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Il lebbroso viveva lontano dai centri abitati. Guarito, torna in città e divulga la sua guarigione. Gesù, sanato il lebbroso, non può più entrare pubblicamente in città e se ne sta fuori, in luoghi deserti.... è Lui ora il lebbroso. Un lebbroso cui arrivano genti da ogni parte. Quelle mani che hanno toccato senza timore la lebbra di quell'uomo relegato ai margini di ogni contesto umano possono toccare ancora le piaghe di tutti. Gesù è malato di lebbra, sì, la lebbra di un amore che ti divora le membra. E se ne sei contagiato, non hai più scampo, perché ti consuma. Sacro contagio quello di un amore senza misura. Ma di quale lebbra siamo noi malati? Beate le nostre mani, se toccheranno senza timore le piaghe dei cuori affranti e cureranno lividure e percosse; beate le nostre membra logore di amore, se si lasceranno toccare da altre membra, le membra di fratelli, peccatori come noi e come noi redenti. Beate membra sì, che non si tirano indietro, ma scendono di continuo nelle acque della misericordia per riemergere sanate nella parola della nube: "Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto"... sr teresa della + o.carm.
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