http://www.orizzontescuola.it/article9133.html
Recensione Voci della scuola Edizioni Tecnodid
Nel V volume della collana ?IDEE e PROPOSTE per l?autonomia e al formazione?
(Napoli, dicembre 2005) si possono evidenziare due argomenti particolarmente
interessanti e significativi, legati dall?avverbio out ovvero fuori: il burnout*
degli insegnanti e il drop out degli studenti. Due tematiche parallele, che
andrebbero ormai definitivamente affrontate assieme visto che sia la
terminologia
usata sia la letteratura internazionale ci indicano gli esiti di entrambi:
restare inesorabilmente ?fuori?.
Da segnalare la necessaria apertura ad interventi di esperti non strettamente
legati all?Istituzione Scuola, provenienti dalla Sanità e dal mondo scientifico
della ricerca medica. In particolare il capitolo dello specialista dr. Vittorio
Lodolo D?Oria sul cosiddetto burnout, la ?bruciatura? professionale cui risulta
maggiormente esposta la categoria dei docenti di ogni ordine e grado, come
da sua recente pubblicazione sulla rivista La Medicina del Lavoro n°5/2004
intitolata ?Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria
professionale
degli insegnanti?. Esperto di fama internazionale per quanto riguarda la
ricerca sul disagio mentale professionale (DMP), è stato consulente del
Ministero
per la stesura del rapporto sulla salute degli insegnati italiani del progetto
OCSE 2002/2004 sul tema ?Attracting, developing and retaining effective
teachers?
(?Motivare trattenere incentivare gli insegnati?).
Recentemente anche il MIUR gli ha riconosciuto la facoltà di formazione a
tutti i livelli: dall?indispensabile azione di prevenzione all?affronto
corretto,
sistematico e metodico del docente in condizione di evidente stato di
psicopatia,
come risulta dai ?casi? ben descritti nel suo dossier edito da Armando (Roma,
aprile 2005) Scuola di follia e presentato da ben due nomi illustri, l?ex
ministro MIUR Tullio De Mauro e il neuropsichiatria Giovanni Bollea.
In questa nuova edizione, il capitolo stesso ne riporta una significativa
sintesi. In particolare vale la pena di citarne uno stralcio che indurrà
tutti a riflettere circa l?urgenza di efficaci e serie azioni di prevenzione
del suddetto rischio di logoramento e/o usura mentale, della gestione dello
stress quotidiano e del clima di lavoro in cui ?normalmente? si immergono
sia gli inconsapevoli docenti sia i loro i impreparati dirigenti. Questi
ultimi, tuttora ignari della tematica del disagio mentale professionale,
dovrebbero essere i garanti del benessere lavorativo all?interno dell?ambiente
scolastico e non solo a livello di strutture, come la legge 626, in vigore
attualmente, indica in modo inequivocabile.
*la sindrome del burnout (letteralmente scoppiato/bruciato ma anche flambè)
è caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, da un atteggiamento
distaccato e apatico nelle relazioni con altre persone, da un sentimento
di frustrazione.
Dal capitolo di Lodolo D?Oria:
?Mentre non si evidenziano differenze significative di patologia psichiatrica
tra docenti di scuola materna, elementare, media e superiore, a discapito
dei docenti si rileva anche un rischio oncologico superiore di 1.5-2 volte
rispetto ad operai e impiegati, lasciando supporre che ciò sia dovuto ad
immunodepressione conseguente all?esaurimento psicofisico. Già nel lontano
1979, secondo uno studio effettuato dalla CISL assieme all?Università di
Pavia, emerse il dato allarmante che il 30% degli insegnanti dell?area milanese
faceva ricorso agli psicofarmaci . Infine, secondo un recente studio svolto
nella città di Torino, il disagio mentale appare direttamente correlato
all?anzianità
di servizio.?
Fa seguito, solo per motivi alfabetici naturalmente, l?interessante capitolo
sul fenomeno dell?abbandono scolastico precoce o drop out a cura del famoso
?maestro di strada? e Coordinatore del Progetto ?Chance?: scuola della seconda
occasione di Napoli, Marco Rossi Doria. Questi, nella sua bella città
partenopea,
si adopera efficacemente per prevenire ed arginare la pericolosa ferita della
scuola italiana e internazionale. La già nota piaga della dispersione scolastica
è da anni oggetto di serie analisi, confronti serrati e innumerevoli azioni
preventivo/contenitive locali nelle varie realtà urbane e non solo: essa
genera esclusione sociale e rimanda al sempre più difficile problema del
ri-orientamento di numerosi ragazzi provenienti da ambienti sociali non sempre
depressi e privi di stimoli culturali, come ci si potrebbe attendere.
All?interno
del capitolo stesso, il paragrafo intitolato ?Sintomo di malessere educativo?
sollecita tuttavia ad una visione più ampia del crescente disagio scolastico,
analizzato già parecchi anni or sono in un testo in lingua originale, che
attualmente andrebbe invece tradotto e studiato. Il drop out di sempre più
numerosi studenti, come affermano gli illustri sociologi anglosassoni Le
Compte e Dworkin nel loro libro ?Giving up on school? (letteralmente saltar
fuori dalla scuola ma più verosimilmente traducibile con abbandonare la scuola)
edito nel lontano 1991, dovrà quindi essere monitorato, analizzato e affrontato
come l'altra faccia della medaglia del burnout degl'insegnanti e non più
separatamente da esso, poiché comporta lo stesso esito: ?fuggire dalla scuola?
appunto!
Dal IV di copertina del succitato testo ?Abbandonare la scuola? Studenti
dispersi e insegnanti bruciati. Gli studenti non sono solo dispersi essi
sono anche scaricati. Gli insegnanti non hanno solo abbandonato la scuola,
essi hanno perso. Ciascun gruppo può attribuire responsabilità(incolpare
l?altro)ma essi scappano dagli stessi problemi, non dall?altro. Entrambi
sono vittime del processo di alienazione che prevale nella scuola ed è coltivato
da condizioni dentro la scuola, la comunità, la società in generale. Il numero
degli ex studenti e degli ex insegnanti è imponente, ma anche e persino più
grande il numero che resta dietro, scordato, bruciato, si sente senza aiuto
e intrappolato dentro al sistema. Essi si vedono incapaci e privi di
forze(energie/potere)
per migliorare la loro condizione. In primo luogo gli insegnanti possono
pensare di diminuire la quantità di ?frustrazioni incurabili? tra i componenti
lo staff o in mezzo agli studenti, per primi devono essere consapevoli di
essere alla base dei loro stessi problemi.
Abbandonare la scuola provvede loro con l?intuito di cui necessitano. Stando
ai risultati, il tentativo di diminuire il drop out è fallito poiché i
riformatori
li hanno affrontati come due distinte problematiche. La radice delle cause
è nella stessa modalità di approccio e necessita di un drastico riesame.
Questo libro è il risultato di anni di ricerche scientifiche antropologiche
in ambiente scolastico. Gli autori offrono un ritratto convincente di coloro
che sono ?spenti stonati dispersi?e propongono contromisure per invertire
la tendenza. ?(libera traduzione dell?autore)
Dal capitolo di Rossi Doria:
?E? anche da notare che il droping out rappresenta una cartina di tornasole
del grado di tenuta della vitalità propositiva dei sistemi scolastici e
formativi,
poiché è generalmente accettato che un tasso droping out/caduta fuori non
rivela tanto anomalie specifiche e riassorbibili, quanto piuttosto una possibile
malattia del sistema.?
C?è allora da interrogarsi se quanto si domanda lo psicologo del lavoro Vittorio
Tripeni nel suo sorprendente capitolo contenuto nel già citato libro Scuola
di follia, non sia invece una realtà da affrontare urgentemente: ?La scuola
può produrre ansia e frustrazione in chi la frequenta: fa ammalare?? Verrebbe
da rispondere affermativamente, considerando anche il fatto che negli USA
già imperversa l?home-schooling, di cui peraltro sono facilmente immaginabili
le deleterie conseguenze sul piano della socializzazione e dell?acquisizione
delle auspicabili capacità di adattamento alla relazione interpersonale.
Occorre altresì salvaguardare l?accrescimento e la conferma dell?autostima
in ciascun attore, docenti e studenti, ma anche il recupero del senso della
cultura, quotidianamente veicolata tra le spoglie pareti scolastiche, spesso
con poveri sussidi. Rossi Doria segnala altresì l?utilizzo di modalità
didattiche
non sempre adeguate ed efficaci ad opera di docenti, molto probabilmente
- aggiungo io - bisognosi essi stessi di supporto e/o di adeguato periodo
sabbatico per recuperare e rivitalizzare, ciclicamente, l?enorme patrimonio
di energie psicofisiche profuse nell?espletamento della preziosa professione,
che li espone maggiormente al rischio di perdere le indispensabili capacità
di critica e giudizio e saper compiere l?autodiagnosi precoce del loro crescente
disagio. Va segnalato che il ?mestiere? d?insegnate rientra nelle tre
professioni
considerate da S. Freud ?impossibili?, assieme alla cura dei malati e alla
politica. Una situazione di abbandono certamente intuita dal nostro Presidente
della Repubblica Carlo Azelio Ciampi quando, nel discorso d?inizio d?anno
scolastico 2004/2005, chiese testualmente: ?Non lasciate soli gli insegnanti?.
Pur tuttavia c?è chi lavora da anni alacremente alla formazione della
consapevolezza
delle inevitabili implicazioni emotive e alla loro efficace lettura, il prof.
Pasquale Picone, che nel suo testo Supervisione e formazione permanente.
Per il futuro della Professionalità Docente (Edizioni Sette Città, Viterbo
marzo 2004), indica la strada del recupero dell?identità smarrita: ?La
motivazione
alla conoscenza, se vissuta come processo di trasformazione e di individuazione,
implica, a diversi livelli e in svariati settori, la passione per i processi
formativi, propri e altrui. Le storie personali e professionali sono,
eminentemente,
storie di formazione. Essere immersi nel mare mosso delle organizzazioni
formative del presente, significa spesso investire energia, per nuotare e
tenersi a galla. Significa un impegno continuo di osservazione e
auto-osservazione,
di comprensione. Per vedere, almeno, dove si sta andando?Non è più possibile
- i tempi, l?economia globale, e l?Europa non lo consentono più ? assistere
a tanti sprechi diffusi di risorse umane, di esperienze e patrimoni conoscitivi.
Risorse, di chi ha investito anni, passione, energie e professionalità parallele
nella propria formazione. Sprechi, attraverso la conflittualità, talvolta
stolida, tra docenti e studenti; tra docenti e genitori; tra i docenti stessi;
tra dirigenti scolastici e collegi docenti. Attraverso l?emarginazione,
l?esclusione
dei più motivati.?
All?opera dunque, la nave scuola non è ancora del tutto affondata!
Anna Di Gennaro Milano, gennaio 2006
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