Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
parliamone-edscuola · Parliamone
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi imposatare la cronologia dei messaggi? Clicca nel link datea. le tue preferenze verranno salvate.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
100 esperti a confronto sul futuro della scuola italiana   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #11 di 109 |

100 esperti a confronto sul futuro della scuola italiana
S. Benedetto del Tronto 3 e 4 luglio 2006
http://www.edscuola.it/archivio/riformeonline/frames_01.pdf


Provenienti da tutte le regioni d’Italia si sono incontrati a San Benedetto
del Tronto per due giorni un centinaio di esperti [docenti universitari,
insegnanti, dirigenti, ispettori, rappresentanti delle associazioni
professionali e disciplinari] per compiere una diagnosi sullo stato di
salute della scuola italiana e delineare una prima agenda delle questioni su
cui intervenire per il miglioramento del sistema educativo.
Un ordine del giorno ambizioso ed attraente che ha convinto anche il nuovo
Vice-ministro dell’istruzione Mariangela Bastico a scendere a San Benedetto
del Tronto per “ascoltare” una voce impor-tante della scuola. È scaturito
un interessante momento di partecipazione e di dialogo tra operatori
scolastici, esperti, rappresentanti politici e amministratori locali, che
potrebbe rappresentare uno stile nuovo di rapporto tra scuola reale e scuola
legale, tra la “base” degli insegnanti (spesso destinataria in questi anni
di riforme calate dall’alto) e vertice politico-amministrativo (spesso
tentato dalla scorciatoia delle riforme promosse con la “forza della
legge”).
In effetti a San Benedetto del Tronto si sono realizzati due eventi in
contemporanea: un convegno pubblico (con oltre 300 presenze) che è diventata
la tribuna per un confronto aperto tra il “popolo della scuola” ed il
“quartiere generale”. La presenza del Vice-ministro [ma anche dell’Assessore
regionale delle Marche Ugo Ascoli, del presidente della provincia di Ascoli
Piceno Massimo Rossi, di molti sindaci, assessori provinciali e comunali
delle regioni Marche ed Abruzzo, oltre ai dirigenti delle associazioni
sindacali e professionali, ai presidenti e ai direttori degli Irre Marche e
Abruzzo, ai dirigenti scolastici, alle reti di scuole] ha dato – anche
visivamente – il segno di sistema che si è fatto policentrico, dove non
esiste più la “mitica” stanza dei bottoni, ma dove ogni soggetto – il
centro, la rete degli enti locali, le autonomie scolastiche – dovrà
assumersi in prima persona delle precise responsabilità.
Sussidiarietà si coniuga allora con autonomia, ma anche con le nuove
prospettive per lo sviluppo “locale” (come ha ricordato Everardo Minardi,
docente di sociologia all’Università di Teramo). In questo contesto glo/cal
la scuola può diventare un soggetto promotore di cultura, di sviluppo, di
innovazione, mettendo a frutto le opportunità previste dalla autonomia che
dovrà però rifocalizzarsi sul curricolo scolastico e sui saperi fondamentali
(questa è stata una delle tesi di Franco Frabboni preside di Facoltà a
Bologna). Più autonomia, tuttavia, non significa far venire meno il ruolo di
orientamento e di indirizzo (magari più sobrio, più essenziale, ma proprio
per questo più incisivo) sui grandi obiettivi che la scuola dovrebbe
perseguire. Se nei prossimi mesi si lancerà l’idea di elevare l’obbligo di
istruzione fino a 16 anni (come ha prefigurato Domenico Chiesa, presidente
del Cidi), occorre definire un quadro di norme fondamentali, di risorse, di
formazione del personale, da vivere non come vincoli, ma come punti di
riferimento per la progettualità della scuola. Elevare di un biennio la
cultura di tutti i ragazzi implica infatti un impegno diffuso, sia del
centro e sia delle periferie, ha ricordato l’assessore delle Marche Ugo
Ascoli. Ma implica anche che tali scelte siano sorrette da un progetto
culturale solido che vede tutta la scuola, fin dall’infanzia, impegnata a
rileggere la sua missione educativa, come ha ben precisato la parlamentare
europea Luciana Sbarbati. Il desiderio di tutti gli insegnanti è quello di
trasformare la riforma da adempimento vissuto con disagio, a “ballata
popolare”: una narrazione (legislativa) che va incontro alla gente, cui
chiede non solo di ascoltare, ma di partecipare, integrare, aggiungere,
vivere da protagonisti. In questo senso la comunicazione è a doppia
direzione, dal vertice alla base, dalla scuola all’amministrazione.
Si tratta di rinnovare il metodo della concertazione, con gradualità, ma
avendo un preciso disegno di scuola della Repubblica (inclusiva, delle pari
opportunità, della cittadinanza). Insomma, un metodo tra utopia-progetto e
“cacciavite”, come argutamente ha precisato il Vice-ministro dell’istruzione
Mariangela Bastico, che ha dato conto (con molta serenità, per altro, e
senza spirito di rivincita) di tutti gli smontaggi e gli aggiustamenti che
il Ministro dell’istruzione sta apprestando con la tecnica del “cacciavite”.

È prevedibile che durante la prossima estate le controverse questioni del
tutor, dell’orario facoltativo, dell’anticipo, del portfolio, possano
trovare una diversa sistemazione normativa, mediante accordi contrattuali
che chiameranno in causa direttamente le rappresentanze sindacali.
Dopo anni di annunci roboanti su presunte grandi riforme, ha fatto capire la
Vice-ministro, è più conveniente lavorare in silenzio, quasi sottotraccia,
con un obiettivo apparentemente minimo, come il far funzionare al meglio la
scuola quotidiana, valorizzando il “buono” (le buone pratiche) che c’è ma
spesso non si vede.
L’attenzione ed il consenso del pubblico presente hanno probabilmente
convinto il Vice-ministro che i primi passi del governo sono guardati con
simpatia, che il minimalismo gradualista piace di più del ritmo
tambureggiante degli ultimi 10 anni che ha finito per disorientare e
demotivare gran parte degli in-segnanti. Sembra risuonare il rassicurante ed
italianissimo “Adelante, Pedro, cum judicio…”

Nell’altra sala, quella degli “intellettuali”, dei “testimoni privilegiati”
che pure hanno incontrato il rappresentante del Governo, è risuonata con più
insistenza il tema della prospettiva, del progetto, dei nuovi indirizzi
culturali cui dovrebbe ispirarsi la scuola italiana. Le analisi hanno potuto
distendersi con maggiore articolazione, non solo rispetto a quanto (non) è
stato fatto nell’ultima legislatura (i mali della scuola italiana sono più
antichi della riforma Moratti), ma anche con una lettura in prospettiva
europea. Le scadenze di Lisbona 2010 (con i suoi impegnativi benchmarking)
sono dietro l’angolo ed il nostro paese sembra non produrre quello scatto
necessario, per recuperare il terreno perduto. C’è bisogno di riforma (anche
se fatta in modo diverso, attraverso processi condivisi, di partecipazione,
di co-costruzione). C’è bisogno di riforma e di autoriforma: è vero che
ormai il 75% dei ragazzi italiani giunge al diploma secondario, ma è ancora
troppo alta la quota di dispersione, impressionante la promozione ottenuta
con debiti formativi (quasi il 40%, con il ritorno delle bocciature),
l’affievolimento delle motivazioni dei ragazzi, il deficit consistente nei
livelli di apprendimento (rilevato dalle più recenti indagini
internazionali).
Sembra emergere un problema di senso da recuperare, di valore da
riconsegnare all’istruzione, di incontro con la conoscenza come occasione di
emancipazione e di libertà.
La scuola, soprattutto quella di base, è ancora un ambiente di incontro
sociale tra bambini e ragaz-zi, di scambio, di convivialità e socialità. È
compito dei docenti trasformare questo piacere di stare insieme in piacere
di conoscere, vivere il prendersi cura degli allievi non solo come
accoglienza, relazione, tenerezza, ma come tutoraggio dell’apprendimento,
costruzione del metodo di studio, stimolo all’autonomia cognitiva e
relazionale.
Le prossime riforme dovrebbero quindi essere soprattutto condizioni per
favorire l’esplicarsi al meglio del protagonismo delle scuole, degli
operatori (riconoscendo con più coraggio la professionalità) le virtù
(piuttosto che i vizi) dei diversi territori.

I “testimoni” si sono incontrati anche per tutto il giorno successivo,
suddivisi in 5 tavoli. Nel pri-mo, dedicato al “progetto culturale”, i
lavori sono partiti da alcune domande essenziali: come riformulare l’idea
di curricolo, su quali indirizzi definire a livello nazionale, su come far
dialogare, oggi, i saperi con la vita dei nostri ragazzi? L’accento si è
posto sulla responsabilità degli insegnanti e sull’autonomia delle scuole,
ma anche sulla non emendabilità delle attuali “Indicazioni nazionali”. Si
trat-ta – è stato ribadito – di aprire una nuova stagione di ricerca
nell’elaborazione dei nuovi curricoli.
Nel tavolo dedicato alle “riforme ordinamentali e allo sviluppo di sistema”
si è discusso con molta vivacità della necessità dell’obbligo a 16 anni, ma
senza trascurare diverse ipotesi di applicazione del principio: quella di un
primo biennio nella scuola superiore, come sembra emergere dallo stesso
programma dell’unione (oggi programma di governo: così è stato precisato dal
Vice-ministro), quella di un biennio integrato (la soluzione della legge
regionale dell’Emilia Romagna), o altre strade, volte a rafforzare le
opportunità culturali e formative di coloro che andranno a scegliere il
percorso professionale.
Possiamo permetterci di essere più coraggiosi sulla professionalità docente?
Perché è diventato così difficile insegnare? Come prendere sul serio
l’autonomia e gestire gli spazi di flessibilità e di responsabilità? Sono
state queste le domande che hanno animato il terzo tavolo, quello, appunto,
dedicato alle “professionalità”: tema collegato fortemente con l’idea di
autonomia, innovazione e organizzazione. Valorizzare le professionalità
d’aula, documentare le esperienze dei docenti, guardare all’Europa e puntare
sullo sviluppo professionale enfatizzando la ricerca-azione, sono state
queste le aree individuate all’interno del gruppo, attraverso le quali
percorrere la strada verso il miglioramento della qualità dei “lavoratori
della conoscenza”.
Il quarto tavolo si è occupato del tema “territorio e politiche del lavoro”.
Analizzando le opportunità per costruire un rapporto più stretto tra
territorio, autonomie, mondo del lavoro, si è posta anche la domanda se un
federalismo, benché solidale, possa, di fatto, migliorare il benessere dei
cittadini. Si è discusso inoltre sul rapporto tra “finalità disinteressate”
di una formazione alta per tutti, ed esigenze del mercato del lavoro, ma
anche sul significato di una cultura che sia veramente “utile” per sé
stessi, per il lavoro e per il Paese.
Infine, uno spazio a parte ha avuto la questione della “valutazione e
rendicontazione”, tema affrontato dal quinto tavolo. La domanda di partenza
era sulla possibilità reale di superare una valutazione che fino ad oggi ha
creato solo disagio per una valutazione come etica del rendere conto ed
opportunità di miglioramento. Ma si poneva anche il problema di come
dovrebbe essere un sistema nazionale di valutazione, sicuramente efficace e
non contrastivo con le finalità pedagogiche del fare scuola. Si è parlato
della necessità primaria di superare la pesantezza burocratica, inasprita
dall’ultima circolare sulla valutazione (84/2005), e di avviare,
specialmente per la scuola di base, una ricerca seria sulla “valutazione
autentica”, puntando sull’apprendimento piuttosto che sulla certificazione.
A ciò si aggiunge, però, (come è stato ribadito) l’urgenza di definire
quadri di competenze entro i quali poter orientare i percorsi di
appren-dimento e di insegnamento verso le certificazioni, che si renderanno
sicuramente necessarie a partire dai 14 anni.

Le due iniziative (Seminario ad invito e Convegno pubblico) si collocano
all’interno di un progetto particolarmente articolato, che riguarda un’ampia
serie di attività di studio e di percorsi formativi, denominato “FRAMES”:
acronimo di formazione, ricerca-azione, modelli educativi sostenibili, ma
inteso anche nella sua accezione semantica: “quadri, cornici, impalcature”.
Le ragioni del progetto risiedono nella considerazione di base che il nostro
sistema scolastico e formativo deve essere ripensato alla luce degli ultimi
eventi delle politiche nazionali ed europee e che la scuola che abbiamo non
riesce ad essere un fattore di crescita per il paese e per le persone. Per
trovare risposte efficaci alle nuove domande e alle nuove esigenze, appare
importante che vengono analizzati gli scenari aperti dalle ultime riforme,
non solo dai decisori politici, ma anche da coloro che devono rendere
concrete ed operative le eventuali riforme (o aggiustamenti).
In tal senso il progetto FRAMES, che si sta mettendo a punto nelle regioni
Marche e Abruzzo parte dalla necessità di capire quali potrebbero essere le
linee di cambiamento e di costruire, nello stesso tempo, percorsi di studio
e di ricerca. Il progetto comprende, infatti, una pluralità di iniziative
che si articoleranno in due filoni principali: il primo a carattere politico
culturale [FRAMES 1]; il secondo tecnico-professionale [FRAMES 2].
Entrambi i filoni si suddividono ulteriormente in attività (azioni, misure…)
diverse per finalità, tempi, destinatari e costi.
Le finalità generali sono quelle di contribuire a rilanciare un dibattito
partecipato e diffuso sulle politiche formative, di coinvolgere
adeguatamente diverse categorie di cittadini, direttamente ed indirettamente
interessati alla scuola, ma anche e soprattutto di contribuire ad avviare
ricerche pedagogiche approfondite, per capire come migliorare la qualità
degli esiti formativi degli studenti.
Le azioni progettuali si concretizzeranno attraverso i due filoni di ricerca
indicati: FRAMES 1: Seminari di produzione (IDEE PER LA SCUOLA CHE VERRÀ);
FRAMES 2: Progetto di ricerca-azione (soprattutto sui temi degli
APPRENDIMENTI, COMPETENZE, VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE)
Le azioni collegate sia al primo filone (FRAMES 1) sia al secondo (FRAMES 2)
sono tutte finalizzate ad attivare continui processi di miglioramento, e si
suddividono ulteriormente in più tipologie: seminari, pubblicazioni di
materiali, gruppi di discussione, convegni mirati, costituzione di gruppi
di ricerca-azione, incontri consulenziali, gruppi di discussione…
Al progetto sono interessati diversi soggetti: le Scuole autonome, le Reti
di scuole (insegnanti, dirigenti e personale amministrativo…, Uffici
scolastici regionali), le Associazioni professionali e disciplinari, gli
Enti locali (Province, Comuni, Associazioni di comuni…), le Regioni, che
dalla “Nuova Costituzione” sono chiamate ad assumere precisi compiti di
governo. Interessate possono essere le Case editrici o le Fondazioni che
abbiano nel proprio statuto obiettivi analoghi.

Sono in fase di costituzione i gruppi di ricerca, mentre i primi incontri
operativi sono previsti a partire dal mese di settembre. È, inoltre, in via
di programmazione per il mese di ottobre, un convegno a carattere nazionale,
sulle stesse tematiche del seminario ad invito, rivolto non solo ai docenti
e ai dirigenti, ma anche agli studenti e alle famiglie.

8 luglio 2006, ore 8,00

LILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILI
______
____________( _ ) ________
___ ____/_ __ \/|__ ___/
__ __/ / /_/ < _____ \
_ /___ \____/\/ ____/ /
/_____/ /____/
http://www.edscuola.com/
http://www.edscuola.it/
mailto:edscuola@...

***********Educazione&Scuola©**********
Reg.Trib.Lecce n.662 del 01.07.1997
Direttore Responsabile Dario Cillo

LILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILILI





Chiacchiera con i tuoi amici in tempo reale!
http://it.yahoo.com/mail_it/foot/*http://it.messenger.yahoo.com



Sab 8 Lu 2006 8:58 am

dariocillo
Offline Offline
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #11 di 109 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

100 esperti a confronto sul futuro della scuola italiana S. Benedetto del Tronto 3 e 4 luglio 2006 http://www.edscuola.it/archivio/riformeonline/frames_01.pdf...
edscuola-groups
dariocillo
Offline Invia email
8 Lu 2006
8:59 am
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?