Prepararsi al matrimonio: necessità urgente e indispensabile...
Considerando il matrimonio come una meta da raggiungere, è importante conoscere cosa vogliono i viandanti in questo percorso. Il patto coniugale, assunto ed elevato dal Signore Gesù Cristo, in forza dello Spirito Santo, a sacramento della Nuova Alleanza, associa i coniugi all’amore oblativo di Cristo Sposo verso la Chiesa Sua Sposa, e li rende immagine e partecipazione di questo amore. Come afferma la Apostolicam Actuositatem al n. 11 fa di loro la «prima e vitale cellula della società», una Chiesa domestica che è «santuario della vita» (EV 92; 6, 88, 94). Il matrimonio è celebrato e vissuto nel cuore della Nuova Alleanza, nel mistero pasquale, e Cristo è la fonte di tutte le energie sponsali. La scelta del matrimonio pertanto non è il frutto di una tendenza naturale, ma una vocazione a un particolare stato e vita di grazia. In quanto chiamata a un progetto di cui Dio è autore, richiede un tempo di preparazione, di maturazione, di compimento. Il fatto poi che non resti un impegno privato tra i contraenti, ma ciò avvenga all’interno di una società per la quale ci si impegna pubblicamente, rende chiara la natura della vita familiare: non chiusa nei limiti individuali, ma aperta all’oltre. Questa cellula viva, contribuisce notevolmente, nonostante le problematiche che comporta, alla nuova evangelizzazione. Sono energie da scoprire, apprezzare e valorizzare non solo da parte degli sposi che ne saranno protagonisti, ma anche da parte della loro comunità ecclesiale. La secolarizzazione che mina di continuo i valori fondamentali della famiglia, rendendo opinabili quelle certezze profonde che illuminano il cammino quotidiano dei credenti, ha affievolito la percezione del Mistero e di conseguenza anche il senso dell’amore sponsale, di legami stabili, la capacità di condividere tutta una vita fino a che il tutto si è ridotto a volontà e consensi mutevoli in quanto prettamente “carnali”. La perdita dell’identità della famiglia cristiana ha creato alternative lusinghevoli, apparentemente più rispettose della volontà personale, ma alienanti, in quanto pronte a lacerare senza scrupolo il tessuto interiore dell’uomo che ama. Sono le alternative di una permissività senza confini che subito dopo l’ebbrezza del momento lasciano amarezza e rimpianto. Le conseguenze sono disastrose: libertinaggio, convivenze occasionali, separazioni e divorzi, mentalità contraccettiva, aborto volontario ripetuto. Il vuoto spirituale e l’insoddisfazione profonda, salario di questo stile di vita umana, chiamano a sé uso di sostanze stupefacenti, alcolismo, violenza, suicidio, stragi tra le pareti domestiche. Infranto l’orizzonte trascendente la relazione si fa oppressiva e gli esiti talmente devastanti che anche i rapporti più sacri quali quelli tra genitori e figli si inquinano e si vestono di crudeltà: matricidi, parricidi, infanticidi... Le legislazioni e i mezzi di comunicazione non aiutano di certo il cammino delle coppie e dei fidanzati, delle famiglie. Nasce qui la sollecitudine della Chiesa che esorta tutte le comunità cristiane e in particolare le Conferenze Episcopali a muoversi a favore della famiglia. I vari documenti, tra cui il Direttorio per la pastorale della famiglia, hanno questo unico intento: dare più incisività alla pastorale perché aiuti a recuperare il volto cristiano dell’istituzione familiare, comunità di persone al servizio della vita umana e della fede, cellula prima e vitale della società, comunità credente ed evangelizzatrice, vera «Chiesa domestica, centro di comunione e di servizio ecclesiale», «chiamata ad annunciare, celebrare e servire il Vangelo della vita» (EV 92, ed anche nn. 28, 78, 79, 105). (continua)
sr teresa della + o.carm.