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Fermati sul monte!
1 Re 19,11
«L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo)
Scritture, Cristo, Chiesa… luoghi di salvezza che per ogni uomo sono tende dell’Altissimo. Animati dallo Spirito, riconosciamo che il Cristo si incontra nelle pagine della Scrittura, si manifesta attraverso la Chiesa, suo sacramento, "segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (LG 1), per invitare e ammettere uomini e donne alla comunione con sé. La Chiesa continua lungo la storia ad "esporre fedelmente la Parola di Dio" (DV 10) e, attraverso la sua funzione magisteriale, ad esserne custode e interprete autorevole. Essa stessa, discepola della Parola e convocata "de unitate Patri et Filio et Spiritu Sancti", partecipa pienamente alla vita della Parola da cui è stata generata: "È lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura" (SC 7), è Lui, il Verbum Dei, che opera nella comunità dei credenti quando, donandoci il suo Corpo, ci rende "una cosa sola perché il mondo creda" (Gv 17,21), luce perché il mondo veda, sale perché il mondo assapori l’amore gratuito di Dio.
Iniziamo insieme a leggere la Sacra Scrittura... a partire da quei libri che toccano più da vicino il nostro sentire. Andiamo alle pagine del libro di Giobbe. La realtà misteriosa e incomprensibile di Dio ha sempre affascinato l’uomo e nella Sacra Scrittura troviamo l’esperienza a volte drammatica di approccio con il divino. La fede tradizionale di Israele si trova a crescere, a uscire dagli schemi che tentano comunque e sempre di catturare Dio per incontrare un Dio che offre la sua fiducia all’uomo. Il libro di Giobbe introduce a questo mistero ineffabile e indicibile attraverso una esperienza personale e nuova. Il tormento delle proprie domande, lasciate apparentemente senza risposta, opera in un crescendo di dolore la meraviglia del libro: l’intervento di Dio. Un intervento atteso che si svolge in maniera inattesa e non risponde che implicitamente, trasferendo l’attenzione di Giobbe più che alla sua esperienza ristretta all’infinità della provvidenza creatrice di Dio che è benedizione di vita. L’esperienza di fede, maturando una riflessione sapienziale, esce finalmente dal giro vizioso di un mentalità commerciale per aprirsi al mistero attraverso l’adorazione, abbandonando ogni pretesa di spiegazione logica. Il mistero di Dio resta tale, e proprio in questa inspiegabilità del progetto divino l’uomo trova la sua autentica felicità.«La questione centrale dell’opera non è il male di vivere ma il come poter credere e in quale Dio credere nonostante l’assurdo della vita. Contro il razionalismo etico della teoria retributiva, contro il razionalismo teologico degli amici, Giobbe ribadisce la necessità del “temere Dio per nulla” (1,9), cioè della gratuità della fede, e l’esigenza del ‘vedere’ attraverso un’autentica esperienza di fede»( G. RAVASI,Giobbe in Nuovo Dizionario di Teologia biblica, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo MI 1996, p. 643). sr teresa della + o.carm.
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