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Fermati sul monte!
1 Re 19,11
Sul santo monte nella nube dell'Ascoltatelo!
La seconda domenica di Quaresima fa tappa sul Tabor... anche noi saliamo il monte dell'incontro a Tu per tu. Può una vita contemplativa, "separata" dal mondo, essere parola e comunicazione? Una vita che si affida a strumenti ritenuti impropri, definibili come antiquati, quali la liturgia, la preghiera, il silenzio, il distacco, la penitenza, non si dispiace di usare lo stretto necessario perché ha conosciuto dove giungono le vie del suo Signore e ha indossato i calzari del ricoprirsi di polvere nell’andare verso. Scegliere uno spazio limitato per essere terra calpestabile dalle grida di un’umanità dispersa non equivale a estraniarsi, semmai a entrare come fiamma nel cuore dell’uomo, per raggiungere l’unificazione. Monaco, monos, l’uomo che è diventato uno, l’uomo in cui tutto è armonia, l’uomo in cui tutto si è fatto tensione verso il Tu che lo chiama ad andare lontano. Può comprendere l’uomo di oggi una vita contemplativa che usa strumenti inetti per parlare alla sua vita? Se le parole che passano sono parole eterne, sì. La tecnologia che ormai sommerge l’uomo in corsa verso il più sofisticato non gli offre contenuti. Quanti vincoli! La sfida di persone che scelgono l’essenziale può trasformare questi lacci in opportunità. Ecco perché i contemplativi non disdegnano di servirsi dei mezzi moderni di comunicazione e spesso sono più informati dell’uomo comune. La spinta interiore a cercare l’uomo, lì dove si è andato a cacciare, urge. Non possiamo pretendere che giunga a noi. Chi può dirsi più contemplativo di Gesù? Egli va dove è l’uomo, non pone proibizioni. Mangia a tavola con i peccatori, se questo significa incontrarli. Le comunità di vita contemplativa non vanno fisicamente a cercare gli uomini, eppure la mensa dell’incontro nella locanda della preghiera è sempre apparecchiata. Simbolica la modalità di incontrarsi nei monasteri: le monache sono rintracciate quasi per caso tra una informazione e l’altra e si intrufolano nel tuo mondo, finché non ti nasce in cuore il desiderio di conoscerle più da vicino per capire il loro dimorare sul monte, distanti dalle piazze e dai rumori. «Là dove c’è vita, c’è un culto silenzioso. Il mondo è sempre sul punto di unirsi nell’adorazione. È l’uomo il cantore dell’universo e nella sua vita si dischiude il segreto della preghiera cosmica». E questa vita passa attraverso tutto, fosse anche uno schermo: una scia, quasi un profumo che ti inonda quando non hai più dove battere il capo. Ciò che salva la comunicazione è il fine che sostiene l’azione. La vita contemplativa chiaramente vive il suo tempo in Dio nell’orazione e nel lavoro, nella vita fraterna e nella vita solitaria. Il tempo che si offre alla comunicazione esterna attraverso telefono, posta, parlatorio, web è poco, ma intenso. È un affacciarsi nel cuore, perché in quelle righe di nomi senza provenienza, ti giunge il peso di una vita, il tormento di una prova, le tenebre del non senso, il desiderio di risposte. Vite umane che si intrecciano quasi furtivamente per ritrovarsi alla luce di quel Mistero che accomuna comunque e che attrae. Quando si va in coro è naturale allora sentirsi addosso le parole ricevute, i drammi affidati, quasi che le mani di tutti coloro che hanno preso contatti prendano forma dal silenzio per aggrapparsi alle melodie gregoriane dei salmi e salire a Dio, per rifugiarsi nelle pieghe degli abiti monastici e non sentirsi più abbandonati a se stessi.
IMPEGNO PER LA SETTIMANA: «Esorto tutta
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