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Férmati sul monte!
1 Re 19,11
Lui ti strapperà alle acque amare delle tue fatiche...
Avere tra i piedi una persona da anni e anni e sapere di lei una marea di dettagli non significa "conoscerla". Molto spesso i discorsi tempestivi che si fanno su temi tanto delicati quale è la vita familiare, la vita di coppia, il relazionarsi con i figli, i problemi del mondo presente e futuro danno eccessiva importanza a ciò che non ne ha perché si pianifica tutto e si dimentica che la coscienza personale è il giudice ultimo della moralità degli atti umani. Lontani come siamo dal saper tacere il giudizio in noi secondo il paradigma di noi stessi abbiamo perduto il segreto della somiglianza con Dio. Egli ha creato l'uomo e la donna, perché nella diversità fossero complementari e nella loro unità fossero figura dell'amore eterno del Padre e del Figlio che si donano in un amore si fa persona e si chiama Spirito Santo. Non ha creato un altro uomo perché il primo uomo non fosse solo… l'unità non si trova quando si vive d'amore e d'accordo, ma quando si accetta la differenza dell'altro come possibilità di appartenenza e di fecondità. La rovina delle famiglie è il parlare troppo di ciò che si deve o non si deve fare: siamo tutti vittime del primo peccato, il desiderio sfrenato di onnipotenza, il poter decidere da sé ciò che è bene e ciò che è male… non ricordiamo che il Signore ci aveva chiamato a godere di tutto ciò che ci aveva dato. Il nostro impegno: mettiamoci di fronte alle persone con cui viviamo abitualmente come di fronte al "mistero". Un mistero che scandalizza e urta la nostra mentalità debole e fragile, un mistero che è però il luogo discriminante della nostra fede. Dice sant'Agostino: "Se ami, non dire: Io non ho carismi; infatti, se ami l'unità, quello che tuo fratello possiede in essa, è per te che lo possiede. Respingi l'invidia e allora quello che ho è tuo; e quello che hai è mio". L'altro diventa così il mio custode e io devo sentirmi custode della sua vita e del suo camminare, custodi insieme della preziosità di Dio in noi. Quando ci prende l'invidia? Quando non capiamo che la nostra persona vale qualcosa, per Dio e per gli altri. Non facciamo torto a Dio, desiderando di essere diversi o lamentando di non avere quello che vorremmo. Il segreto della vita è in noi. La preghiera può aiutarci a ritrovare l'immagine di Dio dentro la nostra esperienza umana. La nostra santità non è nel fare, ma nel togliere via. Come chi scolpisce da un blocco di marmo fa emergere la figura scultorea dalla massa togliendo via ciò che è in più, così l'uomo è chiamato a togliere via da sé ciò che cela la sua immagine profonda. Chi vuole ad esempio raggiungere la pazienza eliminando le occasioni che lo portano ad essere irascibile diventa nevrotico, non paziente, perché non sta in lui la possibilità di evitare ogni circostanza negativa di vita. Per arrivare ad esserlo -pazienti -, deve piuttosto contenere in sé la molla dell'ira, e allora in qualunque momento e in qualunque occasione la pazienza sarà in lui. È un lavoro di scalpello che richiede arte ma soprattutto calma. La fretta non è nella qualità della vita cristiana. Il tempo è di Dio, l'attesa è dell'uomo. E il respiro che rende operante ogni energia di vita in noi e attorno a noi è la preghiera. Non possiamo sottrarci al vivere quotidianamente la morte di noi stessi, che lo vogliamo o no, ma non dobbiamo dimenticare, e questo dipende da noi, che la risurrezione si cela nelle nostre piaghe per farci vivere di Lui, fin da ora. Il fratello è per noi sepolcro di morte e di fango, una croce maledetta? Può essere, ma è lì che trovo la vita nuova, in nessun altro luogo. Il Cristo risorto non assume ormai che le sembianze dei fratelli: un ortolano, un viandante, un fantasma, un uomo sulla riva del lago… lo riconoscerai quando ti sentirai chiamare per nome o quando ti arderà il cuore mentre ti parla. Non pescherai nulla nella notte della tua solitudine e della tua delusione, le reti si spezzeranno quando Lui ti strapperà alle acque amare delle tue fatiche e ti donerà te stesso trasfigurato di perdono, ricevuto e donato a piene mani. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi… è questa la pace!
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