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Fermati sul monte!
1 Re 19,11
Dialogo e reciproco apprendimento, nella differenza Se si resta nell’ambito del riduzionismo che definisce la religione sul genere dei sistemi simbolici non religiosi quali l’ideologia o dell’annessionismo che al contrario riconduce tutto alla religione, l’approccio risulta inadeguato. Per comprendere bene il fenomeno religioso è necessario passare all’approccio relazionale. La differenziazione tra i termini è la via migliore per uscire dai confini stretti di una definizione totalizzante. Delimitare il tutto a un discorso del tipo: Il fenomeno religioso è… disorienta la riflessione in quanto l’oggetto d’indagine è suscettibile di convinzioni diverse, addirittura opposte: in quanto “radicalmente altro” , per alcuni esiste, per altri è una illusione. La via più adeguata risulta quindi essere quella del definire l’identità della religione ponendola in relazione con gli altri processi di elaborazione e codificazione del senso. E per questo è indispensabile stabilire dei criteri per pensare tale relazione. 2.1. Criteri di relazione. Ciò che differenzia il religioso dagli altri processi culturali di elaborazione del senso è la supposizione che: a) esistano due ordini di realtà: uno naturale, immanente, visibile, umano e l’altro soprannaturale trascendente, invisibile, sovrumano; b) tra questi due ordini di realtà esista una relazione comunicativa che utilizzi mezzi simbolici (preghiere, sacrifici, culto); c) esistano forme più o meno articolate di comunità fra coloro che condividono le stesse credenze. Il primo criterio è quello più determinante, soprattutto nell’evitare quelle definizioni “indefinitamente inclusive” di cui si lamenta D. Hervieu-Leger che assimilano movimenti religiosi, partiti politici e associazioni di ex-combattenti. I problemi non si risolvono del tutto se si vanno a considerare quei movimenti o aspetti che si pongono al confine tra psicologia, pratiche di aumento del potenziale umano, processi culturali che non prevedono comunicazione nel senso conosciuto del termine. È una prima differenziazione, minimale se si vuole, per poter passare a vedere le relazioni tra fenomeni religiosi e altri fenomeni culturali di elaborazione del senso nelle varie formazioni sociali e gli effetti prodotti non solo nell’ambito culturale, ma anche negli altri sottosistemi della società e sul sistema sociale in genere. La vita ci pone di fronte a una molteplicità di espressioni umane e solo nel dialogo e reciproco apprendimento è possibile la comprensione: le differenze sono una ricchezza, non una minaccia, finché restano nell'ambito del rispetto della dignità personale.
sr teresa della + o.carm.
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