Gesù... un bel tipo davvero... L'incontro con la donna cananea ci svela un volto nuovo di Dio. È un Dio che non rinuncia al primato di sorprenderci, e lo fa nella modalità del suo essere uomo come noi. La donna si accosta, grida, va dietro. Gesù non le rivolge neppure una parola, diremmo noi, non la degna di uno sguardo; e le parole che escono dalle sue labbra sono parole non compromesse, che ricordando una realtà, escludono; quando poi si rivolgono a lei direttamente restano impersonali. Quello che Gesù sta facendo in fondo altro non è che un bel discorso con buoni principi, non è ancora un dialogo. La donna invece, fin dall'inizio, tenta un approccio personale... l'itinerario della sua fede si aggrappa a quei principi così ferrei che sembrano escluderla e li applica alla sua situazione al punto da farne un habitus nuovo per chiunque vorrà, come lei, passare dalla richiesta di pura necessità all'incontro di fede. Il suo grido ci dice quanto sia importante non demordere nell'andare verso di Lui. Anche quando ci sembra di non essere ascoltati, Lui è là e aspetta che la nostra vita pagana passi per il calore della fede. Quella distanza, quella indifferenza, quella chiusura che percepiamo come non ascolto è il setaccio della nostra esistenza. La donna grida e aspetta l'aiuto di Dio, pensando di non poter da sé fare nulla. Alla fine il grido diventa preghiera, quando scopre che l'aiuto di Dio passa per il suo coraggio di stare sotto la tavola a raccogliere le briciole della grazia data in abbondanza per altri. La fede è nella qualità del pane e nel desiderio che ti fa accostare a mangiarlo a qualunque costo, fosse pure quello di farlo come un cagnolino; se aspetti di avere la fede compiuta per sederti a tavola, non ti nutri, cresce il tormento del non compiuto e alla fine ti allontani. Se invece inizi a mangiare le briciole, il desiderio del pane ti ridonerà la tua dignità di figlio e ritroverai il tuo posto a tavola. sr teresa della + ocarm.