Férmati sul monte!
1 Re 19,11
1 Re 19,11
Il peccato è accovacciato alla tua porta...
Le notizie di cronaca ogni giorno ci spingono a rileggere le prime pagine della Scrittura per comprendere le radici di quel male che imperversa e attanaglia i cuori umani, chiamati a salire in alto alle altezze vertiginose di Dio eppure capaci di sprofondare negli abissi oscuri del bene assente e del male procurato. Quando si legge che un uomo ha ucciso un altro con freddezza e senza rimpianto può sorgere la domanda: Ma Dio come si rapporta a un uomo così? Il pensiero corre subito a Caino. Quando Abele e Caino offrono i frutti del loro lavoro al Creatore, e si crea differenza perché i frutti di Abele sono graditi a Dio e quelli di Caino no, già allora la premura del Signore si fa presente. Ed è stupendo il modo di Dio di accostarsi a Caino: Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo. Sono le risposte alle nostre reazioni immediate di fronte alla non approvazione da parte degli altri. Se tu hai agito bene, il tuo volto può restare alto. Il problema nasce se tu non operi il bene. Allora la spiegazione dell’irritazione e dell’abbattimento è un’altra. Il peccato è accovacciato alla tua porta. Verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo. In queste poche parole si racchiude tutto il dramma umano. Dio parla di peccato, di istinto, di dominare. L’espressione accovacciato mi fa pensare a un cagnolino. Seguendo l’immagine data potremmo immaginare il peccato come un cane fedele che sta accanto a noi, sempre, finché viviamo. Sta accovacciato alla porta, sempre, nulla lo distoglie altrove, perché come ogni buon cane la sua gioia è stare con il padrone. Lui da parte sua sempre si volgerà verso di noi. A noi il dominarlo, cioè il governarlo. Non c’è bisogno di non avere il cane per respirare libertà, c’è bisogno di ricordare che noi siamo capaci di tenerlo al suo posto. Non potremo eliminarlo, perché anche quando ci sembrasse di averlo liquidato, lui fedelmente tornerà. Sta a noi però impedirgli di dominarci, perché dominus è il padrone, non il cane. Caino si è irritato e abbattuto perché non ha dominato il peccato, ma ha lasciato libertà a quell’istinto che lo ha poi sopraffatto. Il suolo ha bevuto il sangue innocente e diventa duro nel dare i suoi frutti. La conseguenza del male compiuto è una sola, costante: la condizione di ramingo e fuggiasco. Ramingo: senza una meta, l’obiettivo viene meno e quando l’opera umana perde di finalità diventa sterile. Fuggiasco: fugge chi teme un pericolo. Lo sguardo di Caino non sarà più fiducioso nei confronti del mondo, avrà sempre timore che qualcosa lo sovrasti o lo assalga. Fuggirà da ciò che lo ha intrappolato: il timore di guardare responsabilmente a sé e all’altro. La risposta a questi sentimenti da parte di Caino al Signore è un grido, il grido di ogni uomo che cade: Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? Essere scacciato, nascondersi, errare, fuggire… l’altro è pensato come una minaccia per la propria incolumità, quando l’omicida è stato in realtà Caino! La bontà di Dio è immensa. Egli impone a Caino un segno perché nessuno possa ucciderlo. In quel segno c’è tutta la predilezione di Dio per l’uomo. Se Caino ha ucciso, ma Dio non rende con la stessa moneta. Anzi protegge quel cuore errante con un suo sigillo, visibile a tutti. Un volto segnato di croce non potrà morire. E quel sigillo che salva Caino altro non è che la croce di Cristo, dialogo vivente di Dio con l’uomo irritato e abbattuto, ramingo e fuggiasco. Una follia che inebria: la croce, premura dell’amore di Dio per noi. sr teresa della + o.carm.