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Michele Smargiassi:"Troppo stress, via dal lavoro il male oscuro dei   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #32 di 108 |


-----Messaggio originale-----
Da: Anna Di Gennaro [mailto:adige@...]
Inviato: mercoledì 28 marzo 2007 7.52
A: edscuola
Oggetto: Michele Smargiassi:"Troppo stress, via dal lavoro il male oscuro
dei professori"

http://www.orizzontescuola.it/article-14540--0-0.html

27 marzo 2007 - La Repubblica

Come tutte le helping profession, i mestieri ad alta densità relazionale e
emotiva, anche questo è ad alto tasso di rischio I primi sintomi del
disagio, dicono gli studi, sono aggressività, senso di persecuzione,
irascibilità

MILANO - Anche in Arcadia ti puoi bruciare l´anima. Trent´anni fa, quel
trasferimento alle scuole elementari Arcadia, periferia sud di Milano, dopo
quattro anni di «servizio militare» a Garbagnate, alla maestra Anna sembrò
una promozione in paradiso. Non avrebbe mai e poi mai immaginato che quella
scuolina modello, quell´eden montessoriano di alberi e musica, quel giardino
incantato sarebbe stato il suo orto del Getsemani, il luogo della
solitudine, dello sconforto, della paura. «Eccomi», si presenta, «sono la
maestra flambé».
Non sembra. Anna Di Gennaro è una bella signora di 54 anni, «da ragazzina
volevo fare la hostess», sorriso radioso, voce squillante, tutt´altro che la
maschera della depressione, «ma doveva vedermi qualche anno fa». Anna ha
lasciato la scuola dopo 27 anni di servizio. È una tra le centinaia di
insegnanti burnout, scottati, bruciati, inceneriti in cattedra, e per questo
esonerati dal lavoro. Piccola frazione dei 738.440 docenti italiani, ma
punta d´iceberg di un malessere taciuto e diffuso che va dal puro e semplice
stress all´esaurimento e alla depressione. «Sono una di quelle che se n´è
accorta prima di fare del male a me stessa e ai bambini». C´è chi non se ne
accorge?
Sorride ancora: «Faccia un giro nelle scuole. Li vedrà da solo».

Si notano, i prof bruciati. Sono gli abitatori più taciturni di quei luoghi
inospitali, metà guardaroba metà sala d´aspetto, che sono le sale
insegnanti, «luogo di teste grigie e tossi secche» per il
professore-scrittore Marco Lodoli; sono i solitari dei corridoi, quelli che
non sorridono mai. Un imbarazzo per i colleghi. Bersaglio per gli studenti,
motivo di lamentela per i genitori, quindi grana per i presidi: un dirigente
scolastico su due, dice un´indagine Iard, ha dovuto almeno una volta nella
carriera affrontare il problema di un insegnante "scoppiato", senza sapere
come comportarsi. Consiglio
standard: «Si prenda un po´ di riposo». Rimedio estremo: il trasferimento in
biblioteca. «Le biblioteche scolastiche d´Italia stanno diventando
psicoteche», ha scritto Vittorio Lodolo D´Oria, medico, da quindici anni
nella commissione dell´Asl milanese che giudica i casi più gravi di panico
da cattedra, e s´è ovviamente tirato addosso l´indignazione dei
bibliotecari. «Ma è la verità: la sindrome da burnout è un problema
drammatico nella scuola, è oggetto di migliaia di pubblicazioni
internazionali, però si preferisce nasconderlo».

Non viene in mente l´insegnamento, quando si pensa ai mestieri usuranti.
Invece, come tutte le helping profession, i mestieri ad elevata intensità
relazionale ed emotiva, è ad altissimo rischio, anzi il più alto, più ancora
degli infermieri. E non da oggi. Nel 1979 quelli della Cisl di Pavia
cercavano notizie sulle malattie professionali degli insegnanti.
Immaginavano laringiti e cose del genere. Rimasero allibiti quando
l´inchiesta rivelò che il 29 per cento dei docenti faceva uso di
psicofarmaci, in anni in cui farseli prescrivere era quasi impossibile. I
primi sintomi del disagio, dicono gli studi scientifici sul burnout, sono
aggressività, spesso sfogata sugli alunni più deboli, senso di persecuzione,
irascibilità, malesseri fisici inspiegabili.
Il detonatore della crisi interiore spesso è la gita, il momento più
stressante della vita scolastica, dove il sovraccarico di responsabilità è
fortissimo. Ma il caso esplode nella comunità della scuola solo dopo un
"fattaccio". E allora è troppo tardi, è già guerra civile: "processi di
piazza" in collegio docenti, sindacati che accorrono in difesa del docente
"emarginato", genitori indignati, lettere ai giornali, caos.

Per questo, quando l´anima fa crac, nessuno osa chiedere aiuto. «È la
vergogna che ti trattiene, fa velo perfino a te stessa», riprende il suo
racconto la maestra Anna. Quando cominciarono quelle ansie notturne, quel
mal di schiena che nessuna Tac riusciva a spiegare, lei non pensava fosse
colpa del mestiere.
«Sognavo spesso di affogare: eppure sono un´ottima nuotatrice». E anche una
brava maestra. Ma la scuolina modello, dopo vent´anni, non era più la
stessa.
Giostra di direttori didattici, la novità del tempo pieno, «i bambini sempre
più stanchi». L´inserimento di una bimba agitata, che mordeva, con
insegnante d´appoggio solo per dodici ore alla settimana, le classi sempre
più numerose, infine l´arrivo del campo nomadi e di due piccoli rom in
classe, «piccoli si fa per dire, uno aveva dodici anni, minacciava i
compagni coi chiodi e raccontava storie terribili, e davanti a tutto questo
c´ero solo io, sempre solo io». Il primo attacco di panico, un giorno,
«stavo scrivendo alla lavagna: oddìo, e se mentre sono girata si
accoltellano?». Da lì in poi, un piano inclinato. «Non dormivo più, passavo
pomeriggi sdraiata sul divano, mi dopavo come un ciclista, facevo colazione
col Voltaren. Tornare a scuola mi faceva sempre più paura. La ragazzina
agitata aveva davvero morso una compagna, a sangue: i genitori della vittima
le cambiarono scuola, per me fu una débacle. Mi guardavo allo specchio:
non sorridevo più. Il direttore mi diceva: stringi i denti e vai avanti, ma
non avevo più benzina».

Due bambini difficili, incomprensioni coi colleghi, dovebbero essere pane
quotidiano del docente: basta così poco per scoppiare? «Questa domanda è
figlia dello stereotipo dell´insegnante dalla vita facile, pomeriggi liberi
e tre mesi di ferie», reagisce il dottor Lodolo, «perché dovrebbe essere
solo un evento straordinario a far crollare un docente? È la quotidianità
della scuola che logora, oggi più che mai, nella scuola dei video e dei
bulli, e chi non lo capisce per tempo magari lo avrà davvero, l´evento
straordinario, la lingua tagliata o l´alunno defenestrato». In un libro dal
titolo provocatorio, Scuola di follia, ha raccolto decine di storie di
insegnanti che esplodono, oppure bruciano a fuoco lento. Ma ancora più
preoccupanti sono le email dei docenti "normali" che piovono ogni giorno sui
siti Internet che offrono un po´ di consulenza. Storie che si somigliano
tutte nella loro apparente ordinarietà.
Elvira: «C´è troppo rumore in classe, non reggo più, mi sento un treno a cui
hanno tolto la motrice». Anonima: «Cerco la mia classe, non riesco a
entrare, faccio il corridoio almeno quattro volte». Antonio: «Sento addosso
lo sguardo di trenta paia d´occhi che aspettano il minimo errore». Pia:
«Stanchezza insormontabile, voglia di piangere, convinzione di non essere
all´altezza».

Eppure la scuola non logora tutti allo stesso modo. Gli "scoppiati" sono una
minoranza. Maestra Anna, come fanno gli altri? «Quando sei più giovane
resisti meglio». Ma l´età media dei docenti italiani è 51,1 anni, e solo lo
0,6 per cento ne ha meno di 35. «Molti si rifugiano nell´apatia,
burocratizzano il lavoro. Pensano: per quello che mi pagano...». Ma danni
rischiano di farne lo stesso. E l´istituzione è disarmata. «Bisogna
cominciare a pensare che lo stress del docente più che un effetto è la base
del mestiere», spiega Giorgio Blandino, docente di psicologia a Torino,
autore di studi sull´universo relazionale della scuola, «ma gli insegnanti
non sono attrezzati a gestire l´enorme impatto emotivo implicito nel loro
lavoro. Nessuna riforma della scuola riuscirà se non prevede la formazione
della mente dell´insegnante». Il divanetto dell´analista in ogni istituto?
Il disinteresse rischia di ribaltarsi in ossessione, lo scorso dicembre
quattro presidi di Rivoli sono stati multati dall´Asl (per migliaia di euro)
per non aver predisposto nelle loro scuole misure di prevenzione del disagio
docente.

Alla fine la maestra Anna è stata dispensata dal lavoro. È andata in
pensione col 75 per cento. La commissione medica le ha riconosciuto
l´inidoneità. È ufficialmente una «bruciata». I maligni diranno che ce l´ha
fatta a liberarsi del lavoro. «Ventisette anni di carriera quasi senza
assenze per malattia, anche se sono moglie e figlia di medici. Io amavo la
scuola». Del resto, gran parte degli insegnanti segnalati dai presidi alla
commissione medica fanno resistenza all´allontanamento dalla cattedra.
«Molti», insiste Lodolo, «accusano di mobbing i dirigenti che consigliano
una visita di controllo». I sindacati li appoggiano. «Un docente che non può
più insegnare non è un rifiuto sociale», scandisce Anna Grazia Stammati dei
Cobas, «la scuola ha posto per loro, ci sono almeno seimila biblioteche
scolastiche sguarnite». Ma per i 4.617 mila "insegnanti che non insegnano",
i cosiddetti "inidonei" per motivi di salute, tra i quali una buona quota di
"bruciati", sta per iniziare una battaglia all´ultimo sangue: un articolo di
legge li condanna al trasferimento o al licenziamento entro il 2008. «È
mobbing di Stato, ve la prendete con i più deboli». Ma la maestra Anna
questo problema non ce l´ha più. E il mal di schiena, come va? «La schiena?
Chi l´ha più sentita?».

Michele Smargiassi






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Mer 28 Mar 2007 2:06 pm

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