http://www.corriere.it/vivimilano/caso_del_giorno.shtml
Il caso del giorno
Troppi ragazzi senza emozioni e insegnanti in crisi di nervi
Giangiacomo Schiavi
La cronaca del Corriere offre uno spazio quotidiano «dalla parte del
cittadino», per segnalare e approfondire casi e problemi della vita milanese.
All'indirizzo di via Solferino 28 (fax 02/62827703) o via mail i lettori
potranno documentare le piccole e grandi assurdità che spesso non trovano un
interlocutore: insieme, cercheremo di accorciare le distanze tra il cittadino e
la burocrazia per migliorare, nell'interesse di tutti, la qualità della nostra
vita.
Negli ultimi giorni questa rubrica si è interessata di casi che avevano a che
fare con il disagio dei giovani, si è parlato di ragazzi svogliati e senza
passioni e una giovane mamma ha chiesto che cosa fare per smuovere un po' il
figlio playstation-dipendente. A proposito, lei ha qualche suggerimento? Ho
seguito la discussione, ma nessuno è andato dentro al problema del malessere
degli insegnanti, alle loro fragilità e soprattutto depressioni. Ho sottomano,
perché insegno anch´io, un rapporto sullo stato di salute della nostra
categoria: affaticamento mentale e fisico, disturbi relazionali, stress, senso
di frustrazione sono le patologie più comuni per una professione che secondo i
luoghi comuni è fra le meno faticose ma che in realtà conduce spesso a seri
disturbi psichici e a maggiori probabilità di ammalarsi rispetto a qualunque
altro lavoro della pubblica amministrazione. Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi
a crescere con più ideali e valori ma: la famiglia è in crisi; la scuola, e
intendo chi ci insegna, pure. Coraggio, diamoci da fare.
Loredana G.
Gentile professoressa, le belle parole non risolvono i problemi, è vero. Alla
mamma con il figlio stordito dai videogiochi ho già suggerito di aiutarlo a
cercare qualche emozione, andando nei boschi o lungo un torrente, provando
magari a pescare o giocando come si faceva una volta, costruendo una cerbottana
o un fucile a elastico. Spesso i nostri ragazzi si arrendono ai giochi comodi
sbandierati dagli spot e dalla pubblicità: sono cominciate le vacanze,
inventiamo qualcosa da ricordare al ritorno a scuola, un approccio nuovo con la
natura e con la fantasia senza per questo demonizzare la playstation: l´uno e
l´
altro possono convivere. Facciamogli sentire la famiglia, anche se questa
parola (merita un approfondimento) è stata messa al bando dal Parlamento
europeo (gli Stati membri preferiscono il termine «unione»). Ma il disagio dei
giovani è solo un pretesto: lei vuole mettere in evidenza un altro disagio,
quello degli insegnanti. La categoria alla quale chiediamo spesso di levarci le
castagne dal fuoco e di occuparsi al meglio dei nostri figli, è in crisi nera.
In un´altra lettera, Anna Di Gennaro segnala lo stesso problema e ricorda lo
studio del professor Vittorio Lodolo D´Oria, «Scuola di follia», che
riconosce
agli insegnanti il maggior rischio professionale di sviluppare malattie
psichiatriche. Se non cominciamo a tamponare qualche falla, scrive, si rischia
il peggio. Abbiamo chiamato il professor D´Oria all´Asl Città di Milano. Ha
confermato che, tra i pazienti psichiatrici, 2 su 3 sono insegnanti. Negli
ultimi dieci anni è quadruplicato l´uso di antidepressivi nella categoria.
Conseguenze dirette: l´ambiente scolastico è invivibile; i piccoli alunni
sono
terrorizzati; gli studenti si ribellano; i genitori cambiano scuola ai figli;
si creano tensioni tra i docenti; gli spaesati presidi dapprima ricorrono alle
sanzioni disciplinari, poi s´improvvisano psichiatri, infine scaricano il
malcapitato a un ignaro collega-dirigente di altro istituto, dove il disagio si
manifesterà ovviamente ingigantito, fino a rendere talvolta necessario l´
intervento della forza pubblica. Ci sarà un motivo, se questo accade. Il prof
D´
Oria dice che la questione però «è rigettata da un´opinione pubblica
imbevuta
di stereotipi negativi sugli insegnanti, e viene completamente ignorata dal
mondo medico-scientifico che, non studiandola, non sa come trattarla e
prevenirla». C´entra tutto questo con il disagio dei giovani? Certo che c´
entra. I giovani cercano esempi, riferimenti. Dove li trovano? Noi sappiamo che
ci sono tanti bravi insegnanti che ce la mettono tutta, nonostante le
difficoltà. Ma sono sempre di meno.
di Giangiacomo Schiavi