english/prison/

 

Essa contiene una lunga e impressionante lista di prigionieri palestinesi incarcerati nelle prigioni israeliane. Si calcola che essi siano complessivamente, secondo fonti pacifiste di Tel Aviv, circa 7.000; persone per lo piu’ senza alcun processo e/o diritto alla difesa.  

Risulta evidente, a chi perlomeno non ha una visione fanatica e violenta dei tragici eventi del Medio Oriente, che nessun accordo di pace potrà prescindere dalla liberazione immediata di tutti coloro di cui non è stata provata la colpevolezza di un qualsiasi grave reato penale.

Si pone poi con urgenza (!) a tutta la Comunità internazionale anche la questione dei profughi palestinesi (il rientro dei profughi, in linea generale, non può essere evidentemente inteso solo a senso unico, come vorrebbe invece la destra religiosa ed estremista).

 

Vi chiediamo di voler scusare l’occorso per ieri (a quanto pare capitato anche ad altre ML che utilizzano il nostro stesso formato di edizione) e con l’occasione Vi invitiamo ad aderire anche alla campagna che appare sul sito

 

http://www.seruv.org.il/SupportListEng.asp

 

per sostenere moralmente, spiritualmente, psicologicamente e, laddove possibile, anche finanziariamente i militari israeliani obiettori di coscienza che si sono rifiutati di occupare i territori dello Stato palestinese. Si tratta, a ben vedere, solo di un aggiornamento della lista pubblicata molti mesi fa su questa newsletter elettronica.

 

 

 

Posta ricevuta

 

Mi chiamo Gianluca, ho 33 anni sono membro della chiesa battista di via Passalacqua di Torino. Sono di famiglia cattolica non praticante, sono giunto al protestantesimo nel 1997 dopo una lunga ricerca spirituale, culminata nell'aprile 2000 con il battesimo per immersione nella sopranominata comunità. Rimango sempre aperto alla ricerca spirituale, al confronto con tutte le religioni, all'ecumenismo dal basso. Teologicamente sono progressista, lontano dal fondamentalismo e dal letteralismo biblico. Pace

 

 

 

Informazione pubblica

 

Orientamenti ecumenici prende atto, con amarezza, che il proprio manifesto è stato considerato dal sig. Michele Amato (titolare di un newsgroup ) incompatibile con i principi della religione bahà’i, di cui abbiamo dato notizia, tra l’altro solo qualche giorno fa, nella forma e nei contenuti scelti liberamente dagli interessati e senza alcuna forma di censura preventiva. La Segreteria nazionale di Roma di questo Gruppo, che risulta anch’essa fra i nostri lettori, farebbe bene a suggerire ai suoi punti di riferimento periferici che l’accettazione dell’identità diversa dalla propria è il primo passo per un dialogo sereno e fruttuoso. Alla richiesta del sig. Amato di eliminare la parola socialismo religioso dal nostro manifesto (incredibile ma vero), rispondiamo evidentemente con un secco NO!

Confondere poi la pubblicità partitica col nostro impegno in favore della Pace, della Giustizia e della salvaguardia del creato ma soprattutto con la ricerca di un confronto con le altre culture e religioni ci sembra francamente inaccettabile.

Detto questo teniamo a precisare che non temiamo di sporcarci le mani con la politica, anzi ci interessa il confronto dialettico fra le diverse posizioni progressiste, e non solo italiane! Questo fa parte del nostro essere cittadini e discepoli del Risorto allo stesso tempo. Nessuna fuga dal mondo.  Nessuna idolatria della religione. Si veda ad esempio qui sotto la lodevole iniziativa dell’On. Di Pietro, che mi sento di condividere pienamente e con grande entusiasmo. Se possiamo dargli una mano quest’ estate facciamolo tutti con grande generosità.

Certo, mi rendo conto che non esistano testi tradotti di Leonhard Ragaz in lingua italiana ma mi pare che il sig. Amato farebbe bene ad accettare il consiglio di dedicarsi anche alla lettura di qualche buon libro in tedesco o in francese e ad approfondire la resistenza evangelica svizzera alle dittature del secolo scorso… sempre in prima linea contro l’abolizione dei partiti politici, a cui pare invece puntare il suo ragionamento.

La politica intesa come arte umana del possibile e del bene comune, credo che sia francamente un dono prezioso del Signore dato a noi creature per testimoniare l’amore verso il prossimo, oltre il gretto interesse individualista e il non senso del vivere solo per se stessi.

Rifletta sig. Amato

 

-------------------------------

 

Il commento politico

 

In ricordo di Paolo Borsellino

 

Una frase che ripeteva spesso Paolo Borsellino era quella di sentirsi “servitore dallo stato” e non “dello stato”.  Lo disse anche due giorni prima di morire quando, con amaro sorriso, confidò di sentire che era arrivato il tritolo per lui. La luce triste dei suoi occhi accompagna il ricordo di un uomo che ebbe un credo profondo nella giustizia e che visse per essa, sapendo che così donava anche alla sua amata famiglia, a sua moglie ed ai suoi figli che adorava. Paolo Borsellino è stato un grande italiano ed un grande siciliano.

E’ bene ricordarlo perché questa terra, così dolce ed aspra, la Sicilia, ha dato all’Italia esempi di amore per la giustizia come nessun altro. Dovremmo essere grati a questa terra e ci avvilisce il pensiero che menti delinquenziali, di livello diverso, possano ancora farne terra di conquista e sfruttamento. Ecco cosa può significare l’attualità del ricordo del suo sacrificio: battersi sempre, senza calcoli e tornaconti, per le cose che valgono, essenziali come l’aria, la libertà e la giustizia. Grazie Paolo per il tuo presente, attuale e forte insegnamento!

Tu sei con noi, sempre!

Ai Siciliani, dico, siate orgogliosi e degni di questo grande vostro fratello!

 

 

Avv. Luigi Li Gotti                                                                       

Resp. Dipart. Giustizia Italia dei Valori                                   

 

 

 

 

 

 

Comitato referendario nazionale

Via Milano 14 - 21052 Busto Arsizio (VA)

Tel. 0331/624412 - Fax 0331/624783

Via dei Prefetti 17 - 00186 Roma

Tel. 06/6840721 - Fax 06/68132711

segreteria@... italiadeivalori@...

Dal sito www.italiadeivalori.it

 

 

FIRMA E FERMALI !

 

AIUTACI AD ABROGARE LA VERGOGNA DELLA LEGGE SALVABERLUSCONI

LETTERA APERTA ALLE PERSONE DI BUONA VOLONTA'

 

Cari amici,

 

il cosiddetto "Lodo Maccanico" (ovvero la legge che garantisce l'immunità al Presidente del Consiglio Berlusconi) è stato approvato.

 

Trattasi di una legge ingiusta, incostituzionale ed anche un po' immorale. La sola riprovazione, però, non basta giacché la contestazione fine a se stessa non porta da nessuna parte. L'unica cosa da fare - per rendere costruttiva e propositiva la nostra indignazione - è attivarci per un referendum abrogativo. Senza se e senza ma. Agli italiani interessa sapere se il nostro Presidente del Consiglio sia un galantuomo o un mascalzone "ora" e non "dopo" che ha governato. Per raggiungere tale obiettivo dobbiamo costituire urgentemente almeno 300/600 gruppi di lavoro (costituiti per lo meno da 4/5 persone ciascuno) che si dichiarano disponibili a raccogliere, nelle forme di legge, ognuno almeno 1.000/2.000 firme.

 

Solo così possiamo avere concrete speranze di completare la raccolta di circa 600.000 firme entro il prossimo 30 settembre (data ultima prevista dalla legge, se vogliamo che il referendum si faccia l'anno prossimo).

 

I gruppi di lavoro, nel loro insieme, formeranno uno "schieramento referendario" aperto ai contributi di tutti (e non solo dell'Italia dei

Valori): movimenti, partiti, girotondi, associazioni, singole persone, che costituendosi in "gruppi di lavoro" concretamente si impegneranno nel raccogliere (o far raccogliere) le firme rendendo fattiva la loro collaborazione.

 

Ad ogni gruppo di lavoro assicuriamo un servizio on-line di assistenza tecnica e logistica (abbiamo già costituito una ventina di sedi regionali e più di ottanta sedi provinciali di coordinamento, anche queste aperte all'ingresso di chi voglia farne parte). Ad ogni gruppo sarà consegnato materiale illustrativo ed ogni modulistica necessaria. Abbiamo anche previsto un piccolo contributo a titolo di rimborso spese (circa 500 euro per ogni 2.000 firme).

 

Precisiamo che la raccolta delle firme potrà essere fatta anche non collegata a questo o a quel partito (ed infatti il kit per la raccolta delle firme potrà essere richiesto anche senza alcun simbolo di partito). Tutte le persone di buona volontà che vogliano costituire un gruppo di lavoro o partecipare a gruppi già costituiti possono segnalare la loro disponibilità al seguente nostro indirizzo:

 

Italia dei Valori

 

 

 

Quale fondatore della newsletter elettronica “Orientamenti ecumenici” sono disponibile a sostenere la Vs. iniziativa sulla mia ML.

Ho già firmato personalmente su un banchetto organizzato a Padova sabato scorso e mi occupo di ecumenismo.

Un cordiale shalom

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

Busto Arsizio, 18 luglio 2003

 

Caro Benazzi,

 

        La ringrazio di cuore per la disponibilità a collaborare.

 

        Cordiali saluti.

 

Antonio Di Pietro

 

 

 

 

 

 


#273 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Mer 23 Lu 2003 9:33 pm
Oggetto: Riflettere sull'adesione protestante ai Consigli ecumenici in Italia
mauriziobenazzi
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Il nuovo indirizzo elettronico della newsletter è benazzimaurizio@...: chi fosse in grado di collaborare gratuitamente per la realizzazione di un sito di O.E. è invitato a dare la propria disponibilità personale nei prossimi giorni. Grazie!

 

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Parola per giovedì 24 luglio 2003

 

Di chi dunque hai timore?

Di chi hai paura per rinnegarmi così,

per non più ricordarti di me?

Isaia 57:11

 

Se siamo infedeli,

Gesù Cristo rimane fedele,

perché non può rinnegare sé stesso.

2 Timoteo 2:13

 

Ci conceda Dio di pregare così anche nell’ora più solitaria della nostra vita: Io credo Signore, aiuta la mia mancanza di fede.

(Dietrich Bonhoeffer)

 

Posta ricevuta

 

 

Questo l'appello di solidarietà ai Giudici Boccassini e Colombo che si può firmare online sul sito www.igirotondi.it :

 

"Abbiamo appreso che i Giudici Boccassini e Colombo sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Brescia a causa di un esposto di una fantomatica associazione di cittadini. Noi, come cittadini di tutta Italia, esprimiamo la nostra solidarietà ed il nostro ringraziamento a Ilda Boccassini e Gerardo Colombo per il loro impegno a difesa del rispetto della legge"

 

Sul sito anche la possibilità di scaricare, stampare ed esporre il logo "Solidarietà ai Giudici Boccassini e Colombo"

Gianluca Alfieri

 

logo

 

"In una vicenda sconvolgente, come quella che mi riguarda, che qualcuno faccia luce mi dà una speranza di verità”.Cesare Previti.

 

Questo il commento a caldo dell’imputato e condannato ( 11 anni in primo grado) alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dei p.m Ilda Bocassini e Gherardo Colombo per ABUSO D’UFFICIO.

 

Noi, agghiacciati da quest’ennesimo abuso di potere, di fronte a questa vendetta dei potenti contro la legalità, la democrazia, contro le basi stesse del vivere civile nel tanto celebrato Occidente libero, possiamo soltanto sperare – stavolta sì- di poter manifestare il nostro sdegno e la nostra solidarietà ai due magistrati in particolare e a tutto il potere giudiziario indipendente, assieme a tutti coloro che ancora credono alla Libertà.

Viva l’Italia, viva la Repubblica.

 www.democrazialegalita.it www.opposizionecivile.it

--------------------------------------------------------

 

Egregio sig. Benazzi,

        sono stato per lavoro all'estero ed ho potuto riprendere contatto con la mia posta solo oggi. Grazie a Lei per l'attenzione e mi ritenga uno dei lettori del Vostro sito. Mi iscriverò e, se Le interessa, Le invierò un articolo sulla Costituzione Europea che sto elaborando. Un fraterno saluto.

 

Mario Agostinelli

 

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Da “Rapporto quotidiano dei messaggi in amore” di MSM

Vetero-cattolici sfrattati a Regensburg

Il nuovo ecumenismo della Chiesa di Roma ovvero

"ultimi morsi della bestia che sta per morire"

Regensburg. Da 39 anni i cattolici romani ed i vetero cattolici usano la cappella di "Santa Maria della neve" in via Prinzenweg. Questa pacifica coesistenza fra i cristiani di due confessioni diverse finisce ora. Circa 200 vetero-cattolici devono abbandonare la cappella in data 1° ottobre 2003.

La spiegazione della curia vescovile della Chiesa cattolica romana è la seguente: una necessità di utilizzo della cappella da parte loro e diversità di vedute teologiche. I vetero-cattolici pagavano un affitto annuale di Euro 200,00 mentre i fedeli cattolici romani usavano la cappella 2 o al massimo 3 volte all’anno.

Il parroco Ralf Staymann è costretto a cercare un altro luogo di culto ma provvisoriamente la direzione della Chiesa evangelica-luterana è disponibile a offrire il proprio tempio. Ricordiamo che il nuovo vescovo cattolico romano di Regensburg Mons. Gerard Ludwig Müller, famoso per il suo corservatorismo, non ha permesso al parroco Staymann di predicare in una delle sue chiese in occasione del raduno delle varie confessioni cristiane durante la settimana ecumenica nel gennaio 2003. Secondo alcuni osservatori l’impedimento a celebrare nella cappella di "Santa Maria della neve" è da attribuirsi al suddetto vescovo.

E’ una "nuova primavera ecumenica" nella Chiesa di Roma oppure "l’agonia di una bestia che sta morendo"? Se i vetero-cattolici di Milano dall’ottobre del 2002 hanno iniziato un gemellaggio con i fratelli di Regensburg, la perdita del luogo di culto da parte di entrambe le comunità nello stesso periodo dimostra che siamo dei veri e propri gemelli…

 

Un caro saluto fraterno e piena solidarietà di Orientamenti ecumenici agli amici vetero cattolici qui iscritti tramite una loro ML siciliana… Invitiamo con l’occasione tutte le comunità cristiane e non a segnalare a O.E. gli abusi , i comportamenti scorretti, le manifestazioni di intolleranza di qualsiasi natura, per una pubblica denuncia dei fatti stessi. Si segnala a questo proposito che un responsabile cattolico di area carismatica (appartenente alla Diocesi di Milano) abbia ormai consolidato una sistematica censura dei messaggi di questa ML sul newsgroup moderato “it.cultura.cristiani  - Ripartire da Cristo”. Siamo convinti che il Cristo di cui lui fa riferimento se ne stia ben alla larga da questi comportamenti… Non gli bastava – tra l’altro -  averci definito pubblicamente mesi or sono come rappresentati della cultura della morte (in rif. alla Legge 194) e antitesi del messaggio cristiano…

Credo che sia il caso di interrogarci sul senso dell’attuale presenza evangelica all’interno del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, stante il clima generale (e visto e considerato anche certi volantini sulla festa del Creato del 4 ottobre 2003 veramente di basso profilo, in termini di contenuto!) …. La domanda che mi pongo e che pongo anche ai miei pastori è se questa presenza serve a dare solo una parvenza di facciata presentabile alle Istituzioni ecclesiastiche e in particolare a quella maggioritaria? … E se non sia invece il caso di dedicare maggiore e più partecipata  attenzione alla città e alla vita attiva (culturale, sociale, politica, etnica e interreligiosa,…) dei  milanesi e dei nuovi immigrati.

Le nostre chiese rimangono giustamente chiuse durante la settimana ma il mondo, con Dio, è (fortunatamente) sempre aperto, 7 giorni su 7. Di questo ne dobbiamo tenere conto, anche perché proprio di questo mondo, bello e/o brutto che sia, ne facciamo parte…mentre dei salotti con buffet di pasticcini e minuetti di parole vuote ne possiamo fare anche a meno!

Conviene riflettere seriamente sulle parole del presidente dell’ARM, Choan-Seng Song, qui di seguito riportate su un articolo di NEV. Ritornare nelle piazze con i nostri simboli e la nostra visione del mondo, è a ben vedere il modo migliore per ritornare alle nostre radici  e dare pubblica testimonianza della nostra Fede, senza timore alcuno. Lasciare il campo aperto ai soli pentecostali e agli evangelicals sarebbe tra l’altro un errore strategico che potrà costarci in futuro molto caro…  non solo a noi ma anche all’Italia. E questo interessa molti e non solo i 50.000 protestanti, membri di chiesa paganti.

MB

 

Gentile Maurizio,

                          perdonami se ti rubo un momento per segnalarti che da pochi giorni è uscito il mio ultimo libro ("Vocabolario minimo del dialogo interreligioso. Per un'educazione all'incontro tra le fedi", EDB Bologna), dedicato alla situazione attuale del dialogo interreligioso. E' sotto gli occhi di tutti, infatti, come la diversità religiosa sia entrata di prepotenza sulla ribalta mediatica. L'obiettivo, umile, del volumetto è di contribuire a tracciare le basi e i presupposti di un incontro serio fra donne e uomini di fede cristiana con donne e uomini di fede "altra", sulla linea di filoni ben presenti nella rivelazione biblica e nella storia delle chiese cristiane. Il  prezzo è di otto euro, mentre le pagine sono 120 perché ho ritenuto utile - in un frangente come quello che stiamo attraversando - riportare il testo integrale della "Charta Oecumenica" proclamata dalle chiese europee nel 2001. L'introduzione è firmata dall'amica Maria Vingiani, fondatrice del Segretariato Attività Ecumeniche e una delle figure più rilevanti del cammino del dialogo (ecumenico e interreligioso) in Italia e oltre. L'augurio è che il "Vocabolario minimo..." contribuisca a favorire il dibattito su questi temi, sempre più centrali e controversi, ma anche necessari per comunità cristiane che abbiano preso sul serio l'imperativo evangelico dell'apertura all'altro. Da parte mia, resto a disposizione per discuterne e confrontarmi con chi sia disponibile a farlo.

 

 

 Con amicizia, ringraziandoti dell'attenzione e del paziente lavoro che ci offri!

 

 shalom - salaam - pace

 

 Brunetto Salvarani

 

Caro Brunetto, non ricevo, come abbonato, il tuo mensile e – salvo mio svista – non risulta mai pubblicato l’intervento di O.E. su quelle pagine, a proposito della posizione di D. Bonhoeffer sul Concilio ecumenico. Fammi sapere, grazie.

Shalom

Maurizio

 

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Caro fratello, cara sorella in Cristo

 

Ti consigliamo di rivisitare il nostro sito, sempre più multimediale,

per scoprine le novità. Grazie alla disponibilità dell'autrice,

è possibile scaricare il saggio di Febe Cavazzuti Rossi

"Presenza Evangelica nel Veneto del 1800", che trovi

all'indirizzo www.protestanti-brescia.it/presenza.pdf.

Oltre al valore storico è una fonte di insegnamenti

per la realtà odierna del nostro mondo evangelico.

 

Che il Signore ti benedica e arrivederci a presto

 

 

CHIESA EVANGELICA Valdese di Brescia

Una comunità cristiana giovane, accogliente, internazionale

www.protestanti-brescia.it [sito rinnovato e ampliato]

 

METHODIST-PRESBYTERIAN Church in Brescia

A young international congregation with a varied range of activities

www.protestanti-brescia.it [new website]

 

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GUANTANAMO BAY: E’ TEMPO DI PORRE FINE AL LIMBO LEGALE, CHIEDE AMNESTY INTERNATIONAL

 

La possibilita’ che l’amministrazione statunitense sospenda i procedimenti legali contro i cittadini di nazionalita’ britannica detenuti a Guantanamo Bay solleva piu’ interrogativi che risposte. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, ribadendo la sua assoluta opposizione all’avvio dei processi di fronte alle commissioni militari.

 

“Sospendere i procedimenti legali contro persone i cui diritti sono gia’ stati sospesi da oltre un anno perpetuerebbe la situazione di limbo legale” – ha commentato l’organizzazione per i diritti umani.

 

Il 3 luglio il Pentagono ha annunciato che il Presidente Bush aveva indicato sei cittadini stranieri detenuti a Guantanamo Bay come le prime persone destinate a essere sottoposte all’Ordine militare del novembre 2001. Questo atto prevede la detenzione a tempo indeterminato senza accusa ne’ processo, oppure lo svolgimento di un processo di fronte alle commissioni militari, nei confronti di persone sospettate di essere coinvolte nel “terrorismo internazionale”. Le commissioni militari hanno il potere di emettere condanne a morte, contro le quali non e’ possibile appellarsi ad alcuna corte.

 

Come e’ emerso in seguito, due dei sei detenuti indicati dal presidente Bush, Moazzam Begg e Feroz Abbasi, sono cittadini

britannici, cosa che ha causato profonda preoccupazione nel Regno Unito. Le autorita’ statunitensi non hanno ancora formulato le accuse nei confronti dei sei detenuti ne’ hanno istituito le commissioni militari.

 

“Chiediamo al governo degli Stati Uniti non solo di sospendere la nomina delle commissioni militari ma di rinunciare definitivamente a questi procedimenti iniqui” – ha affermato Amnesty International – “e di farlo non soltanto nel caso dei cittadini britannici ma di chiunque delle centinaia di cittadini stranieri detenuti a Guantanamo Bay, nella

base aerea di Bagram in Afghanistan e in ulteriori ignoti centri di detenzione nel mondo”.

 

Amnesty International ha ribadito la propria richiesta affinche’ tutte le persone che si trovano sotto custodia statunitense abbiano accesso all’assistenza legale e siano in grado di contestare dinanzi a un tribunale la legittimita’ della propria detenzione. Se sospettate di aver commesso un reato, queste persone dovrebbero essere incriminate

per un reato di accertata natura penale e sottoposte a processo entro un termine ragionevole, secondo una procedura pienamente conforme al diritto internazionale e senza ricorrere alla pena di morte. In caso contrario, dovrebbero essere rilasciate.

 

Ieri il presidente Bush ha affermato, a proposito dei detenuti di Guantanamo Bay, che “l’unica cosa che so per certo e’ che sono cattive persone”.

 

“Mostrando ancora una volta profondo disprezzo per la presunzione di innocenza, il presidente Bush ha fatto chiaramente capire perche’ le commissioni militari non potranno assicurare giustizia” - ha commentato Amnesty International, sottolineando che l’esecutivo, guidato dal presidente Bush, controlla le commissioni e i loro verdetti, decidendo anche sulla vita e la morte dell’imputato.

 

“E’ tempo di porre fine a questo limbo legale e che gli USA riconoscano di aver preso la strada sbagliata con l’Ordine militare del novembre 2001. La sicurezza internazionale si consegue attraverso la piena osservanza del diritto internazionale e il rispetto degli standard in materia di diritti umani fondamentali” – ha concluso Amnesty International.

 

 

 

NOTIZIE DA NEV - ROMA

Riunito a Torre Pellice il Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale

Roma (NEV), 23 luglio 2003 - Dall’8 al 15 luglio si è riunito a Torre Pellice (TO), nelle Valli valdesi, il Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale (ARM). Presenti una sessantina di delegati provenienti da tutti i continenti. L’ARM riunisce oltre 75 milioni di fedeli delle chiese congregazionaliste, presbiteriane, riformate e unite che si rifanno alla Riforma del XVI secolo: 214 chiese in 106 paesi di tutti i continenti. Ne è membro anche la chiesa valdese.

In apertura dell’incontro il presidente dell’ARM, Choan-Seng Song, membro della chiesa presbiteriana di Taiwan, ha espresso critiche al movimento ecumenico ritenuto troppo "istituzionalizzato", e ha lanciato una sfida alle chiese affinché lo rivitalizzino. Va cercata una visione di un "nuovo movimento ecumenico" che possa spingere i cristiani di tutto il mondo ad attivarsi. In un mondo sottoposto a continui mutamenti "le organizzazioni ecumeniche, troppo conservatrici, legaliste e rigide, vanno riformate" ha dichiarato Song.

Nel corso dei lavori il Comitato esecutivo ha rinnovato il suo impegno in difesa della vita, per la giustizia sociale e la salvaguardia del creato, invitando le chiese a partecipare con forza alla lotta contro la povertà e per la protezione dell’ambiente. Tra altre cose questo Comitato esecutivo ha approvato l’invio di una delegazione in Madagascar, dove le prossime elezioni presidenziali rischiano di creare divisioni tra le chiese presenti sull’isola. Su pressione della chiesa presbiteriana di Taiwan, fortemente impegnata sul fronte della difesa dei diritti umani, il Comitato esecutivo in un comunicato ha altresì espresso "comprensione" per la volontà del popolo taiwanese di arrivare all’autodeterminazione e all’indipendenza dalla Repubblica di Cina.

Avviata anche una maggiore collaborazione con le Chiese di Cristo (o Discepoli di Cristo), una denominazione di tradizione riformata che risale al XIX secolo e che fonda le sue origini nei movimenti religiosi statunitensi di frontiera. Il "Consiglio ecumenico dei Discepoli" conta una quarantina di chiese membro in tutto il mondo che insieme raccolgono circa 1 milione di fedeli; 23 tra queste sono già membri dell’ARM. E’ stata poi accolta la richiesta di adesione all’ARM da parte della Chiesa evangelica del Camerun fondata nel 1957 e che oggi conta circa 1,2 milioni di fedeli e 300 pastori, tra cui 9 donne.

Questo alle Valli valdesi era l’ultimo incontro del Comitato esecutivo prima del prossimo appuntamento mondiale: con il motto "Affinché possiate tutti avere una vita in pienezza" dal 30 luglio al 12 agosto 2004 ad Accra in Ghana si svolgerà infatti il 24esimo Consiglio generale dell’ARM (massimo organo decisionale dell’Alleanza). Il Consiglio generale si riunisce ogni 7 anni per delineare le direttive programmatiche dell’ARM e per eleggere il nuovo Comitato esecutivo, incluso il presidente, tramite i delegati delle 200 e oltre denominazioni membro. Attesi all’incontro del 2004 più di 1000 persone tra delegati, osservatori, ospiti e organizzatori. (nev/gc)

 

 (NEV/ENI) – Storica decisione per la Chiesa Unita d’Australia che nel corso dei lavori della sua Assemblea nazionale (Melbourne, 17 luglio) ha varato a grande maggioranza l’accettazione nel proprio corpo pastorale di persone dichiaratamente omosessuali. Ciononostante la decisione non sarà vincolante: le singole comunità potranno decidere caso per caso. La decisione rischia però di rallentare il cammino verso l’unificazione con la Chiesa anglicana, ma, secondo il presidente della Chiesa Unita, Dean Drayton, "la chiesa non può essere meno inclusiva, meno compassionevole, meno aperta della società in cui si trova". La Chiesa Unita d’Australia è nata nel 1977 come unione delle chiese congregazionaliste, metodiste e presbiteriane del paese; è la maggiore denominazione cristiana dell’Australia e riunisce oltre 1 milione di fedeli.

 

Winnipeg (Canada): è in corso la X Assemblea della Federazione luterana mondiale

Fino al 31 luglio luterani di tutto il mondo si confrontano sul tema della guarigione

Roma (NEV), 23 luglio 2003 - Più di 800 persone provenienti da ogni parte del mondo in questi giorni stanno partecipando nella città di Winnipeg, in Canada, alla X Assemblea della Federazione luterana mondiale, FLM, (21-31 luglio). "Per la guarigione del mondo": è questo il tema dell’Assemblea che il presidente uscente, il vescovo luterano tedesco Christian Krause, ha definito come "straordinariamente rilevante al giorno d’oggi". Krause ritiene che la comunione delle chiese luterane – insieme ad altre religioni - è oggi confrontata da una importante sfida: cercare "le vie che possano portare verso la pace e l’integrità del creato", ed ha ricordato alle chiese cristiane, e alle altre comunità religiose, l’obbligo di essere attivamente impegnati nella lotta contro la povertà, l’ingiustizia ed ogni altra forma di violenza nelle società.

Dall’ultima Assemblea, svoltasi a Hong Kong nel 1997, sono stati fatti passi significativi in ambito ecumenico e soprattutto nel dialogo con la chiesa cattolica, ha inoltre sottolineato il presidente Krause. Si pensi alla Dichiarazione congiunta sulla giustificazione firmata nel 1999 con la Chiesa cattolica che Krause vede come "un punto di partenza verso il superamento di una divisione di quasi 500 anni" tra luterani e cattolici romani. "Quel che è rimarchevole è che le due parti in dialogo siano riuscite a trovare un consenso su delle verità fondamentali – prosegue Krause –; la firma posta sulla dichiarazione congiunta non rappresenta un punto d’arrivo, ma una colonna: disponiamo ora di una base sulla quale costruire ed andare avanti, ed è questo che dobbiamo fare".

In un rapporto intitolato "Da Hong Kong a Winnipeg" il segretario generale Ishmael Noko – per conto del Consiglio - illustra vita e lavoro degli ultimi sei anni della FLM (il testo in inglese è scaricabile da Internet al sito http://www.lwf-assembly.org/sixyear.html). L’Assemblea - che si tiene ogni sei anni e che è il massimo organo decisionale della FLM – si è aperta il 21 luglio con un culto solenne nella cattedrale cattolica di S. Bonifacio di Winnipeg. Relatore principale è Margot Käsmann, vescovo di Hannover (Germania). La FLM conta 136 chiese membro (per un totale di 61,7 milioni di fedeli) in 76 paesi. (nev/gc)

 

Si apre a Chianciano la XL sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche

Dopo l’Enciclica, annunciata l’"astensione eucaristica": "Staremo in preghiera e meditazione"

Roma (NEV), 23 luglio 2003 - E’ giunta alla sua quarantesima edizione la Sessione annuale di formazione promossa dal Segretariato attività ecumeniche (SAE). L’incontro, che si aprirà il 26 luglio per chiudersi il 1° agosto, si svolgerà a Chianciano Terme (SI) e sarà incentrato sul tema: "Leggere i segni: Europa, culture, religioni". Il tema di quest’anno è quello della profezia: a discuterne sono stati invitati relatori di parte cattolica come Giuseppe Ruggieri, Enzo Bianchi, Enrico Chiavacci, Giovanni Cereti; per i protestanti saranno presenti, tra gli altri, Ermanno Genre, decano della Facoltà valdese di teologia; le pastore Teodora Tosatti ed Eliana Briante; la presenza ortodossa sarà garantita da Athanase Hatzopoulos, della Chiesa ortodossa greca e da Zeno Popescu, della Chiesa romena. Come sempre accade nelle sessioni del SAE, sono anche previsti interventi di personalità ebraiche come Amos Luzzatto e il rabbino Joseph Levi. Nella sessione di quest’anno, si prevede inoltre una "cattedra dei giovani" alla quale parteciperanno anche esponenti del mondo islamico.

Un approccio "laico" al tema della profezia sarà quindi offerto dal politologo Gian Enrico Rusconi, dell’Università di Torino, e dall’antropologo Roberto Mancini. La sessione sarà attenta anche alla situazione europea e raccoglierà i contributi di Aldo Giordano (Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa - CCEE) e di Luca Negro (Conferenza delle chiese europee - KEK).

A presiedere la sessione sono stati invitati il cattolico Simone Morandini, docente a Venezia, e il protestante Paolo Naso, direttore del mensile "Confronti" e della rubrica "Protestantesimo" (RAIDUE).

Come sempre nel corso della sessione si prevedono alcuni momenti liturgici: alcuni "comuni", altri, benché caratterizzati confessionalmente, aperti alla presenza ed alla partecipazione di esponenti delle altre confessioni. Naturale che, a poche settimane dall’emanazione dell’Enciclica "Ecclesia De Eucharistia", si ponesse cruciale il problema della separazione o dell’ospitalità eucaristica. Sulla questione il SAE non ha una posizione propria ma in generale, nel corso delle diverse sessioni, se qualcuno ha vissuto con imbarazzo e dolore la "separazione" nel momento dell’Eucaristia o della Cena del Signore, altri invece hanno espressamente condiviso la "Cena" di un’altra confessione. Quest’anno, alla luce delle norme espresse nell’Enciclica, la situazione si annuncia più dolorosa. Ne ha preso atto il Comitato esecutivo del Segretariato – cui partecipano sia cattolici che protestanti ed ortodossi – che in un testo del 10 luglio parla espressamente di "disagio". "Per molti dei partecipanti alle sessioni – si legge infatti – le eucaristie confessionali…sono vissute come vere e proprie lacerazioni. L’intensa comunione fraterna sperimentata nell’ascolto della Parola, nella riflessione e nella preghiera deve arrestarsi, prima di poter condividere il pane e il vino eucaristici". I membri del Comitato annunciano quindi che si asterranno "dalla partecipazione alla mensa del pane e del vino offerta dalla rispettiva chiesa". "Resteremo al nostro posto – affermano – in piedi, in preghiera e meditazione: se la partecipazione alla mensa del Signore non può oggi essere condivisa, può esserlo almeno il dolore, l’attesa e la speranza di una comunione piena". (nev/gu)

 

Proseguono i festeggiamenti per il tricentenario della nascita di Wesley

A Potsdam (Berlino) più di 800 metodisti di tutta Europa per celebrare la ricorrenza

Roma (NEV), 23 luglio 2003 – Proseguono soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti le iniziative e i festeggiamenti per il tricentenario della nascita del fondatore del metodismo John Wesley (1703-1791). Fino a ottobre Epworth (Inghilterra), cittadina natale di Wesley, sarà luogo di celebrazioni, parate, eventi musicali, nonché meta di numerosi pellegrini provenienti da tutto il mondo (vedi http://www.wesley2003.org.uk/events2.htm).

Negli Stati Uniti la Chiesa metodista unita (http://www.umc.org/index.asp) è promotrice di numerosi dibattiti e conferenze sul personaggio (vedi a proposito il sito www.umc.org/headlines/wesley_tercentenary/us_happenings.htm).

A fine mese invece si svolgerà vicino Berlino, nella penisola di Hermannswerder a Potsdam (dal 30 luglio al 3 agosto) il Festival metodista per il 300esimo compleanno di Wesley. Promosso dal Consiglio metodista europeo il Festival vuole essere un raduno festoso per le famiglie, i giovani, e i meno giovani. Attese più di 800 persone da tutta Europa per festeggiare, ascoltare la Buona Novella, parlare insieme di fede in studi biblici, culti, piccoli gruppi (Wesley groups), laboratori e numerosi dibattiti. Non mancheranno l’intrattenimento musicale, e sono previste anche attività sportive e ricreative. (Per saperne di più: http://www.emk.de/aktuelles/396_560.htm).

Per il tricentenario della nascita di Wesley, in Argentina si è pensato di dedicare una piazza al fondatore del metodismo: a Rosario, Santa Fe, gli si renderà omaggio collocando sulla piazza un monolito con la scritta "Plaza John Wesley, 1703-1791". (Per ulteriori approfondimenti rimandiamo alla scheda in questo numero, nonché all’esauriente sito http://wesley.nnu.edu/JohnWesley.htm). (nev/gc)

 

 (NEV/PE) – Soddisfazione per i progressi registrati nel dialogo tra protestanti e ortodossi nell’ambito del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), è stata espressa dal pastore Konrad Raiser, segretario generale dell’organismo ecumenico, al suo rientro a Ginevra dopo una visita al Patriarcato ortodosso di Mosca, dove ha incontrato il metropolita Kirill. Nel corso del colloquio sono stati affrontati alcuni dei temi al centro del dibattito tra protestanti e ortodossi: dall’ordinazione pastorale delle donne all’ecumenismo, dalla liturgia al processo decisionale nel Consiglio ecumenico delle chiese. Ambedue i leader hanno tenuto a sottolineare l’importanza del CEC come sede di dibattito sul ruolo delle chiese nella società contemporanea.

(NEV/ENI) – Significativo passo avanti verso un riavvicinamento, dopo circa 250 anni, tra gli anglicani e i metodisti inglesi. Domenica scorsa il Sinodo generale della Chiesa anglicana ha approvato a grande maggioranza una delibera che definisce "una priorità l’impegno a superare i pochi ostacoli che ancora impediscono l’unità organica tra le due chiese". La settimana precedente la Conferenza della Chiesa metodista inglese aveva approvato un analogo ordine del giorno. Precedentemente, nel 1969 e nel 1972, la Chiesa anglicana aveva respinto analoghi tentativi di riavvicinamento.

 (NEV/ADN) – Con un ufficio aperto a Baghdad, l’organizzazione assistenziale della Chiesa avventista, ADRA, ha rafforzato la sua azione di soccorso alla popolazione irachena. Presente in Iraq con programmi assistenziali fin dal 1995, ADRA dopo il recente conflitto ha svolto la sua azione prevalentemente nel Nord del paese, distribuendo viveri, medicinali e materiali vari ad oltre 12 mila iracheni vittime della guerra.

(NEV) – Un articolo della giornalista israeliana Yael Artzi sul piano di pace per la Palestina apre il numero di luglio/agosto di "Voce Evangelica", mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera. In sommario anche una corrispondenza da New York della teologa Gabriella Lettini sulle critiche delle chiese americane al governo Bush, un dossier sul recente Kirchentag ecumenico e uno studio del teologo Settimio Monteverde sui problemi della bioetica. Al centro del numero un ampio inserto sulla vita delle comunità. Voce Evangelica, via Landriani 10, CH 6900 Lugano.

(NEV) – Con Noè, costruttore dell’Arca, il mondo si rigenera e la storia dell’umanità ha un nuovo inizio; il suo, infatti, è il resoconto della più grande delle catastrofi e al contempo della sopravvivenza e della vita. Catastrofe e salvezza diventano un solo tema, collegandosi a un unico Dio: la storia di Noè diventa un’incalzante domanda su Dio stesso. Nel saggio "Noè, la storia di un sopravvissuto" (Editrice Claudiana, pagg. 239, euro 18,50) Jürgen Ebach, docente di Antico Testamento all’Università di Bochum, Germania, propone un’accurata lettura del testo di Genesi e, successivamente, analizza la ricezione, l’utilizzo e gli effetti della storia di Noè nella cultura occidentale: dalle metafore e simboli del mondo babilonese alle odierne bandiere della pace.

(NEV) – L’Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla Commissione Europea il progetto per l’accoglienza di un volontario/a presso l’International Centre di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 – 31 maggio 2004. L’ICB è un centro culturale impegnato nella promozione della pace attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale, situato nel centro della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.

(NEV/ENI) – Mentre lo Zimbabwe sembra scivolare senza speranza nel caos e nell’anarchia, le chiese cristiane del paese lanciano un forte appello "per la guarigione e la riconciliazione di una società malata". La Comunione Evangelica, il Consiglio nazionale delle chiese e la Conferenza episcopale cattolica hanno dato vita insieme ad un progetto di assistenza psicologica alle migliaia di vittime "di una violenza brutale e senza futuro"

(NEV) – E’ in distribuzione il numero di luglio-agosto di "Confronti", mensile di fede, politica e vita quotidiana, diretto dal Paolo Naso. In sommario articoli sul recente "Kirchentag ecumenico" di Berlino, la difficile situazione in Iran, il "lexicon" vaticano sull’etica, interviste a Chiara Lubich e Jean Baubérot, cultura, politica, ebraismo e rubriche di libri, cinema, musica. Confronti, via Firenze 38, 00184 Roma.

(NEV/ICP) – "Gesù partecipava pienamente alla vita sociale del suo popolo e così è chiamata a fare la nostra chiesa". In una lettera pastorale intitolata significativamente "Fede e società", il vescovo luterano di El Salvador, Medardo Gomez, esorta le comunità luterane del paese a partecipare attivamente alla vita sociale della nazione "rispondendo così ad un preciso comandamento evangelico che impone ai credenti di porsi al servizio del prossimo".

 

APPUNTAMENTI

ROCCA di PAPA (RM) – Da giovedì 24 a lunedì 28, 2° incontro mondiale delle famiglie interconfessionali sul tema "Uniti nel battesimo e nel matrimonio". A Villa Mondo Migliore, via dei Laghi 10; segreteria: 02 89126168.

TORINO – venerdi 25, nell’ambito del Congresso internazionale di sociologia delle religioni, Roberto Cipriani presenta la seconda edizione del libro di Enzo Pace e del pastore Eugenio Stretti: "Il pluralismo delle fedi: i nuovi movimenti religiosi". Alle 15 al Teatro Massimo.

CHIANCIANO TERME (SI) – dal 26 luglio al 1° agosto, XL sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche, sul tema: "Leggere i segni dei tempi: Europa, culture, religioni"; segreteria: 02-878569

MEANA di SUSA (TO) – domenica 3 agosto, conferenza del pastore Giorgio Bouchard su "I Puritani e l’America". Alle 17 nel tempio di Campo del Carro.

PRALI (TO) – dal 3 al 10 agosto, al Centro ecumenico Agape, campo politico internazionale su "Propaganda globale e alternative"; segreteria: 0121 – 80 7514.

ROCCA di PAPA – dall’11 al 22 agosto, al Centro evangelico battista, campo per famiglie diretto da Mario Marziale sul tema "La creazione e il Creatore"; segreteria: 06 9499014.

TELEVISIONE – domenica 3 agosto, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" manda in onda un numero con servizi su i cristiani in Egitto e un ricordo del pastore battista Martin Luther King. Replica lunedì 2 alle 24 e lunedì 11 alle 10 sempre su RAIDUE.

RADIO – ogni domenica mattina alle 7.30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" trasmette una predicazione (3, 10 agosto, pastore Domenico Tomasetto), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

 

 

SCHEDA

John Wesley, fondatore del metodismo (1703-1791)

Figlio di un pastore anglicano e di Susanna Annesly (figlia di uno dei maggiori teologi puritani), John Wesley nasceva nel 1703 nella casa pastorale di Epworth, nella Contea inglese del Lincolnshire.

Mandato a studiare ad Oxford, costituì con il fratello Charles ed alcuni amici una specie di associazione retta da regole strettissime: tutti i membri si impegnavano a studiare metodicamente la Bibbia, a praticare l'elemosina e ad accostarsi settimanalmente alla Santa Cena. Vennero perciò chiamati "the holy club" (il santo club), oppure: "i metodisti", nome destinato a restare per sempre al movimento wesleyano. Dopo gli studi ad Oxford fu ordinato pastore anglicano nel 1728.

Nel 1738 - dopo essere stato alcuni anni in missione oltreoceano presso i coloni e gli indiani della Georgia, Nord America, (esperienza che si rivelò insoddisfacente) - Wesley, tornato a Londra e ascoltando la lettura dell’introduzione di Lutero all’epistola ai Romani, ebbe una profonda conversione: si convinse che non doveva più tormentarsi per la propria salvezza, ma che l’unica risposta all’esperienza del dono della salvezza, offertoci gratuitamente da Dio in Cristo, è quella di portare questa conoscenza salvifica agli altri. Da questa consapevolezza nasceva tutta la sua opera successiva. Egli dedicherà tutta la sua vita a diffondere un’esperienza religiosa centrata sulla scoperta dell’amore di Dio, del perdono e della salvezza gratuita. Wesley cominciò a rivolgersi alle masse proletarie predicando fuori dalle chiese, nelle vie e nelle piazze, ritenendo che fosse il mezzo migliore per raggiungere le masse diseredate che rimanevano fuori dalla chiesa ufficiale. Si stabilì a Kingswood, centro minerario, dove costruì per i minatori una cappella e una scuola, inaugurando così quell’unione tra predicazione e opere sociali che rimarrà caratteristica del metodismo. Presto prese a predicare anche in altri centri industriali, e per 50 anni si dedicò alla predicazione itinerante. Il suo famoso detto: "la mia parrocchia è il mondo" non è del tutto ingiustificato se si pensa che predicò 42 mila volte percorrendo più di 322mila chilometri.

La prima "Società metodista" nacque quando un centinaio di persone a Londra chiese a Wesley di formare una società religiosa sotto la sua guida. Fu l’origine di un sistema tipico del metodismo: la società venne poi divisa in gruppi più piccoli chiamati "classi", a capo dei quali vennero messi dei responsabili, sia uomini che donne. E' interessante notare che questa organizzazione capillare e democratica del movimento metodista venne poi imitata da altri movimenti religiosi e in particolare dai nascenti sindacati (trade unions). Vennero istituiti - seguendo la dottrina luterana del sacerdozio universale - dei predicatori laici per ovviare alla mancanza di pastori ordinati, data l’ostilità della chiesa ufficiale. Accanto ai predicatori laici furono istituiti anche dei "predicatori locali" che - a differenza dei primi - mantenevano il proprio lavoro quotidiano.

Fin dall’inizio della sua predicazione Wesley dovette combattere su due fronti: le autorità della sua chiesa, e i padroni che vedevano di mal occhio che le masse prendessero coscienza di sé. Presto la sua azione si estese anche all’America, dove il risveglio si consolidò su linee wesleyane. Verso la fine della vita di Wesley il movimento si andava facendo chiesa; ma fu solo dopo la sua morte, nel 1795, che le Società metodiste scoprirono di possedere le caratteristiche necessarie per costituire una chiesa indipendente.

Il movimento fondato da Wesley, evocando una sorta di labourismo cristiano "ante litteram", ebbe un’enorme successo durante il XIX secolo tra la classe operaia. Il metodismo, sorto poco più di 250 anni fa, si è sviluppato con un ritmo tale da presentarsi oggi come una delle più grandi e diffuse chiese evangeliche: è il frutto del più grande risveglio che il mondo protestante storico abbia mai sperimentato. In particolare nei paesi del Sud America, dell’Africa e dell’Asia si è registrata negli anni recenti una vera e propria impennata dei membri delle chiese metodiste che arrivano oggi a circa 70 milioni. I metodisti nel mondo sono membri attivi del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra.

Sono e furono metodisti 5 presidenti degli Stati Uniti, tra cui George W. Bush; 3 vice-presidenti statunitensi tra cui l’attuale Dick Cheney, nonché la senatrice ed ex first lady Hillary Clinton. Tra le personalità provenienti dal mondo metodista da annoverare anche Nelson Mandela. Tra i più autorevoli esponenti del metodismo italiano ricordiamo lo storico Giorgio Spini, noto per i suoi studi sull’età moderna.

 

 

 


#274 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Sab 26 Lu 2003 8:45 am
Oggetto: L'appello della LAV contro la sperimentazione animale e la petizione sull' Iraq
mauriziobenazzi
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Da settimana prossima viene momentaneamente sospeso il servizio di informazione di O.E. :  buone vacanze !

...Cercheremo in ogni caso di non lasciarvi a digiuno per tutto il mese di agosto... promesso.

 

 

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Parola per sabato 26 luglio 2003

 

Il cuore dell'uomo medita la sua via,

ma il SIGNORE dirige i suoi passi.

Proverbi 16:9

 

Gesù disse a Simone e ad Andrea:

"Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini."

Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono.

Matteo 4:19.20

 

 

 

 

Ne soyez pas abattus ! - Non siate abbattuti !

 

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Dans notre marche avec Dieu, il y a toujours un temps pour semer, un temps pour récolter. Le temps des semailles est spécialement réservé pour jeter les grains. J´ai eu à observer ce processus de près, lorsque j´étais missionnaire au sein du peuple Gbagyi, dans le nord du Nigeria, un village où tout le monde était agriculteur. Le temps des cultures là-bas dure de Novembre (quand la pluie commence) jusqu´à Décembre (quand la dernière moisson arrive).
J´ai découvert que sur les neuf mois que durent les cultures, seulement une petite période était réservée à la récolte. Le reste du temps est alloué pour les semailles, le sarclage, à replanter, re-sarcler..etc. C´est beaucoup de travail manuel, sans résultats immédiats.


 De la même manière, dans le vie, il y a des moments où tout ce que nous devons faire, c´est de continuer à oeuvrer fidèlement, même si nous ne voyons pas les résultats que nous escomptons. Ce sont des moments où nous pouvons affirmer, comme
Pierre : « Maître, nous avons peiné toute la nuit, sans rien prendre » Luc 5 : 5


 Mais aussi vrai qu´il y a un temps pour semer, il y aura aussi un temps pour récolter, si nous ne trichons pas, si seulement nous pouvions continuer fidèlement dans ce que Dieu a mis sur notre coeur. Si nous pouvions nous dépasser, comme
Pierre l´a démontré, en disant : « Mais puisque tu dis de le faire, je jetterai les filets ». Si nous pouvons dire : « Seigneur, j´ai dépensé toute mon énergie pour rien. Je ne vois aucun fruit dans mes efforts, mais je vais continuer à faire ce que tu m´as dit de faire ! », Dieu, dans son amour, interviendra en notre faveur.

 

Je crois, par exemple, que si nous portons la Bonne Nouvelle aux nations pour faire d´elles des disciples de Jésus, nous devons nous armer d´une certaine ténacité qui nous permette d´avancer ; car nous sommes sûrs que Dieu veillera à ce que notre travail consciencieux et assidu porte des fruits. Ne nous lassons pas de faire le bien, de poursuivre les rêves que Dieu nous a donnés, «...  car si nous ne nous décourageons pas, nous aurons notre récompense au moment voulu » Galates 6 :9

 

 

 

 

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA III COMMISSIONE
SANITA' DELLA REGIONE LOMBARDIA 

 

 

Cari amici, 
in Italia, più di 3000 animali al giorno vengono vivisezionati. La sperimentazione animale è un errore metodologico che vede nell'animale il modello sperimentale per l'uomo: chi la pratica è al corrente del fatto che nessuna specie animale può essere modello sperimentale per nessun'altra (per via delle diversità metaboliche, fisiologiche, biochimiche ...), tuttavia la vivisezione "serve" per aumentare e accellerare il commercio di nuove specialità farmacologiche, per aumentare il profitto delle case farmaceutiche e per favorire le carriere dei ricercatori che la praticano; e cosa più drammatica è che la vivisezione è obbigatoria, e quindi legale,  regolamentata in Italia dalla L.Q. 116/92.

 

Oltre alle migliaia di animali utilizzati nella ricerca "scientifica", molti vengono usati nei laboratori didattico-dimostrativi di alcune facoltà Universitarie. Gli esperimenti nei quali vengono impiegati sono sempre gli stessi e si ripetono anno dopo anno. Gli studenti hanno la possibilità di arrivare alla laurea utilizzando metodi sostitutivi, che non prevedono l'impiego di animali; questo grazie alla L. 413/93 che consente a studenti/lavoratori di dichiarare la propria obiezione di coscienza ad ogni atto connesso alla sperimentazione animale.

 

Al Consiglio Regionale della Regione Lombardia sono depositati ben 2 progetti di legge che di fatto vietano l'impiego di animali nelle Università della Regione per scopi didattico-dimostrativi. Abbiamo la possibiltà di fermare questa inutile tortura e allo stesso tempo di formare i futuri ricercatori con metodi scientificamente validi.

 

Chiediamo di inviare il testo lettera proposto in calce al

Presidente della III Commissione Sanità del Consiglio Regionale,
affinchè vengano presto messi in discussione i due progetti di legge.
Vi chiediamo inoltre di diffondere questo messaggio

 

Grazie a tutti per la collaborazione e come sempre saluti animalisti!

LAV - LEGA ANTIVIVISEZIONE

DELEGAZIONE PROVINCIALE DI MILANO


Testo lettera da innviare a:
Presidente Commissione III Regione Lombardia Dott. Carlo Saffiotti
Fax.alla c.a. di Presidente Commissione III, Carlo Saffiotti: 02.67482517
e-mail:
IIIcommissione@...
posta prioritaria: Presidente Commissione III Carlo Saffiotti,
Via Fabio Filzi n.29 20124 Milano

OGGETTO: PDL 0286; PDL  0317  - DI INIZIATIVA CONSILIARE

 

Norme per la vivisezione.

 

Lo scorso anno, il Consiglio Regionale, su proposta del Consigliere Monguzzi, approvò una risoluzione con la quale si esprimeva a favore della sostituzione dell'uso di animali nei laboratori didattico-dimostrativi delle Università Italiane con metodi alternativi che non impiegano animali e si assumeva l'impegno a compiere tutti gli atti necessari per favorire la diffusione dei metodi alternativi negli atenei della Regione.

Questa risoluzione è nata in seguito ad una contraddizione presente nell'ordinamento giuridico italiano:

il D.L.n.116/92, per ciò che riguarda gli esperimenti su animali per semplice scopo didattico, autorizza i medesimi soltanto in caso di inderogabile necessità e qualora non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi;

il D.L.n. 413/93 invece, permette ai cittadini che lo desiderano di non compiere esperimenti su animali e obbliga, fra l'altro, gli istituti universitari a fornire agli studenti altre metodologie che non facciano uso di animali. Quindi:

la L.413/93 obbliga le strutture a fornire allo studente modalità di insegnamento che non prevedono l'utilizzo di animali ma, in caso di esistenza di metodi sostitutivi utilizzabili, lo stesso utilizzo di animali non dovrebbe essere permesso in quanto, secondo il D.L. n.116/92, cade il caso di inderogabile necessità, dato appunto la possibilità di ricorrere ad alternative.

Si configurano solo due possibili situazioni:

  1. L'Università utilizza soltanto animali per i corsi di laurea, e non consente agli studenti obiettori di eseguire sperimentazioni di tipo sostitutivo: in questo caso l'Università è inadempiente nei confronti della Legge 413/93.
  2. L'Università utilizza sia animali che metodi sostitutivi, consentendo agli studenti che lo desiderano di superare gli esami e laurearsi senza avere eseguito esercitazioni sugli animali: in questo caso l'Università è inadempiente nei confronti del D.L. 116/92, poiché in presenza di metodi sostitutivi scientificamente validi l'uso di animali non è consentito.

Dato che, i problemi di carattere giuridico ed organizzativo possono essere risolti esclusivamente con la realizzazione di esercitazioni didattiche che prevedano, per tutti gli studenti, l'utilizzo di metodologie sostitutive, attualmente, in Italia più del 70% delle facoltà scientifiche a carattere bio-medico non utilizzano più animali a scopo didattico.

 

In seguito alla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale, e sull'esempio della L.R. n.20 del 2002 della Regione Emilia Romagna ( tuttora in vigore e che di fatto, vieta l'impiego di animali a scopo didattico), sono stati depositati i PP.dd.LL n.0286, di iniziativa del consigliere regionale Ferretto Clementi, e n.0317, di iniziativa del consigliere regionale Monguzzi.

 

Chiediamo pertanto che tali progetti di legge vengano messi all'ordine del giorno della Commissione III, di cui LEI è presidente, quanto prima e comunque entro l'inizio dei corsi universitari.

 

Distinti saluti.

(firma)

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Dall´enciclopedia inglese di Encarta... scarne notizie per il "Gigante" Ragaz

In lingua italiana poi il silenzio su Leonhard Ragaz è praticamente sistematico e totale : perché? Chi teme ancora oggi il messaggio scomodo di Pace, Giustizia e Libertà di questo teologo - profeta, autenticamente rivoluzionario ancora oggi?

Inizia da questo numero una raccolta di informazioni, notizie e scritti su Leonhard Ragaz con la speranza che anche la Facoltà Teologica Valdese, le biblioteche protestanti, i circoli culturali, il partito socialista svizzero (alcuni di essi già contattati tramite e-mail) iniziano a rendere testimonianza al maggiore rappresentante del cristianesimo sociale del secolo scorso. 

Abbiamo tra l´altro la necessità di una collaborazione bilingue in tedesco,  lingua in cui appaiono un certo numero di articoli anche in rete.

 Ogni lettore di O.E. di area mitteleuropea sarà contattato personalmente a questo scopo... E questo è solo uno dei tanti progetti del cantiere di "Orientamenti ecumenici" ... ne riparliamo comunque a settembre!

Dateci una mano, ne abbiamo bisogno. Grazie.

Maurizio

 

Ragaz, Leonhard

1862 -- 1945

Reformed pastor and social activist, born in Canton-Graubünden, Switzerland. He studied at Basel, Jena, and Berlin, was ordained in 1890, and encountered opposition through his profound social concern. In World War 1 he denounced violence as an evil solution, later rejecting Fascism, Nazism. Visiting the USA, he found the status of black people "utterly offensive'. In 1921 he resigned his theological chair at Zürich "to represent Christ in poverty', and established an educational centre for working people.

 

 

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Tempi duri per cattolici e luterani: non sono forse casuali certe "convergenze", dopo 500 anni di scomuniche...

Sempre meno vocazioni nell´area cattolica-romana e grave crisi finanziaria in diverse chiese luterane

 

Da ENI - Ginevra

 

Les difficultés financières pourraient conduire la FLM à sacrifier certaines activités 

 

Winnipeg, Canada, le 24 juillet (ENI) - La Fédération luthérienne mondiale (FLM) devra peut-être se résoudre à sacrifier certaines activités, en raison de la situation économique difficile de certaines de ses Eglises membres. Tel est la mise en garde lancée par la trésorière de l'organisation, Inger Johanne Wremer, le 22 juillet. Dans un rapport présenté à la 10e Assemblée de la FLM, réunie à Winnipeg, au Canada, du 21 au 31 juillet, Inger Wremer, a précisé que certaines difficultés financières auxquelles la FLM, qui a son siège à Genève, doit faire face, sont dues à la situation financière mondiale.

 

Des responsables catholiques déplorent la crise des vocations qui s'étend à l'Europe entière 

 

Varsovie, le 24 juillet (ENI) - Des responsables de l'Eglise catholique romaine en Europe ont été informés que la crise des vocations s'étendait à l'ensemble du continent, le recrutement des prêtres continuant à baisser rapidement dans la plupart des séminaires. Dans un rapport présenté lors d'une rencontre du Service européen (catholique) des vocations, le père Rainer Birkenmaier, spécialiste allemand du recrutement des candidats à la prêtrise, a annoncé que seules l'Italie et la Pologne avaient enregistré une hausse des vocations.   

 

Dans un débat sur Taiwan, l'ARM évoque un terme sensible: "l'indépendance" 

 

Torre Pellice, Italie, le 22 juillet (ENI) -  L'Alliance réformée mondiale (ARM) s'est démarquée d'autres organisations d'Eglises mondiales en déclarant qu'elle "comprend les aspirations" du peuple taiwanais qui pourraient, inclure, entre autres possibilités, l'indépendance du pays. Dans une déclaration [formulée en termes prudents], le Comité exécutif de l'ARM a déclaré le 14 juillet qu'il "soutient et accompagne les efforts de l'Eglise presbytérienne de Taiwan pour répondre aux aspirations du peuple quant à l'avenir politique du pays. Ces aspirations pourraient englober, entre autres, l'autodétermination et l'indépendance."   

 

 

 

Da "Nessuno tocchi Caino":

 

IRAN: GIUSTIZIATA LEADER DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

 

22 luglio 2003: "Diversi giorni fa, la Corte Rivoluzionaria di Tabriz aveva stabilito che una leader del movimento studentesco, Faramaz Mohammadi, fosse giustiziata", ha riportato martedì il Xalq Qazeti, giornale dell´Azerbaijan.

Mohammadi, 19enne cittadina dell´Azerbaijan e studentessa all´Università di Tabriz, "era una delle figure di spicco del movimento studentesco".

Dopo l´esecuzione "il suo cadavere è stato portato ad Ardabil," ha aggiunto il giornale.

Mohammadi era stata tra gli organizzatori del movimento studentesco dell´Università di Tabriz e aveva "pronunciato discorsi radicali contro i regimi persiano e dei mullah in Iran".

"Sebbene la Corte avesse emesso la condanna a morte un mese fa, la donna è stata giustiziata due giorni fa", ha concluso il giornale. Per saperne di piu' : http://www.radicalparty.org/iran/

 

 

 

MISSIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL A BAGHDAD:  DIRITTI UMANI, UN FALLIMENTO CONTINUO

 

 

Dopo oltre cento giorni di occupazione la promessa di portare i diritti umani a tutti gli iracheni deve essere ancora rispettata, ha dichiarato oggi Mahmoud Ben Romdhane, a capo della delegazione di Amnesty International attualmente in missione in Iraq.

 

Descrivendo i contenuti di un Memorandum sulle preoccupazioni riguardanti il rispetto della legge e dell´ordine, Ben Romdhane ha affermato: "Il popolo iracheno ha sofferto troppo a lungo: è una vergogna dover sentire ancora di persone detenute in condizioni inumane, senza che le loro famiglie sappiano dove sono finite e senza poter avere accesso a un giudice o a un avvocato, spesso per settimane".

 

Secondo le testimonianze di ex detenuti raccolte da Amnesty International, i prigionieri della Coalizione venivano tenuti in tende in condizioni climatiche estreme e non avevano sufficiente acqua da bere o per lavarsi. Erano costretti a usare trincee all´aperto come servizi igienici e non veniva loro fornito ricambio, anche a due mesi di distanza dall´arresto.

 

Amnesty International ha indagato su una serie di casi di detenzione illegale, in cui le forze della Coalizione hanno subordinato all´autorizzazione di un proprio alto ufficiale l´esecuzione degli ordini di scarcerazione emessi dai giudici inquirenti iracheni. "Si tratta di una flagrante violazione della legge", ha accusato il delegato di Amnesty International Curt Goering.

 

L´organizzazione per i diritti umani ha ricevuto denunce di torture e maltrattamenti da parte delle forze della Coalizione. I metodi comprendono la privazione del sonno, l´obbligo di rimanere a lungo in posizioni dolorose, spesso combinato alla diffusione di musica ad alto volume, l´incappucciamento e l´esposizione a luce intensa.

 

"Molti dei soldati della Coalizione e dei membri della polizia militare incaricati di far rispettare la legge non hanno le conoscenze e gli strumenti di base per essere impegnati in attività di polizia civile o per sapere quale è la legge che si suppone debbano far applicare" - ha aggiunto Goering.

 

Le persone intervistate da Amnesty International hanno denunciato che i soldati hanno devastato proprietà private come automobili e arredamenti anche quando i proprietari avevano loro fornito le chiavi. In numerosi casi è stata segnalata anche la confisca di beni e danaro a seguito di arresti, così come la loro mancata restituzione al momento della scarcerazione.

 

In un caso, le autorità statunitensi hanno ammesso che alcuni militari avevano commesso un reato, prelevando tre milioni di dinari (circa 2000 dollari) da un´abitazione. Il risarcimento, a loro dire, sarebbe stato lungo e difficile perché non vi era modo di capire dove fosse stazionata la divisione accusata di quel reato.

 

Amnesty International ha documentato diversi casi di uccisioni di manifestanti iracheni da parte di soldati americani in circostanze controverse. Se è vero che le forze della Coalizione sono impegnate in situazioni complesse (tra cui operazioni di combattimento e casi in cui la forza può essere necessaria, ad esempio  per disperdere dimostrazioni violente), esse devono comunque rispettare gli standard internazionali.

 

Il 26 giugno il dodicenne Mohammad al-Kubaisi è stato colpito dalle forze americane mentre queste stavano perlustrando la zona intorno alla sua abitazione. Quella sera, come al solito, il ragazzo stava portando in terrazza la biancheria da letto quando un soldato ha aperto il fuoco dalla casa di fronte. I vicini hanno tentato di caricarlo su un´auto per trasportarlo al vicino ospedale ma sono stati bloccati da un mezzo militare americano. I soldati li hanno costretti a sdraiarsi a terra e dopo quindici minuti li hanno obbligati a tornare a casa perché era scattato il coprifuoco. A quel punto Mohammad era già morto.

 

A seguito delle riforme introdotte dalle Potenze Occupanti, i tribunali iracheni non hanno più giurisdizione sul personale della Coalizione in relazione a questioni di natura civile e penale.

 

"Data la natura delle accuse che stanno emergendo, le Autorità provvisorie della Coalizione devono chiarire urgentemente quali sono i meccanismi disciplinari e penali adottati per chiamare le forze della Coalizione, e le stesse Autorità provvisorie, a rispondere del proprio operato" - ha aggiunto Mahmoud Ben Romdhane.

 

Nel suo Memorandum, Amnesty International manifesta apprezzamento per alcune delle misure assunte dai governi di Stati Uniti e Regno Unito nell´ambito dell´amministrazione dei poteri provvisori, come la sospensione della pena di morte e l´abolizione dei Tribunali speciali rivoluzionari e di quelli per la sicurezza nazionale, noti per la clamorosa irregolarità dei loro processi.

 

 

La delegazione di Amnesty International in Iraq può essere contattata a questi numeri: Judit Arenas, 0088 216 21159713

Nicole Choueiry, 0088 216 21159993

 

Per ulteriori informazioni, approfondimenti ed interviste:

Amnesty International Italia - Ufficio stampa

Tel. 06 4490224 - 348 6974361, e-mail:  press@...

 

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Controinformazione ai media di regime:

 

 

aprileperlasinistra.it

news letter del 25 luglio 2003

IRAQ: LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE

Un dossier con tutte le menzogne raccontate da Bush, Blair e Berlusconi per giustificare la guerra all'Iraq.

 

Un vademecum da scaricare, stampare e distribuire.

A sostegno della proposta di una commissione di inchiesta sulle bugie di guerra.

 

 

 

Spegnete la televisione e tenete sempre acceso il Vostro cervello.... Ne vale la pena!

 

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I consigli della Claudiana per le letture dell´estate

 

 

CHIESA RIFORMATA, OVVERO CHIESA «DEMOCRATICA»

 

Franco Giampiccoli, Una chiesa senza papa

pp. 108 - euro 4,00

Collana «Le Spighe» n. 4

 

Com´è noto le chiese della Riforma funzionano senza papa, costituendo una radicale alternativa ecclesiale al cattolicesimo romano.

Nel riconoscimento della sovranità di Dio mediante la sua Parola - incarnata, scritta, predicata -, la forma di governo delle chiese protestanti ha sempre fatto parte delle cose affidate alla responsabilità dei credenti.

Se nella storia le sue configurazioni sono quindi state diverse, nelle chiese protestanti non è mai mancato l´impegno a dare prevalenza alla dimensione orizzontale e assembleare anziché a quella verticale e gerarchica: è il popolo dei credenti a darsi un ordinamento, cercando un´adeguata forma organizzativa in funzione della testimonianza al Cristo che costituisce la ragion d´essere della Chiesa.

Da questa impostazione ecclesiologica, ossia dalla volontà di tradurre in pratica l´affermazione di Gesù «siete tutti fratelli», ha tratto ispirazione la moderna forma laica e democratica di organizzazione della società.

 

  • Una chiesa che si dà da sé il proprio ordinamento
  • Un´alternativa ecclesiale al cattolicesimo romano
  • Un percorso dalla comunità locale alla Chiesa nel suo insieme, dalla Riforma al protestantesimo contemporaneo

 

Franco Giampiccoli è stato direttore di Agape dal 1966 al 1971 e moderatore della Tavola valdese dal 1986 al 1993.

 

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INFO DA ADN (AVVENTISTI)

 

 Albania e Bulgaria - Adra aiuta gli zingari rom
L´Agenzia avventista per lo sviluppo e il soccorso (Adra) lavora attivamente a favore dei rom e di altri albanesi e bulgari che vivono in povertà per ridare loro dignità, aumentare il reddito, ridurre la discriminazione e l´isolamento sociale e offrire loro migliori servizi sanitari. Gli zingari rom, che nell´Europa orientale sono circa cinque milioni, sono spesso emarginati dalla società, hanno un elevato tasso di disoccupazione, una critica condizione economica e un basso livello d´istruzione, vivono in condizioni di povertà e ricevono poco o nessun sostegno dal governo o da altre organizzazioni.
A Kjustendil, in Bulgaria, un muro separa 10.000 zingari rom dal resto della società. Non avendo essi accesso ai servizi sanitari e sociali, Adra opera dietro questo muro per assistere le famiglie che comunemente cercano di sopravvivere con soli 15 dollari al mese. Un progetto Adra nella città vuole provvedere a queste famiglie: case in cemento con porte, corrente elettrica, cucine economiche, bagni e acqua corrente. Come parte del progetto, Adra ha anche insegnato l´educazione alimentare. Ora i rom coltivano ortaggi nei loro orti, così possono arricchire la loro dieta. Del progetto di Adra ha parlato anche la televisione nazionale bulgara definendolo un esempio di sviluppo riuscito.
Per sovvenire ai bisogni di adulti e bambini rom con problemi fisici, Adra ha aperto un centro per la riabilitazione sociale e l´integrazione degli invalidi. Il progetto ha la cooperazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali della Bulgaria, di Adra-Canada, Adra-Bulgaria e Adra-Germania e offre assistenza domiciliare, attività sociali, cure mediche e attrezzature come sedie a rotelle e minibus per il trasporto di persone, alimenti e medicine.
Adra dirige anche il "progetto mucca" a Medova, in Bulgaria, per aiutare i rom ad aumentare il loro reddito. Le famiglie ricevono una mucca, un toro, del foraggio e il materiale per costruire una stalla. Quando la mucca partorisce, il primo vitello viene donato a un´altra famiglia bisognosa. Il guadagno scaturisce dalla vendita del latte e dalla nascita di altri tori. Obiettivo di questo progetto è di rendere le famiglie autosufficienti nel giro di un anno. In questo modo Adra può assistere altre famiglie con questo progetto.
Dal 13 al 29 giugno a Tirana, in Albania, Adra ha collaborato con studenti, professori e medici della Loma Linda University, in California, per offrire assistenza medica e dentistica agli zingari rom. "Siamo contenti di affiancare Adra in questo sforzo", ha affermato Ralph Perrin, coordinatore degli studenti della Loma Linda University. "Ha portato benefici non soltanto ai rom che abbiamo servito, ma ha avuto effetto positivo anche sugli studenti. Dopo questo viaggio, sapranno che cos´è il vero servizio e avranno un esempio di quali siano le nostre responsabilità nel mondo", ha continuato Perrin.
Dal 16 giugno 2003, Adra ha anche iniziato a offrire assistenza sanitaria e dentistica ai rom intorno alla scuola Bajram Curri, in Albania. Il progetto è sovvenzionato dagli uffici Adra della Divisione Trans-Europa della Chiesa avventista e dalla Loma Linda University.
da Adra News

 

 

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L´iniziativa referendaria e la petizione popolare dell´estate sostenute anche da "Orientamenti ecumenici"

 

 

L'Italia dei Valori sta raccogliendo le firme per abrogare il "Lodo Maccanico", sulla base di un quesito referendario depositato in Cassazione all'indomani della  promulgazione della legge. Sono state raccolte in sole tre settimane circa 200.000 firme e si conta di completare la raccolta  entro il 20 settembre prossimo venturo. Le firme verranno depositate in Cassazione probabilmente nella mattina del 26 o 27 settembre p.v. Il quesito proposto in sede di raccolta firme e in Cassazione, è semplicemente il seguente: "Volete voi che sia abrogata la legge del 20.06.2003 N40, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n.142 del 21.06.2003, limitatamente all' ART.1?". (Articolo, il cui contenuto, viene riportato su ogni modulo). Il Comitato referendario, una volta depositate le firme rimane il soggetto legittimamente qualificato per interloquire con le istituzioni (Cassazione, Corte Costituzionale) durante la verifica sull'ammissibilità. L'Italia Dei Valori ha ritenuto di raccogliere le firme sul Lodo Meccanico e non su altre leggi pure vergognose perché si ritiene prioritario tale impegno. Certo, sono possibili  anche altri referendum (come ad esempio quelli sulla legge Cirami sul falso in bilancio)....

 

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Le organizzazioni e le associazioni del Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell'Iraq promuovono una petizione popolare per la non partecipazione italiana all´occupazione militare dell´Iraq:

Al Presidente della Camera dei Deputati

(con preghiera di trasmissione alla competente commissione Parlamentare ai sensi dell´art. 109 del Regolamento della Camera)

 

Petizione popolare per la non partecipazione italiana all´occupazione militare dell´Iraq

 

 I sottoscritti cittadini italiani premesso che: 

  • la guerra contro l´Iraq e la successiva occupazione del territorio è stata un´azione unilaterale e ingiustificata;
  • tale azione costituisce quindi una chiara violazione del diritto internazionale che non può essere mitigata dal fatto di aver provocato la caduta di un regime totalitario;
  • le potenze occupanti hanno istituito una "Coalition Provisional Authority" per l´ amministrazione del paese;
  • la risoluzione 1483 del Consiglio di Sicurezza dell´ONU che riconosce l´esistenza di questa "Autorità", nel richiamarla alle proprie responsabilità ai sensi della Convenzione di Ginevra, non legittima l´occupazione
  • militare dell´Iraq, ma chiede la costituzione in tempi rapidi di un governo iracheno;
  • numerose forze politiche irachene hanno rifiutato di partecipare alla "Iraqi Interim Administration" in quanto dotata di poteri esclusivamente consultivi verso la "Authority";
  • nello stesso tempo non sono sinora state rinvenute in Iraq armi di distruzione di massa la cui esistenza era stata presentata come motivo legittimante l´attacco militare;
  • non vi sono segnali della volontà di indire libere elezioni per la formazione di un governo iracheno da parte della Coalizione;
  • la Coalition Provisional Authority ha annunciato misure volte a modificare il sistema economico e sociale dell´Iraq su materie che dovrebbero essere riservate esclusivamente ad un governo iracheno legittimo;
  • la stessa Authority sta mostrando gravi carenze e difficoltà di fronte ai crescenti problemi che stanno emergendo in Iraq

 

considerato che

il Parlamento italiano, nella seduta del 15 aprile 2003 ha approvato una risoluzione che autorizzava il Governo a realizzare una "missione umanitaria in Iraq"

il Governo ha deciso di:

  • partecipare, sia a livello politico che di supporto funzionariale, alla "Coalition Provisional Authority"
  • inviare un contingente militare, inquadrato sotto comando britannico, con compiti di controllo territoriale nell´area di Nassiriya,
  • tali atti fanno anche del nostro paese, a tutti gli effetti, una "potenza occupante";
  • la popolazione irachena, in varie forme, sta manifestando una crescente insofferenza per il protrarsi dell´occupazione militare senza alcuna previsione e certezza per il futuro mentre i frequenti episodi di resistenza armata non sono riconducibili solo al vecchio regime ma anche a questo malcontento

 

fanno appello al Parlamento italiano affinché

  • siano revocate le decisioni della partecipazione italiana alla "Coalition Provisional Authority" e dell´invio del contingente italiano in Iraq;
  • sia ripristinata la legalità internazionale, affidando alle Nazioni Unite la gestione della transizione, della sicurezza e della ricostruzione e sia formato quanto prima un governo iracheno provvisorio
  • siano promosse iniziative di aiuto umanitario in coordinamento con le Agenzie delle Nazioni Unite sino a che non sia stato formato un Governo iracheno legittimo e internazionalmente riconosciuto

 

E' possibile firmare on line la petizione, oppure scaricare il file PDF e raccogliere le firme sull'apposito modulo.  

Aiutaci a diffondere la raccolta firme ed entro il 15 settembre inviaci per posta i moduli compilati presso il nostro ufficio di coordinamento:

Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell'Iraq, Via Carlo Cattaneo 22B, 00185, Roma.

 

Se hai dubbi o hai bisogno di altre informazioni puoi contattarci per telefono al n. 06491252 o per e-mail. info@... 

 

 

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Ride bene chi ride ebraico....

I meriti di buon sito ebraico in lingua italiana, che sa solitamente fa sorridere tutti... ma proprio tutti  e credo che anche loro stessi si divertano un sacco mentre lavorano... ci fosse questo clima anche altrove in Italia!)

 

STORIELLA

 

Un venerdi', durante la funzione religiosa, il ricco Rosenfeld attacca bottone con un giovane ebreo di passaggio in citta'.

Poiche' i due simpatizzano, Rosenfeld lo invita a trascorrere la festa dello Shabbat a casa sua con la sua famiglia.

Poiche' va tutto bene e si divertono molto, il ricco Rosenfeld decide di ospitare il giovane ebreo per 8 giorni.

 

Quando finalmente il giovane ebreo decide di partire Rosenfeld si arrabbia e gli presenta il conto: 100 fiorini!!

Non pensando di dover pagare il giovane decide di coinvolgere il rabbino della citta' per risolvere la controversia *

Il rabbino pensa dentro di se': '' che cosa mi importa di questo sconosciuto di passaggio? Invece Rosenfeld e' un membro importante della comunita' ed e' anche molto ricco. Perche' me lo devo fare nemico?

 

... E la decisione fu presa il rabbino da ragione al ricco Rosenfeld!

 

Il giovane ebreo paga il suo debito e se ne va amareggiato dall'esperienza!

Rosenfeld lo rincorre e gli restituisce il denaro: ''Non meravigliarti, volevo solo farti capire che razza di rabbini ci siamo scelti!

 

 

(all'epoca i rabbini avevano anche la funzione di giudici in controversie familiari)

 


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www.puntoj.com
una storiella ebraica via e-mail!
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Posta ricevuta

 

Carissimo Fratello,

il mio nome è Sandra Spada sono pastora in prova dell'UCEBI al momento a Cuneo e Mondovì. Ho studiato alla Facoltà Valdese di Teologia.

Un caro saluto Sandra

 

 


#275 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Sab 2 Ago 2003 1:05 pm
Oggetto: Sconcertati dal Vaticano...
mauriziobenazzi
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Questa newsletter segue con apprensione e sconcerto le recenti prese
di posizione della chiesa di Roma sulle questione delle coppie di
fatto in generale e sui giudizi morali espressi sull'omosessualità.
Come credente (ma anche come omosessuale) mi sento particolarmente
ferito e umiliato dalle recenti farneticazioni del Vaticano.
Comprendo anche lo sgomento di tanti amici e conoscenti omosessuali
di area cattolica: mi duole solo constatare che tanti illustri
teologi, filosofi e esponenti delle stesse gerarchie ecclesiastiche,
che hanno il medesimo orientamento sessuale, e che conosco bene
personalmente, rimangano in silenzio e preferiscano il quieto
vivere. Domando loro solo se questo "è vivere?"...
In particolare domando a chi ha seguito il proprio compagno in un
letto di ospedale, fino alla fine dei suoi giorni, come possa rimanere
in silenzio e accettare posizioni come la negazione del diritto
affettivo verso la persona amata? Solo perchè non esiste ancora una
legge in Italia? A cosa sono servite le sue tante lauree, forse per non
comprendere questi diritti fondamentali di ogni persona umana...
Personalmente non ritornerò più sull'argomento, anche perchè sono
molto nauseato dall'intera vicenda ma sarò in autunno in prima fila
a presenziare ogni convengno, riunione o meeting di carattere
ecumenico nella Diocesi di Milano.
Come dire a buon intenditor poche parole...
Vedremo dove sono i mostri da sbattere in prima pagina e il male da
additare alla pubblica opinione.
Maurizio Benazzi





Posta ricevuta


Cari amici,
volevo farvi conoscere il mio parere sulla questione tanto discussa
del riconoscimento delle coppie omosessuali. Intervengo
sull'argomento dopo la pubblicazione del lungo documento del
cardinal Joseph Razzinger intitolato "Considerazioni circa i
progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone
omosessuali" che condanna le unioni gay e le stigmatizza
come "fenomeno morale e sociale inquietante".
Richiamandoci a quel diritto naturale a cui proprio il Cardinal
Joseph Ratzinger fa riferimento nel testo ritengo che le persone
siano uguali di fronte a Dio e di fronte alla Legge, qualunque sia
la loro tendenza sessuale.
In natura esistono da sempre persone eterosessuali ed omosessuali,
questo ultimo modo di essere di per sé non è da considerarsi né una
malattia, né una depravazione, come l?ha definita Ratzinger facendo
riferimento alle Sacre Scritture.
L?Italia dei Valori si rammarica per questa chiusura della Chiesa,
che si pone come antistorica e al di fuori dei principi fondamentali
del Diritto Internazionale.
Quanto sopra naturalmente senza voler mancare di rispetto alla
Chiesa Cattolica, a cui molti di noi sono profondamente affezionati
(me compreso) e nei cui valori si riconoscono.

Antonio Di Pietro




Buongiorno  a tutti e a tutte,

vi scrivo le due righe di "presentazione" dopo qualche settimana di
lettura del vostro "foglio-elettronico".
Mi chiamo Cosetta, classe 1965, vivo a Cremona .
La mia principale occupazione è il lavoro che cerco di svolgere in-
per-con la CGIL, e vi scrivo dall'ufficio.
Al Sindacato mi dedico del settore artigianato.
Le mie passioni sono la Pace e la Nonviolenza.
Vi leggo con molto interesse.

Pace
                 Cosetta

#276 Da: "Maurizio Benazzi" <benazzimaurizio@...>
Data: Sab 9 Ago 2003 9:20 pm
Oggetto: Il contributo critico di Agostinelli sulla Costituzione europea
mauriziobenazzi
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In questo numero:

A)    l’intervento di Mario Agostinelli sulla Costituzione europea

B)     la tavola rotonda sulla vicenda del popolo kurdo alla ‘Festa in Rosso di Liberazione’ a Torre Baldone (BG)

C)    la scheda di approfondimento sul metodismo, tratta dal sito http://www.protestantiamilano.it/

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Parola per domenica 10 agosto 2003

(Tratto dalle Losungen)

 

Amos rispose:

"Io non sono profeta, né figlio di profeta;

sono un mandriano e coltivo i sicomori.

Il SIGNORE mi prese

mentre ero dietro al gregge e mi disse:

'Va', profetizza al mio popolo, a Israele.'"

Amos 7:14-15

 

Nessuna profezia venne mai dalla volontà dell'uomo,

ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio,

perché sospinti dallo Spirito Santo.

2 Pietro 1:21

 

E’ giunta l’ora per noi cristiani di spostare il nostro centro di interesse dal rinnovamento della chiesa al rinnovamento del mondo. M.M.Thomas, che fu uno dei capi del movimento ecumenico e un grande cristiano indiano, affermò decenni or sono, che il Consiglio Mondiale delle chiese, sin dal suo inizio dal 1948, è stato troppo ossessionato (e lo è tutt’ora…) da discussioni sulla chiesa. Abbiamo parlato troppo della chiesa e troppo poco del mondo di Dio…. Secondo l’espressione di D.T. Niles, un altro cristiano asiatico, se vogliamo parlare di Dio faremmo meglio a dire qualcosa a proposito del mondo, perché esso è l’unico oggetto cui Dio è interessato!

(Dall’introduzione intitolata ‘L’opera rivoluzionaria di Dio’ tratta dal libro ‘Il cristiano come ribelle’ di Harvey Cox, Queriniana)

 

Orientamenti ecumenici dopo aver riportato sulle proprie pagine diversi punti di vista sulla nuova costituzione europea, soprattutto per quanto concerne l’aspetto della libertà religiosa (FCEI- Federazione delle chiese evangeliche in Italia) e dei diritti umani (A.I.- Amnesty International), intende allargare l’orizzonte complessivo di indagine sulla stessa: si tratta infatti di un tema che interesserà il nostro futuro di europei per molti decenni…

Ringrazio fin da ora chi vorrà liberamente intervenire e mi scuso per il ritardo col quale pubblico la posta ricevuta: le attività riprendono regolarmente a partire proprio da questo numero. E’ stato raccolto il suggerimento della pastora Lidia Maggi di inserire un indice ad ogni numero della newsletter.

Buona lettura e speriamo nella pioggia almeno in città…

 

 

Costituzione europea: i pericolosi obiettivi della Convenzione

                                             A cura di Mario Agostinelli

 

1- Trattato o Costituzione ?

Una autentica discussione sul processo costituente  aperto in Europa è impedita da due pregiudiziali: quella che bolla per euroscettico chiunque entri nel merito dei compromessi raggiunti in una assemblea elitaria  e senza  mandato e quella che vanifica qualsiasi rilievo critico con la motivazione che tanto ci troviamo di fronte ad un  semplice trattato con implicazioni costituzionali dubbie e senza cogenza. Le due categorie sono state introdotte da autorevolissimi responsabili dei lavori della Convenzione: Valery Giscard d’Estaing che a Salonicco, di fronte al Consiglio Europeo riunito, ha definito “euroscettici” i cinque oppositori alla unanimità  raggiunta dagli altri 100 designati  alla assemblea da lui guidata; Giuliano Amato che sul "Sole 24 Ore" si è chiesto se era in qualche modo legittimato quel risultato a cui lui aveva prestato un supporto personale molto attivo, dal momento che nessun rapporto era in qualche modo intervenuto con il popolo sovrano. Eppure nessuno meglio di lui sa che il processo costituente dell’Europa ha imboccato una direzione irreversibile e che proprio la lontananza  del popolo sovrano gli può consentire di approdare a principi e valori in continuità con quelli di Maastricht. Meglio comunque non lasciarsi ingannare: Giscard non ha perso tempo nel chiedere a Berlusconi il 18 luglio a Roma di non ridiscutere alcunché delle conclusioni della Convenzione, perché “se ciò avvenisse sarebbe messa in causa la scelta stessa di appartenere all’Europa”, e Amato ha raggiunto lo scopo che la Convenzione tacciasse di estremismo l’ipotesi federalista sostenuta da Fischer e,  di conseguenza , desse impulso alla “politica senza sovrano” o “post statuale” a lui cara, riconoscibile in un mutamento della funzione dello Stato in rapporto soprattutto al mercato e lungo i canoni imposti dalla competizione globale. Meglio quindi, quando si chiede un'Europa democratica, non temere il trabocchetto dell'antieuperismo e non rassegnarsi all'anomalia politica, così incredibile per il XXI secolo, di una Costituzione “octrayee” scambiandola per una innocua esercitazione. Occorre invece porsi la domanda di maggior implicazione politica: c’era davvero bisogno di costituzionalizzare, come è avvenuto con la parte III del “trattato che istituisce la Costituzione dell’Unione Europea", i trattati di Amsterdam e di Maastricht, collocando così il modo di produzione e il governo della politica economica europea nell’orizzonte del più schietto liberismo in cui l’Europa monetaria e del mercato si è fin qui riconosciuta?

E’ politicamente corretto, socialmente responsabile e culturalmente ineccepibile – e parlo di categorie liberali! -  affrontare nella fase nuova segnata dai movimenti di  Seattle, di Porto Alegre e di Firenze e dalle immense manifestazioni contro la guerra che Habermans   assegna alla nascita di uno spazio pubblico europeo, il necessario passaggio ad una Europa politica e sociale con una operazione riduttiva, di parte, priva di legittimità democratica? Al di là delle impressioni suscitate da chi ha fornito  letture parziali del trattato costituzionale sottoposto alle decisioni finali  della conferenza dei rappresentanti dei Governi europei (CIG) che si riunirà a Roma a partire dal 4 ottobre, è proprio la parte III – quella che traduce Maastricht nelle politiche dell’Unione  e che illustrerò compiutamente – la cartina al tornasole del viraggio morbido della futura Costituzione Europea verso valori lontani dalla centralità del primato del lavoro e dal ripudio della guerra in cui si erano identificate le Costituzioni antifasciste. Possibile che questa operazione di spostamento dell’asse verso l’impresa e di relativizzazione del principio della pace possa passare sotto silenzio in un continente percorso dai più grandi movimenti degli ultimi trent'anni?

Nei fatti la debolezza, la vaghezza e le carenze della I parte del testo della Convenzione – quella che Giscard definisce “parte costituzionale vera e propria” - non saranno - come sembra ritenere Rodotà su "Repubblica" del 22 luglio -  recuperate dalla forza traente delle Costituzioni nazionali che sopravviveranno alla costituzione europea o dalla forza giuridica assunta dalla Carta dei diritti fondamentali, ma verranno invece interpretate alla luce delle disposizioni della III Parte, quella che stabilisce nei dettagli minimi (338 articoli!) come le dichiarazioni di principio diventano politica economica e sociale, politica estera e militare cui verranno vincolati tutti i Paesi d’Europa. Quella parte III che, unica di tutto il trattato,  prevede leggi europee che superano la forza giuridica delle legislazioni nazionali o che ne orientano o armonizzano le future disposizioni . Quella su cui ha diretta competenza il Parlamento Europeo, l’unico organismo eletto direttamente dai cittadini, ma già dall'inizio vincolato da disposizioni tassative. Chi, come gran parte della cultura giuridica europea, considera il processo costituente soprattutto in chiave di dialettica interpretativa interna alle Corti di Giustizia e all’attività puntuale e insostituibile di giudici e magistrati protesi a consolidare il passaggio dall’Europa dei mercati a quella dei diritti, può essere portato a sopravvalutare l’aggancio che la Carta dei diritti fondamentali offre ad una evoluzione coerente del comportamento delle stesse istituzioni europee “dal commercio alla cittadinanza”. Ma non può contemporaneamente trascurare il fatto che quelle stesse istituzioni escono indebolite dalla Convenzione e che, con il metodo di una costituzione scritta in segreto da rappresentanti designati e non eletti e senza diritto di voto, si è preclusa la nascita di una Europa dei cittadini che partecipano a decisioni politiche e che beneficiano di diritti universali e indivisibili conquistati in uno spazio pubblico. Come possono  dispiegarsi le potenzialità di una attività giuridica democratica in Europa se non si procede verso un sistema democratico multilivello  perché gli Stati con i loro organi governativi spezzano il monopolio parlamentare della legislazione concentrandolo nelle mani degli esecutivi riuniti nel Consiglio? E come si confermano diritti sociali avanzati se i “corpi intermedi” e gli stessi sindacati vedono ridursi la loro rappresentanza ai simulacri della consultazione e del dialogo sociale ridimensionato normato dalla III Parte? Qui si pongono le domande di Alfredo Reichlin ("Unità" del 20 giugno) sul compito dei “riformisti seri” di “organizzare e unire all’interno dell’Europa visioni, culture, passioni politiche, partiti”. Ma esse non trovano risposte, perché qualunque sia la maggioranza politica al potere in un Paese, non avrà altra scelta che adeguarsi ad un ordine liberista reso inattaccabile dai vari trattati europei ed ora costituzionalizzato secondo il linguaggio soft della burocrazia di Bruxelles. Se si legge con cura la parte III ci si rende conto che erano realistici i timori che Bruno Trentin, in una intervista a Quale Stato del 2001,  avanzava già allora:  il destino del lavoro, lo stato sociale, il rapporto tra governanti e governati non saranno portati al centro del confronto sulla futura Costituzione e ne scaturirà un “compromesso” prima di aver fatto emergere le differenze e le divergenze attraverso una sana trasparenza del confronto e del conflitto; non si riuniranno così la politica economica e quella sociale e quest’ultima verrà immaginata come un’infermeria che cura i morti ed i feriti del processo di globalizzazione”.

Se si sottovalutano queste considerazioni, ci potremmo trovare di fronte ad un problema nuovo:

il superamento dei patti sociali e costituzionali nazionali, già in atto nelle intenzioni di molti governi, non avverrebbe per una vittoria sul campo, laddove i sindacati e le resistenze dei movimenti nella società l’hanno impedito, ma per aggiramento in una sede europea ademocratica a cui vengono trasferite quote di sovranità dagli Stati e dove si va affermando  l’idea che i diritti provengono dal mercato e che la loro enunciazione solenne nella I e II parte della costituzione europea possa essere realmente tradotta attraverso la pratica delle politiche di stampo liberista previste dalla III . E’ quanto hanno affermato e auspicato in un documento del 1999 Schaub e Lamers, due dirigenti della CDU: “l’eguaglianza e la giustizia non saranno conseguite per mezzo di trasferimenti, ma attraverso la competizione, poiché  il federalismo europeo che noi propugnamo è una forma di federalismo competitivo”.

 

La Convenzione: struttura, metodo di lavoro, "legittimazione".

 

La Convenzione che ha concluso i suoi lavori è un'assemblea formata da 105 membri ed altrettanti sostituti, così ripartiti: 16 rappresentanti del Parlamento europeo, 1 rappresentante per ogni governo degli stati membri dell'Unione (dunque 15 in totale), 2 rappresentanti per ogni Parlamento nazionale degli stati membri (30 in totale), e 2 rappresentanti della Commissione europea; ci sono poi il Presidente, Valéry Giscard d'Estaing, e i due vicepresidenti: Giuliano Amato, e Jean-Luc Dehaene, ex primo ministro belga. Oltre a questi, sono presenti nelle stesse proporzioni i membri provenienti dai paesi candidati all'adesione. Nella plenaria della Convenzione, dunque, la componente parlamentare è numericamente maggioritaria. All'interno di quest'assemblea, così composta, è stato nominato il Presidium della Convenzione: un organo ristretto, formato da 12 membri (il Presidente della Convenzione, i due vicepresidenti, i rappresentanti dei 3 governi che durante la Convenzione esercitano la presidenza di turno del Consiglio, 2 rappresentanti dei Parlamenti nazionali, 2 Nel Presidium, dunque, i rappresentanti governativi sono in maggioranza. del Parlamento europeo e 2 della Commissione, oltre ad un rappresentante dei Parlamenti nazionali dei paesi candidati con lo status di osservatore). La Convenzione ha avuto circa un anno e mezzo di tempo per lavorare. Ha cominciato i suoi lavori nel febbraio 2002 e li ha terminati il 20 di giugno, subito dopo il vertice europeo di Salonicco. Ha elaborato il suo regolamento ispirandosi al regolamento interno della Convenzione precedente, quella che aveva elaborato la Carta dei diritti fondamentali di Nizza: questa prima Convenzione aveva inaugurato un metodo di lavoro secondo il quale non ci sono voti sulle proposte che fanno i membri (gli emendamenti), nè ci sono voti sui progetti di articoli, ma si procede per "consenso". Questo significa che, contrariamente al lavoro parlamentare classico, dove si hanno progetti di legge, si hanno degli emendamenti per cambiarli ed attraverso il voto si arriva a testi che riflettono l'opinione della maggioranza dell'assemblea, è il Presidium che, secondo i progetti di articoli che esso stesso ha proposto, gli emendamenti presentati ed il dibattito che ne è seguito, valuta quali sono le proposte che potrebbero ricevere il consenso di tutta l'assemblea.

È attraverso questo metodo che è emersa chiaramente l'importanza del ruolo del Presidium e che si è visto il potere enorme che esso ha detenuto nel lavoro di sintesi di quella che doveva essere l'opinione condivisa dai membri della Convenzione. Si può così comprendere meglio perché è stato adottato il metodo del consenso all'interno della Convenzione: i Governi degli Stati membri non volevano trovarsi di fronte a decisioni che avrebbero limitato la loro sovranità e hanno scelto il consenso piuttosto che il voto a maggioranza. E' pertanto chiaro perché  la società civile è stata tenuta fuori dal processo decisionale della Convenzione, dopo essere stata soltanto coinvolta in una due-giorni di udienza pubblica in cui sono stati ascoltati i rappresentanti delle associazioni, senza dare loro potere decisionale. Quale che sia l’esito dei lavori della Convenzione, sarà la Conferenza InterGovernativa, ossia la Conferenza dei capi di stato e di Governo (CIG) che si riunisce da Ottobre ad adottare il "trattato che istituisce la Costituzione". Nella storia della democrazia moderna e contemporanea, ogni assemblea costituente (ossia che ha il mandato di scrivere una costituzione)  viene eletta direttamente dal popolo. Non è stato così per la Convenzione, di cui soltanto una parte dei membri proviene da organismi eletti direttamente dai cittadini (i Parlamenti). Ma in più, ogni assemblea costituente è eletta  espressamente per redigere una costituzione. Non è così neppure per questa parte di delegati dei Parlamenti, poiché sono stati eletti per altri compiti (rispettivamente per riunirsi nel loro Parlamento nazionale e votare leggi nazionali, o per riunirsi nel Parlamento europeo e votare direttive o leggi quadro). Nessuno li ha eletti per scrivere la futura costituzione europea. Formalmente, saremmo quindi di fronte più ad un "trattato" che ad una al "costituzione":  un trattato è un accordo internazionale tra Stati sovrani; una costituzione è la legge fondamentale di uno Stato. Lo stesso Presidium della Convenzione per diverso tempo ha preferito usare il termine "trattato costituzionale", formula ambigua ma più corretta che “Costituzione”; salvo aver poi rivisto questa terminologia nell’ultimo progetto di testo presentato a fine Maggio, in considerazione dell'operazione politica che si vuole forzare: dare una costituzione di stampo liberista ad una Europa che si ridefinisce nel processo economico di globalizzazione e come potenza nello scenario internazionale, si mantiene intergovernativa, rinuncia a fare dei diritti e della pace il nucleo di una proposta politica di governo democratico mondiale. Così ci troviamo di fronte ad una Europa statica, mentre la dinamica della sua società è estremamente viva. Il processo di revisione costituzionale accentua il carattere di dipendenza della costituzione europea dagli esecutivi e subordina qualsiasi processo di trasformazione sollevato dai governati al consenso dei governanti. Una modifica che fosse richiesta da cittadini, da organizzazioni politiche o sociali o dall'opinione pubblica, andrebbe anche sostenuta dal governo degli stati membri, dal Parlamento Europeo o dalla Commissione e verrebbe poi sottoposta attraverso di essi al Consiglio europeo che, per l'esame, dovrebbe convocare una Convenzione come l'attuale, la quale per consenso dovrebbe adottare una raccomandazione alla CIG, titolare ultima delle modifiche da apportare. Nel documento della Convenzione il linguaggio utilizzato rivela come si stia conducendo un’operazione strumentale volta a svuotare di significato le formule rivendicative: ci si appropria di termini come “democrazia partecipativa”, “dialogo con le parti sociali”, ecc. e li si svuota di ogni sostanza, proponendo ridicolmente un sito internet o degli scambi formali senza alcuna ricaduta reale. Gli effetti dell'unanimismo che si sono ricercati nelle conclusioni della Convenzione, hanno poi portato a limitare il più possibile le posizioni estreme, tanto da parte degli “euroscettici”, quanto da parte degli “euroentusiasti” che hanno assistito alla caduta, una dopo l’altra, delle loro proposte per un’UE federale e con veri poteri anche in politiche sensibili come il fisco o la politica estera e di difesa. Il risultato è che il testo finale non convince nessuno completamente e scontenta soprattutto i più federalisti, ma per accordo interno va mantenuto così come è. Dal punto di vista esterno, questo si traduce in una presa di posizione estremamente chiara in favore del compromesso finale, che spesso viene presentato come un risultato molto positivo, anche quando non lo si crede davvero.

 

I contenuti della parte III: le politiche dell’Unione

 

Giorgio Ruffolo su “Repubblica” del 21 luglio fa un’affermazione molto appropriata nei confronti della politica monetaria dell’UE: “ha sconfitto l’inflazione, ma non riesce a promuovere lo sviluppo. Occorrerebbe una frustata che rianimi il cavallo”. Ma come è possibile se nella sua nuova costituzione l’Europa rinuncia a qualsiasi capacità decisionale e a risorse nel campo fiscale e della spesa e addirittura vincola gli Stati Nazionali alle regole del patto di stabilità? Ovunque ci sono impegni stringenti   e regole forti per la stabilità dei prezzi, qua e là ci sono raccomandazioni e auspici per uno sviluppo di qualità; da nessuna parte c’è una indicazione per la ripresa degli investimenti pubblici, L’unico cenno alla politica industriale passa per le piccole medie imprese e per il coordinamento e la promozione del settore degli armamenti. In compenso, le regole di concorrenza sono articolate su 6 articoli assai corposi e l’art.66 adotta il principio di “un’economia di mercato aperta”, in cui il sistema europeo di banche centrali, assistito da Ecofin, guida la politica monetaria e coordina le politiche degli Stati membri affinché “perseguano stabilità dei prezzi, una finanza pubblica sostenibile, un livello concordato dei tassi di interesse e mettano sotto controllo i costi unitari del lavoro”. In quanto all’obiettivo dell’occupazione, esso passa dalla “piena occupazione” della parte I ad un “livello di occupazione elevato, attraverso la promozione di forza lavoro adattabile e di mercati del lavoro che rispondano ai mutamenti economici ed alla competitività”. La politica sociale è perseguita sia nella necessità di assicurare una protezione adeguata, sia per il mantenimento della competitività dell’Unione. Sotto questo profilo, l’armonizzazione dei sistemi sociali e il riavvicinamento delle disposizioni legislative vengono promossi solo col voto di unanimità e riguardano, tra l’altro, le rappresentanze dei lavoratori,  il trattamento dei lavoratori immigrati e la protezione da licenziamento ingiustificato “secondo prescrizioni minime e senza vincoli giuridici che ostacolino lo sviluppo delle piccole medie imprese”. Come se lo spettro dell’estensione dell’art.18 avesse aleggiato sui lavori della Convenzione! La ricerca e lo sviluppo tecnologico hanno come orizzonte il rafforzamento del sistema industriale ed una migliore competitività dell’Unione in campo internazionale. Leggendo questi testi viene da pensare che l’agenda del vertice di Lisbona del marzo 2000 , linea divisoria tra una nuova destra ed una nuova sinistra, nuovo progetto con cui l’Europa intendeva incrociare con un modello sociale proprio le grandi questioni del mondo (la scienza, gli scambi, la solidarietà tra i Paesi, la concentrazione  dei mezzi di comunicazione, le diversità culturali, la proprietà intellettuale e il concetto dei beni comuni), abbia qui compiuto la sua parabola involutiva già evidenziata a Barcellona nel 2001 e la sfida della globalizzazione economico – tecnologica fosse stata riconsegnata al mercato, come aveva insistentemente chiesto l’asse Aznar  Berlusconi Blair.

Si è persa così l’ambizione di una nuova politica industriale, della ricerca e dell’innovazione, di una politica del lavoro collegata all’estensione e all’aggiornamento dello Stato Sociale, e si è impedita una convergenza fra politica economica e politica sociale in nome della modernizzazione e del primato dell’impresa. Le eccezioni a questo quadro riguardano l’ambiente, l’energia, la cultura e, in parte, il programma quadro della ricerca.

Su questi temi emergono novità importanti in connessione con positive innovazioni della Carta dei diritti fondamentali riconducibili ai principi di precauzione e di azione preventiva. E’ la conferma di una possibilità reale di fare dell’Europa una leva del cambiamento e basterebbe un po’ di coraggio per allargare anche oltre la dimensione settoriale questi spazi conquistati dai movimenti e dalla pratica ambientalista. Un’idea dei servizi generali di pubblica utilità e della definizione di beni comuni non commerciabili potrebbe essere confermata a partire dall’approccio delle sezioni 3,5 e 7 (cultura, ambiente e energia) ma la Convenzione ha fatto rapidamente marcia indietro quando, al riguardo, il dogma della privatizzazione avrebbe dovuto confliggere con l’utilità sociale. Così la grande e modernissima questione dell’acqua non trova posto adeguato in una Costituzione scritta con la testa rivolta all’indietro. Sul tema dei migranti l’articolo 161 è impressionante per la sua impostazione: non c’è accoglienza o apertura delle frontiere, ma un rosario di intenzioni che riconducono al concetto temperato della "fortezza Europa": politica dei visti, dei controlli, governo dei flussi migratori in base alla necessità produttiva, gestione integrata delle frontiere esterne. Sulla pace e il ripudio della guerra gli articoli 188, 205, 207 e 210 sono per lo meno inquietanti. La pace non è tra i principi , su cui si fonda l’ispirazione della politica estera dell’Unione, ma solo tra gli obiettivi della sua azione ed il ripudio della guerra non è mai preso in considerazione.

Ciò che si vuole salvaguardare sono “gli interessi fondamentali dell’Unione” ed è chiaro come la pace, non venendo prima di essi, possa venire interrotta da missioni militari, che sono contemplate per “assistenza militare, prevenzione dei conflitti e mantenimento della pace, combattimento nella gestione di crisi, stabilizzazione al termine dei conflitti, lotta contro il terrorismo anche sul territorio di Stati terzi”. Una “Agenzia europea per gli armamenti”dovrebbe potenziare le capacità militari degli Stati ed il bilancio dell’Unione, oltre ad un fondo costituito da contributi degli Stati membri, dovrebbe contemplare e sostenere il riarmo e gli interventi previsti. Il Parlamento europeo al riguardo ha una preminente  funzione consultiva, mentre è il Consiglio che trattiene il potere decisionale.

Resta da vedere come queste proposizioni incontrino le richieste delle straordinarie manifestazioni europee di  Firenze del novembre 2002 o del 15 febbraio 2003 in tutte le capitali del continente. Se si pensa che Habermans ha visto in esse la nascita di un demos europeo e che questa affermazione è stata aspramente contestata da Dahrendorf  richiamando in loro vece le aspirazioni  atlantiche  dei Paesi ex-comunisti dell’Est, si capisce come su questa grande questione anche nel centro sinistra europeo abbia prevalso alla fine un avvicinamento alla linea atlantica, che ruota attorno a Londra e a Madrid e, oggi, a Roma e che trova un certo consenso di Giscard e Amato, predisposti a stemperare le critiche più aspre all’ideologia della guerra preventiva.

 

Lavoro e welfare, pace, cittadinanza, beni e servizi comuni

 

Dar conto, come si è fatto nel paragrafo precedente, di quanto la parte sulle politiche dell'Unione sia in continuità con i trattati di Amsterdam e di Maastricht, aiuta ad esprimere un giudizio più organico su quattro grandi temi - lavoro e welfare, pace, cittadinanza e beni comuni – declinati lungo tutto il testo e trattati sotto un profilo più tradizionalmente costituzionale già nella parte I ( definizioni, principi, obbiettivi dell'Unione) e nella parte II ( la Carta dei diritti fondamentali). La costituzionalizzazione dei trattati realizzata attraverso l'articolato della III parte, fa sì che il monetarismo entri nel bagaglio dottrinario ufficiale della costruzione europea. Il carattere rigido dei parametri di bilancio che ne consegue, finisce col sostenere le politiche di taglio alla spesa sociale e contrastare l'obiettivo di una riunificazione della politica economica e della politica sociale a tutela del lavoro e degli strati popolari. Ne deriva che la centralità del lavoro ed i diritti del welfare ne escono sfumati, indeboliti. Valga ad esempio il fatto che lo statuto della Banca Centrale Europea riveli la sua missione solo in funzione della  stabilità dei prezzi, mentre perfino quella della FED americana fa riferimento anche a sviluppo ed occupazione. Pertanto il diritto al lavoro - impegno universale di politiche pubbliche - diventa solo " diritto a lavorare" legato alla persona, facoltà individuale del cittadino che non è obbligatorio promuovere, quanto semplicemente sgomberare il più possibile da ostacoli sul mercato. Allora la giurisprudenza del lavoro sposta il suo campo di applicazione dalla prestazione al mercato del lavoro e l'indebolimento delle tutele andrà di pari passo con la redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle classi medio alte. Non è un caso che il metodo del voto a maggioranza non sia passato per il fisco, la protezione sociale, l'ambiente. Sono le quattro libertà di circolazione a rimanere i cardini dell'Unione, così come la concorrenza è la pietra angolare dei processi decisionali. Occorre riflettere sul fatto che in Europa si dà libertà di movimento per motivi economici, ma non c'è diritto a circolazione semplicemente per ottenere migliori prestazioni sociali. La filosofia dominante  è che il welfare stesso derivi dalla crescita economica in regime di concorrenza, non da politiche pubbliche redistributive e di regolazione. Ne segue che l'armonizzazione prevista per i sistemi di welfare, prima che elevare le prestazioni,  debba migliorare i sistemi di concorrenza. C'è da chiedersi quanto sia sostenibile in una carta costituzionale l'ambiguità di assicurare una regolazione sociale e minimi adeguati a fronte dell'ossessiva promozione di efficienza economica e competitività, combinando i due concetti sempre insieme, in uno sforzo insoddisfacente di presentare l'agenda della competitività nel mercato e della flessibilità del lavoro in scontata armonia con la difesa del modello sociale europeo.

Si può ben dire che nel welfare che si sta delineando ha pesato moltissimo la richiesta di Blair di trattare le materie sociali nella Costituzione solo se accompagnate dalla flessibilità e dalla deregolamentazione del mercato del lavoro, a dispetto anche della tradizione socialdemocratica del "capitalismo regolato". A riprova di questa contraddizione irrisolta, per quanto riguarda i diritti sociali, i nuovi paragrafi aggiunti all'art. 52 della Carta fanno distinzione tra norme e principi, rimettendo così i diritti alle competenze dell'Unione e minandone l'universalità. Quanto conti al riguardo la parte III, lo si deduce dal fatto che i diritti sanciti dalla Carta si esercitano "alle condizioni e nei limiti previsti dalle altre parti pertinenti della Costituzione". Come se ne deduce, la gerarchia tra le parti I, II e III è capovolta anche nel testo, a valorizzazione della nostra impostazione critica. Nell'elenco dei valori fondanti dell'Unione all'art.I-2 colpisce l'assenza del valore della pace, assunta invece solo come obiettivo e, quindi, derubricata da guida primaria all'azione politica. L'Unione si pone innanzitutto come potenza sulla scena internazionale con una riaffermazione implicita di quella ragion di stato che viene riproposta, esautorato al riguardo il Parlamento, a livello sovrastatale sotto la guida di un organismo intergovernativo come il Consiglio e che il movimento pacifista mondiale sta attaccando dalle fondamenta nella prospettiva di un mondo unificato. Affermare invece che la pace è un valore in sé avrebbe avuto come conseguenza che sarebbe stato assumibile l'art. 11 della nostra Costituzione - il ripudio della guerra – assieme ad impegni vincolanti sulla giustizia, l'eguaglianza, la lotta alla miseria nelle relazioni Nord-Sud del mondo. Non basta, evidentemente, cullarsi nel perseguimento "della propria sicurezza, indipendenza ed integrità" per affrontare i nodi posti dalla strategia della guerra permanente e dell'unilateralità dell'amministrazione americana. La cittadinanza viene riservata ai cittadini degli stati membri. I nativi sono permanentemente distinti dai migranti e non esiste in Europa un "ius soli". Un mercato che si intende aperto alla circolazione delle merci, delle persone, dei capitali, dei servizi, richiede alla fine che si  presidiano le sue frontiere, si disciplinino le politiche dell'immigrazione in base a principi securitari, si limitino i diritti degli extracomunitari, si declini l'accoglienza secondo i concetti della sicurezza interna. . Sappiamo come lo scontro per l’imposizione del modello economico occidentale riguardi le risorse almeno quanto le dinamiche demografiche transnazionali. Ma qui l’identità europea non si misura con una capacità di “allargare” i suoi confini e di disporsi a considerare la possibilità dei migranti di vivere a pieno diritto là dove la ricchezza viene consumata e non solo come produttori in casa propria. Anche i servizi di interesse generale non mercantile - scuola, salute, protezione sociale - non sono oggetto di riconoscimento formale. La salute, l'istruzione, la cultura, i servizi sociali sono ancora sottoposti alla norma dell'unanimità, lasciando così mani libere ad una loro strisciante privatizzazione. Acqua ed energia sono sempre più sottoposte a pressioni liberalizzatrici che contrastano con la loro percezione come beni comuni decisivi per l'ambiente, da trasferire anche alle prossime generazioni fuori dalle logiche del mercato. Ancora, occorre dire che nella Carta non è stata assunta pienamente l'uguaglianza di genere proprio quando la parte femminile della società è al centro di tutte le contraddizioni della nuova Europa e la dimensione del genere costituisce nel nostro continente il terreno di verifica di quanto si voglia o meno procedere nella strada dell'ampliamento della cittadinanza  e della giustizia sociale.

 

Alcune Considerazioni

 

Da tutte le parti si lamenta un deficit di democrazia per l'Europa che nasce ed una mancanza di legittimazione delle sue istituzioni. Ma c'è un nesso preciso che non si può sottacere. E' difficile pensare che una politica complice della demolizione della spesa sociale, permissiva verso la precarizzazione del lavoro, chiusa verso le frontiere, incerta nel ripudio della guerra, possa giovarsi di un assetto democratico pieno e di una partecipazione attiva. Si mantiene un orizzonte in cui l’economia sovrasta la politica e che la classe dirigente europea sembra incapace di infrangere. Con la conseguenza di finire in contrasto o in posizione di indifferenza rispetto al  “ sentire europeo” delle nuove generazioni, di una parte crescente del mondo del lavoro, dei movimenti. Il problema di assetti istituzionali democratici e di procedure leggibili della costruzione europea non sta quindi, come dice la stampa,  solo nella resistenza dei Governi a trasferire le loro prerogative all’Unione, ma nasce soprattutto dalle conseguenze dell'orientamento liberista dei trattati, che viene recepito da una costituzione senza legittimazione popolare, con una simmetria evidente tra incertezza dei diritti e ipercentralizzazione del potere negli esecutivi. C'è quindi una stretta relazione tra deficit democratico e deficit sociale e l'uno e l'altro aspetto non possono essere recuperati e ricostruiti separatamente ed in tempi distinti. Se non si interviene a questo livello, si sottovaluta la portata reale della fase che attraversano la società e la politica europea e si permette che la “voglia di Europa” venga cinicamente utilizzata per spegnere la sua potenziale alterità nel processo di globalizzazione. Il meccanismo che la Convenzione ha generato e che, come dice Rossanda, disegna “un’Europa fuori dal mondo”, potrebbe trovare un suo surrogato di legittimazione: quello che fa delle elezioni del Parlamento europeo del 2004, sempre nel contesto del prendere o lasciare, l'atto di accettazione, politico se non formale, della costituzione licenziata dalla CIG. Ma, se questa analisi è corrisposta, perché mai la sinistra europea non dovrebbe riaprire la discussione e subire invece l’egemonia del centro moderato che ha costruito quello che Giscard ha definito “ un edificio ed un equilibrio” non modificabile? E perché la società civile, i "corpi intermedi" ed in particolare il sindacato dovrebbero tollerare la regressione del diritto di associazione ad una funzione meramente consultiva nel processo decisionale europeo, dando per scontato che il conflitto non faccia parte del contesto istituzionale e che si debba escludere il suo apporto alla trasformazione? Il dialogo sociale codificato nella parte III della Convenzione rappresenta un arretramento perfino rispetto alla debole prassi in vigore ed è un pessimo segnale dato all’organizzazione e all’autonomia del mondo del lavoro in costruzione in Europa. Mi sembra di conforto constatare che invece il Forum Sociale Europeo abbia deciso di misurarsi con la direzione e la qualità di questo "processo costituente". Il "movimento dei movimenti" riunito a Genova ha indetto per il 4 ottobre una manifestazione europea in concomitanza con la prima riunione della CIG sotto la presidenza di Berlusconi ed  ha fatto della “democrazia costituzionale europea” uno dei centri della discussione del grande appuntamento a novembre di Parigi, oltre che l’obiettivo della mobilitazione degli "Stati Generali del movimento" nei primi mesi del 2004. Il FSE si è dato il compito di creare spazi pubblici europei in cui elaborare proposte, carte dei diritti, organizzare lotte e orientamenti di settori della società, per mobilitare soggetti che perseguano con l’azione conflittuale i diritti e la democrazia, costruendo l’Europa dal basso. Quando i partiti lamentano l’impoliticità dei movimenti, forse non riflettono abbastanza di quanto i confini si stiano rimescolando e di quanto l'Europa fornisca l'occasione per una reciproca contaminazione. In fondo, solo la mancanza di un progetto alternativo e partecipato potrebbe tenere lontano a lungo dalla politica una generazione e quella parte della società che sono di nuovo alla ricerca del bene comune.

 

 

 

Posta ricevuta

 

Maurizio Mazzucchetti ,  responsabile dell’ ufficio stampa della ‘Festa in rosso di Liberazione’ a Torre Baldone (provincia di Bergamo) ci segnala fra l’altro la seguente tavola rotonda prevista per

Venerdì 15 agosto

 

“La lotta del popolo kurdo - dalla Turchia all’Iraq - dopo l’occupazione dell’Iraq”

Intervengono: Paolo Limonta (ass. Azad per la libertà del popolo kurdo), Un rappresentante del Kadek-Congresso per la libertà e la democrazia nel Kurdistan. Coordina:  Maurizio Rovetta (segretario Prc-Torre B.)

 

Per info sulla festa (fino al 17/8/03 nell’area a fianco degli impianti sportivi): telefonare al 338.9759975

 

Tutte le sere: 

* Servizio bar - ristorante - pizzeria - birreria - gelato artigianale - cocktail- tombole - ruota della fortuna, spazio bimbi - libri - mostre - musica - stand internazionale

* Spazio multietnico per tutta la durata della festa con stand delle associazioni degli immigrati, musica, video, kebab

* Sportello immigrazione a cura Arci-Baia del Re, Ufficio Diritti-Cgil e Giovani Comunisti

* “Ludobus”  per i bambini, il 15.16.17 agosto (a cura Arci)

 

 

 

Scheda di approfondimento

 

Il Metodismo: dottrina e prassi

La Chiesa Metodista con i suoi quasi 70 milioni di fedeli è oggi la Chiesa protestante più diffusa in tutti i continenti e si caratterizza ovunque per la sua profonda spiritualità, per il suo dinamismo evangelistico e per la sua marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici.

Il movimento metodista nacque nel XVIII secolo ad opera del Pastore anglicano John Wesley (1703-1791) come movimento di Risveglio religioso e sociale che coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo.

Tutta la storia del Metodismo è derivata da una felice intuizione teologica di John Wesley. E cioè che la rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo è una verità interiore che si palesa nell’esperienza della carità umana. Questo significa che l’Evangelo incarnato nel Cristo - che Dio ha amato l’uomo indipendentemente da quello che egli è - acquista un valore sociale e diventa impegno di vita. Di qui la massima coerenza tra messaggio e azione. Separare l’opera missionaria di Wesley dal suo pensiero teologico’ che ne è il propulsore non è perciò possibile. Una cosa non può essere intesa senza l’altra: sono interdipendenti. L’assioma metodista è che Dio ha dato tutto (e questo è dottrina teologica) per cui tutto noi dobbiamo dare (e questo è impegno sociale). C’è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono gratuito in Cristo e la salvezza offerta come dono riconoscente al fratello.

La diffusione del Metodismo nel mondo è dovuta senz’altro a questa sua impostazione teologica: come è facilmente dimostrabile deducendolo dalle numerose opere di Wesley stesso - i suoi 40000 sermoni, il suo diario, la sua corrispondenza con personaggi religiosi e politici impegnati come lui nella lotta contro la piaga dell’alcolismo, il sistema economico dello schiavismo e la pratica sociale della schiavitù, i libri da lui scritti o tradotti per le scuole che andava istituendo, la creazione delle prime "Scuole domenicali", vanto oggi di tutto il protestantesimo per la preparazione religiosa dei minori - e come infine traspare dagli scritti dei suoi seguaci e da quelli dei suoi detrattori.

Da tutto ciò è facile rendersi conto di che cosa abbia rappresentato il Metodismo nel mondo; del valore di alcuni suoi uomini e del peso che essi hanno avuto nel passato, come lo statista William Wilberforce strenuo propugnatore nel Parlamento inglese delle leggi antischiaviste, - e che hanno tutt’ora nell’economia dei vari paesi, particolarmente nell'emancipazione delle culture del Nuovo e del Terzo Mondo, come Nelson Mandela.

È un dato di fatto che nel momento in cui si stava formando in Inghilterra il ceto operaio, e nelle fabbriche nascenti e nelle miniere lo sfruttamento anche dei minori arrivava a limiti esplosivi, Wesley e i suoi pastori hanno volutamente svolto il loro ministero presso le classi più disagiate e più esposte. Né possiamo tralasciare di dire che il Laburismo e il Sindacalismo inglesi hanno avuto la loro culla nelle Cappelle metodiste, e che al Congresso generale delle "Unions" del 1872 la metà degli oratori erano predicatori metodisti.

Oggi il Metodismo mondiale è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per la "Giustizia, la pace e la salvaguardia dei creato".

Peculiare caratteristica del Metodismo poi è l’avere accanto ai pastori consacrati un rilevante numero di predicatori laici, uomini e donne, i quali, adeguatamente preparati teologicamente, svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione ed ovviamente nella predicazione. Fin dal tempo di Wesley, non poche donne provenienti da tutti i ceti sociali, vincendo dimostrazioni di ostilità e non pochi pericoli materiali, cominciano a predicare e il loro crescente successo ne portò alcune a intraprendere studi e a diventare predicatrici autorizzate.

America

Quando il Metodismo varcò l’Atlantico aveva ormai 25 anni di vita. La sua espansione, dopo un primo modesto inizio, fu rapida e non fu dovuta soltanto al concetto che Wesley aveva di una parrocchia mondiale: "La mia parrocchia è il mondo", ma soprattutto alla massa dei predicatori metodisti itineranti la cui attività missionaria, svolta soprattutto a cavallo e per lunghe distanze, si sviluppò a tal punto da essere importante per la storia di quel continente. La loro vita dura e la loro intraprendenza di "cavalieri erranti" della fede fecero nascere tipici "slogans" sul loro conto. Quando scoppiava un uragano, per esempio, si usava dire: "Con un tempo simile non c’è sicuramente nessuno fuori, tranne i corvi e i predicatori metodisti"! Leggendario rimane anche il loro apporto spirituale e religioso che accompagnò la penetrazione dei primi rudi pionieri verso l’Ovest.

Wesley aveva avuto esperienza diretta e personale della situazione dei Neri in America e si impegnò nella condanna dello schiavismo con conferenze, opuscoli, sottoscrizioni, comizi onde sottoporre all’opinione pubblica l’urgenza di prendere posizione al riguardo. Furono così fondate due Università nere, ed un ex schiavo fu il primo vescovo metodista nero

L'indipendenza politica degli Stati Uniti portò con sé la necessità di avere in America anche una Chiesa metodista autonomamente organizzata. Nel 1784 fu costituita in America la ‘Chiesa metodista episcopale’, così chiamata dal nome dato al pastore eletto per un dato periodo di anni alla carica di Presidente, Chiesa che convive fraternamente nel mondo con la "Chiesa metodista wesleyana", originaria d’Inghilterra

Italia

In Italia la penetrazione del Metodismo, anche se presentatosi per primo tra le missioni agganciate a Stati la cui libertà era ormai di antica tradizione, fu tardiva. Se ne ha notizia fin dal 1816 quando un mercante metodista inglese con la copertura dell’acquisto di cappelli di paglia a Firenze, finì nelle maglie della polizia locale per aver distribuito clandestinamente delle Bibbie; e un altro colportore (distributore di Bibbie per conto di chiese protestanti) clandestino, spintosi non si sa con quali mezzi e con quanto coraggio fino a Roma, tornando in patria aveva prospettato alla Società Missionaria wesleyana la possibilità di un lavoro evangelistico proprio in quella città! Ma solo nel 1852 con la venuta in Italia dell’ex seminarista di Ivrea Benedetto Lissolo, convertitosi in Inghilterra alla Chiesa Wesleyana, comparvero i primi missionari, e solo una decina di anni dopo il Metodismo cominciò ad avere qualche pallido rilievo. Fondatore riconosciuto del Metodismo in Italia fu il giovane pastore Heary James Piggott (1831-1917) che dal 1861 dedicò l’intera sua vita a quest’opera. Stabilitosi in un primo tempo ad Ivrea, passò poi a Milano dove fondò un Istituto per ragazze, e da dove estese l’opera in Lombardia e in Emilia. Stabilitosi poi a Padova estese l’opera nel Veneto per scendere poi a Firenze e a La Spezia. Nel 1868 le statistiche presentate alla prima Conferenza di quella che sarà la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia furono: 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d’istruzione scolastica.

L'unità d’Italia fu la grande occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873 la Società missionaria episcopale di New York inviò in Italia il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che si stabilì prima a Modena e poi a Bologna da dove estese l’opera in tutta la penisola. Piggott e Vernon si accordarono quindi perché i due rami del Metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel 1946, poi, i due rami si fusero da noi in un unico corpo: la "Chiesa Evangelica Metodista d’Italia".

Passati i tempi particolarmente sfavorevoli, nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di Circoli culturali, di giornali e, soprattutto, nell’assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.

Ad esempio: prima del 1868 a Padova accanto alla chiesa è fiorente un Istituto con scuola elementare mista, scuola superiore e una scuola tecnica. Nel 1892 ad Omegna fu iniziata un’opera di sostegno per gli operai della filanda locale; ne nacque in seguito la chiesa di Omegna. Dal 1898 al 1906 a Iselle, per gli operai impegnati nel traforo della galleria del Sempione, e per le loro famiglie, furono organizzati: un asilo infantile, una scuola elementare con pasto meridiano gratuito, una sala di riunione e corsi serali di istruzione per adulti. Ne nacque in seguito la chiesa di Domodossola. Dal 1901 al 1903 a Milano, per gli operai provenienti dall’entroterra della regione e per quelli immigrati dal Sud, in occasione della elettrificazione dei trasporti urbani, fu istituito un servizio di promozione sociale e fu iniziata un’opera di evangelizzazione. Ne nacque in seguito la seconda chiesa metodista di Milano. Nel 1903 a Salerno fu attuato un progetto di assistenza e di aiuto per gli operai delle vicine filande. Ne nacque in seguito la chiesa di Salerno. Nel 1907 a Eboli sorse una organizzazione a sostegno materiale e spirituale della classe contadina locale. Dal 1906 al 1910 il medesimo aiuto fu portato nel vicentino e nel novarese alle locali comunità contadine, e a Montorfano agli scalpellini delle locali cave di granito. Nacquero così tre piccole chiese.

Le chiese metodiste con le loro attività sociali ed assistenziali oggi esistenti in Italia sono il frutto e la prosecuzione di quest’opera iniziata quasi 150 anni fa, e l’attuale presenza metodista nel nostro paese può essere così quantificata:

  • 39 comunità o chiese con una popolazione complessiva di circa 5000 aderenti.
  • opere sociali: 'Ecumene' Centro evangelico per la gioventù, Velletri (Roma); Centro evangelico di servizio: Villa S. Sebastiano (AQ); Centro sociale 'Emilio Nitti’ (NA); ‘Casa Mia’ Centro sociale per adolescenti e bambini (NA); ‘Casa Materna’ Istituto per bambini e centro accoglienza emigrati (NA); Centro cristiano per l’infanzia e scuola materna Scicli (RG).
  • Vari Circoli culturali.
  • Impegno socio assistenziale in collaborazione con altre chiese evangeliche: per esempio l’ospedale ‘Villa Betania’ di Napoli.
  • Partecipazione ad organismi nazionali, mondiali ed ecumenici: Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Conferenza delle chiese europee (KEK); Consiglio mondiale metodista (WMC); Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).

L'integrazione nel 1979 delle chiese metodiste in Italia con le chiese valdesi non ne ha modificato i lineamenti dottrinali.

 

 

 

 

 

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#277 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Mar 12 Ago 2003 8:16 pm
Oggetto: L'Italia cattolica vista con gli occhi di un evangelico tedesco...un articolo per pensare
mauriziobenazzi
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In questo numero:

 

    - La riflessione sul Dio vivente

 

    -Una proposta di lettura suggerita da "Aprile per la sinistra"

 

    -La ricerca di diverse collaboratrici provenienti dall'area teologica femminista

 

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L'articolo che segue è tratto dal numero veramente speciale di Protestantesimo (vol. 58:2-3 - 2003) dal titolo "Parola in dialogo - Scritti in onore dei professori Paolo Ricca e Sergio Rostagno". Orientamenti ecumenici esprime in questo modo un tributo ai due grandi professori della Facoltà Valdese di Teologia in Roma per la loro attività di ricerca e di insegnamento, da cui anche il sottoscritto ha potuto trarne beneficio in questi ultimi anni.

E'  poi una concreta possibilità per sostenere una rivistra trimestrale di elevato spessore teologico e culturale, il cui costo dell'abbonamento è di Euro 24,00 per l'Italia ed Euro 30,00 per l'estero. Per eventuali sottoscrizioni si prega di scrivere direttamente a fvt.protest@...

Qui, più concretamente, quest'articolo serve per farci capire il punto di vista di un evangelico tedesco in visita in Italia... da a pensare anche ai c.d. "non credenti".

M.B.

 

Perché cercate il vivente fra i morti?

 

(Discorso tenuto il 1 ottobre 1978, due giorni dopo l'improvvisa morte di Papa Giovanni Paolo I, da Gottfried Maron, professore emerito di Storia della chiesa moderna a Berlino e a Kiel nonché presidente della Fondazione Evangelica)

 

Questa volta, da che sono a Roma, mi assilla il pensiero che qui abbiamo avuto troppo - assolutamente troppo - a che fare con tombe e con morti.

Al primo posto sta certamente la tomba di Pietro, che la grandiosa cupola di Michelangelo fa risaltare nel significato storico e dogmatico che la chiesa di Roma le ha attribuito. Sotto questa stessa cupola giacciono sepolti anche altri papi, a rivendicare la pretesa, di essere successori della roccia degli apostoli. Tra qualche giorno vi giacerà anche l'uomo di fronte al quale abbiamo potuto stare solo pochi giorni fa in San Pietro (si riferisce all'udienza generale del 27 settembre tenuta interamente in lingua tedesca e all'interno della Basilica, conclusasi con "Lobe den Herren"). Con questo evento che ci ha tutti profondamente colpiti, il pensiero dei morti ha avuto qui a Roma una drammatica accentuazione.

A Roma abbiamo anche visitato la tomba di Paolo. Sotto una cupola molto più modesta, giace anche Ignazio di Loyola, la principale figura del ripensapento cattolico-romano dopo la catastrofe della Riforma tedesca. Siamo stati anche nella stanza in cui è deceduto e poi, rispettivamente in S. Andrea della Valle e in una cappella laterale di S. Pietro, abbiamo visto illuminati dietro un vetro i corpi morti di un santo dell'Ordine dei Teatini e di S. Pio X. Si tratta verosimilmente di riproduzioni di cera

In Assisi si può veramente vedere il cadavere di Santa Chiara che nel 1850 fu riesumato dalla bara in cui aveva riposato per 600 anni. La gente si affolla curiosa davanti al vetro per vedere questi morti. Che cosa cerca veramente?

 

Chi può contare tutti i sepolcri romani? Dai grandi edifici funebri degli imperatori Augusto e Adriano - tra i quali si trova esattamente il nostro alloggiamento - ai sepolcri nelle catacombe fino alle moderne "case dei morti" (meglio grattacieli dei morti) dietro S. Lorenzo fuori le Mura che irradiano una singolare "vita", quando la sera le lampade vengono accese dai vivi. A che scopo? Che cosa si cerca presso questi morti? Non dà anche da pensare che il nostro collega di Erlangen sia venuto con noi a ROma soprattutto per studiare catacombe e sarcofaghi? Sì, non fa riflettere il fatto che l'arte protocristiana sia sorta qui con le tombe - in ultima analisi contro la volontà della chiesa e della teologia?

Paolo Ricca, che ci ha accompagnato più volte, in questi giorni è stato anche a Torino dove ora, dopo 45 anni, è stato nuovamente esposto il famoso lenzuolo funebre di Cristo che attira centinaia di migliaia di pellegrini. Non ci interessano qui né la fiera turistica che si sviluppa intorno ad un evento così "pio" (fino alle T-shirt con il "sacro volto"), né la questione scientifica di sapere se questo lenzuolo potrebbe essere l'autentico sudario di Cristo o almeno un lenzuolo di quell'area del I sec. Qui ci interessa un'altra questione: che cosa cercano queste numerose persone in una reliquia di questo tipo? Che cosa cercano accanto alle tombe?

In questo quadro, da giorni mi agita un brano del racconto di Pasqua del Vangelo di Luca. Il giorno dopo il tremendo evento le donne vennero all'alba al sepolcro e lo trovarono vuoto. E quando esse se ne accorgono con spavento, appaiono "due uomini con le vesti splendenti" che pongono loro, appunto, la questione decisiva: "Perché cercate il vivente tra i morti?" "Ricordate come egli vi parlò quand'era ancora in Galilea...Esse si ricordarono delle sue parole. Tornate dal sepolcro, annunziarono tutte queste cose agli indici e tutti agli altri (Lc 24,6 vers. NRiv). Ovviamente il racconto procede in un primo tempo in modo davvero deprimente. Il testo infatti afferma: agli apostoli "quelle parole sembrarono un vaneggiare e non prestarono fede alle donne". Io trovo che questo sia un racconto chiave per l'intera storia della chiesa in tutti i secoli. In esso si cela la domanda decisiva del cristianesimo: perchè cercate il vivente fra i morti? E' questa una domanda che ci deve essere posta di nuovo, non solo a Roma. E' una domanda che, evidentemente, non trova risposta a Pasqua, ma solo tramite la Pentecoste.

Io credo che Francesco d'Assisi abbia disposto, coscientemente, che non gli si facesse una tomba identificabile proprio in questo spirito di Pentecoste. Eppure che cosa è avvenuto? Già poco dopo la sua morte fu eretta sulla sua tomba la monumetale doppia chiesa di San Francesco e il misero luogo in cui morì è dal XVI secolo avviluppato, e così "composto", da una gigantesca cupola barocca. Il desiderio di Francesco non era merà "umiltà",  sgorgava chiaramente da una profonda conoscenza cristiana, ma egli viveva in un'epoca in cui la cristianità cercava con uno sforzo secolare di riconquistare dai musulmani il sepolcro - vuoto e presunto - di Cristo. Lo sappiamo: Dio non ha allora benedetto né coronato di successo questo intento dei cristiani d'occidente. Grazie a Dio, si potrebbe dire, perché questo sepolcro è vuoto: sì tutti i sepolcri cristiani sono vuoti, se la nostra fede deve avere un senso (Lutero scrisse a tal proposito "di questo sepolcro, in cui il Signore ha giaciuto e che ora è possesso dei Saraceni, Dio si interessa altrettanto che delle mucche in Svizzera").

Ogni culto dei morti è affare pagano. I faraoni egizi hanno in tal prospettiva eretto i loro enormi monumenti di pietra e gli Etruschi le loro città dei morti. Noi cristiani, però dobbiamo sapere che Dio "non è un Dio dei morti ma dei viventi" come appunto afferma  proprio Luca al capitolo 20 vesetto 38.

Questa parola che ci è tramandata dalla bocca di Gesù, contiene al tempo stesso la risposta alla domanda degli uomini al sepolcro. Si parla di Dio con una affermazione ed una negazione. Vale la pena meditare su questa parola più a lungo e più precisamente di quanto possiamo fare qui. Significa che la morte e la vita hanno mutato senso e valore. Non possiamo più considerare la morte  come un assoluto e proprio questo significa che non possiamo più considerare la nostra vita terrena  come un assoluto, come se si trattasse di dover realizzare tutto tra la nascita e la morte o di dover carpire tutto ciò che la vita ha da offrire. Dio è un Dio dei viventi: ciò significa che abbiano soltanto in lui la pienezza e la vita eterna.

Dio è un Dio dei viventi e non dei morti. Perciò non dobbiamo cercare i viventi fra i morti anche in un senso più ampio: Francesco non nella sua tomba, ma là dove egli viveva nella Parola di Dio; Pietro non sotto la cupola di San Pietro, ma nella sua confessione di Cristo; Paolo non in San Paolo, ma nelle sue lettere alla cristianità di tutti i tempi e il nostro Signore in nessun altro luogo che nella sua Parola e nel suo Spirito.

 

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Da "Aprile per la sinistra": nuove alleanze per “Orientamenti ecumenici”?...

 

 

Know Global di P.Folena e U.Sulpasso
Più sapere per tutti
Pietro Folena e Umberto Sulpasso  20/1/03   


Know-Global – la globalizzazione del sapere nell’era della rivoluzione digitale – è la risposta strategica, di fronte alle critiche così diffuse all’attuale modello di sviluppo e di governance, che un uomo politico della sinistra riformista e un professore universitario impegnato da anni sul tema della knowledge society, indicano a tutti, con proposte concrete e con provocazioni culturali.
L’accesso alla cultura per tutti è il nuovo nome della lotta per la giustizia, per l’eguaglianza, per la libertà. È al tempo stesso una sfida alla sinistra, impegnata troppe volte a discutere astrattamente di riformismo e di innovazione; all’università e alla ricerca, prigioniere di mezzi pubblici irrisori, di logiche accademiche e di nuove illusioni mercantili; all’impresa, sollecitata nell’era berlusconiana a rifarsi sul lavoro e sui diritti e non a innovarsi.
Know-Global ha le forme di un colloquio spigliato (che rimbalza dal modello californiano alla destra berlusconiana, da Porto Alegre ai guai della sinistra nostrana, da Cofferati alle nuove frontiere digitali) tra Pietro Folena, deputato DS, e Umberto Sulpasso, presidente dell’International Multimedia University, indicando la frontiera di un nuovo keynesismo digitale – un grande intervento pubblico, italiano ed europeo, nella società della conoscenza e nell’abbattimento di barriere di ogni tipo nell’accesso alla cultura – come leva fondamentale per modernizzare l’Italia, per impedire il declino dell’Europa e per rendere più giusto e vivibile il pianeta.

«In Italia generazioni di braccianti e di operai, che non sapevano leggere e scrivere, si sono organizzate sognando che i propri figli, studiando, un giorno sarebbero diventati dei "signori"… Il diritto al sapere per tutti è una delle chiavi decisive per riprendere in mano il destino del mondo, e non accettare come inevitabile la distanza crescente tra più forti e più deboli.»
Pietro Folena

«A molti osservatori è sfuggito che da almeno cinquant’anni la vera arma strategica americana è il sapere… Il Muro di Berlino lo ha fatto cadere Steve Jobs e non una fideistica superiorità del liberismo alla Reagan.»
Umberto Sulpasso

 

 

 

 

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Orientamenti ecumenici estende a tutte le donne evangeliche iscritte e non a questa ML,  appartenenti all' area teologica femminista, di presentare la propria candidatura, anche in modo informale, per una futura collaborazione con questa newsletter. 

Telefono 338-1211439.

 

Come ogni cosa che vale Orientamenti ecumenici non ha un prezzo di vendita e neanche uno di acquisto: nella vita di ciascun di noi ci sono cose che vanno oltre il concetto di transazione o comunque di scambio. Auguriamo però a chi legge la stessa sensazione che provano coloro che scrivono liberamente e gratuitamente qui, cercando di parlare - fra mille difficoltà ben inteso - alle donne e agli uomini di oggi e ponendo loro un'alternativa concreta all'alienazione religiosa, in favore della ricerca del Dio vivente, nella dimensione dello Spirito e della Parola (come zwingliano preferisco infatti invertire le parole soprascritte di Maron... non si spiegherebbe altrimenti perchè a taluni la Bibbia dice qualcosa ma ad altri non dice assolutamente nulla!)

A proposito vien da sorridere ma ci coglie anche un po' di tristezza quando pensiamo che taluni sistematicamente tentano ogni settimana di attaccarci con ogni sorta di files di disturbo, virus informatici (a proposito ho bisogno di consigli urgenti su uno chiamato W32.BLASTER.WORM che è presente su un PC), posta di vario tipo non richiesta,... ecc. ecc.

Si prega tutti di collaborare con i co-moderatori evitando di inviare files con allegati. La posta degli ultimi due giorni ad esempio è andata persa, per problemi di inoltri diciamo "non corretti"…

Grazie per l'attenzione che vorrete prestare per questo comportamento di base che reputiamo corretto e di tutela per il proseguimento di questa iniziativa, frutto della gratuità evangelica.  Penso che l’On. Folena ne abbia sentito già parlare di quei cocciuti di Valdesi…

 


#278 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Ven 15 Ago 2003 7:39 pm
Oggetto: Aperti per ferie: continua il dibattito sulla Bozza di costituzione europea e notizie da NEV
mauriziobenazzi
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Aperti per ferie: continua il dibattito sulla Bozza di costituzione europea e notizie e commenti da NEV

 

Appuntamenti d’estate:

 

ROCCA di PAPA (Roma) - Dal 23 al 31 agosto, campo di ricerca su "La spiritualità della Resistenza". Al Centro evangelico battista, segreteria: 06 94999014.

 

PRALI (Torino) - Dal 17 al 24, al Centro ecumenico Agape, campo per bambini delle elementari sul tema "Il fuoco è la cosa più importante". Segreteria: 0121 807514.

 

MILANO - Mercoledì 20, per la serie dei concerti estivi, nel tempio valdese, serata di musica ebraica Klezmer con il gruppo Schnaftl Ufftschik di Berlino. Alle 21 in via Sforza 12a. Entrata libera.

 

TORRE PELLICE (Torino) - Il 30 e 31 agosto, a cura della Società di studi valdesi, annuale convegno storico, quest'anno dedicato allo scrittore Piero Jahier. Alla Casa valdese di via Beckwith.

 

TELEVISIONE - Domenica 17 agosto, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica "Protestantesimo" presenta "Il papato: una questione ecumenica?" e un DVD sulle tre religioni abramitiche. Replica lunedì 18 alle 24 e lunedì 25 alle 10 sempre su RAIDUE.

 

RADIO - Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico" manda in onda una predicazione (17, 24, 31 agosto, pastore Domenico Tomasetto), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.

 

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Parola per sabato 16 agosto 2003, dopo il blackout in America del nord liberista…

 

 

Dio ha scelto le cose pazze del mondo

per svergognare i sapienti;

Dio ha scelto le cose deboli del mondo

per svergognare le forti.

 

1 Corinzi 1:27

(dalle Losungen di oggi)

 

Il nostro è un Dio a cui importano gli avvenimenti politici…

E’ il mondo (intendo con questo il mondo politico e secolare) la sfera dell’attività liberatrice e rinnovatrice di Dio. Esso è il teatro della presenza di Dio accanto all’uomo. Il Dio della Bibbia, in chiaro contrasto con gli altri dei o divinità dell’antico Medio oriente, era caratterizzato proprio dal fatto di operare dentro e per mezzo degli avvenimenti politici. Egli non partecipava la sua divinità con le stelle, il sole, la luna; questi corpi erano semplicemente delle cose create da Dio, non essere divini. Il Dio degli ebrei era il Dio che si rivelava nell’esodo, nella conquista, nell’esilio e nella sconfitta del regno; si rivelava negli eventi politici, nella liberazione del popolo dalla servitù economica e dalla schiavitù politica, nella conquista e nella sconfitta per mano di una potenza secolare… per compiere la sua opera, Dio non esitava (e non esita anche oggi) neppure a servirsi di gente che lo negava, di gente che non aveva mai sentito parlare di lui o che lo sfidava. Il capitolo 45 di Isaia mostra in che modo Dio faccia uso di coloro che lo negano: Dio parla a Ciro, re dei persiani, e Ciro è un pagano, non certo un ebreo o un cristiano : a Dio importano gli avvenimenti politici. Prima bisogna sempre leggere l’Esodo e poi la Genesi. Perrchè questa è l’ordine in cui gli ebrei giunsero alla comprensione.

 

Così dice il Signore al suo unto, a Ciro,

la cui mano destra ha afferrato,

per soggiogare davanti a lui le nazioni

e per discingere i fianchi dei re,

per spalancare innanzi a lui le porte

in modo che i battenti non possano essere chiusi:

“…Io sono il Signore,

e non c’è nessun altro, all’infuori di me;

non c’è nessun Dio;

io ti cingo, benché tu non mi conosca,

perché gli uomini sappiano,

dall’oriente all’occidente,

che non v’è alcuno all’infuori di me;

Io sono il Signore,

e non c’è nessun altro…”

 

(Harvey Cox)

 

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In questo numero:

 

Il dibattito sulla bozza di convenzione europea (il sito su internet, il documento di Vittorio Bellavite di “Noi siamo chiesa”, la manifestazione di settembre a Riva del Garda)

 

Alcune notizie da NEV

 

Il prossimo numero sarà curato dal moderatore giovanile Gioele Bianchi; si ringrazia qui il partito socialista francese e taluni esponenti dei DS in Italia per il libero spazio concesso a questa newsletter su diverse ML di Yahoo. Il partito socialista svizzero ci ha tra l’altro inviato un libro su Leonhard Ragaz, che necessiterà di una rigorosa traduzione dal tedesco.  Invitiamo il gruppo riformato svizzero o altre realtà interessate ad una eventuale pubblicazione in Italia dello stesso a dare un cenno della propria disponibilità per aiutarci a tal fine. Grazie a chi non rimarrà in silenzio.

 

 

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Si ringrazia Mario Agostinelli (CGIL Lombardia) anche per la segnalazione del sito internet sul quale è possibile consultare, nelle principali lingue europee, il testo (con commenti) della bozza di Convenzione europea

 

http://european-convention.eu.int/

 

 

 

 

Il punto di vista di un esponente cattolico di “Noi siamo chiesa”

A cura di Vittorio Bellavite

 

Il coinvolgimento dell'opinione pubblica europea nei lavori della Convenzione europea è stato complessivamente  molto modesto; per la sua  composizione e per l'andamento dei  suoi lavori si è parlato, non a torto, di un deficit di democrazia. Nel frattempo il movimento critico nei confronti della globalizzazione è continuato e si è esteso (Forum di Firenze e Forum  di Porto Alegre)  e la guerra in Iraq per le sue caratteristiche ha creato un movimento di massa contro alcuni governi e contro gli USA.Ci troviamo di fronte ad  una situazione schizofrenica a un esempio da manuale di scissione tra sensibilità diffuse e situazioni nuove (la guerra preventiva) ed un apparato istituzionale quello della Convenzione delegato ad occuparsi di grandi questioni ma che discute quasi solamente di  competenze, mercati, monete ecc…….

Si trascineranno ancora per alcuni mesi  problemi di questo tipo rimasti aperti perché sarà la Conferenza intergovernativa da ottobre a dicembre a risolverli . Si tratta del maggiore o minore ruolo delle diverse strutture comunitarie (Consiglio, Commissione, Parlamento), del voto a maggioranza sulla politica estera e sulla politica fiscale e di altre questioni di questo tipo. Dietro a questi problemi  si nasconde da una parte il grado di maggiore o minore federalismo, dall'altra  il maggiore o minore ruolo degli Stati membri nella nuova Europa. Non sono questi i problemi principali ma sono tuttavia importanti per chi cerca di riflettere su questa vicenda da un punto di vista pacifista e terzomondista. Per orientarsi su questa questione  basta identificare quali sono le forze tiepide verso un potenziamento del ruolo dell'Unione Europea : esse sono tutte collocate sulla  destra e caratterizzate da un esplicito filoamericanismo ( Spagna, Polonia, Regno Unito …) .L'Italia è un caso a sé, il Governo è fortemente  filoamericano ma la politica europea è ondivaga e non esplicitamente antifederale .  Per capire definitivamente la situazione basta essere consapevoli che i neoconservatori al potere negli USA  cercano  in forme diverse di dividere gli Stati europei ed osteggiano o diffidano dell' euro in quanto moneta divenuta concorrente sullo scenario mondiale .

 

Un'Europa federale per fare che cosa ?

Espressa un'opzione di fondo a favore di maggiori poteri all'Unione Europea si pone il grande interrogativo : una Europa federale, più forte ed autorevole,  per fare che cosa ?  per quali politiche ?  Nella Convenzione si è parlato solo di strutture , di metodi, di ruoli, di apparati o si è parlato anche di contenuti ? Si è discusso se l'Europa dovesse avere una unica politica estera ma niente si è detto su quali potrebbero essere gli orientamenti di fondo per esempio,  sul rapporto pace/guerra, sul rapporto Nord/sud……..La politica estera è stata intrecciata sempre a quella della sicurezza e  della difesa, mai ad altro. In Italia ed in Europa la sinistra "federale" si è occupata poco della Convenzione ed ha valorizzato alcuni aspetti anche molto interessanti ( l'allargamento, il superamento di un secolo di lotte fratricide, la comune lotta contro il crimine….) ma tutto in un'ottica di un'Europa che guarda a sè stessa. Vediamo in concreto cosa dice la bozza della nuova Costituzione, lasciando ad un momento successivo un'analisi del cruciale problema della cittadinanza e dei migranti.

 

Pace/guerra

La pace non è stata "ammessa" tra i valori dell'Unione Europea di cui parla l'art.2 ma è stata accettata solo come obiettivo ( art. 3) . La differenza esiste e c'è stato dibattito. Affermare che la pace è un "valore" in sé avrebbe avuto come conseguenza che si sarebbe potuto almeno prendere in considerazione il contenuto dell'art.11 della nostra Costituzione . Questo nostro articolo è stato proposto senza successo,  per esempio, dagli italiani Elena Paciotti e Valdo Spini e dagli spagnoli Borrell, Carnero e Lopez Garrido.

Dire invece che "l'Unione si prefigge di promuovere la pace…" non significa quasi niente.

Non esiste niente di più equivoco e ambivalente della generica invocazione alla pace non accompagnata da prese di posizione esplicite, da denunce, da azioni coerenti. Chi fa la guerra sostiene sempre che essa è indispensabile  per portare la pace. Anche in Iran, anche in Afghanistan , sempre mascherata da nobili motivi. Sarebbe stato significativo affermare che l'Europa "ripudia la guerra" preventiva ed offensiva come dice la Costituzione italiana. Ma  i nostri costituenti erano dei visionari, degli estremisti ?

 

Una Costituzione eurocentrica

Ogni vocabolo   soprattutto nei primi articoli delle costituzioni  viene discusso infinite volte, scritto, riscritto ( tradotto e ritradotto nelle principali lingue nel caso dei testi internazionali) dovrà poi essere interpretato dai magistrati, sarà un'indicazione per i legislatori e per l'azione di governo oltre che punto di riferimento per tutti.

Lascia allora perplessi il testo del predetto art.3 primo comma   dove si dice che "L'Unione si prefigge di promuovere la pace, nonché i suoi valori e il benessere dei suoi popoli ". E' un testo a prima vista fortemente eurocentrico. Ben peggio è il successivo quarto comma che dice "Nelle sue relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi"  Il riferimento agli "interessi" è di una sincerità sconcertante, è un messaggio esplicito. Identico messaggio viene dall'art.39 quinto comma dove si afferma che "Gli Stati membri assicurano, mediante la convergenza delle loro azioni, che l'Unione possa affermare i  suoi  interessi e valori sulla scena internazionale ". Quanto si scrive nei testi costituzionali deve essere sempre ben esaminato nel contesto, nella collocazione, nello "spirito" del testo. Si resta allora sconcertati nel leggere nell'art.3 (l'articolo solenne sugli "obiettivi")  che l'Unione offre ai propri cittadini "un mercato unico nel quale la concorrenza è libera e non distorta"  ; e come se non bastasse al successivo comma terzo si parla di "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva". All'art.4 si parla di "libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali " e di " libertà di stabilimento". E' lo spirito  della vecchia Comunità Economica Europea (CEE)  (oppure addirittura del vecchio Mercato Comune, MEC).

 

Politica estera, di sicurezza e di difesa

Da tempo  manca all'Unione  una politica estera e da tanto tempo è prevalsa nelle istituzioni comunitarie l'idea che essa debba intrecciarsi con la politica della sicurezza e della difesa.  Nella Convenzione su questa questione non è emersa alcuna idea nuova  che andasse aldilà delle proprie preoccupazioni e dell'organizzazione delle proprie strutture o delle discussioni sulle competenze e sul modo di decidere ( nuovo Ministro degli esteri, voto a maggioranza o diritto di veto) . Appunto l'eurocentrismo. Già a Laeken nel dicembre 2001 quando il Consiglio europeo varò la Convenzione si affermò la necessità di "un'Europa più presente sulle questioni di politica estera, di sicurezza e di difesa". Nei lavori della Convenzione la Commissione VIII Difesa enfatizzò questa posizione e tutto il progetto di Costituzione vi è coerente con un seguito di elaborati ed impegnativi articoli. L'art. 11 quarto comma è lapidario :"L'Unione ha competenza per la definizione e l'attuazione di una politica estera e di sicurezza comune , compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune" Testo simile nell'art.15. Gli artt. 39 e 40 sono i più lunghi del progetto di Costituzione ( otto commi ciascuno) e sviluppano i complicati meccanismi di gestione di questo settore unificato (il Parlamento europeo non ha alcuna competenza). Il primo comma dell'art.40  recita :" La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune . Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari" L'articolo continua affermando l'impegno degli Stati membri a migliorare le loro capacità militari, prevede l'istituzione di un'Agenzia europea degli armamenti ed "una cooperazione più stretta in materia di difesa reciproca", prevede la possibilità di cooperazioni rafforzate in materia di difesa. Qualcosa di più morbido si scrive nell'art..205 dove si fa un elenco di  interventi  "accettabili" che l'Unione potrebbe fare  ("in materia di disarmo, di missioni umanitarie e di soccorso, di missioni di consulenza e di assistenza in materia militare, …." ) . Non è però un elenco tassativo ma esemplificativo ( ed  anche la guerra in Iraq è stata considerata da chi l'ha fatta come un'azione di disarmo).

 

Rapporto Nord/Sud

Nel preambolo si afferma che "l'Europa desidera….operare a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo" e nell'art.3 quarto comma che "contribuisce alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli" . Queste affermazioni potrebbero avere una qualche importanza se non fossero poi seguite dal vuoto completo. Il problema del rapporto col Sud del mondo è stato il grande assente sia nei propositi iniziali di Laeken sia in tutto il corso dei lavori della Convenzione. Nel concreto nulla si dice, per esempio,  su una possibile politica agricola di apertura ai mercati del terzo mondo (art.118), nulla sulla riduzione del debito estero, nulla nella elencazione (art.66 e 74 e 211) degli obiettivi e degli strumenti della politica economica e monetaria  (gli obiettivi sono "prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane, bilancia dei pagamenti sostenibili" ), nulla di significativo nei rapporti con le istituzioni finanziarie internazionali  (art.81). Si potrebbe obiettare che questi problemi non dovrebbero essere oggetto di norme costituzionali. L'osservazione è pertinente ma non nel caso specifico. Infatti questa bozza di Costituzione parla in modo dettagliato di tutto. Si tratta di 460 articoli e di quattro protocolli allegati ! Certi aspetti sono regolamentati in modo molto minuzioso e ripetitivo ( bilancio, mercati, euro, concorrenza ecc…).

Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo  c'è una quasi letterale ripetizione di quanto dicevano le norme precedenti (si vedano da una parte  gli attuali articoli 188 secondo comma punto d e 213-215 , dall'altra gli articoli  177-181 della versione consolidata del Trattato). Siamo nella più evidente ordinaria amministrazione. Fa specie poi leggere nel vecchio e nel nuovo testo che " L'Unione e gli Stati membri rispettano gli impegni e tengono conto degli obiettivi riconosciuti nel quadro delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni internazionali competenti". Ci si riferisce all'indicazione più ignorata che ci sia, quella di destinare, da parte dei paesi sviluppati, lo 0,7% del PIL alla cooperazione. Infine  un'ipocrisia del linguaggio da denunciare  : sia nell'art.3  quarto comma sia nell'art.188 e nell'art.213 si parla di "eliminare la povertà". Ma , per essere seri,  perché non si parla di "eliminare la miseria" ? Questa è la vera condizione diffusa nel terzo mondo davanti a cui questa bozza di Costituzione ha chiuso gli occhi.

 

La questione delle "radici cristiane "

Nei lavori della Convenzione tanto si è parlato poco delle grandi questioni planetarie che l'Europa, chiusa nel suo eurocentrismo,  ha di fronte,  quanto  si è parlato molto di una  questione di principio, quella del richiamo alle "radici cristiane" nel preambolo della Costituzione. Nella gran parte delle Costituzioni  europee, ed in quella degli Stati  Uniti, mancano questi tipi di riferimenti . Le sensibilità e le culture sono tante in Europa, altre sono emergenti . Pretendere di affermare in un testo legislativo le proprie specifiche  identità è cosa difficile da ottenere; anche da parte di molti credenti questa richiesta  non è stata ben  compresa ed è forse controproducente in ordine al messaggio di fede e di speranza  che  i cristiani hanno il compito di annunciare. La disputa si è chiusa in modo accettabile, quella di lasciare la storia agli storici e di non fare riferimenti ad alcuna  eredità nel preambolo. Sarebbe del resto stato inaccettabile richiamarsi, come nella prima versione del preambolo, ad alcune radici ( la cultura grecoromana, l'illuminismo) e non ad altre ( il cristianesimo ed il socialismo). A prescindere dalla questione delle "radici"  la Chiesa cattolica, le Chiese della Riforma e le Chiese  ortodosse hanno ottenuto, nell'art. 51, lo status autorevole di interlocutrici particolari dell'Unione a causa della loro "identità e del loro contributo specifico" . Impegnandosi sulla questione delle "radici" e per ottenere questo dialogo permanente  le Chiese (soprattutto la Chiesa cattolica) hanno speso per un lungo periodo  tutte le loro energie trascurando o dimenticando del tutto le altre grandi questioni.

I grandi valori del tutto evangelici, e del tutto umani, sottesi al definitivo rifiuto della guerra ed al problema del rapporto Nord/Sud sono passati in secondo piano. E' anche per questo che sta mancando un po' di "anima" all'Europa.

 

 

Ringrazio Vittorio per il gradito intervento: mi permetto di far notare che le Chiese della Riforma oggi rappresentano solo un parte del mondo evangelico e che il problema posto in sede di dibattito è semmai se le minoranze religiose e non religiose abbiamo un adeguato spazio di tutela giuridica nella Bozza.

Non è un mistero che qui in Italia  su internet – senza scomodare la bozza di convenzione europea - ad es.  “Orientamenti ecumenici” abbia serie difficoltà a far passare il proprio manifesto o le richieste di intervento sollecitate dagli stessi interlocutori (sob!) presso anche quegli ambienti cattolici non conservatori come Tempi di Fraternità, Adista, …

In Europa non è in gioco una questione di rappresentanza istituzionale delle principali confessioni (anche perché i rapporti di forza col protestantesimo non consentiranno certi macroscopici abusi qui esistenti) ma semmai di non esclusione di nessuno, in particolare di chi ha una fede religiosa maturata ad es. in ambiente non europeo e di chi non ne ha alcun credo confessionale. Su questo verte esattamente il dibattito in merito alla libertà religiosa ma anche sulla libertà dalla religione e, visto i tempi, dalle chiese istituzionali.

Sarebbe interessante che si commentassero, a questo proposito, le elevate percentuali di rifiuto di pagamento delle tasse ecclesiastiche in Germania da parte sia di cittadini cattolici che luterani…C’è di più da dire: i luterani in Italia (circa 2000 persone), grazie ai soldi percepiti con 8 per mille (che tassa non è) restaurano già chiese (semivuote!) nella c.d. mitteleuropea…come dire hanno trovato l’America in Italia, fino almeno al primo blackout…

MB

 

FORUM ALTERNATIVO l'Europa che vogliamo

Riva del Garda - 4,5,6 settembre 2003 - Palafiere alla Baltera

 

PROGRAMMA

 

3 settembre: serata inaugurale

 

4 settembre: l'Europa ripudia la guerra

* Guerre e Neoliberismo in Europa: i due volti della violenza

* L'Europa non è una fortezza: i diritti dei migranti

* Dieci anni di liberismo: l'Europa in s/vendita?

* Quale costituzione europea? Verso gli Stati Generali dell'"altra Europa"

 

in serata: Festa in Piazza: giù le mani dai beni pubblici!

 

5 settembre: per un'Europa sociale

* L'acqua come merce: l'Europa non se la beve

* Precarietà, flessibilità e pensioni: l'Europa che fatica

* Europa e Wto: Pac, Trips, Gats

* Sovranità alimentare: l'Europa dei semi in serata: Il cantiere del "nuovo municipio": incontro tra cittadini e amministrazioni locali

 

e inoltre il 4 e 5 iniziative autogestite

workshop: i temi della giornata e argomenti di carattere locale gruppi creativi: idee, azioni, gemellaggio tra città, preparazione di strumenti per i militanti

proposte culturali e artistiche: musica, video, appuntamenti con testimoni della cultura e delle pratiche alternative 6 settembre Manifestazione nazionale "Fermiamo il Wto!" assemblea conclusiva delle reti del movimento e concerto ci chiusura

 

Per raggiungere Riva del Garda

Per chi intende partecipare a tutte le giornate del forum:

- Pernottamento in campeggio o albergo;

- Partenza da Bergamo in pullman giovedì 4 settembre, ore 6.30 Per la manifestazione nazionale del 6 settembre:

- Partenza da Bergamo in pullman sabato 6 sett. ore 6.30

 

Per adesioni, informazioni, prenotazioni:

 

email: alternainsieme@...

 

fax : 035.959098 oppure 035.236912

 

tel. 348.2645549 (Carlo), 338.9759975 (Maurizio), 035.225034 (Roberta)

 

 

Notizie da NEV - Roma

 

A FINE AGOSTO A TORRE PELLICE IL SINODO DELLE CHIESE VALDESI E METODISTE

 

Roma (NEV), 13 agosto 2003 - Si svolgerà dal 24 al 29 agosto, a Torre Pellice (TO), capoluogo delle "Valli Valdesi" del Piemonte, il Sinodo annuale delle chiese valdesi e metodiste a cui partecipano 180 membri con diritto di voto (pastori e "laici" in numero uguale), più numerosi ospiti e osservatori dall'Italia e dall'estero. L'assise costituisce il massimo organo di queste due denominazioni evangeliche che insieme contano circa 35 mila fedeli. Il Sinodo si aprirà il pomeriggio di domenica 24 agosto, alle 15.30, con un culto presieduto dal pastore Giuseppe Platone durante il quale saranno consacrati al ministero pastorale Pawel Gajewski e Milena Martinat. Fra i temi all'ordine del giorno proposti per la discussione del Sinodo la "diaconia" delle chiese valdesi e metodiste, ma anche la riorganizzazione della formazione e dell'attività pastorale. Non mancano preoccupazioni sul versante generale della società italiana (stato sociale, immigrazione, libertà religiosa) e degli scenari internazionali (Iraq, crisi mediorientale, globalizzazione, ecc.) In primo piano, comunque, ci sarà senz'altro la vicenda legata alla cessione degli ospedali valdesi alla Regione Piemonte; decisione sofferta, ma necessaria (vedi NEV 27-28/03). "Ne parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la chiesa discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato - spiega il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese. - La mia impressione è comunque che l'ampia maggioranza dei membri delle nostre chiese abbia capito il senso dell' operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa sia stata. Come membri della Tavola valdese siamo convinti che non c'erano

alternative: la Chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità". Tra gli ospiti italiani, in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (CEI), ci sarà mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia e presidente della Commissione CEI per l'ecumenismo e il dialogo; numerosi anche gli ospiti stranieri, tra cui Setri Nyomi, segretario generale dell' Alleanza riformata mondiale; Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia; Marcel Manoël, presidente della Chiesa riformata di Francia. (nev/gc)

 

AVVISO AI GIORNALISTI. L'Agenzia Stampa NEV sarà presente come Ufficio stampa del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste sin da sabato 23 agosto presso la Casa Valdese in via Beckwith 2, tel. 0121/950035, fax 0121/91604, (dal 24 agosto anche 339 30 48 448) e sarà a disposizione dei giornalisti distribuendo comunicati stampa quotidiani, fornendo informazioni e contatti per interviste ed organizzando conferenze stampa sui principali argomenti in discussione.

 

 

CONCLUSA LA XL SESSIONE DI FORMAZIONE DEL SEGRETARIATO ATTIVITÀ ECUMENICHE (SAE)

Disagio per la difficoltà di realizzare l'ospitalità eucaristica durante le celebrazioni liturgiche

 

Roma (NEV), 13 agosto 2003 - "Ancora una volta si sono create situazioni di 'convivenza' non realizzabili in altre sedi". Ecco quanto ha affermato in conclusione della XL Sessione di formazione del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) - svoltasi a Chianciano Terme (SI) dal 27 luglio al 1 agosto 2003 - il teologo cattolico Simone Morandini, e moderatore, quest' anno, della Sessione insieme al giornalista valdese Paolo Naso. Morandini ha messo in evidenza la varietà confessionale e religiosa che da sempre contraddistingue questi incontri di riflessione. Quest'anno la Sessione - che ha visto un più alto numero di partecipanti rispetto agli anni scorsi, e tra di loro una significativa presenza di giovani - era dedicata al tema: "Leggere i segni dei tempi. Europa, culture, religioni". Proprio riferendosi ai tanti giovani presenti, Paolo Naso, direttore della rivista "Confronti" e co-moderatore della Sessione, ha

dichiarato: "I giovani non sono il futuro dell'ecumenismo, sono la sua attualità e la sua forza" e ha ricordato l'unicità, almeno nel panorama italiano, di quanto viene proposto dal SAE. "Proprio nel riconoscere la validità di questo lavoro, tutt'altro che scontato - ha detto Naso - dobbiamo individuare motivi di gioia e uno sprone a continuare in questa direzione". "A Chianciano - ha sottolineato Morandini - la lettura dei segni dei tempi è stata fatta come comunità ecumenica. Ed è stata riservata un'attenzione particolare all'Europa, in quanto ci si è accorti che le chiese sono state in grado di elaborare proposte che la comunità politica ha potuto accogliere solo quando esse hanno collaborato ecumenicamente". E' su questa linea che entrambi i moderatori hanno ricordato l'importanza dell'accoglimento da parte della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) delle due proposte di giornate tematiche, dedicate l'una al dialogo con l'Islam, e l'altra al Creato. Durante la Sessione, come ogni anno, erano previste celebrazioni liturgiche

confessionali: molti partecipanti hanno vissuto con sofferenza la divisione al momento dell'Eucaristia e della Santa Cena. In particolare i membri del Comitato direttivo del SAE hanno voluto esprimere il loro disagio per la difficoltà di realizzare l'ospitalità eucaristica, praticando una sorta di "digiuno" preferendo rimanere in preghiera e in silenzio nel momento della condivisione. In occasione del culto protestante, tutti i partecipanti della Sessione sono stati comunque invitati ad accostarsi al tavolo alla Santa Cena per condividere la distribuzione di un versetto biblico, quale espressione della unità di tutti i cristiani attorno alla Parola di Dio. Il volto giovane dell'ecumenismo, manifestato in particolare durante la "Cattedra dei giovani" - una tavola rotonda interreligiosa sul tema: Le ragioni della speranza - è da annoverare certamente tra i punti salienti della Sessione tutta, ed ha visto impegnati nel dibattito Sumaya Al Barq, vicepresidente dell'associazione Giovani musulmani d'Italia; Ernesto Diaco, dell'Azione cattolica di Cesena; Peter Ciaccio, della Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI); Zeno Popescu, della Chiesa ortodossa romena di Venezia. I quattro relatori hanno cercato di individuare le ragioni della speranza attraverso un dialogo e un confronto innanzitutto tra di loro e poi con un' assemblea attenta e partecipe. Ne sono emerse alcune interessanti piste di analisi e di azione. Tutti e quattro, in primo luogo, hanno sottolineato che ai giovani non interessa essere considerati come "futuro", bensì preferiscono essere valorizzati nel loro presente di giovani, che vivono e si relazionano con un mondo fatto di coetanei e di adulti, coi quali intendono compiere un cammino di crescita e di collaborazione. Da questa affermazione iniziale, sono scaturite alcune istanze fondamentali, come il bisogno di definire la propria identità, ponendosi però in atteggiamento dialettico nei confronti della propria esistenza. Riconoscendo le diversità che caratterizzano ciascuno di noi, per nascita, per provenienza, per discendenza famigliare, impariamo a cogliere ciò che portiamo dentro di "straniero", per giungere a riconoscere nell'altro qualcosa di noi stessi. Tra i segni di speranza, la richiesta dei giovani di continuare questa esperienza della cattedra anche negli anni a venire. Essi hanno sollecitato il SAE a rendersi disponibile per diventare sempre di più 'spazio aperto', in cui portare avanti il dialogo tra esponenti di religioni diverse, che si aprono al mondo circostante, in un confronto intergenerazionale che deve vedere tutti impegnati per la costruzione di un'Europa in cui i valori umani

vengano salvaguardati. (www.saenotizie.it  - sede SAE: 02.878569)   (nev/gu)

 

 

WINNIPEG (CANADA): CONCLUSA LA X ASSEMBLEA DELLA FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE Fino al 31 luglio luterani di tutto il mondo si sono confrontati sul tema della guarigione

 

Roma (NEV), 13 agosto 2003 - L'Assemblea della Federazione luterana mondiale

(FLM) (Winnipeg, Canada, 21-31 luglio 2003) ha chiuso i lavori con l' approvazione unanime di una dichiarazione sul Medio Oriente, laddove si dice che la road-map offre un vero potenziale per una soluzione nella regione. Il vescovo palestinese Munib A. Younan della Chiesa evangelica luterana in Giordania, ha espresso soddisfazione per l'impegno mostrato dagli Stati Uniti nella risoluzione del conflitto. A suo avviso la road-map offre un'" opportunità d'oro" per trovare un accordo tra israeliani e palestinesi: "per la prima volta gli Stati Uniti sono attivamente impegnati nel processo di pace" ha detto Younan. Circa 800 persone provenienti da ogni parte del mondo hanno partecipato nella città di Winnipeg, in Canada, alla X Assemblea FLM con il tema "Per la guarigione del mondo". E' stato eletto nuovo presidente della FLM il vescovo Mark S. Hanson, presidente della Chiesa evangelica luterana in America. Rinnovato anche il Consiglio della FLM: 48 sono i membri in rappresentanza di tutte le aree del mondo. (nev/gc)

 

 

"DIALOGO TRA LE RELIGIONI": INCONTRO PUBBLICO A TORRE PELLICE DURANTE IL SINODO Per sensibilizzare su un tema centrale nell'identità culturale, politica e spirituale

 

Roma (NEV), 13 agosto 2003 - Durante i lavori del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste (24-29 agosto), la Fondazione Centro culturale valdese di Torre Pellice, nel quadro delle attività previste per la settimana, e in collaborazione con l'amministrazione comunale, propone un dibattito pubblico sul tema: "Dialogo tra le religioni", lunedì 25 agosto alle 21 nel tempio valdese di via Beckwith. La serata si pone come occasione di sensibilizzazione per un tema centrale nell'identità culturale, politica e spirituale di oggi e insieme di approfondimento per chi voglia ascoltare punti di vista specifici. All'incontro parteciperanno, infatti, autorevoli esponenti del mondo protestante, islamico, ebraico e cattolico. I relatori presenti alla serata saranno: monsignor Piero Coda, della Pontificia Università Lateranense, Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia; Mostafa El Ayoubi, caporedattore della rivista "Confronti"; Paolo Naso, direttore della rivista "Confronti" ed esperto del dialogo interreligioso. "Il tema del dialogo interreligioso - afferma il teologo Daniele Garrone, docente della Facoltà valdese di teologia di Roma e tra i promotori dell'evento culturale - è di estrema attualità, soprattutto in questa fase delicata per la costruzione di un'Europa sempre più attenta al pluralismo religioso e alle diverse appartenenze spirituali. Questo incontro si inserisce inoltre, per la prima volta, nell'ambito di una manifestazione culturale estiva del Comune di Torre Pellice. Denominato 'Mediterraneo', l'evento prevede rappresentazioni teatrali, concerti e conferenze, ritengo che sia un segnale evidente di interesse al 'fatto religioso', elemento fondamentale del tessuto culturale di qualsiasi popolo e nazione". (nev/gmg)

 

 

KONRAD RAISER "NUOVA CONFIGURAZIONE DEL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE" Convocato per metà novembre un incontro per elaborare obiettivi e strategie future

 

Roma (NEV), 13 agosto 2003 - "Il concetto centrale dell'ecumenismo è fortemente radicato, ma le strutture ecumeniche devono essere riesaminate per seguire l'evoluzione dei tempi". Questa convinzione ha spinto il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Konrad Raiser, a convocare un incontro di dialogo e confronto sulla "nuova configurazione del movimento ecumenico" dal 17 al 20 novembre 2003 ad Antelias in Libano, presso la Chiesa apostolica Armena. Nella lettera di convocazione, inviata a circa 25 persone, Konrad Raiser ha sottolineato che la dimensione stessa delle organizzazioni ecumeniche attuali e le nuove occasioni di contatto con i movimenti di base, la società civile e le realtà economiche, indicano la necessità di un dibattito per raggiungere un "nuovo modello" di lavoro ecumenico a livello nazionale, regionale e mondiale. "Gli obiettivi di quest'incontro si possono riassumere in tre punti - ha rilevato Raiser - il mondo è in continua trasformazione e questo stimolo deve portarci a nuovi sviluppi per la configurazione dei movimenti ecumenici. Inoltre sentiamo la necessità di identificare le principali richieste di rinnovamento che giungono dalle nostre chiese, ed infine, dopo il processo di consultazione e di studio di novembre, è necessario redigere un rapporto da presentare alla prossima riunione del Comitato centrale del CEC (convocata per il 2005) ed in seguito all'Assemblea generale del CEC del 2006". All'incontro di Antelias parteciperanno responsabili e membri di chiese appartenenti a Comunioni cristiane mondiali, Consigli regionali e nazionali, Organizzazioni missionarie e Organizzazioni ecumeniche internazionali. "Ogni partecipante ci arricchirà con le proprie esperienze personali, la propria conoscenza e le proprie capacità maturate in movimenti ecumenici diversi, sia per contesto sia per provenienza". Raiser ha dunque posto l'accento sul fatto che i partecipanti all'incontro sono stati scelti "non in rappresentanza delle loro organizzazioni ma per la loro capacità di contribuire allo sviluppo futuro delle nostre strutture".

(nev/gmg)

 

(NEV) - La figura di Maria divide i cristiani: i cattolici la considerano un essere quasi divino, per i protestanti è una semplice credente. Elian Cuvillier, protestante, docente di Nuovo Testamento alla Facoltà di teologia di Montpellier, nel volume "Maria, chi sei veramente?" (Editrice Claudiana, pagg. 82, euro 5,00) torna alle testimonianze bibliche, alle poche pagine che il Nuovo Testamento dedica a Maria, mettendo in discussione numerosi stereotipi, proponendosi, con successo, di avvicinare la madre di Gesù alla quotidianità della vita umana in cui Dio oggi interpella noi come ieri interpellò lei.

 

(NEV) - Nuovo corso di laurea specialistica interfacoltà in Scienze delle religioni, all'Università di Torino. Aperto a laureati delle Facoltà di Giurisprudenza, Lettere e filosofia, Scienze della formazione e Scienze politiche, il corso offre la possibilità di studiare in una prospettiva multidisciplinare la storia delle religioni con particolare attenzione alla situazione contemporanea. Presentazione del corso il 22 settembre alle 16 nella Sala Pellegrino della Biblioteca di Scienze religiose "E.Peterson", via Giulia di Barolo 3a.

 

(NEV) - Cambio di direzione per "Gioventù Evangelica", pubblicazione della Federazione giovanile evangelica italiana, che dal numero 184, attualmente in distribuzione, è diretta da Mariangela Fadda e Luisa Nitti. Nell' editoriale di presentazione le nuove direttrici specificano di voler proporre una rivista "che resti un luogo di incontro aperto fra le

generazioni: un posto dove si apprendono modi diversi di fare critica, di elaborare informazioni, di relazionarsi al reale". In sommario: studi biblici; riflessioni e ricerche sul fatto religioso nella scuola pubblica, sul dialogo tra istituzioni e religioni; dibattito sul diritto internazionale e la guerra in Iraq; rubriche, appuntamenti, lettere e l' inserto "Judaica", rassegna bibliografica a cura della Libreria Claudiana. Gioventù Evangelica, via Porro Lambertenghi 28, 20159 Milano.

 

A Luisa Nitti, che conosco personalmente, un caloroso incoraggiamento anche a farsi portatrice delle istanze giovanili, che spesso hanno lasciato il posto ad articoli pesanti su G.E., non certo scritti da giovani, …

Insomma la disobbedienza è proprio una virtù in campo evangelico, in modo particolare per un* giovane e talvolta il reale (la crisi del nostro mondo giovanile evangelico) va affrontata con gesti di coraggio e di sfida, oltre che di chiarezza. Non è un caso che qui il moderatore giovanile sia proprio un giovanissimo… al quale non gli e stato chiesto se frequenta la chiesa, la sinagoga o entrambe.

Buon lavoro!

Maurizio

 

(NEV) - 116 anni di pubblicazioni per "Il Cristiano", mensile dell' Associazione stampa e pubblicazioni evangeliche, attualmente diretto da Paolo Moretti, che nel numero 7 presenta tre relazioni tenute nel recente incontro dei Fratelli anziani delle Assemblee (Poggio Ubertini, maggio 2003), uno studio biblico sulla prima lettera ai Corinzi, recensioni, notizie dalle comunità e dal mondo. Il Cristiano, via del Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari, Arezzo.

 

(NEV/ICP) - Secondo l'ultimo censimento effettuato in Cile (2002), oltre il 70% della popolazione è di confessione cattolica, ma gli evangelici sono in forte crescita (+7,5% negli ultimi 5 anni). Curiosamente, dal censimento risulta che la minoranza evangelica è concentrata prevalentemente nella parte meridionale del paese: a Talcahuano, una chiesa pentecostale registra oltre 50 mila fedeli.

 

(NEV) - L'Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla Commissione Europea il progetto per l'accoglienza di un volontario/a presso l'International Centre di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 - 31 maggio 2004. L'ICB è un centro culturale impegnato nella promozione della pace attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale, situato nel centro della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.

 

(NEV/ICP) - "Che auto guiderebbe oggi Gesù?": con questa surreale domanda inizia uno spot televisivo di 30 secondi in onda in questi giorni negli USA, commissionato dalla Evangelical Environmental Network, una organizzazione non governativa a maggioranza evangelica fondata nel 1993. Naturalmente la risposta è che guiderebbe un veicolo elettrico o ecocompatibile o si servirebbe dei mezzi pubblici di trasporto perché "inquinare l'aria è proprio il contrario del precetto evangelico 'ama il tuo prossimo'".

 

 

 Posta ricevuta

 

Appuntamenti aggiornati con TERRA DI DANZA


Venerdì 29 Agosto 2003 ore 21
VILLAMINOZZO (RE) - Piazza della Pace
SPETTACOLO "ETHNOS", danze, profumi & sapori dei popoli della terra - estratto
con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita

Sabato 30 Agosto 2003 ore 21
S. SECONDO PARMENSE (PR) - Piazza Martiri della Libertà
SPETTACOLO "ETHNOS", danze, profumi & sapori dei popoli della terra
con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita

Domenica 7 Settembre 2003 ore 16/20
MODENA - Piazza Mazzini
ANIMAZIONE DI DANZE EBRAICHE
con Carla Padovani e Sara Calzetti - partecipazione gratuita

Martedi 9 Settembre 2003 ore 21
REGGIO EMILIA - Festival Provinciale dell'Unità - Palacoop
SPETTACOLO "MAZAL TOV" danze, suoni & racconti della tradizione ebraica
con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita

Giovedì 11 Settembre 2003 ore 18,30
REGGIO EMILIA - Festival Provinciale dell'Unità - Spazio balera
LABORATORIO GRATUITO DI DANZE CELTICHE
con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita

Domenica 14 Settembre 2003 ore 18,30
REGGIO EMILIA - Festival Provinciale dell'Unità - Spazio balera
LABORATORIO E SPETTACOLO GRATUITO DI DANZE POLINESIANE
con TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita

Sabato 27 Settembre 2003 ore 20,30
MODENA - Palazzetto Anderlini - Via Schiocchi 106
HARKADA - Danze ebraiche
con Roberto Bagnoli

Gli aggiornamenti settimanali sul sito www.terradidanza.it

 
INFO
tel. 0522/371698
e-mail: info@...

 

 

 

 


#279 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Lun 18 Ago 2003 6:06 pm
Oggetto: Martin Luther King: l'uomo dei diritti civili
mauriziobenazzi
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THE OCCUPATION  IS THE "INFRASTRUCTURE OF TERRORISM". IT MUST BE DESTROYED.

 

(L'OCCUPAZIONE E' "L'INFRASTRUTTURA DEL TERRORISMO". DEVE ESSERE DISTRUTTA)

 

 

Inserto pubblicitario di Gush Shalom su Ha'aretz, del 1 Agosto 2003

 

 

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In questo numero, a cura di Giele Bianchi (bianchigioele@...), potete leggere:

  • Un ricordo del sermone “I Have a dream”
  • Appunti di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti (tante belle foto a disposizione per chi Le richiede!)
  • Il miracolo della riconciliazione: la storia di Giacobbe e Esaù
  • Il comunicato di Amnesty International sugli sviluppi positivi della situazione argentina

 

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Quarant'anni fa, il 28 agosto del 1963, il pastore battista Martin Luther King pronunciò il suo discorso più famoso: I have a dream. La cornice di quell'evento, che raccolse oltre duecentomila persone, fu il Lincoln Memorial a Washington, un luogo altamente simbolico per la comunità afroamericana.  Gioele e Maurizio lo vogliono ricordare così nonostante quella società che sognava non abbia ancor oggi sradicato i germi della segregazione razziale, dell’odio e della violenza: per circa un mese riprenderemo i suoi principali sermoni riguardanti la battaglia contro la guerra in Vietnam, le lotte sociali in favore dei poveri, degli operai e per una ridistribuzione radicale del potere politico ed economico (31/5/67) ma anche sul senso della vita e dell’esortazione all’impegno di ciascuno di noi verso la giustizia.

E’, se volete, il nostro modo di pregare insieme e di tenere viva la Sua speranza che è anche la nostra.

 

I have a dream"

(di Martin Luter King)

 

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:

"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".

 

 

 

 

 

Martin Luther King
(1929 - 1968)

"Ci troviamo ora di fronte al fatto che domani è già oggi..."

"La speranza spetta a noi, e per quanto potremmo desiderare altrimenti, dobbiamo scegliere in questo momento cruciale della storia umana."

"La vera scelta non e' tra nonviolenza e violenza ma tra nonviolenza e non esistenza... Se non riusciremo a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti".

 

 

MARTIN LUTHER KING

CHI E’?

 

Nasceva ad Atlanta il 15 gennaio del '29, nel cuore dell'America nera. L'uomo "del sogno", della libertà e della giustizia ancora oggi rappresenta un modello e non solo per i neri americani.

Ma chi era davvero il reverendo King e quale è stata la sua battaglia. Quale l'eredità lasciata agli afroamericani di oggi.

La grande storia di una delle icone più famose degli anni Sessanta.

 

·         Pastore battista e uomo politico, principale sostenitore e guida della protesta non violenta dei neri d’America contro la segregazione razziale

·         Nel 1947, ordinato pastore, comincia la sua sfida alla segregazione in Alabama;

·         nel 1955 guida il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery protestando per l’arresto di Rosa Parks;

·         in carcere

·         intensifica la sua campagna per i diritti civili (iscrizione dei neri nelle liste elettorali, abolizione della segregazione razziale, migliorare la qualità dell’istruzione)

·         e nel 1963 la marcia a Birmingham (Alabama);

·         in carcere

·         si reca in India per conoscere l’ambiente, la cultura e il messaggio del Mahatma Gandhi ed approfondire la conoscenza del "satyagraha" : il principio della lotta nonviolenta sostenuto da Gandhi

·         29 agosto 1963

·         a Washington la grande marcia pacifista - 250.000 persone - conclusa con il celebre discorso :“I have a dream…” 

·         viene messo in carcere, e più volte minacciato

“…La conseguenza della nonviolenza è la creazione di una comunione di amore, mentre la conseguenza della violenza è un tragico risentimento”

scrive nelle sue lettere

·         le minacce, le bombe e le ritorsioni del Ku Klux Klan;

·         sostegno e aiuto del Presidente Kennedy;

·         nel 1964 approvazione del Civil Rights Bill (abolizione della segregazione nei servizi pubblici e nelle scuole);

“…La violenza ci riporta indietro di 10 anni. Ci fa perdere ciò che abbiamo conquistato”

“… È necessario condividere la sorte dei fratelli più poveri perché la lotta abbia successo”

scrive negli articoli che pubblica sul N.Y.T

·         nel 1964 a Oslo riceve il premio Nobel per la pace;

·         nel 1965 è a Los Angeles dove molti neri, esasperati dai continui attacchi, rispondono con la violenza e si oppone alla frange più violenta del suo movimento;

·         si trasferisce con la moglie e i figli in un quartiere povero di Chicago;

·         il 4 aprile del 1968 viene assassinato a Memphis, nel Tennessee

 

Chi fu dalla sua parte?

 

Lo sostenne il presidente Kennedy e il reverendo Jesse Jackson.

Molti artisti e musicisti (Louis Armstrong, Bessie Smith, Duke Ellington e altri grandi jazzisti e cantanti della musica nera più importante: il blues.)

Tutti i giovani pacifisti Hippie e Beat di San Francisco lo sostennero, fra i quali v’erano anche i fondatori del movimento Beat-nick: Kerouak e Ginsberg . I cantanti Joan Baez e Bob Dylan, marciarono sovente a fianco a Martin in tutti i movimenti e le manifestazioni da lui organizzati.

Fu contrastato dal Black Panther Party e dal suo maggior esponente Stokely Carmichael, ma soprattutto dagli ambienti conservatori e ai gruppi collegati al KKK.

 

“Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi.

Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora.

Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’amore è il più potere più duraturo che vi sia al mondo”.

 M. L. KING , La forza di amare

 

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Appunti di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti

 

Approfondimento sul simbolo avventista – Per ulteriori informazioni su questa confessione cristiana consultare il sito www.avventisti.it

 

logo avventista

La Bibbia Aperta
La Bibbia aperta rappresenta il fondamento biblico della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno


 

 

La Croce
Il simbolo della Croce rappresenta l'Evangelo e il sacrificio di Cristo come tema centrale della nostra fede.

La Fiamma
La Fiamma è il simbolo dello Spirito Santo e rappresenta anche tre angeli che annunciano il messaggio al mondo

 

 

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Di ritorno dal campeggio scout esploratori avventista 2003 svoltosi in Basilicata nel Parco di Gallipoli-Cognato, frazione di Accettura in provincia di Matera, voglio rendervi partecipi di questa fantastica esperienza che mi ha arricchito e stimolato.

 

Da dove cominciare? Dylan Dog direbbe: Dall’inizio è un buon punto…

Dunque, dato che vengo dal Nord ho dovuto aggregarmi al gruppo Nord- Centro che si era organizzato a viaggiare in Pullman.

 

Dopo la prima notte passata tutti insieme nella sala della chiesa avventista di via porta Lame di Bologna, ci siamo messi in viaggio, direzione: Profondo Sud. “La Terronia” come la chiamavano alcuni giovani Milanesi era stata scelta per ospitare più di 100 Ragazzi da tutt’Italia.

 

Dopo uno stancante viaggio di ben 10 ore e mezzo abbiamo iniziato a montare le tende nei luoghi alti del parco della Forestale che ci era stato concesso, appunto dal corpo Forestale dello Stato.

 

La parte Spirituale aveva due responsabili: Daniele Calà e Gabriele Ciantia, il secondo venne poi promosso anche a Stacca Zecche Capo, visto che i feroci insettini abbondavano nei pressi delle nostre tende.

 

Dopo aver montato le tende è avvenuto il primo incontro ravvicinato di terzo tipo tra settentrionali e meridionali.

All’inizio è stato uno shock, soprattutto per i “nordici” venire in contatto con i rappresentanti dell’ “Altra Italia” rappresentata nel campeggio da un nutrito gruppo di Siciliani, Calabresi, Pugliesi, Napoletani, Potentini e la sezione speciale di Altamura ;o) (famoso gruppo indipendentista Pugliese!)

I rapporti si sono normalizzati stando insieme e sono nate poi anche grandi amicizie e persino…amori!

 

Ci siamo poi organizzati, come d’abitudine in pattuglie, ogni pattuglia ha eletto il proprio capopattuglia e vice-capopattuglia, quindi gli animatori hanno diviso i lavori giornalieri assegnati ad ogni pattuglia tra i quali figuravano gli odiatissimi: pulitura servizi igenici e lavaggio pentole.

 

Eccoci qua dunque, al primo fuoco da campo la sera dell’arrivo abbiamo diviso le 15 serate che ci attendevano: una serata organizzata dalle ragazze, una serata dei ragazzi, una serata libera dove ognuno poteva portare una canzone o una scenetta e una serata a tema organizzata dalle varie pattuglie, in più, gli animatori ci avevano promesso alcune (sgradevoli) sorprese.

 

Erano in programma: un gioco notturno, una piccola escursione della durata di un giorno a pattuglie con Azimut (ovvero l’angolo che si forma fra i 90 gradi della bussola e un altro punto della stessa. Ogni pattuglia aveva un azimut da seguire che doveva condurre ad un punto stabilito dove ci doveva attendere il furgoncino per riportarci a casa, peccato che mia pattuglia sia andata 4 chilometri più avanti!),

un’escursione tutti insieme di 3 giorni con bivacco nel bosco, le classi progressive per conseguire i distintivi e i gradi, due serate specialissime al venerdì sera prima dell’inizio del Santo Sabato, una visita in paese e infine, la 24 di Accettura (si tratta appunto dei una colossale gara della durata di 24 ore nostop anche di notte, ci si ferma solo per mangiare, nella quale le pattuglie devono affrontare prove di ogni tipo, dal ponte tibetano sugli alberi al centrare con la gomma di un’auto un ceppo in terra  senza perdere l’equilibrio al tiro a segno sulla faccia del capopattuglia con una spugna bagnata e via così…)

 

Il primo Sabato passato insieme era stato organizzato con una cena spirituale molto bella e veramente un momento fantastico in comunione con D-o.

Il secondo Sabato la cena era invece improntata al servizio e quindi tutta la serata girò intorno a questo tema molto particolare.

Il giorno cha salimmo (a piedi naturalmente…10 km) su in paese trovammo un sorprendente allaccio alla civiltà di cui molti sentivano la mancanza.

Alcuni di noi si imbatterono in strani personaggi, come lo scemo del villaggio che faceva i versi degli animali e il soldatino sulla piazza buia del paese, lo spacciatore di hashish, il carabiniere ubriaco (che secondo alcuni doveva ammanettarsi e chiudersi in galera…)

E altra bella gente.

 

L’escursione che fra l’altro cadeva proprio il giorno del mio compleanno (bel regalo, davvero) fu un ‘autentica batosta, soprattutto la notte passata all’aperto, sì sotto le stelle come dissero gli animatori, ma soprattutto anche SOPRA LE PIETRE! Quando ci svegliammo ognuno sentì il bisogno di un grosso cerotto 2 m per 2 per avvolgervisi completamente dentro.

 

Ad ogni modo, il giorno di questo campeggio che non dimenticherò mai

è proprio l’ultimo, il giorno della cerimonia d’investitura,quando si consegnano i gradi e i distintivi conseguiti.

Dissero che per la cerimonia di investitura avrebbero chiamato il TIR dell’acqua, “così vi investe a tutti quanti…!!” Gridavano quei simpaticoni degli animatori.

 

Dopo una particolare cerimonia di Unzione dove ogni campista veniva appunto unto e l’animatore pregava per lui, ecco che venivano decretati i vincitori della 24 ore di Accettura, e i migliori campisti.

C’era una medaglia ricordo del campo per ognuno e un particolare dono per i vincitori (ovvero la mia pattuglia).

 

Dopo la consegna dei distintivi rapidamente indirizzi e numeri di telefono dei campisti sono stati scambiati come un fiume in piena fra i vari ragazzi e poi la partenza…

 

Il pullman allagato di lacrime ed ecco quello che mi rimane di questo campo: una medaglia, una montagna di indirizzi e numeri di telefono e dei ricordi meravigliosi nella mia mente che non verranno mai cancellati.

 

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Il miracolo della Riconciliazione di Giacobbe con Esaù

 

Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con sé quattrocento uomini. Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve.

Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e infine Rachele e Giuseppe.

Egli stesso passò davanti a loro, e si inchinò fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato a suo fratello.

Ed Esaù gli corse incontro, l'abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero.

Poi Esaù, alzando gli occhi, vide le donne e i bambini, e disse: «Chi sono questi che hai con te?» Giacobbe rispose: «Sono i figli che Dio si è compiaciuto di dare al tuo servo».

Allora le serve si avvicinarono con i loro figli e si inchinarono.

Si avvicinarono anche Lea e i suoi figli e si inchinarono. Poi si avvicinarono Giuseppe e Rachele e s'inchinarono.

Allora Esaù disse: «Che ne vuoi fare di tutta quella schiera che ho incontrato?» Giacobbe rispose: «È per trovare grazia agli occhi del mio signore».

Ed Esaù: «Io ho molta roba, fratello mio; tieni per te ciò che è tuo».

Ma Giacobbe disse: «No, ti prego, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, accetta il dono dalla mia mano, perché io ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio, e tu mi hai fatto buona accoglienza.

Ti prego, accetta il mio dono che ti è stato presentato, perché Dio è stato molto buono con me, e io ho di tutto». E tanto insistette, che Esaù l'accettò.

Poi Esaù disse: «Partiamo, incamminiamoci, io andrò davanti a te».

Giacobbe rispose: «Il mio signore sa che i bambini sono in tenera età e che ho con me delle pecore e delle vacche che allattano; se si forzasse la loro andatura anche per un giorno solo, le bestie morirebbero.

Passi dunque il mio signore davanti al suo servo; e io me ne verrò pian piano, al passo del bestiame che mi precederà, e al passo dei bambini, finché arrivi presso al mio signore, a Seir».

Esaù disse: «Permetti almeno che io lasci con te un po' della gente che ho con me». Ma Giacobbe rispose: «E perché questo? Basta che io trovi grazia agli occhi del mio signore».

Così Esaù, in quel giorno stesso, rifece il cammino verso Seir.

 

 

Questo capitolo della Genesi è spesso trascurato, si ricorda, quasi di più quando Giacobbe rubò la primogenitura e la benedizione a suo fratello (suscitando più avanti la sua ira) piuttosto che il momento in cui i due fratelli finalmente si riconciliano.

Il capitolo inizia con “Giacobbe alzò gli occhi”, difatti egli non ha neanche il tempo di respirare dalla notte precedente quando aveva lottato con l’angelo a Penuel che subito si presenta Esaù. Inaspettatamente, Giacobbe è preso alla sprovvista, allora si affretta subito a dividere i suoi fjgli e le sue mogli in modo che potessero fuggire se Esaù avesse attaccato con i sui 400 uomini.

Allora Giacobbe si fa avanti per ricevere il fratello, da solo.

Esaù, come sappiamo aveva venduto la sua primogenitura a Giacobbe.

Nell’Antico Testamento essere primogenito comportava una serie di privilegi non indifferenti, primo fra tutti l’eredità: la parte più grande delle ricchezze del padre spettava al primo figlio, il primogenito doveva poi continuare la stirpe della famiglia e divenire il capo della tribù alla morte del padre, oltre a tutto questo, Esaù era anche il prediletto di Isacco suo padre.

Dopo che tutte queste cose sono passate in mano sua, Giacobbe ,il secondogenito, non si accontenta e strappa ad Esaù anche la benedizione di Isacco, ricevendola al posto suo.

Esaù aveva tutte le ragioni di essere arrabbiato tanto che la Bibbia ci dice in Genesi capitolo 27 versetto 41:

Esaù odiava Giacobbe, a causa della benedizione datagli da suo padre, e disse in cuor suo:  

«I giorni del lutto di mio padre si avvicinano, allora ucciderò mio fratello Giacobbe».

Quindi che cosa tratteneva Esaù, ora che loro padre era morto, dall’uccidere Giacobbe?

Aveva aspettato per anni quel momento, aveva affilato la sua spada attendendo il giorno in cui avrebbe potuto avere la vendetta su suo fratello.

Quel giorno era arrivato, Esaù si mette in marcia da Canaan con quattrocento uomini, probabilmente guerrieri scelti, a cavallo.

Che esagerazione!! 400 guerrieri a cavallo contro un uomo solo, (poiché i figli di Giacobbe erano troppo giovani per combattere)

Immagino la scena, Esaù arriva in testa ai suoi guerrieri armato fino ai denti, indossando la sua migliore corazza, sopra il suo cavallo.

Dall’altra parte, Giacobbe in testa alla sua famiglia, armato solo di un bastone, il suo gregge di pecore e montoni con i bambini e le donne dietro di lui, probabilmente molto impauriti alla vista di Esaù e del suo piccolo esercito.

Giacobbe si prostra a terra e si inchina sette volte davanti ad Esaù, in un segno di grande rispetto ed ossequio.

Ed eccoci al momento chiave… che cosa farà Esaù?

Giacobbe probabilmente si aspettava che suo fratello si lanciasse prima su di lui e poi, seguito dai suoi uomini, sul resto della sua famiglia facendo una strage e placando così la sua sete di vendetta.

La vendetta, ecco, era con questo sentimento in cuore che Esaù aveva covato per più di 15 anni un odio violento e profondo nei confronti di suo fratello. Seppure fosse passato così tanto tempo da quando Isacco aveva benedetto Giacobbe al suo posto, lui non aveva dimenticato il torto subito, la vendetta può consumare un uomo, ed è il caso di Esaù che per 15 anni non aveva pensato ad altro ad eccezione del giorno in cui avrebbe ucciso suo fratello.

Le guerre nascono e continuano proprio perché alla base di esse c’è la voglia di vendetta, ad ogni torto subito si risponde con un torto ancora maggiore, occhio per occhio, dente per dente, e così non si finisce più, l’odio produce odio ancora più violento, fino a quando uno dei due contendenti non ha il coraggio di mettere da parte il suo orgoglio e di porgere l’altra guancia senza restituire LO SCHIAFFO.

E’ quello che ora sta facendo Giacobbe, si inchina ben sette volte, mostrando così che vuole fare il primo passo verso la riconciliazione. Nella nostra vita di oggi vale lo stesso discorso, prendiamo ad esempio un litigio.

Ho sentito storie pazzesche di figli che non vedono la madre da 10 anni perché hanno litigato con lei quando erano giovani.

Di amici che non hanno contatti da anni perché uno di loro ha soffiato la fidanzata all’altro, ecc… . Cose incredibili che pure sono possibili, noi uomini ne siamo capaci, il nostro orgoglio è molto forte, difficile da piegare, è duro sia ammettere il proprio sbaglio ma è ancor più duro perdonare lo sbaglio dell’ altro, Giacobbe ed Esaù questo lo sapevano molto bene, Esaù non era proprio capace di perdonare suo fratello, e a sua volta, Giacobbe non riusciva a chiedere perdono a Esaù.

Qualcuno penserà,”Ma perché, invece di fuggire da Labano, Giacobbe non ha chiesto subito scusa a Esaù evitando così tutti questi problemi?”

E’ facile pensare questo, è molto più difficile farlo.

Sono sicuro che vi è capitato almeno una volta di subire un torto e poi di ricevere delle scuse, avete accettato subito le scuse? Avete subito detto la frase: “Va bene, ti perdono” in modo veramente sincero?

O avete accettato le scuse mugolando qualcosa mentre invece ancora, nel vostro cuore non avevate dimenticato l’offesa e un barlume di orgogli brillava ancora nei vostri occhi?

E’ tanto difficile perdonare quanto domandare perdono, e la nostra vita di uomini e donne ci vede talvolta in uno o talvolta nell’altro ruolo.

Esaù scende da cavallo e invece di attaccare Giacobbe lo abbraccia lo bacia e tutti e due piangono commossi, ci stupisce di questo testo la rapidità del mutare dei sentimenti di Esaù: un attimo prima cavalca fiero con mano alla spada pronto ad attaccare e un attimo dopo corre da Giacobbe in lacrime e gli getta le braccia al collo. Com’è possibile che da un momento all’altro avvenga una così radicale trasformazione nell’animo di Esaù?

La risposta è che è entrato in gioco un sentimento chiamato amore che ha avuto la meglio sulla vendetta.

Parliamo sempre di miracoli, ma che cosa intendiamo per miracolo? Pensiamo subito ad apparizioni, moltiplicazioni di pani e pesci, ciechi che vedono e sordi che odono, storpi che camminano e malati che guariscono… tutte cose grandiose che manifestano il potere di Dio, ma,

non è forse un miracolo abbastanza grande che un uomo che prima voleva uccidere su fratello, gli getti, poi, le braccia al collo piangendo e baciandolo?

Io dico che questo è uno dei più grandi miracoli che Dio possa fare nella vita di qualcuno.

Giacobbe continua a chiamare suo fratello con toni ossequiosi, lo chiama Signore e chiama sé stesso “servo di Esaù”.

La Bibbia ci dice che Giacobbe vide il volto di suo fratello come il volto di un Dio, qui troviamo una strana allusione al fatto precedente la riconciliazione dei due fratelli, e cioè la lotta di Giacobbe con l’angelo di Dio avvenuta la notte precedente a Penuel.

Al termine di questa lotta l’autore ci fa capire che tutto nella vita di Giacobbe da quel momento cambierà completamente, a partire dal nome stesso di Gacobbe…non più Giacobbe, ma Israele che significa: colui che ha lottato contro Dio e…ha vinto!

Nella vita di Giacobbe cambia proprio tutto, anche i rapporti con suo fratello!!

Giacobbe però, a quanto pare non è ancora tanto sicuro che suo fratello lo abbia perdonato e così gli offre una parte del suo bestiame quasi a voler ostinatamente riparare il danno subito da Esaù.

Esaù rifiuta, ma Giacobbe insiste tanto che alla fine è costretto ad accettare poi, guarda la famiglia di Giacobbe e si rallegra delle benedizioni ricevute da suo fratello, allora li invita tutti quanti a Canaan a vivere con lui , ma Giacobbe sa che l’Eterno lo ha designato per un’altra strada e i due fratelli si incamminano per direzioni opposte.

Pensate solo a quanto sarebbe stato penoso per i due fratelli mettere fine all’offesa stando separati per tutta la vita, senza parlarsi, né guardarsi in faccia (proprio come i figli, le madri e gli amici di cui ho parlato prima)

Mentre invece, in questo modo, la pace nel cuore di Giacobbe ed Esaù è ristabilita e la loro vita è stata come ricostruita su fondamenta più salde, ora che questo è riparato potranno ricominciare da dove avevano interrotto.

 

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ARGENTINA: PIU' VICINA LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI ABUSI DEI DIRITTI UMANI,

DICHIARA AMNESTY INTERNATIONAL

 

Amnesty International accoglie con favore i recenti sviluppi relativi alle violazioni dei diritti umani commesse in Argentina durante la dittatura militare che governo' il paese dal 1976 al 1983.

 

Il 12 agosto la Camera dei Deputati argentina ha dichiarato nulle e vuote le leggi del punto finale e dell'obbedienza dovuta. Tali leggi, note anche come leggi di amnistia, incompatibili con gli obblighi internazionali dell'Argentina di indagare, processare e punire gli autori dei crimini contro l'umanita' commessi durante il periodo del governo militare, sono state per anni un ostacolo alla verita' e alla giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani.

 

 "L'Argentina ha compiuto un passo avanti per porre fine agli effetti deleteri delle leggi di amnistia, per dare alle vittime ed alle loro famiglie la giusta opportunita' di ottenere verita' e giustizia" ha dichiarato Amnesty International.

 

L'organizzazione si augura che la decisione della Camera dei Deputati sia approvata in breve tempo dal Senato affinche' diventi parte del diritto argentino.

 

Amnesty International ha apprezzato i recenti pronunciamenti di alcuni giudici argentini nel considerare le leggi di amnistia nulle, vuote e incostituzionali. Queste decisioni hanno aperto la strada ad una effettiva praticabilita' della giustizia in Argentina, tuttavia, sono in attesa di un pronunciamento definitivo da parte della Corte Suprema.

 

L'organizzazione saluta con favore anche la decisione del Presidente argentino Ne'stor Kirchner di aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla non applicabilita' di leggi di prescrizione a crimini di guerra e crimini contro l'umanita' e la presentazione al Congresso di un disegno di legge per rendere la Convenzione costituzionale.

 

"Si tratta di segnali positivi da parte del nuovo esecutivo argentino, permettono che la lotta contro l'impunita' dia risultati sempre piu' concreti" ha affermato Daniele Demarie, coordinatore per l'Argentina della Sezione Italiana di Amnesty International. "Occorre costruire su queste basi il rispetto dei diritti umani e la pratica della giustizia, perche' la societa' argentina possa misurarsi con il proprio passato e riconciliare una frattura che oggi e' ben lungi dall'essere sanata". "Gli attivisti di Amnesty International", ha aggiunto Demarie "che per anni hanno sostenuto la lotta contro l'impunita' in Argentina, anche in collaborazione con altre organizzazioni non governative e chiedendo alle autorita' di rendere nulle le leggi di amnistia, continueranno la pressione internazionale, affinche' l'abolizione di tali leggi sia definitiva ed abbia una efficacia concreta".

 


#280 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Mer 20 Ago 2003 4:52 pm
Oggetto: Lo spirito della libertà: lottiamo per la Pace, la Giustizia e la non violenza
mauriziobenazzi
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In questo numero potete leggere:

 

-          Una introduzione alla figura ispiratrice di questo gruppo: Leonhard Ragaz

-          Ultime notizie da ENI – Ginevra

-          Lettera dalla rete Glam

 

Ringraziamo per gli attestati di stima ricevuti recentemente e le numerose conferme di iscrizione, nonostante l’imposizione dei messaggi pubblicitari di “Yahoo!” (non graditi ovviamente a tutti); grazie per la fiducia accordataci: ci rediamo conto che la visibilità sul portale ha questo tipo di “prezzo”, che non dipende dalla nostra diretta volontà e soprattutto che non provvediamo noi ad incassare.

Possiamo infatti sventolare con soddisfazione la bandiera del servizio resa anche per questo mese.

Di questo rendiamo grazie solo al Signore!

 

O.E. ha richiesto una collaborazione continuativa ai Traduttori per la Pace, per seguire gli sviluppi della situazione in Medio Oriente: il periscopio sarà orientato essenzialmente sulle attività delle organizzazioni pacifiste e antimilitariste israeliane. La prima disponibilità ricevuta è quella di Michela Bellino. Sono gradite e auspicabili ovviamente anche altre collaborazioni.

E’ questa la nostra testimonianza come cristiani e non, di rispondere alle parole di vendetta e di odio che leggiamo troppo spesso anche su internet in Italia e che coinvolgono anche la dimensione religiosa!

 

 

                                 

 

Pacifisti israeliani in azione

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Se vi sono delegate/i al Sinodo valdese iscritte/i in questa ML è gradita una corrispondenza a mezzo fax o e-mail (benazzimaurizio@...) sui lavori e i documenti approvati dall’Assemblea ma anche su alcune impressioni personali sull’esperienza vissuta.

 

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Il Signore è lo Spirito

Dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà.

Ora noi tutti rispecchiamo a viso scoperto la gloria del Signore.

Egli ci trasforma sempre più nella sua immagine

E noi riflettiamo il suo splendore in modo sempre più chiaro.

Poiché il Signore è lo Spirito.

(II Corinzi 3,17-18)

 

 

Ciò significa : Cristo ha percorso tutto il duro cammino dell’angoscia e dell’abbandono di Dio. Se noi percorriamo con Lui questo cammino, il Suo Spirito ci accompagna. Dove c’è questo Spirito, lo Spirito del Cristo che soffre e ha paura, li c’è la libertà. Nella misura in cui, nella nostra paura, siamo simili al Cristo sofferente, rispecchiamo la sua gloria e la sua libertà.

Ma la libertà si trova soltanto là dove si ama, e l’amore esiste solo dove esiste la libertà. La libertà dai carri armati nelle strade, dai muri di odio che i regimi delle dittature militari e delle democrazie apparenti costruiscono sulle terre degli esseri umani, la libertà dalle mille ingiustizie e soprusi che continuano a segnare questi tempi duri contrassegnati dalla violenza delle armi e degli eserciti stranieri che invadono terre che non gli appartengono. Non siamo liberi ovviamente dalla paura, ma solo dal suo dominio. Fede e fiducia crescono dove la paura è superata e nell’esperienza della fedeltà di Dio: esse si sviluppano appunto nella libertà.

Cristo ci indica che cosa sia la libertà. Perché egli, che era libero, ha usato la sua libertà per legarsi alle sorti degli esseri umani sulla terra. Non è andato dietro alle sue aspirazioni egoiste ma si è interessato a questa terra, all’umanità e alla sua miseria. Chi può far questo, senza essere impedito dal proprio desiderio di felicità, è veramente libero.

Piangiamo le tante vittime innocenti di queste ore, colpite dalla mano assassina del terrorismo, ma non dimentichiamo nemmeno le morti di questo occidente opulento, che per l’oro nero ha sacrificato la Pace sull’altare della sicurezza dei suoi interessi economici mentre nel mondo intero criminali (anche coi colletti bianchi e magari con curriculum rispettabile ) e dittatori di ogni sorta continuano indisturbati la loro razzia del creato, le loro ingiustizie quotidiane e la violenza silenziosa di questo status quo… Solo in quest’ultimo anno sono morte decine e decine di milioni di persone per fame. E nessuno trova la forza per gridare!

 

 

 

Il jazzista Duke Ellington ha detto una volta:

Che cosa desidero per i miei 70 anni? Accanto alla libertà per il mio popolo, desidero la libertà dall’odio, la libertà dalla paura, poiché solo chi è libero dalla paura può fare qualcosa per gli altri e la libertà dal proprio orgoglio, per il quale ci riteniamo migliori dei nostri fratelli.

 

 

Sermone sul Ghana pronunciato da Martin Luther King il 7-4-1957:

Stamani mi sembra di poter sentire Dio che parla. Lo sento parlare in tutto l’universo; dice “Fermatevi e sappiate che io sono Dio. E se non vi fermate, se non tornate sulla retta via, se non smettete di sfruttare la gente, io mi alzerò e spezzerò la spina dorsale del vostro potere. E il vostro potere non sarà più”. Così il potere della Gran Bretagna non è più. Ho guardato alla Francia. Ho guardato all’Inghilterra. Ed ho pensato all’Inghilterra che poteva vantarsi: “Sul nostro grande impero il sole non tramonta mai”. E adesso, dico, è arrivata al punto in cui il sole a malapena riesce a sorgere sull’impero britannico”.

 

 

 

 

 

Il rinnovamento socialista non violento: un primo ritratto di Leonhard Ragaz

 

Leonhard Ragaz (1868-1945) attraverso la rivista Neue Wege (Nuove vie) riuscirà a rinnovare lo scenario etico-politico e religioso non solo della Svizzera ma anche del socialismo europeo.

Nato nei Grigioni prima del fenomeno dell’industrializzazione, in un contesto socio-culturale segnato dalle istituzioni comunitarie tradizionali delle valli retiche, Ragaz ha concepito una forma di socialismo proudhoniano*, fondato sull’associazione di individui e sulle cooperative di produzione e di consumo. Il capitalismo è visto da lui come il regno di Mammona, conducente alla distruzione dell’attività creatrice di Dio, della vera libertà individuale ma anche delle antiche solidarietà comunali e federali.

E’ dal capitalismo che nascono a ben vedere le guerre, tutte, ivi compresa la lotta di classe.

Influenzato dal luteranesimo di Naumann, confuso dalla lentezza con la quale le chiese della Riforma protestante prendevano coscienza dell’importanza della questione sociale, non volendosi accontentare degli appelli ai padroni alla carità verso gli operai (e per gli operai all’obbedienza verso i padroni), Ragaz ha tentato dopo altri (Lamennais per esempio) una sintesi del messaggio evangelico e del progetto socialista. Logicamente, aderirà dapprima al Gruetli (organizzazione operaia patriottica) di cui condivide i principi di cooperativismo e mutualismo, per poi intraprendere un cammino del tutto personale e nuovo.

Allorquando diventa pastore alla cattedrale di Bale, entrerà in contatto con la popolazione operaia della città renana. Nell’aprile del 1903 uno sciopero di muratori lo vede intervenire pubblicamente a fianco del proletariato, che lui non dispera di riconciliare con l’Evangelo, allorquando l’Evangelo avrà ritrovato la sua vocazione originaria del messaggio rivoluzionario della chiesa delle origini.

Nel novembre 1906 fonda la sua nota rivista di fede socialista e cristiana, attraverso le pagine della quale preciserà il suo pensiero.

Dal 1908 insegna teologia all’Università di Zurigo ed esprime nel suo insegnamento alla Fede la sua sfiducia riguardo le istituzioni ecclesiali ma anche la sua attesa di un rinnovamento comunitario e sociale del cristianesimo (qui proprio nella città culla delle riforme zwingliane del XVI secolo). Ai suoi occhi cristianesimo e socialismo si “fondono” insieme come una forma di profetismo complementare l’uno all’altro.

 

Intellettuale nel senso pieno del termine, Ragaz sarà anche un attore politico, direttamente impegnato nei conflitti del tempo.

All’epoca dello sciopero generale zurighese del 1912 egli denuncierà l’intervento dell’esercito contro i lavoratori. Il suo articolo su Neue Wege è multicopiato nel partito socialista e gli vale violenti attacchi da parte della stampa c.d. “borghese”. Le sue scelte sono però fatte: Ragaz aderisce al PS nell’ottobre del 1913, facendo della sua adesione un vero atto di contrizione: “Entrare nel Partito socialista è riconoscere l’errore l’errore della società, del cristianesimo in particolare” . Ragaz non è il primo pastore a fare il passo dell’adesione al PS ( Paul Brandt e Paul Pfueger l’avevano fatto prima di lui) ma la sua adesione ha un’importanza e una visibilità politica che i precedenti casi non avevano avuto. All’epoca appariva scandalosa per un teologo riconosciuto, un universitario stimato e il redattore di una rivista rispettata.

Senza abbandonare la sua sfiducia verso le istituzioni (il PS finirà per divenirne una) Ragaz manifesta attraverso quest’ adesione la sua volontà di andare verso il popolo, un po’ come i populisti russi della seconda metà del 19° secolo, riprendendo – per descrivere questo popolo -  le parole dell’Evangelo delle Beatitudini ma anche quelle di Marx dell’ introduzione alla “Critica del diritto pubblico di Hegel”…  “la classe dei sradicati,  dei diseredati, dei rigettati, di quelli che sono disprezzati politicamente, religiosamente e moralmente…”  “Noi siamo entrati nel socialismo democratico e non violento perché pensiamo di trovare là qualche cosa del Regno di Dio”, scrive Ragaz nel 1917. Il Regno di Dio non può che essere quello della Pace; Ragaz sarà dunque pacifista e antimilitarista, poiché socialista e cristiano.

Dopo il congresso dei socialisti a Besançon del 1910, il pastore evangelico ha iniziato ad esprimere il progetto di un socialismo umano e fraterno, capace di restaurare una comunità cristiana delle origini. Ma fu proprio la prima Guerra Mondiale a mettere a dura prova la sua esperienza.  Come patriota svizzero fu molto preoccupato della rottura del “Consenso federale” e l’emergere delle solidarietà nazionali (di prossimità  culturale, linguistica e politica): ticinese e italofona, alemanna e germanofila,  romande e francofona. Contrariamente alla maggioranza degli svizzeri di lingua germanofila e senza dubbio di una buona maggioranza dei socialisti di quei cantoni, Ragaz denuncierà fin dai primi tempi della guerra l’imperialismo tedesco, la violazione della neutralità belga e la germanofonia dello stato maggiore svizzero, senza tra l’altro dimenticare di denunciare il delirio sciovinista della chiesa luterana tedesca (come in fondo anche alla chiesa cattolica francese…).

Ragaz vivrà i primi anni della guerra a Zurigo, ove la sinistra socialista è particolarmente attiva. Fu un luogo privilegiato per il dibattito e la messa a punto delle azioni all’interno del movimento socialista nel suo complesso, per il pacifismo e il movimento antimilitarista. Ragaz partecipa anche al dibattito anche con i lenisti, scontrandosi duramente sull’ipotesi di una guerra civile rivoluzionaria. La posta in gioco sarà a ben vedere anche il controllo della gioventù socialista, fra socialisti cristiani e marxisti. Il tema del dibattito sarà la violenza, il suo uso, la sua funzione ostetrica della storia. Non a caso Lenin quando sarà a Zurigo denuncerà quei pastori “piccoli corvi virtuosi”, che noleggiano il pacifismo di Tolstoj.  Ragaz condannerà da subito la teoria della violenza rivoluzionaria e prenderà le distanze dalla fraseologia, dal programma e dal suo fondatore (si parlò del ritratto di Gengis-Khan) della IIa Internazionale.

Ragaz teorico del movimento socialista cristiano, attraverso la sua storia personale mostrerà la storia collettiva del movimento operaio socialista in quel periodo. Si iscriverà ai Comitati per la Pace e sosterrà gli obiettori sia politici che religiosi.

Sarà un sostenitore dell’adesione svizzera alla Società delle Nazioni, in favore del diritto e dei buoni propositi umani che sappiano respingere l’impero della violenza e del fanatismo.

Ragaz si ritirerà progressivamente dall’azione politica diretta e pubblica dal 1921 e si impegnerà quasi esclusivamente in un tentativo di impiantazione cristiana nel mondo operaio, a metà cammino fra evangelizzazione e azione culturale.

L’avvento del fascismo e del nazismo ma anche l’impotenza della Società delle Nazioni di fronte alle aggressioni italiane, tedesche e giapponesi mettono a dura prova la sua fiducia nell’Istituzione di Ginevra. Quello che non abbandonerà mai sarà il valore della non violenza anche di fronte alle dittature. Lascerà infatti il PS svizzero quando nel 1935 si accettò il principio della difesa nazionale. Ragaz si trova ancora una volta a discutere con la sinistra socialista di un tempo, ma questa volta come partner di un dialogo aperto, franco e ricco di frutti sul piano etico, umano, politico e sindacale.

 

 

Non è un caso che la figura di Ragaz  è vista ancora oggi come una delle più alte esperienze di solidarietà all’interno del movimento socialista (nelle sue diverse componenti gauchiste, cristiana, libertaria, ecc…) ed è presa ad esempio non solo dai militanti socialisti ma anche dai sindacalisti internazionalisti e terzomodisti sia per l’attualità del suo messaggio che per la metodologia sviluppata in Svizzera, prima che altrove in Europa, fin dai primi decenni del secolo scorso.

 

MB

 

 

*Pierre-Joseph Proudhon sosteneva – in estrema sintesi - sia l’autogestione operaia della produzione (senza per questo accettare qualsiasi forma di dittatura del proletariato), sia la teoria che la proprietà può avere una giustificazione unicamente come condizione di libertà;  quand’ essa è organizzata in modo da rendere liberi solo i pochi (padroni) a scapito dello sfruttamento dei molti (lavoratori) allora essa è un furto! Rifiuta lo Stato da caserma, il dispotismo poliziesco e crede di riorganizzare efficientemente l’economia facendo sì che i lavoratori diventino proprietari dei mezzi di produzione e che, pertanto, abbiano la possibilità di autogestire il processo produttivo.

 

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Notizie da Eni – Ginevra

 

Le Festival des programmes de télévision et de radio orthodoxes aura lieu à Moscou 

 

Sofia, Bulgarie, le 19 août (ENI) - Le Festival international des programmes de télévision et de radio orthodoxes aura lieu à Moscou, du 15 au 19 septembre. Une centaine de sociétés de radio et télévision, privées ou publiques, devraient participer au Festival, qui se tient chaque année. 

 

Desmond Tutu félicite les Kényens d'avoir décidé de se pencher sur leur "douloureux" passé  

 

Nairobi, le 19 août (ENI) - L'ancien archevêque anglican sud-africain Desmond Tutu s'est félicité des efforts déployés par le Kenya face à son passé "douloureux" grâce à la mise en place d'une Commission de la vérité, après la mise à l'écart, lors des élections de décembre dernier, du gouvernement en place depuis des années.  

 

La nouvelle loi bulgare sur les religions pourrait entraîner l'intervention de la police 

 

Sofia, Bulgarie, le 18 août (ENI) - A la suite de l'adoption d'une loi controversée sur les communautés religieuses en Bulgarie, les évêques et les prêtres d'un synode orthodoxe dissident pourraient être expulsés des églises qu'ils utilisent, avertissent les opposants à cette loi.  La loi sur les communautés religieuses, approuvée cette année par le Parlement bulgare, exclut la reconnaissance du synode dissident et exige que les religions minoritaires soient approuvées par les tribunaux pour être autorisées en Bulgarie.   

 

Une religieuse des Philippines distinguée pour son engagement féministe  

 

Manille, le 18 août (ENI) - Une religieuse catholique romaine, fervente militante des droits de la personne, figure parmi les lauréates du Prix de la paix des femmes d'Asie de l'Est pour son "engagement au service des relations interculturelles, de la paix dans la région et dans le monde".  Soeur Mary John Mananzan, une religieuse bénédictine, a reçu cette distinction, entre autres aux côtés de Aung San Suu Kyi, leader de la Ligue nationale pour la démocratie à Myanmar et lauréate du Prix Nobel de la paix 1991, et de l'ancienne présidente philippine Corazon Aquino. 

 

 

Konrad Raiser ouvre un débat sur une nouvelle configuration du mouvement oecuménique, "dominé par l'institutionnalisme" 

 

Genève, le 14 août (ENI) - Faisant remarquant que le mouvement oecuménique a été "dominé par l'institutionnalisme", le secrétaire général sortant du Conseil oecuménique des Eglises (COE), le pasteur Konrad Raiser, a convoqué un colloque en novembre qui pourrait déboucher sur un changement radical des méthodes de travail des Eglises chrétiennes. "Il nous faut donc songer à une nouvelle configuration [du mouvement oecuménique], plus souple et plus réactive", a souligné le pasteur Raiser, qui prendra sa retraite à la fin de l'année. (ENI-03-0267\F) 

 

Après la mort du métropolite Antoine de Souroge, les hommages se multiplient 

 

Londres, le 14 août (ENI) - Des personnalités religieuses de Grande-Bretagne et de l'étranger figuraient parmi les centaines de personnes venues assister le 13 août à Londres aux funérailles du métropolite Antoine de Souroge, considéré comme l'une des figures les plus connues de l'orthodoxie en Europe occidentale et en Russie même. Le métropolite Antoine, décédé le 4 août à l'âge de 89 ans, servait l'Eglise orthodoxe russe en Grande-Bretagne depuis plus de 50 ans, dont plus de 40 ans comme évêque. (ENI-03-0268\F)  

 

A Bethléem, une querelle éclate à propos des clefs de la basilique de la Nativité 

 

Jérusalem, le 13 août (ENI) - L'Eglise grecque-orthodoxe de Bethléem a provoqué la colère des Eglises catholique romaine et arménienne en Terre Sainte en prenant le contrôle des "serrures et clefs" de la basilique de la Nativité, considérée par de nombreux fidèles comme le  lieu de naissance de Jésus. "Nous affirmons être les détenteurs des clefs, nous sommes les gardiens de la porte [de la basilique de la Nativité]", a déclaré l'archevêque Aristarchos, du Patriarcat grec-orthodoxe de Jérusalem, au correspondant d'ENI. (ENI-03-0266\F)  

 

Six religieux anglicans victimes du conflit qui déchire les îles Salomon 

 

Genève, le 12 août (ENI) - Six membres d'un ordre religieux anglican, pris en otages il y a quatre mois aux îles Salomon par le chef de guerre Harold Keke, ont été tués. C'est ce qu'a annoncé un autre membre de la Communauté mélanésienne. "Hier, nos craintes les plus sombres ont été confirmées", a déploré Richard Carter, aumônier de la Communauté, dans un message adressé par voie électronique le samedi 9 août. "La Communauté a officiellement été avisée par le commissaire de police William Morrel qui avait été lui-même informé par Harold Keke que les six otages étaient morts." (ENI-03-0264\F)  

 

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Dalla lettera della rete evangelica Glam

 

 

V CONFERENZA MINISTERIALE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO (WTO)

CANCUN, MESSICO: 10 - 14 SETTEMBRE

 

Dal 1995, anno della fondazione del WTO, ogni due anni ha luogo una Conferenza ministeriale, sorta di Assemblea generale, dell'Organizzazione. E' noto che quella del millennio, Seattle 1999, fu bloccata dall'opposizione di molti paesi del Terzo mondo e dalle manifestazioni della prima "uscita" visibile del movimento antiliberista. La Conferenza di Doha, novembre 2001, fortemente influenzata dall'attacco terroristico dell'11 settembre che scosse tutto l'Occidente, impresse un'accelerazione al programma del GATS (General Agreement on Trade of Services, Accordo generale sul commercio dei servizi): una tabella di marcia fu stabilita per  i negoziati in vista della conclusione dell'Accordo (ogni paese o unione doveva indicare in quali campi si rendeva disponibile a liberalizzare i servizi: sanità, istruzione, comunicazioni, trasporti, acqua, ecc.). Si giunge ora alla V Conferenza di Cancun con l'eventualità di un fallimento della Conferenza e di una crisi profonda del WTO.

Tutte le scadenze previste per la negoziazione del GATS sono saltate e a metà agosto si registra uno stallo: non c'è accordo né tra una sponda e l'altra dell'Atlantico, né tra il Nord e il Sud. Già negli ultimi mesi nell'Unione europea si erano registrate delle crepe sul muro che sembrava unanimemente a favore del GATS: il nuovo governo belga aveva chiesto che fosse ridiscusso il mandato al Commissario Lamy, incaricato della negoziazione del GATS per parte europea e il parlamento inglese aveva impegnato il governo a non riconoscere una priorità all'agenda negoziale dell'UE. Forti opposizioni si sono manifestate nei paesi del Terzo mondo. Ora anche il direttore generale del WTO Panitchpakdi inizia a ventilare l'ipotesi di un fallimento.

Oltre al GATS, a Cancun saranno di scena i "nuovi temi", detti "Singapore Issues", che riguardano la liberizzazione degli investimenti all'estero, le politiche sulla competizione, la trasparenza sugli appalti pubblici internazionali, la facilitazione delle pratiche commerciali.

Un altro nodo non facilmente risolvibile sarà costituito dal persistente problema dell'agricoltura e delle sovvenzioni con cui USA e UE continuano a proteggere la propria produzione agricola in barba ad ogni regola sbandierata di liberalizzazione di tutti i mercati.

Sono facilmente intuibili gli effetti che l'allargamento e la stipula dell'accordo GATS avrebbe per il potere pubblico in tutto il mondo: dopo aver sancito la libera concorrenza nella produzione di beni - con un enorme potere accumulato dalle grandi multinazionali - con la libera concorrenza nei servizi il progetto neoliberista metterebbe ulteriormente in crisi la responsabilità del potere pubblico ad ogni livello. Già ora, in base agli accordi bilaterali o di area sulla liberalizzazione dei servizi, gli arbitrati davanti al WTO hanno costretto paesi membro a modificare le proprie leggi di tutela dell'ambiente, della sicurezza, della salute, dei diritti sociali, a favore degli interessi delle multinazionali che traggono il massimo profitto da tali liberalizzazioni. E' ovvio infatti che se il potere pubblico è in funzione dell'interesse collettivo (o almeno sempre dovrebbe esserlo), il potere privato è in funzione  degli interessi degli azionisti secondo il criterio (praticamente senza eccezioni) della massima resa del profitto.

Ma non meno devastanti sarebbero gli accordi sui "nuovi temi", in particolare sugli investimenti internazionali. Si tratta della riproposizione in chiave WTO del MAI (Multilateral Agreement on Investment, Accordo multilaterale sugli investimenti) che sul finire del secolo naufragò in campo OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) perché la Francia uscì dal negoziato (Il Consiglio Ecumenico delle Chiese ebbe un ruolo considerevole nella denuncia delle trattative segrete che, secondo il costume dei potentati economici, stavano negoziando l'accordo multilaterale al di fuori di un mandato dei parlamenti dei paesi implicati). Ora le potenze economiche tornano alla carica cercando di imporre un nuovo accordo sugli investimenti. E' il tassello che manca al completamento del progetto neoliberista: la libertà totale per le multinazionali di investire all'estero e perciò di comprare gli enti pubblici privatizzati o le ditte fallite per la spietata concorrenza sui mercati più appettibili. Dopo aver avuto la libertà di penetrare nei mercati con le loro merci, ora le multinazionali si apprestano a dominare i sistemi economici nazionali direttamente con il loro capitale, passando dalla fase della competizione sfrenata a quella di una riorganizzazione degli assetti produttivi globali, integrando i concorrenti locali nel loro sistema o riducendoli al ruolo di fornitori subordinati o chiudendoli. Non a caso lo scorso giugno i paesi del Terzo mondo che si sono riuniti a Dhaka nel Bangladesh, Cina e India in testa, hanno manifestato una posizione fortemente contraria riguardo ai "nuovi temi". Gli USA per parte loro sono in testa alla battaglia per la liberalizzazione degli investimenti e vogliono imporre un accordo particolarmente aggressivo in questo campo. Altrimenti..

Un fallimento su tutta la linea della Conferenza ministeriale di Cancun, per ciò che riguarda sia l'accordo GATS, sia "i nuovi temi", in primo luogo l'accordo sugli investimenti internazionali, non è cosa auspicabile. Un fallimento di Cancun potrebbe favorire la tendenza ultraconservatrice presente negli USA che ha totale sfiducia nelle trattative multilaterali (basta pensare al voluto sabotaggio dell'ONU che l'amministrazione Bush ha operato nella vicenda della guerra dell'Iraq). Gli USA potrebbero essere indotti a ritirarsi, almeno temporaneamente, dal WTO per ripiegare sul piano alternativo degli accordi bilaterali o di area (l'accordo NAFTA che riguarda l'area di libero scambio del Nord America e il perfezionando accordo ALCA che riguarda le Americhe, compresa quella del Sud), in cui gli USA esercitano uno strapotere ancor più egemonico di quello esercitato in seno al WTO. Questa eventualità darebbe un colpo mortale al multilateralismo in campo economico che è altrettanto importante quanto quello in campo politico in vista di una governance, di accordi veramente multilaterali, globali e democratici che inquadrino le relazioni internazionali.

Ciò che è invece auspicabile è una frenata del WTO. Non a caso lo slogan della campagna "Questo mondo non è in vendita" che percorre via internet la rete dell'opposizione al neoliberismo è "fermiamo il WTO", non annulliamolo o eliminiamolo. Una frenata a Cancun significherebbe rendersi conto che con la ricetta del neoliberismo aggressivo e antidemocratico l'economia mondiale si avvita su se stessa e rischia la paralisi; che è necessaria una pausa per ripensare l'impostazione del WTO, solo apparentemente  più democratica della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale nel dare un voto a nazione membro anziché un voto ponderato in base ai contributi finanziari erogati: mille sono i trucchi con cui nell'ambito WTO le grandi potenze hanno imposto decisioni e procedure a danno dei paesi del Terzo mondo che spesso si sono visti costretti ad abbandonare i tavoli delle trattative, ricattati poi dal sistema del "single undertaking", una sola firma per l'insieme di tutti gli accordi, altrimenti si è fuori; che nella falsa alternativa "o efficienza o democrazia" non è legittimo far prevalere la prima, ma che è necessario ricostruire un percorso che tenga conto del divario di potenza, di sviluppo e di reddito del Nord e del Sud.

In concreto le ONG e il movimento dei movimenti che premono per una frenata a Cancun chiedono:

- una chiara affermazione della supremazia delle regole internazionali su ambiente, diritti sociali e del lavoro e diritti umani rispetto alla legislazione commerciale del WTO;

- l'esclusione dai negoziati del GATS dei servizi essenziali e di quelli concernenti i beni comuni come l'acqua;

- la limitazione della protezione dei brevetti nei casi in cui siano in pericolo la salute pubblica e la sicurezza;

- l'esclusione della brevettazione di qualsiasi forma vivente;

- l'abbattimento dei sussidi per l'esportazione in ambito agricolo;

- l'esclusione dal regime WTO delle misure prese al fine di proteggere la sovranità e la sicurezza alimentare dei singoli paesi:

- il riconoscimento di un trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo;

- la democratizzazione del sistema decisionale del WTO;

- la riforma in senso democraticoe e trasparente del sistema di risoluzione delle dispute del WTO.

La frenata che si vuole imprimere al WTO si può avvalere di due leve: l'opposizione di molti paesi del Terzo mondo in seno al WTO e la mobilitazione dell'opinione pubblica, oggi enormemente più attenta di una volta, contro l'ingiustizia dell'economia neoliberista. Di quest'ultima forza fa parte la campagna "Questo mondo non è in vendita" (e i suoi omologhi in tutto il mondo). La Commissione "Globalizzazione e ambiente" della Federazione Chiese Evangeliche in Italia ha aderito alla campagna e si è impegnata nell'opera di informazione e di sostegno delle iniziative.

Le prossime scadenze della mobilitazione sono:

4 - 6 settembre a Riva del Garda: manifestazioni in occasione del vertice europeo dei ministri degli esteri;

sabato 13 settembre: giornata di azione globale in difesa dei beni comuni. Informazioni dettagliate sul sito della Campagna.

Le informazioni contenute in questa nota sono tratte dalla newsletter "Questo mondo non è in vendita" (www.campagnawto.org) e da un documento su Cancun del "Tavolo campagne" (redazione@...). Un'informazione più completa sul WTO e su Cancun è disponibile nel libretto "Questo mondo non è in vendita" pubblicato da AltrEconomia (redazione@...). In Italia promuovono queste azioni, tra gli altri, Arci, Attac, Banca Etica, Campagna Riforma Banca Mondiale, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CIPSI, Lila Cedius, Mani Tese, Rete Lilliput, Roba dell'altro Mondo, Sdebitarsi, CTM-Altromercato, Nigrizia, Pax Christi, Beati costruttori di pace, WWF-Italia, ecc.

 

 

RIPRENDIAMOCI IL TEMPO

 

Come gli anni scorsi, la Commissione "Globalizzazione e ambiente" ha predisposto un dossier per la serie "Il tempo del creato" al fine di fornire alle chiese materiale utile per una riflessione sui temi della salvaguardia dell'ambiente, secondo la proposta dell'Assemblea di Graz, 1997, di dedicare a questo scopo un tempo specifico dell'anno. Per le chiese che fanno parte della Federazione il tempo proposto va dall'inizio di settembre a metà ottobre. Dopo gli OGM (2000), la Mobilità (2001) e l'Acqua (2002), tema indicato per quest'anno è il Tempo, i cui ritmi forzati rischiano di destabilizzare il creato.

Il dossier si presenta quest'anno nella veste di una pubblicazione Claudiana al fine di facilitarne la diffusione. Contiene scritti di Anna Maffei, Gianni Mattioli, Giorgio Guelmani, Antonella Visintin, Giorgio Girardet, Luca Baschera, Ugo Fabietti, Franco Giampiccoli, Didi Saccomani, Matteo Passini, Piera Egidi Bouchard, Bruno Gabrielli. L'indice completo è consultabile sul sito della Federazione www.fcei.it, nelle pagine della commissione "Globalizzazione e ambiente". Il volumetto è disponibile al prezzo di  5 euro durante il sinodo valdese-metodista, presso la Federazione a Roma e presso le librerie Claudiana.

 

 


#281 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Ven 22 Ago 2003 12:19 pm
Oggetto: L'uccisione del giornalista della Reuter in Iraq: quello che i media italiani filoamericani non dicono...
mauriziobenazzi
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Avviso: ci è giunta notizia che Yahoo Italia inizierà a cancellare dal
nostro archivio, a partire dal prossimo 17 settembre, tutti i files
allegati (contenenti soprattutto fotografie). Quest'ultime potranno in
futuro essere ancora inviate tramite posta elettronica ma non saranno
salvate negli archivi stessi; chi volesse fare una copia di tutti i
messaggi è invitato a farlo entro tale data. E' molto gradita la
trasmissione degli stessi ai co-moderatori.

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Mi è stato recentemente segnalato questo articolo:

http://members.aon.at/hpkr/kawther/K20030819A.html

E' una testimonianza di un collega di Mazen Dana, il cameraman
palestinese della REUTERS assassinato pochi giorni fa.

Traduzione a cura di Michela Bellino




Vita quotidiana
di Kawther Salam

Il mistero delle fosse comuni nel deserto iracheno


19-20 agosto, 2003


E' possibile che il Pentagono abbia ordinato l'uccisione di un
giornalista
per impedire che venisse scoperta la sepoltura di massa di soldati
americani
e mercenari dall'esercito americano, nei deserti intorno a Baghdad?

Cosa si nasconde dietro all'uccisione a Baghdad del mio collega ed
amico,
il cameraman palestinese della Reuter, Mazen Dana? Il Pentagono ha
veramente
paura che i mezzi di informazione raccontino al pubblico americano cosa
sta effettivamente succedendo in Iraq? Uccidendo i giornalisti in Iraq,
i criminali del Pentagono vogliono forse tenere nascosti i crimini che
commessi contro i propri soldati? Se così è, allora questa si può
definire
organizzazione terroristica.

Le truppe statunitensi si sono chiaramente sentite minacciate e in un
grande
pericolo, a causa della ricerca del cameraman palestinese della Reuters,
che stava investigando sulle sepolture in massa di mercenari USA in
fosse
comuni nelle strisce desertiche fuori Baghdad, sepolture che erano
ovviamente state autorizzate dai comandanti dell?esercito americano.

L'investigazione di Mazen iniziò quando si accorse che le truppe
statunitensi stavano seppellendo nel deserto corpi umani avvolti nel
nylon. Inizialmente pensava che fossero corpi iracheni. Prese a studiare
le operazioni delle truppe USA, osservando diverse unità americane e
carceri  militari, cercando di scoprire da dove arrivavano i corpi e se
erano iracheni oppure no.
Alla fine trovò una risposta, un mercenario dell'esercito americano gli
rivelò che i corpi sepolti non erano iracheni, ma mercenari americani a
cui era stata promessa la green card e la cittadinanza statunitense, in
cambio del servizio nelle forze armate. Inoltre, sempre da questa fonte,
seppe che molti dei corpi sepolti erano di americani uccisi in
combattimento.
Mazen era riuscito a filmare le operazioni dell' esercito americano, e
le
loro fosse comuni segrete. Aveva una grande esperienza come giornalista
in zone di conflitto e in situazioni di pericolo. Nella nostra città,
Hebron, aveva descritto le unità israeliane Duvdevan, che sono
essenzialmente le squadre della morte? dell?esercito israeliano, che
normalmente non possono essere filmate.
Quando capì che cosa gli Americani stavano facendo nel deserto, mantenne
il segreto. Ma le unità dell'intelligence dell'esercito americano
avranno
temuto che Mazen potesse rivelare la notizia delle sepolture segrete,
esponendo il Pentagono e il suo esercito al pericolo di un grande
scandalo.
L'esercito USA si vanta di rimpatriare sempre le proprie salme; la
società
americana si sarebbe sicuramente indispettita se l'esercito avesse
mancato
di rispetto ai propri combattenti, nonostante molti di loro fossero
mercenari.
Questa vicenda avrebbe anche potuto spingere gli stranieri a pensarci
due
volte prima di arruolarsi come mercenari nell'esercito americano.
Negli ultimi giorni, Mazen si era accorto che l'esercito americano li
stava
osservando. Dieci giorni prima della sua morte, aveva telefonato alla
sua
famiglia a Hebron dicendo che sentiva la sua vita in pericolo a causa di
questa vicenda, e promise che sarebbe tornado a casa non appena avesse
concluso la ricerca. Domenica 17 agosto 2003, a mezzogiorno, in una
bella giornata di sole, Mazen Dana è stato assassinato dall'esercito
Americano fuori dalla prigione di Abu Ghraib, dove gli era stato prima
dato il permesso di filmare.


Secondo il mio collega, Nael al-Shyoukhi, che era con Dana quando fu
assassinato, il personale dell'esercito americano della prigione
conosceva il gruppo che stava facendo le riprese. Al-Shyoukhi diceva che
avevano chiesto il permesso di intervistare un ufficiale, ma gli era
stato negato. I soldati avevano controllato i loro documenti di identità
ed erano a conoscenza della loro missione e delle loro intenzioni.


Nael Al-Shyoukhi ha detto "dopo aver filmato siamo andati in auto per
andare
via, quando si è avvicinato un convoglio guidato da un carro armato e
Mazen
è uscito di nuovo dalla macchina per filmare. Io l'ho seguito e Mazen ha
percorso tre o quattro metri. Ci potevano vedere chiaramente. Il soldato
sul carro armato ha fatto fuoco su di noi. Io mi sono gettato a terra.
Ho
sentito Mazen. L'ho visto urlare e toccarsi il petto con la mano coperta
di sangue".

La spiegazione del Pentagono: gli ufficiali americani dicono che le
truppe
hanno scambiato la telecamera di Mazen per una lanciagranate a
propulsione
(RGP). Questa è chiaramente una menzogna a cui nessuno, nemmeno la
persona
più ingenua, crederà mai. Come si spiega che le truppe americane
posseggono
le armi con i sensori tecnologicamente più avanzati, ma non sono in
grado
di distinguere una videocamera da un lanciagranate a 50 metri di
distanza
in pieno giorno? Le truppe statunitensi hanno imparato a mentire dai
loro
amici delle Forze Armate Israeliane? Questo assassinio era premeditato
dalle
truppe americane per tenere la gente all'oscuro le loro attività
criminali,
che Mazen aveva scoperto e avrebbe reso pubbliche.

Quando ho ricevuto la notizia di Mazen Dana, ho pensato che ci fosse in
qualche modo lo zampino dell'esercito israeliano. Mazen Dana aveva
creato
difficoltà all?occupazione israeliana non poche volte.
Le forze di occupazione israeliane avevano mirato su Dana più volte
durante
questa Intifada, anche prima del periodo "pacifico". Le forze armate
israeliane gli avevano sparato una volta nel 1998 a Hebron, insieme al
suo collega Nael Al-Shyioukhi. Mazen Dana aveva denunciato i quotidiani
crimini di assassini e stragi collettive a Hebron e nei Territori
Occupati. Gli avevano sparato di nuovo nel 2001. Gli israeliani
evidentemente auspicavano che non tornasse a Hebron dall'Iraq.
Tutti i Palestinesi sanno che il pentagono e il Ministero della Difesa
Israeliano collaborano strettamente.
Forse non ce ne accorgiamo, ma i soldati dell?esercito israeliano che ci
uccidono usano pallottole americane, granate americane, razzi e missili
americani, aeroplani e elicotteri militari americani. Gli USA forniscono
continuamente Israele di armi e equipaggiamento di sterminio
altissimamente
sviluppati, del valore di 2 miliardi di dollari all'anno. Israele riceve
un supporto militare dagli USA più elevato di qualsiasi altro paese.
Un quarto del bilancio dello stato ebraico è fornito direttamente dagli
Stati uniti.
I soldati americani hanno anche istruito quelli Israeliani a fare
incursioni
nel campo profughi di Jenin e in altre città, hanno insegnato loro ad
uccidere, assassinare, scovare i "ricercati", hanno insegnato loro le
cosiddette "tecniche anti-insurrezione". Hanno anche proposto al
Ministro dell'Autorità Palestinese Muhammad Dahlan di istruire le sue
forze a fare lo stesso. Così in breve tempo potrebbero essere le forze
dell'Autorità Palestinese anziché quelle israeliane, a trovare e
uccidere i Palestinesi ricercati. (senza alcun processo ovviamente, nota
di MB).
Quando telefonai a Hebron per fare le condoglianze alla famiglia di
Mazen
Dana e per informarmi sulle circostanze della sua morte, mi parlarono
della
sua ricerca in Iraq sulle sepolture segrete dei soldati americani nelle
fosse comuni nel deserto. Questo mi fece preoccupare per l'altro mio
collega, Nael Al-Shyioukhi, che era ancora in Iraq. Per questo ho
preferito non raccontare questa storia fino a che lui non fosse tornato
a casa al sicuro a Hebron.

Mazen Dana teneva corsi di letteratura inglese all'Università di Hebron.
Quando studiava all'Università era un membro del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina. Per queste ragioni era tormentato e preso
di
mira dalle forze dell'occupazione israeliana, anche dopo aver
abbandonato
il suo attivismo politico.
Durante la prima Intifada avevo lavorato con lui per un breve periodo,
come
corrispondente per la Radio Voice of Palestine, a Gerusalemme. Poi avevo
continuato a lavorare con il quotidiano Al Fajir, e Dana aveva poi
lavorato
con altre agenzie di informazione. Fu indagato più volte per conto
dell'amministrazione civile Israeliana ad Hebron. Diventò un attivista
per la pace dopo la firma dell'Accordo di Oslo del 1993, quindi divenne
membro dell'Ala di Pace di Al Fatah. Lavorava da dieci anni come
cameraman per la Reuters, per testimoniare il conflitto a Hebron, la sua
città. Mazen Dana e Nael Al-Shyoukhi lavoravano insieme da otto anni
quando Mazen è statgo ucciso, domenica scorsa.

Le unità dell'intelligence dell'occupazione israeliana avevano
continuato
a considerare Mazen Dana come un membro del partito del Fronte Popolare,
anche se aveva interrotto le attività con loro, e non gli concedevano la
tessera della Stampa del Governo Israeliano, né il permesso di
raggiungere
l'ufficio della Reuters a Gerusalemme.



Dana fu attaccato più volte da coloni e soldati israeliani a Hebron. Nel
Maggio del 2000, Dana fu ferito alla gamba con una pallottola rivestita
di gomma mentre filmava giovani palestinesi che lanciavano pietre verso
l'area H2 di Hebron, sotto il controllo Israeliano. Dana fu arrestato
centinaia di volte. Nel 1997 Dana fu arrestato perché stava filmando i
soldati delle Forze Armate Israeliane che stavano arrestando me durante
un incidente sul confine del ponte Halhol, qui i soldati israeliani
avevano causato la morte di un bimbo di 9 anni, perché gli avevano
impedito di raggiungere l'ospedale a Hebron durante un coprifuoco
imposto sulla città, in periodo di pace.
Nel 2002 Dana aveva fondato la "Casa del Giornalista" ad Hebron,
nonostante
gli attacchi quotidiani e le continue minacce di arresto rivolte
dall'esercito israeliano a tutti i giornalisti di Hebron.

L'ultima volta che incontrai il mio collega Mazen Dana fu alla fine di
maggio 2002, nella casa del nostro college Hossam Abu Allan, un
fotografo
dell'Agence France-Presse (AFP) che era stato arrestato ed imprigionato
dall'esercito israeliano per cinque mesi senza un'accusa e senza un
processo.

La stessa notte, alle 22:30, Mazen mi accompagnò con la sua jeep al
monte
di "Al-Beweareh" per filmare carri armati delle Forze Armate Israeliane,
54 carri armati stavano arrivando a Hebron sulla Strada n.60 perché
l'esercito si stava preparando per rioccupare la città di Hebron, l'area
H1, normalmente cotto il controllo dell'Autorità Palestinese.

Mazen Dana aveva un?enorme esperienza come cameraman televisivo, e
conosceva
le avversità e le dure condizioni del lavoro di giornalista sotto
occupazione
militare. A Hebron ha lasciato sua moglie e quattro figli splendidi. Ha
lasciato anche una coraggiosa esperienza giornalistica storica e
un?eredità
per tanti giornalisti, dopo di lui.
Per la maggior parte della gente, la sua morte non è che un ulteriore
segno
del vile comportamento criminale della banda che ha il potere al
Pentagono.


A noi che lo conoscevamo e che abbiamo lavorato con lui, mancherà
tantissimo, stimato collega, amico, membro della famiglia e della
comunità.

#282 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Lun 25 Ago 2003 4:36 pm
Oggetto: Il Sinodo Valdese oscurato dalla Stampa, dalle radio e televisioni italiane
mauriziobenazzi
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La scorsa domenica è stata caratterizzata dal consueto oscuramento del Sinodo Valdese di Torre Pellice: in compenso per la settima domenica consecutiva RAI, Fininvest e la stampa italiana non hanno dimenticato di riportare le parole e gli starnuti di Giovanni Paolo II sulla Bozza di Costituzione Europea: anche questo fa parte del regime religioso imperante in Italia ed anche per questo noi continuiamo a dare notizia di quest´evento come ogni anno - per quanto ci è possibile fare - su quest´ umile foglio, sotto forma di newsletter elettronica....

Il Signore voglia garantire un soffio di vento del Suo Spirito Santo in questa lunga estate calda e per certi versi soffocante!

MB

 

Dal sito ufficiale della Chiesa evangelica Valdese - www.chiesavaldese.org

 

 

 

Domenica 24 agosto si apre a Torre Pellice l'annuale sinodo delle chiese valdesi e metodiste d'Italia. Vi partecipano i deputati delle diverse chiese locali e i ministri di culto in attività, le sedute si concludono venerdì 29 con la nomina del consiglio direttivo (detto Tavola) presieduto dal moderatore. Durante il culto di apertura verranno consacrati ( l'equivalente di "ordinati") due nuovi pastori; Milena Martinat e Pawel Gajewski.
Le sedute del sinodo sono precedute da incontri del Corpo pastorale, cioè dall'insieme dei ministri di culto, per prendere decisioni riguardo alle nuove liturgie, alla pastorale dei giovani, all'insegnamento e per esaminare in una seduta pubblica i due candidati alla consacrazione che dovranno motivare la loro scelta di impegno pastorale.
I temi che saranno dibattuti nel corso delle sedute sono quest'anno particolarmente importanti.
Vi è anzitutto il problema della cessione alla Regione Piemonte dei tre ospedali dell'area delle Valli valdesi: Torre Pellice, Pomaretto e Torino. Sin qui di proprietà della Chiesa valdese e amministrati dal Sinodo nel quadro del piano di sanità pubblica, per una serie di ritardi nei rimborsi e per il nuovo orientamento della sanità nel nostro paese si sono trovati gravati di un forte deficit così da dover essere dismessi. Si tratta di una decisione dolorosa perché rappresentavano un forte presenza di diaconia, ovvero di intervento assistenziale. La decisione presa lascia però aperto l'interrogativo: come può una comunità cristiana dare un suo apporto e una parola valida nella società moderna con i suoi squilibri di benessere e l'accrescersi di bisogni.
Questo stesso interrogativo si ripropone in termini analoghi in una situazione lontana geograficamente ma molto vicina alla sensibilità delle chiese valdesi: la crisi economica di Argentina e Uruguay dove i valdesi hanno forti comunità; verrà discusso un piano di intervento a favore dell'opera che le chiese di quest'area stanno attuando per fare fronte alle urgenze alimentari specie per i minori.
Di carattere più interno sono le proposte di riorganizzazione della comunità con una distribuzione diversa dei pastori e un maggiore inserimento a livello decisionale dei membri delle chiese. La tradizione evangelica è da sempre caratterizzata dal fatto che i ministri di culto non sono sacerdoti perciò la responsabilità della vita religiosa della comunità non compete loro in modo prioritario ma deve essere distribuita a tutti i fedeli; si tratta di dare a questo principio fondamentale dell'ecclesiologia protestante una forma corrispondente ai tempi.
Come in ogni sessione sinodale saranno naturalmente esaminati i diversi settori di attività: la stampa ( giornali, casa editrice, librerie), la cultura (centri di cultura e Facoltà di teologia), l'amministrazione del fondo 8 per mille, l'assistenza, i centri di formazione ecc.

 

 

La Casa valdese

 

 

I TEMI PRINCIPALI

Intervista al Moderatore

 

 

 

IL PROSSIMO SINODO: OSPEDALI, MA NON SOLO

di Alberto Corsani

Ci avviamo verso il Sinodo successivo alla cessione degli ospedali valdesi di Torino, Torre Pellice e Pomaretto Non poteva che partire da qui il colloquio con il moderatore della Tavola valdese Gianni Genre alla vigilia di questa sessione: si parlerà ancora della vicenda, e in che termini?

"Ne parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la chiesa discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato. La mia impressione è comunque che l'ampia maggioranza dei membri delle nostre chiese abbia capito il senso dell'operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa sia stata. Come membri della Tavola valdese siamo convinti che non c'erano alternative: la Chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità. Le banche ci avevano avvertito in modo inequivocabile.

Dobbiamo purtroppo riconoscere di non avere, oggi, le forze che vengono richieste a chi gestisca un'azienda complessa come quella ospedaliera. D'altronde, purtroppo, un ridimensionamento, più o meno profondo, del Welfare State è all'ordine del giorno e non solo in Italia (lo fa un governo di centro-destra in Francia e uno di centro-sinistra in Germania). Ho parlato, pochi giorni or sono, con un nostro attento amico della chiesa della Westfalia, Ulrich Moeller: mi ha comunicato la chiusura per bancarotta, appena avvenuta, di uno dei loro ospedali. E la loro chiesa regionale conta più di tre milioni di membri...".

Un'altra questione su cui la Tavola ha lavorato nel corso dell'anno è quella del campo di lavoro, della sua riorganizzazione e degli strumenti che si possono attivare per favorire l'attività pastorale: che cosa c'è in cantiere?
"Abbiamo cercato e cerchiamo di rispondere al mandato del Sinodo 2002 in merito alla riorganizzazione del campo di lavoro: abbiamo dovuto concentrarci sui modi di preparare i candidati, sull'economia delle famiglie monoreddito, sulla mappatura delle sedi pastorali. Si tratta di trovare le risorse per consentire a studenti in teologia, candidati e pastori di avere sostegni ed essere seguiti nei periodi della loro formazione e del loro servizio. Sono già stati sperimentati degli incontri di "supervisione", curati dalla pastora Mirella Abate e da alcuni suoi colleghi, articolati in opzioni di una settimana o di sei settimane (tre cicli di due settimane l'uno), in cui insieme si procede a un'analisi profonda del proprio lavoro pastorale. Per mantenere e rendere ancora più intenso questo lavoro di sostegno servono risorse, ma è un'operazione necessaria, sia per chi vive e lavora in situazioni di diaspora, lontano dai contatti con il colleghi, sia per chi, nelle chiese-popolo delle Valli o nelle grandi città, si trova a dover fronteggiare sollecitazioni di ogni tipo. Per queste iniziative è indispensabile anche un maggior ruolo della segreteria del Corpo pastorale e anche della Commissione permanente della formazione pastorale. Per questo tipo di lavoro non è poi mancato, né credo mancherà in futuro, l'aiuto di altre chiese sorelle, alle prese anch'esse con problemi di secolarizzazione delle società in cui operano. In Germania le chiese perdono 100.000 membri all'anno, persone che richiedono la cancellazione per non dover pagare le "tasse ecclesiastiche". Si richiede dunque alle chiese di riscoprire il senso della propria vocazione".

Che cosa si può dire invece dei rapporti con lo Stato?
"I segnali non sono incoraggianti. Riguardo all'aggiornamento dell'Intesa, che dovrebbe concretizzare la decisione sinodale del 2001 sull'accettazione delle "quote inespresse" dell'otto per mille, tutto è fermo: il governo non intende procedere all'aggiornamento della nostra Intesa finché non siano varate le Intese con altre confessioni religiose tuttora giacenti; questo ci penalizza e non di poco. In fase di stallo è anche la legge sulla libertà religiosa, e forse è un bene, visto come il testo è stato modificato in corso d'opera: esso rischiava di diventare un provvedimento "contro" la libertà religiosa, uno strumento di controllo da parte delle autorità; ci preoccupa il clima che si sta creando, poiché, per noi, una democrazia si valuta proprio dal modo in cui tratta le minoranze".

Qual è lo stato, invece, del processo di collaborazione BMV e dell'ecumenismo intraprotestante?
"Viviamo tuttora una fase che definirei di assestamento. La collaborazione territoriale, che aveva subito un momento di difficoltà a Campobasso, sta funzionando bene nelle altre sedi ed è stata avviata a Bari dove un pastore valdese cura anche la comunità battista. In altre situazioni stiamo studiando il da farsi, anche se a volte le comunità locali non "hanno il passo" che potremmo augurarci. Registro comunque un buon grado di ascolto reciproco fra i tre esecutivi, in un anno che è stato particolarmente difficile per tutti. Certo, permangono alcuni nodi teologici, su tutti quello del battesimo, che vanno mantenuti aperti. Anche la convocazione congiunta di una futura Assemblea/Sinodo non è vincolata alla scadenza dei fatidici cinque anni: ci dovremo convocare, prima o dopo i cinque anni, quando riterremo di poter fare insieme dei passi avanti. A novembre avremo poi, a Torre Pellice, l'Assemblea della FCEI, anch'essa in una fase di riorganizzazione interna, da cui dipenderà un nuovo assetto dei "servizi", in particolare il Servizio rifugiati e migranti. Con l'Unione delle chiese avventiste c'è collaborazione, ma non dei decisi passi in avanti, mentre un buon dialogo è quello con le chiese pentecostali libere. Pastori e teologi della nostra chiesa sono invitati, per esempio a Gela, che è, per la presenza pentecostale, la città percentualmente e sorprendentemente "più protestante" d'Italia".

E per quanto riguarda il rapporto con il cattolicesimo?
"Segnalerei una questione su tutte, forse l'unica che è veramente un'urgenza etica e spirituale: quella dell'ospitalità eucaristica, in special modo dopo la chiusura rappresentata dall'ultima enciclica papale: dobbiamo avere il coraggio dell'amore, che è più grande della speranza e della fede, come ce lo richiede l'apostolo Paolo, anche là dove le questioni dogmatiche non siano risolte. Bisogna, anzi, lavorare e osare proprio in senso contrario a quello dell'enciclica".

Il discorso va quasi spontaneamente ad appuntarsi sul nostro ruolo in questa società in rapida - e confusa - evoluzione: che cosa possiamo dire ai nostri contemporanei che vivono nell'incertezza spirituale e, in molti casi, nella precarietà materiale?
"Abbiamo parlato troppo poco, in questi ultimi tempi, di spiritualità. Dio sembra ritirarsi dai nostri pensieri, salvo poi riaffacciarsi, ma in forme che non ci convincono, attraverso una religiosità "fai da te". Dobbiamo trovare un linguaggio nuovo per dire al mondo che cosa significa "appartenere a Dio": molte delle attuali proposte religiose sembrano indicare la via per conquistare Dio, mentre per noi si tratta di lasciarsi scegliere da lui. Dobbiamo ritrovare un nuovo senso della "pietà" a livello personale, famigliare e comunitario, e questo, si badi bene, non è in contraddizione con la vocazione diaconale: anzi, bisogna ricordare che proprio la stagione del Pietismo coincise con il varo di molte, grandi iniziative di opere diaconali. Si tratta di riuscire, in casa, nelle chiese, sui luoghi di lavoro, a lasciar trasparire il "Cristo che vive in noi" di cui parlava l'Apostolo. Una bella sfida in questo senso è rappresentata dalla presenza di fratelli e sorelle stranieri nelle nostre chiese, in vista dell'integrazione e non solo dell'accoglienza: si tratta di crescere insieme. È fondamentale il ricompattamento di una dimensione comunitaria dove si possano temperare le alternanze dei momenti di forza e di debolezza che ciascuno di noi vive a seconda dei periodi. Insomma, in una fase in cui i valori - tutti i valori - sembrano tramontare di fronte all'invito a comportarsi "da furbi" per imporsi nella società, dobbiamo dire delle parole forti a livello etico, sulle nostre scelte personali, familiari, collettive, nel privato come nella società. Se nel mondo ogni sette secondi - come dicono le statistiche - muore un bambino a causa della denutrizione, non possiamo restare indifferenti; se nel solo 2001, per sottoalimentazione vi sono stati quasi tanti morti come in tutta la seconda guerra mondiale, dobbiamo reagire. Non possiamo stare zitti di fronte a questo "ordine omicida", perché questa è la vera bestemmia contro lo Spirito Santo; la sola che, ci insegna la Scrittura, non sarà perdonata ".

 

 

Dalla pagina 13 de "Il Manifesto - cultura" del 24 agosto 2003

 

Parlamento valdese in seduta comune
Si apre, oggi, il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, principali appuntamento del protestantesimo italiano
L'altra chiesa Centottanta tra pastori e laici affronteranno, in cinque giorni che si prevedono densi di discussione i temi più svariati. Dalla povertà alla guerra

FEDERICA TOURN
TORRE PELLICE (TO)


«Ama il tuo Dio, ama il tuo prossimo»: il comandamento indicato da Gesù allo scriba che gliene chiede conto, è il centro del sermone che il pastore Giuseppe Platone terrà questo pomeriggio durante il culto di inaugurazione del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. Andare fino in fondo all'esperienza di questo amore, concreto, attivo, anche conflittuale: l'esortazione introduce uno dei principali appuntamenti del protestantesimo italiano, l'assemblea decisionale che vede riuniti 180 membri fra pastori e laici e che si concluderà venerdì 29 agosto con l'elezione dell'esecutivo, la Tavola valdese, presieduta dal moderatore. Tra i numerosi ospiti italiani e stranieri, mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia e presidente della commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo, Setri Nyomi, segretario generale dell'Alleanza riformata mondiale e Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia. Durante il culto saranno consacrati due nuovi pastori: anzi, una pastora, Milena Martinat, e un pastore, Pawel Gajewski. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, qui è originale non la presenza di una donna in questo ruolo - nella chiesa valdese succede dagli anni `60 - ma il percorso di fede di un polacco cattolico, che inizia dal seminario in Polonia per approdare alle chiese battiste e infine all'attuale ministero nel cuore delle valli valdesi, passando per il dissenso cattolico in Germania e in Italia. Cinque giorni densi di discussioni, di ordini del giorno, di votazioni: questo è il Sinodo, il massimo organo decisionale di questa chiesa «parlamentare». Un Sinodo che quest'anno apre i suoi lavori consapevole di essere di fronte a un travaglio identitario che non può essere ignorato. La recente cessione alla Regione Piemonte dei tre ospedali di Torino, Torre Pellice e Pomaretto - fino a pochi mesi fa di proprietà della chiesa valdese e amministrati dal Sinodo nel quadro della sanità pubblica - ha infatti segnato profondamente le comunità locali, che si sono sentite defraudate di una fondamentale presenza nel campo dell'attività assistenziale. «La chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità», ha dichiarato il moderatore Gianni Genre. Di fronte a un deficit insostenibile, un ridimensionamento è stato indispensabile ma adesso che è venuto a mancare un importante punto di riferimento, si tratta di interrogarsi sul cambiamento e su quali forme debba prendere la testimonianza dell'evangelo. «Amare significa anche rendersi conto del senso del nostro limite umano, storico, esistenziale - ha detto il pastore Platone - la regola a cui vogliamo attenerci è la sobrietà».

Sobrietà come singoli e come chiese: è il richiamo che i protestanti fanno, in primo luogo a se stessi, in una società precaria, asservita al profitto, che consuma senza criterio e distrugge l'ambiente. Uno degli argomenti in calendario sarà proprio la questione della povertà nel mondo: «Non si può tacere di fronte alla quotidiana tragedia delle morti per fame: nel 2001 la sottoalimentazione ha causato quasi lo stesso numero di vittime della seconda guerra mondiale - ha ricordato il moderatore - la vera bestemmia che non sarà perdonata è la nostra indifferenza». Dal mondo all'Italia: si parlerà della crisi mediorientale, della guerra in Iraq, ma anche di immigrazione, di libertà religiosa e di rapporti con il cattolicesimo. Il rapporto con la chiesa di Roma non è infatti stato certamente agevolato dalla recente enciclica papale Ecclesia de eucharistia, che si rifà al Concilio di Trento e vieta ogni forma di concelebrazione, assestando così un colpo al complesso cammino ecumenico delle due confessioni cristiane.

Si discuterà anche un piano di intervento a favore delle chiese valdesi dell'Argentina e dell'Uruguay, strette dalla crisi economica e, riguardo ai temi «interni», saranno esaminate come di consueto le varie attività, dalla stampa ai centri di cultura, dalla facoltà di teologia all'amministrazione dell'otto per mille, di cui le chiese valdesi e metodiste si avvalgono dal 1993.

Si avverte in generale un chiaro bisogno di ribadire parole forti a livello etico, unite a una costante ricerca teologica, in una chiesa che cerca di comunicare con chiarezza la propria fede, soprattutto in un momento di confusione spirituale segnato da molte proposte di religione «fai da te». Riaffermazione di un cristianesimo che affonda saldamente le radici nella riforma protestante, ma anche apertura all'ascolto del mondo di oggi. È una sfida resa concreta e visibile dalla presenza di tanti stranieri fra i membri di chiesa, portatori di culture, sensibilità e modi diversi di vivere l'adesione a quella parola d'amore che resta l'unico comandamento.

 

 

 

 

Da "L´eco del Chisone" del 25 agosto 2003

 

Si apre il Culto alle ore 15,30 a Torre Pellice
Domenica il Sinodo della diaconia
Chiese valdesi e metodiste s'interrogano

Si svolgerà dal 24 al 29 agosto, a Torre Pellice, il Sinodo annuale delle Chiese valdesi e metodiste a cui partecipano 180 membri con diritto di voto (pastori e "laici" in numero uguale), più numerosi ospiti e osservatori dall´Italia e dall´estero. L´assise costituisce il massimo organo di queste due denominazioni evangeliche, che insieme contano circa 35mila fedeli. Il Sinodo si aprirà il pomeriggio di domenica 24 agosto, alle 15,30, con un Culto presieduto dal pastore Giuseppe Platone durante il quale saranno consacrati al ministero pastorale Pawel Gajewski e Milena Martinat. Tra gli ospiti, in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (Cei), ci sarà mons. Giuseppe Chiaretti, presidente della Commissione Cei per l´ecumenismo e il dialogo; Setri Nyomi, segretario generale dell´Alleanza riformata mondiale; Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia.

Fra i temi all´ordine del giorno proposti per la discussione del Sinodo la "diaconia" delle Chiese valdesi e metodiste, ma anche la riorganizzazione della formazione e dell´attività pastorale. Non mancano preoccupazioni sul versante generale della società italiana (Stato sociale, immigrazione, libertà religiosa) e degli scenari internazionali (Iraq, crisi mediorientale, globalizzazione, ecc.). In primo piano, comunque, ci sarà senz´altro la vicenda legata alla cessione degli ospedali valdesi alla Regione Piemonte; decisione sofferta, ma necessaria. «Ne parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la Chiesa discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato - spiega il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese -. La mia impressione è comunque che l´ampia maggioranza dei membri delle nostre Chiese abbia capito il senso dell´operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa sia stata».

Da l´Eco del Chisone - on line

Al Sinodo da fratelli

Domenica 24 agosto inizia il Sinodo della Chiesa valdese metodista. È un momento molto importante per la vita di questi nostri fratelli e sorelle.
Voglio assicurare che la Chiesa cattolica è presente, non solo nella persona del vescovo presidente della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, mons. G. Chiaretti, ma anche la Diocesi si sente vicina con la preghiera e l'attenzione ai temi che vengono trattati.
Abbiamo tutti seguito il cammino delle trattative per il passaggio degli ospedali valdesi alla Regione: una decisione sofferta, ma presa con determinazione e lucidità. Anche per i cattolici questa scelta ha causato dolore, tanta è la stima che circonda queste strutture per la qualità e l'utilità dei servizi da esse prestati.
Nulla viene a caso nella vita delle comunità e nella storia. Questa vicenda è da leggere come un appello di Dio ai credenti.
Ho apprezzato quanto ha scritto il prof. Paolo Ricca su "Riforma" del 18 luglio: «Una cosa però sappiamo da sempre ed è bene, mi pare, richiamarla oggi alla memoria di noi tutti: e cioè che l'essenziale della vocazione della Chiesa è l'annuncio dell'Evangelo ad ogni creatura e l'edificazione di comunità cristiane che siano effettivamente corpo di Cristo, cioè assemblee che Cristo governa e sulle quali regna rendendole strumenti della sua azione nel mondo, in cui lo Spirito soffia, dando vita a una nuova umanità, o quanto meno a un abbozzo, una traccia, di nuova umanità».
Diaconia e annuncio sono inseparabili. Ma oggi, si impone una verifica circa l'incisività della predicazione e la validità di certe forme di diaconia.
Siamo uniti nella comune responsabilità di dire Cristo a questa nostra società secolarizzata e di accompagnare questo annuncio da gesti che esprimano l'amore preferenziale per i poveri.
Mi pare importante che insieme ci aiutiamo a leggere i segni dei tempi; insieme cerchiamo forme e modi per realizzare la diaconia come risposta alle povertà di oggi (un esempio concreto è stato il convegno "Anziani e territorio" organizzato tra il Primo distretto della Chiesa valdese e la Diocesi di Pinerolo); insieme troviamo forme nuove per una testimonianza credibile del Vangelo.
Invito i cattolici a partecipare, nella preghiera, al Culto di apertura del Sinodo. La presenza, anche fisica, esprime tante cose: che ci stimiamo, ci apprezziamo e sinceramente tendiamo a quel bene inestimabile che è l'Unità, per cui Gesù ha pregato e ha voluto come segno «perché il mondo creda».

+ Pier Giorgio Debernardi, vescovo

 

Da "Alto Adige"

Dialogo con ebrei e islamici
Sinodo Valdese: la globalizzazione lascia la povertà


TORINO. Il dialogo fra le tre grandi religioni monoteiste è il filo conduttore del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si è aperto a Torre Pellice dove ieri sono stati criticati gli effetti negativi della globalizzazione. Nel tempio del centro montano, un'ebrea e un musulmano hanno letto brani della Torah e del Corano. Il pastore valdese di Torino Giuseppe Platone ha detto che la chiesa deve "riformarsi, ripensarsi, ridarsi una forma nuova per essere più incisiva e presente", e si è soffermato sulla necessità di sviluppare uno stile di vita improntato "alla responsabilità verso gli altri e verso l' ambiente in cui viviamo". "La globalizzazione è selettiva e non ha pietà di nessuno", ha detto Platone puntando il dito contro l'ingordigia del profitto, la ricchezza che prospera sulla povertà, la tendenza a deprezzare i valori della spiritualità.

 

Rimaniamo in attesa della corrispondenza diretta anche di Michela Bellino e di quanto vorranno liberamente notiziarci in merito

 


#283 Da: "Benazzi Maurizio" <benazzimaurizio@...>
Data: Mar 26 Ago 2003 2:05 pm
Oggetto: La condanna negli USA di tre suore pacifiste
mauriziobenazzi
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Parola per martedì 26 agosto 2003

                      

Non violare il diritto del povero nel suo processo.

Esodo 23:6

 

Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? Voi invece avete sprezzato i poveri!

(Giacomo, 2,5-6)

 

Non devi credere che rubare significhi soltanto derubare il tuo prossimo dei suoi averi; se tu vedi il tuo vicino che soffre la fame, la sete, il bisogno, che non ha casa, vestiti e scarper, e non lo aiuti, do derubi esattamente come chi ruba i soldi a uno dalla borsa o dalla cassetta.

(Martin Lutero)

 

(Le meditazioni di O.E. sono tratte generalmente dalle losungen, riprese nel testo “Un giorno, una parola” – Letture bibliche quotidiane per il 2003 – Claudiana editrice, salvo indicazione diversa)

 

…Stefano di Borbone scrive: “I valdesi dicono che i nostri chierici e sacerdoti che hanno ricchezze e possedimenti sono figli del diavolo e della perdizione, e chi dà loro le decime e le offerte commette peccato:dicono che è come ingrassare il lardo”. Infine anche l’Hec sunt manifesta per conversos de secta Waldensium, forse della fine del XIII secolo, afferma: I valdesi dicono che i papi, i vescovi, i religiosi e tutti i chierici non devono avere possedimenti”.  La chiesa, sia nelle persone che nelle strutture, deve rimanere povera. I valdesi continuano a ripeterlo…

(Da: Valdo di Lione e i “poveri nello spirito”, di Carlo Papini, Claudiana)

 

 

 

 

Sermone di Martin Luther King ritrascritto pensando all’ala conservatrice cristiana (c