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Férmati sul monte!
1 Re 19,11
Chiamati a diventare ciò che siamo: uomini! Chi crede in Cristo, rinato a vita nuova (cfr Rom 6,4), è chiamato a realizzare nella sua umanità l'umanità del suo Maestro e Signore per diventare conformi alla sua immagine (cfr Rom 8,29) di Figlio. Quale criterio per valutare l’agire? In base alle conseguenze di ciò che si fa? Oppure al discernimento tra il miglior bene e il minor male? In tutti e due i casi si tende a valutare secondo una normativa morale autonoma e differenziata secondo l'intenzione del soggetto, la circostanza, gli effetti positivi e negativi che si possono prevedere. Tutto allora diventerebbe "possibile", purché la scelta della persona resti in linea con i valori di fondo. Non avrebbe più senso la normativa morale oggettiva che indica all'uomo le vie del bene cercato sempre in sé e per sé a tutti i livelli, infatti “le conseguenze prevedibili appartengono a quelle circostanze dell'atto che, se possono modificare la gravità di un atto cattivo, non possono però cambiarne la specie morale” (VS 77). È fondamentale nell'etica cristiana focalizzare l'attenzione all'oggetto della volontà perché questo è la fonte della moralità. Non basta che sia buona l'intenzione, è fondamentale che l'uomo voglia cercare i mezzi idonei per realizzare quell'intenzione di bene con il bene. La Chiesa insegna che ci sono azioni intrinsecamente cattive al di là della intenzionalità del soggetto. Quando si va contro la vita (cfr Rom 13,18 cfr GS 26), quando si calpestano i diritti dell'uomo, quando si usa violenza e coercizione è evidente che non esiste liceità (cfr GS 27). Non esistono circostanze o intenzioni che possano giustificare quegli atti chiamati impropriamente umani che offendono Dio e l'uomo. Il soggettivismo non è ammissibile in alcun caso, anche se possono esserci a volte forti attenuanti che ne alleggeriscono il peso morale perché la razionalità è offuscata e incapace di discernere. Infatti chiunque sceglie deliberatamente di compiere azioni non conformi alla Parola di Dio e alla dignità umana fa del male prima che ad altri alla sua stessa persona in quanto non cerca il suo vero bene, ma un bene fittizio, perché come dice
sr teresa della + o.carm.
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