Sul sentiero che la Parola di Dio ci traccia ritroveremo le nostre origini. Alla luce di questa lampada cammineremo nella notte della vita senza timore, confortati dal suo Nome santo. Sulla nostra mensa non manchi mai il Pane del suo essere tra noi. L’esperienza del sonno che porta via ogni notte ci ricorda che si può andare dalla imperfezione al compimento per essere specchi di Lui, non annullando la notte, ma riposando in essa, non più come "homo dormiens", colui che non si interroga mai, che vive senza interessi, che non vuole vedere né sentire, che non si lascia toccare, che vive nella paura, superficialmente più che in profondità, e per paura quantifica preghiere, che negli eventi si confronta restando in posizione orizzontale, sonnecchiando… bensì come "homo vigilans", il vero orante, colui che è sempre presente a se stesso e agli altri, al proprio lavoro e servizio, colui che responsabilmente non si esaurisce nell’immediato, ma sa misurarsi nella lunga e paziente attesa, colui che esprime il tutto che è in ogni frammento della sua vita, colui che non ha più paura di sentirsi vulnerabile, perché sa che le ferite della sua umanità possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali la Vita giunge nel fluire del tempo, una Vita che, potendo realizzare finalmente il suo Fine, canta all’Amore con il suo «cuore piagato» avvolto in una «fiamma che consuma e non dà pena» e pur di incontrarlo definitivamente è disposta a «rompere la tela». sr teresa della + o.carm.
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