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Da: UST Ispesl [mailto:
ufficiostampa@...]
Inviato: giovedì 25 giugno 2009 16.08
A: edscuola
Oggetto: Comunicato stampa ISPESL - Bullismo - 6° edizione Sanit
Ispesl: il 25% dei bambini è vittima di bullismo da parte dei coetanei
Il dato è stato divulgato nel corso del convegno “Sicurezza e salute nelle
scuole” in corso alla 6° edizione del Sanit al Palazzo dei Congressi - Roma
Avvicinare i bambini e gli adolescenti al concetto di prevenzione e
sicurezza è un obiettivo prioritario per mantenere e migliorare la qualità
della vita e del lavoro. Comunicare efficacemente la cultura della sicurezza
e permettere ai ragazzi di sperimentarla e viverla nell’ambiente di vita e
di lavoro, fa sì che questi sviluppino la capacità di decidere
consapevolmente in merito al loro benessere. Questo è stato lo scopo in gran
parte raggiunto grazie alle molteplici attività svolte dall’Ispesl, per una
divulgazione capillare e a cascata dei principi della salute e sicurezza a
partire dalla scuola in quanto sede formativa naturale e istituzionale.
Ciò che in parte abbiamo promosso e che intendiamo implementare a lungo
raggio per il prossimo anno nella scuola è incoraggiare una corretta
percezione del rischio puntando alla prevenzione in senso globale.
Tematica emergente molto legata all’influenza del gruppo è il bullismo;
dall’ottavo “rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e della
adolescenza” emerge che il 25,2 % di bambini e adolescenti subiscono brutti
scherzi da parte dei coetanei; l’11,5% è stato minacciato, il 10,9% ha
subito furti mentre il 7,5% è stato vittima di percosse.
Il bullismo è un fenomeno principalmente di gruppo e soggetto al rinforzo
sociale, facilitato in contesti caratterizzati da tacita accentazione o
sottovalutazione del fenomeno. All’interno di questi gruppi si possono
identificare oltre al bullo e alla vittima altri ruoli significativi, tra
cui i sostenitori del bullo, i difensori della vittima e gli spettatori che
sembrano apparentemente distanziarsi dal fenomeno. Tali dinamiche
relazionali creano una pressione di gruppo rafforzando i comportamenti
disfunzionali dei vari attori: il bullo si sente obbligato a proteggere la
propria immagine e la vittima umiliata e spaventata si vergogna di chiedere
aiuto.
La recente ricerca connessa alla prevenzione dei rischi inerenti lo sviluppo
dei comportamenti antisociali tra i giovani, ha identificato nel continuum
aggressività-prosocilità, la modalità attraverso cui si esprime il
comportamento sociale di un individuo. L’azione educativa della scuola nel
promuovere comportamenti antitetici al bullismo, ovvero prosociali,
favorisce il successo scolastico e promuove lo sviluppo dell’autostima.
In questo contesto gli insegnanti sono chiamati a ricoprire il ruolo di
facilitatori delle dinamiche relazionali di gruppo, incoraggiando
atteggiamenti collaborativi e cooperativi, per creare un clima che favorisca
l’apprendimento e il benessere psicofisico degli alunni. Da un’indagine
delle Eurispes e Telefono Azzurro (2007) emerge che di fronte ad una
prepotenza il 36,1% di bambini e ragazzi chiede aiuto ad un adulto, il 22,3%
si rivolgono al prepotente, 19,8% aiuta la vittima, 8,4% osserva
silenziosamente, il 4,1% sostengono il bullo, 9,3% altro o non sa.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]