Segnalo dal portale dello sportello di ascolto per docenti e dirigenti.
In particolare invito alla lettura della nuova ricerca del "medico del lavoro
di Milano", appena ultimata da Fondazione IARD:
http://www.orizzontescuola.it/articoli3/risultatiricerca.doc
ADG - Mi
http://www.orizzontescuola.it/article-11512--0-0.html
23 agosto 2006 - ItaliaOggi
A insegnare ci si può ammalare.
di Giovanni Scancarello
A insegnare ci si può ammalare. Colpa del burn out, sindrome da disagio
mentale professionale, a cui sembrano particolarmente esposti gli insegnanti.
La categoria più a rischio di tutto il pubblico impiego.
Più studiato all'estero che in Italia, nel nostro paese non è però un
fenomeno
del tutto sconosciuto. Studi recenti restituiscono l'idea di un problema che,
oltre a sembrare storicamente radicato nel profilo, mostra inquietanti
indicatori di crescita. Il problema, infatti, era noto già dalla fine degli
anni 70, quando ben un terzo della categoria sembrava affetta da disturbi che
richiedevano l'intervento dello specialista.
Più recentemente, invece, è stato registrato un 10% in più in dieci anni di
casi riferibili a burn out. La sindrome riguarda casi di disagio mentale,
dovuta soprattutto a fattori stressogeni relativi all'ambito professionale che,
nel caso degli insegnanti, sembra avere un peso decisivo nell'insorgenza di
serie patologie, dalle neuropsicopatologie alle neoplasie. Il dato emerge
dall'ultimo studio Golgota promosso dalla Fondazione Iard, su un campione di
accertamenti sanitari per l'inabilità al lavoro, effettuati dal collegio medico
della Asl città di Milano, che conferma quello scaturito da un precedente
studio (studio Getsemani). Da questa ricerca, condotta da Vittorio Lodolo
D'Oria, medico del lavoro di Milano, risulta che gli insegnanti sono più
soggetti a psicopatologia psichiatrica, con una percentuale di rischio doppia
rispetto a quella degli altri lavoratori della p.a.
Sul totale delle domande per inabilità per patologie psichiatriche presentate
al collegio medico di Milano dal '92 al 2003, circa la metà (49,8%) appartiene
a insegnanti. Questi sono risultati, tra l'altro, particolarmente esposti al
rischio di contrarre patologie laringee, 20 volte di più degli altri
lavoratori, mentre significativa è risultata la frequenza di neoplasie dei
docenti (14,2%), rispetto agli impiegati (7,2%) e agli operai (19,2%), con un
rischio di neoplasia di 1,7 volte superiore rispetto alle altre categorie
professionali aggregate. Prima lo studio Getsemani e poi il Golgota mettono in
luce un inedito fattore rischio connesso alla professione, tradizionalmente
considerata una professione tranquilla. Lo stress del lavoro dell'insegnante,
invece, è a tutti gli effetti una concausa, dicono i medici, dell'insorgere
delle patologie. Del resto, che esistesse un problema burn out, in Italia, si
sapeva già da qualche tempo. Nel 1979 uno studio dell'università di Pavia
aveva
scoperto che al 30% degli insegnanti venivano prescritti antidepressivi.
Lavoratori storicamente depressi, dunque, tra gli insegnanti è in costante
aumento la percentuale di accertamenti per idoneità al lavoro a causa di
patologie psichiatriche: dal 44,5% del triennio 1992-1994 si passa al 56,9% del
2001-2003.
http://www.orizzontescuola.it/article-11513--0-0.html
23 agosto 2006 - ItaliaOggi
Iniziano le manovre per la Finanziaria: meno organici e nuove assunzioni con i
prepensionamenti
Pagina a cura di Alessandra Ricciardi
Un piano di esodo volontario verso i beni culturali per 30 mila
Docenti stanchi, e che hanno alle spalle una consistente anzianità di
servizio, potranno scegliere di andare in pensione anticipata, seppure con
qualche penalizzazione, oppure di essere trasferiti in diversa amministrazione
per svolgere altro incarico. L'insegnamento, insomma, non sarà più una scelta
irrevocabile. È il progetto a cui sta lavorando il ministro della pubblica
istruzione, Giuseppe Fioroni, in vista della prossima Finanziaria.
Fioroni ha già avviato i primi contatti per trovare un settore della p.a. dove
sia più facile realizzare i trasferimenti intercompartimentali, ossia da
un'amministrazione a un'altra del pubblico impiego.
Il primo interlocutore è il leader della Margherita, Francesco Rutelli. Ai
beni culturali, il vicepremier ha un vuoto in organico consistente, che da
tempo i precari contano di coprire con assunzioni a tempo indeterminato.
Ma se l'imperativo che giunge dal ministro dell'economia, Tommaso Padoa-
Schioppa, è quello di risparmiare, meglio allora utilizzare chi nella p.a. già
è assunto.
Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, la cifra di questo primo esodo,
esclusivamente su base volontaria, dall'istruzione ai beni culturali dovrebbe
aggirarsi sulle 30 mila unità. Ancora tutti da definire le modalità e i tempi
dell'operazione.
Sulla carta, la mobilità intercompartimentale non è una novità, esiste da
almeno un ventennio. Ma quelli che sono riusciti ad attivarla sono ben pochi,
viste le resistenze delle amministrazioni riceventi. Il progetto dovrebbe
chiarire anche gli inquadramenti, che dovrebbero andare da un sesto e un ottavo
livello. ´Mi sono convinto che anche insegnare dopo un certo numero di anni
può
essere considerato un lavoro usurante', ha spiegato Fioroni.
Il secondo fronte è quello dei prepensionamenti. ´Potremmo ipotizzare alcuni
meccanismi di accompagnamento alla pensione con una serie di incentivi, ma
sempre e solo su base volontaria', ha detto il responsabile di viale
Trastevere.
È un progetto a cui Cesare Damiano, ministro del lavoro, e Luigi Nicolais,
ministro della p.a., stanno lavorando dallo scorso luglio, su input sempre
dell'economia (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 3 agosto scorso).
Il primo incontro ufficiale ci sarà giovedì prossimo. L'obiettivo è di
favorire un'uscita anticipata dei dipendenti in età prossima alla pensione. Per
liberare posti, si parla complessivamente (con le pensioni ordinarie) di circa
400 mila unità in quattro anni in tutto il pubblico impiego. Posti che però
solo in parte dovrebbero andare a nuove assunzioni: il rapporto su cui si
ragiona è di 1 ogni 4. Il resto, invece, dovrebbe essere definitivamente
soppresso dalle piante organiche.
Ed è questo il vero terreno minato, perché i sindacati di tagli agli organici
non sono disposti a sentir parlare. ´Sarebbe un suicidio per la qualità
dell'istruzione, innanzi tutto', dicono all'unisono i responsabili di Cgil,
Cisl e Uil scuola, rispettivamente Enrico Panini, Francesco Scrima e Massimo Di
Menna.