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Oggi il Signore ci parla di pecore, di ladri, di pastori estranei e del pastore
custode. Ce la sentiamo di sentirci “pecore” oppure tutti pretendiamo di essere
pastori? Spendiamo gli anni migliori della vita nell'illusione di cercare "la
verità" in tutto ciò che facciamo, nella pretesa di "farla" ponendo noi stessi
come criterio di riferimento. Quanto è ingombrante il muoversi quando si ha la
sensazione di andare avanti solo con esperienze subite e non scelte. Quanto è
bello invece e più semplice che sia la verità a "farci", a svelarci a noi
stessi: si placa la smania di capire a tutti i costi e di essere protagonisti
sempre e comunque: pastori estranei dalla voce non familiare…Tutto quello che
noi chiamiamo relazioni, cose, eventi… ci viene incontro con una tale bellezza
che l’ansia della ricerca si placa e non resta che il compito di fruirne.
L’augurio per tutti noi che viviamo nel recinto dell’abbraccio di Dio è che la
vita abbia un gusto nuovo! Consapevoli del retrogusto amaro, ma capaci di
assaporare gli attimi che scorrono: sarà possibile se non ci sentiremo più
padroni di casa, ma "affittuari" di noi stessi... se allontaneremo costantemente
il rischio di spiegarci ogni cosa per avere lo spazio utile ad accogliere quella
creativa e “folle” persona interiore che poco abbiamo avvicinato, perché
pensavamo non degna della nostra attenzione. E allora ci sta anche che come
pecora ti smarrisci, perché non ti fidi più del tuo senso di orientamento ma
della voce del Pastore che ti chiama e ti viene a cercare. La cosa più bella che
puoi scoprire in questa libertà ritrovata del tuo esistere è che in fondo ami
patire. E pathos diventa tutto ciò che ti piove sopra, che ti cade addosso, la
novità che scopri nell'aroma acre di ciò che vivi, di tutto quello che la
fantasia ogni giorno ti propone come simbolo del tesoro ancora nascosto nel tuo
campo. Ascolta però! Non patire se non ciò che puoi rendere amore. Il patire che
distrugge non è il patire di colui che ama. Chi ama non pensa che sta soffrendo,
pensa che l’amore lo sovrasta e lo avvolge e che quel dolore è il minimo che lui
possa sentire per la breve distanza dalla divina presenza. Non gli sembra più
neanche un patire, perché è amore liquefatto, scotta solo perché si è sciolto
appena ha udito la voce del Pastore.
sr teresa della + o.carm
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