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Fermati sul monte
Proprietà nativa della ragione umana interrogarsi sul perché delle cose (FR 3)
Ha senso oggi parlare di fede quando tutto è supertecnica e informazione rapida? Quale la filosofia l’uomo predilige? Quella della fede o quella di una ragione esasperata che fa del sacro un mito e del mito il progetto del suo costruirsi? I documenti del Magistero bene esplorano il problema di una religione lontana dalla fede e di una fede avulsa da radici di verità cristiana. L’invito a imparare come discepoli umili dalle ginocchia di una madre, depositaria di fede vissuta non allontanandosi dall’uomo, ci colga pronti. Può esserci di aiuto in questo mese di ottobre, mese missionario per eccellenza, l'aiuto di una santa carmelitana: S. Teresa di Gesù Bambino. La santa della piccola via, una giovane donna che in un baleno ha percorso la via che la separava dal cielo. Chi legge Storia di un'anima, scopre una fede che vive la teologia del quotidiano. Qui è il segreto: 24 anni anni consumati nell'amore, giorni che si fanno lode al Signore della storia, unico senso della vita umana. Il suo sguardo, capace di penetrare le cose di sempre, è un invito per noi a percorrere i sentieri della riflessione come spiragli di confronto più che di conflitto tra le varie dimensioni esperienziali umane. L’uomo, di sua natura amico della sapienza, ha sempre rivolto il suo sguardo inquisitivo sulle cause ultime dell’esistenza in una tensione di ricerca della verità, dell’essere delle cose, della natura, di Dio. Alla sua innata capacità conoscitiva, al suo essere ragionevole, Dio si è rivelato con il dono soprannaturale della fede, manifestando il mistero della sua volontà. E quando in Cristo «l’Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento, Dio assume il volto dell’uomo» (FR 18), quest’ultimo nella sua finitudine si ritrova depositario di una via sicura alla verità. Con la sua ragione si introduce in un ordine nuovo di conoscenza, peculiare della fede (FR 8), conoscenza scevra di dubbi perché fondata su un Dio verace. La conoscenza di fede e di ragione, attraverso il rapportarsi cosciente con gli eventi e con le realtà del mondo, traccia nella storia percorsi profondi che unificano il credente nella dimensione personale, iscrivendosi nel suo vissuto, e lo orientano definitivamente a ciò che è vero e trascendente. Mi viene spontaneo accostare in questa figura di giovanissima monaca l'enciclica di Giovanni Paolo II, la Fides et Ratio. La riflessione sulla verità attraverso l’indagine di un pensiero logico e scientificamente razionale, quale la filosofia, è per la Chiesa quanto mai necessaria. La frammentarietà che dilaga nel mondo attuale lo richiede: un’esigenza, ma soprattutto un dovere (FR 6), per riaprire un dialogo fattivo sul rapporto filosofia e fede cristiana. L’umanità ha bisogno di riscoprire le immense energie di cui dispone per attuare nella storia il piano della salvezza. Per questo ci sono i santi e per questo si scrivono documenti, perché i cristiani possano nutrirsi di cibo sostanziale. La vita di Teresa, l’enciclica Fides et Ratio vogliono essere una “provocazione” perché si possa recuperare e sviluppare la piena dignità di un pensiero (FR 6) e così dare alle generazioni nuove seri e validi punti di riferimento su cui costruire il futuro.
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