Elia, sul monte di Dio. Gesù, sul monte, solo, a pregare. Quando il Signore passa nel mormorio di un vento leggero, Elia esce dalla caverna, si copre il volto con il mantello e si ferma all'ingresso della caverna. Quanti rumori coprono quel mormorio leggero nelle nostre giornate! Voci, suoni, parole, immagine, movimenti, volti... se non andiamo sul monte della solitudine e del silenzio, quale Dio incontreremo? Il Dio dei venti che ci spaccano e dei terremoti che ci sconquassano, dei fuochi che ci divorano e ci lasciano esausti e delusi. Ma Dio non è una forza che distrugge, è vento leggero che accarezza il cuore. Chi ha potuto in qualche modo fare esperienza del Dio vicino sa che la solitudine è quello spazio interiore creato nel cuore umano che ha scelto l'unico necessario. E come scriveva un santo carmelitano: Il silenzio e la solitudine sono fratello e sorella che si danno la mano per aiutarsi scambievolmente (Giovanni di san Sansone). Sì, perché la solitudine non è spazio interiore quando è piena di sé, e il silenzio non è presenza e ascolto quando è assenza e rannicchiamento in sé. Bisogna uscire dalla caverna per sperimentare la solitudine dell'incontro e il silenzio della Vita che fluisce e ti inonda... Saliamo sul monte, usciamo dalla caverna della nostra vita e il mantello della predilezione custodirà la brezza del silenzio che è venuta a portarci la presenza lieve dell'Eterno Splendore! sr teresa della + o.carm.