"Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica".
La dodicesima Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK)
lancia un chiaro messaggio affinchè venga accolta la sfida di una
Europa, anche religiosamente, sempre più "plurale"
Roma, 30 giugno 2003 (NEV-CS27) "Cristiani e musulmani devono
lavorare insieme in una società laica". La dodicesima Assemblea della
Conferenza delle chiese europee (KEK*) lancia un chiaro messaggio
affinchè venga accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente,
sempre più "plurale". Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza
che non trasformi l'Europa in una fortezza politica, culturale e
religiosa. "Nel corso della sua storia, l'Europa ha accolto culture
diverse – sottolinea Jean Arnold De Clermont, presidente della
Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura greca a quella
romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile che oggi non sia
in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l'Islam tra le sue
culture?". Il riferimento al dibattito sulla Costituzione Europea è
evidente. Ne parla esplicitamente Gianni Long, presidente della
Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "…parlare di
radici cristiane dell'Europa, potrebbe significare escludere chi non
condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un
ben diverso valore riconoscere invece la rilevanza del patrimonio
religioso, quello cristiano in particolare, nella costruzione
dell'Europa. Sarebbe riduttivo e miope non riconoscerlo".
Un importante messaggio è venuto anche dal segretario generale del
Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, Riad Jarjour, che ha
portato all'Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto dell'area, ma ha anche
sottolineato l'urgente bisogno di dialogo tra cristiani e musulmani,
che in varie parti del mondo vivono momenti di conflitto. "Voi dovete
comprendere gli altri, come voi volete essere compresi – ha
sottolineato Jarjour –; c'è una crescente cultura del dialogo che si
è realizzata anche in occasione della recente guerra in Iraq. Il
fatto che le chiese cristiane abbiamo preso posizione contro la
guerra ha facilitato il dialogo tra l'islam e il cristianesimo in
molte parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente".
L'Assemblea è stata anche l'occasione per il vescovo luterano di
Oslo, Gunnar Staalsett, di comunicare che proprio in questi giorni si
svolgerà per la prima volta a Baghdad, in Iraq, un incontro tra
ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante segno di
speranza e dialogo.
(* Del KEK fanno parte le principali chiese protestanti e ortodosse)
La gratitudine è la virtù dei credenti
E' un principio di ciascuna fede
E il Messaggero di Dio disse;
"Chi non esprime gratitudine alla gente non è grato a Dio"
Grazie
Grazie alla cita di Lugano e ad Sabrina Antorini-Massa ,
Caoordinatrice Dicastero Integrazione e differenza culturali della
Citta` di Lugano .
Grazie onorevole Alex Pedrazzini ex consigliere di Stato e deputato
in Gran gia membro della Commissione Federale contro il razzismo e
della commissione Federale per i rifugiati.
Grazie pastore Giuseppe La Torre dalla Chiesa Evangelica riformata
del Mendrisiotto.
Grazie Hamza Roberto Piccardo , segretario dell`Unione delle Comunità
e Organizzazione Islamica in Italia.
Grazie a tutti i partecipanti che erano presenti a testimoniare di
essere insieme a noi nel nostro cammino di pace per un'integrazione
corretta.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato alla tavola rotonda di
venerdì 27.06.2003
"incontro di civiltà".
Grazie a tutti quelli che hanno fatto uno sforzo affinché un incontro
di questo tipo abbia successo.
La verità è che siamo convinti che il dialogo è l'unica via davanti
l'umanità da percorrere per superare questo momento, e come posiamo
non esserlo se la nostra fede ce lo propone nel Corano e nella
tradizione profetica, come possiamo negare gli obiettivi Divini della
nostra propria esistenza come "reciproca conoscenza e pacifica
convivenza".
Siamo consapevoli delle difficoltà che si trovano nel nostro cammino,
ma siamo determinati a superarle assieme a tutti quelli che ci
tendono la mano, tutti quelli che hanno scelto il dialogo per il
nostro comune futuro.
Crediamo che i cammini di pace svolti a Chiasso e Lugano e gli
incontri di Festate di Chiasso e quello di Poestate di Lugano, e
l'incontro di civiltà a Lugano sono solo l'inizio, sono solo tappe,
fermate, passi in un cammino comune per la nostra reciproca
conoscenza e pacifica convivenza .
Tuttavia, ci ha disturbato molte assenza ,e la mancata presenza anche
di una semplice lettera di coraggio per uno sforzo che non può che
favorire il dialogo e l'integrazione positiva dei musulmani nel
tessuto sociale nel cantone Ticino.
Vogliamo credere che questi assenza erano solo un caso! e che nel
futuro Tutti , non ci escludano dai loro piani di
lavoro "personalmente non lo credo, conoscendo personalmente tanti
fra di loro" .ma come posso spiegare tutto ciò a molti di noi che si
danno da fare e spesso si trovano davanti a muri di indifferenza e
paura.
Spero che si tratti solo di una tappa mancata, e che in futuro ci
siano lavori in comune per il bene del nostro amato Cantone, e per la
nostra amata Svizzera.
Comunità Islamica
Hassan El Araby
islamsf@...islamsf2@...
0041792301355
----------------------------------------
Si è alla ricerca di una nuova collocazione della Ml di "Orientamenti
ecumenici": il rapporto di insoddisfazione con il portale di "Yahoo!"
è tale che non ci consente di gestire con efficienza la newsletter.
Troppi infatti sono i disservizi: pubblicità indesiderata nelle
caselle elettroniche e sulle pagine del gruppo, la sparizione di
diverse decine di indirizzi elettronici senza formale disdetta al
gruppo, la mancata gestione in autonomia del formato delle
comunicazioni per le attività dei co-moderatori, l'inesistenza di un
antivirus anche per la posta in arrivo alla newsletter, ecc. Chiunque
abbia sperimentato altri portali (non necessariamente in lingua
italiana)che presentano requisiti di affidabilità è pregato di
segnalarlo con cortese sollecitudine, onde migliorare il servizio
complessivo a beneficio di tutti.
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La posta ricevuta:
Gentile Maurizio Benazzi,
Le invio in allegato la traccia dell'intervento che ho tenuto alla
recente Fiera del Libro a Torino.
Per ciò che concerne il cammino comune fra Protestanti e Bahà'ì, esso-
almeno in Italia- si è estrinsecato all'interno dei vari gruppi
interreligiosi, in special modo nell'organismo "Consulta delle
Religioni" del Comune di Roma.
Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore informazione
Lucia Ricco
Direttore Ufficio Relazioni Esterne
Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá'í d'Italia
Via Stoppani, 10
00197 Roma
tel. 06 8079647
fax 06 8070184
website www.bahai.it
email segreteria@...
AI CAPI RELIGIOSI DEL MONDO
Torino, 18 maggio 2003 Fiera del Libro
Il Messaggio "Ai Capi religiosi del mondo" indirizzato dalla Casa
Universale di Giustizia, suprema istituzione consultiva che da Haifa
in Terra Santa governa la comunità bahá'í, un messaggio indirizzato
ai Leader spirituali del pianeta, è stato presentato alla recente
edizione della Fiera del Libro di Torino, edito dalla Casa Editrice
Bahá'í.
Il messaggio, consegnato ai Leader religiosi del pianeta,
offre l'opportunità di intraprendere un decisivo passo in avanti nel
dialogo fra le religioni, indicando una strada verso l'eliminazione
del pregiudizio religioso. Se i due processi dell'integrazione
razziale e dell'emancipazione delle donne hanno compiuto grandi
progressi nell'eliminazione del pregiudizio razziale e di quello di
genere, "l'ipotesi che le grandi religioni del mondo siano tutte
egualmente valide per natura e per origine è [ancora] caparbiamente
ostacolata da antiquati modelli settari di pensiero". Di fatto la
maggior parte dei Capi religiosi resta trincerata su posizioni
esclusiviste. In altre parole essi insegnano che la propria religione
è l'unica vera e che le altre sono nell'errore.
Nel migliore dei casi, ossia nella visione inclusivista, i Capi
religiosi insegnano che le altre religioni sono espressioni umane e
minori della Verità spirituale assoluta e definitiva insegnata dalla
propria. Le conseguenze di queste posizioni sono state e sono tuttora
disastrose, perché la religione non solo "resta un elemento
inestinguibile della coscienza umana", ma "è altresì capace di
influenzare profondamente la struttura dei rapporti sociali".
È questa la sfida lanciata dalla Casa Universale di
Giustizia. Riconoscendo che, guidate da una "intuitiva consapevolezza
scaturita da una crescente esperienza dell'altro e da un'incipiente
accettazione dell'unità dell'umana famiglia" "un numero crescente di
persone sta arrivando a capire che la verità sulla quale tutte le
religioni sono fondate è essenzialmente una", essa raccomanda,
soprattutto a quei Capi religiosi "dai quali tuttora le masse della
popolazione della terra si aspettano una guida", "la rinuncia a tutte
quelle pretese di esclusività o finalità che, avviluppando nelle loro
radici la vita dello spirito, sono state il più importante singolo
fattore nel soffocare impulsi all'unità e nel promuovere odio e
violenza".
Sono troppo gravi i pericoli creati dal fondamentalismo e dal
fanatismo religiosi per permettere che qualsiasi considerazione di
parte impedisca alle religioni di conseguire questo importante
traguardo di unità, un'unità che darà alla loro voce a favore della
pace e dell'armonia fra i popoli una nuova e necessaria autorevolezza
e che farà sì "che il discorso interreligioso contribuisca
significativamente alla guarigione dei mali che affliggono un'umanità
disperata".
È ora che le religioni affermino apertamente quello che molti ormai
pensano: "Dio è uno e… al di là di ogni diversità di espressione
culturale o interpretazione umana, anche la religione è una". Il
riconoscimento di questa unità è fondamentale, perché, come ha
scritto Bahá'u'lláh, il Fondatore della Fede bahá'í: "Il benessere,
la pace e la sicurezza dell'umanità saranno irraggiungibili, a meno
che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita".
Consapevoli del crescente pericolo cui l'intera umanità è
esposta dal dilagare del fanatismo e del terrorismo, consapevoli che
la religione –qualunque essa sia- ha la capacità di toccare le radici
delle motivazioni, consapevoli altresì che è nelle mani dei governi
la possibilità di accelerare il processo di pace nel mondo, i Bahá'í,
presenti e attivi da oltre un secolo nella Repubblica Italiana, hanno
presentato tale messaggio anche al Presidente del Consiglio dei
Ministri affinché per Suo tramite questa Repubblica, nello spirito di
libertà e di tolleranza che le hanno permesso di nascere e
prosperare, voglia – in tutte le sedi nelle quali si parla e si
parlerà di pacifica convivenza delle religioni – svolgere la sua
parte per ottenere che le religioni accelerino il processo del loro
reciproco avvicinamento.
La pubblicazione di tale messaggio sottolinea la fiducia dei
Bahà'ì italiani nei confronti dei cittadini del nostro paese e nella
loro capacità di lavorare perché il dialogo e l'avvicinamento tra
culture e religioni diverse possa essere fonte di arricchimento e di
convivenza pacifica.
NO ALLA GUERRA - NO WAR! Cristiani e non per il socialismo non
violento e democratico.
Questa è una ML di amicizia ebraico-cristiana interdenominazionale,
ispirata alla figura di L. Ragaz.
E' gradita una breve autopresentazione all'atto dell'iscrizione. E'
una newsletter elettronica informativa e formativa gratuita, inviata
a ebrei e a cristiani in dialogo, di diverse chiese e appartenenti a
diverse nazionalità: hanno in comune il desiderio di camminare
insieme sui difficili sentieri dell' ecumenismo . Nella prospettiva
del sacerdozio universale dei credenti ci si interroga tra l'altro su
come vivere la Fede e promuovere la Pace, la Giustizia e la
salvaguardia del creato.
E' aperta al dialogo e al confronto con le altre fedi viventi e con i
non credenti. Orientamenti ecumenici è stata fondata nel 1999: non è
finanziata da chiese o partiti politici ed è aperta a interventi
scritti dall' ebraismo. Appaiono articoli anche in lingua francese e
inglese oltre a comunicati stampa di varie associazioni no profit.
Per la chiesa confessante facciamo memoria oggi di questo scritto:
"Fare e osare non qualunque cosa, ma la cosa giusta;
non restare sospesi nel possibile, ma afferrare arditi il reale;
non della fuga dei pensieri, ma nell'azione soltanto è la libertà.
L'obbedienza sa cosa è bene,
e lo compie,
La libertà osa agire, e rimette a Dio il giudizio
su ciò che è bene e male.
L'obbedienza segue ciecamente,
la libertà ha gli occhi ben aperti.
L'obbedienza agisce senza domandare,
la libertà vuole sapere il perché.
L'obbedienza ha le mani legate, la libertà è creativa.
Nell'obbedienza l'uomo osserva i comandamenti di Dio,
nella libertà l'uomo crea comandamenti nuovi.
Nella responsabilità trovano realizzazione entrambe, l'obbedienza è
libertà."
(Dietrich Bonhoeffer)
Circa due settimane fa, mi sono
“arruolato” tra le file dei volontari staffisti per andare a
lavorare al centro ecumenico Luciano Menegon durante
il campo cadetti 2003. E’ stata un ottima esperienza,
per me la seconda, stavolta non più in cucina,ma nei servizi generali.
Tutti noi appartenenti alla squadra dello
staff, a nostro tempo avevamo tutti partecipato ai passati campi cadetti e ad
alcuni campi giovani, più recentemente.
Mi è capitato molte volte di pensare che il
servizio è una mansione umile, e il fatto stesso di
servire qualcuno ti porta inevitabilmente in una posizione, oserei dire,
“subordinata”, è difficile accettarlo per me che sono una persona
piuttosto, ahimè, orgogliosa.
Allo stesso tempo, però servire ti rende
eccezionalmente forte e potente. La Torah ci insegna
che servire un Re per avere qualcosa da lui è molto
meglio che, violentemente, pretenderla.
E, anche Gesù ci ricorda che il vero forte è
colui che serve, è il motivo per cui in molti canti
cristiani si definisce Cristo “Re servitore”.
Perché il vero Re è quello
che serve (come Davide).
Ricordo che quando partecipavo ai campeggi
da campista, mi svegliavo la mattina, scendevo per fare colazione e trovavo
magicamente tutto apparecchiato, e pensavo che le tazzine e i piatti fossero
“caduti dal cielo”, non pesavo, certo che un servitore avesse disposto 40 piatti, 40 tazze, 40 cucchiaini 40
tovaglioli e 40 coltelli, e tutte le brocche di latte, caffè, la marmellata
ecc… la notte prima, mentre io dormivo.
E lo stesso atteggiamento ho
notato, giustamente, nei campisti di quest’anno.
Il lavoro del servitore non è mai rispettato
e non gli è mai attribuito il suo giusto valore, è spesso, addirittura
disprezzato. Ecco che, però se i servitori si ritirano, tutti si accorgono che
il loro lavoro volontario (fra parentesi!) è indispensabile!
Si potrebbe fare questo tipo di esperimento, un giorno i campisti scendono e non
trovanoapparecchiato, non trovano i
pavimenti spazzati, non trovano i bagni puliti, trovano tutti i sacchi della
spazzatura ammassati, “migliaia” di lavatrici da fare, le camere
sporche, i piatti del giorno prima non lavati e altre cose del genere…
Ma il servitore nella sua obbligata
“inferiorità” sa che è inutile aspettare un grazie da qualcuno, che
servire è la cosa più nobile che si possa fare, il
servitore sa che il suo lavoro vale, e che un giorno (come è successo a me)
qualcuno si accorgerà della sua esistenza e del suo lavoro.
Sarebbe molto buono che ognuno dei campisti facesse, almeno una volta nella vita un campo lavoro,
per rendersi conto di quanta fatica c’è dietro l’organizzazione di
un buon campeggio.
Abbiamo esempi di grandi servitori in tutta
la Bibbia, alcuni sono servi di D-o, come Sansone, consacrato all’ Eterno, altri sono stati servi di uomini come
Giuseppe, altri ancora hanno servito Re, (come Davide con Saul), uno solo ha
servito l’umanità intera (Gesù).
Tutti questi servitori sono stati premiati,
Sansone, ha avuto infine il perdono di D-o e ha ottenuto la sua vendetta sui filistei
che era infondo l’unica cosa che desiderava (dopo Dalila :o)
Giuseppe servì Potifar e il Faraone e D-o lo
premiò facendolo diventare la persona più potente
d’ Egitto dopo il Faraone stesso. Davide servì il suo Re Saul, suonando
la sua cetra e cantando quando Saul era tormentato, e come tutti sanno, Davide
diventò Re di Israele ed ebbe una grande discendenza.
Gesù ha servito tutti per tutta la vita,
senza mai peccare di arroganza d’orgoglio o di
presunzione, D-o premiò la sua umiltà innalzandolo al di sopra di tutti,
rendendolo il Re che Israele attendeva.
Tutti dobbiamo
imparare a servire, perché imparando a servire gli uomini, possiamo servire
meglio D-o.
La vita del servitore non è facile e non
manca certo di delusioni, amarezze o di dolori, ma, colui che
serve si porta al sicuro tra le braccia di D-o ed egli non dovrà avere paura di
nulla perché il Signore lo proteggerà, come protesse tutti quelli che lo
servirono fedelmente.
Attenzione ! le categorie a rischio
sono legate "alla religione, alle convinzioni personali,
all’handicap, all’età o all’orientamento sessuale".
tratto
da: L'UNITA'
03.07.2003 Adesso è
possibile licenziare una persona perché omosessuale di Massimo Solani
«Faccio un esempio: se lei mi chiede se un
maestro omosessuale può fare il maestro, la mia risposta è “no”». A
parlare così era il non ancora vice presidente del Consiglio
Gianfranco Fini durante la puntata del Maurizio Costanzo Show
dell’8 aprile del 1998. E a poco più di cinque anni di
di distanza quelle parole sono diventate legge. Il Consiglio dei
ministri, infatti, ha approvato ieri il decreto legislativo per
l’applicazione della direttiva europea (la 2000/78) contro le
discriminazioni sui luoghi di lavoro. Una norma, quella europea,
che era stata studiata per evitare che sui luoghi di lavoro fossero messi in
atto comportamenti discriminatori «basati su religione o convinzioni personali,
handicap, età o tendenze sessuali».
Peccato però che il governo,
nell’approvazione del decreto legislativo, abbia inserito una indicazione che di fatto stravolge l’intenzione
della direttiva europea lasciando campo aperto ad interpretazioni quanto meno
sospette. «Non costituiscono atti di discriminazione - si legge
all’articolo 3 comma 3 del decreto - quelle differenze di trattamento
dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali,
all’handicap, all’età o all’orientamento sessuale di una
persona, qualora si tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa o che
costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento
dell’attività lavorativa». Una formulazione volutamente
«fumosa», che a ben vedere non tutela assolutamente nessuno sul luogo di lavoro
e che difficilmente potrebbe essere utile ad evitare discriminazioni.
Fatta la legge, insomma, trovato
l’inganno. E da quanto trapelato a Palazzo
Chigi, sembra che sia stato proprio il ministro del Welfare Roberto Maroni, e
la Lega tutta con lui, ad aver voluto l’aggiunta del comma in questione.
Una presa di posizione che avrebbe irritato non poco anche il ministro per le
Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo, che ha dovuto capitolare però davanti
alle insistenze «celoduriste» del Carroccio
Il decreto concepito in questa
maniera, ha quindi denunciato l’Arcigay, «stravolge in maniera
sostanziale lo spirito della direttiva comunitaria, introducendo in modo
palesemente anticostituzionale, l’ipotesi di licenziamento sulla base
dell’orientamento sessuale». Una aggiunta al
testo originario della direttiva che ha gravemente allarmato
l’associazione omosessuale che ha deciso di indire una manifestazione di
protesta per domani sotto Palazzo Chigi, nel giorno del Gay Pride capitolino.
«Secondo questo assurdo testo - ha commentato infatti
il presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice - un gay potrà essere licenziato
se considerato non adatto a svolgere un lavoro a causa della sua omosessualità.
Un provvedimento degno dell’Iran di Khamenei, lontano anni luce dalla
volontà del legislatore europeo».
Una indignazione che non riesce a nascondere nemmeno Franco Grillini,
deputato Dei Democratici di Sinistra. «D’ora in avanti per un datore di
lavoro sarà possibile discriminare per omosessualità, per religione, per
handicap - ha commentato - Si tratta di un fatto di
gravità inaudita tanto più se si considera che l’Italia sta guidando il
semestre europeo, di un’Europa, dove undici paesi su quindici hanno una
legislazione che tutela le persone omosessuali dalle discriminazioni sui luoghi
di lavoro e, persino, riconosce i diritti delle coppie omosessuali. Ancora una
volta - ha concluso il parlamentare - questa
maggioranza di centrodestra si dimostra radicalmente insensibile alle istanze
delle minoranze sociali promuovendo una legislazione discriminatoria totalmente
fuori dal quadro giuridico europeo».
Così come concepita però, la norma
non prepara il campo soltanto alle discriminazioni basate
sull’orientamento sessuale, ma lascia rischiosamente poco tutelate tutte
le categorie di lavoratori e soprattutto i disabili. Una condizione contro cui hanno espresso un giudizio fortemente negativo anche
Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds e Elena Cordoni, capogruppo Ds in
Commissione Lavoro alla Camera. «Noi riteniamo che le scelte del governo non
vadano nella direzione prevista dalla direttiva - hanno spiegato in un
comunicato - ma in quella opposta: anziché tutelare i
lavoratori dalle discriminazioni per motivi di religione, convinzioni
personali, handicap, età e orientamento sessuale, la formulazione prevista
introduce un concetto di deroga al principio antidiscriminatorio qualora si
tratti di caratteristiche che incidono sulle modalità di svolgimento
dell’attività lavorativa. Una scelta - hanno concluso
- che rappresenta un nuovo attacco ai diritti che pone anche un problema di
legittimità costituzionale».
Anche se non riusciamo
ad entrare nella terra promessa, è meglio morire nel deserto che ritornare in
Egitto!
(da “Detti inediti dei Padri del deserto”)
NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
protestantesimo -
ecumenismo - religioni
INTERVISTA
Imparare le religioni come si
impara una lingua straniera
Intervista a PaulRicoeur, filosofo
protestante francese
a cura di GaëlleCourtens
Roma (NEV), 9 luglio 2003 - PaulRicoeur è riconosciuto come uno dei più importanti filosofi
del nostro tempo.L’Agenzia stampa NEV lo ha
incontrato venerdì 4 luglio in occasione della conferenza stampa per il
conferimento del Premio Paolo VI a lui destinato. Su disposizione di Ricoeur, l'Istituto Paolo VI di Brescia devolverà la somma
del Premio (100mila euro) alla “FondationJohnBost”, opera caritativo-assistenziale francese creata nel 1848
dall’omonimo pastore protestante e che accoglie oltre un migliaio di
persone portatrici di handicap fisici e mentali (www.johnbost.org). Il Premio -
che ogni 5 anni viene attribuito a personalità
distintesi nella teologia, nell’ecumenismo, nella promozione dei diritti
umani - è stato consegnato a PaulRicoeur
da Papa Giovanni Paolo II il 5 luglio in Vaticano.
Nei mesi scorsi, in occasione della guerra in Iraq, quella che poteva
essere compresa come una crociata della cristianità contro l’islam non ha prodotto quello scontro tra civiltà che tanto
si temeva. Anzi, gran parte del mondo arabo è stato
riconoscente alle chiese cristiane che tanto si sono impegnate per la pace.
Come arginare il pericolo dello “scontro tra civiltà”?
Innanzitutto
va detto che il conflitto tra civiltà vede sempre implicato il nome di Dio, e
non solo da parte musulmana, ma anche da parte
cristiano-americana. Vi è un primo passo obbligatorio da compiere per le
confessioni cristiane che è quello di dissociare pienamente il nome di Dio
dalla politica, in particolare se è una politica militare. Mi rendo conto che
non è un lavoro facile, a monte c’è senza dubbio
da fare una autocritica nella coscienza cristiana su tutto ciò che implica
l’esclusione, essendo l’esclusione un elemento di violenza.
In particolare ritengo
che dobbiamo andare alla ricerca di un “faccia a faccia” con il
mondo musulmano che rappresenta una cultura di una grande
rilevanza, ma che si è venuta a spegnere dalla fine del Medioevo e che oggi fa
molta fatica a ricostituirsi essendo lei stessa presa nella morsa della
violenza. Non dimentichiamoci che anche l’Europa nasce sulle rovine delle
guerre di religione. Abbiamo alle spalle una storia di violenze.
Come sviluppare nell’Europa del futuro (che tra poco sarà
composta da 25 membri) una laicità che sia rispettosa
del pluralismo religioso?
Non mi pare che nessuno dei paesi membro o candidati dell’Unione Europea
eserciti una pressione religiosa, o postuli un ateismo di Stato. Bisogna stare
attenti alla parola laicità: è un termine molto francese, che non viene recepito o compreso nello stesso modo in altre lingue.
Esistono dei paesi
perfettamente democratici dove ancora esiste una religione di Stato, e non è
solo il caso del cattolicesimo, ma anche del protestantesimo: si pensi alla
Svezia per esempio, dove fino al 2000 la Chiesa luterana era chiesa di Stato, o
alla Chiesa d’Inghilterra che ha per capo la regina.
Parimenti lo status, per
esempio, della neutralità della scuola non viene
vissuto nella stessa maniera nei diversi paesi. Bisogna dunque ammettere che la
parola “laicità” non è univoca. Prende dei significati abbastanza
differenti nei vari paesi europei, a seconda che lo si
interpreti in modo negativo (laddove lo Stato non riconosce nessuna religione e
non sovvenziona nessun culto come nel caso francese), o positivo. Il concetto
di laicità può essere compreso anche come un atteggiamento di tolleranza attiva
nella discussione pubblica, e quindi distinguerei la laicità di Stato dalla
laicità della società civile, e in questo caso parlerei di una laicità positiva che non impone il silenzio su tutto quello che
tocca il religioso.
Qual
è il ruolo delle religioni nella soluzione pacifica dei conflitti?
In primo luogo le
religioni devono ritrovare il proprio messaggio di pace, senza però dimenticare
di fare prima l'autocritica delle proprie tradizioni di violenza.
Insisto
molto sul concetto dell'autocritica: praticare l’autocritica deve
interessare in primo luogo noi stessi: solo facendo un lavoro su di noi
capiremo dove abbiamo generato esclusione e quindi violenza.
Per ritrovare il cammino del dialogo bisogna che ognuno porti da un lato la
propria convinzione, ma dall’altro anche la sua autocritica.
Il pluralismo religioso è
un fatto dal quale non si può prescindere: è un dato antropologico. Ci sono
lingue, culture, religioni: non è pensabile immaginare uno stato delle cose in
cui esista una sola religione.
Dialogare
diventa una necessità da cui non si può prescindere?
Vorrei soffermarmi qui
sul concetto della “traduzione”: i messaggi fondamentali delle
diverse religioni sono come dei grandi testi che vanno
interpretati e tradotti. Se c'è una lezione da trarre dalla esperienza
della traduzione è la seguente: è sempre a partire da una lingua di
appartenenza che si traduce da una lingua straniera, il rapporto tra
l’appartenenza e l’estraneo è assolutamente strutturale; non siamo
tuttavia senza mezzi per ottemperare a ciò: abbiamo appunto la traduzione. In
questo contesto mi piace evocare
“l’ospitalità del linguaggio”. Sul piano delle diverse
religioni è proprio una cosa del genere che dovremmo imparare a praticare: così
come ogni essere umano è in grado di imparare una lingua straniera, così può
imparare a conoscere una credenza diversa dalla sua. Ognuno di noi ha la
capacità di imparare un'altra lingua e di considerare la propria lingua come
una tra tante: direi che dovremmo fare la stessa cosa sul piano religioso.
Durante il conflitto iracheno spesso si è parlato del linguaggio pseudo-evangelico del presidente GeorgeW.Bush. L’abuso del
linguaggio religioso a suo avviso non è pericoloso?
Che la cultura staunitense abbia un rapporto totalmente diverso con il
religioso rispetto a noi europei è un dato di fatto.
Non bisogna mai dimenticare che noi ci rifacciamo da una parte alle guerre di
religione, dall’altra all’età dei lumi che si può dire
“anti-religiosa”.
Su questi due punti
l’America differisce in origine. I primi coloni americani erano degli
esiliati delle nostre guerre di religione che hanno
fondato su un consenso religioso la loro società in terra straniera. Quel
marchio religioso - sotto forma di una religione civica a
colorazione cristiana – è sempre rimasto. Purtroppo ne è scaturita la semplificazione culturale da parte di
forme di fondamentalismo americano, e questo ha
generato nello stesso tempo una incapacità di comprensione di tutte le
differenze.
Che
il nome di Dio sia legato, direi organicamente, alla cultura americana è un
dato di fatto. Il nome di Dio è nella dichiarazione stessa della Costituzione.
Gli americani sono così. Dal canto nostro però non abbiamo né gli strumenti né
il diritto di considerare la nostra versione di laicità come universale. Questa
è un’idea che dobbiamo abbandonare.
La gestione degli ospedali valdesi del Piemonte passa interamente alla Regione
La Tavola Valdese
manifestando la sua disponibilità esprime tuttavia grande
sofferenza
Roma (NEV), 9 luglio
2003 - Dopo il Sinodo straordinario delle chiese valdesi e metodiste del marzo
scorso, convocato per esaminare la situazione finanziaria degli ospedali
valdesi del Piemonte (che aveva affidato mandato alla Tavola Valdese, suo
organo esecutivo, “di perseguire il risanamento finanziario ed
economico” degli ospedali di Pomaretto, Torre Pellice e Torino), il pastore Gianni Genre,
moderatore della Tavola Valdese, ha diffuso il seguente comunicato.
“Lunedì 30
giugno la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato con apposita
delibera il trasferimento degli ospedali valdesi di Torre Pellice,
Pomaretto e Torino gestiti dalla Commissione Istituti
Ospitalieri Valdesi (CIOV), con il correlativo carico
di tutte le passività derivanti dalla loro gestione, alla Regione Piemonte. La
Tavola valdese ha manifestato la propria disponibilità a tale soluzione con grande sofferenza ma anche con la consapevolezza di dovere
giungere ad una soluzione. Questo tenendo conto congiuntamente:
della disperata situazione economico-finanziaria degli ospedali, già largamente
esposta al Sinodo 2002 ed al Sinodo straordinario del marzo 2003, non
risolvibile in via ordinaria e fortemente condizionante per la vita della
chiesa tutta; dell’esigenza di garantire alle popolazioni interessate la
continuità dell’assistenza ospedaliera nelle forme del servizio pubblico,
senza dover essere costretti a vendere a privati; della volontà di non mettere
a rischio il posto di lavoro di oltre 500 dipendenti. Pertanto, dopo
l’eccezionale lavoro del Comitato CIOV che ha esplorato tutte le
possibili soluzioni per salvaguardare gli ospedali e dopo che le lunghe
trattative instaurate tra il Comitato CIOV, la Tavola valdese e il Governo
Regionale non avevano portato a risultati concreti, la Tavola Valdese ha deciso
di rispondere positivamente alla proposta della Regione Piemonte”. (nev/gu)
Trondheim/1.
Conclusa la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK) L’Assemblea
ha sottolineato la necessità di rafforzare la voce dei
cristiani in Europa
Roma (NEV), 9 luglio 2003 - Con la predicazione dell’arcivescovo
di Canterbury, Rowan Williams, si è conclusa il 2 luglio a Trondheim
(Norvegia) con un culto solenne sulla riva del fiume Nidelven
la XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee (KEK). Per una settimana
più di 800 persone provenienti da tutta Europa - delegati delle 125 chiese
membro della KEK, protestanti, anglicani e ortodossi, nonché
rappresentanti delle organizzazioni associate – si sono confrontati sul
tema “Gesù Cristo guarisce e riconcilia –
la nostra testimonianza in Europa”. Vastissima l’area dei temi
affrontanti durante i lavori dell’Assemblea che si riunisce ogni sei anni, e che ha il compito – per il periodo che
separa un’Assemblea dall’altra - di formulare delle direttive alle
sue chiese membro, alle organizzazioni associate, nonché alle commissioni e ai
comitati della KEK.
Tutti
d’accordo sul fatto che le chiese in Europa devono affrontare la sfida
della secolarizzazione in atto nelle società d’Europa.
“Se da una parte la secolarizzazione apatica
costituisce un problema - si legge in un comunicato stampa della KEK –
non va neanche sottovalutato il crescente bisogno di valori ed esperienze
spirituali. La voce dei cristiani va dunque rafforzata nel Continente”.
L’Assemblea ha a questo scopo approvato un piano per il futuro e che si
rivolge sia alla KEK in qualità di organizzazione
facente parte del mondo ecumenico più vasto, sia ad ogni singola chiesa membro.
Molta
importanza viene data alla prosecuzione della
cooperazione teologica tra le varie confessioni rappresentate nella KEK, con
particolare riguardo ai rapporti tra le chiese ortodosse e le altre chiese
membro; è stata sottolineata l’importanza della cooperazione instauratasi
tra la KEK e il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE);
l’Assemblea ha altresì auspicato un rapido accoglimento della
“Carta Ecumenica”, nonché la prosecuzione del dialogo
interreligioso e in particolare con l’Islam. In agenda
anche la preparazione di una terza Assemblea ecumenica europea in
collaborazione con la Chiesa cattolica romana (sulla falsariga delle
Assemblee di Basilea del 1989 e di Graz del 1997).
Tra
le raccomandazioni espresse dall’Assemblea e dirette alle chiese e alle
organizzazioni associate della KEK, quelle riguardanti l’impegno
per la pace, la giustizia e la riconciliazione come via per la guarigione. In
particolare l’Assemblea ha espresso apprezzamento per la bozza della
Costituzione Europea presentata dalla Convenzione sul futuro dell’Europa
guidata da ValéryGiscard
d’Estaing, e varata di recente a Salonicco.
“Si tratta di un importante risultato, un tentativo di dare alla Unione Europea una griglia di valori e obiettivi comuni
tra cui la libertà, la giustizia, la pace, la solidarietà e la partecipazione
civile” si legge in un comunicato. Particolare apprezzamento è stato
espresso per l’articolo 51 della bozza, laddove è detto che le
istituzioni europee manterranno con le chiese europee, con le altre religioni,
ma anche con le organizzazioni filosofiche e non-confessionali, un dialogo
“aperto, trasparente e continuo”.
Nonostante alcuni delegati si
siano espressi a favore di un chiaro riferimento nella Costituzione Europea al
“contributo cristiano”, altri hanno ritenuto sufficiente
l’attuale formula del preambolo riferita al patrimonio
“religioso” tout-court.
L’Assemblea non ha ritenuto necessario prendere alcuna posizione
ufficiale in merito a questa disputa, ma ha tuttavia sottolineato
che “nello spirito della ‘Carta Ecumenica’,
siamo convinti che il patrimonio spirituale della cristianità costituisce una
fonte di ispirazione e di arricchimento per l’Europa”.
Ospite
d’onore dell’Assemblea e primo relatore è stato il primo presidente
e fondatore della Repubblica dello Zambia, KennethKaunda, che ha rivolto un appello alle chiese a lavorare
per la riconciliazione tra il Nord e il Sud del mondo. Ha sottolineato
l’importanza che l’Europa ha nel prendere coscienza delle sue
responsabilità nei confronti dei principali problemi che l’umanità deve
affrontare. In questo contesto – ha affermato Kaunda - ”le chiese hanno una particolare
responsabilità” .
Nel
nuovo Comitato esecutivo, che consta di 40 membri, è stata eletta la pastora
della chiesa metodista di Villa San Sebastiano (AQ) BirgitWolter. A designare il prossimo presidente KEK sarà
il neoeletto Comitato esecutivo in occasione del suo
primo incontro, previsto per il prossimo dicembre. (nev/gc)
Trondheim/2. Il tema delle migrazioni tra i più sentiti
all’Assemblea KEK
Maggiore collaborazione
tra KEK e Commissione delle chiese per i migranti in Europa
Roma (NEV), 9 luglio 2003
- Migrazioni, minoranze etniche e religiose, rifugiati, razzismo e
discriminazione: ecco i temi senz’altro più gettonati della XII Assemblea
della Conferenza delle chiese europee (KEK) svoltasi
dal 28 giugno al 2 luglio a Trondheim (Norvegia).
Tutti hanno concordato sulla necessità da parte delle chiese di impegnarsi per
la solidarietà nei confronti degli sradicati nelle nostre società.
L’Assemblea ha riconosciuto che sempre più numerose sono le persone
vittime delle trasformazioni economiche, sociali e politiche
dell’Europa. Nel suo sermone di chiusura l’arcivescovo
anglicano Rowan Williams ha voluto
ritornare sull’importanza di questi argomenti: “Quando altre
persone si rivolgono a noi per chiederci aiuto, cibo, acqua e libertà, non
mettiamo in pericolo soltanto la loro vita se ci disimpegniamo, ma anche la
nostra”.
L’Assemblea
ha dato inoltre la sua approvazione ad una dichiarazione delle Nazioni Unite dello
scorso 1 luglio sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e i
membri delle loro famiglie. I partecipanti all’Assemblea KEK hanno
lanciato un appello a tutti i governi d’Europa per ratificare questa
convenzione ONU, che “garantisce uno standard di base necessario per la
protezione dei diritti umani dei lavoratori migranti con o senza
documenti”.
L’Assemblea KEK,
riconoscendo che le migrazioni sono una realtà paneuropea che sfida le società,
le istituzioni politiche e le chiese, ha votato all’unanimità una mozione
per rafforzare i rapporti di collaborazione tra la Commissione delle chiese per
i Migranti in Europa (CCME), con sede a Bruxelles, e la KEK. Si pensa di
arrivare gradualmente ad una integrazione della CCME
nella KEK. La CCME, di cui è moderatore l’italiana AnnemarieDupré, fu fondata nel 1964; tra i suoi settori
d’interesse: l’asilo, la migrazione irregolare, il traffico di esseri umani, razzismo e xenofobia; tra gli obiettivi
quello di sensibilizzare le chiese e le società europee su questi temi.“Le migrazioni e tutti gli argomenti
legati ad esse stanno diventando un tema centrale per
tutti i paesi europei – ha dichiarato il pastore battista KeithClements, segretario
generale della KEK – la necessità per le chiese di essere delle chiese
per lo straniero, il più debole, e per coloro i cui diritti sono a rischio, è
più che evidente.” (nev/gc)
Trondheim/3.
Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una società laica
La XII
Assemblea della KEK lancia un chiaro messaggio a favore del dialogo
Roma (NEV), 9
luglio 2003 - ”Cristiani e musulmani devono lavorare insieme in una
società laica”. La XII Assemblea della Conferenza delle chiese europee
(KEK) lancia un chiaro messaggio affinché venga
accolta la sfida di una Europa, anche religiosamente, sempre più
”plurale”. Una chiara indicazione di dialogo e accoglienza che non trasformi l’Europa in una fortezza politica, culturale
e religiosa. ”Nel corso della sua storia, l’Europa ha accolto
culture diverse – sottolineaJeanArnold De Clermont,
presidente della Federazione protestante francese (FPF) – dalla cultura
greca a quella romana e poi quella islamica ed ebraica. Possibile
che oggi non sia in grado di accogliere o meglio ri-accogliere l’Islam
tra le sue culture?”. Il riferimento al dibattito sulla
Costituzione Europea è evidente. Ne ha parlato esplicitamente Gianni Long,
presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI):
”…parlare di radici cristiane dell’Europa, potrebbe
significare escludere chi non condivide queste radici, laici, ebrei o persone di altre fedi. Ha un ben diverso valore riconoscere invece
la rilevanza del patrimonio religioso, quello
cristiano in particolare, nella costruzione dell’Europa. Sarebbe
riduttivo e miope non riconoscerlo”.
Un importante
messaggio è venuto anche dal segretario generale del Consiglio delle Chiese del
Medio Oriente (MECC) RiadJarjour,
che ha portato all’Assemblea le preoccupazioni dei cristiani del Medio
Oriente per la situazione di forte conflitto nell’area, ma ha anche sottolineato l’urgente bisogno di dialogo tra
cristiani e musulmani, che in varie parti del mondo vivono momenti di tensione.
”Voi dovete comprendere gli altri, come voi volete essere compresi
– ha sottolineatoJarjour
–; c’è una crescente cultura del dialogo che si è realizzata anche
in occasione della recente guerra in Iraq. Il fatto che le chiese cristiane
abbiano preso posizione contro la guerra ha facilitato
il dialogo tra l’islam e il cristianesimo in molte parti del mondo, in
particolare nel Medio Oriente”.
L’Assemblea
è stata anche l’occasione per il vescovo luterano di Oslo,
GunnarStaalsett, di
comunicare che proprio in questi giorni si svolgerà per la prima volta a
Baghdad, in Iraq, un incontro tra ventidue leader religiosi di fedi diverse, importante
segno di speranza e dialogo.
Dialogo ed
incontro, sono dunque le due parole chiave che emergono dalla dodicesima
Assemblea della Conferenza delle chiese europee, e che vengono
utilizzate anche nei confronti dell’Islam. Ma quali sono i luoghi di questo incontro e dialogo? Alcuni dei presenti sottolineano l’importanza dell’incontro sul
piano della vita quotidiana, del buon vicinato; altri ritengono più importante
concentrarsi sul dialogo teologico, sullo studio della Bibbia e del Corano. Ma sarà forse proprio la condivisione della vita quotidiana
che faciliterà il dialogo teologico. (nev/gu)
Lanciato un appello al dialogo tra cristiani e musulmani
Cristiani di tutte le
confessioni: “Lo scontro di civiltà aleggia sulla scena
geopolitica”
Roma (NEV), 9 luglio 2003 –
“E’ troppo alto il muro che separa il Nord dal Sud del
Mediterraneo, l’Occidente dall’Oriente, il mondo cristiano da
quello dell’islam. Come tante volte nei mesi scorsi hanno affermato i
massimi esponenti del mondo cattolico, di quello protestante ed ortodosso,
abbiamo corso il rischio che l’attacco militare contro l’Iraq apparisse una crociata della cristianità contro
l’islam”. Così esordisce l’Appello firmato da cristiani di
tutte le confessioni impegnati nel dialogo interreligioso, oltre che da prestigiosi intellettuali e studiosi di fama internazionale.
L’Appello è stato inviato a tutti gli organi di stampa nazionale, in
previsione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico fissata per il
21 novembre 2003. “Siamo convinti che, proprio grazie alle iniziative
delle chiese cristiane, spesso in comunione tra esse
ed in spirito ecumenico, questo pericolo sia stato evitato - prosegue il
comunicato – tuttavia, siamo consapevoli che l’incubo dello scontro
tra civiltà aleggi ancora sulla scena geopolitica”. Tra
ifirmatari dell’Appello
segnaliamo tra gli altri: Brunetto Salvarani,
coordinatore degli Incontri cristiano-musulmani di Modena e Paolo Naso,
direttore del mensile “Confronti” (promotori
dell’iniziativa); Stefano Allievi, sociologo; Dora Bognandi,
Dipartimento libertà religiosa dell’Unione cristiana chiese avventiste
(UICCA); AnnemarieDuprè,
Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in
Italia (SRM-FCEI); Ermanno Genre, decano della
Facoltà valdese di teologia di Roma; DanMadigan, Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigi Manconi, sociologo; don Carlo Molari, teologo cattolico;
padre AlexZanotelli,
missionario comboniano; monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e presidente nazionale di
Pax Christi; Lidia Maggi,
pastora battista. (UCEBI).
Nell’Appello
si ribadisce l’invito al dialogo tra le due
comunità di fede, dialogo che: “ …pur essendo ormai avviato ed
avendo già prodotto alcuni frutti, è ancora ad uno stadio iniziale”.
L’Appello conclude con l’invito rivolto a
tutte le comunità cristiane e a quelle islamiche a “promuovere ancora più
numerose iniziative di incontro e dialogo nella data del 21 novembre 2003,
ultimo venerdì del mese di Ramadan dell’anno islamico 1424 dell’Egira”.
Per sostenere le attività e le iniziative di comunità, gruppi, istituti, enti
locali, associazioni che vogliano partecipare a questa
iniziativa, sono stati creati alcuni centri di coordinamento e di servizio
presso le riviste: “Confronti”:
www.confronti.net
; “Tempi di Fraternità”: www.tempidifraternita.it; “Il
Dialogo”: www.ildialogo.it. (nev/gmg)
(NEV/ENI) – Significativamente
riunito a Torre Pellice (TO), nelle Valli valdesi, il
Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale (ARM) ha
iniziato i suoi lavori lunedì scorso (si concluderà il
15 luglio) ascoltando l’appello del pastore metodista sudafricano Sol Jacob che ha chiesto all’ARM di continuare a
sostenere il suo popolo “nella lotta contro i residui di razzismo e di
discriminazione che, pur dopo l’abolizione della segregazione razziale,
continuano ad affliggere la nostra società”. L’ARM riunisce oltre
75 milioni di fedeli delle chiese congregazionaliste,
presbiteriane, riformate e unite che si rifanno alla Riforma del
XVI secolo: 214 chiese in 106 paesi di tutti i continenti.
(NEV/ENI) – Problemi per la prossima Assemblea generale della Federazione luterana mondiale
(FLM). Per motivi prevalentemente politici
i rappresentanti di 11 paesi dell’Africa e dell’Asia non hanno
avuto il visto d’ingresso in Canada, dove l’Assemblea aprirà i suoi
lavori a Winnipeg (21-31 luglio), nonostante i
pressanti appelli al governo del segretario generale dell’FLM,
IshmaelNoko. “Per
chiese come le nostre che si battono per l’eguaglianza fra il Nord e il
Sud del mondo – ha dichiarato Noko –
l’assenza dei delegati asiatici e africani è una catastrofe irreparabile
che peserà negativamente sui lavori dell’Assemblea”.
(NEV/ICP) – L’ora
di religione
nelle scuole pubbliche spagnole è diventata
obbligatoria, suscitando le proteste delle minoranze religiose e delle
organizzazioni laiche. Secondo PedroTarquis, portavoce della Federazione delle entità religiose
evangeliche della Spagna (FEREDE),
l’insegnamento della religione è un diritto e un dovere delle famiglie e
non può essere imposto per legge nelle scuole pubbliche. Secondo la FEREDE, è
una grossa anomalia che un insegnamento confessionale influisca
sulla votazione finale degli alunni e possa risultare decisivo per
l’accesso degli studenti all’Università.
(NEV) – “Il Comitato di presidenza del Consiglio
delle chiese cristiane di Milano esprime la convinzione che la
coscienza cristiana non può non restare profondamente turbata dal progressivo
decadimento e imbarbarimento della vita civile nel nostro paese”: così
inizia un comunicato diffuso la settimana scorsa dall’organismo che
riunisce la chiesa cattolica, le chiese protestanti e le comunità ortodosse
milanesi. Rilevando il pericolo di derive antidemocratiche e antisociali,
“le comunità ecclesiali non possono tacere il proprio dissenso nei
confronti di dichiarazioni e comportamenti da parte di alcuni
opinion leader e di politici chiamati a governare emergenze difficili nelle
quali, come nel caso dell’immigrazione, sono in gioco dignità e diritti
della persona umana”.
(NEV/ENI)
– “Per il bene dell’unità della Chiesa”: così JeffreyJohn, recentemente
nominato vescovo anglicano di Reading, Inghilterra,
ha motivato la sua richiesta alla regina, capo della Chiesa anglicana, di poter
rifiutare l’incarico. John, apertamente omosessuale, convive da 27 anni con un partner e
il suo caso aveva portato la Chiesa anglicana
sull’orlo dello scisma, con oltre il 40% dei membri del Sinodo anglicano
contrario alla sua nomina. Rowan Williams,
arcivescovo di Canterbury e leader della Comunione anglicana, ha comunque sottolineato che il “caso John”
non pone fine al dibattito sull’omosessualità nella chiesa e ha
preannunciato per la fine dell’anno un documento-guida per approfondire
lo studio del problema.
(NEV) – L’Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla
Commissione Europea il progetto per l’accoglienza di un volontario/a
presso l’InternationalCentre
di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 – 31 maggio 2004.
L’ICB è un centro culturale impegnato nella promozione
della pace attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale,
situato nel centro della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.
(NEV/ICP) – Piena luce sugli anni del
golpe (1973) e maggior attenzione ai diritti umani: lo hanno chiesto al
presidente del Cile, Ricardo Lagos, dirigenti del Comitato delle
organizzazioni evangeliche cilene (COE), nel corso di un incontro la settimana scorsa a
Santiago. Secondo il COE, in Cile non ci sarà riappacificazione se il governo
non riuscirà ad ottenere dalle Forze Armate la verità sulla sorte dei tanti
“desaparecidos” in quel tragico periodo.
Il COE rappresenta la maggior parte delle chiese protestanti del paese, secondo
stime ufficiali circa il 16% della popolazione cilena.
(NEV) – “Le chiese della Riforma funzionano senza papa,
costituendo una radicale alternativa ecclesiale al
cattolicesimo romano”: lo spiega bene il volumetto
di Franco Giampiccoli “Una chiesa
senza papa” (Editrice Claudiana, pagg. 107, euro 4), quarto
volume della nuova serie divulgativa “Le Spighe”. Con una esauriente panoramica sulle chiese protestanti in
Italia, i loro rapporti con la società, le altre chiese e lo Stato italiano, il
volume spiega come da questa impostazione ecclesiologica
abbia tratto ispirazione la moderna forma laica e democratica di organizzazione
della società.
(NEV) –
“Miteinander-Insieme”, pubblicazione in italiano e
tedesco della Chiesa luterana in Italia, nel terzo numero dell’anno
pubblica un ampio resoconto dei lavori del recente Sinodo (Brescia 24-27
aprile), un incontro con il monaco evangelico Davide Zummo,
notizie dalle comunità, un ricordo di HannaFranzoi e una riflessione di Ugo
Albano sulle coppie interconfessionali. Miteinander-Insieme,
via Toscana 7, 00187 Roma.
(NEV) – “Migrazioni-Migrations”
è una rivista in italiano e in inglese pubblicata a cura
dell’Associazione siciliana emigrati e famiglie, organizzazione sorta per
iniziativa della Chiesa metodista di Palermo, attiva nel campo
dell’emigrazione e dell’immigrazione. Nel numero di giugno, aperto
da una meditazione del pastore Luca Anziani, articoli sull’asilo
politico, gli immigrati a Pachino, i sudanesi a Palermo, disposizioni e leggi.
Migrazioni, via Noce 135, 90135 Palermo.
APPUNTAMENTI
TORINO
– Venerdì 11, per il ciclo “Musica e preghiera”, concerto a
quattro mani degli organisti tedeschi Iris e CarstenLenz e meditazione biblica del pastore
Giuseppe Platone. Alle 21 nel tempio valdese di corso
Vittorio Emanuele 23.
PRALI (Torino) –
Dal 17 al 20 luglio al Centro ecumenico di Agape,
campo di incontro e studio su “Incanto e disincanto: le passioni e il
senso della vita nell’età adulta”. Segreteria: 0121 807514.
ROCCA
DI PAPA (Roma) – Dal 22 luglio al 2 agosto, al Centro evangelico
battista, campo per giovani sulla figura del mediatore culturale.
Segreteria: 06 9499014.
VELLETRI (Roma) –
Dal 15 al 31 luglio, al Centro Ecumene, campo per giovani dai 14 anni
“Giustizia di genere”: differenze sociali e culturali fra uomini e
donne. Segreteria: 06 9633310.
TELEVISIONE –
Domenica 20, alle 24 circa su RAIDUE, la rubrica “Protestantesimo” manda in onda un numero con servizi sulla recente assemblea
della Conferenza delle chiese europee, sul significato del battesimo per i
protestanti e sull’opera teatrale “Maria
Maddalena”. Replica lunedì 21 alle 10, sempre su RAIDUE.
RADIO –
Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno,
“Culto Evangelico” manda in onda una predicazione (13 e 20 luglio,
pastore Emmanuele Paschetto), notizie dal mondo
evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
Nell'ottica di offrire un migliore servizio ai cittadini Italiani ed
Iraniani, il Consolato Generale della Repubblica Islamica dell'Iran in Milano ha realizzato questo sito, in collaborazione con "www.Persia.it". Queste pagine sono
state concepite per semplificare e velocizzare alcuni dei servizi
prestati dal Consolato e per dare maggiori
informazioni agli utenti sia in lingua
Persiana che Italiana.
Milano - Piazza Diaz 6 •20123TEL. 02/860646 -FAX.02/72001189
La destra e gli ebrei. Proprio come una volta…
Succede anche questo, in pieno 2003. Si va ad assistere alla
presentazione di un saggio che si presume avere un interesse
storico, "La destra e gli ebrei", e si sente affermare dai
presentatori che "le leggi razziali in Italia non sono esistite
davvero. Una formalità scritta e mai applicata, ecco tutto." Gli
occhi dei presenti, molti dei quali ebrei romani, si incrociano con
un misto di esterrefazione ed imbarazzo.
Responsabile di queste dichiarazioni è Pasquale Squitieri, regista,
ex deputato di Alleanza Nazionale, classe 1938, lo stesso anno delle
leggi razziali. Una passione per la storia, con qualche simpatia poco
velata per quella del fascismo. Nella sua carriera di regista –
definito discontinuo con una qualche predilezione per il melodramma –
ha firmato nel 1984 un film dedicato alla giovane amante di Benito
Mussolini, giustiziata nell'aprile del 1945. Con "Claretta",
presentato al Festival di Venezia, si attira subito le critiche di
chi ravvisa nelle sue riprese una lettura troppo compassionevole nei
confronti della vita del duce. "Le leggi razziali? Chi ne parla e le
giudica sicuramente non le ha mai lette. Se un ebreo era di
nazionalità italiana non poteva essere perseguitato e molti ebrei
venivano proprio in Italia per questo". Con questa affermazione
Pasquale Squitieri, apre una rovente polemica che diventa uno
squarcio durante la presentazione del libro di Gianni Scipione Rossi
dal titolo "La destra e gli ebrei". L'autore preferisce non
intervenire, si ritira in silenzio dietro il bancone sul quale le
copie esposte del suo saggio vengono ora guardate con sospetto.
In platea, inorriditi, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni e
il presidente della comunità ebraica romana Leone
Paserman. "L'accusa – prosegue Squitieri - a noi italiani di essere
antisemiti non la sopporto. Il più grande antisemita era Dante. Come
ha dimostrato il film di Polanski, 'Il pianista' esisteva anche una
polizia ebraica".
"Vergogna", grida una donna, seduta in quinta fila. Ci sono parenti
di ex deportati, in sala. Brusio e agitazione attraversano la platea,
si tratta di persone che nella vita ne hanno mandate giù tante,
vorrebbero intervenire. Ma la replica è affidata a Leone
Paserman. "Sono sconcertato. Nel 2003 si sperava di non dover sentire
queste cose. Le leggi razziali escludevano gli italiani dagli uffici
postali, dalle scuole, i funzionari pubblici dall'insegnamento. Non è
violenza fisica, ma una gran persecuzione. Le leggi razziali non sono
state accolte con indifferenza, ma con acquiescenza. Inorridisco
quando sento parlare di ebrei collaborazionisti con la polizia
tedesca. Su persone ridotte a livello subumano che lottano per la
loro esistenza è difficile esprimere un giudizio e aspettarsi che si
comportino come gente normale. Respingo nella maniera più totale e
ferma quanto è stato detto".
Quando il pubblico si aspetta una risposta da Squitieri rimane però
deluso. Il regista vicino ad An, nel frattempo, ha guadagnato
l'uscita e lasciato la sala in fretta e furia.
Aldo Torchiaro
Roma 9/7/2003
=============================================================
Dalla newsletter di www.morasha.it
Chi
di noi non ha mai desiderato una volta nella vita di possedere... la devozione del
Re David... o la caparbia di Mosè, o la saggezza di Salomone, o ancora...
l´umiltà di Gesù, o la fede di Daniele, l´intelligenza e il coraggio di Paolo,
la devozione di Pietro, l´equità e la giustizia di Debora, la bellezza di Ester,
l´obbedienza al volere di D-o di Geremia o la forza e la combattività di
Giosuè?
Dice
una vecchia storiella ebraica: Rabbi Yehuda era da tutta la vita ossessionato
dal giorno in cui sarebbe comparso davanti a D-o, pensava che sarebbe stato
rimproverato duramente... che D-o gli avrebbe detto:
Yehuda,
è possibile..! Perché non sei stato come Mosè?! Oppure:.. Perchè non sei stato
come il Re David?!
E
allora Rabbi Yehuda si sforzava in tutti i modi per avere la fermezza di Mosè e
l´equità di David.
Un
giorno egli morì e andò al cospetto del "Ribbono shel Olomo" che gli
si presentò come un D-o gentilissimo, cordiale, buono e assolutamente diverso
da come il Rabbi se l´era immaginato... Allora D-o lo fece accomodare, con un
gran sorriso e poi gli disse:
mmh...
Yehuda... ma perché non sei stato Yehuda?!!?
Anche
io in certi momenti vorrei essere come David, che si alzava nel cuore della
notte per pregare il Signore, o come Mosè che confidò fino all´ultimo
nell´Onnipotente. Ma ho capito che non sono e non sarò mai come il
"Malkè David" E che devo costruire la mia vita giorno per giorno con
quello che Il Signore mi ha dato, con i doni che mi ha concesso, senza voler
assomigliare a tutti i costi a questo o a quest´altro...
D-o
ci ha creati tutti diversi, e questo è un bene... che cosa se ne sarebbe fatto
Il Signore di schiere di Mosè o di milioni di David?? :o)
Come
vuole insegnare la parabola dei talenti, ognuno di noi ha una qualità, un dono
che D-o ci ha concesso, è nostro dovere mettere a frutto questo dono per
"dare una mano" al regno di D-o! E la cosa bella è che ognuno di noi
ha un dono diverso, ciascuno di noi può insomma offrire qualcosa e stavolta non
conta niente se siamo cattolici, protestanti, ebrei o mussulmani... a tutti noi
D-o ha fatto un regalo, proprio come fece quando donò la saggezza al Re
Salomone. Immagino il Regno di D-o come una fabbrica dal socialismo dal volto
umano, dove ognuno svolge un diverso compito, e nessuno ritiene il suo lavoro
più importante di quello dell´altro... come in realtà avviene oggi.
Una
fabbrica in cui si considerano tutte le mansioni indispensabili e ugualmente di
valore. E´ così che dovrebbe essere anche la nostra chiesa o il nostro
tempio... come dice Gesu’, come un corpo. Ed è così che vorrei che
fossero le tre piu’ grandi religioni monoteiste: Islam, Cristianesimo ed
Ebraismo: come parti di uno stesso corpo che cooperano per svolgere movimenti
armonici.
Ma
forse lo sono già agli occhi di D-o! I nostri occhi in effetti sono
limitati…
Dovremmo
tutti essere noi stessi, accontentandoci e rallegrandoci di quello che D-o ci
ha donato...non pretendere di più ma semmai chiederlo in preghiera! Che il
Signore vi benedica tutti e che vi faccia mettere a frutto il vostro dono!
Gioele
& C.
(ossia
con un piccolissimo contributo di Maurizio)
Sameach shabbath gam lekhà!
= felice sabato anche a te!
Un commento sul disegno di
Legge approvato dalla Camera dei Deputati per gli insegnanti di religione
Alziamo le nostre bandiere della laicità perché é il momento
di dialogare a muso duro …
Si rimane oggettivamente
sconcertati nel leggere il testo di legge contenete le norme sullo stato
giuridico degli insegnati di religione cattolica degli istituti e delle scuole di
ogni ordine e grado (che riguarda circa 13.000 docenti), approvato ieri dal
Parlamento.
E’ un ritorno al
passato oscurantista e clericale, che immaginavo solo un lontano ricordo del
passato, per lo meno fino a non molto tempo fa. Ma i tempi sono veramente
cambiati e occorre prenderne atto con estremo realismo, assumendo tutte le
necessarie contromisure del caso. Non è del resto un mistero per nessuno che il
prossimo obiettivo della compagine governativa, schierata col Cupolone romano,
sia tra l’altro l’attacco alla Legge 194 e piu’ in generale
alle conquiste sociali e femministe degli anni ’70.
Siamo di fronte, per
essere piu’ espliciti, a un prezzo che il Governo di centro-destra sta
pagando alle gerarchie ecclesiastiche cattoliche-romane, per
l’incondizionato appoggio della Chiesa di Karol Woitila alle scelte
neoliberiste e conservatrici del regime di Berlusconi in questi ultimi anni.
La copertura finanziaria di quest’operazione ammonta,
secondo una stima de Il Sole 24 ore di oggi 16 luglio (pagina 26), a circa 7,4
milioni di Euro per il 2003 e a quasi 19,3 milioni di Euro dal 2004!
Niente male come favore di
cortesia corrisposto dopo le ultime campagne politiche ma anche referendarie.
Teniamo poi presente che il sig. Formigoni si ricandiderà il prossimo
anno…
Pensate che si sono perfino
utilizzati i giardini delle Facoltà Teologiche per “appoggiare” i
manifesti pubblicitari de “Il Giornale” … Niente è stato
trascurato da tempo: anche le nuove leve religiose e laiche hanno infatti avuto
il necessario indottrinamento del caso. Il vecchio è presentato ovunque come il
nuovo.
Ma la sfortuna vuole che
qualche protestante frequenti da sempre anche gli ambienti cattolici… e
curiosi un po’ dappertutto, ponendosi delle domande. Va perfino a sentire
le omelie cattoliche per capire che aria tira…
Ci appaiono oggi
estremamente chiari i toni, fortemente polemici, usati dalle ACLI, dai Gesuiti,
e dalla Compagnia delle Opere (solo per fare alcuni esempi) durante la recente
campagna referendaria sull’articolo 18.. E pensare che il sig. Vittadini,
Presidente della CdO, si affanna a dire nella mia citta’ natale di Busto
Arsizio (VA), ma anche sulle colonne del giornale di Forza Italia, che
“lui non fa politica” e che è semmai interessato alle questioni
dell’estetica (…i soliti comunisti trinariciuti si domandano
ovviamente se i soldi in Euro abbiano effettivamente un bel colore… e
danno in parte ragione a questo buon uomo, un po’ disordinato e senza
ancora la patente di guida).
Da fonti giornalistiche
bene informate pare inoltre che in autunno si organizzera’ anche un
formale concorso per titoli ed esami per queste cattedre, ma si sa già in
anticipo che cio’ che conterà sara’ l’accertamento
dell’idoneita’ disciplinare a cura della Diocesi, ossia in ultima
istanza del Vescovo. Immaginiamo fin da ora cosa accadra’ dalle parti di
Bologna o di Como, in applicazione dell’articolo 9 di questa scellerata e
incostituzionale Legge di regime.
Siamo di fronte ad uno scandalo, che va ben oltre i confini
confessionali e che riguarda noi tutti, come cittadini ma anche come discepoli
del Risorto.
Orientamenti ecumenici non è
mai intervenuta in questi anni su questioni interne della chiesa di Roma,
quale le squallide vicende di Padre Milingo, gli abusi pedofili del clero non
solo americano, le speculazioni finanziarie e non su santi e madonnine
piangenti varie, il pesante clima contro le Associazioni e i gruppi di base, di
cui sono stato peraltro vittima, come ex cattolico, nel lontano 1996, ecc. ecc.
Credo però che sia venuto
il tempo di riflettere seriamente su quali iniziative intraprendere come
protestanti (e non solo) nell’ambito delle Assemblee ecumeniche e/o degli
incontri religiosi in Italia, ove vi sia anche la partecipazione della componente
della Chiesa cattolica; occorre piu’ precisamente pensare ad una risposta
molto seria a queste minacce della libertà religiosa in Italia. Ovviamente
nella libertà dello Spirito…e dei suoi doni dati a ciascuno/a.
Quello che appare certo a
noi “acattolici” (come “loro” ci amano definire) fin da
ora è che non staremo in silenzio. A ben vedere, si tratta di una messa in
discussione non solo dei nostri principi cristiani essenziali che riguardano le
nostre ragioni profonde di coscienza ma anche dei nostri soldi di contribuenti
evangelici, ebrei, non credenti, anglicani, ortodossi e di altre fedi viventi.
Per non parlare poi della concezione di Stato, in cui stentiamo ormai a
riconoscerci con fiducia.
Mi aspetto infine come
valdese, proprio su questo tema, che la mia chiesa non mi deluda,
…altrimenti dovrei rimettermi in cammino, per nuovi sentieri, in cerca
forse di un luogo e di un tempo che semplicemente in Italia non esistono
altrove. E questo, comunque lo si veda, è veramente tragico.
Scusate la schiettezza, ma questa
è proprio una delle peggiori estati che io ricordi nella mia vita di
quarantenne e di cristiano. La temperatura è veramente elevata…
Intervento inviato a Orientamenti ecumenici, quale firmataria
dell’appello contro la guerra del Consiglio Ecumenico
Mondiale delle Chiese
Cari amici,
cordiali ringraziamenti dal
Concilio Mondiale delle Chiese!
E’ passato un po’ di tempo da quando avete aggiunto la vostra
firma in favore della campagna del Concilio Mondiale delle Chiese ( WCC) contro
un invasione delle forze armate degli USA in Iraq e in favore di una
risoluzione pacifica a quel conflitto.
Quando le azioni militari in Iraq furono dichiarate ufficialmente concluse,
quelli come voi e noi che si erano opposti all’invasione militare hanno
dovuto affrontare la valutazione di media e militari che l’ operazione è
stata “un successo”.
Nell’ intervista che vi abbiamo spedito, il segretario generale del WCC,
il Reverendo Dr Konrad Raiser risponde alle dure questioni pose da quelli che
parteciparono attivamente al movimento in favore della pace.
Speriamo che voi la
possiate trovare una stimolante lettura che essa vi possa rafforzare nella
convinzione che, come disse il Dr. Raiser il 20 Marzo quando l’invasione
cominciò: "Le guerre non possono essere vinte, solo la pace può esserlo”.
"La posizione delle chiese contro la Guerra ha
incrementato la loro morale correttezza nella società” - Intervista al Rev.
Konrad Kaiser
(Traduzione a cura di
Gioele Bianchi)
Domanda: Come segretario
generale del WCC lei, definì subito la Guerra come immorale, illegale e male informata.
Poi la guerra fu rapida e fu presentata come un successo con minime perdite.
Gli iracheni sembravano gioire per la liberazione da un brutale dittatore. Ora,
moltissime persone si stanno chiedendo se il WCC ammetterà che il suo
atteggiamento nei confronti della guerra era sbagliato.
Risposta: … Il successo militare non stabilisce la legittimità morale.
Secondo il criterio dell’etica classica riguardo la guerra e la pace,
questa guerra ha tutte le caratteristiche per essere definita immorale. Era un
attacco preventivo. Nessuno, neppure l’Amministrazione degli Stati Uniti,
nega che la guerra ha violato (di fatto) le norme esistenti del diritto
Internazionale, a cominciare dalla carta delle Nazioni Unite e includendo anche
le Convenzioni di Ginevra; essa deve essere pertanto classificata come
“illegale”. Questo lascia aperta poi la questione della correttezza
politica dell’ uso della forza militare contro quello stato.
La ragione principale
adottata è quella di imputazione per il possesso di armi di distruzione di
massa e il fatto che l’Iraq fosse pronto a usarle, creando
conseguentemente un’imminente minaccia alla pace mondiale e alla
sicurezza degli Stati Uniti. Fino a questo
momento non sono state trovate tali armi e anche se esistessero, comunque, non
sono state mai usate. Dunque, l’accusa di minaccia alla sicurezza dei
cittadini americani, è infondata. Così, il maggiore successo di questa guerra è
stato di invalidare la sua ufficiale e presunta giustificazione.
In fin dei conti io resto
convinto che diverrà chiaro che la guerra non ha risolto alcuno dei problemi
politici che sono stati menzionati come obbiettivi ed ha creato semmai una
situazione caotica, per la quale non è in vista alcuna soluzione.
Domanda: Sebbene ci siano
state naturalmente, delle vittime civili, sembra che questa stima sia stata più
bassa rispetto a ciò che ci si aspettava e “la catastrofe
umanitaria” preannunciata dal WCC e altri, non è accaduta. E sicuramente
non c’è stato un grande spostamento di profughi dall’Iraq, come
quello del quale lei ci aveva avvertito nel suo discorso. Organizzazioni come
il WCC hanno forse esagerato nei loro ammonimenti riguardo le conseguenze della
guerra?
Risposta: Naturalmente ci
rallegra che, dai dati disponibili, la distruzione causata dalla guerra sia
stata più limitata del previsto. Però, siamo anche consapevoli che le forze
della coalizione e i mezzi di comunicazioni di massa hanno finito per
proiettare un immagine di guerra “pulita” , nella quale le vittime civili erano quasi invisibili.
In ogni caso, dato l’assoluto valore di ogni vita umana agli occhi di
D-o, noi crediamo che, qualsiasi guerra è una
tragedia umana che non può essere sottoposta a una valutazione numerica. Per di
più una delle insinuazioni delle guerre tecnologiche che colpiscono sia civili che
militari, è che gli effetti distruttivi e gli incidenti si manifesteranno solo
a lungo termine.
Quanti saranno i civili innocenti che continueranno a morire
a causa delle bombe a grappolo inesplose e delle mine sparse sul territorio, o
gli effetti delle munizioni all’uranio rinforzato, senza contare le
migliaia di piccole armi disperse tra la popolazione durante la guerra che
continueranno il loro lavoro di morte. Quanti bambini moriranno a causa della
distruzione dei sistemi idrici? Mentre, comincerà presto la ricostruzione
materiale, il recupero psicologico e sociale impiegherà più tempo, senza
contare la perdita dello straordinario patrimonio culturale dell’ Iraq.
E’ diventato evidente
riconoscere, come dimostrano alcuni recenti cambiamenti nella struttura
direttiva degli Stati Uniti , che le amministrazioni militari sono divenute
incapaci, impreparate a fronteggiare la valanga di critiche provenienti dai
giornali contro la guerra .
Domanda: Il WCC ha protestato contro le azioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati,
ma molte persone si domandano, con le Nazioni Unite che sono diventate così
inefficaci, quali reali alternative ci sono per combattere I dittatori o le
serie violazioni dei diritti umani come quelle perpetrate in Iraq per decenni.
Risposta Nessuno dei recenti interventi militari contro regimi
dittatoriali e contro situazioni di gravi violazioni dei diritti umani ha
portato a effettive soluzioni. C’è,
all’inizio una parvenza che il problema sia stato risolto, ma in realtà
gli interventi militari non vanno mai alla radice della cause e lasciano la
maggior parte dei problemi irrisolti. La guerra in Iraq non ha
prodotto un cambiamento di regime, ma una demolizione di un regime senza un
costruttivo e stabile cambiamento. Le Nazioni Unite potrebbero essere molto più
efficaci se, governi come quello degli U.S.A le permettessero di fortificarsi
per usare liberamente i suoi strumenti politici .
In più, il voler
rivendicare i diritti umani da parte degli U.S.A, è invalidato dalla
selettività del loro intervento. In passato, il governo degli Stati Uniti ha,
per esempio supportato, finanziato e rafforzato Osama Bin Laden e la sua
organizzazione, ma anche il regime stesso di Saddam Hussain.
Domanda:Lei ha criticato il
governo degli Stai Uniti prima e anche durante questa conversazione. Il WCC ha
un atteggiamento anti-americano, come pensano alcune persone?
Risposta: Il WCC non è nè
pro nè anti nessun governo. Il Concilio ha sempre cercato di difendere la
giustizia, il rispetto dei diritti umani, la legge e ha cercato di dare una
risposta pacifica a utti I conflitti. Le
chiese hanno una responsabilità morale e devono essere in grado di parlare
fuori, contro un modo di pensare che contro gli insegnamenti di Cristo.
In ogni caso, le posizioni del WCC sono state con quelle dei
nostri membri di chiesa negli U.S.A che hanno costantemente criticato la
posizione del loro governo riguardo l’Iraq, come fecero le chiese della
Gran Bretagna. Il comitato esecutivo del WCC ha elogiato il coraggioso
atteggiamento di entrambi i gruppi di chiese. Essi hanno fronteggiato, come
anche noi abbiamo fatto, ogni genere di critica che sostituisce quasi sempre il
vero volto del potente.
Domanda: Immediatamente dopo
la fine della Guerra, una persona ci ha scritto chiedendo se lei,
personalmente, sarebbe stato abbastanza coraggioso da andare a Baghdad e
spiegare la posizione del WCC alla gente che stava soffrendo sotto il regime di
Saddam prima della guerra. L’avrebbe fatto?
Risposta: Se ci fosse stato
un invito dalle chiese Cristiane o anche dalla comunità Musulmana di venire in
Iraq a spiegare la posizione presa del WCC sarei stato pronto ad andare. La
posizione del WCC fu comunicata alle chiese del Medio Oriente tanto bene tanto
quanto le chiese in Iraq dall’inizio alla fine della crisi, in inglese e
in arabo. Esse non si erano mantenute isolato dalle altre chiese, al
contrario, si era formata una collaborazione e una consultazione con il
Concilio delle Chiese del Medio Oriente. Da così lontano, tutti i
commenti e le lettere ricevute dall’ Iraq e dagli altri paesi
dell’area dimostrano che la posizine del WCC fu sempre ben capita e
apprezzata.
Domanda: Riguardo le
relazioni fra cristiani dell’occidente e musulmani del Medio Oriente, la
precedente affermazione del WCC avvertiva che la guerra mirava a destabilizzare
la regione Mediorientale. Ma ora c’è una Road Map per portare la pace fra
israeliani e palestinesi, e molte persone pensano che la dura azione in Iraq possa
servire come deterrente per dittatori e terroristi. Qual è la sua opinione?
Risposta: La "road map" è seriamente carente in
dettagli ed è lontana da essere ideale. Ci sono molti vaghi e
disturbanti elementi. Comunque la road map provvede almeno in piccolissima
parte ad aprire una finestra di opportunità per una soluzione “a due
stati”. In particolar modo, mette bene in chiaro che la risoluzione del
conflitto sarà basata sulle risoluzioni ONU 224 e 338. L’attuazione di
queste risoluzioni potrebbe significare la fine dell’occupazione
israeliana, che iniziò nel 1967 e lascerà emergere un indipendente, democratico
e vitale stato Palestinese, che vivrebbe accanto a Israele (in pace, ma anche
in sicurezza) e agli altri suoi vicini…
Come il processo di pace di
Oslo, menziona che i palestinesi e gli israeliani dovranno negoziare lo status
permanente della questione dei confini, di Gerusalemme, dei rifugiati, degli
insediamenti ecc.., ma la "road map" non fa quasi menzione di questi
problemi dall’inizio alla fine del processo di pace.
…Sicuramente la
guerra in Iraq non ha reso la regione più stabile, ma ha introdotto nuovi
fattori di incertezza.
C’è
un’intuizione da parte del mondo musulmano riguardo la guerra: essa è
stata una parte di una lunga strategia per portare l’oriente più vicino
agli interessi dell’occidente
Domanda: L’enorme movimento contro la Guerra non poteva impedirla e
la maggior parte di questo movimento era composto dalle chiese. Alcune persone
hanno visto questo come un’indicazione che l’istituzione delle
chiese nella nostra società è irrilevante e inefficace. Qual è la sua
valutazione?
Risposta: Se le chiese
nella loro partecipazione al movimento anti-guerra avessero adottato lo stesso
criterio di giudizio di quello usato dai governanti, i loro interventi
sarebbero potuti considerarsi vani, perchè non potevano cambiare la
determinazione degli U.S.A. ad andare in guerra. Comunque la protesta della
chiese non era focalizzata ai breve termine per impedire questa guerra, bensì
nella questione di non accettare l’uso della guerra e della violenza come
normale strumento del potere politico.
Le chiese non erano
state e non sono al primo posto riguardo una pragmatica efficace, ma erano
mosse da motivazioni di fede e di testimonianza e da convinzioni etiche
fondamentali anche se le loro battaglie in un primo tempo sembravano
essere state perse. L’unanimità
delle proteste delle chiese ha tutta via rafforzato la loro voce e ha aumentato
il loro ruolo sociale. Questo è più importante del loro potere istituzionale
Domanda: Con il WCC, insieme alle altre chiese del mondo, tutti sono stati
coinvolti a pregare per la pace. In realtà queste preghiere non sono state
esaudite. Cosa crede che sia il potere della preghiera?
Risposta: La preghiera è il
primo esempio di metterci in contatto con D-o perchè si prenda cura del nostro
cuore e della nostra mente . Sappiamo che il
nostro volere è diverso da quello di D-o e che lui può rispondere alle nostre
preghiere in modi inaspettati.
Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo,
temetelo voi tutti, stirpe d'Israele!
Poiché non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione
del sofferente,
non gli ha nascosto il suo volto;
ma quando quello ha gridato a lui, egli l'ha
esaudito.
Tu sei l'argomento della mia lode nella grande assemblea;
io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti
temono.
Gli umili mangeranno e saranno saziati;
quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno;
il loro cuore vivrà in eterno.
Tutte le estremità della terra si ricorderanno del
SIGNORE e si convertiranno a lui;
Si chiede a tutte le
lettrici e lettori svizzeri, tedeschi, francesi di O.E. di segnalare alle
organizzazioni per i diritti umani e per la difesa dei diritti civili dei
propri paesi di appartenenza il testo di legge integrale qui sotto riportato.
Grazie fin d’ora per
la fattiva collaborazione.
Maurizio
Salmo della settimana: nr.
22,23-27°
O voi che temete il SIGNORE, lodatelo!
Voi tutti, discendenti di Giacobbe, glorificatelo,
temetelo voi tutti, stirpe d'Israele!
Poiché non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione
del sofferente,
non gli ha nascosto il suo volto;
ma quando quello ha gridato a lui, egli l'ha
esaudito.
Tu sei l'argomento della mia lode nella grande assemblea;
io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti
temono.
Gli umili mangeranno e saranno saziati;
quelli che cercano il SIGNORE lo loderanno;
il loro cuore vivrà in eterno.
Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE
e si convertiranno a lui
(tratto
dalle Losungen)
Ecco il decreto che attende
di essere firmato dal presidente Ciampi (attenzione all'art. 3,3).
(Segnalazione di Salvatore Rapisarda,
battista)
Decreto
Legislativo
Attuazione della
Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e
di condizioni di lavoro
(Definitivamente approvato dal Consiglio
dei Ministri del 3 luglio 2003 - In attesa di pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale - Testo non ufficiale)
1. Il presente decreto
reca le disposizioni relative all'attuazione della parità di trattamento
fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni
personali, dagli handicap, dall'età e dall'orientamento sessuale, per
quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro, disponendo le
misure necessarie affinché tali fattori non siano causa di discriminazione,
in un'ottica che tenga conto anche del diverso impatto che le stesse forme
di discriminazione possono avere su donne e uomini.
Articolo 2
(Nozione di discriminazione)
1.Ai fini del presente decreto e salvo
quanto disposto dall'articolo 3, commi da 3 a 6, per principio di parità di
trattamento si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o
indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli
handicap, dell'età o dell'orientamento sessuale. Tale principio comporta
che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta, così come
di seguito definite:
2. a) discriminazione diretta quando, per
religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per
orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto
sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in una situazione analoga;
b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una
prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono
mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra
natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare
età o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare
svantaggio rispetto ad altre persone.
2. È fatto salvo il disposto dell'articolo 43, commi 1 e 2 del Testo unico
delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme
sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25
luglio 1998, n. 286;
3. Sono, altresì, considerate come discriminazioni, ai sensi del comma 1,
anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere
per uno dei motivi di cui all'articolo 1, aventi lo scopo o l'effetto di
violare la dignità di un persona e di creare un clima intimidatorio,
ostile, degradante, umiliante od offensivo.
4. L'ordine di discriminare persone a causa della religione, delle
convinzioni personali, dell'handicap, dell'età o delle tendenze sessuali è
considerata una discriminazione ai sensi del comma l.
Articolo 3
(Ambito di applicazione)
l. Il principio di parità di trattamento senza
distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e
di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore
pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale secondo le
forme previste dall'articolo 4, con specifico riferimento alle seguenti
aree:
a) accesso all'occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente,
compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione;
b) occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di
carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento;
c) accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione
professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i
tirocini professionali;
d) affiliazione e attività nell'ambito di organizzazioni di lavoratori, di
datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali e prestazioni
erogate dalle medesime organizzazioni.
2. La disciplina di cui al presente decreto fa salve tutte le disposizioni
vigenti in materia di:
a) condizioni di ingresso, soggiorno ed accesso all'occupazione,
all'assistenza e alla previdenza dei cittadini dei Paesi terzi e degli
apolidi nel territorio dello Stato;
b) sicurezza e protezione sociale;
c) sicurezza pubblica, tutela dell'ordine pubblico, prevenzione dei reati e
tutela della salute;
d) stato civile e prestazioni che ne derivano;
e) forze armate, limitatamente ai fattori di età e di handicap. 3. Nel rispetto dei principi di
proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o
dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di
discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento
dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni
personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una
persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto
in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono
un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento
dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione
la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza
ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e
i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad
esercitare. 4. Sono, comunque, fatte salve le disposizioni che prevedono
accertamenti di idoneità al lavoro per quanto riguarda la necessità di una
idoneità ad uno specifico lavoro e le disposizioni che prevedono la
possibilità di trattamenti differenziati in merito agli adolescenti, ai
giovani, ai lavoratori anziani e ai lavoratori con persone a carico,
dettati dalla particolare natura del rapporto e dalle legittime finalità di
politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale.
5. Non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 le
differenze di trattamento basate sulla professione di una determinata
religione o di determinate convinzioni personali che siano praticate
nell'ambito di enti religiosi o altre organizzazioni pubbliche o private,
qualora tale religione o tali convinzioni personali, per la natura delle
attività professionali svolte da detti enti o organizzazioni o per il
contesto in cui esse sono espletate, costituiscano requisito essenziale,
legittimo e giustificato ai fini dello svolgimento delle medesime attività.
6. Non costituiscono, comunque, atti di discriminazione ai sensi
dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento che, pur risultando indirettamente
discriminatorie, siano giustificate oggettivamente da finalità legittime
perseguite attraverso mezzi appropriati e necessari. In particolare, resta
ferma la legittimità di atti diretti all'esclusione dallo svolgimento di
attività lavorativa che riguardi la cura, l'assistenza, l'istruzione e
l'educazione di soggetti minorenni nei confronti di coloro che siano stati
condannati in via definitiva per reati che concernono la libertà sessuale
dei minori e la pornografia minorile.
Articolo 4
(Tutela giurisdizionale dei diritti)
l. All'articolo 15, comma 2, della legge 20
maggio 1970, n. 300, dopo la parola «sesso» sono aggiunte le seguenti: «,
di handicap, di età o basata sull'orientamento sessuale o sulle convinzioni
personali».
2. La tutela giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti di cui
all'articolo 2 si svolge nelle forme previste dall'articolo 44, commi da 1
a 6, 8 e 11, del Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
3. Chi intende agire in giudizio per il riconoscimento della sussistenza di
una delle discriminazioni di cui all'articolo 2 e non ritiene di avvalersi
delle procedure di conciliazione previste dai contratti collettivi, può
promuovere il tentativo di conciliazione ai sensi dell'articolo 410 del
codice di procedura civile o, nell'ipotesi di rapporti di lavoro con le
amministrazioni pubbliche, ai sensi dell'articolo 66 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche tramite le rappresentanze locali
di cui all'articolo 5.
4. Il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento
discriminatorio a proprio danno, può dedurre in giudizio, anche sulla base
di dati statistici, elementi di fatto, in termini gravi, precisi e
concordanti, che il giudice valuta ai sensi dell'articolo 2729, primo
comma, del codice civile.
5. Con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a
provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno anche non patrimoniale,
ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell'atto
discriminatorio, ove ancora sussistente, nonché la rimozione degli effetti.
Al fine di impedirne la ripetizione, il giudice può ordinare, entro il
termine fissato nel provvedimento, un piano di rimozione delle
discriminazioni accertate.
6. Il giudice tiene conto, ai fini della liquidazione del danno di cui al
comma 5, che l'atto o comportamento discriminatorio costituiscono
ritorsione ad una precedente azione giudiziale ovvero ingiusta reazione ad
una precedente attività del soggetto leso volta ad ottenere il rispetto del
principio della parità di trattamento.
7. Il giudice può ordinare la pubblicazione delle sentenza di cui ai commi
5 e 6, a spese del convenuto, per una sola volta su un quotidiano di
tiratura nazionale.
8. Resta salva la giurisdizione del giudice amministrativo per il personale
di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165.
Articolo 5
(Legittimazione ad agire)
1. Le rappresentanze
locali delle organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative a
livello nazionale, in forza di delega, rilasciata per atto pubblico o
scrittura privata autenticata, a pena di nullità, sono legittimate ad agire
ai sensi dell'articolo 4, in nome e per conto o a sostegno del soggetto
passivo della discriminazione, contro la persona fisica o giuridica cui è
riferibile il comportamento o l'atto discriminatorio
.
2. Le rappresentanze locali dì cui al comma 1 sono, altresì, legittimate ad
agire nei casi di discriminazione collettiva, qualora non siano
individuabili in modo diretto e immediato le persone lese dalla
discriminazione.
Articolo 6
(Relazione)
l. Entro il 2 dicembre
2005 e successivamente ogni cinque anni, il Ministero del lavoro e delle
politiche sociali trasmette alla Commissione europea una relazione
contenente le informazioni relative all'applicazione del presente decreto.
Articolo 7
(Copertura finanziaria)
1. Dall'attuazione del
presente decreto non derivano oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato
Notizie da Adn (Avventisti)
Lanciato un appello al dialogo tra
cristiani e musulmaniCristiani di tutte le confessioni:
“Lo scontro di civiltà aleggia sulla scena geopolitica”
“È troppo alto il muro che separa il Nord dal Sud del Mediterraneo,
l’occidente dall’oriente, il mondo cristiano da quello
dell’islam. Come tante volte nei mesi scorsi hanno affermato i massimi
esponenti del mondo cattolico, di quello protestante e ortodosso, abbiamo
corso il rischio che l’attacco militare contro l’Iraq apparisse
una crociata della cristianità contro l’islam”. Così esordisce
l’Appello firmato da cristiani di tutte le confessioni impegnati nel
dialogo interreligioso, oltre che da prestigiosi intellettuali e studiosi di
fama internazionale.
L’Appello è stato inviato a tutti gli organi di stampa nazionale, in
previsione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico fissata per
il 21 novembre 2003. “Siamo convinti che, proprio grazie alle
iniziative delle Chiese cristiane, spesso in comunione tra esse e in spirito
ecumenico, questo pericolo sia stato evitato - prosegue il comunicato -
tuttavia, siamo consapevoli che l’incubo dello scontro tra civiltà aleggi
ancora sulla scena geopolitica”.
Tra i firmatari dell’Appello segnaliamo tra gli altri: Brunetto Salvarani,
coordinatore degli Incontri cristiano-musulmani di Modena, e Paolo Naso,
direttore del mensile Confronti (promotori dell’iniziativa); Stefano
Allievi, sociologo; Dora Bognandi, Dipartimento libertà religiosa
dell’Unione cristiana chiese avventiste (Uicca); Annemarie Duprè,
Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in
Italia (Srm-Fcei); Ermanno Genre, decano della facoltà valdese di teologia di
Roma; Dan Madigan, Pontificia Università Gregoriana di Roma; Luigi Manconi,
sociologo; don Carlo Molari, teologo cattolico; padre Alex Zanotelli,
missionario comboniano; monsignor Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli e
presidente nazionale di Pax Christi; Lidia Maggi, pastora battista (Ucebi).
Nell’Appello si ribadisce l’invito al dialogo tra le due comunità
di fede, dialogo che: “pur essendo ormai avviato e avendo già prodotto
alcuni frutti, è ancora a uno stadio iniziale”. L’Appello conclude
con l’invito rivolto a tutte le comunità cristiane e a quelle islamiche
a “promuovere ancora più numerose iniziative di incontro e dialogo
nella data del 21 novembre 2003, ultimo venerdì del mese di Ramadan
dell’anno islamico 1424 dell’Egira”. da Nev 9/07/03
Da Amnesty International
IRAN: ATTIVISTI STUDENTESCHI E MANIFESTANTI DEVONO ESSERE
TRATTATI SECONDO GLI STANDARD INTERNAZIONALI SUI DIRITTI UMANI, CHIEDE AMNESTY
INTERNATIONAL
Amnesty International e'
preoccupata per gli arresti, avvenuti nei giorni scorsi, dei leader
studenteschi Reza Ameri Nassab, Ali' Moghtadari e Arash Hashemi, presi di mira
unicamente per l'espressione pacifica delle loro opinioni politiche. Tutti e
tre sono stati arrestati dopo aver preso parte ad una conferenza stampa
pubblica tenutasi presso gli uffici di Daftar-e Tahkim-e Vahdat (Ufficio per il
consolidamento dell'unita' o OCU) in occasione dell'anniversario delle
manifestazioni studentesche del 18 Tir (9 luglio 1999), nel corso della quale
avevano criticato le restrizioni alla liberta' di espressione e associazione in
Iran. Sono stati spinti a terra, fatti salire su tre diversi veicoli e portati
verso una destinazione sconosciuta. Si e' appreso che Ali' Moghtadari e' stato
poi rilasciato la sera stessa.
Tali arresti s'inseriscono nel
quadro delle violazioni dei diritti umani relative alle proteste e le
manifestazioni studentesche successive alle dimostrazioni del 18 Tir. Dall'11 giugno sono stati arrestati 4000 manifestanti,
circa 2000 dei quali restano detenuti senza accusa ne' processo. Ad almeno 65
persone e' stato detto di essere state incriminate, sebbene le accuse non siano
state rese pubbliche. Molti di questi detenuti sembrano essere stati presi di
mira per aver manifestato pacificamente. Amnesty International li considera
prigionieri di coscienza e chiede il loro immediato e incondizionato rilascio.
L'organizzazione chiede inoltre che ogni persona arrestata per un crimine
riconoscibile abbia diritto ad un processo equo.
Le autorita' devono adottare
tutte le misure necessarie per assicurare che gli attivisti studenteschi e i
manifestanti pacifici siano trattati secondo gli standard internazionali sui
diritti umani.
Ulteriori informazioni
A seguito delle
manifestazioni studentesche del luglio 1999 a Teheran, Ahmad Batebi, Abbas Deldar,
Javid Tehrani, Mehrdad Lohrasebi, Akbar e Manuchehr Mohammadi e altri studenti
dimostranti sono stati arrestati arbitrariamente. Decine di essi hanno subi'to
tortura e maltrattamenti in detenzione incommunicado e, come il leader
studentesco Ali' Afshari, sono stati incarcerati al termine di un processo
palesemente iniquo. Nei giorni
scorsi, Ahmad Batebi e Manuchehr
Mohammadi sono stati rilasciati dalla prigione di Evin e trasferiti in localita'
ignota.
L'11 giugno circa 80
studenti, alloggiati presso le residenze studentesche nell'area di Amir Abad a Teheran,
hanno manifestato pacificamente contro le proposte relative alla privatizzazione
delle universita' iraniane, temendo per il conseguente aumento delle tasse scolastiche.
Ad essi si sono aggiunti dei residenti locali e la manifestazione, secondo
quanto riferito, si e' ingrandita divenendo sempre piu' politicizzata. Gruppi
organizzati in borghese, i lebas shakhsi-ha (noti in Iran come i poliziotti in
borghese), hanno cominciato ad attaccare i manifestanti e la polizia e'
intervenuta per porre fine agli scontri. Con l'intensificarsi delle proteste
per tutta la notte, sono state dispiegate unita' delle Forze Speciali (Nirou-ye
Vijeh) al fine di disperdere i manifestanti.
Tuttavia, secondo quanto
riferito, le Forze Speciali hanno permesso che alcuni lebas shakhsi-ha
attaccassero i dimostranti pacifici e che in alcuni casi si facesse ricorso un
uso eccessivo della forza per porre fine alle proteste.
Amnesty International ha
ripetutamente chiesto alle autorita' di occuparsi delle violazioni dei diritti
umani compiute nei confronti dei manifestanti, ma non ha ancora ricevuto alcuna
risposta.
Per ulteriori informazioni
e' possibile consultare:
- la dichiarazione pubblica
del 14 luglio 1999 Iran: le autorita' devono garantire i diritti fondamentali
(AI INDEX: MDE 13/18/99; News Service: 134/99):
Amnesty International si e’
unita agli appelli della Commissione islamica per i diritti umani
dell’Iran e di altri organismi internazionali per i diritti umani affinche’
sia avviata un’inchiesta indipendente sulla morte della 54enne fotogiornalista
Zahra Kazemi, avvenuta il 12 luglio.
“L’Iran e’
obbligato, in base al diritto internazionale, ad aprire un’inchiesta
giudiziaria imparziale e indipendente per determinare le cause della morte di Zahra
Kazemi”, ha dichiarato Massimo Cipolla, coordinatore Iran della Sezione
Italiana di Amnesty International.
“Tale inchiesta dovra’
inoltre chiarire se, come indicano alcune fonti, Zahra Kazemi sia stata
sottoposta a maltrattamenti e torture durante il periodo di custodia”.
Zahra Kazemi, di doppia
cittadinanza canadese e iraniana, e’ deceduta il 12 luglio
all’ospedale Baghiyetollah di Tehran, dove era sorvegliata a vista. Era
stata arrestata per aver fotografato alcune persone che protestavano per la
detenzione dei propri familiari
all’esterno della
prigione di Evin, nella zona settentrionale della capitale.
Amnesty International
registra da anni casi di maltrattamenti e torture durante la detenzione in
Iran. L’organizzazione ha accolto favorevolmente le notizie secondo cui
il presidente Mohammad Khatami avrebbe ordinato ad alcuni ministeri di aprire
un’inchiesta sulla morte di Zahra Kazemi.
“Le autorita’
iraniane devono adottare misure concrete per porre fine a tutte le forme di
maltrattamento nel paese, come ad esempio accedere alla Convenzione delle Nazioni
Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e
degradanti” – ha aggiunto Cipolla. “Solo una inchiesta
immediata, esauriente, indipendente e imparziale potra’ fare gli
interessi della giustizia”.
Posta ricevuta
Caro fratello,
leggo ciò che mi hai
inviato e ne traggo notizie interessanti. Mi viene chiesta una breve
presentazione del gruppo. Penso di scrivere in merito e di inviarti quanto
richiesto, ma dovrai avere un po' di pazienza. Sicuramente l'argomento di base
è il carcere, i detenuti e le detenute, i diritti spesso violati ma anche il
percorso difficile e per nulla scontato del ravvedimento. L'ottica sarà
evangelica, ovviamente, ma la mia convinzione è che nessuno debba essere
escluso o non invitato a dare un'opinione ed anche un contributo nell'aiuto
agli ultimi, veramente ultimi, coloro che hanno violato sia la Legge di Dio che
la legge degli uomini. Ma di questo parleremo.... Il Paese di Nod (Gen, 4,16) è
un piccolissimo contributo cartaceo e informatico (e-mail) per parlare di chi
non vogliamo neppure ricordare. Ora ti saluto e ci risentiremo.
Viviana
Il Paese di Nod - Milano
Sono diverse le e-mail di autopresentazione
che sono giunte in queste ultime settimane:
ci si scusa con le persone
interessate se in questi mesi estivi dobbiamo necessariamente contenere questo
spazio. A settembre, se i messaggi verranno ripresentati, avranno la dovuta
evidenziazione!
E finalmente i grandi media
si sono resi conto che qualcosa, nella "liberazione" dell'Iraq, non
ha funzionato, e adesso gridano tutti alla "guerriglia". Noi già in
maggio, all'indomani della caduta delle statue, dedicammo due copertine
all'"Iraq free" e alle sue trappole. E non molliamo la presa: nel
nuovo numero del settimanale, un bellissimo reportage di Fernando Evangelista,
brasiliano del mensile Caros Amigos, e le foto altrettanto belle di Matt
Corner, che lo accompagnava, sulla guerra che non finisce (è infinita, infatti)
vista dalla parte degli iracheni, della gente comune, dei palestinesi profughi
da decenni, di quelli che hanno recuperato contenitori in una fabbrica
abbandonata per tenerci acqua e cibo, e nessuno li aveva avvertiti che quei bidoni
avevano contenuto uranio. Nel sito, la delegazione di pacifisti italiani che si
trova in Iraq per stabilire rapporti con la società civile irachena. http://www.carta.org/rivista/settimanale/2003/25/sommario.htm
Ministero
dell'Ambiente: no al riconoscimento della LAV come associazione di protezione
Ambientale.
Negato
alla LAV il riconoscimento come associazione di protezione Ambientale da parte
del Ministro dell'Ambiente che, secondo la legge n. 349 del 1986, è deputato a
riconoscere le "Associazioni di protezione ambientale". Grazie a
questo riconoscimento, le associazioni possono usufruire di una serie di
prerogative giuridiche importanti: impugnare presso le autorità giudiziarie
atti e provvedimenti della Pubblica Amministrazione contrari alla tutela
dell'ambiente e degli animali, nominare propri rappresentati presso comitati,
consigli ed altri organi pubblici, istituire proprie guardie ambientali
volontarie, ecc.
La
LAV aveva iniziato nel 1998 quella che sarebbe diventata una battaglia per il
riconoscimento dello status di "Associazione di protezione
Ambientale". Dopo varie richieste rimaste inascoltate, finalmente il TAR
del Lazio, con sentenza n. 5267 del 2002, ordina al Ministero di definire e
concludere il procedimento di riconoscimento della LAV entro 90 giorni. Il
Ministero continua a rimanere inadempiente e la LAV lo diffida altre due volte,
nel settembre 2002 e nel marzo 2003, ad osservare l'ordine del TAR. Il 13
maggio scorso il ministro Matteoli scrive alla LAV allegando il suo Decreto con
cui respinge la richiesta! Motivazione: per il Ministro la LAV non merita il
riconoscimento perché si occupa prioritariamente <<dell'affermazione di
quelli che sono definiti "diritti degli animali">> e non di
ambiente. Questo mentre la Ekoclub, nota per essere sostanzialmente una
diramazione della Federcaccia, ha ottenuto e mantenuto il riconoscimento! La
LAV, naturalmente, presenterà un nuovo ricorso al TAR Lazio.
Sostieni la LAV in questo
difficile riconoscimento: invia al ministro Matteoli il messaggio seguente!
APPELLO AL MINISTRO DELL'AMBIENTE
Egregio Ministro Matteoli,
le
chiedo di revocare il Suo decreto n.233/SvS/DEC/2003 con cui ha recentemente
respinto la richiesta della LAV-Lega Anti Vivisezione di ottenere l'importante
riconoscimento di "Associazione di protezione ambientale".
Affermare
che la LAV, Ente Morale, Associazione di Volontariato riconosciuta anche nei
settori "Ambiente" da Regioni, Onlus, una delle principali voci in
difesa degli animali e del loro ambiente, non meriti questo riconoscimento
perché si occupa prioritariamente <<dell'affermazione di quelli che sono
definiti "diritti degli animali">>, significa dare alla materia
ambientale un'interpretazione parziale che non corrisponde affatto alla realtà.
Gli
animali sono infatti parte integrante e preziosa dell'Ambiente e la LAV da 26
anni è impegnata, con migliaia di attivisti in tutta Italia, nella difesa dei
diritti degli animali e dell'ambiente ed in materie proprie del Suo dicastero:
zoo, animali selvatici ed esotici, specie animali in via d'estinzione, attività
venatoria, parchi, regolarmente chiamata peraltro da Uffici del Suo Ministero
come interlocutrice.
Grazie
per l'attenzione che vorrà dedicare al mio appello. In attesa di positivo riscontro,
porgo cordiali saluti.
STORICA LEGGE CONTRO IL MALTRATTAMENTO DI ANIMALI
APPROVATA DAL SENATO: RECLUSIONE FINO A TRE ANNI E MULTE FINO A 160.000 EURO.
FINALMENTE UN NUOVO CODICE PENALE PER MILIONI DI ANIMALI
GARANTIRA' GIUSTIZIA E RISPETTO ANCHE IN TEMA DI ABBANDONO DI CANI E GATTI,
DOPING AI CAVALLI, COMBATTIMENTI E CORSE CLANDESTINE, FESTE E SAGRE, COMMERCIO
DI PELLI DI CANI E GATTI.
ORA MANCA SOLO IL TERZO ED ULTIMO SI' DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.
"Sarà vita dura per chi usa violenza e crudeltà
contro gli animali, un passo storico in avanti che non permetterà più a chi
impiega cani per i combattimenti o tortura gatti o droga cavalli di farla
franca e che, dopo il voto finale che la Camera potrà dare entro qualche
giorno, porterà davvero l'Italia allo stesso livello degli altri Paesi proprio
nel periodo di Presidenza dell'Unione Europea. Una vera e propria promozione
degli animali nella serie A della considerazione giuridica".
E' il commento di Gianluca Felicetti, responsabile Rapporti Istituzionali della LAV,
all'odierna approvazione all'unanimità in sede deliberante, da parte della
Commissione Giustizia del Senato, del Disegno di Legge trasmesso sei mesi fa
all'unanimità dall'Aula della Camera contro il maltrattamento degli animali: si
prevedono sanzioni fino a tre anni di reclusione o multe da 3.000 a 160.000
euro con aumento della metà della pena per chi causa la morte al di fuori dei
casi previsti da leggi speciali.
L'incremento delle sanzioni contro l'abbandono
di animali domestici, il divieto di doping ai cavalli, lo stop a sagre paesane
con sevizie o strazio ad oche o maiali, la repressione delle organizzazioni
mafiose dedite alle scommesse su competizioni clandestine (sarà punito anche
chi punterà pur non essendo presente alle lotte), la creazione di un
coordinamento tra le Forze dell'Ordine per l'applicazione delle norme,
l'affidamento degli animali confiscati alle associazioni animaliste ed il
riconoscimento di queste ultime come portatrici di finalità di tutela degli
interessi lesi, sono altri punti fondamentali del Testo che al Senato ha visto
apportare delle modifiche sia in positivo che in negativo rispetto a quanto
approvato precedentemente dalla Camera.
"La conferma dell'istituzione di un apposito
titolo nel Codice penale, l'elevazione da contravvenzione a delitto dell'ormai
superato ed anacronistico articolo 727 che eviterà prescrizioni ed oblazioni,
l'adeguamento della normativa alla Giurisprudenza che già da qualche anno aveva
iniziato a sanzionare le condotte contrarie agli animali in quanto lesive di
diritti di esseri senzienti e non più come reato contro la morale umana, sono
un grande avanzamento che prende atto di quello culturale già presente da
decenni nell'opinione pubblica. Siamo certi che l'applicazione della nuova
norma supererà anche alcuni punti che noi avremmo scritto in maniera migliore
ma considerando che in genere da anni si depenalizzano le norme, dopo la
mobilitazione degli scorsi mesi dobbiamo ringraziare i senatori di tutti gli
schieramenti che, unendo i loro undici disegni di legge sottoscritti da ben 221
colleghi, la maggioranza assoluta di Palazzo Madama, hanno saputo costruire un
percorso comune contro-corrente, favorito dal lavoro del relatore Zancan e dei
presidenti Caruso e Centaro".
"Stiamo per rendere
finalmente giustizia alle migliaia di animali che in questi anni sono stati
torturati e massacrati senza che la loro sofferenza avesse un effettivo valore
per la legge - ha concluso il presidente della LAV Adolfo Sansolini - le
innumerevoli iniziative organizzate dalla nostra associazione per una nuova
legge stanno finalmente trovando una risposta adeguata che chiediamo venga
ratificata in tempi brevissimi dalla Camera dei Deputati e quindi rivolgiamo un
appello al Presidente Casini ed al Presidente della Commissione, Pecorella, per
una rapida calendarizzazione del testo approvato dal Senato".
la versione integrale del testo approvato al Senato: Disegno di Legge
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Il commento
politico di “Socialismo 2000”
A due anni dalle elezioni
politiche si è aperta una fase nuova nel Paese. Si sono create le precondizioni
per costruire un'ampia coalizione democratica che possa organizzare
l'opposizione politica e sociale e battere la destra nella sfida per il governo
del Paese.
Molti sono però ancora i
problemi e non semplice è il cammino da percorrere. Sta cambiando l'Italia,
deve cambiare la politica a sinistra.
Per discutere la nuova fase,
le compagne e i compagni di "Socialismo 2000" hanno predisposto una
piattaforma politica e programmatica da sottoporre a tutto il partito,
consapevoli che non sono giuste forzature organizzative rispetto al confronto
politico e programmatico.
Lunedì scorso, in una
riunione ristretta, una parte del "correntone" ha ritenuto non
necessario il dibattito di merito e ha proceduto a frettolose soluzioni
organizzative. Non abbiamo condiviso e non condividiamo questa strada.
Dopo la rottura verificatasi
nella minoranza, occorre evitare di disperdere il patrimonio di energie e di
risorse mobilitatosi nel biennio che abbiamo alle spalle.
Siamo convinti che era e
rimane giusta la nostra proposta - respinta nella riunione del coordinamento
dell'area "per tornare a vincere" - di convocare i delegati al
Congresso di Pesaro, per discutere di politica prima, e di questioni
organizzative poi.
Poche decine di persone non
possono decidere per tutti.
La prospettiva che
indichiamo ora è di lavorare, sulla base di una seria piattaforma politica e
programmatica, per costruire un'autentica posizione di sinistra all'interno dei
DS, che assuma come punti di riferimento il tema della rappresentanza politica
del lavoro, la maggiore attenzione alle questioni sociali a partire dalle
difficoltà crescenti in cui versano i ceti popolari e, sul piano istituzionale,
un progetto di democrazia davvero alternativo al presidenzialismo berlusconiano.
Una sinistra che si riconosca
pienamente nel campo del socialismo europeo e che si schieri con le componenti
che, nel dibattito in corso in tutta Europa, difendono la coerenza con la
tradizione socialista, e affermano l'esigenza di contrastare la globalizzazione
neoliberista con nuove politiche europee di sviluppo e di pace.
E ciò sulla base di un
pensiero critico che vede le profonde contraddizioni e le ingiustizie che un
capitalismo sfrenato determina sul pianeta e nelle nostre stesse nazioni
industriali avanzate.
Riteniamo essenziale operare
per costruire in tempi brevi la grande coalizione democratica, necessaria per
battere Berlusconi, alla quale concorrano con pari dignità e pari
responsabilità tutte le forze di opposizione, e che muova dall'unità delle
forze di sinistra. Bisogna andare con chiarezza e senza ambiguità oltre la
formula dell'Ulivo.
Il dibattito all'interno dei
DS deve superare le contrapposizioni personalistiche che hanno troppo pesato
nell'ultimo anno, e affrontare le questioni di merito, politiche e
programmatiche. Riconosciamo alla segreteria del partito una positiva capacità
di azione politica, ma riteniamo che la logica moderata che ha caratterizzato
la piattaforma di Pesaro non è affatto superata.
Lo confermano la scelta
astensionista nel referendum sull'articolo 18, e l'impianto del documento
programmatico presentato alla Conferenza di Milano, sul quale abbiamo espresso
il nostro dissenso, formalizzato con due documenti alternativi, sul lavoro e
sulle istituzioni.
Del merito, e non di organigrammi,
vogliamo continuare a discutere. La nostra è una scelta unitaria rispetto al
nostro partito, alla sinistra italiana e a tutte le opposizioni. All'unità del
partito teniamo molto, ma nella chiarezza che muove dal riconoscimento delle
diversità di posizioni politiche e programmatiche.
E' questo, e non
l'annacquamento improduttivo delle differenze, il vero modo per dare un
contributo all'obiettivo comune di tornare a vincere.
P.S. - Chi è interessato a
conoscere integralmente la proposta di piattaforma politica e programmatica
formulata da Socialismo 2000 può collegarsi al sito www.socialismo2000.it scrivere all'indirizzo
di posta elettronica dsperilsi@... oppure telefonare al numero
0667063639.
Orientamenti ecumenici: un vento di spiritualità oltre i confini
della/e religioni
La preghiera non pretende mai indumenti particolari
La preghiera non dipende da nessun luogo
in particolare
La preghiera non richiede una particolare
dote retorica
La preghiera non desta l’orgoglio
La preghiera non provoca l’applauso
La preghiera non si può spiegare
La preghiera nasce nella temporaneità e
coglie l’eternità
La preghiera fortifica i deboli ed
indebolisce i forti
Dalle notizie
principali della CNN Italia di domenica 20/7/03 sulla base di Guantanamo:
“Secondo quanto riportato in un
comunicato del Dipartimento della Difesa statunitense, i 27 detenuti sono già
stati fatti ripartire per la base aerea di Bagram, in Afghanistan, dove da lì
potranno raggiungere le loro case
Il comunicato spiega anche le ragioni
del loro rilascio "la leadership del Dipartimento della Difesa, in accordo
con altri funzionari del governo statunitense, ha deciso che questi detenuti
non costituiscono una minaccia alla sicurezza americana di conseguenza non è
più richiesta da parte degli Stati uniti la loro detenzione"….
E’ naturale domandarsi se ci
troviamo di fronte alla pura barbarie giuridica o ad uno Stato garante ancora
del Diritto… quello con la lettera iniziale maiuscola, per intenderci!
SU WWW.AMNESTY.IT UN APPELLO PER
SEI DETENUTI DI GUANTANAMO BAY
La Sezione Italiana di Amnesty
International ha lanciato un appello, indirizzato al presidente degli USA George
W. Bush, affinché i sei detenuti di Guantanamo Bay per i quali è previsto
l’avvio di un procedimento ai sensi dell’Ordine militare del 13
novembre 2001, siano sottoposti a procedure eque e in linea col diritto
internazionale.
Moazzam Begg, Feroz Ali Abbasi,
David Hicks e altri tre detenuti le cui generalità non sono state rese note,
rischiano di essere processati di fronte a una commissione militare, che ha il
potere di condannarli a morte senza il diritto di ricorrere in appello.
Amnesty International
ritiene che l’Ordine militare debba essere revocato immediatamente e che
qualsiasi processo celebrato di fronte a una commissione militare violi gli
standard internazionali in materia di diritti umani.
Più di 650 persone, di 40
paesi diversi, sono detenute a Guantanamo Bay senza accusa né processo. Molte
di esse si
trovano da oltre un anno in
condizioni che possono definirsi crudeli, inumane e degradanti. Non hanno
accesso ad avvocati né alle famiglie, sono continuamente sottoposte a
interrogatori e tenute in piccole celle anche per 24 ore al giorno. Alcune
hanno più volte tentato il suicidio.
L'islamofobia corre in rete
Presentata a Parigi un'ampia inchiesta sui siti internet contro i musulmani
E' nata una nuova estrema destra che ha scelto Internet come proprio spazio
d'azione e il razzismo anti-musulmano come cemento ideologico, anche al di là
delle specifiche appartenenze politiche. Questo il senso complessivo dell'ampio
rapporto, oltre 180 pagine, che il Mrap, il
Movimento contro il Razzismo e per l'Amicizia tra i Popoli, una
delle maggiori associazioni antirazziste transalpine, ha presentato in questi
giorni a Parigi.
Due anni d'inchiesta, decine di siti monitorati, oltre 450000 messaggi
analizzati, un vasto repertorio dell'odio preso in esame, che comprende, come
spiegano gli esponenti del Mrap, «insulti razziali, minacce di morte e ogni
genere di diffamazione all'indirizzo di privati cittadini, giornalisti,
personalità della politica o ingiurie e minacce contro i luoghi di culto
musulmani».
Nel clima di isteria anti-immigrati degli ultimi anni, nelle recenti polemiche
sull'uso del "velo islamico" da parte delle studentesse musulmane,
nel continuo accento posto dai media sulla presunta deriva comunitarista a cui
la Francia si starebbe preparando riconoscendo autonomia e rappresentanza
istituzionale ai propri cittadini di fede musulmana, emerge ora la drammatica
realtà di un razzismo che popola sempre più spesso anche la rete. «Gli autori di
atti e discorsi razzisti hanno beneficiato fino ad ora della più totale
impunità. Abbiamo allertato la polizia, presentato denunce circostanziate,
contattato il ministero dell'Interno, quello della
Giustizia, diversi parlamentari... Non ci è arrivata nessuna risposta. Oggi,
con questo rapporto, intendiamo lanciare l'allarme - spiega Mouloud Aounit,
segretario generale del Mrap, che aggiunge - Su questo tema bisogna che emerga
una chiara volontà politica, bisogna dotarsi di mezzi legali perché questa
gente non possa più nuocere. Se il Mrap è riuscito a raccogliere tutte queste
informazioni, credo dovrebbero riuscirci anche le forze dell'ordine...».
L'associazione antirazzista non intende però limitare in alcun modo l'uso della
rete come strumento di comunicazione libero e aperto. Chiarissime da questo
punto di vista le parole di Aounit. «Internet è uno strumento di comunicazione
formidabile e non ritengo in alcun modo che sia auspicabile una qualche forma
di limite alla libertà d'espressione. Solo che non ritengo che il razzismo
possa essere considerato un'opinione: si tratta di un reato che deve essere
colpito in quanto tale. La libertà di espressione deve passare necessariamente
per il rispetto della uguale dignità di ciascun individuo».
Ciò che più preme, specie in questa fase, al Mrap, è far comprendere come
l'odio contro i musulmani, una vera e propria islamofobia, stia emergendo in
Francia come una dimensione specifica del nuovo razzismo. «Il razzismo è unico
ed indivisibile - sottolinea infatti ancora il responsabile dell'associazione -
Noi combattiamo ad esempio con la più grande determinazione tutte le
manifestazioni antisemite, ma bisogna tener presente come ormai esista anche
una vera islamofobia e questo nostro rapporto ha voluto provarne l'esistenza e
misurarne la diffusione in internet».
Ciò che emerge dal rapporto è infatti la diffusione sempre più articolata di un
odio che individua nei musulmani il proprio nemico. Un razzismo organizzato che
appare quasi come uno specchio deformato e mostruoso della Repubblica che ha
fatto fino ad anni recenti dell'integrazione continua dei nuovi venuti una
delle proprie principali caratteristiche. Per "lanciare" Sos-Racaille
(Sos-Feccia), un sito razzista che, è bene ricordarlo per misurare l'estensione
del fenomeno, ha ricevuto fino a pochi mesi fa tra i cinque e i seimila
contatti quotidiani, in rete erano apparsi messaggi di questo tipo: «Cosa
pensate dell'idea di ribattezzare Sos-Racisme con il nome
di Sos-Racaille, visto che questa organizzazione di merda non difende che la racaille?
Lanciamo un concorso per la migliore pagina web del genere. Deve rappresentare
simbolicamente la Francia, il popolo francese e l'invasione maghrebina per
quello che è veramente, vale a dire con il suo contorno di crimini e di
delitti».
Ad ospitare anche questi siti razzisti, assieme a quelli dei gruppi neonazisti
già fuorilegge in Francia, sono server registrati oltre
Atlantico, dove le leggi in materia sono decisamente più blande, o in paesi
come Panama. E' in particolare Liberty-web ad ospitare decine di questi siti
dell'odio animati dai razzisti francesi. Questo il tono dell'appello lanciato
dagli animatori di questa vera rete di copertura legale all'indirizzo degli
estremisti transalpini: «Nella repubblica islamica di Francia la resistenza si
organizza. Le autorità tentano disperatamente di far tacere l'opposizione
nazionale che tenta di opporsi al rischio che il futuro del paese passi per l'islamizzazione
forzata. Liberty-web offre perciò uno spazio di libertà sulla rete. Se avete un
sito che rientra nella nostra linea "politica" potete contattarci,
potremo offrirvi ospitalità in rete».
Ma accanto a questa situazione già
preoccupante, l'inchiesta del Mrap ha messo in luce anche un'altro aspetto
della diffusione dell'islamofobia in rete. Vale a dire i contatti, certo limitati
ma non per questo meno inquietanti, che sono intercorsi tra alcuni siti dell'estrema
destra ebraica, legati alla destra nazionalista e religiosa di Israele e
impegnati a sostenerne la politica militarista e repressiva del governo Sharon
contro la popolazione palestinese, e quelli animati dai gruppi neonazisti. Una
sorta di alleanza contro natura, con scambio di messaggi ma anche con
l'utilizzo di server comuni, in nome del comune nemico: gli arabi e imusulmani.
Una serie di contatti, già emersi alcuni mesi fa, che sarebbero oggi terminati
ma che continuano a destare profonda inquietudine. «Non si possono trovare
parole abbastanza dure per condannare questi appelli all'odio. Conosciamo
l'esistenza di questi siti davvero insopportabili – è stato il commento
di Haim Musicant, direttore del Crif, il Conseil Représentatif des Institutions
Juives de France - ma dobbiamo ribadire in ogni caso come si tratti di singoli
individui che non rappresentano in alcun modo le istituzioni della comunità
ebraica. Contro il razzismo la vigilanza deve restare molto alta in tutti gli
ambienti».
Guido Caldiron
PS: Questo articolo appare oggi in
moltissimi newsgroup italiani: lo si riporta per l’inquietante scenario
che si sta delineando nei regimi, non solo europei, governati da regimi neoliberisti
e conservatori. In Italia sorprende come nelle diverse comunità virtuali filoisraeliane
della rete nessuna (o quasi) abbia mai puntato il dito contro la politica degli
omidici c.d. “preventivi e mirati” operati del governo di quel
paese. La pace la si ottiene combattendo il terrorismo con la politica
della legalità e del rispetto delle Convenzioni internazionali. Chi si pone al
di fuori di esse non può che essere chiamato paladino della Pace o peggio
essere paragonato a Rabin… (si veda a tal proposito l’ultimo numero
di NES): ci troviamo di fronte semmai a forme di terrorismo di Stato. O. E.
condivide senza riserva alcuna alla campagna di Gush Shalom per la liberazione
immediata di tutti i prigionieri palestinesi, non colpevoli di crimini di sangue
contro la popolazione israeliana.
Quello che segue è invece un articolo scritto
dall'israeliano Ury Avnery nei giorni successivi il roccambolesco
smantellamento dell'avamposto israeliano di Mitzpe Yitzhak, articolo
diffuso in inglese tramite la mailing di Gush Shalom.
URY
AVNERY: giornalista, scrittore, attivista per la pace. Nato
in Germania nel 1923 emigra in Palestina nel 1933. È stato membro della Knesset
tra il 1965 e il 1981. Fondatore, tra l'altro, del Movimento
Indipendente per la Pace "Gush-Shalom".
Il
più dotato dei registi non avrebbe potuto fare di meglio. È stato uno Show
perfetto. I
telespettatori di tutto il mondo hanno visto sui loro schermi eroici
soldati israeliani combattere contro i coloni fanatici. Primi piani:
visi contratti dalla rabbia, un soldato in barella, una giovane donna che
piange disperata, bambini in lacrime, ragazzi che imperversano
infuriati, masse di persone che lottano tra loro. Una battaglia per la vita
o la morte. Non
c'è ombra di dubbio: Ariel Sharon sta conducendo un'eroica lotta contro i
coloni per tener fede alla sua promessa di rimuovere gli avamposti
"abusivi" compresi quelli abitati.Il vecchio
guerriero sta di nuovo affrontando un nemico determinato. Senza batter
ciglio.La conclusione è lapalissiana, in
Israele come nel resto del Mondo: se per evacuare un insignificante
avamposto abitato da al massimo una dozzina
di persone è necessario uno scontro così duro, come ci si può aspettare che
Sharon smantelli 90 avamposti come promesso nella Road Map? Se le cose si
presentano così complicate per rimuovere qualche tenda e una piccola casa
in pietra, come ci si può soltanto sognare di evacuare le vere colonie,
dove vivono dozzine, centinaia o addirittura migliaia di famiglie? Ciò
deve aver impressionato George Bush e la sua gente.Purtroppo non
ha impressionato me; Mi ha fatto sorridere.Negli ultimi
anni ho assistito a dozzine di scontri con i militari. So
come sono veramente.L'esercito
israeliano ha già demolito migliaia di case palestinesi nei
Territori Occupati. La cosa funziona così: al mattino presto centinaia di
soldati circondano la zona. Dopo di loro arrivano i blindati
e i bulldozer e inizia l'operazione. Quando la disperazione porta gli
abitanti della casa a resistere i soldati li prendono a bastonate, lanciano
candelotti lacrimogeni, sparano proiettili ricoperti di
gomma e, se la resistenza si fa più forte, anche con proiettili veri. Gli
anziani vengono gettati a terra, le donne trascinate via, i giovani
ammanettati e messi faccia al muro. In
pochi minuti tutto è finito.Va bene, si
potrebbe dire, questo succede agli arabi, non si comportano così con gli
ebrei... Sbagliato,
si comportano così anche con gli ebrei, dipende da chi sono.Io per,
esempio, sono un ebreo. Sono stato attaccato cinque volte con i lacrimogeni
finora, una volta erano gas speciali e per alcuni istanti credetti di
morire soffocato. Durante
uno degli assedi a Ramallah decidemmo di portare cibo allacittà
assediata. Eravamo circa tremila pacifisti israeliani, sia ebrei
che arabi. Al check point di A-Ram, a nord di Gerusalemme, una schiera di
poliziotti e militari ci fermò. Ci fu uno scambio di insulti
e un sacco di urla. Improvvisamente ci siamo trovati sotto una pioggia di
candelotti lacrimogeni, le persone si sono disperse nel
panico tossendo e soffocando, alcuni sono stati calpestati da chi fuggiva,
uno del nostro gruppo, un 82enne ebreo abitante di un Kibbutz,
è stato ferito. Ho
visto manifestazioni in cui sono stati sparati proiettili ricoperti di
gomma contro cittadini israeliani (in genere arabi). Una volta
mi sono trovato nei locali di una scuola saturi di gas irritanti a Um-al Fahem
in Israele. Se
l'esercito avesse veramente voluto evacuare l'avamposto di Mitpe-Yitzhar in
modo rapido ed efficiente avrebbe usato i lacrimogeni. L'intera faccenda si
sarebbe risolta in pochi minuti, ma in questo modo non ci sarebbero state
scene drammatiche alla TV e George W. avrebbe chiesto al suo amico Arik
"Hey, perché non la fai finita con tutti gli avamposti in una
settimana?" In
altre parole è stato uno spettacolo per la TV ben allestito.Alcuni giorni
prima i capi dei coloni si erano incontrati con Ariel Sharon.
Alla fine dei colloqui, volgendosi alle telecamere, ostentavano facce
scure, ma chiunque conosca questa gente si potrebbe accorgere,
guardando quei volti alla TV, che non c'erano in gioco forti emozioni. Naturalmente
"Yesha rabbis", un gruppo di funzionari politici barbuti
(ortodossi n.d.t.), ha esortato i soldati a non obbedire agli ordini
e ha invocato il Signore e il Messia in loro aiuto, ma anche loro mancavano
di autentica passione. Come
mai? Perché tutti loro sapevano che era stato tutto concordato in anticipo.
I comandanti militari e i capi dei coloni, amici e colleghi di
vecchia data, si erano incontrati e avevano deciso cosa sarebbe successo e
soprattutto cosa non sarebbe successo: nessun attacco improvviso,
nessuno sforzo per impedire che migliaia di ragazzi raggiungessero il luogo
dello scontro con largo anticipo, nessun uso di
bastoni, idranti, gas lacrimogeni, proiettili ricoperti di gomma, o
altro che non fossero le mani nude. I soldati non avrebbero indossato
elmetti e non sarebbero stati equipaggiati con scudi. I coloni avrebbero
gridato e spintonato, ma non avrebbero colpito i soldati
sul serio. L'intero spettacolo sarebbe stato meno violento di una normale
zuffa fra Hooligan inglesi, ma sarebbe apparso in TV come una battaglia
disperata tra forze titaniche. Ariel
Sharon ha una discreta esperienza in questo genere di cose. Una dozzina
d'anni fa orchestrò uno spettacolo simile quando, dopo il trattato
di pace con l'Egitto, gli fu ordinato dal primo ministro Menahem Begin di
evacuare la città di Yamit nel nord del Sinai. A quei
tempi Ariel Sharon era ministro della difesa. E chi era uno dei leader
della disperata resistenza? Tsachi Hanegbi, oggi ministro della
polizia. Tutto
l'establishment ha cooperato questa settimana per la riuscita del grande show.
I media hanno dedicato ampi spazi alla "battaglia". Decine
di coloni sono stati invitati presso gli studi televisivi a parlare senza
fine, mentre da quanto ho visto io non un solo attivista
del campo per la pace è stato chiamato ai microfoni.Anche i
tribunali hanno fatto la loro parte: i pochi coloni arrestati per
aver resistito violentemente all'esercito sono stati mandati a casa dopo un
paio di giorni. I giudici, che non dimostrano alcuna clemenza
quando arabi compaiono loro di fronte, hanno trattato i coloni fanatici
come fossero figlioli disobbedienti. L'intera
commedia sarebbe potuta anche essere divertente se non riguardasse una
questione molto seria. Un "avamposto" si presenta come
un innocente gruppetto di roulotte sulla cima di una collina dimenticata da
Dio, ma è ben lontano dall'essere innocuo. È il sintomo
di un cancro che cresce, non a caso Ariel Sharon - lo stesso Ariel Sharon -
esortò qualche anno fa i coloni a prendere il controllo
di tutte le colline di "Giudea e Samaria". La
malattia manifesta a questo modo: un gruppo di attaccabrighe occupa la cima
di una collina a qualche chilometro da un insediamento già
costruito e ci piazza una roulotte. Dopo qualche tempo l'avamposto
assomiglia ancora a un gruppetto di roulotte, poi vengono portati un
generatore di corrente e una torre per l'acqua. A questo punto fanno la
loro apparizione le donne e i bambini e viene costruito un recinto, poi
alcune unità dell'esercito vengono inviate a difesa dei coloni. I militari
dichiarano che, per ragioni di sicurezza, ai palestinesi è vietato
avvicinarsi, per evitare che possano spiare e preparare un attacco. La zona
di sicurezza diventa sempre più grande e gli abitanti dei vicini villaggi
palestinesi non possono più raggiungere i loro frutteti e i loro campi, se
qualcuno ci prova rischia di farsi sparare addosso. Tutti i coloni hanno
un'arma e non hanno niente da temere dalla legge se la usano contro un
arabo sospetto. Tutti gli arabi sono sospetti, ovviamente. Si
dà il caso che io abbia avuto a che fare con Mitzpe Yitzhak, proprio
l'"avamposto" comparso nello Show di questa settimana. Alcuni mesi
fa fummo chiamati dagli abitanti del villaggio palestinese di Habala
affinché li aiutassimo a raccogliere le olive in un oliveto vicino
a quell' "avamposto". Quando gli addetti alla raccolta arrivarono
in prossimità dell'avamposto, i coloni aprirono il fuoco. Un
israeliano del nostro gruppo fu ferito da un proiettile che rimbalzò ai
suoi piedi. Gli
avamposti "illegali" sono stati in realtà installati in modo
sistematico, con l'aiuto dell'esercito e secondo i suoi piani. Quando in
una regione gli avamposti si moltiplicano, i villaggi palestinesi restano
strangolati in mezzo a loro e la vita diventa un inferno. Chiaramente
la speranza dei coloni e degli ufficiali dell'esercito è che alla
fine i palestinesi si rassegnino e gli lascino campo libero.Sharon evacuerà
davvero avamposti a dozzine? Naturalmente tutto dipende dal suo amico
George W. Se si realizzerà l'" Hudna" (tregua) tra
l'Autorità Palestinese e Hamas, Bush potrebbe forse esercitare forti
pressioni su Sharon. Ieri, durante la mia visita a Yasser Arafat, l'ho
trovato cautamente ottimista, ma ha anche detto che rimangono meno di
quattro mesi di tempo per riuscire a smuovere la situazione: a partire da
novembre il presidente degli Stati Uniti d'America sarà troppo occupato a
farsi rieleggere. Ciò
significa che Sharon non ha altro da fare che produrre ancora qualche
spettacolo di questo genere per la TV, poi lui e i coloni avranno
di nuovo mano libera.
Inserto di Gush Shalom, Ha'aretz, July 4, 2003
IL PRIMO PASSO
7000 prigionieri
e detenuti riempiono oggi le prigioni di Israele.
Ognuno di loro ha
una famiglia numerosa, un clan (hamula) esteso e molti vicini,
conoscenti e amici. In tutto, decine di migliaia.
Ogni prigioniero
rilasciato può diventare un ambasciatore di pace.
Il rilascio dei
prigionieri è il passo più significativo che noi possiamo fare per aumentare le
forze per la pace.
------------------------
Inserto di
Gush Shalom su Ha'aretz, July 11, 2003
Our
generation has seen many wars.
La nostra
generazione ha visto molte guerre.
All of us have
blood on our hands.
Tutti noi
abbiamo le mani macchiate di sangue.
Only
peace will end the bloodshed.
Solo
la pace può mettere fine allo spargimento di sangue
The
first step towards peace is the release of the prisoners.
Il primo
passo verso la pace è la liberazione dei prigionieri.
Posta ricevuta:
Caro Maurizio,
mi chiamo Alessia, ho 32
anni, una figlia di quattro e un meraviglioso compagno che si chiama Alfonso.
Faccio ricerca sociale, ma soprattutto faccio parte dell'Associazione Senzaconfine
da circa tredici anni, ci occupiamo di diritti di migranti e profughi. Una
persona che mi ha insegnato tante cose e mi ha sempre dato molto, chiedendomi
anche molto impegno, è stato e continua ad essere anche dopo la sua scomparsa
Dino Frisullo. Proprio con la sua attitudine a cercare punti d'incontro i più
larghi ed "ecumenici" possibili, tenendo nonstante ciò alla propria
identità, di persona che senza prevaricazioni ha cercato di battersi per la
giustizia sociale e la libertà, ma si accontentava anche di sporcarsi le mani
per cercare di spostare qualche piccola cosa nell'oggi, più che preservare una
"purezza" astratta. Scusa la confusione. Mi ha incuriosito il nome di
questa lista, mi è sembrato interessante e mi sono iscritta. Grazie e a
risentirci Alessia
Abbiamo
sentito parlare del forte impegno di Dino e della sua lotta instancabile in
favore dei più deboli: speriamo di vederti presto qui come collaboratrice di O.E.
in favore dei più deboli e dei più piccoli. L’opzione scelta da
queste pagine è quella del non violenza. Questa è la nostra vera rivoluzione.
Come cristiano ho proprio questo imperativo da seguire!
Conosco comunque
evangelici (evangelicals in particolare e tieni presente che sono la
maggioranza in Italia) che plaudono e giustificano la guerra e la violenza
degli Stati, in particolare quella americana: sappi che non mi identifico in
nulla con loro. Questo te lo dico per trasparenza. Ma altrettanto francamente ti
dico che anch’io avrei partecipato alla lotta di liberazione dal
nazifascismo, se fossi nato negli anni venti. Non avrei indossato o usato
un’arma ma avrei aiutato in altri modi i partigiani. Il Padreterno so che
farebbe bene il suo lavoro: non solo perdona ma non appoggia mai l’empio.
La mia “purezza” non è tanto pura …. Sono solo un
piccolo uomo.
Per un errore tecnico inspiegabile la pagina
“Liberate i prigionieri in Israele” inviata ieri a
“Yahoo!” non risultava leggibile: essa è tratta dal sito pacifista
israeliano Yesh-gvul, di cui
riportiamo qui di seguito il link per una rapida e piu’ immediata consultazione:
Essa contiene una lunga e impressionante
lista di prigionieri palestinesi incarcerati nelle prigioni israeliane. Si
calcola che essi sianocomplessivamente, secondo
fonti pacifiste di Tel Aviv, circa 7.000; persone per lo piu’ senza alcun processo e/o
diritto alla difesa.
Risulta evidente, a chi perlomeno non ha una
visione fanatica e violenta dei tragici eventi del Medio Oriente, che nessun accordo di pace potrà
prescindere dalla liberazione immediata di tutti coloro di cui non è stata
provata la colpevolezza di un qualsiasigrave
reato penale.
Si pone poi con urgenza (!) a tutta la Comunità
internazionale anche la questione dei profughi palestinesi (il rientro dei
profughi, in linea generale, non
può essere evidentemente inteso solo a senso unico, come vorrebbe invece la
destra religiosa ed estremista).
Vi chiediamo di voler scusare
l’occorso per ieri (a
quanto pare capitato anche ad altre ML che utilizzano il nostro stesso formato
di edizione) econ l’occasione Vi invitiamo ad aderire anche alla campagna che appare
sul sito
per sostenere moralmente, spiritualmente,
psicologicamente e, laddove possibile, anche finanziariamente i militari israeliani
obiettori di coscienza che si sono rifiutati di occupare i territori dello
Stato palestinese. Si tratta,
a ben vedere, solo di un
aggiornamento della lista pubblicata molti mesi fa su questa newsletter
elettronica.
Posta
ricevuta
Mi chiamo Gianluca, ho 33
anni sono membro della chiesa battista di via Passalacqua di Torino. Sono di
famiglia cattolica non praticante, sono giunto al protestantesimo nel 1997 dopo
una lunga ricerca spirituale, culminata nell'aprile 2000 con il battesimo per
immersione nella sopranominata comunità. Rimango sempre aperto alla ricerca
spirituale, al confronto con tutte le religioni, all'ecumenismo dal basso.
Teologicamente sono progressista, lontano dal fondamentalismo e dal
letteralismo biblico. Pace
Informazione pubblica
Orientamenti ecumenici prende
atto, con amarezza, che il proprio manifesto è stato considerato dal sig.
Michele Amato (titolare di un newsgroup ) incompatibile con i principi della
religione bahà’i, di cui abbiamo dato notizia, tra l’altro solo qualche
giorno fa, nella forma e nei contenuti scelti liberamente dagli interessati e
senza alcuna forma di censura preventiva. La Segreteria nazionale di Roma di
questo Gruppo, che risulta anch’essa fra i nostri lettori, farebbe bene a
suggerire ai suoi punti di riferimento periferici che l’accettazione
dell’identità diversa dalla propria è il primo passo per un dialogo
sereno e fruttuoso. Alla richiesta del sig. Amato di eliminare la parola
socialismo religioso dal nostro manifesto (incredibile ma vero), rispondiamo
evidentemente con un secco NO!
Confondere poi la
pubblicità partitica col nostro impegno in favore della Pace, della Giustizia e
della salvaguardia del creato ma soprattutto con la ricerca di un confronto con
le altre culture e religioni ci sembra francamente inaccettabile.
Detto questo teniamo a
precisare che non temiamo di sporcarci le mani con la politica, anzi ci
interessa il confronto dialettico fra le diverse posizioni progressiste, e non
solo italiane! Questo fa parte del nostro essere cittadini e discepoli del
Risorto allo stesso tempo. Nessuna fuga dal mondo. Nessuna idolatria
della religione. Si veda ad esempio qui sotto la lodevole iniziativa
dell’On. Di Pietro, che mi sento di condividere pienamente e con grande
entusiasmo. Se possiamo dargli una mano quest’ estate facciamolo tutti
con grande generosità.
Certo, mi rendo conto che
non esistano testi tradotti di Leonhard Ragaz in lingua italiana ma mi pare che
il sig. Amato farebbe bene ad accettare il consiglio di dedicarsi anche alla
lettura di qualche buon libro in tedesco o in francese e ad approfondire la
resistenza evangelica svizzera alle dittature del secolo scorso… sempre
in prima linea contro l’abolizione dei partiti politici, a cui pare
invece puntare il suo ragionamento.
La politica intesa come
arte umana del possibile e del bene comune, credo che sia francamente un dono
prezioso del Signore dato a noi creature per testimoniare l’amore verso
il prossimo, oltre il gretto interesse individualista e il non senso del vivere
solo per se stessi.
Rifletta sig. Amato
-------------------------------
Il commento politico
In ricordo di Paolo
Borsellino
Una frase che ripeteva
spesso Paolo Borsellino era quella di sentirsi “servitore dallo
stato” e non “dello stato”. Lo disse anche due giorni
prima di morire quando, con amaro sorriso, confidò di sentire che era arrivato
il tritolo per lui. La luce triste dei suoi occhi accompagna il ricordo di un
uomo che ebbe un credo profondo nella giustizia e che visse per essa, sapendo
che così donava anche alla sua amata famiglia, a sua moglie ed ai suoi figli
che adorava. Paolo Borsellino è stato un grande italiano ed un grande
siciliano.
E’ bene ricordarlo
perché questa terra, così dolce ed aspra, la Sicilia, ha dato all’Italia
esempi di amore per la giustizia come nessun altro. Dovremmo essere grati a
questa terra e ci avvilisce il pensiero che menti delinquenziali, di livello
diverso, possano ancora farne terra di conquista e sfruttamento. Ecco cosa può
significare l’attualità del ricordo del suo sacrificio: battersi sempre,
senza calcoli e tornaconti, per le cose che valgono, essenziali come
l’aria, la libertà e la giustizia. Grazie Paolo per il tuo presente,
attuale e forte insegnamento!
Tu sei con noi, sempre!
Ai Siciliani, dico, siate
orgogliosi e degni di questo grande vostro fratello!
AIUTACI AD ABROGARE
LA VERGOGNA DELLA LEGGE SALVABERLUSCONI
LETTERA APERTA ALLE
PERSONE DI BUONA VOLONTA'
Cari amici,
il cosiddetto "Lodo
Maccanico" (ovvero la legge che garantisce l'immunità al Presidente del
Consiglio Berlusconi) è stato approvato.
Trattasi di una legge
ingiusta, incostituzionale ed anche un po' immorale. La sola riprovazione,
però, non basta giacché la contestazione fine a se stessa non porta da nessuna
parte. L'unica cosa da fare - per rendere costruttiva e propositiva la nostra
indignazione - è attivarci per un referendum abrogativo. Senza se e senza ma.
Agli italiani interessa sapere se il nostro Presidente del Consiglio sia un galantuomo
o un mascalzone "ora" e non "dopo" che ha governato. Per
raggiungere tale obiettivo dobbiamo costituire urgentemente almeno 300/600
gruppi di lavoro (costituiti per lo meno da 4/5 persone ciascuno) che si
dichiarano disponibili a raccogliere, nelle forme di legge, ognuno almeno
1.000/2.000 firme.
Solo così possiamo avere
concrete speranze di completare la raccolta di circa 600.000 firme entro il
prossimo 30 settembre (data ultima prevista dalla legge, se vogliamo che il
referendum si faccia l'anno prossimo).
I gruppi di lavoro, nel
loro insieme, formeranno uno "schieramento referendario" aperto ai
contributi di tutti (e non solo dell'Italia dei
Valori): movimenti,
partiti, girotondi, associazioni, singole persone, che costituendosi in
"gruppi di lavoro" concretamente si impegneranno nel raccogliere (o
far raccogliere) le firme rendendo fattiva la loro collaborazione.
Ad ogni gruppo di lavoro
assicuriamo un servizio on-line di assistenza tecnica e logistica (abbiamo già
costituito una ventina di sedi regionali e più di ottanta sedi provinciali di
coordinamento, anche queste aperte all'ingresso di chi voglia farne parte). Ad
ogni gruppo sarà consegnato materiale illustrativo ed ogni modulistica
necessaria. Abbiamo anche previsto un piccolo contributo a titolo di rimborso
spese (circa 500 euro per ogni 2.000 firme).
Precisiamo che la raccolta
delle firme potrà essere fatta anche non collegata a questo o a quel partito
(ed infatti il kit per la raccolta delle firme potrà essere richiesto anche senza
alcun simbolo di partito). Tutte le persone di buona volontà che vogliano
costituire un gruppo di lavoro o partecipare a gruppi già costituiti possono
segnalare la loro disponibilità al seguente nostro indirizzo:
Italia dei Valori
Quale fondatore della
newsletter elettronica “Orientamenti ecumenici” sono disponibile a
sostenere la Vs. iniziativa sulla mia ML.
Ho già firmato personalmente
su un banchetto organizzato a Padova sabato scorso e mi occupo di ecumenismo.
Un cordiale shalom
Maurizio Benazzi
Busto
Arsizio, 18 luglio 2003
Caro Benazzi,
La
ringrazio di cuore per la disponibilità a collaborare.
Il nuovo indirizzo elettronico della
newsletter è benazzimaurizio@...:
chi fosse in grado di collaborare gratuitamente per la realizzazione di un sito
di O.E. è invitato a dare la propria disponibilità personale nei prossimi
giorni. Grazie!
Ci conceda Dio di
pregare così anche nell’ora più solitaria della nostra vita: Io credo
Signore, aiuta la mia mancanza di fede.
(Dietrich Bonhoeffer)
Posta ricevuta
Questo l'appello di
solidarietà ai Giudici Boccassini e Colombo che si può firmare online sul sito www.igirotondi.it :
"Abbiamo appreso che i
Giudici Boccassini e Colombo sono stati iscritti nel registro degli indagati
dalla Procura della Repubblica di Brescia a causa di un esposto di una
fantomatica associazione di cittadini. Noi, come cittadini di tutta Italia,
esprimiamo la nostra solidarietà ed il nostro ringraziamento a Ilda Boccassini
e Gerardo Colombo per il loro impegno a difesa del rispetto della legge"
Sul sito anche la
possibilità di scaricare, stampare ed esporre il logo "Solidarietà ai
Giudici Boccassini e Colombo"
Gianluca Alfieri
"In una vicenda sconvolgente, come quella che mi
riguarda, che qualcuno faccia luce mi dà una speranza di verità”.Cesare
Previti.
Questo
il commento a caldo dell’imputato e condannato ( 11 anni in primo
grado) alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dei p.m
Ilda Bocassini e Gherardo Colombo per ABUSO
D’UFFICIO.
Noi, agghiacciati da quest’ennesimo
abuso di potere, di fronte a questa vendetta dei potenti contro la legalità,
la democrazia, contro le basi stesse del vivere civile nel tanto celebrato
Occidente libero, possiamo soltanto sperare – stavolta sì- di poter
manifestare il nostro sdegno e la nostra solidarietà ai due magistrati in
particolare e a tutto il potere giudiziario indipendente, assieme a tutti
coloro che ancora credono alla Libertà.
sono stato per
lavoro all'estero ed ho potuto riprendere contatto con la mia posta solo oggi.
Grazie a Lei per l'attenzione e mi ritenga uno dei lettori del Vostro sito. Mi
iscriverò e, se Le interessa, Le invierò un articolo sulla Costituzione Europea
che sto elaborando. Un fraterno saluto.
Da “Rapporto
quotidiano dei messaggi in amore” di MSM
Vetero-cattolici sfrattati a Regensburg
Il nuovo ecumenismo della Chiesa di Roma ovvero
"ultimi morsi della bestia che sta per morire"
Regensburg. Da 39 anni i
cattolici romani ed i vetero cattolici usano la cappella di "Santa Maria
della neve" in via Prinzenweg. Questa pacifica coesistenza fra i cristiani
di due confessioni diverse finisce ora. Circa 200 vetero-cattolici devono
abbandonare la cappella in data 1° ottobre 2003.
La spiegazione della curia
vescovile della Chiesa cattolica romana è la seguente: una necessità di
utilizzo della cappella da parte loro e diversità di vedute teologiche. I
vetero-cattolici pagavano un affitto annuale di Euro 200,00 mentre i fedeli
cattolici romani usavano la cappella 2 o al massimo 3 volte all’anno.
Il parroco Ralf Staymann è
costretto a cercare un altro luogo di culto ma provvisoriamente la direzione della
Chiesa evangelica-luterana è disponibile a offrire il proprio tempio.
Ricordiamo che il nuovo vescovo cattolico romano di Regensburg Mons. Gerard Ludwig Müller, famoso per il suo corservatorismo, non
ha permesso al parroco Staymann di predicare in una delle sue chiese in
occasione del raduno delle varie confessioni cristiane durante la settimana
ecumenica nel gennaio 2003. Secondo alcuni osservatori
l’impedimento a celebrare nella cappella di "Santa Maria della
neve" è da attribuirsi al suddetto vescovo.
E’ una "nuova
primavera ecumenica" nella Chiesa di Roma oppure "l’agonia di una bestia che
sta morendo"? Se i vetero-cattolici di Milano
dall’ottobre del 2002 hanno iniziato un gemellaggio con i fratelli di
Regensburg, la perdita del luogo di culto da parte di entrambe le comunità
nello stesso periodo dimostra che siamo dei veri e propri gemelli…
Un
caro saluto fraterno e piena solidarietà di Orientamenti ecumenici agli amici
vetero cattolici qui iscritti tramite una loro ML siciliana… Invitiamo con
l’occasione tutte le comunità cristiane e non a segnalare a O.E. gli
abusi , i comportamenti scorretti, le manifestazioni di intolleranza di
qualsiasi natura, per una pubblica denuncia dei fatti stessi. Si segnala a
questo proposito che un responsabile cattolico di area carismatica (appartenente
alla Diocesi di Milano) abbia ormai consolidato una sistematica censura dei
messaggi di questa ML sul newsgroup moderato “it.cultura.cristiani -
Ripartire da Cristo”. Siamo convinti che il Cristo di cui lui fa
riferimento se ne stia ben alla larga da questi comportamenti… Non gli bastava
– tra l’altro - averci definito pubblicamente mesi or sono come
rappresentati della cultura della morte (in rif. alla Legge 194) e antitesi del
messaggio cristiano…
Credo
che sia il caso di interrogarci sul senso dell’attuale presenza evangelica
all’interno del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, stante il
clima generale (e visto e considerato anche certi volantini sulla festa del
Creato del 4 ottobre 2003 veramente di basso profilo, in termini di contenuto!)
…. La domanda che mi pongo e che pongo anche ai miei pastori è se questa presenza
serve a dare solo una parvenza di facciata presentabile alle Istituzioni
ecclesiastiche e in particolare a quella maggioritaria? … E se non sia
invece il caso di dedicare maggiore e più partecipata attenzione alla città e
alla vita attiva (culturale, sociale, politica, etnica e interreligiosa,…)
dei milanesi e dei nuovi immigrati.
Le
nostre chiese rimangono giustamente chiuse durante la settimana ma il mondo,
con Dio, è (fortunatamente) sempre aperto, 7 giorni su 7. Di questo ne dobbiamo
tenere conto, anche perché proprio di questo mondo, bello e/o brutto che sia, ne
facciamo parte…mentre dei salotti con buffet di pasticcini e minuetti di
parole vuote ne possiamo fare anche a meno!
Conviene
riflettere seriamente sulle parole del presidente dell’ARM, Choan-Seng Song, qui di
seguito riportate su un articolo di NEV. Ritornare nelle piazze con i nostri
simboli e la nostra visione del mondo, è a ben vedere il modo migliore per
ritornare alle nostre radici e dare pubblica testimonianza della nostra Fede,
senza timore alcuno. Lasciare il campo aperto ai soli pentecostali e agli
evangelicals sarebbe tra l’altro un errore strategico che potrà costarci in
futuro molto caro… non solo a noi ma anche all’Italia. E questo
interessa molti e non solo i 50.000 protestanti, membri di chiesa paganti.
MB
Gentile Maurizio,
perdonami se ti rubo un momento per segnalarti che da pochi giorni è uscito il
mio ultimo libro ("Vocabolario minimo del dialogo interreligioso. Per
un'educazione all'incontro tra le fedi", EDB Bologna), dedicato alla
situazione attuale del dialogo interreligioso. E' sotto gli occhi di tutti,
infatti, come la diversità religiosa sia entrata di prepotenza sulla ribalta
mediatica. L'obiettivo, umile, del volumetto è di contribuire a tracciare le
basi e i presupposti di un incontro serio fra donne e uomini di fede cristiana
con donne e uomini di fede "altra", sulla linea di filoni ben
presenti nella rivelazione biblica e nella storia delle chiese cristiane. Il
prezzo è di otto euro, mentre le pagine sono 120 perché ho ritenuto utile - in
un frangente come quello che stiamo attraversando - riportare il testo
integrale della "Charta Oecumenica" proclamata dalle chiese europee
nel 2001. L'introduzione è firmata dall'amica Maria Vingiani, fondatrice del
Segretariato Attività Ecumeniche e una delle figure più rilevanti del cammino
del dialogo (ecumenico e interreligioso) in Italia e oltre. L'augurio è che il
"Vocabolario minimo..." contribuisca a favorire il dibattito su
questi temi, sempre più centrali e controversi, ma anche necessari per comunità
cristiane che abbiano preso sul serio l'imperativo evangelico dell'apertura
all'altro. Da parte mia, resto a disposizione per discuterne e confrontarmi con
chi sia disponibile a farlo.
Con amicizia,
ringraziandoti dell'attenzione e del paziente lavoro che ci offri!
shalom - salaam - pace
Brunetto Salvarani
Caro Brunetto, non ricevo, come abbonato, il tuo
mensile e – salvo mio svista – non risulta mai pubblicato l’intervento
di O.E. su quelle pagine, a proposito della posizione di D. Bonhoeffer sul
Concilio ecumenico. Fammi sapere, grazie.
GUANTANAMO BAY: E’ TEMPO DI PORRE FINE AL LIMBO LEGALE,
CHIEDE AMNESTY INTERNATIONAL
La possibilita’ che
l’amministrazione statunitense sospenda i procedimenti legali contro i
cittadini di nazionalita’ britannica detenuti a Guantanamo Bay solleva piu’
interrogativi che risposte. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, ribadendo
la sua assoluta opposizione all’avvio dei processi di fronte alle
commissioni militari.
“Sospendere i
procedimenti legali contro persone i cui diritti sono gia’ stati sospesi
da oltre un anno perpetuerebbe la situazione di limbo legale” – ha
commentato l’organizzazione per i diritti umani.
Il 3 luglio il Pentagono ha
annunciato che il Presidente Bush aveva indicato sei cittadini stranieri
detenuti a Guantanamo Bay come le prime persone destinate a essere sottoposte
all’Ordine militare del novembre 2001. Questo atto prevede la detenzione
a tempo indeterminato senza accusa ne’ processo, oppure lo svolgimento di
un processo di fronte alle commissioni militari, nei confronti di persone
sospettate di essere coinvolte nel “terrorismo internazionale”. Le
commissioni militari hanno il potere di emettere condanne a morte, contro le
quali non e’ possibile appellarsi ad alcuna corte.
Come e’ emerso in
seguito, due dei sei detenuti indicati dal presidente Bush, Moazzam Begg e Feroz
Abbasi, sono cittadini
britannici, cosa che ha
causato profonda preoccupazione nel Regno Unito. Le autorita’
statunitensi non hanno ancora formulato le accuse nei confronti dei sei detenuti
ne’ hanno istituito le commissioni militari.
“Chiediamo al governo
degli Stati Uniti non solo di sospendere la nomina delle commissioni militari
ma di rinunciare definitivamente a questi procedimenti iniqui” – ha
affermato Amnesty International – “e di farlo non soltanto nel caso
dei cittadini britannici ma di chiunque delle centinaia di cittadini stranieri
detenuti a Guantanamo Bay, nella
base aerea di Bagram in
Afghanistan e in ulteriori ignoti centri di detenzione nel mondo”.
Amnesty International ha ribadito
la propria richiesta affinche’ tutte le persone che si trovano sotto
custodia statunitense abbiano accesso all’assistenza legale e siano in
grado di contestare dinanzi a un tribunale la legittimita’ della propria
detenzione. Se sospettate di aver commesso un reato, queste persone dovrebbero
essere incriminate
per un reato di accertata
natura penale e sottoposte a processo entro un termine ragionevole, secondo una
procedura pienamente conforme al diritto internazionale e senza ricorrere alla
pena di morte. In caso contrario, dovrebbero essere rilasciate.
Ieri il presidente Bush ha
affermato, a proposito dei detenuti di Guantanamo Bay, che “l’unica
cosa che so per certo e’ che sono cattive persone”.
“Mostrando ancora una
volta profondo disprezzo per la presunzione di innocenza, il presidente Bush ha
fatto chiaramente capire perche’ le commissioni militari non potranno
assicurare giustizia” - ha commentato Amnesty International,
sottolineando che l’esecutivo, guidato dal presidente Bush, controlla le
commissioni e i loro verdetti, decidendo anche sulla vita e la morte
dell’imputato.
“E’ tempo di
porre fine a questo limbo legale e che gli USA riconoscano di aver preso la
strada sbagliata con l’Ordine militare del novembre 2001. La sicurezza
internazionale si consegue attraverso la piena osservanza del diritto
internazionale e il rispetto degli standard in materia di diritti umani
fondamentali” – ha concluso Amnesty International.
NOTIZIE DA
NEV - ROMA
Riunito a Torre Pellice il
Comitato esecutivo dell’Alleanza riformata mondiale
Roma (NEV), 23 luglio 2003 - Dall’8 al 15 luglio si è
riunito a Torre Pellice (TO), nelle Valli valdesi, il Comitato esecutivo
dell’Alleanza riformata mondiale (ARM). Presenti una sessantina di
delegati provenienti da tutti i continenti. L’ARM riunisce oltre 75
milioni di fedeli delle chiese congregazionaliste, presbiteriane, riformate e
unite che si rifanno alla Riforma del XVI secolo: 214 chiese in 106 paesi di
tutti i continenti. Ne è membro anche la chiesa valdese.
In apertura dell’incontro il
presidente dell’ARM, Choan-Seng Song, membro della chiesa presbiteriana
di Taiwan, ha espresso critiche al movimento ecumenico ritenuto troppo
"istituzionalizzato", e ha lanciato una sfida alle chiese affinché lo
rivitalizzino.Va
cercata una visione di un "nuovo movimento ecumenico" che possa
spingere i cristiani di tutto il mondo ad attivarsi. In un mondo sottoposto a
continui mutamenti "le organizzazioni ecumeniche, troppo conservatrici,
legaliste e rigide, vanno riformate" ha dichiarato Song.
Nel corso dei lavori il Comitato esecutivo ha rinnovato il suo
impegno in difesa della vita, per la giustizia sociale e la salvaguardia del
creato, invitando le chiese a partecipare con forza alla lotta contro la
povertà e per la protezione dell’ambiente. Tra altre cose questo Comitato
esecutivo ha approvato l’invio di una delegazione in Madagascar, dove le
prossime elezioni presidenziali rischiano di creare divisioni tra le chiese
presenti sull’isola. Su pressione della chiesa presbiteriana di Taiwan, fortemente
impegnata sul fronte della difesa dei diritti umani, il Comitato esecutivo in
un comunicato ha altresì espresso "comprensione" per la volontà del
popolo taiwanese di arrivare all’autodeterminazione e
all’indipendenza dalla Repubblica di Cina.
Avviata anche una maggiore collaborazione con le Chiese di
Cristo (o Discepoli di Cristo), una denominazione di tradizione riformata che risale
al XIX secolo e che fonda le sue origini nei movimenti religiosi statunitensi
di frontiera. Il "Consiglio ecumenico dei Discepoli" conta una
quarantina di chiese membro in tutto il mondo che insieme raccolgono circa 1
milione di fedeli; 23 tra queste sono già membri dell’ARM. E’ stata
poi accolta la richiesta di adesione all’ARM da parte della Chiesa
evangelica del Camerun fondata nel 1957 e che oggi conta circa 1,2 milioni di
fedeli e 300 pastori, tra cui 9 donne.
Questo alle Valli valdesi era l’ultimo incontro del
Comitato esecutivo prima del prossimo appuntamento mondiale: con il motto
"Affinché possiate tutti avere una vita in pienezza" dal 30 luglio al
12 agosto 2004 ad Accra in Ghana si svolgerà infatti il 24esimo Consiglio
generale dell’ARM (massimo organo decisionale dell’Alleanza). Il
Consiglio generale si riunisce ogni 7 anni per delineare le direttive
programmatiche dell’ARM e per eleggere il nuovo Comitato esecutivo,
incluso il presidente, tramite i delegati delle 200 e oltre denominazioni membro.
Attesi all’incontro del 2004 più di 1000 persone tra delegati,
osservatori, ospiti e organizzatori. (nev/gc)
(NEV/ENI) – Storica
decisione per la Chiesa Unita d’Australia che nel corso dei lavori
della sua Assemblea nazionale (Melbourne, 17 luglio) ha varato a grande
maggioranza l’accettazione nel proprio corpo pastorale di persone
dichiaratamente omosessuali. Ciononostante la decisione non sarà vincolante: le
singole comunità potranno decidere caso per caso. La decisione rischia però di
rallentare il cammino verso l’unificazione con la Chiesa anglicana, ma, secondo
il presidente della Chiesa Unita, Dean Drayton, "la chiesa non può essere
meno inclusiva, meno compassionevole, meno aperta della società in cui si
trova". La Chiesa Unita d’Australia è nata nel 1977 come unione
delle chiese congregazionaliste, metodiste e presbiteriane del paese; è la
maggiore denominazione cristiana dell’Australia e riunisce oltre 1
milione di fedeli.
Winnipeg (Canada): è in corso la X
Assemblea della Federazione luterana mondiale
Fino al 31 luglio luterani di tutto il mondo si confrontano sul
tema della guarigione
Roma (NEV), 23 luglio 2003 - Più di 800 persone provenienti da ogni
parte del mondo in questi giorni stanno partecipando nella città di Winnipeg,
in Canada, alla X Assemblea della Federazione luterana mondiale, FLM, (21-31
luglio). "Per la guarigione del mondo": è questo il tema
dell’Assemblea che il presidente uscente, il vescovo luterano tedesco Christian
Krause, ha definito come "straordinariamente rilevante al giorno
d’oggi". Krause ritiene che la comunione delle chiese luterane
– insieme ad altre religioni - è oggi confrontata da una importante
sfida: cercare "le vie che possano portare verso la pace e
l’integrità del creato", ed ha ricordato alle chiese cristiane, e
alle altre comunità religiose, l’obbligo di essere attivamente impegnati
nella lotta contro la povertà, l’ingiustizia ed ogni altra forma di
violenza nelle società.
Dall’ultima Assemblea, svoltasi a Hong Kong nel 1997,
sono stati fatti passi significativi in ambito ecumenico e soprattutto nel
dialogo con la chiesa cattolica, ha inoltre sottolineato il presidente Krause.
Si pensi alla Dichiarazione congiunta sulla giustificazione firmata nel 1999
con la Chiesa cattolica che Krause vede come "un punto di partenza verso
il superamento di una divisione di quasi 500 anni" tra luterani e
cattolici romani. "Quel che è rimarchevole è che le due parti in dialogo siano
riuscite a trovare un consenso su delle verità fondamentali – prosegue Krause
–; la firma posta sulla dichiarazione congiunta non rappresenta un punto
d’arrivo, ma una colonna: disponiamo ora di una base sulla quale
costruire ed andare avanti, ed è questo che dobbiamo fare".
In un rapporto intitolato "Da Hong Kong a Winnipeg"
il segretario generale Ishmael Noko – per conto del Consiglio - illustra
vita e lavoro degli ultimi sei anni della FLM (il testo in inglese è
scaricabile da Internet al sito http://www.lwf-assembly.org/sixyear.html).
L’Assemblea - che si tiene ogni sei anni e che è il massimo organo
decisionale della FLM – si è aperta il 21 luglio con un culto solenne
nella cattedrale cattolica di S. Bonifacio di Winnipeg. Relatore principale è Margot
Käsmann, vescovo di Hannover (Germania). La FLM conta 136 chiese membro (per un
totale di 61,7 milioni di fedeli) in 76 paesi. (nev/gc)
Si apre a Chianciano la XL
sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche
Dopo l’Enciclica, annunciata l’"astensione
eucaristica": "Staremo in preghiera e meditazione"
Roma (NEV), 23 luglio 2003 - E’ giunta alla sua
quarantesima edizione la Sessione annuale di formazione promossa dal
Segretariato attività ecumeniche (SAE). L’incontro, che si aprirà il 26
luglio per chiudersi il 1° agosto, si svolgerà a Chianciano Terme (SI) e sarà
incentrato sul tema: "Leggere i segni: Europa, culture, religioni". Il
tema di quest’anno è quello della profezia: a discuterne sono stati
invitati relatori di parte cattolica come Giuseppe Ruggieri, Enzo Bianchi,
Enrico Chiavacci, Giovanni Cereti; per i protestanti saranno presenti, tra gli
altri, Ermanno Genre, decano della Facoltà valdese di teologia; le pastore
Teodora Tosatti ed Eliana Briante; la presenza ortodossa sarà garantita da Athanase
Hatzopoulos, della Chiesa ortodossa greca e da Zeno Popescu, della Chiesa
romena. Come sempre accade nelle sessioni del SAE, sono anche previsti
interventi di personalità ebraiche come Amos Luzzatto e il rabbino Joseph Levi.
Nella sessione di quest’anno, si prevede inoltre una "cattedra dei
giovani" alla quale parteciperanno anche esponenti del mondo islamico.
Un approccio "laico" al tema della profezia sarà
quindi offerto dal politologo Gian Enrico Rusconi, dell’Università di
Torino, e dall’antropologo Roberto Mancini. La sessione sarà attenta
anche alla situazione europea e raccoglierà i contributi di Aldo Giordano
(Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa - CCEE) e di Luca Negro
(Conferenza delle chiese europee - KEK).
A presiedere la sessione sono stati invitati il cattolico
Simone Morandini, docente a Venezia, e il protestante Paolo Naso, direttore del
mensile "Confronti" e della rubrica "Protestantesimo"
(RAIDUE).
Come sempre nel corso della sessione si prevedono alcuni
momenti liturgici: alcuni "comuni", altri, benché caratterizzati confessionalmente,
aperti alla presenza ed alla partecipazione di esponenti delle altre
confessioni. Naturale che, a poche settimane dall’emanazione
dell’Enciclica "Ecclesia De Eucharistia", si ponesse cruciale
il problema della separazione o dell’ospitalità eucaristica. Sulla
questione il SAE non ha una posizione propria ma in generale, nel corso delle
diverse sessioni, se qualcuno ha vissuto con imbarazzo e dolore la
"separazione" nel momento dell’Eucaristia o della Cena del
Signore, altri invece hanno espressamente condiviso la "Cena" di
un’altra confessione. Quest’anno, alla luce delle norme espresse
nell’Enciclica, la situazione si annuncia più dolorosa. Ne ha preso atto
il Comitato esecutivo del Segretariato – cui partecipano sia cattolici
che protestanti ed ortodossi – che in un testo del 10 luglio parla
espressamente di "disagio". "Per molti dei partecipanti alle
sessioni – si legge infatti – le eucaristie
confessionali…sono vissute come vere e proprie lacerazioni.
L’intensa comunione fraterna sperimentata nell’ascolto della
Parola, nella riflessione e nella preghiera deve arrestarsi, prima di poter
condividere il pane e il vino eucaristici". I membri del Comitato
annunciano quindi che si asterranno "dalla partecipazione alla mensa del
pane e del vino offerta dalla rispettiva chiesa". "Resteremo al
nostro posto – affermano – in piedi, in preghiera e meditazione: se
la partecipazione alla mensa del Signore non può oggi essere condivisa, può
esserlo almeno il dolore, l’attesa e la speranza di una comunione
piena". (nev/gu)
Proseguono i festeggiamenti per il
tricentenario della nascita di Wesley
A Potsdam (Berlino) più di 800 metodisti di tutta Europa per
celebrare la ricorrenza
Roma (NEV), 23 luglio 2003 – Proseguono soprattutto in
Inghilterra e negli Stati Uniti le iniziative e i festeggiamenti per il tricentenario
della nascita del fondatore del metodismo John Wesley (1703-1791). Fino a
ottobre Epworth (Inghilterra), cittadina natale di Wesley, sarà luogo di
celebrazioni, parate, eventi musicali, nonché meta di numerosi pellegrini
provenienti da tutto il mondo (vedi http://www.wesley2003.org.uk/events2.htm).
A fine mese invece si svolgerà vicino Berlino, nella penisola
di Hermannswerder a Potsdam (dal 30 luglio al 3 agosto) il Festival metodista
per il 300esimo compleanno di Wesley. Promosso dal Consiglio metodista europeo
il Festival vuole essere un raduno festoso per le famiglie, i giovani, e i meno
giovani. Attese più di 800 persone da tutta Europa per festeggiare, ascoltare
la Buona Novella, parlare insieme di fede in studi biblici, culti, piccoli
gruppi (Wesley groups), laboratori e numerosi dibattiti. Non mancheranno
l’intrattenimento musicale, e sono previste anche attività sportive e
ricreative. (Per saperne di più: http://www.emk.de/aktuelles/396_560.htm).
Per il tricentenario della nascita di Wesley, in Argentina si è
pensato di dedicare una piazza al fondatore del metodismo: a Rosario, Santa Fe,
gli si renderà omaggio collocando sulla piazza un monolito con la scritta
"Plaza John Wesley, 1703-1791". (Per ulteriori approfondimenti
rimandiamo alla scheda in questo numero, nonché all’esauriente sito http://wesley.nnu.edu/JohnWesley.htm).
(nev/gc)
(NEV/PE) – Soddisfazione per i progressi registrati nel
dialogo tra protestanti e ortodossi nell’ambito del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC), è stata espressa dal pastore Konrad Raiser,
segretario generale dell’organismo ecumenico, al suo rientro a Ginevra
dopo una visita al Patriarcato ortodosso di Mosca, dove ha incontrato il
metropolita Kirill. Nel corso del colloquio sono stati affrontati alcuni dei
temi al centro del dibattito tra protestanti e ortodossi:
dall’ordinazione pastorale delle donne all’ecumenismo, dalla
liturgia al processo decisionale nel Consiglio ecumenico delle chiese. Ambedue
i leader hanno tenuto a sottolineare l’importanza del CEC come sede di
dibattito sul ruolo delle chiese nella società contemporanea.
(NEV/ENI) – Significativo
passo avanti verso un riavvicinamento, dopo circa 250 anni, tra gli anglicani
e i metodisti inglesi. Domenica scorsa il Sinodo generale della Chiesa
anglicana ha approvato a grande maggioranza una delibera che definisce
"una priorità l’impegno a superare i pochi ostacoli che ancora
impediscono l’unità organica tra le due chiese". La settimana
precedente la Conferenza della Chiesa metodista inglese aveva approvato un
analogo ordine del giorno. Precedentemente, nel 1969 e nel 1972, la Chiesa
anglicana aveva respinto analoghi tentativi di riavvicinamento.
(NEV/ADN) – Con un ufficio
aperto a Baghdad, l’organizzazione assistenziale della Chiesa
avventista, ADRA, ha rafforzato la sua azione di soccorso alla popolazione
irachena. Presente in Iraq con programmi assistenziali fin dal 1995, ADRA dopo
il recente conflitto ha svolto la sua azione prevalentemente nel Nord del
paese, distribuendo viveri, medicinali e materiali vari ad oltre 12 mila iracheni
vittime della guerra.
(NEV) – Un articolo della giornalista israeliana Yael Artzi
sul piano di pace per la Palestina apre il numero di luglio/agosto di "Voce
Evangelica", mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di
lingua italiana in Svizzera. In sommario anche una corrispondenza da New York
della teologa Gabriella Lettini sulle critiche delle chiese americane al
governo Bush, un dossier sul recente Kirchentag ecumenico e uno studio del
teologo Settimio Monteverde sui problemi della bioetica. Al centro del numero
un ampio inserto sulla vita delle comunità. Voce Evangelica, via Landriani 10,
CH 6900 Lugano.
(NEV) – Con Noè,
costruttore dell’Arca, il mondo si rigenera e la storia
dell’umanità ha un nuovo inizio; il suo, infatti, è il resoconto della
più grande delle catastrofi e al contempo della sopravvivenza e della vita.
Catastrofe e salvezza diventano un solo tema, collegandosi a un unico Dio: la
storia di Noè diventa un’incalzante domanda su Dio stesso. Nel saggio
"Noè, la storia di un sopravvissuto" (Editrice Claudiana,
pagg. 239, euro 18,50) Jürgen Ebach, docente di Antico Testamento
all’Università di Bochum, Germania, propone un’accurata lettura del
testo di Genesi e, successivamente, analizza la ricezione, l’utilizzo e
gli effetti della storia di Noè nella cultura occidentale: dalle metafore e
simboli del mondo babilonese alle odierne bandiere della pace.
(NEV) – L’Ufficio volontariato internazionale
della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che
è stato approvato dalla Commissione Europea il progetto per l’accoglienza
di un volontario/a presso l’International Centre di Betlemme (ICB) per il
periodo 1 settembre 2003 – 31 maggio 2004. L’ICB è un centro
culturale impegnato nella promozione della pace attraverso percorsi artistici e
lo scambio interculturale, situato nel centro della città vecchia di Betlemme.
Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma, tel. 06 4825120.
(NEV/ENI) – Mentre lo Zimbabwe
sembra scivolare senza speranza nel caos e nell’anarchia, le chiese
cristiane del paese lanciano un forte appello "per la guarigione e la
riconciliazione di una società malata". La Comunione Evangelica, il
Consiglio nazionale delle chiese e la Conferenza episcopale cattolica hanno
dato vita insieme ad un progetto di assistenza psicologica alle migliaia di
vittime "di una violenza brutale e senza futuro"
(NEV) – E’ in distribuzione il numero di
luglio-agosto di "Confronti", mensile di fede, politica e vita
quotidiana, diretto dal Paolo Naso. In sommario articoli sul recente "Kirchentag
ecumenico" di Berlino, la difficile situazione in Iran, il "lexicon"
vaticano sull’etica, interviste a Chiara Lubich e Jean Baubérot, cultura,
politica, ebraismo e rubriche di libri, cinema, musica. Confronti, via Firenze
38, 00184 Roma.
(NEV/ICP) – "Gesù
partecipava pienamente alla vita sociale del suo popolo e così è chiamata a
fare la nostra chiesa". In una lettera pastorale intitolata
significativamente "Fede e società", il vescovo luterano di El Salvador,
Medardo Gomez, esorta le comunità luterane del paese a partecipare attivamente
alla vita sociale della nazione "rispondendo così ad un preciso
comandamento evangelico che impone ai credenti di porsi al servizio del
prossimo".
APPUNTAMENTI
ROCCA di PAPA (RM) – Da giovedì 24 a lunedì 28, 2°
incontro mondiale delle famiglie interconfessionali sul tema "Uniti nel
battesimo e nel matrimonio". A Villa Mondo Migliore, via dei Laghi 10;
segreteria: 02 89126168.
TORINO – venerdi 25, nell’ambito del Congresso
internazionale di sociologia delle religioni, Roberto Cipriani presenta la
seconda edizione del libro di Enzo Pace e del pastore Eugenio Stretti: "Il
pluralismo delle fedi: i nuovi movimenti religiosi". Alle 15 al Teatro
Massimo.
CHIANCIANO TERME (SI) – dal 26 luglio al 1° agosto, XL
sessione di formazione del Segretariato attività ecumeniche, sul tema:
"Leggere i segni dei tempi: Europa, culture, religioni"; segreteria:
02-878569
MEANA di SUSA (TO) – domenica 3 agosto, conferenza del
pastore Giorgio Bouchard su "I Puritani e l’America". Alle 17
nel tempio di Campo del Carro.
PRALI (TO) – dal 3 al 10 agosto, al Centro ecumenico
Agape, campo politico internazionale su "Propaganda globale e
alternative"; segreteria: 0121 – 80 7514.
ROCCA di PAPA – dall’11 al 22 agosto, al Centro
evangelico battista, campo per famiglie diretto da Mario Marziale sul tema
"La creazione e il Creatore"; segreteria: 06 9499014.
TELEVISIONE – domenica 3 agosto, alle 24 circa su RAIDUE,
la rubrica "Protestantesimo" manda in onda un numero con servizi su i
cristiani in Egitto e un ricordo del pastore battista Martin Luther King.
Replica lunedì 2 alle 24 e lunedì 11 alle 10 sempre su RAIDUE.
RADIO – ogni domenica mattina alle 7.30 su RAI Radiouno,
"Culto Evangelico" trasmette una predicazione (3, 10 agosto, pastore
Domenico Tomasetto), notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
SCHEDA
John Wesley,
fondatore del metodismo (1703-1791)
Figlio di un pastore anglicano e di Susanna Annesly (figlia di
uno dei maggiori teologi puritani), John Wesley nasceva nel 1703 nella casa
pastorale di Epworth, nella Contea inglese del Lincolnshire.
Mandato a studiare ad Oxford, costituì con il fratello Charles
ed alcuni amici una specie di associazione retta da regole strettissime: tutti
i membri si impegnavano a studiare metodicamente la Bibbia, a praticare
l'elemosina e ad accostarsi settimanalmente alla Santa Cena. Vennero perciò
chiamati "the holy club" (il santo club), oppure: "i
metodisti", nome destinato a restare per sempre al movimento wesleyano.
Dopo gli studi ad Oxford fu ordinato pastore anglicano nel 1728.
Nel 1738 - dopo essere stato alcuni anni in missione
oltreoceano presso i coloni e gli indiani della Georgia, Nord America,
(esperienza che si rivelò insoddisfacente) - Wesley, tornato a Londra e
ascoltando la lettura dell’introduzione di Lutero all’epistola ai
Romani, ebbe una profonda conversione: si convinse che non doveva più
tormentarsi per la propria salvezza, ma che l’unica risposta
all’esperienza del dono della salvezza, offertoci gratuitamente da Dio in
Cristo, è quella di portare questa conoscenza salvifica agli altri. Da questa
consapevolezza nasceva tutta la sua opera successiva. Egli dedicherà tutta la
sua vita a diffondere un’esperienza religiosa centrata sulla scoperta
dell’amore di Dio, del perdono e della salvezza gratuita. Wesley cominciò
a rivolgersi alle masse proletarie predicando fuori dalle chiese, nelle vie e
nelle piazze, ritenendo che fosse il mezzo migliore per raggiungere le masse
diseredate che rimanevano fuori dalla chiesa ufficiale. Si stabilì a Kingswood,
centro minerario, dove costruì per i minatori una cappella e una scuola,
inaugurando così quell’unione tra predicazione e opere sociali che
rimarrà caratteristica del metodismo. Presto prese a predicare anche in altri
centri industriali, e per 50 anni si dedicò alla predicazione itinerante. Il
suo famoso detto: "la mia parrocchia è il mondo" non è del tutto
ingiustificato se si pensa che predicò 42 mila volte percorrendo più di 322mila
chilometri.
La prima "Società metodista" nacque quando un
centinaio di persone a Londra chiese a Wesley di formare una società religiosa
sotto la sua guida. Fu l’origine di un sistema tipico del metodismo: la
società venne poi divisa in gruppi più piccoli chiamati "classi", a
capo dei quali vennero messi dei responsabili, sia uomini che donne. E'
interessante notare che questa organizzazione capillare e democratica del
movimento metodista venne poi imitata da altri movimenti religiosi e in
particolare dai nascenti sindacati (trade unions). Vennero istituiti - seguendo
la dottrina luterana del sacerdozio universale - dei predicatori laici per
ovviare alla mancanza di pastori ordinati, data l’ostilità della chiesa
ufficiale. Accanto ai predicatori laici furono istituiti anche dei
"predicatori locali" che - a differenza dei primi - mantenevano il
proprio lavoro quotidiano.
Fin dall’inizio della sua predicazione Wesley dovette
combattere su due fronti: le autorità della sua chiesa, e i padroni che
vedevano di mal occhio che le masse prendessero coscienza di sé. Presto la sua
azione si estese anche all’America, dove il risveglio si consolidò su
linee wesleyane. Verso la fine della vita di Wesley il movimento si andava
facendo chiesa; ma fu solo dopo la sua morte, nel 1795, che le Società
metodiste scoprirono di possedere le caratteristiche necessarie per costituire
una chiesa indipendente.
Il movimento fondato da Wesley, evocando una sorta di labourismo
cristiano "ante litteram", ebbe un’enorme successo durante il
XIX secolo tra la classe operaia. Il metodismo, sorto poco più di 250 anni fa,
si è sviluppato con un ritmo tale da presentarsi oggi come una delle più grandi
e diffuse chiese evangeliche: è il frutto del più grande risveglio che il mondo
protestante storico abbia mai sperimentato. In particolare nei paesi del Sud
America, dell’Africa e dell’Asia si è registrata negli anni recenti
una vera e propria impennata dei membri delle chiese metodiste che arrivano
oggi a circa 70 milioni. I metodisti nel mondo sono membri attivi del Consiglio
ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra.
Sono e furono metodisti 5 presidenti degli Stati Uniti, tra cui
George W. Bush; 3 vice-presidenti statunitensi tra cui l’attuale Dick Cheney,
nonché la senatrice ed ex first lady Hillary Clinton. Tra le personalità
provenienti dal mondo metodista da annoverare anche Nelson Mandela. Tra i più
autorevoli esponenti del metodismo italiano ricordiamo lo storico Giorgio
Spini, noto per i suoi studi sull’età moderna.
"Venite dietro a me e vi farò
pescatori di uomini."
Ed essi, lasciate subito le reti, lo
seguirono.
Matteo 4:19.20
Ne
soyez pas abattus ! - Non siate abbattuti !
~~~~~~~~~~~~~
Dans notre marche avec Dieu, il y a toujours un temps pour semer, un temps pour
récolter. Le temps des semailles est spécialement réservé pour jeter les grains.
J´ai eu à observer ce processus de près, lorsque j´étais missionnaire au sein du
peuple Gbagyi, dans le nord du Nigeria, un village où tout le monde était agriculteur.
Le temps des cultures là-bas dure de Novembre (quand la pluie commence) jusqu´à
Décembre (quand la dernière moisson arrive). J´ai découvert
que sur les neuf mois que durent les cultures, seulement une petite période était
réservée à la récolte. Le reste du temps est alloué pour les semailles, le sarclage,
à replanter, re-sarcler..etc. C´est beaucoup de travail manuel, sans résultats immédiats.
De la même manière, dans le vie, il y a des moments où tout ce que nous devons
faire, c´est de continuer à oeuvrer fidèlement, même si nous ne voyons pas les résultats
que nous escomptons. Ce sont des moments où nous pouvons affirmer, comme Pierre : « Maître,
nous avons peiné toute la nuit, sans rien prendre » Luc 5 : 5
Mais aussi vrai qu´il y a un temps pour semer, il y aura aussi un temps
pour récolter, si nous ne trichons pas, si seulement nous pouvions continuer fidèlement
dans ce que Dieu a mis sur notre coeur. Si nous pouvions nous dépasser, comme Pierre l´a démontré,
en disant : « Mais puisque tu dis de le faire, je jetterai les filets ». Si nous
pouvons dire : « Seigneur, j´ai dépensé toute mon énergie pour rien. Je ne vois
aucun fruit dans mes efforts, mais je vais continuer à faire ce que tu m´as dit
de faire ! », Dieu, dans son amour, interviendra en notre faveur.
Je crois, par exemple, que si
nous portons la Bonne Nouvelle aux nations pour faire d´elles des disciples de Jésus,
nous devons nous armer d´une certaine ténacité qui nous permette d´avancer ;
car nous sommes sûrs que Dieu veillera à ce que notre travail consciencieux et assidu
porte des fruits. Ne nous lassons pas de faire le bien, de poursuivre les rêves
que Dieu nous a donnés, «... car si nous ne nous décourageons pas, nous aurons
notre récompense au moment voulu » Galates 6 :9
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA III
COMMISSIONE
SANITA' DELLA REGIONE LOMBARDIA
Cari amici, in Italia, più di 3000 animali al
giorno vengono vivisezionati. La sperimentazione
animale è un errore metodologico che vede nell'animale il modello
sperimentale per l'uomo: chi la pratica è al
corrente del fatto che nessuna specie animale può essere modello sperimentale
per nessun'altra (per via delle diversità metaboliche, fisiologiche,
biochimiche ...), tuttavia la vivisezione "serve" per aumentare e accellerare
il commercio di nuove specialità farmacologiche, per aumentare il
profitto delle case farmaceutiche e per favorire le carriere dei ricercatori
che la praticano; e cosa più drammatica è che la vivisezione è obbigatoria, e
quindi legale, regolamentata in Italia dalla L.Q. 116/92.
Oltre alle
migliaia di animali utilizzati nella ricerca "scientifica", molti
vengono usati nei laboratori didattico-dimostrativi di alcune
facoltà Universitarie. Gli esperimenti nei quali vengono impiegati sono
sempre gli stessi e si ripetono anno dopo anno. Gli studenti hanno la
possibilità di arrivare alla laurea utilizzando metodi sostitutivi,
che non prevedono l'impiego di animali; questo grazie alla L. 413/93 che
consente a studenti/lavoratori di dichiarare la propria obiezione di
coscienza ad ogni atto connesso alla sperimentazione animale.
Al Consiglio Regionale
della Regione Lombardia sono depositati ben 2 progetti di legge che di
fatto vietano l'impiego di animali nelle Università della Regione per
scopi didattico-dimostrativi. Abbiamo la possibiltà di fermare questa inutile
tortura e allo stesso tempo di formare i futuri ricercatori con metodi
scientificamente validi.
Chiediamo di inviare il testo lettera
proposto in calce al
Presidente della III Commissione Sanità
del Consiglio Regionale, affinchè
vengano presto messi in discussione i due progetti di legge. Vi
chiediamo inoltre di diffondere questo messaggio
Grazie a tutti per la collaborazione e come sempre saluti
animalisti!
LAV - LEGA ANTIVIVISEZIONE
DELEGAZIONE PROVINCIALE DI MILANO
Testo lettera
da innviare a:
Presidente Commissione III Regione Lombardia Dott. Carlo Saffiotti Fax.alla c.a. di Presidente
Commissione III, Carlo Saffiotti: 02.67482517 e-mail: IIIcommissione@... posta prioritaria: Presidente Commissione III Carlo Saffiotti,
Via Fabio Filzi n.29 20124 Milano
OGGETTO: PDL 0286; PDL0317 - DI INIZIATIVA CONSILIARE
Norme per la vivisezione.
Lo scorso anno, il Consiglio Regionale, su proposta del Consigliere
Monguzzi, approvò una risoluzione con la quale si esprimeva a favore della
sostituzione dell'uso di animali nei laboratori didattico-dimostrativi delle
Università Italiane con metodi alternativi che non impiegano animali e si
assumeva l'impegno a compiere tutti gli atti necessari per favorire la
diffusione dei metodi alternativi negli atenei della Regione.
Questa risoluzione è nata in seguito ad una contraddizione
presente nell'ordinamento giuridico italiano:
il D.L.n.116/92, per ciò che riguarda gli esperimenti su animali
per semplice scopo didattico, autorizza i medesimi soltanto in caso di
inderogabile necessità e qualora non sia possibile ricorrere ad altri sistemi
dimostrativi;
il D.L.n. 413/93 invece, permette ai cittadini che lo desiderano
di non compiere esperimenti su animali e obbliga, fra l'altro, gli istituti
universitari a fornire agli studenti altre metodologie che non facciano uso di
animali. Quindi:
la L.413/93 obbliga
le strutture a fornire allo studente modalità di insegnamento che non prevedono
l'utilizzo di animali ma, in caso di esistenza di metodi sostitutivi
utilizzabili, lo stesso utilizzo di animali non dovrebbe essere permesso in
quanto, secondo il D.L. n.116/92, cade il caso di inderogabile necessità, dato
appunto la possibilità di ricorrere ad alternative.
Si configurano solo due possibili situazioni:
L'Università utilizza soltanto animali
per i corsi di laurea, e non consente agli studenti obiettori di eseguire
sperimentazioni di tipo sostitutivo: in questo caso l'Università è
inadempiente nei confronti della Legge 413/93.
L'Università utilizza sia animali che
metodi sostitutivi, consentendo agli studenti che lo desiderano di
superare gli esami e laurearsi senza avere eseguito esercitazioni sugli
animali: in questo caso l'Università è inadempiente nei confronti del D.L.
116/92, poiché in presenza di metodi sostitutivi scientificamente validi
l'uso di animali non è consentito.
Dato che, i problemi di carattere giuridico ed organizzativo
possono essere risolti esclusivamente con la realizzazione di esercitazioni
didattiche che prevedano, per tutti gli
studenti, l'utilizzo di metodologie sostitutive, attualmente, in
Italia più del 70% delle facoltà scientifiche a carattere bio-medico non
utilizzano più animali a scopo didattico.
In seguito alla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale, e
sull'esempio della L.R. n.20 del 2002 della Regione Emilia Romagna ( tuttora in
vigore e che di fatto, vieta l'impiego di animali a scopo didattico), sono
stati depositati i PP.dd.LL n.0286,
di iniziativa del consigliere regionale Ferretto Clementi, e n.0317, di iniziativa del consigliere
regionale Monguzzi.
Chiediamo pertanto che tali progetti di legge vengano messi all'ordine del
giorno della Commissione III, di cui LEI è presidente, quanto prima e comunque
entro l'inizio dei corsi universitari.
Distinti
saluti.
(firma)
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Dall´enciclopedia
inglese di Encarta... scarne notizie per il "Gigante" Ragaz
In lingua italiana poi il silenzio su Leonhard
Ragaz è praticamente sistematico e totale : perché? Chi teme ancora oggi il
messaggio scomodo di Pace, Giustizia e Libertà di questo teologo - profeta,
autenticamente rivoluzionario ancora oggi?
Inizia da questo numero una raccolta di informazioni, notizie e
scritti su Leonhard Ragaz con la speranza che anche la Facoltà Teologica
Valdese, le biblioteche protestanti, i circoli culturali, il partito socialista
svizzero (alcuni di essi già contattati tramite e-mail) iniziano a rendere
testimonianza al maggiore rappresentante del cristianesimo sociale del secolo
scorso.
Abbiamo tra l´altro la necessità di una collaborazione bilingue
in tedesco, lingua in cui appaiono un certo numero di articoli anche in
rete.
Ogni lettore di O.E. di area mitteleuropea sarà
contattato personalmente a questo scopo... E questo è solo uno dei tanti progetti
del cantiere di "Orientamenti ecumenici" ... ne riparliamo comunque a settembre!
Dateci una mano, ne abbiamo bisogno. Grazie.
Maurizio
Ragaz, Leonhard
1862 -- 1945
Reformed pastor and social
activist, born in Canton-Graubünden, Switzerland. He
studied at Basel, Jena, and
Berlin, was ordained in 1890, and
encountered opposition through his profound social concern. In World War 1 he
denounced violence as an evil solution, later rejecting Fascism, Nazism.
Visiting the USA, he
found the status of black people "utterly offensive'. In 1921 he
resigned his theological chair at Zürich "to represent Christ in
poverty', and established an educational centre for working people.
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Tempi duri per cattolici e luterani:
non sono forse casuali certe "convergenze", dopo 500 anni di scomuniche...
Sempre meno vocazioni
nell´area cattolica-romana e grave crisi finanziaria in diverse chiese luterane
Da ENI - Ginevra
Les difficultés financières pourraient conduire la FLM à sacrifier
certaines activités
Winnipeg, Canada, le 24 juillet
(ENI) - La Fédération luthérienne mondiale (FLM) devra peut-être se résoudre à sacrifier
certaines activités, en raison de la situation économique difficile de certaines
de ses Eglises membres. Tel est la mise en garde lancée par la trésorière de l'organisation,
Inger Johanne Wremer, le 22 juillet. Dans un rapport présenté à la 10e
Assemblée de la FLM, réunie à Winnipeg, au Canada, du 21 au 31 juillet, Inger Wremer,
a précisé que certaines difficultés financières auxquelles la FLM, qui a son siège
à Genève, doit faire face, sont dues à la situation financière mondiale.
Des responsables catholiques déplorent la crise des vocations
qui s'étend à l'Europe entière
Varsovie, le 24 juillet
(ENI) - Des responsables de l'Eglise catholique romaine en Europe ont été
informés que la crise des vocations s'étendait à l'ensemble du continent, le recrutement
des prêtres continuant à baisser rapidement dans la plupart des séminaires. Dans
un rapport présenté lors d'une rencontre du Service européen (catholique) des
vocations, le père Rainer Birkenmaier, spécialiste allemand du recrutement des candidats
à la prêtrise, a annoncé que seules l'Italie et la Pologne avaient enregistré une
hausse des vocations.
Dans un débat sur Taiwan, l'ARM évoque un terme sensible:
"l'indépendance"
Torre Pellice, Italie, le
22 juillet (ENI) - L'Alliance réformée mondiale (ARM) s'est démarquée d'autres
organisations d'Eglises mondiales en déclarant qu'elle "comprend les aspirations"
du peuple taiwanais qui pourraient, inclure, entre autres possibilités, l'indépendance
du pays. Dans une déclaration [formulée en termes prudents], le Comité exécutif
de l'ARM a déclaré le 14 juillet qu'il "soutient et accompagne les efforts
de l'Eglise presbytérienne de Taiwan pour répondre aux aspirations du peuple quant
à l'avenir politique du pays. Ces aspirations pourraient englober, entre autres,
l'autodétermination et l'indépendance."
Da "Nessuno tocchi Caino":
IRAN: GIUSTIZIATA LEADER DEL MOVIMENTO STUDENTESCO
22 luglio 2003: "Diversi
giorni fa, la Corte Rivoluzionaria di Tabriz aveva stabilito che una leader del
movimento studentesco, Faramaz Mohammadi, fosse giustiziata", ha riportato
martedì il Xalq Qazeti, giornale dell´Azerbaijan.
Mohammadi, 19enne cittadina
dell´Azerbaijan e studentessa all´Università di Tabriz, "era una delle figure
di spicco del movimento studentesco".
Dopo l´esecuzione "il suo cadavere
è stato portato ad Ardabil," ha aggiunto il giornale.
Mohammadi era stata tra gli
organizzatori del movimento studentesco dell´Università di Tabriz e aveva
"pronunciato discorsi radicali contro i regimi persiano e dei mullah in Iran".
"Sebbene la Corte avesse
emesso la condanna a morte un mese fa, la donna è stata giustiziata due giorni
fa", ha concluso il giornale. Per saperne di piu' : http://www.radicalparty.org/iran/
MISSIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL A BAGHDAD: DIRITTI
UMANI, UN FALLIMENTO CONTINUO
Dopo oltre cento giorni di
occupazione la promessa di portare i diritti umani a tutti gli iracheni deve
essere ancora rispettata, ha dichiarato oggi Mahmoud Ben Romdhane, a capo della
delegazione di Amnesty International attualmente in missione in Iraq.
Descrivendo i contenuti di
un Memorandum sulle preoccupazioni riguardanti il rispetto della legge e
dell´ordine, Ben Romdhane ha affermato: "Il popolo iracheno ha sofferto troppo
a lungo: è una vergogna dover sentire ancora di persone detenute in condizioni
inumane, senza che le loro famiglie sappiano dove sono finite e senza poter
avere accesso a un giudice o a un avvocato, spesso per settimane".
Secondo le testimonianze di
ex detenuti raccolte da Amnesty International, i prigionieri della Coalizione
venivano tenuti in tende in condizioni climatiche estreme e non avevano
sufficiente acqua da bere o per lavarsi. Erano costretti a usare trincee
all´aperto come servizi igienici e non veniva loro fornito ricambio, anche a
due mesi di distanza dall´arresto.
Amnesty International ha
indagato su una serie di casi di detenzione illegale, in cui le forze della
Coalizione hanno subordinato all´autorizzazione di un proprio alto ufficiale
l´esecuzione degli ordini di scarcerazione emessi dai giudici inquirenti
iracheni. "Si tratta di una flagrante violazione della legge", ha accusato il
delegato di Amnesty International Curt Goering.
L´organizzazione per i
diritti umani ha ricevuto denunce di torture e maltrattamenti da parte delle
forze della Coalizione. I metodi comprendono la privazione del sonno, l´obbligo
di rimanere a lungo in posizioni dolorose, spesso combinato alla diffusione di
musica ad alto volume, l´incappucciamento e l´esposizione a luce intensa.
"Molti dei soldati della
Coalizione e dei membri della polizia militare incaricati di far rispettare la
legge non hanno le conoscenze e gli strumenti di base per essere impegnati in
attività di polizia civile o per sapere quale è la legge che si suppone debbano
far applicare" - ha aggiunto Goering.
Le persone intervistate da Amnesty
International hanno denunciato che i soldati hanno devastato proprietà private
come automobili e arredamenti anche quando i proprietari avevano loro fornito le
chiavi. In numerosi casi è stata segnalata anche la confisca di beni e danaro a
seguito di arresti, così come la loro mancata restituzione al momento della
scarcerazione.
In un caso, le autorità
statunitensi hanno ammesso che alcuni militari avevano commesso un reato,
prelevando tre milioni di dinari (circa 2000 dollari) da un´abitazione. Il
risarcimento, a loro dire, sarebbe stato lungo e difficile perché non vi era
modo di capire dove fosse stazionata la divisione accusata di quel reato.
Amnesty International ha
documentato diversi casi di uccisioni di manifestanti iracheni da parte di
soldati americani in circostanze controverse. Se è vero che le forze della
Coalizione sono impegnate in situazioni complesse (tra cui operazioni di
combattimento e casi in cui la forza può essere necessaria, ad esempio
per disperdere dimostrazioni violente), esse devono comunque rispettare gli
standard internazionali.
Il 26 giugno il dodicenne Mohammad
al-Kubaisi è stato colpito dalle forze americane mentre queste stavano
perlustrando la zona intorno alla sua abitazione. Quella sera, come al solito,
il ragazzo stava portando in terrazza la biancheria da letto quando un soldato
ha aperto il fuoco dalla casa di fronte. I vicini hanno tentato di caricarlo su
un´auto per trasportarlo al vicino ospedale ma sono stati bloccati da un mezzo
militare americano. I soldati li hanno costretti a sdraiarsi a terra e dopo
quindici minuti li hanno obbligati a tornare a casa perché era scattato il
coprifuoco. A quel punto Mohammad era già morto.
A seguito delle riforme
introdotte dalle Potenze Occupanti, i tribunali iracheni non hanno più
giurisdizione sul personale della Coalizione in relazione a questioni di natura
civile e penale.
"Data la natura delle
accuse che stanno emergendo, le Autorità provvisorie della Coalizione devono
chiarire urgentemente quali sono i meccanismi disciplinari e penali adottati
per chiamare le forze della Coalizione, e le stesse Autorità provvisorie, a
rispondere del proprio operato" - ha aggiunto Mahmoud Ben Romdhane.
Nel suo Memorandum, Amnesty
International manifesta apprezzamento per alcune delle misure assunte dai
governi di Stati Uniti e Regno Unito nell´ambito dell´amministrazione dei
poteri provvisori, come la sospensione della pena di morte e l´abolizione dei
Tribunali speciali rivoluzionari e di quelli per la sicurezza nazionale, noti
per la clamorosa irregolarità dei loro processi.
La delegazione di Amnesty International
in Iraq può essere contattata a questi numeri: Judit Arenas, 0088 216 21159713
Nicole Choueiry, 0088 216
21159993
Per ulteriori informazioni,
approfondimenti ed interviste:
I consigli
della Claudiana per le letture dell´estate
CHIESA RIFORMATA, OVVERO CHIESA «DEMOCRATICA»
Franco Giampiccoli, Una chiesa senza papa
pp. 108 - euro 4,00
Collana «Le Spighe» n. 4
Com´è noto le chiese della Riforma funzionano senza papa,
costituendo una radicale alternativa ecclesiale al cattolicesimo romano.
Nel riconoscimento della sovranità di Dio mediante la sua Parola -
incarnata, scritta, predicata -, la forma di governo delle chiese protestanti
ha sempre fatto parte delle cose affidate alla responsabilità dei credenti.
Se nella storia le sue configurazioni sono quindi state diverse,
nelle chiese protestanti non è mai mancato l´impegno a dare prevalenza alla
dimensione orizzontale e assembleare anziché a quella verticale e gerarchica: è
il popolo dei credenti a darsi un ordinamento, cercando un´adeguata forma
organizzativa in funzione della testimonianza al Cristo che costituisce la
ragion d´essere della Chiesa.
Da
questa impostazione ecclesiologica, ossia dalla volontà di tradurre in pratica
l´affermazione di Gesù «siete tutti fratelli», ha tratto ispirazione la moderna
forma laica e democratica di organizzazione della società.
Una chiesa che si dà da sé il
proprio ordinamento
Un´alternativa ecclesiale al
cattolicesimo romano
Un percorso dalla comunità
locale alla Chiesa nel suo insieme, dalla Riforma al protestantesimo
contemporaneo
Franco Giampiccoli
è stato direttore di Agape dal 1966 al 1971 e moderatore della Tavola valdese
dal 1986 al 1993.
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INFO
DA ADN (AVVENTISTI)
Albania e Bulgaria
- Adra aiuta gli zingari rom
L´Agenzia avventista per lo sviluppo e il soccorso (Adra) lavora attivamente a
favore dei rom e di altri albanesi e bulgari che vivono in povertà per ridare
loro dignità, aumentare il reddito, ridurre la discriminazione e l´isolamento
sociale e offrire loro migliori servizi sanitari. Gli zingari rom, che
nell´Europa orientale sono circa cinque milioni, sono spesso emarginati dalla
società, hanno un elevato tasso di disoccupazione, una critica condizione
economica e un basso livello d´istruzione, vivono in condizioni di povertà e
ricevono poco o nessun sostegno dal governo o da altre organizzazioni.
A Kjustendil, in Bulgaria, un muro separa 10.000 zingari rom dal resto della
società. Non avendo essi accesso ai servizi sanitari e sociali, Adra opera
dietro questo muro per assistere le famiglie che comunemente cercano di
sopravvivere con soli 15 dollari al mese. Un progetto Adra nella città vuole provvedere
a queste famiglie: case in cemento con porte, corrente elettrica, cucine
economiche, bagni e acqua corrente. Come parte del progetto, Adra ha anche
insegnato l´educazione alimentare. Ora i rom coltivano ortaggi nei loro orti,
così possono arricchire la loro dieta. Del progetto di Adra ha parlato anche la
televisione nazionale bulgara definendolo un esempio di sviluppo riuscito.
Per sovvenire ai bisogni di adulti e bambini rom con problemi fisici, Adra ha
aperto un centro per la riabilitazione sociale e l´integrazione degli invalidi.
Il progetto ha la cooperazione del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali della Bulgaria, di Adra-Canada, Adra-Bulgaria e Adra-Germania e offre
assistenza domiciliare, attività sociali, cure mediche e attrezzature come
sedie a rotelle e minibus per il trasporto di persone, alimenti e medicine.
Adra dirige anche il "progetto mucca" a Medova, in Bulgaria, per aiutare i rom
ad aumentare il loro reddito. Le famiglie ricevono una mucca, un toro, del
foraggio e il materiale per costruire una stalla. Quando la mucca partorisce,
il primo vitello viene donato a un´altra famiglia bisognosa. Il guadagno
scaturisce dalla vendita del latte e dalla nascita di altri tori. Obiettivo di
questo progetto è di rendere le famiglie autosufficienti nel giro di un anno.
In questo modo Adra può assistere altre famiglie con questo progetto.
Dal 13 al 29 giugno a Tirana, in Albania, Adra ha collaborato con studenti,
professori e medici della Loma Linda University, in California, per offrire assistenza
medica e dentistica agli zingari rom. "Siamo contenti di affiancare Adra in
questo sforzo", ha affermato Ralph Perrin, coordinatore degli studenti della Loma
Linda University. "Ha portato benefici non soltanto ai rom che abbiamo servito,
ma ha avuto effetto positivo anche sugli studenti. Dopo questo viaggio,
sapranno che cos´è il vero servizio e avranno un esempio di quali siano le
nostre responsabilità nel mondo", ha continuato Perrin.
Dal 16 giugno 2003, Adra ha anche iniziato a offrire assistenza sanitaria e
dentistica ai rom intorno alla scuola Bajram Curri, in Albania. Il progetto è
sovvenzionato dagli uffici Adra della Divisione Trans-Europa della Chiesa
avventista e dalla Loma Linda University. da Adra News
L´iniziativa referendaria e la
petizione popolare dell´estate sostenute anche da "Orientamenti ecumenici"
L'Italia dei Valori sta
raccogliendo le firme per abrogare il "Lodo Maccanico", sulla base di
un quesito referendario depositato in Cassazione all'indomani della
promulgazione della legge. Sono state
raccolte in sole tre settimane circa 200.000 firme e si conta di
completare la raccolta entro il 20 settembre prossimo venturo. Le firme
verranno depositate in Cassazione probabilmente nella mattina del 26 o 27
settembre p.v. Il quesito proposto in sede di raccolta firme e in Cassazione, è
semplicemente il seguente: "Volete voi
che sia abrogata la legge del 20.06.2003 N40, pubblicata sulla gazzetta
ufficiale n.142 del 21.06.2003, limitatamente all' ART.1?".
(Articolo, il cui contenuto, viene riportato su ogni modulo). Il Comitato
referendario, una volta depositate le firme rimane il soggetto legittimamente
qualificato per interloquire con le istituzioni (Cassazione, Corte
Costituzionale) durante la verifica sull'ammissibilità. L'Italia Dei Valori ha
ritenuto di raccogliere le firme sul Lodo Meccanico e non su altre leggi pure
vergognose perché si ritiene prioritario tale impegno. Certo, sono
possibili anche altri referendum (come ad esempio quelli sulla legge Cirami
sul falso in bilancio)....
Le organizzazioni e le associazioni del Tavolo di solidarietà con le
popolazioni dell'Iraq promuovono una petizione popolare per la non
partecipazione italiana all´occupazione militare dell´Iraq:
Al Presidente della Camera dei Deputati
(con
preghiera di trasmissione alla competente commissione Parlamentare ai sensi
dell´art. 109 del Regolamento
della Camera)
Petizione popolare per la non partecipazione italiana
all´occupazione militare dell´Iraq
I sottoscritti cittadini italiani premesso che:
la guerra contro l´Iraq
e la successiva occupazione del territorio è stata un´azione unilaterale e
ingiustificata;
tale azione
costituisce quindi una chiara violazione del diritto internazionale che
non può essere mitigata dal fatto di aver provocato la caduta di un regime
totalitario;
le potenze occupanti
hanno istituito una "Coalition Provisional Authority" per l´
amministrazione del paese;
la risoluzione 1483
del Consiglio di Sicurezza dell´ONU che riconosce l´esistenza di questa
"Autorità", nel richiamarla alle proprie responsabilità ai sensi della
Convenzione di Ginevra, non legittima l´occupazione
militare dell´Iraq, ma
chiede la costituzione in tempi rapidi di un governo iracheno;
numerose forze politiche
irachene hanno rifiutato di partecipare alla "Iraqi Interim Administration"
in quanto dotata di poteri esclusivamente consultivi verso la "Authority";
nello stesso tempo non
sono sinora state rinvenute in Iraq armi di distruzione di massa la cui
esistenza era stata presentata come motivo legittimante l´attacco
militare;
non vi sono segnali
della volontà di indire libere elezioni per la formazione di un governo
iracheno da parte della Coalizione;
la Coalition Provisional
Authority ha annunciato misure volte a modificare il sistema economico e
sociale dell´Iraq su materie che dovrebbero essere riservate
esclusivamente ad un governo iracheno legittimo;
la stessa Authority
sta mostrando gravi carenze e difficoltà di fronte ai crescenti problemi
che stanno emergendo in Iraq
considerato che
il Parlamento italiano,
nella seduta del 15 aprile 2003 ha approvato una risoluzione che autorizzava il
Governo a realizzare una "missione umanitaria in Iraq"
il Governo ha deciso di:
partecipare, sia a
livello politico che di supporto funzionariale, alla "Coalition Provisional
Authority"
inviare un contingente
militare, inquadrato sotto comando britannico, con compiti di controllo
territoriale nell´area di Nassiriya,
tali atti fanno anche
del nostro paese, a tutti gli effetti, una "potenza occupante";
la popolazione
irachena, in varie forme, sta manifestando una crescente insofferenza per
il protrarsi dell´occupazione militare senza alcuna previsione e certezza
per il futuro mentre i frequenti episodi di resistenza armata non sono
riconducibili solo al vecchio regime ma anche a questo malcontento
fanno appello al Parlamento italiano affinché
siano revocate le
decisioni della partecipazione italiana alla "Coalition Provisional Authority"
e dell´invio del contingente italiano in Iraq;
sia ripristinata la
legalità internazionale, affidando alle Nazioni Unite la gestione della
transizione, della sicurezza e della ricostruzione e sia formato quanto
prima un governo iracheno provvisorio
siano promosse
iniziative di aiuto umanitario in coordinamento con le Agenzie delle
Nazioni Unite sino a che non sia stato formato un Governo iracheno
legittimo e internazionalmente riconosciuto
E'
possibile firmare on line la
petizione, oppure scaricare
il file PDF e raccogliere le firme sull'apposito modulo.
Aiutaci a
diffondere la raccolta firme ed entro il 15 settembre inviaci per posta i
moduli compilati presso il nostro ufficio di coordinamento:
Tavolo di
solidarietà con le popolazioni dell'Iraq, Via Carlo Cattaneo 22B, 00185, Roma.
Se hai
dubbi o hai bisogno di altre informazioni puoi contattarci per telefono al n.
06491252 o per e-mail. info@...
-------------------------------------------------
Ride bene chi ride ebraico....
I meriti di buon sito
ebraico in lingua italiana, che sa solitamente fa sorridere tutti... ma proprio tutti
e credo che anche loro stessi si divertano un sacco mentre lavorano... ci
fosse questo clima anche altrove in Italia!)
STORIELLA
Un venerdi', durante la funzione religiosa,
il ricco Rosenfeld attacca bottone con un giovane ebreo di passaggio in citta'.
Poiche' i due simpatizzano, Rosenfeld lo
invita a trascorrere la festa dello Shabbat a casa sua con la sua
famiglia.
Poiche' va tutto bene e si divertono molto,
il ricco Rosenfeld decide di ospitare il giovane ebreo per 8 giorni.
Quando finalmente il giovane ebreo decide di
partire Rosenfeld si arrabbia e gli presenta il conto: 100 fiorini!!
Non pensando di dover pagare il
giovane decide di coinvolgere il rabbino della citta' per risolvere la
controversia *
Il rabbino pensa dentro di se': '' che cosa
mi importa di questo sconosciuto di passaggio? Invece Rosenfeld e' un
membro importante della comunita' ed e' anche molto ricco. Perche' me lo devo
fare nemico?
... E la decisione fu presa il rabbino da
ragione al ricco Rosenfeld!
Il giovane ebreo paga il suo debito e se ne
va amareggiato dall'esperienza!
Rosenfeld lo rincorre e gli restituisce il
denaro: ''Non meravigliarti, volevo solo farti capire che razza di rabbini ci
siamo scelti!
(all'epoca i rabbini avevano anche la
funzione di giudici in controversie familiari)
_____________________ www.puntoj.com
una storiella ebraica via e-mail!
_______________________
Posta
ricevuta
Carissimo Fratello,
il mio nome è Sandra Spada sono pastora in
prova dell'UCEBI al momento a Cuneo e Mondovì. Ho studiato alla Facoltà Valdese
di Teologia.
Questa newsletter segue con apprensione e sconcerto le recenti prese
di posizione della chiesa di Roma sulle questione delle coppie di
fatto in generale e sui giudizi morali espressi sull'omosessualità.
Come credente (ma anche come omosessuale) mi sento particolarmente
ferito e umiliato dalle recenti farneticazioni del Vaticano.
Comprendo anche lo sgomento di tanti amici e conoscenti omosessuali
di area cattolica: mi duole solo constatare che tanti illustri
teologi, filosofi e esponenti delle stesse gerarchie ecclesiastiche,
che hanno il medesimo orientamento sessuale, e che conosco bene
personalmente, rimangano in silenzio e preferiscano il quieto
vivere. Domando loro solo se questo "è vivere?"...
In particolare domando a chi ha seguito il proprio compagno in un
letto di ospedale, fino alla fine dei suoi giorni, come possa rimanere
in silenzio e accettare posizioni come la negazione del diritto
affettivo verso la persona amata? Solo perchè non esiste ancora una
legge in Italia? A cosa sono servite le sue tante lauree, forse per non
comprendere questi diritti fondamentali di ogni persona umana...
Personalmente non ritornerò più sull'argomento, anche perchè sono
molto nauseato dall'intera vicenda ma sarò in autunno in prima fila
a presenziare ogni convengno, riunione o meeting di carattere
ecumenico nella Diocesi di Milano.
Come dire a buon intenditor poche parole...
Vedremo dove sono i mostri da sbattere in prima pagina e il male da
additare alla pubblica opinione.
Maurizio Benazzi
Posta ricevuta
Cari amici,
volevo farvi conoscere il mio parere sulla questione tanto discussa
del riconoscimento delle coppie omosessuali. Intervengo
sull'argomento dopo la pubblicazione del lungo documento del
cardinal Joseph Razzinger intitolato "Considerazioni circa i
progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone
omosessuali" che condanna le unioni gay e le stigmatizza
come "fenomeno morale e sociale inquietante".
Richiamandoci a quel diritto naturale a cui proprio il Cardinal
Joseph Ratzinger fa riferimento nel testo ritengo che le persone
siano uguali di fronte a Dio e di fronte alla Legge, qualunque sia
la loro tendenza sessuale.
In natura esistono da sempre persone eterosessuali ed omosessuali,
questo ultimo modo di essere di per sé non è da considerarsi né una
malattia, né una depravazione, come l?ha definita Ratzinger facendo
riferimento alle Sacre Scritture.
L?Italia dei Valori si rammarica per questa chiusura della Chiesa,
che si pone come antistorica e al di fuori dei principi fondamentali
del Diritto Internazionale.
Quanto sopra naturalmente senza voler mancare di rispetto alla
Chiesa Cattolica, a cui molti di noi sono profondamente affezionati
(me compreso) e nei cui valori si riconoscono.
Antonio Di Pietro
Buongiorno a tutti e a tutte,
vi scrivo le due righe di "presentazione" dopo qualche settimana di
lettura del vostro "foglio-elettronico".
Mi chiamo Cosetta, classe 1965, vivo a Cremona .
La mia principale occupazione è il lavoro che cerco di svolgere in-
per-con la CGIL, e vi scrivo dall'ufficio.
Al Sindacato mi dedico del settore artigianato.
Le mie passioni sono la Pace e la Nonviolenza.
Vi leggo con molto interesse.
Pace
Cosetta
Nessuna profezia
venne mai dalla volontà dell'uomo,
ma degli uomini
hanno parlato da parte di Dio,
perché sospinti
dallo Spirito Santo.
2 Pietro 1:21
E’ giunta l’ora per noi
cristiani di spostare il nostro centro di interesse dal rinnovamento della
chiesa al rinnovamento del mondo. M.M.Thomas, che fu uno dei capi del movimento
ecumenico e un grande cristiano indiano, affermò decenni or sono, che il
Consiglio Mondiale delle chiese, sin dal suo inizio dal 1948, è stato troppo
ossessionato (e lo è tutt’ora…) da discussioni sulla chiesa.
Abbiamo parlato troppo della chiesa e troppo poco del mondo di Dio….
Secondo l’espressione di D.T. Niles, un altro cristiano asiatico, se
vogliamo parlare di Dio faremmo meglio a dire qualcosa a proposito del mondo,
perché esso è l’unico oggetto cui Dio è interessato!
(Dall’introduzione intitolata
‘L’opera rivoluzionaria di Dio’ tratta dal libro ‘Il
cristiano come ribelle’ di Harvey Cox, Queriniana)
Orientamenti
ecumenici dopo aver riportato sulle proprie pagine diversi punti di vista sulla
nuova costituzione europea, soprattutto per quanto concerne l’aspetto
della libertà religiosa (FCEI- Federazione delle chiese evangeliche in Italia)
e dei diritti umani (A.I.- Amnesty International), intende allargare
l’orizzonte complessivo di indagine sulla stessa: si tratta infatti di un
tema che interesserà il nostro futuro di europei per molti decenni…
Ringrazio
fin da ora chi vorrà liberamente intervenire e mi scuso per il ritardo col
quale pubblico la posta ricevuta: le attività riprendono regolarmente a partire
proprio da questo numero. E’ stato raccolto il suggerimento della pastora
Lidia Maggi di inserire un indice ad ogni numero della newsletter.
Buona
lettura e speriamo nella pioggia almeno in città…
Costituzione europea: i pericolosi
obiettivi della Convenzione
A cura di Mario Agostinelli
1- Trattato o Costituzione ?
Una autentica
discussione sul processo costituente aperto in Europa è impedita da due
pregiudiziali: quella che bolla per euroscettico chiunque entri nel merito dei
compromessi raggiunti in una assemblea elitaria e senza mandato e quella che
vanifica qualsiasi rilievo critico con la motivazione che tanto ci troviamo di
fronte ad un semplice trattato con implicazioni costituzionali dubbie e senza cogenza.
Le due categorie sono state introdotte da autorevolissimi responsabili dei
lavori della Convenzione: Valery Giscard d’Estaing che a Salonicco, di
fronte al Consiglio Europeo riunito, ha definito “euroscettici” i
cinque oppositori alla unanimità raggiunta dagli altri 100 designati alla
assemblea da lui guidata; Giuliano Amato che sul "Sole 24 Ore" si è
chiesto se era in qualche modo legittimato quel risultato a cui lui aveva
prestato un supporto personale molto attivo, dal momento che nessun rapporto
era in qualche modo intervenuto con il popolo sovrano. Eppure nessuno meglio di
lui sa che il processo costituente dell’Europa ha imboccato una direzione
irreversibile e che proprio la lontananza del popolo sovrano gli può
consentire di approdare a principi e valori in continuità con quelli di
Maastricht. Meglio comunque non lasciarsi ingannare: Giscard non ha perso tempo
nel chiedere a Berlusconi il 18 luglio a Roma di non ridiscutere alcunché delle
conclusioni della Convenzione, perché “se ciò avvenisse sarebbe messa in
causa la scelta stessa di appartenere all’Europa”, e Amato ha
raggiunto lo scopo che la Convenzione tacciasse di estremismo l’ipotesi
federalista sostenuta da Fischer e, di conseguenza , desse impulso alla
“politica senza sovrano” o “post statuale” a lui cara,
riconoscibile in un mutamento della funzione dello Stato in rapporto
soprattutto al mercato e lungo i canoni imposti dalla competizione globale.
Meglio quindi, quando si chiede un'Europa democratica, non temere il
trabocchetto dell'antieuperismo e non rassegnarsi all'anomalia politica, così
incredibile per il XXI secolo, di una Costituzione “octrayee”
scambiandola per una innocua esercitazione. Occorre invece porsi la domanda di
maggior implicazione politica: c’era davvero bisogno di costituzionalizzare, come è avvenuto con
la parte III del “trattato che istituisce la Costituzione dell’Unione
Europea", i trattati di Amsterdam e di
Maastricht, collocando così il modo di produzione e il governo della
politica economica europea nell’orizzonte del più schietto liberismo in
cui l’Europa monetaria e del mercato si è fin qui riconosciuta?
E’
politicamente corretto, socialmente responsabile e culturalmente ineccepibile
– e parlo di categorie liberali! - affrontare nella fase nuova segnata
dai movimenti di Seattle, di Porto Alegre e di Firenze e dalle immense
manifestazioni contro la guerra che Habermans assegna alla nascita di uno
spazio pubblico europeo, il necessario passaggio ad una Europa politica e
sociale con una operazione riduttiva, di parte, priva di legittimità
democratica? Al di là delle impressioni suscitate da chi ha fornito letture parziali
del trattato costituzionale sottoposto alle decisioni finali della conferenza
dei rappresentanti dei Governi europei (CIG) che si riunirà a Roma a partire
dal 4 ottobre, è proprio la parte III – quella che traduce Maastricht
nelle politiche dell’Unione e che illustrerò compiutamente – la
cartina al tornasole del viraggio morbido della futura Costituzione Europea
verso valori lontani dalla centralità del primato del lavoro e dal ripudio
della guerra in cui si erano identificate le Costituzioni antifasciste.
Possibile che questa operazione di spostamento dell’asse verso
l’impresa e di relativizzazione del principio della pace possa passare
sotto silenzio in un continente percorso dai più grandi movimenti degli ultimi trent'anni?
Nei fatti
la debolezza, la vaghezza e le carenze della I parte del testo della
Convenzione – quella che Giscard definisce “parte costituzionale
vera e propria” - non saranno - come sembra ritenere Rodotà su
"Repubblica" del 22 luglio - recuperate dalla forza traente delle Costituzioni
nazionali che sopravviveranno alla costituzione europea o dalla forza giuridica
assunta dalla Carta dei diritti fondamentali, ma verranno invece interpretate alla luce delle disposizioni della III
Parte, quella che stabilisce nei dettagli minimi (338 articoli!)
come le dichiarazioni di principio diventano politica economica e sociale,
politica estera e militare cui verranno vincolati tutti i Paesi d’Europa.
Quella parte III che, unica di tutto il trattato, prevede leggi europee che
superano la forza giuridica delle legislazioni nazionali o che ne orientano o
armonizzano le future disposizioni . Quella su cui ha diretta competenza il
Parlamento Europeo, l’unico organismo eletto direttamente dai cittadini,
ma già dall'inizio vincolato da disposizioni tassative. Chi, come gran parte
della cultura giuridica europea, considera il processo costituente soprattutto
in chiave di dialettica interpretativa interna alle Corti di Giustizia e
all’attività puntuale e insostituibile di giudici e magistrati protesi a
consolidare il passaggio dall’Europa dei mercati a quella dei diritti,
può essere portato a sopravvalutare l’aggancio che la Carta dei diritti
fondamentali offre ad una evoluzione coerente del comportamento delle stesse
istituzioni europee “dal commercio alla cittadinanza”. Ma non può
contemporaneamente trascurare il fatto che quelle stesse istituzioni escono
indebolite dalla Convenzione e che, con il metodo di una costituzione scritta
in segreto da rappresentanti designati e non eletti e senza diritto di voto, si
è preclusa la nascita di una Europa dei cittadini che partecipano a decisioni
politiche e che beneficiano di diritti universali e indivisibili conquistati in
uno spazio pubblico. Come possono dispiegarsi le potenzialità di una attività
giuridica democratica in Europa se non si procede verso un sistema democratico multilivello
perché gli Stati con i loro organi governativi spezzano il monopolio
parlamentare della legislazione concentrandolo nelle mani degli esecutivi
riuniti nel Consiglio? E come si confermano diritti sociali avanzati se i
“corpi intermedi” e gli stessi sindacati vedono ridursi la loro
rappresentanza ai simulacri della consultazione e del dialogo sociale
ridimensionato normato dalla III Parte? Qui si pongono le domande di Alfredo Reichlin
("Unità" del 20 giugno) sul compito dei “riformisti seri”
di “organizzare e unire all’interno dell’Europa visioni,
culture, passioni politiche, partiti”. Ma esse non trovano risposte,
perché qualunque sia la maggioranza politica al potere in un Paese, non avrà
altra scelta che adeguarsi ad un ordine
liberista reso inattaccabile dai vari trattati europei ed ora costituzionalizzato
secondo il linguaggio soft della burocrazia di Bruxelles. Se si
legge con cura la parte III ci si rende conto che erano realistici i timori che
Bruno Trentin, in una intervista a Quale Stato del 2001, avanzava già allora:
il destino del lavoro, lo stato sociale, il rapporto tra governanti e governati
non saranno portati al centro del confronto sulla futura Costituzione e ne
scaturirà un “compromesso” prima di aver fatto emergere le
differenze e le divergenze attraverso una sana trasparenza del confronto e del
conflitto; non si riuniranno così la politica economica e quella sociale e quest’ultima
verrà immaginata come un’infermeria che cura i morti ed i feriti del
processo di globalizzazione”.
Se si
sottovalutano queste considerazioni, ci potremmo trovare di fronte ad un
problema nuovo:
il
superamento dei patti sociali e costituzionali nazionali, già in atto nelle
intenzioni di molti governi, non avverrebbe per una vittoria sul campo, laddove
i sindacati e le resistenze dei movimenti nella società l’hanno impedito,
ma per aggiramento in una sede europea ademocratica a cui vengono trasferite
quote di sovranità dagli Stati e dove si va affermando l’idea che i diritti provengono dal mercato e che la
loro enunciazione solenne nella I e II parte della costituzione europea possa
essere realmente tradotta attraverso la pratica delle politiche di stampo
liberista previste dalla III . E’ quanto hanno affermato e auspicato in
un documento del 1999 Schaub e Lamers, due dirigenti della CDU: “l’eguaglianza
e la giustizia non saranno conseguite per mezzo di trasferimenti, ma attraverso
la competizione, poiché il federalismo europeo che noi propugnamo è una forma
di federalismo competitivo”.
La Convenzione: struttura, metodo di lavoro, "legittimazione".
La Convenzione che ha concluso i suoi lavori è un'assemblea
formata da 105 membri ed altrettanti sostituti, così ripartiti: 16 rappresentanti
del Parlamento europeo, 1 rappresentante per ogni governo degli stati membri
dell'Unione (dunque 15 in totale), 2 rappresentanti per ogni Parlamento
nazionale degli stati membri (30 in totale), e 2 rappresentanti della
Commissione europea; ci sono poi il Presidente, Valéry Giscard d'Estaing, e i
due vicepresidenti: Giuliano Amato, e Jean-Luc Dehaene, ex primo ministro
belga. Oltre a questi, sono presenti nelle stesse proporzioni i membri
provenienti dai paesi candidati all'adesione. Nella plenaria della Convenzione,
dunque, la componente parlamentare è numericamente maggioritaria. All'interno
di quest'assemblea, così composta, è stato nominato il Presidium della
Convenzione: un organo ristretto, formato da 12 membri (il Presidente della
Convenzione, i due vicepresidenti, i rappresentanti dei 3 governi che durante
la Convenzione esercitano la presidenza di turno del Consiglio, 2
rappresentanti dei Parlamenti nazionali, 2 Nel
Presidium, dunque, i rappresentanti governativi sono in maggioranza. del
Parlamento europeo e 2 della Commissione, oltre ad un rappresentante dei
Parlamenti nazionali dei paesi candidati con lo status di osservatore). La
Convenzione ha avuto circa un anno e mezzo di tempo per lavorare. Ha cominciato
i suoi lavori nel febbraio 2002 e li ha terminati il 20 di giugno, subito dopo
il vertice europeo di Salonicco. Ha elaborato il suo regolamento ispirandosi al
regolamento interno della Convenzione precedente, quella che aveva elaborato la
Carta dei diritti fondamentali di Nizza: questa prima Convenzione aveva
inaugurato un metodo di lavoro secondo il quale non ci sono voti sulle proposte
che fanno i membri (gli emendamenti), nè ci sono voti sui progetti di articoli,
ma si procede per "consenso". Questo significa che, contrariamente al
lavoro parlamentare classico, dove si hanno progetti di legge, si hanno degli
emendamenti per cambiarli ed attraverso il voto si arriva a testi che
riflettono l'opinione della maggioranza dell'assemblea, è il Presidium che,
secondo i progetti di articoli che esso stesso ha proposto, gli emendamenti
presentati ed il dibattito che ne è seguito, valuta quali sono le proposte che
potrebbero ricevere il consenso di tutta l'assemblea.
È
attraverso questo metodo che è emersa chiaramente l'importanza del ruolo del Presidium
e che si è visto il potere enorme che esso ha detenuto nel lavoro di sintesi di
quella che doveva essere l'opinione condivisa dai membri della Convenzione. Si
può così comprendere meglio perché è stato adottato il metodo del consenso
all'interno della Convenzione: i Governi degli Stati membri non volevano
trovarsi di fronte a decisioni che avrebbero limitato la loro sovranità e hanno
scelto il consenso piuttosto che il voto a maggioranza. E' pertanto chiaro
perché la società civile è stata tenuta fuori dal processo decisionale della
Convenzione, dopo essere stata soltanto coinvolta in una due-giorni di udienza
pubblica in cui sono stati ascoltati i rappresentanti delle associazioni, senza
dare loro potere decisionale. Quale che sia l’esito dei lavori della
Convenzione, sarà la Conferenza InterGovernativa, ossia la Conferenza dei capi
di stato e di Governo (CIG) che si riunisce da Ottobre ad adottare il
"trattato che istituisce la Costituzione". Nella storia della
democrazia moderna e contemporanea, ogni assemblea costituente (ossia che ha il
mandato di scrivere una costituzione) viene eletta direttamente dal popolo.
Non è stato così per la Convenzione, di cui soltanto una parte dei membri
proviene da organismi eletti direttamente dai cittadini (i Parlamenti). Ma in
più, ogni assemblea costituente è eletta espressamente per redigere una
costituzione. Non è così neppure per questa parte di delegati dei Parlamenti,
poiché sono stati eletti per altri compiti (rispettivamente per riunirsi nel
loro Parlamento nazionale e votare leggi nazionali, o per riunirsi nel
Parlamento europeo e votare direttive o leggi quadro). Nessuno li ha eletti per
scrivere la futura costituzione europea. Formalmente, saremmo quindi di fronte
più ad un "trattato" che ad una al "costituzione": un
trattato è un accordo internazionale tra Stati sovrani; una costituzione è la
legge fondamentale di uno Stato. Lo stesso Presidium della Convenzione per
diverso tempo ha preferito usare il termine "trattato
costituzionale", formula ambigua ma più corretta che
“Costituzione”; salvo aver poi rivisto questa terminologia
nell’ultimo progetto di testo presentato a fine Maggio, in considerazione
dell'operazione politica che si vuole forzare: dare una costituzione di stampo
liberista ad una Europa che si ridefinisce nel processo economico di globalizzazione
e come potenza nello scenario internazionale, si mantiene intergovernativa,
rinuncia a fare dei diritti e della pace il nucleo di una proposta politica di
governo democratico mondiale. Così ci troviamo di fronte ad una Europa statica,
mentre la dinamica della sua società è estremamente viva. Il processo di revisione
costituzionale accentua il carattere di dipendenza della costituzione europea
dagli esecutivi e subordina qualsiasi processo di trasformazione sollevato dai
governati al consenso dei governanti. Una modifica che fosse richiesta da
cittadini, da organizzazioni politiche o sociali o dall'opinione pubblica,
andrebbe anche sostenuta dal governo degli stati membri, dal Parlamento Europeo
o dalla Commissione e verrebbe poi sottoposta attraverso di essi al Consiglio
europeo che, per l'esame, dovrebbe convocare una Convenzione come l'attuale, la
quale per consenso dovrebbe adottare una raccomandazione alla CIG, titolare
ultima delle modifiche da apportare. Nel documento della Convenzione il
linguaggio utilizzato rivela come si stia conducendo un’operazione
strumentale volta a svuotare di significato le formule rivendicative: ci si
appropria di termini come “democrazia partecipativa”,
“dialogo con le parti sociali”, ecc. e li si svuota di ogni
sostanza, proponendo ridicolmente un sito internet o degli scambi formali senza
alcuna ricaduta reale. Gli effetti dell'unanimismo che si sono ricercati nelle
conclusioni della Convenzione, hanno poi portato a limitare il più possibile le
posizioni estreme, tanto da parte degli “euroscettici”, quanto da
parte degli “euroentusiasti” che hanno assistito alla caduta, una
dopo l’altra, delle loro proposte per un’UE federale e con veri
poteri anche in politiche sensibili come il fisco o la politica estera e di
difesa. Il risultato è che il testo finale non convince nessuno completamente e
scontenta soprattutto i più federalisti, ma per accordo interno va mantenuto
così come è. Dal punto di vista esterno, questo si traduce in una presa di
posizione estremamente chiara in favore del compromesso finale, che spesso
viene presentato come un risultato molto positivo, anche quando non lo si crede
davvero.
I contenuti della parte III: le politiche
dell’Unione
Giorgio Ruffolo
su “Repubblica” del 21 luglio fa un’affermazione molto
appropriata nei confronti della politica monetaria dell’UE: “ha
sconfitto l’inflazione, ma non riesce a promuovere lo sviluppo.
Occorrerebbe una frustata che rianimi il cavallo”. Ma come è possibile se
nella sua nuova costituzione l’Europa rinuncia a qualsiasi capacità
decisionale e a risorse nel campo fiscale e della spesa e addirittura vincola
gli Stati Nazionali alle regole del patto di stabilità? Ovunque ci sono impegni
stringenti e regole forti per la stabilità dei prezzi, qua e là ci sono
raccomandazioni e auspici per uno sviluppo di qualità; da nessuna parte
c’è una indicazione per la ripresa degli investimenti pubblici,
L’unico cenno alla politica industriale passa per le piccole medie imprese
e per il coordinamento e la promozione del settore degli armamenti. In
compenso, le regole di concorrenza sono articolate su 6 articoli assai corposi
e l’art.66 adotta il principio di “un’economia di mercato
aperta”, in cui il sistema europeo di banche centrali, assistito da Ecofin,
guida la politica monetaria e coordina le politiche degli Stati membri affinché
“perseguano stabilità dei prezzi, una finanza pubblica sostenibile, un
livello concordato dei tassi di interesse e mettano
sotto controllo i costi unitari del lavoro”. In quanto
all’obiettivo dell’occupazione, esso passa dalla “piena
occupazione” della parte I ad un “livello di occupazione elevato,
attraverso la promozione di forza lavoro adattabile e di mercati del lavoro che
rispondano ai mutamenti economici ed alla competitività”. La politica
sociale è perseguita sia nella necessità di assicurare una protezione adeguata,
sia per il mantenimento della competitività dell’Unione. Sotto questo
profilo, l’armonizzazione dei sistemi sociali e il riavvicinamento delle
disposizioni legislative vengono promossi solo col voto di unanimità e
riguardano, tra l’altro, le rappresentanze dei lavoratori, il
trattamento dei lavoratori immigrati e la protezione da licenziamento
ingiustificato “secondo prescrizioni
minime e senza vincoli giuridici che ostacolino lo sviluppo delle piccole medie
imprese”. Come se lo spettro dell’estensione
dell’art.18 avesse aleggiato sui lavori della Convenzione! La ricerca e
lo sviluppo tecnologico hanno come orizzonte il rafforzamento del sistema
industriale ed una migliore competitività dell’Unione in campo
internazionale. Leggendo questi testi viene da pensare che l’agenda del
vertice di Lisbona del marzo 2000 , linea divisoria tra una nuova destra ed una
nuova sinistra, nuovo progetto con cui l’Europa intendeva incrociare con
un modello sociale proprio le grandi questioni del mondo (la scienza, gli
scambi, la solidarietà tra i Paesi, la concentrazione dei mezzi di
comunicazione, le diversità culturali, la proprietà intellettuale e il concetto
dei beni comuni), abbia qui compiuto la sua parabola involutiva già evidenziata
a Barcellona nel 2001 e la sfida della globalizzazione economico –
tecnologica fosse stata riconsegnata al mercato, come aveva insistentemente
chiesto l’asse Aznar Berlusconi Blair.
Si è persa
così l’ambizione di una nuova politica industriale, della ricerca e
dell’innovazione, di una politica del lavoro collegata
all’estensione e all’aggiornamento dello Stato Sociale, e si è
impedita una convergenza fra politica economica e politica sociale in nome
della modernizzazione e del primato dell’impresa. Le eccezioni a questo
quadro riguardano l’ambiente, l’energia, la cultura e, in parte, il
programma quadro della ricerca.
Su questi
temi emergono novità importanti in connessione con positive innovazioni della
Carta dei diritti fondamentali riconducibili ai principi di precauzione e di
azione preventiva. E’ la conferma di una possibilità reale di fare dell’Europa
una leva del cambiamento e basterebbe un po’ di coraggio per allargare
anche oltre la dimensione settoriale questi spazi conquistati dai movimenti e
dalla pratica ambientalista. Un’idea dei servizi generali di pubblica
utilità e della definizione di beni comuni non commerciabili potrebbe essere
confermata a partire dall’approccio delle sezioni 3,5 e 7 (cultura,
ambiente e energia) ma la Convenzione ha fatto rapidamente marcia indietro
quando, al riguardo, il dogma della privatizzazione avrebbe dovuto confliggere
con l’utilità sociale. Così la grande e modernissima questione
dell’acqua non trova posto adeguato in una Costituzione scritta con la
testa rivolta all’indietro. Sul tema dei migranti l’articolo 161 è
impressionante per la sua impostazione: non c’è accoglienza o apertura
delle frontiere, ma un rosario di intenzioni che riconducono al concetto
temperato della "fortezza Europa": politica dei visti, dei controlli,
governo dei flussi migratori in base alla necessità produttiva, gestione
integrata delle frontiere esterne. Sulla pace e il ripudio della guerra gli
articoli 188, 205, 207 e 210 sono per lo meno inquietanti. La pace non è tra i
principi , su cui si fonda l’ispirazione della politica estera
dell’Unione, ma solo tra gli obiettivi della sua azione ed il ripudio
della guerra non è mai preso in considerazione.
Ciò che si
vuole salvaguardare sono “gli interessi fondamentali
dell’Unione” ed è chiaro come la pace, non venendo prima di essi,
possa venire interrotta da missioni militari, che sono contemplate per
“assistenza militare, prevenzione dei conflitti e mantenimento della
pace, combattimento nella gestione di crisi, stabilizzazione al termine dei
conflitti, lotta contro il terrorismo anche sul territorio di Stati
terzi”. Una “Agenzia europea per gli armamenti”dovrebbe
potenziare le capacità militari degli Stati ed il bilancio dell’Unione,
oltre ad un fondo costituito da contributi degli Stati membri, dovrebbe
contemplare e sostenere il riarmo e gli interventi previsti. Il Parlamento
europeo al riguardo ha una preminente funzione consultiva, mentre è il Consiglio
che trattiene il potere decisionale.
Resta da
vedere come queste proposizioni incontrino le richieste delle straordinarie
manifestazioni europee di Firenze del novembre 2002 o del 15 febbraio 2003 in
tutte le capitali del continente. Se si pensa che Habermans ha visto in esse la
nascita di un demos europeo e che questa affermazione è stata aspramente
contestata da Dahrendorf richiamando in loro vece le aspirazioni atlantiche
dei Paesi ex-comunisti dell’Est, si capisce come su questa grande questione
anche nel centro sinistra europeo abbia prevalso alla fine un avvicinamento
alla linea atlantica, che ruota attorno a Londra e a Madrid e, oggi, a Roma e
che trova un certo consenso di Giscard e Amato, predisposti a stemperare le
critiche più aspre all’ideologia della guerra preventiva.
Lavoro e welfare, pace, cittadinanza, beni e servizi comuni
Dar conto,
come si è fatto nel paragrafo precedente, di quanto la parte sulle politiche
dell'Unione sia in continuità con i trattati di Amsterdam e di Maastricht,
aiuta ad esprimere un giudizio più organico su quattro grandi temi - lavoro e welfare,
pace, cittadinanza e beni comuni – declinati lungo tutto il testo e
trattati sotto un profilo più tradizionalmente costituzionale già nella parte I
( definizioni, principi, obbiettivi dell'Unione) e nella parte II ( la Carta
dei diritti fondamentali). La costituzionalizzazione dei trattati realizzata
attraverso l'articolato della III parte, fa sì che il monetarismo entri nel
bagaglio dottrinario ufficiale della costruzione europea. Il carattere rigido
dei parametri di bilancio che ne consegue, finisce col sostenere le politiche
di taglio alla spesa sociale e contrastare l'obiettivo di una riunificazione
della politica economica e della politica sociale a tutela del lavoro e degli
strati popolari. Ne deriva che la centralità del lavoro ed i diritti del welfare
ne escono sfumati, indeboliti. Valga ad esempio il fatto che lo statuto della
Banca Centrale Europea riveli la sua missione solo in funzione della stabilità
dei prezzi, mentre perfino quella della FED americana fa riferimento anche a
sviluppo ed occupazione. Pertanto il diritto al lavoro - impegno universale di
politiche pubbliche - diventa solo " diritto a lavorare" legato alla
persona, facoltà individuale del cittadino che non è obbligatorio promuovere,
quanto semplicemente sgomberare il più possibile da ostacoli sul mercato.
Allora la giurisprudenza del lavoro sposta il suo campo di applicazione dalla
prestazione al mercato del lavoro e l'indebolimento delle tutele andrà di pari
passo con la redistribuzione del carico fiscale a vantaggio delle classi medio
alte. Non è un caso che il metodo del voto a maggioranza non sia passato per il
fisco, la protezione sociale, l'ambiente. Sono le quattro libertà di circolazione
a rimanere i cardini dell'Unione, così come la concorrenza è la pietra angolare
dei processi decisionali. Occorre riflettere sul fatto che in Europa si dà
libertà di movimento per motivi economici, ma non c'è diritto a circolazione
semplicemente per ottenere migliori prestazioni sociali. La filosofia
dominante è che il welfare stesso derivi dalla crescita economica in regime di
concorrenza, non da politiche pubbliche redistributive e di regolazione. Ne
segue che l'armonizzazione prevista per i sistemi di welfare, prima che elevare
le prestazioni, debba migliorare i sistemi di concorrenza. C'è da chiedersi
quanto sia sostenibile in una carta costituzionale l'ambiguità di assicurare
una regolazione sociale e minimi adeguati a fronte dell'ossessiva promozione di
efficienza economica e competitività, combinando i due concetti sempre insieme,
in uno sforzo insoddisfacente di presentare l'agenda della competitività nel
mercato e della flessibilità del lavoro in scontata armonia con la difesa del
modello sociale europeo.
Si può ben
dire che nel welfare che si sta delineando ha pesato moltissimo la richiesta di
Blair di trattare le materie sociali nella Costituzione solo se accompagnate
dalla flessibilità e dalla deregolamentazione del mercato del lavoro, a dispetto
anche della tradizione socialdemocratica del "capitalismo regolato".
A riprova di questa contraddizione irrisolta, per quanto riguarda i diritti
sociali, i nuovi paragrafi aggiunti all'art. 52 della Carta fanno distinzione
tra norme e principi, rimettendo così i diritti alle competenze dell'Unione e
minandone l'universalità. Quanto conti al riguardo la parte III, lo si deduce
dal fatto che i diritti sanciti dalla Carta si esercitano "alle condizioni
e nei limiti previsti dalle altre parti pertinenti della Costituzione".
Come se ne deduce, la gerarchia tra le parti I, II e III è capovolta anche nel
testo, a valorizzazione della nostra impostazione critica. Nell'elenco dei
valori fondanti dell'Unione all'art.I-2 colpisce l'assenza del valore della
pace, assunta invece solo come obiettivo e, quindi, derubricata da guida
primaria all'azione politica. L'Unione si pone innanzitutto come potenza sulla
scena internazionale con una riaffermazione implicita di quella ragion di stato
che viene riproposta, esautorato al riguardo il Parlamento, a livello
sovrastatale sotto la guida di un organismo intergovernativo come il Consiglio
e che il movimento pacifista mondiale sta attaccando dalle fondamenta nella
prospettiva di un mondo unificato. Affermare invece che la pace è un valore in
sé avrebbe avuto come conseguenza che sarebbe stato assumibile l'art. 11 della
nostra Costituzione - il ripudio della guerra – assieme ad impegni
vincolanti sulla giustizia, l'eguaglianza, la lotta alla miseria nelle
relazioni Nord-Sud del mondo. Non basta, evidentemente, cullarsi nel
perseguimento "della propria sicurezza, indipendenza ed integrità"
per affrontare i nodi posti dalla strategia della guerra permanente e
dell'unilateralità dell'amministrazione americana. La cittadinanza viene
riservata ai cittadini degli stati membri. I nativi sono permanentemente
distinti dai migranti e non esiste in Europa un "ius soli". Un
mercato che si intende aperto alla circolazione delle merci, delle persone, dei
capitali, dei servizi, richiede alla fine che si presidiano le sue frontiere,
si disciplinino le politiche dell'immigrazione in base a principi securitari,
si limitino i diritti degli extracomunitari, si declini l'accoglienza secondo i
concetti della sicurezza interna. . Sappiamo come lo scontro per
l’imposizione del modello economico occidentale riguardi le risorse
almeno quanto le dinamiche demografiche transnazionali. Ma qui l’identità
europea non si misura con una capacità di “allargare” i suoi
confini e di disporsi a considerare la possibilità dei migranti di vivere a
pieno diritto là dove la ricchezza viene consumata e non solo come produttori
in casa propria. Anche i servizi di interesse generale non mercantile - scuola,
salute, protezione sociale - non sono oggetto di riconoscimento formale. La
salute, l'istruzione, la cultura, i servizi sociali sono ancora sottoposti alla
norma dell'unanimità, lasciando così mani libere ad una loro strisciante privatizzazione.
Acqua ed energia sono sempre più sottoposte a pressioni liberalizzatrici che
contrastano con la loro percezione come beni comuni decisivi per l'ambiente, da
trasferire anche alle prossime generazioni fuori dalle logiche del mercato.
Ancora, occorre dire che nella Carta non è stata assunta pienamente
l'uguaglianza di genere proprio quando la parte femminile della società è al
centro di tutte le contraddizioni della nuova Europa e la dimensione del genere
costituisce nel nostro continente il terreno di verifica di quanto si voglia o
meno procedere nella strada dell'ampliamento della cittadinanza e della
giustizia sociale.
Alcune Considerazioni
Da tutte
le parti si lamenta un deficit di democrazia per l'Europa che nasce ed una
mancanza di legittimazione delle sue istituzioni. Ma c'è un nesso preciso che
non si può sottacere. E' difficile pensare che una politica complice della
demolizione della spesa sociale, permissiva verso la precarizzazione del
lavoro, chiusa verso le frontiere, incerta nel ripudio della guerra, possa
giovarsi di un assetto democratico pieno e di una partecipazione attiva. Si
mantiene un orizzonte in cui l’economia sovrasta la politica e che la
classe dirigente europea sembra incapace di infrangere. Con la conseguenza di
finire in contrasto o in posizione di indifferenza rispetto al “ sentire
europeo” delle nuove generazioni, di una parte crescente del mondo del
lavoro, dei movimenti. Il problema di assetti istituzionali democratici e di
procedure leggibili della costruzione europea non sta quindi, come dice la
stampa, solo nella resistenza dei Governi a trasferire le loro prerogative
all’Unione, ma nasce soprattutto dalle conseguenze dell'orientamento
liberista dei trattati, che viene recepito da una costituzione senza
legittimazione popolare, con una simmetria evidente tra incertezza dei diritti
e ipercentralizzazione del potere negli esecutivi. C'è quindi una stretta relazione tra deficit democratico e
deficit sociale e l'uno e l'altro aspetto non possono essere
recuperati e ricostruiti separatamente ed in tempi distinti. Se non si interviene
a questo livello, si sottovaluta la portata reale della fase che attraversano
la società e la politica europea e si permette che la “voglia di
Europa” venga cinicamente utilizzata per spegnere la sua potenziale alterità
nel processo di globalizzazione. Il meccanismo che la Convenzione ha generato e
che, come dice Rossanda, disegna “un’Europa fuori dal mondo”,
potrebbe trovare un suo surrogato di legittimazione: quello che fa delle
elezioni del Parlamento europeo del 2004, sempre nel contesto del prendere o
lasciare, l'atto di accettazione, politico se non formale, della costituzione
licenziata dalla CIG. Ma, se questa analisi è corrisposta, perché mai la
sinistra europea non dovrebbe riaprire la discussione e subire invece l’egemonia
del centro moderato che ha costruito quello che Giscard ha definito “ un
edificio ed un equilibrio” non modificabile? E perché la società civile,
i "corpi intermedi" ed in particolare il sindacato dovrebbero
tollerare la regressione del diritto di associazione ad una funzione meramente
consultiva nel processo decisionale europeo, dando per scontato che il
conflitto non faccia parte del contesto istituzionale e che si debba escludere
il suo apporto alla trasformazione? Il dialogo sociale codificato nella parte
III della Convenzione rappresenta un arretramento perfino rispetto alla debole
prassi in vigore ed è un pessimo segnale dato all’organizzazione e
all’autonomia del mondo del lavoro in costruzione in Europa. Mi sembra di
conforto constatare che invece il Forum Sociale Europeo abbia deciso di
misurarsi con la direzione e la qualità di questo "processo
costituente". Il "movimento dei movimenti" riunito a Genova ha
indetto per il 4 ottobre una manifestazione europea in concomitanza con la
prima riunione della CIG sotto la presidenza di Berlusconi ed ha fatto della
“democrazia costituzionale europea” uno dei centri della
discussione del grande appuntamento a novembre di Parigi, oltre che
l’obiettivo della mobilitazione degli "Stati Generali del movimento"
nei primi mesi del 2004. Il FSE si è dato il compito di creare spazi pubblici
europei in cui elaborare proposte, carte dei diritti, organizzare lotte e
orientamenti di settori della società, per mobilitare soggetti che perseguano
con l’azione conflittuale i diritti e la democrazia, costruendo
l’Europa dal basso. Quando i partiti lamentano l’impoliticità dei
movimenti, forse non riflettono abbastanza di quanto i confini si stiano
rimescolando e di quanto l'Europa fornisca l'occasione per una reciproca
contaminazione. In fondo, solo la mancanza di un progetto alternativo e
partecipato potrebbe tenere lontano a lungo dalla politica una generazione e
quella parte della società che sono di nuovo alla ricerca del bene comune.
Posta ricevuta
Maurizio Mazzucchetti
, responsabile dell’ ufficio stampa della ‘Festa in rosso di Liberazione’
a Torre
Baldone (provincia di Bergamo) ci segnala fra l’altro la seguente tavola
rotonda prevista per
Venerdì 15
agosto
“La lotta del popolo kurdo - dalla
Turchia all’Iraq - dopo l’occupazione dell’Iraq”
Intervengono:Paolo Limonta
(ass. Azad per la libertà del popolo kurdo), Un
rappresentante del Kadek-Congresso per la libertà e la democrazia nel
Kurdistan. Coordina: Maurizio Rovetta (segretario Prc-Torre B.)
Per info sulla festa (fino al 17/8/03 nell’area a fianco degli
impianti sportivi): telefonare al 338.9759975
Tutte le sere:
* Servizio bar - ristorante - pizzeria - birreria -
gelato artigianale - cocktail- tombole - ruota della fortuna, spazio bimbi -
libri - mostre - musica - stand internazionale
* Spazio multietnico per tutta la
durata della festa con stand delle associazioni degli immigrati, musica, video,
kebab
* Sportello immigrazione a cura Arci-Baia
del Re, Ufficio Diritti-Cgil e Giovani Comunisti
* “Ludobus” per i bambini, il 15.16.17
agosto (a cura Arci)
Scheda di approfondimento
Il Metodismo: dottrina e prassi
La Chiesa Metodista con i suoi
quasi 70 milioni di fedeli è oggi la Chiesa protestante più diffusa in tutti
i continenti e si caratterizza ovunque per la sua profonda spiritualità, per
il suo dinamismo evangelistico e per la sua marcata sensibilità ai problemi
etici, sociali e politici.
Il movimento metodista nacque nel
XVIII secolo ad opera del Pastore anglicano John Wesley (1703-1791) come
movimento di Risveglio religioso e sociale che coinvolse dapprima Inghilterra
e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse
ben presto in Europa e nel resto del mondo.
Tutta la storia del Metodismo è
derivata da una felice intuizione teologica di John Wesley. E cioè che la rivelazione dell’amore di Dio
per l’uomo è una verità interiore che si palesa nell’esperienza
della carità umana. Questo significa che l’Evangelo
incarnato nel Cristo - che Dio ha amato l’uomo indipendentemente da
quello che egli è - acquista un valore sociale e diventa impegno di vita. Di
qui la massima coerenza tra messaggio e azione. Separare l’opera
missionaria di Wesley dal suo pensiero teologico’ che ne è il
propulsore non è perciò possibile. Una cosa non può essere intesa senza
l’altra: sono interdipendenti. L’assioma
metodista è che Dio ha dato tutto (e questo è dottrina teologica) per cui
tutto noi dobbiamo dare (e questo è impegno sociale). C’è
dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono
gratuito in Cristo e la salvezza offerta come dono riconoscente al fratello.
La diffusione del Metodismo nel mondo è
dovuta senz’altro a questa sua impostazione teologica: come è
facilmente dimostrabile deducendolo dalle numerose opere di Wesley stesso - i
suoi 40000 sermoni, il suo diario, la sua corrispondenza con personaggi
religiosi e politici impegnati come lui nella lotta contro la piaga
dell’alcolismo, il sistema economico dello schiavismo e la pratica
sociale della schiavitù, i libri da lui scritti o tradotti per le scuole che
andava istituendo, la creazione delle prime "Scuole domenicali",
vanto oggi di tutto il protestantesimo per la preparazione religiosa dei
minori - e come infine traspare dagli scritti dei suoi seguaci e da quelli
dei suoi detrattori.
Da tutto ciò è facile rendersi conto
di che cosa abbia rappresentato il Metodismo nel mondo; del valore di alcuni
suoi uomini e del peso che essi hanno avuto nel passato, come lo statista
William Wilberforce strenuo propugnatore nel Parlamento inglese delle leggi
antischiaviste, - e che hanno tutt’ora nell’economia dei vari
paesi, particolarmente nell'emancipazione delle culture del Nuovo e del Terzo
Mondo, come Nelson Mandela.
È un dato di fatto che nel
momento in cui si stava formando in Inghilterra il ceto operaio, e nelle
fabbriche nascenti e nelle miniere lo sfruttamento anche dei minori arrivava
a limiti esplosivi, Wesley e i suoi pastori hanno volutamente svolto il loro
ministero presso le classi più disagiate e più esposte. Né possiamo
tralasciare di dire che il Laburismo e il Sindacalismo inglesi hanno avuto la
loro culla nelle Cappelle metodiste, e che al Congresso generale delle "Unions"
del 1872 la metà degli oratori erano predicatori metodisti.
Oggi il Metodismo mondiale è
particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per
la "Giustizia, la pace e la salvaguardia
dei creato".
Peculiare caratteristica del Metodismo
poi è l’avere accanto ai pastori consacrati un rilevante numero di
predicatori laici, uomini e donne, i quali, adeguatamente preparati
teologicamente, svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione ed
ovviamente nella predicazione. Fin dal tempo di Wesley, non poche donne
provenienti da tutti i ceti sociali, vincendo dimostrazioni di ostilità e non
pochi pericoli materiali, cominciano a predicare e il loro crescente successo
ne portò alcune a intraprendere studi e a diventare predicatrici autorizzate.
America
Quando il Metodismo varcò
l’Atlantico aveva ormai 25 anni di vita. La sua espansione, dopo un
primo modesto inizio, fu rapida e non fu dovuta soltanto al concetto che Wesley
aveva di una parrocchia mondiale: "La
mia parrocchia è il mondo", ma soprattutto alla massa dei
predicatori metodisti itineranti la cui attività missionaria, svolta
soprattutto a cavallo e per lunghe distanze, si sviluppò a tal punto da
essere importante per la storia di quel continente. La loro vita dura e la
loro intraprendenza di "cavalieri erranti" della fede fecero
nascere tipici "slogans" sul loro conto. Quando scoppiava un
uragano, per esempio, si usava dire: "Con un tempo simile non c’è
sicuramente nessuno fuori, tranne i corvi e i predicatori metodisti"!
Leggendario rimane anche il loro apporto spirituale e religioso che
accompagnò la penetrazione dei primi rudi pionieri verso l’Ovest.
Wesley aveva avuto esperienza diretta
e personale della situazione dei Neri in America e si impegnò nella condanna
dello schiavismo con conferenze, opuscoli, sottoscrizioni, comizi onde
sottoporre all’opinione pubblica l’urgenza di prendere posizione
al riguardo. Furono così fondate due Università nere, ed un ex schiavo fu il
primo vescovo metodista nero
L'indipendenza politica degli Stati
Uniti portò con sé la necessità di avere in America anche una Chiesa
metodista autonomamente organizzata. Nel 1784 fu costituita in America la
‘Chiesa metodista episcopale’, così chiamata dal nome dato al
pastore eletto per un dato periodo di anni alla carica di Presidente, Chiesa
che convive fraternamente nel mondo con la "Chiesa metodista wesleyana",
originaria d’Inghilterra
Italia
In Italia la penetrazione del Metodismo,
anche se presentatosi per primo tra le missioni agganciate a Stati la cui
libertà era ormai di antica tradizione, fu tardiva. Se ne ha notizia fin dal 1816 quando un mercante metodista inglese
con la copertura dell’acquisto di cappelli di paglia a Firenze, finì
nelle maglie della polizia locale per aver distribuito clandestinamente delle
Bibbie; e un altro colportore (distributore di Bibbie per conto di chiese
protestanti) clandestino, spintosi non si sa con quali mezzi e con quanto
coraggio fino a Roma, tornando in patria aveva prospettato alla Società
Missionaria wesleyana la possibilità di un lavoro evangelistico proprio in
quella città! Ma solo nel 1852
con la venuta in Italia dell’ex seminarista di Ivrea Benedetto Lissolo,
convertitosi in Inghilterra alla Chiesa Wesleyana, comparvero i primi
missionari, e solo una decina di anni dopo il Metodismo cominciò ad avere
qualche pallido rilievo. Fondatore riconosciuto del Metodismo in Italia fu il
giovane pastore Heary James Piggott
(1831-1917) che dal 1861 dedicò l’intera sua vita a quest’opera.
Stabilitosi in un primo tempo ad Ivrea, passò poi a Milano dove fondò un
Istituto per ragazze, e da dove estese l’opera in Lombardia e in
Emilia. Stabilitosi poi a Padova estese l’opera nel Veneto per scendere
poi a Firenze e a La Spezia. Nel 1868 le statistiche presentate alla prima
Conferenza di quella che sarà la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia
furono: 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592
allievi nei corsi d’istruzione scolastica.
L'unità d’Italia fu la grande occasione
attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873
la Società missionaria episcopale di New York inviò in Italia il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che si
stabilì prima a Modena e poi a Bologna da dove estese l’opera in tutta
la penisola. Piggott e Vernon si accordarono quindi perché i due rami del Metodismo
mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di
chiese come di opere sociali. Nel 1946, poi, i due rami si fusero da noi in
un unico corpo: la "Chiesa Evangelica Metodista d’Italia".
Passati i tempi particolarmente
sfavorevoli, nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu
notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di Circoli culturali,
di giornali e, soprattutto, nell’assistenza materiale e spirituale in
alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera sovente importata e
perciò maggiormente bisognosa di aiuto.
Ad esempio: prima del 1868 a Padova
accanto alla chiesa è fiorente un Istituto con scuola elementare mista, scuola
superiore e una scuola tecnica. Nel 1892 ad Omegna fu iniziata un’opera
di sostegno per gli operai della filanda locale; ne nacque in seguito la
chiesa di Omegna. Dal 1898 al 1906 a Iselle, per gli operai impegnati nel
traforo della galleria del Sempione, e per le loro famiglie, furono
organizzati: un asilo infantile, una scuola elementare con pasto meridiano
gratuito, una sala di riunione e corsi serali di istruzione per adulti. Ne
nacque in seguito la chiesa di Domodossola. Dal 1901 al 1903 a Milano, per
gli operai provenienti dall’entroterra della regione e per quelli
immigrati dal Sud, in occasione della elettrificazione dei trasporti urbani,
fu istituito un servizio di promozione sociale e fu iniziata un’opera
di evangelizzazione. Ne nacque in seguito la seconda chiesa metodista di
Milano. Nel 1903 a Salerno fu attuato un progetto di assistenza e di aiuto
per gli operai delle vicine filande. Ne nacque in seguito la chiesa di
Salerno. Nel 1907 a Eboli sorse una organizzazione a sostegno materiale e spirituale
della classe contadina locale. Dal 1906 al 1910 il medesimo aiuto fu portato
nel vicentino e nel novarese alle locali comunità contadine, e a Montorfano agli
scalpellini delle locali cave di granito. Nacquero così tre piccole chiese.
Le chiese metodiste con le loro
attività sociali ed assistenziali oggi esistenti in Italia sono il frutto e
la prosecuzione di quest’opera iniziata quasi 150 anni fa, e
l’attuale presenza metodista nel nostro paese può essere così
quantificata:
39
comunità o chiese con una popolazione complessiva di circa 5000
aderenti.
opere
sociali: 'Ecumene' Centro evangelico per la gioventù, Velletri (Roma);
Centro evangelico di servizio: Villa S. Sebastiano (AQ); Centro sociale
'Emilio Nitti’ (NA); ‘Casa Mia’ Centro sociale per adolescenti
e bambini (NA); ‘Casa Materna’ Istituto per bambini e centro
accoglienza emigrati (NA); Centro cristiano per l’infanzia e
scuola materna Scicli (RG).
Vari
Circoli culturali.
Impegno
socio assistenziale in collaborazione con altre chiese evangeliche: per
esempio l’ospedale ‘Villa Betania’ di Napoli.
Partecipazione
ad organismi nazionali, mondiali ed ecumenici: Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (FCEI);
Conferenza delle chiese europee (KEK); Consiglio mondiale metodista (WMC); Consiglio ecumenico delle
chiese (CEC).
L'integrazione nel 1979 delle chiese
metodiste in Italia con le chiese valdesi non ne ha modificato i lineamenti
dottrinali.
L'articolo che segue è tratto dal numero
veramente speciale di Protestantesimo (vol. 58:2-3 - 2003) dal titolo
"Parola in dialogo - Scritti in onore dei professori Paolo Ricca e Sergio
Rostagno". Orientamenti ecumenici esprime in questo modo un tributo ai due
grandi professori della Facoltà Valdese di Teologia in Roma per la
loro attività di ricerca e di insegnamento, da cui anche il sottoscritto ha
potuto trarne beneficio in questi ultimi anni.
E' poi una concreta possibilità per
sostenere una rivistra trimestrale di elevato spessore teologico e culturale,
il cui costo dell'abbonamento è di Euro 24,00 per l'Italia ed Euro 30,00 per
l'estero. Per eventuali sottoscrizioni si prega di scrivere direttamente a
fvt.protest@...
Qui, più concretamente, quest'articolo
serve per farci capire il punto di vista di un evangelico tedesco in visita in
Italia... da a pensare anche ai c.d. "non credenti".
M.B.
Perché
cercate il vivente fra i morti?
(Discorso tenuto il 1 ottobre 1978, due
giorni dopo l'improvvisa morte di Papa Giovanni Paolo I, da Gottfried Maron,
professore emerito di Storia della chiesa moderna a Berlino e a
Kiel nonché presidente della Fondazione Evangelica)
Questa volta, da che sono a Roma, mi assilla
il pensiero che qui abbiamo avuto troppo - assolutamente troppo - a che fare
con tombe e con morti.
Al primo posto sta certamente la tomba di
Pietro, che la grandiosa cupola di Michelangelo fa risaltare nel significato
storico e dogmatico che la chiesa di Roma le ha attribuito. Sotto questa stessa
cupola giacciono sepolti anche altri papi, a rivendicare la pretesa, di essere
successori della roccia degli apostoli. Tra qualche giorno vi giacerà anche
l'uomo di fronte al quale abbiamo potuto stare solo pochi giorni fa in San
Pietro (si riferisce all'udienza generale del 27 settembre tenuta interamente
in lingua tedesca e all'interno della Basilica, conclusasi con "Lobe den
Herren"). Con questo evento che ci ha tutti profondamente colpiti, il
pensiero dei morti ha avuto qui a Roma
una drammatica accentuazione.
A Roma abbiamo anche visitato la tomba di
Paolo. Sotto una cupola molto più modesta, giace anche Ignazio di Loyola, la
principale figura del ripensapento cattolico-romano dopo la catastrofe della
Riforma tedesca. Siamo stati anche nella stanza in cui è deceduto e poi,
rispettivamente in S. Andrea della Valle e in una cappella laterale di S.
Pietro, abbiamo visto illuminati dietro un vetro i corpi morti di un santo
dell'Ordine dei Teatini e di S. Pio X. Si tratta verosimilmente di riproduzioni
di cera
In Assisi si può veramente vedere il
cadavere di Santa Chiara che nel 1850 fu riesumato dalla bara in cui aveva
riposato per 600 anni. La gente si affolla curiosa davanti al vetro per vedere
questi morti. Che cosa cerca veramente?
Chi può contare tutti i sepolcri romani? Dai
grandi edifici funebri degli imperatori Augusto e Adriano - tra i quali si
trova esattamente il nostro alloggiamento - ai sepolcri nelle catacombe fino
alle moderne "case dei morti" (meglio grattacieli dei morti) dietro
S. Lorenzo fuori le Mura che irradiano una singolare "vita", quando
la sera le lampade vengono accese dai vivi. A che scopo? Che cosa si cerca
presso questi morti? Non dà anche da pensare che il nostro collega di Erlangen
sia venuto con noi a ROma soprattutto per studiare catacombe e sarcofaghi? Sì,
non fa riflettere il fatto che l'arte protocristiana sia sorta qui con le tombe
- in ultima analisi contro la volontà della chiesa e della teologia?
Paolo Ricca, che ci ha accompagnato più
volte, in questi giorni è stato anche a Torino dove ora, dopo 45 anni, è stato
nuovamente esposto il famoso lenzuolo funebre di Cristo che attira centinaia di
migliaia di pellegrini. Non ci interessano qui né la fiera turistica che si
sviluppa intorno ad un evento così "pio" (fino alle T-shirt con il
"sacro volto"), né la questione scientifica di sapere se questo
lenzuolo potrebbe essere l'autentico sudario di Cristo o almeno un lenzuolo di
quell'area del I sec. Qui ci interessa un'altra questione: che cosa cercano
queste numerose persone in una reliquia di questo tipo? Che cosa cercano
accanto alle tombe?
In questo quadro, da giorni mi agita un
brano del racconto di Pasqua del Vangelo di Luca. Il giorno dopo il tremendo evento
le donne vennero all'alba al sepolcro e lo trovarono vuoto. E quando esse se ne
accorgono con spavento, appaiono "due uomini con le vesti splendenti"
che pongono loro, appunto, la questione decisiva: "Perché cercate il
vivente tra i morti?" "Ricordate come egli vi parlò quand'era ancora
in Galilea...Esse si ricordarono delle sue parole. Tornate dal sepolcro,
annunziarono tutte queste cose agli indici e tutti agli altri (Lc 24,6
vers. NRiv). Ovviamente il racconto procede in un primo tempo in modo davvero deprimente.
Il testo infatti afferma: agli apostoli "quelle parole sembrarono un
vaneggiare e non prestarono fede alle donne". Io trovo che questo sia un
racconto chiave per l'intera storia della chiesa in tutti i secoli. In esso si
cela la domanda decisiva del cristianesimo: perchè cercate il vivente fra i
morti? E' questa una domanda che ci deve essere posta di nuovo, non solo a
Roma. E' una domanda che, evidentemente, non trova risposta a Pasqua, ma solo
tramite la Pentecoste.
Io credo che Francesco d'Assisi abbia
disposto, coscientemente, che non gli si facesse una tomba identificabile
proprio in questo spirito di Pentecoste. Eppure che cosa è avvenuto? Già poco
dopo la sua morte fu eretta sulla sua tomba la monumetale doppia chiesa di San
Francesco e il misero luogo in cui morì è dal XVI secolo avviluppato, e così
"composto", da una gigantesca cupola barocca. Il desiderio di
Francesco non era merà "umiltà", sgorgava chiaramente da una
profonda conoscenza cristiana, ma egli viveva in un'epoca in cui la cristianità
cercava con uno sforzo secolare di riconquistare dai musulmani il sepolcro -
vuoto e presunto - di Cristo. Lo sappiamo: Dio non ha allora benedetto né
coronato di successo questo intento dei cristiani d'occidente. Grazie a Dio, si
potrebbe dire, perché questo sepolcro è vuoto: sì tutti i
sepolcri cristiani sono vuoti, se la nostra fede deve avere un senso
(Lutero scrisse a tal proposito "di questo sepolcro, in cui il Signore ha
giaciuto e che ora è possesso dei Saraceni, Dio si interessa altrettanto che
delle mucche in Svizzera").
Ogni culto dei morti è affare pagano. I
faraoni egizi hanno in tal prospettiva eretto i loro enormi monumenti di pietra
e gli Etruschi le loro città dei morti. Noi cristiani, però dobbiamo sapere che
Dio "non è un Dio dei morti ma dei viventi" come appunto
afferma proprio Luca al capitolo 20 vesetto 38.
Questa parola che ci è tramandata dalla
bocca di Gesù, contiene al tempo stesso la risposta alla domanda degli uomini
al sepolcro. Si parla di Dio con una affermazione ed una negazione. Vale la
pena meditare su questa parola più a lungo e più precisamente di quanto
possiamo fare qui. Significa che la morte e la vita hanno mutato senso e
valore. Non possiamo più considerare la morte come un assoluto e proprio
questo significa che non possiamo più considerare la nostra vita terrena
come un assoluto, come se si trattasse di dover realizzare tutto tra la nascita
e la morte o di dover carpire tutto ciò che la vita ha da offrire. Dio è un Dio
dei viventi: ciò significa che abbiano soltanto in lui la pienezza e la vita
eterna.
Dio è un Dio dei viventi e non dei morti. Perciò
non dobbiamo cercare i viventi fra i morti anche in un senso più ampio:
Francesco non nella sua tomba, ma là dove egli viveva nella Parola di Dio;
Pietro non sotto la cupola di San Pietro, ma nella sua confessione di Cristo;
Paolo non in San Paolo, ma nelle sue lettere alla cristianità di tutti i tempi
e il nostro Signore in nessun altro luogo che nella sua Parola e nel suo
Spirito.
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Da "Aprile per la sinistra": nuove
alleanze per “Orientamenti ecumenici”?...
Know
Global di P.Folena e U.Sulpasso Più sapere per tutti Pietro
Folena e Umberto Sulpasso
20/1/03
Know-Global – la globalizzazione del sapere nell’era
della rivoluzione digitale – è la risposta strategica, di fronte alle
critiche così diffuse all’attuale modello di sviluppo e di governance,
che un uomo politico della sinistra riformista e un professore universitario
impegnato da anni sul tema della knowledge society, indicano a tutti, con
proposte concrete e con provocazioni culturali.
L’accesso alla cultura per tutti è il nuovo nome della lotta per la
giustizia, per l’eguaglianza, per la libertà. È al tempo stesso una
sfida alla sinistra, impegnata troppe volte a discutere astrattamente di
riformismo e di innovazione; all’università e alla ricerca, prigioniere
di mezzi pubblici irrisori, di logiche accademiche e di nuove illusioni
mercantili; all’impresa, sollecitata nell’era berlusconiana a
rifarsi sul lavoro e sui diritti e non a innovarsi.
Know-Global ha le forme di un colloquio spigliato (che rimbalza dal modello
californiano alla destra berlusconiana, da Porto Alegre ai guai della
sinistra nostrana, da Cofferati alle nuove frontiere digitali) tra Pietro
Folena, deputato DS, e Umberto Sulpasso, presidente dell’International
Multimedia University, indicando la frontiera di un nuovo keynesismo digitale
– un grande intervento pubblico, italiano ed europeo, nella società
della conoscenza e nell’abbattimento di barriere di ogni tipo
nell’accesso alla cultura – come leva fondamentale per
modernizzare l’Italia, per impedire il declino dell’Europa e per
rendere più giusto e vivibile il pianeta.
«In Italia generazioni di braccianti e di operai,
che non sapevano leggere e scrivere, si sono organizzate sognando che i
propri figli, studiando, un giorno sarebbero diventati dei
"signori"… Il diritto al sapere per tutti è una delle chiavi
decisive per riprendere in mano il destino del mondo, e non accettare come
inevitabile la distanza crescente tra più forti e più deboli.» Pietro Folena
«A molti osservatori è sfuggito che da almeno cinquant’anni la vera
arma strategica americana è il sapere… Il Muro di Berlino lo ha fatto
cadere Steve Jobs e non una fideistica superiorità del liberismo alla Reagan.»
Umberto Sulpasso
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Orientamenti ecumenici estende
a tutte le donne evangeliche iscritte e non a questa ML, appartenenti all' area
teologica femminista, di presentare la propria candidatura, anche in modo
informale, per una futura collaborazione con questa newsletter.
Telefono 338-1211439.
Come ogni cosa che vale Orientamenti ecumenici
non ha un prezzo di vendita e neanche uno di acquisto: nella vita di ciascun di
noi ci sono cose che vanno oltre il concetto di transazione o comunque di
scambio. Auguriamo però a chi legge la stessa sensazione che provano coloro che
scrivono liberamente e gratuitamente qui, cercando di parlare - fra mille difficoltà ben inteso - alle
donne e agli uomini di oggi e ponendo loro un'alternativa concreta
all'alienazione religiosa, in favore della ricerca del Dio vivente, nella
dimensione dello Spirito e della Parola (come zwingliano preferisco
infatti invertire le parole soprascritte di Maron... non si spiegherebbe
altrimenti perchè a taluni la Bibbia dice qualcosa ma ad altri non dice
assolutamente nulla!)
A proposito vien da sorridere ma ci coglie
anche un po' di tristezza quando pensiamo che taluni sistematicamente
tentano ogni settimana di attaccarci con ogni sorta di files di disturbo, virus
informatici (a proposito ho bisogno di consigli urgenti su uno chiamato
W32.BLASTER.WORM che è presente su un PC), posta di vario tipo non
richiesta,... ecc. ecc.
Si prega tutti di collaborare con i
co-moderatori evitando di inviare files con allegati. La posta degli
ultimi due giorni ad esempio è andata persa, per problemi di inoltri diciamo
"non corretti"…
Grazie per l'attenzione che vorrete prestare
per questo comportamento di base che reputiamo corretto e di
tutela per il proseguimento di questa iniziativa, frutto della gratuità
evangelica. Penso che l’On. Folena ne abbia sentito già parlare di
quei cocciuti di Valdesi…
Aperti per ferie: continua il
dibattito sulla Bozza di costituzione europea e notizie e commenti da NEV
Appuntamenti
d’estate:
ROCCA di PAPA (Roma) - Dal 23 al 31 agosto, campo di ricerca
su "La spiritualità della Resistenza". Al Centro evangelico battista,
segreteria: 06 94999014.
PRALI
(Torino) - Dal 17 al 24, al Centro ecumenico Agape, campo per bambini delle
elementari sul tema "Il fuoco è la cosa più importante". Segreteria:
0121 807514.
MILANO - Mercoledì 20, per la serie dei concerti estivi, nel
tempio valdese, serata di musica ebraica Klezmer con il gruppo Schnaftl Ufftschik
di Berlino. Alle 21 in via Sforza 12a. Entrata libera.
TORRE
PELLICE (Torino) - Il 30 e 31 agosto, a cura della Società di studi valdesi,
annuale convegno storico, quest'anno dedicato allo scrittore Piero Jahier. Alla
Casa valdese di via Beckwith.
TELEVISIONE - Domenica 17 agosto, alle 24 circa su RAIDUE, la
rubrica "Protestantesimo" presenta "Il papato: una questione
ecumenica?" e un DVD sulle tre religioni abramitiche. Replica lunedì 18 alle
24 e lunedì 25 alle 10 sempre su RAIDUE.
RADIO
- Ogni domenica mattina alle 7,30 su RAI Radiouno, "Culto Evangelico"
manda in onda una predicazione (17, 24, 31 agosto, pastore Domenico Tomasetto),
notizie dal mondo evangelico, appuntamenti e commenti di attualità.
Parola
per sabato 16 agosto 2003, dopo il blackout in America del nord
liberista…
Dio
ha scelto le cose pazze del mondo
per
svergognare i sapienti;
Dio
ha scelto le cose deboli del mondo
per
svergognare le forti.
1 Corinzi 1:27
(dalle Losungen di oggi)
Il nostro è un Dio a cui importano gli avvenimenti
politici…
E’
il mondo (intendo con questo il mondo politico e secolare) la sfera
dell’attività liberatrice e rinnovatrice di Dio. Esso è il teatro della
presenza di Dio accanto all’uomo. Il Dio della Bibbia, in chiaro
contrasto con gli altri dei o divinità dell’antico Medio oriente, era
caratterizzato proprio dal fatto di operare dentro e per mezzo degli avvenimenti
politici. Egli non partecipava la sua divinità con le stelle, il sole, la luna;
questi corpi erano semplicemente delle cose create da Dio, non essere divini.
Il Dio degli ebrei era il Dio che si rivelava nell’esodo, nella
conquista, nell’esilio e nella sconfitta del regno; si rivelava negli
eventi politici, nella liberazione del popolo dalla servitù economica e dalla
schiavitù politica, nella conquista e nella sconfitta per mano di una potenza
secolare… per compiere la sua opera, Dio non esitava (e non esita anche
oggi) neppure a servirsi di gente che lo negava, di gente che non aveva mai
sentito parlare di lui o che lo sfidava. Il capitolo 45 di Isaia mostra in che
modo Dio faccia uso di coloro che lo negano: Dio parla a Ciro, re dei persiani,
e Ciro è un pagano, non certo un ebreo o un cristiano : a Dio importano gli
avvenimenti politici. Prima bisogna sempre leggere l’Esodo e poi la
Genesi. Perrchè questa è l’ordine in cui gli ebrei giunsero alla
comprensione.
Il
dibattito sulla bozza di convenzione europea (il sito su internet, il documento
di Vittorio Bellavite di “Noi siamo chiesa”, la manifestazione di
settembre a Riva del Garda)
Alcune
notizie da NEV
Il
prossimo numero sarà curato dal moderatore giovanile Gioele Bianchi; si
ringrazia qui il partito socialista francese e taluni esponenti dei DS in
Italia per il libero spazio concesso a questa newsletter su diverse ML di
Yahoo. Il partito socialista svizzero ci ha tra l’altro inviato un libro
su Leonhard Ragaz, che necessiterà di una rigorosa traduzione dal
tedesco. Invitiamo il gruppo riformato svizzero o altre realtà
interessate ad una eventuale pubblicazione in Italia dello stesso a dare un
cenno della propria disponibilità per aiutarci a tal fine. Grazie a chi non
rimarrà in silenzio.
Si
ringrazia Mario Agostinelli (CGIL Lombardia) anche per la segnalazione del sito
internet sul quale è possibile consultare, nelle principali lingue europee, il
testo (con commenti) della bozza di Convenzione europea
Il punto di vista di un esponente cattolico di “Noi
siamo chiesa”
A cura di Vittorio
Bellavite
Il
coinvolgimento dell'opinione pubblica europea nei lavori della Convenzione europea
è stato complessivamente molto modesto; per la sua composizione e
per l'andamento dei suoi lavori si è parlato, non a torto, di un deficit
di democrazia. Nel frattempo il movimento critico nei confronti della
globalizzazione è continuato e si è esteso (Forum di Firenze e Forum di
Porto Alegre) e la guerra in Iraq per le sue caratteristiche ha creato un
movimento di massa contro alcuni governi e contro gli USA.Ci troviamo di fronte
ad una situazione schizofrenica a un esempio da manuale di scissione tra
sensibilità diffuse e situazioni nuove (la guerra preventiva) ed un apparato
istituzionale quello della Convenzione delegato ad occuparsi di grandi
questioni ma che discute quasi solamente di competenze, mercati, monete
ecc…….
Si
trascineranno ancora per alcuni mesi problemi di questo tipo rimasti
aperti perché sarà la Conferenza intergovernativa da ottobre a dicembre a
risolverli . Si tratta del maggiore o minore ruolo delle diverse strutture
comunitarie (Consiglio, Commissione, Parlamento), del voto a maggioranza sulla
politica estera e sulla politica fiscale e di altre questioni di questo tipo.
Dietro a questi problemi si nasconde da una parte il grado di maggiore o
minore federalismo, dall'altra il maggiore o minore ruolo degli Stati
membri nella nuova Europa. Non sono questi i problemi principali ma sono
tuttavia importanti per chi cerca di riflettere su questa vicenda da un punto
di vista pacifista e terzomondista. Per orientarsi su questa questione
basta identificare quali sono le forze tiepide verso un potenziamento del ruolo
dell'Unione Europea : esse sono tutte collocate sulla destra e
caratterizzate da un esplicito filoamericanismo ( Spagna, Polonia, Regno Unito
…) .L'Italia è un caso a sé, il Governo è fortemente filoamericano
ma la politica europea è ondivaga e non esplicitamente antifederale . Per
capire definitivamente la situazione basta essere consapevoli che i
neoconservatori al potere negli USA cercano in forme diverse di
dividere gli Stati europei ed osteggiano o diffidano dell' euro in quanto
moneta divenuta concorrente sullo scenario mondiale .
Un'Europa federale per fare che cosa ?
Espressa
un'opzione di fondo a favore di maggiori poteri all'Unione Europea si pone il
grande interrogativo : una Europa federale, più forte ed autorevole, per
fare che cosa ? per quali politiche ? Nella Convenzione si è
parlato solo di strutture , di metodi, di ruoli, di apparati o si è parlato
anche di contenuti ? Si è discusso se l'Europa dovesse avere una unica politica
estera ma niente si è detto su quali potrebbero essere gli orientamenti di
fondo per esempio, sul rapporto pace/guerra, sul rapporto
Nord/sud……..La politica estera è stata intrecciata sempre a quella
della sicurezza e della difesa, mai ad altro. In Italia ed in Europa la
sinistra "federale" si è occupata poco della Convenzione ed ha
valorizzato alcuni aspetti anche molto interessanti ( l'allargamento, il
superamento di un secolo di lotte fratricide, la comune lotta contro il
crimine….) ma tutto in un'ottica di un'Europa che guarda a sè stessa.
Vediamo in concreto cosa dice la bozza della nuova Costituzione, lasciando ad
un momento successivo un'analisi del cruciale problema della cittadinanza e dei
migranti.
Pace/guerra
La
pace non è stata "ammessa" tra i valori dell'Unione Europea di cui
parla l'art.2 ma è stata accettata solo come obiettivo ( art. 3) . La
differenza esiste e c'è stato dibattito. Affermare che la pace è un
"valore" in sé avrebbe avuto come conseguenza che si sarebbe potuto
almeno prendere in considerazione il contenuto dell'art.11 della nostra
Costituzione . Questo nostro articolo è stato proposto senza successo,
per esempio, dagli italiani Elena Paciotti e Valdo Spini e dagli spagnoli
Borrell, Carnero e Lopez Garrido.
Dire
invece che "l'Unione si prefigge di promuovere la pace…" non
significa quasi niente.
Non esiste niente di più
equivoco e ambivalente della generica invocazione alla pace non accompagnata da
prese di posizione esplicite, da denunce, da azioni coerenti. Chi fa la guerra
sostiene sempre che essa è indispensabile per portare la pace. Anche in
Iran, anche in Afghanistan , sempre mascherata da nobili motivi. Sarebbe stato significativo
affermare che l'Europa "ripudia la guerra" preventiva ed offensiva
come dice la Costituzione italiana. Ma i nostri costituenti erano dei
visionari, degli estremisti ?
Una Costituzione eurocentrica
Ogni
vocabolo soprattutto nei primi articoli delle costituzioni viene
discusso infinite volte, scritto, riscritto ( tradotto e ritradotto nelle
principali lingue nel caso dei testi internazionali) dovrà poi essere
interpretato dai magistrati, sarà un'indicazione per i legislatori e per
l'azione di governo oltre che punto di riferimento per tutti.
Lascia allora perplessi il
testo del predetto art.3 primo comma dove si dice che
"L'Unione si prefigge di promuovere la pace, nonché i suoi valori e il benessere dei suoi popoli ". E' un testo a prima
vista fortemente eurocentrico. Ben peggio è il successivo quarto comma che dice
"Nelle sue relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi" Il riferimento agli
"interessi" è di una sincerità sconcertante, è un messaggio
esplicito. Identico messaggio viene dall'art.39 quinto comma dove si afferma
che "Gli Stati membri assicurano, mediante la convergenza delle loro
azioni, che l'Unione possa affermare i suoi
interessi e valori sulla scena internazionale ". Quanto
si scrive nei testi costituzionali deve essere sempre ben esaminato nel contesto,
nella collocazione, nello "spirito" del testo. Si resta allora
sconcertati nel leggere nell'art.3 (l'articolo solenne sugli
"obiettivi") che l'Unione offre ai propri cittadini "un
mercato unico nel quale la concorrenza è libera e non distorta" ; e
come se non bastasse al successivo comma terzo si parla di "un'economia
sociale di mercato fortemente competitiva". All'art.4 si parla di
"libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei
capitali " e di " libertà di stabilimento". E' lo spirito
della vecchia Comunità Economica Europea (CEE) (oppure addirittura del
vecchio Mercato Comune, MEC).
Politica estera, di sicurezza e di difesa
Da
tempo manca all'Unione una politica estera e da tanto tempo è
prevalsa nelle istituzioni comunitarie l'idea che essa debba intrecciarsi con
la politica della sicurezza e della difesa. Nella Convenzione su questa
questione non è emersa alcuna idea nuova che andasse aldilà delle proprie
preoccupazioni e dell'organizzazione delle proprie strutture o delle
discussioni sulle competenze e sul modo di decidere ( nuovo Ministro degli
esteri, voto a maggioranza o diritto di veto) . Appunto l'eurocentrismo. Già a
Laeken nel dicembre 2001 quando il Consiglio europeo varò la Convenzione si
affermò la necessità di "un'Europa più presente sulle questioni di
politica estera, di sicurezza e di difesa". Nei lavori della Convenzione
la Commissione VIII Difesa enfatizzò questa posizione e tutto il progetto di
Costituzione vi è coerente con un seguito di elaborati ed impegnativi articoli.
L'art. 11 quarto comma è lapidario :"L'Unione ha competenza per la
definizione e l'attuazione di una politica estera e di sicurezza comune ,
compresa la definizione progressiva di una politica di difesa comune"
Testo simile nell'art.15. Gli artt. 39 e 40 sono i più lunghi del progetto di
Costituzione ( otto commi ciascuno) e sviluppano i complicati meccanismi di
gestione di questo settore unificato (il Parlamento europeo non ha alcuna
competenza). Il primo comma dell'art.40 recita :" La politica di
sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera
e di sicurezza comune . Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità
operativa ricorrendo a mezzi civili e militari" L'articolo continua
affermando l'impegno degli Stati membri a migliorare le loro capacità militari,
prevede l'istituzione di un'Agenzia europea degli armamenti ed "una
cooperazione più stretta in materia di difesa reciproca", prevede la
possibilità di cooperazioni rafforzate in materia di difesa. Qualcosa di più
morbido si scrive nell'art..205 dove si fa un elenco di interventi
"accettabili" che l'Unione potrebbe fare ("in materia di
disarmo, di missioni umanitarie e di soccorso, di missioni di consulenza e di
assistenza in materia militare, …." ) . Non è però un elenco
tassativo ma esemplificativo ( ed anche la guerra in Iraq è stata
considerata da chi l'ha fatta come un'azione di disarmo).
Rapporto Nord/Sud
Nel
preambolo si afferma che "l'Europa desidera….operare a favore della
pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo" e nell'art.3 quarto
comma che "contribuisce alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i
popoli" . Queste affermazioni potrebbero avere una qualche importanza se
non fossero poi seguite dal vuoto completo. Il problema del rapporto col Sud
del mondo è stato il grande assente sia nei propositi iniziali di Laeken sia in
tutto il corso dei lavori della Convenzione. Nel concreto nulla si dice, per
esempio, su una possibile politica agricola di apertura ai mercati del
terzo mondo (art.118), nulla sulla riduzione del debito estero, nulla nella
elencazione (art.66 e 74 e 211) degli obiettivi e degli strumenti della
politica economica e monetaria (gli obiettivi sono "prezzi stabili,
finanze pubbliche e condizioni monetarie sane, bilancia dei pagamenti
sostenibili" ), nulla di significativo nei rapporti con le istituzioni finanziarie
internazionali (art.81). Si potrebbe obiettare che questi problemi non
dovrebbero essere oggetto di norme costituzionali. L'osservazione è pertinente
ma non nel caso specifico. Infatti questa bozza di Costituzione parla in modo
dettagliato di tutto. Si tratta di 460 articoli e di quattro protocolli
allegati ! Certi aspetti sono regolamentati in modo molto minuzioso e
ripetitivo ( bilancio, mercati, euro, concorrenza ecc…).
Per
quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo c'è una quasi letterale
ripetizione di quanto dicevano le norme precedenti (si vedano da una
parte gli attuali articoli 188 secondo comma punto d e 213-215 ,
dall'altra gli articoli 177-181 della versione consolidata del Trattato).
Siamo nella più evidente ordinaria amministrazione. Fa specie poi leggere nel
vecchio e nel nuovo testo che " L'Unione e gli Stati membri rispettano gli
impegni e tengono conto degli obiettivi riconosciuti nel quadro delle Nazioni
Unite e delle altre organizzazioni internazionali competenti". Ci si
riferisce all'indicazione più ignorata che ci sia, quella di destinare, da
parte dei paesi sviluppati, lo 0,7% del PIL alla cooperazione. Infine
un'ipocrisia del linguaggio da denunciare : sia nell'art.3 quarto
comma sia nell'art.188 e nell'art.213 si parla di "eliminare la
povertà". Ma , per essere seri, perché non si parla di
"eliminare la miseria" ? Questa è la vera condizione diffusa nel
terzo mondo davanti a cui questa bozza di Costituzione ha chiuso gli occhi.
La questione delle "radici cristiane "
Nei
lavori della Convenzione tanto si è parlato poco delle grandi questioni
planetarie che l'Europa, chiusa nel suo eurocentrismo, ha di
fronte, quanto si è parlato molto di una questione di
principio, quella del richiamo alle "radici cristiane" nel preambolo
della Costituzione. Nella gran parte delle Costituzioni europee, ed in
quella degli Stati Uniti, mancano questi tipi di riferimenti . Le
sensibilità e le culture sono tante in Europa, altre sono emergenti .
Pretendere di affermare in un testo legislativo le proprie specifiche
identità è cosa difficile da ottenere; anche da parte di molti credenti questa
richiesta non è stata ben compresa ed è forse controproducente in
ordine al messaggio di fede e di speranza che i cristiani hanno il
compito di annunciare. La disputa si è chiusa in modo accettabile, quella di
lasciare la storia agli storici e di non fare riferimenti ad alcuna
eredità nel preambolo. Sarebbe del resto stato inaccettabile richiamarsi, come
nella prima versione del preambolo, ad alcune radici ( la cultura grecoromana,
l'illuminismo) e non ad altre ( il cristianesimo ed il socialismo). A
prescindere dalla questione delle "radici" la Chiesa cattolica,
le Chiese della Riforma e le Chiese ortodosse hanno ottenuto, nell'art.
51, lo status autorevole di interlocutrici particolari dell'Unione a causa
della loro "identità e del loro contributo specifico" . Impegnandosi
sulla questione delle "radici" e per ottenere questo dialogo
permanente le Chiese (soprattutto la Chiesa cattolica) hanno speso per un
lungo periodo tutte le loro energie trascurando o dimenticando del tutto
le altre grandi questioni.
I
grandi valori del tutto evangelici, e del tutto umani, sottesi al definitivo
rifiuto della guerra ed al problema del rapporto Nord/Sud sono passati in
secondo piano. E' anche per questo che sta mancando un po' di "anima"
all'Europa.
Ringrazio Vittorio per il gradito intervento: mi permetto di
far notare che le Chiese della Riforma oggi rappresentano solo un parte del
mondo evangelico e che il problema posto in sede di dibattito è semmai se le
minoranze religiose e non religiose abbiamo un adeguato spazio di tutela
giuridica nella Bozza.
Non è un mistero che qui in Italia su internet –
senza scomodare la bozza di convenzione europea - ad es.
“Orientamenti ecumenici” abbia serie difficoltà a far passare
il proprio manifesto o le richieste di intervento sollecitate dagli stessi
interlocutori (sob!) presso anche quegli ambienti cattolici non conservatori
come Tempi di Fraternità, Adista, …
In Europa non è in gioco una questione di rappresentanza
istituzionale delle principali confessioni (anche perché i rapporti di forza
col protestantesimo non consentiranno certi macroscopici abusi qui esistenti)
ma semmai di non esclusione di nessuno, in particolare di chi ha una fede
religiosa maturata ad es. in ambiente non europeo e di chi non ne ha alcun
credo confessionale. Su questo verte esattamente il dibattito in merito alla libertà
religiosa ma anche sulla libertà dalla religione e, visto i tempi, dalle
chiese istituzionali.
Sarebbe interessante che si commentassero, a questo
proposito, le elevate percentuali di rifiuto di pagamento delle tasse
ecclesiastiche in Germania da parte sia di cittadini cattolici che
luterani…C’è di più da dire: i luterani in Italia (circa 2000
persone), grazie ai soldi percepiti con 8 per mille (che tassa non è)
restaurano già chiese (semivuote!) nella c.d. mitteleuropea…come dire
hanno trovato l’America in Italia, fino almeno al primo blackout…
MB
FORUM ALTERNATIVO l'Europa che vogliamo
Riva del Garda - 4,5,6 settembre 2003 - Palafiere alla Baltera
PROGRAMMA
3
settembre: serata inaugurale
4
settembre: l'Europa ripudia la guerra
*
Guerre e Neoliberismo in Europa: i due volti della violenza
*
L'Europa non è una fortezza: i diritti dei migranti
*
Dieci anni di liberismo: l'Europa in s/vendita?
*
Quale costituzione europea? Verso gli Stati Generali dell'"altra
Europa"
in
serata: Festa in Piazza: giù le mani dai beni pubblici!
5
settembre: per un'Europa sociale
*
L'acqua come merce: l'Europa non se la beve
*
Precarietà, flessibilità e pensioni: l'Europa che fatica
*
Europa e Wto: Pac, Trips, Gats
*
Sovranità alimentare: l'Europa dei semi in serata: Il cantiere del "nuovo
municipio": incontro tra cittadini e amministrazioni locali
e
inoltre il 4 e 5 iniziative autogestite
workshop:
i temi della giornata e argomenti di carattere locale gruppi creativi: idee,
azioni, gemellaggio tra città, preparazione di strumenti per i militanti
proposte
culturali e artistiche: musica, video, appuntamenti con testimoni della cultura
e delle pratiche alternative 6 settembre Manifestazione nazionale
"Fermiamo il Wto!" assemblea conclusiva delle reti del movimento e
concerto ci chiusura
Per
raggiungere Riva del Garda
Per
chi intende partecipare a tutte le giornate del forum:
-
Pernottamento in campeggio o albergo;
-
Partenza da Bergamo in pullman giovedì 4 settembre, ore 6.30 Per la
manifestazione nazionale del 6 settembre:
-
Partenza da Bergamo in pullman sabato 6 sett. ore 6.30
A
FINE AGOSTO A TORRE PELLICE IL SINODO DELLE CHIESE VALDESI E METODISTE
Roma
(NEV), 13 agosto 2003 - Si svolgerà dal 24 al 29 agosto, a Torre Pellice (TO),
capoluogo delle "Valli Valdesi" del Piemonte, il Sinodo annuale delle
chiese valdesi e metodiste a cui partecipano 180 membri con diritto di voto
(pastori e "laici" in numero uguale), più numerosi ospiti e
osservatori dall'Italia e dall'estero. L'assise costituisce il massimo organo
di queste due denominazioni evangeliche che insieme contano circa 35 mila
fedeli. Il Sinodo si aprirà il pomeriggio di domenica 24 agosto, alle 15.30,
con un culto presieduto dal pastore Giuseppe Platone durante il quale saranno
consacrati al ministero pastorale Pawel Gajewski e Milena Martinat. Fra i temi
all'ordine del giorno proposti per la discussione del Sinodo la
"diaconia" delle chiese valdesi e metodiste, ma anche la
riorganizzazione della formazione e dell'attività pastorale. Non mancano
preoccupazioni sul versante generale della società italiana (stato sociale,
immigrazione, libertà religiosa) e degli scenari internazionali (Iraq, crisi
mediorientale, globalizzazione, ecc.) In primo piano, comunque, ci sarà
senz'altro la vicenda legata alla cessione degli ospedali valdesi alla Regione
Piemonte; decisione sofferta, ma necessaria (vedi NEV 27-28/03). "Ne
parleremo ancora perché il Sinodo è la sede istituzionale in cui la chiesa
discute della propria vita e alla quale la Tavola rimette il proprio mandato - spiega
il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese. - La mia impressione
è comunque che l'ampia maggioranza dei membri delle nostre chiese abbia capito
il senso dell' operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente
impopolare essa sia stata. Come membri della Tavola valdese siamo convinti che
non c'erano
alternative:
la Chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria
incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità". Tra gli ospiti
italiani, in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (CEI), ci sarà
mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia e presidente della Commissione CEI
per l'ecumenismo e il dialogo; numerosi anche gli ospiti stranieri, tra cui
Setri Nyomi, segretario generale dell' Alleanza riformata mondiale; Arnold de
Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia; Marcel Manoël,
presidente della Chiesa riformata di Francia. (nev/gc)
AVVISO AI GIORNALISTI. L'Agenzia Stampa NEV sarà presente
come Ufficio stampa del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste sin da sabato
23 agosto presso la Casa Valdese in via Beckwith 2, tel. 0121/950035, fax
0121/91604, (dal 24 agosto anche 339 30 48 448) e sarà a disposizione dei
giornalisti distribuendo comunicati stampa quotidiani, fornendo informazioni e
contatti per interviste ed organizzando conferenze stampa sui principali
argomenti in discussione.
CONCLUSA
LA XL SESSIONE DI FORMAZIONE DEL SEGRETARIATO ATTIVITÀ ECUMENICHE (SAE)
Disagio
per la difficoltà di realizzare l'ospitalità eucaristica durante le
celebrazioni liturgiche
Roma
(NEV), 13 agosto 2003 - "Ancora una volta si sono create situazioni di
'convivenza' non realizzabili in altre sedi". Ecco quanto ha affermato in
conclusione della XL Sessione di formazione del Segretariato Attività
Ecumeniche (SAE) - svoltasi a Chianciano Terme (SI) dal 27 luglio al 1 agosto
2003 - il teologo cattolico Simone Morandini, e moderatore, quest' anno, della
Sessione insieme al giornalista valdese Paolo Naso. Morandini ha messo in
evidenza la varietà confessionale e religiosa che da sempre contraddistingue
questi incontri di riflessione. Quest'anno la Sessione - che ha visto un più
alto numero di partecipanti rispetto agli anni scorsi, e tra di loro una
significativa presenza di giovani - era dedicata al tema: "Leggere i segni
dei tempi. Europa, culture, religioni". Proprio riferendosi ai tanti
giovani presenti, Paolo Naso, direttore della rivista "Confronti" e
co-moderatore della Sessione, ha
dichiarato:
"I giovani non sono il futuro dell'ecumenismo, sono la sua attualità e la
sua forza" e ha ricordato l'unicità, almeno nel panorama italiano, di
quanto viene proposto dal SAE. "Proprio nel riconoscere la validità di
questo lavoro, tutt'altro che scontato - ha detto Naso - dobbiamo individuare motivi
di gioia e uno sprone a continuare in questa direzione". "A
Chianciano - ha sottolineato Morandini - la lettura dei segni dei tempi è stata
fatta come comunità ecumenica. Ed è stata riservata un'attenzione particolare
all'Europa, in quanto ci si è accorti che le chiese sono state in grado di
elaborare proposte che la comunità politica ha potuto accogliere solo quando
esse hanno collaborato ecumenicamente". E' su questa linea che entrambi i
moderatori hanno ricordato l'importanza dell'accoglimento da parte della
Conferenza Episcopale Italiana (CEI) delle due proposte di giornate tematiche,
dedicate l'una al dialogo con l'Islam, e l'altra al Creato. Durante la
Sessione, come ogni anno, erano previste celebrazioni liturgiche
confessionali:
molti partecipanti hanno vissuto con sofferenza la divisione al momento
dell'Eucaristia e della Santa Cena. In particolare i membri del Comitato
direttivo del SAE hanno voluto esprimere il loro disagio per la difficoltà di
realizzare l'ospitalità eucaristica, praticando una sorta di
"digiuno" preferendo rimanere in preghiera e in silenzio nel momento
della condivisione. In occasione del culto protestante, tutti i partecipanti
della Sessione sono stati comunque invitati ad accostarsi al tavolo alla Santa
Cena per condividere la distribuzione di un versetto biblico, quale espressione
della unità di tutti i cristiani attorno alla Parola di Dio. Il volto giovane
dell'ecumenismo, manifestato in particolare durante la "Cattedra dei
giovani" - una tavola rotonda interreligiosa sul tema: Le ragioni della
speranza - è da annoverare certamente tra i punti salienti della Sessione
tutta, ed ha visto impegnati nel dibattito Sumaya Al Barq, vicepresidente
dell'associazione Giovani musulmani d'Italia; Ernesto Diaco, dell'Azione
cattolica di Cesena; Peter Ciaccio, della Federazione giovanile evangelica
italiana (FGEI); Zeno Popescu, della Chiesa ortodossa romena di Venezia. I
quattro relatori hanno cercato di individuare le ragioni della speranza
attraverso un dialogo e un confronto innanzitutto tra di loro e poi con un'
assemblea attenta e partecipe. Ne sono emerse alcune interessanti piste di analisi
e di azione. Tutti e quattro, in primo luogo, hanno sottolineato che ai giovani
non interessa essere considerati come "futuro", bensì preferiscono
essere valorizzati nel loro presente di giovani, che vivono e si relazionano
con un mondo fatto di coetanei e di adulti, coi quali intendono compiere un
cammino di crescita e di collaborazione. Da questa affermazione iniziale, sono
scaturite alcune istanze fondamentali, come il bisogno di definire la propria
identità, ponendosi però in atteggiamento dialettico nei confronti della
propria esistenza. Riconoscendo le diversità che caratterizzano ciascuno di
noi, per nascita, per provenienza, per discendenza famigliare, impariamo a
cogliere ciò che portiamo dentro di "straniero", per giungere a
riconoscere nell'altro qualcosa di noi stessi. Tra i segni di speranza, la
richiesta dei giovani di continuare questa esperienza della cattedra anche
negli anni a venire. Essi hanno sollecitato il SAE a rendersi disponibile per
diventare sempre di più 'spazio aperto', in cui portare avanti il dialogo tra
esponenti di religioni diverse, che si aprono al mondo circostante, in un
confronto intergenerazionale che deve vedere tutti impegnati per la costruzione
di un'Europa in cui i valori umani
vengano
salvaguardati. (www.saenotizie.it - sede
SAE: 02.878569) (nev/gu)
WINNIPEG
(CANADA): CONCLUSA LA X ASSEMBLEA DELLA FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE Fino al
31 luglio luterani di tutto il mondo si sono confrontati sul tema della
guarigione
Roma
(NEV), 13 agosto 2003 - L'Assemblea della Federazione luterana mondiale
(FLM)
(Winnipeg, Canada, 21-31 luglio 2003) ha chiuso i lavori con l' approvazione
unanime di una dichiarazione sul Medio Oriente, laddove si dice che la road-map
offre un vero potenziale per una soluzione nella regione. Il vescovo
palestinese Munib A. Younan della Chiesa evangelica luterana in Giordania, ha
espresso soddisfazione per l'impegno mostrato dagli Stati Uniti nella
risoluzione del conflitto. A suo avviso la road-map offre un'" opportunità
d'oro" per trovare un accordo tra israeliani e palestinesi: "per la
prima volta gli Stati Uniti sono attivamente impegnati nel processo di
pace" ha detto Younan. Circa 800 persone provenienti da ogni parte del
mondo hanno partecipato nella città di Winnipeg, in Canada, alla X Assemblea
FLM con il tema "Per la guarigione del mondo". E' stato eletto nuovo
presidente della FLM il vescovo Mark S. Hanson, presidente della Chiesa
evangelica luterana in America. Rinnovato anche il Consiglio della FLM: 48 sono
i membri in rappresentanza di tutte le aree del mondo. (nev/gc)
"DIALOGO
TRA LE RELIGIONI": INCONTRO PUBBLICO A TORRE PELLICE DURANTE IL SINODO Per
sensibilizzare su un tema centrale nell'identità culturale, politica e
spirituale
Roma
(NEV), 13 agosto 2003 - Durante i lavori del Sinodo delle chiese valdesi e
metodiste (24-29 agosto), la Fondazione Centro culturale valdese di Torre
Pellice, nel quadro delle attività previste per la settimana, e in
collaborazione con l'amministrazione comunale, propone un dibattito pubblico
sul tema: "Dialogo tra le religioni", lunedì 25 agosto alle 21 nel
tempio valdese di via Beckwith. La serata si pone come occasione di
sensibilizzazione per un tema centrale nell'identità culturale, politica e
spirituale di oggi e insieme di approfondimento per chi voglia ascoltare punti
di vista specifici. All'incontro parteciperanno, infatti, autorevoli esponenti
del mondo protestante, islamico, ebraico e cattolico. I relatori presenti alla
serata saranno: monsignor Piero Coda, della Pontificia Università Lateranense,
Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia;
Mostafa El Ayoubi, caporedattore della rivista "Confronti"; Paolo
Naso, direttore della rivista "Confronti" ed esperto del dialogo
interreligioso. "Il tema del dialogo interreligioso - afferma il teologo
Daniele Garrone, docente della Facoltà valdese di teologia di Roma e tra i promotori
dell'evento culturale - è di estrema attualità, soprattutto in questa fase
delicata per la costruzione di un'Europa sempre più attenta al pluralismo
religioso e alle diverse appartenenze spirituali. Questo incontro si inserisce
inoltre, per la prima volta, nell'ambito di una manifestazione culturale estiva
del Comune di Torre Pellice. Denominato 'Mediterraneo', l'evento prevede
rappresentazioni teatrali, concerti e conferenze, ritengo che sia un segnale
evidente di interesse al 'fatto religioso', elemento fondamentale del tessuto
culturale di qualsiasi popolo e nazione". (nev/gmg)
KONRAD
RAISER "NUOVA CONFIGURAZIONE DEL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE"
Convocato per metà novembre un incontro per elaborare obiettivi e strategie
future
Roma
(NEV), 13 agosto 2003 - "Il concetto centrale dell'ecumenismo è fortemente
radicato, ma le strutture ecumeniche devono essere riesaminate per seguire
l'evoluzione dei tempi". Questa convinzione ha spinto il segretario
generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Konrad Raiser, a convocare
un incontro di dialogo e confronto sulla "nuova configurazione del
movimento ecumenico" dal 17 al 20 novembre 2003 ad Antelias in Libano,
presso la Chiesa apostolica Armena. Nella lettera di convocazione, inviata a circa
25 persone, Konrad Raiser ha sottolineato che la dimensione stessa delle
organizzazioni ecumeniche attuali e le nuove occasioni di contatto con i
movimenti di base, la società civile e le realtà economiche, indicano la
necessità di un dibattito per raggiungere un "nuovo modello" di
lavoro ecumenico a livello nazionale, regionale e mondiale. "Gli obiettivi
di quest'incontro si possono riassumere in tre punti - ha rilevato Raiser - il
mondo è in continua trasformazione e questo stimolo deve portarci a nuovi
sviluppi per la configurazione dei movimenti ecumenici. Inoltre sentiamo la
necessità di identificare le principali richieste di rinnovamento che giungono
dalle nostre chiese, ed infine, dopo il processo di consultazione e di studio
di novembre, è necessario redigere un rapporto da presentare alla prossima
riunione del Comitato centrale del CEC (convocata per il 2005) ed in seguito
all'Assemblea generale del CEC del 2006". All'incontro di Antelias
parteciperanno responsabili e membri di chiese appartenenti a Comunioni
cristiane mondiali, Consigli regionali e nazionali, Organizzazioni missionarie
e Organizzazioni ecumeniche internazionali. "Ogni partecipante ci
arricchirà con le proprie esperienze personali, la propria conoscenza e le
proprie capacità maturate in movimenti ecumenici diversi, sia per contesto sia
per provenienza". Raiser ha dunque posto l'accento sul fatto che i
partecipanti all'incontro sono stati scelti "non in rappresentanza delle
loro organizzazioni ma per la loro capacità di contribuire allo sviluppo futuro
delle nostre strutture".
(nev/gmg)
(NEV) - La figura di Maria divide i cristiani: i cattolici la
considerano un essere quasi divino, per i protestanti è una semplice credente. Elian
Cuvillier, protestante, docente di Nuovo Testamento alla Facoltà di teologia di
Montpellier, nel volume "Maria, chi sei veramente?" (Editrice
Claudiana, pagg. 82, euro 5,00) torna alle testimonianze bibliche, alle poche
pagine che il Nuovo Testamento dedica a Maria, mettendo in discussione numerosi
stereotipi, proponendosi, con successo, di avvicinare la madre di Gesù alla
quotidianità della vita umana in cui Dio oggi interpella noi come ieri
interpellò lei.
(NEV)
- Nuovo corso di laurea specialistica interfacoltà in Scienze delle religioni,
all'Università di Torino. Aperto a laureati delle Facoltà di Giurisprudenza,
Lettere e filosofia, Scienze della formazione e Scienze politiche, il corso offre
la possibilità di studiare in una prospettiva multidisciplinare la storia delle
religioni con particolare attenzione alla situazione contemporanea.
Presentazione del corso il 22 settembre alle 16 nella Sala Pellegrino della
Biblioteca di Scienze religiose "E.Peterson", via Giulia di Barolo
3a.
(NEV)
- Cambio di direzione per "Gioventù Evangelica", pubblicazione della
Federazione giovanile evangelica italiana, che dal numero 184, attualmente in
distribuzione, è diretta da Mariangela Fadda e Luisa Nitti. Nell' editoriale di
presentazione le nuove direttrici specificano di voler proporre una rivista
"che resti un luogo di incontro aperto fra le
generazioni:
un posto dove si apprendono modi diversi di fare critica, di elaborare
informazioni, di relazionarsi al reale". In sommario: studi biblici; riflessioni
e ricerche sul fatto religioso nella scuola pubblica, sul dialogo tra
istituzioni e religioni; dibattito sul diritto internazionale e la guerra in
Iraq; rubriche, appuntamenti, lettere e l' inserto "Judaica",
rassegna bibliografica a cura della Libreria Claudiana. Gioventù Evangelica, via
Porro Lambertenghi 28, 20159 Milano.
A Luisa Nitti, che conosco personalmente, un caloroso
incoraggiamento anche a farsi portatrice delle istanze giovanili, che spesso
hanno lasciato il posto ad articoli pesanti su G.E., non certo scritti da
giovani, …
Insomma la disobbedienza è proprio una virtù in campo evangelico, in
modo particolare per un* giovane e talvolta il reale (la crisi del nostro mondo
giovanile evangelico) va affrontata con gesti di coraggio e di sfida, oltre che
di chiarezza. Non è un caso che qui il moderatore giovanile sia proprio un
giovanissimo… al quale non gli e stato chiesto se frequenta la chiesa, la
sinagoga o entrambe.
Buon lavoro!
Maurizio
(NEV)
- 116 anni di pubblicazioni per "Il Cristiano", mensile dell'
Associazione stampa e pubblicazioni evangeliche, attualmente diretto da Paolo
Moretti, che nel numero 7 presenta tre relazioni tenute nel recente incontro
dei Fratelli anziani delle Assemblee (Poggio Ubertini, maggio 2003), uno studio
biblico sulla prima lettera ai Corinzi, recensioni, notizie dalle comunità e
dal mondo. Il Cristiano, via del Campo della Fiera 16, 52031 Anghiari, Arezzo.
(NEV/ICP)
- Secondo l'ultimo censimento effettuato in Cile (2002), oltre il 70% della
popolazione è di confessione cattolica, ma gli evangelici sono in forte
crescita (+7,5% negli ultimi 5 anni). Curiosamente, dal censimento risulta che
la minoranza evangelica è concentrata prevalentemente nella parte meridionale
del paese: a Talcahuano, una chiesa pentecostale registra oltre 50 mila fedeli.
(NEV)
- L'Ufficio volontariato internazionale della Federazione delle chiese
evangeliche in Italia (UVI-FCEI), rende noto che è stato approvato dalla
Commissione Europea il progetto per l'accoglienza di un volontario/a presso
l'International Centre di Betlemme (ICB) per il periodo 1 settembre 2003 - 31
maggio 2004. L'ICB è un centro culturale impegnato nella promozione della pace
attraverso percorsi artistici e lo scambio interculturale, situato nel centro
della città vecchia di Betlemme. Informazioni: UVI, via Firenze 38, 00184 Roma,
tel. 06 4825120.
(NEV/ICP)
- "Che auto guiderebbe oggi Gesù?": con questa surreale domanda
inizia uno spot televisivo di 30 secondi in onda in questi giorni negli USA,
commissionato dalla Evangelical Environmental Network, una organizzazione non
governativa a maggioranza evangelica fondata nel 1993. Naturalmente la risposta
è che guiderebbe un veicolo elettrico o ecocompatibile o si servirebbe dei
mezzi pubblici di trasporto perché "inquinare l'aria è proprio il
contrario del precetto evangelico 'ama il tuo prossimo'".
Posta ricevuta
Appuntamenti aggiornati con TERRA DI DANZA Venerdì 29 Agosto 2003 ore 21 VILLAMINOZZO (RE) - Piazza
della Pace SPETTACOLO "ETHNOS", danze,
profumi & sapori dei popoli della terra - estratto con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita
Sabato 30 Agosto 2003 ore 21 S. SECONDO PARMENSE (PR) -
Piazza Martiri della Libertà SPETTACOLO "ETHNOS", danze,
profumi & sapori dei popoli della terra con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita
Domenica 7 Settembre 2003 ore 16/20 MODENA - Piazza Mazzini ANIMAZIONE DI DANZE EBRAICHE con Carla Padovani e Sara Calzetti - partecipazione gratuita
Martedi 9 Settembre 2003 ore 21 REGGIO EMILIA - Festival
Provinciale dell'Unità - Palacoop SPETTACOLO "MAZAL TOV" danze,
suoni & racconti della tradizione ebraica con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita
Giovedì 11 Settembre 2003 ore 18,30 REGGIO EMILIA - Festival
Provinciale dell'Unità - Spazio balera LABORATORIO GRATUITO DI DANZE CELTICHE con la compagnia TERRA DI DANZA - partecipazione gratuita
Domenica 14 Settembre 2003 ore 18,30 REGGIO EMILIA - Festival
Provinciale dell'Unità - Spazio balera LABORATORIO E SPETTACOLO GRATUITO DI DANZE POLINESIANE con TERRA DI DANZA - partecipazione
gratuita
Sabato 27 Settembre 2003 ore 20,30 MODENA - Palazzetto
Anderlini - Via Schiocchi 106 HARKADA - Danze ebraiche con Roberto Bagnoli
THE OCCUPATION IS THE
"INFRASTRUCTURE OF TERRORISM". IT MUST BE DESTROYED.
(L'OCCUPAZIONE E'
"L'INFRASTRUTTURA DEL TERRORISMO". DEVE ESSERE DISTRUTTA)
Inserto pubblicitario di Gush
Shalom su Ha'aretz, del 1 Agosto 2003
-----------------------------------------------
In questo
numero, a cura di Giele Bianchi (bianchigioele@...), potete leggere:
Un
ricordo del sermone “I Have a dream”
Appunti
di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti (tante belle foto a
disposizione per chi Le richiede!)
Il
miracolo della riconciliazione: la storia di Giacobbe e Esaù
Il
comunicato di Amnesty International sugli sviluppi positivi della
situazione argentina
-------------------------------------
Quarant'anni fa, il 28 agosto del 1963, il
pastore battista Martin Luther King pronunciò il suo discorso più famoso: I have
a dream. La cornice di quell'evento, che raccolse oltre duecentomila persone,
fu il Lincoln Memorial a Washington, un luogo altamente simbolico per la
comunità afroamericana. Gioele e Maurizio lo vogliono ricordare così
nonostante quella società che sognava non abbia ancor oggi sradicato i germi
della segregazione razziale, dell’odio e della violenza: per circa un
mese riprenderemo i suoi principali sermoni riguardanti la battaglia contro la
guerra in Vietnam, le lotte sociali in favore dei poveri, degli operai e per
una ridistribuzione radicale del potere politico ed economico (31/5/67) ma
anche sul senso della vita e dell’esortazione all’impegno di
ciascuno di noi verso la giustizia.
E’, se volete, il nostro modo di
pregare insieme e di tenere viva la Sua speranza che è anche la nostra.
I have a dream"
(di Martin Luter
King)
Sono
felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande
dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un
grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama
sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro
di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco
dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine
alla lunga notte della cattività.
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del
negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle
catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su
un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale;
cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si
trova esiliato nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa.
In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un
assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole
della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un
"pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo
"pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i
bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e
del perseguimento della felicità.
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo
"pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di
onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un
assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi
insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano
insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E
quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a
presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America
l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui
ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il
tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse
della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata
valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il
momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia
razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere
vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione
se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante
della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato
raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano
bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati,
avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente
fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non
saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta
continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non
sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla
tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere
verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa
dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta
al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la
nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente
elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza
dell’anima.
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non
dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché
molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono
giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti
a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.
Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura
fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di
due razze. Non possiamo camminare da soli.
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non
possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i
diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai
soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene
sottoposto dalla polizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica
del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli
alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti
sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più
grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della
loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non
potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno
votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No,
non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà
come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e
tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un
carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha
lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche
della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate
ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina;
ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e
ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione
può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della
disperazione.
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di
oggi e di domani, io ho sempre davanti a me
un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno
americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in
fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che
tutti gli uomini sono creati uguali.
Io ho davanti a me un sogno, che
un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo
furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno
sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che
un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo
dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza
dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
Io ho davanti a me un sogno, che i
miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non
saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro
carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
Io ho davanti a me un sogno, che
un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno
umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e
la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la
vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io
mi avvio verso il Sud.
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione
una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le
stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di
fratellanza.
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di
lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà,
sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli
di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di
libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del
pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se
l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice
risuoni la libertà.
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da
ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo
anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili,
cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del
vecchio spiritual:
"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio
Onnipotente, siamo liberi finalmente".
Martin Luther King
(1929 - 1968)
"Ci troviamo ora di fronte al fatto che
domani è già oggi..."
"La speranza spetta a noi, e per quanto
potremmo desiderare altrimenti, dobbiamo scegliere in questo momento cruciale
della storia umana."
"La vera scelta non e' tra nonviolenza e
violenza ma tra nonviolenza e non esistenza... Se non riusciremo a vivere come
fratelli moriremo tutti come stolti".
MARTIN LUTHER KING
CHI
E’?
Nasceva ad Atlanta il 15
gennaio del '29, nel cuore dell'America nera. L'uomo "del sogno",
della libertà e della giustizia ancora oggi rappresenta un modello e non solo
per i neri americani.
Ma chi era davvero il
reverendo King e quale è stata la sua battaglia. Quale l'eredità lasciata agli afroamericani
di oggi.
La grande storia di una
delle icone più famose degli anni Sessanta.
·
Pastore battista e uomo politico, principale sostenitore e guida della protesta
non violenta dei neri d’America contro la segregazione razziale
·
Nel 1947, ordinato pastore, comincia la sua sfida alla segregazione in Alabama;
·
nel 1955 guida il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery protestando per
l’arresto di Rosa Parks;
·
in carcere
·
intensifica la sua campagna per i diritti civili (iscrizione dei neri nelle
liste elettorali, abolizione della segregazione razziale, migliorare la qualità
dell’istruzione)
·
e nel 1963 la marcia a Birmingham (Alabama);
·
in carcere
·
si reca in India per conoscere l’ambiente, la cultura e il messaggio del
Mahatma Gandhi ed approfondire la conoscenza del "satyagraha" : il principio della
lotta nonviolenta sostenuto da Gandhi
·
29 agosto 1963
·
a Washington la grande marcia pacifista - 250.000 persone - conclusa con il
celebre discorso :“I have a dream…”
·
viene messo in carcere, e più volte minacciato
“…La
conseguenza della nonviolenza è la creazione di una comunione di amore, mentre
la conseguenza della violenza è un tragico risentimento”
scrive nelle sue lettere
·
le minacce, le bombe e le ritorsioni del Ku Klux Klan;
·
sostegno e aiuto del Presidente Kennedy;
·
nel 1964 approvazione del Civil Rights Bill (abolizione della segregazione nei
servizi pubblici e nelle scuole);
“…La violenza
ci riporta indietro di 10 anni. Ci fa perdere ciò che abbiamo conquistato”
“… È
necessario condividere la sorte dei fratelli più poveri perché la lotta abbia
successo”
scrive negli articoli che
pubblica sul N.Y.T
·
nel 1964 a Oslo riceve il premio Nobel per la
pace;
·
nel 1965 è a Los Angeles dove molti neri, esasperati dai continui attacchi,
rispondono con la violenza e si oppone alla frange più violenta del suo
movimento;
·
si trasferisce con la moglie e i figli in un quartiere povero di Chicago;
·
il 4 aprile del 1968 viene assassinato a Memphis, nel Tennessee
Chi fu
dalla sua parte?
Lo sostenne il presidente Kennedy e il
reverendo Jesse Jackson.
Molti artisti e musicisti (Louis Armstrong, Bessie
Smith, Duke Ellington e altri grandi jazzisti e cantanti della musica nera più
importante: il blues.)
Tutti
i giovani pacifisti Hippie e Beat di San Francisco lo sostennero, fra i quali
v’erano anche i fondatori del movimento Beat-nick: Kerouak e Ginsberg . I
cantanti Joan Baez e Bob Dylan, marciarono sovente a fianco a Martin in tutti i
movimenti e le manifestazioni da lui organizzati.
Fu
contrastato dal Black Panther Party e dal suo maggior esponente Stokely Carmichael,
ma soprattutto dagli ambienti conservatori e ai gruppi collegati al KKK.
“Ai nostri più
accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di
infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze;
andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo.
Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi.
Noi non possiamo in buona
coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col
male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in
prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate
i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari
nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi
ameremo ancora.
Ma siate sicuri che noi vi
vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la
libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed
alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria
sarà una duplice vittoria. L’amore è il più potere più duraturo che vi sia
al mondo”.
Appunti di viaggio in Basilicata con i giovani avventisti
Approfondimento sul simbolo
avventista – Per ulteriori informazioni su questa confessione cristiana
consultare il sito www.avventisti.it
La Bibbia Aperta La Bibbia aperta rappresenta il fondamento
biblico della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno
La Croce Il simbolo della Croce rappresenta l'Evangelo e il sacrificio
di Cristo come tema centrale della nostra fede.
La Fiamma La Fiamma è il simbolo dello Spirito Santo e
rappresenta anche tre angeli che annunciano il messaggio al mondo
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Di ritorno dal
campeggio scout esploratori avventista 2003 svoltosi in Basilicata nel Parco di
Gallipoli-Cognato, frazione di Accettura in provincia di Matera, voglio
rendervi partecipi di questa fantastica esperienza che mi ha arricchito e
stimolato.
Da dove cominciare? Dylan Dog direbbe: Dall’inizio è un buon
punto…
Dunque, dato che vengo dal Nord ho dovuto aggregarmi al gruppo
Nord- Centro che si era organizzato a viaggiare in Pullman.
Dopo la prima notte passata tutti insieme nella sala della chiesa
avventista di via porta Lame di Bologna, ci siamo messi in viaggio, direzione:
Profondo Sud. “La Terronia” come la chiamavano alcuni giovani
Milanesi era stata scelta per ospitare più di 100 Ragazzi da tutt’Italia.
Dopo uno stancante viaggio di ben 10 ore e mezzo abbiamo iniziato a
montare le tende nei luoghi alti del parco della Forestale che ci era stato
concesso, appunto dal corpo Forestale dello Stato.
La parte Spirituale aveva due responsabili: Daniele Calà e Gabriele
Ciantia, il secondo venne poi promosso anche a Stacca Zecche Capo, visto che i
feroci insettini abbondavano nei pressi delle nostre tende.
Dopo aver montato le tende è avvenuto il primo incontro ravvicinato
di terzo tipo tra settentrionali e meridionali.
All’inizio è stato uno shock, soprattutto per i
“nordici” venire in contatto con i rappresentanti dell’ “Altra
Italia” rappresentata nel campeggio da un nutrito gruppo di Siciliani,
Calabresi, Pugliesi, Napoletani, Potentini e la sezione speciale di Altamura
;o) (famoso gruppo indipendentista Pugliese!)
I rapporti si sono normalizzati stando insieme e sono nate poi
anche grandi amicizie e persino…amori!
Ci siamo poi organizzati, come d’abitudine in pattuglie, ogni
pattuglia ha eletto il proprio capopattuglia e vice-capopattuglia, quindi gli
animatori hanno diviso i lavori giornalieri assegnati ad ogni pattuglia tra i
quali figuravano gli odiatissimi: pulitura servizi igenici e lavaggio pentole.
Eccoci qua dunque, al primo fuoco da campo la sera
dell’arrivo abbiamo diviso le 15 serate che ci attendevano: una serata
organizzata dalle ragazze, una serata dei ragazzi, una serata libera dove
ognuno poteva portare una canzone o una scenetta e una serata a tema
organizzata dalle varie pattuglie, in più, gli animatori ci avevano promesso
alcune (sgradevoli) sorprese.
Erano in programma: un gioco notturno, una piccola escursione della
durata di un giorno a pattuglie con Azimut (ovvero l’angolo che si forma
fra i 90 gradi della bussola e un altro punto della stessa. Ogni pattuglia
aveva un azimut da seguire che doveva condurre ad un punto stabilito dove ci
doveva attendere il furgoncino per riportarci a casa, peccato che mia pattuglia
sia andata 4 chilometri più avanti!),
un’escursione tutti insieme di 3 giorni con bivacco nel
bosco, le classi progressive per conseguire i distintivi e i gradi, due serate
specialissime al venerdì sera prima dell’inizio del Santo Sabato, una
visita in paese e infine, la 24 di Accettura (si tratta appunto dei una
colossale gara della durata di 24 ore nostop anche di notte, ci si ferma solo
per mangiare, nella quale le pattuglie devono affrontare prove di ogni tipo,
dal ponte tibetano sugli alberi al centrare con la gomma di un’auto un
ceppo in terra senza perdere l’equilibrio al tiro a segno sulla
faccia del capopattuglia con una spugna bagnata e via così…)
Il primo Sabato passato insieme era stato organizzato con una cena
spirituale molto bella e veramente un momento fantastico in comunione con D-o.
Il secondo Sabato la cena era invece improntata al servizio e
quindi tutta la serata girò intorno a questo tema molto particolare.
Il giorno cha salimmo (a piedi naturalmente…10 km) su in
paese trovammo un sorprendente allaccio alla civiltà di cui molti sentivano la
mancanza.
Alcuni di noi si imbatterono in strani personaggi, come lo scemo
del villaggio che faceva i versi degli animali e il soldatino sulla piazza buia
del paese, lo spacciatore di hashish, il carabiniere ubriaco (che secondo
alcuni doveva ammanettarsi e chiudersi in galera…)
E altra bella gente.
L’escursione che fra l’altro cadeva proprio il giorno
del mio compleanno (bel regalo, davvero) fu un ‘autentica batosta,
soprattutto la notte passata all’aperto, sì sotto le stelle come dissero
gli animatori, ma soprattutto anche SOPRA LE PIETRE! Quando ci svegliammo
ognuno sentì il bisogno di un grosso cerotto 2 m per 2 per avvolgervisi completamente
dentro.
Ad ogni modo, il giorno di questo campeggio che non dimenticherò
mai
è proprio l’ultimo, il giorno della cerimonia
d’investitura,quando si consegnano i gradi e i distintivi conseguiti.
Dissero che per la cerimonia di investitura avrebbero chiamato il
TIR dell’acqua, “così vi investe a tutti quanti…!!”
Gridavano quei simpaticoni degli animatori.
Dopo una particolare cerimonia di Unzione dove ogni campista veniva
appunto unto e l’animatore pregava per lui, ecco che venivano decretati i
vincitori della 24 ore di Accettura, e i migliori campisti.
C’era una medaglia ricordo del campo per ognuno e un
particolare dono per i vincitori (ovvero la mia pattuglia).
Dopo la consegna dei distintivi rapidamente indirizzi e numeri di
telefono dei campisti sono stati scambiati come un fiume in piena fra i vari
ragazzi e poi la partenza…
Il pullman allagato di lacrime ed ecco quello che mi rimane di
questo campo: una medaglia, una montagna di indirizzi e numeri di telefono e
dei ricordi meravigliosi nella mia mente che non verranno mai cancellati.
Il miracolo della
Riconciliazione di Giacobbe con Esaù
Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva avendo con
sé quattrocento uomini. Allora divise i figli tra Lea, Rachele e le due serve.
Mise davanti le serve e i loro figli, poi Lea e i suoi due figli, e
infine Rachele e Giuseppe.
Egli stesso passò davanti a loro, e si inchinò fino a terra sette
volte, finché si fu avvicinato a suo fratello.
Ed Esaù gli corse incontro, l'abbracciò, gli si gettò al collo, lo
baciò e piansero.
Poi Esaù, alzando gli occhi, vide le donne e i bambini, e disse:
«Chi sono questi che hai con te?» Giacobbe rispose: «Sono i figli che Dio si è
compiaciuto di dare al tuo servo».
Allora le serve si avvicinarono con i loro figli e si inchinarono.
Si avvicinarono anche Lea e i suoi figli e si inchinarono. Poi si
avvicinarono Giuseppe e Rachele e s'inchinarono.
Allora Esaù disse: «Che ne vuoi fare di tutta quella schiera che ho
incontrato?» Giacobbe rispose: «È per trovare grazia agli occhi del mio
signore».
Ed Esaù: «Io ho molta roba, fratello mio; tieni per te ciò che è
tuo».
Ma Giacobbe disse: «No, ti prego, se ho trovato grazia agli occhi
tuoi, accetta il dono dalla mia mano, perché io ho visto il tuo volto come uno
vede il volto di Dio, e tu mi hai fatto buona accoglienza.
Ti prego, accetta il mio dono che ti è stato presentato, perché Dio è
stato molto buono con me, e io ho di tutto». E tanto insistette, che Esaù l'accettò.
Poi Esaù disse: «Partiamo, incamminiamoci, io andrò davanti a te».
Giacobbe rispose: «Il mio signore sa che i bambini sono in tenera
età e che ho con me delle pecore e delle vacche che allattano; se si forzasse
la loro andatura anche per un giorno solo, le bestie morirebbero.
Passi dunque il mio signore davanti al suo servo; e io me ne verrò
pian piano, al passo del bestiame che mi precederà, e al passo dei bambini,
finché arrivi presso al mio signore, a Seir».
Esaù disse: «Permetti almeno che io lasci con te un po' della gente
che ho con me». Ma Giacobbe rispose: «E perché questo? Basta che io trovi
grazia agli occhi del mio signore».
Così Esaù, in quel giorno stesso, rifece il cammino verso Seir.
Questo capitolo della Genesi è spesso
trascurato, si ricorda, quasi di più quando Giacobbe rubò la primogenitura e la
benedizione a suo fratello (suscitando più avanti la sua ira) piuttosto che il
momento in cui i due fratelli finalmente si riconciliano.
Il capitolo inizia con “Giacobbe alzò
gli occhi”, difatti egli non ha neanche il tempo di respirare dalla notte
precedente quando aveva lottato con l’angelo a Penuel che subito si
presenta Esaù. Inaspettatamente, Giacobbe è preso alla sprovvista, allora si
affretta subito a dividere i suoi fjgli e le sue mogli in modo che potessero
fuggire se Esaù avesse attaccato con i sui 400 uomini.
Allora Giacobbe si fa avanti per ricevere il
fratello, da solo.
Esaù, come sappiamo aveva venduto la sua
primogenitura a Giacobbe.
Nell’Antico Testamento essere
primogenito comportava una serie di privilegi non indifferenti, primo fra tutti
l’eredità: la parte più grande delle ricchezze del padre spettava al
primo figlio, il primogenito doveva poi continuare la stirpe della famiglia e
divenire il capo della tribù alla morte del padre, oltre a tutto questo, Esaù
era anche il prediletto di Isacco suo padre.
Dopo che tutte queste cose sono passate in
mano sua, Giacobbe ,il secondogenito, non si accontenta e strappa ad Esaù anche
la benedizione di Isacco, ricevendola al posto suo.
Esaù aveva tutte le ragioni di essere
arrabbiato tanto che la Bibbia ci dice in Genesi capitolo 27 versetto 41:
Esaù odiava Giacobbe, a
causa della benedizione datagli da suo padre, e disse in cuor suo:
«I giorni del lutto di mio
padre si avvicinano, allora ucciderò mio fratello Giacobbe».
Quindi che cosa tratteneva Esaù, ora che loro
padre era morto, dall’uccidere Giacobbe?
Aveva aspettato per anni quel momento, aveva
affilato la sua spada attendendo il giorno in cui avrebbe potuto avere la
vendetta su suo fratello.
Quel giorno era arrivato, Esaù si mette in
marcia da Canaan con quattrocento uomini, probabilmente guerrieri scelti, a
cavallo.
Che esagerazione!! 400 guerrieri a cavallo
contro un uomo solo, (poiché i figli di Giacobbe erano troppo giovani per
combattere)
Immagino la scena, Esaù arriva in testa ai
suoi guerrieri armato fino ai denti, indossando la sua migliore corazza, sopra
il suo cavallo.
Dall’altra parte, Giacobbe in testa
alla sua famiglia, armato solo di un bastone, il suo gregge di pecore e montoni
con i bambini e le donne dietro di lui, probabilmente molto impauriti alla
vista di Esaù e del suo piccolo esercito.
Giacobbe si prostra a terra e si inchina
sette volte davanti ad Esaù, in un segno di grande rispetto ed ossequio.
Ed eccoci al momento chiave… che cosa
farà Esaù?
Giacobbe probabilmente si aspettava che suo
fratello si lanciasse prima su di lui e poi, seguito dai suoi uomini, sul resto
della sua famiglia facendo una strage e placando così la sua sete di vendetta.
La vendetta, ecco, era con questo sentimento
in cuore che Esaù aveva covato per più di 15 anni un odio violento e profondo
nei confronti di suo fratello. Seppure fosse passato così tanto tempo da quando
Isacco aveva benedetto Giacobbe al suo posto, lui non aveva dimenticato il
torto subito, la vendetta può consumare un uomo, ed è il caso di Esaù che per
15 anni non aveva pensato ad altro ad eccezione del giorno in cui avrebbe
ucciso suo fratello.
Le guerre nascono e continuano proprio
perché alla base di esse c’è la voglia di vendetta, ad ogni torto subito
si risponde con un torto ancora maggiore, occhio per occhio, dente per dente, e
così non si finisce più, l’odio produce odio ancora più violento, fino a
quando uno dei due contendenti non ha il coraggio di mettere da parte il suo
orgoglio e di porgere l’altra guancia senza restituire LO SCHIAFFO.
E’ quello che ora sta facendo
Giacobbe, si inchina ben sette volte, mostrando così che vuole fare il primo
passo verso la riconciliazione. Nella nostra vita di oggi vale lo stesso
discorso, prendiamo ad esempio un litigio.
Ho sentito storie pazzesche di figli che non
vedono la madre da 10 anni perché hanno litigato con lei quando erano giovani.
Di amici che non hanno contatti da anni
perché uno di loro ha soffiato la fidanzata all’altro, ecc… . Cose
incredibili che pure sono possibili, noi uomini ne siamo capaci, il nostro
orgoglio è molto forte, difficile da piegare, è duro sia ammettere il proprio
sbaglio ma è ancor più duro perdonare lo sbaglio dell’ altro, Giacobbe ed
Esaù questo lo sapevano molto bene, Esaù non era proprio capace di perdonare
suo fratello, e a sua volta, Giacobbe non riusciva a chiedere perdono a Esaù.
Qualcuno penserà,”Ma perché, invece di
fuggire da Labano, Giacobbe non ha chiesto subito scusa a Esaù evitando così
tutti questi problemi?”
E’ facile pensare questo, è molto più
difficile farlo.
Sono sicuro che vi è capitato almeno una
volta di subire un torto e poi di ricevere delle scuse, avete accettato subito
le scuse? Avete subito detto la frase: “Va bene, ti perdono” in
modo veramente sincero?
O avete accettato le scuse mugolando qualcosa
mentre invece ancora, nel vostro cuore non avevate dimenticato l’offesa e
un barlume di orgogli brillava ancora nei vostri occhi?
E’ tanto difficile perdonare quanto
domandare perdono, e la nostra vita di uomini e donne ci vede talvolta in uno o
talvolta nell’altro ruolo.
Esaù scende da cavallo e invece di attaccare
Giacobbe lo abbraccia lo bacia e tutti e due piangono commossi, ci stupisce di
questo testo la rapidità del mutare dei sentimenti di Esaù: un attimo prima
cavalca fiero con mano alla spada pronto ad attaccare e un attimo dopo corre da
Giacobbe in lacrime e gli getta le braccia al collo. Com’è possibile che
da un momento all’altro avvenga una così radicale trasformazione
nell’animo di Esaù?
La risposta è che è entrato in gioco un
sentimento chiamato amore che ha avuto la meglio sulla vendetta.
Parliamo sempre di miracoli, ma che cosa
intendiamo per miracolo? Pensiamo subito ad apparizioni, moltiplicazioni di
pani e pesci, ciechi che vedono e sordi che odono, storpi che camminano e
malati che guariscono… tutte cose grandiose che manifestano il potere di
Dio, ma,
non è forse un miracolo abbastanza grande
che un uomo che prima voleva uccidere su fratello, gli getti, poi, le braccia
al collo piangendo e baciandolo?
Io dico che questo è uno dei più grandi
miracoli che Dio possa fare nella vita di qualcuno.
Giacobbe continua a chiamare suo fratello
con toni ossequiosi, lo chiama Signore e chiama sé stesso “servo di
Esaù”.
La Bibbia ci dice che Giacobbe vide il volto
di suo fratello come il volto di un Dio, qui troviamo una strana allusione al
fatto precedente la riconciliazione dei due fratelli, e cioè la lotta di
Giacobbe con l’angelo di Dio avvenuta la notte precedente a Penuel.
Al termine di questa lotta l’autore ci
fa capire che tutto nella vita di Giacobbe da quel momento cambierà completamente,
a partire dal nome stesso di Gacobbe…non più Giacobbe, ma Israele che
significa: colui che ha lottato contro Dio e…ha vinto!
Nella vita di Giacobbe cambia proprio tutto,
anche i rapporti con suo fratello!!
Giacobbe però, a quanto pare non è ancora
tanto sicuro che suo fratello lo abbia perdonato e così gli offre una parte del
suo bestiame quasi a voler ostinatamente riparare il danno subito da Esaù.
Esaù rifiuta, ma Giacobbe insiste tanto che
alla fine è costretto ad accettare poi, guarda la famiglia di Giacobbe e si
rallegra delle benedizioni ricevute da suo fratello, allora li invita tutti
quanti a Canaan a vivere con lui , ma Giacobbe sa che l’Eterno lo ha
designato per un’altra strada e i due fratelli si incamminano per
direzioni opposte.
Pensate solo a quanto sarebbe stato penoso
per i due fratelli mettere fine all’offesa stando separati per tutta la
vita, senza parlarsi, né guardarsi in faccia (proprio come i figli, le madri e
gli amici di cui ho parlato prima)
Mentre invece, in questo modo, la pace nel
cuore di Giacobbe ed Esaù è ristabilita e la loro vita è stata come ricostruita
su fondamenta più salde, ora che questo è riparato potranno ricominciare da
dove avevano interrotto.
ARGENTINA: PIU' VICINA LA GIUSTIZIA PER LE VITTIME DI ABUSI
DEI DIRITTI UMANI,
DICHIARA AMNESTY INTERNATIONAL
Amnesty International
accoglie con favore i recenti sviluppi relativi alle violazioni dei diritti
umani commesse in Argentina durante la dittatura militare che governo' il paese
dal 1976 al 1983.
Il 12 agosto la Camera dei
Deputati argentina ha dichiarato nulle e vuote le leggi del punto finale e
dell'obbedienza dovuta. Tali leggi, note anche come leggi di amnistia,
incompatibili con gli obblighi internazionali dell'Argentina di indagare,
processare e punire gli autori dei crimini contro l'umanita' commessi durante
il periodo del governo militare, sono state per anni un ostacolo alla verita' e
alla giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani.
"L'Argentina ha
compiuto un passo avanti per porre fine agli effetti deleteri delle leggi di amnistia,
per dare alle vittime ed alle loro famiglie la giusta opportunita' di ottenere verita'
e giustizia" ha dichiarato Amnesty International.
L'organizzazione si augura
che la decisione della Camera dei Deputati sia approvata in breve tempo dal
Senato affinche' diventi parte del diritto argentino.
Amnesty International ha
apprezzato i recenti pronunciamenti di alcuni giudici argentini nel considerare
le leggi di amnistia nulle, vuote e incostituzionali. Queste decisioni hanno
aperto la strada ad una effettiva praticabilita' della giustizia in Argentina,
tuttavia, sono in attesa di un pronunciamento definitivo da parte della Corte
Suprema.
L'organizzazione saluta con
favore anche la decisione del Presidente argentino Ne'stor Kirchner di aderire
alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla non applicabilita' di leggi di
prescrizione a crimini di guerra e crimini contro l'umanita' e la presentazione
al Congresso di un disegno di legge per rendere la Convenzione costituzionale.
"Si tratta di segnali positivi
da parte del nuovo esecutivo argentino, permettono che la lotta contro
l'impunita' dia risultati sempre piu' concreti" ha affermato Daniele Demarie,
coordinatore per l'Argentina della Sezione Italiana di Amnesty International.
"Occorre costruire su queste basi il rispetto dei diritti umani e la
pratica della giustizia, perche' la societa' argentina possa misurarsi con il
proprio passato e riconciliare una frattura che oggi e' ben lungi dall'essere
sanata". "Gli attivisti di Amnesty International", ha aggiunto Demarie
"che per anni hanno sostenuto la lotta contro l'impunita' in Argentina,
anche in collaborazione con altre organizzazioni non governative e chiedendo
alle autorita' di rendere nulle le leggi di amnistia, continueranno la
pressione internazionale, affinche' l'abolizione di tali leggi sia definitiva
ed abbia una efficacia concreta".
-Una
introduzione alla figura ispiratrice di questo gruppo: Leonhard Ragaz
-Ultime
notizie da ENI – Ginevra
-Lettera
dalla rete Glam
Ringraziamo per gli
attestati di stima ricevuti recentemente e le numerose conferme di iscrizione,
nonostante l’imposizione dei messaggi pubblicitari di
“Yahoo!” (non graditi ovviamente a tutti); grazie per la fiducia
accordataci: ci rediamo conto che la visibilità sul portale ha questo tipo di
“prezzo”, che non dipende dalla nostra diretta volontà e
soprattutto che non provvediamo noi ad incassare.
Possiamo infatti sventolare
con soddisfazione la bandiera del servizio resa anche per questo mese.
Di questo rendiamo grazie
solo al Signore!
O.E. ha richiesto una
collaborazione continuativa ai Traduttori per
la Pace, per seguire gli sviluppi della situazione in Medio Oriente:
il periscopio sarà orientato essenzialmente sulle attività delle organizzazioni
pacifiste e antimilitariste israeliane. La prima disponibilità ricevuta è
quella di Michela Bellino. Sono gradite e auspicabili ovviamente anche altre
collaborazioni.
E’ questa la nostra
testimonianza come cristiani e non, di rispondere alle parole di vendetta e di odio
che leggiamo troppo spesso anche su internet in Italia e che coinvolgono anche
la dimensione religiosa!
Pacifisti
israeliani in azione
------------------------------------
Se vi sono delegate/i al Sinodo valdese iscritte/i in questa
ML è gradita una corrispondenza a mezzo fax o e-mail (benazzimaurizio@...) sui
lavori e i documenti approvati dall’Assemblea ma anche su alcune
impressioni personali sull’esperienza vissuta.
Ora noi tutti rispecchiamo a viso
scoperto la gloria del Signore.
Egli ci trasforma sempre più nella
sua immagine
E noi riflettiamo il suo splendore
in modo sempre più chiaro.
Poiché il Signore è lo Spirito.
(II Corinzi 3,17-18)
Ciò significa : Cristo ha
percorso tutto il duro cammino dell’angoscia e dell’abbandono di
Dio. Se noi percorriamo con Lui questo cammino, il Suo Spirito ci accompagna.
Dove c’è questo Spirito, lo Spirito del Cristo che soffre e ha paura, li
c’è la libertà. Nella misura in cui, nella nostra paura, siamo simili al
Cristo sofferente, rispecchiamo la sua gloria e la sua libertà.
Ma la libertà si trova
soltanto là dove si ama, e l’amore esiste solo dove esiste la libertà. La
libertà dai carri armati nelle strade, dai muri di odio che i regimi delle
dittature militari e delle democrazie apparenti costruiscono sulle terre degli
esseri umani, la libertà dalle mille ingiustizie e soprusi che continuano a
segnare questi tempi duri contrassegnati dalla violenza delle armi e degli
eserciti stranieri che invadono terre che non gli appartengono. Non siamo
liberi ovviamente dalla paura, ma solo dal suo dominio. Fede e fiducia crescono
dove la paura è superata e nell’esperienza della fedeltà di Dio: esse si
sviluppano appunto nella libertà.
Cristo ci indica che cosa
sia la libertà. Perché egli, che era libero, ha usato la sua libertà per
legarsi alle sorti degli esseri umani sulla terra. Non è andato dietro alle sue
aspirazioni egoiste ma si è interessato a questa terra, all’umanità e
alla sua miseria. Chi può far questo, senza essere impedito dal proprio
desiderio di felicità, è veramente libero.
Piangiamo le tante vittime
innocenti di queste ore, colpite dalla mano assassina del terrorismo, ma non
dimentichiamo nemmeno le morti di questo occidente opulento, che per
l’oro nero ha sacrificato la Pace sull’altare della sicurezza dei
suoi interessi economici mentre nel mondo intero criminali (anche coi colletti
bianchi e magari con curriculum rispettabile ) e dittatori di ogni sorta
continuano indisturbati la loro razzia del creato, le loro ingiustizie
quotidiane e la violenza silenziosa di questo status quo… Solo in
quest’ultimo anno sono morte decine e decine di milioni di persone per
fame. E nessuno trova la forza per gridare!
Il jazzista Duke Ellington
ha detto una volta:
Che cosa desidero per i
miei 70 anni? Accanto alla libertà per il mio popolo, desidero la libertà
dall’odio, la libertà dalla paura, poiché solo chi è libero dalla paura
può fare qualcosa per gli altri e la libertà dal proprio orgoglio, per il quale
ci riteniamo migliori dei nostri fratelli.
Sermone sul Ghana
pronunciato da Martin Luther King il 7-4-1957:
Stamani mi sembra di poter sentire Dio che parla. Lo sento parlare
in tutto l’universo; dice “Fermatevi e sappiate che io sono Dio. E
se non vi fermate, se non tornate sulla retta via, se non smettete di sfruttare
la gente, io mi alzerò e spezzerò la spina dorsale del vostro potere. E il
vostro potere non sarà più”. Così il potere della Gran Bretagna non è
più. Ho guardato alla Francia. Ho guardato all’Inghilterra. Ed ho pensato
all’Inghilterra che poteva vantarsi: “Sul nostro grande impero il
sole non tramonta mai”. E adesso, dico, è arrivata al punto in cui il
sole a malapena riesce a sorgere sull’impero britannico”.
Il rinnovamento socialista non
violento: un primo ritratto di Leonhard Ragaz
Leonhard Ragaz (1868-1945) attraverso la rivista Neue Wege (Nuove
vie) riuscirà a rinnovare lo scenario etico-politico e religioso non solo della
Svizzera ma anche del socialismo europeo.
Nato nei Grigioni prima del fenomeno
dell’industrializzazione, in un contesto socio-culturale segnato dalle
istituzioni comunitarie tradizionali delle valli retiche, Ragaz ha concepito
una forma di socialismo proudhoniano*, fondato sull’associazione di
individui e sulle cooperative di produzione e di consumo. Il capitalismo è visto da lui come il regno di
Mammona, conducente alla distruzione dell’attività creatrice di Dio,
della vera libertà individuale ma anche delle antiche solidarietà comunali e
federali.
E’ dal capitalismo che nascono a ben vedere
le guerre, tutte, ivi compresa la lotta di classe.
Influenzato dal luteranesimo di Naumann, confuso dalla lentezza con
la quale le chiese della Riforma protestante prendevano coscienza
dell’importanza della questione sociale, non volendosi accontentare degli
appelli ai padroni alla carità verso gli operai (e per gli operai
all’obbedienza verso i padroni), Ragaz ha tentato dopo altri (Lamennais
per esempio) una sintesi del messaggio evangelico e del progetto socialista.
Logicamente, aderirà dapprima al Gruetli (organizzazione operaia patriottica)
di cui condivide i principi di cooperativismo e mutualismo, per poi
intraprendere un cammino del tutto personale e nuovo.
Allorquando diventa pastore alla cattedrale di Bale, entrerà in contatto
con la popolazione operaia della città renana. Nell’aprile del 1903 uno
sciopero di muratori lo vede intervenire pubblicamente a fianco del
proletariato, che lui non dispera di riconciliare con l’Evangelo,
allorquando l’Evangelo avrà ritrovato la sua vocazione originaria del
messaggio rivoluzionario della chiesa delle origini.
Nel novembre 1906 fonda la sua nota rivista di fede socialista e
cristiana, attraverso le pagine della quale preciserà il suo pensiero.
Dal 1908 insegna teologia all’Università di Zurigo ed esprime
nel suo insegnamento alla Fede la sua sfiducia riguardo le istituzioni
ecclesiali ma anche la sua attesa di un rinnovamento comunitario e sociale del
cristianesimo (qui proprio nella città culla delle riforme zwingliane del XVI
secolo). Ai suoi occhi cristianesimo e socialismo si “fondono”
insieme come una forma di profetismo complementare l’uno all’altro.
Intellettuale nel senso pieno del termine, Ragaz sarà anche un
attore politico, direttamente impegnato nei conflitti del tempo.
All’epoca dello sciopero generale zurighese
del 1912 egli denuncierà l’intervento dell’esercito contro i
lavoratori. Il suo articolo su Neue Wege è multicopiato nel partito socialista
e gli vale violenti attacchi da parte della stampa c.d. “borghese”.
Le sue scelte sono però fatte: Ragaz aderisce al PS
nell’ottobre del 1913, facendo della sua adesione un vero atto di
contrizione: “Entrare nel Partito
socialista è riconoscere l’errore l’errore della società, del
cristianesimo in particolare” . Ragaz non è il primo pastore a
fare il passo dell’adesione al PS ( Paul Brandt e Paul Pfueger
l’avevano fatto prima di lui) ma la sua adesione ha un’importanza e
una visibilità politica che i precedenti casi non avevano avuto.
All’epoca appariva scandalosa per un teologo riconosciuto, un
universitario stimato e il redattore di una rivista rispettata.
Senza abbandonare la sua sfiducia verso le istituzioni (il PS
finirà per divenirne una) Ragaz manifesta attraverso quest’ adesione la
sua volontà di andare verso il popolo, un po’ come i populisti russi
della seconda metà del 19° secolo, riprendendo – per descrivere questo
popolo - le parole dell’Evangelo delle Beatitudini ma anche quelle
di Marx dell’ introduzione alla “Critica del diritto pubblico di
Hegel”… “la classe dei sradicati, dei diseredati,
dei rigettati, di quelli che sono disprezzati politicamente, religiosamente e
moralmente…” “Noi
siamo entrati nel socialismo democratico e non violento perché pensiamo di
trovare là qualche cosa del Regno di Dio”, scrive Ragaz nel
1917. Il Regno di Dio non può che essere quello della Pace; Ragaz sarà dunque pacifista e antimilitarista, poiché
socialista e cristiano.
Dopo il congresso dei socialisti a Besançon del 1910, il pastore
evangelico ha iniziato ad esprimere il progetto di un socialismo umano e
fraterno, capace di restaurare una comunità cristiana delle origini. Ma fu
proprio la prima Guerra Mondiale a mettere a dura prova la sua
esperienza. Come patriota svizzero fu
molto preoccupato della rottura del “Consenso federale” e
l’emergere delle solidarietà nazionali (di prossimità
culturale, linguistica e politica): ticinese e italofona, alemanna e
germanofila, romande e francofona. Contrariamente alla maggioranza degli svizzeri
di lingua germanofila e senza dubbio di una buona maggioranza dei socialisti di
quei cantoni, Ragaz denuncierà fin dai primi tempi della guerra
l’imperialismo tedesco, la violazione della neutralità belga e la
germanofonia dello stato maggiore svizzero, senza tra l’altro dimenticare
di denunciare il delirio sciovinista della chiesa luterana tedesca (come in
fondo anche alla chiesa cattolica francese…).
Ragaz vivrà i primi anni della guerra a Zurigo, ove la sinistra
socialista è particolarmente attiva. Fu un luogo privilegiato per il dibattito
e la messa a punto delle azioni all’interno del movimento socialista nel
suo complesso, per il pacifismo e il movimento antimilitarista. Ragaz partecipa
anche al dibattito anche con i lenisti, scontrandosi duramente
sull’ipotesi di una guerra civile rivoluzionaria. La posta in gioco sarà
a ben vedere anche il controllo della gioventù socialista, fra socialisti
cristiani e marxisti. Il tema del dibattito sarà la violenza, il suo uso, la sua
funzione ostetrica della storia. Non a caso Lenin quando sarà a Zurigo
denuncerà quei pastori “piccoli corvi virtuosi”, che noleggiano il
pacifismo di Tolstoj. Ragaz condannerà da subito la teoria della violenza
rivoluzionaria e prenderà le distanze dalla fraseologia, dal programma e dal
suo fondatore (si parlò del ritratto di Gengis-Khan) della IIa Internazionale.
Ragaz teorico del movimento socialista cristiano, attraverso la sua
storia personale mostrerà la storia collettiva del movimento operaio socialista
in quel periodo. Si iscriverà ai Comitati per
la Pace e sosterrà gli obiettori sia politici che religiosi.
Sarà un sostenitore dell’adesione svizzera
alla Società delle Nazioni, in favore del diritto e dei buoni propositi umani
che sappiano respingere l’impero della violenza e del fanatismo.
Ragaz si ritirerà progressivamente dall’azione politica
diretta e pubblica dal 1921 e si impegnerà quasi esclusivamente in un tentativo
di impiantazione cristiana nel mondo operaio, a metà cammino fra
evangelizzazione e azione culturale.
L’avvento del fascismo e del nazismo ma anche
l’impotenza della Società delle Nazioni di fronte alle aggressioni
italiane, tedesche e giapponesi mettono a dura prova la sua fiducia
nell’Istituzione di Ginevra. Quello che non abbandonerà mai sarà il valore
della non violenza anche di fronte alle dittature. Lascerà infatti il PS
svizzero quando nel 1935 si accettò il principio della difesa nazionale. Ragaz
si trova ancora una volta a discutere con la sinistra socialista di un tempo,
ma questa volta come partner di un dialogo aperto, franco e ricco di frutti sul
piano etico, umano, politico e sindacale.
Non è un caso che la figura di Ragaz è vista ancora oggi come
una delle più alte esperienze di solidarietà
all’interno del movimento socialista (nelle sue diverse componenti
gauchiste, cristiana, libertaria, ecc…) ed è presa ad esempio non solo
dai militanti socialisti ma anche dai sindacalisti internazionalisti e
terzomodisti sia per l’attualità del suo messaggio che per la metodologia
sviluppata in Svizzera, prima che altrove in Europa, fin dai primi decenni del
secolo scorso.
MB
*Pierre-Joseph Proudhon
sosteneva – in estrema sintesi - sia l’autogestione operaia della produzione
(senza per questo accettare qualsiasi forma di dittatura del proletariato), sia
la teoria che la proprietà può avere una giustificazione unicamente come
condizione di libertà; quand’ essa è organizzata in modo da rendere
liberi solo i pochi (padroni) a scapito dello sfruttamento dei molti
(lavoratori) allora essa è un furto! Rifiuta lo Stato da caserma, il dispotismo
poliziesco e crede di riorganizzare efficientemente l’economia facendo sì
che i lavoratori diventino proprietari dei mezzi di produzione e che, pertanto,
abbiano la possibilità di autogestire il processo produttivo.
Le Festival des programmes de télévision et de radio
orthodoxes aura lieu à Moscou
Sofia,
Bulgarie, le 19 août (ENI) - Le Festival international des programmes de
télévision et de radio orthodoxes aura lieu à Moscou, du 15 au 19 septembre. Une
centaine de sociétés de radio et télévision, privées ou publiques, devraient
participer au Festival, qui se tient chaque année.
Desmond Tutu félicite les Kényens d'avoir
décidé de se pencher sur leur "douloureux" passé
Nairobi,
le 19 août (ENI) - L'ancien archevêque anglican sud-africain Desmond Tutu s'est
félicité des efforts déployés par le Kenya face à son passé
"douloureux" grâce à la mise en place d'une Commission de la vérité,
après la mise à l'écart, lors des élections de décembre dernier, du
gouvernement en place depuis des années.
La nouvelle loi bulgare sur les religions pourrait entraîner
l'intervention de la police
Sofia,
Bulgarie, le 18 août (ENI) - A la suite de l'adoption d'une loi controversée
sur les communautés religieuses en Bulgarie, les évêques et les prêtres d'un
synode orthodoxe dissident pourraient être expulsés des églises qu'ils
utilisent, avertissent les opposants à cette loi. La loi sur les
communautés religieuses, approuvée cette année par le Parlement bulgare, exclut
la reconnaissance du synode dissident et exige que les religions minoritaires
soient approuvées par les tribunaux pour être autorisées en
Bulgarie.
Une religieuse des Philippines distinguée pour
son engagement féministe
Manille,
le 18 août (ENI) - Une religieuse catholique romaine, fervente militante des
droits de la personne, figure parmi les lauréates du Prix de la paix des femmes
d'Asie de l'Est pour son "engagement au service des relations
interculturelles, de la paix dans la région et dans le monde". Soeur
Mary John Mananzan, une religieuse bénédictine, a reçu cette distinction, entre
autres aux côtés de Aung San Suu Kyi, leader de la Ligue nationale pour la
démocratie à Myanmar et lauréate du Prix Nobel de la paix 1991, et de l'ancienne
présidente philippine Corazon Aquino.
Konrad Raiser ouvre un débat sur une nouvelle
configuration du mouvement oecuménique, "dominé par
l'institutionnalisme"
Genève,
le 14 août (ENI) - Faisant remarquant que le mouvement oecuménique a été
"dominé par l'institutionnalisme", le secrétaire général sortant du
Conseil oecuménique des Eglises (COE), le pasteur Konrad Raiser, a convoqué un
colloque en novembre qui pourrait déboucher sur un changement radical des
méthodes de travail des Eglises chrétiennes. "Il nous faut
donc songer à une nouvelle configuration [du mouvement oecuménique], plus
souple et plus réactive", a souligné le pasteur Raiser, qui prendra sa
retraite à la fin de l'année. (ENI-03-0267\F)
Après la mort du métropolite Antoine de Souroge, les hommages
se multiplient
Londres,
le 14 août (ENI) - Des personnalités religieuses de Grande-Bretagne et de
l'étranger figuraient parmi les centaines de personnes venues assister le 13
août à Londres aux funérailles du métropolite Antoine de Souroge, considéré
comme l'une des figures les plus connues de l'orthodoxie en Europe occidentale
et en Russie même. Le métropolite Antoine, décédé le 4 août à
l'âge de 89 ans, servait l'Eglise orthodoxe russe en Grande-Bretagne depuis
plus de 50 ans, dont plus de 40 ans comme évêque. (ENI-03-0268\F)
A Bethléem, une querelle éclate à propos des clefs de la
basilique de la Nativité
Jérusalem,
le 13 août (ENI) - L'Eglise grecque-orthodoxe de Bethléem a provoqué la colère
des Eglises catholique romaine et arménienne en Terre Sainte en prenant le
contrôle des "serrures et clefs" de la basilique de la Nativité,
considérée par de nombreux fidèles comme le lieu de naissance de Jésus.
"Nous affirmons être les détenteurs des clefs, nous sommes les gardiens de
la porte [de la basilique de la Nativité]", a déclaré l'archevêque
Aristarchos, du Patriarcat grec-orthodoxe de Jérusalem, au correspondant d'ENI.
(ENI-03-0266\F)
Six religieux anglicans victimes du conflit
qui déchire les îles Salomon
Genève,
le 12 août (ENI) - Six membres d'un ordre religieux anglican, pris en otages il
y a quatre mois aux îles Salomon par le chef de guerre Harold Keke, ont été
tués. C'est
ce qu'a annoncé un autre membre de la Communauté mélanésienne. "Hier,
nos craintes les plus sombres ont été confirmées", a déploré Richard
Carter, aumônier de la Communauté, dans un message adressé par voie
électronique le samedi 9 août. "La Communauté a officiellement été avisée
par le commissaire de police William Morrel qui avait été lui-même informé par
Harold Keke que les six otages étaient morts." (ENI-03-0264\F)
V CONFERENZA MINISTERIALE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL
COMMERCIO (WTO)
CANCUN, MESSICO: 10 - 14 SETTEMBRE
Dal 1995, anno della
fondazione del WTO, ogni due anni ha luogo una Conferenza ministeriale, sorta
di Assemblea generale, dell'Organizzazione. E' noto che quella del millennio,
Seattle 1999, fu bloccata dall'opposizione di molti paesi del Terzo mondo e
dalle manifestazioni della prima "uscita" visibile del movimento
antiliberista. La Conferenza di Doha, novembre 2001, fortemente influenzata
dall'attacco terroristico dell'11 settembre che scosse tutto l'Occidente,
impresse un'accelerazione al programma del GATS (General Agreement on Trade of
Services, Accordo generale sul commercio dei servizi): una tabella di marcia fu
stabilita per i negoziati in vista della conclusione dell'Accordo (ogni
paese o unione doveva indicare in quali campi si rendeva disponibile a
liberalizzare i servizi: sanità, istruzione, comunicazioni, trasporti, acqua,
ecc.). Si giunge ora alla V Conferenza di Cancun con l'eventualità di un
fallimento della Conferenza e di una crisi profonda del WTO.
Tutte le scadenze previste
per la negoziazione del GATS sono saltate e a metà agosto si registra uno
stallo: non c'è accordo né tra una sponda e l'altra dell'Atlantico, né tra il
Nord e il Sud. Già negli ultimi mesi nell'Unione europea si erano registrate
delle crepe sul muro che sembrava unanimemente a favore del GATS: il nuovo
governo belga aveva chiesto che fosse ridiscusso il mandato al Commissario
Lamy, incaricato della negoziazione del GATS per parte europea e il parlamento
inglese aveva impegnato il governo a non riconoscere una priorità all'agenda negoziale
dell'UE. Forti opposizioni si sono manifestate nei paesi del Terzo mondo. Ora
anche il direttore generale del WTO Panitchpakdi inizia a ventilare l'ipotesi
di un fallimento.
Oltre al GATS, a Cancun
saranno di scena i "nuovi temi", detti "Singapore Issues",
che riguardano la liberizzazione degli investimenti all'estero, le politiche
sulla competizione, la trasparenza sugli appalti pubblici internazionali, la
facilitazione delle pratiche commerciali.
Un altro nodo non
facilmente risolvibile sarà costituito dal persistente problema
dell'agricoltura e delle sovvenzioni con cui USA e UE continuano a proteggere
la propria produzione agricola in barba ad ogni regola sbandierata di liberalizzazione
di tutti i mercati.
Sono facilmente intuibili
gli effetti che l'allargamento e la stipula dell'accordo GATS avrebbe per il
potere pubblico in tutto il mondo: dopo aver sancito la libera concorrenza
nella produzione di beni - con un enorme potere accumulato dalle grandi
multinazionali - con la libera concorrenza nei servizi il progetto neoliberista
metterebbe ulteriormente in crisi la responsabilità del potere pubblico ad
ogni livello. Già ora, in base agli accordi bilaterali o di area sulla liberalizzazione
dei servizi, gli arbitrati davanti al WTO hanno costretto paesi membro a
modificare le proprie leggi di tutela dell'ambiente, della sicurezza, della
salute, dei diritti sociali, a favore degli interessi delle multinazionali che
traggono il massimo profitto da tali liberalizzazioni. E' ovvio infatti che se
il potere pubblico è in funzione dell'interesse collettivo (o almeno sempre
dovrebbe esserlo), il potere privato è in funzione degli interessi degli
azionisti secondo il criterio (praticamente senza eccezioni) della massima resa
del profitto.
Ma non meno devastanti
sarebbero gli accordi sui "nuovi temi", in particolare sugli
investimenti internazionali. Si tratta della riproposizione in chiave WTO del
MAI (Multilateral Agreement on Investment, Accordo multilaterale sugli
investimenti) che sul finire del secolo naufragò in campo OCSE (Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico) perché la Francia uscì dal
negoziato (Il Consiglio Ecumenico delle Chiese ebbe un ruolo considerevole nella
denuncia delle trattative segrete che, secondo il costume dei potentati
economici, stavano negoziando l'accordo multilaterale al di fuori di un mandato
dei parlamenti dei paesi implicati). Ora le potenze economiche tornano
alla carica cercando di imporre un nuovo accordo sugli investimenti. E' il
tassello che manca al completamento del progetto neoliberista: la libertà
totale per le multinazionali di investire all'estero e perciò di comprare
gli enti pubblici privatizzati o le ditte fallite per la spietata concorrenza
sui mercati più appettibili. Dopo aver avuto la libertà di penetrare nei
mercati con le loro merci, ora le multinazionali si apprestano a dominare i
sistemi economici nazionali direttamente con il loro capitale, passando dalla
fase della competizione sfrenata a quella di una riorganizzazione degli assetti
produttivi globali, integrando i concorrenti locali nel loro sistema o
riducendoli al ruolo di fornitori subordinati o chiudendoli. Non a caso lo
scorso giugno i paesi del Terzo mondo che si sono riuniti a Dhaka nel
Bangladesh, Cina e India in testa, hanno manifestato una posizione fortemente
contraria riguardo ai "nuovi temi". Gli USA per parte loro sono
in testa alla battaglia per la liberalizzazione degli investimenti e vogliono
imporre un accordo particolarmente aggressivo in questo campo. Altrimenti..
Un fallimento su tutta la
linea della Conferenza ministeriale di Cancun, per ciò che riguarda sia
l'accordo GATS, sia "i nuovi temi", in primo luogo l'accordo sugli
investimenti internazionali, non è cosa auspicabile. Un fallimento di Cancun
potrebbe favorire la tendenza ultraconservatrice presente negli USA che ha
totale sfiducia nelle trattative multilaterali (basta pensare al voluto
sabotaggio dell'ONU che l'amministrazione Bush ha operato nella vicenda della
guerra dell'Iraq). Gli USA potrebbero essere indotti a ritirarsi, almeno
temporaneamente, dal WTO per ripiegare sul piano alternativo degli accordi
bilaterali o di area (l'accordo NAFTA che riguarda l'area di libero scambio del
Nord America e il perfezionando accordo ALCA che riguarda le Americhe, compresa
quella del Sud), in cui gli USA esercitano uno strapotere ancor più egemonico
di quello esercitato in seno al WTO. Questa eventualità darebbe un colpo
mortale al multilateralismo in campo economico che è altrettanto importante
quanto quello in campo politico in vista di una governance, di accordi
veramente multilaterali, globali e democratici che inquadrino le relazioni
internazionali.
Ciò che è invece
auspicabile è una frenata del WTO. Non a caso lo slogan della campagna
"Questo mondo non è in vendita" che percorre via internet la rete
dell'opposizione al neoliberismo è "fermiamo il WTO", non
annulliamolo o eliminiamolo. Una frenata a Cancun significherebbe rendersi
conto che con la ricetta del neoliberismo aggressivo e antidemocratico
l'economia mondiale si avvita su se stessa e rischia la paralisi; che è
necessaria una pausa per ripensare l'impostazione del WTO, solo
apparentemente più democratica della Banca Mondiale e del Fondo Monetario
Internazionale nel dare un voto a nazione membro anziché un voto ponderato in
base ai contributi finanziari erogati: mille sono i trucchi con cui
nell'ambito WTO le grandi potenze hanno imposto decisioni e procedure a danno
dei paesi del Terzo mondo che spesso si sono visti costretti ad abbandonare i
tavoli delle trattative, ricattati poi dal sistema del "single
undertaking", una sola firma per l'insieme di tutti gli accordi,
altrimenti si è fuori; che nella falsa alternativa "o efficienza o democrazia"
non è legittimo far prevalere la prima, ma che è necessario ricostruire un
percorso che tenga conto del divario di potenza, di sviluppo e di reddito del
Nord e del Sud.
In concreto le ONG e il
movimento dei movimenti che premono per una frenata a Cancun chiedono:
- una chiara affermazione
della supremazia delle regole internazionali su ambiente, diritti sociali e del
lavoro e diritti umani rispetto alla legislazione commerciale del WTO;
- l'esclusione dai
negoziati del GATS dei servizi essenziali e di quelli concernenti i beni comuni
come l'acqua;
- la limitazione della
protezione dei brevetti nei casi in cui siano in pericolo la salute pubblica e
la sicurezza;
- l'esclusione della
brevettazione di qualsiasi forma vivente;
- l'abbattimento dei
sussidi per l'esportazione in ambito agricolo;
- l'esclusione dal regime
WTO delle misure prese al fine di proteggere la sovranità e la sicurezza
alimentare dei singoli paesi:
- il riconoscimento di un
trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo;
- la democratizzazione del
sistema decisionale del WTO;
- la riforma in senso
democraticoe e trasparente del sistema di risoluzione delle dispute del WTO.
La frenata che si vuole
imprimere al WTO si può avvalere di due leve: l'opposizione di molti paesi del
Terzo mondo in seno al WTO e la mobilitazione dell'opinione pubblica, oggi
enormemente più attenta di una volta, contro l'ingiustizia dell'economia
neoliberista. Di quest'ultima forza fa parte la campagna "Questo mondo non
è in vendita" (e i suoi omologhi in tutto il mondo). La Commissione
"Globalizzazione e ambiente" della Federazione Chiese Evangeliche in
Italia ha aderito alla campagna e si è impegnata nell'opera di informazione e
di sostegno delle iniziative.
Le prossime scadenze della
mobilitazione sono:
4 - 6 settembre a Riva del
Garda: manifestazioni in occasione del vertice europeo dei ministri degli
esteri;
sabato 13 settembre:
giornata di azione globale in difesa dei beni comuni. Informazioni dettagliate
sul sito della Campagna.
Le informazioni contenute
in questa nota sono tratte dalla newsletter "Questo mondo non è in
vendita" (www.campagnawto.org) e
da un documento su Cancun del "Tavolo campagne" (redazione@...).
Un'informazione più completa sul WTO e su Cancun è disponibile nel
libretto "Questo mondo non è in vendita" pubblicato da
AltrEconomia (redazione@...). In
Italia promuovono queste azioni, tra gli altri, Arci, Attac, Banca Etica,
Campagna Riforma Banca Mondiale, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CIPSI, Lila
Cedius, Mani Tese, Rete Lilliput, Roba dell'altro Mondo, Sdebitarsi,
CTM-Altromercato, Nigrizia, Pax Christi, Beati costruttori di pace, WWF-Italia,
ecc.
RIPRENDIAMOCI IL TEMPO
Come gli anni scorsi, la
Commissione "Globalizzazione e ambiente" ha predisposto un dossier
per la serie "Il tempo del creato" al fine di fornire alle chiese materiale
utile per una riflessione sui temi della salvaguardia dell'ambiente, secondo la
proposta dell'Assemblea di Graz, 1997, di dedicare a questo scopo un tempo
specifico dell'anno. Per le chiese che fanno parte della Federazione il tempo proposto
va dall'inizio di settembre a metà ottobre. Dopo gli OGM (2000), la Mobilità
(2001) e l'Acqua (2002), tema indicato per quest'anno è il Tempo, i cui ritmi
forzati rischiano di destabilizzare il creato.
Il dossier si presenta
quest'anno nella veste di una pubblicazione Claudiana al fine di facilitarne la
diffusione. Contiene scritti di Anna Maffei, Gianni Mattioli, Giorgio Guelmani,
Antonella Visintin, Giorgio Girardet, Luca Baschera, Ugo Fabietti, Franco
Giampiccoli, Didi Saccomani, Matteo Passini, Piera Egidi Bouchard, Bruno
Gabrielli. L'indice completo è consultabile sul sito della Federazione www.fcei.it, nelle pagine della commissione
"Globalizzazione e ambiente". Il volumetto è disponibile al prezzo
di 5 euro durante il sinodo valdese-metodista, presso la Federazione
a Roma e presso le librerie Claudiana.
Avviso: ci è giunta notizia che Yahoo Italia inizierà a cancellare dal
nostro archivio, a partire dal prossimo 17 settembre, tutti i files
allegati (contenenti soprattutto fotografie). Quest'ultime potranno in
futuro essere ancora inviate tramite posta elettronica ma non saranno
salvate negli archivi stessi; chi volesse fare una copia di tutti i
messaggi è invitato a farlo entro tale data. E' molto gradita la
trasmissione degli stessi ai co-moderatori.
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Mi è stato recentemente segnalato questo articolo:
http://members.aon.at/hpkr/kawther/K20030819A.html
E' una testimonianza di un collega di Mazen Dana, il cameraman
palestinese della REUTERS assassinato pochi giorni fa.
Traduzione a cura di Michela Bellino
Vita quotidiana
di Kawther Salam
Il mistero delle fosse comuni nel deserto iracheno
19-20 agosto, 2003
E' possibile che il Pentagono abbia ordinato l'uccisione di un
giornalista
per impedire che venisse scoperta la sepoltura di massa di soldati
americani
e mercenari dall'esercito americano, nei deserti intorno a Baghdad?
Cosa si nasconde dietro all'uccisione a Baghdad del mio collega ed
amico,
il cameraman palestinese della Reuter, Mazen Dana? Il Pentagono ha
veramente
paura che i mezzi di informazione raccontino al pubblico americano cosa
sta effettivamente succedendo in Iraq? Uccidendo i giornalisti in Iraq,
i criminali del Pentagono vogliono forse tenere nascosti i crimini che
commessi contro i propri soldati? Se così è, allora questa si può
definire
organizzazione terroristica.
Le truppe statunitensi si sono chiaramente sentite minacciate e in un
grande
pericolo, a causa della ricerca del cameraman palestinese della Reuters,
che stava investigando sulle sepolture in massa di mercenari USA in
fosse
comuni nelle strisce desertiche fuori Baghdad, sepolture che erano
ovviamente state autorizzate dai comandanti dell?esercito americano.
L'investigazione di Mazen iniziò quando si accorse che le truppe
statunitensi stavano seppellendo nel deserto corpi umani avvolti nel
nylon. Inizialmente pensava che fossero corpi iracheni. Prese a studiare
le operazioni delle truppe USA, osservando diverse unità americane e
carceri militari, cercando di scoprire da dove arrivavano i corpi e se
erano iracheni oppure no.
Alla fine trovò una risposta, un mercenario dell'esercito americano gli
rivelò che i corpi sepolti non erano iracheni, ma mercenari americani a
cui era stata promessa la green card e la cittadinanza statunitense, in
cambio del servizio nelle forze armate. Inoltre, sempre da questa fonte,
seppe che molti dei corpi sepolti erano di americani uccisi in
combattimento.
Mazen era riuscito a filmare le operazioni dell' esercito americano, e
le
loro fosse comuni segrete. Aveva una grande esperienza come giornalista
in zone di conflitto e in situazioni di pericolo. Nella nostra città,
Hebron, aveva descritto le unità israeliane Duvdevan, che sono
essenzialmente le squadre della morte? dell?esercito israeliano, che
normalmente non possono essere filmate.
Quando capì che cosa gli Americani stavano facendo nel deserto, mantenne
il segreto. Ma le unità dell'intelligence dell'esercito americano
avranno
temuto che Mazen potesse rivelare la notizia delle sepolture segrete,
esponendo il Pentagono e il suo esercito al pericolo di un grande
scandalo.
L'esercito USA si vanta di rimpatriare sempre le proprie salme; la
società
americana si sarebbe sicuramente indispettita se l'esercito avesse
mancato
di rispetto ai propri combattenti, nonostante molti di loro fossero
mercenari.
Questa vicenda avrebbe anche potuto spingere gli stranieri a pensarci
due
volte prima di arruolarsi come mercenari nell'esercito americano.
Negli ultimi giorni, Mazen si era accorto che l'esercito americano li
stava
osservando. Dieci giorni prima della sua morte, aveva telefonato alla
sua
famiglia a Hebron dicendo che sentiva la sua vita in pericolo a causa di
questa vicenda, e promise che sarebbe tornado a casa non appena avesse
concluso la ricerca. Domenica 17 agosto 2003, a mezzogiorno, in una
bella giornata di sole, Mazen Dana è stato assassinato dall'esercito
Americano fuori dalla prigione di Abu Ghraib, dove gli era stato prima
dato il permesso di filmare.
Secondo il mio collega, Nael al-Shyoukhi, che era con Dana quando fu
assassinato, il personale dell'esercito americano della prigione
conosceva il gruppo che stava facendo le riprese. Al-Shyoukhi diceva che
avevano chiesto il permesso di intervistare un ufficiale, ma gli era
stato negato. I soldati avevano controllato i loro documenti di identità
ed erano a conoscenza della loro missione e delle loro intenzioni.
Nael Al-Shyoukhi ha detto "dopo aver filmato siamo andati in auto per
andare
via, quando si è avvicinato un convoglio guidato da un carro armato e
Mazen
è uscito di nuovo dalla macchina per filmare. Io l'ho seguito e Mazen ha
percorso tre o quattro metri. Ci potevano vedere chiaramente. Il soldato
sul carro armato ha fatto fuoco su di noi. Io mi sono gettato a terra.
Ho
sentito Mazen. L'ho visto urlare e toccarsi il petto con la mano coperta
di sangue".
La spiegazione del Pentagono: gli ufficiali americani dicono che le
truppe
hanno scambiato la telecamera di Mazen per una lanciagranate a
propulsione
(RGP). Questa è chiaramente una menzogna a cui nessuno, nemmeno la
persona
più ingenua, crederà mai. Come si spiega che le truppe americane
posseggono
le armi con i sensori tecnologicamente più avanzati, ma non sono in
grado
di distinguere una videocamera da un lanciagranate a 50 metri di
distanza
in pieno giorno? Le truppe statunitensi hanno imparato a mentire dai
loro
amici delle Forze Armate Israeliane? Questo assassinio era premeditato
dalle
truppe americane per tenere la gente all'oscuro le loro attività
criminali,
che Mazen aveva scoperto e avrebbe reso pubbliche.
Quando ho ricevuto la notizia di Mazen Dana, ho pensato che ci fosse in
qualche modo lo zampino dell'esercito israeliano. Mazen Dana aveva
creato
difficoltà all?occupazione israeliana non poche volte.
Le forze di occupazione israeliane avevano mirato su Dana più volte
durante
questa Intifada, anche prima del periodo "pacifico". Le forze armate
israeliane gli avevano sparato una volta nel 1998 a Hebron, insieme al
suo collega Nael Al-Shyioukhi. Mazen Dana aveva denunciato i quotidiani
crimini di assassini e stragi collettive a Hebron e nei Territori
Occupati. Gli avevano sparato di nuovo nel 2001. Gli israeliani
evidentemente auspicavano che non tornasse a Hebron dall'Iraq.
Tutti i Palestinesi sanno che il pentagono e il Ministero della Difesa
Israeliano collaborano strettamente.
Forse non ce ne accorgiamo, ma i soldati dell?esercito israeliano che ci
uccidono usano pallottole americane, granate americane, razzi e missili
americani, aeroplani e elicotteri militari americani. Gli USA forniscono
continuamente Israele di armi e equipaggiamento di sterminio
altissimamente
sviluppati, del valore di 2 miliardi di dollari all'anno. Israele riceve
un supporto militare dagli USA più elevato di qualsiasi altro paese.
Un quarto del bilancio dello stato ebraico è fornito direttamente dagli
Stati uniti.
I soldati americani hanno anche istruito quelli Israeliani a fare
incursioni
nel campo profughi di Jenin e in altre città, hanno insegnato loro ad
uccidere, assassinare, scovare i "ricercati", hanno insegnato loro le
cosiddette "tecniche anti-insurrezione". Hanno anche proposto al
Ministro dell'Autorità Palestinese Muhammad Dahlan di istruire le sue
forze a fare lo stesso. Così in breve tempo potrebbero essere le forze
dell'Autorità Palestinese anziché quelle israeliane, a trovare e
uccidere i Palestinesi ricercati. (senza alcun processo ovviamente, nota
di MB).
Quando telefonai a Hebron per fare le condoglianze alla famiglia di
Mazen
Dana e per informarmi sulle circostanze della sua morte, mi parlarono
della
sua ricerca in Iraq sulle sepolture segrete dei soldati americani nelle
fosse comuni nel deserto. Questo mi fece preoccupare per l'altro mio
collega, Nael Al-Shyioukhi, che era ancora in Iraq. Per questo ho
preferito non raccontare questa storia fino a che lui non fosse tornato
a casa al sicuro a Hebron.
Mazen Dana teneva corsi di letteratura inglese all'Università di Hebron.
Quando studiava all'Università era un membro del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina. Per queste ragioni era tormentato e preso
di
mira dalle forze dell'occupazione israeliana, anche dopo aver
abbandonato
il suo attivismo politico.
Durante la prima Intifada avevo lavorato con lui per un breve periodo,
come
corrispondente per la Radio Voice of Palestine, a Gerusalemme. Poi avevo
continuato a lavorare con il quotidiano Al Fajir, e Dana aveva poi
lavorato
con altre agenzie di informazione. Fu indagato più volte per conto
dell'amministrazione civile Israeliana ad Hebron. Diventò un attivista
per la pace dopo la firma dell'Accordo di Oslo del 1993, quindi divenne
membro dell'Ala di Pace di Al Fatah. Lavorava da dieci anni come
cameraman per la Reuters, per testimoniare il conflitto a Hebron, la sua
città. Mazen Dana e Nael Al-Shyoukhi lavoravano insieme da otto anni
quando Mazen è statgo ucciso, domenica scorsa.
Le unità dell'intelligence dell'occupazione israeliana avevano
continuato
a considerare Mazen Dana come un membro del partito del Fronte Popolare,
anche se aveva interrotto le attività con loro, e non gli concedevano la
tessera della Stampa del Governo Israeliano, né il permesso di
raggiungere
l'ufficio della Reuters a Gerusalemme.
Dana fu attaccato più volte da coloni e soldati israeliani a Hebron. Nel
Maggio del 2000, Dana fu ferito alla gamba con una pallottola rivestita
di gomma mentre filmava giovani palestinesi che lanciavano pietre verso
l'area H2 di Hebron, sotto il controllo Israeliano. Dana fu arrestato
centinaia di volte. Nel 1997 Dana fu arrestato perché stava filmando i
soldati delle Forze Armate Israeliane che stavano arrestando me durante
un incidente sul confine del ponte Halhol, qui i soldati israeliani
avevano causato la morte di un bimbo di 9 anni, perché gli avevano
impedito di raggiungere l'ospedale a Hebron durante un coprifuoco
imposto sulla città, in periodo di pace.
Nel 2002 Dana aveva fondato la "Casa del Giornalista" ad Hebron,
nonostante
gli attacchi quotidiani e le continue minacce di arresto rivolte
dall'esercito israeliano a tutti i giornalisti di Hebron.
L'ultima volta che incontrai il mio collega Mazen Dana fu alla fine di
maggio 2002, nella casa del nostro college Hossam Abu Allan, un
fotografo
dell'Agence France-Presse (AFP) che era stato arrestato ed imprigionato
dall'esercito israeliano per cinque mesi senza un'accusa e senza un
processo.
La stessa notte, alle 22:30, Mazen mi accompagnò con la sua jeep al
monte
di "Al-Beweareh" per filmare carri armati delle Forze Armate Israeliane,
54 carri armati stavano arrivando a Hebron sulla Strada n.60 perché
l'esercito si stava preparando per rioccupare la città di Hebron, l'area
H1, normalmente cotto il controllo dell'Autorità Palestinese.
Mazen Dana aveva un?enorme esperienza come cameraman televisivo, e
conosceva
le avversità e le dure condizioni del lavoro di giornalista sotto
occupazione
militare. A Hebron ha lasciato sua moglie e quattro figli splendidi. Ha
lasciato anche una coraggiosa esperienza giornalistica storica e
un?eredità
per tanti giornalisti, dopo di lui.
Per la maggior parte della gente, la sua morte non è che un ulteriore
segno
del vile comportamento criminale della banda che ha il potere al
Pentagono.
A noi che lo conoscevamo e che abbiamo lavorato con lui, mancherà
tantissimo, stimato collega, amico, membro della famiglia e della
comunità.
La scorsa domenica è stata caratterizzata
dal consueto oscuramento del Sinodo Valdese di Torre Pellice: in compenso per
la settima domenica consecutiva RAI, Fininvest e la stampa italiana non hanno dimenticato
di riportare le parole e gli starnuti di Giovanni Paolo II sulla Bozza di
Costituzione Europea: anche questo fa parte del regime religioso imperante in
Italia ed anche per questo noi continuiamo a dare notizia di quest´evento come
ogni anno - per quanto ci è possibile fare - su quest´ umile foglio, sotto
forma di newsletter elettronica....
Il Signore voglia garantire un soffio di
vento del Suo Spirito Santo in questa lunga estate calda e per certi versi soffocante!
Domenica 24 agosto si apre a Torre Pellice
l'annuale sinodo delle chiese valdesi e metodiste d'Italia. Vi partecipano i
deputati delle diverse chiese locali e i ministri di culto in attività, le
sedute si concludono venerdì 29 con la nomina del consiglio direttivo (detto
Tavola) presieduto dal moderatore. Durante il culto di apertura verranno
consacrati ( l'equivalente di "ordinati") due nuovi pastori; Milena
Martinat e Pawel Gajewski.
Le sedute del sinodo sono precedute da incontri del Corpo pastorale, cioè
dall'insieme dei ministri di culto, per prendere decisioni riguardo alle
nuove liturgie, alla pastorale dei giovani, all'insegnamento e per esaminare
in una seduta pubblica i due candidati alla consacrazione che dovranno
motivare la loro scelta di impegno pastorale.
I temi che saranno dibattuti nel corso delle sedute sono quest'anno
particolarmente importanti.
Vi è anzitutto il problema della cessione alla Regione Piemonte dei tre
ospedali dell'area delle Valli valdesi: Torre Pellice, Pomaretto e Torino.
Sin qui di proprietà della Chiesa valdese e amministrati dal Sinodo nel
quadro del piano di sanità pubblica, per una serie di ritardi nei rimborsi e
per il nuovo orientamento della sanità nel nostro paese si sono trovati
gravati di un forte deficit così da dover essere dismessi.
Si tratta di una decisione dolorosa perché rappresentavano un forte presenza
di diaconia, ovvero di intervento assistenziale. La decisione presa lascia
però aperto l'interrogativo: come può una comunità cristiana dare un suo
apporto e una parola valida nella società moderna con i suoi squilibri di
benessere e l'accrescersi di bisogni.
Questo stesso interrogativo si ripropone in termini analoghi in una
situazione lontana geograficamente ma molto vicina alla sensibilità delle
chiese valdesi: la crisi economica di Argentina e Uruguay
dove i valdesi hanno forti comunità; verrà discusso un piano di intervento a
favore dell'opera che le chiese di quest'area stanno attuando per fare fronte
alle urgenze alimentari specie per i minori.
Di carattere più interno sono le proposte di riorganizzazione della comunità
con una distribuzione diversa dei pastori e un maggiore inserimento a livello
decisionale dei membri delle chiese. La tradizione evangelica è da sempre
caratterizzata dal fatto che i ministri di culto non sono sacerdoti perciò la
responsabilità della vita religiosa della comunità non compete loro in modo prioritario
ma deve essere distribuita a tutti i fedeli; si tratta di dare a questo
principio fondamentale dell'ecclesiologia protestante una forma
corrispondente ai tempi.
Come in ogni sessione sinodale saranno naturalmente esaminati i diversi
settori di attività: la stampa ( giornali, casa editrice, librerie), la cultura (centri di cultura e
Facoltà di teologia),
l'amministrazione del fondo 8 per mille,
l'assistenza, i
centri di formazione ecc.
Ci avviamo verso il
Sinodo successivo alla cessione
degli ospedali valdesi di Torino, Torre Pellice e Pomaretto Non poteva che
partire da qui il colloquio con il moderatore della Tavola valdese Gianni Genre
alla vigilia di questa sessione: si parlerà ancora della vicenda, e in che
termini?
"Ne parleremo ancora perché il
Sinodo è la sede istituzionale in cui la chiesa discute della propria vita e
alla quale la Tavola rimette il proprio mandato. La mia impressione è comunque
che l'ampia maggioranza dei membri delle nostre chiese abbia capito il senso
dell'operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare
essa sia stata. Come membri della Tavola valdese siamo convinti che non c'erano
alternative: la Chiesa tutta stava per essere travolta da una situazione debitoria
incompatibile con i nostri mezzi e le nostre possibilità. Le banche ci avevano
avvertito in modo inequivocabile.
Dobbiamo purtroppo riconoscere di non
avere, oggi, le forze che vengono richieste a chi gestisca un'azienda complessa
come quella ospedaliera. D'altronde, purtroppo, un ridimensionamento, più o
meno profondo, del Welfare State è all'ordine del giorno e non solo in Italia
(lo fa un governo di centro-destra in Francia e uno di centro-sinistra in
Germania). Ho parlato, pochi giorni or sono, con un nostro attento amico della
chiesa della Westfalia, Ulrich Moeller: mi ha comunicato la chiusura per bancarotta,
appena avvenuta, di uno dei loro ospedali. E la loro chiesa regionale conta più
di tre milioni di membri...".
Un'altra questione su
cui la Tavola ha lavorato nel corso dell'anno è quella del campo di lavoro,
della sua riorganizzazione e degli strumenti che si possono attivare per
favorire l'attività pastorale: che cosa c'è in cantiere?
"Abbiamo cercato e cerchiamo di rispondere al mandato del Sinodo 2002 in
merito alla riorganizzazione del campo di lavoro: abbiamo dovuto concentrarci
sui modi di preparare i candidati, sull'economia delle famiglie monoreddito,
sulla mappatura delle sedi pastorali. Si tratta di trovare le risorse per
consentire a studenti in teologia, candidati e pastori di avere sostegni ed
essere seguiti nei periodi della loro formazione e del loro servizio. Sono già
stati sperimentati degli incontri di "supervisione", curati dalla
pastora Mirella Abate e da alcuni suoi colleghi, articolati in opzioni di una
settimana o di sei settimane (tre cicli di due settimane l'uno), in cui insieme
si procede a un'analisi profonda del proprio lavoro pastorale. Per mantenere e
rendere ancora più intenso questo lavoro di sostegno servono risorse, ma è
un'operazione necessaria, sia per chi vive e lavora in situazioni di diaspora,
lontano dai contatti con il colleghi, sia per chi, nelle chiese-popolo delle
Valli o nelle grandi città, si trova a dover fronteggiare sollecitazioni di
ogni tipo. Per queste iniziative è indispensabile anche un maggior ruolo della
segreteria del Corpo pastorale e anche della Commissione permanente della
formazione pastorale. Per questo tipo di lavoro non è poi mancato, né credo
mancherà in futuro, l'aiuto di altre chiese sorelle, alle prese anch'esse con
problemi di secolarizzazione delle società in cui operano. In Germania le chiese
perdono 100.000 membri all'anno, persone che richiedono la cancellazione per
non dover pagare le "tasse ecclesiastiche". Si richiede dunque alle
chiese di riscoprire il senso della propria vocazione".
Che cosa si può dire
invece dei rapporti con lo Stato?
"I segnali non sono incoraggianti. Riguardo all'aggiornamento dell'Intesa,
che dovrebbe concretizzare la decisione sinodale del 2001 sull'accettazione
delle "quote inespresse" dell'otto per mille, tutto è fermo: il
governo non intende procedere all'aggiornamento della nostra Intesa finché non
siano varate le Intese con altre confessioni religiose tuttora giacenti; questo
ci penalizza e non di poco. In fase di stallo è anche la legge sulla libertà
religiosa, e forse è un bene, visto come il testo è stato modificato in corso
d'opera: esso rischiava di diventare un provvedimento "contro" la
libertà religiosa, uno strumento di controllo da parte delle autorità; ci
preoccupa il clima che si sta creando, poiché, per noi, una democrazia si
valuta proprio dal modo in cui tratta le minoranze".
Qual è lo stato,
invece, del processo di collaborazione BMV e dell'ecumenismo intraprotestante?
"Viviamo tuttora una fase che definirei di assestamento. La collaborazione
territoriale, che aveva subito un momento di difficoltà a Campobasso, sta
funzionando bene nelle altre sedi ed è stata avviata a Bari dove un pastore
valdese cura anche la comunità battista. In altre situazioni stiamo studiando
il da farsi, anche se a volte le comunità locali non "hanno il passo"
che potremmo augurarci. Registro comunque un buon grado di ascolto reciproco
fra i tre esecutivi, in un anno che è stato particolarmente difficile per
tutti. Certo, permangono alcuni nodi teologici, su tutti quello del battesimo,
che vanno mantenuti aperti. Anche la convocazione congiunta di una futura
Assemblea/Sinodo non è vincolata alla scadenza dei fatidici cinque anni: ci
dovremo convocare, prima o dopo i cinque anni, quando riterremo di poter fare
insieme dei passi avanti. A novembre avremo poi, a Torre Pellice, l'Assemblea
della FCEI, anch'essa
in una fase di riorganizzazione interna, da cui dipenderà un nuovo assetto dei
"servizi", in particolare il Servizio
rifugiati e migranti. Con l'Unione delle chiese avventiste c'è collaborazione, ma non
dei decisi passi in avanti, mentre un buon dialogo è quello con le chiese pentecostali libere.
Pastori e teologi della nostra chiesa sono invitati, per esempio a Gela, che è,
per la presenza pentecostale, la città percentualmente e sorprendentemente
"più protestante" d'Italia".
E per quanto riguarda
il rapporto con il cattolicesimo? "Segnalerei una questione su tutte, forse
l'unica che è veramente un'urgenza etica e spirituale: quella dell'ospitalità
eucaristica, in special modo dopo la chiusura rappresentata dall'ultima enciclica
papale: dobbiamo avere il coraggio dell'amore, che è più grande della speranza
e della fede, come ce lo richiede l'apostolo Paolo, anche là dove le questioni
dogmatiche non siano risolte. Bisogna, anzi, lavorare e osare proprio in senso
contrario a quello dell'enciclica".
Il discorso va quasi
spontaneamente ad appuntarsi sul nostro ruolo in questa società in rapida - e
confusa - evoluzione: che cosa possiamo dire ai nostri contemporanei che vivono
nell'incertezza spirituale e, in molti casi, nella precarietà materiale?
"Abbiamo parlato troppo poco, in questi ultimi tempi, di spiritualità. Dio
sembra ritirarsi dai nostri pensieri, salvo poi riaffacciarsi, ma in forme che
non ci convincono, attraverso una religiosità "fai da te". Dobbiamo
trovare un linguaggio nuovo per dire al mondo che cosa significa
"appartenere a Dio": molte delle attuali proposte religiose sembrano
indicare la via per conquistare Dio, mentre per noi si tratta di lasciarsi
scegliere da lui. Dobbiamo ritrovare un nuovo senso della "pietà" a
livello personale, famigliare e comunitario, e questo, si badi bene, non è in
contraddizione con la vocazione diaconale: anzi, bisogna ricordare che proprio
la stagione del Pietismo coincise con il varo di molte, grandi iniziative di opere
diaconali. Si tratta di riuscire, in casa, nelle chiese, sui luoghi di lavoro,
a lasciar trasparire il "Cristo che vive in noi" di cui parlava
l'Apostolo. Una bella sfida in questo senso è rappresentata dalla presenza di
fratelli e sorelle stranieri nelle nostre chiese, in vista dell'integrazione e
non solo dell'accoglienza: si tratta di crescere insieme. È fondamentale il
ricompattamento di una dimensione comunitaria dove si possano temperare le
alternanze dei momenti di forza e di debolezza che ciascuno di noi vive a
seconda dei periodi. Insomma, in una fase in cui i valori - tutti i valori -
sembrano tramontare di fronte all'invito a comportarsi "da furbi" per
imporsi nella società, dobbiamo dire delle parole forti a livello etico, sulle
nostre scelte personali, familiari, collettive, nel privato come nella società.
Se nel mondo ogni sette secondi - come dicono le statistiche - muore un bambino
a causa della denutrizione, non possiamo restare indifferenti; se nel solo
2001, per sottoalimentazione vi sono stati quasi tanti morti come in tutta la
seconda guerra mondiale, dobbiamo reagire. Non possiamo stare zitti di fronte a
questo "ordine omicida", perché questa è la vera bestemmia contro lo
Spirito Santo; la sola che, ci insegna la Scrittura, non sarà perdonata ".
Dalla
pagina 13 de "Il Manifesto - cultura" del 24 agosto 2003
Parlamento
valdese in seduta comune Si apre, oggi, il Sinodo delle chiese
valdesi e metodiste, principali appuntamento del protestantesimo italiano L'altra chiesa Centottanta tra pastori e
laici affronteranno, in cinque giorni che si prevedono densi di discussione i
temi più svariati. Dalla povertà alla guerra FEDERICA TOURN TORRE PELLICE (TO)
«Ama il tuo Dio, ama il tuo prossimo»: il
comandamento indicato da Gesù allo scriba che gliene chiede conto, è il centro
del sermone che il pastore Giuseppe Platone terrà questo pomeriggio durante il
culto di inaugurazione del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. Andare fino
in fondo all'esperienza di questo amore, concreto, attivo, anche conflittuale:
l'esortazione introduce uno dei principali appuntamenti del protestantesimo
italiano, l'assemblea decisionale che vede riuniti 180 membri fra pastori e
laici e che si concluderà venerdì 29 agosto con l'elezione dell'esecutivo, la
Tavola valdese, presieduta dal moderatore. Tra i numerosi ospiti italiani e
stranieri, mons. Giuseppe Chiaretti, vescovo di Perugia e presidente della
commissione Cei per l'ecumenismo e il dialogo, Setri Nyomi, segretario generale
dell'Alleanza riformata mondiale e Arnold de Clermont, presidente della
Federazione protestante di Francia. Durante il culto saranno consacrati due
nuovi pastori: anzi, una pastora, Milena Martinat, e un pastore, Pawel Gajewski.
Al contrario di quello che si potrebbe pensare, qui è originale non la presenza
di una donna in questo ruolo - nella chiesa valdese succede dagli anni `60 - ma
il percorso di fede di un polacco cattolico, che inizia dal seminario in Polonia
per approdare alle chiese battiste e infine all'attuale ministero nel cuore
delle valli valdesi, passando per il dissenso cattolico in Germania e in
Italia. Cinque giorni densi di discussioni, di ordini del giorno, di votazioni:
questo è il Sinodo, il massimo organo decisionale di questa chiesa
«parlamentare». Un Sinodo che quest'anno apre i suoi lavori consapevole di
essere di fronte a un travaglio identitario che non può essere ignorato. La
recente cessione alla Regione Piemonte dei tre ospedali di Torino, Torre Pellice
e Pomaretto - fino a pochi mesi fa di proprietà della chiesa valdese e
amministrati dal Sinodo nel quadro della sanità pubblica - ha infatti segnato
profondamente le comunità locali, che si sono sentite defraudate di una
fondamentale presenza nel campo dell'attività assistenziale. «La chiesa tutta
stava per essere travolta da una situazione debitoria incompatibile con i
nostri mezzi e le nostre possibilità», ha dichiarato il moderatore Gianni Genre.
Di fronte a un deficit insostenibile, un ridimensionamento è stato
indispensabile ma adesso che è venuto a mancare un importante punto di
riferimento, si tratta di interrogarsi sul cambiamento e su quali forme debba
prendere la testimonianza dell'evangelo. «Amare significa anche rendersi conto
del senso del nostro limite umano, storico, esistenziale - ha detto il pastore
Platone - la regola a cui vogliamo attenerci è la sobrietà».
Sobrietà come singoli e come chiese: è il
richiamo che i protestanti fanno, in primo luogo a se stessi, in una società
precaria, asservita al profitto, che consuma senza criterio e distrugge
l'ambiente. Uno degli argomenti in calendario sarà proprio la questione della
povertà nel mondo: «Non si può tacere di fronte alla quotidiana tragedia delle
morti per fame: nel 2001 la sottoalimentazione ha causato quasi lo stesso
numero di vittime della seconda guerra mondiale - ha ricordato il moderatore -
la vera bestemmia che non sarà perdonata è la nostra indifferenza». Dal mondo
all'Italia: si parlerà della crisi mediorientale, della guerra in Iraq, ma
anche di immigrazione, di libertà religiosa e di rapporti con il cattolicesimo.
Il rapporto con la chiesa di Roma non è infatti stato certamente agevolato
dalla recente enciclica papale Ecclesia de eucharistia, che si rifà al Concilio di Trento e vieta ogni forma di
concelebrazione, assestando così un colpo al complesso cammino ecumenico delle
due confessioni cristiane.
Si discuterà anche un piano di intervento a
favore delle chiese valdesi dell'Argentina e dell'Uruguay, strette dalla crisi
economica e, riguardo ai temi «interni», saranno esaminate come di consueto le
varie attività, dalla stampa ai centri di cultura, dalla facoltà di teologia
all'amministrazione dell'otto per mille, di cui le chiese valdesi e metodiste
si avvalgono dal 1993.
Si avverte in generale un chiaro bisogno di
ribadire parole forti a livello etico, unite a una costante ricerca teologica,
in una chiesa che cerca di comunicare con chiarezza la propria fede,
soprattutto in un momento di confusione spirituale segnato da molte proposte di
religione «fai da te». Riaffermazione di un cristianesimo che affonda
saldamente le radici nella riforma protestante, ma anche apertura all'ascolto
del mondo di oggi. È una sfida resa concreta e visibile dalla presenza di tanti
stranieri fra i membri di chiesa, portatori di culture, sensibilità e modi
diversi di vivere l'adesione a quella parola d'amore che resta l'unico
comandamento.
Da
"L´eco del Chisone" del 25 agosto 2003
Si apre il
Culto alle ore 15,30 a Torre Pellice Domenica il
Sinodo della diaconia Chiese valdesi e metodiste
s'interrogano
Si svolgerà dal 24 al 29
agosto, a Torre Pellice, il Sinodo annuale delle Chiese valdesi e metodiste a
cui partecipano 180 membri con diritto di voto (pastori e "laici"
in numero uguale), più numerosi ospiti e osservatori dall´Italia e
dall´estero. L´assise costituisce il massimo organo di queste due
denominazioni evangeliche, che insieme contano circa 35mila fedeli. Il Sinodo
si aprirà il pomeriggio di domenica 24 agosto, alle 15,30, con un Culto
presieduto dal pastore Giuseppe Platone durante il quale saranno consacrati
al ministero pastorale Pawel Gajewski e Milena Martinat. Tra gli ospiti, in
rappresentanza della Conferenza episcopale italiana (Cei), ci sarà mons. Giuseppe
Chiaretti, presidente della Commissione Cei per l´ecumenismo e il dialogo; Setri
Nyomi, segretario generale dell´Alleanza riformata mondiale; Arnold de Clermont,
presidente della Federazione protestante di Francia.
Fra i temi all´ordine del
giorno proposti per la discussione del Sinodo la "diaconia" delle
Chiese valdesi e metodiste, ma anche la riorganizzazione della formazione e
dell´attività pastorale. Non mancano preoccupazioni sul versante generale
della società italiana (Stato sociale, immigrazione, libertà religiosa) e
degli scenari internazionali (Iraq, crisi mediorientale, globalizzazione,
ecc.). In primo piano, comunque, ci sarà senz´altro la vicenda legata alla
cessione degli ospedali valdesi alla Regione Piemonte; decisione sofferta, ma
necessaria. «Ne parleremo ancora perché il
Sinodo è la sede istituzionale in cui la Chiesa discute della propria vita e
alla quale la Tavola rimette il proprio mandato - spiega il
pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese -. La mia impressione è comunque che l´ampia
maggioranza dei membri delle nostre Chiese abbia capito il senso
dell´operazione che è avvenuta, per quanto dolorosa e certamente impopolare essa
sia stata».
Da l´Eco del Chisone - on line
Al Sinodo da fratelli
Domenica 24 agosto inizia
il Sinodo della Chiesa valdese metodista. È un momento molto importante per
la vita di questi nostri fratelli e sorelle.
Voglio assicurare che la Chiesa cattolica è presente, non solo nella
persona del vescovo presidente della Commissione episcopale per
l'ecumenismo e il dialogo, mons. G. Chiaretti, ma anche la Diocesi si sente
vicina con la preghiera e l'attenzione ai temi che vengono trattati.
Abbiamo tutti seguito il cammino delle trattative per il passaggio degli
ospedali valdesi alla Regione: una decisione sofferta, ma presa con
determinazione e lucidità. Anche per i cattolici questa scelta ha causato
dolore, tanta è la stima che circonda queste strutture per la qualità e
l'utilità dei servizi da esse prestati.
Nulla viene a caso nella vita delle comunità e nella storia. Questa vicenda
è da leggere come un appello di Dio ai credenti.
Ho apprezzato quanto ha scritto il prof. Paolo Ricca su "Riforma"
del 18 luglio: «Una cosa però sappiamo da sempre ed è bene, mi pare,
richiamarla oggi alla memoria di noi tutti: e cioè che l'essenziale della
vocazione della Chiesa è l'annuncio dell'Evangelo ad ogni creatura e
l'edificazione di comunità cristiane che siano effettivamente corpo di
Cristo, cioè assemblee che Cristo governa e sulle quali regna rendendole
strumenti della sua azione nel mondo, in cui lo Spirito soffia, dando vita
a una nuova umanità, o quanto meno a un abbozzo, una traccia, di nuova
umanità».
Diaconia e annuncio sono inseparabili. Ma oggi, si impone una verifica
circa l'incisività della predicazione e la validità di certe forme di
diaconia.
Siamo uniti nella comune responsabilità di dire Cristo a questa nostra
società secolarizzata e di accompagnare questo annuncio da gesti che
esprimano l'amore preferenziale per i poveri.
Mi pare importante che insieme ci aiutiamo a leggere i segni dei tempi;
insieme cerchiamo forme e modi per realizzare la diaconia come risposta
alle povertà di oggi (un esempio concreto è stato il convegno "Anziani
e territorio" organizzato tra il Primo distretto della Chiesa valdese
e la Diocesi di Pinerolo); insieme troviamo forme nuove per una
testimonianza credibile del Vangelo.
Invito i cattolici a partecipare, nella preghiera, al Culto di apertura del
Sinodo. La presenza, anche fisica, esprime tante cose: che ci stimiamo, ci
apprezziamo e sinceramente tendiamo a quel bene inestimabile che è l'Unità,
per cui Gesù ha pregato e ha voluto come segno «perché il mondo creda». + Pier
Giorgio Debernardi, vescovo
Da "Alto Adige"
Dialogo con
ebrei e islamici Sinodo Valdese:la globalizzazionelascia la povertà
TORINO. Il dialogo fra le tre grandi religioni monoteiste è il filo
conduttore del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si è aperto a
Torre Pellice dove ieri sono stati criticati gli effetti negativi della globalizzazione.
Nel tempio del centro montano, un'ebrea e un musulmano hanno letto brani
della Torah e del Corano. Il pastore valdese di Torino Giuseppe Platone ha detto
che la chiesa deve "riformarsi, ripensarsi, ridarsi una forma nuova per
essere più incisiva e presente", e si è soffermato sulla necessità di
sviluppare uno stile di vita improntato "alla responsabilità verso gli
altri e verso l' ambiente in cui viviamo". "La globalizzazione è
selettiva e non ha pietà di nessuno", ha detto Platone puntando il dito
contro l'ingordigia del profitto, la ricchezza che prospera sulla povertà, la
tendenza a deprezzare i valori della spiritualità.
Rimaniamo in attesa della corrispondenza
diretta anche di Michela Bellino e di quanto vorranno liberamente notiziarci
in merito
Non violare il diritto del povero nel suo processo.
Esodo
23:6
Dio non ha forse scelto quelli che sono poveri
secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso
a quelli che lo amano? Voi invece avete sprezzato i poveri!
(Giacomo,
2,5-6)
Non devi credere che rubare significhi soltanto derubare il tuo
prossimo dei suoi averi; se tu vedi il tuo vicino che soffre la fame, la sete,
il bisogno, che non ha casa, vestiti e scarper, e non lo aiuti, do derubi
esattamente come chi ruba i soldi a uno dalla borsa o dalla cassetta.
(Martin
Lutero)
(Le meditazioni di O.E. sono tratte
generalmente dalle losungen, riprese nel testo “Un giorno, una
parola” – Letture bibliche quotidiane per il 2003 – Claudiana
editrice, salvo indicazione diversa)
…Stefano di Borbone
scrive: “I valdesi dicono che i nostri chierici e sacerdoti che hanno
ricchezze e possedimenti sono figli del diavolo e della perdizione, e chi dà
loro le decime e le offerte commette peccato:dicono che è come ingrassare il
lardo”. Infine anche l’Hec sunt manifesta per conversos de secta Waldensium,
forse della fine del XIII secolo, afferma: I valdesi dicono che i papi, i
vescovi, i religiosi e tutti i chierici non devono avere possedimenti”.
La chiesa, sia nelle persone che nelle strutture, deve rimanere povera. I
valdesi continuano a ripeterlo…
(Da: Valdo di Lione e i “poveri nello
spirito”, di Carlo Papini, Claudiana)
Sermone di Martin Luther King ritrascritto
pensando all’ala conservatrice cristiana (c