|
Férmati sul monte!
1 Re 19,11
L'uomo, per rispondere alla domanda di senso che si formula nel suo vivere, tenta di acquisire una conoscenza profonda e realistica di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, unitamente a una certa consapevolezza della propria personalità, al fine di orientare al raggiungimento dei suoi ideali in modo costruttivo tutte le energie a sua disposizione. La tensione verso il bene assoluto sorge dall'intuizione e dall'esperienza della creaturalità e dai limiti della persona che anela a trascendersi per giungere alla pienezza della propria esistenza. Assimilando progressivamente i valori, liberamente scelti, ordinati a cercare la trascendenza di sé e non la propria gratificazione, tende naturalmente al suo fine ultimo, Dio, Bene desiderabile in se stesso, degno di essere amato e cercato, Libertà infinita in cui ritrova la sua libertà di figlio nel Figlio: “Noi riceviamo da Lui, che è la norma concreta e perfetta di ogni attività morale, la libertà di compiere la volontà di Dio e di compiere il nostro destino di figli liberi del Padre” (H. Von Balthasar).
Il comandamento dell'amore, sintesi mirabile della shekinah (presenza) di Dio, realizzato in Cristo, verbum salutis (parola di salvezza), sarà sempre l'oggetto attraente della volontà dell'uomo, il fascino irresistibile che lo porta al telos (compimento) del suo cammino: la comunione perfetta con Dio e con i fratelli. “La natura intelligente della persona umana può e deve raggiungere la perfezione. Questa mediante la sapienza attrae con dolcezza la mente a cercare e ad amare il vero e il bene; l'uomo che se ne nutre è condotto attraverso il visibile all'invisibile” (GS 15). Nella follia della croce è racchiuso il segreto del Mistero lì dove il paradosso dell'Amore che disarma parla del Padre di misericordia, e ci conforta nel sentiero della vita affidarci a Lui sapendo che “restiamo nella notte, ma sotto le stelle”. sr teresa della + o.carm.
| |||
|
|
