Quante volte nella Scrittura ricorre la domdanda: È lecito o no. Porsi domande è utile per ogni creatura umana, perché non si può vivere alla giornata senza conoscere il senso di ciò che si muove in sé e attorno a sé. Ma quando volte sono sincere le nostre domande? Non hanno il più delle volte il profumo della tentazione? Quasi insopprimibile diventa il desiderio di mettere alle strette il Signore e si vanno a cercare appigli ovunque pur di non ascoltare la vita con tutte le esigenze insopprimibili. Come si fa a chiedere se è lecito o interrompere volontariamente una gravidanza? Che tipo di risposta si pretende da Dio? la gravidanza è il processo vitale per eccellenza. Può un grembo chiamato ad essere la prima culla e il primo abbraccio dell'essere vivente diventare culla di morte? La domanda non si pone tanto è scontata la risposta. Allora perché si continua a pretendere risposte? Forse perché ci si vuole sentir dire: Non ti è lecito! Tutto ciò che viene da Dio porta già con sé risposta. Che l'odio non sia lecito non questione di scelta, si esclude da sé dall'essere uomini, esseri dialogici per eccellenza, capaci di costruire relazioni volte al maggiore conseguimento del bene. Ma allora si può sapere cosa cerca l'uomo con le sue domande? Si attende che Dio risponda: Tutto ti è lecito, e poiché tu sei stato da me chiamato a governare l'universo, sta a te dettare le leggi che vuoi. Ma se il Signore può dirti: "Tutto è lecito!", subito aggiunge: Ma non tutto è utile! Ed è vero, tutto è lecito! Ma non tutto edifica. Quindi nessuno cerchi l'utile proprio, ma quello altrui (1 Cor 10,23-24). E qui cominciano i guai della liceità, perché l'utile altrui spazza via la domanda e chiede di rimboccare le maniche della propria vita per iniziare a essere risposte autentiche di amore. sr teresa della + o.carm.