Fare i conti; è un'attività che ci riesce niente male: soprattutto su ciò che gli altri devono a noi... Impelagati in attese senza limite perdiamo la bellezza della gratuità e vediamo tutto in funzione di investimento e rendimento. Anche in famiglia, stessa cosa. Il figlio per un genitore è una perdita o un investimento; e quando il figlio è cresciuto, i genitori diventano motivo di guadagno per i beni che possono lasciare o pesi da non portare qualora non avessero più da dare... Se pensiamo con lealtà interiore a certe spinte che soggiacciono a scelte e azioni quotidiane, ci accorgiamo di quanto sia assurda per noi la parola: gratuità. Quando una madre o un padre dice: Con tutto quello che ho fatto per te, così mi ripaghi?! Cosa esprime? La preoccupazione per ciò che il figlio sta vivendo o non piuttosto il dispiacere che il figlio non colmi le sue attese? Quello che chiamiamo amore potremmo anche chiamarlo egoismo, e saremmo più onesti! Proviamo a sederci un attimo in pace e riflettiamo sul valore dell'amore gratuito. Quante cose abbiamo noi da farci perdonare? Dire a una persona: Lo faccio per te, perché ti voglio bene... corrisponde sempre al bene dell'altro? quante volte invece queste precisazioni sono un calmante per le nostre ansie e incertezze? Conosceremo davvero il bene dell'altro quando avremo mangiato con lui il pane della sua interiorità, quando avremo condiviso desideri e progetti, quando lo avremo accolto così come è nella nostra esistenza senza pretendere che sia a nostra immagine e somiglianza... Forse troppo spesso dimentichiamo che abbiamo un debito con Dio di diecimila talenti, un debito astronomico! E se ci è stato condonato, non per questo siamo diventati padroni della vita altrui al punto da soffocarla e imprigionarla. Siamo servi fra servi, fratelli tra fratelli. E il Padre è uno solo, Dio, che ci chiede di perdonare di cuore e sempre ai nostri fratelli. Di buon animo, ce n'è per tutti! sr teresa della + o.carm.