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Fermati sul monte!
1 Re 19,11
Il vangelo oggi giunge attraverso dei metodi creativi e convincenti più che in passato. Il Concilio Vaticano II ha rispolverato la certezza che non ci sia necessità di un’unica metodologia di approccio con le varie realtà. La diversità, se integrata e non competitiva, infatti genera molteplicità di espressione, è simbolo dell’azione multiforme dello Spirito di Cristo nella sua Chiesa. Già li aveva mandati a due a due il Signore, e ognuno aveva messo del suo nell’annunciare (cfr Mc 6,7), ma tutti erano poi tornati da Gesù e avevano messo in comune quanto avevano operato. Non bisogna dimenticare che la vitalità dello Spirito non può costringersi in un metodo, ma ha bisogno di operare con la libertà che gli è propria nelle situazioni concrete. Ci sarà quindi via via un atteggiamento di maggiore o minore simpatia verso un cammino a tappe progressive centrate su una catechesi biblico-liturgica che porti alla maturità della fede fino all’impegno missionario o verso il recupero di una spiritualità quotidiana impegnata anche nel sociale che metta in movimento la comunità. Possono e devono esserci delle integrazioni senza dubbio perché non avvenga che si assolutizzi un metodo e con esso tutti i suoi limiti. Fondamentale il linguaggio dell’evangelizzazione, l’espressività che renda il vangelo accessibile alle odierne realtà culturali. Di fronte ai nuovi fondamenti culturali di uomo e di società, non possono non cambiare i modi di esprimersi e di comunicare. Tutto questo richiede capacità di confronto e di dialogo con le culture attuali, ricerca di convergenze su valori condivisi e fondamentali, incontro con la modernità, dialogo con tutti, uso dei mezzi moderni di comunicazione. Del resto le stesse strutture dell’evangelizzazione sono cambiate: da territoriali e stabili sono diventate recenti e mobili, attingono e servono le une e le altre indiscriminatamente. La parrocchia non è più uno spazio chiuso, ma aperto. E noi abbiamo aperto i confini della nostra fede o stiamo ancora a separare quelli che consideriamo nostri da quelli che vediamo come estraneii?! sr teresa della + o.carm.
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