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Férmati sul monte!
1 Re 19,11
Un agire istintuale o la scelta libera del bene?!
“La libertà umana è la radice e il costitutivo caratteristico dell'agire morale. Senza libertà non c'è vita morale”. Un atto voluto non perché bene piacevole ma utile per il conseguimento di un fine superiore offre all'uomo la possibilità di agire non istintualmente, ma nella sua alta dignità in quanto rientra in quel progetto meraviglioso di santità che Dio propone all'uomo. “L'uomo ottiene tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine con scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti” (GS 17) Quando ad esempio la ragione suggerisce di reprimere un sentimento di ira per non offendere un fratello, la realizzazione di questo oggetto della volontà si rivela come un bene non voluto per sé ma finalizzato al conseguimento di un bene più alto che lo avvicini il più possibile al Bene assoluto. È un'intenzione di bene che provoca una scelta concreta di bene. In questo caso coincidono la valenza morale dell'intenzione e della scelta. Non è sempre però "automatica" la moralità di entrambe. Quando l'uomo sceglie di attuare una intenzione buona in un modo che non è conforme alla "legge naturale", conosciuta attraverso la ragione, e alla rivelazione di Dio in Cristo, "legge divina" ricevuta come dono soprannaturale, si scinde la moralità dei due momenti per cui si ha un'intenzione moralmente buona e una scelta di mezzo moralmente cattiva. Il conseguimento del fine è da cercare sempre nell'ambito del bene. Non si può realizzare l'intenzione di fare il bene di un malato eliminando il suo dolore con l'anticipargli la morte. L'oggetto della volontà infatti: eliminare il dolore, si conseguirebbe con un atto indebito: provocare la morte, che di diritto spetta a Dio, datore di Vita. Si può invece raggiungere lo stesso scopo sostenendo il malato con una presenza umana più sentita, con la preghiera e la fede, adoperandosi in tutti i modi perché accetti nella sua vita il mistero del dolore alla luce del mistero di croce del Cristo. In tal caso i mezzi usati sono utili al conseguimento dello stesso fine, il bene della persona, ma restando atti essi stessi moralmente buoni che orientano la volontà a un bene privo di egoismo e ordinato al volere di Dio. La volontarietà richiesta per l'agire umano è così soddisfatta pienamente perché è cosciente, attiva, responsabile e ordinata al Fine sommo che è il Bene eterno. Parlare di mezzo o di bene strumentale non significa infatti strumentalizzare il bene quale esso sia, ma rispettarne l'essenza. “Agisci sempre in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro sempre anche come fine mai semplicemente come mezzo” (Kant) (continua) sr teresa della + o.carm.
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