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Férmati sul monte!
1 Re 19,11
Imparare ad ascoltare il cuore dell'altro...
Ognuno di noi sa che quando si diventa un po' cattivi è perché si è stati feriti da qualcosa, non ci si è sentiti compresi e amati… se davvero siamo coscienti di questa realtà in noi avvicinandoci all'altro dobbiamo pensare che in lui avviene la stessa cosa. Quando non si sente amato da me, è allora che mi respinge, che mi ferisce… e aspetta che io comprenda il suo dolore, mentre io sto lì a compassionare il mio. Accettare di esporre se stessi non è facile perché si ha sempre la paura di essere in qualche modo buttati via. L'uomo è e resta sempre un mistero. L'insulto, l'offesa, il disprezzo sono i segni di un disagio interiore nei riguardi dell'ambiente umano dove ci si trova. L'aggressività e l'ostentazione o l'isolamento e il mutismo sono i volti di un trincerarsi interiore a difesa di se stessi. Le tensioni e i conflitti nelle famiglie derivano da una incapacità di integrarsi in un equilibrio intelligente che non vada con le pulsioni del sentimento momentaneo. È necessario imparare ad ascoltare il cuore dell'altro più che le parole e i gesti se vogliamo vivere nelle profondità dell'amore di Dio e non nelle increspature superficiali di ciò che appare. Meditiamo ancora su di noi: sappiamo bene che le nostre parole non dicono tutto quello che noi siamo veramente. Il condizionamento vicendevole è il nemico più subdolo dell'uomo. Quella sorta di timidezza, di vergogna che ci fa diventare aspri o puerili ci impedisce di comunicare e di partecipare alla vita altrui. Ci si vuole bene, ma non basta. Perché il bene muore se non ci si sente oggetto di comprensione a propria misura. Non serve che io dica: ti amo, quando quello tutto sente meno che il mio amore. Lo amo sì, ma a modo mio, non a modo suo. E allora non è amore dell'altro, è ancora amore a me stesso. L'attenzione a chi mi sta a fianco deve portarmi a capire come l'altro vuole essere amato. Gesù cosa ha fatto nell'incontro personale con gli altri? ha offerto la sua presenza benevola, e atteso che i semi della parola e della fede germogliassero. L'abbandono degli apostoli, il rinnegamento di Pietro, i peccati della Maddalena, la chiusura dei farisei non lo hanno scandalizzato né turbato. Sapeva che non sarebbe andato perduto ciò che aveva loro detto e proposto… e infatti noi abbiamo uomini che vanno davanti al sinedrio e non hanno timore di dire che è necessario obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, abbiamo un Pietro che predica, che arriva al cuore dell'impero romano per morire su una croce, abbiamo una Maria di Magdala che riceve per prima la grazia della risurrezione, e abbiamo un fariseo figlio di farisei, Paolo di Tarso, apostolo delle genti.Siamo capaci di offrire alle persone che ci sono accanto e che pensiamo di conoscere meglio di chiunque altro il silenzio della contemplazione e del rispetto? Vogliamo provare a restare in silenzio per entrare in quel largo spazio di "non conosciuto" che avvolge la vita altrui, in quel mistero "ignoto" che ognuno porta dentro di sé? sr teresa della + o.carm. | |||
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