Santità di vita, luogo della nuova evangelizzazione
Nuova evangelizzazione: è stato Giovanni Paolo II a coniare questa terminologia. Lo usò la prima volta in Polonia nel 1979 e da allora è diventato un invito insistente in tutti i discorsi, nelle esortazioni post-sinodali: Christifideles laici, Pastores dabo vobis, nelle encicliche: Redemptoris missio, Centesimus annus, Veritatis splendor. Chiaramente il Papa non vuol dire usando l’aggettivo “nuova” che sia diversa quanto al contenuto dell’annuncio.Il kerigma non cambia. Ciò che deve rinnovarsi è l’ardore, i metodi, le espressioni. La continuità con il passato e il riconoscimento di ciò che è stato compiuto nelle tradizioni dei popoli deve fare i conti con un clima culturale che dopo aver ribaltato ogni substrato antecedente rischia di brancolare nella confusione e nel pre-giudizio, nell’indifferenza e in un sincretismo personalistico esasperato, in un linguaggio pressoché incomprensibile perché coniato su una tecnologia che ha ridotto la realtà umana a biologia, soffocando l’anelito di interiorità e di trascendenza in una sazietà a tutto campo, cercata sulla misura standard di ciò che offre il mercato del mondo. La novità dell’evangelizzazione riguarda la santità di vita che chi annuncia è chiamato ad attuare. Quando la Redemptoris missio dice che «il migliore evangelizzatore è il santo», (RM 90) tocca un punto cruciale della vita contemporanea di laici, presbiteri, religiosi, comunità cristiane. La finalità della nuova evangelizzazione è la formazione di comunità mature, nelle quali la fede sviluppi tutto il suo senso originario di adesione alla persona di Cristo e al suo vangelo, di incontro con lui, di esistenza consumata nell’amore.
Fermati sul monte! 1 Re 19,11 Santità di vita, luogo della nuova evangelizzazione Nuova evangelizzazione: è stato Giovanni Paolo II a coniare questa...